Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Interrogativi'

6 Giugno 2008

Zaia e il Brunello: soluzione trovata?

Ghe pensi mi, sembra aver detto, con un sano decisionismo, il ministro delle Politiche Agricole, questa questione del Brunello è troppo seria per lasciarla agli ilcinesi
Detto fatto, come annuncia oggi il sito Internet Focus Wine, espressione dell’Unione Italiana Vini, “il problema del paventato blocco alle importazioni di Brunello negli Usa ”e’ stato parzialmente risolto”. Lo ha annunciato il ministro Luca Zaia (che al Tg 3 Toscana ieri sera ha chiesto scusa agli americani perché non hanno ricevuto nessuna risposta dalla loro richiesta di informazioni ad inizio aprile…) dopo l’incontro svolto con l’omologo americano Ed Schafer, in occasione del vertice Fao, per scongiurare la minaccia di blocco annunciata a partire dal 23 giugno. ”Intanto abbiamo ottenuto gia’ un grande risultato - continua Zaia - ovvero l’impegno di Schafer a dichiarare pubblicamente che sul Brunello non ci sono problemi di salute”. ”Lunedi’ prossimo - precisa il ministro - verrà da noi una delegazione Usa e presenteremo loro un piano riservato su come garantire i controlli, nel rispetto dell’autonomia dei produttori. Vogliamo definire questa partita, che consideriamo irrinunciabile - prosegue Zaia - senza spargere una goccia di sangue, anzi di vino”. ”Il Brunello - conclude Zaia - non e’ solo un vino ma un biglietto da visita importantissimo per il Made in Italy. Ora le possibilità di recupero con gli Usa ci sono” e il ministro ha detto che ”gli americani non intendono rinunciare ai vini di qualità italiani”.
Da parte americana, Schafer ha dichiarato di apprezzare la volontà italiana di risolvere presto e bene la vicenda e si è dichiarato fiducioso di pervenire a un accordo tale da scongiurare l’eventuale blocco del Brunello sul mercato americano. Preso atto che lunedì sarà a Montalcino una delegazione del Dipartimento del Tesoro statunitense, il ministro Schafer ha affermato che sarà sua cura “fornire ogni tipo di assistenza ai colleghi del Dipartimento del Tesoro per risolvere positivamente l’attuale congiuntura riguardante il Brunello”.
Anche sul sito Internet del Ministero si può leggere (vedi qui) questa rassicurante dichiarazione che tra l’altro ribadisce che “sul Brunello, i due Ministri hanno concordato sul fatto che mai è stata messa in discussione la sicurezza alimentare di un prodotto definito unanimemente “ottimo e sicuro”.
In verità nessuno aveva mai balenato la balenga ipotesi che bere Brunello corretto al Merlot facesse male, solo all’anima del vino e alla sua corretta immagine, come a quella dei produttori che avrebbero fatto ricorso a queste stupide scorciatoie, ma ribadire questo concetto non fa di certo male.
Speriamo che quanto di buono ha costruito il nuovo ministro delle Politiche Agricole nel corso del suo incontro con il collega Usa non venga poi vanificato/distrutto dall’incontro che la delegazione del Dipartimento del Tesoro statunitense avrà lunedì a Montalcino. Dove c’è da augurarsi (anche se il loro quasi sdegnoso no comment - leggi - all’annuncio che il ministro, non loro, avrebbe trovato una soluzione al loro problema non é un bel segnale…) che abbiano capito che la situazione è seria (cosa che ha capito, come dimostra la sua interrogazione l’ex assessore all’Agricoltura della Regione Toscana Susanna Cenni - leggi qui e ancora qui) e richiede serietà, e chiarezza assoluta di comportamenti…

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4 Giugno 2008

Non ci sono certezze nelle analisi sostiene l’Isvea… Un provvidenziale articolo di Winenews…

Nel pieno della discussione sul favoleggiato, annunciato e poi ministerialmente smentito Board di garanzia, il sistema di analisi e controlli a favore del Brunello, di un Brunello al di sopra di ogni sospetto, profumato di Sangiovese dei suoi vigneti, cosa ti pubblica (leggi) il sito Internet che piace alla gente che piace ed è vicina al Potere, il sito vicino al Consorzio anche senza essere il sito ufficiale consortile, quello che valuta attentamente cosa pubblicare ed eventualmente come sulla vicenda dello scandalo del Brunello?
Il buon Winenews di Alessandro Regoli, oggetto di nomination come “miglior giornalista” al Premio Internazionale del Vino 2008 - premio poi andato alla giornalista del TG 1
Anna Scafuri, curatrice della rubrica Terra e Sapori (invece nell’ambito del Concorso per il miglior sommelier del mondo W.S.A il premio per il migliore Comunicatore del Vino e del Cibo è andato al suo collega del TG2, direttore editoriale di Eat Parade, Marcello Masi… - ha pubblicato, ovviamente in omaggio alla completezza dell’informazione e rendendo un pubblico servizio a tutti coloro che si stanno interessando, con passione, alle vicende di Montalcino e dintorni, il testo di una “una circolare indirizzata ai suoi clienti, dal Laboratorio Isvea (Istituto per lo Sviluppo Viticolo Enologico ed Agroindustriale), uno dei più utilizzati dai produttori di vino di Montalcino e della Toscana, anche in merito alla certificazione del Brunello di Montalcino 2003 destinato all’esportazione negli Usa”.
La frase chiave del Laboratorio sito a Poggibonsi, quella che piacerà sicuramente ai teorici del teorema “non c’è analisi che possa funzionare da prova”, è che “certezze assolute non ci sono e non esistono. Sono tutte da conquistare: sulle analisi di profilo antocianidinico, al momento, non c’è una letteratura scientifica sufficiente da permettere una risposta certa, inconfutabile; servono studi molto approfonditi”.
Pertanto, “il valore di riferimento proposto scaturisce esclusivamente da una base di conoscenze in possesso al laboratorio e, per quanto esso possa senz’altro costituire un valido orientamento finalizzato alla produzione immediata della documentazione di accompagnamento richiesta dagli importatori, non è tuttavia avvalorato da precisi riferimenti normativi né da evidenze scientifiche certe”.
Scommettiamo che saranno in molti a Montalcino e dintorni (anche a Siena, in certi Palazzi potenti e importanti la pensano allo stesso modo…) a portare questo pronunciamento del titolatissimo laboratorio Isvea come prova a discolpa o discarico di eventuali responsabilità di “taroccamento” di Brunello di Montalcino con altre uve che non siano il Sangiovese? Domanda: ma non era stato lo stesso sito di riferimento a Montalcino, qualche tempo fa (leggi qui), a riportare l’opinione di un luminare dell’enologia come il dottor Donato Lanati, il quale affermava papale papale “l’origine di un vino? Certo che è possibile tracciarla dal contenuto di una bottiglia! L’analisi riesce a sapere se quel vino, dove la denominazione d’origine controllata e garantita prevede un solo vitigno, è in purezza oppure no. “Azzardare” quali altri vitigni ci sono dentro è possibile, attraverso l’analisi dei rapporti non tanto degli antociani, quanto degli aromi e dei precursori degli aromi”.
Insomma, i taroccatori ed i loro amici potranno essere inchiodati alle loro responsabilità e pagare, oppure, al solito modo, all’italiana, potranno farla franca facendosi gioco di chi le leggi e le regole le ha sempre seguite?

