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	<title>Vino al vino &#187; Senza categoria</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Taurasi 2007 Contrade di Taurasi</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 07:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani Sono stati tra i protagonisti principali dell’edizione dello scorso giugno di Radici del Sud i vini a base di quell’uva suprema e difficile che è l’Aglianico, sia quelli espressione dei terroir del Vulture, in Basilicata, sia quelli provenienti da diverse aree della Campania. Oggi, sottolineando come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/TaurasiContradeTaurasi2007.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-6928" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/TaurasiContradeTaurasi2007-474x1024.jpg" alt="" width="246" height="531" /></a>I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani</strong></p>
<p style="text-align: justify">Sono stati tra i protagonisti principali dell’edizione dello scorso giugno di <strong>Radici del Sud</strong> i vini a base di quell’uva suprema e difficile che è l’<strong>Aglianico</strong>, sia quelli espressione dei terroir del Vulture, in Basilicata, sia quelli provenienti da diverse aree della Campania.<br />
Oggi, sottolineando come <a href="http://www.ivinidiradici.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=239:nicola-campanile&amp;catid=36:comunicati-stampa&amp;Itemid=56">sia stato premiato</a>, e giustamente, dalla giuria degli esperti internazionali, voglio richiamare l’attenzione su un Aglianico campano, su un vino prodotto nella zona simbolo e principe dell’Aglianico prodotto in terra campana, l’<a href="http://www.sito.regione.campania.it/agricoltura/Tipici/taurasi.htm">area del Taurasi in Irpinia</a> ovvero <a href="http://www.comune.taurasi.av.it/vino_taurasi_docg.php">l&#8217;intero territorio amministrativo dei comuni</a> di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant&#8217;Angelo all&#8217;Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano, tutti in provincia di Avellino.<br />
Il vino, che riassaggiato in questi giorni ho trovato in forma spettacolare, è l’annata 2007 del <strong>Taurasi</strong> prodotto dalla piccola azienda agricola <a href="http://www.cantinelonardo.it/"><strong>Contrade di Taurasi</strong></a> creata dalla famiglia Lonardo nel 1998, che ha la fortuna di poter contare su quattro ettari di vigna collocati, ovviamente su terreno vulcanico, nel cuore della zona di produzione, splendidamente esposti a sud e impostati per ottenere senza forzatura una produzione contenuta in 50 quintali ad ettaro.<br />
Attivi da molti anni in campo agricolo lanciando nel 1998 il marchio <strong>Contrade di Taurasi</strong> i Lonardo si sono imposti delle regole precise di lavoro che comportano l’utilizzo esclusivo di uve provenienti dai vigneti aziendali, di lieviti autoctoni per esaltare le caratteristiche organolettiche tipiche del vino, l’ottimizzazione dei processi produttivi e la sperimentazione di nuove tecniche agronomiche ed enologiche nel rispetto della tradizione. Per fare questo, e per avviare un attento studio sui vigneti aziendali teso all’individuazione di singoli cru, hanno deciso di dotarsi di uno staff tecnico importante e di ricorrere alla collaborazione di un gruppo di validi ricercatori e professori universitari delle Università di Napoli e di Palermo, enologi, chimici enologici, microbiologi, ampelografi, studiosi di Scienza degli alimenti, nonché del Centro Interdipartimentale per la Risonanza Magnetica Nucleare, oltre che un agronomo.<br />
Forze che collaborano  &#8211; <a href="http://www.contradeditaurasi.it/ricerca.htm">leggete qui</a> – anche al lavoro di recupero e di rivalutazione, che ha visto l’azienda protagonisa, del <a href="http://www.contradeditaurasi.it/pdf/Presentazione%20Grecomusc%27.pdf">Grecomusc’</a>, vitigno autoctono su piede franco, che sopravvive in ceppi sparsi nelle vigne più antiche dell’agro.<br />
La vinificazione sperimentale, condotta in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e di Palermo, ha portato a risultati davvero molto interessanti.<br />
Venendo al vino, una produzione intorno alle 5000 bottiglie che in enoteca si possono trovare ad un prezzo tra i 25 e i 30 euro, prezzo importante ma pienamente giustificato dalla qualità del vino e dalle sue ampie possibilità di evoluzione in bottiglia, trattandosi di un Taurasi stile passista e non sprinter, un vino slow che ha bisogno di tempo per esprimersi e che emerge, dandogli il tempo necessario, alla distanza, si tratta di un Taurasi espressione di <strong>Aglianico</strong> proveniente da <strong>vecchi vigneti</strong> posti sulle ceneri vulcaniche delle migliori parcelle del comune di Taurasi, tali da renderlo un “<strong>Taurasi di Taurasi</strong>”.<br />
Vigneti da venti a 50 anni d’età posti a 350-400 metri di altezza con impianto a cordone speronato., o meglio “a starseto” per usare l’espressione locale. Uve vendemmiate a fine ottobre inizio novembre e sottoposte ad un processo di vinificazione che prevede in fase fermentativa una lunga macerazione in acciaio (quasi un mese), affinamento di 18 mesi in tonneau, seguito da ulteriori sei mesi in acciaio e un anno in bottiglia, e imbottigliamento senza trattamento stabilizzante e senza filtrazione.<br />
<a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/TaurasiContradeTaurasi.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6932" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/TaurasiContradeTaurasi-422x1024.jpg" alt="" width="243" height="590" /></a>Dimenticatevi, nell’accingervi a degustare questo Taurasi, talune espressioni moderne di questa nobilissima Docg campana, che nelle sue migliori prove riguarda rossi tra i più importanti prodotti in tutto il Sud Italia, giocate sul frutto ed esuberanti, subito aperte e godibili, ma prive di quella profondità e pluridimensionalità che rendono davvero la misura di un grande Taurasi.<br />
Qui vi troverete di fronte invece ad un Taurasi austero ed in nulla piacione o ammiccante, ad un vino, colore rosso rubino violaceo di bella intensità e grassezza nel bicchiere, che al primo impatto olfattivo potrà anche spiazzarvi, contratto e chiuso com’è, misterioso, resti ad aprirsi e concedersi e un po’ guardingo, giocato su sfumature minerali, petrose, di cenere, poco appariscenti.<br />
Una volta lasciato respirare nel bicchiere, ovviamente un ballon abbastanza ampio, il vino pur restando su toni selvatici e terrosi, con liquirizia, cuoio, erbe aromatiche, pepe nero, accenni salmastri e animali, lascia trasparire una quieta, succosa componente fruttata, che richiama la prugna secca più che altri frutti rossi. Il tutto a comporre un insieme ben teso, di grande espressività.<br />
La bocca è asciutta e austera al primo impatto, di grande ampiezza e peso, con una componente tannica centrale petrosa, ricca di sale, mineralità nerbo, una materia ricca e potente, dinamismo, ricchezza di sapore e persistenza lunghissima.<br />
Un Taurasi di grande energia e vitalità, che non accarezza ma “graffia” e scuote, giocato più sulla componente terrosa e minerale che sulla dolcezza, un “vino del vulcano” che ha verticalità e una vena lunghissima di grande soddisfazione.<br />
Non un vino per tutti, un Taurasi per certi versi “baroleggiante”, pensando a certi Barolo di Serralunga d&#8217;Alba più che di La Morra, una manifestazione nitida della grandezza che l’Aglianico, da vecchie vigne ed in posizioni ottimali, può raggiungere in questo terroir d’eccellenza che è Taurasi. Chapeau!</p>
<p><strong>Azienda agricola Contrade di Taurasi</strong> di Enza Lonardo<br />
Via Municipio, 39 Taurasi (AV)<br />
tel e fax: +39.0827.74483 +39.081.544.2457<br />
e-mail <a href="mailto:info@cantinelonardo.it">info@cantinelonardo.it </a>- <a href="mailto:distribuzione@cantinelonardo.it">distribuzione@cantinelonardo.it</a><br />
sito Internet <a href="http://www.contradeditaurasi.it/">http://www.contradeditaurasi.it</a> e <a href="http://www.cantinelonardo.it/">http://www.cantinelonardo.it/</a></p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://farm6.staticflickr.com/5127/5247147613_486d7e70ef_o.jpg" alt="" width="378" height="233" /></p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su</span>:</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.ivinidiradici.com/" target="_blank">www.ivinidiradici.com</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.lucianopignataro.it/">http://www.lucianopignataro.it/</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.vinoalvino.org/">www.vinoalvino.org</a></p>
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<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate</strong><strong> </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> </strong><strong>Lemillebolleblog,</strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
<p>oggi si parla di <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2012/01/31/quale-bicchiere-per-le-nostre-bollicine-bicchiere-da-bianco-o-flute/">quali bicchieri scegliere per Champagne e metodo classico</a><strong><br />
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		<title>Capodanno valdostano al gusto di Prosecco: reazioni, commenti, interrogativi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/capodanno-valdostano-al-gusto-di-prosecco-reazioni-commenti-interrogativi.html</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 18:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Non immaginavo proprio di sollevare un vespaio, pubblicando ieri, domenica 1 gennaio, questo corsivo sul Capodanno valdostano al Prosecco, che denunciava come durante la diretta di Capodanno Raiuno intitolata L’Anno che verrà, trasmessa la sera del 31 dicembre in diretta dal PALA TRE di Courmayeur, gli spettatori si siano trovati di fronte ad un mega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/VDAAnnocheverrà.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6706" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/VDAAnnocheverrà.jpg" alt="" width="410" height="273" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Non immaginavo proprio di sollevare un vespaio, pubblicando ieri, domenica 1 gennaio, questo corsivo sul <a href="http://vinoalvino.org/blog/2012/01/mega-spot-filo-prosecco-al-capodanno-tv-di-rai-uno-in-diretta-dalla-valle-d%e2%80%99aosta.html">Capodanno valdostano al Prosecco</a>, che denunciava come durante la diretta di Capodanno Raiuno intitolata <a href="http://www.lannocheverra.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-2050e9df-96f0-4813-9dd5-c200ab4a02a6.html?homepage">L’Anno che verrà</a>, trasmessa la sera del 31 dicembre in diretta dal PALA TRE di Courmayeur, gli spettatori si siano trovati di fronte ad un mega spot, con tanto di bottiglie e marchi più volte inquadrati dalle telecamere, di una nota azienda della Marca Trevigiana.<br />
