Vino al vino

Archivio della Categoria 'l’acquolina in bocca'

29 luglio 2007

Valtellina: e se ci sforzassimo di parlarne in positivo ?

Intendiamoci bene: non c’è stato alcun miracolo o metamorfosi che in questa ultima settimana, lasso di tempo che mi sono preso decidendo di non pubblicare altri post sulla Valtellina del vino e lasciano in stand by (lo rimarranno ancora per un po’, per lasciare meglio decantare e rasserenare gli animi, comporre questioni in sospeso, risolvere equivoci che bastava poco a chiarire), abbia trasformato le cose in questa magnifica vallata e terra del vino lombarda.
I problemi veri, le questioni pesanti, relative al futuro più che del vino della viticoltura, sono e restano irrisolte e mentre siamo in tanti a parlare, continua a rimanere sospeso sulla testa di tutti, come fosse una spada di Damocle, il rischio di un’ulteriore riduzione delle superfici vitate, che se erano di quasi 2800 ettari nel 1970 oggi sono ridotte a 1200 ettari, 1100 delle quali con pendenze superiori al 30%, mentre le 12500 aziende agricole che erano attive e coinvolte nella produzione di uva nel 1970 sono oggi ridotte a sole 3000.
Conto di ritornare presto più dettagliatamente con una serie di considerazioni basate su numeri, statistiche e non su dissertazioni sul sesso degli angeli (che possono anche essere appassionanti, ma lasciano il tempo che trovano) sulla situazione viticola valtellinese. Ricordo, solo en passant, che alcune cose continuano, e come non potrebbero ?, a lasciare perplessi. Mi chiedo, ad esempio, come facciano a costare così poco determinati vini di aziende valtellinesi sugli scaffali della grande distribuzione locale (IGT a 3,20 – 3,45 euro, Doc a 4,50, Docg Inferno Grumello e Sassella a 4,50 – 4,80: ma non costava e non costa un sacco di soldi in più del normale lavorare sui vigneti terrazzati ?).
Ed in seconda battuta non riesco proprio a capire come sia possibile, alla luce del dettato della legge regionale n°10 dell’8 giugno 2007 che in materia di agriturismi prevede che “che ogni singola azienda agrituristica debba proporre ai clienti una quota non inferiore al 70% di prodotti realizzati direttamente o acquistati da altre aziende agricole o artigiane alimentari che abbiano sede nella stessa zona”, che un noto agriturismo valtellinese riconducibile ad un altrettanto nota azienda vinicola valtellinese, possa proporre una carta dei vini monstre, da ristorante stellato di città.

Una carta ricca di Barolo, Amarone della Valpolicella, bianchi friulani e altoatesini, Brunello di Montalcino, Tignanello, Solaia, Sassicaia, Ornellaia, Franciacorta e una trentina almeno di Champagne. Proprio le cose che ci “devono” essere in un agriturismo valtellinese…
Anche se motivi per “inca….si” continuano ad esisterne a bizzeffe, voglio però sforzarmi, ed è uno sforzo titanico, un’impresa da Sisifo, di concentrarmi sui molti aspetti positivi che la Valtellina, a chi la viaggi con curiosità-amore-passione (cosa che il sottoscritto ha sempre cercato di fare) immancabilmente presenta.

