Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Indignazioni'

19 Novembre 2007

Top 100 di Wine Spectator: le roi (del Langhe Nebbiolo) stracciato da un vino dei papi

Ce l’hanno messa tutta le varie guide dei vini italiane, praticamente nessuna (parlo di quelle di serie A) esclusa, a tirare la volata all’Angelo del vino italico, distribuendo copiosamente bicchieri, stelle, grappoli e giubilante simbologia varia ai Langhe Nebbiolo e al Barbaresco base, perché finalmente le roi conquistasse uno dei pochissimi trofei che mancano al suo ricchissimo palmarès di number one.
Parlo del titolo di Wine of the Year (vedi) nella classifica, quest’anno proposta in forma di strip tease (leggi), della celebre rivista del vino statunitense.
Sforzo inutile. Quegli zucconi di Wine Spectator dopo aver premiato lo scorso anno un Brunello, ma non quello gaiamente prodotto alla Pieve di Santa Restituta a Montalcino da Angelo Gaja, bensì uno curato dal winemaker co’ baffi (che ora fa i vini - vedi - anche per lo stilista Roberto Cavalli) e dopo aver laureato in passato dei bolgheresi Magari ancora meglio introdotti negli States del divino Angelo, quest’anno, hanno ignorato l’accorato appello lanciato dai guidaioli di casa nostra.
Si sono ostinati a premiare non gli impareggiabili Sorì Tildin o Costa Russi, bensì una banalissima, storica, tradizionale AOC, uno Châteauneuf-du-Pape 2005, firmato Clos des Papes.
Accidentaccio che clericali quegli yankees nel preferire un vino “pontificale” francese, in odore di papesca santità, invece di un laicissimo nettare del Re del vino italiano!… Fossi Prodi o Veltroni non esiterei un momento a presentare una vibrata protesta all’Ambasciatore americano a Roma per questo intollerabile delitto di lesa maesta…
E tu “pope” Carlin, più non esitar: scomunica subito, al sacro grido di “Darmagi!”, questa masnada di retrogradi cultori di una falsa religione del vino!

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26 Ottobre 2007

L’Alto Adige è sempre più… Süd Tirol: pensateci, prima di andare a Meran…

Leggo solo ora, per caso, questi due eccellenti articoli (1 - 2 ), opera di un cronista serio e documentato come Cristiano Gatti, inviato de Il Giornale, dedicati a quello che da Alto Adige si avvia sempre più a diventare… Süd Tirol. Questo anche se il magnifico territorio della provincia di Bolzano continua ad essere territorio della Repubblica Italiana, amministrativamente e politicamente parlando.
In Alto Adige, sfruttando furbescamente una congiuntura politica favorevole, il fatto che “tre senatori Svp che tengono in vita Prodi, possono chiedere qualunque cosa”, stanno per adottare la “pulizia toponomastica”, ovvero a far sparire da cartelli stradali e carte geografiche, dove dovrebbe essere rispettato il principio del bilinguismo previsto dallo Statuto per l’autonomia del 1972, il nome italiano accanto a quello tedesco.
Per questo motivo preparatevi a chiedere, in tedesco ovviamente, indicazioni dove siano Kurtasch e Olang se volete andare a Cortaccia o Valdaora e consultare preventivamente e salvarvi sul p.c., prima che la facciano sparire, questa tabella.
Leggete nell’articolo, senza incavolarvi troppo, è storia di ordinaria arroganza, i furbeschi pretesti che il presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder intende prendere e le scuse perché non lo taccino di antidemocratico e di anti-italiano.
Ma non è finita, perché in questo ordinario clima dove la cosiddetta “minoranza linguistica”, che sarebbe quella di lingua tedesca, anche se nella realtà è diventata invece quella di lingua italiana, fa il bello ed il cattivo tempo, succede che i genitori di lingua tedesca che desiderino che all’asilo i propri figli imparino a parlare non solo la lingua di Goethe, ma anche quella di Dante, incontrano dei seri ostacoli.
Perché ufficialmente questo non è possibile e consentito, poiché, come “
ha spiegato pubblicamente il presidente della Provincia, Durnwalder, imparare due lingue assieme quando si è piccoli provoca la perdita dell’identità. Il ragazzino fa confusione. Potrebbe persino pensare di non essere tedesco” e quindi se si vuole ugualmente procedere nell’ottica, democratica e di civile pacifica convivenza, del bilinguismo, occorre farlo di nascosto.
E così, racconta Gatti, “A Sarentino, dopo aver invano supplicato per tre anni l’amministrazione provinciale, alcuni genitori si sono così organizzati: reclutata un’insegnante privata, hanno avviato il corso d’italiano fuori orario, fermando all’ asilo i figli. Un’ora alla settimana, a proprie spese (80 euro annuali a testa). Inutile però cercare un contatto con questi genitori: non vogliono comparire. Per nessun motivo. Temono che l’iniziativa venga affondata. Temono di essere comunque additati”. Questo perché, mentre da decenni gli asili italiani insegnano anche il tedesco, Durnwalder la pensa così: “la scuola plurilingue? Funziona nelle valli ladine e potrebbe probabilmente andar bene anche nel resto d’Italia, non in Alto Adige. Perché mai? Semplice. Nel resto del Paese si parla italiano: ciò significa che i ragazzi hanno già una propria identità e conoscono la madre lingua. Qui invece viviamo in una terra dove convivono due gruppi, e quindi è necessario che ciascun ragazzo impari bene innanzitutto la propria madrelingua”.
E così, anche a Cornaiano, pardon, Girlan, “dove i corsi funzionavano già da qualche anno nella biblioteca, ora hanno deciso addirittura di spostarli in un ambiente segreto. Per proteggere l’iniziativa, per evitare qualsiasi clamore. A scanso di rappresaglie”.
Ogni commento è superfluo. Beh, cari amici del vino, o wein freund, che prevedete di recarvi a breve nella bella e ospitale Meran, per il Wein, meglio Wine Festival, oppure in Val Venosta per il Rieslingtage di Naturn, ricordatevi bene queste evidenze, queste cose poco simpatiche, ma vere, quando programmerete la vostra trasferta e quando sarete giunti in Süd Tirol.
Posti bellissimi, buona cucina, ristorazione di qualità, buoni e talvolta ottimi vini, gente che sa anche essere simpatica e accogliente, ma poi ricordatevelo, (da parte mia ne sono ben consapevole) ci sono anche questi, che non sono poi così minoranza, e pensano che noi italiani siamo solo “ospiti”, più o meno desiderati, nella loro heimat di vino e mele. Simpatici finché siamo turisti paganti, molto meno, anzi da discriminare, senza problemi, quando in Alto Adige vogliamo viverci.
E questo grazie all’imbecille e vile calabraghismo di decenni di governi della Repubblica Italiana, di ogni colore, che per il quieto vivere o per salvare la cadrega, come oggi nel caso di Prodi, hanno tollerato, anzi incoraggiato, l’arroganza (vedi le illustrazioni che presentano il programma della Suedtiroler Freiheit, Freie Bündnis Für Tirol) della razza padrona. Vergogna!

