Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'E voi cosa ne pensate?'

13 Dicembre 2007

Winemaker ed enologi in crisi? Un’analisi di Assoenologi

Interessantissima e un filino inquietante questa notizia pubblicata ieri su Winenews.it (leggi).
Dall’Assoenologi, l’organizzazione degli enologi italiani, la categoria (sito) di cui fanno parte, ognuno con la propria quota di responsabilità nell’avere determinato il presente (incerto e stravagante) del vino italiano, i Rivella (Ezio, Guido e Bruno, quasi una dinastia), i Ferrini, i Cotarella, i Pedron, i Chioccioli, i Caviola, ma anche i Lanati, i Fiore, i Bernabei, i D’Afflitto, i D’Attoma, i Giordano Zinzani, i Giorgio Grai, nonché tantissimi altri meno noti, ma spesso altrettanto o più bravi (solamente meno mediatici), arriva un’analisi che dice testualmente che “la situazione odierna del mercato del lavoro per i neodiplomati e/o neolaureati in enologia è allo stallo. Il mercato del lavoro specifico per queste figure professionali è oggi saturo”.
Secondo l’Assoenologi “nei prossimi tre anni saranno assunti non più di 450 nuovi tecnici, di cui il 50% dovuto al naturale ricambio per il pensionamento degli attuali”. Oggi in Italia operano qualcosa come 4.100 enologi ed enotecnici di cui l’organizzazione nazionale di categoria “raggruppa e rappresenta il 95%; il 40% inquadrato con responsabilità decisionali in aziende private o cooperative, il 10% come liberi professionisti, mentre la rimanente percentuale è impegnata con mansioni diverse”.
Le statistiche dicono che il 74% opera nel Centro Nord, ovverosia dalla Toscana in su, con una percentuale di donne (e ce ne sono bravissime, basta citare Barbara Tamburini, Graziana Grassini, Gabriella Tani, per dire le prime wine maker consultant che mi vengono in mente, intorno al sei per cento.
Insomma, come dire ai giovani ragazzi tarantolati dal successo mediatico, dalla fama universale dei wine maker dalle vite complicate e di corsa, ma dal conto in banca robusto, che forse sarà meglio che per il futuro, se amano il vino e vogliono viverci dentro, sarà meglio pensare ad altre carriere professionali, magari quella dell’agronomo, oppure a quella dell’esperto di marketing e di mercati, piuttosto che cercare di imitare la strada dell’enologo ‘co baffi, del Michel Rolland de noantri o del potente ex amministratore delegato della Banfi?
Dopo l’epoca dei re Mida della cantina che basta guardino un vino, nemmeno toccarlo, e lo rendono super (anche nel costo), ad uso e consumo di guide e consumatori pigri, diciamoglielo chiaro a ‘sti ragazzi che non c’è più trippa per gatti e che l’inflazione, che nessuno risparmia, tocca ora anche i winemaker!

