Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Indignazioni'

3 Agosto 2007

A proposito del Blog Café di Squisito: ora capisco !

Ora, dopo aver annunciato qualche giorno fa, in questo post, e sul relativo blog, la mia dolorosa – doverosa decisione di non prendere parte al Blog Café di Squisito, nonostante questo spazio dedicato alla blogosfera all’interno della grande manifestazione di settembre a San Patrignano fosse stata una creazione paritaria, mia e di Luigi Cremona, lo scorso anno, e nonostante esistessero precisi accordi che anche quest’anno avremmo ripetuto l’esperienza, io occupandomi dell’area wine e Cremona di quella food, mi sono finalmente chiare alcune circostanze che mi apparivano misteriose.
Mi appaiono chiarissime dopo la lettura di un passo della news letter Identità golose di oggi, firmata dal giornalista Paolo Marchi, il quale afferma “nuova la grafica della newsletter, nuova quella del sito di Identità Golose, nuove tante io che ho in testa. Cerco sempre di scartare la fuffa o quanto non più utile o attuale per aggiornarmi, migliorare, crescere. Da vetrina del congresso e archivio dei miei articoli sul Giornale, il sito diventerà pian piano un portale più completo e vario, con un corollario importante di blog, lettere e collaborazioni come quella con il Blog cafè di Squisito a San Patrignano a fine settembre”.
Ho cercato notizie in merito (ignoravo la cosa) sul blog del Blog Café, ma, ovviamente, non c’era nulla
”. Quanto a Paolo Marchi, voglio ricordare quello che questo “signore”, dopo aver espresso legittime critiche sul Blog Café, aveva scritto del sottoscritto lo scorso anno, suscitando lo sdegno mio e la sovrana indifferenza del corresponsabile del Blog Café, Luigi Cremona: “Il giornalista professionista Paolo Marchi, curatore della pagina Affari di gola de Il Giornale, ideatore di Identità golose, curatore (pur essendo un tenace detrattore del fenomeno blog) del blog Marchi di gola / identità golose, oggi postando alle 13:18 un commento su Tigullio vino blog, ha offerto un eloquente, chiarissimo contributo per aiutare a capire che persona sia, quale il suo stile, quale la sua personalità, quale il suo modo di relazionarsi con il prossimo.
Per completezza dell’informazione lo riporto, rimandando alla sede originale che ha ospitato questo intervento, ad uso e consumo dei lettori: “Caro Filippo, il cecchino è davvero persona “singolare”. nel dubbio che uno se lo legga (vino a vino ha una media di 20/25 leggori al dì, fonte ziliani), ti spedisce una mail per avvisarti di avere scritto su di te. a quel punto, tu vai a leggere e in genere si oscilla tra complimenti tipo “un cialtrone al servizio di Berlusconi” piuttosto che “un coglione con la tessera da giornalista, professionista”.
Però si offende se non lo ringrazi e se poi osi dire che non tutti i blogger sono affidabili e autorevoli e qualcuno è pure shampista (cosa che avviene in ogni concesso, conclave compreso immagino perché fatto da uomini) spara a zero e ti dice che la sua era ironia come con Muccapazza e Squisito.
E finisco qui perché hai fatto male a scrivergli (e io a mia volta), si fa il suo gioco, si nutre del male che sparge in giro, gode a far incazzare la gente, non ha un progetto in testa che vada oltre l’offesa. Ha scritto un autore bolognese, parola più parola meno: “certe persone sono come le cacche per strada: se puoi le eviti, altrimenti le schiacci”. Naturalmente la mia è satira e ogni riferimenti alla realtà è ironia allo stadio subliminale. oloap”.
Bene, oggi Cremona cosa combina ? Dopo avermi, di fatto, messo nella condizione di non poter collaborare ad un progetto che era comune e non solo suo, arruola e chiama a collaborare proprio quella persona che lo scorso anno, con la classe, l’eleganza, l’educazione che lo contraddistinguono, riferendosi a me aveva scritto “certe persone sono come le cacche per strada: se puoi le eviti, altrimenti le schiacci”.
Bene, se come si è soliti dire, se i simili si attraggono e sono destinati a stare insieme, sono ben lieto di non avere più nulla a che fare con il signor Cremona ed i suoi amici e collaboratori e di lasciare a lui, notissimo esperto di blog e blogger, la gestione del Blog Café di Squisito 2007…
p.s. un amico mi ha mandato il link a questo sito. Guardo, in una sezione del sito Internet ufficiale di Squisito, leggo (quel poco che si capisce, ma già basta) e allora tutto mi torna più chiaro, anche le bugie di qualcuno che, erroneamente, credevo “amico”…
In verità ha capito bene anche Massimo Bernardi, come dimostra questo suo post, su Kela blu…