Questo a fronte di un recente accordo tra Regione, Chambre valdôtaine e Rai che determina una sinergia per il rilancio e il rafforzamento dell’immagine della Valle d’Aosta sui canali della televisione pubblica per pubblicizzare le “eccellenze della Valle d’Aosta e, quindi, il sistema produttivo e turistico che vogliamo esportare e sostenere, in particolare in questo difficile momento economico”.<br />
In prima battuta ho preso atto, ieri, <a href="http://impresavda.blogspot.com/2012/01/un-capodanno-tutto-valdostanoo-quasi.html">sul blog Impresa Vda</a>, dell’articolo, molto cauto, del giornalista valdostano Fabrizio Favre, direttore responsabile del Corriere della Valle d&#8217;Aosta e di Radio Proposta in Blu, collaboratore del Sole 24 Ore Nord Ovest e di Avvenire, e poi ho ricevuto dapprima una telefonata e poi la seguente mail da parte dell’addetto stampa del Presidente della Camera di Commercio nonché vicepresidente di Confindustria e amministratore delegato della Saint-Roch di Aosta <a href="http://www.aostasera.it/articoli/2011/06/22/18747/nicola-rosset-e-il-nuovo-presidente-della-camera-di-commercio-valdostana">Nicola Rosset</a>.<br />
Una mail che dice: “Gentile dott. Ziliani, su indicazione del Presidente Rosset e ringraziandola anticipatamente per la cortesia, le invio qualche ulteriore informazione in merito al  Capodanno a Courmayeur.<br />
Nel corso della serata, a tutte le 2000 persone che hanno deciso di trascorrere la Fine dell’Anno seguendo lo spettacolo l’Anno che Verrà è stato distribuito un sacchetto contenente esclusivamente prodotti valdostani, ed in particolare: un panino farcito con Jambon de Bosses, una confezione contenente la Fontina della Cooperativa Fontina, dei grissini del Panificio Bovio, una confezione di tegole artigianali valdostane TAV, una mela della Co-Fruits e una bottiglia di acqua Courmayeur.<br />
Proprio per evitare inutili sprechi, al termine della serata i prodotti non andati in distribuzione sono stati raccolti e consegnati, già nella giornata del 1 gennaio, presso una struttura di accoglienza per anziani di Aosta.<br />
A mezzanotte si è inoltre provveduto alla distribuzione a tutti i presenti di un bicchiere di Blanc Fripon che è stato quindi utilizzato per il brindisi del pubblico, al quale è stato accompagnato una fetta di Gato’ Le  Douce Pomme d’Aoste (dolce tipico valdostano a base di mele valdostane glassate) della Bottega dei Sapori di Aosta.<br />
Anche l’area riservata ai Vip ha messo a disposizione dei suoi ospiti prodotti della tradizione enogastronomica valdostana tra i quali crostate, torte, biscotti e tegole interamente prodotti dalla Valdigne Sas.<br />
Ringraziandola ancora per la gentile attenzione rimango a sua completa disposizione per ogni ulteriore informazione o chiarimento e colgo occasione per porgerle sentiti auguri di Buon Anno e di Buon Lavoro Fabrizio Perosillo”. Ragionando con Rosset è emersa l’ipotesi che forse la presenza dello spot prosecchista all’interno della diretta di fine anno da Courmayeur fosse dovuta ad un precedente accordo, da rispettare, tra Rai ed il produttore veneto.<br />
Ciò detto, e mentre ho contatti con una serie di giornalisti valdostani in corso, per capire meglio cosa sia successo, devo prendere atto con piacere di due articoli dedicati alla strana vicenda del Capodanno al Prosecco.<br />
Il primo un bel pezzo di Elena Targaglione <a href="http://www.aostasera.it/articoli/2012/01/02/20797/polemiche-sul-brindisi-con-il-prosecco-valdostano">pubblicato sul quotidiano on line della Valle d’Aosta, Aosta sera</a>, titolo “Polemiche sul brindisi con il prosecco “valdostano”,  che inizia con queste parole: “La Valle d’Aosta: terra di fontina, tegole e prosecco. Da due giorni tra i prodotti tipici del territorio valdostano possiamo annoverare il frizzante vino veneto, sostiene con ironia l’autorevole <a href="http://vinoalvino.org/blog/2012/01/mega-spot-filo-prosecco-al-capodanno-tv-di-rai-uno-in-diretta-dalla-valle-d%E2%80%99aosta.html">blog enologico “vino al vino”</a>.<br />
Il giornalista Franco Ziliani ha evidenziato come <strong>la trasmissione di Raiuno dedicata al Capodanno</strong> presentata da Carlo Conti e intitolata &#8220;L’Anno che verrà&#8221;, trasmessa il 31 sera in diretta dal PALA TRE di Courmayeur, si sia trasformata, a suo parere, in uno spot dedicato al Prosecco prodotto da una nota azienda di San Donà di Piave, “che – riporta il blogger – è stato più e più volte inquadrato, con tanto di marchio in evidenza stile “consigli per gli acquisti” al momento del brindisi di mezzanotte e più volte in seguito?”.</p>
<p><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/fontinaProsecco.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6714" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/fontinaProsecco.jpg" alt="" width="378" height="272" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il secondo articolo, pubblicato <a href="http://www.alpevda.eu/notizie.asp?id=21&amp;l=1&amp;n=536">sul sito Internet del gruppo autonomista Alpe</a>, Autonomie, libertè, participation, écologie, è altrettato spumeggiante visto che si intitola “<strong>Cin cin al prosecco</strong>”.<br />
Nell’articolo tra l’altro si legge: “Una milionata di euro per il capodanno RAI a Courmayeur sono sicuramente un&#8217;esagerazione. Se almeno fossero sfruttati bene, non ci sarebbe comunque spazio per critiche pretestuose.<br />
Che il genio promozionale dei nostri amministratori non pensi che si potrebbe almeno far stappare qualche bottiglia di un nostro prodotto del territorio è invece piuttosto avvilente. Non passa a nessuno di loro per l&#8217;anticamera del cervello che la vetrina televisiva si può usare per dare una mano agli spumanti valdostani che pure si stanno affermando sul mercato? Non hanno Mai sentito parlare del Refrain, del Fripon e dell’Ancestrale commercializzati sotto il marchio “<a href="http://www.caveduvinblanc.com/4000/4000ITA%20stampa.html" target="_blank">QUATREMILLEMETRES Vins d’Altitude</a>&#8220;? Che cosa ci stanno a fare le nostre cantine locali, tra cui la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle che opera proprio nella Valdigne, da dove si trasmetteva il megaevento televisivo?<br />
Quando erano stati lanciati promozionalmente i nostri vini, si era parlato di “<em>una pietra miliare posata sul settore vitivinicolo valdostano&#8221;</em>. Peccato che queste pietre miliari vengano sepolte sotto cumuli di insipienza, senza che nemmeno la Chambre valdôtaine, sponsor dell&#8217;evento, trovi nulla da dire sullo spot gigantesco fatto a capodanno con il brindisi al Prosecco invece che con uno spumante nostrano”.<br />
A questo punto letti gli articoli e restando la curiosità di sapere se sia vera la voce che mi è arrivata, secondo la quale i duemila spettatori presenti al Pala Tre di Courmayeur “erano tutti valdostani PAGATI per assistere: 20 euro a cranio avrebbe sborsato mamma rai per la claque”, c’è da chiedersi alcune cose.<br />
- E&#8217; vero che la Regione Valle d’Aosta avrebbe sborsato oltre un milione di euro alla Rai per la diretta di Capodanno?<br />
- E’ vero che l’accordo triennale prevede una spesa intorno ai tre milioni trecentomila euro?<br />
- E’ possibile che la Regione Valle d’Aosta abbia speso oltre un milione di euro senza nemmeno avere idea del fatto che al di là delle scritte Valle d&#8217;Aosta non avrà promozione per la sua produzione agricola tipica nello spettacolo di Capodanno?<br />
- La Regione Valle d’Aosta era o non era al corrente dell’accordo precedente tra la Rai e il produttore di Prosecco che prevedeva lo spot prosecchista all’interno della diretta di da Courmayeur?<br />
Ai protagonisti, consapevoli o inconsapevoli, di questa assurda vicenda, ovvero Chambre valdôtaine, Regione Valle d’Aosta, Assessorato all’Agricoltura della Valle d’Aosta e magari Rai, nella persona del vicedirettore Generale Gianfranco Comanducci, che ha proposto e definito la convenzione triennale con la Regione Valle d&#8217;Aosta, una risposta.<br />
Anche per capire con chi “incavolarsi” (eufemismo) veramente e a chi dare le colpe. Perché come minimo qualcuno ha sbagliato, sicuramente in buona fede, oppure non la sta contando giusta…</p>
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<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
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		<title>Da Birilli arriva il diritto di tappo. Anche a Torino il &#8220;Bring Your Own Bottles”</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2011/12/da-birilli-arriva-il-diritto-di-tappo-anche-a-torino-il-bring-your-own-bottles%e2%80%9d.html</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 07:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Volendo fare una battuta era normale, vista la notoria assolutamente non vatussiana statura del proprietario, nel ristorante Birilli di Torino, primo ristorante aperto dal comico aostano ma torinese d’origine Piero Chiambretti, situato nella precollina Torinese, che dovesse arrivare il diritto di tappo. Scherzi a parte, questo locale situato in strada Val San Martino 6 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" src="http://farm8.staticflickr.com/7141/6407207075_2e6252a769_o.jpg" alt="" width="370" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify">Volendo fare una battuta era normale, vista la notoria assolutamente non vatussiana statura del proprietario, nel<strong> <a href="http://www.foodandcompany.com/food&amp;company.html">ristorante Birilli di Torino</a>, </strong>primo ristorante aperto dal comico aostano ma torinese d’origine <strong>Piero Chiambretti</strong>, situato nella precollina Torinese, che dovesse arrivare il <strong>diritto di tappo</strong>.<br />
Scherzi a parte, questo locale situato in strada Val San Martino 6 e frequentato da gente dello spettacolo e dello sport si era già fatto notare per una costante attenzione ad un’intelligente e meditata proposta dei vini e quindi non c’è da sorprendersi se dalla scorsa settimana al Birilli il diritto di tappo o <strong>corkage fee</strong> è di casa.<br />
Come recita lo strillo del comunicato stampa che pubblicizza l’iniziativa e dice “Venite a gustare da noi le Vostre migliori bottiglie di vino”, al ristorante Birilli oggi c’è la possibilità, di portare da casa le proprie bottiglie di vino pagando al ristorante <strong>solo 5 €</strong> a bottiglia per il servizio.<br />
Porta aperta quindi alla pratica del &#8220;Bring Your Own Bottles&#8221; o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/BYOB">BYOB</a>, “<a title="Abbreviazione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abbreviazione">abbreviazione</a><a title="Acrostico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acrostico">acrostica</a> di origine <a title="Inghilterra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inghilterra">inglese</a>, per la prima volta registrata negli <a title="Anni 1950" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1950">anni 1950</a>. Contiene le iniziali e quindi contrae le parole &#8220;Bring Your Own Bottles&#8221;, che letteralmente significa: &#8220;Bisogna portare le bottiglie da sé&#8221;.<br />