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3 Ottobre 2007

Wine Spectator o Wine Promotion? Due “tasting highlights” di Giacomino Suckling

Datemi pure del brontolone, dell’arteriosclerotico, del precocemente invecchiato e del noioso, ma, cosa ci volete fare, nonostante abbia già abbondantemente “inquadrato” e descritto il personaggio ed il suo modo, da “grande esperto” (di marketing, più che di vino) di James “Giacomino” Suckling, non riesco a non indignarmi dinnanzi all’ennesima dimostrazione del suo modo di fare e al suo disinvolto trattare le vicende vinicole italiane – e piemontesi in particolare – di cui dà periodicamente prova su Wine Spectator.
L’ultimo, ennesimo esempio, viene da due “Tasting Highlights”, ovvero scorci di degustazione in anteprima, utili ad indirizzare gli orientamenti del mercato e del consumatore, pubblicati nell’edizione on line della celebre (che non fa assolutamente rima con autorevole) rivista statunitense, dove il nostro James ci offre valutazioni in anteprima sui Barolo 2003 e sulle Barbera d’Alba 2005 che si trovano attualmente sul mercato americano.
Niente di particolarmente sconvolgente nelle (parola grossa, nel suo caso) analisi e nelle conclusioni tratte dai suoi wine tasting, sempre all’insegna di una banalità e di uno spirito da monsieur de La Palisse e di un ottimismo molto mercantile.
Suckling osserva difatti, con messaggi diretti tanto al consumatore che agli importatori e wine merchants, “avrei pensato che la bollente annata 2003 fosse una delle migliori di sempre per il Barbera piemontese, ma il 2005 potrebbe addirittura dimostrarsi migliore”, e che “con tanti Barbera di grande qualità oggi disponibili è facile concludere che per il più tipico dei vitigni piemontesi sia arrivato il momento magico”.
Oppure, nel caso del Barolo 2003, che “l’annata si sta rivelando migliore di quello che fosse possibile, anche da parte dei produttori, immaginare”, che sorprendentemente appare “molto buona, se non eccellente per i migliori produttori della zona”.
A qualche produttore, come ci racconta, sembra un’annata molto simile al 1997 (ovviamente sopravvalutata da Suckling e decisamente molto meno importante dei 1999 e dei 2001, nonché, in prospettiva, dei 2004, per chiunque conosca e capisca il Barolo), anche se Giacomino, pur confermando di essere un grande fan del 1997 si dice “non completamente sicuro che sia giusto porre il 2003 sullo stesso piano di questa annata classica”.
E basterebbe il giudizio di “annata classica” per il 1997 per chiudere il discorso e dedicarsi ad altro. Ma Suckling non si ferma, a tal punto da affermare che i Barolo 2003 “siano molto vicini come qualità ai 1999, anche se piuttosto differenti come stile”, anzi “agli antipodi dei chiusi e riservati 1999”.
Ci sarebbe già materia per imitare Grillo nell’invitare Suckling ad andare… a quel paese, ma ulteriori validi motivi vengono dopo, quando il nostro, nei suoi due “Tasting Highlights”, per confortare le sue stravaganti affermazioni cosa fa? Semplicemente, dà l’ennesima dimostrazione della sua arte sopraffina, quella di curare le pubbliche relazione del solito club di amici produttori, molti dei quali, vedi caso, distribuiti negli States da importantissimi importatori.
Ecco dunque breve interviste e soprattutto le consuete note di degustazione, con punteggi ovviamente elevati e flamboyant, ai soliti noti, ovvero sia, per il Barbera d’Alba,
Spinetta, Clerico, Vietti, Conterno Fantino, Pecchenino (ci sono anche Fontanafredda, Prunotto, Cordero di Montezemolo) e per il Barolo Paolo Scavino, Roberto Voerzio, Pio Cesare, Clerico, Conterno Fantino, Sandrone, Vietti, Corino, Silvio Grasso, Luigi Einaudi e, deo gratias, anche Bruno Giacosa.
L’amicizia è cosa bella e nobile e sono certo che è solo la friendship a portare
James a celebrare la grandezza ed i vini di queste aziende ben note, ma accidenti, sarà mai possibile che ogni anno che Bacco e Dio mandano in terra queste fenomenali riescano wineries sempre a cavare fuori dal cappello del mago le meglio cose e che finiscano inevitabilmente per piacere a Suckling più di molti altri vini, altrettanto buoni se non migliori, di aziende che hanno la fortuna, purtroppo, di contare sulla “protezione”, pardon sull’incondizionata simpatia e sul consenso del Giacomino da San Giustino Valdarno?
Ma se così non fosse non sarebbe Wine Speculator, pardon, Wine Spectator, no?

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6 Settembre 2007

En attendant “Cheese”: a Bra (ma non in via della Mendicità Istruita) sono già “incazzati”

