
A volte, ultimamente (forse starò invecchiando o forse non ho ancora imparato a “stare al mondo”), sono portato a chiedermi se le parole abbiano lo stesso significato per tutti o se invece, grazie alla libera interpretazione del testo che la nostra ricchissima e duttile lingua italiana consente, possa accadere che una cosa che a me sembra bianca e alta possa apparire nera e bassa ad un’altra persona.
Insomma, è mai possibile che un intervento architettonico che a me appare invasivo, eccessivo, assolutamente ingiustificato, ben poco rispettoso del paesaggio circostante, aggressivo, possa invece essere giudicato da un collega, che non è un carneade qualsiasi, come “un segno tangibile (e fruibile) della passione per questa terra” da parte di chi quell’intervento ha voluto? Elemento scatenante di questo mio interrogativo, per andare al concreto, è stato il recente, ormai ultimato e prossimo all’inaugurazione (a fine ottobre) Boscareto resort (osservare con attenzione le foto, anche quelle comprese sul sito Internet) che la famiglia Dogliani, proprietaria dell’azienda vitivinicola Beni di Batasiolo (vigneti in La Morra, Monforte d’Alba, Barolo, Serralunga d’Alba, Bricco di Vergne), ha realizzato in Strada Roddino 21 in territorio di Serralunga d’Alba.
Cos’è il Boscareto resort? Semplice, come si può leggere sul sito Internet dedicato, un hotel cinque stelle (“38 camere e suites di lusso”) collocato in “una cornice di 32 ettari di vigneti, di sinuose colline, di borghi e di castelli medievali”, e costruito in maniera tale da dominare imponente con il suo corredo di Spa, (ormai non c’è grande albergo degno di questo nome che non abbia la sua bella Spa – centro benessere), ristorante, vineria, bar, centro congressi, sale meeting perfettamente attrezzate, “la splendida, omonima collina”.
Collina che per chi non lo sapesse, come ci ricorda Alessandro Masnaghetti nella sua indispensabile carta delle vigne e delle cantine di Serralunga d’Alba, pubblicata nella serie di cartine denominata I cru di Enogea (visita qui il sito Internet relativo) comprende “tutta quella parte di vigneti che dall’omonima cascina arrivano sino al confine con il Falletto. Vigneti che possono essere a loro volte divisi in due nuclei: quello più alto, di proprietà della Batasiolo, e con esposizioni a ovest da un lato e tra sud e sud ovest dall’altro, e quello invece più basso, caratterizzato da una lunga e sottile striscia di vigneti la cui esposizione oscilla in modo regolare attorno al sud-ovest”.

Un vigneto, il Boscareto, definito di “grande estensione”, posto tra 300 e 440 metri di altezza, con vitigni coltivati “nebbiolo in netta prevalenza, barbera e dolcetto per la restante parte”. Bene, proprio nel vigneto Boscareto Batasiolo possiede, come dichiara il sito aziendale, 13,50 ettari di Nebbiolo da Barolo, oltre a circa 18 ettari a Moscato d’Asti e una piccola estensione a Nebbiolo Langhe.
Come si legge, “situato ad oltre 400 metri di altitudine sopra il paese di Serralunga è caratterizzato sul versante Sud-Est da un terreno ricco di marne argillose dalle quali si ottengono vini ricchi di estratto, alcolici, profumati, e sul versante Sud-Ovest da infiltrazioni sabbiose che alleggerendo la struttura del terreno lo rendono più adatto alla produzione di vini bianchi profumati”. Eppure, in una situazione di vigneto ottimale, con una posizione che rende il Boscareto, confinante con i vigneti Francia e Badarina, facilmente avvistabile da ogni angolo, sia da Roddino che da Serralunga, per tacere della vista sconcertante che si ha dai Gavarini a Monforte d’Alba, la proprietà di Batasiolo ha deciso, ovviamente con il parere favorevole del Comune di Serralunga d’Alba (e si è trattato di una decisione che è stata fortemente contestata anche da amici, di analogo orientamento politico, del Sindaco Luis Cabases: un nome su tutti, quello di Maria Teresa Mascarello), di costruire un hotel che oggettivamente, comunque lo si osservi, da qualsiasi posizione (guardate le mie fotografie a corredo dei testi per farvi un’idea e meglio ancora, se siete in Langa salite a Serralunga e percorrete la strada che da lì conduce a Monforte d’Alba e poi ditemi cosa ne pensate), appare come un intervento invasivo, non certo in armonia con il paesaggio di colline, boschi e vigneti circostante.
Un intervento che introduce un elemento estraneo, per quanta attenzione possano aver posto i Dogliani e l’architetto autore del progetto a mascherare, con alberi alti, l’imponente ampia volumetria, e che costituisce un ennesimo episodio di quel non rispetto del paesaggio di Langa, di quella volontà umana di modellarlo secondo personali estri e interessi, che rappresenta uno degli elementi più scoraggianti per chiunque percorra, con occhi bene aperti e da innamorato, la sacra terra del Barolo.

