Vino al vino

Archivio della Categoria 'l’edicola enologica'

10 ottobre 2007

Enogea 14: tutto (o quasi) sull’Alto Adige ed i suoi vini

Uscita numero 14 (datata agosto-settembre, ma stampata il 10 settembre) per Enogea, news letter bimestrale indipendente diretta e realizzata in stile one man band dal wine writer Alessandro Masnaghetti (per abbonamenti e-mail).
Aperto da un divertentissimo “Diario del Capitano” dove il Masna ironizza giustamente sull’”Appello del vino italiano” e sulle pretese di molte grandi aziende di poter fare (più di quanto abbondantemente possano già fare) quello che vogliono in cantina (avvertenza al Masna: ci sono anche il sottoscritto e questo blog e non solo le testate che hai citato a “lanciare qualche noce di cocco sul corteo reale”…), il numero è in larga parte, fatta eccezione per una seconda parte marchigiana riservata ai Verdicchio e ai Rosso Conero e ad un aggiornamento dall’universo Sagrantino di Montefalco, dedicata all’Alto Adige – Süd Tirol e ai suoi vini.
Masnaghetti ed il suo alter ego Persichetti hanno assaggiato quasi tutto l’assaggiabile in provincia di Bolzano, concludendo, gli elevati punteggi lo testimoniano, che sui vini bianchi “il giudizio non può che essere ottimo: il 2006 è una delle migliori annate per i bianchi altoatesini che io ricordi” a tal punto che “se prendiamo in considerazione lo Chardonnay, i Sauvignon (era ora) e in parte i Gewürztraminer, è difficile trovare qualcosa di meglio in passato”.
Al massimo, sottolinea il Masna, “volendo cercare il pelo nell’uovo, possiamo dire che se il livello qualitativo medio è molto elevato, è altrettanto vero che gli acuti non sono superiori a quelli di altre annate”. Quanto ai rossi, Masnaghetti conferma quello che chiama il suo “rapporto difficile”, relativo anche al Lagrein “che pur senza deludere non mi ha dato le soddisfazioni dello scorso anno, con Merlot e Cabernet, seppure ben fatti, che non mi seducono”.
I punteggi riflettono queste sue valutazioni globalmente positive ma senza grandissimi acuti, con punteggi massimi nell’ordine degli 88-88/100 per i Pinot bianco, Pinot grigio e gli Chardonnay, di 91-90/100 per i Sauvignon ed il Gewürztraminer, 87-88 per i Sylvaner ed i Kerner della Valle Isarco, 89 per i Riesling, 90 e 89/100 per i bianchi affinati in legno e gli uvaggi bianchi.
Si scende decisamente, ma è noto che Masnaghetti non è certo un aficionado del genere, con i vini base Vernatsch/Schiava, ovvero Santa Maddalena e Lago di Caldaro, con un massimo di 85/100. Lagrein definito “un vitigno molto personale, esuberante, molto legato alla zona di origine, ma la finezza non è esattamente il suo punto di forza”, a 88/100 massimo, ma con tanti vini a punteggi leggermente inferiori, Pinot nero – Blauburgunder con un unico caso (Stroblhof) a 89/100 e tutti gli altri spalmati tra gli 87 e gli 83, Merlot di media intorno agli 85 (con rare punte di 87-88), Cabernet e tagli Merlot/Cabernet che si attestano al massimo sugli 88-89/100, punteggio massimo relativo anche agli uvaggi rossi. Nemmeno i vini dolci, Rosenmuskateller e bianchi passiti vari, una notoria passione del Masna, che oggi, dice, pratica “con minore assiduità” che in passato, entusiasmano, più di tanto, l’ex direttore della guida vini, nella sua migliore e insuperata edizione, dell’Espresso, ed ex collaboratore di Veronelli: un solo Moscato rosa tocca gli 87/100 e 4 bianchi passiti raggiungono gli 89/100, con svariati 87 nelle posizioni di rincalzo. Punteggi buoni, intorno agli 87-88 centesimi anche per i collaudati spumanti metodo classico di alcuni produttori di “Sekt” locali, a dimostrazione che se il livello complessivo raggiunto dalla vitivinicoltura altoatesina è indubbiamente buono, l’eccellenza resta, in molti casi, ancora un obiettivo tutto da raggiungere.
Molto interessante in questo numero, ancora di argomento altoatesino, la carta dei vigneti di Mazzon, piccola frazione nel comune di Egna nella Bassa Atesina che rappresenta forse la zona migliore in assoluto di tutta la provincia di Bolzano (insieme ad alcune aree di Cornaiano e di Appiano monte e qualche “fazzoletto” in Val Venosta) per la produzione del Pinot nero.
Alla consueta precisa e puntuale e utilissima rappresentazione in cartina dei vigneti Masnaghetti abbina questa volta una serie di belle interviste ai principali produttori, da Hofstätter a Gottardi, da Franz Haas a Brunnerhof Rottensteiner, proprietari di appezzamenti di vigneto da cui nascono i celebrati Blauburguner aus Mazzon. Testimonianze utili per cogliere le caratteristiche e la specificità di questo celebrato “angolo di Bourgogne” in terra altoatesina.