Nonostante alla rassegna “Cheese”, organizzata, con la consueta praticità, dalla celebre associazione golosa con sede in via della Mendicità Istruita, manchi ancora parecchio tempo, essendo in programma dal 21 al 24 settembre, leggete cosa dicono già ora, nella stessa cittadina dove ha sede la banda Petrini e dove si svolgerà la manifestazione dedicata all’universo dei formaggi, su Bra oggi, settimanale del martedì che si stampa proprio sotto la Zizzola (costruzione a pianta ottagonale posta sulla sommità del più alto colle braidese, Monteguglielmo, divenuta simbolo della cittadina).
Con il titolo, eloquentissimo, di “Aiuto! Bra “okkupata” in anticipo da “Cheese” “, Marco Lamberti – precisazione, non lo conosco di persona, ma mi piacerebbe molto conoscerlo e stringergli la mano – così, ironicamente, icasticamente, sagacemente, annota nel suo “Punto” pubblicato in prima pagina dal settimanale: “Città Bra okkupata. Mercati difficili. Stop. Parcheggi impossibili in centro. Forza pubblica solidale con okkupanti. Stop. Ambulanti incazzati. Professionisti furenti. Stop. Rischio nevrosi commercianti. Stop. Okkupato pure parcheggio pullman. Come faranno ragazzi ad andare a scuola ? Stop. Anche seguaci Madonna fiori non contenti.
Amministrazione pubblica, maggioranza e opposizione se ne fottono e molti amministratori comprano abiti di lusso per inaugurazione. Stop. Un avvocato scelto linea gandhiana. Mai contribuito con multe a finanze comunali. Abbonato zona blu parcheggio. Vuole ora contribuire finanze Comune Bra parcheggiando in zona divieto se trova posto. Un po’ pazzo. Stop. Rischio piccoli tumulti. Brigate buontempone comprano ortolani uova, pomodori, altro. Stop. Per fortuna non meloni. Vigilare attentamente. Stop.
Capi okkupanti stessa identità coloro che okkupato municipio Bra trent’anni fa per fogne Bescurone e per i poveri. Stop. Ora formaggi, università, locali lusso. Stop. Lauti contributi pubblici. Stop. Incassano con eleganza. Fanno bene. Stop. Sinché trovano c…. che glieli danno. Speranza? Stop. Si attendono risposte al giornale. Stop”.
Non ci sarebbe molto da aggiungere a questo meraviglioso scampolo di prosa tardo futurista che trasuda energia e vitalismo quasi marinettiani, se non precisare, come racconta Bra oggi, che sono iniziati a Bra, con venti giorni di anticipo!, “gli allestimenti per l’edizione 2007 di “Cheese le forme del latte”, l’evento organizzato dall’Amministrazione municipale e da Slow Food”. E questi lavori stanno, inevitabilmente e progressivamente, portando ad una sorta di silenziosa “occupazione”, anzi “okkupazione” nel linguaggio di quei centri sociali cari al compagno Carlin e ai suoi sodali, di aree del centro storico di Gra, con allestimenti di stand previsti in quegli spazi dove i cittadini di Bra, nel corso dell’anno, quando la “chiocciola” non imperversa, sono soliti parcheggiare, muoversi, fare vita sociale.
Allora, mi chiedo, cosa devono fare i cittadini di Bra durante Cheese ? Partecipare festosamente alla profumata kermesse casearia, dimenticare i problemi a suon di assaggi di bagoss, parmigiano, tume, fontine, taleggi, caciocavalli, provoloni, mozzarelle e ovviamente il Bra Dop, oppure andare in vacanza per qualche giorno e abbandonare la loro cittadina alle torme festose dei formaggiosi appassionati e alla premiata associazione golosa che li chiama, pifferaia di Hamelin, a convegno ?

