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	<title>Vino al vino &#187; &#8220;enogossip&#8221;</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Oltrevini, Rassegna dei vini di Casteggio, sfida il Franciacorta Festival in cantina</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 07:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bisogna fare i complimenti, sinceri, ai casteggiani, ovvero agli abitanti di Casteggio, provincia di Pavia, Oltrepò Pavese. Sono molto convinti dei propri mezzi, della capacità di attrarre gli enoappassionati lombardi e perché no, delle regioni confinanti, Piemonte in primis. Incuranti del fatto che sabato 17 e domenica 18 settembre si svolgerà, nella “rivale” zona vinicola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" src="http://farm7.static.flickr.com/6195/6106031238_a8fa9c466c_o.jpg" alt="" width="459" height="195" /></p>
<p style="text-align: justify">Bisogna fare i complimenti, sinceri, ai <em>casteggiani</em>, ovvero agli abitanti di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casteggio">Casteggio</a>, provincia di Pavia, Oltrepò Pavese. Sono molto convinti dei propri mezzi, della capacità di attrarre gli enoappassionati lombardi e perché no, delle regioni confinanti, Piemonte in primis.<br />
Incuranti del fatto che <span style="text-decoration: underline">sabato 17 e domenica 18 settembre</span> si svolgerà, nella “rivale” zona vinicola lombarda della <strong>Franciacorta</strong> il <a href="http://www.festivalfranciacorta.it/">Festival Franciacorta in cantina</a>, per il quale é atteso l’arrivo di migliaia di appassionati bollicinisti, quale data hanno scelto per la 41esima edizione della loro inossidabile “<strong>Rassegna dei vini di Casteggio</strong>” denominata <a href="http://www.oltrevini.it/">Oltrevini</a>?<br />
Ovviamente <span style="text-decoration: underline">sabato 17 e domenica 18 settembre</span> (la sede è quella della <a href="http://www.certosacantu.it/">Certosa Cantù</a>), con un prologo di apertura <span style="text-decoration: underline">venerdì 16</span>.<br />
E così, mentre in terra franciacortina oltre a servire bollicine Docg e proporre <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2011/08/25/franciacorta-festival-in-cantina-serie-di-appuntamenti-golosi-in-azienda/">pranzi e cene con abbinamento a tema</a>, proporranno <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2011/08/30/festival-franciacorta-in-cantina-itinerari-di-musica-e-arte/">mostre d’arte, concerti musicali, mostre fotografiche</a>, portando gli eno-turisti in giro per il territorio con itinerari ben studiati, <strong>a Casteggio</strong>, fedelissimi alla linea, gloriandosi della fusione dei due “marchi storici” Oltrevini e Rassegna dei vini, non perderanno d’occhio “<strong>la componente popolare della <strong>Rassegna”. </strong></strong><br />
Cosa che faranno proponendo<strong><strong> “</strong></strong>vino, prodotti tipici e degustazioni ma anche cultura con tre eventi enogastronomici-musicali di assoluto valore, anche artistico. <a href="http://www.oltrevini.it/programma_venerdi_16.html">Venerdì 16 &#8220;LA NOTTE DEI TALENTI&#8221;,</a> premiazione con riconoscimento pubblico a chi con il vino e la ristorazione fa grande l&#8217;Oltrepò Pavese e la provincia di Pavia. <strong>Madrina della serata Miriana Trevisan</strong>”. E poi “durante la premiazione soprano e pianoforte interpreteranno &#8220;<strong>MUSICHE DA OSCAR</strong>&#8220;. <a href="http://www.oltrevini.it/programma_sabato_17.html"><br />
Sabato 17 &#8220;A CENA CON L&#8217;OPERA&#8221;.</a> Giunta ormai alla terza edizione è un &#8220;classico&#8221; a Casteggio e per il secondo anno entrerà nel cartellone della kermesse della Rassegna. Le arie delle più famose opere italiane si fonderanno, nella cornice della Sala Auditorium, con i piatti tipici della cucina oltrepadana”.<br />
E <a href="http://www.oltrevini.it/programma_domenica_18.html">domenica 18</a>, il gran finale, cultura e musica, con un concerto &#8220;a 4 mani&#8221; del <strong>Maestro Ennio Poggi e Laura Beltrametti</strong> nel contesto del Festival Borghi e Valli.<br />
Vuoi vedere che anche grazie ai convegni, il primo “sabato mattina, dedicato alla<strong> D.O.C. CASTEGGIO”</strong>, il secondo domenica mattina, impegnato a mettere “sotto la lente il salame, a partire dal <strong>Varzi D.O.P</strong>., come prodotto tipico del territorio, ma soprattutto come rivalutazione storica di una zona che produce il meglio della salumeria italiana”, finiranno – leggete qui il programma dettagliato delle iniziative di <a href="http://www.oltrevini.it/programma_venerdi_16.html">venerdì</a>, <a href="http://www.oltrevini.it/programma_sabato_17.html">sabato</a> e <a href="http://www.oltrevini.it/programma_domenica_18.html">domenica</a> -  con il portare più gente e fare più felici, mica come quegli spocchiosi-presuntuosi degli “industriali” bresciani&#8230;, il popolo dei gaudenti e golosi?<br />
Se fossi nei panni degli organizzatori del <strong>Franciacorta Festival in cantina</strong> comincerei a preoccuparmi. Non finiranno mica per andare tutti, il 17 e 18 settembre, in quel di Casteggio dove, cavoli, hanno come “testimonial” <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Miriana_Trevisan">un ex “velina” di Striscia la Notizia</a>?<br />
Che sacripanti, capaci di pensarne sempre una più di Bertoldo, gli oltrepadani!</p>
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		<title>Arrivano i Girly Girl wines per le Girls che Just Want to Have Fun…</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so come la prenderanno le femministe (post o tardo) in servizio permanente effettivo, che si inca…volano non appena qualche sprovveduto si azzarda a dire che magari per larga parte di loro, non certo per le preparatissime professioniste del vino, che diventano ogni anno più numerose e agguerrite, ma per le normali consumatrici o neofite, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6081/6055493043_2e9394aa11_o.jpg" alt="" width="455" height="271" /></p>
<p style="text-align: justify">Non so come la prenderanno le femministe (post o tardo) in servizio permanente effettivo, che si inca…volano non appena qualche sprovveduto si azzarda a dire che magari per larga parte di loro, non certo per le preparatissime professioniste del vino, che diventano ogni anno più numerose e agguerrite, ma per le normali consumatrici o neofite, siano più adatti un vino bianco, un rosé, una bollicina metodo classico, un rosso giovane di poco corpo stile Vernatsch, Bardolino o Valpolicella, di rossi strutturati tipo Barolo, Brunello, Primitivo di Manduria o Aglianico.<br />
