Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Montalcino e dintorni'

29 ottobre 2008

Quando si è delegittimati, decidere comunque è un arbitrio



Ancora a proposito del Consorzio del Brunello di Montalcino 

 

Ho già espresso nel finale del post di ieri – dove ho espresso la mia convinzione che a Montalcino lunedì pomeriggio, in occasione dell’Assemblea dei soci del Consorzio del Brunello di Montalcino sia andata in scena la sagra dell’ipocrisia – un chiaro invito al Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello e alla sua dirigenza ad ogni livello a ritrovare un pizzico di dignità, di orgoglio, e a ragionare in termini di interesse generale, per dare le dimissioni e fare in modo che il mondo produttivo ilcinese possa veramente voltare pagina e inaugurare una stagione nuova nella storia di questo importantissimo vino italiano.
E’ opinione largamente diffusa che soprattutto dopo l’esito nettissimo di questa votazione su un’ipotesi di cambio del disciplinare di produzione dei vini di Montalcino che era stata fortemente voluta da questa dirigenza e da questa gestione del Consorzio, esito così chiaro che non capisco come induca la collega del Corriere Fiorentino Chiara Dino, autrice di questo ottimo articolo (leggi qui) a concludere che “le indicazioni emerse dall’assemblea di ieri lasciano ipotizzare che presto si arriverà alla nascita di un nuovo Doc: un vino che si potrebbe chiamare solamente Montalcino, essere realizzato con il 70 per cento di uve Sangiovese e un 30 per cento di altri vitigni. Per far contenti tutti” questa presidenza e questo Consiglio abbiano esaurito il loro mandato. E che sia ora di rimandare tutti i soci del Consorzio (ancora!) alle urne, per eleggere un nuovo Consiglio di amministrazione e un nuovo presidente che possano guidare questa fase nuova, che ho definito di “rifondazione”.
Eppure nonostante questa solare evidenza, l’attuale Consiglio del Consorzio sembra voler andare avanti e affrontare, anche se chiaramente non più legittimato a farlo, decisioni e scadenze importantissime. Ad esempio l’approvazione del bilancio preventivo 2009 ed il contributo alla nomina del nuovo presidente della Commissione di degustazione relativa al Brunello della Camera di Commercio, che ora più che mai dovrebbe essere una figura di garanzia, assolutamente al di sopra di tutte le parti, autorevole, professionalmente capace, prestigiosa.
Cosa c’entra il Consorzio con questa nomina? C’entra eccome, perché se anche la scelta finale spetta alla Camera di Commercio di Siena, il Consorzio del Brunello di Montalcino di Montalcino tradizionalmente suggerisce una rosa di nomi, tre, tra i quali viene scelto l’incaricato.
Entro il 31 dicembre si tratta di scegliere un nuovo presidente, che durerà per il prossimo triennio e avrà il delicatissimo incarico di attribuire l’idoneità ai vini delle prossime annate, dal 2004, che dovrà andare in commercio dal prossimo, al 2006-2007.
Bene, buon gusto e buon senso dovrebbero suggerire all’attuale dirigenza del Consorzio del Brunello di farsi da parte e di demandare la formulazione di questa rosa di tre nomi al nuovo Consorzio e al nuovo Consiglio di Amministrazione, che dovrà essere riflesso della nuova situazione che si è venuta a delineare con la lettera dei 153 produttori di Brunello resa pubblica prima della votazione di ieri e con il pronunciamento, nettissimo, del mondo produttivo ilcinese.
Invece, come mi risulta da alcune mie fonti, non solo questo Consiglio di Amministrazione si guarda bene dal togliere “il disturbo”, ma avrebbe già provveduto a trasmettere alla Camera di Commercio una rosa di papabili presidenti delle Commissioni di degustazione del Brunello.
A tal punto che, ufficiosamente, si sarebbe già arrivati ad individuare un nuovo presidente. Ovviamente un enologo, consulente di una nota e importante azienda produttrice di Brunello, di cui possiamo solo dire che è il fratello di un più noto personaggio che a Montalcino, per anni, ha fatto il bello ed il cattivo tempo.
Nulla da particolare da dire su meriti e capacità di questo personaggio, anche se a dire il vero sarebbe opportuno, per questo incarico di garanzia, individuare un tecnico e una figura di assoluto prestigio che non sia contemporaneamente un consulente di un’azienda ilcinese oppure un produttore di Brunello, resta però il fatto che per i motivi sopra esposti sarebbe opportuno che la formulazione della rosa spettasse ad un nuovo Consiglio e ad un nuovo Consorzio del Brunello, in una logica di soluzione di continuità che è nell’interesse di tutti.
In primo luogo del Brunello, della sua immagine, del suo buon nome, nonché di tutti i produttori, che auspicano che si inauguri davvero, nei fatti, e non a parole, una fase nuova, operosa e costruttiva.  

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Vinta (forse) una battaglia, ma non la madre di tutte le battaglie…

Ancora sulla votazione di lunedì al Consorzio del Brunello

 

Ieri ho avuto una serie di contatti telefonici con produttori di Montalcino e vari osservatori del “caso Brunello” e dal confronto di idee è emersa la constatazione che forse lunedì è stata vinta una battaglia, ma che la madre di tutte le guerre, ovvero quella per salvare il Brunello e per salvare gli altri grandi vini italiani monovitigno (Barolo, Barbaresco, Taurasi) è tutt’altro che vinta, perché a breve quella che ora appare una vittoria chiara e indiscutibile, potrebbe tramutarsi in una sconfitta.
Perché dico questo? Bene, seguite questo ragionamento che ho elaborato insieme ad alcuni amici.
Cosa potrebbe accadere ora? Bisogna fare una premessa. La richiesta di assemblea, espressa giorni fa dal 60% dei soci e diretta a far deliberare senza ombra di dubbio l’inviolabilità della norma sul 100% Sangiovese, era una richiesta formale, avanzata a norma di statuto. Quindi il Consiglio non poteva e non potrebbe ignorarla, se non rischiando l’accusa di infrangere il dettato statutario. L’assemblea, quindi, andrà comunque convocata, magari tra un mese, a fine novembre – inizio dicembre.
Dopo l’apparente “no pasaran” di lunedì, gli ingenui, che sono tanti, crederanno che la guerra sia vinta e le attenzioni sull’assemblea da convocare – complici il Natale, gli affari, il voto bulgaro e rassicurante del 28/10 – scemeranno enormemente, così come l’attenzione sui suoi contenuti e le sue modalità di svolgimento.
Ma è proprio su questo che gli astuti furbetti puntano. Lunedì la tensione si tagliava col coltello: parole, virgole e sospiri potevano essere pietre, andavano pesate con bilancino, interpretate, attentamente valutate. Nulla sarebbe sfuggito. Il punto cruciale, come qualcuno ha scritto, era però quello sulle modalità di voto e non quello sui quesiti. Il cui esito, approvata la regola del voto palese, era scontato, come puntualmente è stato e come dimostrano le percentuali bulgare registrate.
Ma attenzione. Il quesito che gli amministratori del consorzio sono stati richiesti di porre come punto unico all’ordine del giorno della prossima assemblea, e che non possono in alcun modo modificare, è molto esplicito. Ed è un’arma a doppio taglio: l’art. dello statuto relativo al 100% Sangiovese è immodificabile. Così sarà scritto sulla convocazione. Poi ci sarà l’assemblea.
Visto l’esito della precedente e il clima da “tutti a casa”, tanto per cominciare la partecipazione sarà scarsa. E’ poi probabile che, pensando di aver ormai vinto il 28/10, nessuno abbia voglia di accapigliarsi sui regolamenti e sulla lana caprina del come votare. Quindi si voterà come di solito, cioè a voto segreto. E qui cascherà l’asino. Forte della propria influenza, della propria capacità di condizionare e manipolare i singoli e di approfittare della distrazione avversaria, il partito del blend, del “disciplinare elastico” farà respingere la mozione. Ottenendo così due risultati: far cadere “democraticamente”, in quanto votato e approvato dall’assemblea sovrana, la richiesta all’odg; e, di conseguenza, inficiare anche il risultato dell’assemblea precedente.
Respinta l’inviolabilità del principio del 100% Sangiovese, basterà riconvocare l’assemblea in momenti di minore tensione e attenzione mediatico/giudiziaria, ungendo bene prima gli ingranaggi giusti e preparare a puntino la riunione per ottenere quello che ieri è stato respinto in modo bulgaro. O almeno per rimettere tutto in gioco: scommettiamo che l’assalto alla fortezza del Brunello continuerà ancora?