Comincio con un piccolo esempio, con un blog scoperto quando volendo codificare esattamente un piatto gustosissimo come i taroz, ho scoperto il vivace, anche se non aggiornatissimo, La montagna della Valtellina, sottotitolo “Spunti, scorci, angoli più o meno noti della valle al centro delle Alpi. Montagna, terme, vino, arte e fede”, che vale la pena di essere visitato e stimolato, come faccio io ora, ad inserire altri post, a raccontarci, per brevi schizzi, appunti, riflessioni, lo splendore e le caratteristiche della montagna valtellinese. Parlavo di taroz, piatto, ci racconta il blog, “a base di abbondante burro e formaggio: insomma una sublimazione per i trigliceridi. Si fanno lessare patate e fagiolini (ma si possono anche riciclare quelli avanzati). Si fa soffriggere il burro in una padella antiaderente ci si buttano le patate tagliate grossolanamente e i fagiolini e con un cucchiaio di legno si tarano, cioè si girano spappolandoli; si aggiunge del formaggio casera (latteria) tagliato a dadini. Il composto ottenuto può essere passato al forno dopo averlo innaffiato di cipolla soffritta nel burro”.
Bene, di taroz ho gustato una versione impeccabile, qualche giorno fa, in un posto che non posso non segnalarvi. E che mi sono già appuntato nel mio carnet dei posti dove, quando tornerò, spero presto, in Valle, voglio assolutamente tornare. Il locale, più o meno sui mille metri di altezza, ad una diecina di chilometri da Sondrio, lo si raggiunge superata la frazione Centro di Albosaggia, salendo, tornante dopo tornante, in un fresco scenario boschivo, mentre la strada si stringe e s’inerpica, verso la frazione S. Giacomo. Un vero, ruspante, autentico agriturismo, l’Agriturismo Gaggi (tel. 347 7543826 – 348 7634383) posto in un pianoro circondato da alberi dove i proprietari affiancano alla conduzione di una stalla e alla produzione di formaggi, che sono anche in vendita, l’attività di trasformazione e proposta al pubblico, secondo lo spirito di quella legge regionale di cui altri, invece, non tengono conto, delle materie prime prodotte in azienda.
Nonostante il caldo, che però quassù, pranzando all’aperto, era piacevolissimo, e nonostante, o forse complice il fatto che in quattro ci siamo bevuti, godendocele allegramente, due bottiglie di vini valtellinesi di quelli che nel cor mi stan, Rosso di Valtellina 2004 e Valtellina Superiore Sassella Stella Retica riserva 2000 di Pelizzatti Perego – Arpepe, (normalmente qui si trovano i vini di Marsetti) a fine luglio, sfidando i teorici del “pensiero debole” a tavola (solo un’insalatina, al massimo un carpaccio, due fette di bresaola e del prosciutto e melone) mi sono goduto, in una cornice di assoluta rilassatezza e serenità, abbondanti sciatt con radicchio croccante appena raccolto e una fresca ricottina fatta in casa, quindi un assaggino di taroz e poi, proprio per non farci mancare niente, e perché il Nebbiolo di montagna croccante e sapido, bevuto un po’ più fresco, invoglia a mangiare e fa ben digerire, due primi.
Immancabili, e chi se li sarebbe perduti ?, i pizzoccheri, in una versione davvero ben fatta, e poi, tanto per gradire, gustose tagliatelle spesse con funghi porcini freschi. Per finire, saltando il formaggio nonostante la consapevolezza anche qui, dall’altra parte delle Orobie, che la “boca l’è mia straca se la sa mia da ‘aca” (ovvero che non si può finire il pranzo senza un po’ di formaggio), un dolce “leggerino”, a base di cioccolato e ricotta. Che dire di questa cucina valtellinese, proposta, meglio sempre telefonare, da maggio a settembre tutti i giorni, il resto dell’anno venerdì, sabato e domenica e festivi solo su prenotazione (chiuso da metà gennaio a metà marzo), con una schiettezza, un nitore, una semplicità ed un garbo nel porgere (anche da parte della giovane, alta e asciutta, dolce Alba, vero angelo del focolare di questa casa, che aiuta in cucina, si occupa dell’azienda di famiglia e serve ai tavoli) che hanno del commovente ?
Semplicemente che di posti così, dove si mangia bene quel che giornalmente passa il convento e offrono stalla, orto e bosco, fatti a misura d’uomo, e dove il cliente si sente a casa propria, quasi come un ospite, (a proposito, da poco sono disponibili anche 4 camere, una singola, due doppie, una con quattro posti, dove provare sino in fondo la formula e lo spirito del vero agriturismo. I prezzi sono di un’onestà incredibile: pernottamento prima colazione compresa da 22 a 28 euro in base ai giorni di permanenza. Pranzo a menu fisso 10 euro, pranzo completo da 15 a 20 euro !) se ne vorrebbero trovare sempre di più.
Soprattutto in quella Valtellina dove gli agriturismi sono spuntati come funghi e dove qualcuno, per apparire più “fico” e più à la page degli altri, su piatti presentati come “classica cucina tipica valtellinese” tipo “culatello di Zibello con giardiniera di verdure, terrina di fegato grasso d’oca, involtino al radicchio rosso e tartufo nero, controfiletto d’agnello, coscia d’anatra candita con peperonata” propone nientemeno che Champagne, Barolo, Ornellaia e Sassicaia… (vedi Carta dei vini agriturismo Fracia che si può leggere e scaricare dal sito Internet) E questa la chiamano Valtellina…

