Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Indignazioni'

16 febbraio 2010

Patetiche ritorsioni: niente più Corriere Vinicolo in abbonamento, così imparo a criticare…


Volete ridere, volete sapere cosa mi è successo dopo che qui e poi ancora qui avevo denunciato il modo brutale con il quale l’Unione Italiana Vini, editrice de Il Corriere Vinicolo, aveva licenziato in tronco il direttore Marco Mancini e nemmeno concesso un editoriale di saluto, dopo quasi vent’anni di direzione, sul primo numero del 2010?
Provate ad immaginare quale ritorsione da bambini dell’asilo, “sei stato cattivo, allora non gioco più con te!”, abbiamo deciso nei miei confronti? Elementare Watson, hanno pensato bene, loro ed il nuovo direttore, quello che ha si è conformato senza battere ciglio all’ukase padronale di non dover citare Mancini nel primo articolo firmato, come se nulla fosse accaduto, di eliminare il mio nome tra quello dei giornalisti (ed io sono stato collaboratore del C.V., con Mancini direttore, per oltre 15 anni, fino a che per quanto avevo scritto sul caso Brunello che aveva coinvolto qualcuno delli capi, ero stato messo al bando) cui veniva inviato in abbonamento il giornale.
Niente più Corriere Vinicolo per me – a meno che mi abboni versando i 175 euro della quota di abbonamento: ma sarebbero soldi spesi bene? – (e nemmeno per l’ex direttore, che non lo riceve più a sua volta) così imparo a ricordare come si sono comportati, in maniera irriconoscente e maleducata, con la brutalità e l’assenza di scrupoli da padroni di fine Ottocento, nei confronti di un loro ex dipendente.
Colpevole solo di avere la schiena diritta, di ragionare con la propria testa, di voler continuare a confezionare e dirigere un giornale vero, non un house organ, non un bollettino che rispecchi le idee di un mondo del vino dove gli industriali, le aziende da grossi numeri, quelle che poi pretenderebbero di produrre secondo un’etica del lavoro, vorrebbero fare il bello ed il cattivo tempo, sbarazzarsi di regole e disciplinari, e produrre come più loro conviene…
Non leggerò più, ne scriverò più sul Corriere Vinicolo, ma quale piacere immenso non dover aver più a che fare con personaggi del genere, i cui vini tendo già ad ignorare!

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1 febbraio 2010

Due bicchieri di Barolo al giorno fanno bene: ma vaglielo a dire ai pasdaran dell’etilometro!

Da barolista convinto, anzi “barolodipendente” come mi definisco, l’avevo sempre detto che due bicchieri di Barolo al giorno levano il medico di torno!
Però ieri, dopo aver letto sul sito Internet News Food, la sintesi dei risultati cui è arrivata una ricerca italiana pubblicata nell’edizione online dell’American Journal of Hypertension, (potete leggere qui la sintesi, per la lettura dell’intero articolo occorre essere abbonati), non posso che essere felice e tenace nel mio amore, visto che lo studio conferma quello che, a pelle, e data la passione che provo per questo vino sommo, ho sempre pensato, ovvero che due bicchieri di Barolo al giorno fanno un gran bene…
News food riferisce, qui, un dettaglio ancora più rassicurante, che conforta quelle che sono le mie antiche convinzioni, ovvero che non solo il Barolo, ma il Barolo invecchiato in botti tradizionali, più che il Barolo affinato, à la nouvelle vague, in barrique, “è il miglior amico dei vasi sanguigni”, perché “l’alleanza con il legno di quercia arricchisce infatti il vino rosso di sostanze efficaci nel dilatare i piccoli vasi sanguigni e, quindi, nel combattere l’ipertensione”.
L’analisi è stata condotta su “Barolo maturato in barrique, Barolo maturato in botti grandi, rosso maturato in botti di acciaio e bianco maturato in botti di acciaio. Per ognuno di essi gli effetti sui minuscoli vasi sanguigni della cute sono stati osservati con una tecnica chiamata micromiografia a fili e utilizzata solo in altri quattro centri di ricerca nel mondo”.
Dallo studio emergerebbe che “il legno di quercia delle botti rilasci nel vino sostanze antiossidanti, come quercetina e tannino, che si aggiungono agli altri antiossidanti già presenti nel vino rosso”, come spiega “uno degli autori della ricerca, Damiano Rizzoni, responsabile del Laboratorio di biologia vascolare dell’Università di Brescia”.
Il quale, Rizzoni, sostiene inoltre che “Il prossimo passo – aggiunge – sarà identificare tutte le sostanze protettive, isolarle e produrle” in vista di future terapie anti-ipertensione. Nel frattempo si può ricorrere al vino rosso, ma sapendo che per ottenerne i benefici bisogna limitarsi a due bicchieri al giorno”.


Tutto giustissimo, tutto vero, resta il fatto che anche attenendosi alla “modica quantità” di due bicchieri al giorno, che fanno bene alla salute e riducono il rischio di infarti, di ipertensione, di colesterolo, ecc. ecc. si rischia, però, di apparire ugualmente come degli alcolizzati, come dei nemici della società, quando si incappi in uno di quei severissimi, troppo severi e di una severità indiscriminata, controlli stradali, fatti a suon di etilometro, dove, anche avendo bevuto solo due bicchieri di vino si rischia, perché magari lo strumento non è tarato bene, di essere trovati con un valore di sicurezza dello 0,5 g/l ma anche solo dello 0,6 di concentrazione alcoolemica.
Queste notizie sul rapporto, sempre più chiaro e indiscutibile tra consumo moderato di vino e salute sono confortanti, ma vaglielo a dire ai controlli iperciliosi della sicurezza stradale che con uno 0,1 g/l in eccesso ti trasformano in un alcolista pericoloso cui non solo ritirare la patente ma sottoporre a ripetute analisi e ad un colloquio con lo psicologo!
Credo che di fronte a questa spada di Damocle (sabato sarebbe bastato schierare un folto gruppo di poliziotti davanti al Vinitaly per sanzionare tutti coloro che, come me avevano partecipato all’Anteprima dell’Amarone 2006 degustando (e regolarmente sputando) 60 e più vini) sia giusta e sacrosanta l’azione di gruppi che si stanno facendo sentire e che contestano apertamente la validità di questi controlli, il valore oggettivo del riscontro che l’etilometro utilizzato può dare.
Segnalo, per chi è attivo su Facebook il gruppo significativamente intitolato “E basta con ‘st’etilometro: dimostrami che non sono in grado di guidare!” animato da Enzo Zappalà e Rino Varaldo, mentre molti altri gruppi spontanei, della “società civile” stanno facendo pressione sui politici più responsabili e meno populisti (la tolleranza zero nei controlli stradali porta voti…) perché la legislazione venga rivista e si ponga limite a questa autentica caccia alle streghe che porta soldi alle casse dissanguate dei Comuni.
Perché due bicchieri di Barolo al giorno fanno bene, ma bisognerebbe che qualcuno lo dicesse a chi i responsi dell’etilometro li considera come un’ordalia o il “giudizio di Dio”!…

