Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Indiscrezioni'

12 luglio 2010

Una precisazione di Stefano Cinelli Colombini

Con riferimento a quanto da me scritto qui, ho ricevuto da Stefano Cinelli Colombini, proprietario della storica Fattoria dei Barbi una smentita, non ufficiale.
Gli ho quindi subito manifestato la mia disponibilità a pubblicare una sua nota ufficiale. Cinelli mi ha pertanto inviato la seguente precisazione che doverosamente pubblico.
Lo faccio però con una mia ulteriore precisazione. Non sono solito pubblicare notizie, soprattutto su un argomento delicato come la presunta vendita di un’azienda, in maniera superficiale, senza opportune verifiche. Cosa che ho fatto anche in questo caso prima di pubblicare l’indiscrezione, senza contattare, però, il diretto interessato.
Prendo doverosamente atto di quanto dice Cinelli Colombini, che mi ha anche assicurato, off record – “è invece vero che ho insediato un direttore generale” – ma non posso non chiedermi perché le numerose persone con cui ho parlato, affidabili, ben informate e degne di essere prese in considerazione, mi avrebbero raccontato – e sono numerose – una cosa non corrispondente al vero.
Perché l’avrebbero fatto, per il consueto gioco al massacro, cui mi sarei prestato, per antipatia nei confronti di Cinelli Colombini, per danneggiare la sua azienda o per quali altri oscuri, insondabili motivi?
Come spesso accade, quando si tratta di Montalcino, non capisco, anzi, rinuncio a capire… Non ne vale la pena…

Ecco la precisazione di Cinelli Colombini.
“Sono ben conscio che quanto ricaverei dalla vendita della Fattoria dei Barbi è più che sufficiente a mantenere nel lusso la mia famiglia per alcune generazioni, ma faccio questo lavoro perchè mi piace e perchè amo la mia terra, per cui la Fattoria dei Barbi non è stata venduta nè lo sarà.
Mi pare di aver dimostrato più che ampiamente questo amore per Montalcino nelle tante cose che ho fatto e nelle tante battaglie che ho combattuto, e per le quali ho pagato duramente e sempre di persona. Invece i calunniatori che le hanno fornito l’informazione falsa che lei ha pubblicato sono solo degli anonimi farabutti che colpiscono alle spalle, dei biechi figuri che non hanno esitato a mettere nel panico delle persone per bene che lavorano per la mia famiglia, che temevano di perdere il lavoro; spero che lei cessi di servirsene come fonti.
Cordiali saluti, Stefano Cinelli Colombini”

3 Commenti »

6 luglio 2010

Rumors a Montalcino: una storica azienda passa ad un notissimo industriale del vino…

In questi giorni a Montalcino non si discute d’altro. Tutti ne parlano.
E’ la notizia, anche se per il momento bisognerebbe limitasi a definirlo il rumor, diffuso, accreditato, fondatissimo, che fa apparire tutte le altre datate e prive d’interesse.
Di cosa si tratta è presto detto. Sto parlando del passaggio di mano, è da capire se acquisto in toto o di una parte considerevole del pacchetto azionario, di modo da assicurare il controllo della situazione, ed il pieno potere decisionale, di una storica azienda produttrice di Brunello, dotata di una considerevole estensione in ettari.
Passaggio dalle mani della famiglia che l’ha sempre condotta, per molto tempo, a quelle di un notissimo industriale del vino.
Un personaggio che anche se negli ultimi decenni si è dotato di una serie di aziende agricole dislocate in alcune regioni italiane, vede la propria storia e la propria fortuna e tuttora il core business aziendale legati all’attività di grande imbottigliatore di volumi importanti di vino prodotti nella regione, settentrionale, dove opera.

Un certo obbligo di riservatezza mi costringe a non dilungarmi nei particolari. Confermo però, come lo stupore sempre in aumento, telefonata dopo telefonata che ricevevo che m’informava dell’operazione in corso, che si tratta di una notizia del tutto fondata, visto che a Montalcino, da circa un mese, è già stato avvistato un personaggio di fiducia del nuovo proprietario della celebre tenuta (dall’immagine e dal prestigio decisamente in calo) che avrà il ruolo di dirigere le operazioni e di provvedere a tutte le ristrutturazioni e riorganizzazioni delle svariate attività legate all’azienda. Una cosa è certa: dopo questa acquisizione e questo arrivo di un personaggio del genere a Montalcino le cose non saranno più come prima e gli orizzonti sul futuro di Messer Brunello diventano sempre più inquietanti.
Una domanda: chissà come prenderà il nuovo Presidente del Consorzio del Brunello, il cavalier Ezio Rivella, l’arrivo a Montalcino di un personaggio con il quale in passato non sono mancati contrasti in seno ad un’importantissima organizzazione dei produttori di vino?

37 Commenti »

12 aprile 2010

Falsi Chianti Docg e Igt Toscana sequestrati: Zaia ha fatto benissimo a parlarne!

