Vino al vino

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13 dicembre 2011

Consigli per Natale: “stappate“ l’Agenda del Brunello di Montalcino 2012!

Ci voleva davvero una bella dose di fantasia per pensare di dedicare, e fare uscire nel momento topico di inizio dicembre, quando Natale si annuncia e non si sa mai bene cosa regalare, soprattutto in questi momenti di crisi quando essere risparmiosi necesse est, e individuare qualcosa di originale invece del solito regalo griffe potrebbe costituire un elemento di distinzione, un’agenda, l’ennesima agenda, dedicata nientemeno che ad un vino.
Ma quali vini italiani assommano in sé storia, leggenda, appeal, capacità di affascinare e di diventare mito e cult? Sicuramente non l’arrembante Prosecco, né tantomeno bollicine in grande spolvero e qualità ma dal percorso troppo breve nel tempo come quelle di Franciacorta, oppure, per passare nel campo dei vini à la page, i bordolesi e gli internazionali vari prodotti in quel di Bolgheri.
Studiando bene la mappa delle tante denominazioni italiane, tantissime delle quali dal respiro decisamente provinciale, quattro soli mi sono sembrati i vini in grado di poter diventare il tema di un’agenda, soprattutto una con taglio e implicazioni letterarie come quella di cui vi andrò a parlare.
Penso, in Piemonte, in terra di Langa, a Monsù Barolo, in Lombardia al Valtellina superiore Sassella, in Toscana a quel vino dalle grande promesse (molte delle quali ancora da mantenere) che è il Vino Nobile di Montepulciano, e naturalmente, ça va sans dire, al Brunello di Montalcino.
Bene, in attesa che l’editore, dopo il successo (su cui sono pronto a scommettere) di questo primo inedito “almanacco” dedicato ad uno dei simboli della Toscana, tenti la fortuna occupandosi anche del più grande vino base Nebbiolo del mondo, del grande Nebbiolo di montagna valtellinese e del grande rosso che ha origine nello splendido borgo di Montepulciano, occupiamoci dunque, pensando a quanti amici fan del Brunello conosciamo e a quanti farebbe comodo un simile baedeker, della prima agenda legata ad un (grande) vino italiano, ovvero a sua maestà, l’avrete già capito che sto parlando di lui, Brunello di Montalcino.
Di questa agenda ho già scritto altrove, sottolineando il carattere di assoluta novità di questo volumetto di 160 pagine (formato 13 x 29) proposto al prezzo, abbordabilissimo anche in piena temperie di governi tecnico, di 16 euro.
Tutto nasce dalla geniale pensata di due personaggi che, oltre ad essere ovviamente appassionati di Brunello e di tutto quanto profuma di terra toscana, sono persone di cultura che hanno maturato una lunga esperienza in campo editoriale.
I due personaggi sono una persona che i lettori di Vino al vino conoscono bene (grazie ai suoi puntuali e acuti commenti) Silvana Biasutti, milanese based in Montalcino, un curriculum vitae stupefacente che l’ha vista collaborare tra gli altri con Bruno Munari, Umberto Eco, Gabriel Garcia Marquez, Silvio Berlusconi, ed essere per quasi vent’anni direttore della comunicazione del gruppo Arnoldo Mondadori editore, poi come direttore delle relazioni esterne e delle relazioni istituzionali, ed essere poi anche assessore alla cultura e turismo della Provincia di Siena, organizzatrice di eventi e oggi originale blogger con le sue Cronache dalla campagna.
E poi Gianni Rizzoni, giornalista, scrittore e manager editoriale, creatore nel 1989 dell’Agenda letteraria pubblicata da case editrici diverse (Diapress, Editoriale Giorgio Mondadori, Libri Scheiwiller), già presidente di Libri Scheiwiller e negli anni ’80 direttore generale delle Edizioni del Sole 24 Ore. Questa particolarissima agenda viene edita da una casa editrice, Metamorfosi Editore, marchio di Media & Co Editoria e Comunicazione creato nel 2006 da Rizzoni per pubblicare le Agende culturali e il catalogo Ottocento, in precedenza editi da Editoriale Giorgio Mondadori, Bolaffi, Libri Scheiwiller. Cosa ha pensato di fare questo dinamico duo?
Come ho già scritto, di dare vita ad un’agenda, eno-letteraria, che porta come significativo sottotitolo Vino, Terra, Storia, Gente e Cultura, dove in pagine 160 pagine raccontarci, con i raffinati disegni della Biasutti che aprono i mesi dell’anno, immagini, aneddoti, piccole divagazioni di carattere storico, economico, culturale e di costume, attraverso una serie di curiosità, quale posto d’onore il Brunello abbia nella storia del vino italiano e Montalcino nella storia, dall’epoca etrusca e romana a quella di Carlo Magno che nel corso del suo viaggio a Roma nel 781 d.C. contribuì alla fondazione del monastero di Sant’Antimo.
E poi Montalcino e gli ilcinesi protagonisti nella celebre sanguinosissima battaglia di Montaperti celebrata da Dante, fino a quando, in questo delizioso borgo collinare senese, votato e vocato per esprimere vini di altissima qualità protagonista divenne Messer Brunello. Per opera di Clemente Santi, di Ferruccio e Tancredi Biondi Santi (e oggi di Franco) e di altri padri nobili che hanno contribuito nel tempo a diffondere la leggenda di questo vino unico ed inimitabile, la massima espressione al mondo di quell’uva difficile e grande che è il Sangiovese.
In questa agenda per la prima volta un vino si racconta giorno dopo giorno, mese dopo mese, attraverso le storie della terra in cui nasce, l’incanto di uno straordinario territorio.
E così nello spazio di un’agenda, un agenda del tutto particolare, dalla elegante e curata veste grafica e di comodo formato vengono proposti il passato ed il presente di Montalcino e del suo vino simbolo.
Si parla del vino ovviamente, delle diverse fasi fenologiche, dei lavori che mese dopo mese vengono fatti nelle vigne e nelle cantine del Brunello, ma poi attraverso una ricca documentazione iconografica, vecchie immagini e cartoline d’epoca, scorci del borgo, i disegni di Silvana Biasutti viene delineato il paesaggio unico, fatto di colline, vigneti, olivi, boschi, ma determinato anche dagli angoli del paese, mura, vicoli, antiche case, piazze, di Montalcino.
Il tutto con un discorso piano che invita a non limitarsi ad utilizzare l’Agenda del Brunello di Montalcino 2012 come una normale agenda, ma a leggerla come un normale libro. Con quale risultato?
Semplice, che tutti i raccontini, le notizie, e poi ritratti, scorci, celebrazioni, concorrono a suscitare in chi legge, come credo fosse volontà degli autori, un gran desiderio di tornare al più presto a Montalcino, di conoscere meglio questo borgo benedetto da Bacco e soprattutto stappare, una, dieci, cento bottiglie di questo vino che quando i suoi artefici lo vogliono sa essere unico ed inimitabile, fonte di mille delizie…

