Vino al vino

Archivio della Categoria 'Indiscrezioni'

29 novembre 2011

Clamorose novità alle viste in un celeberrimo borgo del vino italiano?

Novità clamorose alle porte in uno dei più noti borghi del vino italiani?
A dare ascolto ai rumors e ai boatos che si ripetono da qualche tempo e che negli ultimi giorni sono arrivati alle mie orecchie molto attente da parte di diverse persone solitamente bene informate e degne della massima considerazione, in questo noto borgo vinicolo, capitale di uno dei vini italiani in assoluto più famosi, idolatrati e discussi, si annuncia come imminente, oppure si sarebbe addirittura già perfezionata la vendita, a colpi di milioni e milioni di euro, tanti tanti soldi, di una delle aziende simbolo di questo borgo e della sua Docg.
Due le ipotesi che mi sono state fatte.
La prima che l’azienda XY sia stata venduta (magari anche solo il 51%) ad un notissimo imprenditore e uomo d’affari straniero, creatore di fondi d’investimento e di molteplici e a volte discusse iniziative, un personaggio su cui sono stati scritti fiumi di parole, e che non si capisce bene che interesse avrebbe ad entrare, nel 2011!, nel mondo del vino.

La seconda ipotesi, non meno suggestiva, prevede che la celebre azienda XY sia stata venduta ad un’azienda vinicola straniera, e non ad una statunitense tipo Costellation Brands, ma ad un’altra, grande ma non grandissima, leader in uno dei Paesi più vivaci del Nuovo Mondo, azienda decisamente export oriented che, forse, avrebbe interesse a diversificare i propri investimenti anche in Italia. O meglio in quella celebre regione del Centro Italia dove ha sede l’azienda XY.
Saranno sicuramente solo voci, notizie incontrollate, eno-gossip come direbbe qualcuno, ma perché mai, se non ci fosse un fondo di verità, e se davvero NON fosse tutta una “balla”, queste voci “dal sen fuggite” continuerebbero a circolare, ad arrivare alle mie come alle altrui orecchie?
Io, per non sapere se leggere né scrivere, intanto registro la “notizia”, poi se sia vera oppure no lo scopriremo, come avrebbe detto il buon Lucio Battisti, “solo vivendo”…

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N.B.

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anche Lemillebolleblog, qui

 

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3 settembre 2011

Novità da Montalcino: al presidente Rivella piace suonare il trombone, ma con la sordina…

Novità anche questo pomeriggio da Montalcino.
Anche se è sabato al Consorzio del Brunello non dormono e hanno inviato, a firma del Presidente cavalier Ezio Rivella, una nuova lettera ai soci, con oggetto, mi dicono, io la lettera non l’ho letta, “Assemblea del 7 settembre prossimo”, articolata in cinque punti.
Da quello che si evince, così mi hanno raccontato, dalla lettera ai soci, il Consorzio non ha alcuna intenzione di accogliere l’invito di Francesco Illy (fatto proprio da circa un centinaio di soci) a rimandare l’assemblea. Anche per evitare quella che lui definisce “una trappola”.
Mi sarebbe piaciuto, come ho sempre fatto, ricevendole regolarmente da svariati produttori, per completezza dell’informazione e per alimentare un trasparente dibattito su quanto sta accadendo e si annuncia, pubblicare anche il testo di questa nuova lettera agli associati.
Ho deciso, per il momento, di non farlo, perché la lettera, come mi hanno letto al telefono, contiene in fondo la seguente testuale avvertenza, che spero di riportare bene avendo preso appunti durante le telefonate ricevute:
“Le informazioni contenute nel presente documento e negli allegati sono riservate al destinatario indicato.
A chi legge il presente avviso, se non è l’effettivo destinatario, o un dipendente, o la persona responsabile della consegna della comunicazione, si notifica che è proibito qualsiasi uso, copia, distribuzione o divulgazione di quanto in esso contenuto AI SENSI DELL’ART.16 CODICE PENALE E DI QUANTO STABILISCE LA LEGGE SULLA TUTELA DEI DATI PERSONALI.
Se questa comunicazione Vi è pervenuta per errore Vi preghiamo di informarci immediatamente. Il contenuto del presente documento e degli allegati NON VA LETTO MA DISTRUTTO”.