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3 Settembre 2007

Colli di Luni Vermentino: gran bel vino, ma attenzione ai furbi…

Ho una grandissima considerazione per i Vermentino che nascono in quella zona bellissima che è l’area ligure-toscana (province di La Spezia e di Massa Carrara) della Doc Colli di Luni e nell’adiacente area della Doc Candia dei Colli Apuani dove il Vermentino convive con l’Albarola ed il Trebbiano.
Credo che i migliori vini base Vermentino qui prodotti – e penso innanzitutto ai cru di Ottaviano Lambruschi, e poi ai vini di Giacomelli, Monticello, Santa Caterina, Podere Terenzuola, ed in misura minore di La Pietra del Focolare, Il Torchio, la Felce siano tra le più felici e compiute espressioni di quest’uva in Italia, pur con tutto il doveroso rispetto per i Vermentino di Gallura e della Sardegna, e che se la giochino alla pari con i Vermentino top della Riviera Ligure di Ponente.
C’è però qualche cosa che non mi convince in questa che è la DOC più settentrionale della Toscana e la più meridionale tra quelle liguri, in quello che accade più che tra i vigneti in alcune cantine della bellissima Val di Magra, il cui ambiente collinare riveste un’importanza storica per la vitivinicoltura, come confermano gli accenni ai vini di Luni da parte di Plinio il Vecchio.
Mi spiego: ci sono vini che quando li assaggio invece di conquistarmi e di “parlare” Vermentino ed esaltarne, grazie a terreni e microclimi che hanno queste peculiarità, la componente pietrosa, minerale, gli aromi inconfondibilmente marini, la salinità, mi destano, troppo puntualmente per non apparire delle costanti o dei segnali chiari di uno stile di lavoro, dei sospetti. Anche se sull’etichetta o sulla retroetichetta delle loro bottiglie, sulle schede tecniche che appaiono sui siti Internet, questi vini vengono presentati come dei Vermentino in purezza, 100%.
Di un produttore, molto noto, anche fuori zona, che non voglio nominare nemmeno perché non voglio fargli in alcun modo pubblicità, mi ero già occupato alcuni anni fa, con un paio di articoli, su WineReport (basta cercare con il cerca news nell’archivio delle news e ricercare con la parola chiave Vermentino o Colli di Luni per recuperare i testi), e avevo già chiaramente detto come strani e stravaganti mi sembrassero i profumi, che del resto una guida dei vini dell’epoca definiva “molto particolari nel carattere aromatico (spesso ricordano le fragranze di un Müller Thurgau o di un Moscato giallo”, che più che il Vermentino mi ricordavano vini trentini o veneti.
Tornato recentemente in zona mi è capitato di assaggiare un nuovo vino, un cru, così viene presentato, di questo produttore, magnificato, anche sul sito Internet aziendale, come Vermentino 100%, trovandolo perfettamente fedele allo stile, molto furbo e disinvolto della cantina, ben poco varietale, con un curioso naso moscatato e dolce, rotondo e ruffiano al gusto e ben poco beverino, a mio avviso, con un residuo zuccherino accentuato, un modo piacione e poco incisivo di porsi che per alcuni sarà anche sinonimo di morbidezza e rotondità, ma che a me, soprattutto quando bevo quel vino in accompagnamento ad antipasti e primi di pesce, annoia e basta.
Stile aziendale questo modo di concepire il Vermentino Colli di Luni, perché nelle note di degustazione dei vini riportati sul sito dell’azienda in oggetto, si possono leggere altre descrizioni messe lì, a mio avviso, non casualmente, che parlano di evidenti “sentori di mela golden e pera Williams”, che sono piuttosto tipici dello Chardonnay e del Pinot grigio e non certo descrittori del Vermentino che quanto a frutta richiama gli agrumi, semmai la pesca, la mandorla e non certo note di mela e di pera. Ero pronto a chiudere la questione attribuendo questa stravaganza alla particolare creatività di questo produttore, soprattutto imbottigliatore più che azienda agricola, quando una volta ritornato a casa e stappata una bottiglia di un altro Vermentino, questa volta un’Igt Toscana, dichiarato come Vermentino in purezza in etichetta, di un’azienda, abbastanza nota, dell’area dei Colli Apuani, mi sono ritrovato di fronte ad un’ennesima “stranezza”, ovvero un Vermentino, o dichiarato come tale, che più lo si lasciava nel bicchiere più finiva per l’assomigliare… ad un Sauvignon.
Bello l’attacco fresco, incisivo, salato iniziale, le note di fiori bianchi, di agrumi, di pietra focaia, ma come metterla, che spiegazione dare a quei sentori di ortica, sambuco, peperone verde che progressivamente salivano al proscenio sino a far dimenticare ogni traccia di vermentiniano aroma ?
Come spiegare, a quali fattori attribuire quella larghezza, quell’ampiezza, quel calore, non certo usuale nei Vermentino dei Colli di Luni e quelle note saporite, piccantine, vegetali, proprio da Sauvignon che dominavano il gusto rendendo il vino cremoso, strutturato e pieno come se ci trovassimo in Friuli e non nell’area dei marmi di Carrara e del mitico Lardo di Colonnata ?
Ricordavo bene, lo avevo anche scritto a suo tempo su WineReport, che “con discrezione, gruppetti di produttori si sono più volte incontrati allo scopo di trovare la via per modificare il disciplinare del Vermentino in purezza per favorire l’introduzione dello Chardonnay e del Sauvignon”, con una quota del 10-15%, ma mi sembrava di ricordare che questi pour parler si fossero arrestati alla soglia del ballon d’essai, del proviamo a vedere cosa dicono e cosa rispondono e che nessuna modifica del disciplinare avesse autorizzato per il Colli di Luni Vermentino l’uso di Chardonnay, Sauvignon o altre uve più o meno aromatiche di altre zone. Intendiamoci, nessuno vieta ai produttori locali, se lo ritengono utile e opportuno e tale da permettere di migliorare ulteriormente vini che nelle più compiute espressioni sono per me splendidi di ricorrere alla “stampellina” dei cosiddetti vitigni migliorativi, ma perché diavolo, belandi, contare su balle continuando a dichiarare in etichetta l’assoluta fedeltà al Vermentino quando poi è prassi diffusa concedersi divagazioni e “fuitine”, distrazioni extraconiugali, pardon, extra varietali, a base di Sauvignon e altre uve che con la realtà produttiva, l’identità e la storia della Doc Colli di Luni e con l’area dell’intera Lunigiana vinicola non hanno nulla a che fare ?
Suvvia produttori lunigiani, siamo seri e soprattutto, non prendiamo in giro il consumatore!
p.s. per non apparire solo negativo.
Possibile che dopo aver scritto questo post stappata una bottiglia del Colli di Luni Vermentino 2006, il base e non la selezione Boboli, di Giacomelli, alias Roberto Petacchi, io abbia ritrovato d’incanto tutte le caratteristiche del Vermentino locale, nessuna esuberanza fruttata, nessun accenno sauvignoneggiante, niente note moscatate, manco l’ombra di un residuo zuccherino, ma un vino snello, scabro, petroso, con una mineralità spiccata, una freschezza magnifica, una verticalità e incisività d’espressione e soprattutto una beva contagiosa ed entusiasmante ?
Vermentino vero questo o “Vermentino” quantomeno dubbi gli altri ?

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16 Agosto 2007

Quanta disonestà intellettuale in tanti forumisti del vino !

Ho già dedicato sin troppo spazio, attraverso due post (1 e 2), a tentare di delineare la contorta psicologia e lo strano modo di “dialogare” di molti personaggi che frequentano e animano, con i loro interventi spesso cervellotici, molti forum del vino.
Voglio solo brevemente tornare sul caso per denunciare la disonestà intellettuale di un tizio, tale “Vinogodi” (che a volte si firma anche Bueapis) che dopo aver fatto una pessima figura inviandomi un messaggio in cui scriveva
“… mi sono stati tagliati 2 interventi in cui, assolutamente, non trasalivo né si potevano definire volgari: scomodi si, ma insomma, che forum è mai questo?…”, scambiando un blog per un forum e gridando alla censura, come ha fatto anche sul forum del Gambero rosso, mentre invece i suoi commenti non potevano essere pubblicati perché, come ho scritto, sono stato fuori casa tre giorni e non ho avuto alcun accesso ad Internet sino alla sera di lunedì 13, invece di stare zitto, il signor Vinogodi, e di chiedere scusa cosa fa ?
Molto semplice, continua letteralmente a far finta di niente e a raccontare, sempre sullo stesso forum, le sue fantasiose e del tutto non corrispondenti al vero versioni, ovvero che “.. ora scrive , per salvarsi in corner , che era una questione di server. In realtà i posts erano apparsi per qualche ora poi spariti, guarda caso. Io chiudo lì la questione perchè ripeto, non mi interessa più e non è il metodo di discussione, pur accesa che sia, che mi va di portare avanti”.
Una faccia di bronzo incredibile. Non solo mette in dubbio quanto ho detto, ovvero che da venerdì 10 al tardo pomeriggio di lunedì 13 non avendo letteralmente toccato il p.c. non ho pertanto letto né potuto moderare e non certo “censurare”, ovvero pubblicare dopo il relativo controllo, alcun commento, ma addirittura che ci siano stati problemi al server che ospita questo blog (cosa che ho scoperto solo al mio ritorno a casa e che mi ha confermato un Antonio Tombolini, proprietario della Simplicissimus blog farm, incazzatissimo con la Telecom), nonostante sul forum del Gambero rosso, in questa ormai annosa discussione, siano apparsi nel pomeriggio di venerdì 10 messaggi come “Scusa, ma tu riesci ad entrare in vinoalvino?”, oppure “Se non sbaglio non si riesce in quelli della blogs farm (tombolini,romanelli, cairoli ecc), giusto?” e ancora “Non so, ma mi pare proprio il classico problema di server”, che attestavano come, in mia assenza e a mia insaputa, proprio per un problema di server, Vino al Vino non fosse stato on line nel pomeriggio del 10 agosto.

