Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

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14 Maggio 2008

Una storia di orologi, cocomeri e pidocchi - la finestra di Briscola

Egregio Signor Ziliani, mi scusi l’assenza, ma il melo ha i pidocchi. Né più né meno, questa la trista verità: la mia pianta di melo, piantata non più di un mese fa, ha pidocchi allevati da formiche mungitrici. Ciò mi ha turbato (e impegnata) sotto vari aspetti.
E’ etico, mi sono chiesta, uccidere i pidocchi del melo?
Nel micro eco sistema dell’orto, quali conseguenze avrà tale azione sul popolo delle formiche, ad esempio? Inoltre, il pidocchio, come tale, pensa? Se pensa, è in grado di provare emozioni? Soffre?
Potrei far soffrire un pidocchio? Che dico, un gregge di pidocchi!! E con esso tutto il formicaio?
Dopo lungo ponderare, ho deciso di abbattere la pianta di melo (si sradica facilmente, è piccola piccola), condannandola a precoce eutanasia.
Volendo salvare il pidocchio, il melo non ha scampo. Così eliminerò anche il pidocchio, però. Morirà, non avendo esso più nulla di cui nutrirsi. Una strage!
Presa da tali sconfortanti riflessioni, torno a Lei e scopro dal Suo blog una serie di notizie sconcertanti. Non sapevo che esistesse ancora chi regala (leggi qui) orologi di valore, ad esempio, in concomitanza con una degustazione di vini.
Io accetterei, lo dico senza vergogna alcuna, perché il tempo è una cosa preziosa. Io non rifiuto mai un orologio per principio. E anche per affetto. E qui apro una parentesi un po’ triste, ma Le assicuro vera.
Anni fa, avevo un amico. Non sapevo però che l’amico stava per andarsene, non a New York o Londra, ma stava per andarsene Là. Lui se ne guardò ben ben dal dirlo, ma soleva ripetere: “Il tempo è importante”, che nell’occasione io interpretavo come “chi ha tempo non aspetti tempo”, “ogni lasciata è persa”, “presto e bene non conviene”, “o tempora o mores!” e via dicendo, briscolosamente.
Un giorno l’amico sparì. Sparì anche il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Sparì per un po’ di tempo, diciamo. Poi un giorno, partì. E andò. Là.
E uno pensa: “Ecchecacchio, almeno dirlo!”. Sì, ma quando? Quando è il tempo per dire che sei qui, ma è come se fossi un po’ spostato, come uno che guarda il mare di traverso o uno che conta le stelle saltandone una ogni tre?
Be’ – mi ero detta – forse non ha avuto il tempo, non il tempo in generale, ma il tempo giusto.
Un mese dopo, però, accadde una cosa.
Suonò il postino e mi portò una busta. Era un po’ rovinata e il postino disse che doveva essere rimasta incastrata da qualche parte, per qualche tempo, succede alle buste piccole.
La busta era marrone e imbottita. Dentro c’era un orologio.
Non bellissimo come quelli che regalano i vigneron illustri, no no. Era un orologetto di plastica, bianco. E qualcuno (sapevo chi!) aveva scritto sul cinturino con un pennarello: “Il tempo è importante”.
Vede, Signor Ziliani, questa è una storia che può accadere solo in certi film o solo a Briscola, non so. Ma è accaduta e l’orologio sta con me, anche se la pila s’è scaricata e non ho mai pensato di sostituirla con una nuova.
Perché, in fondo, non sono le lancette a muovere il tempo, ma è il tempo a muovere le lancette.
Lasciamo che qualcuno regali orologi e, perché no, anche cocomeri, diamanti e filastrocche e lasciamo che qualcun altro li accetti e poi ne faccia ciò che vuole.
Pensa che sarà un tonfo abissale nel galateo e nell’etica (?) a danneggiare il tutto? Panem et circenses (e non è mia)!
Panem, vinum et circenses! (questa sì !).
E se Lei mi permette, vorrei regalare un po’ di tempo, ma di quelli senza lancette,
a chi pensa che per conoscere un vino basta leggere l’etichetta a chi “l’etichetta non la legge nessuno”
a chi aggiunge all’etichetta di legge un microchip, un adesivo, un bollino e una spilletta, così il vino è più buono
a chi vorrebbe aggiungere un raggio luminoso sul tappo, così il vino è più buono anche di notte
a chi intuisce nel vino sentori d’Africa e di tulipano olandese, sorvolati da essenze di tarassaco in fiore e intrisi di armonia galattica, leggero retrogusto di polvere di stelle sul viale del tramonto
a chi comunica che comunicherà cose strabilianti sul vino (fine della comunicazione)
a chi il disciplinare gli va stretto
a chi il disciplinare gli va largo
a chi “il disciplinare?!?”
a chi scrive la parte dei disciplinari relativa ai confini delle strade poderali a chi s’inventa un convegno sul vino e la salute e s’aspetta che vada gente a sentirlo
a chi s’offende se gli dicono “E’ il miliardesimo convegno su vino e salute”
a chi durante il convegno inaspettatamente e sorprendentemente parla degli effetti benefici del resveratrolo e dei polifenoli
a chi se ne stupisce ancora e si fa spiegare la questione delle bucce degli acini
a chi vorrebbe vendere il vino, ma non l’uva
a chi vorrebbe vendere l’uva, ma non il vino
a chi compra l’uva e non vende il vino
a chi vende il vino e non ha uva
a chi vende non si sa,
a chi propone un abbinamento fra un rosso e un’ostrica, purché sia unta a chi poi dice che l’ostrica non era abbastanza unta
a chi nasconde in fretta sotto il tavolo la fetta di limone spruzzato sull’ostrica.
A tutti i Chi, un po’ di tempo.
Ed ora torno al mio melo, perché qualcuno in qualche modo dovrà spiegare a lui, ai pidocchi e alle formiche che le cose stanno per cambiare.
Many Kisses! Briscola

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14 Aprile 2008

Il nemico siamo noi – o delle “speculazioni mediatiche”

Con perfetta puntualità, dimostrando di essere sulla notizia, Briscola mi ha mandato questo suo sulfureo e surreale apologo.
Ogni riferimento a quanto sta accadendo in una notissima località vinicola toscana a denominazione d’origine controllata e garantita (ci si augurerebbe anche da eventuali fenomeni deteriori…) e all’atteggiamento assunto dal locale Consorzio, che giudica quanto é accaduto esclusiva opera del demonio, ovverosia della stampa impegnata a compiere terroristicamente “speculazioni mediatiche”, è ovviamente involontaria e del tutto casuale…
f.z.