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20 gennaio 2010

Raspelli definisce “bellezza architettonica” il Boscareto resort di Serralunga”: urge visita dall’oculista!

Urge un nuovo paio d’occhiali, più potenti ed efficienti di quelli con tanto di montatura rossa che porta e ostenta vezzosamente, per l’ex “Savonarola della buona tavola”, al secolo Edoardo Raspelli.
Compiuti (lo scorso giugno) i 60 anni è normale che non ci si veda più tanto bene e che si renda necessario, oltre che un drastico intervento di dimagrimento (magari disinvoltamente trasformato in un “gastro-reality”), anche un passaggio dall’oculista e poi dall’ottico, per evitare di prendere fischi per fiaschi, per vedere bene e riconoscere con sicurezza le cose cui ci si trova davanti.
Credo abbia seri problemi di vista Raspelli, diversamente, in questo articolo pubblicato nei giorni scorsi sulla Stampa (leggibile qui, sul sito Internet del quotidiano torinese) non avrebbe fatto il clamoroso errore di scambiare quello che alcuni sono arrivati a definire un “ecomostro”, quello che vedete in queste fotografie e di cui abbiamo – qui – lungamente discusso, per “un sogno di straordinaria modernissima affascinante bellezza architettonica”, come lo definisce.

Scrivendo difatti del super discusso Boscareto Resort & SPA di Serralunga d’Alba, proprietà della potente famiglia Dogliani, proprietaria, tra l’altro, dell’azienda vinicola Beni di Batasiolo, leggete difatti quale idilliaca e fantasiosa descrizione, vera licenza “d’artista”, della costruzione e del loco ci regala, evidentemente “cecato”, il sempre più rotondo Raspelli: “Salite da Alba di pochi chilometri, inanellate 15 chilometri in altrettanti minuti e sarete in un Nirvana per ogni stagione.
La vecchia grande panoramica cascina ha lasciato il posto, sulla cima del colle, prima di Serralunga d’Alba, lungo la strada che porta a Roddino, a questa grossa costruzione che è un sogno di straordinaria modernissima affascinante bellezza architettonica”-
E ancora: “le dimensioni, non piccole, sono state acquattate nel verde di centinaia di alberi qui trapiantati già avanti con gli anni, a dare fascino e ad attutirne l’impatto. Il Piemonte, la Langa in particolare, ha finalmente una nuova grande struttura, un ambiente ultramoderno, vera e propria cittadella auto-sufficiente ma, contemporaneamente, quante altre mai legate al territorio, a cominciare dai creatori della struttura, la famiglia Dogliani dei Beni di Batasiolo.

Dallo Chardonnay, al Barolo ed ora a questo Boscareto Resort & SPA che allinea: un centro benessere con un’affascinante piscina, un bar dai tavoli ben distanti e dal servizio accattivante e perfetto come in tutti i reparti, una vineria, un albergo da sogno spaziale multicolore di una quarantina tra stanze e suite e un ristorante aperto da pochi mesi ma già importante”.
Nessun accenno al fatto che quella immensa colata di cemento, vetro e ferro, abbia letteralmente “violentato” il sacro paesaggio delle vigne di Nebbiolo da Barolo di Serralunga d’Alba, piuttosto una decisamente fantasiosa descrizione – che conferma che Raspelli non vede decisamente bene – di “centinaia di alberi qui trapiantati già avanti con gli anni”, che a suo dire darebbero “fascino” sino “ad attutire l’impatto” ambientale. Per la serie, quando la fantasia sale al potere…
Che dire dunque a Raspelli se non di correre urgentemente dall’oculista, di farsi un bel nuovo paio di occhiali spessi, di mettersi, se necessario, le lenti a contatto?
Se ascolterà questo consiglio, sono sicuro che una volta trovandosi a passare da Serralunga d’Alba e giungendo di fronte al Boscareto resort, capirà di avere clamorosamente sbagliato, di avere preso fischi per fiaschi, e intellettualmente onesto come dice di essere, e come sicuramente è, proporrà alla Stampa di pubblicare un’errata corrige.
Poche semplici righe, solo per chiedere scusa ai lettori per aver descritto il Boscareto resort – in fondo non ci vedeva bene… – in maniera molto diversa da com’è realmente e da come la vedono tante persone come me…

