Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Pazza Inter'

10 marzo 2010

Povero Diavolo, che pena mi fai…

Mi dicono – sarò mica rimasto davanti alla tv a godermi lo spettacolo? – che la seconda squadra di Milano (come si chiama?) questa sera ne abbia buscate 4, perdendo 4 a 0, dal Manchester United e che sia uscita dalla Champions League, con le pive nel sacco…
Avete presente quella canzone di Riccardo Cocciante, che faceva.. “povero Diavolo, che pena mi fai…”?
Beh, buon divertimento con le Rooney Tunes!

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31 agosto 2009

Godere come un riccio grazie alla Beneamata: quattro pere e i cuginastri a casa!

Posso dire, certo che posso, è o non è il mio blog?, raccontare come abbia letteralmente goduto come un riccio, anzi diciamo come quattro ricci, sabato sera quando sul pullman che mi riportava a Deidesheim nel Pfalz dove mi trovavo per la bella esperienza di degustatore per l’ottimamente organizzato Concorso Mundus Vini di Neustadt an der Weinstraße, ho ricevuto un sms che mi informava che nel derby avevamo vinto, ma che dico, stravinto per 4 a 0, rifilando quattro pere belle mature alla seconda squadra (come si chiama?) di Milano?
Forse i colleghi tedeschi, francesi, brasiliani, americani, ungheresi, bulgari, sloveni, argentini, spagnoli, australiani, ecc. ecc. mi avranno trovato un po’ “stravagante” e molto italiano mentre inneggiavo, chiedendo ein bier per festeggiare, alla magica Inter del Grande Antipatico, scandendo i nomi dei quattro giustizieri, Motta, Milito, Maicon, Stankovic, che hanno matato, in una sorta di allenamento, di passeggiata serale, la squadretta con la maglia rossonera (quella dove gioca un certo Ambrosini che il 4 a zero beccato se lo può “gestire”, beh, ci siamo capiti, come e dove vuole…).
Ma che goduria, trovandosi all’estero, sapere che la propria squadra del cuore, quella che abbiamo sempre tifato e sempre tiferemo, la squadra di Peppino Prisco, di Giacinto Facchetti, di Benito “Veleno” Lorenzi, di Armando Picchi, ma anche del Mago Helenio Herrera, aveva fatto il proprio dovere, anche se infilare quattro gol a quella squadretta è un po’ un maramaldeggiare!
Forza Inter e grazie per avermi consentito di andare a dormire, in terra tedesca, con il cuore più leggero!

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9 giugno 2009

Cugini milanisti e se… a Kakà li mandassimo noi, quei mercenari del pallone?

Per quanto vi sforziate di contarla su soave, e cerchiate di indorare la pillola con le parole dolci che gli dedicate sul sito Internet della vostra società, ammettetelo cari “cugini” casciavit, milanisti convinti di essere i primi della classe, i più bravi, i più buoni, i più belli: il vostro Riccardino, Ricardo Izecson dos Santos Leite, seppure educato come sempre, compito, tutto campo di calcio e chiesa (non dice di sé I belong to Jesus.?.) accettando (o scegliendo?) di trasferirsi al Real Madrid vi ha mandati… a Kakà!
Proprio come ha fatto, con la Beneamata, quello stravagante personaggio noto come Adriano Leite Ribeiro, scappato nel suo Brasile per ritrovare se stesso… e passare prontamente al Flamengo, come fece a suo tempo quell’altro traditore noto come Ronaldo, e come si appresta a fare, nella logica dei mercenari del calcio di oggi, anzi delle peripatetiche del pallone, il “signor” Zlatan Ibrahimovic, nonostante un contratto valido ancora per alcuni anni ed i milioni di euro che quel buonista di un presidente Moratti gli riconosce ogni anno, pagandolo come nessun altro giocatore al mondo.
Cari cugini e cari interisti e se una volta tanto li mandassimo noi… a Kakà quei cialtroni, non abbonandoci più, né per le partite allo stadio ne per quelle trasmesse via pay tv e costringendo i presidenti, in assenza di dané, a pagarli meno o a puntare su giocatori italiani, i Bergomi, i Baresi, i Maldini, i Totti, ma anche gli Zanetti, più attaccati alla maglia che al loro dannatissimo portafoglio?
Forza e coraggio casciavit, i Kakà, gli Adriano, gli Ibrahimovic passano, il Milan e l’Inter restano Milan e Inter anche senza di loro!           