Il Signor Uffa bussò timidamente alla porta. La scritta in carattere gotici sul vetro d’ingresso indicava: “Associazione per la difesa (strenua) della produzione tipica locale”.
L’aggettivo “strenua”, posto fra parentesi, era stampigliato in rosso. Era stato l’aggettivo a convincerlo: finalmente qualcosa di serio e tenace, qualcosa che richiamava immagini di lotte fra centauri ed invincibili eroi, gesta da lirica monodica greca, uomini con attributi significativi, bronzi di Riace, amazzoni nobili e altere, cavalieri senza macchia e senza peccato, Goldrake che si trasforma in un astromissile con circuiti di mille valvole, Goku che salva l’universo, Mazinga che fa tremare il regno delle tenebre e del male.
Avanti piano – disse una vocina dall’interno.
Il Signor Uffa aprì lentamente la porta. Nella reception erano al lavoro una ventina di impiegate. Grandissima efficienza! – pensò compiaciuto il Signor Uffa. -
Lei chi è? Cosa vuole? – domandò la stessa vocina di prima, che apparteneva a qualcosa che stava dietro una pila di documenti poggiati sul tavolo.
Sono il Signor Uffa. Sono venuto a propormi per comunicare la vostra attività. Sapete, mi hanno appena licenziato. Ma so che voi lavorate all’insegna della trasparenza e quindi…
Non riuscì a terminare la frase. Le impiegate, come fosse scoppiato un incendio improvviso, urlarono e iniziarono a cercare rifugio, chi infilandosi sotto la scrivania, chi spalancando la finestra e salendo pericolosamente sul cornicione esterno, chi spintonandosi verso la porta d’uscita. Passando, una di loro sussurrò al Signor Uffa: “Io sono stata assunta soltanto per raccomandazione di un amico di mio padre che lavora in un sindacato. Anche le altre. Noi non sappiamo far niente e non sappiamo niente, abbia comprensione per noi, abbiamo pure dei figli e, in genere, un mutuo da pagare per l’auto e il televisore al plasma”.
Nel caos generale la vocina disse: “Mi scusi un attimo, vado ad annunciarla al Direttore”.
Una creatura alta quanto la pila di documenti scivolò da dietro la pila, gli occhi puntati sul Signor Uffa. Lei non si muova, intanto, non faccia un passo, stia lì – ordinò perentoria e poi, rivolgendosi a un corridoio sulla sua destra, accelerò il passo gridando “Ce n’è un altro, ce n’è un altro!”. Pochi istanti dopo, lungo il corridoio avanzò una sagoma scura, seguita dalla creatura bassa.
Passo dopo passo, la sagoma prese una forma più distinta.
Si trattava di un guerriero. Portava un elmetto verde in testa, fasciato da proiettili pronti all’uso. Sulle spalle, coperte da una corazza di bronzo, penzolavano bombe ananas, che producevano un sinistro ticchettio battendo sulla corazza. In bocca, il guerriero serrava un pugnale.
Fra la corazza e i pantaloni mimetici spuntavano calci di pistole e mitragliette, infilati nella cintura. Il guerriero calzava anfibi e teneva in mano un’alabarda. Sono il Direttore – si presentò, bofonchiando a causa della lama fra i denti.
Il Signor Uffa avrebbe voluto dire “piacere” ma non gli venne la parola. L’avviso che sotto la corazza ho un giubbotto antiproiettile, quindi è inutile che mi spari – ribofonchiò il Direttore.
Il Signor Uffa cercò di nuovo le parole giuste, ma non le trovò. Lei è un giornalista? – domandò il Direttore.
Il Signor Uffa sentì il moto impulsivo alla risposta affermativa, ma un lieve movimento della creatura alle spalle del Direttore lo dissuase da un “sì” secco: la creatura stava caricando una cerbottana amazzonica.
Sarei un Ufficio Stampa, cioè… sono un giornalista e mi occupo di Uffici Stampa – confessò il Signor Uffa.
Il Direttore compì un’evoluzione Thay Chi e fermò le braccia a mezz’aria. Cosa le fa credere che abbiamo bisogno di un Ufficio Stampa? – chiese, sputando involontariamente il pugnale.
Ma, mi sembrava, non vorrei essere maleducato, mi comprenda, ma mi sembrava che forse, in questo periodo soprattutto, vi servirebbe comunicare ciò che sta accadendo… O no?
Il Direttore impugnò una mitraglietta Uzi e, tenendola puntata sul Signor Uffa, si chinò e afferrò il pugnale. Qui è tutto tranquillo, cosa le salta in mente? Le pare che ci sia qualcosa che non va? – domandò il Direttore. Un fruscio provenne dal fondo del corridoio.
Il Direttore si gettò a terra, urlando: “Al riparo, presto. Potrebbe essere un commando di consiglieri d’amministrazione”.
Il Signor Uffa ubbidì. La creatura si appiattì contro il muro.
Che succede? – sussurrò il Signor Uffa.
Niente di preoccupante, forse è soltanto un kamikaze – lo rassicurò il Direttore.
La creatura, rasentando il muro, si spinse sino al fondo del corridoio: “Niente, Direttore, è un foglio che è scivolato dalla scrivania”. Che foglio? Cosa c’è scritto? Non lo tocchi, potrebbe essere avvelenato! – rispose il Direttore, rialzandosi – Chiami le forze dell’Ordine, anzi no. Non chiami, mi raccomando, le forze dell’ordine almeno finché non sappiamo cosa c’è scritto sul foglio.
Vada a valutare di che documento si tratta e mi riferisca sulle frequenza riservata, Papa Bravo Papa Bravo Alfa. Passo”.
Anche il Signor Uffa si rialzò da terra.
Non compia gesti bruschi – l’avvisò il Direttore – qui siamo tutti controllati. Vede quella finta presa di corrente? In realtà contiene centinaia di microspie del nemico”.
Il Signor Uffa osservò la presa di corrente e commentò: “A me sembra che sia solo una presa di corrente”.
Ingenuo! – sogghignò il Direttore.
La Creatura avanzò dal corridoio con un foglio in mano: “Direttore, era solo la bozza dell’ordine del giorno del prossimo consiglio, quello che prevede al punto uno: “Ognun faccia ciò che vuole” e al punto due “Tanto a noi che ce frega”.
C’è anche un’annotazione a matita, credo sia sua: “Chiedere un aumento per i disagi subiti”.
Il Direttore scaricò una sventagliata di proiettili sul soffitto. L’impiegata sul cornicione della finestra perse l’equilibrio e cadde in giardino.
Brucialo! Distruggi tutto, brucialo nei prossimi 5 secondi! Sincronizziamo gli orologi, al mio via accendi l’accendino e spargi le ceneri in bagno, poi apri la doccia e irrora il bagno, aspergi incenso e mirra e cancella ogni traccia di Dna prima che arrivino i Ris con il luminol!” sbraitò il Direttore. La creatura andò in bagno, ubbidiente.
Diceva? – proseguì il Direttore, sorridendo – Noi siamo sempre molto disponibili con la stampa. Lei è un giornalista e noi siamo disponibili. Possiamo darle tutte le informazioni che desidera.
Qui noi sappiamo tutto, è tutto sotto controllo e regna un’armonia totale”. Ecco, appunto – si fece forza il Signor Uffa – dicevo che sarebbe il caso di comunicare quanto Lei ha appena detto. Sa com’è, negli ultimi tempi escono notizie un po’, diciamo, un po’ negative, ma solo un pochino. Io potrei aiutarvi a comunicare, è il mio lavoro”.
Al Direttore tremò il labbro inferiore e si inumidirono gli occhi: “Sono loro che sono brutti e cattivi – singhiozzò – quei brutti giornalisti, malvagi e perfidi. Ma perché mai devono scrivere e dire delle cose che noi sappiamo già? Se le sappiamo già, che bisogno c’è di dirle a tutti? Lo fanno perché sono invidiosi?
Oppure c’è un complotto, anzi, sicuramente c’è un complotto. Magari sono pagati dal nemico!”.
Il Signor Uffa guardò la presa della corrente elettrica: “Quello che sta lì dentro?”. Il Direttore assentì.
“Ma chi è questo nemico?” chiese il Signor Uffa.
Il Direttore sogghignò, strabuzzò gli occhi e sillabò: “Il nemico siamo noi!”…
Many Kisses! By Briscola