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2 Giugno 2008

Contrordine compagni! Il ministro Zaia smentisce il coinvolgimento nel “board di garanzia”

Storie di ordinaria confusione brunellesca…
“Svolta a Montalcino per il settore vitivinicolo italiano”, titolava solo due giorni fa - leggi - il comunicato stampa emesso dal Consorzio del Brunello di Montalcino, parlando di un nuovo speciale organismo, deciso dal Consorzio “di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole e la Camera di Commercio di Siena che daranno vita al fianco del Consorzio, con i rispettivi rappresentanti, al Board di Garanzia che definirà i parametri analitici e gli strumenti operativi per garantire la purezza Sangiovese richiesta dal Disciplinare”.
Un comitato, formato da tre persone con specifiche deleghe di competenze – che si avvarrà della consulenza di tecnici specialistici di fama internazionale nel settore dell’enologia, dell’agricoltura e della biologia”.
Una “soluzione concreta e pragmatica” cui si sarebbe giunti attraverso un confronto tra il Consorzio ed il Governo grazie all’operato dell’On. Antonio Bonfiglio, Sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali”.
Contrordine compagni! verrebbe invece da dire questa sera, leggendo una nota pubblicata ieri sera sul sito Agricoltura Italiana on line, espressione diretta del Ministero, con il titolo, che più chiaro e devastante non si potrebbe, leggete quiBrunello, Zaia: nessun intesa su progetto annunciato dal Consorzio”.
Il testo testualmente recita:
“Il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, in margine alle indiscrezioni di stampa a proposito delle cosiddette norme a tutela della qualità del Brunello, precisa quanto segue:
1. Quanto oggi diffuso dalla stampa prescinde dalla volontà del Ministro e da quanto fin qui elaborato dagli Uffici del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali;
2. In particolare, si smentisce categoricamente che il Ministero sia stato coinvolto o che esista qualsivoglia accordo d’intesa sul progetto annunciato dal Consorzio di tutela sui giornali;
3. Il Ministro è impegnato in prima persona per elaborare positivamente, attraverso un proprio progetto, uno dei dossier più delicati dell’agroalimentare italiano, teso a restituire al Brunello credibilità internazionale e a consentire a uno dei nostri prodotti d’eccellenza di ritornare sui mercati strategici quale, ad esempio, quello americano;
Al proposito, il Ministro informa che, a margine dei lavori della Fao, e attraverso il nostro Ministero degli Esteri, incontrerà il Ministro dell’agricoltura americano Dan Schafer, allo scopo di scongiurare l’embargo previsto. (Il Portavoce del Ministro Giampiero Beltotto)”. Bene, a Montalcino, ai vertici del Consorzio, vogliono spiegarci il mistero del coinvolgimento - smentito da Zaia - del Ministro e del Ministero nell’“accordo d’intesa sul progetto annunciato dal Consorzio di tutela sui giornali”?
Insomma al Consorzio del Brunello la vogliono smettere, una volta per tutte, di ciurlare nel manico ? Quale affidamento si può fare su un Consorzio che annuncia una “soluzione” che solo il giorno dopo viene smentita, in maniera molto secca, dal Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali? Ma a che gioco stanno giocando, sulla pelle degli associati e della stragrande maggioranza dei produttori seri, a Montalcino?

 

