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3 marzo 2011

Asta del Barolo 2011: tra déja vu e inutili prezzemolini

Nel caso vi pungesse vaghezza di recarvi in Langa domenica 13 marzo e di andare a vedere cosa capiti in occasione dell’annunciata Asta del Barolo, in programma alle ore 13.30  presso il Castello di Barolo – Museo del Vino a Barolo, mi permetto sommessamente di fornirvi qualche aggiornamento sulla manifestazione.
A parte la scelta del periodo (metà marzo), quando ancora il flusso del turismo in terra di Langa é molto timido, l’Asta presenta numerose altre novità.
Non sarà più appannaggio, come è stato per anni, del produttore lamorrese Gianni Gagliardo, ideatore dell’evento, e molto ammanicato con l’ex governatore piemontese Ghigo, che pensò “bene” di scegliere un suo Barolo 1995, normale e niente più, per donarlo all’allora presidente francese Chirac (“Volevano un magnum prestigioso – dice Gianni Gagliardo – e la scelta è caduta sul ‘’Preve Millennium 1995’’). Gagliardo ora passa il testimone alla Regione e ad un gruppo di produttori costituitisi in un’associazione denominata “Accademia del Barolo. Qualcosa che, chissà perché, mi fa pensare alle Famiglie dell’Amarone d’Arte.
Chi fa parte di questa Accademia? Semplicissimo, un gruppo di aziende, “Azelia, Conterno Fantino, Michele Chiarlo, Damilano, Gianni Gagliardo, Franco Martinetti, Monfalletto – Cordero di Montezemolo, Poderi Einaudi, Rocche dei Manzoni, Paolo Scavino, Vietti”, che sono sempre state trattate molto bene, direi con i guanti di velluto, da una rivista ancora influente, molto meno che in passato, come Wine Spectator e dal suo ex editor e deus ex machina per l’Italia, James Suckling.
Molto bene, ma che c’azzecca Giacomino, di cui parlerò presto per raccontarvi le mirabilie della sua nuova iniziativa, Divino Tuscany (ovvero come mettere a frutto il lavoro di anni) con l’Asta?
Non c’entrerebbe nulla, se gli immaginifici nuovi organizzatori dell’Asta, che si svolgerà con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo, della Camera di Commercio di Cuneo, della città di Alba e dell’Unione di Comuni “D di Langa e Barolo, non avessero estratto dal cappello del mago la “geniale” pensata.
Che consiste, tenetevi forte, nell’affiancare a Giancarlo Montaldo, onesto storico battitore ufficiale dell’Asta, ma non certo una primadonna, tre “personaggi”, quasi fossero delle “veline” dell’occasione, come i seguenti:
il “prezzemolino” Federico Quaranta, petulante conduttore della trasmissione radiofonica Decanter (Radio2RAI);
un notorio “esperto di vino” come “ah rieccolo”, al secolo Edoardo Raspelli, critico gastronomico e conduttore di Melaverde, programma leader della domenica di Rete4.
E infine, rullo di tamburi, James Suckling, fino a qualche mese fa european editor della rivista americana Wine Spectator.

Passa in secondo piano il resto del programma, il fatto, annunciato dai comunicati stampa, che i lotti “che verranno messi all’Asta – in collegamento intercontinentale con il Ristorante H- One di Hong Kong e con il Ristorante Garibaldi di Singapore – saranno 36, ognuno composto da bottiglie di Barolo provenienti dalle più prestigiose cantine piemontesi”. Molte delle quali si guardano bene dal partecipare con i loro vini a quest’Asta…
Poco conta che, anche qui, si presterà “un’attenzione particolare alla ricorrenza del 150° anno dell’Unità d’Italia: per quest’occasione, infatti, è stato creato un singolo lotto composto da 12 prestigiose bottiglie di Barolo annata 2006, confezionate con particolare attenzione, ognuna siglata personalmente dal produttore di cui porta il nome”.
E poi che nel corso dell’Asta, “verrà offerto agli ospiti e ai compratori un menù appositamente elaborato dallo chef Davide Scabin del ristorante Combal.Zero di Rivoli (TO). I suoi Cinque Salti nel Gusto – questo è il nome dato dallo chef al menù dell’Asta -  comporranno un panorama gastronomico internazionale con piatti ispirati alle più grandi cucine del mondo, dimostrando come il vino Barolo costituisca un perfetto abbinamento anche con cibi non tradizionali”.
Conta poco che “l’incasso dell’Asta verrà devoluto alla Don Bosco Hotel School di Sihanouk Ville, in Cambogia: una scuola alberghiera condotta da Padre Roberto Panetto, salesiano di origini piemontesi, nata con l’obiettivo di formare ragazze e ragazzi provenienti dalle famiglie più povere di questo paese del sud – est  asiatico, rendendoli professionisti del settore”.
E che, dato il sicuro spettacolo assicurato dal trio Raspelli-Quaranta-Suckling, questa “edizione dell’ Asta del Barolo potrà essere seguita in diretta sui maxi schermi posizionati ad Alba sotto i portici di Piazza Savona”, dove siamo certi che ci vorranno i vigili urbani per contenere lo straripante entusiasmo delle folle che non potendo essere ammesse al Castello Falletti a Barolo si accontenteranno di assistere in piazza allo spettacolo.
Come diceva Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca”, ma basta l’idea che ad aver chiamato (chissà con quale cachet) Giacomino sia proprio il team di barolisti che da Giacomino sono sempre stati gratificati a far pensare che da quest’Asta valga la pena tenersi alla larga. Venite ugualmente in Langa, che é sempre uno spettacolo, e vista l’ora, le 13.30, trovandovi nella magica terra del Barbaresco e del Barolo, aggiudicatevi per tempo un posto a tavola in uno dei tanti eccellenti ristoranti della zona.
Sarà sicuramente più divertente che partecipare ad una truffle auction con Giacomino…

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2 febbraio 2011

La Serenisima Republica de Venesia comunica: a Galan ghe piase l’Amaron. Ma anca el Proseco…