Forse qualcuna di loro troverà idee penalizzanti, un po’ riduttive, se non addirittura da &#8220;ghetto-gineceo&#8221;, quelle che vi segnalerò in arrivo dagli States. E qualcuna s’indignerà e griderà allo scandalo sostenendo che in tal modo il solito maschio fa capire di trovarsi molto più a suo agio e “padrone” della situazione (come se con “l’altra metà del cielo” sia mai possibile esserlo…) con le donne ridotte a bambole e pin up, che con serie e determinate professioniste in carriera.<br />
Eppure, a me piace molto e non trovo nulla da ridire, in fondo è ancora estate canicolare, pieno agosto, disimpegno e un po’ di sorriso necesse est, che nella California dreamin’ sia nato un sito Internet – <a href="http://www.womenwinemakers.com/">vedete qui</a> – dedicato alle donne winemaker.<br />
Lo so bene che il vino “al femminile” fa parte della nostra quotidianità ma non rimango sorpreso che in un Paese dove l’emancipazione femminile è ancora più compiuta che da noi, la California, qualcuno abbia pensato di dare vita ad <a href="http://www.womenwinemakers.com/">un sito Internet</a> dedicato non solo al vino “al femminile”, ma a recensire, segnalare le donne winemaker attive nella wine industry californiana.<br />
<em>Do you know of any women winemakers?</em> la domanda e siccome la risposta &#8211; &#8220;<em>Hmm, women winemakers. I am sure there are some, but I just don&#8217;t know of any</em>” – non é immediata e non appare semplice avere una mappa aggiornata delle donne che producono vino, ecco “our searchable web-based resource introduces you to California&#8217;s talented women winemakers and their accomplishments.<br />
We also provide the most comprehensive and accurate information currently available on women winemakers in California, the wineries for which they craft their wine, where they are located within the state, and the evolution of their careers”.<br />
Insomma, se vi interessa saperne di più sulle donne enologo attive in California e se magari per la vostra winery desiderate, invece del Ferrini, del Cotarella, del Chioccioli, del Cipresso in versione Sonoma Valley, una bionda winemaker occhi azzurri, qui troverete tutte le informazioni utili.<br />
<img class="alignright" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6183/6053106744_50f1f60589_o.jpg" alt="" width="136" height="369" />Ancora più divertente trovo invece l’altra iniziativa, che qualche purista troverà sicuramente frivola, che voglio segnalarvi.<br />
Ricordate “<em><strong>Girls</strong></em><strong><em> </em>Just<em> </em></strong><em><strong>Want to Have Fun</strong></em><em>”,</em> canzone scritta nel 1979 da Robert Hazard e riadattata in modo memorabile – <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PIb6AZdTr-A"><strong>ascoltate qui</strong></a> &#8211; da <strong>Cyndi Lauper</strong>?<br />
Per le donne americane che bevono vino e vogliono divertirsi bevendolo, sono nati i <strong>Girly Girl Wines</strong>, &#8211; <strong><a href="http://www.girlygirlwines.com/">sito Internet qui</a></strong> &#8211; ovvero “a women&#8217;s wine company designed to serve women who are young at heart and enjoy their girl time.<br />
Girly Girl wine intends to create a lifestyle that can be integrated into a woman&#8217;s daily life”. Vini per donne giovani nel cuore che vogliono divertirsi come ragazze.<br />
Non manca, per rassicurare le più scettiche, il fondo benefico di questa linea di vini, perché “Girly Girl Wines also donates a part of its proceeds to help fund breast cancer research, a cause which hits home to millions of women”. Cosa sono i <em>Girly girl wines</em>? Una linea di vini californiani, da uve della Columbia Valley, dalle etichette molto simpatiche e sbarazzine, quattro vini varietali ognuno dei quali con un nome di donna: Chloe, Pinot gris, Kayla, Merlot, Mia, Chardonnay, Farrah, Cabernet Sauvignon.<br />
Come si legge nella presentazione “Girly Girl has created a wine that capitalizes on what is most important to women when purchasing a bottle of wine. Our labels are fun, yet elegant, we support women causes, and we have bottled up a great bottle of wine every woman can be proud of to serve. Women in general need to have fun.<br />
Girly Girl Wines wants women to remember what it’s like to feel young and adventurous. We want women to be proud of who they are and make sure they remember that through all parts of their life one thing will always remain constant”.<br />
Vogliamo donne che siano orgogliose di come sono e che amino vino e cui piaccia godersi la vita. Dove anche un buon bicchiere di vino abbia il suo posto.<br />
Certo i testi di presentazione dei quattro vini e della personalità delle quattro girls non sono il massimo come originalità: in uno Chloe è “<em>the sweet girl next door. I enjoy shopping on weekends with my girlfriends</em>”, la dolce ragazza della porta accanto a cui piace fare shopping, nell’altro Kayla dice che le piace viaggiare ed è pronta per l’avventura.<br />
Farrah è “<em>extremely athletic and take pride in staying active and living a healthy lifestyle. I enjoy going to sports games and running in triathlons with my girlfriends</em>” e infine Mia dice di sé “<em>I&#8217;m the kind of girl who loves going to the spa and being pampered. After a long day of work, a manicure and pedicure with my favorite girls does the trick</em>”, il che fa tanto fatalona da film di Hollywood degli anni d&#8217;oro.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6074/6055951976_518c9d0b33.jpg" alt="" width="450" height="242" /></p>
<p>Ma perché non apprezzare questa irruzione di ironia e di autoironia, questa disponibilità a scherzare, in fondo stiamo parlando di vino e non di come salvare il mondo dal global warming, dall’effetto serra e dalla catastrofe nucleare, introdotta nel mondo del vino americano, con un pizzico di furbizia e di attenzione al business, da questa linea dedicata alle donne?<br />
E allora perché stigmatizzare, in nome di un tardo femminismo un po’ acido, questo modo simpatico di fare wine business? Suvvia!<br />
