Piero Antinori riapre ancora alle altre varietà nel Rosso di Montalcino: diciamogli di smetterla!

Bisogna che qualcuno glielo dica, a chiare lettere, se necessario anche a muso duro, a certi personaggi del mondo del vino italiano che anche se sono nobili e discendenti di antiche dinastie, se pure sono ricchi e potenti e alla testa di alcune delle più note Grandi Aziende del Vino Italiano, se lo devono togliere dalla testa, una volta per tutte, di pensare di essere i Padroni del Vino Italiano. E di voler costringere gli altri a fare quello che fa comodo loro.
Che nel vino, anche a loro danno tanto fastidio e rompono i corbelli e vorrebbero tanto liberarsene, ci sono delle regole. Che vanno rispettate, anche se il ricco, nobile e potente si chiama Marchese Piero Antinori. Tanto per fare nomi e cognomi.
Adesso questi personaggi stanno esagerando. Ora ci hanno veramente stancato. E vanno indicati all’attenzione dei veri appassionati di vino, cosa che loro non sono, perché sono solo degli abili commercianti, dei venditori di marchi e di etichette, come persone che non sostengono la causa del vino italiano, che rischiano di danneggiarla.
Questo perché gli appassionati di vino di fronte a certe etichette compiano una scelta libera e democratica e sappiano cosa acquistare e cosa invece evitare.
Ricordate la vicenda, che questo blog ha raccontato in tutte le sue sfumature, minuto per minuto, del tentato cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino Doc, del tentativo di cabernet-merlotizzare, supertuscanizzare, santantimizzare questa altra grande espressione del Sangiovese in purezza (parola che al Marchese sicuramene non garberà molto) di Montalcino?
Per ricordarvela, nel caso ve la siate scordata, leggete qui: con una schiacciante maggioranza i produttori di Montalcino hanno BOCCIATO (do you understand Marchese Antinori? BOCCIATO) la proposta di cambiare il disciplinare, di varare un Rosso a doppia o tripla identità.
Questo dopo polemiche di ogni tipo, dopo prese di posizione, (trovate tutto su Vino al vino basta digitare nel motore di ricerca interno che trovate in home page Rosso di Montalcino), dopo l’appello a difesa del Rosso lanciato dal grande wine writer e sommo esperto di vini italiani Nicolas Belfrage e sottoscritto ad esempio da Jancis Robinson (do you know Marchese Antinori?) e da decine di wine writer e master of wine inglesi, americani e di tutto il mondo.
A Montalcino vista la mala parata, vista la bocciatura netta e senza discussioni della proposta di cambiare il disciplinare del Rosso, si sono arresi e nessuno che abbia buonsenso e soprattutto abbia a cuore le sorti del Rosso di Montalcino si sogna più (non ci pensa nemmeno il presidente del Consorzio, il cavalier Ezio Rivella), di riproporre per l’ennesima volta l’ipotesi, totalmente priva di contatto con la realtà, di cambiare il disciplinare del Rosso, di utilizzare per il Rosso, come è stato fatto in Chianti, con risultati che ormai appaiono tutt’altro che positivi, quote dei cosiddetti “vitigni migliorativi”.
Non ci pensa nessuno (o quasi) tranne quella mente illuminata, superiore a noi comuni mortali e plebei dal sangue rosso e non blu, del Marchese Piero Antinori, di un cui Chianti Classico riserva 1982 bevuto di recente l’amico wine blogger statunitense Jeremy Parzen, alias Do Bianchi, scriveva, qui, in questi termini: “the 1982 Chianti Classico Riserva by Antinori was fantastic — a wine, we all agreed, from a time before America, California, and Parker, a wine from a time when Antinori still made wine”.
Perché voi, bischeri che non siete altro, potete anche illudervi che in un regime, anche quello del vino, pseudo democratico, quando si vota si devono poi rispettare i risultati delle votazioni, e non ci si sogna, due mesi dopo le elezioni, di dire: “abbiamo scherzato, i risultati non ci vanno bene, ora si torna a votare. E mi raccomando votate come vi dico io”…
Perché poi ci sono gli autoproclamati illuminati, quelli che hanno la vista lunga e capiscono tutto e vogliono soprattutto proteggere i loro interessi, che dicono che le votazioni ci sono ma poi non è necessario tenerne conto.
E che, in barba ai risultati della votazione dello scorso 7 settembre, alla faccia – mi scusi Marchese io sono plebeo e parlo come mangio e scrivo, le piaccia o meno, pane al pane e vino al vino – della stragrande maggioranza dei colleghi produttori di Brunello di Montalcino e di Rosso di Montalcino che vorrebbero andare oltre Brunellopoli (vicenda nella quale l’azienda di Montalcino del Marchese Antinori venne coinvolta) provano ancora a cambiare le carte in tavola.
Così il Signor Marchese Piero Antinori, come riferisce questa news pubblicata sull’edizione on line della rivista britannica Decanter, news che potete leggere qui nella sua interezza, cosa si inventa parlando con Decanter? Fregandose altamente del responso della votazione del 7 settembre e dimostrando una sorta di disprezzo nei confronti dei produttori che hanno detto “Rosso di Montalcino supertuscanizzato? No grazie”, arriva a riproporre la stessa ricetta, la solita minestra riscaldata e un po’ rancida e avvelenata. Leggete insieme a me quello che appare nella news di Decanter on line: “Rosso di Montalcino would benefit from the addition of international varieties, Marchese Piero Antinori says in the latest issue of Decanter. Writing exclusively in the December issue of Decanter magazine, the renowned Tuscan producer says Italian wine may be rooted in the past, but that should never hinder the search for new ways to do things. ‘Age-old roots play an important part in our philosophy, but they have not served to inhibit our innovative spirit.’