Dal Ministero della comunicazione della Serenisima Republica de Venesia, riceviamo questo comunicato ufficiale, che ci affrettiamo a pubblicare:
“Nel 2010 sono state vendute quasi 13 milioni di bottiglie, facendo volare l’export a +40% per un vino che per l’80% è venduto all’estero.
Mi devo trattenere, altrimenti il mio entusiasmo per l’Amarone, che vince e si afferma all’estero, mi spingerebbe ben oltre il consentito ad un Ministro delle politiche agricole, che deve conservare equilibrio e attenzione per le pari opportunità verso tutti i grandi vini che si producono in Italia. Certamente l’Amarone è un vino veneto e questo giustifica in parte la mia gioia di fronte alla notizia che nel 2010 sono state vendute quasi 13 milioni di bottiglie, facendo volare l’export a +40% per un vino che per l’80% è venduto all’estero.
Nessuno se ne abbia dunque se gioisco per un vino che amo da molti anni, tanto più adesso che, da Ministro delle politiche agricole, posso promuovere iniziative, così come è stato fatto, a sostegno dell’Amarone, nel senso per esempio che la fascetta di Stato può tutelare per davvero il consumatore estero, che in molti casi subisce l’offerta-imbroglio di un Amarone contraffatto.
Bene dunque l’Amarone, bene i suoi produttori e bene anche gli amici del Consorzio del Prosecco, che stanno impegnandosi in un’importante attività di promozione sullo scenario internazionale, e questo senza dubbio servirà a prendere ancor più le distanze dallo champagne, visto che gli spumanti italiani ormai guidano la classifica dei vini delle grandi occasioni”.
Un piccolo controllo delle fonti mi fa scoprire che ad essersi espresso in questa maniera così misurata, che dimostra indubbiamente grandissimo “equilibrio e attenzione per le pari opportunità verso tutti i grandi vini che si producono in Italia”, non sarebbe un patriota padano, bensì, visto che il testo è stato pubblicato, qui, su Agricoltura Italiana on line, la rivista telematica del Ministero della Politiche agricole, nientemeno che il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, il veneto de Padova Giancarlo Galan.
Uno che con i suoi entusiasmi pro Amarone (con numeri messi in discussione dal blog Intravino) sta quasi facendo rimpiangere nientemeno che “el pomata”, al secolo Luca Zaia.
Vuoi vedere che con questa tirata pro Amarone (mai che si sogni di aggiungere della Valpolicella) e pro “spumanti italiani che ormai guidano la classifica dei vini delle grandi occasioni” e prendono “ancor più le distanze dallo champagne”, Galan vuole accreditarsi come nuovo e ancora più accalorato propagandista del Prosecco?

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1 febbraio 2011

Garantito… da me! Igt Salento rosso Carminio 2008 Cantina Carrozzo

Non cercatene notizia, Slowine 2011 a parte, dove è presente grazie all’intelligente perlustrazione del territorio viticolo salentino assicurata dal duo Francesco Muci e Duccio Armenio, sulle varie guide.
Non c’é su Duemilavini (no comment) né tantomeno e mi dispiace molto su Vini d’Italia curata (sarà così anche per la prossima edizione?) dal duo di amici Ernesto Gentili e Fabio Rizzari.
Ed è un vero peccato, colpa anche di una certa timidezza/pigrizia dei proprietari, restii a fare conoscere il loro lavoro e di proporsi anche all’attenzione dell’informazione rappresentata dalle guide, perché questa azienda, che sono veramente in grado di garantirvi, parola d’onore, meriterebbe di essere conosciuta da un pubblico più ampio.
Perché lavora bene e fa qualità in quella terra bellissima dove non tutto è oro quello che luccica chiamata Puglia, anzi, Salento.
Perché le persone che vi lavorano sono dei veri vignaioli e delle persone perbene, dal cuore d’oro.
E, cosa non trascurabile, a parte la correttezza dei prezzi, è che si tratta di una cantina profondamente democratica. In grado di mettere d’accordo, soprattutto con il vino di cui parlerò, esperti e meno esperti.
Dal mio parrucchiere Albino, al quale ne ho regalata una bottiglia “costringendolo” a diventare poi cliente della cantina, a due miei cognati, Leo e Paolo, che sono diventati a loro volta degli amici di questi vignaioli salentini, al punto che uno é stato testimone di nozze in occasione del recente matrimonio del figlio Alessandro.
E poi validi ristoratori di Puglia e Calabria, che anche grazie a miei articoli su questo produttore contadino e schietto, hanno pensato di mettere in carta i loro vini.
Perché una cantina del genere non sia presente e portata in palmo di mano su tutte le guide continua a rappresentare un mistero. Ma chi se ne frega. Quello che conta è che questa Cantina Carrozzo di Magliano nel cuore del Salento leccese, classica azienda a conduzione familiare dove operano i genitori Pino e Luigina Carrozzo, il figlio Alessandro (il novello sposo) e danno una mano anche le figlie Elena ed Elisabetta, nonostante imbottigli solo da una decina d’anni, sia riuscita, anche se in souplesse e senza tanta grancassa, a ritagliarsi uno spazio di autenticità e di intelligente tradizione nell’animato e variegato panorama del vino salentino.
Undici gli ettari vitati, in larga parte ad alberello, ed un vino, pur con tutto il rispetto per il Primitivo Krasì e per la linea più economica Bonsignore (vini più che corretti di grande rapporto prezzo qualità), che io considero ormai un giovane classico su quel tema complesso e impegnativo che il Negroamaro in purezza.
Io li conosco dal lontano febbraio 2003, quando ne scrissi – qui, sul mio amato WineReport – dopo essermi imbattuto per caso a Lecce, nel corso di una manifestazione dedicata ai vini pugliesi cui ero stato invitato, nella prima edizione, era l’annata 2001, del loro Carminio.
Un Negroamaro in purezza, ottenuto da un vigneto di 60 anni ad alberello, di cui scrissi allora parole che mi sento di riprendere e confermare in toto (del Carminio mi è capitato di scrivere anche su Decanter) dopo essermi assaggiato l’annata 2008 del vino. Che esce dalla cantina intorno ai 7 euro.
Allora scrivevo, e mi sento di scrivere tuttora, “un vino profumato di sole questo Carminio dall’etichetta rossa squillante, un concentrato, naturalissimo, d’uva perfettamente matura e lievemente appassita, dal colore rubino carico profondo, grasso e viscoso nel bicchiere, dai profumi dolci, caldi, suadenti, fitti e carezzevoli di prugna, ciliegia, di una mora venata di liquirizia, increspati da sfumature di castagne e di terra.
In bocca, il Carminio mostra una perfetta corrispondenza a quanto promesso a naso, un’ampia tessitura, una materia ricca, matura, ben polputa, un gusto asciutto, terroso, una salda struttura tannica, e soprattutto una magnifica compattezza, una lunghezza di sapore, di frutta e di terra, e di sole, dovuta anche ad un alcol sostenuto (14 gradi, 13,5° per il 2008) ma bilanciato, da vino d’assoluto carattere, che per certi versi, senza possederne ancora la complessità, (ma anche con un costo sensibilmente inferiore), ricorda il fantastico Graticciaia delle Agricole Vallone, a mio avviso, insieme al Patriglione di Taurino, il miglior vino, base Negroamaro, prodotto oggi in Salento, entrambi curati da quell’enologo princeps che è Severino Garofano”.
Di questo Carminio Salento rosso Igt 2008 mi sento di aggiungere ora che mi gratifica, oggi come ieri, per il suo naso caldo, pieno, espansivo, che sprigiona tutta la dolcezza naturale, il calore, la densità e la ricchezza del migliore Negroamaro. Con una lieve nota, affascinante, di appassimento.
E mi viene da ridere pensando ad un noto winemaker consulente che per giustificare l’innaturale dolcezza da concentratore e da chissà quale diavoleria enologica presente in un suo vino mi aveva parlato di “spremitura dolce”: ma raccontala giusta!).
Ma un vino, a differenza da certe “spremiture dolci” che si potrebbero assumere esclusivamente sotto forma di “eno-enteroclismi”, ma che un palato allenato e attento non potrebbe che rifiutare, dotato, come scrivevo e come confermo, di una trama tannica salda, di una bella stoffa, di una carattere saldo, di un nerbo, senza alcuna durezza e senza quelle astringenze (da legno e da uve non perfettamente mature) che affliggono svariati vini salentini.

