La qualità non è un optional: riflessioni su un brasato al Barolo
Voi siete ovviamente liberi di pensarla come volete, ma io, dal canto mio, sono sempre più persuaso che la qualità, quella vera, quella che non di discute, non sia un optional e che faccia veramente la differenza.
La settimana di Natale dovendo fare un velocissimo blitz a Saluzzo, per la conferenza stampa di presentazione del Centro per le rarità ampelografiche cuneesi intitolato a al grande ampelografo Giuseppe di Rovasenda (del Centro e delle sue iniziative parleremo presto diffusamente) ho avuto modo, provenendo da Torino, di transitare da Cavour. Erano anni che non passavo da questa località agricola di quel basso torinese che guarda verso la Provincia Granda, anni che non mettevo piede nella macelleria (in via Peyron 28 tel. 0121 6295) di un vecchio amico che conobbi, già negli anni Ottanta, grazie a Giacomo Bologna, Giorgio Grai, Gioacchino Palestro.
Silvio Brarda, macellaio, norcino, artigiano alimentare sopraffino, cultore di cose buone e soprattutto grande appassionato di bovini, al punto da farsi allevatore di capi imponenti, pesanti anche una tonnellata, fu il personaggio che m’introdusse alla saga della Fiera del Bue Grasso di Carrù, la grande rassegna bovina che ogni anno si svolge nella località poco distante da Dogliani dove nacque il grande presidente ed economista liberale Luigi Einaudi, uno degli appuntamenti topici che ogni amante della Langa non deve perdersi, almeno una volta nella vita, per cogliere lo spirito e la filosofia di questa terra.
Silvio, di cui ricordo prelibatezze come il manzo affumicato, il lardo al rosmarino, lo zampone, è un habitué di Carrù, dove le bestie da lui allevate sono state premiate più volte ed è una miniera di segreti per chiunque ami e apprezzi l’arte della norcineria e della macelleria, ma per i singolari casi della vita ci eravamo persi di vista ed erano anni che non c’incontravamo.
Per questo motivo, transitando da Cavour per Saluzzo, non potevo mancare di passare dal suo negozio laboratorio di via per un saluto al volo, ma anche per aggiudicarmi un pezzo per brasato di uno dei suoi buoi reduci dalla grande rassegna bovina svoltasi solo pochi giorni prima.
Saluti, riconoscimenti, la consueta gentilezza e squisita cortesia, nonostante il negozio fosse affollato dai clienti, l’impegno di rivederci presto con calma in gennaio, in occasione del mio ritorno a Saluzzo, e soprattutto il “bottino” rappresentato da un pezzo di un chilo e quattro che Silvio mi ha assicurato essere speciale, perfetto per preparare un brasato come si deve.
Avevate mai pensato che fosse possibile degustare, descrivendo le sensazioni tattili, olfattive, gustative provate, nientemeno che un panettone ? Evidentemente non vi eravate mai imbattuti, come fortunatamente é capitato a me di recente, impegnato con l’amico Luigi Cremona nel
Tasting card a parte, i panettoni di
Molto elegante anche la scelta dei materiali, la confezione e la presentazione dei panettoni, che sono proposti in scatole di latta old style, in scatole o cappelliere, avvolti in carte colorate, avorio o trasparenti, oppure in lino, shantung o pashmine nepalesi, accorgimenti che fanno di un panettone Loison un regalo elegante, gustoso e di classe, particolarmente adatto ai gourmet che apprezzano la raffinatezza e lo stile.
Che in
Come ho già scritto 
Anche se qualche “simpaticone” ha pensato di farmi sapere (assolutamente
Avevo un gran desiderio di salire, percorrendo
Quando ho scoperto 