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31 Luglio 2007

Cosa fare per lanciare il Cirò ? Semplice: “de-cirotizzarlo” ! Così parlò Francesco Siciliani

Singolare, istruttiva intervista al Corriere Vinicolo (n°29 del 23 luglio) rilasciata da Francesco Siciliani, proprietario di una storica azienda vinicola cirotana che dopo qualche anno di silenzio è tornata a fare parlare di sé grazie ad un accordo commerciale e di distribuzione siglato con il veronese Gruppo Montresor.
Cosa racconta Siciliani al suo interlocutore ? Niente di speciale, propone ricette vecchie e già superate, per ovviare alla non eccessiva notorietà, a suo dire, del Cirò, il cui “momento non è ancora arrivato, e forse è anche un po’ colpa di noi calabresi”, sostiene.
Siciliani esordisce con una dichiarazione - “se avessi maggiori possibilità di sperimentare all’interno della Doc, il nostro Cirò sarebbe un prodotto ancora più moderno di quello attuale” – che mutatis mutandis ricorda un po’ il Palazzeschi futurista “e lasciatemi divertire !” – e dopo aver rivendicato “abbiamo fatto tutto da soli, anche la sperimentazione sui vitigni autoctoni” (cosa che, in verità, a Cirò e dintorni abbiamo visto fare, ma da ben altra azienda….), con quale proposta se ne esce ? Ma semplice, ovvio, banale, “de-cirotizzare” i Cirò, bianco e rosso, modificando, ça va sans dire, i “disciplinari molti rigidi” che “prevedono l’utilizzo del solo Gaglioppo per il rosso e del Greco per il bianco”.
Per il modernista e aspirante innovatore Francesco Siciliani la via maestra, “se vuoi sperimentare nuove strade, nuovi vitigni” è “uscire dalla Doc”. Come del resto loro hanno fatto con un vino, Igt Calabria rosso, realizzato con un blend di 80% Gaglioppo, 10% Magliocco e 10%, indovinala grillo !, nientemeno che di Merlot. Questo, a suo avviso, dovrebbe essere, anzi “sarebbe il Cirò del futuro, la nuova Doc come mi piace chiamarlo”, per ora confinato all’Igt, come accade ad un bianco aziendale dove accanto al Greco “abbiamo potuto sperimentare”, altra geniale novità, “un venti per cento di Chardonnay”.
Non cessa mai di stupire e questa testimoniata dalle dichiarazioni di Siciliani non è che l’ennesima conferma, la stravagante mentalità dei produttori italiani, i quali pur disponendo ormai, accanto alle denominazioni storiche, di svariate altre Doc e Igt (nell’area di Cirò in Calabria, oltre alla Calabria Igt c’è l’Igt Val di Neto, utilizzata con successo da altre aziende della zona), nelle quali possono trovare ospitalità tutti i loro vini “sperimentali”, si ostinano, anzi hanno la sublime sfacciataggine, di pretendere di modificare, a loro uso e consumo, le Doc e Docg per collocare nel loro alveo i vini che realizzano senza sottostare alle “costrizioni” dei disciplinari di produzione.
Ma non sarebbe ora di finirla, una volta per tutte, con questo indebito uso spinto da interessi privati e personali di un qualcosa, le denominazioni d’origine, che sono patrimonio comune ?
Per quale motivo siccome al Signor Francesco Siciliani non garbano più un Cirò rosso e rosato a base di Gaglioppo e un bianco a base di Greco a Cirò si dovrebbe modificare il disciplinare della Doc per inaugurare, nel 2007, una nuova fase dove i vitigni locali dovrebbero essere corroborati dalle solite uve migliorative, ovvero Cabernet, Merlot, Chardonnay ? Perché non lavorare, invece, per studiare seriamente le grandi varietà autoctone calabresi, per mettere a punto, mediante campi sperimentali, ricerche, prove, studi, cloni più adatti e vigneti più consoni alla qualità ed in grado di meglio adattarsi a quello che sempre più, in Calabria ed in tutta Italia, diventerà il Grande Problema, ovvero il global warming, il riscaldamento globale, il grande caldo che rende anche i vigneti cirotani quasi un’appendice d’Africa in Italia ?