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4 Maggio 2008

Novità da Montalcino? Ce le “anticipa” Daniele Cernilli

Straordinario e sorprendente attivismo di Daniele Cernilli, direttore del Gambero rosso e co-curatore, in quota Gambero, della celebre guida Vini d’Italia.
Sul forum del sito Internet del Gambero, negli ultimi giorni si registrano una serie di significativi interventi nel thread denominato “Brunellopoli” (vedi).
Dapprima, il 29 aprile, dichiara: “sulle cisterne ci sarebbe da fare e come. Basterebbe che il comune chiedesse che per entrare a Montalcino si dichiarasse tre giorni prima al comando dei vigili il percorso, il contenuto del trasporto e la destinazione. In caso contrario, se trovati nel territorio comunale si sequestrerebbe automezzo e carico. Lo fanno in Champagne, perché non a Montalcino? Inoltre si potrebbero mettere dei telepass sulle strade di accesso al comune, non sono molte, e si avrebbe il controllo della situazione. Basta volerlo. Se la ZTL funziona nelle grandi città, perchè una ZTL relativa ai soli mezzi con un carico superiore ad X non dovrebbe funzionare a Montalcino?”.
Dichiarazione d’intenti importante, cui fa seguito poco dopo un altro intervento: “proprio per il ruolo che chi scrive di vino, direi chi fa informazione in genere, deve avere, io penso che si debba controllare ed informare nel modo più corretto ed asettico possibile. A me non piacciono i giustizialismi sommari ed i toni da guerra santa. E penso che non facciano parte del nostro mestiere. L’informazione invece sì, libera e senza ammiccamenti. Io credo che qualcuno sia rimasto piuttosto sorpreso dal fatto che non mi sono minimamente sognato di nascondere ai forumisti alcunché. La differenza se mai c’è stata con qualcun altro è stata nei modi e nei toni, non nella sostanza, anzi”.
Non passa molto tempo che Cernilli si manifesta con un nuovo intervento: “torno sulla questione cisterne e telepass per aggiungere che di un’iniziativa del genere ne parlerebbe, stavolta in positivo, tutta la stampa del mondo. Con un formidabile effetto promozionale e d’immagine per Montalcino. Segno che marketing e difesa della qualità e delle specificità, attraverso la trasparenza e la tracciabilità, possono benissimo andare d’accordo. Una volta tanto dimostreremmo di essere persone serie, noi italiani, e la cosa farebbe bene al comparto vitivinicolo”.
Replica ancora il giorno successivo, 30 aprile: “aggiungo, suggerirei al Sindaco di Montalcino, che ha a cuore l’immagine del Brunello per evidenti ragioni di carattere sociale ed economico, di prendere sul serio la faccenda, perché, a ben vedere, molto dipende dalla decisioni politico-amministrative della sua Giunta. La regolamentazione del traffico nel modo che ho suggerito si potrebbe realizzare in brevissimo tempo. E senza troppi esborsi da parte del Comune. E potrebbe anche essere un sistema esportabile anche in altre aree vitivinicole di prestigio”.
Oggi, 3 maggio, Cernili, l’autore di un celeberrimo e indimenticato articolo, intitolato Viva Banfi! (leggi) roba che nemmeno Suckling aveva pensato di scrivere, è tornato a farsi sentire: “riprendo la discussione solo per dire che da alcuni giorni tutto tace. Anche chi aveva sollevato la questione sembra ora disinteressarsene. Mi sono letto alcuni interventi su diversi forum che mi additavano come uno dei complici del misfatto. Credo di essere stato fra i pochissimi che hanno fornito notizie attendibili, raccontando anche, cosa che nessuno ha fatto, quali sono le pieghe assai poco conosciute dei disciplinari di produzione in genere e di quello del Brunello in particolare.
Ho anche rilasciato due interviste, una a Libero Mercato, nella quale parlavo della bufala di Velenitaly e l’altra a Francesco Arrigoni sul Corriere della Sera nella quale sostenevo che non occorresse cambiare il disciplinare del Brunello, al contrario di quanto ha fatto il professor Leonardo Valenti, docente e consulente enologico molto amato da gran parte della stampa specializzata.
Ma questo non è evidentemente bastato, ad esempio, ad Antonio Tombolini per riprendere la cosa nel suo blog e neanche ad altri che trovano più conveniente mettermi in bocca cose che non penso e che non ho mai detto. Il fatto che per taluni il Gambero Rosso ed io in particolare siamo la quintessenza della stampa specializzata prona e collusa è cosa che fa troppo comodo per poterla smentire. Anche contro qualunque evidenza. La questione Brunello sta entrando in una fase assai più seria e vedrete che basterà poco per sanare molte situazioni nel silenzio dei più.
La storia di Velenitaly, invece, resta una pagina vergognosa per l’informazione italiana e per la deontologia professionale di alcuni giornalisti. Al mondo c’è di peggio, indubbiamente, e ci sono problemi ben più gravi, guerre, carestie, inondazioni. Quindi non la faccio più grande di quello che è. Però mi fa un po’ rabbia e se l’Ordine dei Giornalisti ha ancora un senso ed un ruolo, cosa della quale dubito sempre di più, se intervenisse stavolta non sarebbe male. Per chiarire, più che per sanzionare”.
Non è finita, l’attivissimo Cernilli annota ancora: “fino a quando le chiacchiere resteranno chiacchiere ci sarà poco da commentare. Con l’insediamento del nuovo governo è prevedibile che ci saranno novità e prese di posizione ufficiali da parte di organismi rappresentativi dei produttori”.
A questo punto, non ho potuto mancare di intervenire nel forum chiedendo: “
leggo che “con l’insediamento del nuovo governo è prevedibile che ci saranno novità e prese di posizione ufficiali da parte di organismi rappresentativi dei produttori”. La risoluzione della questione denominata Brunellopoli secondo il direttore del Gambero rosso é dunque affidata ad una soluzione “politica”? Come direbbe qualcuno: e che c’azzeccano i politici con il Brunello corretto Merlot?”.
La risposta di Cernilli non si è fatta tardare e indica una chiara linea di condotta, negare che sia successo quello di cui abbiamo scritto, in Italia e all’estero, ovvero che qualcuno avrebbe taroccato i vini, e attribuire i “problemi” ad un’incongrua aggiunta di mosto concentrato.
Dice Cernilli: “allo stato attuale di Brunello corretto con il Merlot non ne è stata trovata neanche una bottiglia. Quindi sarebbe bene attenersi a quanto per il momento è stato appurato. E non è quello che qualcuno pervicacemente continua a sostenere. Basta informarsi, è semplice. Si possono anche scorrere alcuni degli interventi di questo thread. Mi chiedo come mai non si parli di Brunello corretto al mosto concentrato, che non è, legalmente, Sangiovese al 100%. I politici ci azzeccano con le leggi. Non so se è chiaro a qualcuno che siamo in una democrazia parlamentare”.
La mia risposta, quella pubblicata sul forum del Gambero rosso, voglio riproporla anche qui: “
le leggi già ci sono signor direttore e sono leggi che regolano la Docg Brunello di Montalcino e prevedono che possa essere prodotto esclusivamente con l’uso di uve Sangiovese proveniente da vigneti in Montalcino. Chi non avesse rispettato queste semplici regole, che i protagonisti della denominazione, i produttori, si sono dati, dovrebbe essere punito e pagare. Questo a meno che per “decisione politica” si decida di cambiare, in corsa, le regole del gioco, oppure, e con questo governo non ci sarebbe da essere sorpresi, viste la specializzazione in materia di condoni di questa maggioranza, si decida, come diceva Carlo Ferrini nel colloquio che abbiamo avuto in Spagna, una bella sanatoria che metta in archivio quello che é stato e passi un bel colpo di spugna. Alla faccia degli onesti, la maggioranza. Roba da democrazia parlamentare, certo, ma malata, roba da “Casta” e da brutta politica, che a me fa venire il voltastomaco”.
Registreremo, come sempre, gli eventuali sviluppi della vicenda, ma dalle parole dell’influente – e ben informato – direttore del Gambero rosso, da quello che dice, esplicitamente o tra le righe, credo che essere ottimisti e pensare ad una soluzione giusta, in nome di quella chiarezza e trasparenza che ho più volte chiesto, sia davvero difficile…
p.s. leggo sul forum di Robert Parker, nella sezione dedicata alle discussioni su temi italiani, una lettera inviata dal Presidente del Consorzio del Brunello, Francesco Marone Cinzano, al collaboratore del celebre giornalista, responsabile per le degustazioni di vini italiani del Wine Advocate, Antonio Galloni. Chi ha detto che il Consorzio non comunica? Comunica, certo, ma solo con chi vuole, scegliendosi interlocutori privilegiati. Al potente collaboratore di Parker Marone Cinzano dice: “The word “guarantee” is key in this case. As producers, when we write Denominazione di Origine Controllata e Garantita on our labels of Brunello, we make a commitment and we should live up to it. Since the start of my term as Chairman of the Consorzio I have intended to address this matter and so I am particularly thankful to you for helping me in my endeavor with your words. In this direction, I am now able to announce that the Board of the Consorzio has recently invested Dr. Capretti, Professor of wine legislation at the University of Pisa and former Director of the Food Fraud Repression Office, with the responsibility of managing the controls over the Brunello producers and putting together the necessary structure in order to guarantee the compliance of the protocol of production by its members“.
Allora controlli seri al Consorzio li vogliono!

