Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Indiscrezioni'

5 Marzo 2008

Fine della wine story tra Bruno e Dante: the show must go on, ma che peccato!

Primo scoop per il neonato VinoWire: in questo post (leggi) si dà una bad news e si parla della fine di una lunga e felice… wine story tra un grande produttore di Neive (posso dirlo? il più grande uomo del vino di tutta la Langa) e un bravissimo enologo, persona seria, modesta, senza fronzoli, tutta sostanza e niente apparenza, cresciuto alla scuola di questo produttore, di cui è stato il braccio destro, il punto di riferimento tecnico, una specie di… figlio, per qualcosa come 16 anni.
Bruno (Giacosa) e Dante (Scaglione) finiscono il loro bellissimo sodalizio, e Dante saluta e prende un’altra strada intraprendendo l’attività di libero consulente.
Incredibile esito quello che prevede le dimissioni di una persona che tutti avremmo voluto continuare a reggere le sorti tecniche dell’azienda Bruno Giacosa,(sito) soprattutto dopo la malattia che ha colpito Bruno e condizionato giocoforza la sua presenza e la sua operatività al timone della cantina di Neive, dove ha assunto un peso sempre più importante la figlia Bruna. Brava, ma non dotata del carisma e della cultura del vino del padre.
Tutti i particolari, anche il nome del nuovo enologo che prenderà, da settimana prossima, il posto di Scaglione (Giorgio Lavagna in arrivo dalla Batasiolo), su VinoWire.com.
La lunga e bella partnership tra Bruno e Dante finisce, the show must go on, ma che peccato!

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29 Febbraio 2008

Un chiarimento importante: intervista con…

Settimana intensa questa che va concludendosi (ma per quelli come me che hanno girato all’inverosimile e devono recuperare parecchie cose da fare, con naturale appendice di scrittura anche sabato e domenica..).
Oltre al tentativo di riprendermi dopo la settimana delle Anteprime Toscane, mediante i vari articoli che sul sito Internet dell’A.I.S. (vedi), qui e altrove ho dedicato alle impressioni di degustazione e ai commenti, la settimana ha portato diversi interessanti trasferte di lavoro.
Martedì 26, come ho già raccontato (qui), a Modena per una bellissima Serata Barolo, ma nel pomeriggio, in transito da Bergamo verso la città della Ghirlandina, una sosta in Consorzio Franciacorta ad Erbusco, per un’interessante chiacchierata-intervista (che conto di pubblicare presto) con il presidente Ezio Maiolini. Non mi bastava però un incontro con il massimo responsabile del Consorzio della più importante zona spumantistica metodo classico italiana, questa settimana, giovedì 28, ho voluto anche suggellare uno “storico” incontro con un altro presidente di Consorzio con il quale, nel recente passato, sono stati fuochi e fiamme e polemiche al fulmicotone (mai dirette alla sua persona, ma alla sua funzione istituzionale) ma non ancora un diretto e salutare scambio di opinioni faccia a faccia.
Vi siete fatti un’idea, se siete lettori attenti di questo blog, di quale Presidente si tratti? In caso negativo voglio aiutarvi e dirvi che si tratta di un presidente-enologo (direttore tecnico dell’azienda di un celeberrimo e potente Gruppo Vinicolo italiano), e che la zona di produzione è la più settentrionale delle zone vinicole lombarde, una zona celebre anche per i suoi formaggi e per un salume purtroppo prodotto in larghissima parte con carne che arriva da molto lontano, nonché per vini che, nelle loro migliori espressioni, testimoniano anche in questa zona, l’assoluta grandezza del re dei vitigni italiani, il Nebbiolo.
Insomma, vi ho clamorosamente aiutato, anche senza fare ricorso alle parole magiche Bitto, Bresaola e Sassella che potrebbero essere altrettanti indizi per portarvi alla soluzione e aggiungo solo che il presidente-enologo in oggetto non è nativo del posto dove da tanti anni opera, ma trentino, e che nella cantina dove opera le “Cinque Stelle” (inteso come vino e non come giudizi generosamente elargiti dalle varie guide) sono di casa.
Avete dunque capito chi sia la persona di cui sto parlando (con la quale ieri mattina ho avuto un colloquio franco, illuminante e molto istruttivo, dove ognuno è restato delle proprie idee ma dove un accenno di possibile dialogo si è comunque aperto…) e siete curiosi di sapere cosa ci siamo detti e cosa mi ha dichiarato?
Bene, per ora, come in una sorta di svelamento a puntate, accontentatevi della sua foto (con la sua inconfondibile asciutta espressione da montanaro trentino splendidamente ambientato anche tra i vigneti terrazzati e la viticoltura di montagna), per leggere il testo dell’intervista, beh, pazientate ancora qualche giorno, il tempo di sbobinare l’intervista (debitamente registrata a scanso di equivoci e contestazioni) e di cucinarla a dovere.
Da parte mia sono molto soddisfatto di questo incontro e del chiarimento, schietto, senza ruffianerie, diretto, da una parte e dell’altra, che c’è stato tra noi. Era ora, in fondo, che ci parlassimo di persona e che sgombrassimo equivoci montati ad arte (con sottile arte speculatoria e rara ruffianeria) da qualche furbetto, in verità poi non tanto furbo…

