
Quest’anno la mia discesa a Montalcino per Benvenuto Brunello non è stata interessante solo per gli assaggi, come ho già detto di non esaltante generale riscontro, sul Brunello dell’annata 2005, e su quello, di caratura decisamente superiore, del millesimo 2004, ma anche per una serie di incontri, già annunciati qui, con una serie di personalità del mondo produttivo ilcinese.
Alcune, come Franco Biondi Santi, che sono andato a trovare lunedì mattina prima di fare rientro a Bergamo, con cui ho il privilegio di avere una lunga consuetudine, altre, invece, con le quali in passato diciamo che non ho avuto occasioni per poter dialogare, con spirito libero e con la massima apertura mentale.
Il tema di questi incontri, come quello che ho avuto sabato mattina con il cavalier Ezio Rivella, che mi ha dato la sua piena disponibilità ad un nuovo incontro pubblico, dopo il dibattito sul Brunello del 3 ottobre 2008, è stato uno solo: cosa sia possibile fare, tutti insieme, produttori, comunicatori del vino, istituzioni, mondo del mercato (enoteche e ristoratori) per dare una mano a Messer Brunello a risollevarsi dalla situazione, non felicissima, in cui si trova oggi non solo per la congiuntura economica internazionale che penalizza i vini collocati nella fascia medio alta di prezzo, ma per quello che è successo a Montalcino a partire dall’aprile 2008, da quando scoppiò lo scandalo universalmente noto come Brunellopoli o Brunellogate.
Non vanno bene le cose oggi, e non solo perché i mercati sono tiepidi e la domanda molto tranquilla, ma perché l’immagine, il prestigio, quell’aura di vino mito che aveva favorito il successo travolgente del Brunello negli ultimi 15 anni, si sono incrinati e molti consumatori non sembrano guardare più al grande Sangiovese di Montalcino come a quel must imperdibile che non poteva mancare in ogni cantina degna di questo nome.
C’è tanto da fare per recuperare la situazione e quello che attende il mondo produttivo ilcinese è una vera e propria rifondazione, parola che è più volte corsa nei colloqui avuti con i miei interlocutori, tra cui uno dei massimi esponenti della Banfi, con cui ho proficuamente trascorso cinque ore domenica, parlando di mille cose, visitando la cantina con la nuova ala che ospita 24 tini “compositi” messi a punto con un nuovo sistema di cui conto di parlare presto, e cercando di chiarirci, cosa che forse avremmo dovuto fare anche prima, le nostre rispettive idee sull’universo brunellesco.
Una rifondazione che potrebbe e io dico dovrebbe essere favorita da una importantissima scadenza che attende Montalcino a breve, ovvero la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Consiglio che poi dovrà eleggere il proprio Presidente.
Singolare e non piacevole l’impressione che ho ricavato trattando questo tema con svariati personaggi incontrati, l’idea che la scadenza non sia poi così tanto importante, che sia ancora lontana nel tempo (mentre manca un mese) e che il problema riguardi altri.
Sbagliano, perché larga parte del futuro di questo grandissimo vino, italiano e toscano, dipende dall’oculatezza, dalla ragionevolezza, dalla lungimiranza delle scelte che si faranno in questa occasione, scelte che dovrebbero, a mio avviso, essere fatte secondo una logica assolutamente nuova, di buon senso e improntata ad un assoluto spirito di servizio, che non veda più le nomine decise, con il bilancino, secondo il “Manuale Cencelli” applicato al panorama ilcinese, oppure secondo i desiderata di alcune grandi case o i diktat delle organizzazioni sindacali e di categoria. Che dovrebbero limitarsi ad esprimere un loro parere, e basta.
Ora Montalcino, il Brunello, il Consorzio hanno bisogno di aria nuova e nuovi atteggiamenti, semplicemente della disponibilità di persone, serie, rappresentative, autorevoli, preparate, competenti, meglio se native di Montalcino, pronte a mettersi in gioco, a collaborare, a darsi da fare, su un programma di lavoro condiviso e concreto, senza fronzoli, ché tante sono le cose da decidere ed i problemi da provare a risolvere, per fare l’esclusivo interesse della comunità ilcinese e del vino che ne è simbolo.
