Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'la mosca al naso'

18 Settembre 2007

Zonin miglior produttore europeo. Secondo Mundus vini, e Winenews, ovviamente…

Con la consueta sussiegosa sollecitudine e attenzione che si dedica, perché pecunia non olet, agli utenti pubblicitari, il sito Internet Winenews ha provveduto ad informarci che “La casa vinicola Zonin firma un altro importantissimo successo del “made in Italy”: è stata giudicata “miglior produttore europeo 2007-2008” a “Mundus Vini“, considerato un vero e proprio campionato continentale dei vini d’eccellenza (quasi 5.000 i vini degustati, provenienti da 35 diversi Paesi; giuria, composta da 247 esperti provenienti da 45 nazioni, è suddivisa in commissioni di 5/7 membri, che ha il patrocinio dell’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino OIV)”.
Il sito riporta anche un commento, ovviamente soddisfatto, del grande capo della celebre casa vinicola veneta, proprietaria di aziende agricole in diverse zone vinicole italiane. Gianni Zonin afferma: “è la conferma che il nostro continuo impegno alla ricerca della massima qualità ci ha dato i risultati sperati. Gli investimenti in vigna e in cantina, il lavoro del nostro staff tecnico che è composto di 32 enologi e agronomi, le scelte che abbiamo operato nelle tenute della nostra famiglia che sono insediate nei più vocati territori vinicoli d’Italia, ci consentono di raggiungere traguardi significativi. Del pari è fondamentale che questo riconoscimento che ci colloca ai vertici europei, e dunque mondiali, dell’eccellenza vinicola sia stato ottenuto in Germania che è uno dei mercati d’esportazione più importanti. È certo una grandissima soddisfazione per noi aver ottenuto questo riconoscimento ma è anche un importante traguardo per tutto il vino di qualità italiano”.
Prendiamo atto della legittima soddisfazione del cavaliere del lavoro e banchiere vicentino, e prendiamo atto, come leggiamo sul sito Internet di Mundus Vini, che
l’Accademia Internazionale del Vino MUNDUSvini, società affiliata della casa editrice Meininger Verlag di Neustadt an der Weinstraße, “è stata istituita nel 2001 con il proposito di avvicinare sia al consumatore che al professionista l’argomento “vino” in tutte le sue sfaccettature, fornendo inoltre un importante orientamento qualitativo” e che “il Gran Premio Internazionale del Vino MUNDUSvini, che si svolge ogni anno a Neustadt an der Weinstraße, si annovera fra i concorsi enologici più rinomati del mondo. Per due settimane circa 180 esperti internazionali di vino assaggiano oltre 4000 vini provenienti da tutto il mondo”.
Ci corre però obbligo chiedere, sommessamente, ma quali erano i concorrenti, quali erano gli altri vini e di quali aziende, in degustazione, a Mundus Vini, se Zonin ha potuto aggiudicarsi tranquillamente, (grazie a quali vini ? quelli di Castello d’Albola, del Feudo Principi di Butera in Sicilia, della tenuta maremmana Rocca di Montemassi, della pugliese Masseria Altemura?) il titolo di “
miglior produttore europeo 2007-2008” ? Perché le medaglie ed i riconoscimenti conseguiti nei concorsi internazionali (su quelli italiani, da Torgiano alla Douja d’or stendiamo pietosi veli…) sono bella cosa ed è legittimo esserne orgogliosi, ma sarebbe interessante sapere in quale contesto maturino, “sbaragliando” quali prestigiosi competitors…
p.s. beh, che dire, pare che a qualcuno, invece, i vini Zonin, quelli dolci e di area veneta, piacciano: de gustibus…