7 Commenti »

29 agosto 2007

Bibenda: sempre elegante, ma un pizzico di approfondimento in più non sarebbe male…

Ho volutamente lasciato trascorrere qualche tempo dalla sua uscita e attendere il rientro post ferragostano per segnalare l’ultima uscita, come sempre seducentemente impeccabile dal punto di vista della grafica, dell’impaginazione, della scelta delle fotografie, insomma del confezionamento del prodotto, della più bella rivista italiana (con una doverosa menzione, en passant, per Spirito di vino) ovvero Bibenda, giunta al suo sesto anno di vita e al numero 25, il che per le precarie situazioni in cui versa larga parte delle riviste di cibo e vino italiane, costituisce un notevole risultato.
Menu ricco ed in larga parte d’ispirazione estiva, come appare chiaro sin dalla copertina su cui svetta un croccante cespo d’insalata, e che rimanda ad un bel dossier sul tema Insalata e vino, con tante preparazioni veloci, allegre e sfiziose di “insalatante” natura, insalata di porcini, fave e pecorino, insalata di peperoni, pinzimonio, salade niçoise, insalata di riso, di pasta, insalata russa, caprese, ma anche piatti espressione delle tradizioni di diversi Paesi esteri, e molti altri, di cui, oltre alla preparazione viene proposto un consiglio di abbinamento al giusto vino. Si prosegue con una bella intervista, da leggere e su cui meditare per la sincerità delle risposte e lo spessore del personaggio, uno degli enologi più seri e meno “paciugoni” e trafficoni in circolazione, a quel grande esperto di Sangiovese che é Franco Bernabei, stimolato con domande non banali da Paola Simonetti, di cui viene proposta, con tanto di note di degustazione, una ricca carrellata dei vini delle aziende di cui è consulente in giro per l’Italia.
Si prosegue, dopo le pagine dedicate alla cronaca del Premio Internazionale del vino 2007, con foto di premiati e premiatori, con un articolo che solo una rivista coraggiosa e un po’ pazza avrebbe potuto pubblicare, ovvero una verticale, firmata e commentata da par suo, con la consueta finezza e cultura da degustatore e scrittore di vino di razza, da Armando Castagno, dedicata al decano dei vini rosati italiani, il Five Roses di casa Leone De Castris, riscoperto in tutte le sue impensabili sfumature aromatiche e nella sua imprevedibile evoluzione nel tempo, dal prototipo, un campione annata 1943 in bottiglia da birra da 0,60 che riporta alla temperie dell’Italia liberata/occupata dagli americani,sino al 2006, passando per campioni dagli esiti sorprendenti, di 20, 30, 40 e più anni.
Interessante anche il punto sulla Docg Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, corredata come sempre da degustazioni e molto interessante il punto, firmato da un celebre volto di Gusto, ovvero Paolo Lauciani, dedicato a quel valido vitigno autoctono in corso di riscoperta e di rilancio in terra campana che è il Pallagrello.Tra le altre cose che completano questo numero, oltre ad un ritratto del celebre produttore altoatesino Alois Lageder, con degustazione dei vini dell’azienda omonima e di Cason Hirschprunn, merita come sempre un plauso la vetrina dedicata ai vini esteri firmata da Giovanni Ascione, che questa volta concentra la propria attenzione sui vini del Canton Vallese in Svizzera, Cornalin, Petite Arvine, Pinot noir, Amigne, Chasselas e altri ancora, e molto utile, per conoscere le vicende vitivinicole di questa storica isola greca e capire quale sia il panorama produttivo attuale, il bell’articolo, corredato da splendide foto, dedicato a Cipro.
Le consuete rubriche, appunti di degustazione, magazzino delle emozioni, olio, distillati e ristoranti, completano le 130 pagine di questo numero, impeccabile, bellissimo, gratificantissimo allo sguardo, rilucente e davvero in grado di rendere seducente “l’immagine del vino”.
Ma sebbene Bibenda sia esteticamente ineccepibile e ogni numero riveli un’idea del vino e un lavoro serio di organizzazione in redazione è troppo, e lo dico all’amico Franco Ricci e ai suoi bravi collaboratori, chiedere di spezzare, ogni tanto, il format vincente che prevede breve introduzione su un dato argomento e soprattutto tante note di degustazione sul vino o la denominazione in oggetto, e di approfondire maggiormente il discorso, con articoli più lunghi ed un respiro narrativo, perché il vino ed i suoi protagonisti vanno anche raccontati, più ampio, quasi da saggio breve e non solo da articolo?

