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	<title>Vino al vino &#187; Enoriflessioni</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>A+ Australian Wine…celebrating Ten Years at the Top &#8211; by Giuseppina Andreacchio</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 07:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora Australia di scena su Vino al vino e dalla nostra inviata speciale a London, Giuseppina Andreacchio (autrice di altri interessanti articoli, leggete qui, qui e poi ancora qui) ecco un bel reportage di una maxi degustazione di Aussie wines che si è recentemente tenuta nella capitale inglese. Degustazione considerata di capitale importanza dai produttori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/02/Australia-Day-Celebrations-at-Vinopolis.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7018" src="http://vinoalvino.org/files/2012/02/Australia-Day-Celebrations-at-Vinopolis.jpg" alt="" width="437" height="295" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ancora <strong>Australia</strong> di scena su Vino al vino e dalla nostra inviata speciale a London, <strong>Giuseppina Andreacchio</strong> (autrice di altri interessanti articoli, leggete <a href="../../../../../blog/2011/08/il-palato-italiano-assaggera-mai-vini-cinesi-indiani-e-giapponesi-realta-produttive-di-cui-si-deve-sempre-piu-tenere-conto.html">qui</a>, <a href="../../../../../blog/2011/10/dubai-una-panorama-diverso-del-vino-by-giuseppina-andreacchio.html">qui</a> e poi <a href="../../../../../blog/2012/01/real-italian-wine%e2%80%a6un-evento-tutto-da-scoprire-by-giuseppina-andreacchio-london.html">ancora qui</a>) ecco un bel reportage di una maxi degustazione di Aussie wines che si è recentemente tenuta nella capitale inglese.<br />
Degustazione considerata di capitale importanza dai produttori di vino australiani, considerando che il Regno Unito é “il mercato di esportazione più grande per l’Australia, con 248 milioni di litri e prezzo medio di acquisto intorno a £ 4.87”.<br />
Come si può leggere un mondo del vino molto dinamico quello australiano, pronto a soddisfare le tendenze ed i gusti in cambiamento del consumatore britannico. Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify">Anche quest’anno la famosa degustazione di vini Australiani si è svolta a Londra in un luogo che ben si associa alla modernità che i vini di questa parte del Nuovo Mondo ispirano: la <a href="http://www.saatchi-gallery.co.uk/">Saatchi Gallery</a> a Sloane Square.<br />
La galleria d’arte si è ben prestata alla degustazione del 26 Gennaio con una vetrina di ben 800 vini. Con le sue gallerie e dipinti moderni, ha ospitato i maggiori importatori/distributori di vini australiani a Londra e dintorni, e l’efficienza dell’organizzazione ha dimostrato il grande impegno e la grande professionalità dei partecipanti.<br />
Innanzitutto bisogna dire che ‘Wine Australia is an Australian Government statutory authority established in 1981 to provide strategic support to the Australian wine sector’ e registra come membri i produttori dei vari stati australiani:  Il compito e’ quello di ‘<strong>….</strong>enhance the operating environment for the benefit of the Australian wine industry by providing the leading role in: market development; knowledge development; compliance; and trade’<strong> </strong>e il bello è che questo compito viene svolto con successo dal Governo!</p>
<p style="text-align: justify">Come sarebbe bello se lo stesso avvenisse in Italia dove la parola governo, ahimè, al momento ha perso la sua vera connotazione…I vari distributori non hanno alcuna spesa da sostenere perché tutto grava sul governo al quali versano una quota annuale per esportare i loro vini.<br />
I produttori, nella maggioranza tutti presenti, erano felici di degustare con il pubblico, elargendo spiegazioni tecniche e regalando sorrisi con quel fare sincero e aperto, tipico loro. E tra di loro niente competizioni o gelosie, tutti pronti a fare confronti col vino del vicino per illustrare la produzione vinicola di un certo Stato.<br />
Merito questo della politica di quel ‘wine government body’, che si presta al marketing e alla vendita dei vini australiani all’estero con impegno e serietà, facendo della collaborazione la carta vincente del loro successo.<br />
Perché in Italia mi chiedo, il governo non aiuta il settore vino in questo modo, essendo una delle più grandi fette del mercato economico italiano? E invece blocca le vendite con leggi e stagnante burocrazia, solo fine a se stessa?</p>
<p style="text-align: justify">UK rimane il mercato di esportazione più grande per l’Australia, con 248 milioni di litri e prezzo medio di acquisto intorno a £ 4.87. L’immagine del vino australiano per gli Europei è l’immagine del vino da bere ogni giorno, vino da pronta beva, con tappo a vite e certo non da custodire come un gioiellino per anni ed anni (tranne qualche Cabernet e Shiraz).<br />
La produzione è poco meno del 4% di quella mondiale e rappresenta il 20.3% del volume e il 20.8% del valore del mercato del vino. Mai l’Australia  ha vissuto un periodo d’oro come quello attuale, sembra, nonostante l’imperante recessione.</p>
<p style="text-align: justify">E nonostante l’incremento, l’attività del governo continua imperterrita a mietere aumenti e valori positivi per meglio sanzionare la posizione di questo continente nel ‘wine world’.<br />
Questo viene fatto anche attraverso varie attività e un vasto programma di marketing che vede la partecipazione di educatori, stampa, programme come, ‘one day wine school’ nelle Università e addirittura uno spazio cibernetico dove poter comunicare direttamente e ampiamente con il pubblico.</p>
<p style="text-align: justify">Interessante la teoria dietro la degustazione ‘mirata’: ogni distributore ha la possibilità di spingere vini già nel suo portfolio e ben posizionati! Niente perdite in partenza piuttosto ma si gioca a carte scoperte percorrendo  un sentiero battuto.<br />
Essendo stati tanti i produttori e i vini assaggiati, la lista sarebbe troppo lunga però vorrei fare alcune considerazioni globali: i vini australiani per me sono quelli VALUE FOR MONEY; i Sauvignon Blanc di Adelaide Hills; i Semillon di Margaret River; i Riesling di Clare Valley e gli Shiraz di Barossa Valley, a prezzi che oscillano tra gli 8 pounds e i 10. Questi sono quei vini che il fruitore accetta, compra e li considera buoni, non ‘ultraterreni’ ma giovani, freschi, ben fruttati e beverini.</p>
<p style="text-align: justify">Certo se però siamo disposti a pagare un po’ di più allora ci possiamo permettere di imbatterci in vini più seri, ‘committed’ direbbe un politicante inglese attivo, decisi e pieni di appeal: è il caso di un produttore, The Lane Vineyard, importato e distribuito dal famoso Corney &amp; Barrow, che vanta la regina tra i suoi più frequenti  acquirenti! L’azienda si trova ad Adelaide Hills dove la famiglia, di Helen and John Edwards ed i loro figli, si prende cura amorevolmente dei vigneti.<br />
Il loro Chardonnay 2009 (in legno per 1 anno e mezzo) si presentava molto strutturato al naso ma fine al tempo stesso; delicato e potente tanto da sembrare un Burgundy con frutta di nocciolo (stonefruit), limone, una delicate mineralità e spezie sul finire. Il legno superbamente integrato per dare un vino dal finale avvolgente. Un vino serio e sul quale non si scherza…<br />
Della stessa casa, il blend Sauvignon/Semillon, dal nome ‘Gathering’, che riecheggia il senso di casa, di comunione come un incontro tra amici, una cena in famiglia: un vino, anch’esso serio e al tempo stesso delicato, più europeo che australiano, con limone, salvia, fiori d’arancio, e legno sottilmente presente.<br />
Insomma dei vini che si fanno apprezzare, però a mezza strada tra l’Europa e l’Australia, ecco perché forse più appetibili al palato europeo.</p>
<p><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/02/australiaUK.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7019" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/02/australiaUK.jpg" alt="" width="363" height="350" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Un po’ delusa invece (ed altri lì me lo hanno confermato…) dal Sauvignon Blanc di un produttore famoso come Henschke, con vigneti tra a Eden Valley, che utilizza agricoltura biologica e i cui vigneti sembra abbiano 150 anni. Sinceramente in una degustazione alla cieca, sfido chiunque a dire che si trattasse di Sauvignon Blanc, avendo tra i sentori, oltre al limone persistente, molta mela verde: la ragione sembra risiedere nel fatto che, come il produttore mi ha spiegato il carattere dei vini della zone punta alla rinuncia di erbaceo nei vini…ma allora che Sauvignon è ?<br />
Comunque ho capito il suo punto di vista quando me lo ha fatto paragonare al vicino di tavolo, Riposte di Tim Knappstein, azienda posizionata accanto, ad Adelaide Hills, e con lo stesse caratteristiche, se non più accentuate, presenti nel Sauvignon Blanc: limone maturo, questa volta, ribes, frutto della passione.. insomma dei Sauvignon ‘diversi’..<br />
Superiore mi è apparso, il Riesling 2011 di Henschke, giovane ma con belle note di pompelmo, limone, note floreali e persino, sul finire, reminiscenze di favo e nido d’api, spezie e grande mineralità.<br />
Ho trovato il loro blend Shiraz, Grenache e Viognier e Mourvèdre, chiamato Henry’s Seven a ‘cracking’ wine, come dicono gli inglesi, a un prezzo modico di £ 20.00 se paragonato al loro vino iconico, Cabernet Sauvignon ‘Cyril Henschke’ a un prezzo di £ 70.00 che però, sul tavolo non aveva trovato posto ma sotto il tavolo del produttore si, e solo per l’assaggio di pochi eletti.</p>
<p style="text-align: justify">Il vino che più mi è piaciuto, in assoluto, è stato però uno Shiraz 2007, prodotto da Elderton Wines in Barossa Valley, single vineyard, il loro fiore all’occhiello diciamo, che mi ha rapito per il naso, meraviglioso, concentrato di frutta secca, liquerizia, tabacco, spezie, vaniglia e catrame, sublimemente dosati col legno..<br />
Il 2008, invece un’esplosione di frutta viva in bocca, sicuramente non deluderà nell’avvenire, aiutato da una carica di tannini ancora un po’ ribelli. L’azienda, diceva il proprietario, vorrebbe sperimentare nel futuro con l’appassimento delle uve, al momento fatto sulle piante soltanto, in stile Amarone.. curiosa di sapere i risultati! Non mi è piaciuto solo il prezzo: £ 57.00 avrei comprato un bell’Amarone piuttosto con quel budget…</p>