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10 Dicembre 2007

Andrew Jefford, grande wine writer, giudica il fenomeno dei wine blog

Sto lavorando ad un’interessantissima inchiesta sul fenomeno dei wine blogger, quello internazionale ovviamente (di quello italiano, essendone parte, non potrei scriverne con il necessario distacco, sine ira ac studiowithout anger or bias), e ho avuto il piacere di raccogliere le riflessioni sull’argomento di alcuni tra i più importanti conduttori di wine blogger del mondo, da Alder Yarrow a Tom Wark a Jamie Goode e Jeff Lefevere, sino agli amici Joan Gomez Pallarès, Victor Franco Hervé Lalau e Jeremy Parzen.
Tra le testimonianze più sorprendenti quella del
l’ottimo Andrew Jefford, uno dei più grandi wine writer inglesi, columnist di Decanter, The Morning Advertiser, contributing editor di The World of Fine Wine (sito Internet), collaboratore del Financial Times nonché autore di programmi radiofonici e televisivi.
Dalla primavera 2007, come “spin off” del suo sito Internet (vedi) lanciato nel 2006 ha creato il suo wine blog (leggi) nato, scrive, “per divertirmi, per essere provocatorio, quando é il caso, per utilizzare materiale che non potrei pubblicare altrove, per esprimere anche le mie idee in materia di politica, etica, filosofia, per creare i presupposti per l’espansione della mia attività anche in altri settori della scrittura, per andare oltre a quei limiti posti da larga parte dell’editoria e del giornalismo sul vino di oggi”.
Andrew deve avere ritenuto interessanti le mie domande, se ha pensato bene di postare sul suo blog (qui) alcune delle sue risposte, quelle ritenute di maggiore significato per i lettori di lingua inglese.
Vi invito, in attesa di poter diffondere, anche dopo la pubblicazione sulla rivista che accoglierà l’inchiesta, la traduzione italiana completa di quanto Andrew, Tom, Alder, Jamie, Jeff, Alice, ecc. mi hanno detto, a leggere ed riflettere attentamente su quanto Jefford, che si é dotato di un sito Internet e di un blog, ma in fondo sembra non credere sino in fondo in loro, sostiene sul fenomeno wine blog, sui suoi pregi e difetti e sui suoi limiti. Fenomeno di cui dice che “i grandi pregi dei wine blog sono l’immediatezza, una certa quale forma di intimismo e l’annullamento delle barriere geografiche e linguistiche (cosa che per me é più facile visto che uso quel Web Esperanto che é l’inglese). La democratizzazione e libertà d’informazione sono altresì degli atout, mentre i limiti sono il non essere economicamente redditizi e di presentare talvolta non sufficienti standard editoriali e di scrittura”. Dite la vostra qui e, se volete, direttamente in forma di commento sul suo blog…