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27 Febbraio 2008

Breaking (wine) news: arrivano i Rossi?

Non preoccupatevi, non ho fatto il salto della quaglia, non ho alcun intenzione di accogliere l’amichevole invito, fatto scherzosamente da lettori risolutamente di gauche come Marco Arturi e vignadelmar, di candidarmi con la Sinistra Arcobaleno, o con la Sinistra Democratica del ministro uscente Fabio Mussi e di Cesare Salvi.
Con tutto il rispetto per loro, per quel grande appassionato di vini rossi che è l’ex ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, per “cachemir” Fausto Bertinotti, per quell’interista tutto d’un pezzo che é Armando Cossutta, quando parlo di Rossi che arrivano non sto lanciando, nonostante la campagna elettorale in corso, nessun messaggio politico. Questo anche se ho detto e confermo che il mio voto il cavalier Ganassa ed i suoi sodali del cosiddetto centro “destra” se lo possono sognare.
Quando parlo di Rossi che arrivano non immagino guareschiane scene di cosacchi che si dirigono spargendo sangue morte e distruzione verso Piazza San Pietro, il Quirinale o Palazzo Chigi, né tantomeno a quel “rosso” all’acqua di rose e al profumo di sagrestia che è il leader del PD, Uolter, alias Valter Veltroni.
I Rossi che mi auguro arrivino copiosamente nelle cantine e soprattutto sulle tavole degli appassionati, in Italia e all’estero, provengono non da oltre cortina o da quel che resta delle Botteghe Oscure, ma molto più tranquillamente da Montalcino, e sono Rossi che riportano in etichetta la dicitura Rosso di Montalcino, annata 2006.
Come ho già annunciato, à la volée, nei giorni di Benvenuto Brunello, la vera grande attrattiva, il piatto più ricco proposto da Montalcino e dintorni non è rappresentato dal Brunello annata 2003, che lascia (salvo le debite eccezioni) piuttosto a desiderare, essendo espressione di un’annata particolarissima come quella torrida e tropicale che non potremo mai dimenticare, bensì dal Rosso di Montalcino della grande annata 2006.
I motivi di questa preferenza da accordare all’altro vino di Montalcino li ho spiegati, credo dettagliatamente e spero in maniera circostanziata e convincente in un ampio articolo (leggi qui) che ho pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
Arrivano i Rossi dunque, ma anche se non siete nostalgici della falce e martello e dell’ex Unione Sovietica, potete stare tranquilli ed esserne contenti!