Della totale spregiudicatezza dei soliti impuniti
Accidenti, domani c’è rischio che torni a nevicare! Una volta tanto mi capita di trovarmi pienamente d’accordo con il Ministro delle Politiche Agricole (dovrei dire ex, visto che ormai è diventato il Presidente della Regione Veneto) Luca Zaia. Ex ministro che in occasione del Vinitaly ha annunciato il sequestro di 10 milioni di litri di falso Chianti Docg (ma c’è anche del Toscana Igt) destinato all’export.
Un po’ con effetto ritardato questo annuncio,  e forse un po’ strumentale il parlarne ora, visto che il decreto di sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) del Tribunale ordinario di Siena, provvedimento dove si parla di “meccanismo fraudolento”, di “ruolo assolutamente centrale” di personaggi molto noti nel mondo dell’enologia “nel sistema di frodi in esame”, di un ben identificato “soggetto esperto e sufficientemente spregiudicato da potergli chiedere qualsiasi cosa, quando si tratta di “aggiustare” un vino”, risale a mesi fa, al 25 novembre 2009.
Non si capisce perché Zaia abbia parlato proprio ora, sottolineando che “l’unico provvedimento che adotteremo sarà la tolleranza zero nei confronti di questi signori che pensano sempre di essere più furbi degli altri” e sostenendo che “questi non sono imprenditori seri, avranno diritto alla difesa per dimostrare la propria innocenza ma da parte nostra abbiamo dimostrato piena collaborazione con la Procura di Siena e la Guardia di Finanza per bloccare questi 10 milioni di litri sequestrati”.
Per qualsiasi motivo l’abbia fatto, assicurando che “abbiamo scongiurato il blocco alle esportazioni rispetto agli Stati Uniti” e che “non c’è una bottiglia di vino di questo genere sul mercato Usa”, (cosa di cui non sono certo, visti i nomi altisonanti e spesso pluristellati delle numerose aziende, che vendono regolarmente negli Stati Uniti, coinvolte) colpevoli, dice Zaia, di un “fenomeno di malcostume che nulla ha a che vedere con la sicurezza alimentare ma con la frode in commercio sì”, il discusso “propagandista del Prosecco” ha fatto benone.
Questo considerando che alcuni dei personaggi coinvolti nel pasticciaccio brutto del Chianti invece di stare “schisci” come diciamo a Milano e di tenere un profilo basso, visti i guai che stanno passando, dell’esigenza di essere discreti se ne fanno un baffo e sono tornati a rialzare la testa e addirittura si permettono di rilasciare dichiarazioni dove, ma guarda te, danno “consigli” non richiesti e spudorati su quel che si dovrebbe fare in quel di Montalcino dove, affermano che per fare grandi vini sono necessarie anche altre uve, oltre al Sangiovese.
Di fronte a tale abbondante faccia di tolla credo che non abbia fatto solo bene, ma benissimo Zaia a ritornare a parlare delle sporcaccionate, anche a base di cosiddetta “Nutella”, che la Guardia di Finanza e la Magistratura hanno accertato essere state prassi diffusa nelle terre del Chianti. E anche a Montalcino.
Contrariamente a quanto ha fatto giovedì con un corsivo, pardon un Sms, un noto sito Internet che ha sede nella patria del Brunello, non mi chiederò “Cui prodest?” stupendomi e quasi rammaricandomi per l’uscita di Zaia, e non parlerò, come ha fatto un’agenzia di stampa, di “tanto rumore per nulla”.
Di fronte a questa “vera e propria organizzazione dedita con sistematicità alla frode in commercio nel settore vinicolo”, non è mai troppo tardi alzare la voce e reagire a muso duro, chiedendo severità e sanzioni precise ed esemplari, contro squallidi personaggi di cui il mondo del vino italiano dovrà finalmente trovare il coraggio di liberarsi, come parassiti e virus che ne pregiudicano non solo la salute, ma la credibilità in tutto il mondo.

