Giornalismo del vino e pubblicità : nessuna confusione possibile!
Ricevo dall’amico e collega Hervé Lalau, Secrétaire Géneral della Fijev (vedi) Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains des Vins et Spiritueux questa comunicazione, molto importante, che vi propongo in doppia versione, originale francese e italiano.
Con il titolo di Journalisme vineux et publicité: non à l’amalgame, si definisce “Injuste et dangereuse. C’est ainsi que la FIJEV considère la décision rendue par le Tribunal de première instance de Paris, qui, dans le cadre d’une plainte déposée par l’Association Nationale pour la Prévention en Alcoologie et Addictologie contre Le Parisien, assimile les articles sur le vin à de la publicité et stipule qu’en France, dorénavant, ces articles devront porter la mention obligatoire en matière de publicité sur les produits alcooliques en France: “L’abus d’alcool est dangereux pour la santé”.
Nous contestons énergiquement l’analyse du tribunal qui accorde crédit aux affirmations de l’Association Nationale pour la Prévention en Alcoologie et Addictologie: “Toute communication en faveur d’une boisson alcoolisée, telle qu’une série d’articles en faveur du Champagne, constitue de la publicité et tombe donc sous le coup du code de la santé publique”. Notre métier n’est pas de faire vendre. Nous ne faisons pas de la “communication”, ni de la réclame, nous informons. Nous participons à l’éducation à la qualité, nous ne poussons pas à la consommation. Cette décision de justice doit être révisée. Aidez-nous en ce sens. Nous attendons vos messages. Une pétition serait un premier pas, en attendant une constitution de partie civile dans un procès en appel. Nous devons soutenir nos confrères du Parisien, non par esprit de corps ou intérêt (nous n’en avons aucun en la matière), mais parce que cette cause est juste”. Si vous souhaitez signer la pétition mise en ligne par la FIJEV, rendez-vous sur le site Internet (vedi)
Tradotta dalla lingua di Voltaire alla nostra la presa di posizione del collega francese ma residente in Belgio, dove é redattore capo della rivista In vino veritas (sito) e wine blogger (qui), dice questo: “Ingiusta e pericolosa è così che la Fijev considera la decisione presa dal Tribunale della prima istanza di Parigi che nel quadro di un ricordo presentato dalla l’Association Nationale pour la Prévention en Alcoologie et Addictologie contro il quotidiano Le Parisien, assimila gli articoli riguardanti il vino alla pubblicità e stabilisce che in Francia, d’ora in poi, questi articoli dovranno riportare la menzione obbligatoria in materia di pubblicità sui prodotti alcolici “l’abus d’alcool est dangereux pour la santé” (l’abuso d’alcol è pericoloso per la salute).
Noi contestiamo energicamente l’analisi del tribunale che ha dato credito alle affermazioni dell’Association Nationale pour la Prévention en Alcoologie et Addictologie secondo la quale “ogni comunicazione a favore di una bevanda alcolica, come una serie di articoli relativi allo Champagne (quelli pubblicati nel dicembre 2005 da Le Parisien) costituisce pubblicità e ricade dunque sotto la competenza della salute pubblica”.
Hervé Lalau e la Fijev sottolineano che « il nostro mestiere di giornalisti non consiste nel far vendere. Non facciamo della “comunicazione” né della pubblicità, ci limitiamo ad informare. Noi prendiamo parte al processo di educazione alla qualità, non spingiamo a consumare. Questa decisione della Giustizia francese deve essere rivista. Aiutateci a farlo. Attendiamo i vostri messaggi. Una pubblica petizione sarà il primo passo, in attesa di una costituzione di parte civile nel processo d’appello. Noi dobbiamo sostenere i nostri colleghi del Parisien, non per spirito corporativo o per interesse (non ne abbiamo alcuno in questa materia), ma perché si tratta di una giusta causa”. Se desiderate sostenere la petizione messa in Rete dalla Fijev visitate questo sito Internet a questo indirizzo (sito)”.
Questo l’accorato appello della Federazione internazionale dei giornalisti e scrittori del vino e degli alcolici, va poi ricordato che la sentenza ha condannato Le Parisien a 7500 euro di multa da destinare a favore dell’Anpaa che conta 1300 collaboratori sul territorio francese e un finanziamento pubblico di 60 milioni di euro annui.
La grave “colpa” consisterebbe nell’aver pubblicato, il 21 dicembre 2005, un dossier di tre pagine dedicato allo Champagne, un dossier composto da diversi articoli scritti dai giornalisti e dotati da titoli come “le triomphe du Champagne” (il trionfo dello Champagne), “le Champagne, star incontestée des fêtes” (lo Champagne stella incontestata delle feste), e “Quatre bouteilles de rêve”, ovvero “quattro bottiglie da sogno”. La prima pagina del giornale mostrava una flûte di champagne ed il dossier era corredato da foto, prezzi e indirizzi di cavistes dove acquistare gli Champagne.
Il direttore della Association nationale de prévention en alcoologie et addictologie (Anpaa) ha giudicato eccessivo il tono utilizzato dal quotidiano, « più simile ad un dépliant pubblictario di un supermercato messo nella casella della posta che un’informazione oggettiva” e chiede, alla luce della legge Évin del 1991, di arrivare ad una “giurisprudenza che definisca chiaramente una linea chiara da non superare”.