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4 novembre 2009

Threatened voices: per la libertà di critica contro ogni tipo di imbavagliamento

Lo premetto subito, prima che qualche imbecille (il mondo ne è pieno purtroppo e ce ne sono anche tra i visitatori dei vari blog…) mi accusi di essermi montato la testa e di essere preda di qualche egocentrismo di troppo. Sono perfettamente consapevole che c’è rischio e rischio e al massimo nel mio caso provano a mettermi, con sistemi vari, il bavaglio o la museruola ed il guinzaglio di cui si sono già dotati, per libera scelta, molti colleghi giornalisti, e non pensano certo di andare oltre.
Eppure, leggendo questo articolo pubblicato sull’edizione on line della Stampa di oggi – vedete qui – dedicato ai blogger che in vari Paesi “fanno sentire la loro voce, denunciando violazioni e abusi” e al sito Internet lanciato da Global Voices Advocacy, intitolato Threatened Voices, che vuole fornire una mappa interattiva (vedete qui) che ricostruisce la storia dei blogger a rischio in tutto il mondo, vittime del fenomeno della suppression of online free speech, ovvero della soppressione della libertà di parola in Rete, ho pensato ai tanti modi di condizionare la libertà di stampa.
Quelli violenti, che portano all’arresto, alla discriminazione, alla vera e propria violenza nei confronti di chi scrive cose che il Potere non gradisce vengano scritte e ricordate.
E quelli soft, non meno insidiosi, intolleranti, ma egualmente totalitari nel profondo, antidemocratici, intimidatori, di chi pensa di ricorrere ai guardiani delle leggi, agli esecutori e burocrati del diritto, per provare ad imbavagliare, mettere la museruola, e ridurre al silenzio (altrimenti ti si denuncia e parte l’accusa di “diffamazione”) gli anticonformisti.
Quelli che ricordano le verità evidenti, le inconfessabili verità, le trame, le furbizie, i sotterfugi cui ricorrono i potenti. Quelli che pensano di poter fare tutto, di essere al di sopra delle leggi, per il semplice fatto di essere ricchi, potenti, famosi. O di costituire un simbolo (di che cosa non si sa bene…) delle zone in cui operano.
Beh, a costo di finire (idealmente) su questa mappa delle voci soffocate, io la museruola ed il bavaglio non me li farò mettere di certo…

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26 ottobre 2009

Il Moige e… come si chiama?, non saranno d’accordo, ma ecco anche qui la foto di Intravino sotto accusa…


Solidarietà doverosa e convinta

Mi ero ripromesso e l’avevo anche annunciato (nessuna mania di grandezza, si tratta sempre solo di scaramucce tra bloggers), consapevole che il mondo ed il blog sarebbero perfettamente andati avanti anche senza i miei commenti, che tra l’altro a volte sembravano essere sopportati più che graditi, di non intervenire più sul blog Intravino di cui è responsabile, circondato da un drappello di collaboratori tra i quali pensavo di avere (per qualcuno lo penso ancora) di avere degli amici, Massimo Bernardi.
Naturalmente mi é capitato ancora di visitarlo, per abitudine e perché trovo sempre stimolante leggere quello che scrivono Antonio Tomacelli da Cerignola, e qualche volta lo stesso capo “capo-cordata” ed un paio di collaboratori.
Così sabato scorso, visitando il blog, attirato da uno di quei titoli ad effetto che costituiscono uno dei migliori atout di Bernardi, “Perché incoraggio la Rifondazione novellista”, mi sono imbattuto in un post (datato venerdì 23) su un tema, il Novello, che pensavo tutt’altro che irresistibile e assolutamente non in grado di suscitare polemiche.
Bernardi, autore del post, invitava a considerare il 2009 come “una sorta di anno-zero del Novello”, e a dargli “l’ultima possibilità”, evitando di ripetere gli errori che ne hanno determinato il declino, primo tra tutti un livello qualitativo tutt’altro che irresistibile, il fatto, che, ad esempio, all’assaggio sapessero “tutti di lampone e acetone e lacca”. Mi divertiva l’idea di una Rifondazione Novellista pur non essendo in alcun modo consumatore di vini novelli.
A catturare la mia attenzione però, più che il post, o la fotografia, scaricata dal sito Jpg.it, che lo illustrava, l’immagine di una donna e di una bambina con due bicchieri in mano contenenti un liquido che dal colore sembrava più un succo di frutta, una spremuta di lampone o di fragola, che un bicchiere di vino, tantomeno un Novello, sono però stati alcuni commenti.
Commenti opera di un tale, come si chiama?, che forse, scambiando questo blog, dove i suoi commenti apparivano, come tutti gli altri, in forma di “ospitata”, per il sito Internet della casa editrice per cui lavora, o il forum del sito stesso, pensava di poter venir qui a dare ordini, a dire quello che doveva essere pubblicato e quello che invece, a suo dire, doveva essere eliminato.
Il tutto, imputazioni di fare una “cosa diseducativa, oltre che illegale”, di diffondere messaggi negativi e distruttivi, alternate ad una sorta di accusa, abbastanza esplicita: “Poi il Novello su Intravino… cos’è una pubblicità occulta?”, e “io chiedevo se per caso si trattasse di pubblicità occulta, visto che i Novelli sono in uscita e cosa ci sarebbe meglio di un blog per pomparne le vendite, ora che sono un po’ in calo?”, accusa assolutamente fuori luogo, immotivata e priva di fondamento. Perché se passa questo “ragionamento”, allora io potrei benissimo essere “accusato” di essere un promoter del Barolo, data la quantità di articoli e post che dedico al vino del mio cuore…
E non è finita, perché dopo aver più volte chiesto di modificare la foto – “chiedo che la foto venga cambiata” – e aver addirittura espresso l’auspicio “se la foto non verrà cambiata, spero che qualche associazione di genitori possa intervenire”, di un intervento censorio, perché “E che messaggio date? Che il Novello lo potrebbero bere anche i bambini?”, si verificava l’incredibile.
Ovvero, come annotava Massimo Bernardi intervenendo qualche ora dopo l’aut aut di… ma come si chiama?, il fatto che “con tempismo degno di miglior causa Intravino ha ricevuto dall’ufficio stampa del Moige (Movimento italiano genitori) questa mail: “gentile redazione, in un momento in cui è forte l’emergenza dell’abuso di alcolici fra minori, l’immagine di una bambina seduta ad un tavolo con in mano quello che presumibilmente è un bicchiere di vino ci sembra a dir poco inopportuna.
Come associazione di genitori che da più di dieci anni si occupa di tutela dei minori sotto molteplici aspetti, il Moige – Movimento Italiano Genitori chiede che la foto sia tolta dal sito”.
Di fatto, la stessa identica richiesta che quel Qualcuno aveva ripetutamente fatto ad Intravino.