Don’t forget: <em><strong>Girls</strong></em><strong><em> </em>Just<em> </em></strong><em><strong>Want to Have Fun! </strong></em>Anche bevendo vino naturalmente<em>… </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un parcheggio nel vigneto del Castello di Brescia? Il Sindaco smentisce comunicati e rumors</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 13:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una notizia improvvisa ha messo a rumore ieri pomeriggio gli ambienti del vino bresciani. Un comunicato stampa emesso da Slow Food, intitolato “Un parcheggio al posto del vigneto urbano più grande d’Europa”, sottotitolo “Nel centro di Brescia in pericolo un monumento agricolo”, lasciava pensare che si volesse compiere uno sfacelo e un clamoroso imperdonabile errore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6135/5918650520_2782860d04_o.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify">Una notizia improvvisa ha messo a rumore ieri pomeriggio gli ambienti del vino bresciani.<br />
Un comunicato stampa emesso da Slow Food, intitolato “<strong>Un parcheggio al posto del vigneto urbano più grande d’Europa</strong>”, sottotitolo “<em>Nel centro di Brescia in pericolo un monumento agricolo</em>”, lasciava pensare che si volesse compiere uno sfacelo e un clamoroso imperdonabile errore in uno dei luoghi più suggestivi del vino della provincia di Brescia, quattro ettari di vigneto, coltivati con impianto a pergola, in larga parte con la rara uva Invernenga (di cui si parla già in un documento risalente al 1401).<br />
Il comunicato stampa di Slow Food recitava: “Come cancellare un pezzo di storia rurale: la giunta del comune di Brescia ha indetto la gara a base d’asta e assegnato al vincitore il progetto di costruzione del parcheggio da realizzare sotto il Castello.<br />
Il cantiere del parcheggio occuperà gran parte del vigneto Pusterla posto sul Ronco Capretti, alla base del colle Cidneo, nel cuore urbano di Brescia, piccola area agricola che la città custodisce da secoli a ridosso del centro storico. Sono circa quattro ettari di terreno che raccontano e testimoniano una presenza rurale all’interno delle fortificazioni veneziane, con un vigneto che ha caratteristiche uniche e origini antiche.<br />
È il più grande vigneto urbano d’Europa (il più famoso, Clos de Montmartre a Parigi, si estende per soli 1.556 metri quadrati) e l’unico impianto di invernenga da cui si produce in purezza vino bianco. «Vigneto e vino sono un pezzo di storia del territorio; esprimono saperi che abbiamo la responsabilità di tramandare, pena vedere perduta una identità.<br />
È una cosa irresponsabile, insensato solo aver pensato di poter cancellare un pezzo di terra rurale che custodisce e modella il paesaggio nel rispetto della biodiversità e della cultura del proprio territorio, che racconta e arricchisce» spiega Francesco Amonti, segretario di Slow Food Lombardia.<br />
Slow Food nel 2007 ha dedicato al vigneto una pergamena che titolava Patrimonio Storico della Cultura Agroalimentare e Ambientale, quale luogo unico, patrimonio da tutelare e anche da far continuare a coltivare il vitigno autoctono, ci sono alcuni ceppi secolari, con l’impianto tradizionale a pergola bresciano, oggi generalmente abbandonato per favorire la meccanizzazione.<br />
C’è soprattutto l’invernenga, ma anche marzemino, groppello, uccellina, schiava, corva, tutti antichi vitigni diffusi in provincia, tanto da costituire una sorta di collezione ampelografica”.<br />
Questo il comunicato di Slow Food.<br />
“Peccato”, anzi, menomale che le cose non stanno assolutamente così. In un comunicato stampa diffuso già oggi il <strong>Sindaco di Brescia Adriano Paroli</strong> ha inteso replicare sia a Slow Food, sia ad alcune prese di posizioni, politiche, dei responsabili bresciani di <strong>Sinistra Ecologia e Libertà. </strong>Ecco il comunicato stampa del Sindaco di Brescia che racconta<strong> come stanno esattamente le cose:<br />
“</strong>Brescia possiede uno dei più importanti, probabilmente anche dei più estesi, vigneti urbani d’Europa. Una particolarità che non è solo un primato, ma che rappresenta un pezzo della storia della città, che rileva la centralità di Brescia nell’importante mercato dei vini e raccorda la nostra città alla sua Provincia, in particolar modo al lago di Garda e alla Franciacorta.<br />
Oggi questo patrimonio agricolo è trascurato e affatto valorizzato, “per questo &#8211; ha sottolineato il sindaco, Adriano Paroli<strong>,</strong> &#8211; sto da tempo incontrando le realtà private che ne sono proprietarie e gestori, al fine di riqualificare quel lembo di terra che tanto sta a cuore alla città.<br />
Stiamo sviluppando un progetto davvero importante e per questo mi dispiace e mi secca leggere le strumentali e false dichiarazioni che oggi s’inseguono sulla rete, in forza di una comunicazione che non ha alcuna consistenza e il benché minino fondo di verità.”<br />
I lavori per il progetto che vuole la costruzione del nuovo parcheggio a fianco della galleria Tito Speri, per nulla andranno ad intaccare il vigneto, che si trova dalla parte opposta del colle Cidneo.<br />
Le immagini e le slide che circolano sulla rete sono quelle proposte più di un anno fa da una azienda che ha partecipato al bando di gara. Ovviamente questa soluzione che prevedeva di avvicinare un cantiere al vigneto è stata da subito scartata dall’amministrazione.<br />
“Mi stupisce che persone tanto attente all’immagine della nostra città, alla nostra storia ed al nostro territorio, si siano prese la briga di comunicare un progetto falso e mai nemmeno in discussione, piuttosto di venire alla presentazione pubblica dell’opera, svoltasi ieri mattina alla Camera di Commercio di Brescia.<br />
Gli ingegneri e gli architetti progettisti, i responsabili dei lavori di Brescia Mobilità e tutta la Giunta avrebbero spiegato loro come i lavori prevedano un’area per lo smaltimento dei materiali estratti che si collocherà vicino al parcheggio di fossa Bagni, praticamente nel lato opposto rispetto al vigneto, che come detto non verrà in nessun modo sfiorato <strong>– </strong>conclude il sindaco”. Non ci sarà pertanto bisogno, come raccontava la stampa bresciana, di scatenare battaglie sul <a href="http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/27139/1/" target="_blank">progetto del parcheggio al Castello</a> appena presentato alla città dalla Loggia e da Brescia Mobilità.<br />