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28 ottobre 2008

I produttori dicono “Brunello al Sangiovese”, ma va in scena il teatro dell’ipocrisia

Prime riflessioni sui risultati dell’Assemblea del Consorzio del Brunello di Montalcino

Impegnato ieri sera a Modena, con i carissimi amici della locale delegazione A.I.S. in una veramente fantastica (ne riparleremo) degustazione verticale dello straordinario Barbaresco riserva Bricco dell’azienda Dante Rivetti di Neive, non ho potuto darvi in diretta o in tempo utile (pur venendo telefonicamente informato degli sviluppi dell’assemblea) i risultati della votazione per l’eventuale cambio di disciplinare del Brunello e del Rosso di Montalcino che si è tenuta ieri pomeriggio, protraendosi fino a serata inoltrata, nella celebre località vinicola toscana.
Per conoscere i risultati, che hanno visto una nettissima, inaspettata, sorprendente,  e poco chiara affermazione dei fautori del Sangiovese in purezza, senza ricorso ad altre uve, non posso che rinviarvi, per chi conosce l’inglese, a VinoWire (leggi qui), Montalcino Report (leggi qui) e in italiano Esalazioni etiliche (leggi qui), e le pagine di Siena dell’edizione on line della Nazione (leggi qui), o l’articolo di Chiara Dino sul Corriere Fiorentino (leggi qui).
Quando alla domanda “siete favorevoli al cambio di base ampelografica per il Brunello di Montalcino 662 voti dicono un chiaro e nettissimo no e solamente trenta voti dicono sì (540 no e 162 per il Rosso di Montalcino), resta poco da dire se non fare punto a capo e, per dirla con Adriano Pappalardo prorompere in un fragoroso “Ricominciamo”.
Dovrei essere felice per questa decisione, che suona come un “giù le mani dal Brunello”, e che dovrebbe preludere ad una nuova fase, ad una vera e propria “rifondazione del Brunello”, ma ho l’amaro in bocca perché con quel voto “bulgaro”, quella schiacciante maggioranza di no ad ogni ipotesi di cambiamento del disciplinare credo che ieri a Montalcino sia andato in scena il trionfo dell’ipocrisia, del tatticismo, della furbizia, perché mi risultano avere votato no persino note e grandi aziende che qualche giorno fa erano uscite pubblicamente allo scoperto chiedendo un disciplinare aperto e una tolleranza del 3-5%. O che nei pour parler sotterranei avevano lasciato capire di considerare la formula del Sangiovese in purezza come una palla al piede, come una iattura.
Mi viene da chiedermi, oltre a dove stiano di casa per taluni il pudore e la coerenza, che fine abbiano fatto quelle “molte imprese coinvolte” che secondo una recente dichiarazione della Procura di Siena “hanno violato i disciplinari di produzione dei vini Brunello e Rosso di Montalcino” e hanno prodotto vini dove truffaldinamente, da cialtroni, accanto al Sangiovese di Montalcino figuravano altre uve. Proibite, non consentite dal disciplinare. E perché non abbiano avuto la coerenza di votare secondo le loro convinzioni tecniche, commerciali e di marketing.
Francamente avrei preferito che il voto di ieri pomeriggio avesse portato alla luce due schieramenti chiari, nitidi, ben contrapposti, ognuna con le sue (legittime) ragioni, in grado di contrapporsi e di proporre, alla luce del sole, una loro idea per il futuro del Brunello e non questa maggioranza bulgara, francamente pinocchiesca, al cui interno coesistono, in una maniera spudorata, sia coloro che la formula aurea del Sangiovese (di Montalcino ça va sans dire) in purezza hanno sempre condiviso e rispettato e coloro, invece, se vogliamo prendere per serie le dichiarazioni dei magistrati senesi ed i risultati delle analisi dei vini che hanno disposto, che alla sacralità del Sangiovese in purezza per il Brunello di Montalcino non hanno mai creduto. Tanto da produrre, infrangendo le leggi, vini molto più simili ad un Sant’Antimo e ad un Super Tuscan che ad un Brunello.
Mi fa orrore, anzi, mi nausea, questa maggioranza assembleare, perché per quanto sia giusto credere ad improvvisi pentimenti sulla via del Sangiovese e a taroccatori che oggi hanno capito come sia il Sangiovese, l’incrollabilità della formula del Sangiovese in purezza, l’ancora di salvezza del Brunello, mi viene da pensare – e non è un processo alle intenzioni – che ieri ci siano stati produttori che hanno votato a favore del Sangiovese, contro ogni ipotesi di cambiamento del disciplinare del Brunello, pensando poi di continuare a fare come hanno fatto sinora, ovvero “aggiustando” i vini in cantina e contribuendo a creare quello scandalo che ha messo in difficoltà il grande vino toscano.
E’ questa falsità, questa ipocrisia, questo tartufismo, questo scoperto doppiogiochismo che mi indigna e non mi induce ad esultare e mi lascia l’amaro in bocca.
Resto poi dell’idea, che se parole come dignità, coerenza, buon senso hanno ancora un senso, anche nello stravagante mondo del Brunello, chi ha deciso di portare in assemblea questi cinque quesiti, queste cinque ipotesi di cambio dei disciplinari, ovvero il Consiglio di amministrazione del Brunello, incassati questi sonanti cinque no dovrebbe avere il buon gusto, la decenza, di togliere il disturbo, dare le dimissioni e lasciare spazio ad una nuova dirigenza (magari estesa anche al direttore, che non si capisce, o si capisce benissimo… perché continui a rimanere al suo posto) che inauguri davvero una fase di rifondazione del Consorzio del Brunello, una nuova epoca dove si possa ragionare insieme, rilanciare questo grande vino, comunicare al mondo che il Brunello continua a voler profumare di Sangiovese e non d’altro.
Questo teoricamente, perché con quel voto ipocrita, con quel dire no pensando invece sì o forse, con quella confusione stagnante temo davvero che il Brunello di Montalcino continuerà ad avere dei problemi. Si è vinta una battaglia, certo, ma temo che la guerra, anche se di guerriglia sotterranea si tratta, continuerà. Tanti auguri, caro Brunello, credo che tu continui ad averne un disperato bisogno…

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25 ottobre 2008

Clamoroso: la famiglia Mariani, proprietaria di Banfi, indica ai produttori di Montalcino come votare