In sostanza, significa che le <a title="Bevanda alcolica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bevanda_alcolica">bevande alcoliche</a> non sono fornite dal <a title="Padrone di casa (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Padrone_di_casa&amp;action=edit&amp;redlink=1">padrone di casa</a> o dall&#8217;<a title="Organizzatore (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Organizzatore&amp;action=edit&amp;redlink=1">organizzatore</a> della <a title="Festa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Festa">festa</a>, e dal ristoratore e che quindi devono essere portate dagli invitati o dagli ospiti (ai quali viene detto, appunto, BYOB)”.<br />
<img style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.staticflickr.com/6239/6407292683_e3b8d78b04_o.jpg" alt="" width="259" height="230" /><br />
La pratica del potersi portare al ristorante prediletto particolari bottiglie della propria cantina, che si desidera gustare sui piatti proposti dal locale, o condividere con gli amici, è assai diffusa negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove in un numero crescente di esercizi basta pagare il &#8220;corkage fee&#8217;&#8221; o &#8220;<a title="Diritto di tappo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_di_tappo">Diritto di tappo</a>&#8220;, una cifra variante di volta in volta e in qualche caso addirittura a costo zero, si può cenare senza consumare vino pescando dalla carta dei vini ma semplicemente portandoselo dalla propria cantina.<br />
Su Internet esistono intere pagine o addirittura siti dedicati che propongono la lista dei ristoranti BYOB, qui <a href="http://www.wine-pages.com/food/byoblist.shtml">un elenco di locali a Londra</a> e qui invece <a href="http://nymag.com/nightlife/articles/byob/">a New York</a>, e negli States la pratica si diffonde sempre di più con tecniche e modulazioni che variano da Stato a Stato. In Virginia, <a href="http://www.timesofmalta.com/articles/view/20110715/food-drink/Bring-your-own-bottle-wine-law-passed-in-Virginia.376131">come si può leggere qui</a>, un’apposita legge ha autorizzato il BYOB, e ha fissato l’ammontare del diritto di tappo che viene praticato per risarcire il ristoratore del mancato introito dovuto alla mancata vendita del vino proposto nel proprio locale.<br />
Da Birilli si completa dunque il ciclo del vino, perché i clienti oltre a potersi portare a casa le bottiglie ordinate al ristorante, ma non del tutto consumate, possono ora degustare direttamente ai tavoli del locale “le migliori etichette delle Vostre cantine”.<br />
Un’iniziativa simpatica, intelligente e moderna nello spirito, che merita di essere segnalata e incoraggiata.</p>
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<p><strong><span style="text-decoration: underline">ATTENZIONE! </span><br />
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<p><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> Lemillebolleblog, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
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			<wfw:commentRss>http://vinoalvino.org/blog/2011/12/da-birilli-arriva-il-diritto-di-tappo-anche-a-torino-il-bring-your-own-bottles%e2%80%9d.html/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Incredibile: per il Consorzio Barolo Barbaresco la Top 100 di Wine Spectator é ancora una cosa seria!</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2011/11/incredibile-per-il-consorzio-barolo-barbaresco-la-top-100-di-wine-spectator-e-ancora-una-cosa-seria.html</link>
		<comments>http://vinoalvino.org/blog/2011/11/incredibile-per-il-consorzio-barolo-barbaresco-la-top-100-di-wine-spectator-e-ancora-una-cosa-seria.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 10:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si può certo dire che il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero sia un Consorzio particolarmente loquace. In ossequio ad uno stile tutto piemontese e langhetto che predilige il fare all’annunciare di avere fatto o al puro annuncio, i comunicati che il Consorzio diffonde non sono tantissimi nel corso dell’anno e quasi sempre relativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm3.staticflickr.com/2798/4478782052_937e1ff497_o.jpg" alt="" width="441" height="105" /></p>
<p style="text-align: justify">Non si può certo dire che il <a href="http://www.langhevini.it/">Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero</a> sia un Consorzio particolarmente loquace. In ossequio ad uno stile tutto piemontese e langhetto che predilige il fare all’annunciare di avere fatto o al puro annuncio, i comunicati che il Consorzio diffonde non sono tantissimi nel corso dell’anno e quasi sempre relativi ad informazioni serie e concrete.<br />
Eppure, in questo caso, ci si trova di fronte ad un comunicato stampa, diffuso nei giorni scorsi, che sembrerebbe provenire da ben altro Consorzio, più loquace e chiacchierino, da uno di quei Consorzi del vino, e ce ne sono, che pensano di informarti anche quando piove oppure il loro presidente ha deciso di cambiare auto o cravatta.<br />
Con il titolo di “<span style="text-decoration: underline">Importante riconoscimento per i vini di Langa</span>” difatti, in aperta rottura con lo stile sinora tenuto, il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero ha ritenuto informarci che “la rivista Statunitense “Wine Spectator” ha inserito nella classifica dei “Top 100” ben 5 vini provenienti dal nostro territorio”.<br />
E dopo aver fornito l’elenco dei cinque “fortunati”, tre Barolo 2006, un Barbaresco 2007 ed una Barbera d’Alba 2007, il comunicato riporta una dichiarazione del Presidente del Consorzio <strong>Pietro Ratti</strong>, il quale afferma” avere un Barolo nei primi dieci posti ed altri due in classifica è come un sigillo che certifica l’importanza del nostro vino per gli intenditori di tutto il mondo, poi se nei primi 100 troviamo anche un Barbaresco e una Barbera d’Alba, la soddisfazione è ancora più grande.<br />
Non dimentichiamo che il giornalista Antonio Galloni sulla prestigiosa testata The Wine Advocate di Robert Parker ha appena assegnato il massimo punteggio – 100/100- al Barolo Docg 2004 Monfortino di Giacomo Conterno<em>”.</em><br />
Il comunicato, firmato dal direttore Andrea Ferrero si chiude esprimendo “grande soddisfazione quindi, per un comparto che da sempre ha fatto della qualità e del carattere unico delle sue denominazioni e dei suoi produttori, il valore aggiunto che ha portato a riconoscimenti così importanti”.<br />
Non intendo in alcun modo contestare il pieno diritto del Consorzio albese, né di qualsiasi altro Consorzio di celebrare, addirittura con un comunicato, un riconoscimento ricevuto da una rivista estera.<br />
Resto invece sorpreso che il presidente Ratti ritenga ancora, nel 2011, la presenza di cinque vini “provenienti dal nostro territorio” in una cosa da operetta come è ormai universalmente considerata la Top 100 di Wine Spectator, una “notizia” meritevole di essere promulgata urbi et orbi.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm6.staticflickr.com/5081/5223706650_93cfd33fce_o.jpg" alt="" width="360" height="325" /></p>
<p>I criteri con cui questa graduatoria viene formulata ed i risultati, con assenze clamorose e altrettanto più sorprendenti presenze, costituiscono elementi tali da aver reso la Top 100 di WS scarsamente credibile e oggetto al massimo di ironie e commenti divertiti. Stupisce che questa evidenza sfugga al buon Pietro Ratti.<br />
Dirò di più. Di fronte a questo comunicato del tutto inutile non posso che rimpiangere il classico riservo ed il rigoroso non eccesso di comunicazioni, soprattutto quelle superflue, di cui il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero ha dato nel tempo prova…<br />
Come direbbe qualcuno a Barbaresco: <strong>darmagi!</strong></p>
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<p><strong>Attenzione!<br />
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<p><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> Lemillebolleblog, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
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		</item>
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		<title>Garantito… da me! Valle d’Aosta Nebbiolo Picotendro 2009 La Kiuva</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2011/11/garantito%e2%80%a6-da-me-valle-d%e2%80%99aosta-nebbiolo-picotendro-2009-la-kiuva.html</link>
		<comments>http://vinoalvino.org/blog/2011/11/garantito%e2%80%a6-da-me-valle-d%e2%80%99aosta-nebbiolo-picotendro-2009-la-kiuva.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 07:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio dirlo subito: questo vino di cui vi sto per parlare è stato una delle belle sorprese del congresso internazionale Nebbiolo Grapes che si è svolto a fine ottobre a Stresa. Congresso di cui ho scritto, sul sito Internet dell’A.I.S., qui e poi ancora qui. E così, dopo avervi raccontato del Gattinara di Franchino e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm6.static.flickr.com/5044/5307132169_77723b03bd.jpg" alt="" width="423" height="241" /></p>
<p style="text-align: justify">Voglio dirlo subito: questo vino di cui vi sto per parlare è stato una delle belle sorprese del congresso internazionale <a href="http://www.nebbiolograpes.com/nebbiolo/index_ita.asp">Nebbiolo Grapes</a> che si è svolto a fine ottobre a <strong>Stresa</strong>. Congresso di cui ho scritto, sul sito Internet dell’A.I.S., <a href="http://www.aisitalia.it/nebbiolo-grapes-2011-%E2%80%93-parte-prima-un-completo-successo-nell%E2%80%99eleganza-raffinata-di-stresa.aspx">qui</a> e poi <a href="http://www.aisitalia.it/nebbiolo-grapes-2011%E2%80%932-perch%C3%A9-con-il-nebbiolo-il-terroir-prevale-sul-vitigno.aspx">ancora qui</a>.<br />
E così, dopo avervi raccontato del <a href="../../../../../blog/2011/11/garantito%e2%80%a6-da-me-gattinara-2005-mauro-franchino.html">Gattinara di Franchino</a> e del <a href="../../../../../blog/2011/11/garantito%e2%80%a6-da-me-bramaterra-2007-antoniotti-quando-il-porfido-non-e-perfido%e2%80%a6.html">Bramaterra di Antoniotto</a>, e dei <a href="../../../../../blog/2011/11/garantito%E2%80%A6-da-me-ghemme-dei-mazzoni-e-ai-livelli-2007.html">Ghemme di Tiziano Mazzoni</a> voglio parlarvi di un altro vino base Nebbiolo che ho degustato durante la due giorni sullo sponde del fascinoso Lago Maggiore.<br />