Questa la notizia, relativa ad un problema che, al momento, riguarda solo la Francia, ma occorre chiedersi chiaramente, alla luce del disposto del tribunale che stabilisce che “d’ora in poi, gli articoli dovranno riportare la menzione obbligatoria in materia di pubblicità sui prodotti alcolici “l’abus d’alcool est dangereux pour la santé”, cosa rimanga del concetto di libertà di stampa e quale sia ormai il discrimine tra informazione e pubblicità, che sono e devono rimanere cose distinte, anche nel modo di essere presentate al lettore, e come sia possibile, per un giornale del vino in Francia, parlare correttamente e liberamente di vino quando un articolo, un dossier, una serie di degustazioni possono essere equiparate, mentre invece sono cosa completamente diversa, ad uno spot pubblicitario.
Dice benissimo l’amico Hervé: ”La liberté de la presse ne se marchande pas, ne se divise pas, ne se complète pas, ne se conditionne pas. Ce qui arrive aujourd’hui aux journalistes du vin pourra demain arriver aux autres journalistes”, ovvero ”la libertà di stampa non si baratta, non si divide, non si completa, non si condiziona. Quel che capita oggi ai giornalisti del vino potrebbe capitare domani ai giornalisti di altre categorie”.
Cari lettori di Vino al Vino fatevi sentire, firmate qui, come ho prontamente fatto io, la petizione pubblica lanciata dalla Fijev su Mesopinions.com!
Qualche tempo prima di Natale è stata approvata, dopo un lungo ed estenuante lavoro di trattative (leggasi compromessi, in molti casi nemmeno molto dignitosi) la riforma dell’Ocm vino che regola per i prossimi anni a livello comunitario il mercato del vino in Europa.
Registro, senza commentarle, le quattro ipotesi sinora espresse dai lettori di questo blog sul titolo diciamo così disinvolto e piuttosto “creativo” di Blogosfera vino relativo al carattere di “alternativa” allo Champagne del Prosecco (
Voglio proporvi un giochino divertente. Provate a leggervi questi due testi che vi segnalo, il primo (
Si scrive che “le vendite del migliore Prosecco Doc sono raddoppiate negli ultimi 15 anni sino a raggiungere 50 milioni di bottiglie”, si ricorda, parole del direttore del Consorzio, che “i due vini non sono in competizione sul mercato italiano”, che “lo Champagne è per le speciali occasioni, mentre non c’è bisogno di alcun speciale motivo per stappare una bottiglia di Prosecco”, e che i due vini competono sui mercati esteri, dove un terzo della produzione di Prosecco è esportato, soprattutto in Germania dove è popolare da tempo.
E dove sta scritto nell’articolo dell’autorevole settimanale economico-politico britannico che “per The Economist, che gli ha dedicato un articolo, il prosecco italiano all’estero, dove viene spedita un terzo della produzione, fa concorrenza allo Champagne con le vendite che complessivamente sono raddoppiate negli ultimi 15 anni saturando il mercato tedesco”?
Siamo stati in tanti a stupirci e rammaricarci (e poi a scriverlo, ad esempio
E’ l’immagine del Chianti Rufina, della splendida area della Rufina ad essere in pericolo, non una sola, pur importante, parte.
Interessantissima e un filino inquietante questa notizia pubblicata ieri su Winenews.it (
Le statistiche dicono che il 74% opera nel Centro Nord, ovverosia dalla Toscana in su, con una percentuale di donne (e ce ne sono bravissime, basta citare Barbara Tamburini, Graziana Grassini, Gabriella Tani, per dire le prime wine maker consultant che mi vengono in mente, intorno al sei per cento.
Sto lavorando ad un’interessantissima inchiesta sul fenomeno dei wine blogger, quello internazionale ovviamente (di quello italiano, essendone parte, non potrei scriverne con il necessario distacco, sine ira ac studio – without anger or bias), e ho avuto il piacere di raccogliere le riflessioni sull’argomento di alcuni tra i più importanti conduttori di wine blogger del mondo, da Alder Yarrow a Tom Wark a
Dopo aver assolto all’esposizione dei capi d’accusa contro Franco degli Ziliani (leggi
Il lupo iniziò a ululacchiare allegramente, la civetta si librò nell’aria come colomba dal desio chiamata, il vento si trasformò in tiepida brezza, un sole splendente giuse a dar man forte al sole già alto in cielo e sbocciarono rose nei cortili, benché fosse dicembre.
Dei Top 100 di Wine Spectator, dei discutibili meccanismi di scelta dei vini selezionati, dello “spogliarello vinoso” con il quale sono state rivelate, un pezzo alla volta, come in un ben calcolato strip tease (
Sveglia Signori, dimenticate l’ozio, la rilassatezza, l’astinenza da p.c. e da blog dettate dal ponte dei Santi, dalle prime prove di ferie invernali ! Qui c’è da leggere, amplificare, diffondere e commentare una notizia che è una vera e propria bomba.
Infine, rivolgendosi agli appassionati, ma anche ai produttori presenti, parlando a nuora perché suocera intenda,