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27 luglio 2007

Rosati in crescita, anche in Toscana

Il sommelier informatico Andrea Gori, (a proposito: auguri per i tuoi 34 anni, ragazzo !) nel suo simpatico blog Vino da Burde sottotitolo “cchecè di bono in Toscana da mangiare e icchè berci dietro”, ci racconta che anche nella Trattoria – Fiaschetteria di famiglia, posta in quel di Firenze, i rosati incontrano un crescente consenso.
Andrea riferisce che “facendo due conti anche da Burde quest’anno abbiamo venduto quasi tre volte tanto rosé che gli scorsi anni, eppure in carta ne abbiamo solo 5 (Castello di Ama, Riecine, Piano Piano Terre di Talamo, Vin Ruspo di Capezzana). Nonostante questa scarsa attenzione, sono andati via senza problemi, complice il caldo sì ma anche il tam tam mediatico che ovunque si può osservare. Personalmente sono un grande fan dei rosati in quanto permettono abbinamenti altrimenti difficile o addirittura impossibili”.
Gori ci racconta poi a quali piatti sono soliti, da Burde, abbinare i rosati nel corso dell’anno.
Beh, sapete cosa vi dico, che adesso a tavola mi stappo anch’io un bel rosato toscano, il simpatico Pancolino che i Fratelli Vagnoni producono, accanto ad ottime Vernaccia di San Gimignano e ad uno schietto Chianti Colli Senesi nella loro cantina nella frazione Pancole a San Gimignano… Altro che vino “da donne” ! Piace a tutti, anche ai “pentiti” della muscolarità e della concentrazione vinosa !
dimenticavo !
Se siete appassionati dei rosati, se amate anche “le vin en rosé”, save the date, segnatevi questa data, fatevi un nodo al fazzoletto: Modena, martedì 25 settembre. Vi assicuro che di rosati, in quella occasione, ce ne saranno proprio per tutti i gusti… 

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29 gennaio 2007

Sfiziosità e gourmandises calabresi: le proposte della Fattoria Montescudiero

Accidenti quante cose buone e saporite, espressione delle tante ottime materie prime che questa magnifica regione propone, sono prodotti in terra di Calabria ! Accanto a grandi vini ottenuti da vitigni autoctoni, ad oli extravergini sopraffini, a salumi e formaggi ricchi di gusto, l’agricoltura, la vera grande risorsa, a volerla sfruttare razionalmente in maniera moderna ed intelligente, di questa regione, offre frutta e verdura che non temono confronti per genuinità, varietà di profumi, sapori netti e schietti.