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24 Febbraio 2008

Borgogno: Oscar Farinetti firma un “contratto” con gli amanti del Barolo

Si fanno davvero gli incontri più imprevedibili a Montalcino in quel caravanserraglio che è la tensostruttura che accoglie Benvenuto Brunello!
Oltre ad assistere al consueto assalto delle belle e giovani p.r. (ovviamente di aziende griffate) ai soliti giornalisti “griffati” (ovvero i potenti (?) recensori delle guide), al saluto deferente dell’enologo influente agli stessi curatori di guide e a qualche altro presunto opinion leader, alla transumanza, verso le 12.30, di quelli che vengono a Montalcino non tanto per degustare tutti i vini per ore (loro si limitano a selezionare una ristretta campionatura di vini delle aziende “che contano”, per poter poi ovviamente parlarne bene), ma per farsi un week end graditi ospiti, verso le aziende che non si può non trattare bene e blandire, e a tanti altri momenti da fiera delle vanità (quest’anno c’era un noto maturo personaggio girava firmando copie del suo inutilissimo libro), capita di avere delle sorprese.
E’ così capitato che m’imbattessi nel collaboratore di un notissimo e influente importatore di vini italiani negli States (che non sapevo fosse mio lettore) che dopo avermi salutato mi ha detto “ho proprio pensato a te quando ho letto questo”. E così dicendo mi mostrava un foglio, la stampa di una pagina del forum del sito Internet di Mr. Robert Parker (consultabile ovviamente solo dagli abbonati) dove parlando della recente vendita della storica azienda Borgogno al patron di Eataly Oscar Farinetti si ipotizzava che la direzione tecnica-enologica dell’azienda produttrice di Barolo classici in grado di bloccare il tempo fosse in procinto di passare nientemeno che ad un parvenu del Barolo, se così possiamo definirlo, ad un esponente dello stile novissimo (e ben poco rispettoso dell’eleganza del Nebbiolo) nel Barbaresco, ovverosia quello che io definisco tout court “il rinoceronte”, al secolo Rivetti Giorgio della Spinetta (sito).
In inglese quel forum pubblicava questo testo: “…At the beginning of the year Borgogno winery changed ownership. The prior owners, the Boschi family, sold Borgogno to a private investor, who owns several very successful running businesses (gourmet stores, brewery, a pasta producer, sparkling water, other wineries including Monterossa Sparkling Wine from Franciacorta, etc.). Although no longer owners, the Boschi brothers (Giorgio and Cesare) continue with their work at Borgogno, in the vineyards and in the cellar. Due to the strong friendship of the new owner and Mr. Giorgio Rivetti, partial owner and head winemaker of La Spinetta, La Spinetta now supports the winemaking as well as Borgogno’s export and marketing. The new owner is investing extensively into the cellar as well as into marketing. Within this year, Borgogno will have a new website as well as new print material. Communication will be improved. We will have a budget for promotional activities to support customers. And most important the quality of the wines will be even more outstanding. Investments in the cellar, as well as Giorgio Rivetti consulting Borgogno wine making, will secure highest quality. In addition the winery will only produce wine from estate grown fruit, focusing on Barolo, Barbera and Dolcetto…..
“.
Parlando di Rivetti ci si riferiva proprio a quel Rivetti, che recentemente ha subito in cantina un furto di vini (di cui parla splendidamente il mio amico e sodale Jeremy Parzen nel suo blog – leggi) furto che definire “misterioso” e dai risvolti oscuri è poco.
Letto questo testo, mi sono subito cominciate a girare le scatole. Ma come, mi sono detto, quando ci siamo incontrati a Eataly (leggi) Farinetti mi aveva assicurato che nulla sarebbe cambiato, se non in meglio, in Borgogno e poi mi chiama a rovinare i vini, a farli diventare tutt’altra cosa, proprio Rivetti?
Detto fatto, non sapendo se potessi disturbarlo chiamandolo al telefono (visto che lo sapevo impegnatissimo nelle fasi finali dell’acquisizione, in cordata con altri soggetti produttivi, nientemeno che della Fontanafredda di cui pare sarà il nuovo amministratore delegato) ho fatto partire un sms all’indirizzo di mr. Eataly chiedendogli papale papale di farmi capire che ruolo avesse “il rinoceronte” in Borgogno e se davvero fosse così pazzo e suicida da fargli rovinare i vini.
La risposta, un piccolo scoop che Vino al Vino offre ai propri lettori, è un sms, che smentisce quanto apparso sul forum di Bob Parker e che così testualmente recita: “Borgogno non ha bisogno di nessun cambiamento in cantina. Quanto a Rivetti nessun ruolo interno. Ci darà una mano sulle vendite export. Ecco il piano industriale di Borgogno. Azienda agricola: nessun cambiamento; cantina e vinificazione: nessun cambiamento; Catalogo: eliminazione dei vini non prodotti internamente; uscita Barolo: base a 5 anni, classico e Liste a 10 anni; annate storiche: contingentate con programma annuale; distribuzione Italia: classica; distribuzione estero: rete distributori seguiti dalla Spinetta. Borgogno continuerà per sempre a produrre secondo metodo classico”.
Così parlò, con un doppio sms inviatomi nel pomeriggio del 23 febbraio 2008, Oscar Farinetti.
Prendo atto (ovviamente con favore) e pubblicamente di questi impegni, consegnandoli, a futura memoria, all’attenzione di ogni appassionato dabbene del Barolo. Quello vero, quello che ti fa sognare e che con lo “stile” del rinoceronte non ha davvero niente a che spartire.