Gli esponenti bresciani del movimento Sinistra Ecologia e Libertà avevano sostenuto che nel vigneto della Pusterla (7500 mq) verrà conferito il materiale di scavo, le attrezzature e i macchinari per la realizzazione del parcheggio annunciando la formazione di un comitato a difesa dell’antico vigneto, appello al quale avrebbero dato una prima adesione Slow Food, Legambiente e Italia Nostra.<br />
Il vigneto Capretti di via Pusterla non si tocca. Soprattutto per chiara volontà dell’amministrazione comunale bresciana, che considera un fiore all’occhiello questo vigneto cittadino, e desidera anzi il rilancio di questa straordinaria vigna nel cuore di Brescia…<br />
Dispiace molto che Slow Food abbia diffuso un allarme del tutto ingiustificato…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vini Gennaro: ancora contenti di aver scelto Fabrizio Corona come testimonial?</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 12:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Interrogativo &#8220;angoscioso&#8221;: dalla Moric a Mora? Domanda super oziosa, lo so bene. Mi chiedo se sarà ancora così contento e orgoglioso della sua scelta il produttore corleonese Gennaro, dopo aver appreso, da lanci d’agenzia come questo, o da cronache prontamente riprese anche dal Curierun, che il suo super brillantinato e poli tatuato testimonial, oltre a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3662/3615747953_733fc7f606.jpg" alt="" width="400" height="257" /></p>
<p><strong>Interrogativo &#8220;angoscioso&#8221;: dalla Moric a Mora?</strong></p>
<p>Domanda super oziosa, lo so bene. Mi chiedo se sarà ancora così contento e orgoglioso della sua scelta <a href="http://www.vinigennaro.com/">il produttore corleonese Gennaro</a>, dopo aver appreso, da <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2010/09/27/visualizza_new.html_1759314892.html">lanci d’agenzia come questo</a>, o da cronache prontamente <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/10_settembre_27/mora-verbale-corona-relazione_79a8c2b2-ca1c-11df-9db5-00144f02aabe.shtml">riprese anche dal Curierun</a>, che il suo super brillantinato e poli tatuato <a href="../../../../../blog/2009/06/corona-come-testimonial-quando-il-mondo-del-vino-e-proprio-alla-canna-del-gas.html">testimonial</a>, oltre a divertirsi con bellissime fanciulle, tra cui la prezzemolina <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bel%C3%A9n_Rodr%C3%ADguez">Belen Rodriguez</a>, stando a quel che ha dichiarato il manager del mondo dello spettacolo <a href="http://www.lelemora.com/">Lele Mora</a>, non avrebbe disdegnato altre, molto meno da macho e sciupa femmine, attenzioni..</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3513/3944202620_c1956c8e39.jpg" alt="" width="315" height="450" /></p>
<p>Alla luce di queste dichiarazioni, che ovviamente attendono riscontro, con <strong>Lele Mora</strong> che dichiara “di avere avuto una &#8220;relazione&#8221; con <strong>Fabrizio Corona</strong> e di avere speso per lui &#8220;circa 2 milioni di euro&#8221; tra il 2004 e il 2006, alla Vini Gennaro, saranno ancora così soddisfatti di aver scelto un personaggio che, stando alla parola di Mora, sarebbe, per dirla in siciliano, un po&#8217; “<em>ricchione</em>”?<br />
Nessuna discriminazione nei confronti dei gay o dei bisessuali, perbacco, siamo nel 2010, no?, ma ci piacerebbe tanto sapere se nella cantina di Corleone che ostentava con tanto orgoglio – un vero “<em>Corona pride</em>” &#8211; il poter contare su un testimonial così macho e virile, siano anche oggi così tanto soddisfatti…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vini del “re” Gaja al pranzo d’onore per il Papa a Torino</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2010/05/vini-del-%e2%80%9cre%e2%80%9d-gaja-al-pranzo-d%e2%80%99onore-per-il-papa-a-torino.html</link>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 08:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aria di regime, meglio ancora di “ancien régime”, per la parentesi enogastronomica, presso la Sala del Camino in Arcivescovado, ovvero il “Pranzo offerto dal Cardinale Severino Poletto a Sua Santità Benedetto XVI in occasione della visita per l’Ostensione della Sindone” a Torino. Come riferisce questo articolo pubblicato sull’edizione on line della Stampa, ai quaranta ospiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm2.static.flickr.com/1012/4592701794_4d32da6e80_o.jpg" alt="" width="384" height="420" /></p>
<p>Aria di regime, meglio ancora di “ancien régime”, per la parentesi enogastronomica, presso la Sala del Camino in Arcivescovado, ovvero il “Pranzo offerto dal Cardinale Severino Poletto a Sua Santità Benedetto XVI in occasione della visita per l’Ostensione della Sindone” a Torino.<br />
<a href="http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/ostensione/articolo/lstp/204942/">Come riferisce questo articolo</a> pubblicato sull’edizione on line della <span style="text-decoration: underline">Stampa</span>, ai quaranta ospiti sceltissimi, “parte delle alte sfere vaticane, dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone, al decano del Sacro Collegio, il cardinal Angelo Sodano, al Nunzio Apostolico Giuseppe Bertello al segretario particolare del Papa, padre Georg, al direttore dell’«Osservatore Romano» Gian Maria Vian. Otto cardinali, 34 vescovi”, é stato proposto un menù che comprendeva la sottilissima di polipo con erbetta cappuccina e pomodori pachino e i classicissimi agnolotti del plin al sugo d’arrosto, oltre che il bue al Barolo, nonché le ganache di cioccolato su cialda croccante di mandorle, la meringa con fragoline fresche e lo zabajone tiepido al moscato.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4056/4592696716_dabe3c4159_o.jpg" alt="" width="343" height="420" /></p>
<p>Ad accompagnarlo un’unica griffe vinosa: tutto “Angelo Gaja, il preferito del cardinale Sodano: Rossi Bass del 2007 e Barbaresco del 2005, in edizione limitata a 130 bottiglie con retro-etichetta ricordo e autografo del grande produttore langarolo”.<br />
