Taurasi 2007 Contrade di Taurasi
I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani
Sono stati tra i protagonisti principali dell’edizione dello scorso giugno di Radici del Sud i vini a base di quell’uva suprema e difficile che è l’Aglianico, sia quelli espressione dei terroir del Vulture, in Basilicata, sia quelli provenienti da diverse aree della Campania.
Oggi, sottolineando come sia stato premiato, e giustamente, dalla giuria degli esperti internazionali, voglio richiamare l’attenzione su un Aglianico campano, su un vino prodotto nella zona simbolo e principe dell’Aglianico prodotto in terra campana, l’area del Taurasi in Irpinia ovvero l’intero territorio amministrativo dei comuni di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano, tutti in provincia di Avellino.
Il vino, che riassaggiato in questi giorni ho trovato in forma spettacolare, è l’annata 2007 del Taurasi prodotto dalla piccola azienda agricola Contrade di Taurasi creata dalla famiglia Lonardo nel 1998, che ha la fortuna di poter contare su quattro ettari di vigna collocati, ovviamente su terreno vulcanico, nel cuore della zona di produzione, splendidamente esposti a sud e impostati per ottenere senza forzatura una produzione contenuta in 50 quintali ad ettaro.
Attivi da molti anni in campo agricolo lanciando nel 1998 il marchio Contrade di Taurasi i Lonardo si sono imposti delle regole precise di lavoro che comportano l’utilizzo esclusivo di uve provenienti dai vigneti aziendali, di lieviti autoctoni per esaltare le caratteristiche organolettiche tipiche del vino, l’ottimizzazione dei processi produttivi e la sperimentazione di nuove tecniche agronomiche ed enologiche nel rispetto della tradizione. Per fare questo, e per avviare un attento studio sui vigneti aziendali teso all’individuazione di singoli cru, hanno deciso di dotarsi di uno staff tecnico importante e di ricorrere alla collaborazione di un gruppo di validi ricercatori e professori universitari delle Università di Napoli e di Palermo, enologi, chimici enologici, microbiologi, ampelografi, studiosi di Scienza degli alimenti, nonché del Centro Interdipartimentale per la Risonanza Magnetica Nucleare, oltre che un agronomo.
Forze che collaborano – leggete qui – anche al lavoro di recupero e di rivalutazione, che ha visto l’azienda protagonisa, del Grecomusc’, vitigno autoctono su piede franco, che sopravvive in ceppi sparsi nelle vigne più antiche dell’agro.
La vinificazione sperimentale, condotta in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e di Palermo, ha portato a risultati davvero molto interessanti.
Venendo al vino, una produzione intorno alle 5000 bottiglie che in enoteca si possono trovare ad un prezzo tra i 25 e i 30 euro, prezzo importante ma pienamente giustificato dalla qualità del vino e dalle sue ampie possibilità di evoluzione in bottiglia, trattandosi di un Taurasi stile passista e non sprinter, un vino slow che ha bisogno di tempo per esprimersi e che emerge, dandogli il tempo necessario, alla distanza, si tratta di un Taurasi espressione di Aglianico proveniente da vecchi vigneti posti sulle ceneri vulcaniche delle migliori parcelle del comune di Taurasi, tali da renderlo un “Taurasi di Taurasi”.
Vigneti da venti a 50 anni d’età posti a 350-400 metri di altezza con impianto a cordone speronato., o meglio “a starseto” per usare l’espressione locale. Uve vendemmiate a fine ottobre inizio novembre e sottoposte ad un processo di vinificazione che prevede in fase fermentativa una lunga macerazione in acciaio (quasi un mese), affinamento di 18 mesi in tonneau, seguito da ulteriori sei mesi in acciaio e un anno in bottiglia, e imbottigliamento senza trattamento stabilizzante e senza filtrazione.
Dimenticatevi, nell’accingervi a degustare questo Taurasi, talune espressioni moderne di questa nobilissima Docg campana, che nelle sue migliori prove riguarda rossi tra i più importanti prodotti in tutto il Sud Italia, giocate sul frutto ed esuberanti, subito aperte e godibili, ma prive di quella profondità e pluridimensionalità che rendono davvero la misura di un grande Taurasi.
Qui vi troverete di fronte invece ad un Taurasi austero ed in nulla piacione o ammiccante, ad un vino, colore rosso rubino violaceo di bella intensità e grassezza nel bicchiere, che al primo impatto olfattivo potrà anche spiazzarvi, contratto e chiuso com’è, misterioso, resti ad aprirsi e concedersi e un po’ guardingo, giocato su sfumature minerali, petrose, di cenere, poco appariscenti.
Una volta lasciato respirare nel bicchiere, ovviamente un ballon abbastanza ampio, il vino pur restando su toni selvatici e terrosi, con liquirizia, cuoio, erbe aromatiche, pepe nero, accenni salmastri e animali, lascia trasparire una quieta, succosa componente fruttata, che richiama la prugna secca più che altri frutti rossi. Il tutto a comporre un insieme ben teso, di grande espressività.
La bocca è asciutta e austera al primo impatto, di grande ampiezza e peso, con una componente tannica centrale petrosa, ricca di sale, mineralità nerbo, una materia ricca e potente, dinamismo, ricchezza di sapore e persistenza lunghissima.
Un Taurasi di grande energia e vitalità, che non accarezza ma “graffia” e scuote, giocato più sulla componente terrosa e minerale che sulla dolcezza, un “vino del vulcano” che ha verticalità e una vena lunghissima di grande soddisfazione.
Non un vino per tutti, un Taurasi per certi versi “baroleggiante”, pensando a certi Barolo di Serralunga d’Alba più che di La Morra, una manifestazione nitida della grandezza che l’Aglianico, da vecchie vigne ed in posizioni ottimali, può raggiungere in questo terroir d’eccellenza che è Taurasi. Chapeau!
Azienda agricola Contrade di Taurasi di Enza Lonardo
Via Municipio, 39 Taurasi (AV)
tel e fax: +39.0827.74483 +39.081.544.2457
e-mail info@cantinelonardo.it - distribuzione@cantinelonardo.it
sito Internet http://www.contradeditaurasi.it e http://www.cantinelonardo.it/

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La mia sorpresa, a Nebbiolo Grapes, è stata triplice: innanzitutto apprendere che alla Kiuva da qualche anno era tutto cambiato. Dal punto di vista tecnico enologico, con l’arrivo del bravo enologo albese Sergio Molino, della gestione dei 15 ettari di vigneto dei 60 soci conferitori di uve incoraggiati “a recuperare e reimpiantare i vigneti situati in zone vocate ormai abbandonate”, dell’investimento “sulla valorizzazione del vitigno principale, il Nebbiolo che localmente, sin da tempi antichi, è chiamato Picotendro”.
In secondo luogo ho appreso, incontrandolo a Stresa, che ad occuparsi della parte commerciale della Cave era ora un vecchio amico, Alberto Capietto, conosciuto nientemeno che alle 








Il suo grappolo ha della peculiarità uniche e di assoluta importanza produttiva ,nella sua composizione ci sono sempre acini che, in fase di maturazione, rimangono un po’ verdolini. Questa è una caratteristica importante e unica che determina un colore rosato petalo di rosa…bellissimo…, una giusta acidità, un persistente frutto di vaniglia, che lo rende particolarmente delicato e assolutamente identitario del territorio murgiano.
La strada intrapresa anche se in salita e l’impegno dei produttori e dell’intera filiera produttiva della DOC Castel del Monte, non può che far bene alla nostra cultura italiana e non del male.