Da queste materie prime un’antica tradizione artigianale riesce a ricavare non solo gli ingredienti base della cucina, ma vere e proprie sfiziosità che possono rallegrare i momenti conviviali. Materie prime variamente interpretate, preparate e confezionate, prodotti del mare e del bosco come pesci e funghi (i mitici porcini della Sila !), trasformate, grazie ad un’arte tramandata di generazioni in generazioni, in gourmandises e delikatessen. Penso alle dolci cipolle rosse di Tropea trasformate in mostarda, al celeberrimo inimitabile peperoncino piccante, a carciofini e melanzane sott’olio, a pomodori secchi, ma anche ai fichi essiccati naturalmente, al naturale o ricoperti di cioccolato, a limoni, clementine, arance, cedri canditi e poi ricoperti di cioccolato e a molte altre cose ancora.

Un insieme di cose straordinariamente piacevoli che una piccola, agguerrita realtà come la Fattoria Montescudiero si sta dedicando a selezionare e commissionare ai migliori artigiani o a produrre in proprio, con procedimenti collaudati, nel proprio laboratorio di Cirò Marina, da cui, presentati in variopinti vasetti da 250 e 300 grammi, escono anche marmellate dei diversi agrumi o di fichi, creme di carciofi, trito piccante di funghi porcini e ortaggi, peperoncino per tutti i gusti (ripieno di tonno e olive, oppure di acciughe e capperi, o ancora di funghi porcini, o trasformato in crema dolce piccante), che formano l’accompagnamento ideale di una serie di piatti, costituiscono la base per antipasti variegati e profumati di sole. Cose gustose e ben fatte: da provare.

Fattoria Montescudiero
Località San Gennaro
Cirò Marina KR
tel. e fax 0962 31499
mail
sito Internet

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27 dicembre 2006

La qualità non è un optional: riflessioni su un brasato al Barolo

Voi siete ovviamente liberi di pensarla come volete, ma io, dal canto mio, sono sempre più persuaso che la qualità, quella vera, quella che non di discute, non sia un optional e che faccia veramente la differenza.

La settimana di Natale dovendo fare un velocissimo blitz a Saluzzo, per la conferenza stampa di presentazione del Centro per le rarità ampelografiche cuneesi intitolato a al grande ampelografo Giuseppe di Rovasenda (del Centro e delle sue iniziative parleremo presto diffusamente) ho avuto modo, provenendo da Torino, di transitare da Cavour. Erano anni che non passavo da questa località agricola di quel basso torinese che guarda verso la Provincia Granda, anni che non mettevo piede nella macelleria (in via Peyron 28 tel. 0121 6295) di un vecchio amico che conobbi, già negli anni Ottanta, grazie a Giacomo Bologna, Giorgio Grai, Gioacchino Palestro.

Silvio Brarda, macellaio, norcino, artigiano alimentare sopraffino, cultore di cose buone e soprattutto grande appassionato di bovini, al punto da farsi allevatore di capi imponenti, pesanti anche una tonnellata, fu il personaggio che m’introdusse alla saga della Fiera del Bue Grasso di Carrù, la grande rassegna bovina che ogni anno si svolge nella località poco distante da Dogliani dove nacque il grande presidente ed economista liberale Luigi Einaudi, uno degli appuntamenti topici che ogni amante della Langa non deve perdersi, almeno una volta nella vita, per cogliere lo spirito e la filosofia di questa terra.

Silvio, di cui ricordo prelibatezze come il manzo affumicato, il lardo al rosmarino, lo zampone, è un habitué di Carrù, dove le bestie da lui allevate sono state premiate più volte ed è una miniera di segreti per chiunque ami e apprezzi l’arte della norcineria e della macelleria, ma per i singolari casi della vita ci eravamo persi di vista ed erano anni che non c’incontravamo.

Per questo motivo, transitando da Cavour per Saluzzo, non potevo mancare di passare dal suo negozio laboratorio di via per un saluto al volo, ma anche per aggiudicarmi un pezzo per brasato di uno dei suoi buoi reduci dalla grande rassegna bovina svoltasi solo pochi giorni prima.