Stupefatto dell’accaduto e un po’ indignato, cosa ho pensato di fare di fronte a questi interventi decisamente fuori luogo, animati da uno spirito che tende a considerare realtà acquisita, ovvero il fatto che quel bicchiere in mano alla bambina fosse “presumibilmente un bicchiere di vino” quella che resta una semplice ipotesi e che diversi interventi di autori e collaboratori del blog avevano negato corrispondesse al vero?
Dapprima ho postato su Intravino, rompendo il mio silenzio, questo commento: “alcuni interventi pubblicati qui mi fanno pensare a quello che recentemente raccontavano sdegnati in due post, due wine blogger cult americani, Tom Wark sul blog Fermentation, leggete qui e Tyler Colman sul blog Dr. Vino, leggete qui.  Negli Stati Uniti e precisamente nel Maine da metà settembre entrerà in vigore una legge che vieta di effettuare attività di degustazione davanti agli occhi dei minori, perché l’osservazione e lo spettacolo di questo gesto giudicato evidentemente osceno li indurrebbe a diventare degli alcolisti. E’ questa l’America stupida, ipocrita, manichea, falsamente perbenista, che il nuovo presidente Barack Obama deve sforzarsi davvero di cambiare, ma mi sa che deve intervenire anche in Italia, di fronte a vecchi e nuovi moralisti…”.
Ma poi, in seconda battuta, da Don Chisciotte e libero battitore quale orgogliosamente sono, ho pensato, come doverosa forma di solidarietà, che fosse opportuno, perché nel post e nella foto pubblicata da Intravino non trovavo e non trovo alcuna traccia di qualsivoglia incitazione a diffondere il consumo di vino, seppure Novello, tra i minori, e perché ad individuarla ci vuole una fantasia straordinaria, di pubblicare questo post, ovviamente corredato dalla foto incriminata.
Che scriva pure anche a me, se vuole, il Moige, cercherò di spiegare loro che hanno esagerato e che il sor Robert Parker der Tufello, ecco chi era!, che è l’autore dei reiterati inviti a togliere la foto dal blog, provi a chiedere anche a me, con quel tono tracotante che ha sfoggiato su Intravino, di rimuoverla…
La risposta che gli darò non sarà probabilmente un capolavoro di eleganza, ma vi assicuro che sarà chiarissima, facilmente comprensibile da chiunque, anche da lui…

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12 ottobre 2009

Boscareto resort: segno tangibile dell’amore per la terra o violenza al paesaggio di Langa?


A volte, ultimamente (forse starò invecchiando o forse non ho ancora imparato a “stare al mondo”), sono portato a chiedermi se le parole abbiano lo stesso significato per tutti o se invece, grazie alla libera interpretazione del testo che la nostra ricchissima e duttile lingua italiana consente, possa accadere che una cosa che a me sembra bianca e alta possa apparire nera e bassa ad un’altra persona.
Insomma, è mai possibile che un intervento architettonico che a me appare invasivo, eccessivo, assolutamente ingiustificato, ben poco rispettoso del paesaggio circostante, aggressivo, possa invece essere giudicato da un collega, che non è un carneade qualsiasi, come “un segno tangibile (e fruibile) della passione per questa terra” da parte di chi quell’intervento ha voluto? Elemento scatenante di questo mio interrogativo, per andare al concreto, è stato il recente, ormai ultimato e prossimo all’inaugurazione (a fine ottobre) Boscareto resort (osservare con attenzione le foto, anche quelle comprese sul sito Internet) che la famiglia Dogliani, proprietaria dell’azienda vitivinicola Beni di Batasiolo (vigneti in La Morra, Monforte d’Alba, Barolo, Serralunga d’Alba, Bricco di Vergne), ha realizzato in Strada Roddino 21 in territorio di Serralunga d’Alba.
Cos’è il Boscareto resort? Semplice, come si può leggere sul sito Internet dedicato, un hotel cinque stelle (“38 camere e suites di lusso”) collocato in “una cornice di 32 ettari di vigneti, di sinuose colline, di borghi e di castelli medievali”, e costruito in maniera tale da dominare imponente con il suo corredo di Spa, (ormai non c’è grande albergo degno di questo nome che non abbia la sua bella Spa – centro benessere), ristorante, vineria, bar, centro congressi, sale meeting perfettamente attrezzate, “la splendida, omonima collina”.
Collina che per chi non lo sapesse, come ci ricorda Alessandro Masnaghetti nella sua indispensabile carta delle vigne e delle cantine di Serralunga d’Alba, pubblicata nella serie di cartine denominata I cru di Enogea (visita qui il sito Internet relativo) comprende “tutta quella parte di vigneti che dall’omonima cascina arrivano sino al confine con il Falletto. Vigneti che possono essere a loro volte divisi in due nuclei: quello più alto, di proprietà della Batasiolo, e con esposizioni a ovest da un lato e tra sud e sud ovest dall’altro, e quello invece più basso, caratterizzato da una lunga e sottile striscia di vigneti la cui esposizione oscilla in modo regolare attorno al sud-ovest”.