Agenda del Brunello di Montalcino
in libreria dal 30 novembre
Metamorfosi editore Milano
sito Internet www.metamorfosieditore.com
e-mail segreteria@mediaedi.it
tel. 02 29409880

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23 novembre 2011

Prodotti da favola: una bella iniziativa della Federazione delle Strade dei Vini e Sapori di Lombardia

Voglio segnalare una bella iniziativa presa dalla Federazione delle Strade dei Vini e Sapori di Lombardia, che raggruppa e coordina le iniziative prese dalle dieci associazioni (di cui otto strade dei vini, più la Strada del riso e dei risotti mantovani e dalla Strada del gusto cremonese nella terra di Stradivari) e opera a favore della valorizzazione e promozione dei prodotti enogastronomici tipici e di qualità, inseriti però nella tradizione e nella cultura dei loro territori d’origine.
In attesa di organizzare il prossimo 5 dicembre a Mantova il convegno sul tema La multifunzionalità come fattore strategico di marketing per l’impresa agricola” (qui dettagli e invito) hanno messo a segno, per iniziativa di Paola Beduschi, che è il Coordinatore della Federazione un simpatico progetto editoriale, con la collaborazione della Provincia di Milano e della Regione Lombardia.
Si tratta di un volumetto, illustrato dai disegni di Marco Braghiroli, che è anche responsabile del progetto grafico, intitolato Prodotti da favola, con testi firmati da Cinzia Montagna, in passato ufficio stampa del Consorzio vini Oltrepò Pavese e oggi giornalista dalla poliedrica attività in larga parte legata a wine & food, che presenta in maniera molto simpatica una serie di eccellenze gastronomiche della Lombardia come Grana Padano, riso, olio del Garda, salumi, Gorgonzola, torrone di Cremona, sbrisolona mantovana, mostarda cremonese, Valtellina Inferno, Franciacorta.
Una presentazione svolta nientemeno che in forma di fiaba, con piccoli racconti che puntano a colpire la fantasia dei giovani lettori (i futuri consumatori consapevoli di domani) mediante una narrazione che abbina elementi storici, dettagli relativi alle caratteristiche dei prodotti descritti ed un pizzico di divagazione e fantasia fiabesca, com’è nello stile di Cinzia.
Alcuni testi sono già stati pubblicati e altri verranno presto compresi in una nuova edizione del volumetto che può essere richiesto alla Federazione delle strade dei vini e dei sapori di Lombardia c/o Ersaf Lombardia Tel: 02 67404638 e-mail: segreteria@viniesaporilombardia.it.
Per gentile concessione di Paola Beduschi e Cinzia Montagna pubblichiamo alcuni testi.