Tanto per far capire chiaramente, a chi avesse ancora qualche dubbio in merito, come la pensi, la potente e ricca famiglia Mariani, proprietaria dell’azienda Castello Banfi di Montalcino, una cui parte di Brunello ha ricevuto da qualche giorno il nulla osta alla commercializzazione, perché ritenuta conforme al disciplinare vigente, ieri sera ha rilasciato un comunicato stampa (che l’addetta alla comunicazione ancora una volta non mi ha inviato e che mi sono dovuto procurare, dimostrando come in azienda preferiscano comunicare solo agli amici fidati…), che si configura come un vero e proprio promemoria ad uso e consumo delle aziende produttrici di Brunello chiamate a votare e a decidere se il Brunello di Montalcino dovrà essere sinonimo di Sangiovese di Montalcino o trasformarsi in qualcosa d’altro.
Quello che altri vini, prodotti dalle “molte imprese coinvolte che hanno violato i disciplinari di produzione dei vini Brunello e Rosso di Montalcino”, secondo quanto ha dichiarato la Procura di Siena, sono già.
Cosa dicono in sostanza i Mariani? Quello che l’ex amministratore delegato dell’azienda produttrice del Summus e dell’Excelsus (modesti niente male al Castello di Poggio alle Mura…), il cavaliere Ezio Rivella, propone da tempo, un disciplinare elastico, una rottura di quel regime di monovarietalità basato sul Sangiovese locale, che costituisce il pilastro e l’unicità del Brunello, l’apertura, per Brunello e Rosso di Montalcino, ad altre uve. Quelle che figurano già, con scarso successo, in quella Doc Sant’Antimo che proprio la Banfi e Rivella hanno fortemente voluto.
Il passo principale del comunicato Banfi proclama: ”E questo è il motivo  per  cui  riteniamo  che  il  Brunello di Montalcino debba essere prodotto  con  uve  Sangiovese,  con  una  minima  tolleranza  (3%-5%) da includere necessariamente nel Disciplinare di Produzione del Brunello di Montalcino,  al  fine  di  tutelare  i  produttori  da  eventuali  minime disomogeneità in vigna ed errori umani in cantina. Allo stesso tempo lavoreremo insieme agli altri produttori per sviluppare il  Rosso  di  Montalcino  in  una  denominazione  più  ampia  in  cui il Sangiovese,  in  assemblaggio  con altre varietà, possa esprimere, con le sue caratteristiche, l´unicità del terroir di Montalcino: Super Tuscan di Montalcino”.
Capito le loro intenzioni? Avere un Brunello di Montalcino flessibile, con una “minima tolleranza” (sulla quale poi vi sfido a capire se saranno solo un 3-5% o molto di più le altre uve) e supertuscanizzare e imbastardire, rendere altro da quello che è ora il Rosso di Montalcino.
A questo punto i produttori di Montalcino hanno due possibilità, assolutamente chiare e divergenti tra loro. Adeguarsi al diktat, pardon, alle indicazioni-istruzioni per l’uso dei proprietari della più grossa azienda produttrice di Montalcino e scegliere la cosiddetta minima tolleranza, oppure, à la Rudolph Giuliani, l’ex sindaco di New York, dire seccamente “no tolerance”, tolleranza zero, visto che “
sono state depositate nelle mani del Presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino 149 firme di soci (su 248) del Consorzio del Brunello che – leggete qui 
Comunicato produttori Brunello -  chiedono un’assemblea per stabilire una volta per tutte che l’articolo 2 del Disciplinare di produzione del vino Brunello di Montalcino (quello che stabilisce il 100% sangiovese) non deve essere cambiato. I 149 rappresentano circa il 60% sia dei voti e che dei soci del Consorzio”.
Visto che questo ” foltissimo gruppo di produttori – anche fortemente disomogenei tra di loro – si è unito per sottoscrivere un documento, a tutela dell’eccellenza del proprio vino e della sua tipicità (100% Sangiovese)”, cerchiamo di fare in modo che nonostante quello che dice e prescrive la Castello Banfi ed i suoi american owners il Brunello resti Brunello. Sarebbe clamoroso, spaventoso, vergognoso, indegno, se nonostante una maggioranza, sulla carta, del 60% alla fine dovessero prevalere le volontà e gli interessi dei Mariani e dei Rivella.
E penso che a quel punto la stampa responsabile e indipendente non al soldo di nessuno e soprattutto i consumatori internazionali ne dovrebbero trarre le debite conclusioni, che personalmente, nella malaugurata ipotesi, ho ben presenti…
Ecco, ad ogni buon conto, il comunicato stampa di Cristina Mariani-May (ritratta nella foto in apertura) e della famiglia Mariani

Dichiarazione della famiglia Mariani relativa al Brunello di Montalcino

Montalcino, 24 ottobre 2008
Con i recenti sviluppi delle indagini sul   Brunello   di   Montalcino   2003  di  Castello  Banfi,  possiamo  adesso focalizzare  la  nostra  attenzione  sul  futuro  - il futuro di Castello Banfi, il futuro di Montalcino, ed il futuro del Brunello.
E’ nostra  profonda  convinzione  che il patrimonio del Brunello si basi saldamente  sulla nobiltà del vitigno Sangiovese, ed in ciò dovrà fondare il  proprio futuro. Questo è il motivo per cui, negli ultimi trenta anni, abbiamo  dedicato  le  nostre  risorse  alla  “Ricerca  dell’Eccellenza”, avvalendoci  della  collaborazione  di  valenti  studiosi  e ricercatori, registrando  e  coltivando  i  migliori cloni di Sangiovese nei terreni a loro  più  congeniali  all´interno  della nostra proprietà.
E questo è il motivo  per  cui  riteniamo  che  il  Brunello di Montalcino debba essere prodotto  con  uve  Sangiovese,  con  una  minima  tolleranza  (3%-5%) da includere necessariamente nel Disciplinare di Produzione del Brunello di Montalcino,  al  fine  di  tutelare  i  produttori  da  eventuali  minime disomogeneità in vigna ed errori umani in cantina.
Allo stesso tempo lavoreremo insieme agli altri produttori per sviluppare il  Rosso  di  Montalcino  in  una  denominazione  più  ampia  in  cui il Sangiovese,  in  assemblaggio  con altre varietà, possa esprimere, con le sue caratteristiche, l´unicità del terroir di Montalcino: Super Tuscan di Montalcino.
Quando la  nostra  cantina  è  stata  inaugurata  nel 1984, John Mariani espresse  il  profondo desiderio che Castello Banfi fosse “un bene per la gente  di  Montalcino,  un  bene per l´Italia, un bene per l´America e un bene per tutti coloro che amano i vini di qualità.” Le certificazioni che abbiamo  ottenuto,  la  qualità dei nostri vini, e l´integrità del nostro operato dimostrano che quel desiderio è ancora vivo, ora e per sempre”.
Per informazioni: Lorella Carresi Responsabile PR & Comunicazione – Banfi

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22 ottobre 2008

Scandalo del Brunello: ora a parlare é la Procura di Siena!