Un vigneto, il Boscareto, definito di “grande estensione”, posto tra 300 e 440 metri di altezza, con vitigni coltivati “nebbiolo in netta prevalenza, barbera e dolcetto per la restante parte”. Bene, proprio nel vigneto Boscareto Batasiolo possiede, come dichiara il sito aziendale, 13,50 ettari di Nebbiolo da Barolo, oltre a circa 18 ettari a Moscato d’Asti e una piccola estensione a Nebbiolo Langhe.
Come si legge, “situato ad oltre 400 metri di altitudine sopra il paese di Serralunga è caratterizzato sul versante Sud-Est da un terreno ricco di marne argillose dalle quali si ottengono vini ricchi di estratto, alcolici, profumati, e sul versante Sud-Ovest da infiltrazioni sabbiose che alleggerendo la struttura del terreno lo rendono più adatto alla produzione di vini bianchi profumati”. Eppure, in una situazione di vigneto ottimale, con una posizione che rende il Boscareto, confinante con i vigneti Francia e Badarina, facilmente avvistabile da ogni angolo, sia da Roddino che da Serralunga, per tacere della vista sconcertante che si ha dai Gavarini a Monforte d’Alba, la proprietà di Batasiolo ha deciso, ovviamente con il parere favorevole del Comune di Serralunga d’Alba (e si è trattato di una decisione che è stata fortemente contestata anche da amici, di analogo orientamento politico, del Sindaco Luis Cabases: un nome su tutti, quello di Maria Teresa Mascarello), di costruire un hotel che oggettivamente, comunque lo si osservi, da qualsiasi posizione (guardate le mie fotografie a corredo dei testi per farvi un’idea e meglio ancora, se siete in Langa salite a Serralunga e percorrete la strada che da lì conduce a Monforte d’Alba e poi ditemi cosa ne pensate), appare come un intervento invasivo, non certo in armonia con il paesaggio di colline, boschi e vigneti circostante.
Un intervento che introduce un elemento estraneo, per quanta attenzione possano aver posto i Dogliani e l’architetto autore del progetto a mascherare, con alberi alti, l’imponente ampia volumetria, e che costituisce un ennesimo episodio di quel non rispetto del paesaggio di Langa, di quella volontà umana di modellarlo secondo personali estri e interessi, che rappresenta uno degli elementi più scoraggianti per chiunque percorra, con occhi bene aperti e da innamorato, la sacra terra del Barolo.

Ma tornando all’interrogativo di partenza, come ha giudicato e cosa ha scritto a proposito di questa realtà che modifica sostanzialmente l’aspetto paesaggistico di quella che dovrebbe essere una zona da rispettare e tutelare con amore, il giornalista Paolo Massobrio?
Nella sua rubrica “In vino veritas” apparsa sul numero di ottobre della rivista Terre del vino edita dall’associazione Città del vino, nell’articolo intitolato “Cosa insegnano i vignaioli generosi”, così annota a proposito di una sua recente doppia visita a Serralunga d’Alba: “dopo aver scorto le insegne di cantine famose, di osterie e di ristoranti, dalla parte opposta, passato in linea diretta l’antico castello sotto il quale il grande Teo Cappellano faceva il Barolo Chinato, oggi svetta un resort a cinque stelle lusso che porta il nome di Boscareto.
C’è una spa aperta al pubblico, una piscina coperta, una vineria, un bar, un albergo, un ristorante con una squadra di chef che provengono da Vissani, Perbellini, Il Pescatore di Canneto sull’Oglio e Cracco. A quel punto – dopo aver visto quei letti grandi e quelle vetrate che davano sui vigneti – mi sono immedesimato nei desideri di un turista americano. E lì ho capito che, certi imprenditori, in questo caso i Dogliani, titolari dei Beni di Batasiolo, hanno fatto tutto questo per lasciare un segno tangibile (e fruibile) della loro passione per questa terra”.

Che si tratti di un “segno tangibile”, eccome, del loro passaggio, questo monumentale resort collocato nel cuore dei vigneti del Barolo di Serralunga d’Alba, non v’è dubbio.
Che realizzare in tal modo i “desideri di un turista americano” sia cosa buona e giusta (volevano fare vini per il gusto americano anche i pochi che anni orsono, premiati dalle guide, mettevano Cabernet, Merlot e Petit Verdot nei loro “Barolo” e “Barbaresco”, o quelli che hanno “taroccato” a Montalcino…) è tutto da dimostrare.
Ma siamo davvero certi, Paolo Massobrio, che tu ed io abbiamo osservato con lo stesso sguardo, e soprattutto la stessa mente e lo stesso cuore, quel gigantesco hotel tra le vigne?
E poi, ma siamo certi che non ci sia proprio un modo migliore, per un imprenditore veramente innamorato di questa terra, di dimostrarle la propria passione, il proprio attaccamento, che far calare l’ennesima colata di cemento, vetro e acciaio, visibile da ogni angolo, nel cuore delle vigne di Langa, per costruire una spa di gusto americano?
Voglio credere, perché so che sono ancora in tanti nella terra del Barolo a pensarlo, perché lo credevano e lo denunciavano (ricordate la loro solitaria azione, insieme a Beppe Rinaldi e a pochi altri, contro l’insediamento di Terre da Vino di fronte alla collina dei Cannubi a Barolo, mentre i capataz di Slow Food partecipavano tranquilli e senza battere ciglio alla cerimonia di inaugurazione?) quei “pericolosi “sovversivi” di Baldo Cappellano e Bartolo Mascarello, che ci sia un’altra via all’amore (sic!).
Una via, umana, buona, pulita e giusta, che non sia quella della cementificazione, seppur con l’alibi di attirare il turismo di alto livello e l’avallo della griffe dell’architetto di grido…

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8 ottobre 2009

Facce di tolla: le disinvolte lezioni d’indipendenza di siti gremiti di pubblicità


Quando ci si permette di ironizzare sulla presunta indipendenza di qualcuno, come si è permesso di fare ieri un tale, sulla sua Prima, una sorta di notizia del giorno, bisognerebbe non solo avere il senso dell’ironia e la capacità di trasporre effettivamente in parole la volontà di essere ironici e spiritosi, capacità fatta di leggerezza e di arguzia, oltre che di una certa abilità nella scrittura e di cultura, ma occorrerebbe essere assolutamente al di sopra di ogni possibile critica, essere indipendenti e liberi nell’animo e nei fatti. Peccato che il tizio che ieri, senza nemmeno riuscire ad essere spiritoso, ha scritto queste cose, mettendo in qualche modo in dubbio quella indipendenza che è, gli piaccia o meno, e piaccia o meno ai suoi amici e referenti, il mio segno distintivo, dell’indipendenza non possa proprio ergersi a campione, visto che è responsabile di un sito dove accanto ad una marea di pubblicità, di aziende vinicole e consorzi, figurano anche delle news, spesso anche relative a realtà produttive i cui advertising fanno bella mostra, ovviamente con un’assoluta separazione tra la pubblicità e l’informazione, com’è costume di gran parte del mondo del giornalismo del vino italiano, nelle pagine del suo sito.
Pertanto al tizio che per il semplice fatto che io abbia curato il blog del 43° Congresso dell’A.I.S., dichiarandolo pubblicamente qui, e che collabori fattivamente con l’Associazione Italiana Sommeliers, alla luce del sole, senza alcun tipo di conflitto d’interessi, da giornalista indipendente e libero ovunque io scriva, ha provato ad ironizzare sulla mia indipendenza, io dico solo, ricorrendo ai Vangeli, ma “perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”.
Prima di attribuire a me condizionamenti che non esistono se non nella sua fervida fantasia, faccia mente locale agli equilibrismi, ai numeri da funambolo che è costretto a fare, pretendendo di fare onesto giornalismo sul vino e di diffondere wine news, quando il suo sito ospita regolarmente pubblicità delle aziende che, ovviamente, non si sogna e non è in grado di criticare, e di cui, ma sempre in ossequio alla completezza dell’informazione, ci racconta puntualmente ogni respiro…

