Dal legno il calore: l’esempio di Cetica in Casentino
Dato il mio conclamato, appassionato, indiscutibile, anche se recente, amore per il Casentino, testimoniato dalla partecipazione alla rassegna Sapori del Casentino e dalle cronache in diretta dalla manifestazione fornite da questo blog, oltre che Esalazioni etiliche e Imbottigliato all’origine, i lettori di Vino al Vino mi “perdoneranno” se torno a parlare di Casentino, la magnifica zona montagnosa ricca di foreste in provincia di Arezzo (e a soli cinquanta chilometri scarsi da quella Rufina dove pensano di costruire un mega inceneritore), anche senza occuparmi degli squisiti, prosciutto in primis, prodotti agroalimentari locali. Questa volta voglio segnalare un’iniziativa varata dal comune di Castel San Niccolò – Cetica (patria delle celeberrime patate rosse), in materia di utilizzazione intelligente delle risorse naturali.
Si tratta della presentazione di un impianto di teleriscaldamento alimentato a cippato di legno che figura tra le azioni pilota del progetto di cooperazione transnazionale “Sviluppo della filiera foresta-legno-energia attraverso il rafforzamento dell’associazionismo forestale”.
Il GAL Consorzio Appennino Aretino, in qualità di partner del progetto di cooperazione, ha promosso la realizzazione dell’impianto attraverso la Comunità Montana del Casentino, che è anche il soggetto attuatore locale dell’impianto pilota di teleriscaldamento, grazie al co-finanziamento dell’ARSIA, della Provincia di Arezzo, del Comune di Castel San Niccolò e della Proloco di Cetica.
Grandi cosa possono fare le pecore e i maiali (ma anche le capre) che vivono in totale libertà sui pascoli del Casentino, anche liberare dalla “schiavitù” e dalla vita sempre uguale della fabbrica un ragazzo e farne un abile allevatore e produttore di pregiati formaggi !
Qualcuno se lo starà sicuramente chiedendo: ma oltre ad abbuffarvi di prosciutti, sambudelli, rigatini, pecorini, formaggi di capra, funghi, tortelli e tutte quelle altre squisitezze che
Altro che due giorni ! Non ne sarebbero bastati quattro, cinque per potere dedicare la giusta attenzione e raccogliere i racconti, le avvincenti storie delle passionacce per il loro lavoro di allevatori di maiali, di pecore, di mucche o di capre, di apicoltori, norcini, casari, fornai, pasticceri, frutticoltori, orticoltori, raccoglitori di funghi e di castagne, di tutti i magnifici protagonisti presenti nel “
Accidenti, bisognava salire sino in Casentino, a Pratovecchio, per assistere ad una e vera e propria Ode al maiale, ad una estasi maialesca, ad una celebrazione, ovviamente con tanto di assaggi, perché accidenti ’un si può mica parlare di maiale senza gustarlo, del Divin Porcello !
Orgogliosi delle proprie tradizioni, i casentinesi non hanno alcun timore di confrontarsi, all’insegna della verifica di tradizioni, sensibilità e gusti diversi, anche con l’esterno. Lo fanno, senza dimenticare il loro sano, atavico, antico campanilismo (siamo in Toscana, no ?) e l’orgoglio municipale, con i comuni vicini, oltre che con il Mugello, Firenze e la Romagna, ma lo fanno ancora meglio con chi viene da lontano.
Il Casentino, anche se non tutti lo sanno, vanta un’altra importante freccia al proprio arco, ovvero un’antica e radicata tradizione nel campo della tessitura artigiana che risale al Medioevo e si estrinseca oggi in quell’autoctono manufatto che corrisponde al nome di "panno Casentino".
Identico é il punto di partenza, ovvero l’inconfondibile panno Casentino con il tipico ricciolo di lana in rilievo, ottenuto con uno speciale, accurato e collaudato procedimento che prevede orditura e tessitura, garzatura, cimatura, sino alla "rattinatura" fatta per ottenere quel ricciolo che é simbolo di questo panno apparentemente grezzo, ma molto caldo. I capi, giacche, giacchini da donna, cappotti, mantelle, ma anche sciarpe e plaid scozzesi o tinta unita, sono all’insegna di una grande praticità d’uso, di un’eleganza sportiva davvero notevoli.
Interessante dimostrazione ieri, nell’ambito degli appuntamenti dell’Officina del Gusto promossi dalla Condotta del Casentino di Slow Food all’interno di Sapori del Casentino, su come nasce il Sambudello, uno dei più classici insaccati dell’aretino (e del casentinese quindi) offerta dal norcino Giuliano Gallai (