10 Commenti »

11 Settembre 2007

Un po’ di fosforo, please, per il Robert Parker der Tufello

Meglio tardi che mai anche il “Robert Parker der Tufello”, al secolo Daniele Cernilli, se n’è accorto. Intervenendo in una discussione, dal titolo Nostalgia, pubblicata sul forum del Gambero rosso, il direttore in parte Gambero di Vini d’Italia, se n’é uscito, perché come dicono a Roma “quanno ce vo’, ce vo’”, con un istruttivo aneddoto.
Ha scritto: “Volevo ringraziarvi e raccontarvi un aneddoto. In Piemonte il tacchino non lo amano molto, perché quando la tacchina fa l’uovo non fa nessun verso. Amano di più la gallina, che dopo aver deposto l’uovo fa “coccodé”, nonostante sia più piccolo di quello del tacchino. Noi forse non abbiamo compreso appieno la filosofia della gallina, che è poi il senso più nobile del “marketing”, e che consiste nel fare l’uovo, cioé produrre qualcosa di valido, e poi comunicarlo ai quattro venti.
Altri sono più bravi. E’ più bravo Suckling, il quale sul suo forum a un certo Mr Blake ha risposto che il motivo del fatto che noi diamo solo due bicchieri “neri” al Brunello Valdicava Madonna del Piano ‘01, al quale lui ha dato 98/100 sta nella “non trasparenza” delle guide italiane, in particolare del Gambero.
Faccia tosta? Ipocrisia aggressiva? A mio avviso solo incompetenza e modi di fare da satrapo, ma questo nessuno si permetterà mai di contestarglielo ed io, che cerco di avere anche un po’ di senso di autocritica, non posso certo andare oltre. Di certo mi chiedo, da lettore di WS e da condirettore di una rivista di settore (anche se non certo paragonabile a WS per peso e diffusione) come diavolo faccia un editore accorto come Marvin Shanken ad affidare Italia a gran parte di Francia ad un simile personaggio.
Comunque, prendete atto, noi siamo poco trasparenti perché non premiamo quel vino, lui invece è trasparente perché assaggia i vini a casa sua, con le etichette bene in mostra e con talvolta i produttori presenti. Scusate lo sfogo”.
Sfogo super condivisibile, anzi sacrosanto, perché quello che dice Cernilli è giustissimo, peccato però, che forse condizionato da un altro intervento, dove si ricordavano “rare contestazioni a Suckling”, Cernillone nostro finisca per non contarla su giusta, ovvero, dopo aver dato dell’incompetente a James Suckling e avergli imputato “modi di fare da satrapo”, scriva “ma questo nessuno si permetterà mai di contestarglielo”.
E no, piccolo, si fa per dire, rotondo Parker all’amatriciana, che ti decidi a criticare Suckling solo perché il tizio aveva accusato di “non trasparenza” le guide italiane, tra cui la tua, queste sono emerite, rotonde, colossali balle, perché qualcuno in Italia a mister Suckling non gliele risparmia, le critiche, da anni, dai tempi di Wine Report (vedi, tanto per rinfrescare la memoria: 123 ) a Vino al Vino, dove “l’ineffabile Suckling”è di casa(leggi: 1 - 2 - 3 ) spesso oggetto di precise critiche relative alla sua “competenza” e “scienza” in materia di vino, oltre che di qualche allegro sfottò, come quelli che ogni tanto riservo allo “smemorato di Trastevere”.
Il quale, non contento, sempre nello stesso thread del forum del Gambero, spara a zero anche su una guida “concorrente”, si fa per dire, la Vini Buoni d’Italia del premiato duo Cremona – Busso (due nomi, una garanzia…), così annotando: “Allora, visto che vi piacciono gli sfoghi, vi dico anche qualcos’altro. Sto finendo il lavoro per la guida, 5.000 assaggi anche quest’anno, pressioni di ogni genere, coordinamento di un centinaio di collaboratori, una decina di “cavalli di razza” che vogliono, giustamente, dire la loro.
Tutti gli assaggi regionali effettuati in strutture terze, quasi sempre nei consorzi, con bottiglie coperte. 24.000 in tutto. Poi un migliaio in finale sempre in commissione d’assaggio e con bottiglie coperte, ma nelle sedi nostre e di Slow Food per non dire ai quattro venti quali sarebbero stati i vini premiati troppo in anticipo.
Una guida concorrente fa le degustazioni finali in pubblico, mille assaggi, così si vede che i premi non sono stati “pilotati” dicono, ma privatamente tutte le altre, quelle che hanno consentito di arrivare a quei finalisti. Posso documentare quanto dico perché i responsabili dei consorzi me lo hanno confermato.
Dopo un paio d’ore di assaggi la frase di prammatica era “sapete, io non ho tempo, mandatemi tutto a casa che assaggerò con più calma”. Bel modo di farsi pubblicità sulla pelle degli altri, facendosi passare per “duri e puri” quando si è, come minimo, solo disorganizzati. Ma così va il mondo. Il nome della guida? Facile, Vini Buoni d’Italia. Provare per credere, e chiedere a Stefano Campatelli (direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino - n.d.r.) per conferme”.
Per la serie, quando vuole ricordare e non fare l’indiano a Daniele Cernilli la memoria non fa certo difetto…

p.s. grande dimostrazione d’indipendenza, comunque, del Robert Parker der Tufello ! Critica – seppur molto tardivamente – Suckling, dimentico (o fregandosene) del fatto che una persona che, boatos ricorrenti e autorevoli dicunt, ben conosce o dovrebbe comunque ben conoscere in futuro, di Suckling e della sua autorevolezza e competenza ha un opinione ben diversa.
Non è forse stato il club de I Grandi Cru d’Italia”, associazione delle cosiddette griffe enologiche italiche, “governata” dal vignaiolo-editore Paolo Panerai (do you know Daniele?) a determinare che “James Suckling è il migliore giornalista del mondo, Daniele Cernilli il migliore giornalista d’Italia, Wine Spectator la rivista più autorevole e Vini d’Italia edita da Gambero rosso / Slow Food la guida più importante” in occasione della prima edizione del Premio assegnato durante il Vinitaly?
Ed è poi così convinto, Cernilli, che di Suckling i vari produttori beneficiati da punteggi stellari e da nominations nei Top 100 di Wine Spectator abbiano la sua stessa opinione ? Non sarà mica leggermente “geloso” del loro attaccamento e della loro fedeltà al wine writer statunitense residente nell’aretino ?
p.s. 2 intanto Dagospia pubblica questi rumors, puntualmente ripresi in questo articolo daWinenews.it