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9 Aprile 2008

Apparenze (la finestra di Briscola)

Il Signor Uffa si sedette al tavolo ovale e attese. L’ordine del giorno prevedeva un solo punto di discussione: “Apparenze”.
Quando il Presidente dei Presidenti entrò nella stanza, con espressione mesta, anche l’Ufficio Promozione, in gessato blu, tacque dal parlare al telefonino (per pochi secondi, ma tacque).
Il Presidente dei Presidenti si schiarì la voce, poi iniziò. “Entrambi ben sapete che poteva andar peggio “, fu il suo esordio. Il Signor Uffa e l’Ufficio Promozione si guardarono l’un l’altro, per la prima volta accomunati da qualcosa: l’ignoto. “Avremmo potuto licenziarvi per giusta causa, ad esempio, e vi assicuro che avremmo avuto dozzine di giuste cause. Avremmo potuto sottoporvi a mobbing, cosa che come sapete è applicata a 360 gradi. Invece no: ve lo diciamo adesso”.
Il Signor Uffa inarcò le sopracciglia, così pure l’Ufficio Promozione. “Di soldi non ce ne stan più. Né pochi, né tanti. Finiti. Restano i soldi per me, ma quello non è nemmeno in discussione, anzi merito un aumento per quanto passato a causa vostra, aumento che credo di chiedere e anche di darmi. Ma per voi è finita. Grazie della collaborazione, tante buone cose anche alla famiglia”.
Il Presidente dei Presidenti si alzò dalla sedia. Il Signor Uffa sospirò: “Quindi non avrete più un Ufficio Promozione e un Ufficio Stampa?”, chiese. “
Chi l’ha detto?”, domandò il Presidente. E tornò a sedersi. “In primo luogo assumeremo un giovane neolaureato in contratto formazione lavoro. Costa poco”.
“E chi lo forma per il lavoro?”, chiese l’Ufficio Promozione. “Nessuno, ma questo non importa”, spiegò il Presidente. “Forse riusciremo anche a non pagarlo completamente, nominandolo Direttore dell’Organizzazione Prevedibile. La gloria dovrebbe bastargli”. Il Signor Uffa domandò: “Cos’è l’Organizzazione Prevedibile?”.
Il Presidente sorrise: “Non esiste, vuole che crei una sciocchezza del genere? Ma il giovane sarà comunque contento: finisce in –zione, come erezione, a anche in –ibile, come credibile”.
L’Ufficio Promozione fece scivolare lo sguardo lungo le pareti, un po’ disorientato. “Vedete… Siamo nel terzo millennio. Non è che uno può pensare che le cose vadano come 8 anni fa. Adesso è diverso. Guardate in America: a 25 anni dirigono già aziende. Volete restare ai vostri posti a 35???”.
“In America, forse, è un po’ diverso: a 25 anni dirigono Aziende ma hanno già 7 anni di esperienza di lavoro, vero e non apparente, e una scuola che insegna”, precisò il Signor Uffa.
“Be’, noi siamo in Italia e io assumo il cugino del cognato di mia zia perché così mi va, lo pago poco o nulla, lo nomino Dirigente e spero che non diriga, se poi dirige e combina guai, qualcuno ci penserà. Comunque, tranquilli: non dirò a nessuno che sono stato io a mandarvi altrove, dirò a tutti che avete impegni di famiglia e di salute e di distanza”.
“Ma non è vero!!!”strillò l’Ufficio Promozione balzando in piedi. “E chi se ne frega?” gli fece eco il Presidente dei Presidenti.
“Ma lei così fa un danno all’Azienda!” continuò l’Ufficio Promozione. “Ma l’Azienda non è mica mia, è dei soci!” gli rispose in pari tono il Presidente dei Presidenti.
Il Signor Uffa posò una mano sulla spalla dell’Ufficio Promozione e sfilò un sottile filo bianco, che usciva dal gessato blu. Il piccolo gesto lo fece sentire, chissà perché, più libero.
Many Kisses!
Briscola

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26 Febbraio 2008

Seduti fa male: nascono gli “Up wine bar”