<p style="text-align: justify">Stavo per andare via, dopo aver fatto una rapida visita ‘en passant’ dei vini Yalumba, quando avvisto da lontano il famoso spumante, stile ‘Champagne’ perchè metodo classico, che viene prodotto in Tasmania, dal nome Jansz. I vigneti sono posizionati nella valle Tamar, cuore della regione Pipers River, nell’estremita’ nord-est del Paese dove il clima moderato dalla vicinanza dello stretto di Bass e il suolo fatto di basalto rosso, permettono alle uve di Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier di maturare lentamente senza perdere l’acidità naturale che è elemento essenziale del vino base per avviare la seconda fermentazione in bottiglia.<br />
Jansz è il primo (la prima uscita fu nel 1996) e più famoso spumante, fatto con il metodo qui chiamato, Méthode Tasmanoise. Il Premium Vintage Cuvée 2004 riuscì a battere i Francesi nella loro specialità  portandosi a casa il trofeo: ‘Best Sparkling Wine of the Competition’ Marne et Champagne Diffusion Perpetual Trophy alla Sydney International Wine Competition del 2009 (SIWC09).<br />
E sinceramente il risultato non mi meraviglia perché’ alla degustazione ho avuto modo di assaggiare il Vintage Cuvée 2006, che ad un prezzo di soli £ 19.99, ho pensato subito poteva benissimo essere messo accanto ai francesi su un tavolo di degustazione: non avrebbe certo sfigurato.<br />
I miei appunti rivelano: crosta di pane e lievito pronunciato al naso, torrone e mandorle tostate, fragola. Il tutto confermato al palato, con in più, sottonote di limone, insieme alla fragola e nocciole tostate e brioche. Il tutto condito da una acidità ben bilanciata ..insomma uno spumante di tutto merito e assolutamente ammaliante!</p>
<p>Che peccato che in Italia queste novità non siano all’ordine del giorno…per concludere una bella degustazione, ben fatta, con gente interessante ed interessata e da cui viene fuori una sola idea: con vini da £ 10 pounds, freschi e giovani, gli Australiani ci sanno fare e le vendite le dimostrano; ma penso che devono ancora aspettare un po’ di tempo per far lievitare la loro quota del mercato dei vini da £ 70.00 e oltre.<br />
Giuseppina Andreacchio</p>
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		<title>Anthony D’Anna (Mondo Imports e Boccaccio Cellars) ambasciatore del vino italiano in Australia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 07:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver raccontato, altrove, come vanno le cose per il vino italiano in Australia, ho pensato di dare la parola anche su Vino al vino ad un importante ambasciatore delle sorti dei nostri vini nella terra dei canguri. Ecco dunque la parola a Anthony D’Anna, esponente di una famiglia di origine calabrese emigrata nella zona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/anth_Container2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6982" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/anth_Container2.jpg" alt="" width="489" height="495" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver raccontato, <a href="http://www.aisitalia.it/matt-paul-ci-racconta-come-va-il-vino-italiano-a-melbourne-australia.aspx">altrove</a>, come vanno le cose per il vino italiano in <strong>Australia</strong>, ho pensato di dare la parola anche su Vino al vino ad un importante ambasciatore delle sorti dei nostri vini nella terra dei canguri. Ecco dunque la parola a <strong>Anthony D’Anna</strong>, esponente di una famiglia di origine calabrese emigrata nella zona di Melbourne oltre cinquant’anni fa e fortemente impegnata nel business del vino <em>Down Under</em>.<br />
Con un grande negozio, <a href="http://www.boccaccio.com.au/contactus.htm">Boccaccio Cellars</a>, dove vengono venduti (con ottimi risultati) vini italiani e di altri Paesi disponibili in Australia, e con la società di importazione di vini italiani <a href="http://www.mondoimports.com.au/">Mondo Imports</a>, che importa e distribuisce vini di aziende come Roagna, Passopisciaro, Le Vigne di Alice, Castello di Monsanto, Brigaldara, Corte Sant’Alda, Piero Benevelli, Traversa, Paolo Saracco, Gran Sasso, Pipoli, Lucarrelli, Cristo di Campobello, Le Moire. Un’esemplare storia italiana, quella dei D’Anna, che dimostra non solo le grandi capacità degli italiani più in gamba di imporsi anche all’estero e di farsi portabandiera della produzione agroalimentare di qualità, ma che dimostra quale mercato molto interessante per i nostri vini stia diventando l’Australia. Dove un numero crescente di appassionati guarda ai vini di casa nostra per andare oltre i <em>blockbuster wines</em> troppo concentrati e muscolosi e apprezzi sempre più finezza, eleganza, senso di origine e personalità.<br />
E quel carattere<strong> food friendly</strong>, che rende i nostri vini insuperabili. Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify">Alcune informazioni su di lei Anthony: come é iniziato il suo percorso nel vino e come é stata la sua formazione in Australia?<br />
La mia famiglia per alcuni generazioni aveva coltivato la terra e vigneti in Calabria. Dopo la seconda guerra mondiale, quando l’Italia era una realtà economica ben diversa da quella odierna i miei nonni decisero di cercare una sorte migliore in Australia e partirono alla volta di Melbourne.<br />
Dapprima mio padre ed i suoi si misero a commercializzare pane fresco con un pulmino ai vari emigrati che come loro avevano lasciato l’Europa, poi nel 1963 poterono acquistare un negozio dove commercializzare anche vino.<br />
Nel 1969 poterono acquistare della terra nella Yarra Valley con l’obiettivo di piantare un vigneto e produrre vino, e poi nel 1974 acquistarono altra terra a Balwyn, una zona non conosciuta per la produzione agroalimentare, e crearono un supermercato, dove avevano particolare spazio cibi e vini.<br />
Le cose andarono bene e poterono crescere acquistando altri negozi intorno e puntando sempre sui vini australiani e italiani. Nel 1997 quando io e miei fratelli eravamo ancora all’Università aiutammo a piantare i primi vigneti nella proprietà di famiglia, ora condotta da mio fratello che produce vini per la nostra azienda, <a href="http://www.hoddlescreekestate.com.au/">Hoddles Creek Estate</a> nella Yarra Valley nella zona di Victoria.<br />
Una volta finiti gli studi universitari e la specializzazione in commercio e finanza e in politica internazionale, sono entrato nell’attività di famiglia e sono persuaso che sia stata la migliore decisione che potessi prendere. La mia famiglia produce propri vini (Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Blanc) che vende ad altri commercianti e ristoranti ed esporta nel mondo ed inoltre abbiamo un punto vendita dove vendiamo vini australiani e italiani.<br />
La naturale evoluzione è stata quella di diventare importatori di vini della nostra terra d’origine e venderli agli stessi ristoranti e negozi che già acquistano i nostri vini.<br />
Non importiamo vini qualunque, ogni azienda deve essere a proprietà familiare, avere un forte legame con la propria terra e promuovere varietà autoctone della propria zona.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Parliamo di Mondo Imports&#8230;</span><br />
Abbiamo creato la società <a href="http://www.mondoimports.com.au/">Mondo Imports</a> per fare arrivare questi vini in Australia. Anche se siamo nel mondo del vino dal 1963, Mondo Imports è un’attività che mi rende molto orgoglioso, perché è facile entrare negli affari familiari e non toccare nulla, ma questa cosa non mi andava bene e volevo creare qualcosa di mio. Mondo Imports è cominciata in sordina, con il semplice aiuto dei miei familiari e oggi ha un ruolo importante nell’importazione di vini italiani in Australia.</p>
<p style="text-align: justify">La scelta di diventare un importatore e di specializzarsi sui vini italiani è dovuta solo alle sue origini familiari?<br />
Sebbene nato in Australia ho sempre avuto un forte legame con l’Italia, un legame che aumenta ogni anno a tal punto che non sarei sorpreso di finire la mia vita in Italia.<br />
Anche se bevo e gusto i vini di Francia, Spagna, Nuova Zelanda non ho con loro lo stesso legame e la stessa passione che sento per i vini italiani. Per fare bene le cose ci vuole passione e noi siamo appassionati dei vini italiani. Non è solo lavoro, noi importiamo i vini italiani perché amiamo l’Italia ed i suoi vini. Vengo in Italia almeno una volta l’anno e provo le stesse emozioni che provai nel corso del primo viaggio quando ero un ragazzo: l’Italia è nelle nostre vene e i vini italiani ci appassionano.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Qual’è la storia delle due società Mondo Imports e Boccaccio? E che relazioni ci sono tra le due società?</span><br />
Noi conduciamo Mondo Imports e Boccaccio Cellars (e la Hoddles Creek Estate) come attività separate. Boccaccio Cellars propone i migliori vini italiani di diversi importatori e regioni, siamo i più importanti venditori al dettaglio dei vini della Produttori del Barbaresco in Australia, ma non siamo i loro agenti.<br />
Vendiamo molte casse di Brunello ogni anno ai collezionisti di vino australiani, ma non siamo diretti importatori di aziende di Montalcino. Abbiamo rapporti stretti con Gaja, ma non siamo i loro importatori australiani.<br />
Boccaccio riguarda la vendita del meglio dei vini italiani, da importatori diversi. Naturalmente nel nostro punto vendita vendiamo anche i vini che importiamo, ma non hanno trattamento di favore. Non ci si può considerare dei seri commercianti di vini italiani a livello dettaglio se ci si limita a promuovere i vini che si importano. Abbiamo fatto diventare Boccaccio Cellars come uno dei migliori negozi di vini italiani in Australia perché prestiamo grande attenzione al lavoro di ogni importatore e sarebbe un disservizio nei confronti del vino italiano e dei nostri clienti se ragionassimo diversamente.<br />
Con Mondo Imports noi commercializziamo i vini che importiamo e quelli della nostra azienda vinicola in ristoranti e negozi in tutta l’Australia. Abbiamo creato Mondo Import nel 2006 e attualmente importiamo più di 150 mila bottiglie di vino dall’Italia.<br />
