Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Indiscrezioni'

4 Maggio 2008

Novità da Montalcino? Ce le “anticipa” Daniele Cernilli

Straordinario e sorprendente attivismo di Daniele Cernilli, direttore del Gambero rosso e co-curatore, in quota Gambero, della celebre guida Vini d’Italia.
Sul forum del sito Internet del Gambero, negli ultimi giorni si registrano una serie di significativi interventi nel thread denominato “Brunellopoli” (vedi).
Dapprima, il 29 aprile, dichiara: “sulle cisterne ci sarebbe da fare e come. Basterebbe che il comune chiedesse che per entrare a Montalcino si dichiarasse tre giorni prima al comando dei vigili il percorso, il contenuto del trasporto e la destinazione. In caso contrario, se trovati nel territorio comunale si sequestrerebbe automezzo e carico. Lo fanno in Champagne, perché non a Montalcino? Inoltre si potrebbero mettere dei telepass sulle strade di accesso al comune, non sono molte, e si avrebbe il controllo della situazione. Basta volerlo. Se la ZTL funziona nelle grandi città, perchè una ZTL relativa ai soli mezzi con un carico superiore ad X non dovrebbe funzionare a Montalcino?”.
Dichiarazione d’intenti importante, cui fa seguito poco dopo un altro intervento: “proprio per il ruolo che chi scrive di vino, direi chi fa informazione in genere, deve avere, io penso che si debba controllare ed informare nel modo più corretto ed asettico possibile. A me non piacciono i giustizialismi sommari ed i toni da guerra santa. E penso che non facciano parte del nostro mestiere. L’informazione invece sì, libera e senza ammiccamenti. Io credo che qualcuno sia rimasto piuttosto sorpreso dal fatto che non mi sono minimamente sognato di nascondere ai forumisti alcunché. La differenza se mai c’è stata con qualcun altro è stata nei modi e nei toni, non nella sostanza, anzi”.
Non passa molto tempo che Cernilli si manifesta con un nuovo intervento: “torno sulla questione cisterne e telepass per aggiungere che di un’iniziativa del genere ne parlerebbe, stavolta in positivo, tutta la stampa del mondo. Con un formidabile effetto promozionale e d’immagine per Montalcino. Segno che marketing e difesa della qualità e delle specificità, attraverso la trasparenza e la tracciabilità, possono benissimo andare d’accordo. Una volta tanto dimostreremmo di essere persone serie, noi italiani, e la cosa farebbe bene al comparto vitivinicolo”.
Replica ancora il giorno successivo, 30 aprile: “aggiungo, suggerirei al Sindaco di Montalcino, che ha a cuore l’immagine del Brunello per evidenti ragioni di carattere sociale ed economico, di prendere sul serio la faccenda, perché, a ben vedere, molto dipende dalla decisioni politico-amministrative della sua Giunta. La regolamentazione del traffico nel modo che ho suggerito si potrebbe realizzare in brevissimo tempo. E senza troppi esborsi da parte del Comune. E potrebbe anche essere un sistema esportabile anche in altre aree vitivinicole di prestigio”.
Oggi, 3 maggio, Cernili, l’autore di un celeberrimo e indimenticato articolo, intitolato Viva Banfi! (leggi) roba che nemmeno Suckling aveva pensato di scrivere, è tornato a farsi sentire: “riprendo la discussione solo per dire che da alcuni giorni tutto tace. Anche chi aveva sollevato la questione sembra ora disinteressarsene. Mi sono letto alcuni interventi su diversi forum che mi additavano come uno dei complici del misfatto. Credo di essere stato fra i pochissimi che hanno fornito notizie attendibili, raccontando anche, cosa che nessuno ha fatto, quali sono le pieghe assai poco conosciute dei disciplinari di produzione in genere e di quello del Brunello in particolare.
Ho anche rilasciato due interviste, una a Libero Mercato, nella quale parlavo della bufala di Velenitaly e l’altra a Francesco Arrigoni sul Corriere della Sera nella quale sostenevo che non occorresse cambiare il disciplinare del Brunello, al contrario di quanto ha fatto il professor Leonardo Valenti, docente e consulente enologico molto amato da gran parte della stampa specializzata.
Ma questo non è evidentemente bastato, ad esempio, ad Antonio Tombolini per riprendere la cosa nel suo blog e neanche ad altri che trovano più conveniente mettermi in bocca cose che non penso e che non ho mai detto. Il fatto che per taluni il Gambero Rosso ed io in particolare siamo la quintessenza della stampa specializzata prona e collusa è cosa che fa troppo comodo per poterla smentire. Anche contro qualunque evidenza. La questione Brunello sta entrando in una fase assai più seria e vedrete che basterà poco per sanare molte situazioni nel silenzio dei più.
La storia di Velenitaly, invece, resta una pagina vergognosa per l’informazione italiana e per la deontologia professionale di alcuni giornalisti. Al mondo c’è di peggio, indubbiamente, e ci sono problemi ben più gravi, guerre, carestie, inondazioni. Quindi non la faccio più grande di quello che è. Però mi fa un po’ rabbia e se l’Ordine dei Giornalisti ha ancora un senso ed un ruolo, cosa della quale dubito sempre di più, se intervenisse stavolta non sarebbe male. Per chiarire, più che per sanzionare”.
Non è finita, l’attivissimo Cernilli annota ancora: “fino a quando le chiacchiere resteranno chiacchiere ci sarà poco da commentare. Con l’insediamento del nuovo governo è prevedibile che ci saranno novità e prese di posizione ufficiali da parte di organismi rappresentativi dei produttori”.
A questo punto, non ho potuto mancare di intervenire nel forum chiedendo: “
leggo che “con l’insediamento del nuovo governo è prevedibile che ci saranno novità e prese di posizione ufficiali da parte di organismi rappresentativi dei produttori”. La risoluzione della questione denominata Brunellopoli secondo il direttore del Gambero rosso é dunque affidata ad una soluzione “politica”? Come direbbe qualcuno: e che c’azzeccano i politici con il Brunello corretto Merlot?”.
La risposta di Cernilli non si è fatta tardare e indica una chiara linea di condotta, negare che sia successo quello di cui abbiamo scritto, in Italia e all’estero, ovvero che qualcuno avrebbe taroccato i vini, e attribuire i “problemi” ad un’incongrua aggiunta di mosto concentrato.
Dice Cernilli: “allo stato attuale di Brunello corretto con il Merlot non ne è stata trovata neanche una bottiglia. Quindi sarebbe bene attenersi a quanto per il momento è stato appurato. E non è quello che qualcuno pervicacemente continua a sostenere. Basta informarsi, è semplice. Si possono anche scorrere alcuni degli interventi di questo thread. Mi chiedo come mai non si parli di Brunello corretto al mosto concentrato, che non è, legalmente, Sangiovese al 100%. I politici ci azzeccano con le leggi. Non so se è chiaro a qualcuno che siamo in una democrazia parlamentare”.
La mia risposta, quella pubblicata sul forum del Gambero rosso, voglio riproporla anche qui: “
le leggi già ci sono signor direttore e sono leggi che regolano la Docg Brunello di Montalcino e prevedono che possa essere prodotto esclusivamente con l’uso di uve Sangiovese proveniente da vigneti in Montalcino. Chi non avesse rispettato queste semplici regole, che i protagonisti della denominazione, i produttori, si sono dati, dovrebbe essere punito e pagare. Questo a meno che per “decisione politica” si decida di cambiare, in corsa, le regole del gioco, oppure, e con questo governo non ci sarebbe da essere sorpresi, viste la specializzazione in materia di condoni di questa maggioranza, si decida, come diceva Carlo Ferrini nel colloquio che abbiamo avuto in Spagna, una bella sanatoria che metta in archivio quello che é stato e passi un bel colpo di spugna. Alla faccia degli onesti, la maggioranza. Roba da democrazia parlamentare, certo, ma malata, roba da “Casta” e da brutta politica, che a me fa venire il voltastomaco”.
Registreremo, come sempre, gli eventuali sviluppi della vicenda, ma dalle parole dell’influente – e ben informato – direttore del Gambero rosso, da quello che dice, esplicitamente o tra le righe, credo che essere ottimisti e pensare ad una soluzione giusta, in nome di quella chiarezza e trasparenza che ho più volte chiesto, sia davvero difficile…
p.s. leggo sul forum di Robert Parker, nella sezione dedicata alle discussioni su temi italiani, una lettera inviata dal Presidente del Consorzio del Brunello, Francesco Marone Cinzano, al collaboratore del celebre giornalista, responsabile per le degustazioni di vini italiani del Wine Advocate, Antonio Galloni. Chi ha detto che il Consorzio non comunica? Comunica, certo, ma solo con chi vuole, scegliendosi interlocutori privilegiati. Al potente collaboratore di Parker Marone Cinzano dice: “The word “guarantee” is key in this case. As producers, when we write Denominazione di Origine Controllata e Garantita on our labels of Brunello, we make a commitment and we should live up to it. Since the start of my term as Chairman of the Consorzio I have intended to address this matter and so I am particularly thankful to you for helping me in my endeavor with your words. In this direction, I am now able to announce that the Board of the Consorzio has recently invested Dr. Capretti, Professor of wine legislation at the University of Pisa and former Director of the Food Fraud Repression Office, with the responsibility of managing the controls over the Brunello producers and putting together the necessary structure in order to guarantee the compliance of the protocol of production by its members“.
Allora controlli seri al Consorzio li vogliono!