Quel che è successo, come ipotizza con la consueta civiltà Heathcliff rivolgendosi sul forum a Vinogodi “siccome mi piacerebbe far chiarezza su questa questione (perché davvero non ci sto capendo nulla e non so a chi dare ragione), non è che inizialmente (per alcune ore, come dici tu) sotto i tuoi commenti compariva la scritta “Your comment is awaiting moderation”?”, non è che i commenti di Vinogodi siano apparsi e poi siano spariti, salvo riapparire, quando dopo averli letti ne ho autorizzato la pubblicazione, lunedì 13 sera.
Molto più semplicemente, ma Vinogodi è troppo distratto (eufemismo), oltre che intellettualmente disonesto per riconoscerlo, è successo quello che accade ad ogni visitatore di Vino al Vino non appena ha postato un commento, e cioè che appare una scritta in inglese “Your comment is awaiting moderation”, che attesta che il commento è stato inviato e ricevuto e che è in attesa di “moderazione” per poter essere pubblicato.
Tutto qui, ma i vari vinogodi,
nicli, vignadelmar, tenente drogo e compagnia ciarlante, che dovrei ignorare tanto maldestri e scopertamente in malafede sono, continueranno comunque a gridare alla “censura”, a raccontare solenni panzane, invece di fare l’unica cosa sensata che dovrebbero fare, chiedere scusa e poi stare zitti e astenersi da commenti sui forum, blog, eccetera per qualche tempo.
Un bel tacer non fu mai scritto!…

p.s. la spudoratezza e la disonestà di “vinogodi” arriva al punto da postare, questa mattina, sul forum del Gambero rosso, queste parole: “… forse mi si conosce troppo poco , ma quando dico stop a qualcosa lo è davvero… soprattutto quando la cosa comincia a puzzare , ci si cerca di arrampicare sugli specchi , arrivano gli “avvocati difensori” , prima hard , poi soft … d’ora in poi , per me questa questione è chiusa .
a) Mi hanno tagliato degli interventi così come ad altri su un blog pubblico
b) Mi sono incazzato
c) Me li hanno rimessi
d) Soliti interventi di circostanza per annacquare la questione , con tanto di puntualizzazioni e avvocati difensori
e) Ho editato l’editabile perchè ,avendoli rimessi ,era inutile lasciare in chiaro le reazioni alla per me sacrosanta incazzatura ( interventi editati che però mi sono premurato di memorizzare)
f) Questione chiusa e alla prossima
PS: ora potete scrivere quel che volete sulla vicenda , mi entrerà da un orecchio e mi uscirà dall’altro”. Non contento pensa di chiudere la vicenda, con la “eleganza”, la “educazione” e lo “stile” che lo contraddistinguono, con questa invito: “
… caro mio , è chiaro che ormai tutto ruota sulla “buona fede” di chi in buona fede non è : per cui ti rimando anch’io ad un link che fa al caso degli “spalatori di professione” e di chi , per ragioni che assolutamente non sto a sindacare , si prestano come presunta “terza parte super partes” alla cosa”.
A questo “signore” posso dire solo una cosa: si vergogni !

 
   
 
 