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14 Febbraio 2008

Scoperto il misterioso sceneggiatore di C.S.I. New York: Angelo Gaja…

Clamoroso in tv! Dalla visione dell’episodio di questa sera dell’imperdibile, almeno per me che ne sono un convinto fan, della serie televisiva C.S.I. New York, spin off, come C.S.I. Miami (ne parlerò presto perché ognuno ha le sue debolezze), dell’originario C.S.I., quello con il guru e maestro di vita Gil Grissom, ambientato a Las Vegas, si evince, notare il termine da verbale di polizia, che un notissimo, anzi, mitico produttore italiano farebbe parte del cast degli autori delle sceneggiature.
Non sappiamo se questa scelta appaia anche nella versione originale americana, o solo in quella italiana (vedi) cui ho assistito, ma gli indizi che Quel produttore sia coinvolto sono schiaccianti. Quasi una pistola fumante.
Nell’episodio di stasera (A daze of wine and roaches) si indagava sull’omicidio di uno chef stellato avvenuto nella cantina del suo ristorante a New York. Giunta sulla crime scene, sulla scena del crimine, l’équipe di investigatori guidata dal tenente Mac Taylor, si aggirava tra le bottiglie di prezioso (in tutti i sensi) nettare di Bacco.
Danny Messer, uno degli agenti della scientifica ha esclamato: “guarda, Château Mouton Rothschild” e poi “ci sono anche bottiglie di Montrachet e di Barbaresco!”.
Come non pensare che dietro alla scelta di citare come terzo blasonatissimo vino in questa triade di grandi nientemeno che il Barbaresco (invece che il Barolo, oppure il Brunello di Montalcino, oppure, scelta che sarebbe stata più prevedibile, il Sassicaia), ci sia la longa manus, come sceneggiatore e ghost writer, come consulente enologico, come ispiratore e Leggendario Uomo del Vino Italiano, del Giove Tonante dell’Enologia Italiana (come l’ha ribattezzato Vignadelmar), alias Angelo Gaja from Barbaresco?
Signori dell’Enoteca del Barbaresco (che molte volte dimostrate di non correre assolutamente alla velocità e con l’acume di “le roi”) cosa aspettate, ovviamente augurandogli ancora cent’anni di vita, a fare un monumento all’Angelo del Barbaresco (e del Langhe Nebbiolo)?