Saluti, riconoscimenti, la consueta gentilezza e squisita cortesia, nonostante il negozio fosse affollato dai clienti, l’impegno di rivederci presto con calma in gennaio, in occasione del mio ritorno a Saluzzo, e soprattutto il “bottino” rappresentato da un pezzo di un chilo e quattro che Silvio mi ha assicurato essere speciale, perfetto per preparare un brasato come si deve.

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12 dicembre 2006

Panettone che bontà ! Ma se è firmato Loison, è ancora più buono…

Avevate mai pensato che fosse possibile degustare, descrivendo le sensazioni tattili, olfattive, gustative provate, nientemeno che un panettone ? Evidentemente non vi eravate mai imbattuti, come fortunatamente é capitato a me di recente, impegnato con l’amico Luigi Cremona nel Blog café della rassegna Squisito a San Patrignano negli straordinari, buonissimi panettoni di pasticceria prodotti con ogni cura, con materie prime sceltissime, dalla Dolciaria A. Loison di Costabissara in provincia di Vicenza. Un’azienda che ad ognuno dei panettoni che compongono il suo ricco assortimento è solita accludere una scheda dettagliata utile ad effettuare una meditata valutazione, che prende in considerazione fattori quali il colore interno ed esterno, la reazione al taglio, la consistenza, la fragranza e la persistenza aromatica, la dolcezza, la qualità di burro, uova, canditi, uvetta, il retrogusto, fino ad esprimere, proprio come accade quando si assaggia un vino, una valutazione finale di piacevolezza e soddisfazione.

Tasting card a parte, i panettoni di Loison, azienda attiva dal 1938, meritano di essere conosciuti e provati (sul sito Internet aziendale sono indicati, regione per regione, i punti vendita dove possono essere acquistati) per la qualità impeccabile, che rende davvero difficile, dopo aver gustato un Signor Panettone del genere, “adattarsi” ad altri e per la ricchissima gamma, che spazia dal tipo classico, con o senza canditi, a varianti mandorlate, con Prosecco, mandarino tardivo di Ciaculli, amarena, il tipo Noel con pera, cannella, chiodi di garofano, vaniglia naturale, oppure con caffè o gocce di cioccolato.

Molto elegante anche la scelta dei materiali, la confezione e la presentazione dei panettoni, che sono proposti in scatole di latta old style, in scatole o cappelliere, avvolti in carte colorate, avorio o trasparenti, oppure in lino, shantung o pashmine nepalesi, accorgimenti che fanno di un panettone Loison un regalo elegante, gustoso e di classe, particolarmente adatto ai gourmet che apprezzano la raffinatezza e lo stile. 
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22 ottobre 2006

Ancora sui martedì del Povero diavolo a Torriana

Ho già presentato, in questo post, la bella iniziativa degli amici Stefania e Fausto, animatori di quell’eccellente trattoria-ristorante (di cui ho recentemente scritto qui) che é il Povero Diavolo di Torriana vicino a Rimini, di dare vita a dei Martedì dei Vitelloni, che vedano frattaglie e parti meno nobili del bue protagonisti di gustosi piatti.
Ora sono in calendario altre due serate, il 24 ed il 31, il cui programma dettagliato potete leggere qui.
Beh, se avete occasione di andarci, buon appetito !
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18 ottobre 2006

E’ la Tana degli Orsi, ma anche ghiottoni e golosi ci si trovano bene…

Che in Casentino si mangi bene, anzi benissimo penso di averlo espresso, post dopo post, a chiarissime lettere. Questa vallata stupenda, che vi invito a scoprire e dove non vedo l’ora di tornare, vanta solide, antiche, radicate tradizioni gastronomiche, come testimonia, lettura appassionante e colta, il bellissimo, intenso volume A Tavola in Casentino scritto da Mario Agostini, alias Mario da Monte, pubblicato dalle Edizioni Fruska di Stia nel 2005, libro che vi consiglio di procurarvi e di delibare attentamente.