Valtellina – Docg  Inferno – Il Druido e il suo tesoro

Viveva un tempo, in quella regione che oggi è chiamata Valtellina, un sacerdote Druido, conoscitore dei misteri della natura e dell’anima delle pietre, dagli alberi e degli animali. Fu lui, il cui nome si è perso nella memoria dei secoli, a far cessare una nevicata che pareva eterna.
Lo fece portando sino alla vetta più alta del suo villaggio il tesoro che gli avevano donato i suoi Padri e che, in ossequio ad essi, il Druido aveva mantenuto in vita per anni.  Portare vita nel punto più vicino al cielo: per farlo, il sacerdote sfidò la montagna innevata, scivolò in dirupi, si ferì e provò dolore. Infine, raggiunse la vetta e ivi pose il suo tesoro: una pianta di vite. E quando venne primavera e poi venne l’estate, la vite produsse il suo frutto, rosso e possente come il sangue sacrificato dal Druido per il suo popolo.
E la neve si sciolse lasciando il posto ad anfratti di caldo dove la vite venne coltivata da allora sino ai giorni nostri, producendo un vino atto a sconfiggere ogni gelo: l’Inferno.
E’ questa una delle leggende che narrano l’origine di uno dei vini più noti della Valtellina, origine che affonda le sue radici nella storia dei Celti e che oggi racconta di coltivazioni realmente eroiche su terrazzamenti, muretti di contenimento e terreno portato dal fondovalle.
Il vino Inferno è definito “rosso di brace e fiamma, che odore infuso di prugne e more emana e che al Paradiso è meglio preferire” dall’Abate Morelli nel poemetto “Dionisos”. Leonardo da Vinci lo descrisse “potente e assai”. Una produzione pregiata a tal punto che dal XIII al XV secolo i Visconti e gli Sforza, dominanti sulla Valtellina, concessero privilegi alle popolazioni locali perché ne incrementassero la coltivazione. Nella memoria di un antico Druido forte e coraggioso.

Mostarda – I colori del sole nel monastero

Nel monastero più antico di Cremona fervevano i preparativi per l’arrivo del nuovo priore. Sarebbe arrivato da lì a poche settimane, giusto il tempo per i monaci di pulire l’abbazia, eliminare i segni di fumo delle candele dai pilastri delle navate e dare una sistemata al giardino. I monaci più giovani s’erano subito prestati per i lavori più pesanti, mentre gli anziani avevano iniziato a pensare al banchetto d’accoglienza del priore.
Egli arrivava dal sud, dove l’estate è la stagione di sempre. E i monaci si chiedevano come avrebbero potuto omaggiarlo dei colori e degli aromi della frutta a cui era abituato. Ormai la stagione volgeva all’autunno e i frutti conservati nelle fresche cantine del monastero non avrebbero atteso l’arrivo del priore: si sarebbero consumati nel volgere di poco tempo.
Mentre i monaci si dibattevano sul problema, vennero i giorni della vendemmia e arrivarono carri d’uva da terre che il monastero possedeva lontano, oltre il fiume, sulle colline. Sul fondo dei carri, il succo d’uva s’era trasformato in mosto, a causa del lungo viaggio.
E un frate ebbe l’idea: unire grani di senape al mosto, affinché lo conservasse, e poi pezzi di frutta o frutta intera. Nacque così la mostarda, che vuole dire “mosto ardente”, omaggio ottimamente riuscito a un priore che arrivava dalla terra del sole e dei colori.
Al di là della leggenda, la mostarda nacque realmente nei monasteri e la sua preparazione era finalizzata alla conservazione della frutta soprattutto nel periodo invernale, quando i monasteri potevano restare isolati a causa della neve.
Quella di Cremona è ottenuta da essenza di senape, zucchero e frutta candita. La frutta è conservata intera o a grandi pezzi. La mostarda di Mantova, variante della prima, è preparata con mele cotogne, olio di senape e zucchero ed è uno degli ingredienti principe dei tortelli di zucca.