Visto e considerato che già in passato ho sfiorato (eufemismo) noie di carattere legale con aziende di Montalcino per quanto pubblicato sul mio blog e non avendo intenzione di finanziare il Consorzio, in attesa di consultarmi lunedì con il mio avvocato, (devo solo scegliere tra Perry Mason e l’avvocato Taormina…) mi astengo, prendendo atto, come viene annunciato, che l’assemblea si terrà regolarmente all’ora e nel luogo previsti, di una clamorosa novità.
Il presidente Rivella ed i consiglieri del Consorzio hanno deciso di darsi al jazz, di mettere su una jazz band, e hanno scelto di suonare esclusivamente tromboni e trombe, ma con sordina, o wa-wa.

E chissà mai che non abbiano in animo di fare una sorpresa ai soci del Consorzio, in occasione dell’assemblea del 7, presentando in anteprima assoluta la prima esecuzione della suite per tromboni e tromba (con sordina) dal titolo “Della completezza dell’informazione”. Sottotitolo, “trasparenza, questa sconosciuta”…

p.s. per maggiore chiarezza, perché tutti capiscano e non ci siano dubbi, ecco anche la versione in inglese dell’avvertenza contenuta, così mi hanno detto, nell’ultima lettera inviata ai soci del Consorzio del Brunello:
“The information contained in this document and in the attachments are reserved for the recipient to whom it is addressed. To whoever reads this communication, if not that to whom it is addressed or their employee or the person responsible for distributing incoming mail, you are advised that any use, copy, distribution or divulgence of the contents is prohibited UNDER CLAUSE 16 OF THE PENAL CODE WHICH COVERS LEGISLATION FOR DATA PROTECTION. If this communication has come to you by mistake, please let us know immediately.  The contents of this document and its attachments SHOULD NOT BE READ BUT SHOULD BE DESTROYED”.

 

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28 febbraio 2011

Clamoroso a Wine News! La scoperta dell’acqua calda come prossima mission del sito

Scoop. Grazie ai nostri potenti mezzi e a qualche abile infiltrazione siamo in grado di rivelarvi quale sarà il nuovo logo, il segno grafico che campeggerà prossimamente, trovando faticosamente spazio tra le decine di banner pubblicitari di aziende vinicole, istituzioni varie e consorzi, sulla home page di Wine News, sito Internet con redazione in quel di Montalcino.
Lo riproduciamo qui in anteprima, complimentandoci per la felice scelta che simbolizza meglio di qualsiasi altro commento il novello stile redazionale della testata.
Insieme al nuovo logo di Wine News i nostri 007 sono venuti in possesso anche di un articolo, di prossima pubblicazione, che annuncerà in maniera che più programmatica non si potrebbe la svolta decisa dagli (s)regolati redattori del sito, una svolta che potremmo sintetizzare con lo slogan “alla scoperta dell’acqua calda”.
Ecco il testo che vi proponiamo in anteprima.
Titolo: “La nuova tendenza del gusto nel mondo del vino? Meno “muscoli” e più freschezza nel bicchiere”.
Testo: “C’è qualcosa che si muove nel mondo del vino. I gusti stanno cambiando, con un’evoluzione che guarda ad un “novum” che “novum” non è, dato che torna a privilegiare stili e vini che già esistono, retaggio di una classicità enologica capace di non abbassarsi a mode passeggere.
Se oggi il grande pubblico è orientato su vini “figli” degli orientamenti stilistici impostati negli anni ’80 e ’90, dalle caratteristiche “muscolari”, tutto frutto e dolcezza, fortemente maturati, morbidi e – a volte – un po’ “omologati”, il futuro sembra riservare delle precise novità.
La tendenza viene, neanche a dirlo, dalla Francia, dove si assiste da anni ad una riduzione dei vigneti a bacca rossa (salvo il Pinot Nero), in favore di vitigni bianchi e di un compattamento attorno a cinque varietà rosse e a tre varietà a bacca bianca, secondo i dati dell’Ufficio Nazionale Interprofessionale della frutta, dei legumi, del vino e dell’ortofrutta (Viniflhor).
Perché? Perché sta tramontando – almeno per la cerchia degli intenditori e degli addetti ai lavori – il concetto del nettare “da meditazione” ed a sé stante, sta crescendo invece l’interesse del vino come elemento/alimento da legare imprescindibilmente con il cibo, con un piatto specifico.
Ecco che, allora, assume significato l’esaltazione (nella giusta misura) dei tannini, del grado di acidità, della freschezza e della bevibilità. Vini meno alcolici, che esaltino il gusto del cibo anziché coprirlo e che, allo stesso tempo, abbiano ognuno una propria “espressività”, caratteristiche tipiche di gusto che li distinguano nettamente l’uno dall’altro.
Ma il “grande pubblico” come reagisce a questa tendenza? Per adesso sembra ancora legato agli standard di vini più facili – se vogliamo – da capire, esenti da asperità gustative, ma già negli Usa le cose, pare, stanno cambiando, con una richiesta maggiore di vini dal gusto un po’ più “ostico”, ma caratteristico: vini ancora in minoranza, per così dire, ma che battono una strada diversa. Una strada che non va persa di vista”.
Incredibile, chi l’avrebbe mai detto?
Proprio mentre stavo disponendo l’editing di questa succosa “anticipazione” (leggono forse nella palla di vetro a Wine News?) apprendo, con mia clamorosa sorpresa, che la “notizia” che annuncia questa clamorosa “svolta”, questa autentica rivoluzione copernicana nei gusti dei consumatori (colta con grande sensibilità e capacità di cogliere in largo anticipo i tempi che cambiano dai responsabili della testata) in realtà sarebbe già stata pubblicata qui, venerdì 25 febbraio, nella sezione “Primo Piano” de La Prima di Wine News, agenzia quotidiana di notizie realizzate dall’équipe del sito.
Oh perbacco, non vorrete mica dire che scoprire l’acqua calda non sarà la prossima mission, ma è già la prassi del modo di fare informazione di Wine News?