 

11 Commenti »

5 Settembre 2007

Vengo anch’io ? No, tu no… A proposito di Piacere, Barbaresco

Mi è dispiaciuto moltissimo scoprire, dalla lettura del suo post dal titolo quantomai emblematico “Piacere Barbaresco ? Non un piacere per tutti”, che l’amico Roberto Giuliani, anima del sito Internet LaVINIum, uno dei più diffusi e letti siti Internet del vino italiani (premiato qualche mese fa con il Premio Veronelli) non sarà della partita, insieme a me e ad un’altra trentina di colleghi italiani ed esteri appassionati di Nebbiolo, nella tre giorni di Piacere, Barbaresco, grande kermesse dedicata all’altro grande vino base Nebbiolo dell’Albese, che si svolgerà dal 7 al 10 settembre.
Non sarà con noi non perché non avesse voluto, ma perché non è stato messo in condizione di poter tranquillamente partecipare, visto che dall’organizzazione gli è stato detto “venga pure, ma niente ospitalità”, per il pernottamento (quello che è assicurato a noi giornalisti ospiti, in questa ed in molte altre manifestazioni) dovrà provvedere a spese sue. Spiace, perché considero Roberto – e assicuro che non mi fa velo l’amicizia, che dichiaro e di cui sono orgoglioso – uno dei più seri e preparati scrittori italiani sul vino ed un conoscitore particolarmente attento e coscienzioso dei vini base Nebbiolo, di cui è, come me, un vero appassionato.
Abbiamo degustato tante e tante volte insieme in Langa (nel corso di Alba Wines Exhibition, cui viene regolarmente invitato da anni, come pure a Benvenuto Brunello e a tante altre manifestazioni riservate alla stampa specializzata), e sono persuaso che Roberto sia una delle persone maggiormente in grado di raccontare, con competenza, serietà e autorevolezza, quello che accadrà nel corso di Piacere, Barbaresco.
Lo avrebbe fatto su LaVINIum, sul suo blog Esalazioni etiliche, che tanti articoli dedicati ai vini di Langa hanno ospitato e nuovamente ospiteranno in futuro.
Capisco benissimo che gli organizzatori hanno un budget a disposizione, che non possono invitare tutti e devono, giocoforza, ricorrere a delle scelte, fissare delle priorità, ma mi chiedo (e qualche risposta l’avrò subito da venerdì, quando vedrò quali giornalisti, in rappresentanza di quali testate siano stati invitati) se un cronista del vino come Roberto non meritasse di figurare, vista la serietà e la passione e dato il seguito che LaVINIum ha, nel novero delle persone ammesse a partecipare, a parte intera, godendo dell’ospitalità di cui godremo noi “happy few”, alla manifestazione.
Certo, Roberto avrebbe anche potuto venire ugualmente, salire appositamente da Roma, sobbarcarsi le spese per il pernottamento, ma in tal caso da cronista del vino e di razza qual’è si sarebbe giocoforza trasformato in un semplice appassionato, uno di quei tanti che saliranno a Barbaresco e Neive e Treiso da sabato e ai quali sarà consentito partecipare a svariati momenti di degustazione, non quelli riservati alla stampa, previsti sabato, domenica e lunedì.
Discorso vecchio e già più volte fatto, e antipatico, tale da attirare le facili e stupide ironie di qualche fesso che parla, anzi scrive, ma senza collegare il cervello, su una di quelle palestre di paroliberismo beota che sono talora i forum vinosi, quello del rapporto tra organizzatori di eventi dedicati al vino e noi giornalisti, che siamo invitati a partecipare a questi eventi, a scriverne prima, per creare l’attesa, per fare notizia, e poi, giustamente, dopo, per raccontare come questi eventi si siano svolti, come siano andati, cosa abbiano messo in luce, quale qualità dei vini abbiano rivelato, quali tendenze, quali orientamenti e stili dei produttori.
Come ho già scritto, per rispetto di me stesso e del mio lavoro di giornalista free lance che scrive di vino e vive del proprio lavoro di giornalista, sono arrivato alla conclusione di partecipare, salvo rarissimi casi, unicamente ad eventi che siano ovviamente interessanti e validi da seguire e dove siamo trattati professionalmente e messi in condizione di lavorare bene e non in perdita, visto che gli editori delle testate cui collaboriamo non ci rimborsano, non essendo dipendenti, le onerose spese di trasferta sostenute, che con il prezzo costantemente in aumento della benzina e dell’autostrada, incidono eccome e si fanno sentire. Quando questo non avviene, quando pur trattandosi di uno scambio alla pari, tu organizzi una manifestazione, io ne scrivo e la racconto, tu hai bisogno che si parli del vino della tua zona e io sono ben lieto di avere qualcosa di interessante da scrivere e un articolo di un qualche rilievo da proporre ai miei editori, il giornalista o il cronista o comunicatore del vino (ché tali, anche senza essere giornalisti in senso stretto, sono ormai parecchi animatori di siti Internet e blog specializzati in temi vinosi), non viene trattato professionalmente e lo si considera solo come un simpatico personaggio pronto a girovagare per mangiare e bere a sbafo, allora me ne resto a casa e come sempre più spesso dico, ai tanti dilettanti ancora esistenti che organizzano eventi vinosi in giro per l’Italia, rivolgetevi ad altri.
Spiace tanto, nel caso di una manifestazione all’esordio e sicuramente seria e ambiziosa come Piacere, Barbaresco, rilevare cadute di tono o poca sensibilità come quella dimostrata nel caso del collega Roberto Giuliani, che avrebbe voluto, anche lui, brindare al Barbaresco e cantarne le lodi, ma invece se ne resterà a Roma, perché ospite non compiutamente desiderato o ritenuto giornalista non sufficientemente importante…
p.s. Buone notizie. Causa l’improvvisa rinuncia di un collega, per Roberto Giuliani si é “miracolosamente” liberato un posto e l’amico, questo pomeriggio, ha potuto essere invitato e sarà della partita a Piacere, Barbaresco. Pura casualità… o miracoli della penna?