Due giorni fa una nota azienda di Montalcino ha comunicato, alla sua maniera (leggete qui Banfi comunicato stampa), la notizia del dissequestro del suo Brunello 2003, ora, come tirata per i capelli – “le recenti notizie apparse sui mass media locali e nazionali in relazione all’inchiesta sul Brunello di Montalcino inducono a fornire alcune precisazioni per assicurare una corretta informazione a tutela di tutti i produttori e dei consumatori finali” – a parlare è la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, con un comunicato stampa, firmato dal dottor Nino Calabrese e dal dottor Mario Formisano, che riporto qui in allegato (leggere con attenzione Comunicato stampa Procura di Siena e che vi invito a leggere con estrema attenzione, per le parole e per i numeri riportati.
Cosa dice la Procura Senese?
Tante cose importanti, ad esempio che “le investigazioni sono iniziate nel settembre 2007”, che “gli uomini della Guardia di Finanza di Siena e dell’Ispettorato Centrale del Controllo Qualità dei Prodotti Agroalimentari di Firenze” che hanno “eseguito numerosi interventi investigativi delegati dall’Autorità Giudiziaria di Siena”, con “perquisizioni a sedi aziendali ed abitazioni, acquisizione ed analisi documentazione presso il Consorzio del Brunello di Montalcino, ispezioni sui vigneti, rilevamenti fotografici da terra e da mezzi aerei, analisi di copiosa documentazione contabile ed extracontabile” hanno accertato che “molte imprese coinvolte hanno violato i disciplinari di produzione dei vini Brunello e Rosso di Montalcino”.
E ancora che le “risultanze operative hanno consentito l’emissione, da parte del G.I.P. di Siena di molteplici sequestri” e che sono stati sottoposti a sequestro preventivo “circa 6.500.000 litri di vino Brunello di Montalcino e circa 700.000 litri di vino Rosso di Montalcino”.
Si tenga poi conto, molto importante, che “in seguito al rigetto delle istanze di restituzione del prodotto sequestrato da parte del Tribunale del Riesame di Siena, e successivamente all’esito delle consulenze tecniche disposti per verificare il rispetto del Disciplinare di Produzione del Brunello di Montalcino D.O.C.G. 2003 che hanno accertato che nel prodotto analizzato non vi era il 100% di uva Sangiovese, la quasi totalità dei produttori vinicoli interessati, ha richiesto ed ottenuto il declassamento di parte del vino sotto sequestro in modo da poterlo commercializzare ugualmente. inora, nel complesso, sono stati declassati i seguenti quantitativi di vino:
circa 1.100.000 litri di vino Brunello di Montalcino sono stati declassati a I.G.T. Toscana Rosso;
circa 450.000 litri di vino Rosso di Montalcino sono stati declassati a I.G.T. Toscana Rosso.
Effettuato il declassamento, le imprese hanno richiesto il dissequestro del prodotto”.
Per quanto riguarda “le annualità 2004, 2005, 2006 e 2007, la Procura ha concesso il dissequestro limitatamente ai quantitativi di vino declassi, non sussistendo più i presupposti per il mantenimento del provvedimento restrittivo.
Gli eventuali dissequestri delle rimanenti qualità saranno invece subordinati ad esami di laboratorio, già eseguite per l’annata 2003, e controlli per verificarne la conformità ai disciplinari di produzione di riferimento. Per ciò che concerne il vino Brunello 2003 il dissequestro è stato concesso non solo in relazione al vino declassato, ma anche in ordine alle rimanente quantità di vino di cui è stata accertata, anche con esami di laboratorio, la conformità ai disciplinari di produzione di riferimento.
In relazione a due imprese, i vini sono risultati conformi ai disciplinari di produzione di riferimento. I prodotti di tali aziende non erano stati sottoposti a sequestro preventivo, non essendo emersi elementi probatori che inducessero a ritenere che il prodotto fosse stato miscelato con vini di diversa origine”.
Per concludere la Procura di Siena ricorda quali siano i quantitativi complessivi di vino ancora sotto sequestro:
“circa 4.400.000 litri di vino Brunello di Montalcino;
circa 200.000 di vino Rosso di Montalcino”.
Di fronte a queste notizie, a questi numeri pesanti come macigni, a questi notizie che parlano di “molte imprese coinvolte”, e che dimostrano la vastità dello scandalo del Brunello a Montalcino, con quale faccia di tolla si possono suonare le trombe e gridare vittoria e come si può continuare a negare, minimizzare, attenuare? Vergogna!   

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A proposito del dissequestro del Brunello Banfi: verità e amnesie

Impegnato per due giorni a Londra come unofficial ambassador of Barolo in un wine tasting organizzato per la U.K. Sommelier Association che ha visto la partecipazione di celebri wine writers come Tim Atkin, Nicolas Belfrage MW, la Decanter tastings director Christelle Guibert e una Signora, (vedi foto a fianco), le cui purple pages e la cui autorità fanno testo nel mondo del vino, ovvero Jancis Robinson, non ho avuto tempo e modo, rientrato in Italia solo ieri sera tardi (reduce anche da una fantastica degustazione, ieri mattina al Covent Garden, dei 2006 degli Château bordolesi aderenti all’Union des Grands Crus de Bordeaux) di commentare la notizia del giorno, ovvero, (leggete qui) del dissequestro del Brunello di Montalcino 2003 di Castello Banfi. Vino di cui, recita il comunicato dell’azienda produttrice del Summus e dell’Excelsus, “la Procura  di  Siena  ha disposto il dissequestro dopo averne determinato la piena conformità al disciplinare di produzione”.
Prendo pertanto atto, che la proprietaria di Banfi Cristina Mariani-May, a mio avviso un po’ forzando la notizia, vorrebbe farci intendere che “la  decisione della Procura chiude definitivamente il caso del Brunello Castello Banfi”, ma io al posto suo sarei più cauto e modererei i trionfalismi e gli squilli di tromba.
E’ difatti vero che il Brunello di Montalcino 2003 di Castello Banfi è stato dissequestrato, in verità, come fa ben notare l’amico Roberto Giuliani (leggi qui), lo era da tempo, visto che in commercio figuravano da mesi bottiglie di Brunello imbottigliato da Banfi (dicitura che ha un significato ben diverso da prodotto da Banfi…), ma prima di partire con le grancasse io aspetterei, perché sono pronto a scommettere che ci sarà nella giornata di oggi, un comunicato della Procura di Siena per capire come siano andate esattamente le cose con questo dissequestro.
E magari si potranno fare delle interessanti sorprese su ipotetici declassamenti che una parte del Brunello 2003 della nota azienda americana avrebbe magari dovuto accettare, declassamenti  di cui non fa menzione nel suo comunicato stampa.
E sarei molto più prudente se fossi anche nei panni del presidente del Consorzio del Brunello, l’amico Patrizio Cencioni, che si è affrettato a dichiarare
“siamo molto soddisfatti soprattutto perché la Procura ha riconosciuto la piena rispondenza al disciplinare di produzione. Oltretutto, la situazione della Banfi era la più difficile, perché si tratta dell’azienda con la produzione più consistente e con più elevato numero di dipendenti”. Quanta sollecitudine, caro Patrizio, manco tu fossi un dipendente Banfi!
Devo poi una risposta all’amico, sicuramente dell’entourage banfiano, che in una lunga mail ieri mi ha indirizzato alcune riflessioni: “i
nsieme ad alcuni miei amici stiamo fremendo per un suo commento sulla vicenda Brunello Banfi, e sul comunicato rilasciato ieri dall’azienda. Cosa ne pensa? Non crede che sia il momento di lasciare da parte le inimicizie e i conflitti con i singoli e dedicarsi a spendere una parola buona per lo meno nei confronti dei 300 dipendenti assolutamente incolpevoli di tutto? Non sarebbe meglio, a questo punto, evitare atteggiamenti dubbiosi e maldicenti ed esprimersi in modo corretto e fermo sulla decisione ultima della procura di Siena che tanto era brava prima a bloccare e tanto deve essere stata brava adesso a sbloccare?
Non crede che nei confronti di una comunità come quella di Montalcino e nei confronti del paese stesso, più volte sfruttato da persone forestiere in cerca di guadagni ed investimenti senza alcun interesse nel territorio, sarebbe meglio spezzare una lancia in favore di una società che invece, sul territorio ha sempre reinvestito moltissimo?”
Ecco il mio commento, in attesa, questione di ore credo, di poterne fare un altro ancora più meditato, sulla decisione della Procura di Siena. e sulle sue motivazioni.
Massimo rispetto per i dipendenti della Banfi, e rinnovato amore per Montalcino ed il suo Brunello, quando é vero e buono, ma non posso permettere a chi mi scrive di spacciare per “atteggiamenti dubbiosi e maldicenti” quello che è stato, invece, semplice esercizio del diritto di cronaca e di critica.
A differenza da qualche noto collega, che recentemente ha fatto ancora più carriera, io non ho mai scritto un articolo intitolandolo “Viva Banfi!” ed il mio pensiero su questa azienda, sui suoi vini, su quello che ha rappresentato e rappresenta, nel bene, ma anche nel male, per Montalcino e per il Brunello è chiarissimo.
Penso sia mia diritto dire, come ho più volte scritto, che i vini di Banfi non mi piacciono e che sono persuaso che Banfi, anche attraverso il lungo “magistero” di Ezio Rivella (testimoniato anche da quello che ha detto nel corso del recente dibattito sul Brunello) abbia proposto un’interpretazione molto divergente e particolare dell’idea classica del Brunello, che prevede la valorizzazione del suo terroir e uno strettissimo legame, quasi un sinonimo, Brunello-Sangiovese. Un’idea del Brunello, di Montalcino, del vino italiano, che non mi piace.

 

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16 ottobre 2008

Una bella notizia da Montalcino: i produttori vogliono un Brunello solo al Sangiovese!