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12 luglio 2010

Una precisazione di Stefano Cinelli Colombini

Con riferimento a quanto da me scritto qui, ho ricevuto da Stefano Cinelli Colombini, proprietario della storica Fattoria dei Barbi una smentita, non ufficiale.
Gli ho quindi subito manifestato la mia disponibilità a pubblicare una sua nota ufficiale. Cinelli mi ha pertanto inviato la seguente precisazione che doverosamente pubblico.
Lo faccio però con una mia ulteriore precisazione. Non sono solito pubblicare notizie, soprattutto su un argomento delicato come la presunta vendita di un’azienda, in maniera superficiale, senza opportune verifiche. Cosa che ho fatto anche in questo caso prima di pubblicare l’indiscrezione, senza contattare, però, il diretto interessato.
Prendo doverosamente atto di quanto dice Cinelli Colombini, che mi ha anche assicurato, off record – “è invece vero che ho insediato un direttore generale” – ma non posso non chiedermi perché le numerose persone con cui ho parlato, affidabili, ben informate e degne di essere prese in considerazione, mi avrebbero raccontato – e sono numerose – una cosa non corrispondente al vero.
Perché l’avrebbero fatto, per il consueto gioco al massacro, cui mi sarei prestato, per antipatia nei confronti di Cinelli Colombini, per danneggiare la sua azienda o per quali altri oscuri, insondabili motivi?
Come spesso accade, quando si tratta di Montalcino, non capisco, anzi, rinuncio a capire… Non ne vale la pena…

Ecco la precisazione di Cinelli Colombini.
“Sono ben conscio che quanto ricaverei dalla vendita della Fattoria dei Barbi è più che sufficiente a mantenere nel lusso la mia famiglia per alcune generazioni, ma faccio questo lavoro perchè mi piace e perchè amo la mia terra, per cui la Fattoria dei Barbi non è stata venduta nè lo sarà.
Mi pare di aver dimostrato più che ampiamente questo amore per Montalcino nelle tante cose che ho fatto e nelle tante battaglie che ho combattuto, e per le quali ho pagato duramente e sempre di persona. Invece i calunniatori che le hanno fornito l’informazione falsa che lei ha pubblicato sono solo degli anonimi farabutti che colpiscono alle spalle, dei biechi figuri che non hanno esitato a mettere nel panico delle persone per bene che lavorano per la mia famiglia, che temevano di perdere il lavoro; spero che lei cessi di servirsene come fonti.
Cordiali saluti, Stefano Cinelli Colombini”

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6 luglio 2010

Rumors a Montalcino: una storica azienda passa ad un notissimo industriale del vino…

In questi giorni a Montalcino non si discute d’altro. Tutti ne parlano.
E’ la notizia, anche se per il momento bisognerebbe limitasi a definirlo il rumor, diffuso, accreditato, fondatissimo, che fa apparire tutte le altre datate e prive d’interesse.
Di cosa si tratta è presto detto. Sto parlando del passaggio di mano, è da capire se acquisto in toto o di una parte considerevole del pacchetto azionario, di modo da assicurare il controllo della situazione, ed il pieno potere decisionale, di una storica azienda produttrice di Brunello, dotata di una considerevole estensione in ettari.
Passaggio dalle mani della famiglia che l’ha sempre condotta, per molto tempo, a quelle di un notissimo industriale del vino.
Un personaggio che anche se negli ultimi decenni si è dotato di una serie di aziende agricole dislocate in alcune regioni italiane, vede la propria storia e la propria fortuna e tuttora il core business aziendale legati all’attività di grande imbottigliatore di volumi importanti di vino prodotti nella regione, settentrionale, dove opera.

