Le due notizie, l’una concatenata all’altra, sono state LE notizie (in campo enogastronomico ovviamente) della settimana.
Il licenziamento di Stefano Bonilli da parte della società editrice GRH – Gambero Rosso, annunciato via blog (poi oscurato, poi trasferito altrove) dal diretto interessato e l’annuncio ufficiale, sul sito Internet dello stesso Gambero Rosso, della sua sostituzione, con la comunicazione “che Daniele Cernilli (nella foto), una delle massime autorità italiane in campo enogastronomico, già condirettore, è stato nominato oggi direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media. Cernilli prende il posto di Stefano Bonilli, fondatore della testata, all’epoca allegata al manifesto. Il cambio ai vertici coincide con una significativa ricapitalizzazione che insieme ad altre operazioni, anche di riorganizzazione e ristrutturazione, è funzionale ad un grande rilancio del gruppo”.
Non voglio entrare nel merito, avendo già condannato il modo in cui è stata posta fine alla lunga collaborazione con Bonilli, delle scelte, legittime, della società editrice romana, quel che m’interessa, guardando al futuro e al “grande rilancio del gruppo” cui fa riferimento il comunicato, è fare un altro discorso, relativo alla figura del nuovo “direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media”.
Un incarico del genere, importante e impegnativo, presuppone che chi l’abbia ricevuto sia non solo professionalmente capace (ed evidentemente l’editore ha giudicato tale Cernilli ed è difficile pensare che abbia visto male), ma sia al di sopra di ogni sospetto, in una posizione inattaccabile da ogni punto di vista.
Nella situazione attuale e ricordare questo non è fare del pettegolezzo o peggio, ma semplicemente sottolineare quella che a me sembra un’evidenza, che più volte è stata rilevata nell’ambiente del vino, a mio modesto parere da anni oggettivamente Cernilli vive un conflitto d’interessi grosso come una casa.
Lo sanno tutti che Daniele Cernilli è marito della “gentile signora Marina Thompson, responsabile della Thompson International Marketing con sede in Roma che cura pubbliche relazioni, presentazioni in Italia e soprattutto all’estero di aziende vinicole blasonate, quasi sempre aziende i cui vini ottengono i massimi riconoscimenti dalle guide”.
Basta visitare il sito Internet di questa società per leggere che “per i nostri Clienti, organizziamo eventi curati nei minimi dettagli, in cui i produttori incontrano le penne più influenti, viaggi stampa verso le aziende più note e le realtà emergenti, partecipazioni alle maggiori fiere di settore” e che tra queste attività figura il “Gambero Rosso Top Italian Wines Roadshow”, un viaggio itinerante, ad inviti, “per accompagnare un gruppo selezionato di produttori nei principali mercati”.
In un Paese normale questo che io ritengo essere un vero conflitto d’interessi balzerebbe all’occhio di chiunque e renderebbe incompatibile l’attribuzione di un incarico tanto importante ad una persona la cui consorte svolge un’attività che oggettivamente, lo si voglia o no, si svolge nello stesso campo del marito.
Come ho già scritto, mi guardo bene dall’affermare che possano esistere rapporti di causa ed effetto tra incarichi professionali dati alla consorte del nuovo megadirettore del Gambero ed i tre bicchieri arrivati o confermati nel tempo a produttore di cui la signora è o è diventata consulente.
Faccio solo notare che a mio parere esiste un enorme conflitto d’interessi tra l’apprezzatissima attività professionale della Signora Thompson Cernilli, che si svolge soprattutto nel campo del vino, e l’attività del marito, che magari rischia di premiare con la sua guida aziende di cui la consorte é consulente. Oppure, visto da un altro lato, la signora può rischiare di prendere consulenze o incarichi professionali per aziende che poi, ovviamente per oggettivi meriti qualitativi, finiscono per essere premiati dalla guida di cui il marito è direttore. Pardon, dalla guida edita dal gruppo editoriale di cui il marito è oggi mega direttore.
E’ un elemento oggettivo il fatto che il marito scriva per la più influente rivista e guida del settore; é un fatto oggettivo che la moglie faccia comunicazione per cantine che in gran parte sono o saranno celebrate, per la qualità dei loro vini, dal marito e dai suoi collaboratori.
Come uscire pertanto da questa situazione imbarazzante, anche da un punto di vista puramente “estetico”, della convenienza e del buon gusto?
Due, tertium non datur, le possibilità.
O Daniele Cernilli e Marina Thompson divorziano, ma non vogliamo certo auspicare che una così lieta storia d’amore e un sodalizio così solido e felice abbiano fine, oppure la Signora Thompson Cernilli, per amore del marito e per salvaguardare la sua immagine e renderla immacolata e al di sopra di ogni sospetto di malevoli e malfidati, deve fare un passo indietro. E annunciare pubblicamente che la sua società, la Thompson International Marketing, a decorrere dal gennaio 2009 (diamo alcuni mesi di tempo per operare e attivare una riconversione) non si occuperà più di “comunicazione personalizzata” nel campo del wine (e nemmeno del food), ma offrirà i propri preziosi e qualificati servizi a tutte le aziende possibili e immaginabili operanti in qualsiasi altro campo che non sia quello dell’agroalimentare e dell’enogastronomia. Temi di cui si occupa direttamente la casa editrice diretta dal marito.
Soluzione difficile, faticosa, costosa, ma ineludibile, per evitare che dubbi, sospetti, pettegolezzi, idee strane possano in qualche modo offuscare quell’immagine chiara, trasparente, nitida che deve sostenere in ogni sua azione il nuovo “direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media” della società editrice GRH – Gambero Rosso.
A mio parere questa costituisce un’evidenza chiarissima, una questione concreta e non una vicenda che denota una semplice indelicatezza o carenza di eleganza, sia per i diretti interessati, Daniele Cernilli e la sua gentile Signora, Marina Thompson, sia per gli azionisti (più o meno palesi) dell’importante gruppo editoriale romano, sia per Slow Food, sodale del Gambero Rosso nella pubblicazione, come co-editore, della più importante ed influente guida dei vini italiana, Vini d’Italia.
Fare finta di niente, per tutti gli interessati e soprattutto per una casa editrice che annuncia una svolta, una “riorganizzazione e ristrutturazione funzionale ad un grande rilancio del gruppo”, non è più possibile. Questo anche in un mondo, quello del vino, dove il gioco delle tre scimmiette, che non vedono, non sentono e soprattutto non parlano, è uno degli sport più praticati…
Scritto da Franco Ziliani alle 11:30, in Heri dicebamus
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