L’insegna s’accese all’improvviso, accompagnata da un “Ohhhhhhhhhhhh” di rapito entusiasmo degli astanti.
Seduti fa male”, diceva l’insegna, in uno sfrigolio di lampadine fucsia. “Questo rumore non mi piace”, sussurrò l’elettricista, ma l’”ohhhhhhhhhhhhh” coprì la sua voce e il suo pensiero.
“Nel più centrale centro del centro città”, come la radio preannunciava da due settimane, stava per essere inaugurato il primo “UP WINE BAR” d’Italia. Questo sarebbe accaduto alle ore 20.00 in punto.
Alle ore 20.03, l’insegna si sarebbe accesa nel secondo “UP WINE BAR” d’Italia, in un’altra città, ma sempre “nel più centrale centro del centro città”. Alle 20.06, il terzo e poi il quarto, il quinto, il sesto, a distanza di 3 minuti l’uno dall’altro, in ogni capoluogo di regione.
Un evento mediatico immancabile” – diceva lo spot – “Partecipa anche tu: cerca l’insegna ‘Seduti fa male’ nella tua città e attendi la sua accensione: se sarai fra i primi 50 clienti, potrai ricevere in dono il grazioso gadget Up Wine Bar, uno spillone fucsia che ti ricorderà che… Seduti fa male! Ma ricorda: l’insegna la trovi soltanto nel più centrale centro del centro città!”.
Nelle due settimane precedenti l’accensione in simultanea, i giornali avevano dedicato aperture a piena pagina all’iniziativa, sottolineando la novità dell’evento.
L’idea era, in sintesi, questa: contro la moda slow, foriera di lunghe sedute ai tavoli dei ristoranti con difficoltoso ricambio dei clienti, oltre la moda slim, con i suoi minuscoli sedili scomodi ai più, era stata escogitata la moda up, tutti in piedi a bere e a mangiare, preferibilmente in fretta, servendosi di un piatto bucato dentro al quale infilare un bicchiere cilindrico con ghiera centrale.
La ghiera sarebbe servita a bloccare il bicchiere nel buco, un oggetto di hot design (sia il cilindro sia il buco) che, per entrambi i motivi, assumeva pure un evidente significato sexy simbolico.
A conforto dell’up, del buco e del cilindro erano assurti alcuni nutrizionisti: star troppo seduti fa male, il movimento aiuta la digestione, il vino e il cibo devono scendere e non ristagnare nello stomaco, dunque meglio in piedi. Altri nutrizionisti erano scesi subito in polemica, rispolverando noti adagi sull’adagio.
Ma la forza comunicativa dell’iniziativa aveva avuto la meglio, confortata dall’ingaggio di un paio di testimonial del mondo del cinema e del calcio che, per ovvia competenza, s’erano dichiarati a sostegno dell’up.
E, s’erano trovati alla fine 300 produttori di vino italiani disposti a rifornire gli Up Wine Bar, convinti che, in fondo, in piedi o seduti l’importante è venderlo.
Venne, infine, la sera dell’accensione, con le telecamere di gran parte delle emittenti italiane disseminate “nel più centrale centro del centro città” di ogni città capoluogo d’Italia. I canali a copertura nazionale, indistintamente, s’apprestarono a trasmettere l’evento in diretta.
“Questo rumore non mi piace”, risussurrò l’elettricista del primo Up Wine Bar.
Ma la folla, già da qualche minuto astante, aveva iniziato a muoversi in massa verso l’interno del locale, coprendo la sua voce e il suo pensiero. Ad uno ad uno, i primi 50 fortunati clienti della catena “Seduti fa male” entrarono nei loro bar, ricevettero il piatto, il buco, il cilindro e lo spillone e iniziarono a destreggiarsi con i 4 elementi della nuova perfezione.
Finché esplose la prima lampadina del primo Up Wine Bar e poi la seconda, la terza, la quarta e tutte quelle che, dentro e fuori, illuminavano il verbo del terzo millennio alimentare.
E così accadde in simultanea in ognuno dei più centrali centri del centro città di tutti i capoluoghi d’Italia.
Dall’interno degli Up Wine Bar iniziarono a provenire voci concitate e grida di chi, al buio, cercava di infilare il cilindro nel buco, tentando di non infilare lo spillone fucsia nel proprio occhio o in quello del vicino, mentre il vino cadeva dal cilindro nel piatto, che, rovesciandosi, colava dal buco nel cilindro dell’altro, spingendo lo spillone un po’ nel buco, un po’ nel cilindro… Il tutto documentato in diretta nazionale.
“L’avevo detto che questo rumore non mi piaceva”, sussurrò l’elettricista. Many Kisses! Briscola
P.S.: l’idea degli Up Wine Bar è mia. Prima che qualche genio la applichi, preferirei fare due parole. Non so se il nome corrisponde a qualche Wine Bar esistente, ma la citazione nel caso è del tutto involontaria.
E non so se, per caso, ho anche descritto oggetti di design già esistenti così come li ho descritti. Mi auguro di no (nel senso che non esistano), ma qualora esistessero, chiedo scusa per l’involontaria citazione.