Non ci troviamo in Piemonte, ma nella confinante e a me carissima, <a href="http://www.regione.vda.it/default_i.asp">Vallée d’Aoste</a>, dove gli ettari vitati sono ormai solo 5-600, e dove il <strong>Nebbiolo</strong>, che qui localmente viene chiamato <strong>Picotendro</strong>, è minoritario rispetto ad altre uve. Questo anche se la prima DOC della Valle D&#8217;Aosta fu il Donnaz, oggi noto come <a href="http://www.regione.vda.it/turismo/scopri/enogastronomia/prodotti/vini/donnas_i.asp">Donnas</a>, riconoscimento ottenuto nel 1971, relativo ad un vino prodotto con Nebbiolo 100% in bassa Valle, al confine con il Piemonte e con la Doc sorella di Carema, seguita nel 1985 da un altro vino base Nebbiolo, il <a href="http://www.regione.vda.it/turismo/scopri/enogastronomia/prodotti/vini/arnad_montjovet_i.asp">Vallée d’Aoste Arnad-Montjovet</a>, prodotto da vigneti dislocati nei territori di Arnad e nei comuni limitrofi (Hône, Verrès, Issogne, Challand-Saint-Victor, Champdepraz, Montjovet), con Nebbiolo (min 70%), Dolcetto, Pinot Nero, Neyret, Freisa e Vien de Nus (max 30%). E poi l&#8217;anno successivo dall&#8217;<a href="http://www.regione.vda.it/turismo/scopri/enogastronomia/prodotti/vini/enfer_arvier_i.asp">Enfer d&#8217;Arvier</a>.<br />
Eppure anche se <a href="http://www.comune.arnad.ao.it/it/intro.aspx">Arnad</a> è una località a me veramente cara, perché evoca i ricordi bellissimi di un caro amico che se n’è prematuramente andato, <strong>Rinaldo Bertolin</strong>, e che conobbi nel 1990 quando andai ad intervistarlo per un articolo per la rivista fiorentina Pane &amp; Vino, non sapendo che la sua macelleria sarebbe diventato <a href="http://www.bertolin.com/ita/default.asp">un importante salumificio</a> noto ormai in tutta Italia, creatore del mito di un <strong>lardo</strong> che ogni anno viene onorato e golosamente <a href="http://www.festalardo.it/it/default.asp">festeggiato</a>, non posso dire di essere un regolare frequentatore della cantina produttrice del vino che vado a segnalarvi.<br />
La visitai diversi anni fa e dagli assaggi dei vini fatti in diverse occasioni in tempi più recenti non avevo ricavato impressioni tali da invogliarmi a tornare.<br />
Sulla <strong>Cantina cooperativa La Kiuva</strong>, (una delle sei cantine cooperative della Vallée) una produzione intorno alle 70 mila bottiglie, avevo un giudizio diciamo così “interlocutorio” e non entusiasta che condividevo con il punto di vista, decisamente più drastico del mio, che aveva più volte espresso la persona stupenda che mi ha introdotto più di qualsiasi altro ai vini della Vallée, l’indimenticabile e insostituibile carissimo <strong><a href="../../../../../blog/2010/06/addio-gianni.html">Gianni Bortolotti</a></strong>, che non faceva sconti a nessuno e quando c’era da lodare era il primo, ma quando c’era da criticare era ancora più schietto e deciso.<br />
<img class="alignright" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6092/6357157365_8c125c7a74_o.jpg" alt="" width="251" height="400" />La mia sorpresa, a <strong>Nebbiolo Grapes</strong>, è stata triplice: innanzitutto apprendere che alla <strong>Kiuva</strong> da qualche anno era tutto cambiato. Dal punto di vista tecnico enologico, con l’arrivo del bravo enologo albese <strong>Sergio Molino</strong>, della gestione dei 15 ettari di vigneto dei 60 soci conferitori di uve incoraggiati “a recuperare e reimpiantare i vigneti situati in zone vocate ormai abbandonate”, dell’investimento “sulla valorizzazione del vitigno principale, il Nebbiolo che localmente, sin da tempi antichi, è chiamato Picotendro”.<br />
E’ stato varato vero e proprio progetto con “l’obiettivo di produrre uve sane, ricorrendo il meno possibile all’uso di prodotti chimici nella lotta contro i parassiti fungini. Una commissione scelta tra i soci ed accompagnata dal tecnico viticolo visita con cadenza quindicinale tutti i vigneti dei soci, valutandone lo stato sanitario, i carichi di uva, la gestione del suolo e della parete fogliare. In base ai sopralluoghi si stila un giudizio per ogni vigneto, allegandovi i relativi consigli tecnici.<br />
Questo metodo di lavoro permette ai viticoltori di confrontarsi e di scambiare le diverse esperienze, arricchisce la conoscenza, valorizza il lavoro di gruppo, aumenta il senso di appartenenza e la crescita professionale”.<br />
E inoltre ho appreso che dalla “vendemmia del 2009, per la produzione di alcuni dei suoi vini, la Cooperativa La Kiuva, fondata nel 1975 e con primo conferimento di uve nel 1979, ha sperimentato lieviti  isolati nei vigneti della Valle d’Aosta; i ceppi selezionati sono stati caratterizzati dal laboratorio di microbiologia dell’Institut Agricole Régional di Aosta e sono stati testati presso la cantina sperimentale effettuando delle microvinificazioni.<br />
Questa esperienza è risultata talmente positiva da convincere gli enologi ad utilizzare dalla vendemmia 2010 solo lieviti isolati in Valle d’Aosta. Parallelamente, grazie alla collaborazione dell’<a href="http://www.iaraosta.it/">Institut Agricole Régional</a>, si procederà alla ricerca e selezione nei vigneti della zona dell’Arnad-Montjovet di lieviti locali. L’obiettivo è di caratterizzare ulteriormente le peculiarità del territorio nei nostri vini”.<br />
<img class="alignleft" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6091/6357166613_85c8d7f90f_o.jpg" alt="" width="116" height="360" />In secondo luogo ho appreso, incontrandolo a Stresa, che ad occuparsi della parte commerciale della Cave era ora un vecchio amico, <strong>Alberto Capietto</strong>, conosciuto nientemeno che alle <a href="http://www.lescretes.it/">Crêtes</a> di <strong>Costantino Charrère</strong> ad Aymavilles un giorno che ero, tanto per cambiare, in compagnia di Bortolotti.<br />
E poi, cosa più importante, a parlarmi, ed in maniera convincente, tanto che sia Alberto che io non abbiamo potuto che rammaricarci, una volta di più, che Gianni non potesse essere lì con noi, a dirci se a suo avviso le cose a suo avviso fossero ampiamente migliorate, sono stati i vini base Nebbiolo che ho degustato.<br />
I due <strong>Arnad-Montjovet</strong>, il <a href="http://www.lakiuva.it/prodotti_dettaglio.asp?pk=5">base</a>, ed il <a href="http://www.lakiuva.it/prodotti_dettaglio.asp?pk=6">Supérieur</a>, di cui vi parlerò prossimamente, ed un vino nuovo, un Vallée d’Aoste Nebbiolo Doc, che porta il nome locale <a href="http://www.lakiuva.it/prodotti_dettaglio.asp?pk=12">Picotendro</a>. I primi due affinati in legno e questo, annata 2009, affinato esclusivamente in acciaio.<br />
Ho provato questo Picotendro a Stresa, l’ho voluto riprovare con tutta calma a casa e mi sono persuaso che non solo le cose alla Kiuva sono profondamente cambiate (lo diresti anche tu <a href="../../../../../blog/2011/06/e%E2%80%99-gia-passato-un-anno%E2%80%A6-in-ricordo-di-gianni-bortolotti.html">caro Gianni!</a>), ma che con i Nebbiolo di questa Cave noi “nebbiolodipendenti” dovremo abituarci a fare i conti. Anche perché leggo che bolle in pentola un altro ambizioso progetto, quello di produrre, con quest’uva magica, anche un metodo classico… Definirò pertanto questo <strong>Picotendro 2009</strong> una bella, simpatica, non impegnativa introduzione al mondo del Nebbiolo valdostano, (dove la superficie di uva coltivata a questo vitigno è pari all’uno per cento della superficie complessiva in Italia e nel mondo), un modo molto pulito, onesto, diretto, di mostrare che con quest’uva complessa e difficile, con questa cultivar croce e delizia ma fonte di soddisfazioni uniche quando piantata nei posti giusti.</p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6058/6357161567_4f14cc8606.jpg" alt="" width="450" height="338" /></p>
<p style="text-align: justify">Da uve raccolte nella terza decade di ottobre, sottoposte a macerazione prefermentativa a freddo di 3/4 giorni, fermentazione a 30/32°con macerazione delle bucce per 5/7 giorni, svinatura dolce e affinamento in acciaio inox per otto mesi, seguiti da un paio di permanenza in bottiglia, si ottiene un vino, ben secco (due grammi di zucchero), 13 gradi di alcol e 28 di estratto secco, che si fa apprezzare per la propria coerenza espressiva, per la chiara connotazione varietale, per la sua eleganza.<br />
Colore tipicamente “nebbioloso”, rubino squillante di media intensità con una leggera vena che vira (e noi piace tanto che faccia così e che non si melanzanizzi invece…) verso il granato, mostra un naso, inconfondibile “da Nebbiolo”, floreale, delicato, con la sapidità e la vena minerale del Nebbiolo valdostano, che progressivamente vira verso una nota ben succosa di frutta che richiama lampone, ribes e prugna, e poi si completa con accenni di liquirizia, erbe aromatiche, pepe nero, il tutto in una cornice di grande freschezza, di immediatezza, di fragranza.<br />
Delicato il naso e fresca, ben polputa, di medio corpo, ma con una presenza tannica ben rilevata e non aggressiva, la bocca, salda, ricca di sapore, con il ritorno di quelle note sapide e minerali già evidenziate nei profumi, con grande equilibrio e una evidente immediatezza e piacevolezza che fa sì che il vino, anche abbinato ad un semplice hamburger di manzo o ad panino con del Lardo di Arnad come ho fatto io, si faccia simpaticamente bere. Un Nebbiolo giovane, fresco, facile da capire, godibilissimo…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La Kiuva società cooperativa</strong><strong><br />
</strong>Fraz. Pied de Ville, 42 &#8211; 11020 Arnad (AO)<br />
tel. 0125.966351 fax 0125.966755 <strong><br />
e-mail</strong><strong> </strong>: <a href="mailto:info@lakiuva.it">info@lakiuva.it<br />
</a>Sito Internet <a href="http://www.lakiuva.it/">www.lakiuva.it</a></p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm6.static.flickr.com/5044/5300470586_8d8900921b.jpg" alt="" width="320" height="299" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dubai: una panorama diverso del vino By Giuseppina Andreacchio</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2011/10/dubai-una-panorama-diverso-del-vino-by-giuseppina-andreacchio.html</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 06:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci aveva già molto favorevolmente colpito, per le acute argomentazioni e la spigliatezza dello stile intrattenendoci piacevolmente sui nuovi vini, cinesi, indiani e giapponesi, del tutto inediti per il palato italiano e oggi Giuseppina (Giusy) Andreacchio, calabrese “based in London”, da quattro anni approdata alla Vinexus, società diretta da Nicolas Belfrage MW (il più grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6162/6195407598_54ded6096f_o.jpg" alt="" width="410" height="298" /></p>
