Vino al vino

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23 agosto 2009

Heri dicebamus: la settimana di Vino al Vino (17-23 agosto)


Guardando un po’ indietro, che settimana è stata questa per Vino al Vino? Una settimana animata, che si è chiusa con una discussione, che deve però ancora prendere quota, su un (trascurabile) interrogativo: i blog devono chiudere per ferie in agosto oppure continuare come se nulla fosse a proporre post?
La settimana si era aperta, e poi era continuata ancora, nel segno del Brunello di Montalcino e del Barolo. Con parentesi di Yquem e vini vari.
Il primo interrogativo della settimana, poi rimasto senza risposta ufficiale (ma amici mi assicurano che il Sindaco di Montalcino ha confermato che nel borgo vogliono l’azzeramento del Consorzio) era se davvero quel comunicato del PD di Montalcino (pubblicato sul Corriere di Siena e poi giorni dopo “cancellato” e privato di permanent link) chiedesse le dimissioni del discusso direttore del Consorzio del Brunello Campatelli.
La settimana è poi continuata nel segno della bevibilità, della riscoperta del piacere di stappare una bottiglia e riuscire a berla, senza che la bottiglia, magari pagata un sacco di soldi, resti malinconicamente semivuota sul tavolo.
Dapprima con un plaidoyer a favore degli easy to drink wines, opera di un bravissimo giornalista americano, W. Blake Gray, (poi anche intervenuto sul blog), e poi con un altro post, che riprendeva quello che un grande wine blogger sempre Usa, Craig Camp, aveva scritto di un Barolo 2002 che non invitava esattamente a berlo e che potremmo definire “territorialità e riconoscibilità varietale zero”.
Ho poi rievocato il toccare il cielo (enoico) con un dito con la splendiderrima (neologismo zilianesco) verticale di otto annate di Château d’Yquem che ho avuto il privilegio di fare in luglio e ho ricordato, al colto e all’inclita, e soprattutto a qualche imbecille perso, che se nel mio blog cito che quella degustazione l’ho fatta presso l’Hotel La Perla di Corvara, con tanto di link del sito dell’Hotel, non sto facendo né marchette né advertising occulto, ma solo cronaca, fornendo segnalazioni, credo utili, su bei posti dove soggiornare (e dove sono stato trovandomi benone) alla comunità dei lettori.
Potevo poi non tornare ancora su Montalcino e su due Brunello 2004, che qualcuno prova a vendere negli States a 160-175 dollari, e sostenere che a mio avviso spendere tutti quei soldi significa solo cedere al fascino della griffe rappresentata dal nome del loro produttore, il re del Langhe Nebbiolo, mister Angelo Gaja? Niente affatto.
Il finale di settimana, prima di chiudere con l’interrogativo bloggeriano di cui sopra, è stato più tranquillo, stile segnalazioni utili: un post su un eccellente Benaco Bresciano a base di uve Incrocio Manzoni bianco, e la celebrazione, che qualcuno, che ci volete fare, ha scambiato per un ossequio al nuovo patron della casa, di un cru di Moscato d’Asti nientemeno che del 2006.
Beh, possiamo dire che anche nei sette giorni dopo ferragosto ci siamo guadagnati… la “pagnotta”, no?

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17 agosto 2009

Heri dicebamus: la settimana di Vino al Vino (9-16 agosto)