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7 Giugno 2007

ProVinea: il presidente Triacca ed il direttore Faccinelli “dimissionati”

Avete presente quell’eccellente cosa, estremamente utile per la tutela e la salvaguardia di quella particolare viticoltura, che non è eccessivo chiamare “eroica”, che è la viticoltura di montagna della Valtellina, che è stata, dalla sua nascita, il 28 luglio del 2003, sino ad oggi, la Fondazione onlus ProVinea Vita alla Vite di Valtellina ?
Creata, “per volontà dei produttori associati al Consorzio di tutela dei vini di Valtellina con lo scopo di tutelare, senza fini di lucro, il territorio, il paesaggio e l’ambiente viticolo terrazzato della provincia di Sondrio, dove si sviluppa l’area viticola terrazzata di montagna più estesa d’Italia, e di tutelare e valorizzare le tradizioni storico-culturali, i beni culturali ed ambientali”, ProVinea in questi anni ha messo a segno risultati indubbiamente di innegabile rilievo, agevolando e rendendo possibili azioni di salvaguardia del versante retico terrazzato, mediante “un fondo di rotazione dell’importo di 4.500.000 € destinato a finanziare interventi preventivi di manutenzione del versante Retico terrazzato”, e gestendo, quale “attore principale” importanti risorse finanziarie fondamentali per il mantenimento dei terrazzamenti vitati e di tutto ciò che essi significano in termini culturali, sociali ed economici per la Valtellina”.
Non bastasse questo, non fossero sufficienti questi interventi che si sono tradotti in sistemazione di muri di sostegno, di rampe d’accesso ai terrazzamenti, di scale e in ripristino di drenaggi e scoli di acque meteoriche, pulizia di incolti, interventi fondamentali che hanno avuto un ruolo di presidio del territorio montano valtellinese, oltre ad aver promosso “studi e ricerche multidisciplinari legate ai saperi della montagna e dell’area valtellinese”, contribuito a valorizzare le “tradizioni storico - culturali, dei beni culturali ed ambientali” valtellinesi, aver dato vita a convegni, premi, progetti di formazione, corsi per operatori del territorio vitato terrazzato, ProVinea ha contribuito fortemente a mettere a segno due obiettivi formidabili.
Parlo della procedura di formalizzazione e presentazione delle candidature della zona dei vigneti terrazzati del versante retico della Valtellina e della Ferrovia Retica nel paesaggio culturale Albula – Bernina per il Patrimonio mondiale Unesco, due progetti forti, qualificanti, importanti che hanno visto ProVinea collaborare con Istituzioni ed Enti vari e proporsi come un soggetto attivo, efficiente, affidabile, autorevole e stimato (fede ne fa la rassegna stampa dei moltissimi articoli dedicati alla Fondazione), come un punto di riferimento imprescindibile nel panorama valtellinese.
Questo bilancio assolutamente in attivo in una situazione normale avrebbe valso alla ProVinea e ai suoi responsabili, il presidente Domenico Triacca (produttore di alcuni dei migliori vini valtellinesi) e al direttore Sandro Faccinelli, il plauso unanime e convinto di tutti i soggetti, in campo politico, ammininistrativo, vinicolo, che agiscono in Valtellina e che dovrebbero avere a cuore un’immagine alta della sua viticoltura ed enologia.
Invece, come si apprende dalla stampa locale, da La Provincia di Sondrio alle pagine di Sondrio de Il Giorno, nel corso dell’ultima riunione del Consiglio di Amministrazione di ProVinea, svoltosi un paio di giorni orsono, sia il presidente che il direttore di ProVinea hanno ritenuto (possiamo dire che sono stati costretti ?) di dover presentare le loro dimissioni e di togliere il “disturbo”.