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7 Febbraio 2008

Il Franciacorta Docg sorpassa il Trento Doc

Clamoroso ad Erbusco e dintorni! Per la prima volta la Franciacorta, la celebre zona di produzione bresciana, nata meno di cinquant’anni fa dall’intuizione di un geniale enologo poi diventato grande imprenditore che si chiama… Franco Ziliani, mette la freccia e con una manovra tranquilla e sicura con le sue bollicine Franciacorta Docg supera il Trento Doc, diventando la zona leader nella produzione di spumanti metodo classico.
I numeri, resi noti da poco in Trentino, parlano chiaramente: 8,3 milioni di bottiglie, dati vendita 2007, per il Franciacorta Docg, 7,9 milioni di bottiglie per il Trento Doc.
Entrambe le capitali italiane del “metodo champenois” hanno fatto un passo in avanti nel corso degli ultimi 12 mesi, ma il Trento Doc di soli 360 mila pezzi, mentre il Franciacorta Docg ha aumentato produzione e vendita di qualcosa come un solido milione di bottiglie. L’exploit franciacortino è ancora più significativo se si considera che nel 2002 la produzione non superava i tre milioni di bottiglie, e che nell’arco di un solo lustro la progressione è stata di 5 milioni trecentomila pezzi. In soldoni quasi l’equivalente dell’intera produzione di quelli che restano i due colossi delle bollicine metodo classico italiane, ovvero la trentina Ferrari e la Guido Berlucchi che sebbene con sede in Franciacorta produce i propri spumanti con uve provenienti da almeno tre zone vinicole diverse.
Questo clamoroso sorpasso se da un lato ha fatto gioire e stappare Champagne, pardon, Franciacorta, ai franciacortini, ha causato una serie di pesanti polemiche nella terra del Concilio di Trento, dove questo scivolare al secondo posto nella speciale classifica degli emuli del méthode champenoise in Italia, ha spinto molti osservatori ad interrogarsi sul funzionamento del “sistema” produttivo trentino e ha messo a nudo la staticità e la carenza di dinamismo e di crescita del Trento Doc.
Mentre in Franciacorta il balzo in avanti avviene all’insegna del dinamismo, con sempre nuovi soggetti produttivi (una dozzina nati nel solo 2007) che emergono ogni anno (con investitori che arrivano da fuori zona, con un caso clamoroso di cui parlerò entro la fine di questa settimana) con un Consorzio che si pone come il centro motore di iniziative che tendono ad un miglioramento e ad una crescita controllata della produzione nonché, e non potrebbe essere diversamente, alla conquista di nuovi spazi di mercato in Italia (e ancora con numeri molto piccoli all’estero), il panorama trentino è sostanzialmente congelato, immobile, quasi fossilizzato.
Un grande marchio forte, Ferrari, che rappresenta, ma “cannibalizza” implicitamente oltre il 60% del Trento Doc, un paio di altre realtà produttive importanti, le cooperative Cavit e Mezzacorona, che al metodo classico, i numeri lo testimoniano, non dimostrano di credere più di tanto visto che le produzioni non raggiungono il milione e mezzo di pezzi a testa, quindi altre realtà di buona notorietà come la Cesarini Sforza, e poi una serie di piccole aziende (vedi qui l’elenco) la cui notorietà ed il raggio distributivo rimane in ambito trentino.
Nonostante reiterati proclami, grandi programmi, (ad esempio l’annuncio di qualche anno fa, rimasto clamorosamente un annuncio e basta, fatto dall’a.d. dell’epoca che aveva assicurato che le cantine Rotari Mezzacorona sarebbero diventate leader del mercato del metodo classico e di superare i cinque milioni di bottiglie prodotte: sono ancora meno di un milione e mezzo e al posto del Rizzoli padre c’è ora il figlio…), assicurazioni, anche da parte del presidente dell’Istituto Trento Doc Mauro Lunelli, che “dalle attuali 8 milioni di bottiglie il Trento Doc potrebbe arrivare a quota 30 milioni destinando al Trento Doc le quantità ora destinate a produrre vino sfuso e Chardonnay fermo”, le oggettive potenzialità produttive permangono inesplorate.
Restano sostanzialmente sottoutilizzati gli impianti produttivi (i tre spumantifici) disponibili, costruiti con largo uso di denaro pubblico, il marchio non è forte come il marchio Franciacorta. E succede anche, fonte Corriere del Trentino corriere-27-gen-eco.pdf, che a tutt’oggi ben poche aziende spumantistiche trentine abbiano scelto di utilizzare il nuovo marchio Trento Doc nonostante il recente costosissimo restyling (un milione di euro investiti).
Marco Lunelli, amministratore delegato delle Cantine Ferrari di Trento, si è sforzato di “sdrammatizzare” la portata di questo drammatico sorpasso subito da parte della Franciacorta, commentando che “già nel 2007 sono state poste le basi per incrementare i numeri produttivi e che le case trentine hanno incantinato un maggiore quantitativo di uva in modo da poter produrre fra almeno tre anni il 30% in più di bottiglie, raggiungendo quota 10 milioni”.
In Franciacorta, però, non si accontentano del sorpasso e intendono consolidare la loro posizione di leader delle bollicine metodo classico, e parlano di tagliare nel giro di qualche vendemmia il traguardo dei 12 milioni di bottiglie.
Matteo Lunelli ricorda che il Trento Doc è “la prima Doc nata per il metodo classico”, che il Trentino è “il territorio più vocato e l’estensione dei vigneti è di gran lunga superiore a quella della Franciacorta”, ma le sue suonano più come parole pronunciate per rassicurare se stessi e calmare le polemiche sorte in Trentino che come impegni precisi di riscossa. Lunelli dice che “il futuro – del metodo classico italiano - è con noi, non ho dubbi”, ma il presente, quello fotografato dai dati di fine 2007, è con la Franciacorta, piaccia o non piaccia ai trentini.