Il torrone di Cremona – Lo sguattero furbo

Il merito della nascita del Torrone di Cremona è di uno sguattero di cucina, arguto e furbo. Si narra, infatti, che in occasione del matrimonio di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, celebrato a Cremona nel 1441, al più esperto falegname di Cremona fu commissionata la realizzazione di un modellino in legno della Torre cittadina da donare alla sposa. Il falegname si mise all’opera e lavorò per mesi, finché, il giorno delle nozze, il modellino fu concluso.
La conclusione del capolavoro venne annunciata alla promessa sposa, che, felice, attendeva con trepidazione il prezioso dono. Ma accadde un guaio: durante il trasporto dalla bottega del falegname al palazzo delle nozze, il modellino cadde e andò in mille pezzi.
Che fare? L’idea venne allo sguattero di cucina: ricreare il modello con quel che forniva in quel momento la dispensa. In poche ore fu preparato un dolce di mandorle, miele e bianco d’uovo a forme di torre. Nacque così il Torrone, nome che sta proprio ad indicare una grande torre. E se molta parte di questo aneddoto è fantasiosa, non la è la presenza storica del torrone al banchetto di nozze Sforza Visconti.
La produzione di torrone è attestata nel ‘500, quando un ricco borghese inviò al Podestà di Cremona una lettera chiedendo “200 scatole di torrone di una libra l’uno al computo de soldi 5 e denari 6 per libra” da omaggiare alle autorità milanesi per Natale. Oggi lo si produce in diverse declinazioni: compatto, morbido, grande, in bombons e anche impastato con la cioccolata. Sempre a forma di torre.

 

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15 novembre 2011

Speciale vini pugliesi sulla Cucina del Corriere della Sera in edicola dal 18 novembre

Non ditemi che non vi ho informato per tempo. E che non vi stia dando un prezioso consiglio…
Avete tre giorni di tempo per prenotare presso il vostro edicolante di fiducia l’uscita di dicembre, disponibile a partire da venerdì 18 novembre, di quella bellissima rivista che è La Cucina del Corriere della Sera, supplemento mensile eno-gastronomico del quotidiano di via Solferino.
Il numero 27, in vendita in allegato al Corriere a 4,90 euro, propone in sommario, tra l’altro: 80 ricette per le feste, A casa per la cena in famiglia, A Londra per lo shopping più buono.
Per il vino, il tema principale di questa uscita saranno i Vini pugliesi, Grandi rossi, bianchi sorprendenti e insuperabili rosé come recita lo strillo di copertina. Avendo letto in anteprima l’articolo (chissà come?) vi consiglio spassionatamente di non perderlo…
Ci sarà anche uno speciale menu di Natale d’autore, ovviamente abbinato a vini pugliesi, opera di un grande ristorante, Le Antiche Sere, posto nella zona della sorprendente Laguna di Lesina.
Buona lettura e buon appetito!

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18 giugno 2011

La nazionale dei vini bianchi da vitigni autoctoni sulla Cucina del Corriere della Sera

Forse sono un po’ in ritardo, avendo scoperto anch’io solo da un paio di giorni che è già in edicola da quasi un mese.
Però voglio segnalarvi ugualmente il numero di giugno di quella bellissima rivista che è La Cucina del Corriere della Sera, supplemento mensile eno-gastronomico del quotidiano di via Solferino giunto al suo ventunesimo numero.
In questa uscita, che potrete comunque chiedere al vostro edicolante di procurarvi, nel caso non ne disponesse più al momento, troverete in circa 145 pagine dalla consueta curatissima veste grafica (concept, progetto grafico e realizzazione editoriale della WEP Srl) un ricco campionario di servizi dedicati al gelato artigianale, alla Puglia, all’aceto balsamico, allo Chardonnay negli Stati Uniti, alla cucina d’acqua dolce in giro per laghi, e poi la vasta gamma di ricette, ben spiegate e illustrate da splendide foto, dedicate all’orata, ai fiori di zucca, alle albicocche, alla cucina alla griglia. Questo oltre al consueto ricettario del mese e servizi sui würstel, su Carloforte in Sardegna, sul Sabikh, prelibatezza gastronomica israelita.
Il mio contributo enoico per questa uscita è un invito alla eno-autarchia, alla scoperta della nazionale dei vini bianchi italiani da vitigni autoctoni, dal Blanc de Morgex et de la Salle da uve Prié blanc valdostano sino al Vermentino di Gallura sardo. Con tanto di indirizzi e informazioni utili.
Che dirvi di più se non augurarvi buona lettura e buon appetito?