30 Commenti »

9 aprile 2010

Clamoroso al Cibali: nella nuova guida dei vini di Slow Food ci sarò anch’io…

Per dirla con Sandro Ciotti “clamoroso al Cibali”: quello che nessuno, io per primo, pensava sarebbe mai accaduto è oggi realtà. A oltre vent’anni di distanza, quando nel 1987-1988 collaborai, occupandomi della Lombardia, alle prime due edizioni di Vini d’Italia, torno a far parte della squadra che curerà una guida dei vini.
Il ritorno, già clamoroso in sé, viste le opinioni espresse in questi anni sulle guide dei vini italiani e su talune loro degenerazioni, è ancora più sorprendente e magari farà rumore, nel piccolo ambiente del mondo del vino e del giornalismo del vino italiano, perché avverrà nell’ambito di un editore e di un’associazione con i quali, in passato, i rapporti non sono proprio stati rose e fiori, anzi…
Tra persone adulte ed intelligenti ci si può però anche chiarire, e pur non rinnegando il proprio passato, quello che si è scritto e quanto si è fatto, senza rinunciare alle rispettive personalità, si può anche benissimo trovare un punto d’incontro, una modalità di dialogo franco e aperto, positivo e costruttivo.
E così, dopo essere stato piacevolissimamente sorpreso dall’invito, lo scorso settembre, di recarmi “nella tana del lupo” a Bra, a discutere di comunicazione sul vino su Internet, trovando un’accoglienza che francamente non mi sarei mai aspettato (con praticamente tutto lo “stato maggiore” di S.F. a presenziare al dibattito e a salutarmi), sono iniziate una serie di prove di dialogo.
Prove contrassegnate da rispettive cortesie e attenzioni, che sono sfociate, di fronte al progetto per me molto convincente e concreto di Slow Food di dare vita ad una nuova guida dei vini, totalmente ripensata, dalla parte del consumatore, attenta alla realtà autentica della produzione e tesa a raccontare vini che profumino di terra e rivelino chiaramente le loro radici, nell’offerta (che ha un preciso “colpevole”, l’amico Giancarlo Gariglio)  di collaborare che ho avuto il grande piacere di accettare.
La cronaca, dopo la presentazione della guida avvenuta poco fa al Vinitaly, dice quindi che farò parte, con un’entrata che entrambi abbiamo voluto discreta, in punta di piedi, senza clamori, dell’ampio team, comprendente collaboratori storici e molte new entry – “al panel di valutazione si è aggiunto un team di “ospiti” costituito da giornalisti, blogger del settore e accreditati sommelier” – che degusterà i vini per la nuova guida di Slow Food e girerà per cantine per poi raccontare in schede il lavoro, soprattutto in vigna e poi in cantina, dei tanti produttori che onorano l’immagine e la credibilità del vino italiano.

L’amico Antonio Tomacelli, qualche mese fa, prendendo lo spunto dalla mia partecipazione al dibattito nel corso di Cheese del resto aveva scherzosamente anticipato ( sintetizzando il concetto in questo fotomontaggio) l’ipotesi di una “joint venture” tra la “chiocciola” ed il sottoscritto…
Nulla di speciale, un ruolo, il mio, decisamente in tono minore, rispetto a quello dell’amico Luciano Pignataro che si occuperà, con un importante ruolo di responsabilità, di larga parte dei vini del suo amatissimo Sud. Eppure una presenza, credo significativa, che penso contribuisca a confermare ulteriormente l’idea di come Slow Food sia tornata alle proprie origini e voglia tornare a raccontare i vini d’Italia evidenziando tutto quanto di “buono, pulito e giusto”, per dirla con Petrini, ci sia nel loro panorama. Nessuna abiura, nessuna rinuncia da parte mia, magari e lo dico sottovoce, la piccola soddisfazione morale di vedere che molte delle battaglie che per anni, da Don Chisciotte e “franco tiratore” ho sostenuto in assoluta solitudine, o quasi, avevano ragion d’essere e si sono rivelate opportune e vittoriose.
Tanto che oggi, guardando avanti e senza “scurdare ‘o passato”, Slow Food ed il vostro modesto cronista possono tranquillamente collaborare e trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda, con reciproco rispetto e orgoglio. Affronto questo nuovo impegno con curiosità, voglia di fare bene, e la stessa passione di sempre, dedicandolo idealmente a due cari amici, Bartolo e Teobaldo, che sono e saranno sempre nel mio cuore e ai quali mi sarebbe tanto piaciuto raccontare questa nuova collaborazione. Chissà cosa avrebbero detto?..