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20 Maggio 2007

Italiani ancora discriminati in Alto Adige? E allora niente vacanze, lassù, nemmeno quest’anno

E’ da qualche tempo, dopo aver tratto le debite conclusioni da quanto, nel gennaio del 2006, sul mio vecchio blog, il taccuino del franco tiratore, avevo invitato a fare, ovvero smettere di andare in vacanza in Alto Adige,  almeno sino a quando gli italiani, i residenti locali e anche i turisti, continueranno ad essere trattati in maniera diversa dai cittadini e dai turisti di lingua tedesca, che mi ripromettevo di rompere il mio personalissimo embargo. In altre parole di tornare a frequentare quella terra bellissima, che amo come poche altre e che avevo assiduamente frequentato, dal 1982 in poi, e ai cui vini e alla cui cucina avevo dedicato decine e decine di articoli, da cui manco, per i casi della vita o perché ho voluto mantenere fede alla mia presa di posizione, dal novembre del 2005, dall’edizione di quell’anno del Wein Festival di Merano.
Cominciavo davvero a sentire una forte nostalgia di quelle montagne splendide, di quel verde inimitabile e unico, di quelle distese di vigneti, di quei panorami mozzafiato, dove quasi ogni anno, per oltre quattro lustri, avevo trascorso almeno una settimana – dieci giorni di vacanza ogni anno e dove avevo sperimentato la magnifica sensazione di riuscire a ricaricare le pile e di ritrovare serenità e pace, complici le lunghe passeggiate, l’aria finissima, il silenzio dei boschi, ad ogni visita.
Probabilmente, mi ero detto, le cose sono cambiate, quel clima di estraneità, quel sentirsi in fondo stranieri in terra italiana, ché territorio italiano la provincia di Bolzano in fondo resta, anche se tutto, dalla cultura, alla lingua, alla storia, testimonia la fortissima impronta austro – tedesca e tirolese, magari si è attenuato e dopo la sparata dei sindaci, che avevano avuto l’impudenza di chiedere, in una terra dove la minoranza linguistica è super garantita e protetta, al punto da essere diventata maggioranza – padrona, la tutela allo Stato austriaco, le cose saranno tornate al buon senso, alla civile convivenza tra i due diversi ceppi linguistici, tra le due culture ed etnie, che sino a cinque- dieci anni fa era prassi comune in Alto Adige.
Recentemente ero tornato a scrivere, come ho fatto per anni, di qualche buon vino altoatesino, e a segnalare, su questo blog, valide iniziative organizzate da comuni e pro loco e pensavo di raccogliere l’invito, fattomi da qualche amico produttore di vino, di tornare a fargli visita in cantina. Con mia moglie stavamo addirittura pensando di ritornare, quest’estate, in Süd Tirol, per salutare un’amica albergatrice poco sopra Merano o ritrovare l’incanto delle lunghe camminate tra Meltina e Avelengo o l’antico splendore della Valle d’Anterselva, quando stamani le illusioni sono volate via ed il pensiero di un ritorno è prontamente stato messo da parte.
E’ bastata la lettura di questo lungo articolo, scritto da un fior di giornalista come Stefano Lorenzetto e pubblicato su Il Giornale di oggi, domenica 20 maggio, per farmi capire che quelle cose che non tolleravo, il trattamento apertamente discriminatorio praticato dalla potente Provincia autonoma di Bolzano e dai suoi amministratori, ovviamente di lingua tedesca, nei confronti della cittadinanza italiana, non solo non si era attenuato, ma era diventato, ormai, prassi consolidata, regola generale.