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27 Aprile 2008

Errata corrige: la Cerbaiona non è stata venduta. Doverosa precisazione e scuse

Da Diego Molinari, proprietario dell’azienda agricola La Cerbaiona in Montalcino, ricevo questa precisazione: “Per il beneficio dei lettori dichiariamo pubblicamente che l’Azienda Cerbaiona di Diego Molinari non è stata mai venduta”.
Di fronte a queste parole non posso che dichiarare pubblicamente e doverosamente: “alcuni giorni fa, con superficialità, ho dato la “notizia”, che mi era stata riferita da alcune persone da me ritenute degne di fiducia, che l’eccellente azienda di Montalcino La Cerbaiona, proprietà del Signor Diego Molinari, sarebbe stata venduta.
Nel riferire questa voce, inserita come commento che ho peraltro prontamente provveduto ad eliminare dal blog, volevo semplicemente dare una notizia e non certo nuocere all’immagine e al prestigio di una piccola realtà produttiva che ho sempre considerato tra le più importanti e serie di Montalcino e verso la quale nutro il massimo rispetto.
Prendo atto, come segnalato dal Signor Molinari, che questa voce non corrisponde al vero, che la Cerbaiona non è stata venduta, e che è tuttora saldamente nelle mani del suo storico proprietario. Chiedo pertanto scusa al Signor Molinari e ai lettori di Vino al Vino, per la voce non suffragata dai fatti da me riferita e ribadisco il mio massimo apprezzamento per l’azienda ed il suo proprietario, il cui operato non voleva né poteva in alcun modo essere collegato ai noti fatti relativi a Montalcino di cui la stampa e la magistratura si stanno occupando da tempo.
Volevo solo dare una “notizia” relativa ad un’azienda importante e seria, peccato che questa notizia non corrispondesse al vero. Mea culpa”.

f.z.

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23 Aprile 2008

Ma per il Gambero rosso è sempre e comunque Viva Banfi!

Conoscete sicuramente, anche se come nel mio caso magari non l’avete mai visitata, la Città del Gusto a Roma (vedi), “l’unica città fondata sul sapore, è un luogo unico al mondo, progettato e realizzato dal Gambero Rosso. La Città è articolata su cinque piani interamente cablati, dove mangiare, bere ma anche studiare, partecipare ad eventi, conferenze e degustazioni, incontrarsi e discutere di cibo, vino e cultura enogastronomica”. In questo spazio articolato si organizzano numerosi eventi dedicati all’universo del wine & food e serate che richiamano, magari non proprio come riesce a fare l’A.I.S. a Roma, un folto pubblico di appassionati.
A tutti loro, a quelli che siano disposti a sborsare la considerevole cifra di 180 euro per una cena, seppure presentata come “Serata Speciale fuori cartellone”, voglio segnalare l’appuntamento con Annie Feolde, celeberrima cuoca e proprietaria, con il marito Giorgio, dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze, previsto per la sera di lunedì 28 aprile, alle 20.30. Una cena che ci viene annunciata all’insegna di “Sapori rigorosamente italiani, legati spesso alla tradizione toscana”, con “piatti importanti che denotano tecnica e ricerca.
Il menu della serata propone:

Astice gratinato alle spezie con insalata di quinoa allo zenzero e crema di zucchine
Agnolotti farciti di polenta e cavolo nero con pomodorini canditi, fonduta di Parmigiano e pancetta croccante
Piccione arrosto con carciofi alla maggiorana e salsa con i suoi fegatini alla diavola
e infine, come dessert,
Arriva la primavera, gelato al pistacchio cremoso allo yogourt con biscotto al frutto della passione e macarons croccanti.
Niente male, se il programma della serata, che potete leggere qui (sito) non c’informasse che “in abbinamento ai piatti del menu potrete degustare i vini dell’Azienda”.
Quale azienda? Nientemeno che, come ci informa il logo, la Castello Banfi, azienda di Montalcino che non mi pare stia vivendo il suo momento di maggiore lustro e popolarità, visto quello che giusto da un mese, era il 21 marzo, ci raccontano le cronache…
A questo punto nasce la domanda: ma chi ha scelto i vini per l’abbinamento alla cena, griffata, targata Enoteca Pinchiorri?
Si tratta, ipotesi che appare quantomeno stravagante, lo stesso stellatissimo ristorante di Firenze, nella cui cantina leggendaria giace il meglio del meglio della produzione vinicola mondiale, oppure, come viene lecito pensare, l’organizzatore della serata, quel Gambero rosso editore che diciamo per Banfi ha da sempre un debole?
Non è forse lo stesso Gambero rosso l’editore di quel forum sul vino (leggi) all’interno del quale il co-direttore di Vini d’Italia in quota Gambero, Daniele Cernilli, rispondendo a chi gli ricordava di aver scritto anni fa un articolo intitolato “Viva Banfi”, ha affermato: “
Rivendico il fatto di avere scritto “Viva Banfi” perché penso che senza la nascita e l’affermazione internazionale della Banfi, Montalcino non sarebbe ora così conosciuta nel mondo, l’economia della zona non sarebbe così fiorente ed il Brunello sarebbe un vino conosciuto al pari del Morellino di Scansano o del Valtellina Superiore. Chi nega questo, dimostra solo di capire poco della storia del vino italiano.
Quell’articolo che lo ha colpito molto e che è dell’aprile del 2002 (non speravo che ancora se ne parlasse dopo ben sei anni, si vede che mi sottovaluto) non parlava affatto della bontà dei vini, ma dell’influenza che la Banfi ha avuto nel far conoscere Montalcino e i suoi vini, facendo un favore anche a Salvioni, che tra l’altro fa il Brunello più premiato dalla nostra guida, a Case Basse o a chi vuole lei, ne prenda uno a caso.
Il tutto garantito da un disciplinare di produzione cha va rispettato rigorosamente, come le regole del gioco. Chi non lo avesse fatto, si chiamasse anche Banfi, è giusto che sia punito. Spero vivamente che non sia così, perché se la Banfi crollasse si porterebbe appresso mezza economia di Montalcino, e questo fa parte della vita di tante persone, non solo degli estemporanei gusti di qualche romanticone”.
Io sarò anche un romanticone che si preoccupa poco, cinico e cattivo come sono “della vita di tante persone a Montalcino” e “della storia del vino italiano” capirò poco, ma quanto al presente ho gli occhi bene aperti e mantengo sufficiente lucidità per capire che qualunque cosa accada, soprattutto nel momento del bisogno, per il Gambero rosso editore è sempre Viva Banfi!

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20 Aprile 2008

Ferrini sull’affaire Montalcino: domani su Vino al Vino

Non mi rimangio l’impegno, già espresso chiaramente in questo post (vedi), di astenermi da altre notizie e da ulteriori commenti sull’affaire Montalcino.
Quello che penso l’ho già detto ed il clamoroso silenzio dei produttori, anche di quelli amici, o presunti tali, che ha fatto seguito al mio ultimo intervento, mi conferma che sono troppo impegnati nel curare il loro business per occuparsi di questioni di lana caprina, che ovviamente non li riguardano, tipo la salvaguardia della loro prestigiosa denominazione e dell’identità del Brunello.
Avendo però avuto l’avventura di incrociare a Ronda in Andalusia, nel corso dei lavori del wine meeting Wine Creator (sito) una persona sicuramente informata sui fatti, ovverosia quello che denominato “l’enologo co’ baffi”, alias Carlo Ferrini, consulente di diverse importanti aziende a Montalcino, tra cui Casanova di Neri, e avendo trovato una persona disponibile e molto simpatica (sabato mattina nel salutarmi si è raccomandato “ e ora non scrivere troppe c…..e per favore!”), non ho potuto esimermi dal chiedergli un’opinione e un commento su quanto sta accadendo a Montalcino e sulle prospettive future.
Ferrini, mi ha detto cose estremamente interessanti, oggetto di un post (nel quale pubblicherò solo una parte di quello che mi ha detto conversando off record alla presenza del co-direttore della guida dell’Espresso Ernesto Gentili) che pubblicherò domani.
E sono certo che saranno riflessioni e punti di vista, i suoi, che faranno molto discutere…

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11 Aprile 2008

Montalcino: vogliamo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!