31 Commenti »

6 aprile 2010

Save the date: Slow Food presenta la nuova guida dei vini 2011 al Vinitaly

Tra i molti appuntamenti da non perdere al Vinitaly che si apre giovedì, quello in programma venerdì 9 alle 16, presso la Sala Vivaldi del Palaexpo di Veronafiere.
In questa occasione Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, Marco Bolasco, direttore di Slow Food editore ed i curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni illustreranno i concetti di fondo che saranno alla base della nuova guida ai vini italiani di Slow Food, che verrà pubblicata a ottobre.
Tre le semplici parole chiave: uomini, vigne, vini.
La nuova filosofia di uno Slow Food tornato alle proprie radici dopo la lunga parentesi di collaborazione con il Gambero rosso editore, si tradurrà in una guida di nuova impostazione che prevede 2000 cantine visitate alla scoperta dei volti, delle storie, del lavoro dei produttori. Una fotografia fatta sul campo per trasmettere ai lettori l’istantanea dell’attuale mondo vitivinicolo.
Quindi più di 2000 vigneti visitati (unica guida in Italia a utilizzare questa metodologia) per comunicare il valore della terra. Non esiste comunicazione del reale senza averlo osservato e sperimentato.
E infine i vini, con 20 000 vini assaggiati per 10 000 inseriti in guida, raccontati in modo semplice, diretto, puntuale, preciso. Fatto importante, proprio per discostarsi dal format classico delle guide di settore, non si farà ricorso a punteggi per la valutazione dei vini, ma giudizi ragionati che danno la possibilità di far conoscere meglio e più approfonditamente le diverse produzioni.
Venerdì pomeriggio verranno svelati il titolo e la copertina della guida, illustrata la filosofia e presentati i collaboratori, che saranno molto numerosi. Alla realizzazione della guida partecipano difatti oltre 150 persone che hanno sostenuto corsi propedeutici alle visite in cantina con agronomi, enologi e consulenti.
Al panel di valutazione si è aggiunto un team di “ospiti” costituito da giornalisti, blogger del settore e accreditati sommelier.
C’è molta curiosità di conoscere chi saranno le nuove entrate che andranno a dare un loro contributo di esperienza e di conoscenza del mondo vino e formeranno con il team stabile di Slow Food, un gruppo in grado, queste le aspettative, di raccontare al meglio la complessità dell’universo vino, del mondo del vino italiano, oggi.
Anch’io, che sono molto curioso, non mi perderò di certo la presentazione di venerdì. Chissà mai che ci possa essere qualche sorpresa?

4 Commenti »

28 ottobre 2009

Sul Brunello negli States, raccontala giusta, Zaia! Il TTB americano smentisce un comunicato del Ministro

From Brunello’s Usa department…
Per pura completezza dell’informazione voglio invitare tutti i lettori che ancora s’interessano all’affaire Brunello e ai suoi effetti, in termine di commercializzazione e circolazione del vino nel mondo, soprattutto in quello che resta il primo mercato estero, gli Stati Uniti d’America, questi due articoli, di cui fornisco il link ma di cui pubblico anche il testo integrale, in italiano e in inglese.
Il primo è un comunicato stampa apparso in bella mostra qualche giorno fa sul sito Internet del Ministero delle Politiche Agricole, attualmente retto da Luca Zaia, che i rumors politici descrivono come il candidato governatore della Regione Veneto secondo i desiderata della Lega.
Leggete, anche qui, con attenzione, tutto il testo: “Sono molto soddisfatto dell’esito dell’incontro. Le garanzie che abbiamo fornito per contrastare le contraffazioni sono state ritenute più che sufficienti per un pieno riconoscimento riguardante le importazioni di vino italiano negli Usa”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, al termine dell’incontro avvenuto ieri, 20 ottobre, a Washington con John Manfreda, Amministratore dell’Agenzia Federale Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (Agenzia Federale americana per l’alcol ed il tabacco – ATTB).
“Ho ottenuto – ha dichiarato Zaia – il via libera definitivo alle importazioni negli Usa del Brunello di Montalcino. Si chiude così definitivamente questa vicenda, assicurando ad uno dei vini ambasciatori del Made in Italy e capisaldi dell’intero settore agroalimentare nazionale una presenza sul mercato americano”.
La visita del ministro Zaia negli Usa, che è iniziata ieri e terminerà il 25 ottobre, mira a valorizzare e a promuovere ”le tipicità del Made in Italy”, contrastando nello stesso tempo le contraffazioni che “tanto danneggiano l’economia e l’agricoltura italiane”.
Durante la visita il Ministro spiegherà anche ai consumatori americani i pericoli del fenomeno dell’Italian sounding. Dopo la tappa di Washington, il ministro Zaia proseguirà oggi a New York la sua visita negli Usa. Il 22 ottobre il Ministro incontrerà il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon per parlare di sicurezza alimentare mondiale. La visita proseguirà con alcuni incontri con gli imprenditori italiani impegnati nel settore agroalimentare”.
Questo il comunicato stampa di Zaia, poi diffuso alla stampa anche mediante la nuova agenzia di comunicazione che lavora per il Consorzio del Brunello.