Sorvolando sul fatto che pare abbiano bevuto parecchio in questa augusta occasione, visto che per 40 persone hanno appositamente selezionato ben 130 bottiglie, é che la Stampa non si sia premurata di dirci di quale produttore fosse il Moscato d&#8217;Asti servito, c’è davvero da complimentarsi per la scelta molto originale, curata da Carlo Nebiolo, (astigiano e torinese d’adozione, vicepresidente di Ascom-Confcommercio Torino e Presidente dell’ Epat subalpina, nonché fresco Vicepresidente nazionale di Fipe-Confcommercio (la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) e patron del ristorante Marco Polo) che per il Papa ha voluto servire i vini del “re”.<br />
Quanto ad abilità nelle pubbliche relazioni, che si traduce anche nell’essere percepito come il produttore di vini “must” per un pranzo così speciale ed esclusivo, il re del Langhe Nebbiolo (presente al pranzo con la moglie) non è davvero secondo a nessuno…</p>
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		<title>Ricchi, forse maleducati, ma non scemi… Sformatini e Cannonau e 7000 euro di vino</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 14:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visto che chi, per sua natura e data l&#8217;impostazione di quei blog, se ne dovrebbe occupare, non lo fa, vi segnalo io, per provare a farmi perdonare che in piena estate insisto a scassarvi i cabassisi ancora con Brunellopoli, due sfiziosità leggere più adatte al clima e alla situazione che discorrere di vini taroccati o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm1.static.flickr.com/188/423011893_875db9e60b.jpg" alt="" width="240" height="240" />Visto che chi, per sua natura e data l&#8217;impostazione di quei blog, se ne dovrebbe occupare, non lo fa, vi segnalo io, per provare a farmi perdonare che in piena estate insisto a scassarvi i cabassisi ancora con <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brunellopoli">Brunellopoli</a>, due sfiziosità leggere più adatte al clima e alla situazione che discorrere di vini taroccati o non conformi a disciplinari che molti (guarda caso) considerano superati.<br />
Letta ieri, sul Corriere on line, <a href="http://www.corriere.it/politica/09_agosto_10/berlusconi_olbia_vacanze_06026376-85b3-11de-8be5-00144f02aabc.shtml">qui</a>, la cronaca della festicciola (solo una trentina di partecipanti) che il Berlusca ha fatto nei giorni scorsi a Villa Certosa per il compleanno della figlia Marina.<br />
Presenti i “fedelissimi” a partire dal mitico Emilio, direttore del TG 4 sino al chitarrista ex posteggiatore Apicella, ed il finale del pezzullo riferisce che la Signora Briatore, al secolo Elisabetta Gregoraci, “cotta dal sole di Por­to Cervo, gusta senza rimorsi gli sfor­matini del cuoco Michele, innaffiati sa­pientemente di cannonau&#8221;.<br />
<img class="alignright" src="http://farm3.static.flickr.com/2437/3815034064_4c99be3c82.jpg" alt="" width="315" height="327" />Bene si può sapere, di che razza di “sformatini” si trattava, non di verdure immagino, non di pesce, se ci bevevano sopra, con il caldo che fa anche nell’esclusiva (si dice così, no?) Sardegna, addirittura del Cannonau?<br />
Noi che per deformazione mentale siamo curiosi di abbinamenti et similia e che oggi, su un proletarissimo, ma squisito piatto di farfalle con verdure (peperone rosso e giallo, zucchine e cipolle di Tropea) ho abbinato, con successo, un vino del Garda bresciano, una Igt Benaco Bresciano 2007, l’ottimo <a href="http://www.pratello.com/images/M_images/vini/lieti_conversari_pratello.pdf">Incrocio Manzoni Lieti Conversari</a> del Pratello di Vincenzo Bertola, vorremmo sapere se detto abbinamento sia eno-filologicamente corretto oppure no.<br />
Seconda notiziola. Su Il Giornale – che a qualcuno non piacerà perché proprietà della famiglia di quello che propone Cannonau sugli sformatini, leggo – <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=373796">qui</a> &#8211; che i calciatori dell’Inter e della Lazio, che sabato si sono affrontati a Pechino per la finale della Supercoppa (giuro che non conosco il risultato finale e che non voglio conoscerlo&#8230;) “si sarebbero comportati come &#8220;turisti di lusso che non hanno alcuna considerazione per il prossimo&#8221;.<br />
E che solo per spese relative al vino avrebbero ”speso 70mila yuan (settemila euro, ndr)&#8221;, come “ha sostenuto Wang Bo, uno degli accompagnatori dei giocatori in una dichiarazione al quotidiano Notizie di Pechino”.<br />
<img class="alignleft" src="http://farm3.static.flickr.com/2558/3814935028_8273461a7a.jpg" alt="" width="315" height="219" />Bene, ammesso e non concesso che degli atleti, impegnati in una competizione che non sarà certo la fantomatica coppa con le orecchie, ma che era comunque un confronto ufficiale e con un minimo di prestigio, si siano potuti permettere, accanto al riso in bianco e alla carne ai ferri, un po’ di vino, sarebbe possibile sapere non tanto chi abbia ecceduto con i piaceri di Bacco (sospetto siano stati quelli con la maglia nerazzurra) ma quale tipo di vini si siano concessi?<br />
Vini fermi o con le bollicine? Champagne, come immagino, o che altro?<br />
In ogni caso, se davvero avessero bevuto bene, con gli ingaggi esagerati su cui possono contare possono permettersi anche i più grandi Château bordolesi e i premier cru di Borgogna, oltre ai soliti banali Super Tuscan con le quali le divette un po’ “zoccole” <a href="http://www.intravino.com/persone/sesso-e-vino-dont-believe-the-hype/">farebbero il bagno</a>, si può sapere, magari dagli uffici stampa di Inter e Lazio, cosa si siano concessi, spendendo la non trascurabile cifra (trascurabilissima per loro) di settemila euro?<br />
Così, per curiosità, per vincere il caldo che impazza e indulgere un poco all&#8217;eno-gossip…</p>
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		<title>Carlo Ottaviano “supplente” di Kelablu rende omaggio al DirettoRe…</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 19:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho già parlato (leggete qui) della silenziosa (stranamente non se n&#8217;é discusso molto&#8230;) “normalizzazione” che ha portato ad un cambio di timone alla testa dell’originale e sempre divertente (tranne quando veniva lasciato inopinatamente spazio a qualche comprimario…) blog Kelablu edito da Gambero rosso editore. Come già detto, l’ottimo Massimo Bernardi viene sostituito, non si sa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&amp;gt;     Normal   0   14         false   false   false                             MicrosoftInternetExplorer4   --><!--[if gte mso 9]&amp;gt;     --> <!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:"Microsoft Sans Serif"; 	panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:1627421663 -2147483648 8 0 66047 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Microsoft Sans Serif"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} a:link, span.MsoHyperlink 	{color:blue; 	text-decoration:underline; 	text-underline:single;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed 	{color:purple; 	text-decoration:underline; 	text-underline:single;} p 	{mso-margin-top-alt:auto; 	margin-right:0cm; 	mso-margin-bottom-alt:auto; 	margin-left:0cm; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --> <!--[if gte mso 10]&amp;gt;   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;}  --></p>