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6 Febbraio 2008

Joint venture in Alto Adige tra le Cantine produttori di Terlano e Andriano

Considerate le posizioni che ultimamente ho assunto sulla questione Alto Adige / Süd Tirol una reazione istintiva di fronte a questa notizia mi porterebbe a dire, bene, che le Cantine Produttori X e Y facciano quello che vogliono, che la questione non mi riguarda. Trattandosi però della Cantina che storicamente io ritengo la numero uno, soprattutto nella produzione di vini bianchi, di questa magnifica regione, ovvero di quella Kellereigenossenschaft di Terlano che quarant’anni di magistero di kellermeister di Herr Sebastian Stocker hanno consegnato alla storia del vino, penso che la notizia di un “Futuro comune per Terlano e Andriano”, così recita il titolo del comunicato stampa, meriti un pizzico di attenzione.
Non si parla di una fusione vera e propria, bensì di quella che in lingua inglese definiremmo una joint venture, ovverosia di “un futuro unico grande interlocutore nella zona classica dei vini DOC di Terlano”.
Walter Eisendle e Klaus Gasser, rispettivamente amministratore delegato e responsabile marketing e vendite della Cantina di Terlano, hanno così annunciato la “collaborazione strategica” che “in virtù dell’importanza di una collaborazione, ha portato a fine 2007 le assemblee plenarie della Cantina di Terlano e della Cantina di Andriano a decidere di unire le proprie forze in un unico comparto di produzione, con effetto giuridico a decorrere dal 1 settembre 2008.
Cosa ne sarà dei rispettivi marchi? Le due Cantine Produttori, Terlano e Andriano, “manterranno il proprio nome anche in futuro e predisporranno una gestione autonoma dei vigneti. In tal modo si riuscirà ad evidenziare ancor di più il carattere distintivo di due zone che si contraddistinguono per caratteristiche territoriali specifiche”.
Obiettivo strategico dell’accordo tra le due Cantine è “riuscire a produrre ad Andriano dei vini espressivi e con una certa complessità e mantenere bassa la resa, come è oramai pratica consolidata nella Cantina di Terlano”.
L’unica cosa che cambierà veramente sarà la struttura produttiva, con consegne e immagazzinamento in cantina che “avverranno anche in futuro nella Cantina di Terlano in cui, peraltro, per l’estate 2008 è prevista l’ultimazione dei lavori di ampliamento”.
Eisendle e Gasser sono dell’avviso che “grazie alle positive sinergie risultanti nei settori della produzione, della commercializzazione e dell’amministrazione sarà possibile ottenere significativi vantaggi, sia qualitativi che economici. Nel frattempo si inizierà a preparare il terreno per la tutela della qualità, per il rinnovamento varietale e verranno dati suggerimenti specifici per quanto riguarda la produzione. Successivamente, a partire da febbraio 2009 debutteranno sul mercato i primi vini di Andriano che porteranno la firma dell’enologo di Terlano, Rudi Kofler, e che si presenteranno in una veste tutta nuova”.
Va ricordato infine che le due Cantine contano su più di 200 membri (127 della Cantina di Terlano e 96 della Cantina di Andriano) e che le aziende coltivano circa 220 ettari di terreni adibiti a vigneti, cioè una gran parte della zona classica dei vini DOC di Terlano. La nuova cantina, di conseguenza, trasformerà circa 20 mila quintali di uva. Le superfici vinicole, viene affermato, “si differenziano nel terroir, ma presentano ottime possibilità per la creazione di sinergie per quanto riguarda la viticoltura di qualità e la successiva lavorazione in cantina”. Vedremo dunque cosa porterà questa joint venture la cui responsabilità tecnica tocca all’enologo della Cantina di Terlano Rudi Kofler.

 

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Blitz in Langa ma anche nella città dei gianduiotti: con quale obiettivo?

