Sveglia Signori, dimenticate l’ozio, la rilassatezza, l’astinenza da p.c. e da blog dettate dal ponte dei Santi, dalle prime prove di ferie invernali ! Qui c’è da leggere, amplificare, diffondere e commentare una notizia che è una vera e propria bomba.
Mentre a Roma, in occasione della presentazione della nuova edizione di Vini d’Italia, come ci hanno raccontato un misterioso lettore e alcuni produttori, “Stefano Bonilli ha iniziato parlando di Carlo Cambi per 10 minuti e togliendosi molti sassolini dalle scarpe…. Non sono stai venduti, ma essendo imprenditori privati possono fare quello che vogliono senza dover giustificare i loro comportamenti (tipo il 30% delle quote societarie a una società fiduciaria di cui si sa poco e nulla)… e via dicendo davanti a un pubblico allibito”, mentre “Daniele Cernilli si rivolgeva a Slow Food dicendo che sarebbe una pazzia dividersi”, e “Gigi Piumatti diceva due cose sensate e dette bene, senza smentire le voci che li vedono alla rottura”, tutto questo davanti ad una Signora Consorte
(leggi e vedi foto sotto)“ seduta tranquillamente tra i collaboratori della Guida”, cosa succedeva sabato 27 ottobre presso il Salone del vino Torino in occasione della presentazione della “Guida al vino quotidiano”?
Succedeva, come racconta diligentemente Winenews.it e come ho letto solo ieri sera, che qualcuno, rompendo la consuetudine del volemmose bbene e del tutto va bene madama la marchesa, che è prassi in queste celebrazioni – premiazioni – adunate golose, pronunciava un discorso di una chiarezza tanto abbagliante da risultare addirittura spaventosa, o da manovrare con le pinze.
A parlare, si badi bene, non era un pinco pallo qualsiasi, un semplice luogotenente oppure un apparatchik numero due o tre o zero della nomenklatura della “Chiocciola”, bensì lo zar, il boss, il pontifex maximus di quella golosa associazione che edita La guida al vino quotidiano, ovvero Carlin (in arte Carlo Petrini).
Un Carlin pimpante e determinato, che intervenendo prima della premiazione dei ben 540 vini più buoni (ovviamente secondo la guida) dal costo inferiore agli 8 euro, ha sparato questa bordata ad alzo zero: “Questa nostra guida, ma anche quella realizzata con il Gambero Rosso, (ovvero Vini d’Italia - n.d.r.) hanno un’impostazione obsoleta nella loro profonda essenza”.
“Bomba” doppiata da un’altra deflagrazione niente male (già segnalata nel mio post dedicato al sondaggio de I numeri del vino proprio in materia di guide) secondo la quale “non devono esistere guide per la serie A o per la serie B. I tempi sono maturi per ragionare in un altro modo, che non veda graduatorie di merito ma che sia basato sulla qualità di quanti hanno un corretto approccio con il vino”. Hai detto niente!
Predicando poi, aspetto ancora più rilevante, da persona direttamente coinvolta nel discorso guide dei vini e corresponsabile della loro deriva, Carlin, secondo quanto ci riferisce Winenews, avrebbe raccomandato ai produttori presenti di “avere sempre coscienza, e quando uscite sul mercato con i vostri prodotti fate sì che questi non siano influenzati dalle tendenze del momento, ma siano espressione della vostra identità di produttori”.
Infine, rivolgendosi agli appassionati, ma anche ai produttori presenti, parlando a nuora perché suocera intenda, invitando ad “assumere le guide in modo dialettico perché non sono il Vangelo e quando i consumatori assaggiano sono poi loro a fare le categorie”.
Di fronte ad un’uscita di simile portata, pronunciata in pubblico e prontamente riferita da un sito tradizionalmente amico e attento al “verbo” di Petrini, sono molte le interpretazioni possibili. Un caso di “pentimento” da guide che veda Carlin nei panni di Totò Reina o di qualche altro mammasantissima ravveduto?
Una testimonianza della sotterranea lotta tra le due anime di Vini d’Italia, quella braidese della Chiocciola e quella romana e mondana del Gambero? Un segnale in codice, viste le voci ricorrenti sulla presunta vendita della casa editrice gastronomica romana a personaggi in palese conflitto d’interessi, lanciato da Petrini al suo “amico” Bonilli?
Come si dice in Spagna, todo es possible, anche che si tratti di una ben calibrata e furbescamente orchestrata manovra per “pararsi le chiappe” (ops!) di fronte a chissà quali imprevisti, impensabili sviluppi.
Oppure, perché no, concediamo un’apertura di credito anche al capataz di Bra, che Petrini fosse sincero ed esprimesse con rabdomantica sensibilità, da “animale” che ha dimostrato di saper anticipare e fiutare, quasi come un cane da tartufo, i segni dei tempi, un sentire diffuso, ovvero il chiudersi di un modello e di un’esperienza giunta al capolinea, quella delle guide diventate strumenti di potere grazie al sistema delle graduatorie di merito. In altre parole il sistema dei “tre bicchieri” e del Gotha guidologico vario, spacciato come sinonimo di una qualità, di una grandezza più costruita e ostentata, proposta al colto e all’inclita perché la prendesse per vera, che reale…
Ma sarà poi vero e conseguente questo “petriniano pentimento” e quali conseguenze, nel rapporto con il Gambero rosso, nella realizzazione delle prossime edizioni delle guide Slow Food, nella difficile gestione delle relazioni con le aziende, nel modo di comunicare il vino al pubblico, porterà ? Per il momento Carlin predica bene: speriamo che lui ed i suoi non finiscano poi a razzolare male, come troppo spesso è accaduto…
Scritto da Franco Ziliani alle 17:40, in E voi cosa ne pensate?
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