Non ci siamo fatti mancare niente anche nella settimana che ci ha condotti, un po’ accaldati ma sempre vigili, alla fatidica data del ferragosto. Segnalazioni, discussioni, polemiche e qualche suggerimento vinoso, per unire la teoria alla pratica.
Ho cominciato la settimana suggerendo alla vostra attenzione – qui – un elegante Riesling renano del Garda bresciano, da abbinare alla cucina estiva, e poi, giusto il tempo di ospitare, nello spazio della sua finestra da cui ogni tanto si affaccia con i suoi lunari, inimitabili interventi, un aggiornamento, firmato Briscola, da Marte e sulla situazione del Brunello… di Martalcino, che ho provato a dire la mia non sui vini, che amo, ma su quella carenza di senso civico, di impegno di responsabilità, quel fatalismo,  che blocca spesso le bellissime regioni del Sud. E che danno “argomenti” al becero fanatismo legaiolo.
Giusto il tempo di segnalare, per la prima volta (che poi sarebbe tornato a farsi sentire, e con quale autorevolezza) il punto di vista sul vino italiano e sulla sua presenza in Russia, espresso – qui – da grande appassionato da quel grande uomo di sport che è Vincenzo Pincolini (proprio lui, il preparatore atletico del mitico Milan stellare di Arrigo Sacchi) che sono fatalmente finito a parlare di Montalcino e del suo Brunello.
Dapprima cercando di decifrare, e invitando i lettori del blog a farlo, uno strano testo, quasi un messaggio in codice, di una persona che dicono faccia informazione proprio nel celebre borgo toscano, poi segnalando un articolo nientemeno del New York Times, che del Brunello è tornato ad occuparsi. Una pausa per indignarmi, ma giusto un poco, perché fa caldo, per una sorta di massacro cui sono stati sottoposti i rosati italiani da una grande degustazione, nei numeri, non nella scelta dei vini, molto discutibile, pubblicata da Decanter, e poi per proporre all’attenzione, di tutti, non solo dei distratti inglesi, un eccellente rosato che nasce nella zona di Dolceacqua ma non si può chiamare Rossese, che un certo impegno tra il civico ed il politico è tornato a farsi sentire, dapprima per chiedermi a che razza di sformato abbinassero a Villa Certosa un Cannonau e per quali vini due squadre italiane di calcio in trasferta in Cina avessero speso la bellezza di 7000 euro, poi per suggerire al Ministro delle Politiche Agricole (ecc.) Zaia di non esagerare con il Prosecco (in tutti i sensi).
Chiusura di settimana con una riflessione colta e con un ardito – ma azzeccato – parallelo, opera del nostro inviato da Mosca, ancora Vincenzo Pincolini, tra il crac Parmalat e Brunellopoli.
Roba fina: ma non era la settimana di Ferragosto questa?

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2 agosto 2009

Heri dicebamus: la settimana di Vino al Vino (26 luglio-2 agosto)

Di cosa abbiamo discusso (dico abbiamo perché i vostri commenti sono stati numerosi e vivaci), su Vino al Vino, la settimana, l’ultima di luglio, appena conclusa?
Di tante cose, a cominciare, lunedì 27, da un Premio giornalistico del Roerolink – che ha decretato l’esistenza di articoli di serie A e di articoli di serie B (ovviamente quelli sul Web), e dal pronunciamento, netto e chiaro, dei barolisti, da me interpellati in un’inchiesta – link – a proposito della mediocrità, anzi della non “imbottigliabilità” dei Barbaresco e Barolo 2006, stabilita dal mitico Orso Bruno di Langa, ovvero, Bacco ce lo conservi per mille anni ancora, Bruno Giacosa.
Sorvolando poi sulle scuse – anche se non era colpa mia – per una serie di problemi tecnici, che per diversi giorni hanno reso quasi impossibile visitare questo blog, sono passato ad illustrare, con tante reazioni sorprese (chissà cosa succederà quando, presto, scriverò bene del Tenuta di Trinoro 2007), le mirabilie di un Sicilia Chardonnaylink – prodotto dal trinoriano barone Franchetti nella sua tenuta, Passopisciaro, sulle pendici dell’Etna.
A seguire, anche se l’esodo vacanziero era ormai alle porte, il post clou della settimana, il mio appello – link – ai produttori di Montalcino che dantescamente avrei potuto intitolare “Uomini siate, e non pecore matte”, ovvero un invito ad essere uomini coraggiosi e responsabili e non timorosi conformisti e silenti.
Una variazione sullo stesso tema mi è poi arrivata, da Marte dove si è trasferta, da Briscola, che ci ha annunciato – qui – la fondazione della Cooperativa Dignitas a Martalcino.