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18 Maggio 2007

Prime risposte sulle pagine Web di Nebbiolo grapes “misteriosamente” scomparse

Prime risposte sul sorprendente caso del sito Internet del convegno internazionale Nebbiolo grapes misteriosamente, ma ormai non troppo, sparito dal Web. Il chiarimento arriva da Claudio Salaris, direttore del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero, che lo scorso anno aveva organizzato ad Alba la seconda edizione delle giornate di studio internazionali dedicate al Nebbiolo.
Salaris testualmente mi ha scritto: “caro Ziliani, la informo che Nebbiolo grapes è un marchio registrato dal Consorzio Vini Valtellina e quindi il sito e la sua gestione erano a loro carico”.
Voglio proprio vedere con quali motivazioni i responsabili del Consorzio di via Piazzi 23 a Sondrio giustificheranno la singolare scelta di non lasciare traccia nella Rete delle due edizioni del Convegno e di dismettere, mandare in rottamazione, il dominio nebbiolograpes.org…

p.s. Intanto l’importante e molto seguito portale Internet valtellinese Valtellina on line ha ripreso il mio articolo e lanciato, anche in terra valtellinese, la questione della misteriosa sparizione delle pagine Web di Nebbiolo grapes…
Anche l’amico Roberto Giuliani, colonna dell’eccellente sito Internet LaVINIum, esprime in questo post pubblicato sul suo blog Esalazioni etiliche forti perplessità per questa assurda decisione di “rottamare” le pagine Web di Nebbiolo grapes…

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17 Maggio 2007

Pagine Web di Nebbiolo grapes ? I produttori, allineati e coperti, tacciono

Ero convinto, dopo aver denunciato in diversi articoli la scandalosa scomparsa delle pagine Web di Nebbiolo grapes e dopo aver formulato l’augurio che altre persone si facessero “a loro volta sentire per sollecitare un riscontro” perché “una risposta chiara, sincera, onesta” è doverosa e dovuta” e dopo aver invitato “tutti i soci del Consorzio vini Valtellina, che si sarebbero molto volentieri risparmiati una così brutta figura, compiuta da quell’ente che dovrebbe tutelarne gli interessi e rappresentarli, difendendo la loro immagine, al meglio” a dire la loro, ero certo, dicevo, che al mio ritorno dalla lunga e bellissima trasferta di lavoro in Langa, a Serralunga d’Alba, avrei trovato riscontri, commenti, prese di posizione da parte degli uomini del vino valtellinesi.
Invece, e la cosa mi amareggia molto, ma purtroppo non mi sorprende, ho scoperto che molto probabilmente per non crearsi dei problemi (che in questo particolare contesto equivale a farsi dei.. “nemici”) nessun produttore, tranne uno ( che ringrazio, ma il cui nome non rivelerò, diciamo così per non metterlo “in difficoltà”) ha pensato “bene” sinora di farsi sentire per rendere pubblico il proprio rammarico per quanto è accaduto, la propria richiesta di conoscere i motivi di questo “incidente di percorso”, per spingere insomma i responsabili del Consorzio Valtellina (sul cui sito Internet fa ancora bella mostra il banner che rinvio ad un sito, quello di Nebbiolo grapes… che non c’è più) a parlare e spiegarsi.
Di fronte ad un comportamento del genere due sono le spiegazioni possibili: o ai produttori valtellinesi del sito Internet del convegno internazionale Nebbiolo grapes e della sua scomparsa non gliene può fregare di meno (e se fosse così complimenti per la sensibilità dimostrata), oppure, come ho detto sopra, esiste una tale situazione oggi, nella Valtellina del vino, che induce i vari protagonisti a guardarsi bene, come sarebbe legittimo in una situazione normale, dall’esprimere una qualsivoglia forma di critica, di dissenso, nei confronti della politica e delle scelte dei responsabili dell’ente consortile.
Infine, com’è più probabile, esiste una terza soluzione, ovvero che al mondo del vino valtellinese quello che fa il Consorzio e che io, come giornalista indipendente senza padroni, ho ritenuto opportuno ed in maniera circostanziata criticare, va benissimo. E che, in fondo, abbiano il Consorzio e la dirigenza del Consorzio che si meritano.
Perché dunque continuare a fare delle battaglie di libertà, nel loro interesse, quando loro liberi e indipendenti non dimostrano in alcun modo di voler essere?

