Ma cosa interessa e appassiona davvero i forumisti del vino ?
Non frequento molto i vari forum del vino perché ritengo che in genere il dialogo e la comunicazione con larga parte dei loro frequentatori siano alquanto difficili, essendo a mio avviso il forumista enoico tipo un personaggio che pretende di sapere tutto sul vino, che pensa di avere sempre ragione e che gli altri non capiscano un tubo.
La tendenza ai tecnicismi, alle discussioni “filosofiche” sul tipo di lievito utilizzato in fermentazione, sulla particolare varietà di tostatura impiegata dalla tonnellerie X e utilizzata per l’affinamento, le divagazioni spesso confuse su biodinamica e vini naturali e altre fumisterie mi inducono, in genere, a girare al largo. Tanto di discussione e di dialogo, tramite questo blog, penso ce ne sia abbastanza, no ?
Ultimamente però sono stato, colpevolmente, indotto in tentazione, perché mi era stato segnalato che a seguito di questo mio post che analizzata un editoriale del Robert Parker der Tufello, pardon, di Daniele Cernilli, sul forum enoico per antonomasia, quello del Gambero rosso, si era accesa, a proposito, una vivace, anche se spesso verbosa, discussione.
Per qualche tempo ho seguito i vari interventi apparsi e nei giorni scorsi, con piacere, ho rilevato con piacere che qualcuno aveva segnalato e posto all’attenzione il mio post sulla ripresa di pratiche da Partecipazioni Statali riesumate da questo governo a tutto vantaggio del più ricco e potente produttore italiano, il Gruppo Italiano Vini.
Un tema credo importante, visto che si parla di nostri soldi usati incongruamente, di commistione tra politica e vino, di favoritismi a vantaggio di amici, e non l’ennesima discussione, appassionante finché si vuole, sui massimi sistemi vinicolo – enologici.
Bene, quanti interventi ha sollevato questa discussione ? Uno solo, perché evidentemente per i frequentatori del forum del Gambero rosso, impegnati in altre discussioni, è normale che tramite una finanziaria di investimenti il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, entri nel capitale del primo Gruppo vitivinicolo italiano come socio finanziatore per l’acquisizione della Cantina Bolla di Pedemonte in Valpolicella.
Domanda: ma cosa interessa e appassiona davvero i forumisti del vino, la realtà, concreta, del vino italiano, con le sue contraddizioni, generazioni, assurdità, oppure una sua rappresentazione alata e fantastica ?
p.s. nello sviluppo dell’appassionante discussione, che si é concentrata ora sull’appurare se tale “barolovero” intervenuto sul forum del Gambero rosso (nickname scelto bene, visto che uno dei miei indirizzi e-mail é barolovero@ecc.ecc.) sia in realtà il sottoscritto sotto mentite spoglie, nonché nel minacciare di scrivere su tutti i forum che “Ziliani censura” (prego, si accomodino pure !) , il lavoro di chi scrive viene liquidato come “enogossip“. Penso che ogni commento sia superfluo…
p.s. bis ora i forumisti sostengono che in questo post dia loro dei c…..i. Se lo dicono loro… Io non l’ho detto, non l’ho scritto e non lo penso. Penso che molti di loro siano solo leggermente impallinati…
Ecco perché quello Shiraz (nome con il quale si designano in Australia i vini base Syrah) sa così tanto di pepe nero ! Semplice, no ?, a causa del tricyclic sesquiterpene alpha-ylangene, non lo sapevate ?, un composto potentissimo (basta qualche goccia per rendere al gusto di pepe anche una piscina, così dicono…) che è stato individuato ed isolato nei vini rossi dai ricercatori dell’Australian Wine Research Institute e dal Co-operative Research centre for Viticulture in Glen Osmond nel South Australia, dopo ben cinque anni di studi ed esperimenti condotti sulle uve della varietà più emblematica del vino australiano.
Volete scommettere che basta pazientare e dare agli scienziati il tempo per studiare meglio il composto, indagarne la natura, e soprattutto per poterlo riprodurre in laboratorio, che rapidamente ci ritroveremo sul mercato, anche in Italia naturalmente, vini rossi dall’intrigante fragranza di black pepper ? Naturalmente con riferimento a parole d’ordine come ricerca e sperimentazione, come libertà d’intrapresa e d’azione, quelle rivendicate con tanta enfasi da una parte del mondo del vino italiano in un recente 