Un certo obbligo di riservatezza mi costringe a non dilungarmi nei particolari. Confermo però, come lo stupore sempre in aumento, telefonata dopo telefonata che ricevevo che m’informava dell’operazione in corso, che si tratta di una notizia del tutto fondata, visto che a Montalcino, da circa un mese, è già stato avvistato un personaggio di fiducia del nuovo proprietario della celebre tenuta (dall’immagine e dal prestigio decisamente in calo) che avrà il ruolo di dirigere le operazioni e di provvedere a tutte le ristrutturazioni e riorganizzazioni delle svariate attività legate all’azienda. Una cosa è certa: dopo questa acquisizione e questo arrivo di un personaggio del genere a Montalcino le cose non saranno più come prima e gli orizzonti sul futuro di Messer Brunello diventano sempre più inquietanti.
Una domanda: chissà come prenderà il nuovo Presidente del Consorzio del Brunello, il cavalier Ezio Rivella, l’arrivo a Montalcino di un personaggio con il quale in passato non sono mancati contrasti in seno ad un’importantissima organizzazione dei produttori di vino?

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12 aprile 2010

Falsi Chianti Docg e Igt Toscana sequestrati: Zaia ha fatto benissimo a parlarne!

Della totale spregiudicatezza dei soliti impuniti
Accidenti, domani c’è rischio che torni a nevicare! Una volta tanto mi capita di trovarmi pienamente d’accordo con il Ministro delle Politiche Agricole (dovrei dire ex, visto che ormai è diventato il Presidente della Regione Veneto) Luca Zaia. Ex ministro che in occasione del Vinitaly ha annunciato il sequestro di 10 milioni di litri di falso Chianti Docg (ma c’è anche del Toscana Igt) destinato all’export.
Un po’ con effetto ritardato questo annuncio,  e forse un po’ strumentale il parlarne ora, visto che il decreto di sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) del Tribunale ordinario di Siena, provvedimento dove si parla di “meccanismo fraudolento”, di “ruolo assolutamente centrale” di personaggi molto noti nel mondo dell’enologia “nel sistema di frodi in esame”, di un ben identificato “soggetto esperto e sufficientemente spregiudicato da potergli chiedere qualsiasi cosa, quando si tratta di “aggiustare” un vino”, risale a mesi fa, al 25 novembre 2009.
Non si capisce perché Zaia abbia parlato proprio ora, sottolineando che “l’unico provvedimento che adotteremo sarà la tolleranza zero nei confronti di questi signori che pensano sempre di essere più furbi degli altri” e sostenendo che “questi non sono imprenditori seri, avranno diritto alla difesa per dimostrare la propria innocenza ma da parte nostra abbiamo dimostrato piena collaborazione con la Procura di Siena e la Guardia di Finanza per bloccare questi 10 milioni di litri sequestrati”.
Per qualsiasi motivo l’abbia fatto, assicurando che “abbiamo scongiurato il blocco alle esportazioni rispetto agli Stati Uniti” e che “non c’è una bottiglia di vino di questo genere sul mercato Usa”, (cosa di cui non sono certo, visti i nomi altisonanti e spesso pluristellati delle numerose aziende, che vendono regolarmente negli Stati Uniti, coinvolte) colpevoli, dice Zaia, di un “fenomeno di malcostume che nulla ha a che vedere con la sicurezza alimentare ma con la frode in commercio sì”, il discusso “propagandista del Prosecco” ha fatto benone.
Questo considerando che alcuni dei personaggi coinvolti nel pasticciaccio brutto del Chianti invece di stare “schisci” come diciamo a Milano e di tenere un profilo basso, visti i guai che stanno passando, dell’esigenza di essere discreti se ne fanno un baffo e sono tornati a rialzare la testa e addirittura si permettono di rilasciare dichiarazioni dove, ma guarda te, danno “consigli” non richiesti e spudorati su quel che si dovrebbe fare in quel di Montalcino dove, affermano che per fare grandi vini sono necessarie anche altre uve, oltre al Sangiovese.
Di fronte a tale abbondante faccia di tolla credo che non abbia fatto solo bene, ma benissimo Zaia a ritornare a parlare delle sporcaccionate, anche a base di cosiddetta “Nutella”, che la Guardia di Finanza e la Magistratura hanno accertato essere state prassi diffusa nelle terre del Chianti. E anche a Montalcino.
Contrariamente a quanto ha fatto giovedì con un corsivo, pardon un Sms, un noto sito Internet che ha sede nella patria del Brunello, non mi chiederò “Cui prodest?” stupendomi e quasi rammaricandomi per l’uscita di Zaia, e non parlerò, come ha fatto un’agenzia di stampa, di “tanto rumore per nulla”.
Di fronte a questa “vera e propria organizzazione dedita con sistematicità alla frode in commercio nel settore vinicolo”, non è mai troppo tardi alzare la voce e reagire a muso duro, chiedendo severità e sanzioni precise ed esemplari, contro squallidi personaggi di cui il mondo del vino italiano dovrà finalmente trovare il coraggio di liberarsi, come parassiti e virus che ne pregiudicano non solo la salute, ma la credibilità in tutto il mondo.