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12 Aprile 2007

A proposito dell’Enoteca del Barolo e del suo Presidente. Repliche e precisazioni

I lettori di questo blog forse ricorderanno un mio recente intervento (leggi) con il quale criticavo la gestione ed i metodi degli attuali responsabili dell’Enoteca Regionale del Barolo, che avevano trovato il loro momento più “spettacolare” ed emblematico nella decisione di portare “al Festival di Sanremo” il grandissimo vino base Nebbiolo albese. Questo intervento aveva trovato ospitalità, nell’uscita del 27 marzo, anche sul settimanale Braoggi che a pagina 28 – Enologia protagonista – aveva titolato il mio intervento “Allora fate Briatore “testimonial” del Barolo”. In seguito alla pubblicazione delle mie critiche, il direttore di Braoggi, Claudio Puppione, con grande correttezza giornalistica aveva pensato di dare la parola al Presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo Luigi Cabutto. Una lunga intervista, pubblicata a pagina 28 nell’edizione del 3 aprile, intitolata “Cabutto: proseguiamo per la nostra strada”, nella quale il Presidente dell’Enoteca diceva la sua su molti aspetti relativi all’attività dell’Enoteca, e, invitato dalle domande della giornalista Elisa Broccardo, rispondeva alle mie critiche. Lo diceva con queste parole, che ritengo utile, anche per i lettori di questo blog, conoscere.
Domanda. “Veniamo alle critiche di Ziliani. Come giudica l’attacco rivoltole, dal quale pare di evincere che l’Enoteca del Barolo giochi al ribasso optando per il trendy, a discapito di scelte più consone al Re dei Vini ?”.
Risposta. “Ziliani è un grande amico dell’Enoteca: a lui abbiamo conferito l’alta onorificenza della “Foglia d’oro del Nebbiolo” nel 1998. Lui è venuto da me a offrirmi la sua alta consulenza dietro ovvio, il pagamento del lavoro, ma non potevamo accettarla. Non ci serviva ancora. Ha poi costruito un sito Internet, “barolodibarolo” pagato con i soldi dei produttori del paese di Barolo, ed è stato sempre in castello, a Barolo, per le sue riunioni. Al tempo stesso, quando il presidente Carlo Azeglio Ciampi pranzò al Castello di Grinzane dove sono stato sindaco per dieci anni, Ziliani criticò i vini serviti in quella circostanza e negli ultimi anni sta criticando tutti i grandi testimonial che abbiamo portato al castello.
Ha criticato i Presidenti nazionali dei sommeliers Ais e Fisar venuti lo scorso anno; ha criticato il grande Luca Maroni venuto a Barolo a dire cosa è per lui questo grande vino davanti a tanti produttori lo scorso giugno. Oggi Ziliani critica la scelta di Piero Chiambretti come testimonial del 25° dell’Enoteca regionale del Barolo, fatta già a novembre, ben prima del Festival di Sandremo e accolta con entusiasmo. Il Consiglio di amministrazione dell’Enoteca, riunito di recente per decidere di cose importanti, ha parlato anche di questo, ma non ritiene opportuno dare corso ai pensieri personali di Ziliani, pur considerandolo un amico dei nostri grandi vini. Anzi, spero continui a rispondere alle mie telefonate e ad accogliere i miei inviti a Barolo”. 
Questo il modo scelto dal presidente dell’Enoteca del Barolo per “rispondere”, se così si può dire, alle mie critiche e ai miei precisi addebiti.
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3 Aprile 2007