Ma avete letto e avete colto l’importanza del commento postato questo pomeriggio da una persona informata dei fatti, da una addetta ai lavori, una enotecaria, che ci racconta e come ho accertato è pronta a testimoniarlo, che la bufera che stava per abbattersi su Montalcino e su alcune aziende era già nota alle stesse aziende, e ad alcuni importatori esteri, già a febbraio, prima di Benvenuto Brunello?
L’enotecaria ha scritto: “solo per fare un po’ di luce su chi ha parlato per primo,quando e cosa ha guadagnato. Io ho un enoteca che lavora anche con l’estero; agli inizi di Febbraio degli importatori sia tedeschi che francesi erano già al corrente che non avrebbero ricevuto il Brunello ed il motivo per cui ciò avveniva,glielo avevano comunicato le aziende stesse.
Ovviamente è cominciata subito da parte loro una diffidenza nei confronti di ciò che era toscano, trasformatasi poi in derisione quando si sono accorti che noi italiani eravamo tenuti all’oscuro di quanto stava accadendo sul nostro territorio.
Il Sig. Ziliani ha dato la notizia in modo garbato e non allarmistico solo quaranta giorni dopo quanto raccontato togliendoci dall’imbarazzo generato dalla nostra ignoranza della cosa ,dovuta all’omertà di quelle stesse aziende che avevano ritenuto opportuno divulgare il problema fuori dai confini nazionali
”.
Bene, se queste notizie erano già note alle aziende da almeno un paio di mesi, come faranno, come qualcuno sta cercando di fare, ad attribuire la colpa, trattandolo come un visionario, un inventore, un divulgatore di cose false e tendenziose, un allarmista, un “terrorista mediatico”, a chi si è limitato a raccontare quello che stava accadendo e che era già accaduto?
E perché mai i diretti interessati non hanno tempestivamente informato i loro clienti, le enoteche, di questo “problemino” che li riguardava e di cui erano chiaramente a conoscenza?
Signori di Montalcino, produttori, responsabili ad ogni livello del Consorzio, vogliamo smetterla di diffondere leggende e versioni fumose che fanno acqua da ogni parte, e di raccontare, finalmente, la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità?    

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27 Marzo 2008

Clamoroso da Montalcino: secondo la Repubblica sequestro di vigneti, cantine, bottiglie

Altro che roba da poco, altro che solo quattro vigneti dove sarebbero state rilevate alcune “non conformità”!
Secondo quanto riporta oggi la Repubblica, si parla diFrode in commercio inchiesta sul Brunello … Non solo uve Sangiovese nel Brunello, come vuole il disciplinare del vino più famoso d’Italia, ma anche altri vitigni prodotti sempre a Montalcino, fino al 25% del totale. La procura di Siena ha indagato per frode in commercio i responsabili di cinque importanti aziende di Montalcino. Sono stati sequestrati vigneti, cantine e bottiglie. La notizia è rimbalzata su alcuni blog, spingendo il Consorzio del Brunello a prendere posizione. “Si tratta di un’accusa gravissima di cui non abbiamo nessun riscontro”.
Il caso - Brunello “truccato” sequestri in cinque aziende … Brunello tagliato con altre uve, il disciplinare del vino più famoso d’Italia tradito accostando in bottiglia il Sangiovese con altri vitigni. La Procura di Siena indaga per frode in commercio su cinque grossi produttori di Montalcino. Ha già fatto sequestrare da Guardia di Finanza e Ispettorato del Lavoro ettari di vigneti, cantine, bottiglie. L’ipotesi è che quei produttori usassero tra il 10 e il 20% di uve non Sangiovese nel loro Brunello, che invece in base al disciplinare deve contenere al 100 per 100 quel vitigno. Avrebbero prodotto loro stessi le diverse uve - Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot - a volte sacrificando ettari storicamente coltivati a Brunello.
Gli investigatori ritengono che l’operazione sia avvenuta dal 2003 (annata che viene messa in vendita nel 2007) in poi ed hanno indagato tre o quattro persone in ogni azienda coinvolta. Forse l’intento era quello di produrre un vino più morbido e gradevole per certi palati, come quelli americani. Ed è stato proprio un blog della nota rivista statunitense “Wine Spectator” a segnalare per primo l’inchiesta, dicendo però che il vino per truccare il Brunello arrivava dal Sud, cosa esclusa dagli inquirenti”.
“Si tratta di un’accusa gravissima a cui stentiamo a credere e di cui peraltro non abbiamo nessun riscontro”, dicono dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino. Per quanto attiene alla purezza dei vigneti di Brunello, nel 2007 il Consorzio ha completato l’ispezione su oltre 1.667 ettari di vigneto iscritto. Nel corso di tali ispezioni, iniziate nel 2004, sono state rilevate alcune non conformità che hanno interessato solamente 17 ettari, pari a una percentuale di circa l’1% dei vigneti controllati”. Autore dell’articolo: Michele Bocci.
Prendo atto di quanto scrive Repubblica, che attribuisce al blog di James Suckling su Wine Spectator e non al sottoscritto, che é stato il primo, qui, il merito di aver segnalato “per primo l’inchiesta”.
Mi chiedo solo se a questo punto il sor Cernilli scriverà, anche parlando di Repubblica, che “fornire notizie su un’indagine in corso é un reato. Potrebbe persino costituire favoreggiamento nei confronti degli indagati, che, per il momento, non si conoscono”. Scommettiamo che in questi caso Cernilli se ne starà zitto ed eviterà accuratamente, come come faranno altri personaggi impalpabili, di stroncare l’articolo di Repubblica, così come ha fatto con quanto ho scritto io? Vedi qui in allegato: Articolo Repubblica

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Rumors da Montalcino parte terza: pompieri e giustificazionisti alla ribalta