Un gruppo di persone che dica pubblicamente, al più presto, questo blog (che a Montalcino viene attentamente letto, soppesato e discusso) si dichiara sin d’ora disponibile ad ospitare i loro pronunciamenti, di volersi candidare per far parte del Consiglio di Amministrazione del costituendo nuovo Consorzio – che ovviamente dovrà anche darsi un nuovo direttore, non potendo essere quello attuale l’uomo per tutte le stagioni e tutte le circostanze – e di impegnarsi a prendere decisioni che aiutino il Brunello a risollevarsi, a tornare a splendere, ad essere davvero quel vino importante al quale tutto il mondo, oggi magari con qualche perplessità, guarda.
Come ho già detto, voglio offrire un mio disinteressato contributo a questa operazione che si annuncia difficile, ma che potrebbe esserlo decisamente meno se si entrasse nell’ordine di idee che ho appena descritto, ovvero spirito di servizio, buona volontà, buon senso e tanta concretezza, e nessuna logica di schieramento, facendo i nomi di una rosa di persone che a mio avviso potrebbero entrare – una decina massimo bastano per essere operativi nelle decisioni – nel Consiglio di amministrazioni. E tra le quali scegliere il Presidente operativo, mentre intelligenza e buon gusto richiedono che Presidente onorario, per acclamazione, e per chiari meriti, venga eletto Franco Biondi Santi, il Grande Patriarca e galantuomo del Brunello.
E’ un elenco lungamente meditato, frutto dei confronti avuti, ma soprattutto figlio di una mia approfondita riflessione, nel quale non troverete persone che pure stimo, ma giudico per vari motivi inadatte a far parte di un Consiglio di Amministrazione coeso, concreto, operativo come quello che ho in mente, parlo di Francesco Leanza, di Gianfranco Soldera, di Giulio Salvioni, oppure di svariati ilcinesi arrivati da fuori che hanno portato spesso quel pizzico di imprenditorialità, di concretezza che talvolta fa difetto al mondo ilcinese.
Sono nomi, quelli che mi accingo a fare, scelti perché a diverso livello, con diversi gradi di professionalità, differenti storie e competenze, penso possano dare un contributo importante, solido, decisivo, al nuovo Consorzio per fare le scelte, decidere le strategie, imboccare le strade più adatte per il momento.
Come buona educazione richiede, prima le signore, scelte non certo per rispettare una sorta di “quota rosa”:
Caterina Carli
Donatella Cinelli Colombini
Silvia Nardi
Paola Gloder
Elisabetta Gnudi.
Quindi gli uomini:
Edoardo Virano
Fabrizio Bindocci
Giancarlo Pacenti
Andrea Machetti
Roberto Guerrini
Giuseppe Gorelli
Paolo Bartolommei
Andrea Costanti
Carlo Lisini Baldi
Paolo Bianchini
Luciano Ciolfi.
Come si sarà notato non ho voluto assolutamente mettere accanto ai nomi delle persone quello delle aziende in cui operano, volendo in questo senso esprimere il convincimento che queste persone dovranno dimenticare di agire in Consorzio come responsabili o operatori nell’azienda X o Y, e agire a titolo assolutamente personale, e non ho inserito nella mia personalissima, ma lo ripeto, lungamente meditata, rosa dei miei candidati, con la sola eccezione di Roberto Guerrini, il nome di persone, magari degnissime, che hanno fatto parte del Consiglio del Consorzio uscente, o di esponenti di aziende, magari molto importanti per l’economia ilcinese, che hanno tradizionalmente fatto parte del Consorzio e pesato nelle decisioni prese.

Con queste persone, e con il sostegno fattivo, operoso, appassionato di tutti gli altri soci del Consorzio, penso che il Brunello di Montalcino potrà imboccare la strada giusta, compiere decisioni importanti e difficili.
Ad esempio quello di ridurre la produzione di Brunello, di dare vita ad una nuova denominazione che potrebbe prendere il nome di Montalcino (nel quale dovrebbero confluire tutti i vini, con base ampelografica diversa, che non siano Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino, che dovrebbero continuare ad essere prodotti con il solo Sangiovese locale), che potrebbe immaginare una vetrina diversa e più degna, che non sia il Circo Barnum di Benvenuto Brunello ospitato nella costosissima tensostruttura nella Fortezza, per la presentazione agli operatori e agli appassionati delle nuove annate, scegliere un nuovo direttore – manager, decidere quell’opera seria di comunicazione che in questi anni è clamorosamente mancata.
Tanta carne (della gustosa fiorentina di prima scelta) al fuoco, tale da richiedere per reggerla al meglio un grande Brunello, un Brunello vero, serio, importante, all’altezza del proprio blasone…
Scritto da Franco Ziliani alle 12:53, in Enoriflessioni
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