Nessun Commento »

13 agosto 2007

Barbaresco 2004: per il Masna un’annata da incorniciare

Appassionati, quorum ego, della scrittura e del racconto sul vino fatto, degustazione dopo degustazione, dal Masna, al secolo Alessandro Masnaghetti, prendete nota: come ci racconta sul nuovo numero, il 13, di Enogea appena pubblicata per il Barbaresco quella 2004 è “un’annata da incorniciare”.
Sempre cauto nei propri giudizi, e alieno, salvo rarissimi casi, da entusiasmi, questa volta l’editor di Enogea e già curatore della guida dei vini dell’Espresso, si è lasciato decisamente andare annotando che ciò che che emerge “non è solo la qualità dei vini ma anche e soprattutto la capacità di esaltare quella che da sempre è considerata la caratteristica principale del Barbaresco: l’eleganza”.
Un’eleganza che definisce “non di facciata”, ma “concreta basata su una struttura tannica presente, matura e di nessun ostacolo alla beva, che solo in rari casi sente al massimo l’influsso diluente di una eccessiva produzione in vigna” problema e segno distintivo della vendemmia 2004. Nel corso degli assaggi fatti in maggio nell’ambito di Alba Wines Exhibition non ho avuto esattamente la stessa sensazione del Masna, e ho trovato molti vini piuttosto deludenti e squilibrati, anche se alcune cose, puntualmente non le stesse che piacciono al Masna, mi sono piaciute assai, ma in attesa di fare, ad inizio settembre, una nuova verifica, con qualche mese di bottiglia in più, dei Barbaresco 2004 nel corso della manifestazione Piacere, Barbaresco, prendo atto dell’entusiasmo masnaghettiano, che si traduce in una serie di alti ma non altissimi punteggi in centesimi e soprattutto in una sfilata puntuale e meditata di analisi e note di degustazione, vino per vino, dei molti campioni presi in esame.
Dall’entusiasmo per il Barbaresco nello stesso numero di Enogea 13 si passa invece ad un moderato e cautamente favorevole giudizio di assoluzione per il Barolo 2003, sintetizzato dall’eloquente sottotitolo “non tutto è da buttare”, che è tutto un programma.
Alessandro conferma la definizione di “ringhioso” per il tannino dei Barolo 2003, un “tannino che a questo punto difficilmente potrà risolversi ed anzi, nei vini meno riusciti, con il progressivo svanire del frutto (già limitato in un’annata calda come il 2003) potrebbe addirittura farsi più incisivo”. Circa le riuscite comune per comune, il Masna, confermando un’impressione che io stesso avevo chiaramente espresso, ovvero che i vini di La Morra “hanno espresso i vini più duri e aggressivi”, promuove a pieni voti i Barolo di Barolo, quelli di Castiglione Falletto “il comune più quieto organoletticamente parlando”, mentre dei vini di Serralunga d’Alba dice che “i 2003 non sono superiori a quelli del 2001 e, al massimo, possono in alcuni casi essere considerati paragonabili”, con un’inferiorità legata al “peso e alla densità della trama tannica”, ad una “minore profondità e una minore gustosità dello sviluppo della persistenza”. Giudizio interlocutorio, dovuto all’articolazione del comune e alle diverse orografie e quote altimetriche, per i Barolo 2003 di Monforte d’Alba. Anche in questo caso Enogea propone un ricchissimo campionario di note di degustazione dei Barolo assaggiati.
Altra attrattiva di questo numero, dopo un aggiornamento sui Moscato d’Asti 2006, la seconda puntata di un lavoro importante che Alessandro sta realizzando e che si è già tradotto in un magnifico lavoro su Castiglione Falletto, una dettagliatissima Carta dei cru che questa volta vede protagonista Monforte d’Alba.
Si chiude, e va segnalato perché vede questa volta come autore non Masnaghetti, ma il suo giovane e capace collaboratore Francesco Falcone, uno Speciale Soave che offre un panorama articolato e attento della situazione produttiva, delle tendenze, dei migliori risultati, in termini qualitativi, in questa celeberrima terra veneta di vini bianchi, che sta mettendo a fuoco, progressivamente, un’identità precisa e che sa abbinare alla quantità, ovvero il numero considerevolissimo di bottiglie prodotte una qualità sempre più diffusa.
Per abbonamenti e-mail

