Guai ad avere dubbi sui premi a certi vini: altrimenti gli esagitati del Web si scatenano

Ma che razza di persone animate da quale idea del confronto di idee, del rispetto delle idee degli altri, nonché della buona educazione e di quella che in termini moderni si chiama netiquette, girano per siti e blog del vino?
Per farvi capire come oltre a persone civili ci siano anche tanti esagitati, ai quali viene spesso lasciata libertà di insulto da moderatori troppo tolleranti, o distratti (non voglio pensare altro) vi voglio raccontare un’istruttiva storiella che mi riguarda.
Qualche giorno fa ho letto sul seguitissimo blog Intravino (con alcuni suoi redattori ho ottimi rapporti, di stima e credo persino di amicizia) questo post.
Nell’articolo, firmato dal buon Antonio Tomacelli da Cerignola, si parlava di una classifica pubblicata da Winenews di cui Tomacelli dice “che non mi convince affatto. È il best of, ottenuto incrociando i risultati di tutte le guide vini pubblicate sinora, quei vini — pochissimi in realtà — che hanno ottenuto premi (trebicchieri, cinquegrappoli, quattronespole) mettendo d’accordo tutti.
Quanti sono? Né quattrocento e né quaranta: solo quattro. Eccoli: Giacomo Conterno, Barolo Monfortino Riserva 2004, La Cerbaiola-Salvioni, Brunello di Montalcino 2006, Tenuta San Guido, Bolgheri Sassicaia 2008, Gianfranco Fino, Primitivo di Manduria Es 2009”.
Stupefatto, ma non troppo, dalla presenza del supervalutatissimo vino pugliese accanto a tre autentici mostri sacri dotati di storia e costanza qualitativa, mi sono permesso, anche scherzosamente, di postare un commento.
A proposito del quale va premesso che è stato espresso da una persona, il sottoscritto, che di vini pugliesi scrive da vent’anni, che la Puglia frequenta, conosce e ama. E dove contribuisce ad organizzare anche iniziative di un qualche successo…
Ho commentato: “Anto’, anche se sei pugliese e magari gioisci per l’exploit del vino tuo conterraneo, mi consenti una domanda? Come direbbe quel tale, ma che ci azzecca, il Primitivo di Manduria Es 2009 di Gianfranco Fino, che ho incrociato nei giorni scorsi in quel di Lecce, con vini veramente straordinari come il Barolo Monfortino Riserva 2004 di Giacomo Conterno, il Brunello di Montalcino 2006 La Cerbaiola-Salvioni, il Bolgheri Sassicaia 2008 di Tenuta San Guido? Ecco il vero insondabile mistero…”.
Apriti cielo!
Come è stata definita, in totale libertà, senza che nessuno da Intravino, sino alle 16.43 di oggi, martedì 11 ottobre, intervenisse a moderare, ad invitare i commentatori ad usare un diverso linguaggio e a non scadere nell’insulto gratuito e becero, la mia piccolissima chiosa?
Eccovi una piccola crestomazia:
1) “attacco a freddo ad un piccolissimo Produttore che tutti i giorni, da più di sette anni, si fa il cosiddetto per portare a casa il raccolto d’uva necessario a fare le poche bottiglie che produce”;
2) “il tipo citato sopra che di vini ne capisce ben poco, vallo a chiedere ad alcuni produttori piemontesi lo scherzo che gli hanno giocato alcuni anni fa, roba da fare rabbrividire un astemio. Costui ha perso l’ennesima occasione per tacere e come al solito dimostra di essere intasato dal veleno e dall’odio per tutto il genere umano, specialmente verso quelli che si mettono giustamente in mostra e nella vita hanno combinato qualcosa di positivo”;
3) “più che un parere tecnico sembra un commento carico di livore. peccato. io ho assaggiato tutte le annate di Es e lo trovo un ottimo vino. Incoraggiare e sostenere la qualità vuol dire rompere vecchi e stantii sistemi di valutazione che forse non sempre hanno tenuto conto del reale valore qualitativo di un prodotto.
Peccato, a mio parere, il signor Ziliani ha perso una buona occasione per tacere. La Puglia continua e continuerà ad accogliere con gentilezza il signor Ziliani nonostante il livore evidente di questo suo commento”;
4) “Dato che qui su Intravino si è limitato ad una squallida provocazione perdendo, come diceva Monica, una buona occasione per tacere”;
5) “Male Monica, molto male, costui non dovrebbe piu’ mettere piede in Puglia, se fossi un pugliese…..a calci in culo lo prenderei. Sciò, sciò vattene”;
6)“Mastro Ziliani ha detto una leggera puttanata, peccato. Anche i migliori sbagliano a volte”;
7) “La mia precedente recensione è stata oscurata forse perchè ho picchiato duro contro F. Ziliani e le sue infondate ed immorali considerazioni circa l’ Es e Gianfranco Fino. Vado in bestia quando si critica un Vino, una novità, il produttore e di conseguenza il suo operato, senza alcun criterio e cognizione”;
“in questione sembra un intervento pieno di livore verso il “plebeo” che ha osato entrare, con pari dignità, nella corte nobiliare.
I titoli nobiliari, però, sono diventati un po’ logori e desueti ed oggigiorno, i “nobili” più intelligenti sanno dialogare, con pari dignità, con chiunque.
Certamente il “Principe” Monfortino, il “Granduca” Brunello della Cerbaiola Salvioni o il “Conte” Sassicaia sono felicissimi di accogliere tra loro il “Marchese” Fino, utile a dare nuovi slanci alla fama di tutta la “nobiltà” italiana e solo qualche nobile decaduto e bigotto si scandalizza per l’ingresso di nuovi virgulti nella cerchia della grande nobiltà di sangue blu”.
Finalmente alle 16.43 di oggi Alessandro Morichetti ed Intravino si sono svegliati dalla loro lunga dormita e hanno scritto:
“16.43 Mettiamola così: la prossima volta che lei pensa di prendere qualcuno “a calci in culo” sarà anche l’ultima che commenta su questo blog. Uomo avvisato…”.
Domanda: come vogliamo definire lo spirito di dialogo, la democrazia che anima questi signori? E quale è il loro concetto di tolleranza e di rispetto dell’altro?
E di quale delitto di “lesa maestà” enoica mi sarei reso colpevole per aver ironizzato sul fatto che un vino che conosco e non mi piace, che ho assaggiato e non mi sembra possa rappresentare al suo meglio la produzione vitivinicola pugliese di qualità, mi suona strano che possa figurare in una seppur discutibile graduatoria dei migliori vini d’Italia, secondo le varie guide, accanto a vini veramente straordinari, esemplari, dotati di storia e prestigio come il Barolo Monfortino, il Brunello di Giulio Salvioni, ed un vino per cui non vado matto, ma che rappresenta sicuramente qualcosa, come il Sassicaia?
Possibile che il vino di Gianfranco Fino e della sua gentile consorte possa risultare più importante di una marea di vini piemontesi, toscani, veneti, sudtirolesi, campani, siciliani, e anche pugliesi, ecc. che hanno fatto davvero la storia e la leggenda dei vini italiani di alta gamma? Possibile che io possa essere mediaticamente “linciato” per aver fatto queste domande?
A voi, lettori di Vino al vino, la risposta.