<p style="text-align: justify">Ci aveva già molto favorevolmente colpito, per le acute argomentazioni e la spigliatezza dello stile intrattenendoci piacevolmente <a href="../../../../../blog/2011/08/il-palato-italiano-assaggera-mai-vini-cinesi-indiani-e-giapponesi-realta-produttive-di-cui-si-deve-sempre-piu-tenere-conto.html">sui nuovi vini, cinesi, indiani e giapponesi</a>, del tutto inediti per il palato italiano e oggi <strong>Giuseppina</strong> (Giusy) <strong>Andreacchio</strong>, calabrese “based in London”, da quattro anni approdata alla <a href="http://www.vinexus.co.uk/">Vinexus</a>, società diretta da <strong>Nicolas Belfrage </strong>MW (il più grande conoscitore di vini italiani di lingua inglese) secondo anno del Diploma alla <a href="http://www.wsetglobal.com/">WSET</a>, Wine and spirit education trust, torna a regalarci un interessantissimo articolo sul mondo del vino.<br />
Questa volta lo fa con un resoconto delle impressioni sul consumo (difficile e sotterraneo) di vino, nientemeno che dagli Emirati Arabi, dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dubai">Dubai</a>. Sicuramente un bel posto, ma visto com’è complicato bere un bicchiere di vino, forse meglio restarsene a casa… Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify">A volte diamo per scontate molte cose: andare in un’enoteca per acquistare una buona bottiglia per una cena importante o al supermercato per un paio di bottiglie semplici da bere durante un barbecue con amici&#8230; Abitudini che, per noi europei, sono una normalità diventano invece vere e proprie utopie in altri continenti!<br />
Sono di ritorno dopo una settimana di vacanza a Dubai dove, prima di partire, mi ero ripromessa di non bere vino (conoscendo la cultura araba che lo proibisce) e di rilassare mente e corpo. E invece non ce l’ho fatta: dopo qualche giorno, mi sono ritrovata a fare ricerche e considerazioni su cosa beve la gente a Dubai e quali sono le ‘regole’ del gioco.<br />
Così, passando da un club all’altro insieme ad amici che vivono lì da molto tempo, non mi sono risparmiata di assaggiare qualche vino in lista e fare domande sul consumo del vino a Dubai.<br />
Innanzitutto non dimentichiamo che Dubai è la città che più di tutte, tra gli emirati arabi, ha un aspetto moderno, quasi futuristico e liberale, molto europeo direi, in particolare con una forta impronta londinese. Sebbene imbattersi in donne arabe coperte da vesti e burka sia la norma, la maggior parte degli abitanti di Dubai (4 milioni di anime) é di provenienza europea (l’80% della popolazione).<br />
La maggior parte sono inglesi che si sono trasferiti per iniziare grandi business ed altri europei (mi é sembrato di capire che la presenza italiana sia abbastanza consistente). Prima di parlare di cultura araba che non dà al vino un ruolo importante nella dieta come avviene in altre culture (tutto ciò che in qualche modo potrebbe alterare e compromettere il corpo, dato in dotazione da Allah, viene considerato malefico e da bandire, e quindi niente fumo, vino ed altro&#8230;), una considerazione deve essere fatta in relazione al tempo, caldo ma con una forte componente di umidità. Già alle 9 di mattina si registrano 36 gradi e questo certo rende il consumo di alcol difficile da ‘digerire’.<br />
La conseguenza é infatti che grandi consumatori di vino come gli inglesi tendono invece a bere solo cocktails, dando ad essi la priorità durante le grandi uscite settimanali e del weekend, che comincia il giovedì sera per finire il sabato, essendo la domenica il primo giorno settimanale di lavoro. Una sera, in compagnia di un gruppo di amici inglesi, li ho spinti ad ordinare del vino. Ovviamente Riesling e Gewürztraminer sono stati dapprima la scelta (come sapete tutti perché basso é il loro titolo alcolometrico).<br />
Un Riesling 2010 giovane ma piacevolissimo e un 2005, stessa casa (non avevo il mio notebook per prenderne nota) più sviluppato, rilassato, con belle note di petrolio e kerosene, provenienti dall’Alsazia. In seguito un Pinot Grigio veneto (non farò certo pubblicità ma si tratta un’azienda famosissima che comunque non ho gradito), e infine un cru Pinot Grigio dell’Alto Adige, rinfrescante con spiccate note minerali, delicato che ho gustato fino alla fine, prodotto da una cantina anch’essa famosa.<br />
L’amaro é arrivato col conto: per un calice da 100ml di vino fermo di media qualità in un posto chic si paga da 100 dirhams (20Euro circa) e per una bottiglia 300 dirhams (65 Euro circa). Una bottiglia di Dom Perignon (annata tipo 1996) che costa circa 150 pounds in Inghilterra, quindi euro 171.00, era al bicchiere, 335 dirhams (ossia 67 euro) quindi come potete notare facendo qualche calcolo delle quattro bottiglie bevute  si arriva all’equazione: vino a Dubai molto costoso! Totale del conto: 300 euro senza mettere nello stomaco un boccone!<br />
La tipologia più diffusa di vini include vini alsaziani, tedeschi, italiani di grande aziende (alcune grandi rappresentanti del vino italiano, altre meno) che fanno molto marketing ma assenza di aziende piccole. Ovviamente l’importazione del vino ha un raggio d’azione limitato e la burocrazia è complessa.<br />
Il mercato del vino é comunque in netta crescita e i vini degli Chateaux di Bordeaux hanno prezzi da capogiro in quanto sono la norma negli hotels a cinque e 6 stelle, essendo Dubai la capitale che vanta l’unico hotel a sette stelle, Burj Al Arab che ti presenta uno scontrino di 200 dirahms (18 euro) soltanto per fare una passeggiatina nella sua hall.<br />
Tornando al costo del vino, certamente questo deve essere letto nel contesto del lusso sfrenato di quella città dove tutti hanno macchine nuovissime e costose. Parlando con chi vive lì mi é stato detto che ogni anno le macchine devono essere revisionate ed esiste un grande mercato di automobili all’asta. La città é stata da me definita la città del futuro, un’oasi in mezzo al deserto, in costruzione, molto pulita e con ostentata ricchezza per soddisfare la sete di potere dei ricchi sceicchi arabi, i quali non hanno esitato a far costruire un’imponente torre nel Medio Oriente, nel centro della citta’ di Dubai.<br />
Si arriva al 128 piano in un minuto ma l’edificio, che é il piu’ alto del mondo, Burj Khalif é il suo nome, arriva a ben 828 metri. La mia amica italiana che vive a Dubai mi diceva che durante la costruzione era stata completamente coperta per non svelare  la sua altezza dandole modo di vincere il primato, senza precedenti.<br />
Ragionevolmente pensavo che non avrei mai visto arabi consumare alcol al bancone o nei ristoranti, e invece non é così! Anche loro, quindi, tradiscono il loro credo.. é una grande contraddizione se si considera il fatto che i musulmani non possono assolutamente comprare alcol nei posti dove ciò é permesso solo ai non-musulmani.</p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6138/6195413272_4aede60e63_o.jpg" alt="" width="405" height="304" /></p>
<p style="text-align: justify">Sono due le aziende con punti vendita ossia A&amp;E (African &amp; Eastern) e MMI (Maritime Mecantile International). Il secondo ha un punto vendita a Mall of the Emirates, un centro commerciale cosi’ maestoso da includere all’interno una pista da sci e poi a Dubai Carrefour, un ipermercato davvero iper. I musulmani non sono ammessi assolutamente, mentre i residenti non musulmani devono esibire la licenza per poter acquistare delle bottiglie.<br />
Il risvolto ovvio del proibizionismo é che esiste un vasto mercato nero per l’alcol. I musulmani si ritrovano a comprare le bottiglie sui siti Internet e a vedersi il vino recapitato a casa come fosse una consegna di pizza a domicilio! Se scoperti, rischiano però la prigione. Per l’alcol la tolleranza è zero, per cui non si può guidare ne’ andare in taxi con nessuna bottiglia e per farlo bisogna possedere la licenza.<br />
Questa misura non sarebbe male se introdotta in paesi dove gli incidenti e i disastri causati da guidatori ubriachi registra annualmente tanti morti, per la maggior parte giovani. Ne’ si può camminare per strada con una birra in mano: ciò è proibito perché considerato altamente offensivo.<br />
Gli unici posti dove si consuma il vino tranquillamente e che possiedono la licenza sono gli hotels, o meglio i bars dentro gli hotel, dove, appena entri, ti srotolano una costosa lista dei vini. Ma se decidi di andare nei supermercati (diffusissimi gli inglesi Waitrose e Marks and Spencer) scordati, caro lettore, di trovarti confuso di fronte alle centinaia di etichette di vini, di solito di media o buona qualità in questi supermercati, come succede a Londra!<br />
Ci sono solo bevande non alcoliche e succhi di ogni tipo, con l’aggiunta di uno spumante non alcolico fatto dal melograno che va molto forte&#8230;la Heineken si è vista costretta a produrre una birra non alcolica con packaging esattamente uguale alla fermentata che ho voluto assaggiare. Era bevibile, con una schiuma molto fitta e agglomerata, dissetante ma piatta, senza quel vigore e vivacità associata comunemente alla bevanda.<br />
Se ti accorgi improvvisamente, tornando dal mare, che é l’ultimo giorno in cui si proietta il film da poco uscito e che volevi vedere, basta solo una telefonata per prenotare e all’arrivo, al cinema,  troverai la poltrona-letto, con annessa copertina, grande schermo e il cameriere che ti servirà qualsiasi cosa tu desideri dal bar e dalla cucina. Incredibile&#8230;.<br />
La cosa che piu’ mi ha colpito positivamente é la sicurezza che c’é in quella citta’: nessuno penserebbe mai di derubare qualcuno e questo dà molta tranquillità e rilassa anche il piu’ stressato viaggiatore. Se perdi un oggetto, tipo un telefonino, questo viene, in seguito a varie firme di moduli, ridato al possessore. E se vuoi comprare una scheda per il telefono, senza passaporto non ci riuscirai mai. Questo e’ un aspetto che mi ha colpito positivamente. Per concludere: l’unica soluzione dove anche i musulmani possono fare acquisti di bevande alcoliche è l’immenso duty-free di Dubai che sembra un bazar, dove si può trovare qualsiasi prodotto, alcolico e non, col vantaggio di non pagare l’Iva.<br />
Privilegio, questo, di cui sia arabi del posto che residenti soltanto,  possono vantare vivendo a Dubai e negli stati limitrofi (<a title="Abu Dhabi (emirato)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abu_Dhabi_%28emirato%29">Abu Dhabi</a>, <a title="Ajman" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ajman">Ajman</a>, <a title="Fujaira" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fujaira">Fujaira</a>, <a title="Ras al-Khaima" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ras_al-Khaima">Ras al-Khaima</a>, <a title="Sharja (emirato)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sharja_%28emirato%29">Sharja</a> e <a title="Umm al-Qaywayn" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umm_al-Qaywayn">Umm al-Qaywayn</a>).<br />
I musulmani possono comprare fino a due litri massimo di vino e due litri di alcol, mentre non ci sono limitazioni per i non musulmani. Quindi varie volte mi sono chiesta che gran confusione deve avere un musulmano sulla scelta di bere o meno, su quello che può bere e dove lo può trovare, oltre alla paura di finire in prigione se viene preso improvvisamente dalla voglia di farsi un bicchiere.<br />