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13 Agosto 2007

Una specialità dei forumisti del vino? Gridare, strumentalmente, alla “censura”…

Ricordate il post di qualche giorno fa dove retoricamente mi chiedevo “ma cosa interessa e appassiona davvero” larga parte dei forumisti del vino ?
Bene, il post, al quale rimando, merita un aggiornamento, perché rientrato da tre rilassanti giorni trascorsi in alta montagna, in Valtellina, tra Madesimo, presso lo Sport Hotel Alpina ed il valido Ristorante Cantinone e un salto a Villa di Chiavenna per chiudere con un ottimo pranzo al Ristorante Lanterna Verde dei fratelli Tonola, tre giorni in cui ho non ho toccato letteralmente il p.c. e mi sono dimenticato dell’esistenza di Internet, forum, blog, tra cui il mio, cosa mi trovo ? Trovo che qualche forumista del vino dimostra non solo la propria inguaribile faziosità, ma letteralmente di non saper leggere.
Prima di partire, giovedì notte, avevo postato “Per qualche giorno non stupitevi, non gridate alla censura, non imbastite, soprattutto se siete forumisti incazzosi, congetture, se i commenti che avete inviato non vengono postati, come regolarmente viene fatto, dopo relativo controllo. Molto più semplicemente ho deciso di concedermi una piccola pausa, tre – quattro giorni, andando in vacanza”.
Pensavo fosse sufficientemente chiaro, decodificabile, anche da parte di un forumista medio, invece, mentre altri lettori di Vino al Vino (che in mia assenza scopro avere avuto problemi di server, come gli altri blog della Simplicissimus Blog Farm), hanno postato commenti - che sono rimasti in stand by fino a quanto tornato a casa li ho pubblicati – e avendo letto quanto avevo scritto non hanno detto alcunché, un “fenomeno” (come definirlo diversamente ?) in data 11 agosto così mi ha scritto:” … mi sono stati tagliati 2 interventi in cui , assolutamente , non trasalivo né si potevano definire volgari : scomodi si , ma insomma , che forum è mai questo?…”.
Non solo il “fenomeno”, che in questo caso si firma Bueapis, mentre solitamente si firma Vinogodi, nickname con il quale firmava i due commenti che sono stati ora pubblicati, non sa leggere o fa il finto tonto, avendo ignorato l’annuncio “non gridate alla censura, non imbastite, soprattutto se siete forumisti incazzosi, congetture, se i commenti che avete inviato non vengono postati”, ma non ha regolarmente capito un accidente, ovverosia che Vino al Vino è un blog, il mio blog, e non quel “forum”, cosa che non è, che si chiedeva, puntualmente sbagliando, che razza di “forum” fosse.
Nel frattempo, sul forum sul quale Vinogodi o Bueapis regolarmente imperversa, continua un’annosa discussione su questo mio post, letteralmente avviluppatasi e avvitatasi su se stessa, e finita con l’annoso, “fondamentale” interrogativo su tale “barolovero” intervenuto sul forum sia o non sia Franco Ziliani.
Non avendo alcuna intenzione di rispondere lì o su Vino al Vino a questo interrogativo, visto che la richiesta di rivelare la propria reale identità non viene rivolta a chiunque utilizzi, servendosi di un nickname, il forum, ma esclusivamente, chissà perché, al sottoscritto, e al presunto mio doppio “barolovero”, registro nella intrecciatissima discussione del forum gamberesco e segnalo questi interventi significativi.
Quello di Dedalus (nome al quale dovrebbe corrispondere il collaboratore del Gambero rosso Rossano Ferrazzano) che osserva “Sui blog, che diversamente dai forum sono spazi personali, è normale prevedere il filtro dei messaggi. Non ci vedo niente di troppo criticabile. Di solito per evitare complicazioni si sceglie di pubblicare o non pubblicare. Il taglio è affare assai delicato, vi si ricorre molto raramente”.
Quindi i due interventi di t
enentedrogo (prego rivelare la propria identità) che afferma “a quanto pare, chiamarsi Ziliani e avere un blog fazioso e rancoroso e’ un tutt’uno”, e di Vinogodi – quello specializzato nel gridare a censure inesistenti – secondo il quale “.. effettivamente , in certi blob c’è un chiacchericcio da … server …”.
Per concludere segnalo l’intervento di una persona, tale
Massimiliano Nicli, non uno pseudonimo, ma una persona vera che mi è capitato, purtroppo, di conoscere anni fa, che si distingue in un esercizio di perfetta malafede assicurando che “Dopo i vari articoli sull’Alto Adige (chissa perchè) … ha scritto sul suo blog che “interviene” sui messaggi postati che non gli” vanno a genio “.
Ancora una volta il “signor” Nicli, altoatesino di lingua italiana al quale le strane cose che accadono in Alto Adige e che ho denunciato vanno bene (a proposito: mi verrebbe in mente una definizione storica per inquadrare questo atteggiamento e risale alla Repubblica di Vichy in Francia: collabo), ha perso una buona occasione per tacere, perché non c’è stato un solo commento che arrivato a Vino al Vino dopo i miei articoli sull’Alto Adige non sia stato pubblicato.
Sono apparsi tutti, quelli favorevoli a quanto avevo scritto e quelli contrari. Ma sarebbe inutile spiegarlo al “signor” Nicli, lui continuerebbe comunque a raccontare, ai suoi amici forumisti, le consuete cose non vere, solo per tentare di mettere in cattiva luce il sottoscritto…
p.s. 1 invece di chiedere scusa per aver sproloquiato di inesistenti censure - l’ha fatto anche sul forum del Gambero - mister Vinogodi dopo la pubblicazione dei suoi commenti non censurati cosa scrive ? “
… a me di quel thread non me ne frega più niente … i posts sono stati riportati alla luce , io mi sono defilato in quanto non più interessato agli argomenti perchè ormai deviati su un binario sgradevole …”. Questo lo stile e la correttezza di un forumista del vino tipo…
p.s. 2 lo spirito forumista del vino si esprime anche in questa sorta di blob - blog Blob food. Saccheggi dal Web food - Quelli che… e in questo post in particolare, che si rivolge a me e, ovviamente, resterà senza risposta, visto che non devo rispondere a questo signore né ad alcuno. A proposito perché all’animatore di Blob food non si chiede di declinare le proprie generalità e di uscire dall’anonimato ?

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6 Agosto 2007

Infami e infamie sul Web: ma è davvero la logica del blog, bellezza ?

Internet e quell’esaltazione dello spirito di Internet che sono i blog hanno il grande vantaggio di permettere una libera espressione del pensiero, soprattutto se indipendente e controcorrente, di proporre un’alternativa ad un’informazione, quella generalista ma anche quella sul vino, molto spesso istituzionale, ingessata, imbavagliata (o autocensurata), ben attenta a non disturbare i manovratori ed i poteri forti.
Questa grande opportunità, questo mettersi in gioco sulla Rete, presenta però, come rovescio della medaglia, di poter essere bersaglio di personaggi vari che si nascondono dietro l’anonimato e possono dire e scrivere tutto e il contrario di tutto, anche sotto forma di insulti, diretti a te o magari a personaggi e situazioni di cui hai trattato nei tuoi post. Parafrasando l’Humphrey Bogart dell’Ultima minaccia (film del 1951 che trattava proprio della libertà di stampa) potremmo dire “è la logica del blog, bellezza!” (interrogandoci però se sia davvero una via obbligata), e quando si concepisce l’informazione sul vino come la concepisco io è normale, fa parte del gioco, anche ricevere qualche colpo basso.
Non pensavo, però, che quel diritto di critica a quanto scrivo, quel diritto al diverso pensare che continuo a ritenere doveroso e sacrosanto e salutare in un corretto e sano rapporto tra chi scrive e chi legge, potendo replicare come accade nei blog, potesse portare qualcuno, sabato mattina, ad inviarmi, come commento a questo articolo che avevo pubblicato qualche giorno fa, e che nei giorni successivi aveva causato un vivace, articolato dibattito sul forum del Gambero rosso, un post di Kela blu ed un mio successivo post, questo testo, dallo stile piuttosto confuso e sgrammaticato, la cui infamia lascio a voi giudicare.
Ha scritto l’anonimo: “Premetto che il mio commento non c’entra nulla con tutta l’epopea di cui sopra, ma io come Gigi (Gigi Portici, autore di un commento al mio originario post – n.d.r.) avrei da chiedere smentita o conferma di un insistente e indiscreto rumore colto diverse volte nel ambiente, emanando da fonti diciamo a secondo dei casi più o meno ben introdotti…
Ecco, si dice che Franco Ziliani ha ormai litigato con tutti ma proprio tutto, che non lavora più, che di conseguenza non si sa come campa (inserire qui ipotesi a piacere…) e che per di più il suo matrimonio sia entrato in una profonda crisi… Le ipotesi conseguenti credo siano abbastanza evidenti che per non riscriverle qui esplicitamente. Sarei molto interessata di conoscere l’opinione dell’autore di questo blog in merito di questa piccola indiscrezione…”.
La cosa ancora più grave è che questo farabutto, questo spregevole individuo sul quale, disponendo della sua IP, sarebbe interessante sentire il parere della Polizia Postale, a corredo di questo suo messaggio inviato con il nickname di barbarescovero (mentre sul forum del Gambero rosso qualcuno, che alcuni hanno ipotizzato potesse essere il sottoscritto, era intervenuto come barolovero) ha indicato un sito Internet che corrisponde ad un produttore di Barbaresco, facendo passare questo produttore, assolutamente innocente e inconsapevole, come l’autore del messaggio. Questo anche se l’indirizzo di posta elettronica che ha indicato (indirizzo rivelatosi fasullo quando gli ho scritto per dirgli quel che penso di lui e quando la mail è tornata indietro – permanent error - trattandosi di un unknown address) non è quello che il produttore indica sul suo sito Internet.
Come si vede, dunque, un episodio squallido, come squallido è il suo artefice, che dimostra a quale livello di imbarbarimento, a quale degrado sia arrivato il cosiddetto “confronto di idee” e “dibattito” su quella cosa che dovrebbe regalarci piacere ed emozioni che è il vino.
Naturalmente il commento, con la mail, fasulla, dello scrivente e con l’indicazione delle pagine Web del produttore (ignaro e innocente) di Barbaresco (che conosco e con il quale ho normali rapporti) non è stato pubblicato e questo testimonia ampiamente la validità della mia recente scelta di non consentire più la pubblicazione automatica di tutti i commenti inviati, ma di filtrarli preventivamente.
Ai lettori di questo blog, se vorranno, un commento in merito, con una domanda che giro loro: ma cosa avevo scritto di tanto grave, in questo blog, quali poteri forti avevo attaccato, quali incongruenze e stravaganze avevo sottolineato, per scatenare una reazione così vile e infame ?
p.s. dimenticavo: mia moglie ed il mio commercialista, che conoscono meglio di me quale sia il volume del mio lavoro e se sia vero quanto sostiene l’anonimo scrivente, ringraziano “barbarescovero” e gli inviano un “simpatico” saluto…