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21 Aprile 2008

Produttori di Montalcino: ma è davvero questo il vostro pensiero?

E’ stato molto interessante, anzi, rivelatorio assistere ieri sera poco dopo mezzanotte alla puntata del settimanale di approfondimento del TG 5 Terra, curato da Toni Capuozzo con Sandro Provvisionato, dedicato, l’attualità lo richiedeva, al tema, quanto mai complesso, della sicurezza su quel che mangiamo e beviamo, su sofisticazioni, ricerca di una filiera alimentare più corta, tutela del consumatore.
In un ampio contenitore nel quale sono stati inseriti servizi dedicati alle sofisticazioni sul vino (da Veronella a Massafra nel tarantino), a figure di irriducibili sofisticatori che ritengono lecito aggiungere acqua e zucchero e altro a quella robaccia che commercializzano, itinerari nel mondo del biologico, ovviamente una celebrazione, oggi in Italia non si può farne a meno di Slow Food, e poi servizi sul pane prodotto da forni abusivi in provincia di Napoli (che sono il 50 per cento dei 3000 complessivi…), si è parlato anche del Brunello.
Con quell’effetto confusione che giustamente si è contestato e per il quale ci si è indignati, non si sa con quale legittimità e coerenza, nel caso degli articoli dell’Espresso, si è dedicato un servizio, La verità del Brunello, firmato da Marco Corrias, dedicato a quanto è accaduto e quanto sta succedendo a Montalcino.
Si è attribuito all’Espresso, al famoso numero pubblicato il venerdì del Vinitaly, il “merito” di aver raccontato (ma diversi altri l’avevano già fatto prima, in verità) quanto stava accadendo nell’universo della celebre denominazione, e si sono ascoltati due produttori, il buon Patrizio Cencioni, nel ruolo di vice presidente del Consorzio, e Andrea Costanti come produttore storico.
Questo mentre l’autore del servizio informava correttamente lo spettatore sull’accaduto, ovvero sul fatto che alcuni produttori, nomi notissimi (che in televisione, in omaggio al garantismo, non sono stati fatti), siano stati messi sotto inchiesta per aver prodotto Brunello addizionato di Cabernet o Merlot.
Però, mentre un come al solito asciutto e questa volta palesemente imbarazzato Cencioni si limitava ad affermare che a Montalcino ci sono vigne più che sufficienti per produrre i vini di Montalcino senza aver bisogno di “tagliarli” con vini provenienti da fuori, e rispondeva genericamente (cosa diavolo avrebbe potuto rispondere peraltro?) alla domanda se i produttori trovati colpevoli di non aver rispettato il disciplinare sarebbero stati espulsi dal Consorzio, Andrea Costanti, dal 1983 alla testa dell’azienda posta al Colle al Matrichese, erede di una dinastia di patrizi senesi che compaiono nella storia di Montalcino a partire dal XV° secolo e che come scritto sul sito Internet aziendale (vedi)risultano tra le 242 famiglie senesi che il 21 aprile di quell’anno, insieme a 435 famiglie del popolo, si rivolsero verso Montalcino insofferenti dell’incombente dominio della guelfa Firenze, nella speranza di erigere un’ultima roccaforte dell’indipendenza senese”, non si è sottratto alle domande dell’intervistatore, ma ha detto, con assoluta chiarezza, quello che pensa.
Purtroppo l’erede di Tito ed Emilio Costanti ha detto cose da lasciare assolutamente stupefatti, perché se appartiene al mondo del lapalissiano e del politicamente corretto affermare “non si può negare che esistessero dei vini più moderni sul mercato”, che è frase che dice tutto e dice niente, ed è stato giustissimo ricordare che il mondo del Brunello si è dato delle “regole più che centenarie” e sono stati i produttori di Montalcino a darsi un regolamento che prevede che per la produzione di Brunello si utilizzino solo uve Sangiovese e non altre, inspiegabile, anzi assurda è stata la risposta alla domanda sull’atteggiamento delle aziende che secondo l’intervistatore “avrebbero ceduto alle lusinghe del mercato”. Che è un modo elegante per dire che avrebbero compiuto un reato di frode in commercio e imbrogliato il consumatore vendendo una cosa che è ben diversa da quella che il consumatore aveva pagato, fior di soldi, per avere.
Costanti, dicendo “non conosco la situazione nelle cantine dei colleghi”, ha affermato che se altre uve sono state aggiunte è stato “solo a scopo migliorativo della qualità”. Inoltre, come se non bastasse questa affermazione, ha aggiunto che parlare e sparlare del Brunello, vino noto e mediatico quant’altri pochi, è stato fatto praticamente per “pompare” e dare ancora più eco allo scandalo Velenitaly, fatto scoppiare proprio in occasione del Vinitaly.
Spiace rilevare come un produttore intelligente e di esperienza come Costanti, non l’ultimo arrivato o uno sprovveduto, si possa lasciare ad andare ad affermazioni del genere, come se non sapesse benissimo, come sanno anche i sassi a Montalcino, che l’inchiesta su quanto è accaduto in questi anni (e non solo relativamente ad alcuni comportamenti disinvolti adottati per i vini dell’annata 2003), è nata diversi mesi fa, quando il Vinitaly era ancora lontano, quando di Velenitaly non si era ancora scritto e parlato, quando l’Espresso e altri non avevano alcuna intenzione di scrivere, negativamente, di Montalcino, anche se i motivi per farlo c’erano già tutti, perché certi vini parlavano, bastava guardarli, annusarli, assaggiarli, per capire che del disciplinare di produzione e delle sue regole avevano fatto strame.