2 Commenti »

30 Agosto 2007

Vino Vip a Cortina: manifestazione snob per aziende griffe

Si apre oggi in una delle località “simbolo del turismo “glamour” (sic, così viene definita Cortina d’Ampezzo da altisonanti e patetiche presentazioni) una manifestazione dedicata al vino, che vedrà la partecipazione dei soliti noti, ovvero un gruppo di grandi aziende comprendenti nomi, altisonanti, ça va sans dire, come Antinori, Banfi, Berlucchi, Chiarlo, Donnafugata, Masi, Gruppo Italiano Vini, Santa Margherita, Frescobaldi, Pasqua, Villa Sandi, Planeta, Feudi di San Gregorio, Umani Ronchi, Tasca d’America, ma anche aziende di più contenute dimensioni come Tenuta San Guido, San Leonardo, Fattoria dei Barbi. Provate ad immaginare quale titolo si sia scelto per questa manifestazione ?
Ma è ovvio, noblesse oblige, e poi chi la organizza, ovvero una rivista inutile che è sempre stata sorretta storicamente dalle grandi aziende e vive grazie al loro contributo, deve pur indorare la pillola ed esaltare un menu che si dimostra invece riscaldato e privo di appeal, il titolo non poteva che essere, siamo a Cortina, “la cittadina più “cult” delle Alpi, meta prediletta per le vacanze da personaggi del jet set” come enfatizzano eno-cronisti compiacenti, Vino Vip, no ?
Ma quale senso avrà mai, anche se la manifestazione prevede riflessioni “su alcuni fondamentali aspetti dell’Italia enoica”, come il talk show, che immagino imperdibile, condotto dall’ex presidente della Camera e dall’ex pasionaria della Lega Irene Pivetti, oggi conduttrice televisiva, e “degustazioni guidate riservate a vip e operatori del settore”, un titolo del genere ?
E che senso ha, ancora oggi, nel 2007, mettere in scena una pseudo rutilante vetrina delle “griffe del vino italiano”, ad uso e consumo di quale immaginario consumatore o piuttosto come autogratificante rappresentazione, per fingere che a causa degli errori strategici compiuti negli scorsi anni le cantine non siano piene e gli affari non vadano bene come dovrebbero andare ?
Un certo mondo del vino, sempre uguale a se stesso, tenace nel non capire che certi trucchetti non funzionano più e che the times are changing non imparerà proprio mai la lezione…

6 Commenti »

22 Agosto 2007

Pasdaran, guardie armate della Chiocciola, dove siete ?

Stravagante davvero l’universo del Web ! Non appena ti azzardi a criticare la celebre, premiata, imprescindibile associazione golosa di Bra, ad ironizzare sul culto del lider maximo, manco fossimo nella Cuba di Castro, Carlin, a scherzare sul fatto che, improvvisamente, come folgorata sulla via del cappone di Morozzo (ça va sans dire presidio S.F.) il ministro Turco scopre che negli ospedali italiani i pazienti generalmente mangiano male e per risolvere il problema si affida nientemeno che agli ex arcigolosi, ad esprimere qualche dubbio sulla “collaborazione strategica” con Eataly, immediatamente, come per riflesso pavloviano, ecco sorgere le guardie rosse della rivoluzione, i pasdaran, gli Hezbollah. Giù le mani dalla chiocciola !, Carlin non si tocca, chi lo critica è un provocatore al servizio del capitale, Slow Food è “buona pulita e giusta”, al di sopra di ogni sospetto, le loro parole d’ordine.
Vabbé, incassi le loro rampogne, anche da parte di lettori emersi dal nulla, che si sono materializzati solo dopo che avevi accennato all’associazione di Bra per poi scomparire e non commentare più, ti convinci che, una volta di più, a non usare solo l’incensiere ed il turibolo, a non guadagnarti la nomination al “lecchino d’oro” sei ancora una volta solo tu, o al massimo quell’altro spiritaccio libero di Antonio Tombolini. Accade invece, come ieri, che senza alcun intento provocatorio, ma con la semplice volontà di fare qualcosa di utile, ti azzardi a lanciare la proposta, indirizzandola alla grande eminenza grigia dell’associazione, al socio di maggioranza, di creare un nuovo presidio, dedicato a quel vitigno e vino da tutelare, che è la Nascetta di Novello, e dai pasdaran, dai difensori d’ufficio, a prescindere, di Slow Food, da quelli che si dilettano a darti contro comunque non appena tocchi Carlin, solo un assordante silenzio, una totale latitanza.
Suvvia guardie rosse di Petrini, pasdaran della Chiocciola, hezbollah della Terra Madre, “fenomeni” del pettegolezzo e della diceria via “blog”, perché non vi fate sentire e non dite la vostra ? Per avere vostre notizie, per sentire che siete ancora vivi non dovrò mica ricorrere a “Chi l’ha visto?” ?