Un rosso pugliese che considero un fantastico accompagnamento a tavola. Soprattutto di preparazioni gustose a base di carne, soprattutto grigliate e tutte le meravigliose preparazioni a base di agnello e capretto (in particolare gli gnumarreddi, turcinieddi o marretti, quelli buonissimi che si mangiano alla Cuccagna di Crispiano) che sono una delle attrattive golose della cucina salentina.
Io sul Carminio di Carrozzo non ho dubbi e garantisco al 100%. Ma se non vi fidate di me potete sempre chiedere a cognati e parrucchiere…
Leo, Paolo, Albino, tenetevi a disposizione e se volete, dite la vostra!

Cantina Alessandro Carrozzo
Carmiano LE
sito Internet:  http://www.cantinacarrozzo.com/

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22 gennaio 2011

Il “professor” Lupini “mette in riga” lo spudorato Maurizio Zanella

In pericolo la carica di presidente del Consorzio Franciacorta dopo la ferma replica di Italia a tavola

Maurizio Zanella Presidente Consorzio Franciacorta

E dire che in nome dell’antica consuetudine e del fatto di essere entrambi nati nel ’56 mi ero così tanto raccomandato con lui! Attento Maurizio (Zanella, patron della Cà del Bosco di Erbusco e presidente del Consorzio per la tutela del Franciacorta) non vorrai mica attaccare la lobby degli “spumanti italiani” e prendertela con i poteri forti, con la Grande Stampa che Conta e Fa Opinione?
Ricordati il potere immenso di Italia a tavola, il magazine che proprio come il Bologna degli anni d’oro “tremare il mondo fa”!
Quelli se organizzano un Premio Personaggio dell’anno e invitano la gente a votare il giornalista, produttore, opinion leader, ti eleggono subito Elisa Isoardi (non sapete chi è? Ma come l’ex cocca di Fabrizio Del Noce, perdiana!), se c’è da farsi sentire e alzare la voce con Assessori, Ministri, potenti, non ci pensano un solo minuto e partono alla carica!
Un giornale tutto d’un pezzo, mica certe accozzaglie di redazionali pubblicitari, comunicati stampa, e veline aziendali che circolano in Rete e sopravvivono, non si sa come, su carta, che dico, un Prestigioso Organo di Stampa guidato da un direttore che non si capisce come non abbia ancora ricevuto il Premio Pulitzer, tanto le sue parole fanno testo e guidano le legioni degli appassionati di food & wine italici.
Invece, bresà (con nascita bolzanina e ascendenti nonesi) com’è, Zanella, non mi ha dato ascolto, e colmo dei colmi, non pago di aver inviato a parecchi quotidiani nazionali la sua lettera aperta – che potete leggere qui – che non solo condanna il grande calderone chiamato “spumante”, ma, inaudito! , sostiene che “il sostantivo “spumante” è morto e non ha più senso utilizzarlo in questi e molti altri frangenti”, ha pensato bene di coinvolgere nella sua pretestuosa reprimenda, accusandola per di più “di avere fatto disinformazione”, Italia a tavola!
Superspudorato! Come avrebbe detto MolièreTu l’as Voulu, George Dandin”, chi è causa del suo mal pianga se stesso, ed ora meritatamente – non si può proprio essere così incoscienti Maurizio, ma come ti sei permesso? – beccati l’intemerata di quella firma prestigiosa che corrisponde al nome di Alberto Lupini da Bergamo.
Non te la potevi di certo cavare con la severa premessa, che precede la tua assurda presa di posizione anti-spumante, pubblicata qui su Italia a tavola on line, dove si afferma che pur non condividendo tono e sostanza della lettera inviata alla nostra redazione, come ad altre testate, dal presidente del Consorzio per la tutela del Franciacorta, Maurizio Zanella, per dovere di cronaca la pubblichiamo integralmente facendola seguire da alcune considerazioni del direttore di “Italia a Tavola” Alberto Lupini”.