Nessun Commento »

12 giugno 2007

Vini anni Sessanta, che nostalgia ! Uno splendido dossier firmato Bibenda

Ottima, come sempre, l’uscita, la numero 24, di Bibenda che in sei anni di storia si é affermaa non solo come la più elegante e raffinata (soprattutto dal punto di vista dela confezione) tra le molte riviste che si occupano di vino in Italia, ma, via via, in corso d’opera, quella dotata del più lineare progetto editoriale, teso ad illustrare un’idea del vino italiano in continua evoluzione, rappresentazione di qualità di "un made in Italy serio e credibile", come lo definisce il direttore, Franco Ricci, in un editoriale che merita attenta lettura e che sottoscrivo.
Molti i temi particolarmente interessanti toccati in questo numero, da una rivalutazione ed esaltazione dei Super Tuscan, secondo l’autore dell’articolo, Stefano Milioni, tuttora “grande patrimonio dell’enologia italiana, un bene di valenza internazionale ed il traino di tanti altri vini che sulla loro scia si sono rinnovati”, opinione sulla quale, ovviamente, non concordo e sui conto di dire la mia presto in un apposito intervento, ad un dossier sulla vera mozzarella di bufala (le sue caratteristiche, le sue tecniche di produzione, la sua storia, i suoi segreti) con la proposta di una serie di vini che meglio ne reggono l’abbinamento.
Senza trascurare un bellissimo speciale su vini e prodotti tipici di Liguria, introdotto da una persona che la Liguria la conosce bene come Antonello Maietta e poi corredato da una bella degustazione di Cinque Terre, Vermentino, Pigato, oltre che qualche rosso, ottimamente inquadrata dalla bella premessa intitolata “Quel vino che sa di mare” firmata da Monica Coluccia, e poi il consueto itinerario colto nei vini del mondo curato da Giovanni Ascione, in questa occasione dedicato a British Columbia, il Canada della qualità, il pezzo forte di questa uscita è il ricchissimo servizio d’apertura, circa 25 pagine, dedicato agli Anni Sessanta.
Riprendendo e adattando un’idea già sviluppata dalla rivista inglese The World of Fine Wine (che ad ogni uscita sceglie un grande vino simbolo di un grande millesimo e ci racconta cos’è accaduto dal punto di vista storico e culturale in quel determinato anno), un trio di ottime firme, Daniele Maestri, Aida Antonelli e l’amico (e tenace barolista) Armando Castagno, ci riporta idealmente agli anni in cui l’avvento delle prime forme di pubblicità televisiva furono determinanti nel modificare i consumi ed il mitico Carosello era “lo spettacolo più seguito dagli italiani”. Anni lontani in cui un quotidiano costava 30 lire, un litro di vino 120 lire (proprio come un litro di super ed un chilo di pane…) ed il consumo di carne annuo pro capite passò da 15 a 25 chili.
Sulla produzione vinicola di quell’epoca, che sembra remota, anche se dista “solo” quarant’anni, e che vide nascere capolavori come la Dolce vita e 8 e ½ di Fellini, il Gattopardo di Luchino Visconti, Blow Up di Michelangelo Antonioni, oltre che film cult esteri quali Agente 007 missione Goldfinger, il Dottor Zivago, il Laureato, 2001 Odissea nello spazio, Easy Rider, e canzoni che sono diventate dei classici come Il cielo in una stanza di Gino Paoli, Blowin’ in the wind di Bob Dylan, Ritornerai di Bruno Lauzi, la Bambola di Patti Pravo e Mi ritorni in mente di Lucio Battisti, si sa ben poco.