11 Commenti »

7 Agosto 2007

L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare ! Il sito Internet di Scavino non supera il “beta testing” del professorino…

Nel mondo del vino accontentare tutti è difficile dato il sano individualismo che caratterizza non solo i produttori, ma anche i consumatori.
E’ difficile fare il vino che accontenti e metta d’accordo tutti, che piaccia indistintamente, ma diventa arduo, di fronte al dilagante “espertismo” che coinvolge un determinato tipo di appassionati, che a volte, quando incontrano un produttore pretendono di “spiegargli” i suoi vini, spaccando concettosamente il capello in tre, meglio di quanto lo stesso autore sappia fare, anche nel caso di quel semplice strumento di comunicazione che è un sito Internet aziendale.
Abbiamo già trattato, segnalandone la novità caratterizzata dalla rivendicazione dello status di “sito d’autore” delle pagine Web dell’azienda agricola Paolo Scavino. La quale possa piacere o meno il risultato, che, come ho detto, a me piace, (e premetto che non sono in alcun modo coinvolto nella realizzazione di questo lavoro) si è tradotta in qualcosa di diverso, con la realizzazione delle fotografie (bellissime) affidata al bravo Davide Dutto e dei testi al giornalista e blogger Michele Marziani.
Anche su questo blog, a commento di quanto ho scritto, ci sono state critiche, ad esempio qualche rilievo tecnico sull’opportunità di adottare, ancora nel 2007, la modalità flash, oppure sull’uso “di popup regolarmente bloccati dal browser”. 
Rilievi sulla facilità di navigazione e sulla migliorabilità (tutto del resto è migliorabile, dal sito Internet XY ai testi e allo stile di questo blog…) a parte, quel che a me premeva sottolineare e credo sia passato è il discorso sull’innovazione costituita dalla sottolineatura del ruolo decisivo avuto da Marziani & Dutto, e sulla volontà dell’azienda di non fermarsi alla semplice formula della versione catalogo via Web, ma di fare qualcosa di nuovo, che regalasse, posso dirlo ?, delle emozioni.
Promosso dunque il sito di Enrico Scavino e della sua famiglia ? Niente affatto, perché questo lavoro lungamente meditato e non banale si è scontrato nel semaforo rosso, nel pollice verso, nel rimando a settembre rappresentato dal “beta testing” (sic !) di un professorino in vena di sbacchettature che in un commento – esame del sito è arrivato ad annotare puntuto e inflessibile nell’ordine:
che “tutte le pagine hanno il medesimo tag title il che non è necessariamente un male ma senz’altro non è un bene”;
che “c’é lo scrolling obbligato verso il basso”;
che “mancano i tag keyword e description, ma almeno c’è un tag alt sull’immagine (bonus !);”
infine che “magari uno slideshow “on demand” non guasterebbe. Il che magari farebbe “Molto chic, poco 2.0.”.
Sfoggio di tecnicismi e webismi a parte, possibile che mister “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare !” su questo sito non abbia proprio nient’altro da dire ?

10 Commenti »

Non ci vedrete “manco col binocolo” ! Storie di ordinaria “professionalità”

