Clamoroso ad Erbusco e dintorni! Per la prima volta la Franciacorta, la celebre zona di produzione bresciana, nata meno di cinquant’anni fa dall’intuizione di un geniale enologo poi diventato grande imprenditore che si chiama… Franco Ziliani, mette la freccia e con una manovra tranquilla e sicura con le sue bollicine Franciacorta Docg supera il Trento Doc, diventando la zona leader nella produzione di spumanti metodo classico.
I numeri, resi noti da poco in Trentino, parlano chiaramente: 8,3 milioni di bottiglie, dati vendita 2007, per il Franciacorta Docg, 7,9 milioni di bottiglie per il Trento Doc.
Entrambe le capitali italiane del “metodo champenois” hanno fatto un passo in avanti nel corso degli ultimi 12 mesi, ma il Trento Doc di soli 360 mila pezzi, mentre il Franciacorta Docg ha aumentato produzione e vendita di qualcosa come un solido milione di bottiglie. L’exploit franciacortino è ancora più significativo se si considera che nel 2002 la produzione non superava i tre milioni di bottiglie, e che nell’arco di un solo lustro la progressione è stata di 5 milioni trecentomila pezzi. In soldoni quasi l’equivalente dell’intera produzione di quelli che restano i due colossi delle bollicine metodo classico italiane, ovvero la trentina Ferrari e la Guido Berlucchi che sebbene con sede in Franciacorta produce i propri spumanti con uve provenienti da almeno tre zone vinicole diverse.
Questo clamoroso sorpasso se da un lato ha fatto gioire e stappare Champagne, pardon, Franciacorta, ai franciacortini, ha causato una serie di pesanti polemiche nella terra del Concilio di Trento, dove questo scivolare al secondo posto nella speciale classifica degli emuli del méthode champenoise in Italia, ha spinto molti osservatori ad interrogarsi sul funzionamento del “sistema” produttivo trentino e ha messo a nudo la staticità e la carenza di dinamismo e di crescita del Trento Doc.
Mentre in Franciacorta il balzo in avanti avviene all’insegna del dinamismo, con sempre nuovi soggetti produttivi (una dozzina nati nel solo 2007) che emergono ogni anno (con investitori che arrivano da fuori zona, con un caso clamoroso di cui parlerò entro la fine di questa settimana) con un Consorzio che si pone come il centro motore di iniziative che tendono ad un miglioramento e ad una crescita controllata della produzione nonché, e non potrebbe essere diversamente, alla conquista di nuovi spazi di mercato in Italia (e ancora con numeri molto piccoli all’estero), il panorama trentino è sostanzialmente congelato, immobile, quasi fossilizzato.
Un grande marchio forte, Ferrari, che rappresenta, ma “cannibalizza” implicitamente oltre il 60% del Trento Doc, un paio di altre realtà produttive importanti, le cooperative Cavit e Mezzacorona, che al metodo classico, i numeri lo testimoniano, non dimostrano di credere più di tanto visto che le produzioni non raggiungono il milione e mezzo di pezzi a testa, quindi altre realtà di buona notorietà come la Cesarini Sforza, e poi una serie di piccole aziende (vedi qui l’elenco) la cui notorietà ed il raggio distributivo rimane in ambito trentino.
Nonostante reiterati proclami, grandi programmi, (ad esempio l’annuncio di qualche anno fa, rimasto clamorosamente un annuncio e basta, fatto dall’a.d. dell’epoca che aveva assicurato che le cantine Rotari Mezzacorona sarebbero diventate leader del mercato del metodo classico e di superare i cinque milioni di bottiglie prodotte: sono ancora meno di un milione e mezzo e al posto del Rizzoli padre c’è ora il figlio…), assicurazioni, anche da parte del presidente dell’Istituto Trento Doc Mauro Lunelli, che “dalle attuali 8 milioni di bottiglie il Trento Doc potrebbe arrivare a quota 30 milioni destinando al Trento Doc le quantità ora destinate a produrre vino sfuso e Chardonnay fermo”, le oggettive potenzialità produttive permangono inesplorate.
Restano sostanzialmente sottoutilizzati gli impianti produttivi (i tre spumantifici) disponibili, costruiti con largo uso di denaro pubblico, il marchio non è forte come il marchio Franciacorta. E succede anche, fonte Corriere del Trentino corriere-27-gen-eco.pdf, che a tutt’oggi ben poche aziende spumantistiche trentine abbiano scelto di utilizzare il nuovo marchio Trento Doc nonostante il recente costosissimo restyling (un milione di euro investiti).
Marco Lunelli, amministratore delegato delle Cantine Ferrari di Trento, si è sforzato di “sdrammatizzare” la portata di questo drammatico sorpasso subito da parte della Franciacorta, commentando che “già nel 2007 sono state poste le basi per incrementare i numeri produttivi e che le case trentine hanno incantinato un maggiore quantitativo di uva in modo da poter produrre fra almeno tre anni il 30% in più di bottiglie, raggiungendo quota 10 milioni”.
In Franciacorta, però, non si accontentano del sorpasso e intendono consolidare la loro posizione di leader delle bollicine metodo classico, e parlano di tagliare nel giro di qualche vendemmia il traguardo dei 12 milioni di bottiglie.
Matteo Lunelli ricorda che il Trento Doc è “la prima Doc nata per il metodo classico”, che il Trentino è “il territorio più vocato e l’estensione dei vigneti è di gran lunga superiore a quella della Franciacorta”, ma le sue suonano più come parole pronunciate per rassicurare se stessi e calmare le polemiche sorte in Trentino che come impegni precisi di riscossa. Lunelli dice che “il futuro – del metodo classico italiano - è con noi, non ho dubbi”, ma il presente, quello fotografato dai dati di fine 2007, è con la Franciacorta, piaccia o non piaccia ai trentini.
Scritto da Franco Ziliani alle 0:12, in Indiscrezioni
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