In Australia i vini del Nord e Centro Italia hanno sempre avuto largo spazio, grazie a fantastici importatori quali Trembath and Taylor, Arquilla and Negociants, che hanno fatto un ottimo lavoro e introdotto le persone a vini come Chianti, Brunello, Barolo e Barbaresco. E sebbene noi stessi importiamo vini dal Centro e Nord Italia, cosa molto importante per noi, ci siamo costruiti una certa fama come importatori specializzati in vini espressioni di varietà autoctone del Sud Italia, vini che rappresentano la mia grande passione.<br />
Abbiamo iniziato da poco la nostra prima collaborazione con un’azienda calabrese, <a href="http://www.lemoire.it/">Le Moire</a>, che ha sede ad una trentina di chilometri dalla località dove è nata mia madre. Un’azienda familiare che produce un grande vino rosso da varietà locali: un esempio di quello che è Mondo Imports.</p>
<p style="text-align: justify">Che genere di vini preferiscono oggi gli appassionati di vino in Australia? Preferiscono vini locali, o neozelandesi o del Nuovo Mondo o tendono anche a scegliere vini provenienti da altri Paesi come l’Italia?<br />
Oggi i vini che gli australiani preferiscono bere sono diversi da quelli che erano in voga 10 o 15 anni orsono. La gente attualmente tende ad acquistare innanzitutto un vino, senza preoccuparsi da dove provenga, mentre in passato si tendeva a puntare molto di più sui vini australiani.<br />
I vini della Nuova Zelanda hanno avuto un sacco di successo in Australia, oggi il loro spazio tende a diminuire con l’arrivo di altri vini provenienti da tutto il mondo. Abbiamo scelto il momento adatto per avviare la nostra attività di importatori, perché oggi i bevitori di vino in Australia sono alla ricerca di differenti vini e stili di vino.</p>
<p style="text-align: justify">Può descrivere qual’è la scena del vino in Australia dopo la crisi economica. In che situazione si trova l’industria del vino australiana?<strong> </strong><br />
In Australia possiamo dire di essere stati fortunati perché non c’è stata una grande crisi e siamo stati al riparo, grazie alla nostra distanza e al nostro tipo di economia da quanto è successo in Europa e negli States.<br />
Questo ha fatto sì che la scena del vino potesse continuare a svilupparsi e crescere negli ultimi cinque anni. L’elemento chiave non sono le condizioni economiche, ma il dominio di alcune catene di supermercati (Coles and Woolworths) che dettano a molte aziende ed importatori i termini economici di vendita, termini non sempre ragionevoli o sostenibili.<br />
Questo dominio ha portato molte aziende ed importatori alla bancarotta o in condizioni di grande difficoltà. Questi supermercati hanno acquistato diversi negozi di vino in tutta l’Australia e lo spazio di commercianti indipendenti si restringe sempre più e questo rappresenta davvero un grande problema.</p>
<p style="text-align: justify">La crisi economica ha cambiato il mercato del vino in Australia? Le persone che prima erano disposte a comprare e bere vini sono ora disponibili a pagare lo stesso prezzo per i vini che pagavano prima della crisi?<strong> </strong><br />
Anche se non c’è stata una grandissima crisi, le persone si sono fatte molto più attente nello spendere. Preferiscono evitare grandi spese o indebitarsi per automobili o tv di lusso e preferiscono godersi la vita ad esempio pranzando fuori al ristorante e mantenendo un equilibrio nel loro reddito. Anche i vini dal prezzo superiore ai 50 dollari australiani (40 euro) hanno conosciuto una frenata e si sono fatti più difficili da vendere e devono davvero giustificare con una qualità superba il loro prezzo.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Può darmi un’idea di quello che si paga oggi mediamente per una bottiglia di buon vino in Australia in un negozio o in un ristorante?</span><strong> </strong><br />
La gran parte del vino venduto al dettaglio ha un prezzo medio tra 15 e 20 dollari (tra 12 e 16 euro). Questo permette ai consumatori di acquistare vini di buona qualità australiani ed esteri. Questo diventa un range tra 40 e 60 dollari (tra 32 e 50 euro) su gran parte delle carte dei vini.</p>
<p style="text-align: justify">Le persone in Australia preferiscono bere vini al ristorante o a casa? Il consumo domestico è più importante ed in crescita del consumo al ristorante?<strong> </strong><br />
La gente tende sempre più a pranzare al ristorante e si tratta di un trend che continuerà anche nei prossimi anni. Questa è una buona cosa sia per i ristoranti che per l’industria del vino. Anche il consumo domestico è in aumento, perché cresce la cultura del vino e anche l’esplosione di wine &amp; food blog ha dato alla gente la spinta per cucinare e bere sempre meglio anche a casa.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Quali sono i vini esteri preferiti dagli appassionati di vino australiani e che posto hanno i vini italiani? Che posto occupano i vini italiani e quelli del Sud in particolare?</span><br />
Il Sauvignon blanc neozelandese è di gran lunga il vino estero più venduto in Australia, anche se non è il vino prediletto dagli esperti. Storicamente è sempre stata la Francia con i vini delle sue diverse denominazioni il più venduto negli ultimi dieci anni, ma crescono molto bene i vini di Spagna e Italia e si tratta di una tendenza che è previsto possa continuare.<br />
Anche se in Australia vanno molto bene vini classici come Chianti, Brunello, Barolo e Barbaresco assistiamo ad una crescente domanda di vini espressione di vitigni nobili del Sud, Aglianico da Basilicata e Campania and Nerello Mascalese dell’Etna sono stati vini emergenti negli ultimi anni.<br />
Noi siamo importatori di Passopisciaro e lo scorso anno abbiamo venduto i cru 2008 che sono andati esauriti in breve tempo e ora c’è una forte attesa e una grande richiesta per l’annata 2009.<br />
Questo cambia di molto le cose rispetto al passato quando i collezionisti prendevano in considerazione solo Barolo o Brunello, oggi c’è spazio per vini di tutte le regioni, se validi<em>. </em></p>
<p style="text-align: justify">Nel vostro portfolio troviamo vini di differenti aziende e regioni: Roagna, Passopisciaro, Le Vigne di Alice, Castello di Monsanto, Brigaldara, Corte Sant’Alda, Piero Benevelli, Traversa, Paolo Saracco, Gran Sasso, Pipoli, Lucarrelli, Cristo di Campobello, Le Moire,etc. Su quali elementi scegliete vini e produttori da importare?<br />
Con Mondo Imports non è tanto importante l’origine dei vini e sono ben lieto di comprendere tutte le regioni se mi trovo di fronte ad una vera qualità dei vini e dell’azienda, proprietà familiare e forte legame con la terra di origine e con le varietà di uva locali.<br />
Se l’azienda perde il proprio carattere familiare e vengono meno determinati standards non ho alcuna esitazione ad interrompere la collaborazione anche se l’azienda fosse famosa e prestigiosa. In tutti gli aspetti della vita e del business l’integrità è di fondamentale importanza.<br />
Se questo viene percepito allora la collaborazione non può che proseguire su solide basi.<br />
In Australia oggi siamo fortunati che le persone siano felici di provare nuove e differenti varietà di cui parlano sempre più i media del vino locali. I vini di Puglia, Basilicata, Sicilia e Campania hanno avuto un fantastico successo e siamo in debito nei confronti dei grandi giornalisti che hanno scritto di questi vini. Senza il supporto di giornalisti come Jane Faulkner e Tim White molto attivi nel promuovere i vini italiani in Australia per un lungo periodo, il successo e l’accettazione del vino italiano in Australia sarebbe stato diverso.</p>
<p style="text-align: justify">Qual’è la situazione attuale in Australia per i vini italiani? E quale l’immagine dei nostri vini?<br />
L’immagine del vino italiano oggi è abbastanza elevata. In un range di prezzi da 15 a 1000 dollari a bottiglia la gente capisce di trovarsi di fronte ad un vino di alta qualità. Anche spendendo solo 15 dollari si può avere la garanzia di un vino di buona qualità e interessante.<br />
Prendiamo il Bianco Salento che noi importiamo e che è in vendita a 15 dollari (12 euro) un vino che è stato bene accolto dagli appassionati di vino ma che figura in lista a bicchiere in alcuni dei migliori ristoranti australiani. Questo mostra la fiducia che che i ristoranti ed i consumatori hanno nell’acquistare e gustare simili vini. Quest’anno importeremo circa 18 mila bottiglie di questo vino che ha avuto successo in tutti i settori dell’industria del vino australiana.<br />
Siamo in Australia dove abbiamo la fortuna di avere importatori di vini italiani che sanno apprezzare l’importanza di introdurre solo vini di qualità e questa consapevolezza di un numero crescente di operatori ci aiuterà a lavorare insieme per migliorare sempre più l’immagine del vino italiano in Australia.</p>
<p style="text-align: justify">Gli australiani conoscono i vini italiani o deve ancora fare opera di apostolato come un missionario nel presentare la ricchezza (di uve, denominazioni, terroir, nomi) dei vini italiani?<strong> </strong><br />
La maggioranza delle persone non ha confidenza con i nomi delle denominazioni o dei vitigni dei vini italiani ed il nostro compito di importatori è svolgere un’opera di informazione ed educazione in tal senso. Eppure questa non conoscenza non costituisce un ostacolo al fatto che questi vini vengano acquistati e messi alla prova.<br />
Come amiamo dire non preoccupatevi da dove arriva il vino e da quali uve sia prodotto, ma provate il vino in sé, gustatelo. Se vi piace, compratelo e bevetelo. E per estensione tocca a noi educare i ristoranti ed i commercianti di vino a conoscere meglio questi vini. E se non prendono confidenza con questi vini non potranno raccomandarli e consigliarli ai loro clienti.</p>
<p style="text-align: justify">Quali sono gli elementi maggiormente apprezzati in Australia nei vini italiani? Vengono preferiti vini da varietà internazionali autoctone o anche vini da varietà autoctone?<br />