Sono sbarcato da poco in Sicilia, in una Catania assolata, dalla temperatura ancora quasi estiva. Il tempo di arrivare in albergo, di verificare la connessione wireless ad Internet ed ecco che nella posta trovo una notizia splendida.
Da Montalcino, da alcuni amici produttori, ricevo questa bella comunicazione che vi giro con grande gioia: “Gentile Sig. Ziliani, La informiamo che in data 15 Ottobre corrente è stata presentata al Presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, al Sindaco del Comune di Montalcino, e spedito al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, un documento contenente la firma della maggioranza dei produttori, che rappresentano anche la maggioranza dei voti in assemblea, avente per oggetto la richiesta di: “Convocazione urgente dell’assemblea del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino per affermare, in modo inequivocabile e definitivo, la volontà di non apportare alcuna modifica all’attuale Disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino, che all’Art. 2 così recita: “Il vino a denominazione di origine controllata e garantita Brunello di Montalcino deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti nell’ambito aziendale esclusivamente dal vitigno Sangiovese (denominato, a Montalcino, “Brunello”)”
Montalcino, 16 Ottobre 2008 Un Gruppo di produttori”.
Non ci sarebbe da commentare niente, se non prorompere in un fragoroso finalmente! Bravi, anzi bravissimi!
Voglio aggiungere che questo gruppo di valorosi promotori di questa splendida iniziativa incontreranno nei prossimi giorni
il Ministro Zaia, per presentare questa raccolta  di  firme  dei  produttori di Brunello che ha  raggiunto  il  60%  dei consensi, sia in termini di numero di aziende produttrici , sia in termini  di  voti  ripartiti  fra  i  soci del. Consorzio. Con  questa  raccolta  di firme  i produttori hanno richiesto l’assemblea  del 27 ottobre, perché  la  volontà venga espressa  pubblicamente e sia  ratificata  dall’unico  organo  che  può  decidere le  sorti del Brunello di Montalcino.
Gli amici mi precisano che “non  é  stato  facile  ma finalmente  abbiamo  ottenuto  un  risultato  molto  importante. Precisiamo  inoltre  che il  tutto  é  nato  grazie  alla indiscutibile volontà  di  alcune  aziende e dei loro proprietari, che si  sono  fortemente  adoperate  per  ottenere  questo  risultato, e precisamente:

Biondi  Santi – Tenuta Il Greppo

Franceschi – Tenuta Il Poggione

Marone Cinzano – Tenuta  Col d’Orcia

Bartolommei -Az. Agr. Caprili

Cinelli Colombini – Fattoria  dei  Barbi

Tenuta Le Potazzine di Gorelli

Tiezzi Enzo”

Mi verrebbe da fare qualche commento sui disciplinari elastici, che a furia di tirarli si rompono, ma di fronte a questa bella notizia, che dovrebbe dire la parola fine a tante congetture, preferisco tacere e batto le mani, come penso faranno tanti appassionati e amici del vero Brunello, per questo chiaro pronunciamento della maggioranza dei produttori. E così che si fa, è così che si difende il buon nome, l’immagine, l’identità ed il prestigio di Messer Brunello!

 

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15 ottobre 2008

Tolleranza zero: il ministro Zaia sempre più a muso duro (ora anche sul blog)

Ma sul “caso Brunello” come la pensa?

Acciperbacco con quale grinta (e anche con quale protagonismo…) Luca Zaia sta svolgendo il suo mandato di Ministro delle Politiche Agricole. Non c’è giorno, o quasi che questo quarantenne di Conegliano (terra di Prosecco) laureato in Scienze delle produzioni animali non faccia emettere dal suo ufficio stampa un comunicato redatto in stile decisionista e non dica la sua sulle questioni relative al mondo agricolo italiano.
Dopo aver dato vita, con grande fantasia, al Question Time del contadino, Zaia commentando il recente sequestro, in provincia di Foggia, di “cinque silos della capacità di 6000 hl, contenenti un non meglio specificato prodotto vitivinicolo”, nonché, questa volta nel barese, “410 hl di pasta di mosto ottenuta dalla trasformazione di 426 quintali di uva bianca da tavola, pasta illegalmente destinata alla vinificazione”, mettendo idealmente le mani sui fianchi e assumendo un atteggiamento tribunizio ha esclamato: “ la stagione delle tolleranza zero sta dando i suoi frutti. Elimineremo tutte le mele marce: a tutela dei consumatori, sempre più attenti ai prodotti acquistati, e dei produttori onesti, che devono poter affrontare le sfide del mercato e la crisi economica in corso senza subire la concorrenza sleale dei delinquenti dell’agroalimentare”.
E ancora, ringraziando i militari dei NAC e l’ICQ “per il grande lavoro svolto a tutela delle famiglie italiane” ha rivolto loro un invito “a procedere spediti in questa direzione per assicurare che sulle nostre tavole arrivino sempre prodotti genuini e sicuri”.
Finita, signori miei, l’epoca in cui si poteva fare quello che si voleva: sofisticatori, taroccatori, furbetti del vigneto e della cantina, ora siete fritti! Ci pensa Super Zaia, il ministro che non guarda in faccia a nessuno, e che se c’è da andare con gli stivali tra mucche, cavalli e maiali, non si tira indietro.
Talmente scatenato, il ministro, da essersi dotato, oltre che del sito Internet delle Politiche Agricole su cui naturalmente imperversa, addirittura di un proprio sito Internet, LucaZaia.it, abbinato, poteva non averlo anche lui?, ad un proprio blog.
Le parole di presentazione sono nello stile di questo uomo politico che evidentemente mira olto in alto e per il quale questa carica di ministro agricolo rappresenta solo una tappa, giusto il tempo di farsi notare…
Lucazaia.it è un sito internet che nasce per voi e con voi”, ci assicura, “questo portale è pensato per dialogare e per ascoltare le vostre domande, per parlare con voi e discutere di politica, dei problemi del territorio”.
E infine la rassicurazione telematica: “per me il web è un modo per stare in mezzo a voi. Il mio sito internet ricalca il mio modo di fare politica, la consapevolezza e la voglia di stare “sul pezzo” e dentro i problemi secondo una logica del fare e non del predicare”.
Ma allora Signor Ministro, se vuole stare così tanto “sul pezzo” e affrontare di petto i problemi, perché lo scorso luglio, rispondendo ad un question time alla Commissione Agricoltura alla Camera dei deputati, a proposito del caso Brunello affermava che “qualcuno voleva infatti far passare l’idea che non fosse solo un problema di uvaggi” e che “si faceva passare l’idea a livello internazionale che il Brunello mettesse a repentaglio la sicurezza alimentare. Abbiamo difeso fino in fondo, con il Brunello di Montalcino, il made in Italy e sicuramente la sicurezza alimentare.”
Ma quando mai e chi mai in questi mesi si era mai sognato di sostenere che i Brunello di Montalcino taroccati nuocessero, oltre che all’immagine e alla credibilità della denominazione, alla salute di chi li avesse bevuti?
Inoltre, Signor Ministro, visto che sostiene che “
la stagione delle tolleranza zero sta dando i suoi frutti. Elimineremo tutte le mele marce” perché mai in un’intervista (leggi qui) rilasciata all’Espresso tempo fa, alla precisa domanda dell’intervistatore se il disciplinare del Brunello andasse cambiato ha risposto, con un atteggiamento a metà tra il Ponzio Pilato e la cauta apertura/disponibilità al cambiamento, che “lo decideranno i produttori. Noi di certo non complicheremo le scelte di chi lavora. Le regole per fabbricare un vino Doc non sono il Vangelo, persino la Costituzione è flessibile e può essere modernizzata. Io sono per il mercato: se i consumatori, che il disciplinare sanno a stento cosa sia, preferiscono un vino più rotondo e morbido, si conceda al loro palato la giusta soddisfazione. I vini duri, per quel che mi riguarda, hanno fatto il loro tempo. Il gusto cambia”.
Infine Signor Ministro, visto che il 27 ottobre (27- 10 – 8: tra numeri da giocare sulla ruota di Montalcino), come ha ben sottolineato il mio amico Roberto Giuliani su Esalazioni etiliche, nel borgo del Brunello ci sarà una strana assemblea di tutti i soci indetta con l’ordine del giorno “Discussione e votazione in merito ai Disciplinari di Produzione” ed “in pratica il Consiglio inviterà i soci ad esprimere il loro parere e votare le ipotesi di nuovi disciplinari di produzione dei quattro vini tutelati dal Consorzio del Brunello di Montalcino, che sono appunto il Brunello, il Rosso, il Moscadello e il Sant’Antimo”, e la votazione non avverrà secondo il criterio democratico una testa un voto, ma dando più peso a chi dispone di più ettari vitati, perché non ci spiega, sul sito Internet personale, sul blog, sul sito del Ministero, magari su qualche sito Internet ospitale, anche qui se volesse, cosa significa che questa “necessità di prendere una decisione in merito è dettata soprattutto dalla specifica richiesta che il Ministro delle Politiche Agricole ha rivolto alla Commissione di Garanzia nominata con Decreto del 9 giugno 2008 e di conseguenza al Consorzio stesso. Richiesta motivata dall’esigenza di dare un segnale chiaro e inequivocabile al mondo esterno, che consenta anche di impostare una politica di mercato futura”? Come la pensa in merito a quello che dice, chiarissimamente in questa intervista rilasciata a Italiatv.it (vedi video qui) il presidente del Consorzio del Brunello Patrizio Cencioni, secondo il quale il mitico vino di Montalcino deve continuare ad essere prodotto esclusivamente con uve Sangiovese di Montalcino?
In altre parole, in questa travagliata vicenda del Brunello di Montalcino lei che ruolo vuole assumere, semplicemente quello del notaio che registra le decisioni prese da altri, oppure del regista, che magari dietro le quinte detta le mosse e suggerisce agli attori come e cosa dire?