Allucinante, invece, e molto preoccupante se questo dovesse essere il pensiero diffuso, la forma mentis dei produttori di Montalcino posti di fronte all’evidenza che qualcuno di loro è stato beccato con le mani nel sacco, intento a produrre un Brunello secondo proprio uso e consumo e ad uso di parte del mercato e di una stampa tanto beota o complice (ottusi o collusi?) da bersi per vero quello che invece era solo abilmente artefatto, riscontrare che per Costanti e per altri produttori di Montalcino (temo molti) agire in tal modo aggiungendo Cabernet o Merlot o chissà che al Sangiovese è configurabile come un’azione fatta “solo a scopo migliorativo della qualità”.
Se così la pensano a Montalcino e da tanti segnali stanno dimostrando di pensarla così, infastiditi, come ho già scritto (leggi) dal clamore, dalle indagini, da quello che alcuni irriducibili romantici (quorum ego) si ostinano a pensare, che occorre fare quadrato attorno al vero Brunello, a proteggerlo, a distinguere tra una maggioranza di produttori seri e rispettosi delle leggi e una minoranza di furboni del vigneto e della cantina (potenti e sostenuti dalla stampa di potere), e che oggi servano chiarezza, trasparenza, controlli, serietà, severità, coerenza, allora credo che con un mondo che giustifica chi ha sbagliato scientemente e che minimizza, copre, assolve, l’operato di questa minoranza arrogante e cialtrona, il sottoscritto non avrà davvero più nulla a che spartire. Perché non c’è dialogo possibile, secondo quel “pirla” che sono e sono orgoglioso di essere, tra chi vorrebbe un mondo del Brunello serio, onesto, impegnato a difendere l’unicità e la possibilità di grandezza del proprio vino e chi invece, per quieto vivere, perché le polemiche, le inchieste arrecano disturbo al business, giustifica, invece di scagliarsi contro, chi ha frodato una legge dello Stato, chi ha preso per il naso (e altre parti) non solo il consumatore ma i produttori che hanno rispettato le leggi.
Se ai produttori di Montalcino va bene questo mondo dove i furbi possono continuare a fare i furbi e a farla franca, dove taroccare il Brunello ci viene presentato, suvvia!, come un esercizio fatto solo “a scopo migliorativo della qualità”, se i produttori di Montalcino pensano, ma ce lo giustifichino tecnicamente e con parole convincenti perdiana!, che per produrre un Brunello “migliore” sia opportuno imbastardirlo con iniezioni di Cabernet e Merlot o chissà che, bene, allora di questo mondo del Brunello personalmente non so più che farmene, tanto lo ritengo alieno, lontanissimo dal mio modo di pensare.
Che è quello, si badi bene, di tanti consumatori che di fronte ad un mondo produttivo brunellesco pronto a giustificare i furbi e propenso ad arrangiare i vini, nel nome del mercato e del dio danaro, potrebbero benissimo, molto più di Ziliani, incazzarsi e dire, bene allora il vostro Brunello riveduto e corretto bevetevelo voi, perché noi vogliamo un Brunello che sia veramente Brunello a base di Sangiovese e non altre cose.
Il buon senso, posso dirlo, la decenza, la dignità, un pizzico di orgoglio avrebbero previsto che i produttori di Montalcino se la prendessero e di brutto, con quei produttori che hanno infranto le regole, che hanno buggerato chi le ha rispettate, che hanno pregiudicato con i loro comportamenti disinvolti un’immagine e una credibilità del Brunello costruita con un faticoso lavoro di anni.
Invece e questo mi amareggia profondamente e un po’ mi nausea, ci si trova di fronte ad un atteggiamento, mi si perdoni la parola forte, un po’ “omertoso”, che giustifica, perdona, trova scusanti, ma non solo, assegna valenze positive, il presunto cosiddetto “miglioramento della qualità”, a chi delle regole, quelle vigenti, quelle che i produttori si sono liberamente dati, se ne è totalmente e spudoratamente fregato.
Cari amici produttori di Montalcino, se a voi va bene un mondo del Brunello del genere, tenetevelo, io, di un comparto produttivo dove quelli presi in giro, voi, difendono e proteggono i furbi ed i disonesti, non so proprio che farmene, non mi interessa, non mi appartiene, mi fa discretamente orrore. Io il mio punto di vista sulla vicenda l’ho espresso con chiarezza più volte, anche ad uso dei lettori di lingua inglese, su VinoWire (leggi qui).
Ben altro, cari signori, fu il comportamento dei produttori di Barolo, di una minoranza “militante”, dignitosa, battagliera, orgogliosa, che di fronte al comportamento altrettanto disinvolto di qualche furbetto che per anni pensò “bene” di taroccare il Barolo con altre uve, proprio come ora alcuni taroccano il Brunello (ed in entrambi i casi la stampa di regime, praticamente tutte le guide hanno portato in palmo di mano proprio quei vini…), non trovò giustificazione per quei cialtroni, ma li attaccò di petto, trovò il modo di isolarli nella coscienza pubblica, di cercare e trovare sostegno in quella parte, piccola, della stampa che ieri come oggi non è disponibile, nel nome di una presenta imbecille idea di modernità e di aggiornamento dei vini, ad accettare Barolo, Barbaresco, Brunello, o chissà che, riveduti e corretti in salsa bordolese.
Questo atteggiamento portò alla sconfitta della minoranza dei taroccatori. Il vostro atteggiamento giustificazionista, le vostre attenuanti, il vostro silenzio assurdo, il dissenso, non taciuto, verso chi forse più di voi sta cercando di difendere il Brunello, porteranno, temo, ad una sola cosa, alla morte del Brunello, o alla trasformazione di quel vino che tanto abbiamo amato in un’altra cosa, molto diversa, alla sconfitta di un’idea del Brunello che veda nel Sangiovese l’unico emblema. Contenti voi…