Per cui caro lettore amante del vino, prima di andare a Dubai informati, perché se pensi, arrivato in città, di fare pranzo con un’insalata e una bella pinta di birra, rinfrescante, riceverai solo un bel sorriso dal cameriere il quale ti porterà, ridendo sotto i baffi, una lunga lista di acque e succhi di frutta!<br />
E non pensare, quando sarai in spiaggia, di buttarti in acqua per rinfrescarti un po’ perche’ potresti sentirti venir meno, ritrovandoti immerso in un’acqua che al termometro fa 40 gradi, quindi un liquido bollente che, anziche’ darti refrigerio ti darà solo la voglia, appena uscito, di farti un altro bel succo di frutta, se sei in spiaggia libera.<br />
Se sarai in hotel, non ti preoccupare allora, perché il cameriere ti porterà, con tanto di vassoio, un bicchiere di vino o un bel cocktail laddove tu sei, senza doverti muovere neanche di un centimetro&#8230;<br />
Giuseppina Andreacchio</p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6080/6045323481_e4d565b97c_o.jpg" alt="" width="378" height="284" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Avviso a tutti gli amanti del vino!<br />
<span style="color: #ffff00">Iscrivetevi alle newsletter dell’A.I.S.</span></strong> <a href="../../../../../blog/2011/09/sito-internet-a-i-s-occorre-iscriversi-alle-news-letter-per-continuare-a-riceverle.html"><br />
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		<title>Vigneti della Serenissima Doc: cos’è? Cui prodest?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 06:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono veramente stupito che nessuno di fronte all’ennesima infornata di nuove, inutili Doc e Docg, decretate dal Comitato nazionale vini guidato dal notaio Giuseppe Martelli, infornata che ha avuto il pubblico plauso di un Ministro delle Politiche Agricole che alla testa di un minipartitino da 0,1% minaccia di far cadere il governo, nessuno, nemmeno quei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6161/6177865856_e3689d7003_o.jpg" alt="" width="400" height="205" /></p>
<p style="text-align: justify">Sono veramente stupito che nessuno di fronte all’ennesima infornata di <a href="http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4175">nuove, inutili Doc e Docg</a>, decretate dal Comitato nazionale vini guidato dal <a href="../../../../../blog/2011/07/domanda-ma-il-giuseppe-martelli-di-oggi-e-lo-stesso-martelli-del-dicembre-2008.html">notaio Giuseppe Martelli</a>, infornata che ha avuto il <a href="../../../../../blog/2011/09/anche-al-nuovo-ministro-delle-politiche-agricole-saverio-romano-piacciono-le-doc-a-un-tanto-al-chilo.html">pubblico plauso</a> di un Ministro delle Politiche Agricole che alla testa di un minipartitino da 0,1% <a href="../../../../../blog/2011/09/vino-e-politica-ministero-delle-politiche-agricole-come-siamo-caduti-in-basso.html">minaccia di far cadere il governo</a>, nessuno, nemmeno quei “ragazzacci” di <a href="http://www.intravino.com/">Intravino</a>, si sia alzato in piedi chiedendo &#8220;ma <a href="http://www.scherziaparte.mediaset.it/">siamo su Scherzi a parte?</a>&#8220;.<br />
Nella riunione del 14-15 settembre del Comitato nazionale vini si è consumata una vera comica, uno scherzo d’autore, con <a href="http://www.stradedeivini.it/brevi.asp?Varie1=17+novita+dal+Comitato+Nazionale+Vini+%3A+nuove+docg+e+modifiche+a+doc+e+igt">la decisione di autorizzare</a> la nascita di una Doc che è puro burlesque sin dal suo nome, <strong>Vigneti della Serenissima</strong> o <strong>Serenissima</strong>.<br />
Cari lettori, non perdete tempo, l’ho già fatto io per voi, a cercare di sapere in che cosa consista questa Doc, quale vitigni comprenda. Dalle ricerche su Google e altrove apprenderete al massimo questo, che la Doc Vigneti della Serenissima o Serenissima ha un “territorio di produzione compreso nelle Provincie di Belluno, Treviso, Padova, Vicenza e Verona”.<br />
Nemmeno se andrete sul sito Internet della Regione Veneto, nella parte relativa <a href="http://www.regione.veneto.it/Economia/Agricoltura+e+Foreste/Agroalimentare/Prodotti+tipici+e+di+qualita/DOC+DOCG+e+IGT/">al buon vino del Veneto</a>, alle Doc-Docg-Igt e poi <a href="http://www.regione.veneto.it/Economia/Agricoltura+e+Foreste/Agroalimentare/Prodotti+tipici+e+di+qualita/DOC+DOCG+e+IGT/I+prodotti/">ai singoli vini</a>, troverete nulla. E se aveste la pretesa di scaricare il file pdf con <a href="http://www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/7ECCB9DC-E51C-4AEF-A439-D18D10354A10/0/ElencoDOCGDOCIGTVeneto11gen2011.pdf">l’elenco dei vini Doc, Docg, Igt del Veneto</a>, non servirebbe a nulla, perché il file è &#8220;aggiornato&#8221; all&#8217;11-1-2011 e non riesce in alcun modo a star dietro all’iper attivismo del Comitato nazionale vini, che ad ogni sua assise decreta (forse perché prima di Romano al Ministero delle Politiche Agricole c’erano due veneti Doc come Zaia e Galan?) sempre nuove denominazioni made in Veneto.</p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6158/6177864248_aeec6c766e_o.jpg" alt="" width="450" height="338" /></p>
<p style="text-align: justify">Non so nulla di questa novella Doc burla, (per avere il suo disciplinare sono disposto a sganciare degli <em>sghei</em> o <em>schei</em> come diavolo si dice…), che mette insieme sotto l’emblema del Leone alato un territorio vastissimo, ovvero le province di Belluno, Treviso, Padova, Vicenza e Verona e resto in attesa, anche di lumi sulla <a href="../../../../../blog/2010/09/tre-nuove-docg-per-il-veneto-malanotte-ma-la-notte-ma-la-notte%E2%80%A6-no.html">misteriosa Docg Piave Malanotte.</a><br />
Ma sono già in grado di anticiparvi la dicitura che appare nel logo della Doc e del costituendo Consorzio. Tre sole parole, <strong>oggi le comiche</strong>, e l’assicurazione che la vendemmia delle uve destinate alla Serenissima Doc avverrà rigorosamente in costume del Cinque-Seicento, con crinoline, scollature quadre, farsetti, faldiglie e verdugali, con l’accompagnamento di opere di Giovanni Matteo Asola e Giovanni Croce, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xeMqj9zpAXc">Andrea e Giovanni Gabrieli</a> e Giovanni da Bassano.<br />
L’<a href="../../../../../blog/2010/03/sparate-da-campagna-elettorale-per-il-vice-presidente-della-regione-veneto-l%E2%80%99amarone-ha-3000-anni-di-storia.html">Assessore Manzato</a> ed il <a href="../../../../../blog/2010/03/sparate-da-campagna-elettorale-per-il-vice-presidente-della-regione-veneto-l%E2%80%99amarone-ha-3000-anni-di-storia.html">Governatore Zaia</a> hanno già assicurato la loro presenza…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>p.s.</strong><br />
da leggere assolutamente <a href="http://acevola.blogspot.com/2011/09/italian-high-noon-five-rode-in.html">lo strepitoso articolo</a> dedicato alla tristezza delle sole cinque regioni italiane rimaste senza nessuna Docg da <strong>Alfonso Cevola</strong> sul suo wine blog <span style="text-decoration: underline">On the wine trail in Italy</span></p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6155/6178007278_185748291c_o.jpg" alt="" width="420" height="280" /></p>
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		<title>Castel del Monte Bombino nero Docg: il punto di vista del Presidente del Consorzio</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 06:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora reazioni, e al massimo livello, dopo il mio post – leggete qui &#8211; dove mi ponevo qualche interrogativo sulla Docg al Castel del Monte Bombino nero, la prima Docg en rosé di Puglia. Dopo l’intervento di Carlo e Sebastiano de Corato, responsabili di una delle aziende simbolo della denominazione che prende il nome dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm3.static.flickr.com/2745/4487820207_4410503088.jpg" alt="" width="450" height="338" /></p>
<p style="text-align: justify">Ancora reazioni, e al massimo livello, dopo il mio post – <a href="../../../../../blog/2011/06/arriva-la-docg-per-un-rosato-italiano-ma-perche-al-castel-del-monte-bombino-nero.html">leggete qui</a> &#8211; dove mi ponevo qualche interrogativo sulla <strong>Docg al Castel del Monte Bombino nero</strong>, la prima Docg en rosé di Puglia.<br />
Dopo <a href="../../../../../blog/2011/07/ancora-a-proposito-della-nuova-docg-castel-del-monte-bombino-nero.html">l’intervento di Carlo e Sebastiano de Corato</a>, responsabili di una delle aziende simbolo della denominazione che prende il nome dal <a href="http://www.casteldelmonte.beniculturali.it/index.php?it/93/il-castello">fantastico castello</a> fatto costruire da Federico II di Svevia, la <a href="http://www.rivera.it/">Rivera</a> di Andria, pubblico con grande piacere l’intervento di <strong>Francesco Liantonio</strong>, Presidente delle <a href="http://www.torrevento.it/">Cantine Torrevento</a> di Corato, e presidente del <a href="http://www.stradavinicasteldelmonte.it/">Consorzio di tutela del Castel del Monte Doc</a> (e ora Docg), nonché vicepresidente della <a href="http://www.federdoc.com/">FederDoc</a>.<br />
Mi riservo di replicare a questo intervento, appassionato e davvero molto interessante, la prossima settimana.</p>
<p style="text-align: justify">“Gentilissimo Dottor Ziliani, volevo scusarmi con Lei per il ritardo nel risponderle, ma purtroppo è andata così. Siamo isolati da oltre un mese e imbufaliti, mi sia concesso il termine. Questa situazione è dovuta a continui furti di cavi telefonici sulla linea e a danneggiamenti vari avuti sulle diverse centrali che collegano l’azienda Torrevento al mondo intero.<br />
Non è possibile e non è giusto che nel terzo millennio, considerato il coso dei servizi, un intero territorio rimanga isolato a causa di farabutti che nulla hanno a che fare con la brava gente, con gli onesti lavoratori della nostra tanto amata Regione Puglia che ogni giorno all’alba si mettono in campo. Mi scuso per la premessa ma è da questa riflessione che vorrei partire.<br />
Tutta l’area del Castel del Monte (gran parte coincide con il <a href="http://www.altramurgia.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=80&amp;Itemid=284">Parco Rurale dell’Alta Murgia</a>) rappresenta uno dei territori più vocati per la vitivinicoltura di qualità e di altura della nostra regione. Da sempre sulle colline murgiane sono presenti i nostri alberelli e le nostre spalliere di vite, con le radici che vanno a ricercare nutrimento tra i sassi calcarei e rocciosi caratteristici della nostra terra.<br />
Territori collinari, lontani dai centri abitati, difficili da coltivare, ma che la grande saggezza e preziosa esperienza dei coltivatori di un tempo , riconoscevano con certezza come ideali (per altitudine, struttura del terreno, clima..) per i nostri vitigni più tipici come il rinomato Bombino Nero da sempre presente nel territorio murgiano prevalentemente nell’area di Corato tanto da essere chiamato “ rosato di Corato”.<br />