Giusto il tempo di pensare, ma guarda che ganzo quel Zaia e chissà come saranno contenti i suoi fan (incredibile ma vero, pare che ne abbia..) a Montalcino, che mi sono imbattuto, ovviamente grazie ad una serie di segnalazioni arrivate dagli States, in un lapidario post pubblicato sul sito specializzato in “daily news and commentary for the alcohol beverage industry”, Wine & Spirits Daily, che titolando testualmente un ampio articolo che potete leggere qui, “TTB Still Requires Brunello Certification Despite Italy’s Claims” sembrerebbe mettere in dubbio quanto proclamato ai quattro venti non da un pinco qualsiasi, bensì dal Ministro delle Politiche Agricole italiano, ovvero affermando che il Tobacco Tax and Trade Bureau, il TTB, non avrebbe dato il “via libera definitivo alle importazioni negli Usa del Brunello di Montalcino” ma richiederebbbe ancora le necessarie certificazioni.
Leggete qui, please, e fatevi anche voi un’idea: “Dear Client: Despite reports to the contrary, TTB’s director of public and media affairs Art Resnick confirmed to WSD that they have not in fact put an end to their current certification process with the Italian government regarding Brunello di Montalcino wines. “Contrary to the reports that we’re not longer requiring the certification, we are indeed enforcing the certification and awaiting further information from the Italians to determine a future course of action,” he told us.
Italy’s agricultural minister, Luca Zaia, met with TTB administrator John Manfreda in Washington D.C. last week, where they discussed the Italian government’s ongoing investigations into the improper blending of several Italian wines including Brunello di Montalcino.
Recall allegations surfaced last year that certain Brunello producers were illegally using mixed grapes in their wines, which is in violation of existing rules that require Brunello di Montalcino producers to use 100% Sangiovese grapes grown in Montalcino.
The TTB responded by requiring all Brunello imports in the US to bear a certification from the Italian government proving they were in fact legitimate Brunello di Montalcino wines. After meeting with the TTB last week, Luca issued a press release(in Italian) claiming “I have obtained the definitive go-head to import Brunello di Montalcino into the United States. The case is now definitively closed.”
The TTB also issued a statement that basically says although they’ve received reassurance from the Italian government, they still need to see the prosecutors’ report before “determining the future” of the certification process.”
“The Minister reassured TTB that his office has taken full responsibility for the integrity of all 500 Italian wine denominations and has ensured that none of the mislabeled products that have been the subject of numerous press reports for months now are on the market. He stressed that he has taken TTB concerns about the integrity of certain Italian wines seriously and consequently mandated a heightened quality control and oversight role for the Ministry of Agriculture.
The Minister also advised that the court case would be concluding soon and that TTB would be provided with information on the final disposition of the cases as soon as possible. “While reassuring the Ambassador and the Minister that TTB’s goal is not to disrupt trade or act unfairly against producers who have not been found guilty, TTB strongly emphasized the need to receive the prosecutors report as soon as it is available to assist in determining the future need for and scope of the certification process currently being enforced by the Bureau ,” said the TTB.
Clearly something doesn’t add up between the two statements so we decided to take a closer look. As WSD went to press, the TTB issued a press release dispelling Luca’s claim and further clarifying the situation: “At this time, TTB continues to enforce the certification requirement and has no plans to lift this requirement.”
Stato di cose piuttosto “controverso”, che ha indotto il mio amico e sodale Jeremy Parzen a titolare un post pubblicato sul blog Vino Wire, “TTB: Italian government certification still required for Brunello”, ovvero che la certificazione del governo italiana è acora necessaria per esportare Brunello negli States. Leggete qui. Allora, sempre per pure completezza dell’informazione, qualcuno, a Montalcino, a Roma, nella Marca Trevigiana, vuole aiutarci a capire come stiano le cose?
Allora, qualcuno vuole capire che non si può e non è utile fare campagna elettorale, in Veneto, utilizzando presunti grandi successi ottenuti in quel di Montalcino?

14 Commenti »

4 agosto 2009

Montalcino: ma è vero che?… Indiscrezioni in attesa di conferma

Corre voce, è giunta anche a me che mi trovo nella caldissima, inebriante, emozionante, campagna pugliese tra Ceglie Messapica, Ostuni, Cisternino (a proposito, se scendete in zona vi consiglio di soggiornare, si sta benissimo, in questo confortevole wine hotel, La Fontanina) che a Montalcino, uno dei personaggi che, con il mio consueto garbo, la settimana scorsa avevo invitato – leggete qui – come a dire, a levare le ancore, togliere il disturbo, fare un gesto di buon senso, ovvero fare un passo indietro e andare dove vuole, ma di non avere più alcun incarico nel borgo del Brunello, abbia fatto il grande gesto.
Attendo conferme, ma se le notizie fossero confermate, si tratterebbe di dimissioni volontariamente date, di aspettativa, di promoveatur ut amoveatur (ne riparleremo), o, come spero, sarebbero stati i produttori di Montalcino che finendola, una volta per tutte di fare i “Tafazzi”, e di dare prova di destrezza suprema nel gioco delle tre scimmiette, avrebbero ritrovato orgoglio, dignità, voglia di decidere il proprio destino, inducendo l’immobile Consorzio a voltare pagina?
In ogni caso, ripeto, se la notizia, che mi viene confermata da diversi personaggi informati e degni di fede fosse vera, sarebbe un bel segnale, perbacco!
A proposito di Bacco e Sangiovese: degustati stamane, ma che dico, gustati davvero tanto, due Sangiovese in purezza prodotti in terra pugliese, nella zona indicata sopra, da due piccolissimi e caparbi produttori che fanno vino per diletto, per uso familiare e per pochi, fortunati, amici, che mi hanno emozionato, scosso, stupefatto,lasciato senza fiato, per la capacità di esaltare le grandissime potenzialità (quelli alle quali alcuni “stravaganti” non credono né a Montalcino, né a Montepulciano, ma anche in larga parte del Chianti Classico…) di quella uva difficile e grande che è il Sangiovese.
Non significherà che per bere dei Sangiovese, come Bacco comanda, profumati di ciliegia, gustosi, succulenti, carnosi e opulenti (proprio come… beh, lasciamo perdere…) il consumatore dovrà spostarsi in Puglia?