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20 Febbraio 2008

Nasce la non comunicazione nel mondo del vino

Magnifico Rettore, Esimi Colleghi, in apertura del nuovo anno accademico, il mio ringraziamento va a quanti hanno creduto nel progetto della nuova Facoltà e vi hanno investito in fiducia, tempo e denaro. Mi correrebbe obbligo di nominarli uno ad uno, ma trattandosi dell’istituenda “Facoltà della Non Comunicazione nel Mondo del Vino”, tacerò ogni nome, com’è logico che sia.
Anziché presentare l’ordinamento della Facoltà in cotesta prolusione, mi par d’uopo illustrare in sintesi i prodromi della giornata odierna.
Da tempo il mondo del vino è in crisi. Voi tutti sapete come crisi significhi, dal greco, rottura. In altre parole, il mondo del vino s’è rotto. E non si tratta di rottura di bottiglie o di sistemi, o, meglio, non solo. Si tratta di paradigmi. Per analogia, potremmo ipotizzare il mondo del vino come la linea del tempo:
verticale, per l’Occidente, circolare, per la cultura ellenica antica e per quella orientale. Se un cerchio si rompe, la sua area cambia di superficie ma non muta la circolarità del perimetro esistente e là dove viene a mancare un arco di cerchio, la mente immagina l’arco stesso, pur in sua assenza.
Se una linea verticale si spezza, il suo decorso successivo non è né certo né compensabile con l’immaginazione.
Il mondo del vino – linea verticale per eccellenza, tant’è che si dice “facciamo una verticale di Barolo”, ma mai s’è detto “Facciamo un cerchio di Barbera” – s’è spezzato nel punto della comunicazione. Comunicare il vino può essere un problema, ma non comunicarlo lo è ancor di più.
Per illustrarvi quanto accaduto, vi fornirò un esempio.
Ipotizziamo che l’Associazione XY, deputata alla promozione del vino, abbia improvvisamente un taglio nei finanziamenti, ma debba, per suo Statuto, promuovere. Che fare?
Questo è chiaro esempio di crisi, perché non solo pone in gioco la finalità di Statuto, ma anche gli stipendi di Presidente, Vicepresidente, Direttore, Segretarie.
E’ qui che nasce la non comunicazione.
Proseguendo con l’esempio, poniamo che l’Associazione XY organizzi una giornata di studi: da una parte, è indispensabile che arrivi pubblico ma, dall’altra, sarebbe altrettanto indispensabile che il pubblico non intervenisse in quanto prima o poi bisognerebbe fornirgli un assaggio dei vini di cui si parla, magari in abbinamento a prodotti del territorio. E il vino e i prodotti del territorio hanno un costo.
Ecco allora intervenire la prima tecnica della Non Comunicazione, la tecnica del DND, sigla che sta ad indicare “Dico Non Dico”: la giornata di studi sarà comunicata, ma senza indicare il luogo e l’ora di svolgimento. Dal punto di vista formale, l’Associazione XY sarà a posto; dal punto di vista sostanziale, pochissimi chiederanno informazioni, con notevole contenimento dei costi di formaggi e salumi.
E’ questo un semplice esempio, ma altamente chiarificatore delle difficoltà pratica alle quali il mondo del vino si trova a far fronte.
Veniamo ora al presente e al futuro.
La Facoltà della Non Comunicazione nel Mondo del Vino si articolerà in 4 anni di corsi accademici, al termine dei quali i Laureati si potranno fregiare del titolo di “Dottore nella Non Comunicazione”.
Il titolo di Dottore sarà riservato ai soli laureati, mentre la definizione di “Esperto nella Non Comunicazione” continuerà ad essere tollerata e a sussistere, essendo numerosi e non debellabili i casi in tal senso già all’opera nel settore vitivinicolo ed enologico, ormai da vari anni.
I corsi base della Facoltà, riguardanti il primo biennio, saranno distribuiti in Area Promozione e Area Propedeutica alla Non Comunicazione, comprendendo i primi le tecniche di non realizzazione di eventi e di non pianificazione di strategie di mercato, i secondi le tecniche di non comunicazione della non promozione.
Nel dettaglio, ecco i corsi del biennio:
Filosofia e tecnica del falso: Come non realizzare un evento, cosa rispondere a chi lo propone, come prender tempo, a chi / cosa addossare la colpa;
Gnoseologia della finta programmazione pubblicitaria I: come far credere a un pubblicitario che si acquisteranno pagine immagine, purché il giornale pubblichi intanto qualcosa;
Gnoseologia della finta programmazione pubblicitaria II: come salvare la faccia con il pubblicitario – tipologia delle catastrofi che impediscono di onorare la parola data.
Nel dettaglio, saranno prese in considerazione le seguenti calamità: esplosione di tutti i terminali dell’ufficio, invasione di cavallette, ormai prossime elezioni del nuovo Consiglio di Amministrazione, malattia protratta e umanamente preoccupante del funzionario referente, bomba atomica, peste, “il Presidente non c’è” o, in alternativa, “Lascio un appunto al Presidente”, oppure “Non esiste un Presidente”;
Elementi di realizzazione parziale: il corso si dedicherà alle tecniche di attuazione di partnership, che pongano l’accento su quanto possa contribuire un elemento estraneo.
Il corso monografico per l’anno accademico 2008 / 2009 verterà su “Ottenimento del finanziamento dell’intero evento in cambio di concessione alla pubblicazione del logo”.
Il biennio prevede vari stages in più strutture italiane, già specializzate nelle tecniche che sono materia di insegnamento.
Il secondo biennio comprenderà in particolare i seguenti corsi:
Glottologia e memorizzazione: come trasmette un Comunicato Stampa con la certezza che nessuno lo leggerà.
Il corso prenderà in esame i seguenti moduli: realizzazione di un pdf con chiave d’accesso protetta e impossibile da copiare – realizzazione di un testo con almeno 4 loghi per un totale minimo di 4 Mega di pesantezza file;
Assenza strategica e svista coatta: come trasmettere informazioni senza indicarne il contenuto. Il corso prenderà in esame i seguenti moduli: omissione della data – omissione del luogo – omissione dell’ora – omissione dello scopo dell’iniziativa (il corso sarà accompagnato dal laboratorio: come cambiare numero telefonico in meno di 24 ore). Ignoranza dell’avviso: come evitare di rispondere a richieste di interviste da parte di giornalisti. Il corso comprende le sessioni “Individuazione di una Segretaria che dica non sapere niente” , “Individuazione di una Segretaria che dica di non poter prendere nota della richiesta perché è martedì e il martedì non scrive per contratto”, “Individuazione di una Segretaria che realmente non sappia niente e non scriva nemmeno negli altri giorni della settimana, tanto la pagano lo stesso”.
Come potete notare, Esimi colleghi, nulla è stato trascurato.
Dalla nostra Università, fra 4 anni, usciranno dei perfetti Non Comunicatori del Mondo del Vino, imponente forza specializzata che il Mondo del Vino, costretto per ora a supplire con maldestri tentativi, sente come esigenza primaria.
Many BrisKisses!
(mi corre obbligo segnalare l’autore della magnifica illustrazione a questo post, perfetto contraltare grafico alle parole di Briscola: Piercarlo Carella - vedi sito Internet - f.z.)