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22 dicembre 2010

Nuovo elegante look per Decanter: un restyling pienamente riuscito


Qualche giorno fa, da vecchio lettore e amico della rivista (di cui sono peraltro anche un saltuario collaboratore) ho tirato le orecchie a Decanterthe world’s best wine magazine”, come si legge in copertina.
Come potete leggere qui, in questo articolo pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., mi ha dato un po’ fastidio che nella topica issue di gennaio 2011, distribuita dal 10 dicembre, gli editor si siano dimenticati dell’Italia. Praticamente desaparecida…
Non solo nella parte largamente dedicata ai vini francesi, ma anche in due articoli di carattere “natalizio”, dedicati a “50 great wines for Christmas”, di prezzo variabile dalle 5 alle 60 sterline, e alle segnalazioni di un gruppo di 50 “luminaries” (vengono proprio definiti così) del mondo del vino internazionale che ci raccontano quale “special bottle”, quale bottiglia speciale abbiano intenzione di stappare a Natale.
Oggi la “incavolatura” è un po’ sbollita è ho nuovamente il piacere di parlare di Decanter per raccontarvi una grande novità che la riguarda, un elegantissimo, riuscito restyling che ci propone questa rivista che è comunque importante e centrale nel discorso sul vino in lingua inglese con un vivace e spigliato “new look”.
La rivista è oggi ancora più bella da vedersi, piacevole da sfogliare e da leggere, grazie ad una grafica di grande immediatezza di cui potete vedere qualche esempio nell’illustrazione della nuova cover, nonché di un paio di pagine interne della sezione Buying guide (dedicato ad un tasting di Vintage Champagne) che ha avuto, almeno su di me, un impatto molto favorevole. Insomma, a volte si potrà anche dissentire, ma sempre con affetto, con alcune scelte editoriali della rivista, ma quanto alla sua vivacità, alla sua capacità di raccontare, con un linguaggio e una varietà di temi molto ampi, la complessità del mondo del vino internazionale (con un occhio di riguardo per Madame la France ed il Nuovo Mondo) non c’é discussione possibile. Magari in redazione, al Blue Fin Building, sede della IPC Media, non stravedono per i colori italiani (il menu della February issue in edicola dal 5 gennaio propone 50 Best value Syrah, Burgundy 2009, Cru Bourgeois 2008, California Cabernet 2007….) ma la lettura mese dopo mese di Decanter (la subscription per un anno costa 70,50 sterline, ovvero circa 80 euro) resta, secondo me, imprescindibile.
O non penserete forse che sia un best bargain la spesa di 145 dollari (110 euro) per un anno di abbonamento a Wine Spectator?

<p

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17 agosto 2010

A proposito de Il vino degli altri di Andrea Scanzi

Ai (pochi) ma fedeli lettori di Vino al Vino rimasti segnalo la mia recensione, pubblicata sul sito Internet dell’A.I.S., qui, del bel libro Il vino degli altri di Andrea Scanzi cantore “enopop” (ma lui dice di sentirsi più rock che pop…) e non addetto ai lavori, che però sul vino dimostra di avere molte cose da dire. E di saperle esprimere, rivolgendosi ad un pubblico ampio, con il linguaggio più giusto…
E’ un libro che se non l’avete ancora fatto vi consiglio caldamente di leggere.