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15 Aprile 2008

I Nas scoprono altre irregolarità: ma cosa succede nel mondo del vino?

Non c’è giorno, ultimamente, che la stampa non pubblichi qualche brutta notizia relativa a scandali, sofisticazioni, sequestri, scoperte di irregolarità, difformità che toccano il mondo del vino, o piuttosto un sottobosco che ha ben poco ha che fare con la produzione seria di un prodotto salutare e buono come il vino.
E’ notizia di ieri (lunedì 14) questo lancio di agenzia dell’Ansa (leggi) che testualmente recita: “Proseguono in tutto il territorio nazionale i controlli pianificati dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, d’intesa con il Ministero della Salute, per verificare la regolare attività produttiva delle aziende operanti nel settore vinicolo. Nel corso della scorsa settimana sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria e Sanitaria 9 strutture irregolari e 10 titolari d’azienda.
Non solo: in autonome ispezioni i Nas, nelle province di Cremona, Mantova, Napoli, Parma, Siena, Treviso e Taranto hanno posto sotto sequestro due linee produttive e 20 tra cisterne e vasi vinari, per un quantitativo di oltre 180.000 ettolitri di prodotto vinoso e 16.000 bottiglie già riempite ed etichettate. Tra le infrazioni accertate: frode in commercio; illecito smaltimento dei reflui di produzione, versati nel terreno senza alcun trattamento depurativo; detenzione di prodotti vinosi privi di qualsiasi indicazione attestante la natura del prodotto, la provenienza e la gradazione alcolica; uso di coadiuvanti ed edulcoranti non consentiti.
Molte anche le irregolarità in materia di etichettatura e di gestione documentale dei registri aziendali. Rilevate, infine, anche difformità di natura commerciale e merceologica sia sui vini da tavola a basso costo che di qualità Doc e Igt
.”.
Accidenti, ma cosa sta succedendo in questo mondo che dovrebbe essere territorio esclusivo di persone perbene che cercano di tradurre in una bottiglia la verità della terra e dell’uva? Perbacco, che brutta aria che tira!

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11 Aprile 2008

Aiutatemi a capire: cosa vuol dire il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino?

Dicono le cronache (parola grossa a dire il vero) che il conte Francesco Marone Cinzano, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino (qui ritratto in una foto di Fabio Di Pietro recuperata dal sito Internet consortile, - vedi - ancora totalmente silenzioso sulle vicende in corso, tanto da non pubblicare nemmeno un comunicato, una sola riga, come se nulla fosse accaduto) abbia rilasciato, così pare, visto che un comunicato ufficiale non esiste, o quantomeno a me non è stato inviato, queste dichiarazioni “al termine dell’assemblea informale del Consorzio tenuta mercoledì 9 aprile”.
Marone Cinzano avrebbe, il condizionale é d’obbligo, dichiarato: “Da decenni il Consorzio Brunello di Montalcino è custode della disciplina e del rispetto della Denominazione Brunello di Montalcino, a garanzia del successo qualitativo che riscontriamo con il nostro vino in tutti i mercati del mondo. Un fatto è certo: la qualità del Brunello è un patrimonio d’immagine e reputazione del sistema Italia nel mondo e l’attuale indagine non mette in discussione il livello qualitativo del nostro vino. Non si metta quindi in discussione la reputazione del nostro paese e del nostro vino, parlando di adulterazione e minaccia per la sicurezza del consumatore senza sapere quello che si afferma: non esiste nulla di ciò. Non accettiamo speculazioni mediatiche, che potrebbero essere ben gradite e cavalcate dai produttori nostri competitor nel mondo. Noi coltiviamo viti e vigneti, non la cultura del sospetto, e non vorremmo mai cambiare mestiere“.
Domanda: qualcuno vuole aiutarmi ad interpretare il pensiero del presidente del Consorzio del Brunello e cosa pensi, ufficialmente, il conte dell’operato delle aziende che avrebbero, così pare, secondo quanto dicono al momento attuale le inchieste, “taroccato” i loro vini (oppure devo dire inavvertitamente inserito del Merlot e altro nel loro Brunello?) con altre uve che non sono il Sangiovese?
Qualcuno può gentilmente dirgli che nessuno, nemmeno il famigerato Espresso di Velenitaly si sogna di parlare di
adulterazione e minaccia per la sicurezza del consumatore”, che nessuno si sogna di mettere “in discussione la reputazione del nostro paese e del nostro vino”, ma semplicemente chiede al Consorzio, al comparto produttivo di Montalcino, un’operazione chiarezza, che porti ad individuare bene eventuali responsabilità di frodi, che tali sono e a separare il grano dal loglio.
In altre parole a distinguere tra la stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino, che rispettano le leggi, che rendono onore al territorio, al Brunello e al Sangiovese, alla sua storia, alla sua identità, alla sua unicità, che propongono vini veri, da una minoranza di furbetti e cialtroni che da anni, perché i bicchieri parlano ed i vini erano, sono lì a dire quanto “stravaganti” e “creativi” siano, del disciplinare del Brunello, del rispetto delle regole se ne fanno letteralmente un baffo?
Oppure i vini taroccati, l’inchiesta in corso, e tutte le altre cose che abbiamo scritto e abbiamo letto su giornali locali e nazionali, siti Internet e blog italiani e internazionali, se le sono inventate letteralmente, di sana pianta, i giornalisti?
Ha scritto benissimo, domenica scorsa Paolo Marchi, un collega, che non è un mio amico e con il quale ho avuto accese discussioni (eufemismo)
Purtroppo però per i produttori, la sola maniera perché certi articoli, giusti o sbagliati che siano, non escano non è l’omertà a valle di chi scrive ma l’onestà a monte di chi vinifica e imbottiglia”.
Invece di parlare di “speculazioni mediatiche” signor Conte, non sarebbe meglio riflettere e fare tesoro di queste parole e trarne le debite conseguenze?