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7 Dicembre 2007

Il Sant’Uffizio (Stampa) La Giuria di Vino al Vino

Dopo aver assolto all’esposizione dei capi d’accusa contro Franco degli Ziliani (leggi qui e qui), il Vinquisitore passò alla fase 2 (decisa in this moment da Briscola per dare una svolta interattiva al processo).
“Oh, popolo del vino! – disse il Vinquisitore, secondo la formula di rito – Oh, popolo di Vino al Vino! Vi sono ora chiare le ragioni che hanno condotto il qui presente Franco degli Ziliani al banco degli accusati.
Ma un giudizio di colpa o di innocenza non può essere soltanto il frutto dell’arbitrio di un singolo giudice, quale io sono per carica, ruolo e perizia, giacché il singolo può errare, ma il popolo no. Il popolo è sovrano”.
La Guida diede di gomito al Presidente e chiese: “Che sta a dì?”.
Il Vinquisitore gli lanciò un’occhiata di rimprovero: “E’ così che si fa, mica che uno arriva e comanda, altrimenti gli altri s’incacchiano. Bisogna che anche gli altri dicano la loro! Siamo in una democrazia!”. “Da quando?”, domandò ad alta voce Ampsicore del Cannonau. “Lei non può parlare senza alzare l’imbuto e senza attendere il mio permesso, che peraltro potrei negarle”, gli rispose il Vinquisitore.
Un silenzio colmo di punti interrogativi si diffuse nella sala. “E quindi – riprese il Vinquisitore – chiamo i lettori di Vino al Vino a pronunciarsi sulla sentenza: colpevole o innocente? La giuria popolare avrà modo di esprimersi sino a venerdì 14 dicembre.
Dopo di che, mi riservo di pronunciare la sentenza definitiva”.
La sentenza pareva, però, ormai scontata, non foss’altro per quel movimento di tronchi e rami portati sulla pubblica piazza dai boscaioli del villaggio.
Et per quel palo, issato fra i legni.
Et per quell’uomo, incappucciato di nero e a torso nudo che sembrava attendere qualcosa, accanto al palo.
Et per quel fumo che andava levandosi.
L’urlo di un predicatore errante penetrò dalla piazza alla sala del processo: “Penitenziagite! Penitenziagite!”.
Il Vinquisitore sobbalzò sullo scranno: “Ma questo del Penitenziagite non l’avevamo già fatto fuori l’altra volta, che nemmeno Sean Connery era riuscito a salvarlo?”
“Indulto, Venerabile Vinquisitore, era scattato l’indulto alla prima levata di fiamma!”, lo aggiornò un valletto in calzamaglia gialla e blu.
Il Vinquisitore sospirò, ricordando improvvisamente che là dove aveva fallito Gugliemo da Barkerville, tanto aveva potuto un cambio di Governo.
“Torniamo a noi – iniziò il Vinquisitore-. L’accusato è pregato di intervenire soltanto su domanda esplicita.
Franco degli Ziliani! La camera di giudizio, tenuto conto delle prove e degli indizi a tuo sfavore, affida alla Giuria Popolare di Vino al Vino il compito di valutare la tua innocenza o colpevolezza. Sebbene sia abbastanza chiaro dove andremo a parare…”.
Tutto il pubblico presente applaudì alla frase finale. I quattro Grandi Accusatori si strinsero le mani l’un l’altro.
Il lupo iniziò a ululacchiare allegramente, la civetta si librò nell’aria come colomba dal desio chiamata, il vento si trasformò in tiepida brezza, un sole splendente giuse a dar man forte al sole già alto in cielo e sbocciarono rose nei cortili, benché fosse dicembre.
Alcuni mercanti s’apprestarono ad allestire i loro banchetti intorno alla pira, noncuranti dell’orrendo foco: chi vendeva arance dell’Antartide, chi birra dell’Ecuador, chi la lumaca (una sola, presidiata) del Tanganica, cibi preziosi destinati ad accompagnare il più trendy banchetto dell’anno (non gratis, ovviamente, perché esserci costa).
In tale tripudio di cosmica armonia, Franco degli Ziliani chiese: “E la domanda esplicita?”. “Oh, già!” rammentò il Vinquisitore.
La folla tacque. Anche il lupo interruppe il suo ululacchiato, la civetta si posò su un ciuffo di margherite, il vento cessò, il secondo sole si affievolì di un paio di gradi, le rose si rattrappirono nei boccioli e i mercanti coprirono i loro banchetti con teli di nylon, avendo soprattutto cura che non scappasse la lumaca (presidiata) del Tanganica.
“Come ti dichiari?”, domandò il Vinquisitore. “Mi dichiaro giornalista, faccio il mio lavoro, del resto poco mi curo”, rispose Franco degli Ziliani.
Il Vinquisitore concluse con un sardonico “Staremo a vedere…”
Many kisses, by Briscola

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13 vini italiani nella classifica dei Top 100 di Wine Spectator: voi cosa ne pensate?

Dei Top 100 di Wine Spectator, dei discutibili meccanismi di scelta dei vini selezionati, dello “spogliarello vinoso” con il quale sono state rivelate, un pezzo alla volta, come in un ben calcolato strip tease (vedi), le prime dieci posizioni della classifica, ho e abbiamo detto praticamente tutto. Qualcuno, magari pensando a questo intervento (leggi), sostiene anche troppo…
Ma dei 13 vini italiani in classifica, che potete trovare elencate in questo articolo (leggi) pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S. voi, cari lettori di Vino al Vino, cosa ne pensate? Vi sembrano davvero rappresentativi del “meglio” della produzione italiana, qualitativamente impeccabili, indiscutibili, imprescindibili, oppure avete altre idee in merito?
Beh, dite la vostra, lo spazio dei commenti è, come sempre, a vostra disposizione…