Ancora Martalcino, pardon, Montalcino, con un intervento del wine writer e agronomo britannico Monty Waldin, uno al quale nel borgo toscano vogliono sicuramente bene, quasi come a me…., che ha replicato, da par suo, leggete qui, ad una strana news, molto assolutoria, apparsa nell’edizione on line di Decanter.
Per concludere l’annuncio – link – di due manifestazioni sul vino in programma nel bel borgo di Ceglie Messapica in provincia di Brindisi, dove mi sono trasferito, armi, bagagli e notebook collegato alla Rete, sino a giovedì, data del mio ritorno – sperando di trovarla meno calda e afosa – a Bergamo.
Un breve buen retiro, un po’ di riposo e ovviamente qualche giro tra vigneti ad alberello e cantine, ma senza smobilitare, perché la settimana sarà ricca di post diciamo così molto vivaci…

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20 luglio 2009

Heri dicebamus: la settimana di Vino al Vino (12-19 luglio)

Settimana molto vivace, nonostante il caldo feroce e afoso sofferto da chi è restato in città e la voglia diffusa di staccare tutto e andarsene in vacanza, dimenticando per qualche giorno la Rete, gli enodibattiti via blog, per dedicarsi agli ozi campestri, quella appena trascorsa su Vino al Vino. Impegnato a Corvara in Val Badia ad apprezzare l’ineffabile eleganza, la classe inimitabile, di una serie di annate di Château d’Yquem, ho rischiato di dimenticarmi che a Corvara non c’era solo Yquem, anche lo Cheval Blanc
A risvegliarmi dall’enoico sogno è bastata l’uscita presuntuosa di un gruppo di aziende della Valpolicella secondo le quali il loro sì che è Amarone d’arte, mentre gli altri sarebbero Amarone “coca – cola”..
La settimana è poi proseguita con il grande interrogativo che riguarda tutti i produttori di Langa: Barolo e Barbaresco 2006: annata da saltare o da custodire gelosamente in cantina?, con digressioni su un Simposio del Gewürztraminer dove vige il turn over tra gli invitati, con la questione, un po’ comica, del progetto di legge (o decreto legge?) che prevede Sommelier con tanto di certificazione statale.
Si è poi passati ad un animato Dialogo con Michel Bettane (il più importante giornalista francese enoico) sui vin de terroir, e alla vicenda del Brunello 2004 bocciato da Decanter.
Il tempo di concedersi una pausa, sorseggiando un Pigato che fa… Baccan, ed ecco, fulmine a ciel sereno, in una mattina di sabato di metà luglio, la notizia dei primi rinvii a giudizio per Brunellopoli, doppiata poi dalla pubblicazione dei nomi delle aziende coinvolte.
Beh, tra misteriosi problemi tecnici e commentatori vari che vorrebbero insegnarmi cosa deva scrivere (e cosa no) e con quale linguaggio deva farlo, mica male come settimana, no?

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6 luglio 2009

Heri dicebamus: la settimana di Vino al Vino (29/6 – 5/7)

Ad uso e consumo di distratti e assenti, piccolo riassunto delle puntate precedenti.
Ricordo che la scorsa settimana, su questo blog, si è parlato:

di nuovi wine blog che si affacciano, da Londra, nella blogosfera;
di una celebrazione da parte di Wine Spectator dell’Enoteca Italiana di Siena che è l’ennesima conferma che tout se tient, in terra toscana;
di nuovi vertici del Consorzio Vini Valtellina e di un vice presidente da me più festeggiato del nuovo presidente;
della tardiva scoperta, sulla via della crisi, dell’amaronizzazione in corso in Valpolicella, da parte di aziende che in larga parte a questa amaronizzazione (alias omologazione del gusto) hanno partecipato;
di un Cinque Terre bianco, che profuma di roccia e di mare;
dulcis in fundo, non è una bufala, della nascita, dopo le Città del Vino (dell’olio, del miele, del tartufo, della nocciola, ecc.) nientedimeno che delle Città della Bufala. E non è una battuta…
Buon ripasso e buona settimana con Vino al Vino!