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9 aprile 2010

Clamoroso al Cibali: nella nuova guida dei vini di Slow Food ci sarò anch’io…

Per dirla con Sandro Ciotti “clamoroso al Cibali”: quello che nessuno, io per primo, pensava sarebbe mai accaduto è oggi realtà. A oltre vent’anni di distanza, quando nel 1987-1988 collaborai, occupandomi della Lombardia, alle prime due edizioni di Vini d’Italia, torno a far parte della squadra che curerà una guida dei vini.
Il ritorno, già clamoroso in sé, viste le opinioni espresse in questi anni sulle guide dei vini italiani e su talune loro degenerazioni, è ancora più sorprendente e magari farà rumore, nel piccolo ambiente del mondo del vino e del giornalismo del vino italiano, perché avverrà nell’ambito di un editore e di un’associazione con i quali, in passato, i rapporti non sono proprio stati rose e fiori, anzi…
Tra persone adulte ed intelligenti ci si può però anche chiarire, e pur non rinnegando il proprio passato, quello che si è scritto e quanto si è fatto, senza rinunciare alle rispettive personalità, si può anche benissimo trovare un punto d’incontro, una modalità di dialogo franco e aperto, positivo e costruttivo.
E così, dopo essere stato piacevolissimamente sorpreso dall’invito, lo scorso settembre, di recarmi “nella tana del lupo” a Bra, a discutere di comunicazione sul vino su Internet, trovando un’accoglienza che francamente non mi sarei mai aspettato (con praticamente tutto lo “stato maggiore” di S.F. a presenziare al dibattito e a salutarmi), sono iniziate una serie di prove di dialogo.
Prove contrassegnate da rispettive cortesie e attenzioni, che sono sfociate, di fronte al progetto per me molto convincente e concreto di Slow Food di dare vita ad una nuova guida dei vini, totalmente ripensata, dalla parte del consumatore, attenta alla realtà autentica della produzione e tesa a raccontare vini che profumino di terra e rivelino chiaramente le loro radici, nell’offerta (che ha un preciso “colpevole”, l’amico Giancarlo Gariglio)  di collaborare che ho avuto il grande piacere di accettare.
La cronaca, dopo la presentazione della guida avvenuta poco fa al Vinitaly, dice quindi che farò parte, con un’entrata che entrambi abbiamo voluto discreta, in punta di piedi, senza clamori, dell’ampio team, comprendente collaboratori storici e molte new entry – “al panel di valutazione si è aggiunto un team di “ospiti” costituito da giornalisti, blogger del settore e accreditati sommelier” – che degusterà i vini per la nuova guida di Slow Food e girerà per cantine per poi raccontare in schede il lavoro, soprattutto in vigna e poi in cantina, dei tanti produttori che onorano l’immagine e la credibilità del vino italiano.