<p><span><img src="http://farm4.static.flickr.com/3413/3225248515_f71f63bc39.jpg?v=0" align="top" width="400" height="281" /></span></p>
<p><span>Ho già parlato (<a href="http://vinoalvino.org/blog/2009/01/kelablu-normalizzato-massimo-bernardi-sostituito-da-un-supplente.html">leggete qui</a>) della silenziosa (stranamente non se n&#8217;é discusso molto&#8230;) “normalizzazione” che ha portato ad un cambio di timone alla testa dell’originale e sempre divertente (tranne quando veniva lasciato inopinatamente spazio a qualche comprimario…) <a href="http://blog.gamberorosso.it/kelablu/">blog Kelablu</a> edito da Gambero rosso editore.<br />
Come già detto, l’ottimo <strong>Massimo Bernardi</strong> viene sostituito, non si sa per “scelta tattica” da parte dell’allenatore o per “infortunio” da “un supplente per voi. In attesa di un vero titolare” (titolo del <a href="http://blog.gamberorosso.it/kelablu/node/1395">post di esordio</a>) che sinora si era presentato solo dicendo “Questa è Kelablu, non c’è dubbio. Ma io non sono né Massimo né il massimo. Sono il supplente: che stima Massimo ma che non sopporta le primedonne; che di cose da fare ne ha già tante; che è pronto a lasciare la tastiera ad altro titolare”, e assicurando che “a futura testimonianza del rigore, della correttezza e della professionalità di tutto ciò che gira attorno al Gambero Rosso vi rimando solo e unicamente a quanto leggete e leggerete sul sito, sul giornale, sulle guide”, ma che avendo rapidamente preso gusto al gioco ha pensato bene di rivelare chi sia. E di farci capire come la pensi&#8230;<br />
Non l’ha fatto con un post, ma intervenendo con <a href="http://blog.gamberorosso.it/kelablu/node/1395#comment-form">un commento al post citato sopra</a> dove si è presentato con nome e cognome. Si tratta di <strong>Carlo Ottaviano</strong>, giornalista professionista che è stato anche direttore di un mensile come Vie del gusto, direttore di una società di servizi per l’editoria, ma nel cui <a href="http://www.pubblicitaitalia.it/news/Fatti-e-Persone/Persone/ottaviano-entra-in-pms_02100350.aspx">curriculum vitae</a> figura anche l’essersi occupato di comunicazione d’impresa, di comunicazione e relazioni esterne, e che è docente di gestione e tecnica degli uffici stampa presso l’IFG, il master post laurea dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.<br />
Cosa ha scritto il neo blogger, pardon il supplente non si sa quanto temporaneo di Bernardi? Leggetelo testualmente: “Da ottobre lavoro al Gambero Rosso, da ottobre sono felice di far parte di una squadra di ottimi professionisti motivata, consapevole delle difficoltà del tempo (economico) e del ruolo che ha avuto nel mondo dell’informazione, che ha oggi e che avrà in futuro.<br />
Quando – ormai 30 anni fa, era il luglio 1979- sostenni gli esami da giornalista professionista, mi fu chiesto di chi è la proprietà di un articolo pubblicato. Non so se questa parte di risposta è giuridicamente corretta, so che piacque. Un articolo, un giornale intero, sono un prodotto collettivo, non appartengono a un solo autore, ma anche a chi ha capito che un determinato argomento merita l’approfondimento, a chi da il numero di battute da scrivere, a chi impagina, titola, decide che spazi dare o in che pagina mettere il pezzo.<br />
Per fare questo prodotto collettivo c’è una squadra, la redazione, che funziona come in un regime di monarchia democratica. Si discute, si dibatte, si litiga (spesso e volentieri), ma alla fine la decisione è di chi detiene il potere finale: il direttoRe. Da ottobre ho l’onore di collaborare con Daniele Cernilli che mi ha chiamato nella squadra, dando il mio contributo di esperienza (piccolo o grande che sia).<br />
La regola prima enunciata è alla base delle corrette relazioni umane e professionali in una redazione. A quella mi attengo e, sinceramente, mi sembra perfino ridondante ribadire che il direttoRe è l’amico Cernilli. Lo faccio perché ho l’impressione che questi sfogatoi rappresentati dai blog e dai forum a volte vadano eccessivamente sopra le righe, si avvitino su se stessi, cerchino lo spunto non per capire ma per intorbidire le acque.<br />
Non entro nelle polemiche sul passato perché non facevo parte del gruppo e sarebbe presuntuoso e fuori luogo. Come oggi è presuntuoso e fuori luogo far finta che il mondo non è cambiato, che non solo la crisi economica, ma la maturazione di nuove consapevolezze ambientali (l’alimentazione e l’agricoltura sana, giusta, buona), le acquisiste competenze dei consumatori (finalmente certi sommelier hanno smesso di raccontare del sentore di violetta), l’attenzione di nuove fasce di lettori all’argomento food&amp;wine; tutto ciò impone di cambiare.<br />
Nel solco della tradizione della redazione del Gambero che prima di tutti e di tutto (e tutti assieme) ha prodotto un giornale rivoluzionario, aperto un mercato che non c’era, costruito una sua identità forte e chiara. Chi resta fermo va ai margini o chiude. Il Gambero non vuole abdicare al ruolo avuto finora, né d’altro canto all’orizzonte c’è qualcuno che ha la stessa autorità morale, competenza e professionalità per occupare i nostri spazi. Tutto il resto è chiacchiericcio sterile che non produce nulla”.<br />
Commento ed esordio molto istruttivo. Ad occuparsi di Kelablu, di <strong>un blog</strong>, è un signore che, su un blog, parla di “sfogatoi rappresentati dai blog e dai forum”, che quando fa riferimento al direttore del Gambero rosso lo definisce non solo “l’amico Cernilli”, bensì, molto sobriamente, “il direttoRE”, che per il futuro di Kelablu fa pensare ad un gestione stile “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Soviet">soviet</a>” o collettivo del blog.<br />