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15 settembre 2008

Conflitto d’interessi e obbligo di trasparenza. Appello a Daniele Cernilli e consorte

 

Le due notizie, l’una concatenata all’altra, sono state LE notizie (in campo enogastronomico ovviamente) della settimana.
Il licenziamento di Stefano Bonilli da parte della società editrice GRH – Gambero Rosso, annunciato via blog (poi oscurato, poi trasferito altrove) dal diretto interessato e l’annuncio ufficiale, sul sito Internet dello stesso Gambero Rosso, della sua sostituzione, con la comunicazione “che Daniele Cernilli (nella foto), una delle massime autorità italiane in campo enogastronomico, già condirettore, è stato nominato oggi direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media. Cernilli prende il posto di Stefano Bonilli, fondatore della testata, all’epoca allegata al manifesto. Il cambio ai vertici coincide con una significativa ricapitalizzazione che insieme ad altre operazioni, anche di riorganizzazione e ristrutturazione, è funzionale ad un grande rilancio del gruppo”.
Non voglio entrare nel merito, avendo già condannato il modo in cui è stata posta fine alla lunga collaborazione con Bonilli, delle scelte, legittime, della società editrice romana, quel che m’interessa, guardando al futuro e al “grande rilancio del gruppo” cui fa riferimento il comunicato, è fare un altro discorso, relativo alla figura del nuovo “direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media”.
Un incarico del genere, importante e impegnativo, presuppone che chi l’abbia ricevuto sia non solo professionalmente capace (ed evidentemente l’editore ha giudicato tale Cernilli ed è difficile pensare che abbia visto male), ma sia al di sopra di ogni sospetto, in una posizione inattaccabile da ogni punto di vista.
Nella situazione attuale e ricordare questo non è fare del pettegolezzo o peggio, ma semplicemente sottolineare quella che a me sembra un’evidenza, che più volte è stata rilevata nell’ambiente del vino, a mio modesto parere da anni oggettivamente Cernilli vive un conflitto d’interessi grosso come una casa.
Lo sanno tutti che Daniele Cernilli è marito della “gentile signora Marina Thompson, responsabile della Thompson International Marketing con sede in Roma che cura pubbliche relazioni, presentazioni in Italia e soprattutto all’estero di aziende vinicole blasonate, quasi sempre aziende i cui vini ottengono i massimi riconoscimenti dalle guide”.
Basta visitare il sito Internet di questa società per leggere che “per i nostri Clienti, organizziamo eventi curati nei minimi dettagli, in cui i produttori incontrano le penne più influenti, viaggi stampa verso le aziende più note e le realtà emergenti, partecipazioni alle maggiori fiere di settore” e che tra queste attività figura il “Gambero Rosso Top Italian Wines Roadshow”, un viaggio itinerante, ad inviti, “per accompagnare un gruppo selezionato di produttori nei principali mercati”.
In un Paese normale questo che io ritengo essere un vero conflitto d’interessi balzerebbe all’occhio di chiunque e renderebbe incompatibile l’attribuzione di un incarico tanto importante ad una persona la cui consorte svolge un’attività che oggettivamente, lo si voglia o no, si svolge nello stesso campo del marito.
Come ho già scritto, mi guardo bene dall’affermare che possano esistere rapporti di causa ed effetto tra incarichi professionali dati alla consorte del nuovo megadirettore del Gambero ed i tre bicchieri arrivati o confermati nel tempo a produttore di cui la signora è o è diventata consulente.
Faccio solo notare che a mio parere esiste un enorme conflitto d’interessi tra l’apprezzatissima attività professionale della Signora Thompson Cernilli, che si svolge soprattutto nel campo del vino, e l’attività del marito, che magari rischia di premiare con la sua guida aziende di cui la consorte é consulente. Oppure, visto da un altro lato, la signora può rischiare di prendere consulenze o incarichi professionali per aziende che poi, ovviamente per oggettivi meriti qualitativi, finiscono per essere premiati dalla guida di cui il marito è direttore. Pardon, dalla guida edita dal gruppo editoriale di cui il marito è oggi mega direttore.
E’ un elemento oggettivo il fatto che il marito scriva per la più influente rivista e guida del settore; é un fatto oggettivo che la moglie faccia comunicazione per cantine che in gran parte sono o saranno celebrate, per la qualità dei loro vini, dal marito e dai suoi collaboratori.
Come uscire pertanto da questa situazione imbarazzante, anche da un punto di vista puramente “estetico”, della convenienza e del buon gusto?
Due, tertium non datur, le possibilità.
O Daniele Cernilli e Marina Thompson divorziano, ma non vogliamo certo auspicare che una così lieta storia d’amore e un sodalizio così solido e felice abbiano fine, oppure la Signora Thompson Cernilli, per amore del marito e per salvaguardare la sua immagine e renderla immacolata e al di sopra di ogni sospetto di malevoli e malfidati, deve fare un passo indietro. E annunciare pubblicamente che la sua società, la Thompson International Marketing, a decorrere dal gennaio 2009 (diamo alcuni mesi di tempo per operare e attivare una riconversione) non si occuperà più di “comunicazione personalizzata” nel campo del wine (e nemmeno del food), ma offrirà i propri preziosi e qualificati servizi a tutte le aziende possibili e immaginabili operanti in qualsiasi altro campo che non sia quello dell’agroalimentare e dell’enogastronomia. Temi di cui si occupa direttamente la casa editrice diretta dal marito.
Soluzione difficile, faticosa, costosa, ma ineludibile, per evitare che dubbi, sospetti, pettegolezzi, idee strane possano in qualche modo offuscare quell’immagine chiara, trasparente, nitida che deve sostenere in ogni sua azione il nuovo “direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media” della società editrice GRH – Gambero Rosso.
A mio parere questa costituisce un’evidenza chiarissima, una questione concreta e non una vicenda che denota una semplice indelicatezza o carenza di eleganza, sia per i diretti interessati, Daniele Cernilli e la sua gentile Signora, Marina Thompson, sia per gli azionisti (più o meno palesi) dell’importante gruppo editoriale romano, sia per Slow Food, sodale del Gambero Rosso nella pubblicazione, come co-editore, della più importante ed influente guida dei vini italiana, Vini d’Italia.
Fare finta di niente, per tutti gli interessati e soprattutto per una casa editrice che annuncia una svolta, una “riorganizzazione e ristrutturazione funzionale ad un grande rilancio del gruppo”, non è più possibile. Questo anche in un mondo, quello del vino, dove il gioco delle tre scimmiette, che non vedono, non sentono e soprattutto non parlano, è uno degli sport più praticati…