L’amico Antonio Tomacelli, qualche mese fa, prendendo lo spunto dalla mia partecipazione al dibattito nel corso di Cheese del resto aveva scherzosamente anticipato ( sintetizzando il concetto in questo fotomontaggio) l’ipotesi di una “joint venture” tra la “chiocciola” ed il sottoscritto…
Nulla di speciale, un ruolo, il mio, decisamente in tono minore, rispetto a quello dell’amico Luciano Pignataro che si occuperà, con un importante ruolo di responsabilità, di larga parte dei vini del suo amatissimo Sud. Eppure una presenza, credo significativa, che penso contribuisca a confermare ulteriormente l’idea di come Slow Food sia tornata alle proprie origini e voglia tornare a raccontare i vini d’Italia evidenziando tutto quanto di “buono, pulito e giusto”, per dirla con Petrini, ci sia nel loro panorama. Nessuna abiura, nessuna rinuncia da parte mia, magari e lo dico sottovoce, la piccola soddisfazione morale di vedere che molte delle battaglie che per anni, da Don Chisciotte e “franco tiratore” ho sostenuto in assoluta solitudine, o quasi, avevano ragion d’essere e si sono rivelate opportune e vittoriose.
Tanto che oggi, guardando avanti e senza “scurdare ‘o passato”, Slow Food ed il vostro modesto cronista possono tranquillamente collaborare e trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda, con reciproco rispetto e orgoglio. Affronto questo nuovo impegno con curiosità, voglia di fare bene, e la stessa passione di sempre, dedicandolo idealmente a due cari amici, Bartolo e Teobaldo, che sono e saranno sempre nel mio cuore e ai quali mi sarebbe tanto piaciuto raccontare questa nuova collaborazione. Chissà cosa avrebbero detto?..

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6 aprile 2010

Save the date: Slow Food presenta la nuova guida dei vini 2011 al Vinitaly

Tra i molti appuntamenti da non perdere al Vinitaly che si apre giovedì, quello in programma venerdì 9 alle 16, presso la Sala Vivaldi del Palaexpo di Veronafiere.
In questa occasione Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, Marco Bolasco, direttore di Slow Food editore ed i curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni illustreranno i concetti di fondo che saranno alla base della nuova guida ai vini italiani di Slow Food, che verrà pubblicata a ottobre.
Tre le semplici parole chiave: uomini, vigne, vini.
La nuova filosofia di uno Slow Food tornato alle proprie radici dopo la lunga parentesi di collaborazione con il Gambero rosso editore, si tradurrà in una guida di nuova impostazione che prevede 2000 cantine visitate alla scoperta dei volti, delle storie, del lavoro dei produttori. Una fotografia fatta sul campo per trasmettere ai lettori l’istantanea dell’attuale mondo vitivinicolo.
Quindi più di 2000 vigneti visitati (unica guida in Italia a utilizzare questa metodologia) per comunicare il valore della terra. Non esiste comunicazione del reale senza averlo osservato e sperimentato.
E infine i vini, con 20 000 vini assaggiati per 10 000 inseriti in guida, raccontati in modo semplice, diretto, puntuale, preciso. Fatto importante, proprio per discostarsi dal format classico delle guide di settore, non si farà ricorso a punteggi per la valutazione dei vini, ma giudizi ragionati che danno la possibilità di far conoscere meglio e più approfonditamente le diverse produzioni.
Venerdì pomeriggio verranno svelati il titolo e la copertina della guida, illustrata la filosofia e presentati i collaboratori, che saranno molto numerosi. Alla realizzazione della guida partecipano difatti oltre 150 persone che hanno sostenuto corsi propedeutici alle visite in cantina con agronomi, enologi e consulenti.
Al panel di valutazione si è aggiunto un team di “ospiti” costituito da giornalisti, blogger del settore e accreditati sommelier.
C’è molta curiosità di conoscere chi saranno le nuove entrate che andranno a dare un loro contributo di esperienza e di conoscenza del mondo vino e formeranno con il team stabile di Slow Food, un gruppo in grado, queste le aspettative, di raccontare al meglio la complessità dell’universo vino, del mondo del vino italiano, oggi.
Anch’io, che sono molto curioso, non mi perderò di certo la presentazione di venerdì. Chissà mai che ci possa essere qualche sorpresa?