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25 settembre 2009

Onorevole Farina: i blog non deformano, si informi! (anche con suo figlio Tommaso).. .

Il giornalista Renato Farina, in questo articolo pubblicato su Il Giornale oggi, articolo che sostanzialmente condivido, nel discorso generale su questa trasmissione ed il suo conduttore, anche se con qualche riserva e distinguo, perché rifiutarsi di tramutare Michele Santoro in un “martire” mi sembra doveroso, parla della “famosa tecnica del blog” così definita: “si ritaglia e si incolla deformando, costruendo grugni grotteschi con parole vere. Ma questo va bene se si chiama satira, se no diventa falsificazione”.
Mi piacerebbe che i blogger, di ogni tipo, non solo food & wine bloggers, tra cui il figlio di Renato Farina, Tommaso, dicessero la loro.
Io a farmi trattare da “deformatore” della realtà non sono disponibile e che il deputato Renato Farina s’informi prima di dire delle sciocchezze.

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14 settembre 2009

Zaia, sempre più propagandista del Prosecco. Ora basta!

Amici di Luca Zaia (ne avrà pure qualcuno, no?) diteglielo anche voi che il troppo stroppia e la misura è colma.
Fatelo per il suo bene, diteglielo (sperando lo voglia e possa capire) che un Ministro della Repubblica Italiana (non di un’immaginaria Padania) come è lui, titolare del dicastero delle Politiche agricole alimentari e forestali, deve curare tutti gli interessi della filiera agricola e non ridursi, come di fatto sta facendo, a testimonial, propagandista, press agent del suo amatissimo vino di casa, il Prosecco di quella Marca Trevigiana che gli ha dato i natali (è nativo di Bibano o Conegliano, la località cambia a seconda delle fonti) e che è il suo bacino elettorale.
Non passa difatti giorno o quasi che sul sito ministeriale oppure sul verde padano sito Agricoltura italiana on line, rivista telematica del Ministero, non di qualche organismo leghista, compaia una dichiarazione dove il prode Zaia ricordi all’universo mondo di tenere in grandissima considerazione, una sorta di priority, gli interessi dei viticoltori e degli imbottigliatori dell’area di Conegliano, Valdobbiadene e dintorni.
E di considerare di fondamentale importanza tutto quanto avviene in quel ridente (perché è oggettivamente bello, ma anche perché forse qualche volta si esagera con le ombre.. di Prosecco ovviamente) universo.
Si annuncia il Forum Spumanti d’Italia coordinato dal mio amico (amicizia nata quando lavorava in una zona vinicola d’eccellenza come la Franciacorta) Giampiero Comolli? Ghe pensi mì, parafrasando un cumenda milanese, ha prontamente detto Zaia, dichiarando al sito ministeriale, leggete qui, che “Il Forum Spumanti d’Italia è diventato l’appuntamento internazionale più importante del settore. Lo Spumante è ambasciatore del Made in italy enologico e del lavoro di tantissime imprese, ben 496.745 quelle vitivinicole. Dietro quel lavoro c’è il sacrificio, la passione e l’amore dei produttori per la storia e le tradizioni della loro terra che domani saranno giustamente celebrati”. Il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia annuncia con queste parole la sua presenza, domani in Veneto, per l’inaugurazione, alle ore 11.30, a Valdobbiadene, presso Villa dei Cedri, del V° Forum Spumanti d’Italia, edizione 2009”.
Ma era solo una prima ombra, pardon, un aperitivo, perché una volta arrivato a Valdobbiadene ecco quello che Zaius, come ama chiamarlo il mio amico Alfonso Cevola, texano di origine italiana (ovviamente meridionale, con quel nome) ha dichiarato, come riporta l’agenzia Asca qui.
In verità era partito bene, sostenendo che ”il vigneto Italia é sotto attacco. Mi impegno personalmente a far passare nell’opinione pubblica quel principio di verità secondo il quale la responsabilità del vino negli incidenti stradali e’ davvero residuale”. Così il Ministro Luca Zaia, intervenuto oggi al Forum Spumanti d’Italia a Valdobbiadene, in provincia di Treviso. ”E per quanto riguarda l’aspetto finanziario, é necessario richiamare gli istituti di credito al dovere di dare una mano ai nostri produttori e, in genere, all’agricoltura italiana – ha aggiunto Zaia -.
Ho detto, e lo ripeto, che sostengo la proposta di dare i prodotti agricoli a garanzia bancaria. Ma ho detto anche, e ne sono convinto, che anche le banche devono assumersi il rischio di impresa”.
”La grande madre di tutte le battaglie – ha proseguito il ministro – é quella dell’identità dei prodotti. La stiamo combattendo in Italia, in Europa e in sede di Wto. Il cittadino consumatore, in Italia e in qualsiasi altra parte del mondo, ha diritto di sapere nome e cognome dei produttori e la storia che ha condotto quel prodotto fino al bancone dove lui lo acquista. Siamo contrari e resteremo fieri oppositori di tutte le politiche che tendono ad annullare le differenze per proporre ai cittadini un consumo indifferenziato che, qualche volta, mette anche a repentaglio la sua salute”.