L’Italia è conosciuta in tutto il mondo, la gente cucina italiano a casa, mangia nei ristoranti italiani e non ha problemi a bere vino italiano. Non c’è mai stato un momento migliore per la vendita di vino italiano in Australia. La gente è sempre più diposta ad acquistare vini da vitigni autoctoni ed il 98% del vino italiano che importiamo è espressione di vitigni autoctoni. Se non ci fosse questa tendenza Mondo Imports non avrebbe avuto lo stesso successo.</p>
<p style="text-align: justify">La vendita di vini italiani in Australia è un business in crescita? Cosa fate per promuovere al meglio i vini italiani nel vostro negozio? <strong> </strong><br />
E’ sicuramente in crescita. Mondo Imports ha una storia recente ma sta crescendo molto bene ed è sempre più interessata ai vini italiani. Quest’anno ho anche lanciato il mio personale wine blog <a href="http://ilvinodatavola.wordpress.com/">http://ilvinodatavola.wordpress.com/</a> per raccontare la mia attività di importatore di vino italiano in Australia. Organizziamo costantemente degustazioni, seminari e cene e investiamo in promozione ed educazione, questa è la strada da seguire ora ed in futuro.</p>
<p style="text-align: justify">Quali sono i auoi vini preferiti italiani e le aue regioni del vino preferite?<br />
Per essere onesto non ho un vino o una regione che preferisco. Amo Barolo, Barbaresco, Amarone della Valpolicella, Chianti, Brunello di Montalcino, Aglianico e scelgo cosa bere tra una fitta rete di varietà, regioni e stili. Il percorso del vino riguarda sempre l’educazione e io cerco di provare e sperimentare e gustare il maggior numero di vini e stili possibili. Lo faccio a casa con amici e professionalmente con diversi esponenti dell’industria del vino australiano.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Come vede il futuro del vino italiano in Australia?</span><br />
Non potrebbe essere migliore: la mia famiglia è coinvolta nell’industria del vino dal 1963 e nel 2013 festeggeremo i primi cinquant’anni di attività. Siamo entusiasti ora come lo eravamo 49 anni orsono e crediamo di aver avvistato solo la cima dell’iceberg in relazione alla fortuna del vino italiano in Australia, una fortuna destinata a crescere e svilupparsi, come pure la conoscenza e la domanda e sono felice di essere parte di questo processo e assolutamente ottimista circa i futuro del vino italiano in Australia.</p>
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		<title>I nuovi ricchi hanno cambiato il mercato del vino L’influenza dei consumatori dei Paesi Bric</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 07:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio segnalarvi uno splendido articolo, pubblicato in quell’autentico serbatoio di idee che è il sito Internet Knowledge Wharton dell’Università della Pennsylvania, scritto da quel grande giornalista, che si occupa anche di vino, che è George M. Taber, come si legge nel suo fantastico curriculum, autore del volume “A Toast to Bargain Wines: How Innovators, iconoclasts, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/BRIC.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6977" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/BRIC.jpg" alt="" width="400" height="306" /></a><br />
Voglio segnalarvi uno splendido articolo, pubblicato in quell’autentico serbatoio di idee che è il <a href="http://knowledge.wharton.upenn.edu/index.cfm">sito Internet Knowledge Wharton dell’Università della Pennsylvania</a>, scritto da quel grande giornalista, che si occupa anche di vino, che è <em><strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_M._Taber">George M. Taber</a></strong>, </em>come si legge <a href="http://www.georgemtaber.com/About.html">nel suo fantastico curriculum</a>, autore del volume “A Toast to Bargain Wines: How Innovators, iconoclasts, and winemaking revolutionaries are changing the way the world drinks (Scribner, November 2011)” per quarant’anni editor e giornalista di primario valore, National Economic Correspondent and Business Editor for <em>Time</em> magazine e dal 2005 interamente concentratosi sul wine writing.<em><br />
</em>Nel suo articolo, intitolato<em> “</em><strong>Raise a Glass to the Free Market in Wine</strong>”, Taber, partendo dalla citazione colta di due economisti classici come Adam Smith e David Ricardo, sostiene che il business globale del vino oggi è diventato un eccellente caso di studio, e una manifestazione dell’andamento del libero mercato.<br />
Dopo aver analizzato i meccanismi relativi alla produzione di merci e beni di consumo e al loro scambio, Taber dopo aver ricordato che oggi si produce e si vende vino un po’ ovunque tanto che ci si trova di fronte a quella che definisce una “<strong>large global overproduction</strong>”, un’ampia sovrapproduzione, osserva che “The cost of wine in recent years has reflected this generally free global market in two ways, one bad and one good”.<br />
E concentra l’attenzione sul fatto che le nazioni Bric (Brasile, Russia, India e Cina) sono rapidamente diventate consumatrici di vino e hanno spinto vigorosamente in alto i prezzi di molti premium price wines, soprattutto quelli di Bordeaux.<br />
Tutto questo è stato generato dalla classica legge della domanda e dell’offerta, e se aumentano fortemente le richieste di “Château Lafite, the favorite label of the newly wealthy Chinese”, <a href="http://wineeconomist.com/2011/01/28/the-brics-two-faces-of-chinese-wine/">il vino preferito dai nuovi ricchi cinesi</a>, i prezzi di questo vino salgono alle stelle.<br />
Larga parte, come scrive, dei nuovi “BRIC wine drinkers are buying primarily just a few wines &#8212; the First Growths of Bordeaux&#8217;s left bank, the most famous wines from the right bank such as Château Pétrus, leading Burgundies like Domaine de la Romanée-Conti, and the most costly Champagnes, including Louis Roederer Cristal and Dom Perignon.<br />
The higher the price for those wines, the better they seem to sell. Few wealthy consumers, though, are venturing much beyond prestige wines to buy the thousands of French products selling for $25 or less. So while a very small group of producers are prospering, the French wine business as a whole is in trouble”.<br />
E così mentre l’attenzione di nuovi ricchi si concentra su un numero ristretto di vini, che più sono cari e più sono avvertiti come status symbol e più sono richiesti, moltissimi vini di qualità e dal prezzo molto più contenuto restano in un cono d’ombra.<br />
Accade così che, come racconta il “CEO of Moët Hennessy USA, the big French Champagne producer”, nonostante il ristagno dell’economia Usa il boom delle vendite in Russia e nei Paesi asiatici abbia spinto in alto i prezzi, cosa mai verificatasi prima.<br />
L’avvento dei nuovi consumatori cinesi sta avendo lo stesso impatto che produssero sul mercato del vino l’arrivo dei nuovi consumatori americani tra gli anni Cinquanta e Sessanta o quello dei giapponesi tra gli anni Settanta e Ottanta. In questa fase ci si concentra su vini considerati di prestigio, dotati di una reputazione elevata, di un’immagine elevata che fa passare in secondo piano il fatto che siano costosi e tendano a diventarlo ancora di più.<br />
Ci vogliono nervi saldi in questa fase e non cedere alla tentazione, come racconta un produttore francese a Taber, di vendere l’intera produzione in Cina visto che si potrebbe farlo ad un prezzo molto superiore a quello praticato sui mercati tradizionali. Ma fare questo vorrebbe dire chiudersi le porte su quei mercati.<br />
C’è però un aspetto positivo, un contrappeso, secondo il giornalista americano, in questo attuale trend, ovvero che mentre i prezzi dei prestige wines salgono alle stelle, “the good side of the free market in wine is that there are now more and better products available at attractive prices than ever before”, sono sempre più disponibili e sono sempre migliori vini a prezzi bassi, molto più bassi che in passato.<br />
La qualità dei questi vini, sostiene, è incredibilmente migliorata, grazie all’uso della tecnologia. E questa, dice, resta una storia tutta da scrivere ancora, perché la stampa americana tende a concentrarsi sul fenomeno dei premium wines e dei loro prezzi stellari: “The greatest story never told in the wine business is the improvement of those bargain products. The American wine media focus mainly on premium wines that few people can now afford, and offer scant coverage of less expensive products.<br />
As a result, publications have generally missed the improved quality of less expensive bottles”.<br />
Il finale dell’articolo chiama ancora in causa Adam Smith e David Ricardo, che, scrive Taber, sarebbero stati felici di vedere che “the price and quality of the wines that most people drink on a regular basis have never been better. The market is working. For many of us, it is the golden age of wine”, che il prezzo e la qualità dei vini che la gente beve regolarmente non sia mai stato migliore.<br />
Il mercato è all’opera e per molti di noi, scrive, questa è l’età dell’oro del vino. E voi, cosa ne pensate?</p>
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		<title>A proposito del Gastronauta di oggi. Immediato feeling con Jonathan Nossiter e un’idea…</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 12:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato un grande piacere per me, e devo ancora una volta ringraziare Davide Paolini per l’ospitalità che spesso con grande liberalità mi concede, partecipare alla puntata di questa mattina della trasmissione Il Gastronauta che Davide conduce il sabato mattina su Radio 24. Il tema di oggi ha scatenato, come era prevedibile, molte discussioni, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/locandinamondovino.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6766" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/locandinamondovino.jpg" alt="" width="255" height="360" /></a>E’ stato un grande piacere per me, e devo ancora una volta ringraziare <strong>Davide Paolini</strong> per l’ospitalità che spesso con grande liberalità mi concede, partecipare alla <a href="http://www.gastronauta.it/taccuino-editoria-multimedia/radio-24/prezzi-dei-vini-troppo-alti-nei-ristoranti.html">puntata di questa mattina</a> della trasmissione <strong>Il Gastronauta</strong> che Davide conduce il sabato mattina su Radio 24.<br />