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28 ottobre 2009

Sul Brunello negli States, raccontala giusta, Zaia! Il TTB americano smentisce un comunicato del Ministro

From Brunello’s Usa department…
Per pura completezza dell’informazione voglio invitare tutti i lettori che ancora s’interessano all’affaire Brunello e ai suoi effetti, in termine di commercializzazione e circolazione del vino nel mondo, soprattutto in quello che resta il primo mercato estero, gli Stati Uniti d’America, questi due articoli, di cui fornisco il link ma di cui pubblico anche il testo integrale, in italiano e in inglese.
Il primo è un comunicato stampa apparso in bella mostra qualche giorno fa sul sito Internet del Ministero delle Politiche Agricole, attualmente retto da Luca Zaia, che i rumors politici descrivono come il candidato governatore della Regione Veneto secondo i desiderata della Lega.
Leggete, anche qui, con attenzione, tutto il testo: “Sono molto soddisfatto dell’esito dell’incontro. Le garanzie che abbiamo fornito per contrastare le contraffazioni sono state ritenute più che sufficienti per un pieno riconoscimento riguardante le importazioni di vino italiano negli Usa”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, al termine dell’incontro avvenuto ieri, 20 ottobre, a Washington con John Manfreda, Amministratore dell’Agenzia Federale Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (Agenzia Federale americana per l’alcol ed il tabacco – ATTB).
“Ho ottenuto – ha dichiarato Zaia – il via libera definitivo alle importazioni negli Usa del Brunello di Montalcino. Si chiude così definitivamente questa vicenda, assicurando ad uno dei vini ambasciatori del Made in Italy e capisaldi dell’intero settore agroalimentare nazionale una presenza sul mercato americano”.
La visita del ministro Zaia negli Usa, che è iniziata ieri e terminerà il 25 ottobre, mira a valorizzare e a promuovere ”le tipicità del Made in Italy”, contrastando nello stesso tempo le contraffazioni che “tanto danneggiano l’economia e l’agricoltura italiane”.
Durante la visita il Ministro spiegherà anche ai consumatori americani i pericoli del fenomeno dell’Italian sounding. Dopo la tappa di Washington, il ministro Zaia proseguirà oggi a New York la sua visita negli Usa. Il 22 ottobre il Ministro incontrerà il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon per parlare di sicurezza alimentare mondiale. La visita proseguirà con alcuni incontri con gli imprenditori italiani impegnati nel settore agroalimentare”.
Questo il comunicato stampa di Zaia, poi diffuso alla stampa anche mediante la nuova agenzia di comunicazione che lavora per il Consorzio del Brunello.

Giusto il tempo di pensare, ma guarda che ganzo quel Zaia e chissà come saranno contenti i suoi fan (incredibile ma vero, pare che ne abbia..) a Montalcino, che mi sono imbattuto, ovviamente grazie ad una serie di segnalazioni arrivate dagli States, in un lapidario post pubblicato sul sito specializzato in “daily news and commentary for the alcohol beverage industry”, Wine & Spirits Daily, che titolando testualmente un ampio articolo che potete leggere qui, “TTB Still Requires Brunello Certification Despite Italy’s Claims” sembrerebbe mettere in dubbio quanto proclamato ai quattro venti non da un pinco qualsiasi, bensì dal Ministro delle Politiche Agricole italiano, ovvero affermando che il Tobacco Tax and Trade Bureau, il TTB, non avrebbe dato il “via libera definitivo alle importazioni negli Usa del Brunello di Montalcino” ma richiederebbbe ancora le necessarie certificazioni.
Leggete qui, please, e fatevi anche voi un’idea: “Dear Client: Despite reports to the contrary, TTB’s director of public and media affairs Art Resnick confirmed to WSD that they have not in fact put an end to their current certification process with the Italian government regarding Brunello di Montalcino wines. “Contrary to the reports that we’re not longer requiring the certification, we are indeed enforcing the certification and awaiting further information from the Italians to determine a future course of action,” he told us.
Italy’s agricultural minister, Luca Zaia, met with TTB administrator John Manfreda in Washington D.C. last week, where they discussed the Italian government’s ongoing investigations into the improper blending of several Italian wines including Brunello di Montalcino.
Recall allegations surfaced last year that certain Brunello producers were illegally using mixed grapes in their wines, which is in violation of existing rules that require Brunello di Montalcino producers to use 100% Sangiovese grapes grown in Montalcino.
The TTB responded by requiring all Brunello imports in the US to bear a certification from the Italian government proving they were in fact legitimate Brunello di Montalcino wines. After meeting with the TTB last week, Luca issued a press release(in Italian) claiming “I have obtained the definitive go-head to import Brunello di Montalcino into the United States. The case is now definitively closed.”
The TTB also issued a statement that basically says although they’ve received reassurance from the Italian government, they still need to see the prosecutors’ report before “determining the future” of the certification process.”
“The Minister reassured TTB that his office has taken full responsibility for the integrity of all 500 Italian wine denominations and has ensured that none of the mislabeled products that have been the subject of numerous press reports for months now are on the market. He stressed that he has taken TTB concerns about the integrity of certain Italian wines seriously and consequently mandated a heightened quality control and oversight role for the Ministry of Agriculture.
The Minister also advised that the court case would be concluding soon and that TTB would be provided with information on the final disposition of the cases as soon as possible. “While reassuring the Ambassador and the Minister that TTB’s goal is not to disrupt trade or act unfairly against producers who have not been found guilty, TTB strongly emphasized the need to receive the prosecutors report as soon as it is available to assist in determining the future need for and scope of the certification process currently being enforced by the Bureau ,” said the TTB.
Clearly something doesn’t add up between the two statements so we decided to take a closer look. As WSD went to press, the TTB issued a press release dispelling Luca’s claim and further clarifying the situation: “At this time, TTB continues to enforce the certification requirement and has no plans to lift this requirement.”
Stato di cose piuttosto “controverso”, che ha indotto il mio amico e sodale Jeremy Parzen a titolare un post pubblicato sul blog Vino Wire, “TTB: Italian government certification still required for Brunello”, ovvero che la certificazione del governo italiana è acora necessaria per esportare Brunello negli States. Leggete qui. Allora, sempre per pure completezza dell’informazione, qualcuno, a Montalcino, a Roma, nella Marca Trevigiana, vuole aiutarci a capire come stiano le cose?
Allora, qualcuno vuole capire che non si può e non è utile fare campagna elettorale, in Veneto, utilizzando presunti grandi successi ottenuti in quel di Montalcino?