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1 Novembre 2007

Le guide dei vini sono obsolete! Così parlò Carlin Petrini

Sveglia Signori, dimenticate l’ozio, la rilassatezza, l’astinenza da p.c. e da blog dettate dal ponte dei Santi, dalle prime prove di ferie invernali ! Qui c’è da leggere, amplificare, diffondere e commentare una notizia che è una vera e propria bomba.
Mentre a Roma, in occasione della presentazione della nuova edizione di Vini d’Italia, come ci hanno raccontato un misterioso lettore e alcuni produttori, “Stefano Bonilli ha iniziato parlando di Carlo Cambi per 10 minuti e togliendosi molti sassolini dalle scarpe…. Non sono stai venduti, ma essendo imprenditori privati possono fare quello che vogliono senza dover giustificare i loro comportamenti (tipo il 30% delle quote societarie a una società fiduciaria di cui si sa poco e nulla)… e via dicendo davanti a un pubblico allibito”, mentre “Daniele Cernilli si rivolgeva a Slow Food dicendo che sarebbe una pazzia dividersi”, e “Gigi Piumatti diceva due cose sensate e dette bene, senza smentire le voci che li vedono alla rottura”, tutto questo davanti ad una Signora Consorte (leggi e vedi foto sotto)“ seduta tranquillamente tra i collaboratori della Guida”, cosa succedeva sabato 27 ottobre presso il Salone del vino Torino in occasione della presentazione della “Guida al vino quotidiano”?
Succedeva, come racconta diligentemente Winenews.it e come ho letto solo ieri sera, che qualcuno, rompendo la consuetudine del volemmose bbene e del tutto va bene madama la marchesa, che è prassi in queste celebrazioni – premiazioni – adunate golose, pronunciava un discorso di una chiarezza tanto abbagliante da risultare addirittura spaventosa, o da manovrare con le pinze.
A parlare, si badi bene, non era un pinco pallo qualsiasi, un semplice luogotenente oppure un apparatchik numero due o tre o zero della nomenklatura della “Chiocciola”, bensì lo zar, il boss, il pontifex maximus di quella golosa associazione che edita La guida al vino quotidiano, ovvero Carlin (in arte Carlo Petrini).
Un Carlin pimpante e determinato, che intervenendo prima della premiazione dei ben 540 vini più buoni (ovviamente secondo la guida) dal costo inferiore agli 8 euro, ha sparato questa bordata ad alzo zero: “Questa nostra guida, ma anche quella realizzata con il Gambero Rosso, (ovvero Vini d’Italia - n.d.r.) hanno un’impostazione obsoleta nella loro profonda essenza”.
“Bomba” doppiata da un’altra deflagrazione niente male (già segnalata nel mio post dedicato al sondaggio de I numeri del vino proprio in materia di guide) secondo la quale “non devono esistere guide per la serie A o per la serie B. I tempi sono maturi per ragionare in un altro modo, che non veda graduatorie di merito ma che sia basato sulla qualità di quanti hanno un corretto approccio con il vino”. Hai detto niente!
Predicando poi, aspetto ancora più rilevante, da persona direttamente coinvolta nel discorso guide dei vini e corresponsabile della loro deriva, Carlin, secondo quanto ci riferisce Winenews, avrebbe raccomandato ai produttori presenti di “avere sempre coscienza, e quando uscite sul mercato con i vostri prodotti fate sì che questi non siano influenzati dalle tendenze del momento, ma siano espressione della vostra identità di produttori”.
Infine, rivolgendosi agli appassionati, ma anche ai produttori presenti, parlando a nuora perché suocera intenda, invitando ad “assumere le guide in modo dialettico perché non sono il Vangelo e quando i consumatori assaggiano sono poi loro a fare le categorie”.
Di fronte ad un’uscita di simile portata, pronunciata in pubblico e prontamente riferita da un sito tradizionalmente amico e attento al “verbo” di Petrini, sono molte le interpretazioni possibili. Un caso di “pentimento” da guide che veda Carlin nei panni di Totò Reina o di qualche altro mammasantissima ravveduto?
Una testimonianza della sotterranea lotta tra le due anime di Vini d’Italia, quella braidese della Chiocciola e quella romana e mondana del Gambero? Un segnale in codice, viste le voci ricorrenti sulla presunta vendita della casa editrice gastronomica romana a personaggi in palese conflitto d’interessi, lanciato da Petrini al suo “amico” Bonilli?
Come si dice in Spagna, todo es possible, anche che si tratti di una ben calibrata e furbescamente orchestrata manovra per “pararsi le chiappe” (ops!) di fronte a chissà quali imprevisti, impensabili sviluppi.
Oppure, perché no, concediamo un’apertura di credito anche al capataz di Bra, che Petrini fosse sincero ed esprimesse con rabdomantica sensibilità, da “animale” che ha dimostrato di saper anticipare e fiutare, quasi come un cane da tartufo, i segni dei tempi, un sentire diffuso, ovvero il chiudersi di un modello e di un’esperienza giunta al capolinea, quella delle guide diventate strumenti di potere grazie al sistema delle graduatorie di merito. In altre parole il sistema dei “tre bicchieri” e del Gotha guidologico vario, spacciato come sinonimo di una qualità, di una grandezza più costruita e ostentata, proposta al colto e all’inclita perché la prendesse per vera, che reale…
Ma sarà poi vero e conseguente questo “petriniano pentimento” e quali conseguenze, nel rapporto con il Gambero rosso, nella realizzazione delle prossime edizioni delle guide Slow Food, nella difficile gestione delle relazioni con le aziende, nel modo di comunicare il vino al pubblico, porterà ? Per il momento Carlin predica bene: speriamo che lui ed i suoi non finiscano poi a razzolare male, come troppo spesso è accaduto…