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4 Agosto 2007

Ritornano le “partecipazioni statali” nel mondo del vino: e lo chiamano “mercato”…

Simpatiche cose si combinano con il favore dell’estate, approfittando della disattenzione causata del clima vacanziero, dal caldo, dal pensiero di tanti, anche della grande stampa d’informazione, rivolto solo verso il “grande esodo”. Si siglano anche disinvolte operazioni, messe a punto, ovviamente con tutti i crismi di legge, non sia mai, ma ugualmente “stravaganti” nello spirito, e quantomeno discutibili, che, di fatto, riesumano pratiche antiche “di intervento dello stato italiano nell’attività economica caratterizzata dal possesso, da parte dell’ente pubblico, di partecipazioni azionarie in società private”, che si credevano confinate ad un passato polveroso e che nessuno anelava a riesumare.
Come si può leggere sul sito Internet Agricoltura italiana on line, la rivista telematica del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali o su Il Velino, L’Isa (Istituto Sviluppo Agroalimentare), ovvero “la finanziaria di investimenti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, entra nel capitale del primo Gruppo vitivinicolo italiano come socio finanziatore per l’acquisizione della Cantina Bolla di Pedemonte in Valpolicella. Per il ministro De Castro l’operazione conferma l’importanza delle politiche messe in atto dal governo per il sostegno dei progetti delle imprese. L’ingresso di Isa in questo importante progetto, attraverso un’operazione di finanza a condizioni di mercato, prevede un apporto di equity di 10 milioni di euro in Giv Verona S.p.A. mediante la sottoscrizione di un aumento di capitale pari al 48,8%, mantenendo il Gruppo Italiano Vini la maggioranza del 51,2%. L’operazione ha ricevuto il nulla osta del Mipaaf e dalla Commissione Europea e l’accordo è stato siglato ieri (primo luglio – n.d.r.) dall’amministratore delegato di Isa, Walter Bellantonio e dal presidente del Gruppo Italiano Vini, Rolando Chiossi, alla presenza del Ministro Paolo De Castro.
“L’operazione odierna, spiega il Ministro, conferma la vitalità del settore agroalimentare italiano nei mercati internazionali e l’importanza delle politiche messe in atto dal Governo per il sostegno dei progetti delle imprese”. Con l’ingresso di Isa nel capitale sociale di G.I.V. Verona, sottolinea Walter Bellantonio, intendiamo fornire un valido supporto finanziario ad un settore strategico dell’economia nazionale come quello vitivinicolo che deve puntare sempre di più su qualità, capacità di aggregazione e internazionalizzazione”.
“L’acquisizione della Cantina Bolla di Pedemonte, ribadisce Rolando Chiossi, conferma il ruolo di leader della nostra azienda sia a livello italiano che internazionale e consolida la nostra presenza nell’area vitivinicola veneta ed in particolare in quella prestigiosa della Valpolicella. Sono certo che con l’entrata di Isa si rafforza la nostra società e le sue prospettive di sviluppo”.
Per Isa, conclude il comunicato, si tratta del secondo intervento a condizioni di mercato dopo quello in Conserve Italia dello scorso anno”. Questo il nudo tracciato del comunicato stampa ufficiale, ma tradotto, è il caso di dirlo, in soldoni, nostri, la recente “acquisizione da parte di Giv del ramo d’azienda della società Fratelli Bolla, avvenuta lo scorso settembre attraverso un accordo siglato con la Brown Forman Corporation, leader mondiale di produzione e distribuzione di vini e spiriti”, un progetto che include altri due contratti, il primo che rende Giv fornitore esclusivo dei vini italiani per Brown Forman ed il secondo per la distribuzione dei vini Bolla sul mercato italiano”, avviene seppure in forma parziale, tramite denaro pubblico, ovvero soldi nostri, con il contributo decisivo della finanziaria di investimenti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Credevate dunque che una strana cosa come le Partecipazioni Statali (do you remember ?), che tantissimi soldi fecero sperperare, loro malgrado, ai contribuenti italiani, traducendosi in panettoni, conserve, gelati, telefoni, autostrade di stato e tante altre cose dove assurdamente lo Stato aveva messo mano nell’era Iri, ed il cui potente Ministero, “
svuotato di competenze dal governo Amato (1992-1993), fu soppresso dal referendum popolare del 15 aprile 1993”, non potessero più avere spazio nella realtà economica di oggi ? Niente affatto, grazie al governo Prodi, un uomo il cui destino con le vicende delle Partecipazioni Statali, o meglio con le partecipazioni alimentari del Gruppo Iri costantemente s’intreccia, la grande realtà cooperativa veneta si vede dare una decisiva mano nell’operazione di acquisizione di un marchio come la Bolla.
Certo, ci sono trasformazioni in corso,
dal 2006, secondo un graduale processo di trasformazione in società per azioni dove il Gruppo Italiano Vini mantiene un doppio abito di Spa nell’area commerciale e di cooperativa nel comparto produttivo, mentre “la fase due del progetto scatterà dal primo gennaio 2008, quando verrà conferito alla Spa anche il ramo d’azienda industriale della società cooperativa, costituito da tutte le cantine di produzione, dai depositi e magazzini, dalle scorte e dal capitale circolante nonché dalle partecipazioni in società di produzione in Italia”. E “a conclusione del processo, resteranno in carico alla scarl soltanto le attività agricole, costituite dalla raccolta delle uve conferiti dai soci e dalla gestione dei vigneti di proprietà, nonché dei fabbricati non pertinenti all’attività del Gruppo”.
Cionostante è pensar male osservare che a favorire, con l’intervento
dell’Isa (Istituto Sviluppo Agroalimentare), ovvero la finanziaria di investimenti del Ministero delle Politiche Agricole Forestali, il più potente gruppo vinicolo italiano, notoriamente legato al mondo cooperativo rosso, sia, ovviamente per pura simpatia e corrispondenza d’amorosi sensi, un governo di sinistra che “vanta” ministri non solo dei DS, ma di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani ?
Non cambia proprio niente nel mondo, ed in particolare in quello del vino se per comprarsi un’azienda come la Bolla le majors del vino non tirano fuori solo i propri soldi, ma tramite un Ministero “sensibile” al discorso, riescono a far riesumare, seppure non chiamandole più con il loro nome, le vecchie “Partecipazioni Statali”. Ma come diavolo faranno certe persone, per sciacquarsi la bocca e per apparire moderne, a parlare ancora di “mercato” ?
p.s. di questo autentico scandalo ha parlato anche Aristide, in questo post