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28 maggio 2009

Chapeau allo splendido Barça campione! Lettera aperta al presidente Moratti

Lo faccia, dottor Massimo Moratti, non appena superate le tristissime incombenze di questi giorni, il confronto con il volto tragico della realtà, potrà nuovamente tornare ad occuparsi del suo giocattolo preferito, della squadra, la nostra Beneamata Inter, di cui lei è il presidente.
Si procuri il filmato della finale di Champions League di ieri, si assicuri che sia quello completo, che comprende le fasi che hanno preceduto la partita e soprattutto quella successiva, con i festeggiamenti e le dichiarazioni, dei vinti, ma soprattutto dei vincitori, e poi, mi raccomando, non manchi di fornirne copia, invitandoli a visionarla più e più volte, a rifletterci sopra, a cercare di trarne il debito insegnamento e una lezione, a tutta la sua squadra, dal primo, quello più pagato, all’ultimo giocatore e soprattutto a quel presunto fenomeno del suo allenatore, l’oracolo di Setùbal, al quale lei, con geniale trovata, ha pensato di prolungare il contratto, dopo che il tipo aveva millantato di essere ambito dal Real Madrid…
Se guarderanno, se guarderete (perché anche a lei una ripetuta visione non potrà fare che bene) la registrazione, forse potrete capire la differenza tra un’armata Brancaleone formata da tante individualità, alcune di spicco, altre meno, che in Italia riesce a vincere, perché gli avversari sono ridotti ancora peggio, e una vera squadra, che è un insieme organico di giocatori che si muovono in campo, ragionano, corrono, fanno calcio, secondo una logica razionale, un’idea del gioco, un comune sentire e un disegno che li accomuna.
Capirete la differenza tra un vero allenatore, che a questa squadra infonde un’anima e un’identità e un senso di appartenenza che possono anche commuovere, che quando vince si ricorda degli avversari e rende loro omaggio senza inutili istrionismi, e trova persino il tempo di spendere qualche parola per ricordare la grandezza di un giocatore italiano, Paolo Maldini, e uno pseudo genio, che in un anno di presenza sulla panchina che fu di Helenio Herrena, di Bersellini, Trapattoni, Gigi Simoni e di Hector Cuper, si è fatto notare soprattutto per il suo parlare e straparlare, per aver litigato con mezzo mondo, per il suo arrogante egocentrismo, e quanto a “bel gioco” è addirittura arrivato a farci rimpiangere quello dell’Inter di Mancini…
Riflettete sulla lezione di calcio data dallo straordinario Barcellona di Sepp Guardiola, 38 anni e un passato da grande giocatore, a quel Manchester che ci aveva giustamente eliminato negli ottavi della Coppa, sulla compostezza, sullo stile, sulla misura di cui tutta la squadra catalana, legittima trionfatrice in quel trofeo che con le sue scelte continuerà a mancarci chissà per quanti altri anni, ha dato prova in ogni momento della partita e dopo.
Provate a capirci qualcosa, a farvi un’idea di tutto quello che ci manca per essere davvero una squadra, una grande squadra, una compagine che suscita ammirazione ed il plauso unanime di tutti coloro che amano il calcio. Che è ben altra cosa da quel “calcetto” isterico e viziato, che si pratica oggi in Italia.
E poi, visionato il filmato, ritorni pure alle sue consuete occupazioni, a rinnovi di contratto senza senso, né futuro, ad una campagna acquisti impostata sempre su giocatori stranieri, magari un po’ in su con gli anni, e non su giovani talentuosi italiani, ad un modo di fare incomprensibile che la vede, da mecenate certo, ma raramente illuminato, spendere e spandere in maniera irrazionale.
Torni a riempire d’oro i Mourinho ed i mercenari bosniaci con passaporto svedese, pronti a tradire la maglia non appena un altro Paperone presidente sarà pronto a pagarli dieci euro di più, mentre gli altri, come lo splendido Barça (degli Iniesta, degli Xavi e dei Puyol, prima che di Eto’o e di Messi) danno lezione non solo di calcio, ma di quella civiltà e di quel buon senso che non si comprano nonostante i miliardi in banca. Messaggio da un interista fino al midollo, ma senza le fette di salame sugli occhi…

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16 maggio 2009

Mourinho l’aveva detto: Milan (e Roma) a zero tituli! E arriva lo scudetto numero 17