Come ho riferito ieri (qui) e come è stato riportato, in inglese, anche su VinoWire.com (leggi) ho correttamente riportato la posizione del direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino, Stefano Campatelli, che ha cercato (e non avrebbe potuto fare altrimenti, visto il suo ruolo e visto il segreto d’ufficio cui è tenuto come persona informata dei fatti) di ridurre a dimensioni più contenute gli insistenti rumors provenienti dalla celeberrima località vinicola toscana sull’inchiesta che sarebbe a carico di un numero considerevole di aziende.
Così come ho dato, per primo (altri, pur sapendo, hanno preferito, per motivi vari, tacere e fare finta di niente) questa notizia, ho correttamente riportato quanto dichiaratomi telefonicamente ieri sera da Campatelli, anche se le mie fonti, persone degne di altrettanta fiducia e ben informate, ancora ieri mi confermavano l’ampia portata dell’inchiesta che avrebbe coinvolto non solo quattro aziende per “peccati” minori e di trascurabile importanza, ma un numero molto più ampio di soggetti indagati per reati di ben altra e ben più rilevante portata.
Campatelli mi aveva annunciato nella nostra telefonata una presa di posizione del Consorzio, ma al momento in cui scrivo non ho ricevuto alcuna comunicazione né ho trovato sul sito Internet del Consorzio (vedi) alcuna presa di posizione che fornisca una versione ufficiale su quanto sta accadendo.
Ho invece trovato, presentata quale “Fonte: Consorzio del Brunello di Montalcino” una presa di posizione riferibile al Consorzio su un sito Internet la cui redazione ha sede a Montalcino e che è notoriamente molto vicina al Consorzio.
In questo testo (che non si capisce perché non sia stato trasmesso al sottoscritto e ad altri giornalisti e perché non sia pubblicato, in bella mostra, sul sito del Consorzio), intitolato “Il Consorzio del Brunello spiega le sue ragioni, smentendo false voci… La nostra azione nel controllo dei produttori di Montalcino”, viene confermato quanto dichiaratomi ieri da Campatelli, ovvero che: “I controlli che vengono effettuati sono di vario tipo e riguardano sia i vigneti che i vini in corso di affinamento e l’imbottigliato. Quindi, con riferimento a notizie apparse negli ultimi giorni su siti web relative a presunte violazioni al disciplinare di produzione del vino Brunello di Montalcino, il Consorzio di Tutela rilascia le seguenti dichiarazioni: 1 - “rumors” secondo cui produttori di Montalcino avrebbero usato vini dal Sud Italia nel loro Brunello 2003: si tratta di un’accusa gravissima a cui stentiamo a credere e di cui peraltro il Consorzio non ha nessun riscontro di alcun genere; 2 - per quanto attiene alla purezza dei vigneti di Brunello, nel 2007, il Consorzio ha completato l’ispezione su oltre 1.667 ettari di vigneto iscritto. In queste ispezioni, iniziate nel 2004, sono state rilevate alcune non conformità che hanno interessato solamente 17 ettari, pari ad una percentuale dell’1% dei vigneti controllati”.
Pertanto “si può affermare che, a fine 2007, più del 99% dei vigneti iscritti all’Albo del Brunello di Montalcino, sono assolutamente rispondenti al disciplinare di produzione. E’ dichiarata intenzione del cda del Consorzio del Brunello di Montalcino, come è suo preciso compito e come ha sempre fatto, di tutelare i vini delle quattro denominazioni del territorio di Montalcino, sia con gli strumenti di controllo imposti dalla legislazione sia con quelli ancor più stringenti previsti dalle norme interne del Consorzio”.
Prendo atto di quanto il Consorzio dice ed è per forza di cose costretto a dire, recitando, come logica vuole, il ruolo del pompiere, perché sarebbe stravagante, se le cose stessero invece (come affermano le voci da me registrate) diversamente, che il direttore del Consorzio si mettesse ad attizzare il fuoco e a diffondere un’immagine preoccupante di come vanno le cose nel mondo del vino ilcinese.
E’ naturale e giusto che il Consorzio – che magari potrebbe solo sforzarsi di comunicare di più e meglio e con maggiore trasparenza, inviando le sue comunicazioni a tutti e non solo ad un interlocutore privilegiato, che non è di certo il depositario della verità o l’organo ufficiale della realtà consortile – parli in questo modo.
Meno comprensibile, invece, ma se si giudica la cosa da un altro punto di vista è comprensibilissimo, normale, ovvio, prevedibile, che qualcuno, come per un riflesso condizionato, si cali nel ruolo dell’avvocato d’ufficio del Consorzio e dei produttori di Montalcino (anche di quelli i cui vini si presentano diciamo così “stravaganti” nel colore nero come la pece, nei profumi merlotteggianti o echeggianti aromi mediterranei, nella difficoltà ad essere normalmente riconosciuti come vini base Sangiovese…?) e che non solo accolga senza eccepire, senza alcun dubbio o alcuna perplessità, con una sicurezza disarmante, la versione del Consorzio, ma dia prova di un giustificazionismo sorprendente.
Questo qualcuno, tanto per non fare nomi, è il Signor Daniele Cernilli, co-direttore in quota Gambero rosso della guida Vini d’Italia, il quale sul forum del sito del Gambero rosso, in questa discussione (vedi) è intervenuto con queste testuali parole: “