L’amico Franco Ricci l’aveva scritto su Bibenda, proprio un anno fa di questi tempi, che nel variopinto mondo del vino italiano, il “carosello del vino”, l’improvvisazione è spesso di casa. Così tante manifestazioni dedicate al vino si fanno soprattutto notare per uno spirito ed una prassi da “nozze con i fichi secchi” ben lontane da un normale concetto di professionalità e animate da un simpatico finché si vuole, ma sempre abborracciato, dilettantismo.
Di questo modo di fare ci accorgiamo anche noi cronisti del vino non di primo pelo e di una qualche esperienza, che ancora oggi siamo testimoni di vicende su cui forse sarebbe meglio stendere pietosi veli, ma che credo sia utile portare a conoscenza degli appassionati del vino.
Qualche giorno fa, essendo stato informato da un amico e collega dello svolgimento, a settembre, di una manifestazione dedicata ai vini ottenuti da uno dei più importanti vitigni del Sud, ho scritto agli organizzatori per avere informazioni circa la possibilità di partecipare, ricevendo (ometto solo le parti che potrebbero facilitare il riconoscimento della manifestazione) questa esemplare lettera “accredito giornalisti” che accludo e lascio alla vostra lettura e riflessione.
“Gentile Giornalista, spett.le Testata. La XXX è lieta di invitarVi alla manifestazione “piripacchio” che quest’anno si terrà a “Canicattì” in settembre. Al fine di agevolare la presenza e la permanenza dei giornalisti e dei vari rappresentanti di testata del settore enogastronomico e turistico che ogni anno prestano attenzione alla manifestazione, l’organizzazione ha deciso di offrirVi: 1 pernottamento per una persona con trattamento mezza pensione presso un albergo della zona per 1 delle giornate della manifestazione, a Vostra scelta - 1 accredito per l’ingresso alla manifestazione. Resta inteso che le spese di viaggio saranno a Vostro carico. Vi preghiamo, inoltre, di darci conferma della Vostra prenotazione ed inviare gli estremi per l’accredito nel più breve tempo possibile in maniera da offrirVi un servizio efficiente. Nell’attesa di un Vostro riscontro, cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti”.
Sorvoliamo, perché evidentemente lo stile non è di casa presso gli organizzatori della rassegna, sulla pessima idea di rispondere scrivendo genericamente “gentile giornalista, spett. le Testata”, senza nemmeno fare la fatica di personalizzare, scrivendo il nome del destinatario, la lettera.
Quel che lascia stupefatti, anzi, fa sor-ridere, è il pensare che un giornalista non locale, ma uno che viene da piuttosto lontano, che per essere presente alla rassegna (ovviamente per scriverne) dovrebbe sciropparsi più di 800 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno, possa essere seppur minimamente invogliato a partecipare ad un qualcosa dove agli “invitati” (ma sono davvero graditi ?) è riservato un trattamento così speciale.
Non solo, evidentemente chi organizza la manifestazione si muove ancora a dorso di mulo, oppure in monopattino o a cavallo, visto che ignora che per spostarsi per arrivare in quella località, che è in capo al mondo, si devono fare un sacco di chilometri, che benzina e autostrada oggi, nell’era dell’euro costano una fortuna, e che quindi non prevedere di rimborsare le spese è il modo ideale per invogliare a restarsene a casa.
C’è di più: il ligio cronista del vino che per amore di documentazione, per degustare e poi scrivere dei vini, ottenuti da quella pregiata varietà di uva, che soprattutto arrivando da lontano volesse comunque non perdersi “l’evento”, dovrebbe fare dei miracoli, perché dopo aver assaggiato 30-40 campioni, vista la squisita ospitalità” offerta, dovrebbe comunque sciropparsi tutti i chilometri da percorrere per tornare a casa. Questo perché, come recita la lettera “accredito giornalisti”, è previsto solo e unicamente “1 pernottamento per una persona con trattamento mezza pensione presso un albergo della zona per 1 delle giornate della manifestazione”.
Vogliamo scommettere che data questa accuratezza nell’accueil e visti questi raffinati modi messi in atto dagli organizzatori per convincere i comunicatori del vino a non mancare, alla manifestazione in oggetto giornalisti che vengono da fuori regione, come il sottoscritto e come molti altri, non ne vedranno “manco col binocolo” ?