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13 Febbraio 2008

In occasione dei festeggiamenti per la morte dell’illustre concittadino

“Il prossimo 13 marzo si svolgerà nel ridente paesino… no, nel pittoresco paese di… mah, diciamo che si svolgerà a TreVolteTanto la grande festa di celebrazione della morte… no, della nascita, ma cosa festeggiamo, la nascita o la morte?”.
Il Signor Uffa sospirò:”La morte, festeggiamo la morte”.
Il Presidente sorrise: “Sa com’è, mi confondo con questi anniversari. Va bene, allora: scriva che festeggeremo la morte del nostro illustre concittadino ampelografo”.
Il Signor Uffa sospirò di nuovo: “Non è una bella espressione”. Il Presidente s’irrigidì: “In che senso? Possibile che lei abbia sempre qualcosa da ridire su tutto ciò che propongo?”.
Il Signor Uffa pensò che le colline in inverno, quando nevica, sono una gran bella cosa e poi si accinse alla spiegazione: “Non si festeggia la morte di nessuno, non è etico, non sta bene. Nel nostro caso, poi, celebriamo il centenario della morte. Quindi sarebbe più corretto e più elegante scrivere che ricordiamo il nostro illustre concittadino ampelografo nel centenario della sua morte”.
Il Presidente sollevò un sopracciglio: “Lei avrebbe dovuto fare il maestrino, sa? Ma le concedo una parte di ragione, questa volta. Scriva quello che ha appena detto.
E poi prosegua: come accaduto nel centenario della nascita, verrà allestito per l’occasione un Banco d’Assaggio con i vini del territorio”. Scese un improvviso e improvvido silenzio fra il Presidente e il Signor Uffa.
“Qualcuno ha chiesto i vini alle Aziende?”, domandò infine il Presidente. “Lo escludo”, rispose il Signor Uffa. Invece che rabbuiarsi (il 13 marzo sarebbe stato da lì a 3 giorni), il Presidente si sfregò le mani: “Molto bene – commentò – così eliminiamo tutti i fondi di magazzino che ci sono rimasti dall’anniversario della nascita”.
Il Signor Uffa si mostrò perplesso: “Ma l’anniversario della nascita era 8 anni fa…”. Il Presidente non si scompose: “Il vino, come certe donne, più invecchia e più è buono”, disse. Il Signor Uffa preferì pensare alle colline e alla neve piuttosto di soffermarsi sull’ultima frase. “Alle Aziende partecipanti chiediamo un contributo, però!”, aggiunse d’impeto il Presidente.
“Come possiamo chiedere un contributo se non partecipano?”, domandò con ferrea logica il Signor Uffa. “Noi domandiamoglielo lo stesso: non dimentichi che dobbiamo pagare l’allestitore, comperare le tovaglie di carta, affittare i bicchieri e la lavastoviglie. Forse dovremo anche pagare un pranzo alle Autorità, se si fermano a pranzo. Vuole che ci rimettiamo noi per far pubblicità alle Aziende?
E, poi, sarà pur vero che non partecipano questa volta, ma l’altra volta hanno partecipato. Qui non vale la regola del compri due e paghi uno. Che venissero a riprendersi le bottiglie avanzate, invece di lasciarle nel nostro magazzino!”.
Il Signor Uffa assentì: in fondo, erano perlomeno due mesi che non nasceva una bella lite fra le Aziende, finalmente si profilava un lieve picco adrenalinico.
“Lei crede che dovremmo invitare dei giornalisti al Banco d’Assaggio?”, domandò il Presidente. Il Signor Uffa tentennò. “Forse dovremmo invitare qualche esperto.. alle Aziende piacciono i grandi nomi”, proseguì il Presidente fra sé e sé. “Consideri di inserire nella quota di partecipazione anche il costo dell’albergo per il critico esperto”, decise risoluto il Presidente.
Quel senso di principio etico che tante volte aveva impedito al Signor Uffa di vivere meglio di quanto vivesse, fece capolino: “Presidente, non per contraddirla, ma i vini sono in magazzino da 8 anni. Forse non è opportuno sottoporli a un critico esperto”.
Il Presidente si rabbuiò: “Lei pensa di saper fare il mio mestiere meglio di me?”, chiese con improvviso cipiglio.”Si fidi: l’importante è fare le cose per bene. Se invece di un critico esperto ne invitiamo due, magari che non stanno l’un l’altro molto simpatici, vedrà che se uno dice che i vini sono pessimi, l’altro dirà che sono straordinariamente formidabili. Preveda l’ospitalità di due critici, ma, mi raccomando, che non vadano d’accordo fra loro”.
Il Signor Uffa provò quasi un senso di ammirazione, immediatamente sopito della considerazione che, a volte, l’immane stupidità può sembrare astuzia abissale. E la circostanza rientrava in una di quelle volte.
“Bene, direi che ci siamo. Mandi il Comunicato e gli inviti, la lettera alle Aziende, chieda un cento euro ed esiga la loro presenza, preferibilmente con amici e parenti, durante il Banco d’Assaggio. Questa volta faremo un figurone”.I
l Signor Uffa assentì e pensò che, probabilmente, così sarebbe stato…
Many BrisKisses By Briscola

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24 Gennaio 2008

“Vino oggi. Ma domani?”- La finestra di Briscola

Briscola, sempre sagace e pungente, mi ha inviato questo apologo. Esagerazioni? Niente affatto, è proprio quanto accade “normalmente” nel disastrato e spudorato mondo del giornalismo del vino di cosa (pardon casa) nostra.
Un qualcosa che la fantasia ed il gusto dell’iperbole di Briscola farebbero apparire immaginario, oppure un incubo, ma che invece è assolutamente prassi quotidiana, realtà consolidata, storia di ordinario malgiornalismo. f.z.

“Gentile Signor Giornalista, sono il Direttore di una rivista del vino di prossima pubblicazione.La rivista si chiamerà: “Vino oggi. Ma domani?” e riguarderà i futuri scenari del mondo enologico e vitivinicolo italiano.
La nostra mission è quella di individuare i vini del domani e il nostro pool sarà composto esclusivamente da esperti del settore di comprovata esperienza e conoscenza, quale Lei è. Purtroppo non abbiamo un Euro bucato, va detto subito. Molti dei miei colleghi tendono ad aspettare la chiusura di bilancio o il fallimento per dirlo, ma noi siamo più onesti e anche, mi permetta, più spiantati già all’origine. Quindi, Le dichiaro da subito che non avremo modo di pagarla né ora né mai.
I nostri introiti deriveranno esclusivamente dalla vendita di pagine pubblicitarie, se mai dovessimo venderle.I commerciali che sinora abbiamo contattato chiedono infatti tendenzialmente almeno un rimborso spese, cosa che, come comprenderà, non possiamo permetterci.
Non puntiamo affatto sulla vendita dei giornali al pubblico, perché il pubblico è stufo di riviste del settore e non ne vuole più sapere di leggere articoli che in realtà sono pubbliredazionali camuffati da scoop.
Non riusciamo nemmeno ad allegare gadget, perché i gadget nel settore sono pochi (tappi, cavatappi, salvagocce, ecc.) e non abbiamo i soldi per comperarli, sebbene siamo convinti che i lettori comprerebbero più volentieri la rivista per il cavatappi allegato che non per la rivista.
Puntiamo invece sulla vendita a pacchetto, secondo i seguenti step:
individuazione dell’ente o dell’Azienda che per comodità chiameremo “l’Allocco”;
all’Allocco sarà proposto l’acquisto di tot numero di copie del giornale, sino alla copertura massima della tiratura e facendo coincidere, nel caso, l’intera tiratura alla numero di copie acquistate.
Spiegheremo all’Allocco che potrà distribuire la propria rivista a clienti, amici, soci e parenti, sia stretti sia alla lontana, facendo una gran bella figura.
In cambio della cifra concordata, dedicheremo un ampio servizio all’ente o all’Azienda, non escludendo di dedicare tutto il giornale all’Ente o all’Azienda.
All’Allocco chiederemo di inviarci articoli già pronti, corredati da fotografie e già visionati e approvati dal loro referente della Comunicazione. Non importerà la lunghezza, adatteremo il formato della pagina.
Ciò detto, sono a richiederLe cortesemente, date le Sue capacità degustative, di inviarci schede di degustazione su vini che sottoporremo alla Sua degustazione, fermo restando che spetterà a Lei acquistare i vini, secondo le annate indicate, e che non dovrà mai scrivere che un vino non è buono, anche qualora fosse moralmente desolante.
A noi manca il lessico adeguato, abbiamo chiesto anche in portineria, ma non c’è nessuno che sappia realmente definire un vino nelle sue varie caratteristiche, neppur mentendo.
Ora Lei mi chiederà: quale vantaggio? Apparentemente nessuno, ma in realtà potrà fregiarsi del titolo di Degustatore Ufficiale di “Vino oggi. Ma domani?”.
Le suggeriamo di introdurre talora una degustazione con esito negativo, affinché la Sua immagine di giudice obiettivo ne esca rafforzata. Sarà nostra cura fornirLe l’elenco dei vini e delle Aziende Intoccabili, relativamente ai quali non sarà mai pubblicata alcuna degustazione se non più che elogiativa.
Le preannuncio con orgoglio che la prima copia della rivista sarà presentata durante un evento mediatico, che si terrà a Roma o a Milano o a Cessole, non abbiamo ancora deciso, perché molto dipende da quanto ci chiederanno per affittare una sala.
Propendiamo per Cessole, che è pur sempre in Langa, ma non abbiamo ancora attivato seri contatti al riguardo. Durante l’evento, chiederemo a un numero consistente di Aziende di tutta Italia di inviare i loro vini in degustazione e per la cena (calcoliamo di chiedere circa 1200 bottiglie), congiuntamente a una quota di partecipazione sui 300 Euro. Mi pare il minimo per un’occasione di tale portata, anche perché, oltre all’affitto, dovremo pagare le spese della luce e bisognerà affittare i bicchieri.
Escludiamo di far svolgere il servizio di mescita a sommelier professionisti, per conferire all’evento un tocco di spontaneità. Riguardo al materiale di comunicazione, abbiamo appena comperato una fotocopiatrice.
Colgo l’occasione per invitarLa all’evento, segnalandoLe che sarà necessario comunicare conferma di presenza e versare il contributo di Euro 15 per la cena. Grazie.
AugurandoLe di trovare nel frattempo o di mantenere un lavoro che Le consenta di sfamare sé e la Sua famiglia, resto in attesa di Suo cortese riscontro, fiducioso nella Sua Risposta. Il Direttore di “Vino oggi. Ma domani?”
Many BrisKisses!