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10 Aprile 2008

Che fine ha fatto il blog di Enzo Vizzari?

Ricordate, l’ottima, dignitosissima uscita del direttore delle Guide dell’Espresso Enzo Vizzari, che di fronte alla copertina dell’Espresso, parlo del settimanale, con il clamoroso, allucinante titolo di Velenitaly, sparato in piena fiera del vino a Verona, aveva dichiarato “Non vado a sindacare sulle scelte fatte ma come uomo libero, ancor prima che come uomo del gruppo L’Espresso, mi vergogno di quella copertina” ?
Dichiarazione, da applauso, seguita dalla precisazione “non mi permetto di sindacare. Lavoro in un gruppo editoriale e nell’editoria. Rispetto in modo convinto e incondizionato l’indipendenza e l’autonomia di un direttore. Ogni direttore fa le scelte che vuole in funzione della propria testata”, ma uscita decisa e tranchant, che aveva raccolto anche il consenso di un “competitor” di Vizzari, il direttore delle guide del Gambero rosso Stefano Bonilli, in un post pubblicato sul suo blog Papero giallo intitolato (vedi) Chapeau per Enzo Vizzari.
Bene, si fa per dire, quell’uscita da galantuomo e da persona con la testa sulle spalle e tanta dignità di Vizzari non deve essere passata inosservata e senza effetto nell’ambito del potente Gruppo Editoriale L’Espresso, se il blog, d’autore, di Vizzari che potevate leggere da qualche mese a questo indirizzo, è improvvisamente andato in tilt, tanto che digitando l’indirizzo consueto invece di leggere le riflessioni su food & wine di Enzo potete invece imbattervi in questa scritta che dice tutto e non dice niente: “This user has elected to delete their account and the content is no longer available”.
Autosospensione dall’esercizio di blogger, sul sito Internet del Gruppo Espresso – Repubblica, dove si può ancora, per il momento, leggere il blog, altrettanto d’autore (leggi), dei due curatori della guida dei vini dell’Espresso, Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, che anche loro una presa di distanza dalla famosa copertina l’avevano presa (leggi) oppure un provvedimento (censorio, di sospensione, di punizione?) deciso dall’editore nei confronti del manager che ha criticato aspramente la copertina al Velenitaly e ha difeso la propria libertà di pensiero?
Una cosa é certa: se autosospensione fosse, come appare probabile, Vizzari farebbe, una volta di più, un’eccellente figura. Chapeau a mia volta a Enzo!

 

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6 Aprile 2008

Nuova sorprendente presidenza per il Comitato Grandi Cru d’Italia

Con una coincidenza che non può essere casuale, ma voluta, o che invece è un clamoroso involontario scivolone, mentre da Montalcino sono arrivate fior di notizie e conferme del coinvolgimento di alcune notissime aziende, ovvero Antinori, Frescobaldi, Argiano e Castello Banfi (vedi), nell’inchiesta in corso sui Brunello diciamo così “riveduti e corretti”, alle quali sono state sequestrate le bottiglie di Brunello dell’annata 2003 con l’ipotesi di reato di “frode alimentare”, il Comitato Grandi Cru d’Italia, (sito Internet scarno e poco aggiornato: l’ultima “news” é di un anno fa…) un’associazione che dovrebbe comprendere, secondo le intenzioni dei suoi animatori, la crème de la crème dei produttori italiani, ovvero realtà produttive “con almeno 20 anni d’attività e almeno un vino ai massimi livelli di punteggio di tutte le guide e riviste, italiane e internazionali” ha deciso di darsi una nuova presidenza.
Il presidente uscente, il marchese Piero Antinori passa il testimone ad un altro marchese fiorentino e al rappresentante di un’altra storica, nobile casata, Vittorio Frescobaldi, definito sobriamente, dalla comunicazione più istituzionale e vicina al potere, “nuovo condottiero dell’élite dell’enologia…” scelto “per tenere alta nel mondo la bandiera del vino tricolore”.
Domanda sommessa, ma per tenere alta la bandiera del vino italiano non sarebbe stato forse meglio scegliere come presidente del Comitato Grandi Cru il rappresentante di un’azienda, storica e prestigiosa, non sfiorata in alcun modo da scandali piuttosto che il membro di una dinastia del vino che (leggi qui e leggi ancora) in questi ultimi mesi, destino cinico e baro, finisce per trovarsi sempre nell’occhio del ciclone delle inchieste?
Mi piacerebbe sapere, anzi proverò a chiedere loro dopo il Vinitaly, cosa pensano aziende come Cà del Bosco, Ceretto, Ferrari, Marchesi di Gresy, Mastroberardino, Tenuta San Leonardo, Vietti, che fanno parte come soci fondatori del Comitato Grandi Cru, oppure soci ordinari come Cavallotto, Cordero di Montezemolo, Dei, Felsina, Il Poggione, Le Ragose, Tedeschi (per citare solo alcune aziende che conosco e stimo particolarmente) di questa scelta che, fatto salvo tutto il garantismo possibile nei confronti dell’uomo e dell’azienda Frescobaldi (che sono solamente state coinvolte in un’inchiesta e non sono state condannate), appare quantomeno singolare e non certo la scelta più felice possibile per l’immagine di questo Comitato la cui azione è “finalizzata alla tutela e alla valorizzazione dei vini italiani nel mondo”…

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27 Marzo 2008

“Non conformità” nei vigneti a Montalcino: colpa dei “cattivi maestri”?