Così parlo il Presidente di Assovini Sicilia Antonio Rallo
Commentando la recente creazione, avvenuta tra molte 



So benissimo che nell’epoca attuale dove la parola d’ordine e simbolo è “business is business” oppure “the business must go on” indignarsi per queste cose è sciocco e soprattutto inutile.
E così, anche se agli americani viene raccontato che “Since 1877, Ruffino has produced some of the world’s finest Italian wines”, ora, “now, we proudly give you Ruffino Prosecco. Perfectly refined, yet incredibly versatile. It’s a wine for… whenever”.
Perché leggere sulle pagine Web italiane di Ruffino parole come queste: “tramandare i valori di una terra e della sua gente attraverso la cultura. Perché cultura è anche vino”. Da questo pensiero, espresso ormai più di un secolo fa da Ilario Ruffino, nasce quella che ancora oggi è la filosofia Ruffino: interpretare la produzione di vino in chiave culturale implica portare i classici valori del passato a contatto con l’energia della vita contemporanea al fine di ottenere vini che sappiano tramandare i valori di una terra e della sua gente”, ha solo il sapore di una beffa ed é segno chiaro dei “mala tempora” che currunt…


Nelle interviste a tre rappresentanti di note Maison de Champagne di un ipotetico “timore” degli champagnisti per la concorrenza rappresentata dallo “spumante” italico non c’è traccia.

E’ difatti molto difficile definire, basta leggere il suo variegato disciplinare di produzione,
E produttori che spesso, non si sa bene perché, preferiscono commercializzare i loro rosati trovando accoglienza nella 