Il tema di oggi ha scatenato, come era prevedibile, molte discussioni, perché parlare dei ricarichi, eccessivi e spesso ingiustificati, dei vini da parte di una parte considerevole della ristorazione italiana vuol dire toccare un nervo scoperto e un fattore che viene avvertito da larga parte dei consumatori come un’assurdità, un autentica ingiustizia.<br />
Il dibattito, grazie a tutte le persone che sono intervenute, addetti ai lavori e semplici appassionati, è stato interessante, ma dato il poco tempo a disposizione non ha consentito di sviluppare bene tutte le tematiche connesse.<br />
Quando un ricarico è da considerarsi veramente eccessivo e perché ancora tanta ristorazione insiste, perseverando diabolicamente, in questi errori? E, ancora, come dev’essere, tipologia per tipologia di ristorante, un ricarico corretto? E perché tanti ristoratori continuano a proporre ancora oggi, nel 2012, carte dei vini fotocopia, tutte uguali tra loro, standardizzate, monocordi, prevedibili, noiose, piene di vini inseriti solo perché premiati dalle varie guide (dei vini) e quindi considerati indispensabili per ricevere alte valutazioni dalle guide dei ristoranti e da una parte della critica? Vini che in larga parte il consumatore di oggi non richiede, di cui ha nausea, desiderando invece una ventata d’aria fresca e di novità?<br />
Pochi minuti dopo il termine della trasmissione mi sono messo in contatto con l’ospite più atteso del programma, il regista <strong>Jonathan Nossiter</strong>, autore dell’indimenticabile documentario e autentico capolavoro che é <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mondovino">Mondovino</a>, e ho avuto, oltre al piacere di scoprire che mi segue, la conferma che anche lui riterrebbe opportuno riprendere e ampliare i temi appena accennati e sfiorati nel corso della trasmissione, per trattarli in modo più ampio ed esaustivo.<br />
Magari con la partecipazione di quella componente fondamentale, i vignaioli, che sono mancati nella puntata odierna del <strong>Gastronauta</strong>.<br />
E’ nata così l’idea, assolutamente <em>work in progress</em> mentre scrivo, di organizzare, in modi e tempi che dobbiamo ancora individuare e mettere a fuoco, un pubblico dibattito, dove confrontare i nostri punti di vista in merito e ampliare il discorso con altre testimonianze di persone che operano nel mondo della ristorazione e di quei consumatori di cui spesso, lo si è visto anche da alcuni interventi nel corso della puntata di stamane, gli addetti ai lavori, giornalisti e responsabili di guide, tengono non troppo conto.<br />
Per il momento è solo un annuncio, che volevo darvi, da questo “diario in pubblico” che è Vino al vino, quasi in presa diretta. Un impegno preciso e l’assicurazione che non solo il sottoscritto, chiusa una certa parentesi della propria vita professionale, intende voltare pagina perché “<a href="http://www.italiamerica.org/Simmo_e_Napule_paisa.htm">chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdammoce ‘o ppassato</a>” ma non ha alcuna intenzione di arrendersi o mollare.<br />
E da “romantico” come qualcuno oggi ha riduttivamente definito Nossiter in trasmissione, cercherò di volare più alto, continuando a scrivere come ho sempre fatto dalla parte di chi legge, del consumatore, di chi senza essere costretto da nessuno va in enoteca e al ristorante e paga fiori di soldi per una bottiglia e ha diritto – come scriverò lunedì lanciando un’iniziativa che mi auguro possa avere successo – ad essere rispettato.<br />
E non preso, seppure con giustificazioni e distinguo di carattere vagamente economico, per i fondelli…</p>
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		<title>Real Italian Wine…un evento tutto da scoprire! By Giuseppina Andreacchio, London</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/real-italian-wine%e2%80%a6un-evento-tutto-da-scoprire-by-giuseppina-andreacchio-london.html</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 07:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla nostra inviata speciale in London, Giuseppina Andreacchio, che ci ha sinora informato tramite accurati reportage sul panorama del vino in Dubai e sugli emergenti nuovi vini cinesi, indiani e giapponesi, ecco ora un interessante resoconto su un’importante manifestazione, intitolata Real Italian Wine, dedicata ai nostri vini che si è svolta nella capitale britannica ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://vinoalvino.org/files/2011/12/RealItalianWine.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6633" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://vinoalvino.org/files/2011/12/RealItalianWine.jpg" alt="" width="570" height="108" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dalla nostra inviata speciale in London, <strong>Giuseppina Andreacchio</strong>, che ci ha sinora informato tramite accurati reportage sul <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/10/dubai-una-panorama-diverso-del-vino-by-giuseppina-andreacchio.html">panorama del vino in Dubai</a> e sugli <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/08/il-palato-italiano-assaggera-mai-vini-cinesi-indiani-e-giapponesi-realta-produttive-di-cui-si-deve-sempre-piu-tenere-conto.html">emergenti nuovi vini cinesi, indiani e giapponesi</a>, ecco ora un interessante resoconto su un’importante manifestazione, intitolata <strong>Real Italian Wine</strong>, dedicata ai nostri vini che si è svolta nella capitale britannica ad ottobre. E sulla cui dinamica Giusy ha voluto saperne di più contattando gli organizzatori perché ci raccontassero il progetto. Davvero una bella vetrina per i nostri vini italiani in UK il Real Italian Wine! Buona lettura</p>
<p style="text-align: justify">“Volendo già da ora aderire alla nuova direzione verso cui questo blog si dirigera’ in futuro, voglio segnalare una degustazione che si é tenuta a Londra il cui nobile scopo merita di essere evidenziato, con un occhio di tutto rispetto e by-passando quelle critiche ‘dovute’ che a degustazioni di questo tipo vengono spesso accollate e che alimentano frequenti discussioni, sia da parte di produttori che di buyers. Anche se sono ormai passati due mesi, sostengo sia importante fare il punto su una degustazione che si e’ tenuta lo scorso 4 Ottobre a Church House Conference Centre, in una cornice molto lussuosa ed elegante, nella zona altisonante e raffinata di Westminster, dal nome ‘<strong><a href="http://www.therealitalianwine.co.uk/">Real Italian Wine</a></strong>’. La degustazione, nella sua prima edizione, e’ stata organizzata da <strong>Angelica Nulli</strong>, di origine siciliana ma che vive e lavora facendo la spola tra Barcellona e Londra, ed e’ stata sapientemente gestita da <a href="http://www.huntandcoady.com/">Hunt &amp; Coady</a>, colosso nel campo dell’organizzazione di eventi inglesi che vedono come protagonista il vino e magistralmente rappresentata dalla direttrice, signora <strong>Jane Hunt MW</strong>, figura di spicco nel panorama del vino italiano a Londra.</p>
<p style="text-align: justify">A dire il vero, appena ricevuta la email di invito, il nome mi ha un po’ lasciata perplessa in quanto l’ho letta in una chiave un po’ campanilistica e che fa attrito con l’atteggiamento liberale e fuori da condizionamenti, tipico ‘inglese’. Le aziende partecipanti provenivano da: Abruzzo, Calabria, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia, alcune di grandi dimensioni e conosciute ma la stragrande maggioranza, piccole e medie aziende, in cerca di rappresentanza sul territorio UK. L’idea di portare aziende sconosciute pero’ mi e’ molto piaciuta e suppongo sia questa la strada da seguire, utilizzando l’apporto e il sostegno delle Regioni che hanno sostenuto la realizzazione dell’evento, dimostrando che con impegno e volonta’, e’ possibile promuovere territori e aziende nella realta’ d’oltremanica.</p>
<p style="text-align: justify">Ho avuto modo, e di questo sono molto contenta, di poter riassaggiare vitigni locali (Nuragus) e scoperti di nuovi (Semidano, che oltre ad essere una DOC, e’ usato in blends con Vermentino e Nuragus per incrementare profumi e contenuto alcolico nella DOC Vermentino) tanto per fare un esempio cito la regione Sardegna, e di vedere poi anche cantine calabresi che conosco, presenti all’evento con il forte interesse a varcare la soglia di un mercato cosi’ difficile come quello anglo-sassone. Mi ha colpito molto l’atteggiamento dei produttori, molto attivi nel far degustare i loro vini ed entusiasti, spirito giusto questo per far apprezzare cio’ che producono con sacrificio e passione. Mi e’ stato comunicato da Angelica che sono gia’ arrivati dei risultati e che alcuni produttori sono riusciti a entrare nella rete delle vendite nei vari canali, in un mercato competitivo, perche’ colto ed istruito nel settore vino. Ho rivolto percio’ qualche domanda ad Angelica, che riporto qui di seguito per avere maggiori informazioni, perche’ e’ importante conoscere anche il backstage di un evento e non solo essere bravi a fare critiche se qualcosa non va come dovrebbe:</p>
<p style="text-align: justify">1. <span style="text-decoration: underline">Lei e’ stato il motore dell’evento ma si e’ appoggiato alla grande esperienza di Hunt &amp; Coady che Le hanno molto facilitato il compito, giusto?</span></p>
<p style="text-align: justify">Diciamo che il ‘Real Italian Wine’ ha richiesto un lungo lavoro di preparazione. A nostro avviso e’ stato un successo e ne andiamo orgogliosi. Successo testimoniato dai commenti che abbiamo ricevuto e tutt’ora ci pervengono. Oltre un anno fa, abbiamo avviato una serie di incontri con operatori del settore vino qui in UK, in particolare distributori ma non solo, per capire da loro se effettivamente avesse senso un evento interamente dedicato ai vini italiani sia gia’ distribuiti sul mercato UK che, importante, ancora senza un canale distributivo nel Regno Unito. La risposta e’ stata fortemente positiva. Hunt&amp;Coady e’ stato un ottimo partner operativo, cosi’ come la promozione fatta dagli stessi distributori, che hanno fortemente appoggiato l’iniziativa attraverso i propri canali.</p>
<p style="text-align: justify">2.  <span style="text-decoration: underline">La degustazione tenutasi il 4 Ottobre si intitolava ‘Real Italian Wine’. Perche’ avete scelto questo nome? Potrebbe suonare come un insulto per tutti gli altri vini Italiani</span>?</p>