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5 agosto 2007

Heri dicebamus. Una settimana di Vino al Vino

Riassunto, ad uso e consumo dei più distratti, di una settimana di Vino al Vino.
Ho iniziato chiedendomi se gli enologi siano messi in crisi dalla crisi del vino, per continuare con tre riflessioni su San Gimignano, che é California dreaming, terra di un rosato che non ti aspetti e patria di bianchi d’annata d’insospettabile grandezza.
Ho poi segnalato, en passant, che Viaggiatore gourmet si dà anche al vino, che la British Columbia, nel lontano Canada, dà lezioni di trasparenza al mondo del vino italiano, e preso atto di una stravagante proposta per “lanciare”, si fa per dire, il Cirò Doc in Calabria.
Sono poi salito in Valtellina, per trattare di agriturismi con carte dei vini da ristorante stellato, per discettare della fenomenologia dell’agriturismo snob, ho dichiarata aperta l’era dei “siti Internet d’autore”, detto grazie ad un cosiddetto “amico” a proposito del Blog Café di Squisito 2007, riferito di schermaglie dialettiche via Web.
Infine dopo aver gridato allo scandalo per il ritorno, nel mondo del vino, ad uso e consumo degli amici, di antiche pratiche da partecipazioni statali, ho fatto alcune riflessioni sulla via da imboccare per rendere finalmente la viticoltura valtellinese protagonista.
Ovvero, quando il wine blogger in servizio permanente effettivo non sente (ancora, ma quando la sentirà ?) aria di vacanza…

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