Alberto Lupini

Te la meriti proprio, anzi te la sei andata a cercare, provocatore che non sei altro, la risposta, trasudante orgoglio offeso, superiore dignità, classe, autorevolezza, del grande “Arsenio” Lupini – uno che già ai tempi del Liceo Scientifico Filippo Lussana di Bergamo ci aveva conquistato per il suo carisma, per la tempra da leader.
Risposta dove seppur si dice di concordarecon molte delle cose che dici” ne giudica altre “venate di un’inusitata supponenza che non fa bene al mondo del vino italiano”.
Fattelo insegnare da un vero prestigioso professionista, quello che titola senza batter ciglio che “al tovagliato di oggi piace la qualità”, che“ moda e bollicine” saranno in sodalizio a Firenze e Berlino, la Ferrarelle protagonista del Pesto day (non so se mi spiego, ci vuole coraggio a scriverlo…), come si deve fare a comunicare, a stigmatizzare la “leggerezza” con cui accusi Italia a tavola di avere fatto disinformazione proprio sul tema spumanti e la “un po’ troppa arroganza” con cui ti spingi a tirare le orecchie a Lupini & co! Lasciatelo dire dal grande columnist, uno al cui confronto l’influenza di Parker, Suckling, Cernilli, Jancis Robinson, Jens Priewe, Eric Asimov messi insieme è pari a zero, che “l’autorevolezza delle testate, caro Maurizio, non si misura per fortuna sulla base delle “tue” argomentazioni, che pure sono importanti e di peso, ma su quello che nella continuità un giornale scrive e per le battaglie che fa. E che i lettori ben conoscono”.

Perché è assolutamente impensabile che tu, deus ex machina di un’aziendina sconosciuta se non ad Erbusco e dintorni e di un Consorzio che di quello dell’orobico Valcalepio (e delle Terre del Colleoni) non è nemmeno degno di lustrare le scarpe, nella tua eccessiva ansia di distinguerti dagli spumantisti generici” vada “addirittura oltre mostrando disprezzo per i tuoi concorrenti e per molti produttori italiani seri di metodo Classico”!
Con quale faccia di tolla puoi pensare di considerare “tutte le aziende del Trentodoc, dell’Oltrepò, dell’Alta Langa e di altre denominazioni “figlie di un dio minore”?”
Possibile che tu, che tra l’altro, “oltre che il presidente di un importante consorzio, sei anche un produttore arrivi ad insinuare, come fai, che i tuoi concorrenti che non siano franciacortini o non si chiamino Ziliani o Lunelli non facciano bollicine di metodo Classico” e che non capisca, zuccone che non sei altro, che questo tuo procedere “è molto grave e nuoce all’interesse dell’intero sistema Paese”?
C’è davvero da sperare, come fa con sublime saggezza Lupini, ”che si tratti di una svista della tua segreteria”, da cacciare immediatamente, su due piedi ovviamente, “perché altrimenti ci sarebbe da chiedere l’intervento del ministero delle Politiche agricole per ripristinare un po’ di equilibrio e metterti in riga bacchettandoti così come tu fai con la “cattiva” stampa”! L’auspicio, sincero, è che un Andrea Vantini della situazione, un paroliere patriota, voglio presto dedicare al direttore di Italia a tavola una meritatissima “Meno male che Alberto (Lupini) c’è”, perché se Lupini se non ci fosse ce lo dovremmo davvero inventare.
E beccati dunque lo smacco finale Zanella, lo sberleffo che ti meriti, la ferma precisazione lupiniana che “in ogni caso non seguirò il tuo invito e continuerò ad usare il sostantivo “spumante” che fino a nuovo nome non è morto, ma solo poco identificativo”.
Detto, questo, invitandoti a “scendere un po’ dalla cattedra” su cui hai ha avuto la spudoratezza, anzi, dirò di più, la vera e propria faccia di tolla, di salire.
Predica ex cathedra fatta dimenticando che chi hai di fronte, la tirata allo “spumante italiano” si è sempre sdegnosamente rifiutato di tirarla, da sempre “schierato perché le produzioni di metodo Classico italiano possano avere una loro valorizzazione”.



Schierato perché si facesse una nitida distinzione tra metodo classico a denominazione d’origine e generici spumanti.
Informazione impeccabile, senza confusione, precisa, mai in difesa del vino spumante italiano, come dimostra questa serie di articoli che per la pena del contrappasso sarebbe bene che Zanella, lo spudorato ultrà franciacortino, farebbe bene ad impararsi a memoria: leggete, vi prego, leggete: art. n°1art. n°2art. n°3art. n°4art. n°5art. n°6art. n°7.
Inchiodato, messo alle strette da questa crestomazia di autentici capolavori, a simili testi chiave nella storia della comunicazione nitida e trasparente sulle bollicine italiane, a tali chiarissime distinzioni tra bollicine a denominazione d’origine, espressione di ben precisi territori, e generici “spumanti”, come farà lo “sciagurato” Zanella a non rassegnare al più presto le dimissioni, spinto dalla montante indignazione dei produttori franciacortini associati spiazzati da cotanto suo ardire?
Ovviamente dopo aver disposto la pubblicazione di una pagina di contrite scuse a Lupini su quel colosso dell’informazione, su quel testo di riferimento che è Italia a tavola altrimenti che punizione sarebbe?