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15 Gennaio 2008

Copia Incolla: prassi di comunicazione sul vino

Raggiunto il milionesimo Comunicato Stampa copiaincollato dal 70% dei giornalisti (?) in mailing, il Signor Uffa stappò una bottiglia di Metodo Classico, brindò e si accinse a comporre il milionesimoeuno Comunicato Stampa.
Che iniziava così: “Cari colleghi, questo Comunicato contiene un errore”. La percentuale di chi copincollò (è un francesismo…) si ridusse di un buon 20%.
Il 50%, però, pubblicò anche la frase “Cari colleghi, ecc…”.
Il Signor Uffa pensò allora a una variante.
“Attenzione! – scrisse nell’attacco del  milionesimoedue Comunicato Stampa – Potrete inserire l’esatto cognome del relatore del convegno, per ora indicato come Luigi Piripicchiolino, risolvendo il seguente indovinello, estremamente semplice: Cosa sono quelle cose che girano ma stan ferme?”.
L’escamotage ebbe un esito più sensibile rispetto al precedente (soltanto il 30% copincollò), ma alcuni risolsero l’indovinello con Lune (Luigi Lune) e altri con Palle (Luigi Palle), provocando una certa confusione comunicativa (e anche un certo giramento di palle del Signor Lune).
Il Signor Uffa decise quindi di procedere in modo diverso.
Dovendo comunicare le caratteristiche della nuova annata di una famosa tipologia di vino, prodotto da una famosa Azienda, così indicò: “Non fate scherzi, questa volta: il nome del vino non ve lo dico. Però è un rosso rubino intenso, vinoso al naso,  asciutto al palato, con gradazione alcolica minima di 12 gradi. Qual è?”.
Ci fu uno che scrisse “Moscato”, ma fu un’eccezione. Gli altri non pubblicarono il Comunicato Stampa.
Many Kisses! By Briscola

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7 Gennaio 2008

Il Blend di Jimmy Scortona - la finestra di Briscola

L’Ufficio Marketing e Promozione, in gessato blu, entrò nella stanza del Signor Uffa con il piglio di chi è inseguito da un leone. l Signor Uffa sobbalzò sulla sedia, pensando “Che sia la volta buona?”, fra oniriche immagini di fauci spalancate, gladiatori e colossei.
“Ce l’ho!”, esclamò invece l’Ufficio Marketing e Promozione, piazzando di botto una bottiglia sulla scrivania del Signor Uffa, esattamente sopra la microcassetta del microregistratore che aveva registrato tutta la Conferenza Stampa dell’Azienda concorrente.
“Lo chiameremo MAN: Muscoli, Amore, Natura. O anche Merlot, Aleatico, Nebbiolo”.
Il Signor Uffa dispose le sopracciglia a guisa di punto interrogativo. “E’ un blend”, aggiunse l’Ufficio Marketing e Promozione. Le sopracciglia del Signor Uffa si sollevarono di un paio di centimetri. “Una cuvée”, disse l’Ufficio Marketing. Anche la fronte del Signor Uffa assunse la forma di punto interrogativo. “Oh, va bè…”, sbuffò l’Ufficio Marketing, “possibile che Lei abbia sempre da obbiettare? Lasci fare il proprio mestiere a chi lo sa fare”.
Il Signor Uffa assentì con il capo e avrebbe voluto adeguatamente commentare la frase appena udita, ma si limitò a chiedere: “Aleatico rosso o bianco?”.
L’Ufficio Marketing strabuzzò gli occhi, le mani strette a pugno: “E che ce frega se è bianco o rosso? Secondo Lei, mi fermo a questi dettagli? Questa è creatività, è arte del vendere, è commercio, è fantasia, cose che Lei, ovviamente, non può comprendere! E che evidentemente non ha compreso: s’è reso conto del geniale acrostico che ho ideato?”.
Il Signor Uffa sussurrò: “Acronimo, non acrostico…”…
“Ecco, vede che lo fa apposta? Lo dica che è contrario ad ogni novità che possa emozionare! Lei non ha una sfera emotiva: Lei è un antipatico!”, inveì l’Ufficio Marketing e Promozione.
Il Signor Uffa sussurrò: “Apatico, non antipatico…”. L’Ufficio Marketing serrò le labbra. Poi sbuffò. “Ma in fondo a me non importa di quel che Lei pensa di se stesso e non è questo l’argomento dell’incontro.
Le spiego accuratamente. Ho inventato il nome del vino che lanceremo nel 2008. Tralasciamo di che vino si tratta, non ci importa. Ci penserà l’enologo a farlo. Il nuovo vino si chiamerà MAN. Uomo, ok? Spero sia superfluo spiegarLe tutti i significati simbolici. L’importante è l’etichetta. E qui viene il bello”.
Il Signor Uffa sospirò, rasserenato: quel che aveva udito sino a quel momento non poteva dirsi confortante. “Avremo un testimonial. Il testimonial sarà Jimmy Scortona”.
Il Signor Uffa sorrise, tamburellò le dita sulla scrivania, si concentrò sulla disposizione del tagliacarte e chiese: “Chi è Jimmy Scortona?”. L’Ufficio Marketing e Promozione impallidì: “Non sa chi è Jimmy Scortona?”. Il Signor Uffa scosse il capo.
L’Ufficio Marketing proseguì, con compiaciuto e falso sconcerto: “Davvero mai sentito?” Il Signor Uffa scosse di nuovo il capo.
L’Ufficio Marketing sembrò riflettere e poi domandò: “Ma lei i giornali li legge?”. Domanda che, posta a un Ufficio Stampa, poteva risultare lievemente allusiva. Il Signor Uffa era consapevole che quella domanda, prima o poi, viene posta a ogni Ufficio Stampa. Eppure rispose: “Tutti i quotidiani e i giornali di settore”.