Però, poiché ogni approfondimento culturale che si rispetti non è tale se non viene corroborato da una puntuale e attenta verifica sul campo, non appena potrete farlo, correte in Casentino per gustarne i sapori e prenotando (per tempo) aggiudicatevi un posto ai tavoli (una trentina scarsi) di quello che unanimemente viene considerato il locale di riferimento del Casentino, la Tana degli Orsi di Pratovecchio.

I motivi che lo rendono locale da non perdere sono molteplici: innanzitutto l’ampia carta dei vini, che dimostra una passione sconfinata per l’enoico panorama (ivi compresa una sezione dedicata ai vini piemontesi, Barolo in primis, che ha ben pochi eguali in Toscana) ed un’intelligenza nei ricarichi, moderati, che meriterebbe molti imitatori e che induce molti golosi a programmare le loro serate alla Tana prendendo come pretesto la possibilità di concedersi questa o quella bottiglia speciale. Altro motivo di attrazione sono sicuramente le serate a tema dedicate a Bacco periodicamente organizzate, che richiamano, grazie ai vini in degustazione e al fior fiore di produttori coinvolti, invitati a raccontarsi e a mettersi in gioco, appassionati da tutta la Toscana.
E, ancora, perché Caterina e Simone sono osti e ristoratori attenti e sensibili nel motivare e “coltivare” la clientela, i cosiddetti “dopocena” del sabato, che consentono ad un pubblico soprattutto giovane di venire al ristorante, quando il normale servizio volge al termine, anche sul tardi, diciamo dopo le 23, di concedersi un solo piatto oppure un paio, con uno o due bicchieri di vino giusto, e di sostare, chiacchierando, socializzando e familiarizzando con l’atmosfera di un posto dove tutto, tranne gli orsetti di pelouche che fanno capolino un po’ dappertutto (in fondo è una tana degli orsi…) ha spessore enogastronomico.

Quarto valido motivo, che in realtà sarebbe il primo, perché al ristorante si va per mangiare e possibilmente bene, è, naturalmente, la cucina, su cui regna Simone, mentre Caterina si occupa della sala e del servizio – proposta – consiglio dei vini.

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5 ottobre 2006

Da domani sera tutti a Pratovecchio: Sapori del Casentino, un appuntamento da non perdere !

Come ho già scritto qui e qui, per chi ha modo di scendere in Toscana nel Casentino, in quella bellissima parte di Toscana a nord di Firenze e dell’area del Chianti Rufina e della Val di Sieve (minacciata dal folle progetto di un gigantesco inceneritore nella zona della splendida tenuta di Selvapiana del marchese Francesco Giuntini: ne riparleremo) posta in provincia di Arezzo, da venerdì sera a tutta domenica si svolgerà un appuntamento goloso di quelli da non perdere.

Parlo della rassegna Sapori del Casentino, ovvero degustazioni, laboratori del gusto (ebbene sì), cene a tema, esposizioni, con possibilità di assaggio, di prelibate squisitezze alimentari del territorio.

Parleremo anche di blog, domenica alle 15.30, con una tavola rotonda sulle novità nella comunicazione in materia di cibo e vino portate dai blog, e per chi, sfortunatamente, non potrà essere presente direttamente sul posto, si potranno avere cronache e impressioni dalla manifestazione, mediante i “reportage” in presa diretta realizzati da questo blog e dall’ottimo Imbottigliato all’origine di Marco Grossi.
Vi aspettiamo dunque e buoni Sapori del Casentino a tutti !