O vorrà mica dire, come qualche “bischero” aveva scritto all’inizio di Brunellopoli, il 21 marzo del 2008, che tra Puglia e ampie zone della Toscana Docg, c’è un filo diretto, diciamo un dialogo non tanto di amorosi sensi, ma di (sotterraneo) business?
Vi saluto, ho una serata bellissima, quasi come quella magica trascorsa ieri sera nell’incanto di Ostuni, (dove vi suggerisco di andare a visitare, per la cucina, i vini, l’ambiente, la simpatia della proprietaria, il ristorante Odissea) che mi attende. Urge riposino, anzi, pennichella post prandiale…

3 Commenti »

2 luglio 2009

Famiglie storiche contro la “amaronizzazione” forzata della Valpolicella

E’ sempre antipatico, così si dice in ossequio al politicamente corretto, affermare di aver già detto qualcosa e di aver avuto ragione, in anticipo, sostenendolo quando gli altri non ci pensavano nemmeno lontanamente. Però, poiché di apparire “antipatico” (ma non ipocrita) non me ne può fregare di meno, non ho alcun problema a rivendicare oggi che “l’avevo detto io” e che avevo fatto bene a farlo.
Sto parlando della Valpolicella, di un assurdo processo di “amaronizzazione” forzata e dissennata, di una corsa folle all’appassimento, anche della lucidità nelle decisioni, nella splendida zona vinicola veneta, che, tra i pochissimi, avevo denunciato da tempo spiegando (leggete qui) perché non potevo definirmi ottimista, perché i trionfalismi sbandierati dall’ex direttore del Consorzio, nonché amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, Emilio Pedron, mi sembravano (leggete qui e poi ancora qui) pericolosi e, cosa strana per una persona sicuramente intelligente e capace di leggere in anticipo l’evoluzione del mercato come il tecnico trentino in forza alla potente corazzata di Calmasino, destinati prima o poi ad essere smentiti da un andamento commerciale che, come è stato autorevolmente detto, è molto preoccupante.
Troppa uva messa allegramente e incoscientemente ad appassire, troppe bottiglie di Amarone, o presunto tale, destinate a finire sugli scaffali. Troppo vino che sarebbe giocoforza finito, in una spirale suicida di prezzi al ribasso, a svilire l’immagine ed il prestigio di questa area collinare ubriacata dal successo e incapace di delineare strategie ragionevoli, anche se, come avevano dimostrato talune prese di posizione espresse nel corso di una mia inchiesta realizzata lo scorso anno (leggete qui e poi ancora qui), le critiche alla politica ufficiale del Consorzio e le preoccupazioni non erano mancate.
Oggi succede che a quella “Cassandra” del sottoscritto, pessimista per realismo e non per partito preso, si vada ad aggiungere nientemeno che un gruppo di note e autorevoli aziende della Valpolicella (alcune delle quali dovrebbero fare però un filo di autocritica e un bell’esamino di coscienza, perché non sono immuni da errori…) che si sono riunite in una neonata associazione battezzata, non senza qualche presunzione ed un filo di retorica, “Le famiglie dell’Amarone d’arte“, elaborando un documento che vale la pena di pubblicare integralmente e di esaminare con attenzione. Come scrivono, “La crisi coinvolge le cantine italiane e le famiglie dell’Amarone rispondono raddoppiando la posta. In pieno trade down, mentre anche l’universo enologico cerca di comprimere progressivamente i prezzi (molto spesso a scapito della qualità del prodotto), dieci grandi famiglie della Valpolicella (Allegrini, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Zenato) si  difendono facendo squadra in nome dell’Amarone.
Sul piatto, la strategia d’attacco della neonata associazione, che da sola vale il 55 per cento dell’intero valore dell’Amarone di qualità (più del 40 per cento del mercato totale): esclusività e qualità totale da difendere e promuovere per uno dei tre grandi vini rossi italiani tra i più conosciuti al mondo”.
Secondo il presidente dell’Associazione degli amaronisti d’arte, Sandro Boscaini, patron di quella Masi che da poco ha trovato nella Mondavi la partner per l’importazione dei propri vini negli States, come riporta VinoWire, “l’Amarone deve rimanere raro e caro stop quindi alle logiche low cost e all’omologazione del gusto per compiacere i palati anglofoni. La fortuna e il fascino del nostro vino sta nella propria identità, una personalità che si è cementata negli anni ed è frutto della sapiente arte di produttori specializzati e storici. Oggi noi vogliamo ribadire questi valori, senza condizioni”.
La presa di posizione del team di aziende viene definito “uno scatto d’orgoglio per difendere uno dei vini italiani che ha conquistato il mondo e sta godendo di un sorprendente apprezzamento all’estero (che assorbe il 70 per cento del mercato), con 10 aziende che vanno in controtendenza in un periodo di forte crisi di identità dei vini storici italiani.
Così, infatti,  se a Montalcino si discute da tempo se “ammorbidire” o meno il disciplinare del Brunello – e la stessa cosa accade per il Nobile di Montepulciano e per il Cirò, che alcuni vorrebbero rendere più “moderni” con una bella iniezione di vitigni internazionali – l’Amarone rilancia sulla qualità e sul carattere originario del prodotto.
