
Oggi sono veramente fuori di me, anzi incazzato. E ancora più incazzati, offesi, sconcertati, sono i vignaioli, quelli che portano il messaggio di questo villaggio magico e del suo vino simbolo, il Barolo, nel mondo, di Serralunga d’Alba. Già vilipesa dalla costruzione, in uno dei suoi angoli più belli, di un autentico “ecomostro”.
Siamo, sono stati traditi. E quel che lascia più stupefatti è che la colpa è di un uomo, un “mercante di utopie”, ma forse soprattutto mercante, nato nientemeno che ad Alba, che ha casa a Novello, aziende di proprietà a Barolo, La Morra e anche Serralunga d’Alba, che dice di amare (e credo che non menta) il Barolo e la Langa.
Ma questa volta, anche se si chiama Oscar Farinetti, ha clamorosamente toppato. Una persona umanamente molto simpatica, come ho già scritto, ma quando fa cose del genere ti fa venire da pensare, e la cosa non è un complimento, né per me, né tantomeno per lui, che sia soprattutto una sorta di “Berlusconi di sinistra”, un grande venditore e molto meno un idealista. Andatevi a vedervi, per avere subito un’idea della mia “incazzatura” solenne, questo video, che trovate qui su You Tube.
Si tratta dell’anteprima dello spot pubblicitario, in onda da ieri sera sulle reti Mediaset (e ci resterà, purtroppo, sino al 18 dicembre), dedicato ad un nuovo prodotto di casa Fontanafredda, l’azienda di cui Farinetti è detentore del pacchetto di maggioranza dal 2008, che nel comunicato stampa aziendale viene così descritto: “una novità assoluta per quanto riguarda il mondo del vino piemontese: un Langhe rosso giovanissimo, proposto a poco più di due mesi dalla raccolta, quindi frutto dell’ultima vendemmia, destinato a rivoluzionare il concetto stesso di vino di qualità e con un nome accattivante e curioso,: Già”.
E ancora, più oltre, un vino che “anticipa quindi i tempi di uscita al consumo pur mantenendo le potenzialità evolutive e le caratteristiche di longevità simili a quelle di qualsiasi altro vino rosso giovane. E’ poi è un vino dalla straordinaria leggerezza: con soltanto 11 gradi di alcool, rappresenta il vino a più bassa gradazione di tutta la D.O.C. Langhe”.
Un Langhe Rosso espressione “delle uve più tipiche e apprezzate delle Langhe: il Dolcetto, il Barbera e il Nebbiolo vendemmiate e vinificate separatamente e poi assemblate” che come ha raccontato Sergio Miravalle sulla Stampa, in un articolo vagamente “agiografico”, “nasce a 13 gradi e poi ne perde due con una operazione di dealcolizzazione fisica con filtri molecolari”.
Particolari che denotano un interventismo in cantina, dove opera Danilo Drocco, direttore tecnico dell’azienda, che personalmente a me fanno accapponare la pelle.
Ma ancora di più la fa accapponare la pelle la “furbizia” di cui dà prova lo spot, che propone come protagonista un piemontese doc, Felice Marino, 87 anni, patriarca della più famosa famiglia di mugnai di Langa. Una sorta di Tonino Guerra (ricordate lo spot per la Unieuro del celebre poeta e sceneggiatore romagnolo?) di Langa.
Nel suo bel dialetto di Cossano Belbo (sottotitolato in italiano) Marino ci racconta una sorta di fiaba: “Si è sempre detto che dalle colline di Serralunga viene un vino speciale. Una volta si usava fare un vino giovane, non faceva tanti gradi era già pronto prima di Natale e l’era “bun ma propi bun”, lo si beveva in famiglia, fresco. Mi piacerebbe berlo ancora”.
Il finale dello spot vorrebbe rassicurarci dicendoci che il desiderio di Marino è stato esaudito ed il vino, Già, sarà in vendita dall’8 dicembre. Perché questo spot, che vi invito a vedere e rivedervi anche qui, con le scene del backstage, oltre che nei passaggi sulle reti Mediaset, mi indigna e sta indignando molti produttori di Serralunga d’Alba e diversi personaggi del mondo del vino di Langa, importatori e distributori dei vini di Langa nel mondo?

Perché nello spot viene chiaramente ricordato “Si è sempre detto che dalle colline di Serralunga viene un vino speciale”, ma quel vino non è, come verrebbe logico pensare, come ogni persona normale penserebbe, il Barolo, il vino simbolo di Serralunga d’Alba, un vino che a Serralunga d’Alba grazie a vigneti magici e speciali, offre alcune delle sue migliori espressioni, bensì un “vino intelligente e trasversale”, come lo definisce il direttore commerciale di Fontanafredda, Roberto Bruno, o ancora “una novità commerciale, un vino ricco di valenze innovative”.
Certo, come ricorda il direttore generale della Fontanafredda, il vecchio amico Gian Minetti, le valenze del vino “rimangono quelle legate alla tradizione, espressa sia nel rievocare l’antica abitudine dei vignaioli piemontesi di imbandire le mense con il vino “nuovo” spillato da San Martino in poi”, ma diffondere, servendosi di immagini fuorvianti (ad esempio le botti grandi in cantina che si vedono nello spot) che non c’entrano in alcun modo con il vino, perché Già non tocca legno, un’idea errata e falsa di Serralunga d’Alba, come la terra del “vinot” da bere giovane prima di Natale, è una cosa assurda. Che da un Farinetti non ci saremmo mai aspettati.
Che fare dunque, dopo aver dato vita ad uno spot che non è più solo una legittima, nessuno la discute, operazione commerciale, ma un modo non corrispondente alla realtà di raccontare al grande pubblico della televisione quale sia il vero legame tra Serralunga d’Alba ed il vino?
Molto semplice: Oscar Farinetti ha intelligenza, cultura, sensibilità e soprattutto mezzi per farlo, e per riparare all’errore. L’ideale sarebbe un altro spot pubblicitario, che ribadisca lo stretto legame di identificazione tra Serralunga d’Alba ed il Barolo (e Fontanafredda è uno dei principali produttori di Barolo a Serralunga e dovrebbe avvertire questa esigenza…) e che chiarisca che il vero vino di Serralunga d’Alba è il Barolo non una “una novità commerciale” come Già.
Oppure, come è solito fare, acquisti pagine pubblicitarie sulla Stampa di Torino, su Repubblica, sul Corriere della Sera, e su alcuni altri quotidiani nazionali e restituisca a Serralunga d’Alba quel che è di Serralunga d’Alba, con le parole svelte ed efficaci che sa trovare.
In caso contrario questo suo spot pubblicitario assumerebbe un solo significato, molto sgradevole: quello di un autentico tradimento, di un uomo di Langa, verso la sua terra ed il suo vino simbolo.
Sono sicuro che tutto desideri dalla vita Oscar Farinetti tranne che di apparire come un “traditore” della sua terra… Ci ripensi e agisca presto, Già che é in tempo…

Scritto da Franco Ziliani alle 13:24, in Indignazioni
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