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20 gennaio 2011

Suckling dichiara il suo amore eterno per il Sangiovese e appare già pronto per il Gambero rosso

Benvenuto Giacomino, hai ancora una volta dato prova di avere tutte le carte in regola come del resto ha ampiamente testimoniato l’intera tua gestione del complesso, delicato incarico (che hai ricoperto fino a pochi mesi fa) di European editor di una testata oggettivamente importante come Wine Spectator, nonché di responsabile delle degustazione di vini italiani, per fare del tuo meglio, come si aspettano da te, con la futura collaborazione, di cui abbiamo avuto notizia qui, nientemeno che all’equivalente italiana di WS, il Gambero rosso.
Anche se, per il momento, si tratta solo di quella misteriosa cosa denominata “Fondazione Gambero Rosso per lo studio, la valutazione, lo sviluppo e la promozione del vino e del cibo italiani”.
Sei già entrato pienamente in sintonia, anche se in verità lo sei sempre stato, con il modo di vedere e giudicare i vini di casa nostra, storicamente rappresentato dalla più diffusa (tuttora) e influente (una volta) guida dei vini italica.
Non c’erano molti dubbi in merito, tu sai sempre benissimo, da uomo di mondo quale sei, come ci si deve comportare, che bisogna sempre testimoniare attaccamento e fedeltà ad amici e sodali, che non si può di certo deluderli.
Basta leggere il tuo nuovo flamboyant, anzi “moderno”, come lo definisce il presidente della Gambero rosso Holding Spa, sito Internet, che porta il tuo riverito nome – http://www.jamessuckling.com/ – per capire che Giacomino è sempre Giacomino e anche nella nuova veste di “produttore televisivo e wine editor di Tattler, per le numerose edizioni asiatiche del prestigioso magazine inglese” finirà per darci le consuete grandi soddisfazioni.
Tra i primi articoli un tasting report sul Brunello di Montalcino 2006 datato 10 gennaio e inviato da quel Borro, proprietà della famiglia Ferragamo, che è stato per anni il tuo buen retiro. Il posto dove ogni tanto invitavi anche i barolisti (sempre i soliti) del tuo privilegio.
Giacomino ha degustato e cosa gli ha detto il suo wine tasting? Semplicemente gli ha dato l’occasione di riaffermare “why I love great Sangiovese. It’s like great Pinot Noir. There’s nothing like it”. Per lui il Sangiovese é unico e inimitabile.
Questo perché, scrive “A great Sangiovese — the appellation of Brunello di Montalcino remains the Holy Grail for the grape – has such complexity and depth. It’s not obvious and in your face. It seduces you with its beauty and shyness. It dazzles you with its richness and liveliness. It challenges you with its depth of fruit yet delicateness”.
Brunello Sacro Graal del Sangiovese, vino che ti seduce per la bellezza ricchezza e vivacità, la sua profondità di frutto e delicatezza. E quindi Giacomino ci assicura che “The 2006 Brunello di Montalcinos are classic Sangioveses in every sense of the word”.
E a supporto di questa sua assoluta fede nel Sangiovese e nella sua unicità Giacomino mica che ci porti le testimonianze, ben poco attendibili e che contano poco, di un Soldera o di un Biondi Santi qualsiasi, bensì di quei grandi innamorati autentici del Sangiovese che sono Giacomo Neri (alias Casanova di Neri), Lamberto Frescobaldi (un nome che dice tutto e mi evoca l’automatismo Tino Scotti ed il suo mitico Basta la parola…), Vincenzo Abbruzzese (Valdicava).


E al momento di dare i numeri, mi riferisco ovviamente all’atto di esprimere un punteggio in centesimi, eccolo il nostro amato Giacomino!
Come scrive, “I gave two Brunellos perfect 100-point scores in my tasting: Casanova di Neri Tenuta Nuova and Luce della Vite Luce. The former is a longtime benchmark for Brunello; its 2001 Tenuta Nuova was Wine Spectator’s Wine of the Year in 2006.
The Luce is a relative newcomer, with 2003 being its first vintage, although the single-vineyard wine comes from the Frescobaldi’s Brunello estate of Castelgicondo.
Lamberto Frescobaldi, who oversees all of his family’s wine estates in Tuscany, calls his 2006 Luce a perfect expression of Sangiovese, and perhaps the greatest Sangiovese his family has made in over six centuries”.
Magico James, confessalo che questi punteggi li hai pensati appositamente per dimostrare al dottor Cuccia che per il Gambero rosso sei prontissimo, che l’approdo al gruppo recentemente abbandonato dal suo storico lider maximo, è il chiodo fisso, il target in cima ai tuoi pensieri!
E’ solo pensando al Gambero e magari pensando di essere ancora a Wine Spectator che hai deciso di attribuire 100 centesimi, the perfect score, al Casanova di Neri Tenuta Nuova 100/100, al Luce della Vite Luce 100, e 97/100 a quel tuo vecchio pallino che è il Brunello di Valdicava, 96/100 al Poggio alle Mura di Castello Banfi, 95/100 al Castelgiocondo dei Marchesi de Frescobaldi, 95/100 al Pian delle Vigne di Antinori, e 95/100 al Brunello “normale” ancora di Banfi…
Ma dillo che sei già totalmente carburato e pronto ad entrare in partita, caldo, con quella tua assicurazione, che tanto piacerà agli importatori americani di Brunello, prima che agli american wine drinkers, che “2006 is THE greatest modern vintage for Sangiovese, and many of the 2006s are setting a new quality standard for Brunello producers, as well as their region at large”!
E’ una rassicurazione sentirti dire che “most of the wines below need two to four more years of bottle age before drinking, but if you decant them two or three hours before drinking, you can enjoy them now. They will improve with age for decades to come”.
Con questa tua appassionata dichiarazione d’amore per il Sangiovese, che sono certo si abbinerà ben presto ad una tua netta e decisa presa di posizione contro ogni ipotesi di cambiamento di disciplinare di Messer Brunello e ad una condanna dell’apertura, in dirittura d’arrivo, ad un 15% di altre uve (ovviamente Canaiolo e Ciliegiolo, mica quelle banalità di Merlot, Cabernet e Syrah) nel Rosso di Montalcino, hai dimostrato che il Gambero rosso è nelle tue corde, che sarà grazie a te che potrà ritrovare gli antichi splendori… Magico James!