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14 ottobre 2008

Ma di cosa si discuterà a Montalcino nella riunione del 27 ottobre?

Attenzione all’insidia della votazione secondo il sistema percentuale!

 

Grazie ai nostri potenti mezzi siamo venuti in possesso e ora sono in grado di pubblicare la Circolare n°59/2008 inviata dal Consorzio del Brunello di Montalcino ai Soci per informarli su alcune rilevanti questioni che il Consiglio del Consorzio sta affrontando in questo periodo e che saranno oggetto dell’Assemblea ordinaria convocata per il 27 ottobre.
Ho ritenuto opportuno pubblicare solo due punti, tralasciando altri due, relativi a querele e iniziative legali adottate dal Consorzio, che penso non sia il caso di divulgare in questa sede.
Voglio sottolineare solo due frasi ricordate nella parte relativa alla “Convocazione assemblea per il 27 ottobre”: la prima: “il Consiglio ha scelto di sottoporre all’Assemblea cinque quesiti, i quali saranno in grado di fornire un quadro completo e chiarire se i produttori non vogliono cambiamenti, ovvero vogliono iniziare un percorso per apportare modifiche a uno o più dei disciplinari” e la seconda secondo la quale “il risultato indicherà una volta per tutte la direzione che vogliamo intraprendere”.
Si parla di una decisione da prendere UNA VOLTA PER TUTTE, ma non era già stato abbondantemente e ripetutamente deciso di escludere una modifica della piattaforma ampelografica, che prevede Sangiovese di Montalcino al 100%, del Brunello di Montalcino? Con l’occasione sono anche in grado di offrire un contributo per capire quale sistema di voto sia in atto a Montalcino, sistema che non prevede la semplicissima, e democratica norma, un’azienda un voto, bensì un sistema percentuale che in base al numero di ettari controllato da ogni azienda attribuisce ad ognuna un numero di voti che ovviamente è maggiore più grande l’azienda é.
Qui a lato la tabella riassuntiva  intanto vi fornisco i dati al 2007 relativi alle più importanti aziende:

Castello Banfi 56 voti 6,83%

Castelgiocondo 22 voti 2,68%

Col D’Orcia 19 voti 2,32%

Poggione 18 voti 2,20%

Barbi 12 voti 1,46%

Caparzo 12 voti 1,46%

Castello di Camigliano 11 voti 1,34%

Casale del Bosco 10 voti 1,22%

Argiano 10 voti 1,22%

Pian delle Vigne 9 voti 1,10%

Friggialli e Pietranera 8 voti 0,98%

Cantina Sociale di Montalcino 8 voti 0,98%

Casanova di Neri 8 voti 0,98%

San Filippo 8 voti 0,98%

Bianchini 7 voti 0,85%

Altesino  7 voti 0,85%

Val di Suga 6 voti 0,73%

Castiglione del Bosco 6 voti 0,73%

Casisano Colombaio 6 voti 0,73%

Campogiovanni 5 voti 0,61%

Sesta 5 voti 0,61%

Collosorbo 5 voti 0,61%

Poggio Antico 4 voti 0,49%

La Lecciaia 4 voti 0,49%

Valdicava 4 voti 0,49%

La Poderina 4 voti 0,49%

Podere Brizio 4 voti 0,49%

Villa a Tolli 4 voti 0,49%

Renieri 4 voti 0,49%

Con 3 voti poi, corrispondenti allo 0,37%, segue un numero lunghissimo di aziende, seguite poi da una ventina di aziende con 2 voti corrispondenti allo 0,24%.
Riassumendo, con 820 voti totali a disposizione abbiamo un’azienda con circa 60 voti (6,8% – 56 voti) e una con più di venti (2,7% – 22 voti), quindi sette con più di 10 voti (11,2% – 92 voti), venti con più di 4 voti (14,1 – 116 voti) , 150 con tre voti (54,9% – 450 voti), 24 con due voti (5,9% – 48 voti) e 37 con un voto (4,5% – 37 voti).
La strana partita del cambiamento o meno si gioca se una delle due parti, chi vuole mantenere l’attuale disciplinare e lasciare intatta la formula del Sangiovese (di Montalcino ovviamente) 100% e chi vuole, nel nome della tolleranza, dell’apertura, del disciplinare elastico, cambiare consentendo per il Brunello anche percentuali da stabilirsi di altre uve, riuscirà a raggiungere una maggioranza percentuale rassicurante variante dal 51 al 55% che la metta al riparo da eventuali “sorprese”.
Come voteranno i produttori del Brunello di Montalcino, faranno bene attenzione a non cadere nel trappolone?

Circolare Consorzio Brunello ai Soci

Circ. 59/08

Montalcino 14/10/2008

A TUTTI I SOCI LORO SEDI

“Cari Soci, ritengo opportuno informare tutti voi su alcune rilevanti questioni che il Consiglio del Consorzio sta affrontando in questo periodo.

Convocazione assemblea per il 27 ottobre
Abbiamo già inviato la raccomandata per convocare una Assemblea ordinaria per il giorno 27 ottobre prossimo. La convocazione è per definire una volta per tutte l’atteggiamento da prendere nei confronti del Disciplinare del Brunello di Montalcino e dei Disciplinari degli altri tre vini tutelati dal Consorzio: Rosso di Montalcino, Moscadello di Montalcino e Sant’Antimo.
Il consiglio unanimemente ha voluto questa convocazione in modo che possa essere presa una decisione chiara e definitiva nell’unico luogo dove decisioni di questo tipo possono essere prese dai produttori: l’assemblea del Consorzio. Come procedura il Consiglio ha scelto di sottoporre all’Assemblea cinque quesiti, i quali saranno in grado di fornire un quadro completo e chiarire se i produttori non vogliono cambiamenti, ovvero vogliono iniziare un percorso per apportare modifiche a uno o più dei disciplinari.
Con la convocazione riceverete sia il fac-simile della scheda che sarà proposta all’Assemblea, che una ampia spiegazione relativa ai singoli quesiti, pertanto non mi dilungo oltre e rinvio alla convocazione e agli allegati. Sono certo che sarà un’occasione nella quale ognuno potrà fare le proprie valutazioni con serenità e cognizione e che il risultato indicherà una volta per tutte la direzione che vogliamo intraprendere.