<p style="text-align: justify">Esistono gia’ altri eventi vino a Londra dove si usa il termine ‘Real’ e il senso non e’ certo offensivo verso altri vini ma invece il volere lanciare, gia’ con il nome, un forte richiamo ai professionisti del settore: venite a provare ottimi vini italiani al ‘Real Italian Wine’ appunto.</p>
<p style="text-align: justify">3. <span style="text-decoration: underline">Quali sono stati i criteri della selezione delle aziende? Molte erano aziende agricole e cooperative…</span></p>
<p style="text-align: justify">C’erano sia cantine affermate e gia’ con dimensioni produttive, e quindi aziendali, medio grandi e piccoli produttori che, in alcuni casi per la prima volta, si sono affacciati su questo mercato.</p>
<p style="text-align: justify">4.  <span style="text-decoration: underline">Suppongo sia stato difficile mettere insieme la degustazione in quanto le Regioni sono rinomate per i difficili iters burocratici. Ha avuto aiuto logistico da parte loro?</span></p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo avuto da tutte le regioni un ottimo supporto.</p>
<p style="text-align: justify">5. <span style="text-decoration: underline">Avete in mente un altro tasting?</span></p>
<p style="text-align: justify">Di eventi enologici a Londra ve ne sono gia’ moltissimi. Londra e’ una delle citta’ piu’ dinamiche al mondo e tutti sono sempre in gran corsa. E cosi’ anche gli operatori che lavorano nel settore del vino. Crediamo che un evento solo trade, come il nostro, che abbia focus particolare sui vini di un Paese, l’Italia, lo renda molto specifico, e dia quindi la possibilita’ agli operatori che decidono di partecipare, di massimizzare il loro tempo incontrando un sufficiente numero di produttori. L&#8217;edizione 2012 del ‘Real Italian Wine’ e&#8217; prevista per il 3 ottobre 2012 sempre presso il Church House conference centre.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify">Avendo visto adesione di regioni solo del Sud con eccezione della Liguria, per un attimo ho pensato che forse si stesse cercando di attuare una strategia di rivendicazione dei vini del Sud che la sottoscritta cerca, fra mille traversie, rifiuti e qualche appoggio, di rendere fattibile, sperando di non cadere, per la legge del contrappasso, nel puro campanilismo! Alla scorsa edizione del <a href="http://www.definitiveitalianwine.co.uk/">Definitive Italian Wine Tasting</a>, lo scorso luglio, c’era un tavolo, che come un bambino piccolo, indifeso, ignaro del mondo intorno e spaventato, cercava di farsi notare, dedicato ai vini della <em>Provincia di Reggio Calabria</em> &#8230;ma questa e’ un’altra storia di cui magari parlero’ in un’altra occasione&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Angelica Nulli mi ha assicurato che pistone di azionamento e’ stata la volonta’ di portare sul palcoscenico le regioni meno rappresentate in UK che, guarda caso, corrispondono, come tutto sappiamo e per ovvi motivi, alle regioni meridionali d’Italia. E allora ben vengano questi eventi sostenuti e promossi dalle Regioni che dovrebbero mettere a disposizione parte dei loro fondi e lavorare sodo per promuovere lo sviluppo delle aziende locali, medie e piccole che non hanno i mezzi economici e logistici per fare vero marketing. Solo cosi’ quel pistone puo’ azionare un meccanismo a catena, di diffusione dei vini ed espansione dei mercati, che sarebbe davvero un’azione encomiabile e che porterebbe frutti tangibili alle aziende vinicole italiane. I grandi cammini iniziano con piccoli passi, diceva qualcuno, ed io di questa teoria sono un’accanita sostenitrice&#8221;. <strong>Giuseppina Andreacchio</strong></p>
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			<wfw:commentRss>http://vinoalvino.org/blog/2012/01/real-italian-wine%e2%80%a6un-evento-tutto-da-scoprire-by-giuseppina-andreacchio-london.html/feed</wfw:commentRss>
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		<title>Sapevate che in Australia stanno piantando Negroamaro? Matt Paul ci racconta come e perché</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 07:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sapevate che nella lontana Australia, la patria di tante oaky fruit bomb base Syrah, pardon Shiraz, ci sono un sacco di varietà italiane presenti nei vigneti, varietà come Nebbiolo, Sangiovese, Glera e Pinot Grigio, ma anche Sagrantino, Montepulciano, Negroamaro, Vermentino e Fiano, e che l’industria del vino australiano che si trova ad affrontare grandi cambiamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7167/6494369451_baa8f56b1d_o.jpg" alt="" width="450" height="227" /></p>
<p style="text-align: justify">Sapevate che nella lontana <strong>Australia</strong>, la patria di tante oaky fruit bomb base Syrah, pardon Shiraz, ci sono un sacco di varietà italiane presenti nei vigneti, varietà come Nebbiolo, Sangiovese, Glera e Pinot Grigio, ma anche Sagrantino, Montepulciano, Negroamaro, Vermentino e Fiano, e che l’industria del vino australiano che si trova ad affrontare grandi cambiamenti guarda addirittura verso varietà alternative come il Negroamaro, che si adatta meglio al clima caldo di Down under, per percorrere nuove strade?<br />
Sorprendente, vero? L’Australia (del vino) è oggi un grande laboratorio, dove il modo di produrre vini da noi è cambiato, i livelli alcolici si sono ridotti, minore l’uso e l’influenza del legno e viene data una grande importanza alla piacevolezza e bevibilità dei vini, e questo immenso continente sta riscoprendo anche le sue diversità regionali, e vuole mostrare al mondo di essere capace di fare molto meglio di semplici “bombe di frutta” da esportazione, magari a basso prezzo come <a href="http://www.yellowtailwine.com/">Yellow Tail</a>…<br />
Di questa nuova realtà, in fieri, del vino australiano, della crescita di un consumo del vino (a scapito della birra) che apre spazi impensati anche ai vini provenienti da Paesi e tradizioni vinicole lontane, parla diffusamente, in una lunga e interessante intervista, <a href="http://www.aisitalia.it/matt-paul-ci-racconta-come-va-il-vino-italiano-a-melbourne-australia.aspx">che ho pubblicato altrove, qui</a>, <strong>Matt Paul</strong>, responsabile, insieme ai soci <strong>Michael Trembath </strong>e<strong> Virginia Taylor</strong>, da molto tempo attivi nel wine business australiano, della società <strong>Vino Italiano</strong>, che importa distribuisce e commercializza molti marchi italiani nella terra dei canguri.<br />
Basta visitare il loro sito Internet <a href="http://www.vinoitaliano.com.au/">www.vinoitaliano.com.au</a> molto ben fatto e vivace per scoprire quale intenso lavoro il trio stia svolgendo nella patria dei corposi Shiraz, non limitandosi a vendere ma promuovendo attraverso un lavoro culturale di comunicazione e promozione esteso a denominazioni, varietà di uve, zone di produzione.<br />
Come racconta Matt, che ho conosciuto nel più moderno e 2.0 dei modi, attraverso quell’utile social network che è <a href="http://twitter.com/">Twitter</a>, in Australia “i vini italiani sono molto ben accolti anche se c’è ancora molto da fare. I francesi sono molto in vantaggio sugli italiani nella promozione delle loro regioni e dei loro crus e io cerco di presentare e parlare di Barolo, Chianti e Brunello nello stesso modo che utilizzo per i vini della Borgogna.<br />
Una delle cose più difficili è la confusione relativa alle Doc e Docg e alla legislazione sul vino italiano che a mio avviso è diventata un gran caos. Io invito i miei clienti a prestare attenzione ad una cosa in particolare, il produttore, il produttore, il produttore!”.<br />
E inoltre racconta perché gli appassionati di vino Aussie siano interessati ai vini italiani, “per prima cosa direi che vogliono gustare qualcosa di diverso. Noi produciamo dei buoni Cabernet in Australia e così gli appassionati quando vogliono bere toscano normalmente scelgono il Sangiovese.<br />
La principale differenza tra i vini italiani e australiani è che i vini italiani sono dotati di una fantastica acidità rinfrescante. E la differenza si coglie facilmente, soprattutto a tavola, con molti marmellatosi e iper legnosi Shiraz di casa nostra…”.<br />
Vaglielo a dire a tanti produttori (e winemaker) di casa nostra che pensano ancora (con diabolica perseveranza nell’errore) che i nostri vini diventano appealing all’estero quando perdono connotazioni provinciali, regionali o nazionali per assumere un improbabile, anonimo, stile internazionale..</p>
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<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> Lemillebolleblog, </strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/"><strong>qui</strong></a></p>
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		<title>Luciana Lynch: una protagonista del trade del vino in UK si racconta</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:22:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunicazione di servizio. Le leggerete su Vino al vino, visto che io continuerò a farle, come le ho sempre fatte dal lontano 1980, quando per il Giornale di Bergamo feci la mia prima intervista, a Gianni Brera, Gioann Brera fu Carlo, le interviste a sommelier, giornalisti, importatori, produttori, comunicatori, promotori, e personaggi vari del mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7149/6537731519_3ed7de2bf4.jpg" alt="" width="413" height="434" /><br />
Comunicazione di servizio.<br />
Le leggerete su <strong>Vino al vino</strong>, visto che io continuerò a farle, come le ho sempre fatte dal lontano 1980, quando per il Giornale di Bergamo feci la mia prima intervista, a <strong>Gianni Brera, Gioann Brera fu Carlo</strong>, le interviste a sommelier, giornalisti, importatori, produttori, comunicatori, promotori, e personaggi vari del mondo del vino che ho realizzato da inizio 2007, <a href="http://www.aisitalia.it/lintervista.aspx">in questo spazio</a> che ho curato (sono 100 le interviste realizzate) <a href="http://www.aisitalia.it/default.aspx">per il sito Internet dell’A.I.S., Associazione Italiana Sommeliers</a>.<br />