L’Ufficio Marketing inspirò.
Poi, come se spiegasse a un selvaggio cos’è un citofono, disse: “Jimmy Scortona è un attore. Meglio: è il più noto attore hard”. (nella foto qui sotto un suo celebre collega, Rocco Siffredi, con tanto di piede femminile che non si sa cosa ci faccia mai sulla sua spalla…)
Il Signor Uffa non diede cenno né di stupore né di entusiasmo. “Lei vorrebbe forse farmi credere di non saper nulla de ‘L’ultima volta in un sobborgo di Glasgow, a primavera inoltrata’?” chiese l’Ufficio Marketing. Di Glasgow il Signor Uffa ricordava un penetrante odore di malto, ma non lo confessò, soprattutto per non essere frainteso a causa del penetrante.
L’Ufficio Marketing levò le braccia al cielo: “E questo sarebbe un Ufficio Stampa? Cosa lo teniamo a fare?”. Era la stessa domanda che si stava ponendo il Signor Uffa.
“Guardi, lasciamo perdere le spiegazioni, meglio. Veniamo al dunque”, proseguì l’Ufficio Marketing. “Vede questa etichetta? Cosa vede, su, me lo dica”.
Il Signor Uffa fissò lo sguardo sull’etichetta: sotto la scritta M.A.N., rigorosamente puntata, compariva qualcosa di simile a un bicipite, evidentemente attaccato ad un braccio. “Un bicipite attaccato ad un braccio”, rispose di conseguenza all’Ufficio Marketing.
“Lo guardi meglio…”. Il Signor Uffa si avvicinò alla bottiglia: “Sul bicipite c’è una scritta. Mi pare sia…
Au revoir, ma cherie”.
L’Ufficio Marketing sorrise : “Esatto. E’ un tatuaggio e la frase con la quale Jimmy Scortona conclude tutti i suoi film. Le piace? Indirizzeremo la cuvée, il blend o cosa diavolo sarà ad un pubblico femminile, ma cercheremo di emozionare anche i clienti maschi, facendoli sentire tal quali a Scortona.
Lei, ad esempio, non sente già una certa somiglianza a Scortona, guardando questa etichetta?”. Il Signor Uffa si ricordò improvvisamente di dover pagare la bolletta della luce entro sera.
“No, vedo che Lei non la percepisce. Ma Lei è un caso limite, non fa testo”, disse risoluto l’Ufficio Marketing, afferrando la bottiglia e dirigendosi verso la porta.
Sulla soglia, si volse verso il Signor Uffa, strizzò un occhio e gli disse: “Comunque, non è un braccio”…

Many kisses! by Briscola

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21 Dicembre 2007

Auguri da Briscola

Cari amici, non ci sarebbe nulla da aggiungere allo splendido, originale, qualcuno l’ha già definito “geniale” (e non ha esagerato) messaggio augurale della nostra Briscola. Io stesso, che volevo inviare a voi tutti un mio pensiero natalizio, dopo quanto ha scritto la nostra amica mi trovo in seria difficoltà e penso che dovrò applicare il detto latino “ubi maior minor cessat”..
Voglio solo fare un’aggiunta, che è solo un’idea, ovvero il consiglio di leggere questo messaggio augurale avendo come ideale colonna sonora questo video (link qui) presente su YouTube oppure i brani, scoppiettanti di allegria, scanzonati e ironici quanto basta – e mi sembra perfettamente in linea con lo stile di Briscola – che troverete, su Myspace, nel sito Internet (vedi) dei Nous non plus, il gruppo musicale dell’amico, traduttore, scrittore, chitarrista e wine blogger (nobody is perfect!) Jeremy Parzen autore con Do bianchi
(vedi) di uno dei blog più liberi e divertenti della wine blogosfera Usa. Ascoltate e leggete e ditemi se il messaggio di Briscola e la musica di Nous non plus non sono fatti l’uno per l’altra!

A chi “adesso il vino é tutto buono”,
a chi non ha vigne ma vinifica,
a chi non vinifica ma ha vigne,
a chi crede che l’Ocm del vino tratti del vino transgenico,
a chi se ne intende, ma non lo dice
a chi lo dice, ma non se ne intende
a chi lo vorrebbe tutto fermo e lo fa vivace,
a chi “serve una decisione, o fermo o vivace”
a chi lo fa vivace per la Gdo, fermo per il ristorante, così così per gli amici,
a chi “bisogna cambiargli il nome”
a chi “bisognerebbe cambiare le teste”
a chi “non serve la comunicazione, ma la qualità”
a chi “la comunicazione è tutto”
ai designer del vino
agli stilisti dell’etichetta
ai filosofi del tappo sintetico
ai ribelli del tappo a corona
ai nostalgici del tappo di sughero
a tutti quelli del tappo, insomma
ai Presidenti, ai Direttori,
alle Segretarie
del vino,
ai giornalisti del vino e dei vini,
ai non giornalisti che scrivono lo stesso
ai comunicatori (?) del vino
Alle Guide,
agli assaggiatori,
ai sommelier
a chi produce i bicchieri
a chi disegna i bicchieri
a chi “non abbiamo più bicchieri puliti”,
a chi i bicchieri li “assegna”,
agli Uffici Stampa “che un vino così non s’era mai visto”,
a chi “finalmente una donna nel mondo del vino”,
a chi cambia lavoro per fare vino, novità assoluta che stupisce sin dai tempi di Virgilio
a chi cerca lavoro per non fare più vino e pagherebbe chissà cosa per trovarlo
a chi ha comperato una casa in campagna e s’è scoperto viticoltore
ai Vip che comperano i vigneti e chiamano il loro Lambrusco “Every moment is my moment”
agli chef che propongono supreme di lattuga trita su letto di marasche incrociate,
servita con spiedino di zucchero filato all’aroma di cannella appena scottata
e leggermente flambée, in aggiunta a pinoli stufati strabici all’estratto di mandorla.
In abbinamento, come da tradizione, a una Barbera,
a chi pubblica un articolo sulla ricetta di cui sopra e si sorprende delle richieste d’ergastolo giunte in redazione
e soprattutto a chi ama il vino.
E a Franco Ziliani e ai lettori di Vino al Vino
Many Kisses! Briscola

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