Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Degustazioni'

10 Maggio 2008

Serata Barolo A.I.S. Treviso 19 maggio

Siete ancora in tempo a prenotarvi, se vivete nel triangolo tra Padova Venezia e Treviso (ma anche se vivete più lontano siete ugualmente i benvenuti) per partecipare, lunedì 19 maggio, alla Serata Barolo che la delegazione A.I.S. di Treviso organizza presso la bellissima Villa Braida a Zerman di Mogliano Veneto (sito Internet).
Il programma credo non sia proprio male, visto che in degustazione, presentati e commentati da chi scrive, che ha effettuato anche la scelta dei vini, saranno otto Barolo dell’eccellente annata 2004 (e all’epoca sarò reduce dal maxi assaggio dei vini di questo millesimo fatto in occasione di Alba Wines Exhibition) di aziende di sicuro affidamento e riferimento dislocate tra La Morra, Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba (per questa volta niente Barolo di Monforte d’Alba, Novello o Verduno).
I vini in degustazione saranno, in rigoroso ordine alfabetico secondo il nome del produttore:

Azienda agricola Barale (Barolo) Barolo Castellero 2004
Azienda agricola Brezza (Barolo) Barolo Bricco Sarmassa 2004
Azienda agricola Gagliasso (La Morra) Barolo Torriglione 2004
Casa vinicola Gigi Rosso (Castiglione Falletto) Barolo Arione 2004
Azienda agricola Livia Fontana (Castiglione Falletto) Barolo annata 2004
Casa vinicola Marchesi di Barolo (Barolo) Barolo Sarmassa 2004
Azienda agricola Monchiero (Castiglione Falletto) Barolo Rocche 2004
Azienda agricola Sobrero (Castiglione Falletto) Barolo Ciabot Tanasio 2004

Se amate il Barolo vero e non vi disturba l’idea che tra i vini selezionati non ci sia nemmeno un esempio di quello stile tardo-moderno (barrique, concentratore, aromi di tostatura e di vaniglia, colore fittissimo, frutta a strati e nessuna eleganza né riconoscibilità varietale) che ormai ha fatto il suo tempo anche se qualche irriducibile continua a pensare che rappresenti il meglio e l’avanguardia dei vini di Langa e che possa piacere al consumatore oltre che ad una stampa non si sa bene se incompetente o complice, bene, questa all’insegna della piacevolezza, della tradizione illuminata, è sicuramente una serata – con il particolare trascurabile della mia conduzione – di quelle da non perdere…
Per informazioni: e-mail 1e-mail 2 - tel. 349 4975311

 

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8 Maggio 2008

Alba Wines Exhibition: primi responsi delle degustazioni

A’ la volée, perché nel pomeriggio mi aspettano un paio di degustazioni verticali di Barolo, qualche flash dalle prime due giornate di Alba Wines Exhibition, la grande cinque giorni di assaggi dedicati alle nuove annate del Roero (solo 11 vini…), del Barbaresco e del Barolo.
Tra ieri e oggi ci siamo “sciroppati” una settantina di Barbaresco annata 2005, più sette riserva 2003 (nutro delle riserve sulla “riserva”: perché produrla in un anno come il 2003?), e i primi 40 Barolo annata 2004. Di scena i Barolo di Barolo questa mattina, con la conferma - premessa: le degustazioni avvengono rigorosamente alla cieca senza conoscere il nome del produttore e del vino - di valori noti e consolidati, Brezza con lo straordinario Bricco Sarmassa ed il Sarmassa, Comm. G.B. Burlotto con il Cannubi, Beppe Rinaldi con il Brunate Le Coste, e poi il vino di Maria Teresa Mascarello, il Castellero ed il Cannubi di Barale, e qualche “sorpresa”, almeno per quanto mi riguarda: il Cannubi di Michele Chiarlo, il Cannubi di Cascina Adelaide, il Liste di Damilano, il Cannubi Boschis di Virna, i vini, di stampo sorprendentemente classico di Luciano Sandrone, Nei Cannubi nei Poderi Einaudi, ecc. ecc.
Volete sapere quali siano i due vini, lo ripeto assaggiati alla cieca, senza alcun tipo di preconcetto, prevenzione, arrière pensée, che mi sono piaciuti meno (eufemismo), che ho trovato sideralmente, abissalmente lontani dalla mia idea di vino, vini che non riuscirei a bere nemmeno sotto tortura? Sono il Barbaresco ed il Barolo, così almeno recita l’etichetta, che vedete tra le mie mani nelle fotografie, opera dell’amico Pierluigi Gorgoni, che pubblico a corredo di questo flash.
Una bottiglia di premio a chi capirà chi siano questi “capolavori”, se così si può dire, dell’italica enologia…
A proposito, ora vado di fretta, appena posso ve li descrivo queste due indescrivibili “bontà”…

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Vinissage, vini da agricoltura biologica in rassegna ad Asti