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3 Agosto 2007

A proposito del Blog Café di Squisito: ora capisco !

Ora, dopo aver annunciato qualche giorno fa, in questo post, e sul relativo blog, la mia dolorosa – doverosa decisione di non prendere parte al Blog Café di Squisito, nonostante questo spazio dedicato alla blogosfera all’interno della grande manifestazione di settembre a San Patrignano fosse stata una creazione paritaria, mia e di Luigi Cremona, lo scorso anno, e nonostante esistessero precisi accordi che anche quest’anno avremmo ripetuto l’esperienza, io occupandomi dell’area wine e Cremona di quella food, mi sono finalmente chiare alcune circostanze che mi apparivano misteriose.
Mi appaiono chiarissime dopo la lettura di un passo della news letter Identità golose di oggi, firmata dal giornalista Paolo Marchi, il quale afferma “nuova la grafica della newsletter, nuova quella del sito di Identità Golose, nuove tante io che ho in testa. Cerco sempre di scartare la fuffa o quanto non più utile o attuale per aggiornarmi, migliorare, crescere. Da vetrina del congresso e archivio dei miei articoli sul Giornale, il sito diventerà pian piano un portale più completo e vario, con un corollario importante di blog, lettere e collaborazioni come quella con il Blog cafè di Squisito a San Patrignano a fine settembre”.
Ho cercato notizie in merito (ignoravo la cosa) sul blog del Blog Café, ma, ovviamente, non c’era nulla
”. Quanto a Paolo Marchi, voglio ricordare quello che questo “signore”, dopo aver espresso legittime critiche sul Blog Café, aveva scritto del sottoscritto lo scorso anno, suscitando lo sdegno mio e la sovrana indifferenza del corresponsabile del Blog Café, Luigi Cremona: “Il giornalista professionista Paolo Marchi, curatore della pagina Affari di gola de Il Giornale, ideatore di Identità golose, curatore (pur essendo un tenace detrattore del fenomeno blog) del blog Marchi di gola / identità golose, oggi postando alle 13:18 un commento su Tigullio vino blog, ha offerto un eloquente, chiarissimo contributo per aiutare a capire che persona sia, quale il suo stile, quale la sua personalità, quale il suo modo di relazionarsi con il prossimo.
Per completezza dell’informazione lo riporto, rimandando alla sede originale che ha ospitato questo intervento, ad uso e consumo dei lettori: “Caro Filippo, il cecchino è davvero persona “singolare”. nel dubbio che uno se lo legga (vino a vino ha una media di 20/25 leggori al dì, fonte ziliani), ti spedisce una mail per avvisarti di avere scritto su di te. a quel punto, tu vai a leggere e in genere si oscilla tra complimenti tipo “un cialtrone al servizio di Berlusconi” piuttosto che “un coglione con la tessera da giornalista, professionista”.
Però si offende se non lo ringrazi e se poi osi dire che non tutti i blogger sono affidabili e autorevoli e qualcuno è pure shampista (cosa che avviene in ogni concesso, conclave compreso immagino perché fatto da uomini) spara a zero e ti dice che la sua era ironia come con Muccapazza e Squisito.
E finisco qui perché hai fatto male a scrivergli (e io a mia volta), si fa il suo gioco, si nutre del male che sparge in giro, gode a far incazzare la gente, non ha un progetto in testa che vada oltre l’offesa. Ha scritto un autore bolognese, parola più parola meno: “certe persone sono come le cacche per strada: se puoi le eviti, altrimenti le schiacci”. Naturalmente la mia è satira e ogni riferimenti alla realtà è ironia allo stadio subliminale. oloap”.
Bene, oggi Cremona cosa combina ? Dopo avermi, di fatto, messo nella condizione di non poter collaborare ad un progetto che era comune e non solo suo, arruola e chiama a collaborare proprio quella persona che lo scorso anno, con la classe, l’eleganza, l’educazione che lo contraddistinguono, riferendosi a me aveva scritto “certe persone sono come le cacche per strada: se puoi le eviti, altrimenti le schiacci”.
Bene, se come si è soliti dire, se i simili si attraggono e sono destinati a stare insieme, sono ben lieto di non avere più nulla a che fare con il signor Cremona ed i suoi amici e collaboratori e di lasciare a lui, notissimo esperto di blog e blogger, la gestione del Blog Café di Squisito 2007…
p.s. un amico mi ha mandato il link a questo sito. Guardo, in una sezione del sito Internet ufficiale di Squisito, leggo (quel poco che si capisce, ma già basta) e allora tutto mi torna più chiaro, anche le bugie di qualcuno che, erroneamente, credevo “amico”…
In verità ha capito bene anche Massimo Bernardi, come dimostra questo suo post, su Kela blu…

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