In questa ridda di notizie, indiscrezioni, commenti, e scarse prese di posizione ufficiali (che per conoscerle bisogna andare sul sito degli amici…) del Consorzio, manca, stranamente, la voce di uno dei personaggi che più hanno avuto un peso, nel bene o piuttosto nel male, negli ultimi vent’anni della storia di Montalcino e del suo Brunello, ovvero il cavalier Ezio Rivella, mister “Syrah nel Barolo” (leggi e medita), già presidente di tante cose ed ex amministratore delegato e deus ex machina della Banfi.
In un suo libro, che sto finendo di leggere e che vi consiglio non di acquistare (i venti euro del prezzo penso li possiate spendere con più profitto in altro modo), ma di trovare comunque il modo di leggere (magari facendovelo prestare da una cavia disposta a comprarlo), intitolato, tanto per rendere un’idea del personaggio, Io e Brunello. Come portai Montalcino nel mondo (Baldini Castaldi Dalai editore – notizie anche su questo sito Internet dedicato) mister Rivella ci regala una riflessione che giro alla vostra attenzione.
Niente di speciale, solo un qualcosa che rende bene il brodo di coltura nel quale, grazie anche a “cattivi maestri” come il Cavaliere, ho potuto prendere piede e diffondersi una certa “filosofia” giustificazionista, secondo la quale, poche balle!, le aziende devono fare i vini richiesti dal mercato, dai “guru” e opinion leader della stampa, e non indulgere a ragionamenti sentimentali e passatisti sulla storia, l’identità dei vini, la tradizione da rispettare.
Tra le tante “perle” che Rivella ci regala in questo libro che sto leggendo con un sentimento tra l’ammirato (anche le cose che avverti come sideralmente lontane da te possono stupirti e indurti addirittura ad una particolare forma di “ammirazione”) e lo sdegnato (il libro ha rischiato più volte di finire in un immaginario camino ad alimentare il fuoco), una delle più “splendenti” è questa riflessione sulla figura dell’enologo.
Rivella, a pagina 252, scrive testualmente: “in primo luogo ci sono i tecnici, quelli che producono il vino e che quindi ne orientano la qualità. Il bravo enologo è colui che riesce meglio ad interpretare il gusto collettivo del consumatore. Non importa quindi che abbia un eccellente gusto personale, perché la sua migliore capacità è quella di capire ciò che il consumatore vuol trovare in una determinata tipologia di prodotto e di fornirlo, in termini di contenuti qualitativi, al vino immesso sul mercato”.
E più oltre: “oggi si producono vini decisamente migliori che nei tempi andati. Il motivo sta semplicemente nelle maggiori conoscenze scientifiche e nelle tecniche applicate al processo di fermentazione ed elaborazione dei vini”.
Una trentina di pagine prima, nel capitolo (XXIV) intitolato “Conservatorismo o sperimentazione?”, raccontandoci del progetto Banfi creato ex novo con i soldi dei fratelli Mariani (nonché delle banche) ed il lavoro, innegabilmente di ampia portata, di Rivella e dei suoi collaboratori, il Cavaliere già presidente del Comitato nazionale vini Doc (una presidenza nel corso della quale il Brachetto d’Acqui, del quale la branca piemontese della Banfi era leader assoluto di mercato, divenne Docg, come il Brunello, come il Barolo, il Barbaresco… ma anche come il Gavi…), dopo averci raccontato dell’intero lavoro di ricerca e selezione clonale sul Sangiovese (“un vigneto di 4 ettari nel quale furono innestati circa 180 cloni di Sangiovese provenienti in massima parte dall’area del Brunello, ma anche da altre parti della Toscana”), ci racconta un’altra cosa interessante. Che collocata in questo contesto sorprende e sconcerta non poco, perché il Cavaliere ha dimenticato di raccontarci in questo capitolo ed in questa parte del libro (il lettore poi ci arriverà più oltre, nel capitolo XXVI) la reale portata di questa sua affermazione.
Rivella ha difatti scritto: “la vastità del progetto presupponeva il ricorso ai cosiddetti vitigni internazionali, per verificare quali fra questi avrebbero dato i migliori risultati qualitativi nell’ambiente ecologico specifico. Allo scopo furono impiantati circa 12 ettari di vigneti sperimentali: in questi terreni si piantò un assortimento di una sessantina fra i vitigni maggiormente conosciuti e coltivati nel mondo. Questi campi sperimentali (che, nota bene, contenevano Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Pinot nero, Montepulciano d’Abruzzo, Syrah, oltre che Chardonnay, Sauvignon, Pinot grigio, ecc. – nota di Ziliani) sono stati coltivati per circa una ventina d’anni, poi sradicati e ripiantati perché i dati acquisiti erano da ritenersi ormai definitivi”.
Accidenti, vuoi vedere che qualche altro produttore di Montalcino, magari parlando con Rivella e sapendo quello che facevano alla Banfi (ricerca e sperimentazione ovviamente, studio di vitigni foresti per poi arrivare alla produzione di vini destinati alla Doc Sant’Antimo, che nacque nel 1996 nell’ambito di un’iniziativa volta ad elevare lo ’status’ dei sempre più numerosi “Supertuscans” di Montalcino.) è finito per piantare anche lui altre uve, non tenendole separate in altri vigneti, ma lasciandole promiscuamente nei vigneti iscritti all’Albo del Brunello e del Rosso?
Si spiegherebbe così, solo con una maldestra interpretazione del Rivella pensiero ed opere, quello che secondo il Consorzio e secondo il giustificazionista der Tufello, sarebbe accaduto a Montalcino, ovvero le “non conformità che hanno interessato solamente 17 ettari, pari ad una percentuale dell’1% dei vigneti controllati” ed il fatto che per il mal dell’esca, per altre questioni, in tali vigneti sono stati messi a dimora vitigni diversi dal sangiovese, utilizzati non per il Brunello, ma per altri vini, che sono regolarmente in produzione”. Quando si dicono i “cattivi maestri”…

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