Il vino rosato ottenuto da tempo immemorabile viaggiava anonimo verso altri lidi alla ricerca di una notorietà che purtroppo non gli apparteneva (stessa sorte la subiva il Nero di Troia). Pian piano tutto questo cambiava, e, grazie ad aziende importanti e storiche presenti sul territorio, il rosato ottenuto da Bombino nero otteneva sin dagli anni sessanta, una Sua precisa identità, che nel tempo si consolidava e diventava certezza produttiva.<br />
Nel 1998 si costituiva il Consorzio di Tutela dei Vini Doc Castel del Monte, da me presieduto, che immediatamente diventava il riferimento e il tavolo di concertazione dell’intera filiera produttiva, si creavano strategie comuni, si cresceva in armonia, senza invidie, senza cattiverie e soprattutto senza voler competere con nessuno.<br />
In poco tempo il Consorzio rappresentava quasi il 100% della produzione e della trasformazione, abbiamo sperimentato (su incarico ministeriale) insieme ad altri consorzi italiani blasonati (solo 28 in tutta Italia su oltre 350 DOC) il piano dei controlli , autotutela, rappresentando( purtroppo ) da soli l’Italia centrale, meridionale e isole comprese.<br />
Il consorzio è diventato un punto di riferimento in Italia per serietà, competenza e ha dimostarto a tutti che anche al sud si possono creare sinergie e sodalizi consortili. Mi ha stupito leggere, che Lei non è riuscito a contattare i nostri uffici, sono sempre aperti e sono ubicati al centro di Corato su Corso Cavour, in un palazzo prestigioso.<br />
Mi farebbe tanto piacere averla in visita, per farLe apprezzare i nostri sforzi produttivi e strutturali oltre che la passione e la dedizione che caratterizza il nostro lavoro quotidiano.<br />
La DOCG non è una gara , non è un premio come ho letto sul Suo blog, non c’è nessuna competizione in atto con gli amici salentini. La DOCG è il riconoscimento nell’ambito di una DOC di un particolare pregio produttivo, è una ulteriore garanzia al consumatore, è la volontà dichiarata nei disciplinari di produzione di produrre con regole ancora più rigide, il tutto per esaltare e offrire al mercato quelle eccellenze produttive che la nostra terra ogni anno offre, e tutto questo si può ottenere solo su un territorio che ha determinato chiarezza e trasparenza alle proprie produzioni.<br />
Questo noi produttori della DOC Castel del Monte l’abbiamo fatto con convinzione e coraggio da sempre e soprattutto nell’ultimo quinquennio. L’uva Bombino Nero rappresenta per noi tutti una storia, un presente, un futuro importante, una certezza.<br />
<img class="alignright" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm6.static.flickr.com/5311/5912875777_0063b4594d_o.jpg" alt="" width="240" height="180" />Il suo grappolo ha della peculiarità uniche e di assoluta importanza produttiva ,nella sua composizione ci sono sempre acini che, in fase di maturazione, rimangono un po’ verdolini. Questa è una caratteristica importante e unica che determina un colore rosato petalo di rosa…bellissimo…, una giusta acidità, un persistente frutto di vaniglia, che lo rende particolarmente delicato e assolutamente identitario del territorio murgiano.<br />
Territorio che si autovalorizza grazie anche alle sue produzioni eccellenti. La valorizzazione del vino ottenuto dal Bombino nero si è compiuto finora attraverso un lungo cammino fatto di piccoli traguardi, di sconfitte e successi, di gioie e dolori, di dubbi e certezze.<br />
Tanto tempo è stato dedicato e sottratto alle nostre famiglie, non semplicemente finalizzato ad ottenere un riconoscimento a DOCG di alcune nostre produzioni, questo sarebbe offensivo per oltre 1600 contadini, vignaioli, tecnici e tantissime altre persone! Il tempo è stato speso per riscattare le nostre produzioni da un anonimato produttivo non giusto, forse voluto da qualcuno, che ci spinge ancora oggi a lottare per far conoscere ed apprezzare le eccellenti qualità produttive che la nostra terra e i nostri vitigni autoctoni oggi ci propongono.<br />
Quindi la DOCG non è un traguardo, non è un premio, ma è uno strumento giusto a tutela del consumatore e idoneo alla valorizzazione di una produzione fortemente identitaria di una storia, di una tradizione, di una cultura produttiva, di cui il rosato ottenuto da Bombino nero è giustamente rappresentativo insieme ad altri fra i migliori rosati italiani.<br />
Non c’è mai stata competizione con gli amici produttori del sud della Puglia, ma insieme, e forse con operatività diversa, stiamo contribuendo alla crescita qualitativa delle nostre produzioni, volendo insieme diventare ambasciatori e sostenitori delle nostre produzione e della nostra tanto amata regione Puglia.<br />
Probabilmente a noi il compito di avviare il cammino , agli amici del Salento l’augurio di completare al più presto il riordino e diventare protagonisti tutti insieme di un percorso responsabile e costruttivo che ruota intorno alla valorizzazione dei nostri vitigni autoctoni e della nostra terra.<br />
Concludo dicendo che sono sempre più convinto che con tutti i soci del Consorzio di tutela della DOC Castel del Monte in tanti anni di cammino di strada ne abbiamo fatta, e che le scelte fatte e i risultati ottenuti sono solo l’inizio di un percorso che porterà le nostre produzioni legittimamente e senza alcun tentennamento, per giusti e riconosciuti meriti qualitativi, ad essere sempre di più rappresentativi di una identità fortemente legata alla cultura regionale pugliese che rappresenta con orgoglio e onore l’eccellenza produttiva italiana.<br />
<img class="alignleft" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6018/5913481646_9a930ee21c_o.jpg" alt="" width="220" height="193" />La strada intrapresa anche se in salita e l’impegno dei produttori e dell’intera filiera produttiva della DOC Castel del Monte, non può che far bene alla nostra cultura italiana e non del male.<br />
La ringrazio per lo spazio che vorrà concedermi sul suo autorevole Blog, vorrei che la mia lettera non sia considerata una risposta ai suoi quesiti, ma una mia semplice e moderata rappresentazione di una realtà pugliese in movimento che grazie al costante e consapevole impegno di oltre 1600 produttori agricoli vuole valorizzare e far conoscere al mondo intero le proprie eccellenze partendo dalla capacità di coniugare innovazione e tradizione stando tutti uniti, senza competere ma creando sinergie.<br />
Noi tutti ci rispecchiamo nel nostro Bombino nero quale vitigno identitario della nostra terra che grazie alla sua qualità e alla forza produttiva che rappresenta, merita di essere annoverato fra i migliori rosati italiani nel mondo. Questo vuol dire passare dalle parole ai fatti.<br />
Cordiali saluti Francesco Liantonio”.</p>
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		<title>Santa Margherita s’inventa il Pinot grigio metodo classico per festeggiare</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma ne sentivamo veramente il bisogno? Cose incredibili accadono quando si festeggiano i primi cinquant’anni di attività. Prendi ad esempio una casa spumantistica che è diventata leader (o co-leader protesteranno in quel di Trento) del settore del metodo classico costruendo negli anni una Cuvée dal nome ambizioso non poco realizzata con un mix ragionato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2011/05/SantaMargherita-Magnum-15l-Pinot-Grigio-MC.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5308" style="margin: 3px" src="http://vinoalvino.org/files/2011/05/SantaMargherita-Magnum-15l-Pinot-Grigio-MC-116x300.jpg" alt="" width="116" height="300" /></a><strong>Ma ne sentivamo veramente il bisogno?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Cose incredibili accadono quando si festeggiano i primi cinquant’anni di attività. Prendi ad esempio <a href="http://www.berlucchi.it/">una casa spumantistica</a> che è diventata leader (o co-leader protesteranno in quel di Trento) del settore del metodo classico costruendo negli anni <a href="http://www.berlucchi.it/pages/cuvee_imperiale_brut.php">una Cuvée dal nome ambizioso</a> non poco realizzata con un mix ragionato di uve Chardonnay e Pinot nero provenienti da tre-quattro aree diverse, Franciacorta, Oltrepò Pavese, Trentino (e Alto Adige).<br />
Una Cuvée di assoluta popolarità facile da trovare perché prodotta in alcuni milioni di esemplari e disponibile nei canali non specializzati e non “eno-fighetti” della <strong>Grande Distribuzione</strong>.<br />
Arriva il 2011, l’anno in cui si festeggia il <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2010/11/05/un-francobollo-celebra-i-primi-cinquant%E2%80%99anni-del-franciacorta/">primo mezzo secolo di storia del Pinot di Franciacorta</a>, e cosa ti combina questa grande azienda che pur essendo “<em>based in Franciacorta</em>”, a Borgognato di Cortefranca, per anni e anni è stata testimone (pur <a href="http://www.anticafratta.it/">essendo in qualche modo coinvolta</a>) dello sviluppo, Docg e cose varie, tra cui il traguardo di dieci milioni di bottiglie prodotte, di questa vivacissima zona bresciana?<br />
Succede che il testimone sceglie di trasformarsi in protagonista, e di quelli pesanti, di questo sviluppo, scegliendo senza esitazioni di <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2011/03/01/cosa-cambiera-in-franciacorta-con-una-guido-berlucchi-sempre-piu-franciacortina/">darsi un’identità sempre più franciacortina</a>, di rinunciare progressivamente all’acquisto di uve nelle altre zone tradizionali sue fornitrici, di <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2011/04/05/berlucchi-e-al-vinitaly-il-cellarius-diventa-franciacorta-docg/">far diventare Franciacorta Docg</a> via via tutti i suoi… “spumanti”. Roba da rimanere basiti, tanto importante e passibile di imprevedibili evoluzioni è questo processo di trasformazione.<br />
Il traguardo dei primi cinquant’anni di storia di <a href="http://www.santamargherita.com/it/50_pinot_grigio">un vino riconosciuto da tutti come innovativo</a>, e punto di svolta per l’enologia italiana in bianco, ha indotto però un’altra importante azienda italiana, uno dei marchi più forti e riconosciuti nel mondo, parlo della <a href="http://www.santamargherita.com/it/">Santa Margherita</a> di Fossalta di Portogruaro, proprietà dei conti Marzotto inventrice e leader italiana del <strong>Pinot grigio</strong>, creato dai suoi enologi proprio cinquant’anni orsono e affermatosi sino a diventare il <strong>varietale</strong> simbolo del vino bianco italiano nel mondo, ad inventarsi qualcosa di inedito. Di cui, detto con molta franchezza, nessuno sentiva il bisogno&#8230;<br />
Lo dicono in tanti, spesso a sproposito, che “gli spumanti” tirano, hanno successo, piacciono, e la loro immagine cresce tra i consumatori.<br />
