Clamoroso scoop di Wine Spectator! Copertina e articolo fiume per un giovane produttore emergente: Angelo Gaja…

E bravo Wine Spectator, è proprio così che si fa!
Quella che solo i cronisti più provinciali si ostinano ancora a definire “la rivista Usa più influente del mondo”, ha messo a segno un fantastico scoop. Ha pubblicato un articolo coraggioso, innovativo, originale, che farà sicuramente discutere e porterà alla testata di Mr. Marvin Shanken ulteriore prestigio e autorevolezza.
Dimostrando di fregarsene altamente dell’establishment del vino, quelle “frescacce” cui credono soltanto i Nossiter di Mondovino, scegliendo di andare controcorrente, di voler finalmente premiare produttori emergenti e poco conosciuti al mondo, e non, che palle!, i soliti noti, Wine Spectator, nell’edizione del 31 ottobre, (di cui si ha notizia non visitando la versione on line gratuitamente accessibile a tutti bensì la versione riservata agli abbonati, quorum ego) ha dedicato la copertina con una foto del protagonista ed un titolo che più chiaro non si potrebbe, “Driving Italian wine to higher ground”, ovvero “ha portato il vino italiano ai livelli più alti” ad un produttore italiano.
Ed una serie di articoli, uno praticamente un romanzo, a firma di Mitch Franck, che definisce il produttore “Italian Colossus”, il colosso italiano, e poi altri, che non posso linkarvi perché trattasi di link ad articoli riservati agli abbinati, a firma di Bruce Sanderson e della redazione, nonché una video intervista, tutti dedicati ad un giovane produttore piemontese di buone speranze.
Un ragazzo che farà sicuramente parlare di sé nei prossimi anni, uno che ha le idee chiare e già la stoffa del protagonista, una promessa, dal nome… Angelo Gaja.
Ho ovviamente scherzato, Wine Spectator non “sprecherebbe” mai una copertina dedicandola a qualcuno che non fosse già abbondantemente un personaggio noto, un numero uno, che non facesse parte del “sistema di potere” del vino mondiale, e Angelo Gaja da Barbaresco, 71 anni portati con la grinta di un leone, è, inutile dirlo, Angelo Gaja…
Resta il fatto, indiscubile, che dedicandogli, tuttora in vita (ovviamente i più sentiti auguri di altri cent’anni e più al re del Langhe Nebbiolo) una copertina e articoli tanto celebrativi e complimentosi (fossi Angelo terrei sempre una mano sotto il tavolo quando si parla di questa copertina… ) dove si arriva ad affermare testualmente “Se ami il vino italiano, sei in debito di gratitudine nei confronti di Angelo Gaja” e lo si paragona ad un “superhero”, Wine Spectator mostra, una volta di più, di rappresentare il conservatorismo più bieco e privo di fantasia attivo nel mondo dell’informazione sul vino.
Un ritratto tutte luci e senza nessuna ombra quello proposto dalla rivista, da un uomo perfetto, da wine superman che non sbaglia mai, da “eno-duce” che ovviamente “ha sempre ragione”, ritratto che si scontra però, con tutto il rispetto possibile per Gaja e per il ruolo che ha avuto nell’affermazione di un’immagine nuova e di una inedita considerazione per il mondo del vino italiano, con la realtà di quest’uomo.
Le cui scelte talora sono state contraddittorie, discutibili e non accettate da tutti, e continuano a fare discutere. Se si visita infatti, l’animato forum del sito Internet del Gambero rosso e il thread dal titolo Angelo Gaja e Wine Spectator, si potrà vedere che a parte i soliti super Gaja-fan ancora più realisti del re, i quali sostengono che “ogni Produttore italiano non piemontese, per ogni bottiglia che vende all’estero, dovrebbe versare al Giove Tonante dell’Enologia Italiana, a titolo di ringraziamento per il lavoro svolto come Alto Rappresentante del Vino Italiano di Qualità, diciamo 0,50 Euro. Al contrario, i Produttori Piemontesi dovrebbero versargli 1 euro a bottiglia”, nell’ambito della discussione che si è sinora sviluppata non tutti si dimostrano pronti a rendere un automatico omaggio al produttore nato a Barbaresco. Non tutti sembrano ad inchinarsi, come fa qualche zelante cronista sostenendo che “la copertina di una prestigiosa rivista internazionale è una di quelle cose che fanno bene all’immagine di tutto il comparto”, alla WS celebration.
Io che quando cinque anni fa un vino prodotto in Toscana si piazzò, tra gli applausi trionfali di tutti (o quasi), al primo posto della discutibilissima graduatoria dei Top 100 di Wine Spectator, non avevo affatto gioito, anzi, continuo a ragionare, piaccia o non piaccia come lo faccio, magari facendo “un cattivo uso della mia intelligenza” (come ebbe modo di dirmi anni fa proprio Angelo Gaja), con la mia testa.
E come scrivevo giusto 11 anni fa, dico a Wine Spectator e ai suoi zelanti fan italiani: le favole dove il re è sempre bello, dove ha sempre ragione e non è mai nudo, raccontatele ad altri, please!
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Di una cosa mi sto convincendo sempre di più: molti produttori di vino italiani non sanno assolutamente cosa significa fare comunicazione. E per buona parte di loro il marketing continua ad essere un mistero.












Che fare allora e quale contributo dare, noi consumatori, perché questo indegno stato di cose abbia a cessare?