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20 novembre 2008

Jancis Robinson invita gli amici di Vino al vino sulle sue Purple pages

I lettori  di Vino al vino sanno perfettamente chi sia Jancis Robinson. Stiamo parlando della più nota giornalista del vino britannica, di una delle più autorevoli wine writer, autrice anche di trasmissioni televisive (per la BBC) poi ripubblicate in DVD, di lingua inglese, di una riconosciuta autorità, curatrice di un testo di riferimento come The Oxford Companion to Wine, e insieme ad un altro mostro sacro come Hugh Johnson del The World Atlas of Fine.
Questo senza citare anche altri volumi di successo come Confession of a wine lover, Vines, grapes and wines, Jancis Robinson’s Wine Course. Incoronata dalla rivista britannica Decanter nel 1999 come (Wo)Man of the Year”, Master of Wine nel 1984, titolare di una rubrica settimanale sul Financial Times, consulente di British Airway’s per gli acquisti dei vini serviti in volo dalla celebre compagnia aerea, nonché per quelli del mitico Concorde, Jancis è la responsabile delle scelte della cantina di Sua Maestà la Regina Elisabetta ed è membro dell’OBE, Order of British Empire, dal 2003.
Da alcuni anni, avendo perfettamente capito quale (pacifica) rivoluzione abbia portato nella comunicazione sul vino Internet Jancis Robinson ha lanciato un proprio seguitissimo sito Web, che potete visitare a questo indirizzo, che nell’ambiente del vino, dal colore viola dello sfondo (colore molto gradito alle signore inglesi e alla stessa Jancis) e della cornice dell’impaginazione dell’home page, vengono definite le “purple pages”, le pagine viola.
Queste pagine Web, che comprendono una parte liberamente accessibile a tutti e una parte, la più cospicua, accessibile solo agli abbonati (e a questo proposito il Los Angeles Times in un articolo dedicato ai wine website ha scritto che “’for my money, the site worth paying for is www.jancisrobinson.com) si sono costruite nel tempo un’immagine di sito Web del vino di riferimento, per la ricchezza e la varietà del menu proposto.
Difatti non ci troviamo di fronte ad un “one woman band” site, ad un sito che presenta solo le autorevolissime analisi della padrona di casa, ma ad un ben congegnato e organico insieme di contributi, articoli, wine tasting, news, informazioni, periodicamente inserite sul sito e assicurate da un team di importanti contributors residenti un po’ in tutte le più significative zone vinicole del mondo.
Ad impreziosire il sito anche video e registrazioni radiofoniche in podcast, registrate dalla Robinson in giro per il mondo, con interviste a personaggi del mondo del vino internazionale.
Il sito, che comprende anche mappe riprese dal World Atlas of Wine e consente l’accesso alle voci dell’edizione telematica dell’Oxford Companion to Wine, è interattivo, perché oltre a presentare il punto di vista della Robinson e dei suoi collaboratori comprende una sezione, denominata “Your wiews”,  dove i lettori possono inserire sotto forma di loro brevi commenti, note di degustazione di vini, segnalazioni di wine bar, ristoranti, hotel. Inoltre è previsto un forum riservato agli abbonati al sito e dedicato alla discussione su temi vinosi.
Completa le purple pages di Jancis Robinson (che comprende anche uno spazio relativo a wine & food reportage) l’ampia sezione denominata Nick on food, che comprende le recensioni e le segnalazioni relative a ristoranti e cucina che il marito, Nick Lander, pubblica sul Financial Times.
Perché vi sto parlando delle Purple pages di Jancis Robinson? Non solo per presentarvi un wine website esemplare, ma per annunciarvi che grazie alla disponibilità di Jancis Robinson tutti i lettori di Vino al Vino potranno ora abbonarsi e avere libero accesso a tutte le sezioni del sito con una speciale “annual subscription offer”, pagando 59 euro per dodici mesi di abbonamento invece di 89.
Per farlo basta andare sulla home page del suo sito Internet (vedete qui) cliccare sul tasto Join now, arrivare a questa pagina (vedete qui) e compilando il form con i propri dati inserire VAV123 nello spazio dove viene chiesto di fornire il “promotional code” e perfezionare l’abbonamento, il cui pagamento viene effettuato mediante carte di credito e World Pay.
Per tutti i lettori di questo blog e gli appassionati di vino una grande opportunità ed una valida idea per un Christmas gift, un originale regalo di Natale vinoso.