E così Santa Margherita, <a href="http://www.santamargherita.com/it/products/vini_spumanti">che già produce “spumanti” metodo Charmat</a>, base Prosecco e base Pinot bianco, e che recentemente ha messo a segno l’acquisizione di una tenuta a Refrontolo in provincia di Treviso, nella fascia pedemontana tra Conegliano e Valdobbiadene, cuore delle terre del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene D.O.C.G., 12 ettari di cui 8 piantati a glera, e nella cui galassia figurano già aziende che <a href="http://www.kettmeir.com/it/classico_brut">producono bollicine</a>, la <a href="http://www.kettmeir.com/it/">Kettmeir</a> in quel di Caldaro in Alto Adige e nientemeno che la <a href="http://www.cadelbosco.com/it/#/home">Cà del Bosco</a> ad Erbusco, simbolo della Franciacorta, cosa ha tirato fuori dal cappello del mago?<br />
Per non farsi mancare niente si è inventata <a href="http://www.santamargherita.com/it/pinot_grigio_metodo_classico">un metodo classico</a>, ma non un metodo classico qualsiasi, fatto con le solite, noiose e prevedibili uve Chardonnay, Pinot nero e/o Pinot bianco. Macché, per rimanere in linea con il proprio pionierismo sul Pinot grigio e per celebrare i primi cinquant’anni “dalla nascita del Pinot grigio Alto Adige ottenuto dalla vinificazione in bianco di sole uve Pinot Grigio” è stato creato, testuali parole del comunicato stampa, “lo spumante Santa Margherita Pinot Grigio Alto Adige Metodo Classico 2009.<br />
Un prodotto che l’esperienza degli enologi Santa Margherita ha reso possibile, partendo dalla particolare selezione delle uve,  provenienti solamente da vigneti in alta collina e raccolte in anticipo rispetto alla normale data di vendemmia”. E così ecco nascere “il primo spumante metodo classico ottenuto in Italia utilizzando esclusivamente questa varietà”.<br />
<img class="alignnone" src="http://farm6.static.flickr.com/5147/5675688995_b0b8480f67_o.jpg" alt="" width="230" height="350" /><br />
Non entro nel merito, non avendo assaggiato il vino (e francamente non avendo un particolare desiderio di farlo, nonostante il mio impegno con <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">il blog bollicinaro</a>) delle note ampiamente positive che, sempre nel comunicato stampa, l’azienda riserva al nuovo nato, definito “spumante che combina eleganza e complessità, piacevolezza immediata e profondità sensoriale”.<br />
Mi chiedo, prendendo atto che le uve arrivano da vigneti posti a 4-500 metri di altezza in Alto Adige (in prevalenza area Oltradige), che la permanenza sui lieviti dichiarata è di 14 mesi e la “capacità di invecchiamento” promessa (manco fosse un vino rosso) di 5/6 anni, e che il contenitore scelto è stato nientemeno che <strong>un magnum</strong>, se davvero avesse un senso festeggiare questo importante lieto evento regalandosi la soddisfazione di aver creato il primo spumante metodo classico ottenuto in Italia.<br />
E mi chiedo soprattutto se il mercato, noi consumatori, che pure di metodo classico ne possiamo trovare a iosa, a denominazione d’origine, Docg o Doc, oppure semplici “spumanti” ottenuti dai vitigni tradizionalmente utilizzati nel mondo, o da vitigni autoctoni quali Verdicchio, Gavi, Blanc de Morgex, Erbaluce, sentissimo veramente il bisogno di un Pinot grigio metodo classico. Anche se targato Santa Margherita…</p>
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		<title>Bellissimo Brunello: degustazione di 2006, con Giacomino Suckling &#8220;pifferaio magico&#8221;, a New York</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continua l’operazione che potremmo definire in sintesi di “passaggio all’incasso” dell’ex deus ex machina per l’Europa (e per l’Italia segnatamente) James Suckling, che non pago di aver lanciato il suo nuovo fiammeggiante sito Internet personale, inevitabile modello ormai per ogni giornalista dabbene che voglia mettersi in scena da solo sul Web, ha pensato bene di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2011/04/BellissimoBrunello.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5294" style="margin: 4px" src="http://vinoalvino.org/files/2011/04/BellissimoBrunello-300x300.jpg" alt="" width="270" height="270" /></a>Continua l’operazione che potremmo definire in sintesi di “passaggio all’incasso” dell’ex deus ex machina per l’Europa (e per l’Italia segnatamente) <strong>James Suckling</strong>, che non pago di aver lanciato il suo <a href="http://www.jamessuckling.com/">nuovo fiammeggiante sito Internet personale</a>, inevitabile modello ormai per ogni giornalista dabbene che voglia mettersi in scena da solo sul Web, ha pensato bene di costruire una serie di operazioni che dietro l’aspetto mediatico “nascondono” (se così si può dire) un chiaro modo di far fruttare le esperienze maturate e le posizioni di potere raggiunte. Operazioni che, negli States, sono state criticate aspramente dal wine writer <strong>Tom Maresca</strong> <a href="http://ubriaco.wordpress.com/2011/04/28/suckling-strikes-again-or-how-not-to-write-a-wine-article/">qui, sul suo blog</a>.<br />
Ho già presentato, <a href="../../../../../blog/2011/03/divino-tuscany-giacomino-suckling-fa-tesoro-del-suo-lavoro-per-wine-spectator.html"></a><a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/03/divino-tuscany-giacomino-suckling-fa-tesoro-del-suo-lavoro-per-wine-spectator.html">qui</a> e poi <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/04/se-ti-dico-che-sara-%E2%80%9Cil-salone-dellhaute-couture-del-vino%E2%80%9D-partecipare-a-divino-tuscany-ti-sembra-forse-piu-%E2%80%9Cfico%E2%80%9D.html">ancora qui</a>, <strong>Divino Tuscany</strong>, “l’americanata” che con luci ed effetti speciali dovrebbe celebrare, dal 2 al 5 giugno, in quel di Firenze, la centralità e l’appeal internazionale dei vini toscani. Di alcuni almeno.<br />
Due settimane prima James sarà però di scena, in quel di <strong>New York City</strong>, presso la City Winery (155 Varick Street) per dare vita a quello che una volta tanto con un pizzico di modestia si limita a definire “ e poi one of the largest Brunello events ever in NYC!”, uno dei più importanti eventi dedicati al Brunello mai organizzati nella Grande Mela, ovvero a <strong>Bellissimo Brunello</strong> (<a href="http://bellissimobrunello-eorg.eventbrite.com/">visita qui il sito dedicato</a>).<br />
Lui, in qualità di “internationally acclaimed wine critic”, darà vita ad un evento che così, riprendendo subito il suo modo di comunicare, presenta<strong>: “</strong>For one night only Italian aficionados all over the tri-state area will be able to join me and <strong>30+ of Montalcino&#8217;s best producers</strong> as they all showcase the magnificent 2006 vintage. I have always had a great passion for Brunello di Montalcino and am acting as the &#8220;<strong>Pied Piper</strong>&#8221; as I feel an important vintage like this must be exhibited by the producers for the consumers”.<br />
E così Giacomino nelle vesti del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pied_Piper_of_Hamelin">pifferaio magico</a> proporrà un tasting with more<strong> than 30 different 2006 Brunellos with the producers, un tasting, </strong>ci dice, dove saranno presenti “Two perfect 100 point wines”, ovviamente 100 centesimi e perfetti secondo lui.<br />
Questa degustazione che, con la consueta misura ci dice sarà “an event of this magnitude from such an important vintage is an incredibly rare opportunity to celebrate excellence in Tuscan winemaking”, e che solo lui, il grande Giacomino, è riuscito a mettere in piedi, in collaborazione “with <strong><a title="Zachys Wine and Liquor" href="http://www.zachys.com/retail/" target="_blank">Zachys Wine &amp; Liquor</a></strong>, one of New York&#8217;s prominent wine merchants, to act as our partner in creating a wine evening you won&#8217;t soon forget”, avrà un doppio registro.<br />
Un Grand Tasting, che si svolgerà dalle 6.15 alle 8.30 ovviamente p.m., proposto al prezzo tutto sommato “proletaire” di 175 dollari, ed un Vip Tasting, per il quale occorre sborsare 250 dollari, in programma dalle 5 alle 8.30 p.m.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm6.static.flickr.com/5042/5244013442_c7fa45ab6f.jpg" alt="" width="460" height="333" /></p>
<p style="text-align: justify">Alla prima degustazione parteciperanno le seguenti wineries: Altesino  Antinori Argiano astello Banfi Capanna Caparzo Casanova di Neri Castello di Romitorio Castello di Camigliano Celestino Pecci Ciacci Piccolomini Collemattoni Fanti Marchesi di Frescobaldi Eredi Fuligni Il Paradiso di Frassina  Il Poggione  • La Poderina  La Serena  Lisini Luce Mastrojanni Mate Tenute Silvio Nardi Nicale  Livio Sassetti-Pertimali Poggio Antico Poggio Il Castellare Podere La Vigna San Filippo Le Lucere  Scopone Siro Pacenti Tassi Tenuta La Fuga Uccelliera Vitanza Valdicava.<br />
Al <strong>VIP Tasting of 2006 Brunello Riserva, </strong>del quale Giacomino cerca di dare un’idea vagamente esclusiva, un vero must da non perdere “<em>an opportunity to try handpicked estates of Riservas that are not yet released presented by James Suckling with the producers by his side.  Space will be limited for this portion of the tasting, so be sure to book early so you don’t miss this exclusive event! In addition, this will allow you advanced access to the grand tasting</em>”, e che lo vedrà condurre la degustazione delle riserve 2006 (che in verità saranno commercializzate il prossimo anno, ma lui trova comunque il modo, con la complicità dei produttori, di farcele degustare già ora…), saranno di scena le seguenti “<strong>VIP Tasting Wineries: </strong><br />
Castello di Romitorio Vitanza San Filippo Poggio Antico Castello Banfi Uccelleria Frescobaldi”.<br />
Da notare la presenza di qualche amico del cuore, che non manca mai di essere al fianco di James, qualsiasi cosa faccia…<br />
Amici del sito Internet di Giacomino, fate attenzione alla prova di amicizia nei vostri confronti che mr. Suckling vi offre: “I am offering my subscribers <strong>20 percent off the VIP tasting</strong>, which will be a sit-down tutored tasting of 2006 Brunello di Montalcino Riservas (which won&#8217;t be released until early next year).<br />
That&#8217;s $200 instead of $250, and it includes the VIP tasting, the general tasting, and an extra year&#8217;s subscription to my website”.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm6.static.flickr.com/5263/5669250168_df91d652e4.jpg" alt="" width="500" height="143" /></p>
<p style="text-align: justify">Osservate il suo sguardo magnetico, vorrete mica, pagando solo 200 dollari invece di 250, rinunciare a questa offertona? Pertanto, “if you are interested scrivete subito a <a href="mailto:info@jamessuckling.com%E2%80%9D.Se">info@jamessuckling.com”.Se</a> sarà, come dice James, un <strong>Bellissimo Brunello</strong> (soprattutto per lui le sue finanze), perché perdervelo?</p>
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