Obiettivo: non perdere la connotazione di vino esclusivo e necessariamente costoso, data l’originalità e l’artigianalità del delicato processo produttivo che implica un’accurata scelta delle uve, un lungo appassimento e invecchiamento in nobili legni.
Per fare questo, l’associazione adotta sul piano tecnico un “disciplinare volontario”, che rende ancora più selettive le maglie del regolamento: grado alcolico minimo di 15 gradi, estratto secco più elevato, immissione sul mercato dopo almeno 30 mesi dalla raccolta,  riduzioni o rinuncia unanime alla produzione nelle annate più sfortunate.
Ne consegue una politica dei prezzi che, pur attenta al mercato, consideri gli alti costi richiesti da una viticoltura di qualità e dalla cura particolare che questo vino richiede. In altre parole, nessuna svendita in nome di una storia e di una qualità totale che non accetta di essere annacquata.
Già oggi l’Amarone di largo consumo, che si può trovare sui banchi del supermercato a prezzi decisamente bassi – e a tutto svantaggio della qualità e dell’originario carattere organolettico – supera in quote di mercato l’ “autentico” Amarone, rappresentato in primis dai produttori della Valpolicella che si esprimono in questa Associazione.
In particolare, preoccupa il costante aumento della produzione, che vedrà nel mercato 15 milioni di bottiglie nel 2011 quando l’attuale assorbimento è di circa 8 milioni. Buona parte di questo esubero di produzione proviene da aree e da operatori neoconvertiti all’Amarone al semplice scopo di prendere vantaggio dalla sua notorietà e appeal commerciale.
Un danno esteso, questo, che intacca non solo il prodotto ma anche, e soprattutto, il territorio di riferimento del quale l’Amarone è simbolo e bandiera”.
Secondo Boscaini, che in passato ho criticato (leggete qui) per la discutibile scelta di produrre vini da appassimento, stile veneto, “Amarone method“, anche in Friuli ed in Argentina, “natura e tradizione hanno regalato alla Valpolicella un patrimonio unico anche in termini di marketing, grazie a una differenziazione di prodotti capace di presidiare diversi segmenti di mercato, dal semplice e beverino Valpolicella al più importante Valpolicella Classico Superiore, dal corposo Ripasso al sontuoso Amarone. Ma oggi si sta sciupando questa diversità con azioni avventate che confondono il consumatore e gettano nel discredito un intero territorio. Oggi una bottiglia di Amarone ‘da banco’  - conclude Boscaini – si può trovare perfino a 10-12 euro, mentre un Amarone della Valpolicella degno di questo nome non ne potrebbe costare meno di 25″. Stop alle imitazioni da bancarelle, dunque, perché la grandezza di questo vino non consiste nella semplice adozione di una tecnica di vinificazione, ma nella capacità di esprimere un territorio e la sua storia. Non a caso, tra i requisiti richiesti per l’adesione all’associazione – che apporrà un apposito logo in etichetta – ci sono il carattere familiare dell’azienda, una storia vinicola di almeno 15 anni (e le dieci aziende associate ne sommano complessivamente più di 1600), una presenza sul mercato con più di 20 mila bottiglie e un brand conosciuto in almeno 5 Paesi.
I dieci campioni dell’Amarone sottolineano che l’Associazione è aperta ed auspicano l’allargamento alle tante famiglie che possiedono i requisiti e hanno messo a frutto nelle colline della Valpolicella il patrimonio dell’arte antica che rende unico questo vino”.
Molte cose interessanti in questa significativa presa di posizione, tranne la sottolineatura, a mio avviso eccessiva, di una “esclusività” dell’Amarone (e io aggiungerei, sempre, della Valpolicella) e l’affermazione secondo la quale “l’Amarone deve rimanere raro e caro”, che se presa alla lettera è altrettanto perniciosa della riduzione del grande vino rosso veneto da appassimento a wine commodity low cost, ma una presa di posizione che fa chiaramente capire le difficoltà che si cominciano a percepire in Valpolicella ed i nodi che lentamente ma inesorabilmente vengono al pettine.
Non è mai troppo tardi, verrebbe da dire alle “dieci grandi famiglie della Valpolicella (Allegrini, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Zenato)” che si sono riunite in questa amaronesca “artistica” associazione, ma sono certe al cento per cento di non aver contribuito anche loro, con loro scelte e strategie rivelatesi poi sbagliate, ad esempio quella “omologazione del gusto per compiacere i palati anglofoni” cui alcune di loro si sono dedicate negli anni scorsi, ad aver delineato questo stato di cose di cui, ora, sottolineano contraddizioni, insidie e assurdità?
Sarò ben lieto, se lo vorranno, di riportare il loro punto di vista in merito su questo blog, se avranno voglia di ulteriormente spiegarsi…
p.s. segnalo sull’argomento anche il post di Francesco Arrigoni, sul suo blog WineWebFood

8 Commenti »

22 maggio 2009

Maurizio Zanella nuovo presidente del Consorzio Franciacorta?