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20 giugno 2008

Bibenda celebra Franco Biondi Santi, passato, presente e futuro del Brunello

Non posso non fare le mie pubbliche felicitazioni ed i miei complimenti più caldi e sinceri all’amico Armando Castagno, “fratello nel Nebbiolo”, come amo chiamarlo, per il suo splendido articolo, intitolato “Fare Brunello per crederci” dedicato all’opera di Franco Biondi Santi, “importante punto di riferimento in terra di Montalcino”, pubblicato sull’ultima uscita, la numero 28, di Bibenda, rivista pensata e realizzata da quell’efficace team dell’A.I.S. di Roma che fa capo a Franco Ricci. Complimenti per l’articolo in sé, ovviamente intenso, partecipato, scritto, com’è consuetudine di Armando, persona di cultura e di buone letture, in un eccellente italiano, efficace nel tratteggiare vita, opere e grandi risultati di quel galantuomo e signore d’antico stampo figlio di quel gigante (già il nome è un epopea) che è stato Tancredi Biondi Santi.
Un racconto del pensiero, della “filosofia” del vino di Franco Biondi Santi (di cui ricordo l’ottima biografia scritta dall’amica wine writer Kerin O’Keefe, libro di cui ho scritto tre anni fa e che consiglio, a chi non l’abbia ancora letto, una meditata lettura), scritto con competenza, amore, sensibilità, doti che emergono anche dalle note di degustazione (circostanziate, attente al dettaglio, aliene da inutili tecnicismi) di un’emozionante verticale del Brunello del Greppo che dal 2001 scende sino ai mitici 1964 e 1995 che anch’io ho avuto la fortuna di degustare e il cui ricordo è ben fisso nella mia mente di degustatore).
Voglio però fare i complimenti ad Armando Castagno e al team di Bibenda per la scelta, intelligentissima, una delle migliori che si potessero fare oggi, di scrivere di Franco Biondi Santi e del suo Brunello proprio in questo momento, nel pieno di una terribile burrasca che rischia di devastare questo magnifico prodotto della terra toscana e l’espressione massima del Sangiovese.
Quando si rischia il naufragio, quando si è in mare aperto e colata a picco la nave si teme di annegare, ci si abbarbica, con forza e disperazione, con tenacia, ad uno scoglio, ad una boa, agli unici elementi solidi e stabili che ti tengano a galla e ti facciano balenare uno spiraglio di salvezza. Bene, Franco Biondi Santi e pochi altri personaggi, voglio dire semplicemente Gianfranco Soldera, Giulio Gambelli, Piero Palmucci, e un’altra decina di persone di cui non farò i nomi perché temo di dimenticarne qualcuno, sono i valori sicuri, le boe inaffondabili, gli scogli saldissimi cui l’inquieto mondo del Brunello dovrebbe tendere, fare riferimento, appoggiarsi con fiducia in questo momento e la scelta di Bibenda e di Armando Castagno di celebrare Franco Biondi Santi, la sua statura morale, la sua rettitudine, il suo esempio di produttore al di sopra di ogni sospetto, è una di quelle belle decisioni che qualificano una rivista ed un team di persone che fanno comunicazione del vino e costituiscono un’iniezione di fiducia nel futuro.
Ci sarebbero poi tante altre belle cose da segnalare, in questo numero 28 di Bibenda, ma preferisco parlarne in un secondo momento, per lasciare giustamente il proscenio, le luci della ribalta, per un grande applauso ed un teatrale “bravi, bravissimi”, a Franco Biondi Santi, Armando Castagno, Ricci ed i suoi prodi collaboratori.
Perché, come dicono a Roma, “quanno ce vo’, ce vo’”…  

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2 aprile 2008

Solenne bocciatura di Decanter per i Super Tuscan (Igt 2004)