Un signore che inneggia alla necessità “di cambiare”, ma essendosi calato rapidamente nella parte inneggia al Gambero “giornale rivoluzionario” dalla “identità forte e chiara” e soprattutto proclama, forse per convincere soprattutto se stesso, che “il Gambero non vuole abdicare al ruolo avuto finora, né d’altro canto all’orizzonte c’è qualcuno che ha la stessa autorità morale, competenza e professionalità per occupare i nostri spazi”. Poffarbacco, mi sa tanto che questo “supplente” sulla tolda di Kelablu ci voglia restare a lungo, e se potesse servire non esitando ad invitare gli alunni-lettori ad unirsi a lui esclamando in maniera stentoria: “evviva il Preside, lunga vita al DirettoRE”!<span>  </span><span>   </span></span></p>
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		<title>Felicità, un bicchiere di vino&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 23:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certo che nel mondo del vino succedono le cose più stravaganti. Venerdì mattina, mentre arrancavo lungo i tornanti secchi della degustazione dei Brunello di Montalcino 2003, mi chiama un amico enologo. Con una voce divertita mi chiede a bruciapelo &#8220;Franco, ma hai deciso di cambiare mestiere?&#8221;. Vagamente infastidito, soprattutto perché i vini di Montalcino mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm3.static.flickr.com/2110/2286332947_46716d773e.jpg?v=0" align="left" height="275" width="183" />Certo che nel mondo del vino succedono le cose più stravaganti. Venerdì mattina, mentre arrancavo lungo i tornanti secchi della degustazione dei Brunello di Montalcino 2003, mi chiama un amico enologo. Con una voce divertita mi chiede a bruciapelo &#8220;Franco, ma hai deciso di cambiare mestiere?&#8221;. Vagamente infastidito, soprattutto perché i vini di Montalcino mi stavano facendo girare niente male i corbelli, gli rispondo a muso duro &#8220;ma sei scemo, cosa stai dicendo?&#8221;.<br />
La risposta é di quelle che non sai se possano far ridere o piangere, tanto sono bislacche e lunari. &#8220;Sai, a Roma ho sentito insistentemente dire che stai curando l&#8217;immagine di Albano Carrisi&#8221;.<br />
A parte il fatto che qualcuno, magari una simpatica amica p.r., dovrebbe spiegarmi in cosa consista curare l&#8217;immagine, e considerato che di immagine non riesco nemmeno a curare la mia, pagherei un tot per sapere chi sia quell&#8217;emerita testa di&#8230; che possa essersi inventato una cosa tanto strampalata e assurda.<br />
Mettermi a curare l&#8217;immagine io, che delle p.r., del marketing, della diplomazia, della ruffianeria che ti porta a salutare tutti (anche quelli che ti stanno sulle scatole) con simpatia, a tenere buoni rapporti con chiunque, a sorridere e fingere che quella persona ti stia tanto a cuore, ho la massima e scoperta disistima?<br />
Certo, Albano Carrisi, mister &#8220;felicità, un bicchiere di vino con un panino&#8221; o &#8220;nostalgia canaglia&#8221;, l&#8217;ho conosciuto, come tanti del mondo del vino, sono stato due volte nella sua masseria a Cellino San Marco nell&#8217;amatissimo Salento, ci ho parlato, anche discusso, in merito ad un antico (e naufragato) progetto che doveva portare ad un&#8217;azione comune dei produttori di vino salentini. Ma tutto qui, niente di più e non ho contatti con lui, se non quelli che chiunque può avere vedendolo cantare con voce spiegata in televisione, da anni.<br />
Ma si può sapere come possa nascere questa voce &#8220;dal sen fuggita&#8221;, che il sottoscritto, che se qualcosa sa fare é scrivere, decida di sputtanarsi e fare come tanti &#8220;colleghi&#8221; a mettere a curare pubbliche relazioni, a fare uffici stampa, ad occuparsi dell&#8217;immagine di un produttore che non é nemmeno lontanamente tra quelli che con i loro vini mi mandano in solluchero?<br />
Strana cosa il mondo del vino italiano, con i suoi nani, giganti e ballerine, una cosa sempre più da Circo Togni (con il massimo rispetto per i circensi e la loro antica nobile tradizione), dove possono nascere, alimentati chissà da chi e perché, enogossip imbecilli e privi di senso come questi&#8230;</p>
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		<title>Quando la realtà supera la fantasia. Buffet nouvelle vague per il Chianti Classico</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/quando-la-realta-supera-la-fantasia-buffet-nouvelle-vague-per-il-chianti-classico.html</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 10:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA["enogossip"]]></category>

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		<description><![CDATA[Non avrei mai immaginato, dopo la mia uscita-boutade subito dopo l’Anteprima dell’Amarone della Valpolicella 2004 a Verona quando mi chiedevo (leggi) se fosse stata inaugurata, visto il buffet “bulgaro” che era stato proposto alla stampa, l’era del pauperismo risparmioso, che la realtà avrebbe superato la mia, seppur fervida, fantasia. Invece, sceso in Toscana per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img src="http://farm3.static.flickr.com/2342/2280836477_ea1bfe4b18.jpg?v=0" align="left" height="313" width="209" />Non avrei mai immaginato, dopo la mia uscita-boutade subito dopo l’Anteprima dell’Amarone della Valpolicella 2004 a Verona quando mi chiedevo (<a href="http://vinoalvino.org/blog/2008/01/alle-anteprime-toscane-con-schiscetta-e-sacco-a-pelo.html">leggi</a>) se fosse stata inaugurata, visto il buffet “bulgaro” che era stato proposto alla stampa, l’era del pauperismo risparmioso, che la realtà avrebbe superato la mia, seppur fervida, fantasia. Invece, sceso in Toscana per la settimana delle anteprime e sbarcato a Firenze martedì 19 per l’affollatissima Chianti Classico Collection, allestita con grande sfarzo nell’ex Stazione Leopolda sita nella zona di Porta a Prato dall’efficientissimo Consorzio del Chianti Classico, io, come tanti altri giornalisti che affollavano lo scenografico salone dove un efficiente team di sommelier dell’equipe A.I.S. Toscana ci proponeva la marea di vini in degustazione, mi sono trovato di fronte ad una sorpresa.<br />