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11 dicembre 2010

Juancho Asenjo Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana

Bellissima notizia!
Come si può leggere sul sito Internet dell’Ambasciata Italiana a Madrid, “Giovedì 9 dicembre l’Ambasciatore Leonardo Visconti di Modrone ha consegnato l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana al giornalista ed enologo Juancho Asenjo.
L’insignito non è un semplice conoscitore del settore viti-vinicolo italiano, ma un uomo dalla personalità ben più variegata e completa, che combina le qualità proprie della nobile professione del “sommelier” a delle spiccate capacità imprenditoriali e di consulente di marketing.
Si tratta di uno specialista ben conosciuto ed apprezzato nel settore eno-gastronomico e della ristorazione spagnolo. In questo contesto, egli ha sempre riservato un’attenzione preminente nei confronti della ricchezza e della varietà offerta dai prodotti dell’Italia, di cui è un profondo ammiratore.
La sua conoscenza dell’Italia non si limita, tuttavia, alla cultura del vino e alle tradizioni gastronomiche delle varie Regioni, ma sconfina nella storia, nella letteratura e più vari aspetti della società italiana.
Sono molteplici le occasioni in cui il Sig. Asenjo ha collaborato e collabora con istituzioni e imprese che hanno come compito principale la diffusione non solo della produzione vinicola italiana ma anche di quella gastronomica.
Per il suo ruolo di consulenza con innegabili effetti positivi sulla penetrazione dei prodotti italiani in un mercato altamente qualificato com’è quello spagnolo, il Sig. Asenjo è stato proposto dall’Ambasciata d’Italia per l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. La cerimonia si è conclusa con una degustazione di vini italiani”.

Juancho è un carissimo collega, che scrive per l’importante sito Internet  spagnolo El Mundovino ed un grande amico, una persona alla quale non si può assolutamente non volere bene.
Nell’esprimergli, anche a nome dei lettori di Vino al Vino e del mondo del vino italiano, che Juancho conosce e apprezza, le mie più sincere e affettuose felicitazioni, con “ un fuerte abrazo”, ho il piacere di pubblicare il discorso che Juancho ha pronunciato quando ha ricevuto la prestigiosa onorificenza.

“Eccellentissimo Presidente della Repubblica Eccellentissimo
Signor Ambasciatore
Eccellentissima Signora Ambasciatrice

È un grande onore, un grandissimo privilegio ricevere questa onorificenza. Grazie Presidente Napolitano, grazie signor Ambasciatore, grazie Signora Ambasciatrice.
Non ho parole per esprimere la mia felicità, questa grande dimostrazione di affetto e di rispetto per il mio lavoro mi fa sentire uno di voi. Spagna e Italia sono Paesi legati da fortissimi vincoli storici e da valori culturali che si riflettono in tutti i campi.
Italia e Spagna sono le mie due terre, una natia e l’altra che mi ha adottato, tanto che oggi posso affermare che le amo con la stessa forza. Il mio amore per l’Italia va oltre il vino: i paesaggi e la natura, la cultura e l’arte, il cibo e i sapori, la gente… la gente. Lo stile di vita gioioso dell’Italia mi ha catturato definitivamente.
Sono sempre pronto a scoprire le meraviglie dell’Italia, sono strafelice quando arrivo nello stivale e dove mai mi sono sentito uno straniero. Ho avuto la possibilità di conoscere i vostri i nostri vini e le persone che li producono: fiere, manifestazioni, incontri, degustazioni sono il chiaro segnale di un interesse crescente, di un modo diverso di bere e di vivere il rapporto con il territorio e con la gente che nobilita la terra con il suo lavoro.
Dal primo momento ho avvertito questa sensazione speciale che con facilità mi ha catturato. Io, prigioniero privilegiato della vostra terra e della vostra gente. Grazie a Voi ho scoperto una realtà fino allora per me sconosciuta.  Mai mi avete considerato solo un giornalista, ma un amico, un amico di sempre. E tutti i produttori italiani sono miei amici, i miei amici di sempre. Oggi rappresentano una parte importante dalla mia vita.
Grazie a loro sono qui. Grazie a loro posso oggi emozionarmi, qui con voi.  Ho scelto una strada difficile ma gioiosa. Una strada piena d’amore per una terra benedetta: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dal Friuli alla Puglia.

Il mio rapporto con il vino italiano arriva da lontano. Ho cominciato a scoprirlo allo stesso tempo dal vino spagnolo e di quello francese e subito ho sentito il dovere di darlo a conoscere.
Ho lavorato come guida turistica in Italia, cerco di aiutare i venditori delle ditte importatrici in Spagna a capire questi vini, do lezioni ai sommelier sul vino italiano, ho fatto tante carte di vini nei grandi ristoranti, ho guidato degustazione sul vino italiano in Italia, ho partecipato come giurato in parecchi concorsi di vino in Italia, scrivo nel elmundovino.com e in altre testate, organizzo degustazioni sul vino italiano, assaggio ogni anno più di 5.000 vini italiani, ho la fortuna di conoscere tutte le regioni vinicole della penisola… tanto da poter dire che l’Italia è un bellissimo vigneto.
Sono convinto che tanti dei miei colleghi sapranno molto di più sulla realtà del vino italiano ma non tutti hanno la mia passione che rasenta la pazzia perché scrivo e insegno in un mercato piccolissimo, di nicchia, dove i risultati economici stentano a arrivare.
Raccontare la storia quotidiana di un paese dove la cultura del vino cresce senza fine, dove esiste una diversità senza uguali, dove ogni regione ha una personalità propria, dove ogni zona è diversa dall’altra, dove ogni terreno ha il suo carattere unico.
L’Italia è oggi la realtà vinicola più appassionante del mondo con più di 300 vitigni diversi e più di 25.000 cantine piccole e grandi. Questa grandissima ricchezza di vitigni è unica nel mondo. Dal mio nebbiolo del cuore al sangiovese, dall’Aglianico alla ribolla, dei grandi rossi ai grandi bianchi, dai grandi vini dolci ai suoi affascinanti spumanti… l’Italia è un piccolo universo dove si incontrano tutti tipi di suoli, di esposizioni, di clima… un territorio che non si finisce mai di scoprire.
L’Italia è un vigneto meraviglioso, un vigneto con un fascino unico, dove l’unione dell’uomo con la terra produce emozioni indimenticabili. Grazie anche a mia madre per avermi insegnato a non arrendermi mai, a lottare, ad essere felice e così poter regalare felicità agli altri. Il mio babbo si sentirebbe orgoglioso.
Grazie a mia moglie e mio figlio per sopportare le numerose assenze e per il suo appoggio costante.
Grazie a Victor de la Serna e Jose Antonio Aparicio che mi onorano con la loro amicizia e il loro sapere.
Grazie a Nicoletta Negrini, per quello che ha fatto, per quello che fa con una passione unica e una forza che solo una donna emiliana…. Grazie a Lei l’Italia è più vicina. E Rosa…
Grazie ai miei colleghi (Jens Priewe, Gigi Brozzoni, Franco Ziliani…).
E grazie ai produttori italiani per avermi aperto le porte delle loro case, per avermi fatto sentire uno di loro. L’onorificenza è anche sua. Sempre sarò a debito. Perché io sono uno di loro, io sono uno di voi.
Grazie Presidente Napolitano, grazie Signor Ambasciatore, grazie Signora Ambasciatrice.  Grazie Italia
Juancho Asenjo”

