Rias Baixas Albariño de Fefiñanes 2006 Bodegas del Palacio de Fefiñanes
Lo confesso, in qualche modo mi sentivo in debito, dopo non aver avuto un responso positivo, leggete qui, da un bianco 2007 degustato dopo alcuni anni, proposto in una bottiglia chiusa con il tappo a vite, di poter riuscire a proporre all’attenzione dei lettori di questo blog un bianco che si trovasse in splendide condizioni anche ad alcuni anni dalla vendemmia.
Per farlo sono andato doppiamente a colpo sicuro. Ho scartato accuratamente bianchi che avessero fatto fermentazione o affinamento in legno piccolo e sceso in cantina sono andato su una tipologia di bianchi che non mi ha mai deluso anche dopo aver stappato le bottiglie dopo 3-4-5 anni. Scelta della tipologia di vino e dell’azienda, pardon della Bodega, ancora più mirata, perché mi era dispiaciuto, anche se il vino era tutt’altro che cattivo, aver giudicato qualche tempo fa non con i consueti toni entusiastici un vino prodotto da una delle aziende simbolo e leader della più mediatica tra le denominazione spagnole riservate ai vini bianchi, la galiziana Rias Baixas. Questa volta sono persuaso che Juan Gil de Araujo Gonzalez de Careaga, proprietario delle celeberrime Bodegas del Palacio de Feniñanes di Cambados Pontevedra proprietario di questa azienda simbolo della denominazione fondata nel 1904 il cui primo Albariño risale al 1928, sarà ben contento di quello che scriverò.
Avendo scelto non uno dei vini più ambiziosi della selezione aziendale tipo la la selezione III Año prolungato affinamento sur lie (dell’Albariño de Fefinanes 1583, Blanco fermentado en barrica avevo già scritto), bensì il classico Blanco joven prodotto ogni anno in 100-120 mila esemplari.
Prima di parlarvi del vino e della “scommessa” ampiamente vinta e delle emozioni che mi ha dato un bianco, affinato esclusivamente in acciaio, di cinque anni, voglio spendere qualche parola sulla D.O. Rias Baixas, sul cui ricco e aggiornato sito Internet del Consejo Regulador vengono ricordate le eccellenti performances ed il fatto che “los vinos de Rías Baixas son los blancos españoles que más se venden es el mercado estadounidense, con un incremento del 24%”, siano cioè i vini che si vendono di più sul difficile mercato degli Stati Uniti, dove nel 2011 hanno avuto un incremento del 24 per cento.
Dirò di più, questi bianchi sapidi, minerali, piacevolissimi, prodotti in una regione che conto prima o poi di visitare, confermano la loro vocazione all’export, con un incremento delle importazioni pari al 33,64% durante la campagna 2010-2011 (che va dal settembre 2010 al 31 agosto 2011), e un incremento del 16% rispetto al 2010.
Io adoro questo Rias Baixas Albariño de Fefiñanes delle Bodegas del Palacio de Fefiñanes proposto in una classica, elegante bottiglia renana lunga-alsaziana.
E mi piace come Juan Gil de Araujo Gonzalez de Careaga presenta, con parole semplici ed incisive, la vocazione dei vini della bodega, affermando che “nuestros vinos hablan con nitidez de su paisaje, de su tierra, tienen la plenitud de una variedad singular, la uva albariña”, ovvero che i nostri vini parlano nitidamente del loro paesaggio e della loro terra, e conservano le pienezza della varietà Albariño.
In questa versione senza interferenze dovute all’uso e alla presenza del legno a “cantare” sono esclusivamente quest’uva semi aromatica, ricca di acidità, piena di freschezza, e la terra, ed il ricordo del vicino Oceano che conferisce a questi bianchi una strepitosa salinità ed una vibrazione tutta particolare. Spettacolare il colore del vino, un oro squillante luminoso pieno di riflessi, e subito al primo contatto olfattivo, nonostante i cinque anni di riposo trascorsi in bottiglia, il vino si propone e si racconta complesso, fragrante, pieno di allegria e di vitalità, con i classici profumi di fiori bianchi della varietà, gelsomino e poi fiori d’arancia, di pesca noce, mandorla, un accenno di fiori bianchi e fieno secco, una leggerissima nota di miele e di anice, e poi è un trionfo di pietra e sale, di sfumature salmastre e minerali che danno al vino slancio, freschezza, un carattere spiccato del tutto personale.
Altrettanta freschezza, assoluta integrità anche al primo attacco in bocca dove il vino (4 grammi zucchero) si propone ben secco e diritto, verticale, profondo, ma con una buona ampiezza e consistenza sul palato, in grado di ripartire e riproporsi, con inalterata energia e nerbo, ad ogni sorso, con la sua classica nota di mandorla salata sul finale, ben teso, vibrante, equilibrato e piacevolissimo.
Quanti altri vini bianchi italiani di cinque anni, affinati in acciaio, mi avrebbero regalato le stesse emozioni, il puro piacere di continuare a berlo (ero a casa mia a cena e non dovevo guidare) senza stancarmi?
Querido Albariño!
Bodegas del Palacio de Fefiñanes http://www.fefinanes.com/
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Ho già detto chiaramente,
Servito leggermente più fresco di quello che normalmente si serve un Nebbiolo e abbinato con soddisfazione a dei maccheroncini con ragù di funghi (voi potrebbe abbinarlo anche ad antipasti di salumi, primi piatti con ragù di carne, grigliate di carne, involtini, polpette, ecc.), ho trovato questo Arnad-Montjovet 2010 ben riuscito con il suo colore rubino brillante, il naso vivo, varietale, succoso, al profumo di lamponi e ribes, con accenni di liquirizia, pepe, erbe aromatiche, accenni di cuoio e terra, a comporre un insieme vivo e di bella plasticità e freschezza.
Quella del vino di cui vi parlerò è una storia davvero singolare. Sono arrivato a questo vino in modo molto particolare.
Sono più che mai convinto, anche sul finale di questo strano 2011, che vada fatto qualcosa di serio e di organico per quell’altro grande vino di Montalcino, non un fratello minore del Brunello o un “Brunellino”, o tantomeno un semplice “vino di ricaduta” come qualche superficiale lo liquida, che è il Rosso di Montalcino.




Come si legge 
Sono debitore di una risposta alle persone che in occasione del mio compleanno, 
Splendido il colore, un rubino cerasuolo scarico ma brillante, con una leggera vena che accenna un timido riflesso granato, e un naso inconfondibilmente ilcinese e sangiovesiano, molto cremoso, compatto, variegato, di grande compostezza ed eleganza, che richiama in evoluzione nel bicchiere frutti rossi (ribes e ciliegia), note di macchia mediterranea e selvatiche, e poi via via rosmarino e una leggera speziatura, agrumi canditi, rose secche appassite, a comporre un insieme ben carnoso, ricco di polpa, vivo e godibile.
Non sono molte in quella terra da rossi (vini e altro) che è la Toscana le zone da bianchi che esprimano vini meritevoli di essere ricordati.
Si dice spesso, con un’espressione che non mi sento francamente di condividere, trattandosi di uve e vini ben diversi, che l’Aglianico ed il 

Ho un ricordo tutto speciale, privato e molto bello che mi lega all’azienda agricola Vadiaperti di Montefredane in Irpinia.