Sperimentazione sull’uva Sangiovese a Montalcino
Il Consorzio ha avviato un programma di sperimentazione per caratterizzare il Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino e del Rosso di Montalcino, all’interno della zona di produzione. La sperimentazione sarà utile per approfondire le conoscenze relative al comportamento del Sangiovese nei vari ambienti del territorio comunale di Montalcino. Il progetto viene realizzato in collaborazione con il laboratorio dell’Istituto Agrario e per l’Enologia di San Michele all’Adige, il cui referente è il dr. Fulvio Mattivi. Il programma ha come obiettivi la verifica, sul territorio di produzione del vino Brunello di Montalcino, del comportamento delle Antocianidine Acilate nelle uve Sangiovese, nei primi sei mesi di vita dei vini prodotti con il 100% di uve Sangiovese e durante il periodo di invecchiamento nei vini prodotti con il 100% di uve Sangiovese.
Il programma avrà una durata di 4 anni, diviso in più fasi. Si è già provveduto a prelevare i campioni relativi alla vendemmia 2008, successivamente si continuerà fino al 2011 per arrivare alle valutazioni definitive. I campioni di uva del 2008 sono stati microvinificati ed altrettanto sarà fatto nei prossimi anni. I prelievi sono effettuati in venti aziende associate al Consorzio, ubicate in zone rappresentative dei diversi ambienti pedoclimatici rilevabili nel territorio. Per ciascuna azienda vengono prelevati 80 Kg di uva Sangiovese in vigneti iscritti all’Albo del vino Brunello di Montalcino.
Sono stati concordati dei metodi di controllo della raccolta delle uve, la quale viene fatta alla presenza di personale del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e personale dell’ICQ di Firenze. Sia il personale del Consorzio che quello dell’ICQ redigono e sottoscrivono un verbale di prelievo dal quale risultano l’individuazione del vigneto e delle viti sulle quali è stato fatto il prelievo. Il furgone termocondizionato per il trasporto a San Michele all’Adige viene adeguatamente sigillato dal personale del Consorzio e dell’ICQ di Firenze e al momento dell’arrivo del furgone alla cantina sperimentale di San Michele all’Adige è presente il personale dell’ICQ dell’ufficio di competenza, il quale provvede a togliere i sigilli ed a controllare la fase di ricevimento delle uve.
L’uva una volta giunta a destinazione viene microvinificata con le modalità operative normalmente usate dall’Istituto di San Michele all’Adige. Riteniamo che in tal modo potremo disporre di una serie di dati certi e resi ufficiali sia dal Consorzio che dall’intervento dell’ICQ e dal laboratorio dell’Istituto di San Michele all’Adige, il quale è un riferimento importante per il Ministero delle Politiche Agricole. Al momento opportuno verranno fornite le informazioni relative a quanto stiamo facendo.
Con l’occasione invio un cordiale saluto”
Il Presidente Patrizio Cencioni

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13 ottobre 2008

Anche il sito Internet di Jancis Robinson parla del Brunello debate

Con grande piacere ho scoperto che l’autorevolissimo sito Internet della grande wine writer britannica Jancis Robinson, è tornato ad occuparsi dello scandalo del Brunello di Montalcino qualche giorno fa.
Partendo dal Face to Face Rivella vs. Ziliani Debate l’autore dell’articolo, intitolato Brunellogate’s bitter sequel, Walter Speller, che sul suo sito Internet descrive così la propria sfera d’azione “Walter Speller Consultancy provides communication and marketing strategies and solutions for the international wine industry”, ha realizzato una dettagliata inchiesta interpellando alcuni produttori di Brunello e riportando le loro opinioni e sensibilità sull’ipotizzato cambio di disciplinare del mitico vino base Sangiovese di Montalcino. Eventualità su cui circolano, proprio in questi giorni, singolari ipotesi, che vedrebbero in qualche modo una non neutralità da parte di organismi e personaggi che, istituzionalmente, dovrebbero rimanere super partes e limitarsi a registrare la volontà dei produttori, senza intervenire in alcun modo. 
Pensando di fare cosa gradita ai lettori di Vino al Vino, soprattutto a quelli che capiscono l’inglese, ho pensato di pubblicare, qui, l’articolo di Walter Speller.
Segnalando, en passant, che anche la bravissima wine blogger e scrittrice Alice Feiring, autrice di quel capolavoro assoluto che è The battle for Wine and Love. How I saved the world from parkerization (leggi qui e qui e ancora qui alcune recensioni), è intervenuta, sul suo blog In Vino Veritas, sul Great Brunello Debate, con questo post, leggi qui, che merita assolutamente di essere letto.
E dire che qualche “bischero” di questo dibattito non ha voluto scrivere una sola riga…

Brunellogate’s bitter sequel
6 Oct 2008 by Walter Speller

da www.jancisrobinson.com

“Friday just past saw a bitter confrontation between some of the principal protagonists in the Brunellogate affair in a Face to Face Debate held in Siena. The ones responsible for the scandal are journalists in general and Italian wine writer Franco Ziliani in particular, according to Ezio Rivella, once consultant enologist to dominant Brunello producer Castello Banfi (pictured). He claimed it was the media who were “to blame for the Brunello scandal”.
The debate (available as a podcast at www.vinarius.it) was organised by Vinarius, the Italian Association of Wine Retailers, and the panel also included Ziliani himself, another consultant oenologist Vittorio Fiore and Teobaldo Cappellano, Barolo producer and founder of the organic Vini Veri movement. In what was supposedly a debate about the future of Brunello, the two camps remained diametrically opposed. Ziliani was one of the first to break the news last March about several Brunello di Montalcino producers being under investigation for illegal blending practices.
Although in this case Sangiovese was allegedly diluted with wine originating from Puglia, the investigation quickly spread like an oil stain. Ziliani responded to Rivella’s accusation by maintaining that it was the “corporate winemakers” (ie consultants like Rivella) who were part of the problem, as it is mostly large producers among their main employers who were found breaking the law. In the meantime Ziliani, to support the fight for a 100% Sangiovese Brunello, has posted a 100% Sangiovese Brunello List on his website 
www.vinoalvino.org, which can be signed by producers whose philosophy of abiding by the current law results in pure Sangiovese Brunello. The list is still remarkably short.
One of the first to sign the list was Francesca Padovani, who, together with her sister Margherita, runs Campi di Fonterenza in Montalcino. The estate consists of four ha of which one is denominated for the production of Brunello. She is equally passionate about their Rosso di Montalcino as well as an IGT Sangiovese, which could also be labelled as DOC Sant’Antimo, or Rosso di Montalcino, as the disciplinare stipulates the same rules for all three denominations when the wine consists of a 100% Sangiovese. Their first-ever Brunello, from the 2004 vintage, will be marketed in January 2009.
I asked Francesca why she signed the list and she told me it was her mother who knows Ziliani, and who suggested this. Francesca herself mentions that she is not too fond of journalists, as she is particularly unhappy about the sensationalist nature of reporting about Brunellogate. When I counter that we have to thank journalists in the first place for making public the illegal blending practices that are threatening the industry’s credibility and Brunello’s unique character, she agrees, but she was horrified to see how news on Brunello tried to lay the link to poisoning wine.
She points out that investigations are still without any official outcome, whereas the media have already damaged the reputation of each and every one.