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4 agosto 2009

Montalcino: ma è vero che?… Indiscrezioni in attesa di conferma

Corre voce, è giunta anche a me che mi trovo nella caldissima, inebriante, emozionante, campagna pugliese tra Ceglie Messapica, Ostuni, Cisternino (a proposito, se scendete in zona vi consiglio di soggiornare, si sta benissimo, in questo confortevole wine hotel, La Fontanina) che a Montalcino, uno dei personaggi che, con il mio consueto garbo, la settimana scorsa avevo invitato – leggete qui – come a dire, a levare le ancore, togliere il disturbo, fare un gesto di buon senso, ovvero fare un passo indietro e andare dove vuole, ma di non avere più alcun incarico nel borgo del Brunello, abbia fatto il grande gesto.
Attendo conferme, ma se le notizie fossero confermate, si tratterebbe di dimissioni volontariamente date, di aspettativa, di promoveatur ut amoveatur (ne riparleremo), o, come spero, sarebbero stati i produttori di Montalcino che finendola, una volta per tutte di fare i “Tafazzi”, e di dare prova di destrezza suprema nel gioco delle tre scimmiette, avrebbero ritrovato orgoglio, dignità, voglia di decidere il proprio destino, inducendo l’immobile Consorzio a voltare pagina?
In ogni caso, ripeto, se la notizia, che mi viene confermata da diversi personaggi informati e degni di fede fosse vera, sarebbe un bel segnale, perbacco!
A proposito di Bacco e Sangiovese: degustati stamane, ma che dico, gustati davvero tanto, due Sangiovese in purezza prodotti in terra pugliese, nella zona indicata sopra, da due piccolissimi e caparbi produttori che fanno vino per diletto, per uso familiare e per pochi, fortunati, amici, che mi hanno emozionato, scosso, stupefatto,lasciato senza fiato, per la capacità di esaltare le grandissime potenzialità (quelli alle quali alcuni “stravaganti” non credono né a Montalcino, né a Montepulciano, ma anche in larga parte del Chianti Classico…) di quella uva difficile e grande che è il Sangiovese.
Non significherà che per bere dei Sangiovese, come Bacco comanda, profumati di ciliegia, gustosi, succulenti, carnosi e opulenti (proprio come… beh, lasciamo perdere…) il consumatore dovrà spostarsi in Puglia?

O vorrà mica dire, come qualche “bischero” aveva scritto all’inizio di Brunellopoli, il 21 marzo del 2008, che tra Puglia e ampie zone della Toscana Docg, c’è un filo diretto, diciamo un dialogo non tanto di amorosi sensi, ma di (sotterraneo) business?
Vi saluto, ho una serata bellissima, quasi come quella magica trascorsa ieri sera nell’incanto di Ostuni, (dove vi suggerisco di andare a visitare, per la cucina, i vini, l’ambiente, la simpatia della proprietaria, il ristorante Odissea) che mi attende. Urge riposino, anzi, pennichella post prandiale…

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