Tra una trasferta e l’altra londinese (lunedì 11 febbraio ho 35 Franciacorta Docg che aspettano me, Tom Stevenson, alias mr. Wine Reportvedi - che finalmente conoscerò di persona, e la wine writer Margaret Rand, per un nuovo blind wine tasting targato The World of Fine Wine (sito Internet) e prima di partire per la lunga settimana delle anteprime toscane (programma qui) alla fine riesco, se Bacco vuole, avevo proprio una “crisi di lontananza”, a ritornare dopo alcuni mesi nella mia amatissima terra di Langa.
E’ solo un breve blitz, in quel di Verduno (foto sopra), per una duplice degustazione verticale, che attendo con grande interesse, che gli amici del Castello di Verduno - sito - Gabriella Burlotto e Franco Bianco, nonché il cantiniere Mario Andrion, mi hanno confezionato su misura proponendomi una carrellata attraverso alcune annate del loro squillante Barbaresco Rabajà (che come ricorderete mi piacque moltissimo – leggi – nel corso dell’ormai celebre degustazione londinese del 13 dicembre) nonché del Barolo di uno dei cru “del mio privilegio”, ovvero il Monvigliero.
Avrò poi il tempo di vedere alcuni amici e amiche – in incontri di lavoro – ad Alba e forse di fare un blitz, il tempo di un saluto à la volée in qualche cantina tra Castiglione Falletto, ancora Verduno e dintorni, e di una serata con un caro amico produttore, e questa (purtroppo breve) trasferta langhetta avrà, mercoledì 6, un prologo.
Cosa andrà mai a fare il sottoscritto in una città, diciamo sabauda, nota per i gianduiotti, per la sua Mole e purtroppo per una squadra di calcio zebrata che come direbbe Mughini “aborro”, nonché per una giustamente celebrata per il suo celeberrimo e indomito “orgoglio… granata”?
Dove andrò mai in visita e chi sarà mai ad accompagnarmi in una perlustrazione più volte annunciata, lungamente attesa ed infine messa in cantiere?
Per aiutarvi posso dire che il luogo, ovviamente un grande food and wine market, è uno dei più celebrati, raccontati e discussi in tutta la blogosfera e che il mio “Virgilio” sarà un quasi coetaneo con baffi, non molti capelli ed una crescente tendenza, ultimamente, ad investire gli ingenti capitali di cui (beato lui) dispone oltre che in una nota università di scienze gastronomiche pollentiane, in aziende vinicole piemontesi o di quella Lombardia con le bollicine nota come Franciacorta (oh yes!).
Non è difficile indovinare chi possa essere questo personaggio da… oscar e dove il sottoscritto, quando leggerete questo post, sarà approdato ospite annunciato e non molto in incognito…
Venerdì, al ritorno, qualche foto per testimoniare l’incontro ed il racconto di quel che avrò visto e sentito…

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2 Gennaio 2008

A volte ritornano: Mario Ercolino ancora alla Feudi di San Gregorio

Incredibile al Partenio (inteso come lo stadio di Avellino)! A poco più di un anno dalla notizia, che avevamo dato e commentato anche qui (leggi), senza maramaldeggiare ma compiacendoci, della fine della discussa, controversa era Ercolino alla testa della casa vinicola irpina Feudi di San Gregorio, apprendiamo, con sorpresa e preoccupazione che, come scrive l’informatissimo sito Internet di Luciano Pignataro (leggi), l’enologo Mario Ercolino è tornato alla Feudi di San Gregorio, l’azienda di famiglia dove ha iniziato la carriera e da cui è uscito qualche anno fa - leggi . Il suo non è però un rapporto esclusivo, infatti continua a seguire, oltre la sua Vinosia con il fratello Luciano, anche le altre cantine di cui è consulente, ma di collaborazione specifica su alcuni progetti”.
Ercolino, l’uomo del Patrimo (leggi) e di altre geniali e dispendiose pensate, ha confermato la notizia affermando “riprendo con piacere un rapporto di collaborazione su alcune cose specifiche di cui stiamo definendo le modalità. Feudi ha solidi progetti di rafforzamento e consolidamento non solo in Campania, ma anche in Basilicata e in Puglia dove è già presente”.
Non ho parole, ma osservando che é proprio vero che… a volte ritornano, anche sul “luogo del delitto”, dico solo questo: ma come si fa, una volta spento faticosamente un incendio, a chiamare a lavorare alla ricostruzione proprio uno di quelli che avevano contribuito ad appiccare il fuoco?
Dottor Marco Gallone, amministratore delegato con tanti progetti e tanta voglia di fare bene – e cambiare radicalmente le cose rispetto al passato – alla Feudi, ci aiuti a capire questa stravagante notizia!…