Si è a conoscenza del fatto che alcune aziende importanti, che poi ritroveremo puntualmente protagoniste e centrali anche nell’ambito produttivo dei decenni successivi esistevano e già lavoravano bene, ma com’erano i vini di quegli anni e, soprattutto, come hanno resistito alle insidie del tempo e come si presentano ad un assaggio secondo il gusto attuale, oggi ?
Una curiosità intellettuale e culturale che l’équipe di Bibenda ha provveduto ad esaudire con una degustazione attenta di 26 vini datati dal 1960 al 1969 le cui impressioni d’assaggio, firmate da quel giornalista sensibile e degustatore colto che è Armando Castagno, ci restituiscono lo spirito di una filosofia del vino che sarà pure datata, non così tecnicamente agguerrita e smaliziata come quella odierna, ingenua dal punto di vista del “marketing e della comunicazione”, ma indubbiamente vitale e sana.
Lo dimostrano, riassaggiati dopo 40 anni e più e trovati ancora in splendida forma, buoni non solo al riscontro cuore – cervello di un degustatore curioso, ma piacevolissimi da bere, equilibrati, vivi, ricchi di sapore, di una tensione e verità espressiva, vini come il Chianti Rufina riserva 1968 della Fattoria Selvapiana, il Valtellina riserva della Casa 1964 della Pelizzatti, ora Arpepe – “nobile ed elegante succo di roccia” –  lo strepitoso Barolo Monfortino 1961 di Giacomo Conterno, il Barbaresco 1961 di Giovanni Gaja, i Montepulciano d’Abruzzo 1960, 1965, 1967 ed il Trebbiano d’Abruzzo 1964 e 1968 di Valentini, il Recioto della Valpolicella Amarone 1967 di Bertani, il Barolo 1967 di Borgogno, il Brunello di Montalcino 1966 del Poggione, gli ineffabili Terlaner 1968 e 1969 firmati da Sebastian Stocker della Cantina di Terlano, il Brunello di Montalcino riserva 1969 (ma avrebbe potuto essere anche l’immenso 1964 da me recentemente degustato) di Franco Biondi Santi, il Torgiano riserva 1966 di Lungarotti, oggetto dell’assaggio retrospettivo di Bibenda. Un’atmosfera rarefatta tutta aromi terziari, ineffabili sfumature aromatiche, screziature e intarsi preziosi del gusto, patrimoni di eleganza, armonia, essenzialità, una capacità commovente di esaltare vitigno, vigneto e terroir, in questo dossier anni Sessanta, una delle pagine più originali e riuscite del giornalismo del vino di oggi e che non può che suscitare in molti di noi, pensando alle caratteristiche di troppi vini di oggi, costruiti per il presente e senza alcuna volontà di consegnarsi al futuro, di sfidare vittoriosamente le insidie del tempo, una divorante, malinconica, pessimistica nostalgia.
Si beveva forse meglio e si facevano dei vini più veri quando in Italia il vino e l’enologia erano ancora bambini ?

(continua…)

1 Commento »

7 marzo 2007

Italy 2007: l’Italia del vino nel supplemento annuale di Decanter

Eccellente, come ogni anno, il supplemento interamente dedicato al vino italiano dalla rivista britannica Decanter. In circa 100 pagine, affidate a diversi collaboratori, quasi tutti di lingua inglese e tutti eccellenti conoscitori, master of wine o semplici wine writers, del mondo vitivinicolo di casa nostra, vengono proposti diversi itinerari attraverso terre di rossi già celebrate e affermate come la Toscana del Sangiovese e della Costa maremmana, le Langhe del Barolo, l’Umbria del Sagrantino di Montefalco, ma anche terre di bianchi come le Marche del Verdicchio, l’area di Soave in Veneto, il Friuli, oppure zone meno note all’estero quali il Roero dell’Arneis oppure il Sud di varietà autoctone in corso di affermazione quali Falanghina, Carricante, Coda di Volpe, Inzolia, Biancolella, Mantonico, o ancora Passerina, Pecorino.