Antinori claims that Rosso ‘has never been a very successful product’ and that while enthusiasts might prize wines which show vintage variation and inconsistency, they ‘have not yet shown that love for inconsistency’ by buying Rosso di Montalcino. Above all, argues the founder of Tignanello, one of the world’s best-known ‘Supertuscan’ Sangiovese-Cabernet blends, the authorities, and producers, should be flexible. ‘When you have a problem it makes sense to find ways around that problem…it might be a good idea to make the regulations more flexible.’
This flexibility might include allowing a small percentage of an international variety to be added to the currently pure Sangiovese of Rosso di Montalcino, he added. This would allow for more consistent quality in the wine and would help the owners of smaller, struggling vineyards. ‘This should not be open to Brunello di Montalcino under any circumstances,’ Antinori stresses”.
E dicendo che il Rosso non é un successo, cosa in contraddizione con quanto affermava recentemente Rivella, il Marchese, ricordando che quando ci sono dei problemi ha senso trovare il modo di superarli, arriva a definire “una buona idea rendere i disciplinari più flessibili. Una flessibilità che possa consentire di aggiungere una piccola percentuale di varietà internazionali al Sangiovese” del Rosso di Montalcino.
Questo, dice il Signor Marchese, “consentirebbe una qualità più consistente nel vino e aiuterebbe i proprietari di piccole aziende che faticano ad affermarsi”.
Ma queste Signor Marchese Piero Antinori sono solo gigantesche bugie o pie illusioni, che lei tenta spudoratamente di spacciare per evidenze. Lo sanno tutti, dovrebbe saperlo anche un uomo di mondo, un abile commerciante di vino come lei, che un Rosso di Montalcino con una quota di Merlot o Cabernet o Syrah (insomma tutte quelle uve che destinavate a quei vostri Super Tuscan che oggi faticate così tanto a vendere, che nessuno si fila più, tranne qualche collezionista asiatico o qualche nostalgico degli anni Novanta) non solo non è migliore, ma perde la sua anima e la sua identità e così facendo non si vende meglio, ma non si vende più.
E poi Egregio Marchese eviti di presentarsi come il Robin Hood difensore della causa dei piccoli vignaioli, ché questa sua generosità è incredibile, che sa tanto di carità pelosa tutt’altro che disinteressata.
A lei e ai suoi colleghi patron delle Grandi Aziende del Vino Italiano, Industriali del vino che cercano di rifarsi un’anima perché proprietari anche di qualche azienda agricola, della sorte e dell’interesse dei piccoli produttori, di Montalcino e di qualsiasi altro posto, non può interessare di meno.
E questa sua tardiva, irritante, inutile, e mi consenta di dirlo, autolesionistica discesa in campo per proporre – ancora!!! – di cambiare il disciplinare di produzione del Rosso di Montalcino e di supertuscanizzarlo, lo dimostra senza tema di smentita.
Meditate cari lettori, sostenitori della causa dei vini toscani, quelli veri, e sappiate fare bene le vostre scelte, quali vini acquistare e quali invece lasciare ad altri, quando vi troverete al ristorante, in enoteca, o davanti agli scaffali della Grande Distribuzione.
E’ una libertà questa, di noi consumatori, che nessun Padrone del Vapore del Vino Italiano (o aspirante tale) ci potrà togliere.








Penso non fossi il solo ad essere persuaso che l’epoca sciocca dove i ristoratori, gli enotecari e gli importatori e soprattutto i consumatori erano portati ad acquistare un vino solo se “stellato” e “pluribicchierato” e corredato dal giudizio molto positivo, possibilmente da 90 e più centesimi in su, di qualche pseudo guru fosse superata e consegnata all’archivio delle cose stupide da dimenticare.









Questo perché il professore, che dovrebbe tenere Master per i futuri uomini (e donne) del vino pensa che il vino non si faccia affatto in vigna, non sia un prodotto della terra, l’espressione della verità di microcosmo chiamato terroir, ma sia unicamente un bel prodotto, “industriale” ovviamente, che si costruisce, si fabbrica, si riproduce in fabbrica.