Facciamo un’ipotesi. Alcune aziende grandi, che hanno decine, se non centinaia di ettari nel quadrante sud-occidentale di Montalcino, hanno iscritto vigneti nel catasto del Brunello. Nel corso degli anni, per il mal dell’esca, per altre questioni, in tali vigneti sono stati messi a dimora vitigni diversi dal sangiovese, utilizzati non per il Brunello, ma per altri vini, che sono regolarmente in produzione. In altre vigne, magari di più recente impianto, invece, è stato messo del sangiovese, per recuperare dei quantitativi perduti. Quindi tutta la faccenda potrebbe essere semplicemente un problema di mancata corrispondenza fra il cartaceo e la realtà. Siccome dai controlli effettuati, a detta di Campatelli, non si sono riscontrate delle irregolarità in cantina, qui c’è solo un modo poco ortodosso di affrontare delle pratiche burocratiche. Un’irregolarità, certo, che va sicuramente sanzionata, ma non uno scandalo epocale come qualcuno, che peraltro non fa neanche un nome, perché sa bene che tutto si risolverà in una bolla di sapone e non vuole correre rischi, sta sostenendo con strepiti e schiamazzi. Ora, capisco la legittima curiosità, ma pensate davvero che sia giusto mettere alla gogna fin d’ora chi è semplicemente oggetto di un’indagine, creando danni difficilmente compensabili con successive smentite? Io non so bene chi è coinvolto, penso di aver capito, ma non voglio correre il rischio di fare nomi sbagliati. Quello che so l’ho letto in qualche blog, e i nomi precisi non c’erano”.
E’ solo colpa dei vivaisti un po’ sbadati, dei reinnesti, di produttori un po’ distratti e non sufficientemente attenti a quello che fanno, se in alcuni vigneti iscritti all’Albo del Brunello e destinati alla produzione di Brunello di Montalcino sono finiti, distrattamente, “vitigni diversi dal sangiovese, utilizzati non per il Brunello, ma per altri vini”, dice il solerte, comprensivo ed esperto uomo di mondo Robert Parker der Tufello, come l’avevo battezzato ai tempi di WineReport.
Ma quale intenzione di aggirare le leggi vigenti, ma quale intento di modificare artatamente, magari per renderli più appealing a qualche degustatore italiano ed estero e a qualche guida, il Brunello! Molto più semplicemente “un problema di mancata corrispondenza fra il cartaceo e la realtà, solo un modo poco ortodosso di affrontare delle pratiche burocratiche”!
Capisco benissimo l’intervento di Cernilli. Quando si premiano dei vini, magari anche dei vini “strani” da capire e riconoscere subito come Brunello di Montalcino, quando si hanno ottimi rapporti di collaborazione con grandi e piccole aziende per l’organizzazione di Roadshow itineranti per la presentazione all’estero dei vini e delle aziende che hanno ricevuto i canonici “tre bicchieri”, capire, giustificare, attenuare, sopire le polemiche, sostenere lo status quo e gli equilibri esistenti è di fondamentale importanza, è prassi normale e comprensibilissima.
Pur comprendendo questo, non posso che rifiutare e rimandare al mittente quanto Cernilli nella sua foga assolutoria scrive, quando parla di “
uno scandalo epocale come qualcuno, che peraltro non fa neanche un nome, perché sa bene che tutto si risolverà in una bolla di sapone e non vuole correre rischi, sta sostenendo con strepiti e schiamazzi”.
Io non sto mettendo alla gogna nessuno, e non ho fatto nomi, perché so benissimo che finché l’inchiesta è in corso e non è arrivata a delle conclusioni precise, a imputazioni chiaramente formulate e rinvii a giudizio, nonché ad eventuali condanne, fare nomi è impossibile. E non per pavidità, ma secondo buon senso e rispetto della legge.
Questo anche se qualche idea su quali possano essere alcune delle aziende coinvolte me la sono fatta e mi hanno aiutato a farmela le persone - serie - con cui ho parlato.
La grossa differenza, tra me e Cernilli, oltre al fatto che io non ho mai portato in palmo di mano Brunello “discussi” e dall’identità non proprio indiscutibile, e che quando assaggio il Brunello di Montalcino (nonché gli altri vini) riporto le mie impressioni senza guardare in faccia a nessuno (in passato ho criticato pesantemente i vini di Banfi e dell’ex presidente del Consorzio Fanti – leggete qui, mentre invece Cernilli – rileggetevi qui quanto scriveva nel 2004 - la pensava molto diversamente…) è che io non penso affatto e non spero, come lui, “che tutto si risolverà in una bolla di sapone”.
Sono invece persuaso - e faccio voti - che questa sia la volta buona, partendo dalle infrazioni riscontrate dal Consorzio nei vigneti di quattro produttori e proseguendo nei controlli che sono stati fatti e sono in corso (oggi a questo proposito ho ricevuto una mail che testualmente dice “sono un agente di commercio e rappresentato una delle aziende coinvolte… ci hanno chiesto di sospendere a tempo indeterminato le vendite del Brunello 2003…” e ho registrato quanto il presidente di Vinarius Francesco Bonfio ha commentato su questo blog, ovvero “che i primi effetti di tipo economico si stanno già verificando. Ho notizia da alcuni associati Vinarius che loro clienti esteri hanno bloccato i ritiri di Brunello di Montalcino fino a che non saranno di dominio pubblico i nomi delle aziende coinvolte”) per fare quella chiarezza, quella pulizia, quel chiarimento tra onesti e corretti e tra furbetti del vigneto e della cantina, di cui Montalcino ha assolutamente bisogno.
Questo ovviamente con tutto il garantismo possibile per le aziende, senza mettere nessuno alla gogna, ma senza accettare di farmi mettere la museruola o il silenziatore dai pompieri e dai giustificazionisti, più o meno interessati, di turno.
Perché io, per buona norma del Robert Parker der Tufello e del signor consorte della abile p.r. e organizzatrice del Roadshow itinerante dei tre bicchieri, non faccio “strepiti e schiamazzi”, ma semplicemente informazione, libera e indipendente. Piaccia o non piaccia a Cernilli e ai suoi amici.