Padiglione Campania al Vinitaly: tanto rumore per nulla

Spinto da un tambureggiante tam tam mediatico (sito Internet dedicato, comunicati stampa, articoli elogiativi) sono andato anch’io al Vinitaly a rimirare il nuovo mega stand del Padiglione Campania, la Tensostruttura B., ovvero lo “spazio di 5.000 metri quadrati di straordinaria suggestione”, che come annunciato avrebbe ospitato insieme per la prima volta ben 192 aziende (177 specializzate nel comparto del vino, 15 in quello dei distillati e dei liquori) di tutte e cinque le province della Campania felix.
Ci sono andato perché non potevo perdermi, dopo le “cantine ed i relais di lusso”, anche il “primo padiglione disegnato da un architetto e designer di grande fama” realizzato da Gae Aulenti, nome noto dell’architettura italiana e mondiale, per la Regione Campania. Questo nel quadro di un progetto compreso nel Piano delle attività a supporto del sistema agroalimentare della Campania varato dalla giunta regionale presieduta dal governatore della Campania, Antonio Bassolino, su proposta dell’assessore regionale alle Attività Produttive, Andrea Cozzolino.

Mi aspettavo, data la fama dell’architetto Aulenti, il tono celebrativo ed enfatico delle anticipazioni, e l’assicurazione, data dal governatore Bassolino, che l’intervento di Gae Aulenti si sarebbe configurato come una vera e propria “installazione d’arte” che “richiama la cultura e il patrimonio agricolo del Mediterraneo, con grandi alberi d’ulivo, campi di grano e distese d’acqua”, qualcosa di speciale. Insomma qualcosa di immaginifico ma chiaro a capirsi, in grado di collocare idealmente il visitatore al centro del grande vigneto (circa 30 mila ettari) Campania. M’aspettavo, insomma, un colpo di genio, una rivelazione, di essere colpito ed emozionato, ma riportato all’epoca leggendaria dell’Ager Falernum oppure accompagnato tra le alberate casertane, tra i vigneti eroici di Ischia o di Gragnano, su per le erte vitate ai piedi del Vesuvio, o nei vigneti collinari di Taurasi.

Niente da fare. Una volta entrato nel mega padiglione, in una tensostruttura non dissimile di molto, forse solo più elegante e razionale nel disegno, da altre disseminate nel grande quartiere fieristico veronese, di emozioni – e di vigneti - nemmeno l’ombra.
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13 Marzo 2007