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17 novembre 2010

Wine Up series: contenitori di vino da viaggio a prova di rottura


Contenitori utili in arrivo per gli appassionati di vino che sono soliti, quando si spostano in auto, portare con sé qualche bottiglia di vino. E vorrebbero farlo in condizioni di sicurezza, senza che le bottiglie che trasportano, magari collocate nel portabagagli, si spostino ed il contenuto rischi di rompersi.
Come ho raccontato in un articolo che ho pubblicato, qui, sul sito Internet dell’A.I.S., sembra finire l’epoca dei pericolanti cartoncini da tre, il cui manico inevitabilmente cedeva, oppure il normale cartone da sei, il cui fondo, guarda te, nel momento meno adatto, non tiene e cede rischiando di far cadere a terra il prezioso contenuto.
Grazie all’inventiva italica, ecco finalmente una soluzione pratica e a prova di rottura. Merito di una piccola azienda della provincia di Bergamo, Averli, che si definisce “un’azienda di idee” che “produce industrialmente, applicando i più elevati standard qualitativi, ma pensa creativamente”, ecco ora, a nostra disposizione, per utilizzarli nelle diverse situazioni, per metterli alla prova, per sperimentare la loro praticità e resistenza e verificare che corrispondano veramente al nostro desiderio di disporre di contenitori di vino da viaggio a prova di rottura, disegnati dalla Moredesign di Padova, i quattro oggetti della linea Wine Up series.
Quattro oggetti contrassegnati da nomi di ispirazione automobilistica, per sottolineare come siano stati pensati proprio per il loro utilizzo, in sicurezza, quando si viaggia in auto trasportando quelle preziose amiche che sono le bottiglie di vino.
Oggetti ideati per il trasporto di una, tre, oppure sei bottiglie, realizzati con l’utilizzo, cito esattamente le note tecniche dei prodotti, di una “tecnologia ibrida” che “è il segreto della linea Wine Up: l’indistruttibile polipropilene della scocca fuso con la morbida gomma delle nicchie. Con un fondo antiscivolo che, qualunque sia il vostro stile di guida, terrà sempre il mezzo incollato al terreno”.

Si chiamano Boxter, che consente il trasporto sicuro di tre bottiglie, ospitate in un corpo unico, “una realizzazione in monoscocca, senza assemblaggi”, e poi Sport Wagon, una variante, dal design molto accattivante e curato a metà tra la wine bottle bag molto diffusa negli Stati Uniti, generalmente realizzata in juta o tessuto di stoffa, ed il cestellino di plastica spesso utilizzato per il trasporto delle bottiglie in vetro di acqua minerale o di bibite gassate.
Come viene scritto nella presentazione di questo oggetto che si può leggere sul sito Internet, “sei posti confortevoli e versatili, per accogliere perfettamente anche bottiglie di forma diversa. E con le guaine in gomma che bloccano e proteggono, viaggiare diventa un’altra storia. Mai più quel preoccupante tintinnio”.
E poi, per il trasporto in auto di una singola bottiglia, il contenitore denominato Monoposto, “un guscio resistente, rigido ed indistruttibile”, 16 centimetri di larghezza e 46 di altezza, che accoglie e sembra modellarsi sulla forma della bottiglia che contiene e si piega in due, con un ingombro davvero ridotto, quando non viene utilizzato.

E ancora più ingegnosa, a prova di guida sportiva, sempre destinata al trasporto di un’unica bottiglia, la soluzione denominata Sidecar, che prevede l’ancoraggio della bottiglia al gancio Isofix (presente in ogni vettura moderna, principalmente come ancoraggio dei seggiolini per bambini. Un sistema d’aggancio pratico, resistente ed elegante, accoppiato ad una cinghia di gomma elastica e antiscivolo.
Soluzioni veramente pratiche, che meritano di essere messe alla prova.

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28 ottobre 2010

Carema, Nebbiolo di montagna al profumo di pietra

Emozionante verticale del meno piemontese dei vini piemontesi, il Carema Doc, prodotto in un territorio che è ancora amministrativamente parlando Piemonte, ma è già ampiamente, da un punto di vista viticolo, del paesaggio, della viticoltura eroica di montagna, già Valle d’Aosta.
Annate recenti in assaggio, presso la Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema, fondata nel 1960 e quindi giunta ai suoi primi cinquant’anni di vita, annate come 2006, 2005, 2003, 2000, ma anche un paio di vecchie annate, versione base “etichetta nera”, nemmeno riserva “etichetta bianca”, come il 1990 ed un miracoloso 1985.