Però, una volta osservato questo, con toni vagamente petriniani, il promoter prosecchista non ce l’ha fatta più ed eccolo, visto che era ospite al Forum Spumanti d’Italia, arrivare al dunque:
”Per quanto riguarda spumanti e prosecco – ha continuato Zaia -, siamo qui a riaffermare la leadership mondiale della produzione italiana in un mercato sempre più difficile. Mai come ora, le istituzioni devono collaborare attivamente con i produttori per acquisire nel mondo spazi nuovi, incrementare i consumi e affermare la forza del prodotto italiano.
Gli ultimi dati sulle esportazioni ci dicono che siamo sulla buona strada: nel 2008 i vini spumanti hanno registrato un incremento dell’export del 14 per cento, pari a 1,3 milioni di ettolitri, la migliore performance degli ultimi dieci anni in termini quantitativi. E in termini di valore e’ il miglior risultato di sempre, con 444 milioni di euro ed una progressione dell’11 per cento su base annua”.
Ormai é lanciato e incontenibile, e magari favorito da un calice di Cartizze, eccolo sottolineare tutto felice che ”Non solo, contemporaneamente sono diminuite notevolmente le importazioni di vini spumanti, specie dalla Francia: ciò significa che gli italiani ormai preferiscono lo spumante e il prosecco al cugino francese, lo Champagne.”
Sarebbe già da oggi le comiche, da dichiarazione di guerra da parte del C.I.V.C. definire, con totale sprezzo del ridicolo “cugino francese del Prosecco” lo Champagne, roba che nemmeno il presidente della Pro Loco di Bibano (con tutto il rispetto) si sognerebbe, ma il finale conferma che non davanti ad un ministro delle Politiche della Repubblica Italiana ci si trova, ma ad un politico, provinciale, che si occupa prevalentemente degli interessi, di bottega e di collegio elettorale, della sua zona.
Come un perfetto addetto stampa ecco sottolineare che “anche i numeri del Prosecco sono eccellenti: la produzione del 2008 è di 160 milioni di bottiglie, per un valore al consumo superiore ai 650 milioni di euro. é inoltre un vino che ha un forte appeal all’estero, visto che oltre il 40 per cento della produzione (70 milioni di bottiglie) viene esportato. Proprio per questo stiamo lavorando a livello internazionale perché il nome ”Prosecco’ rimanga di uso esclusivo delle zone di produzione italiane. Sono convinto che la recente DOCG sia un elemento di forte positività che, anche grazie alla capacità e alla creatività dei nostri produttori, ci aiuterà a imporre un pezzo importante del Made in Italy nel mondo”.
Roba da non credere…
Oddio, in anni recenti al dicastero già dell’Agricoltura abbiamo già avuto dopo i Pecorariscanii che bastava grattare il verde e veniva fuori il rosso, oltre che la scarsa competenza e qualche coinvolgimento in indagini, anche un ministro pugliese, peraltro ben introdotto e rispettato a Bruxelles, che diciamo curava con attenzione gli interessi del Salento e di una grande Cantina cooperativa nella quale era piuttosto coinvolto, ma questo non basta a giustificare l’atteggiamento così scopertamente filo veneto e Marca Trevigiana di un ministro che dovrebbe dedicare pari attenzioni non solo al Prosecco ma anche alle sorti dei vini siciliani (in grande difficoltà), della Puglia, della Campania e della Toscana. Anche di quel Brunello di Montalcino a proposito del quale volle creare un Comitato di garanzia del cui operato e della cui utilità attendiamo ancora notizie.
Come ho già osservato altrove, intervenendo a commentare un post dall’incongruo titolo di “Spumante batte Champagne” che sembrava dettato da Zaia, credo che l’espressione “spumante batte Champagne” sia significativa e congrua come dire “vini rossi italiani” battono Romanée-Conti o Château Petrus. E che per “battere” (in quale battaglia, guerra, disfida?) lo Champagne, lo “spumante” debba schierare l’intera Armata Brancaleone con le bollicine, cose nobili e analoghe come metodologia produttiva allo Champagne, ovvero Franciacorta Docg, Trento Doc, metodo classico dell’Oltrepò Pavese, dell’Alto Adige e di altre zone d’Italia, e tante altre ancora che con lo Champagne c’entrano come i cavoli a merenda, come Prosecco, Asti, Moscato d’Asti, più le tantissime tipologie spumanti e frizzanti di altrettanto tantissimi vini italiani bianchi.
Ma che ad accreditare, pro domo Prosecco, un confronto, incongruo, tra cose, storie, tradizioni, terroir, troppo diversi, e quindi imparagonabili, sia un Ministro della Repubblica Italiana (al quale farebbe bene un corso accelerato sul vino per capire come Spumante sia una definizione di nessun significato), trovo sia veramente ridicolo e che confermi che la politica, oggi, sia troppo spesso appannaggio di personaggi la cui preparazione, senso dello Stato, serietà, lascia troppo a desiderare. Povera Italia (del vino e non solo)!
p.s.
dopo aver scritto, ho scoperto, da un comunicato stampa ricevuto nel pomeriggio di venerdì 9, che il buon Zaia ne ha pensata un’altra. E’ proprio ora di fermarlo, leggete qui:
“Forbici alla mano, guanti e cassette per partecipare alla prima vendemmia DOCG partendo dalla collina simbolo del territorio, il Cartizze.
Per festeggiare la DOCG i produttori di Conegliano Valdobbiadene, rappresentati dal Consorzio di Tutela, non hanno voluto una conferenza stampa ma hanno chiesto una vera e propria vendemmia con un ospite d’eccezione: il Ministro Luca Zaia in persona.
Venerdì 11 alle ore 11, infatti, a Cartizze si riuniranno i 160 produttori del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore per festeggiare con il Ministro Zaia il passaggio da DOC a DOCG ( Denominazione di Origine Controllata e Garantita), che rende il vino di queste colline l’unico spumante in  Veneto a fregiarsi della qualifica di “top” d’Italia, riservata a sole 41 aree.
Il passaggio dalla doc alla docg è un momento importante e richiede consapevolezza e unione da parte di tutto il Distretto.
Per questo motivo, si è scelto di rafforzare lo spirito di squadra facendo condividere un momento di festa straordinario all’intera comunità dei produttori, formata da 160 aziende spumantiste, 2913 viticoltori, 250 enologi e 1500 addetti ai lavori.
Durante la vendemmia il Ministro Luca Zaia dimostrerà ancora una volta di essere molto vicino al mondo produttivo e, assieme ai viticoltori del territorio, contribuirà alla raccolta dei grappoli destinati a dare un vino speciale. Dopo la raccolta, infatti, queste uve saranno usate per produrre una cuvèe speciale, che sarà aperta in occasione del Vinitaly per il “deblocage” del DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Ciò avverrà presso lo stand del Consorzio di Tutela e ci auguriamo che, anche in questa occasione, a stappare la bottiglia sarà proprio il Ministro Luca Zaia”.

