Bibenda celebra Franco Biondi Santi, passato, presente e futuro del Brunello
Non posso non fare le mie pubbliche felicitazioni ed i miei complimenti più caldi e sinceri all’amico Armando Castagno, “fratello nel Nebbiolo”, come amo chiamarlo, per il suo splendido articolo, intitolato “Fare Brunello per crederci” dedicato all’opera di Franco Biondi Santi, “importante punto di riferimento in terra di Montalcino”, pubblicato sull’ultima uscita, la numero 28, di Bibenda, rivista pensata e realizzata da quell’efficace team dell’A.I.S. di Roma che fa capo a Franco Ricci. Complimenti per l’articolo in sé, ovviamente intenso, partecipato, scritto, com’è consuetudine di Armando, persona di cultura e di buone letture, in un eccellente italiano, efficace nel tratteggiare vita, opere e grandi risultati di quel galantuomo e signore d’antico stampo figlio di quel gigante (già il nome è un epopea) che è stato Tancredi Biondi Santi.
Un racconto del pensiero, della “filosofia” del vino di Franco Biondi Santi (di cui ricordo l’ottima biografia scritta dall’amica wine writer Kerin O’Keefe, libro di cui ho scritto tre anni fa e che consiglio, a chi non l’abbia ancora letto, una meditata lettura), scritto con competenza, amore, sensibilità, doti che emergono anche dalle note di degustazione (circostanziate, attente al dettaglio, aliene da inutili tecnicismi) di un’emozionante verticale del Brunello del Greppo che dal 2001 scende sino ai mitici 1964 e 1995 che anch’io ho avuto la fortuna di degustare e il cui ricordo è ben fisso nella mia mente di degustatore).
Voglio però fare i complimenti ad Armando Castagno e al team di Bibenda per la scelta, intelligentissima, una delle migliori che si potessero fare oggi, di scrivere di Franco Biondi Santi e del suo Brunello proprio in questo momento, nel pieno di una terribile burrasca che rischia di devastare questo magnifico prodotto della terra toscana e l’espressione massima del Sangiovese.
Quando si rischia il naufragio, quando si è in mare aperto e colata a picco la nave si teme di annegare, ci si abbarbica, con forza e disperazione, con tenacia, ad uno scoglio, ad una boa, agli unici elementi solidi e stabili che ti tengano a galla e ti facciano balenare uno spiraglio di salvezza. Bene, Franco Biondi Santi e pochi altri personaggi, voglio dire semplicemente Gianfranco Soldera, Giulio Gambelli, Piero Palmucci, e un’altra decina di persone di cui non farò i nomi perché temo di dimenticarne qualcuno, sono i valori sicuri, le boe inaffondabili, gli scogli saldissimi cui l’inquieto mondo del Brunello dovrebbe tendere, fare riferimento, appoggiarsi con fiducia in questo momento e la scelta di Bibenda e di Armando Castagno di celebrare Franco Biondi Santi, la sua statura morale, la sua rettitudine, il suo esempio di produttore al di sopra di ogni sospetto, è una di quelle belle decisioni che qualificano una rivista ed un team di persone che fanno comunicazione del vino e costituiscono un’iniezione di fiducia nel futuro.
Ci sarebbero poi tante altre belle cose da segnalare, in questo numero 28 di Bibenda, ma preferisco parlarne in un secondo momento, per lasciare giustamente il proscenio, le luci della ribalta, per un grande applauso ed un teatrale “bravi, bravissimi”, a Franco Biondi Santi, Armando Castagno, Ricci ed i suoi prodi collaboratori.
Perché, come dicono a Roma, “quanno ce vo’, ce vo’”…
Ragazzi che botta al mito, in verità ormai piuttosto traballante, dei cosiddetti Super Tuscan, degli Igt Toscana o Colli della Toscana Centrale sotto il quale trova riparo una pletora di vini che hanno il “pregio”, se così si può dire, di costare molto, di essere spesso uguali tra loro e di non esprimere in alcun modo il territorio da cui provengono. Ma che, nonostante questo, godono di una fama mediatica ben poco meritata, sostenuta dall’abilità nelle pubbliche relazioni di qualche azienda produttrice simbolo e dal costante sostegno offerto a questi vini, modaioli quant’altri pochi, di larga parte della stampa, italiana ed estera, e delle guide.
Eccellente restyling del Corriere della Sera Magazine, il settimanale allegato ogni giovedì al celebre quotidiano di via Solferino. Grafica molto pulita, ottima leggibilità, una scansione più ordinata di articoli e rubriche nel nuovo progetto grafico firmato da Lorenzo Giuffredi & Massimo Zingardi.
Uscita numero 14 (datata agosto-settembre, ma stampata il 10 settembre) per Enogea, news letter bimestrale indipendente diretta e realizzata in stile one man band dal wine writer Alessandro Masnaghetti (per abbonamenti
Ho volutamente lasciato trascorrere qualche tempo dalla sua uscita e attendere il rientro post ferragostano per segnalare l’ultima uscita, come sempre seducentemente impeccabile dal punto di vista della grafica, dell’impaginazione, della scelta delle fotografie, insomma del confezionamento del prodotto, della più bella rivista italiana (con una doverosa menzione, en passant, per Spirito di vino) ovvero Bibenda, giunta al suo sesto anno di vita e al numero 25, il che per le precarie situazioni in cui versa larga parte delle riviste di cibo e vino italiane, costituisce un notevole risultato.
Ottima, come sempre, l’uscita, la
Eccellente, come ogni anno, il supplemento interamente dedicato al vino italiano dalla rivista britannica
Uscita numero 10 per la news letter bimestrale indipendente Enotria, curata e edita dal wine writer
Uscita di fine anno, la numero 22, per 