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19 Settembre 2007

Una sommessa domanda: interessante “nonostante” o “grazie” alle polemiche ?

Qualcuno, a proposito di questo blog e del sottoscritto, ha gentilmente annotato: “nonostante lo stile polemico che lo contraddistingue da sempre, ha creato un polo d’informazione vinicola di quotidiano interesse”.
Ringraziando per il riconoscimento, che non so se meritato, oppure no - in fondo io cerco solo di fare del mio meglio e di scrivere quello che penso - voglio porre una sommessa domanda: è davvero giusta l’osservazione che mi giudica meritevole d’attenzione “nonostante lo stile polemico”, oppure bisognerebbe piuttosto dire grazie a questo stile, che porta a scrivere cose che altri, per motivi vari (spesso per conformismo o per calcolo), non si sognano nemmeno di scrivere e che mi fa apparire – come sono orgoglioso di essere – fuori dal coro, “cattivo” e “rompiscatole” ?
Insomma, se un modesto seguito l’ho adesso, con la fama/nomea di “franco tiratore” che mi accompagna, chissà quale seguito avrei se improvvisamente diventassi un “buonista” (che fa rima con opportunista e, perdonatemi la licenza, con ipocrita) e un furbetto come tanti altri colleghi e cronisti del vino… O no ?

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15 Luglio 2007

A proposito di Nebbiolo: chi è che predica bene e razzola piuttosto male ?

Sul portale Internet valtellinese Valtellina on line è stato pubblicato un video (vedi) con le testimonianze di alcuni partecipanti alla giornata dedicata al Nebbiolo nelle sue varie espressioni (Valtellina, Barolo, Barbaresco, Roero, Gattinara) che si è recentemente svolta a Bormio per l’organizzazione di Wine & More.
Provate a guardarlo e soprattutto ascoltarlo con attenzione e rispondete: chi è, tra le persone intervistate, che a proposito del grandissimo vitigno simbolo della viticoltura valtellinese e di quella di Langa, predica bene, o quantomeno si spaccia-propone per predicatore virtuoso, ma poi, alla resa dei fatti, razzola malissimo ? Cerco di aiutarvi e vi do un indizio: i “cunta ball” sarebbero almeno due…
Troppo facile dire che l’identità della Valtellina del vino passa per le riserve di Sassella e Inferno e poi invece presentare come vino di riferimento, come modello e simbolo, lo Sforzato, proposto, ed esaltato, nelle sue forme più esasperate e paradossali !
A proposito di Sforzato, su Peperosso 2.0 (davvero poco a che fare con la versione originale) abbiamo trovato un nuovo scopritore dell’acqua calda, che, provate ad immaginare che vino porta ad esempio di questa tipologia ? No comment…
p.s. suvvia bella gente, nessuno che si azzarda a buttar lì l’ipotesi del nome del/dei “malrazzolatori” ? Eppure la soluzione é facile…