Ma non è finita, perché in questi e veri propri saggi, spesso molto circostanziati e dettagliati, oltre al ritratto e alla presentazione di singole denominazioni, quali il Sagrantino ritratto nel proprio cammino verso la grandezza e la definitiva affermazione da Stephen Brook, vengono proposte e tratteggiate svariate problematiche relative al vino italiano, come ad esempio – articolo di Margaret Rand – in quale modo gli enologi consulenti influiscano sull’identità stilistica della produzione vitivinicola italiana, oppure, altro articolo firmato questa volta dal master of wine Peter McCombie, quali siano le più recenti tendenze seguite dai vari winemaker e come questi, secondo il punto di vista dell’articolista, stiano abbandonando la tecnologia più esasperata per fare ritorno, anche se in forma riveduta e corretta, facendo tesoro del meglio dell’innovazione, a tecniche e modalità operative più tradizionali.

Particolarmente importante, in questo supplemento Italy 2007, l’articolo di apertura, Doc vs Igt, ovvero Doc contro Igt, un’inchiesta firmata da Tom Hyland, Richard Baudains e Kerin O’Keefe, dove ci si chiede quale rapporto esista tra Doc/Docg e Igt, se la formula dell’Indicazione geografica tipica, di grande voga sopratutto negli anni Novanta, come dimostra il successo ottenuto dai Super Tuscan, costituisca ancora, per il futuro, la via maestra da seguire, come sostiene ad esempio in un intervento pubblicato in un box a parte un produttore quale Lamberto Frescobaldi. O se invece, come sostiene con un discorso circostanziato esemplificato in ben dieci considerazioni Richard Baudains, wine writer che vive da anni a Gorizia, abbia fatto il proprio tempo ed esaurito la propria carica propulsiva ed innovativa.

Il supplemento inoltre propone altre chiavi di lettura e divagazioni, come ad esempio un ampio intervento di Nicolas Belfrage, master of wine, dedicato alla grandezza, ma anche alle difficoltà intrinseche che pone al viticoltore un’uva tipicamente toscana e italiana come il Sangiovese in aree come il Chianti Classico, Montalcino e Montepulciano, un’analisi firmata da Tom Bruce-Gardyne dedicata alle principali dinastie e famiglie vinicole in Toscana ed in Sicilia, e poi ancora una divagazione dedicata alla magia e all’alchimia del Vin Santo Toscano (firmata da chi scrive), la proposta di una serie di vini del Sud da vitigni autoctoni dal prezzo inferiore alle 20 sterline, oltre a due itinerari curiosi, di taglio turistico o legati a quella particolare forma di turismo che è il turismo del vino, firmati da Michèle Shah e Kerin O’Keefe, rispettivamente dedicati ad un viaggio in alcune dei più noti villaggi del vino italiani (da Barolo a Bolgheri, da Vernazza nelle Cinque Terre a Caldaro in Alto Adige) e ad una proposta di soggiorni alberghieri di gran tono nelle Langhe, a Montalcino, in Chianti Classico ed in Umbria.       

Nel complesso un’eccellente analisi della specificità viticola italiana e di quello che rende il mondo del vino italiano un universo particolarissimo, tutto da capire e da indagare con attenzione.

(continua…)

1 Commento »

2 marzo 2007

Enogea numero 10: di scena Friuli e Valpolicella

Uscita numero 10 per la news letter bimestrale indipendente Enotria, curata e edita dal wine writer Alessandro Masnaghetti Questo numero di 52 pagine é totalmente dedicato alla produzione vinicola di due regioni, Friuli Venezia Giulia e Veneto, attraverso una serie di dettagliatissime degustazioni, corredate da commenti, box esemplificativi, dei vini delle Doc Isonzo (suddivisi nelle varie tipologie, rossi, bianchi, Chardonnay, Tocai friulano, Sauvignon), Colli Orientali del Friuli (nelle diverse tipologie), Collio, questa zona perlustrata con la collaborazione di Francesco Falcone.