Non è, né potrebbe essere uno scoop, visto che l’indiscrezione di una sua possibile ascesa a nuovo Presidente del Consorzio Franciacorta l’aveva già data la scorsa settimana il mio amico wine talent scout Giovanni Arcari, sul suo vivace blog Terra Uomo Cielo (leggete qui), ma la notizia che questo pomeriggio i produttori della celebre zona spumantistica bresciana con ogni probabilità eleggeranno loro massimo rappresentante Maurizio Zanella, ovvero il deus ex machina di Cà del Bosco ed il personaggio più preparato e di maggiore esperienza, italiana ed internazionale della terra del Satèn, costituisce sicuramente una good news.
Non mi fa sicuramente velo la lunghissima amicizia, che risale a ben 25 anni fa, al 1984, con Maurizio, classe 1956 come il sottoscritto – e un unico neo, nessuno è perfetto: tifa Milan – nell’affermare che una presidenza Zanella, in questa particolare fase della Franciacorta e del suo Consorzio, che ha visto la zona bresciana superare quota dieci milioni di bottiglie Docg prodotte, e puntare ad un allargamento della conoscenza e dei mercato di Dosage zerò, Satèn, Brut anche all’estero, costituisca, senza ombra di dubbio, la soluzione non solo migliore, ma quella obbligata.
Nessun altro produttore attualmente in Franciacorta vanta l’esperienza, il prestigio, le conoscenze ed i contatti internazionali, il blasone, come riconosciuto protagonista del rinascimento del vino italiano negli ultimi venticinque anni, di cui gode Zanella, che ha reso la sua Cà del Bosco (sua anche se ad un certo punto nella compagine societaria si è affiancata, con intelligenza e discrezione, non cambiando praticamente in nulla l’impostazione e la tenace spinta alla qualità senza compromessi, una grande realtà come la Santa Margherita) un simbolo non solo della Franciacorta, ma di tutto il vino italiano.
Metterlo ora alla testa, come da tempo gli dicevo che prima o poi avrebbe dovuto fare, accettando onori e oneri di questa carica, del Consorzio Franciacorta, affiancato da una o due vice presidenze e da un Consiglio dinamici e operativi ed in sintonia con la sua visione del vino, penso sia la scelta più lucida, intelligente e costruttiva che il Consorzio Franciacorta, che pur ha avuto in questi anni validi presidenti, dall’uscente Ezio Maiolini ad alcuni grandi past president passati che voglio ricordare e di cui penso Zanella sarà il continuatore, Paolo Rabotti, il primo bravissimo presidente, poi Riccardo Ricci Curbastro, l’indimenticabile Giovanni Cavalleri, possa fare.
Ai franciacortini e a Maurizio Zanella gli auguri più sinceri, di buon lavoro e di sempre nuovi successi, con la capacità di “dribblare” elegantemente le insidie e le trappole del successo.   

7 Commenti »

9 aprile 2009

Incidente probatorio sul “caso Brunello”: dalla Nazione (cronaca di Siena)

Per completezza dell’informazione riporto quanto pubblicato ieri, mercoledì 8 aprile, sul quotidiano La Nazione, a pagina 5 della cronaca di Siena.
Occhiello: L’indagine sul Brunello. Titolo: Incidente probatorio per tre aziende ilcinesi (la spiegazione di cosa sia un incidente probatorio la potete leggere qui).
Testo dell’articolo: “Incidente probatorio il 10 aprile per tre aziende coinvolte nell’inchiesta sul Brunello. Il Gip nominerà propri consulenti di fiducia per la produzione 2003 di Argiano, Frescobaldi e Valdicava.
Tutti gli altri produttori che hanno “declassato” il vino (da Brunello a Igt) hanno invece chiesto e ottenuto di patteggiare. Gli avvocati hanno già concordato con il Pm. Ora l’”accordo” deve essere formalizzato davanti al giudice.
Dall’inchiesta sono usciti senza conseguenze Biondi Santi e Col D’Orcia di Francesco Marone Cinzano che, all’inizio degli accertamenti disposti dalla Procura della Repubblica di Siena, era presidente del Consorzio”.
Finalmente dalla Magistratura senese cominciano ad arrivare notizie, e che notizie…  

27 Commenti »