Ancora a proposito di Ernest Gallo e del Consorzio del Gallo Nero

A proposito della triste vicenda che vide il Consorzio del Gallo Nero, ora Consorzio del Chianti Classico, alle prese con i metodi spicci della Gallo Winery, va ricordato che la vicenda si verificò nel 1991, quando la potentissima Gallo Winery dei fratelli Gallo fu in grado di dimostrare di aver registrato la parola Gallo negli Stati Uniti prima del Consorzio e vinse una causa piuttosto onerosa per il Consorzio toscano. A seguito di quella sentenza il Consorzio del Gallo Nero non poté e non può tuttora più usare la parola Gallo all’estero ed è per questo motivo che all’epoca dovette cambiare la ragione sociale da Consorzio del Gallo Nero, il nome storico della denominazione, a Consorzio del Marchio Storico – Chianti Classico. Oggi il problema della ragione sociale del Consorzio non esiste più, a seguito della fusione tra il Consorzio per la promozione con il Consorzio di tutela, ed esiste solo il Consorzio vino Chianti Classico. Tuttavia il Consorzio non può ancora utilizzare le parole “gallo nero” in italiano nel proprio materiale promozionale per l’estero ed è costretta a tradurle nelle varie lingue. Il Consorzio è solo riuscito ad ottenere da parte della Gallo Winery la sottoscrizione di un accordo internazionale che vieta loro l’utilizzo del marchio consortile e del logo del Gallo Nero (possono utilizzare solo dei galli colorati, oppure in coppia).

E’ bene ricordare queste cose per avere un’idea di quale tracotanza, prepotenza e arroganza possa albergare in chi, essendo ricco e potente, può pensare impudentemente di poter fare tutto, alla faccia della storia, delle tradizioni, del semplice buon senso…

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7 Marzo 2007

Mettiamoci una pietra sopra: sulla vicenda Consorzio vini Valtellina passo e chiudo

Accogliendo il consiglio, espresso in una forma che più chiara non si potrebbe, inviatomi da “Annibale”, in veste di commento, ho deciso di mettere idealmente “una pietra sopra” e di non tornare più, se proprio non mi costringeranno, sulle singolari, discutibili vicende che riguardano la gestione, le scelte, i responsabili del Consorzio tutela vini di Valtellina, ente che rispetto e la cui importanza e centralità non mi sono mai sognato di mettere in discussione. Quello che avevo da dire, l’ho liberamente e abbondantemente (secondo qualcuno esagerando, può darsi, ma solo per entusiasmo e generosità, non per calcolo o lavorando per conto terzi) detto e non ho altro, per il momento, da aggiungere. Cosa posso farci se, come afferma testualmente il misterioso interlocutore “qui sono tutti ben schierati e allineati con il capo (ma non solo all’interno del consorzio)” ?

Avendo parlato chiaro, andando a disturbare determinati manovratori e denunciando chiari conflitti d’interessi, sono certo, l’ho messo in preventivo, in questa come in molte altre vicende, decidendo quale significato dare al mio lavoro di giornalista e come comportarmi, che qualcuno mi presenterà in qualche modo “il conto” per quello che ho scritto. Prevedo pressioni, ritorsioni, e tentativi, non sempre corretti e chiari, di “farmela pagare”. Per chi è potente e pensa addirittura di essere onnipotente, intoccabile, le possibilità, i mezzi, gli strumenti, non mancano di certo…

E’ già cronaca, patetica di queste ore, una prima “ritorsione”, un modo, ridicolo, di tentare di farmi scontare l’impudenza di aver scritto, in assoluta solitudine, determinate cose. E’ solo una forma di umana pietas e di sincera pena che mi induce a non raccontare in dettaglio del comportamento inqualificabile di un produttore, di cui taccio il nome, e che conosco da anni, il quale dopo avermi invitato a partecipare ad una propria iniziativa aziendale, ieri mattina, vedi caso, ha ritenuto opportuno farmi sapere che la mia presenza non era più gradita e che avrebbe creato grave imbarazzo. A chi non l’ha detto esplicitamente, ma è facilissimo capire di chi si trattasse. Non certo le altre persone che saranno presenti all’incontro, ma a lui produttore, che voleva mostrarsi, a certi potenti manovratori, determinato a prendere le distanze dalla mia persona, lontano e senza nulla in comune, con me e da me. E pronto a rispettare il “diktat”, l’editto bulgaro che prevede forme di ostracismo e boicottaggio nei miei confronti, e se fosse possibile l’isolamento.
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