When I mention the fact that Frescobaldi is allegedly under investigation for blending wines from Puglia into their Brunello, she says that everyone in Montalcino knows about the tankers that turn up from the south, and that she always suspected that blending was part and parcel of many cellar operations in the region. As she didn’t want to be associated with producers who follow these practices, she signed the petition online (among others, most notably Argiano, one of the wineries under investigation, who consequently declassified their Brunello in order to be able to sell it as the authorities have blocked their wine while the case is still pending).
According to Francesca, Brunello should only be about Sangiovese, but under market pressure producers try to make it into something else. This inevitably changes the characteristics of Brunello, which loses its uniqueness in a sea of international wines all looking the same. In such a situation it becomes especially hard to explain Brunello’s elevated price tag. She believes that Brunello can stand out from the crowd only if it stubbornly continues to be itself. This, according to Francesca, means that not all vintages may produce the necessary quality and that one must have the will to declassify lesser vintages into the more modest Rosso di Montalcino, especially from a price point of view. An even more important factor she sees in the fact that Brunello is not “an easy drink”.
The wine requires longer cellaring, which has cash flow consequences, and therefore it is no surprise that many producers create something more straightforward, “but this is not the identity of Montalcino, nor Sangiovese.” Except for blending practices, which for some may become an option under (perceived) market pressure, it is also the wine law itself, which is as much to blame for the situation. Although the total surface of Brunello di Montalcino cannot be increased (but this is by no means as static as for example in France’s AOC system), the law allows for the transfer of planting rights from one vineyard to another. Where one producer sells off the right to call a certain amount of hectares Brunello, another can buy this and plant a spot within the region that previously was never used for wine production. Finance, and not terroir, is the driving force here, resulting in an irregular quality profile affecting the entire region.
Francesca repeats Ziliani’s reproach, that the consultants are part of the problem. According to her there are simply too many of them in the region, and with a much more detached way of looking at their task. According to her, they seem less engaged with the terroir and the grape than is the actual producer. Francesca describes her goal as making wines that reflect the terroir of their estate. Therefore she first and foremost considers the wines to be Fonterenza and maintains she has no problem whatsoever in declassifying her wine, as she believes that especially in the current situation the name of the producer is now a better guarantee than any DOCG. When I ask her about the Cabernet Sauvignon that is also planted in Fonterenza’s vineyards, she tells me that it was partially their naivety. When they started planting, their consultant at that time convinced them to plant this variety.
At the same time it proved extremely hard to obtain Sangiovese vines from the nursery in 2002 as the region had just been enlarged, resulting in explosive demand for Sangiovese. At present she is very happy with the Cabernet, which is labelled IGT. But it does show how close Cabernet and Co co-exist with Sangiovese. This is very much the rule and not the exception in Montalcino, as not all vineyards within the region are classified Brunello, and therefore vineyards classed IGT are much cheaper, and a return is easier to achieve with an international wine than a label that states Sangiovese.
Another petition is doing the rounds in the region, this time to collect signatures of producers who are against a change of the law that would provide the easy option of legalising the international intruders, for which a majority of 55% is needed. And when the petition fails? Then one could still leave the Consorzio and set up a parallel organisation, in “which people can say what they think, and stop protecting the ones that are wrong”, according to Francesca.
I also asked Emila Nardi, the current proprietor and spokeswoman of Tenute Silvio Nardi, for her opinions on the current issues, which she addresses, understandably, with great caution. According to her, Rosso di Montalcino should be opened up to include grape varieties other than Sangiovese (the so-called European rule of a minimum of 85% of the specified variety could apply here), but Brunello should definitely remain a pure Sangiovese wine. The issue at hand though seems to be how to restore the confidence of consumers and buyers alike in a wine that has become so tainted.
Asked for a solution, she states, as Monty Waldin pointed out 
here, that at this moment there is no guaranteed analytical method available which could supply watertight proof that the contents of a bottle are exactly what the label claims. Sangiovese Grosso, the supposedly superior strain of Sangiovese, is not a single clone. Emilia points out that the variety is prone to mutation and 59 different mutations have been identified so far, making analysis of the various genetic parameters extremely difficult.
She expects that DNA analysis will be available in the future, but until then the only guarantee will be the reputation of the producer. Emilia doesn’t consider the relatively new, and flexible, Sant’Antimo DOC to be effective as it has shown little success. It is easy to see that this DOC created in the 1990s hasn’t got any historical significance, nor reputation, and has served only as a catch-all designation.
The Rosso di Montalcino designation on the other hand has much more credibility, and economic significance, on which it is much easier to capitalise. According to Emilia, the production of a pure Sangiovese Rosso di Montalcino has led to an expensive product, and the market is no longer willing to absorb the production costs of it. Allowing international grape varieties into Rosso di Montalcino would result in lower production costs and, at least as important, a more straightforward wine.
Emilia had not heard of Ziliani’s petition, but she confessed that she has little time for journalists at the moment. When pressed for a more precise answer she mentioned that Ziliani’s position is unclear, and not as objective as it may seem. She feels that his petition list may be irrelevant in the light of a recent general meeting of the Consorzio members, in which the future of a 100 per cent Sangiovese Brunello was discussed, and apparently an overwhelming majority rejected any change in the current legislation. The Brunello scandal that was unleashed this April continues to make headlines in the Italian national press. The action taken by the government by putting the Consorzio of Brunello di Montalcino, the association of producers, under close scrutiny, therefore making it in theory powerless, has become the object of attention itself now that the independence of the advisors in the Comitato di Garanzia is openly questioned.
The real surprise, for me at least, is that the Consorzio’s double role, advising on and developing legislative proposals on the one hand, and implementing and monitoring those on the other, has never been considered problematic previously. In the meantime, the heated debate, which first centred on how to implement the ‘Brunello as 100% Sangiovese’ rule, including the herculean task of analysing all wines before their release, seems to have taken a u-turn.
This was instigated by Angelo Gaja of Barbaresco fame (but with additional holdings in Montalcino), who proposed to change the law to allow for the inclusion of grape varieties other than Sangiovese. Perhaps this is not a surprise, coming from a man who has never shied away from using international grape varieties, albeit in a much more open and straightforward way.
Curious, however, is the fact that Gaja is keen to maintain the Brunello name for these blends, the only difference being the creation of a separate label (a kind of B-category, I imagine) to distinguish between artisanal wines and those of large producers. The how and what remains unclear, and potential confusion especially for guileless consumers seems inevitable. This was followed by another proposal coming from Franco Biondi-Santi, grandson of Ferrucio Biondi-Santi, who isolated a superior strain of Sangiovese in the family’s vineyards, called it Brunello, and started a tradition of 100% Sangiovese wine, which is now known the world over as Brunello di Montalcino.
He suggests opening up the Rosso di Montalcino category for the use of foreign grape varieties. Rosso di Montalcino was created as a DOC to allow more lenient ageing periods. Unlike Brunello’s mandatory four years of ageing, Rosso di Montalcino can be marketed one year after the harvest. This wine must also be100% Sangiovese by current law.All these proposals seem at odds with the hard fact that the law stipulates 100% Sangiovese, and producers are only now complaining that it is impossible to comply with this. Even more curious is the fact that there is already a separate category for the producers of Brunello to play with grape varieties other than Sangiovese, called Sant’Antimo.
This designation has the advantage of being a full blown DOC, in stark contrast with almost all other regions in Italy, where experiments with Cabernet & Co can be marketed only under the much more modest Indicazione Geografica Tipica (IGT), a kind of glorified Vin de Pays. With most big Brunello players now under scrutiny and almost daily revelations of illegal blending practices, the burning question remains: why is it impossible to create a 100% Brunello wine? Part of the answer may be that the larger producers consider a pure Sangiovese wine hard to sell to international markets, which seem to be infatuated by deeply coloured, sweet, concentrated red wines with lashings of new oak.
Another factor may be that Sangiovese can be an unreliable vine and the use of different grape varieties can compensate for this, as well as adding an international touch to the final wine. When following this line of reasoning, not only does the word of the law become blurred but it also begs the question as to what is Brunello’s precise USP. However, a more credible explanation is the fact that the rapid expansion of vineyards has led to the inclusion of unsuitable sites where Sangiovese cannot achieve enough ripeness. And the presence of International grape varieties within the Montalcino region allows only too easy access to the forbidden fruit”.

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