Una storia di orologi, cocomeri e pidocchi - la finestra di Briscola
Egregio Signor Ziliani, mi scusi l’assenza, ma il melo ha i pidocchi. Né più né meno, questa la trista verità: la mia pianta di melo, piantata non più di un mese fa, ha pidocchi allevati da formiche mungitrici. Ciò mi ha turbato (e impegnata) sotto vari aspetti.
E’ etico, mi sono chiesta, uccidere i pidocchi del melo?
Nel micro eco sistema dell’orto, quali conseguenze avrà tale azione sul popolo delle formiche, ad esempio? Inoltre, il pidocchio, come tale, pensa? Se pensa, è in grado di provare emozioni? Soffre?
Potrei far soffrire un pidocchio? Che dico, un gregge di pidocchi!! E con esso tutto il formicaio?
Dopo lungo ponderare, ho deciso di abbattere la pianta di melo (si sradica facilmente, è piccola piccola), condannandola a precoce eutanasia.
Volendo salvare il pidocchio, il melo non ha scampo. Così eliminerò anche il pidocchio, però. Morirà, non avendo esso più nulla di cui nutrirsi. Una strage!
Presa da tali sconfortanti riflessioni, torno a Lei e scopro dal Suo blog una serie di notizie sconcertanti. Non sapevo che esistesse ancora chi regala (leggi qui) orologi di valore, ad esempio, in concomitanza con una degustazione di vini.
Io accetterei, lo dico senza vergogna alcuna, perché il tempo è una cosa preziosa. Io non rifiuto mai un orologio per principio. E anche per affetto. E qui apro una parentesi un po’ triste, ma Le assicuro vera.
Anni fa, avevo un amico. Non sapevo però che l’amico stava per andarsene, non a New York o Londra, ma stava per andarsene Là. Lui se ne guardò ben ben dal dirlo, ma soleva ripetere: “Il tempo è importante”, che nell’occasione io interpretavo come “chi ha tempo non aspetti tempo”, “ogni lasciata è persa”, “presto e bene non conviene”, “o tempora o mores!” e via dicendo, briscolosamente.
Un giorno l’amico sparì. Sparì anche il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Sparì per un po’ di tempo, diciamo. Poi un giorno, partì. E andò. Là.
E uno pensa: “Ecchecacchio, almeno dirlo!”. Sì, ma quando? Quando è il tempo per dire che sei qui, ma è come se fossi un po’ spostato, come uno che guarda il mare di traverso o uno che conta le stelle saltandone una ogni tre?
Be’ – mi ero detta – forse non ha avuto il tempo, non il tempo in generale, ma il tempo giusto.
Un mese dopo, però, accadde una cosa.
Suonò il postino e mi portò una busta. Era un po’ rovinata e il postino disse che doveva essere rimasta incastrata da qualche parte, per qualche tempo, succede alle buste piccole.
La busta era marrone e imbottita. Dentro c’era un orologio.
Non bellissimo come quelli che regalano i vigneron illustri, no no. Era un orologetto di plastica, bianco. E qualcuno (sapevo chi!) aveva scritto sul cinturino con un pennarello: “Il tempo è importante”.
Vede, Signor Ziliani, questa è una storia che può accadere solo in certi film o solo a Briscola, non so. Ma è accaduta e l’orologio sta con me, anche se la pila s’è scaricata e non ho mai pensato di sostituirla con una nuova.
Perché, in fondo, non sono le lancette a muovere il tempo, ma è il tempo a muovere le lancette.
Lasciamo che qualcuno regali orologi e, perché no, anche cocomeri, diamanti e filastrocche e lasciamo che qualcun altro li accetti e poi ne faccia ciò che vuole.
Pensa che sarà un tonfo abissale nel galateo e nell’etica (?) a danneggiare il tutto? Panem et circenses (e non è mia)! Panem, vinum et circenses! (questa sì !).
E se Lei mi permette, vorrei regalare un po’ di tempo, ma di quelli senza lancette,
a chi pensa che per conoscere un vino basta leggere l’etichetta a chi “l’etichetta non la legge nessuno”
a chi aggiunge all’etichetta di legge un microchip, un adesivo, un bollino e una spilletta, così il vino è più buono
a chi vorrebbe aggiungere un raggio luminoso sul tappo, così il vino è più buono anche di notte
a chi intuisce nel vino sentori d’Africa e di tulipano olandese, sorvolati da essenze di tarassaco in fiore e intrisi di armonia galattica, leggero retrogusto di polvere di stelle sul viale del tramonto
a chi comunica che comunicherà cose strabilianti sul vino (fine della comunicazione)
a chi il disciplinare gli va stretto
a chi il disciplinare gli va largo
a chi “il disciplinare?!?”
a chi scrive la parte dei disciplinari relativa ai confini delle strade poderali a chi s’inventa un convegno sul vino e la salute e s’aspetta che vada gente a sentirlo
a chi s’offende se gli dicono “E’ il miliardesimo convegno su vino e salute”
a chi durante il convegno inaspettatamente e sorprendentemente parla degli effetti benefici del resveratrolo e dei polifenoli
a chi se ne stupisce ancora e si fa spiegare la questione delle bucce degli acini
a chi vorrebbe vendere il vino, ma non l’uva
a chi vorrebbe vendere l’uva, ma non il vino
a chi compra l’uva e non vende il vino
a chi vende il vino e non ha uva
a chi vende non si sa,
a chi propone un abbinamento fra un rosso e un’ostrica, purché sia unta a chi poi dice che l’ostrica non era abbastanza unta
a chi nasconde in fretta sotto il tavolo la fetta di limone spruzzato sull’ostrica.