Masnaghetti si é poi spostato in Veneto con una puntuale perlustrazione della sua più prestigiosa zona vinicola, la Valpolicella, ed un meditato assaggio di Valpolicella annata 2005, 2004, 2003, nonché di Amarone della Valpolicella annata 2003 e di Recioto della Valpolicella 2004. Molto interessanti le riflessioni del Masna, che di fronte alla cifra mostruosa di 225 mila quintali di uva messi a riposo in appassimento al termine della vendemmia 2006 (erano 88 mila nel 1998 e 162 mila nel 2003) si chiede, ed io condivido in pieno, come ho scritto recentemente: “non sarà per caso troppo? Ci sarà mercato per tutto questo Amarone ? Che sarà del Valpolicella fatto con le uve rimaste ?”. Ai posteri l’ardua sentenza. Forse Masnaghetti sarà più fortunato e a differenza dal sottoscritto, riceverà una risposta da Consorzio e dintorni (magari da Calmasino…) ai propri, legittimi, interrogativi…

Per informazioni e abbonamenti: mail
(continua…)

Nessun Commento »

12 dicembre 2006

Bibenda saluta il 2006 con una splendida uscita

Uscita di fine anno, la numero 22, per Bibenda l’elegantissima, raffinata rivista (la più bella in Italia e una delle più belle nel mondo), ottima idea per un regalo natalizio ad un amico(a) appassionato di vino (abbonamento a cinque numeri 40 euro mail) edita da A.I.S. Roma Bibenda editore.

Nelle 128 pagine che compongono questo numero, impreziosito dalle fotografie di Stefano Segati e Giorgio Bava, che presenta qualcosa come 308 etichette diverse, sono molti gli articoli di grande interesse. Si comincia con un itinerario nei “cibi di strada”, dalla focaccia di Recco alla piadina romagnola, dal lampredotto toscano alla porchetta laziale, sino agli “sfinciuni” siciliani, per citarne solo i piu’ noti, ognuno con la proposta del tipo di vino ideale in abbinamento, articolo firmato da Daniele Maestri, per poi entrare nell’universo del Greco di Tufo campano raccontato da Giovanni Ascione e poi fatto oggetto, con particolare riferimento all’annata 2005, di una degustazione di una trentina di campioni.

Enogastroturismo, poi, a Monte San Savino in Val di Chiana, con la proposta assaggio dei vini della zona, oppure in Sardegna, con i vini, Turriga e Terre Brune, della Cantina Sociale di Santadi (con debito racconto di più annate di entrambi i rossi curato da Daniela Scrobogna) e l’immersione nell’Amarone della Valpolicella, in una delle sue massime espressioni, con una verticale di 25 annate, dal 1999 al 1960, del mitico Amarone di Bertani, curata da Massimo Billetto.

A seguire un simpatico ritratto di una storica famiglia di produttori di Vino Nobile di Montepulciano, i conti Contucci, prima di spostarsi all’estero, dapprima in Borgogna, con Armando Castagno a raccontarci la vendemmia “perfetta” 2005 nella Cote de Nuits, con fior di degustazioni di Gevrey Chambertin e altre mirabilie, quindi in Oregon, con l’emozionante descrizione di una nuova “terra promessa” per i vini, soprattutto Pinot noir e Pinot gris affidata a Giovanni Ascione. Per “digerire” il tutto, dopo una parentesi dedicata alla Croazia ottima la scelta di un servizio sugli Amari, con introduzione di Giacomo Tachis e degustazione di molti digestivi italiani e stranieri affidata all’ottimo Paolo Lauciani.

(continua…)

4 Commenti »

16 ottobre 2006

The World of Fine Wine: sito Internet rinnovato, nuova periodicità, classe invariata

Nuova uscita, la numero 13, nuova periodicità, trimestrale invece che bimestrale, e rinnovato sito Internet per The World of Fine Wine, a mio avviso la più bella rivista oggi esistente nel panorama delle testate specializzate in lingua inglese dedicate al vino. Nelle corpose, ricche, e come sempre elegantissime nella grafica, 216 pagine che la compongono, sono moltissime (praticamente tutte) le cose da non perdere, che meritano attenzione e meditata considerazione.

