
Anche se lo considero un genio assoluto mi sono sempre permesso di non essere d’accordo con quel grandissimo poeta, drammaturgo, saggista che è Thomas Stearns Eliot secondo il quale, come ha scritto in The Waste Land, “April is the cruellest month”, ovvero “Aprile è il più crudele dei mesi, genera lillà da terra morta, confondendo Memoria e desiderio, risvegliando le radici sopite con la pioggia della primavera”.
Io, forse più prosaicamente e provincialmente colpito da quello che cantava Bruno Martino, non dico che “odio l’estate”, ma ho sempre considerato quelli estivi e agosto in particolare i mesi più difficili o “crudeli”.
Per questo motivo, non avendo un rapporto ottimale con la stagione estiva, con i mesi del grande caldo e degli esodi, e preferendo di gran lunga le altre stagioni, e considerando agosto un mese che favorisce le inquietudini e i ripensamenti, non sono rimasto colpito più di tanto quando ho letto che quasi contemporaneamente due amici, prima che due validi wine blogger, parlo di Maria Grazia Melegari, alias Soavemente blog, e Angelo Peretti, ovvero Internet Gourmet, hanno deciso, annunciandolo in due post sofferti, che potete leggere qui e ancora qui, di prendersi una pausa di riflessione, avvertendo sulla propria pelle quella che Maria Grazia ha efficacemente definito “la stanchezza del blogger”.
Li capisco bene perché l’ho vissuta anch’io, nel luglio dello scorso anno, come ho raccontato qui, questa nausea da wine blog, questa necessità di staccare, di non essere in qualche modo più “schiavo” del post da scrivere, dei commenti cui replicare, del ruolo da sostenere e della necessità di corrispondere all’immagine di me che i lettori potevano essersi fatta.
Ci sono passato anch’io, complice una bella crisi esistenziale, da questa assoluta necessità, come la definisce Angelo di “rivedere il mio rapporto con il vino e con il suo mondo e con il mio ruolo in quel mondo”. E di “riflettere, anche, su quest’ultima manciata d’anni di crescente dedizione, alla ricerca assidua, e talvolta troppo insistente, di un’anima del vino che oggi mi sfugge”.
Però dopo meno di due mesi il “demone della scrittura” pubblica, la necessità, non solo quella dettata dal mio lavoro di giornalista e cronista del vino, l’obbligo di guadagnarmi da vivere scrivendo, ma quella di confessarmi in pubblico e dialogare con i lettori sul blog ha preso il sopravvento.
E sono tornato, qui su Vino al vino (oltre che sul sito Internet dell’A.I.S.) e da metà novembre, raddoppiando l’impegno, sul nuovo blog dedicato alle bollicine, Lemillebolleblog.
Allora cari Maria Grazia e Angelo, io capisco bene le vostre difficoltà attuali, la situazione di impasse, un certo blocco psicologico, più che l’angoscia à la Mallarmé, per la pagina bianca e vuota.
E capisco come ad un certo punto il meccanismo del blog, così come l’avete vissuto e condotto voi, con impegno assoluto e passione divorante, mettendovi interamente in gioco senza risparmio, possa rischiare di stritolarvi e di farvi perdere quel piacere di scrivere e di raccontare che deve comunque essere alla base di ogni forma di blogging, si scriva di vino o di qualsiasi altro argomento.
Però, visto che tu Angelo hai assicurato che “seguiterò a scrivere, o almeno ci proverò, ma senza pubblicare. Vorrei scrivere per me. Ho bisogno di confidarmi con la parola scritta. La scrittura è un’amica fedele. Non ci sono omissioni, men che meno bugia. Le racconto i sogni, le aspirazioni, i desideri, le convinzioni, i dubbi, i sentimenti, le passioni, la vita. Non potrei vivere senza”, e tu Maria Grazia hai detto che “è giunto il momento di riflettere sulle motivazioni alla scrittura, sulla sostanza di quello “scrivere di vino” che mi ha accompagnato fin qui”, allora sperando che superata la boa di ferragosto le cose oggi vadano meglio, voglio invitarvi a non essere egoisti.
A non vivere un rapporto personale e intimo con la scrittura e la parola scritta. A non privarci oltre del piacere di leggere (riflettendoci sopra) le cose intelligenti e mai banali che scrivete, e visto che sono sicuro che durante questa pausa di ripensamento avete continuato a scrivere, di tornare a farlo al più presto, as soon as possible come dicono in UK, su Soavemente blog e su Internet gourmet.

Innamorato perdutamente della scrittura come sono, convinto che scrivere serva a salvare davvero la vita, quantomeno la mia, e memore del pensiero di quel sommo scrittore e giornalista che è stato Dino Buzzati, che rivolgendosi a se stesso diceva “Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi.
Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca […] Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare (forse)”, vi invito a tornare alla scrittura pubblica. A quella forma un po’ masochistica di diario in pubblico che è il blog. Vedrete che in questo modo dubbi, angosce, fantasmi, perplessità e stanchezze, e tutte le incertezze sul senso di parlare di vino (e soprattutto delle nostre vite e dei nostri sogni) su un blog come per incanto voleranno via. Non indugiate oltre, vi aspetto.
Scritto da Franco Ziliani alle 14:00, in Mon coeur mis a nu...
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