4 Commenti »

24 Luglio 2007

Gelato salato ? No grazie ! Contro le degenerazioni dell’arte gelatiera

Leggevo, qualche giorno fa, questo lancio dell’Ansa sulla passione per i gelati che in Italia, soprattutto nella stagione estiva, non conosce soste. Cifre quali 1,8 miliardi di euro spesi dalle famiglie italiane in gelati artigianali e industriali, per una spesa per nucleo familiare di 79 euro annui, che diventano tra 90 e 130 per le coppie giovani senza figli e la coppie con figli non possono che far riflettere.
Oltre 34 mila laboratori artigianali, 1233 in più rispetto al 2006, con un incremento del 3,6% (che diventa 6,8 rispetto al 2004) sono veramente tanti, anche se, così pare, le gelaterie artigianali potranno vedere condizionato il loro sviluppo dalla forte difficoltà a reperire manodopera, con una necessità, per il 2007, di 1.100 addetti.
Il gelato tira, piace, diverte, certo, ma purché rimanga veramente gelato e non si faccia contaminare pericolosamente da quella tendenza all’estroso, all’esotico, all’inutilmente stravagante, al creativo, per utilizzare un aggettivo caro ai cultori del politicamente corretto, che ha contagiato la cucina e la ristorazione.
Fa benissimo e sottoscrivo in pieno, Alberto Zaccone nell’editoriale del numero di luglio-agosto della rivista Sapori e Piaceri, itinerari del gusto e life style, a stigmatizzare l’incongruo arrivo, nel mondo della gelateria, del “gelato salato, all’olio extravergine, al pomodoro, al pepe rosa, al nero di seppia”. Va bene la fantasia, la creatività, la sperimentazione, che in cucina, quando temperata e fatta cum grano salis, sapendo bene quando si parte dove si vuole arrivare, è benvenuta.
Ma “quando l’eccesso di inventiva rischia di sconfinare nella perversione gastronomica”, perché tali si devono definire determinate trovate di taluni gelatieri e chef di casa nostra, allora meglio dire prego si accomodi, e lasciare ad altri il piacere di delibare cose davvero di dubbio gusto.
I gelati stravaganti non si trovano soltanto in gelateria, opera dei laboratori di qualche artigiano in vena di stranezze fini a se stesse, magari ideate per farsi notare, per fare tendenza, per catturare la momentanea attenzione di una fascia di clientela che più che alla ricerca della qualità vuole essere stupita e mostrare di avere nel cono o nella coppetta il gusto più trendy del momento…
Te li becchi, inopinatamente, magari sotto forma di sorbetto o di granita, anche al ristorante, invenzione non si sa quanto “geniale” di cuochi pluristellati che li usano come guarnizioni, accessori, complementi delle loro culinarie creazioni.
Ricordo con raccapriccio, trovato nel piatto accanto ad ordinari e davvero nulla di speciale sorbetti di frutta, un orripilante sorbetto di peperone ammannitomi da un bi-stellato chef della zona di San Gimignano e con pari sorriso di compatimento destino all’oblio la granita di tequila di un tri-stellato chef che officia a Roma, in trasferta in Alto Adige per un costosissimo e invero banalotto pranzo d’autore nel corso del Simposio Internazionale del Gewürztraminer di Termeno…
Questi “gelati salati” ricordano – dice bene Zaccone – “le non rimpiante stranezze di una malintesa “nouvelle cuisine” in voga qualche anno fa”, fatte per épater le bourgeois pagante, in altre parole per stupire quelli che ancora oggi vanno al ristorante non per mangiare, ma per vivere “un’esperienza” che parte dal cibo per colpirti, dicono, intellettualmente… Io questi gelati salati, con annessi e connessi, li lascio volentieri agli zerbinotti e ai provinciali che dicono di trovarli geniali, tanto per apparire à la page, non perché piacciano loro veramente.
E quando ho voglia di gelato, visto che ho la fortuna di avere nella mia città una delle massime espressioni dell’arte gelatiera, la gelateria Pina Gel (tel. 035 4592385) di Giuseppina e Lucrezia Siani (in via Isabello zona Boccaleone), che dalla nativa Peschici nel Gargano oggi terribilmente in fiamme sono venute - a golosi di gelato stupire - in quel di Bergamo, vado da loro per lasciarmi conquistare, oltre che dall’ineffabile granita al limone, dai cremosissimi, sontuosi, avvolgenti, gusti mandorla, crema degli angeli, crema paradiso, torronita, cassata, cioccolato, oltre che dai più freschi ed estivi gusti di frutta, limone su tutti, e poi pesca, melone, ananas.
Nessuna stravaganza, nessuna ricerca di effetti speciali, ma solo gelato, veramente gelato, nella più sincera delle sue espressioni. E scusate se è poco…

1 Commento »

18 Luglio 2007

Brodino d’oro: Slow Food “firmerà” i menu proposti negli ospedali italiani

Sulla vicenda del “protocollo d’intesa siglato oggi dal ministro Livia Turco e dal presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese” per cambiare il tipo di alimentazione proposta negli ospedali italiani e per proporre ai degenti in corsia “prodotti tipici locali di qualità, che scalzeranno senza pietà pasti precotti”, nel chiedermi se questi prodotti prelibati verranno magari acquistati presso Eataly, segnalo questo commento del giornalista ed enogastronomo Carlo Cambi, pubblicato su Il Giornale di oggi.
Cambi c’informa che “l’accordo deve servire a «rimodellare l’organizzazione della ristorazione in ospedale sostenendo le produzioni locali di qualità per garantire una buona e corretta alimentazione al malato” e chiedendosi se “l’ospedale farà la spesa ai mercatini rionali, o forse ai presidi Slow Food, per sostenere le economie locali e trasformerà il «lungodegenti» in un’osteria”, si pone questo interrogativo di fondo che condivido in pieno: “Perché la ministra diessina ha offerto a Slow Food del compagno di Partito Democratico Petrini una «corsia preferenziale» quando ha a disposizione - per fare le medesime cose - una caterva di istituti universitari che si occupano di nutrizione, di agricoltura e di psicologia?”. Nessun conflitto d’interessi alle viste?
Di sicuro, questo accordo (qui il comunicato stampa di Slow Food), molto discutibile, è stato firmato con piena “soddisfazione di Carlin Petrini che, grazie all’accordo, almeno lui ci avrà guadagnato. Ben s’intende, in salute”.
Quanto ci guadagneranno i malati ed i contribuenti italiani siamo curiosi di saperlo…