Non la “schiscetta” con le provviste di fortuna portate da casa, ma al momento tradizionalmente riservato al buffet e alla ricreazione degli stomaci, dopo tanto vino, tanti tannini, alcol ingurgitati (anche quando si sputa per tentare di salvare la pelle, ad una vera e propria merenda al sacco, un elegantissima sporta di velluto nero, (vedi la foto sopra concessa dall&#8217;amico Roberto Giuliani) recante la scritta “Chianti Classico Collection” ed il marchio del Gallo nero, che prima di poter essere da noi riciclata per il trasporto di due bottiglie (di Chianti ovviamente) conteneva la nostra “pappa” per pranzo.<br />
Due panini, uno dei quali intelligentemente farcito con una tipica materia prima chiantigiana, il salmone affumicato, l’altro con del burro tartufato e del salume, un pacchettino di mandorle salate, un altro con del formaggio grana indistinto, uno con dei biscottini e due cioccolatini con liquore. E c’est fini signori belli…<br />
Non voglio discutere le buoni intenzioni di chi ha avuto questa geniale pensata, ovvero evitare le code e l’assalto al buffet degli anni precedenti, quando la pausa tra la prima e la seconda serie di assaggi era rappresentata da salumi e formaggi, pane, una zuppa calda e dei dolci, ed evitare di farci perdere tempo per concentrarci sulle degustazioni mediante il doppio panino e le razioncine da pic nic dell’oratorio.<br />
Resta il fatto che il Consorzio del Chianti Classico e la sua presidenza, così attenti all’immagine, al blasone, al prestigio, avrebbero potuto risparmiarci, come ho detto a muso duro a Marco Pallanti, scontrandomi con la sua aperta perplessità e con la sua espressione offesa (offeso lui?), questa provincialata triste.<br />
Che forse ci avrà fatto risparmiare tempo e avrà fatto risparmiare loro denaro (anche se in verità dicono il contrario) rispetto a quanto spendevano per il buffet, ma al potente (e ricco) Consorzio chiantigiano non ha certo fatto fare un figurone.<br />
Trovata originale, spiritosa, desangagé, ma sempre una grande provincialata, che avremmo potuto accettare, senza offesa, dal Consorzio del Valcalepio, ma che vedendo protagonista un marchio, prestigioso, noto in tutto il mondo, al quale fanno capo aziende di un certo blasone, storia e stile, lascia, oggettivamente sconcertati.<br />
E non solo quell’inguaribile rompicoglioni, bastian contrario e incontentabile (oltreché abbuffone, come ora dirà qualche bischero) del sottoscritto, ma un sacco di giornalisti e invitati che, bastava guardare le loro facce sconcertate, sono rimasti sorpresi da questa trovata nouvelle vague.<br />
E che naturalmente faranno i superiori e lasceranno a quel cattivo, sporco e spudorato del sottoscritto, farsi portavoce anche della loro sorpresa, e, almeno del mio caso, della mia offesa e sdegno. Perché essere trattati così da un Consorzio, quando si viene invitati e si è lì a lavorare nel loro interesse, è, beh, lasciamo perdere&#8230;</span></p>
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		<title>Alle Anteprime toscane con schiscetta e sacco a pelo?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 23:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avvertenza: questo post è assolutamente corporativo, personale, riservato alla carovana (stavo scrivendo caravanserraglio) dei giornalisti italiani ed esteri (mi sa che devo tradurlo anche in inglese) che sono invitati alle varie manifestazioni dedicate alla presentazione in anteprima delle nuove annate dei vini che vanno in commercio che si svolgono dal Piemonte alla Campania alle isole. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2309/2224968249_b21eaf65c4.jpg?v=0" align="left" height="240" width="240" />Avvertenza: questo post è assolutamente corporativo, personale, riservato alla carovana (stavo scrivendo caravanserraglio) dei giornalisti italiani ed esteri (mi sa che devo tradurlo anche in inglese) che sono invitati alle varie manifestazioni dedicate alla presentazione in anteprima delle nuove annate dei vini che vanno in commercio che si svolgono dal Piemonte alla Campania alle isole. E non interesserà assolutamente alla stragrande maggioranza dei lettori di questo blog.<br />
Voglio comunque, perché la cosa mi é rimasta diciamo sullo stomaco, porre una semplice domanda: siamo arrivati all’epoca della <em>schiscetta</em> (traduco per i non milanesi e lombardi: gavetta) e del sacco a pelo?<br />
A giudicare dal <strong>buffet bulgaro</strong>, così poverello e tristo (non triste), così dimesso, con una sola persona incaricata costretta a cantare e portare la croce, ad affannarsi davanti a torme di (giustamente) affamati, che è stato proposto agli addetti ai lavori invitati a degustare gli <strong>Amarone della Valpolicella </strong><strong>2004</strong> in occasione dell’Anteprima veronese di sabato 26 gennaio (<a href="http://vinoalvino.org/blog/2008/01/amarone-della-valpolicella-perche-non-possiamo-dirci-ottimisti.html">leggi</a>), accingendoci a scendere in Toscana per la settimana del Chianti Classico, del Vino Nobile di Montepulciano e del Brunello (e ancora prima della Vernaccia di San Gimignano) dobbiamo concludere che da Verona sia partita una nouvelle vague pauperista?<br />
Dobbiamo prevedere che invece della consueta squisita, avvolgente e golosa ospitalità, espletata in ogni momento delle tre manifestazioni, con calore e simpatia, ci troveremo di fronte a tavole poco imbandite e a notti (fredde) sotto i ponti?<br />
<img src="http://farm3.static.flickr.com/2240/2224966045_e1f5645d55.jpg?v=0" align="right" height="277" width="280" />Insomma, visto come a Verona si è pensato di rifocillare (si fa per dire) coloro che stavano facendo il tour de force dell’assaggio (più o meno meditato: c’era anche gente che si è trovata in piedi, perché i posti disponibili erano inferiori al numero degli accreditati: davvero geniale …) di 70 Amarone della Valpolicella, nel partire per San Gimignano &#8211; Firenze – Montepulciano – Montalcino dovremo portarci dietro il sacco a pelo per rendere un po’ meno dure le notti all’addiaccio, e una <em>schiscetta</em> con dentro qualcosa preparato provvidenzialmente a casa (degli spaghetti avanzati, quattro polpette…) perché non si sa mai e magari qualche pacchettino di crackers, di biscotti o, per tornare all’epica delle centomila gavette di ghiaccio di bedeschiana memoria, qualche galletta o della carne secca salata?<br />
Tanto per sapere, tanto per regolarci, perché con gli italici Consorzi, con rispetto parlando, non si è mai certi di nulla…</p>
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