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25 Marzo 2008

Cosa accade a Montalcino? Parlano Wine Spectator ed il Consorzio del Brunello

Ha fatto e continua a fare discutere il post (leggi qui) pubblicato appena prima di Pasqua, dove riprendendo una notizia che mi era arrivata addirittura dalla Germania, riferivo di insistenti rumors provenienti da Montalcino relativi ad una massiccia inchiesta in corso in svariate cantine locali a causa della rilevata presenza di vino che non proverrebbe da vigneti situati nell’area della celeberrima denominazione, ma da molto più lontano…
E’ ovvio che prima di dare questa notizia, grave, ma assolutamente non sorprendente (numerosi vini presentati in questi anni come Brunello di Montalcino presentavano un carattere molto più meridionale o una fisionomia addirittura “bordolese”…), avevo fatto i miei controlli, da fonti sicure e degne di assoluta fiducia, per essere certo non solo di non pubblicare una “bufala”, ma di fare della corretta informazione. Cosa che, ancora oggi, sono sicuro di aver fatto, anche se qualche personaggio privo di autorevolezza mi ha tacciato di imprudenza, di procurato allarmismo o di smania di sensazionalismo.
Niente di tutto ciò: semplice informazione, perché queste voci insistenti circolavano già all’epoca di Benvenuto Brunello, data non per danneggiare Montalcino e la stragrande maggioranza dei suoi produttori, che sono seri, coscienziosi, rispettosi dell’identità del vino, della sua storia, di una personalità stabilita dal disciplinare di produzione vigente, che parla di Sangiovese 100% provenienti da vigneti situati nell’area della denominazione, ma per tutelarli dall’offensiva spudorata dei soliti furbetti del vigneto e della cantina.
La pubblicazione di questa indiscrezione ha scatenato, su questo blog, nonché su alcuni forum vinosi, una vasta discussione, che ha fatto emergere da parte di molti un chiaro fastidio nei confronti di vini oggettivamente inverosimili e difficilmente ascrivibili al contributo del solo Sangiovese ilcinese anche da loro riscontrati in fase di assaggio e un aperto e convinto sostegno a tutte le iniziative, volute dal Consorzio o dalle autorità competenti in materia, tese a portare chiarezza nel panorama produttivo di una delle due più celebri Docg italiane e a colpire, duramente, senza indulgenza e comprensione, le eventuali irregolarità, i comportamenti fedifraghi e fuorilegge eventualmente tenuti da alcuni.
Non mi sono certo sognato, non ho inventato, né mi sono fatto manovrare come un burattino da un burattinaio impegnato in chissà quale torbida manovra, le voci su quanto sta accadendo, e ancora nel pomeriggio di martedì 25 ho avuto conferma, da Montalcino, da persone che considero non solo informate, ma degne della massima fiducia, la conferma che tutto quanto ho scritto corrisponde al vero. E che riferendolo qui ho solo attenuato, non amplificato, la portata, di quanto sta emergendo nel corso delle indagini.
Pur registrando queste conferme, ho però pensato, anche se sinora era mancata una qualsiasi presa di posizione, un opinione, un commento, da parte dell’ente maggiormente interessato a quanto accade nel mondo del vino di Montalcino, il Consorzio del Brunello di Montalcino, che sulla base della legge definita ’“erga omnes” - Decreto Ministeriale del 29 maggio 2002 (che delega ai Consorzi il compito di controllo dalla vigna alla bottiglia), sapevo aver compiuto un ampio lavoro di controllo sui vigneti iscritti all’albo del Brunello di Montalcino, che mancava una voce importante per poter delineare un quadro completo.
E ho deciso di colmare la lacuna, dopo aver scoperto che un altro “visionario” e “provocatore” come il sottoscritto, mr. James Suckling, aveva pubblicato sul suo blog, sul sito Internet di Wine Spectator, un post intitolato Smoke and fire in Montalcino (vedi testo integrale in fondo a questo mio intervento), dove confermava in sostanza quanto da me scritto, attribuendo i problemi non alla scoperta in qualche cantina ilcinese di vino proveniente da chissà dove, bensì ad irregolarità riscontrate in un certo numero di vigneti registrati all’Albo del Brunello o del Rosso di Montalcino dove sarebbero state scoperte piccole percentuali di altre uve, Cabernet Sauvignon e Merlot ma anche, stranezza nella stranezza, Chardonnay e Trebbiano.
Cosa ho fatto dunque per capire quale fosse la portata di quella che un organo di informazione solitamente bene informato e vicino ad importanti realtà produttive di Montalcino, ha definito “un’indagine sui vigneti iscritti all’Albo del Brunello in atto da parte delle autorità competenti (Repressione Frodi, Guardia di Finanza …), che hanno prelevato dei fascicoli al Consorzio”?
Ho provato a parlare con uno dei diretti interessati, ma non un produttore di quelli maggiormente chiacchierati (circolano nomi da fare accapponare la pelle tanto sono noti), bensì con il direttore del Consorzio, Stefano Campatelli, che pur ricordandomi il suo obbligo di riservatezza dovuto al segreto d’ufficio mi ha, in buona sostanza, detto alcune interessanti cose.
Ha confermato che il Consorzio, nel corso dei controlli effettuati, ha riscontrato irregolarità, di vario peso e dimensione, in alcune decine (lui non ha fatto il numero, ma a me risulterebbero essere addirittura 80-90) di aziende, e che solo per quattro di queste, vista l’entità di quanto riscontrato, il Consorzio non ha potuto far altro che trasmettere i risultati dei controlli effettuati alle autorità competenti.
Le irregolarità, a detta del direttore del Consorzio del Brunello, riguardavano, come scritto da Wine Spectator, esclusivamente delle incongruenze (diciamo così) riscontrate nei vigneti e non in cantina, dove, parla sempre Campatelli, non sarebbe stata verificata la presenza di alcun vino proveniente da fuori zona.
Il direttore del Consorzio ha poi categoricamente escluso che Montalcino possa essere interessata dall’arrivo di vino, in cisterna, proveniente da altre zone (“nelle aziende produttrici di Montalcino si lavora solo con vino espresso da uve coltivate esclusivamente nella nostra zona di produzione” – mi ha detto) e ha confermato che a seguito della trasmissione da parte del Consorzio degli atti relativi alle irregolarità verificate in quattro aziende produttrici (due delle quali sarebbero già sul punto di chiarire gli addebiti e di risolvere i propri problemi), le autorità competenti hanno effettuato e stanno effettuando una vasta serie di controlli nelle aziende di Montalcino.
Quale sia il numero di queste e cosa abbiano trovato Repressione Frodi e Guardia di Finanza nel corso dei controlli effettuati in cantina e dell’esame della documentazione relativa al carico e scarico delle uve, alla commercializzazione dei vini, non è assolutamente dato al momento attuale sapere.
Il direttore del Consorzio non ha dunque negato la veridicità di quanto questo blog ha riferito, ma si è limitato a ridimensionare il fenomeno, rivendicando al Consorzio il lavoro di controllo sistematico in vigna effettuato, la scoperta di irregolarità riguardanti solo quattro aziende e la trasmissione della documentazione relativa alle autorità competenti.
Di più Campatelli non ha voluto dire, lasciando che siano le indagini a stabilire se ci siano state o meno “violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini”.
Alla luce di quanto dichiaratomi non da un pinco pallino qualsiasi, ma da persona sicuramente informata dei fatti com’è il direttore del Consorzio del Brunello, non posso che essere soddisfatto di aver riferito la notizia sui rumors provenenti da Montalcino e sulle indagini in corso. Le accuse di imprudenza, che non mi toccano, le rimando ai pavidi e a coloro che non hanno il coraggio di esporsi e di fare corretta informazione quando dispongono di una notizia di sicura importanza. Io le notizie, piacevoli o spiacevoli, sono abituato a darle.