Ragazzi che botta al mito, in verità ormai piuttosto traballante, dei cosiddetti Super Tuscan, degli Igt Toscana o Colli della Toscana Centrale sotto il quale trova riparo una pletora di vini che hanno il “pregio”, se così si può dire, di costare molto, di essere spesso uguali tra loro e di non esprimere in alcun modo il territorio da cui provengono. Ma che, nonostante questo, godono di una fama mediatica ben poco meritata, sostenuta dall’abilità nelle pubbliche relazioni di qualche azienda produttrice simbolo e dal costante sostegno offerto a questi vini, modaioli quant’altri pochi, di larga parte della stampa, italiana ed estera, e delle guide.
La rivista britannica Decanter nel numero di aprile, in larga parte dedicato all’Italia del vino, pubblica i risultati, con i relativi commenti, di un wine tasting, rigorosamente alla cieca, di 92 vini, tutti riconducibili alla tipologia Super Tuscan, espressione dell’eccellente annata 2004.
I risultati parlano chiaro: solo un vino, l’Anfiteatro (Sangiovese 100%) dell’azienda Vecchie Terre di Montefili, ha ottenuto il massimo riconoscimento delle cinque stelle e del Decanter Award, mentre nessuno dei vini ha ottenuto il punteggio, equivalente ad un giudizio da “very good to excellent” (da molto buono ad eccellente) delle quattro stelle.
La stragrande maggioranza dei vini presi in esame ha ottenuto valutazioni tutt’altro che soddisfacenti. 60 vini, pari ad una percentuale del 65%, hanno ottenuto una valutazione di tre stelle (equivalente ad un giudizio di good, buono), mentre 30 altri (una percentuale del 32,60%) hanno ottenuto un punteggio di fair (discreto).
Se si sommano i vini che hanno ottenuto tre stelle e quelli che ne hanno ottenute solo due, si ottiene un totale di 90 vini che esprime una percentuale desolante e quasi “bulgara” del 97%. L’unico vino che completa il totale dei 92 campioni ha invece ottenuto una sola stella ed un giudizio di poor (povero).
E questo nonostante tra i vini in degustazione figurassero vini di grande notorietà e prezzo come il Fontalloro della Fattoria di Felsina, il Tignanello dei Marchesi Antinori, il Suolo di Argiano, l’Acciaiolo del Castello d’Albola, il Casalferro del Barone Ricasoli, il Balifico del Castello di Volpaia, il San Martino di Villa Cafaggio, il Torrione di Petrolo, il Cepparello di Isole e Olena, lo Stielle di Rocca di Castagnoli, il Crognolo della Tenuta Sette Ponti, il Flaccianello della Pieve di Fontodi.
Le spiegazioni per questo magro risultato fornite da un panel tasting di assoluto rispetto e prestigio composto da numerosi master of wine, esperti di vini italiani, addirittura autori di libri sui vini della Toscana come Rosemary George, in questo articolo (vedi qui), pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
Vi anticipo solo un giudizio, fornito da un wine writer serio, che l’Italia ed i vini italiani ben conosce, Stephen Brook. A suo dire “il vero problema è che la dizione di IGT in etichetta è del tutto priva di significato. Si può indifferentemente riferire sia al peggior vino che al migliore nella gamma di un’azienda, un vino icona il cui nome generalmente finisce in “aia”. Ci sono centinaia di vini quasi con lo stesso nome, e credo che stiano facendo una specie di autogol basandosi sul puro concetto di IGT”. Il che, abbinato alla valutazione di Rosemary George, master of wine, secondo la quale ci si trova di fronte ad un “marketing da incubo, che non comporta alcuna tipicità tra le enormi varietà di IGT toscane. E pertanto la decisione di acquistare o no un vino può essere fatta unicamente in base al nome e alla credibilità del produttore”, dà l’idea di quale percezione tutt’altro che convincente ed entusiastica si abbia all’estero di quella categoria di vini che secondo qualcuno (che oggi mi risulta avere qualche problemino…) rappresenterebbero (leggi) la punta più avanzata del vino italiano e “
hanno dato ad ognuno la possibilità di produrre i più grandi vini possibili”.
Alla faccia della grandezza!…

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11 novembre 2007

Corriere della Sera Magazine: alla sezione vino arriva (finalmente) un vero esperto

Eccellente restyling del Corriere della Sera Magazine, il settimanale allegato ogni giovedì al celebre quotidiano di via Solferino. Grafica molto pulita, ottima leggibilità, una scansione più ordinata di articoli e rubriche nel nuovo progetto grafico firmato da Lorenzo Giuffredi & Massimo Zingardi.
Novità anche per la rubriche del wine & food che nella precedente versione del Magazine erano piuttosto sacrificate. Oggi vengono conglobate nella sezione VSD, ovvero Venerdì, sabato e domenica Magazine, e dotate ognuna di una pagina intitolata Mangiare e Bere. Scompare, purtroppo, nella rubrica del food, ma spero torni presto, l’eccellente firma di Francesco Arrigoni, collaboratore del Corriere da anni e non sempre utilizzato come meriterebbe e come la sua preparazione e professionalità consentirebbero, e compaiono, nello spazio riservato al ristorante, al peccato di gola e al libro gastronomico, altre firme. Nella pagina VSD Bere ottima new entry, invece, di un vero esperto di lunga esperienza come Gian Luca Moncalvi, per anni redattore di A Tavola nella lunga direzione dell’indimenticabile Germano Pellizzoni e poi a Dove e scompare (senza lasciare alcun rimpianto) lo spazietto vino sinora appannaggio di una “firma” nota soprattutto per essere la seconda moglie di un tale che, dicono, sia un “esperto” di cucina e di ristorazione.
Sul Magazine del Corriere il vino avrà finalmente la copertura seria (che avrebbe potuto benissimo assicurare anche il già citato Arrigoni) che il settimanale del più importante quotidiano italiano meritava.

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