Ma tornando all’interrogativo di partenza, come ha giudicato e cosa ha scritto a proposito di questa realtà che modifica sostanzialmente l’aspetto paesaggistico di quella che dovrebbe essere una zona da rispettare e tutelare con amore, il giornalista Paolo Massobrio?
Nella sua rubrica “In vino veritas” apparsa sul numero di ottobre della rivista Terre del vino edita dall’associazione Città del vino, nell’articolo intitolato “Cosa insegnano i vignaioli generosi”, così annota a proposito di una sua recente doppia visita a Serralunga d’Alba: “dopo aver scorto le insegne di cantine famose, di osterie e di ristoranti, dalla parte opposta, passato in linea diretta l’antico castello sotto il quale il grande Teo Cappellano faceva il Barolo Chinato, oggi svetta un resort a cinque stelle lusso che porta il nome di Boscareto.
C’è una spa aperta al pubblico, una piscina coperta, una vineria, un bar, un albergo, un ristorante con una squadra di chef che provengono da Vissani, Perbellini, Il Pescatore di Canneto sull’Oglio e Cracco. A quel punto – dopo aver visto quei letti grandi e quelle vetrate che davano sui vigneti – mi sono immedesimato nei desideri di un turista americano. E lì ho capito che, certi imprenditori, in questo caso i Dogliani, titolari dei Beni di Batasiolo, hanno fatto tutto questo per lasciare un segno tangibile (e fruibile) della loro passione per questa terra”.

Che si tratti di un “segno tangibile”, eccome, del loro passaggio, questo monumentale resort collocato nel cuore dei vigneti del Barolo di Serralunga d’Alba, non v’è dubbio.
Che realizzare in tal modo i “desideri di un turista americano” sia cosa buona e giusta (volevano fare vini per il gusto americano anche i pochi che anni orsono, premiati dalle guide, mettevano Cabernet, Merlot e Petit Verdot nei loro “Barolo” e “Barbaresco”, o quelli che hanno “taroccato” a Montalcino…) è tutto da dimostrare.
Ma siamo davvero certi, Paolo Massobrio, che tu ed io abbiamo osservato con lo stesso sguardo, e soprattutto la stessa mente e lo stesso cuore, quel gigantesco hotel tra le vigne?
E poi, ma siamo certi che non ci sia proprio un modo migliore, per un imprenditore veramente innamorato di questa terra, di dimostrarle la propria passione, il proprio attaccamento, che far calare l’ennesima colata di cemento, vetro e acciaio, visibile da ogni angolo, nel cuore delle vigne di Langa, per costruire una spa di gusto americano?
Voglio credere, perché so che sono ancora in tanti nella terra del Barolo a pensarlo, perché lo credevano e lo denunciavano (ricordate la loro solitaria azione, insieme a Beppe Rinaldi e a pochi altri, contro l’insediamento di Terre da Vino di fronte alla collina dei Cannubi a Barolo, mentre i capataz di Slow Food partecipavano tranquilli e senza battere ciglio alla cerimonia di inaugurazione?) quei “pericolosi “sovversivi” di Baldo Cappellano e Bartolo Mascarello, che ci sia un’altra via all’amore (sic!).
Una via, umana, buona, pulita e giusta, che non sia quella della cementificazione, seppur con l’alibi di attirare il turismo di alto livello e l’avallo della griffe dell’architetto di grido…

Scritto da Franco Ziliani alle 14:45, in Indignazioni, Interrogativi
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