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26 agosto 2009

Attenzione, che bere davanti ai bambini sta per diventare un reato! Per ora solo nel Maine, per fortuna…

Dai ragazzi, non qui che ci sono i bambini!
Bene, guardate che non mi sto riferendo alla foto, che ritrae la tro…ppo vivace Paris Hilton (quella che confessa di “conoscere”, proprio in senso biblico, venti uomini a notte e che poi si fa il bagno nell’Ornellaia) mentre incurante degli spettatori comincia a dare libero sfogo all’ormone, come appetizer, e si fa trastullare dal partner di turno.
Sto invece riferendomi, prendendo lo spunto da due post, giustamente indignati, dell’ottimo Tyler Colman su Dr. Vino (leggete qui) e dell’altrettanto valido Tom Wark su Fermentation (leggete qui), che nel Maine, Stato posto nella zona nord-orientale degli States, nella Nuova Inghilterra, come riferisce qui il Kennebec Journal, dal 12 settembre entrerà in vigore una legge, dalla stupidità suprema, che proibisce di bere davanti ai bambini, anzi, per essere esatti, prevede che “taste-testing activities must be conducted in a manner that precludes the possibility of observation by children”, ovvero che le degustazioni debbano essere condotte in una maniera che precluda ai bambini la possibilità di assistervi.
Si chiede Tyler, ed il miglior modo di irritare un tale stupido puritanismo: “ma se i bambini assicurano che chiuderanno gli occhi, è possibile degustare e sputare?”.
Questa legge, che intende tutelare l’innocenza dei fanciulli ed evitare loro che assistendo allo spettacolo di padri, madri, fratelli, sorelle, nonni, vecchie zie, cugini, cognati (i miei, come si sa, sono dei terrificanti bevitori…) si sentano naturalmente portati ad imitarli e che siano in qualche modo condannati a seguirne le orme, non appena in grado di mettere piede in un wine store o in un bar, finirà invece con il penalizzare, stupidamente, chi abbia un’attività come un bar, un ristorante, un’enoteca, magari dotata di vetrine o di spazi aperti all’interno che consentano all’innocente fanciullo che passa per strada o al figlio di una famiglia perbene timorata di Dio che dovesse passare in zona. Questi dovranno attrezzarsi e creare spazi nascosti, perché bere vino, diciamolo, è peccato mortale!,  e fare occhio che l’occhio del giovane virgulto non cada sull’orrendo spettacolo di una o più persone che degustando fanno rumoracci scomposti con la bocca e poi magari, evidentemente perché non apprezzano quello che bevono o per un soprassalto di coscienza, finiscono per sputare (altro spettacolo immondo!) quello che hanno assaggiato.
Per noi italiani, con tanti di noi che non solo abbiamo tranquillamente visto i nostri padri e nonni bere vino, essendo parte di ogni pranzo degno di questo nome, ma che spesso siamo stati introdotti ai “misteri di Bacco” da un goccetto fattoci assaggiare, ancora in tenera età, da loro, misure del genere sono francamente irreali e sembrano cronache in arrivo da Marte, non dagli States…
Non ci sarebbe niente da aggiungere a questa solenne bischerata, se non fare come Tyler, ovvero ricordare altre “perline” nella storia della legislazione del Maine in materia di bevande alcoliche:
“1849: Maine enacts a law that ”punishes by imprisonment any person not licensed who should sell during any cattle show or fair any intoxicating drink”;
1851: After a long fight, led by Portland’s Mayor, Neal Dow, Maine becomes the first state to outlaw the sale of all alcoholic beverages, except for ”medicinal, mechanical or manufacturing purposes”;
1973: NOW achieves the end of sex discrimination in taverns”.
Ma é ancora più divertente, per bollare la suprema stupidità, la chiusura mentale, il bigottismo becero e baciapile, un’idea del consumo di vino rimasta all’epoca del proibizionismo, ma che dico, del Medioevo, riportare in toto alcune esilaranti osservazioni proposte da Tom Wark nel suo post:
“1. When children observe adults sipping wine, they immediately become 50% more predisposed to becoming alcoholics. NAW.
2. When children observe adults sipping wine in a grocery store, they become much more likely to take a soft drink off the shelf and begin drinking it without paying for it. Nope;
3. When Children observe adults sipping wine in a retail setting, they are likely to fall over into a catatonic state. HUH UH!
4. Maine Legislators bowed to pressure from temperance organizations who claimed any exposure to drinking was bad for children, presumably because drinking, in any form is bad, and those legislators realize no politician ever got voted out of office for supporting any law, be it dumb, stupid or unsupportable with logic, that claimed to protect children. BINGO! WE HAVE A WINNER
”.
E’ contro questa America profonda, oscurantista, ignorante, intollerante, che il Grande Innovatore, il nuovo Presidente “abbronzato”, su cui si appuntano tante speranze, anche di quelli che non l’hanno votato, ma che avvertono che possa essere davvero ( mille volte più dell’amico caro del Berlusca, mr. Bush jr.) l’uomo del cambiamento, deve lottare.
Forza Barack Obama, yes, you can!

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