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8 Dicembre 2007

Se vi piace, chiamatelo Oscar: Monsù Farinetti batte ancora un colpo

Il sabato, anche se festivo o da ponte di Sant’Ambroeus come questo, è proprio il mio giorno da Oscar! Tranquilli, non mi hanno (ancora) premiato per qualche interpretazione e non ho deciso di darmi al cinema piuttosto che all’ippica come qualcuno mi ha suggerito. Molto più semplicemente, così com’è accaduto anche sabato scorso, anche oggi mi si è materializzato all’improvviso il Farinetti.
Questa volta non con un intervento su questo blog, a commentare, come un normale lettore, la notizia, (leggi) da me data in anteprima (anche se qualche distratto - vedi - ha fatto finta di non sapere) del suo acquisto, sto parlando del patron di Eataly, della celebre e storica azienda Giacomo Borgogno di Barolo.
Questa volta Oscar F. mi ha ancora una volta favorevolmente stupito (prego gli stupidotti che hanno affermato che in questo modo accetto anch’io la logica dei tarallucci e vino di scatenarsi e di reiterare pure le loro inutili sciocchezze) manifestandosi via voce questa mattina con una telefonata dove, bando alle ciance, mi ha detto “allora Ziliani quando ci incontriamo?”.
Devo confessare, per onestà intellettuale, che stavo giusto chiedendomi che fine avesse fatto Oscar e se il suo intervento sul blog dove mi diceva testualmente “Spero di conoscerla. Magari davanti ad una fetta di salame, incominciamo a discutere da qui” non fosse stato solo un brillantissimo modo di fare bella figura e di mostrarsi come un imprenditore illuminato dal volto umano.
Honny soit qui mail y pense! Detto fatto O.F., grazie ai suoi potenti mezzi e ad una tecnologia post Unieuro, ha letto nei miei malfidati pensieri e addirittura da un numero di cellulare riconoscibile e memorizzabile mi ha subito chiamato per fugare perplessità e arrière pensées e dare seguito alle promesse fatte via blog.
Vorrei accompagnarla in visita ad Eataly” mi ha detto – anche se forse sarebbe meglio che la mia prima volta al maxi enogastrostore torinese avvenisse in totale solitudine o accompagnato al massimo da qualche fidato lettore della “colonna” torinese – con una semplicità ed un modo diretto di comunicare, da imprenditore che sa quello che vuole ed è abituato a trattare con i Grandi Papaveri della Coop, con il lider maximo di Slow Food, con Sindaci e Governatori (non solo della Chiocciola) che mi è decisamente piaciuto.
Per questo motivo, sperando, se possibile prima di Natale ma non settimana prossima - che per me tra impegni di scrittura e una trasferta di due giorni a Londra (Barbaresco 2004 wine tasting da me organizzato con gli amici di The World of Fine Wine - sito Internet - con forse anche un’appendice Franciacorta-Prosecco) sarà un vero tour de force – di poter accogliere il suo invito e di incontrarci, a Torino o altrove.
Dato il feeling, ovverosia il parlarci chiaro senza nasconderci dietro ad un dito, che si è stabilito tra noi, voglio dedicare ad Oscar, sostenitore dell’assioma secondo il quale “non c’è altra strada che il marketing della verità” un ricordo spero divertente. Visto che siamo quasi coetanei, lui del 1954 (leggi) io del 1956, sono certo che Farinetti, che di televisione se n’intende di sicuro visto che ne ha vendute a carrettate, ricorderà un celebre Oscar televisivo.
Parlo, anche se è finito nel dimenticatoio delle mille cose della televisione commerciale più ruspante ed emergente, di
Oscar, il Super Telegattone, presenza fissa del programma musicale SuperClassifica Show che dal 1981 al 1985 è andato in onda ogni domenica all’ora di pranzo su Canale 5.
Oscar ballava sull’immagine delle rotative di TV Sorrisi e Canzoni mentre annunciava le new entry. La voce ufficiale di questa classifica settimanale era quella del Dj Super X, un volto ottenuto con una palla da discoteca con cuffie e microfono, mentre in studio il conduttore era (do you remember? leggi) Maurizio Seymandi che ostentando un clamoroso evidente parrucchino si occupava delle interviste o di presentare video e curiosità.
Con la voce del celebre imitatore Franco Rosi (sito) Oscar cantava una famosissima sigla il cui testo (ineffabile) si chiudeva con la frase “Se vi piace chiamatemi Oscar” (leggi e ascolta).
Con “quei baffi all’insù ù ù ù ù”, come diceva la canzone, e con quel suo modo sornione e pelpato di fare Farinetti non è forse il Super Telegattone dell’odierno panorama enogastronomico italico? Allora se vi piace chiamatelo Oscar!

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