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27 Giugno 2007

Chips o barrique ? Un nuovo metodo per scoprirne l’uso

Il sito Internet francese Vitisphère in un recente articolo ha informato che presso presso l’’Ecole d’ingénieurs di Changins in Svizzera sarebbe stato messo a punto, da parte di uno studente di enologia della scuola e del suo professore di chimica analitica un metodo di analisi che consentirebbe di distinguere in maniera netta i vini che hanno conosciuto un affinamento in barrique o botti di legno e vini che, invece, hanno utilizzato per la loro elaborazione e l’affinamento il più rapido, ed economico, sistema dei trucioli, copeaux o chips come li si voglia chiamare.
Il metodo, scientificamente solido e di prossima pubblicazione su una rivista specializzata, anche se non può essere ancora utilizzato come prova nel caso di una controversia giuridica, si fonderebbe sulla diversa qualità, natura e soprattutto composizione dei composti empireumatici che si sviluppano nella fase di riscaldamento e tostatura sia del legno destinato alla barrique sia dei frammenti di legno che costituiscono i trucioli.  Differenze date dal tipo di effetto che è sostanzialmente diverso nel caso del legno da chips, dovuti allo spessore e alla superficie ridotti.
U
na ventina di molecole, che si generano nella fase di riscaldamento e tostatura del legno, sarebbe state identificate e analizzate in diversi tipi di vini, compresi quelli del Nuovo Mondo dove il ricorso ai chips è prassi diffusa.
L’analisi statistica di questi componenti mette in rilievo come ci si trovi di fronte a due diverse categorie di vini definite dalla presenza maggiore o minore o da un differente dosaggio di questi composti: i vini affinati in barrique ed i vini che hanno utilizzato i chips. Il metodo ha dimostrato la propria validità su legni e trucioli di origine francese o americana e su vini espressione di svariati vitigni, sia bianchi che rossi.
Secondo il suo autore, André Rawyler, il metodo non è stato messo a punto per scatenare una sorta di “criminalizzazione dei trucioli”, ma per mettere a punto una metodologia dalla parte dei consumatori, che faccia chiarezza, senza realizzare graduatorie di merito, tra vini ottenuti con tecniche di produzione diverse.

E voi cosa ne pensate, ritenete utile e affidabile questa nuova metodologia ?
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12 Giugno 2007

Il titolo dice una cosa, l’articolo tutt’altra…

Voglio chiedere la vostra cortese collaborazione. Vi chiedo di provare, per favore, a leggere questo articolo pubblicato sul sito Internet Winenews e di dirmi se riuscite a trovare un nesso tra quanto afferma il titolo, con un preciso riferimento ad alcune ben note, grandi aziende vinicole toscane, ed il testo dell’articolo, dove queste case non vengono mai nominate. Potete aiutarmi a capire ?
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9 Giugno 2007

Barrique in crisi: ritornano le grandi botti ?

Da quanto si evince da un’inchiesta pubblicata dal Corriere Vinicolo le piccole botticelle di rovere francese, le onnipresenti barrique, cominciano a perdere qualche colpo e gli acquisti alle tonnelleries d’Oltralpe da parte delle aziende vinicole italiane fanno registrare notevoli cali. Contemporaneamente, si registra una riscoperta e un progressivo passaggio, per l’affinamento dei vini in legno, o a tonneaux più capienti, nell’ordine dei 750 – 1000 litri contro i canonici 500, oppure alle classiche vecchie botti, anche se di formato inferiore a quelle, enormi e difficilmente gestibili, di un tempo, 15, 20, 30 ettolitri, costruite o con rovere di Slavonia, oppure con legni francesi.
Sull’argomento dico la mia in questo articolo, pubblicato nello spazio news "Le novità dal mondo del vino", che appare sul sito Internet dell’A.I.S., Associazione Italiana Sommeliers.
E voi cosa ne pensate di questa riscoperta delle botti e del ripensamento circa l’uso, che sino a poco tempo fa appariva obbligato, della barrique ?
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