Il “grande antipatico” che siede sulla panchina dell’Inter, José Mourinho, l’aveva detto che Milan, Juventus e Roma avrebbero finito questa stagione, che si era aperta con tante aspettative e con tanti proclami (e promesse) di controbattere lo strapotere della Beneamata, con “zero tituli”!
E così i rossoneri, la squadra del “padrone d’Italia”, di quel arrogante e presuntuoso che di calcio pretenderebbe di capirne di più di quel galantuomo e di quella persona paziente e perbene come Carlo Ancelotti (che fa benissimo ad andarsene al Chelsea), con il 2 a 1 che hanno portato a casa a Udine, ci fanno il graditissimo regalo di assicurarci, ancor prima che noi si giochi con il Siena, lo scudetto numero 17, il quarto consecutivo (tre vinti meritatamente sul campo e uno a tavolino per le note vicende di Calciopoli).
Che dire se non apprestarci a fare festa domani, a celebrare oggi con questo cadeaux il 64esimo compleanno del presidente Massimo Moratti e domani, 17 maggio, a fare festa con il Siena allo stadio Meazza-San Siro?
Una dedica per questo ennesimo scudetto? Ma al “signor” Massimo Ambrosini, che saprà sicuramente fare buon uso di questo titolo che arriva ancora all’Inter e non certo all’altra squadra di Milano… Grazie magica Inter!

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14 settembre 2008

Profondo rosso(nero), ovvero Geno(v)a per noi..

Nemmeno nel più terribile degli incubi la classifica, dopo due giornate di campionato, avrebbe potuto essere peggiore per i milanisti. Ultimi in classifica a zero punti. Cosa succede alla “altra squadra” di Milano? Qualcosa che fa pensare ad un film horror di Dario Argento: Profondo rosso(nero)
E noi interisti (che ieri ce l’abbiamo fatta, vincendo ma non convincendo, grazie ad una grossa dose di c..o) adesso ridiamo canticchiando una magnifica canzone di Paolo Conte: Geno(v)a per noi

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30 luglio 2008

Domanda: ma il sor Mourinho il panettone riuscirà a mangiarlo?

Però che splendido risultato è riuscito a conseguire alla prima uscita in un torneo estivo di quelli che fanno discutere al bar e scaldare i tifosi, il Trofeo Tim, il signor José Mário dos Santos Mourinho Félix, in arte José Mourinho!
Il nuovo allenatore dell’Inter, la più brutta Inter degli ultimi decenni (roba che se in panchina ci fossero stati Simoni, Cuper o persino Mancini si sarebbe scatenata la caccia all’uomo), è riuscito a far perdere la Beneamata sia contro gli odiati gobbi juventini (a Torino per di più…) che contro i cuginastri rossoneri! Apparsi, i primi, tonici e motivati, grintosi e pieni di motivazioni come ai vecchi tempi, i secondi con un grandissimo Seedorf (due gol da campione) ed il solito elegantissimo Kakà come punti di riferimento.
“Bella” presentazione, con una squadra non solo prevedibilmente imballata e ancora in super ritardo di preparazione, ma senza idee, senza nessuno a inventare gioco in mezzo al campo, con una difesa in stato d’emergenza e improvvisata, vecchie glorie inutilmente in campo, Balotelli confinato all’ala e impossibilitato a sfruttare la sua velocità ed il suo estro ed il solito Adriano, volonteroso ma pasticcione e dal senso tattico pressoché inesistente.
Domanda: ma questo “Murigno”, che da furbetto ha badato ad arruffianarsi la stampa con battute, uscite in italiano – “io non sono un pirla” ha detto: speriamo! – atteggiamenti da guru e filosofo della pelota e che ha subito conquistato, con la sua aria da bel tenebroso, le tifose, riuscirà a “mangiare il panettone” o si rivelerà l’ennesimo bluff, l’ennesima scommessa (persa) di un presidente Moratti jr (quello vero, il padre Angelo, era tutt’altra cosa…) che si rivela sempre più come il punto debole (anche se ha tanti dané e li spende/sperpera) di questa nostra amatissima Inter?