20 Commenti »

16 Luglio 2007

Nuova Fiat 500, una pubblicità che trasuda retorica e buonismo


Vi è per caso capitato d’imbattervi nella pubblicità televisiva della “Nuova Fiat 500” ? Bene, se non avete sinora avuto questa “fortuna” toglietevi lo sfizio lo sfizio e andatevela a vedere qui, su You Tube.
Così vi sorbirete anche voi, com’è successo a me, un minuto e mezzo di un superconcentrato di retorica e buonismo e di un furbesco giocare sui sentimenti, le emozioni, il vissuto degli spettatori di questo spot, che per quanto il suo autore, proprio l’amministrazione delegato della Fiat Sergio Marchionne (proprio lui, come racconta in questa intervista al giornale della stessa proprietà, la Stampa) si sforzi a presentarci come la giusta rivendicazione della “italianit
à” perché “questo é un Paese che non sa volersi bene”, e ricordi che “il 4 luglio, per la Fiat è un nuovo inizio. Tre anni di catarsi per tornare a riveder la luce”, continua comunque ad essere qualcosa d’insopportabile e di eccessivo.
Sulle note di una musica accattivante e vagamente malinconica di Giovanni Allevi, accompagnate dalle parole di una voce ben impostata e quasi commossa (quella di Ricky Tognazzi) che recita un testo (vedi in fondo) dal moralismo di stampo veltroniano (non é a Torino e al Lingotto che Walter ha presentato la sua candidatura al PD ?), questa campagna, firmata dall’agenzia Leo Burnett di Torino, che ha lavorato insieme a Marchionne, al vice direttore de La Stampa Massimo Gramellini per la stesura della sceneggiatura e a Mauro Vallinotto, foto editor de La Stampa, per la raccolta e scelta del materiale fotografico, abbandona, come affermano i suoi esegeti,
“il tradizionale linguaggio commerciale e si caratterizza per il forte impatto emotivo: in novanta secondi e con differenti montaggi, viene ripercorsa la storia italiana degli ultimi cinquant’anni, dalla nascita della Repubblica ai giorni nostri, anche quando ha comportato dolore e tragedia.
Un viaggio reso ancora più avvincente perché raccontato attraverso lo sguardo di un bambino. E non lo sguardo di un bambino qualunque, ma quello del fanciullo più celebre nella storia del cinema italiano: Totò Cascio del Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore”.
Sarà anche così, come dicono, ma a me questo filmato commosso, umidiccio e tardo retorico come potrebbe esserlo un discorso dell’ex Presidente della Repubblica Scalfaro, con i fotogrammi che via via ritraggono, senza soluzione di continuità, gli eroi-magistrati
Falcone e Borsellino, poi Fausto Coppi e il grande Indro Montanelli, Carlo Azeglio Ciampi che accarezza la bara di un caduto di Nassiriya, gli operai in sciopero della Fiat davanti agli stabilimenti di Mirafiori, quindi Alcide De Gasperi, papa Papa Woityla, Margherita Hack, Arturo Toscanini, Madre Teresa di Calcutta, l’orologio fermo all’ora dell’attentato alla stazione di Bologna e lo strazio della stazione dopo l’attentato, il crollo del Muro di Berlino, esponenti dell’ultrasinistra che brandiscono la P 38 a Milano, la ballerina Carla Fracci, l’attrice Mariangela Melato, Eduardo De Filippo, i carabinieri in divisa, i fratelli Abbagnale sulla loro canoa, Piazza Fontana, un comunicato delle Brigate Rosse con la stella a cinque punte, il presidente Napolitano, Totò, Michelangelo Antonioni, il professor Umberto Veronesi, Sandro Pertini che saluta festoso dopo la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 1982 (è perché non l’urlo irrefrenabile di Tardelli dopo il suo mitico gol ?), Giorgio Gaber, “Heysel mai più”, Federico Fellini, sembra solo una gigantesca, zuccherosa, enfatica, trovata pubblicitaria. Una trovata che ha il suo culmine – climax nella frase finale, ad effetto, “la nuova Fiat appartiene a tutti noi”.
Che bel coraggio dottor Marchionne, come ha osservato un commentatore, “appropriarsi di tanti frammenti della nostra storia collettiva per farne tutt’uno con la Fiat, che al massimo è uno di quei frammenti” e quanti fiumi di retorica, le esperienze che ci segnano e formano il nostro carattere, “
la differenza tra il bene e il male. Cosa essere e cosa non essere”, solo per cercare di nobilitare, colpendo le nostre emozioni, toccandoci nello stomaco e nel cuore, apparendo buoni e originali, in un clima di buoni sentimenti, il lancio pubblicitario di una nuova autovettura.
Altro che buone intenzioni, che “cronaca sociale, di costume e politica, che racconta un modo di leggere la storia e immaginare il futuro”, lo si dica chiaramente, perdiana, che anche questo spot pubblicitario, come tutti gli spot, è fatto per la grana !
Il testo completo dello spot della nuova Fiat 500 (sulle cui modalità di costruzione é interessante leggere questo articolo): “La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo. Il nostro tempo. Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze. Sono queste che poi vanno a definirci.
Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere. Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La differenza tra il bene e il male. Cosa essere e cosa non essere. Ci insegnano chi vogliamo diventare.
In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo spontaneo e inestricabile. Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci. Ci legittimano nell’essere autentici e veri. E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve.
E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno. La nuova Fiat appartiene a tutti noi.”

9 Commenti »