Dopo la parte iniziale, in cui spiccano nella sezione nouveau un’analisi sulle incredibili quotazioni raggiunte dai Bordeaux 2005 en primeur, un lungo resoconto opera dell’editor Neil Beckett sui risultati di una vasta degustazione di Bordeaux 2002 fatta dal Grand Jury Européen, spicca nella sezione vintage un pezzo sull’annata 1964, con le note di degustazione sul Vega Sicilia Unico ed un intervento di Roger Scruton su Le Mots di Jean Paul Sartre, seguita da un curioso saggio sulla cantina e sui vini serviti a Buckingham Palace.

A seguire troviamo un confronto, opera di Jamie Goode, tra vini da viti su piede franco e viti innestate su piede americano, un ritratto, firmato da Stuart George, del grande fotografo finlandese Pekka Nuikki, una sezione dedicata ai vini di Bordeaux con un bel pezzo di Stephen Brook sui sistemi di vinificazione utilizzati nella grande zona francese (ma anche in Borgogna), sistemi che producono il rischio che “il processo diventi più importante del prodotto finale” e una serie di considerazioni, firmate dal master of wine Hugo Rose, sul mercato dei vini en primeur.

(continua…)

Nessun Commento »

20 agosto 2006

VQ ovvero il gusto di divulgare la viticoltura e l’enologia

Sempre molto interessante, ad ogni uscita, e siamo ormai giunti al numero 6, datato luglio-agosto 2006, il mensile di viticoltura ed enologia VQ (in vite qualitas, in vino excellentia) diretta da Costanza Fregoni, figlia del celebre professor Mario, cattedratico presso l’Università di Piacenza.

Il taglio è sempre rigorosamente scientifico, come non potrebbe essere altrimenti per una rivista che vede i Fregoni impegnati e svariati collaboratori legati al mondo della ricerca e del mondo accademico viticolo ed enologico, ma VQ sembra avere un gusto speciale per divulgare e rendere comprensibili anche ai non addetti ai lavori i temi più interessanti / appassionanti che muovono il dibattito nel mondo del vino.

Si rivela sempre più indovinata la scansione di ogni uscita (questa è di 146 pagine fitte) in sezioni, Economia, marketing e legislazione, quindi Cultura, poi Viticoltura, Enologia, sino allo spazio degli Eventi e delle Rubriche, che formano altrettanti menu dove ognuno può trovare sempre gli argomenti più stimolanti.

(continua…)

Nessun Commento »

17 luglio 2006

E ora mi potete leggere anche sul Sommelier italiano…

E’ sempre piacevole, per chi, come me, vive della sua attività di giornalista free lance, ovvero non dipendente o redattore di un singolo giornale, ma libero battitore, collaboratore di diversi organi d’informazione, salutare l’avvio di una nuova collaborazione.

C’è sempre molto entusiasmo quando accade, una disponibilità a darsi da fare perché il giornale possa, con il nostro contributo, essere ancora migliore. Oggi questo entusiasmo è ancora maggiore, in questo specifico caso, perché la testata che ospita per la prima volta un mio articolo è la pubblicazione ufficiale di un’associazione particolarmente benemerita alla quale mi sento molto vicino e per la quale nutro il massimo rispetto, ed è quindi il Sommelier italiano, bimestrale dell’A.I.S. Associazione Italiana Sommelier.

Da anni collaboro con l’A.I.S. in Lombardia, come inviato speciale e collaboratore regolare, dal primo numero, di A.I.S. Lombardia news, e collaborando alla realizzazione di serate e banchi d’assaggio, e tenendo lezioni per il secondo corso, insieme alla delegazioni di Como, Sondrio, Milano, Cremona, Lecco.

Ho molti amici nell’ambito della sommellerie e credo che l’A.I.S. rivesta un ruolo fondamentale nell’ambito della diffusione di quella cultura del vino, e di quella informazione sul vino che rientra tra i suoi compiti istituzionali e che vede il sommelier, quando preparato, aggiornato, dinamico, come un comunicatore ideale.

(continua…)

10 Commenti »