Dal blog di James Suckling sul sito Internet di Wine Spectator
“Smoke and Fire in Montalcino (post del 21 marzo 2008). Rumors spread fast in Italy, just like any other wine region. I think a lot arise from jealousy among wine producers. I really hate it… But sometimes there is some truth to them.
The most recent rumor is how about one-third of the producers in Montalcino are being investigated for blending wines from the south of Italy into their 2003 Brunellos. I was shocked, to say the least, even completely pissed off.
How could Brunello producers do such a thing after years of building their region’s reputation as one of the best in Italy? Plus, it’s one of my favorite wine regions in the world! THEY APPEAR TO JUST BE RUMORS. And apparently there is NO basis for such terrible hearsay, at least that’s what my sources say.
Granted, there is an investigation at the moment being conducted by the growers association in Montalcino to check that all vineyards under the Brunello di Montalcino DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) are abiding by the regulations of Italy’s highest quality wine designation.
In other words, they are confirming that all the grapes in these vineyards are in fact Sangiovese. Brunello must be pure Sangiovese, according to the law. The Consorzio del Vino Brunello di Montalcino would not comment on its findings. But solid sources in the region say a number of vineyards have been found with a tiny percentage of other grape types in their vineyards, from Cabernet Sauvignon and Merlot to Chardonnay and Trebbiano. I don’t know how widespread this problem is, and the Consorzio will reveal its findings when the investigation is done. But I don’t think is going to be a big deal. The vines can be changed over to Sangiovese.
It’s possible that a wine producer could have intentionally planted other grape types to boost the color, structure and fruitiness of Brunello. Sangiovese can be a bit thin at times, and Brunello is aged for a long time in barrel or vat before bottling. It’s legal to have other grapes in areas such as Chanti Classico, and many super Tuscan producers do the same with their Sangiovese.
But, my sources say that it is most likely an honest mistake whereby the wrong bench grafts of vines were used when the vineyards were originally planted”.

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21 Marzo 2008

Rumors from Montalcino: vino pugliese spacciato per Brunello?

Insistenti e preoccupanti rumors in arrivo da Montalcino, ma anche dalla Germania e dall’Olanda, riferiscono che ci sarebbero alcune cantine (si parla di 4-5) sotto sequestro a causa del ritrovamento in cantina, da parte dei Nas e della Guardia di Finanza, di vino pugliese che sarebbe stato venduto (anzi, spacciato) come Brunello di Montalcino.
Il reato sarebbe quello, consueto, di “frode in commercio e falso in atto pubblico”, già contestato, come scritto qui, alla Marchesi Frescobaldi nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura di Firenze riguardante “presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini”.
Per correttezza dell’informazione non riporterò i nomi delle aziende che si dice siano coinvolte in questa inchiesta. Dirò solo che sono tutte aziende situate nella zona sud ovest e che si tratta di nomi importanti e ben noti sui mercati di tutto il mondo.
Sarà mia cura dare altri aggiornamenti nel caso venga a conoscenza di ulteriori sviluppi della triste vicenda. Che conferma quanto solo gli imbecilli, i disonesti, o le persone senza naso e palato e soprattutto senza onestà intellettuale affermano, ovvero che il Brunello di Montalcino sia tutta farina del sacco dei vigneti locali e del Sangiovese.
Gli assaggi, anche quelli di Benvenuto Brunello 2008, fanno invece chiaramente capire, a chi non voglia fare come le tre scimmiette, come nel buio delle cantine di Montalcino diversi vini vengano arrangiati in maniera invereconda.
Colgo l’occasione per battere le mani alla nuova gestione e presidenza del Consorzio Brunello di Montalcino, impersonata dal conte Francesco Marone Cinzano, che del tema controlli, trasparenza, rispetto delle regole ha fatto, come dimostrano queste inchieste in corso (nonché la richiesta fatta per vie legali ad un produttore californiano di origine italiana - leggi - di smettere di usare il nome “Brunello” per il vino prodotto nella sua azienda), che non guardano in faccia a nessuno, un proprio, lodevolissimo, cavallo di battaglia.
Auguri a tutti di Buona Pasqua, soprattutto ai tantissimi produttori onesti e coscienziosi che a Montalcino e nel resto d’Italia, onorano il buon vino italiano, la sua immagine, la sua credibilità.

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10 Marzo 2008

Frode nella produzione dei vini, la Marchesi Frescobaldi a giudizio

Per completezza dell’informazione riportiamo (leggi) quanto pubblicato lo scorso 6 marzo sul quotidiano di Firenze Il Corriere Fiorentino (del gruppo RCS Corriere della Sera). Sarà nostra cura riportare anche altre notizie sullo sviluppo di questa inchiesta che riguarda la celebre storica casa vinicola toscana.
Frode nella produzione dei vini, Frescobaldi a giudizio
Al centro delle indagini, iniziate nel 2005, vi sarebbero presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve.

“Frode in commercio e falso in atto pubblico: con questi capi d’imputazione il giudice del tribunale di Firenze, Maria Cannizzaro, oggi ha rinviato a giudizio 14 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta della procura fiorentina - condotta dalla guardia di finanza e coordinata dal pm Gianni Tei - sulla produzione dei vini dell’azienda Frescobaldi. Tra i tredici rinviati a giudizio c’è Lamberto Frescobaldi, responsabile della produzione, un enologo oltre ad alcuni dipendenti dell’azienda Frescobaldi e sei fornitori di uve, pugliesi e campani. L’INCHIESTA
Il processo inizierà il prossimo 17 novembre. Al centro delle indagini, iniziate nel 2005, vi sarebbero presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini. In una nota, i legali degli indagati, gli avvocati Nino D’Avirro e Pier Matteo Lucibello, affermano che «al dibattimento saremo in grado di provare l’inesistenza di quanto contestato, in quanto tutti i testi sentiti nel corso delle indagini preliminari hanno escluso che le uve che provenivano da regioni diverse dalla Toscana, venissero utilizzate per la produzione di vini toscani» e spiegano che «l’acquisto di uve da fuori zona serviva esclusivamente ad effettuare una efficace concentrazione per i vini da tavola venduti sfusi negli spacci aziendali».
Il dibattimento servirà a chiarire se il contenuto delle bottiglie immesse sul mercato dai Frescobaldi corrisponda a quanto indicato dalle etichette di alcuni vini doc (denominazione di origine controllata), Docg (denominazione di origine controllata e garantita) e Igt (indicazione geografica tipica). Le tre sigle indicano prodotti che devono rispettare precisi disciplinari (riguardanti la provenienza dell’uva, vitigni utilizzati e altro) per essere commercializzati con quei marchi. Ovvero, l’indagine mira a verificare la corrispondenza del prodotto all’origine dichiarata.
LE PERQUISIZIONI
Gli investigatori nel 2005 hanno compiuto perquisizioni simultanee in alcune regioni del sud d’Italia, da dove la procura fiorentina ritiene che i Frescobaldi abbiano acquistato uve che poi venivano spedite in Toscana e vinificate come originarie delle zone a denominazione o indicazione controllata”.

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