Una degustazione emozionante, fatta in cantina nel pomeriggio del 18 ottobre, un’ennesima riprova di quali mirabilie possa regalare il Nebbiolo, anche in questo terroir di montagna, in questa terra dall’identità un po’ sfuocata, che racconto, con un lungo excursus anche su Carema, la sua storia, qui, in un ampio articolo pubblicato sul sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers.
A chi volesse provare a mettersi in cantina, per conservarle pazientemente per anni un po’ di bottiglie di questi Nebbiolo in purezza coltivati in vigneti terrazzati, scoscesi, erti, strappati letteralmente alla roccia, segnalo gli onestissimi prezzi di vendita in cantina:
2006 base etichetta nera 7,50 euro
2006 riserva etichetta bianca (in commercio orientativamente a metà novembre) a 8,90 euro

Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema Società Cooperativa
via Nazionale 32 Carema TO
tel. 0125 811160 – 0125 362248
e-mail cantinaproduttori@caremadoc.it
sito Internet http://www.caremadoc.it

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17 settembre 2010

Nuove cantine sociali sulla Cucina del Corriere della Sera

Segnalo che nel numero oggi in edicola (ottobre 2010) de La Cucina del Corriere della Sera, (ampio, 150 pagine) supplemento mensile del quotidiano di via Solferino,  é stato pubblicato anche un mio articolo sulla nuova realtà delle Cantine sociali italiane, ieri la quantità oggi la qualità il sottotitolo, dove racconto il cambiamento avvenuto in un buon numero di cantine cooperative in Italia, la sana iniezione di imprenditorialità ed il confronto vero con il mercato.
Nell’articolo, dove sono segnalati in un box i siti Internet di quelle che reputo le più interessanti realtà cooperative oggi, dalla Valle d’Aosta sino a Sicilia e Sardegna, dedico un particolare spazio ad alcune cantine cooperative d’eccellenza, in primis la Produttori del Barbaresco, quindi la Cooperativa Agricola Cinque Terre, la Crotta di Vegneron di Chambave, la Cantina Produttori di Terlano e infine la Colonnara nelle Marche e la Cantina di Santadi in Sardegna.
Nella stessa uscita poi, largo spazio al food, con articoli sulla Cucina zen, sullo zafferano, le mele, e tantissime ricette di stagione.
Per maggiori informazioni visitare il sito Internet dedicato.

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13 settembre 2010

Antichi Sapori a Montegrosso: il paradiso che vi attende

“Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani. Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani”.

Montegrosso, paesino a pochi chilometri da Andria, mente a se stesso ed agli altri perché è piccolo e in pianura. Ma su questa “bugia etimologica” si passa sopra volentieri perché a Montegrosso ci sta un piccolo-grande ristorante fatto da un piccolo-grande uomo: gli Antichi Sapori di Pietro Zito.
Qualche anno fa chiuse per ristrutturazione. Qualche malfidato pensò “Ora Pietro allarga la sala, raddoppia i posti a sedere e si mette a fare i soldi”. Invece alla riapertura del ristorante tutti poterono vedere la sala rimpicciolita a favore della cucina….e che cucina.
Da Pietro, se si vuole uscire con ancora un minimo rispetto per se stessi bisogna recitare preventivamente questa breve preghiera alla Madonna “Cara madonnina, aiutami nel non abboffarmi di pancotto di erbe spontanee con patate e pomodorini al filo, a recitare il “vade retro” alle ricottine di capra o alla focaccia di grano arso e salsiccia e soprattutto a non cedere alle altre innumerevoli tentazioni che Pietro mi metterà continuamente in tavola, Amen.”
Narra la leggenda che con qualcuno abbia funzionato. Perché il bello degli Antichi Sapori, diluito in 8-10 tavolini è un perfido incrocio tra lilipuzianesimo e pantagruelismo. Minime infatti sono le vaschette con dentro per esempio, le olive sotto cenere olio novello e ricotta dura, peccato che in tavola ne arrivino tre per commensale.
Per maggiore perfidia i tempi del servizio sono cadenzati sul tuo riprendere fiato. Pensi “Come era buono…meno male è finito, altrimenti mi sarei fatto male..” ed eccoti un’altra mitragliata di, sempre per esempio, zucchine con la mentuccia. Tutte cose profumate, sfiziose, gustose… antiche oserei dire. Alla quarta sventagliata di piattini alzi bandiera bianca e cedi anche alla tentazione del coniglio ripieno o dell’agnello al forno con cardi spontanei della Murgia o del maialino in porchetta.

Quando, contemplando il Nirvana del goloso che oramai è dentro di te, pensi di essere salvo eccoti arrivare “due assaggini” di caciocavallo podolico o di burrata di Andria.
Un attimo prima di invocare pietà arriveranno la cassata pugliese oppure i fichi secchi col vincotto…..ed il naufragar non sarai così dolce come in questo mare, parola di Leopardi (che se avesse mangiato qui almeno una volta sarebbe stato molto più ottimista).
Qualcuno, leggendo i piatti avrà pensato “Solita cucina tradizionale, niente di che.” Peccato che Pietro i conigli se li vada a scegliere uno per uno, degli agnelli conosce le mamme di persona, dei maialini (con rispetto parlando) idem.
Ogni verdura o viene dal suo orto o deve avere un pedigree lungo un chilometro e così con qualsiasi altra materia prima che da sapore e gusto agli Antichi Sapori.
Anche i vini, soprattutto pugliesi e con ricarichi onesti  hanno la loro importanza in questo esempio di piccola-grande cucina, forse uno dei posti in cui ho mangiato meglio in vita mia… e si che ho mangiato tanto.
Una proposta a Pietro: perché non mettere sulla porta di questo inferno (paradisiaco) del giro vita la scritta  “Perdete ogni speranza di dieta o voi che entrate!”.
Carlo Macchi

Antichi Sapori
Piazza Sant’Isidoro 9
Montegrosso (Andria)
tel. 0883569529
orario: pranzo e cena
chiuso il sabato sera e la domenica.
ferie: due settimane in luglio e una a dicembre
Prezzo medio vini esclusi 35€
Sito internet : www.antichisapori.biz

Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su http://www.winesurf.it/
http://www.lucianopignataro.it/

http://vinoalvino.org/

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