Chiude questa serie di testimonianze ed esperienze di vita e di lavoro, in Italia e all’estero, l’intervista – <a href="http://www.aisitalia.it/luciana-lynch-la-mia-lunga-love-story-con-il-mondo-del-vino-.aspx">la potete leggere qui</a> &#8211; ad una grande donna del vino che ammiro tantissimo, italiana di nascita, ma inglese di adozione, visto che risiede in UK da 46 anni, che a mio avviso costituisce un fantastico esempio di quello che si può fare e ottenere quando si hanno volontà ed intelligenza e desiderio di fare bene.<br />
Anche in un campo, quello del vino, del trade (commercio) del vino dove per le donne sino a qualche decennio fa, c’era ben poco spazio.<br />
<strong>Luciana Lynch</strong>, toscana di Piombino di nascita, ma da 46 anni in UK nel mondo del trade del vino ha recitato da protagonista, lavorando per 35 anni in compagnie di primario valore come Hedges &amp; Butler, Findlater Matta, Remy Associés and Enotria, prima di aver lanciato alla fine degli anni Ottanta una propria società.<br />
Un’intera carriera spesa nel promuovere, far conoscere e vendere i vini italiani in UK, anche come educatore e membro di panel tasting. Una vera autorità, che si racconta simpaticamente con la semplicità e l’umiltà di cui solo le grandi persone sono dotate.<br />
Buona lettura!</p>
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<p><strong>ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> Lemillebolleblog, </strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/"><strong>qui</strong></a></p>
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		<title>Per Roberto Cipresso il winemaker é ancora il salvatore della Patria. Enoica ovviamente..</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2011/12/per-roberto-cipresso-il-winemaker-e-ancora-il-salvatore-della-patria-enoica-ovviamente.html</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 14:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A proposito della puntata del 3 dicembre del Gastronauta di Radio 24 Voglio riportare anche su Vino al vino, proprio come ho fatto con un ampio commento pubblicato, leggete qui, su quel sito Internet dell’Associazione Italiana Sommelier di cui ho curato per quattro anni le news, le mie impressioni ed una sorta di bilancio relativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>A proposito della puntata del 3 dicembre del Gastronauta di Radio 24 </strong></p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm8.staticflickr.com/7143/6473142415_037aa444e2_o.jpg" alt="" width="300" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify">Voglio riportare anche su Vino al vino, proprio come ho fatto con un ampio commento pubblicato, <a href="http://www.aisitalia.it/oggi-le-comiche-per-roberto-cipresso-il-winemaker-%C3%A8-ancora-il-protagonista-dei-vini-.aspx">leggete qui</a>, su quel <a href="http://www.aisitalia.it/default.aspx">sito Internet dell’Associazione Italiana Sommelier</a> di cui ho curato per quattro anni le news, le mie impressioni ed una sorta di bilancio relativo alla mia partecipazione, sabato 3 dicembre, alla puntata del <strong>Gastronauta</strong> di <strong>Davide Paolini</strong> in onda <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/index.php">su Radio 24</a>. Puntata dedicata ad un tema controverso come la “griffe dell’enologo”.<br />
Giudico molto istruttivo aver partecipato alla trasmissione <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Il%20Gastronauta">che presentava questo tema e questi ospiti</a>: “Corposo o vellutato, ottenuto da coltivazioni locali o d&#8217;importazione: tra tante proposte quale può essere la caratteristica che contraddistingue un vino di qualità? La griffe dell&#8217;enologo o &#8220;winemaker&#8221; o il marchio dell&#8217;azienda produttrice? Davide Paolini ci spiega quale sia il vero valore aggiunto dell&#8217;enologia.<br />
Intervengono: Franco Ziliani, giornalista esperto di vino; Angelo Peretti, autore del blog &#8220;Bardoc.it&#8221;; Fabio Giavedoni, responsabile guida &#8220;Slow Wine&#8221; ; Nicola Zanini, enoteca ristorante &#8220;Zanini&#8221; di Bergamo; Carlo Cambi, critico e giornalista; Roberto Cipresso, enologo”.<br />
E’ stato istruttivo ed estremamente interessante e anche un po’ divertente, perché come potete sentire <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=111203-il-gastronauta.mp3"><strong>qui</strong></a> e poi <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=111203-il-gastronauta.mp3"><strong>ancora qui</strong></a> dalla <span style="text-decoration: underline">registrazione della puntata di sabato</span>, mentre la stragrande maggioranza degli interventi, da quello di Peretti di <a href="http://www.internetgourmet.it/">Internet gourmet</a> a quelli di Fabio Giavedoni e Carlo Cambi sono stati improntati a buon senso, realismo, consapevolezza che i tempi sono decisamente cambiati e quello che, forse, valeva, pragmaticamente, non che avesse un senso, dieci o quindici anni fa, oggi non ha più senso, perché è rifiutato dal consumatore, ad ascoltare l’intervento, surreale, dell’enologo, padron winemaker come ha orgogliosamente rivendicato di essere, <a href="http://www.robertocipresso.it/">Roberto Cipresso</a>, ci si è sentiti come proiettati a ritroso nel tempo.<br />
<img class="alignright" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm4.staticflickr.com/3159/3152811877_60878c484b_o.jpg" alt="" width="215" height="399" />Altro che tempi nuovi, cambiamenti, svolte! Con le parole di Cipresso abbiamo capito che una parte del mondo del vino italiano, ad esempio quello di cui sono espressione winemaker ed enologi consulenti come lui, è ancora ferma alla “prima Repubblica enoica”, che non ha intenzione di cambiare, di non ripetere gli errori commessi, di adottare una nuova <strong>etica</strong> e prassi del fare vino e del pensarlo.<br />
Cipresso ha esordito con un’affermazione che se non fosse comica sarebbe offensiva, ovvero che “vent’anni fa si facevano vini appena sufficienti”, dimostrando o di non avere memoria dell’evoluzione e della qualità, anche passata, del vino italiano (che anche negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, e ovviamente Ottanta, quando la “cupola” dei winemaker non aveva ancora esteso la propria minacciosa rete, esprimeva vini di assoluto livello, di indiscutibile grandezza) o di raccontare, ovviamente pro domo sua, favole.<br />
E poi ha dimostrato come i poteri forti dell’enologia vogliano tenacemente difendere con le unghie e con i denti i propri interessi di bottega. Nel suo intervento la figura del <strong>winemaker</strong>, l’autore di vini griffe, il consulente pronto, basta pagarlo profumatamente, a fare vini per tutti, nel caso <a href="http://www.lavinium.com/italiano/sognouno.shtml">anche per una pornostar</a>, veniva descritto, manco fosse un Mario Monti dell’enologia, come un “salvatore della patria”, una figura di garanzia, un elemento di plus valore “nella comunicazione del marketing aziendale”.<br />
E, ancora di più, sfidando il comune senso del ridicolo e del pudore, come una sorta di “angelo custode” (parole testuali), di “psicologo” che non si limita a fare il vino, ma si prende cura del produttore, lo coccola, gli fa da trainer, da assistente. Oltre a, come ho detto io, darsi da fare per rendere i suoi vini più appealing presso alcune guide e vari cosiddetti opinion leader, con un lavoro molto più di marketing che tecnico-enologico…<br />
Devo dire che gran parte della trasmissione, attraverso i contributi di tutti ha dimostrato, checché ne pensi Cipresso, la fine o quantomeno il tramonto un po’ malinconico del potere assoluto dell’enologo o winemaker, una figura la cui importanza noi tutti abbiamo contribuito ad enfatizzare oltre misura, contribuendo a creare quello che efficacemente in trasmissione Fabio Giavedoni ha definito “il culto della personalità degli enologi”.<br />
Secondo Carlo Cambi il winemaker tipo, l’enologo consulente di cento cantine di regioni diverse, ha omologato i vini, ha creato tanti vini “che hanno ballato una sola estate”, ha “messo in collegamento la domanda e l’offerta”.<br />
E ha detto questo difendendo il ruolo di enologi come Giacomo Tachis e Franco Bernabei e rivendicando il ruolo forte e sempre più importante dell’enologo aziendale, che dà uno stile al vino e opera di concerto ed in forte collaborazione con l’agronomo.<br />
Pertanto, se ne convincano i vari Cipresso, la loro presunzione di essere i salvatori della patria, seppure solo enologica, i demiurghi del vino, mette solo malinconia, quando non fa ridere…</p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7146/6473158363_95044d3cd0_o.jpg" alt="" width="360" height="239" /><br />
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<p><strong>ATTENZIONE!<br />
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		<title>Barolo a prezzi di saldo in Germania: ma (s)vendere in questo modo ha senso e non uccide la concorrenza?</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2011/12/barolo-a-prezzi-di-saldo-in-germania-ma-svendere-in-questo-modo-ha-senso-e-non-uccide-la-concorrenza.html</link>
		<comments>http://vinoalvino.org/blog/2011/12/barolo-a-prezzi-di-saldo-in-germania-ma-svendere-in-questo-modo-ha-senso-e-non-uccide-la-concorrenza.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 08:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma siamo sicuri che tutto quel vino italiano di cui si celebra in modo trionfalistico la vendita all’estero venga veramente venduto in un modo veramente soddisfacente per tutti, e non sia invece talora piuttosto svenduto? Qualche dubbio in aggiunta a quelli, già numerosi, che nutrivo da tempo, e che venivano corroborati da un controllo periodico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7157/6486224963_f52dc30f68.jpg" alt="" width="450" height="288" /></p>
<p style="text-align: justify">Ma siamo sicuri che tutto quel vino italiano di cui si celebra in modo trionfalistico la vendita all’estero venga veramente venduto in un modo veramente soddisfacente per tutti, e non sia invece talora piuttosto svenduto?<br />