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31 maggio 2008

Pazza Inter: le comiche continuano

Uno, il danaroso e molto spendaccione mega presidente, Moratti jr., ha espresso così, con questo stringato comunicato (leggi qui) le motivazioni del licenziamento di Roberto Mancini. L’altro il licenziato (che in ogni caso cade in piedi, con tanto di abbondante liquidazione milionaria – anche se solo di euro) ha replicato con quest’altra nota (leggi qui), annunciando di aver dato mandato al suo legale di tutelare la sua immagine “in tutti le sedi competenti”.
In mezzo, di fronte a questo indegno, indecoroso, squallido spettacolo (leggi) di carte bollate, avvocati, cause, di milioni e milioni di euro letteralmente gettati al vento – intendiamoci sono suoi e può farne l’uso e l’abuso che ne vuole, ma sempre gettati via sono – ci siamo noi tifosi, appassionati, innamorati pazzi dell’Inter, che alla Beneamata, nonostante tutto, nonostante queste comiche e queste disfide rusticane, vogliamo e continueremo a volere bene.
E non è finita, perché partito un “fighetto” liftingato dal caratterino niente male è annunciato in arrivo un altro ancora peggio, tale Josè Mourinho, portoghese (di “accontentarsi” di un italiano, di uno come Zenga o come Prandelli, al nostro presidente, convinto che Internazionale sia sinonimo di multinazionale e di torre di Babele linguistica, non passa nemmeno per l’anticamera del cervello…), il cui caratteraccio ed il cui culto di sé, si è autonominato “The Special One, sono ben noti, uno capace di litigare con mezza squadra, al Chelsea, pur di imporre le proprie ragioni. Un “genio scorbutico”, come l’ha chiamato efficacemente la Gazzetta, parlando di un Inter maestra nell’arte di complicarsi la vita.
Faccia pure quello che vuole Moratti jr. si porti a casa il dodicesimo allenatore della sua complicata, contrastata gestione, ma perché visto che dice di amare l’Inter, non fa la cosa, semplice, di cui tanti tifosi gli sarebbero grati, trova un acquirente per la società (trovarlo…), vende, e si toglie, una volta per tutte, dai piedi?
Invece di licenziare, anche se in fondo di buoni motivi ce n’erano, l’antipaticissimo e sopravvalutato Mancini, perché non pensa a licenziare se stesso? Sarebbe davvero la migliore delle tante strampalate decisioni prese in tredici anni di presidenza dell’Inter…

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18 maggio 2008

Vittoria, ma con tanto amaro in gola…

Alla fine ce l’hanno fatta, con la consueta fatica, con l’affanno, con la voglia insana di fare soffrire quelli che nonostante tutto continuano a tifare per lei, la Beneamata.
Sono, anzi, siamo Campioni d’Italia, per la sedicesima volta, nonostante una società imbarazzante e inadeguata, un presidente appassionato ma pasticcione e poco competente, una parodia di allenatore, un gruppo di giocatori, alcuni molto bravi, che non riescono ancora ad essere una squadra e non sanno assolutamente cosa sia l’orgoglio della maglia e l’onore di portarla.
Una vittoria senza tanta gioia, anche se coincide con la mancata qualificazione del Milan per la Champions League (un po’ di Uefa non potrà che fare bene ai cugini rossoneri), con la serie B per il Parma (avete cacciato el hombre vertical, quel galantuomo di Hector Cuper? Bene ora rimanete un po’ nella serie minore…), che lascia tanto amaro in gola, che avrà, come sempre, perché se noi interisti non ci roviniamo la festa non siamo contenti, una lunga coda di polemiche.
Godiamoci questo scudetto e speriamo che questa soddisfazione porti finalmente ad una maturazione, che non può che passare attraverso una decisa de-mancinizzazione (abbiamo già dato, vada a fare danni altrove…) e soprattutto de-morattizzazione (ha i dané, ma non ha un briciolo della competenza e della classe di suo padre), ad un arrivo in squadra di uomini veri, prima che bravi giocatori, di gente che abbia senso di responsabilità, orgoglio, carattere e che faccia di undici giocatori una compagine vera, un team.
Perché i giocatori, i dirigenti ed i presidenti mediocri, gli allenatori sopravvalutati e fighetti passano (speriamo), l’Inter resta, con le sue pazzie, le sue stravaganze, il suo innato modo di farci soffrire anche quando siamo felici. Forza magica Inter e grazie comunque!

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45 minuti alle comiche: una barzelletta chiamata Inter…

Mancano solo 45 minuti alle comiche, al realizzarsi di un incubo che mai, con una squadra seria, avrebbe potuto diventare realtà, perdere uno scudetto troppe volte dato per già vinto, all’ultima giornata. Un 18 maggio che farebbe il paio con il “mitico” 5 maggio del 2002.
Una cosa é certa, quella squadra, o meglio quella confusa armata Brancaleone, ha già abbondantemente dimostrato da chi é composta e da chi é guidata, da una masnada di pagliacci, senza dignità, senza orgoglio, senza attributi e senza attaccamento alla maglia. Comunque vada vergogna!

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