A tutti i Chi, un po’ di tempo.
Ed ora torno al mio melo, perché qualcuno in qualche modo dovrà spiegare a lui, ai pidocchi e alle formiche che le cose stanno per cambiare.
Many Kisses! Briscola
Con perfetta puntualità, dimostrando di essere sulla notizia, Briscola mi ha mandato questo suo sulfureo e surreale apologo.
Passo dopo passo, la sagoma prese una forma più distinta.
Qui noi sappiamo tutto, è tutto sotto controllo e regna un’armonia totale”. Ecco, appunto – si fece forza il Signor Uffa – dicevo che sarebbe il caso di comunicare quanto Lei ha appena detto. Sa com’è, negli ultimi tempi escono notizie un po’, diciamo, un po’ negative, ma solo un pochino. Io potrei aiutarvi a comunicare, è il mio lavoro”.
Il Signor Uffa si sedette al tavolo ovale e attese. L’ordine del giorno prevedeva un solo punto di discussione: “Apparenze”.
L’insegna s’accese all’improvviso, accompagnata da un “Ohhhhhhhhhhhh” di rapito entusiasmo degli astanti.
Ma la folla, già da qualche minuto astante, aveva iniziato a muoversi in massa verso l’interno del locale, coprendo la sua voce e il suo pensiero. Ad uno ad uno, i primi 50 fortunati clienti della catena “Seduti fa male” entrarono nei loro bar, ricevettero il piatto, il buco, il cilindro e lo spillone e iniziarono a destreggiarsi con i 4 elementi della nuova perfezione.
Magnifico Rettore, Esimi Colleghi, in apertura del nuovo anno accademico, il mio ringraziamento va a quanti hanno creduto nel progetto della nuova Facoltà e vi hanno investito in fiducia, tempo e denaro. Mi correrebbe obbligo di nominarli uno ad uno, ma trattandosi dell’istituenda “Facoltà della Non Comunicazione nel Mondo del Vino”, tacerò ogni nome, com’è logico che sia.
“Il prossimo 13 marzo si svolgerà nel ridente paesino… no, nel pittoresco paese di… mah, diciamo che si svolgerà a TreVolteTanto la grande festa di celebrazione della morte… no, della nascita, ma cosa festeggiamo, la nascita o la morte?”.
Quel senso di principio etico che tante volte aveva impedito al Signor Uffa di vivere meglio di quanto vivesse, fece capolino: “Presidente, non per contraddirla, ma i vini sono in magazzino da 8 anni. Forse non è opportuno sottoporli a un critico esperto”.
Briscola, sempre sagace e pungente, mi ha inviato questo apologo. Esagerazioni? Niente affatto, è proprio quanto accade “normalmente” nel disastrato e spudorato mondo del giornalismo del vino di cosa (pardon casa) nostra.
A noi manca il lessico adeguato, abbiamo chiesto anche in portineria, ma non c’è nessuno che sappia realmente definire un vino nelle sue varie caratteristiche, neppur mentendo.
Raggiunto il milionesimo Comunicato Stampa copiaincollato dal 70% dei giornalisti (?) in mailing, il Signor Uffa stappò una bottiglia di Metodo Classico, brindò e si accinse a comporre il milionesimoeuno Comunicato Stampa.
L’Ufficio Marketing e Promozione, in gessato blu, entrò nella stanza del Signor Uffa con il piglio di chi è inseguito da un leone. l Signor Uffa sobbalzò sulla sedia, pensando “Che sia la volta buona?”, fra oniriche immagini di fauci spalancate, gladiatori e colossei.
Le spiego accuratamente. Ho inventato il nome del vino che lanceremo nel 2008. Tralasciamo di che vino si tratta, non ci importa. Ci penserà l’enologo a farlo. Il nuovo vino si chiamerà MAN. Uomo, ok? Spero sia superfluo spiegarLe tutti i significati simbolici. L’importante è l’etichetta. E qui viene il bello”.
Il Signor Uffa non diede cenno né di stupore né di entusiasmo. “Lei vorrebbe forse farmi credere di non saper nulla de ‘L’ultima volta in un sobborgo di Glasgow, a primavera inoltrata’?” chiese l’Ufficio Marketing. Di Glasgow il Signor Uffa ricordava un penetrante odore di malto, ma non lo confessò, soprattutto per non essere frainteso a causa del penetrante.
Cari amici, non ci sarebbe nulla da aggiungere allo splendido, originale, qualcuno l’ha già definito “geniale” (e non ha esagerato) messaggio augurale della nostra Briscola. Io stesso, che volevo inviare a voi tutti un mio pensiero natalizio, dopo quanto ha scritto la nostra amica mi trovo in seria difficoltà e penso che dovrò applicare il detto latino “ubi maior minor cessat”..
a chi “finalmente una donna nel mondo del vino”,