Qualche dubbio in aggiunta a quelli, già numerosi, che nutrivo da tempo, e che venivano corroborati da un controllo periodico, oggi sempre più facile nell’epoca di Internet, dei prezzi effettivi con i quali molti vini italiani finiscono sui vari mercati, mi è venuto visitando il sito Internet di <strong>Aldi Süd</strong>, una multinazionale tedesca inventore del settore discount, attiva nel settore della <a title="Grande distribuzione organizzata" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_distribuzione_organizzata">grande distribuzione organizzata</a>, ed è una delle principali aziende del mondo nel suo settore.<br />
Una catena che in Germania è una specie di mito, dato che i suoi prodotti sia non-food che food (di solito esclusivi e spesso sottomarche) godono di una buona reputazione e sono venduti a prezzi nettamente inferiori alla media del mercato.<br />
Pur non conoscendo il tedesco sono andato a verificare cosa proponga Aldi in questo momento dal punto di vista enoico <a href="http://www.aldi-sued.de/themen/weine_aus_aller_welt/index.html">visitando la sezione del sito relativa ai vini</a>, e quello che ho scoperto non solo non mi è piaciuto ma ha confortato la mia convinzione che una larga parte del nostro export enoico presenta aspetti di cui non si può proprio essere orgogliosi.<br />
E che rivelano un atteggiamento dal punto di vista commerciale di molti nostri produttori che definire autolesionistico è poco, o quantomeno molto discutibile.<br />
<img class="alignnone" src="http://farm8.staticflickr.com/7023/6486231965_d07f250723.jpg" alt="" width="500" height="286" /><br />
Nella sezione dei vini italiani del sito ho scoperto non solo cose già note, ovvero Merlot del Trentino a 1,99 euro in bottiglia da sette decimi, Pinot grigio Valdadige a 2,49, Chardonnay Valdadige 1,99, Bianco Vigneti delle Dolomiti a 1,99, Nero d’Avola – Merlot Sicilia a 2,99, <a href="http://www.aldi-sued.de/themen/weine_aus_aller_welt/thema_weine_schaumweine_schaumwein10.html">Prosecco Frizzante Doc a 1,99</a>, Prosecco <a href="http://www.aldi-sued.de/themen/weine_aus_aller_welt/thema_weine_schaumweine_schaumwein6.html">Conegliano Valdobbiadene Superiore a 4,99</a>, il sorprendente Villa Imperiale Rosso Vigneti delle Dolomiti Igt (Cabernet Sauvignon, Merlot, Teroldego, Lagrein) che il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga ha realizzato &#8220;in Zusammenarbeit mit CAVIT&#8221; (in collaborazione con Cavit) e che viene venduto a 6,99 euro, ma ho trovato, sorpresa!, <a href="http://www.aldi-sued.de/themen/weine_aus_aller_welt/thema_weineausitalien_produkte_rotwein7.html">come potete vedere qui</a>, che la cantina sociale <a href="http://www.terredavino.it/site/index.php">Terredavino</a> di Barolo (s)vende il proprio <strong>Barolo</strong> a 7,99 euro: “Terredavino Barolo DOCG Flasche 0,75 € 7,99”.<br />
Eppure il diretto concorrente in termini di vini Docg di alto lignaggio, il Brunello di Montalcino viene proposto dalla stessa catena a quattro euro in più a 11,99 euro, che è un prezzo basso ma non di svendita come appare nel caso del prezzo del Barolo.<br />
Quella di vendere a prezzi bassi i propri vini nei canali della Grande Distribuzione appare, nel caso di Terredavino, un’abitudine anche in Italia, se si considera che dall’11 al 25 dicembre nella catena di supermercati Pellicano il <a href="http://www.terredavino.it/site/?module=site&amp;method=prod&amp;menu=2.2.1.42">Barolo 2007 di Terredavino</a> viene via, con lo sconto card, a 9,76 euro invece di 15,50.<br />
Ma considerando le spese di viaggio ed il fatto che finisca sullo scaffale di <strong>Aldi Süd</strong> in Germania, prodotto finito, a meno di otto euro, a quale prezzo che è impossibile definire se non di svendita la grossa cantina cooperativa, azienda che rappresenta una <a href="http://www.terredavino.it/site/?module=site&amp;method=lt&amp;load=mondo_numeri">realtà produttiva senza confronti sul territorio regionale</a> con oltre 5000 ettari di vigneto, coltivati da più di 2.800 viticoltori organizzati in 14 cantine di vinificazione, vende il proprio vino alla grande catena tedesca?</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7142/6486240505_b9de45c46d.jpg" alt="" width="400" height="215" /></p>
<p>E vendendo a prezzi così bassi, come fanno del resto le altre cantine (spesso con nomi di assoluta fantasia: c’è un’azienda che si presenta come <a href="http://www.aldi-sued.de/themen/weine_aus_aller_welt/thema_weineausitalien_produkte_rotwein3.html">Mario Collina</a>..) di cui ho citato i prezzi stracciati, siamo sicuri di trovarci ancora nel campo della libera concorrenza e che non si pratichi invece una politica, assolutamente impossibile per le piccole aziende di qualità, che finisce con il privilegiare qualcuno a scapito di altri?<br />
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<p><strong>ATTENZIONE!<br />
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<p><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> Lemillebolleblog, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
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			<wfw:commentRss>http://vinoalvino.org/blog/2011/12/barolo-a-prezzi-di-saldo-in-germania-ma-svendere-in-questo-modo-ha-senso-e-non-uccide-la-concorrenza.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>22</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vitigni autoctoni trentini? Curioso che li si esalti nella terra dello Chardonnay, del Pinot grigio e del Merlot!&#8230;</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2011/11/vitigni-autoctoni-trentini-curioso-che-li-si-esalti-nella-terra-dello-chardonnay-del-pinot-grigio-e-del-merlot.html</link>
		<comments>http://vinoalvino.org/blog/2011/11/vitigni-autoctoni-trentini-curioso-che-li-si-esalti-nella-terra-dello-chardonnay-del-pinot-grigio-e-del-merlot.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 07:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Costituisce un mistero chi sia l’autore (o gli autori) dell’interessante e vivacissimo blog Trentino wine blog autore o autori che si firmano Cosimo Piovasco di Rondò, che viene dichiarato essere un nickname collettivo (tratto dal Barone rampante di Italo Calvino), ma al di là del mistero gli argomenti toccati sono davvero molto stuzzicanti. Voglio citare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.staticflickr.com/6031/6370434761_744714e324_o.jpg" alt="" width="228" height="450" />Costituisce un mistero chi sia l’autore (o gli autori) dell’interessante e vivacissimo blog <a href="http://trentinowine.wordpress.com/">Trentino wine blog</a> autore o autori che si firmano <strong>Cosimo Piovasco di Rondò</strong>, che viene dichiarato essere un nickname collettivo (tratto dal Barone rampante di Italo Calvino), ma al di là del mistero gli argomenti toccati sono davvero molto stuzzicanti.<br />
Voglio citare, ad esempio, il post – <strong><a href="http://trentinowine.wordpress.com/2011/11/15/autoctono-trentino-ma-dove-sei/">leggete qui</a></strong> &#8211; dedicato ai vitigni autoctoni in <strong>Trentino</strong> e al progetto di una manifestazione a loro dedicata di cui ha recentemente parlato il responsabile dell’Assessorato all’agricoltura. Il misterioso blogger osserva che “allora, anche il tema dei vitigni autoctoni in Trentino e in Vallagarina, può essere uno di quei temi su cui fare qualche riflessione.<br />
Ma le riflessioni, appunto, bisogna farle. E per farle, bisogna partire dal mondo reale. Non da quello fantastico, abitato dalle parole, dalle ambizioni e dalle velleità. E dai festival.<br />
Tra l’altro, è apparsa curiosa la spiegazione che Mellarini (Tiziano Mellarini l’Assessore all’Agricoltura – ndr.) ha dato ai giornalisti, circa la genesi intellettuale del nuovo festival che verrà: “<em>Una buona percentuale dei produttori di vino in Trentino si trovano in Vallagarina. Il prossimo anno mi piacerebbe organizzare un festival sui vitigni autoctoni nazionali, con un concorso dedicato</em>”.<br />
Il blog Trentino wine blog prende atto di questo progetto ma non lo trova indovinato: “Quale sia il nesso, fra la quantità delle aziende e le varietà coltivate, mi sfugge. Rovereto, o Trento, potrebbero essere più adatte per un grande evento dedicato al Pinot Grigio, allo Chardonnay o al Pinot Nero con cui si produce il <strong>Trentodoc</strong>, ammesso che a questo brand qualcuno abbia ancora voglia di crederci.<br />
Capisco davvero meno, l’attenzione per gli autoctoni in una terra che gli autoctoni li ha dimenticati. Stiamo pure larghi e mettiamo fra le varietà autoctone del Trentino Enantio, Marzemino, Teroldego, Schiava, Lagrein, Moscato Rosa, Nosiola, Traminer.<br />
Oggi le superfici vitate con queste varietà rappresentano poco più del 20%. Nel 1980, superavano abbondantemente il 60%. Rispetto a trent’anni fa, alcune varietà sono state letteralmente decapitate, contrariamente a quanto continuavano a raccontarci le grancasse della comunicazione istituzionale e dei consorzi creati ad hoc”.<br />
Cosimo Piovasco di Rondò cita il caso dell’Enantio (Lambrusco a foglia frastagliata) e di altri &#8220;autoctoni&#8221; (ma lo é la Schiava?) trentini: “nel 1980 occupava il 12,6% della superficie vitata del Trentino, oggi solo lo 0,5% (53 ha). Anche la Schiava ha subito lo stesso destino: il 34% nel 1980, oggi il 3,9% (399 ha). Il Teroldego ha mantenuto le sue posizioni, pur in flessione.<br />
Oggi rappresenta il 6,3% (640 ha), nel 1980 rappresentava il 7%. Anche i campi coltivati a Nosiola, hanno subito un ridimensionamento: da 1,1% a 0,7% (77 ha).<br />
Sono cresciuti, anzi raddoppiati, invece gli impianti di Marzemino, ma pur sempre dentro dimensioni poco significative: da 1,6% a 3,5 % (360 ha). Sono numeri che raccontano come si è trasformato il Trentino del vino. Oggi, due sole varietà internazionali, Chardonnay (28,2%) e Pinot Grigio (23,1%), rappresentano oltre il 50% delle superfici vitate.<br />
Questo è il mondo reale da cui farebbe bene a partire, per i suoi ragionamenti e i suoi progetti festivalieri, anche l’assessore Mellarini”.<br />
Poche volte mi era capitato di trovarmi di fronte ad un ragionamento e ad un’analisi (si leggano anche gli <a href="http://trentinowine.wordpress.com/2011/11/15/autoctono-trentino-ma-dove-sei/#comments">interessanti commenti</a> a corredo del post) che condivido in toto e che avrei potuto, anzi lo faccio, sottoscrivere senza distinzioni…<br />
Ma chi sarà mai questo Cosimo Piovasco di Rondò?</p>
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