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28 settembre 2006

Osteria del Povero Diavolo a Torriana: gusto e autenticità del sapore

Anche se qualche “simpaticone” ha pensato di farmi sapere (assolutamente non in codice) che a suo dire la mia conduzione-ideazione (in tandem con Luigi Cremona) del Blog Café è stata un disastro e che anzi avrei nuociuto al successo di questa iniziativa, non sono assolutamente pentito di aver partecipato a Squisito 2006. Innanzitutto perché l’essere stato – nonostante i detrattori a prescindere – il co-ideatore del primo evento organico dedicato alla blogosfera inserito nell’ambito di una grande rassegna enogastronomica di livello nazionale, può far solo piacere, e magari causare qualche rancoroso rilievo…

In secondo luogo sono contento per l’aver avuto modo di incontrare un sacco di persone simpatiche, capaci e di grande umanità (citarle tutte sarebbe impossibile), blogger, appassionati di cose buone, artigiani alimentari, qualche giornalista, e poi, soprattutto, per aver scoperto il magnifico mondo di San Patrignano. Un universo a sé, popolato di ragazzi in gambissima, efficienti, disponibili, animati da un grande entusiasmo e sempre sorridenti, che stanno dimostrando con i fatti, con la concretezza di quanto fanno e la ricerca costante di qualità e d’eccellenza di ogni loro attività, un messaggio importante, ovvero, come annota Andrea Muccioli, che dalla droga si può uscire, anzi si esce, a testa alta e con grande dignità e orgoglio.

C’è poi un altro motivo personale che mi fa inserire i due giorni a San Patrignano e a Squisito nel capitolo delle cose belle e positive, ovvero l’opportunità, arrivando a Rimini e dintorni, di poter fare finalmente visita, nel loro locale, a due amici che avevo avuto modo di conoscere in terra di Langa, con i quali condivido l’amore per il re dei vini, il Barolo, e che avevo incontrato, oltre che in occasione della serata conviviale chez Giacolino Gillardi che precede la fiera del Bue Grasso di Carrù, nientemeno che a casa di quell’indimenticabile personaggio che è stato Bartolo Mascarello.

Avevo un gran desiderio di salire, percorrendo l’entroterra collinare di Rimini che guarda verso San Marino, in località Torriana (18 chilometri da Rimini in direzione San Leo e Verucchio) in questo paesino situato in una posizione talmente incantevole che gli é valso il titolo di “balcone della Romagna”. Volevo finalmente sostare ai tavoli dell’Osteria del Povero Diavolo, creazione di una coppia appassionata come Fausto Pratti e Stefania Arlotti, e provare la cucina di quel giovane bravissimo cuoco, di sicuro avvenire, che corrisponde al nome di Piergiorgio Parini, arrivato a Torriana reduce da un’esperienza nientemeno che alle tristellate Calandre.
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8 agosto 2006

Mistiganza cucinà in Ancona: è nato il gastrovernacolblog

Ave NinchiQuando ho scoperto questo blog, ho subito pensato al collega Paolo Marchi, redattore de Il Giornale, che pur dilettandosi un giorno sì e l’altro pure a condannare lo “shampismo da blog e rete internet” dove “si inciampa facilmente nei dilettanti allo sbaraglio”, cosa ha fatto, si è inventato un proprio blog, e mi sono chiesto, chissà come lo troverebbe ?
Io che sono di bocca buona più dell’incontentabile collega, curatore della domenicale pagina Affari di gola nonché della manifestazione culinaria e sito Internet Identità golose, questa idea del primo blog di cucina “al’ancunetana”, ovvero nello stretto vernacolo della bella città marchigiana, l’ho trovata strepitosa, anzi, geniale.

Ci volevano tre marchigiani Doc di grande fantasia e intraprendenza come Antonio Tombolini alias Simplicissimus , nonché blog piattaformista con la sua Simplicissimus blog Farm (quella che, e vai con il conflitto d’interessi, e chi se ne frega !, ospita questo blog) e inventore di cose originali come il FoodBlog Aggregator di San Lorenzo, come la dotta Gianna Ferretti, docente presso l’istituto di Biochimica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche e blogger con Trashfood, nonché Marco Traferri autore, con Sarai belo te di un divertente, arguto blog in dialetto anconetano, per inventarlo e oggi, eccolo !

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