Per gli appassionati dei vini naturali e da agricoltura biologica e biodinamica sabato 10 e domenica 11 maggio (sabato dalle 15 alle 19 e domenica dalle 10.30 alle 19) è di prammatica una visita, ad Asti, presso il Palazzo del Michelerio (Corso Alfieri 381) per la terza edizione di Vinissage, Salone di vini naturali e da agricoltura biologica e biodinamica.
Nelle parole degli organizzatori (visitare qui, nell’apposita pagina dedicata del sito del Comune di Asti), la rassegna si propone come vetrina di una viticoltura intesa come espressione della “naturalità” della vinificazione. In altre parole una vinificazione assolutamente non interventista che “deve accompagnare l’uva nella sua trasformazione, utilizzando solo principi fisico-chimici naturali, fortemente convinti che “ con dell’uva biologica si può fare del vino industriale, ma che per fare del vino naturale è indispensabile avere delle uve biologiche “.
Al Salone parteciperanno una quarantina di vignaioli italiani e francesi, uniti dalla convinzione che la qualità dei vini nasca da una vendemmia sana e da un buon lavoro in vigna, ma che a questo debba far seguito un impegno in cantina basato sul massimo rispetto per la naturalità dell’uva.
I vini presenti a Vinissage, vini che in larga parte si sono volutamente posti ai margini dei tradizionali canali commerciali, sono, secondo gli organizzatori, “un’autentica espressione del legame e dell’identità tra il vino ed il territorio e non hanno certo la pretesa di essere gli unici vini buoni, hanno però il vantaggio di essere solo uva fermentata e di rappresentare il gusto del loro territorio, del loro vitigno e del vignaiolo che li produce… e parlano senza clamori della loro anima”.
Tra le aziende presenti alla manifestazione si segnalano in particolare le aziende francesi Gerard Shueller ed fils dall’Alsazia, il grande champagnisa Raymond Boulard, Château S.te Anne nel Bandol, il Domaine Antoine Arena in Corsica, il Domaine de Gressac nel Languedoc-Roussillon, Lise et Bertrand Jousset nella Valle della Loira, Catherine & Gilles Vergé operativi nel Maconnais in Borgogna e poi tra gli italiani autentici pionieri della viticoltura biologica e biodinamica come i piemontesi Vittorio Bera di Canelli, Cascina degli Ulivi di Novi Ligure, Pino Ratto della zona del Dolcetto di Ovada, Cascina Corte a Cogliani, e poi La Stoppa di Rivergaro nel piacentino, I Clivi di Corno di Rosazzo in Friuli, La Distesa di Corrado Dottori a Cupramontana nelle Marche, La Biancara di Angiolino Maule a Gambellara nel vicentino, l’azienda agricola Occhipinti nel ragusano, le toscane Cerreto Libri di Pontassieve, San Giuseppe, Campi di Fonterenza, Santa Maria a Montalcino, La Burattina di Manciano e Campi nuovi di Cinigiano nel grossetano, La Colombaia di Colle Val d’Elsa nel senese.
Una presentazione completa della manifestazione, con il “Manifesto programmatico” nel quale i produttori presenti si riconosco, la potete trovare in questo articolo – leggi - scritto per lo spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
Per informazioni: tel. 0141 399526 e-mail

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13 maggio: Serata Brunello di Montalcino a Modena

Sono proprio felice, lo sono sempre, ma questa volta lo sono ancora di più, di tornare a Modena, dagli amici della delegazione modenese dell’A.I.S. (cito su tutti il delegato Luigi Carnevali e la brava Barbara Brandoli, ideatrice dell’associazione culturale Divino scriveresito e blog ) per condurre, reduce da una settimana in Langa, una serata dedicata al Brunello di Montalcino (vedi Serata Brunello Modena).
Otto vini, otto signori vini, otto vini sulla cui natura esclusiva di vini prodotti solo con uve Sangiovese in purezza di Montalcino non ho alcun dubbio e di cui mi faccio garante, in degustazione, e basterebbe già questo, credo, a rendere la serata quantomeno interessante.
Ma c’è altro però, c’è stato e ci sarà altro, come ci riferiscono le cronache (leggere la prima uscita delle WineWebNews dell’A.I.S – link – per averne un’idea), ovvero lo scandalo – ma oportet ut scandala eveniant ho scritto – vedi – dei Brunello di Montalcino “non conformi” al disciplinare, perché sospettati, così dice l’inchiesta in corso, di avere unito al Sangiovese quote di altre uve (leggi Merlot, Cabernet, ecc.) e sarebbe ipocrita non tenerne debitamente conto.
Sarà pertanto una bella occasione, oltre che per rendere omaggio al lavoro serio della stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino, che hanno rispettato il dettato del disciplinare in vigore, che non hanno turlupinato i consumatori, che non si sono sognati, né si sognano, di proporre di imbastardire il loro Brunello con iniezioni, più o meno truffaldine, di altre uve, e per presentare le aziende che hanno voluto collaborare a questa serata e coglierne lo spirito, particolarmente in questo momento, ed i loro vini. E per cercare di riflettere insieme su cosa è successo a Montalcino, non solo ora che lo scandalo è scoppiato, ma nel corso degli ultimi 10 anni, da quando il vino, essendo diventato di successo e oggetto di un fiorente business, ha subito una serie di attenzioni-tentazioni che hanno condizionato il lavoro delle aziende.
Anche in occasione di questa serata, come ho sempre fatto su questo blog a partire dal mio primo post sul tema, pubblicato il 21 marzo, esprimerò, con chiarezza e assoluta indipendenza, il mio punto di vista, quello che penso su quello che è accaduto e su quello che ora si dovrebbe fare, a Montalcino, per mantenere alti il nome e l’immagine di Messer Brunello.
I vini in degustazione, nel corso della serata, che si terrà martedì 13 maggio alle 21, presso quella bellissima sede (già collaudata in febbraio nel corso di una fortunata Serata Barolo) che è il Golf & Country Club di Colombaro di Formigine (via Castelnuovo Rangone 4) all’immediata periferia di Modena, lungo la strada verso l’Abetone, saranno otto Brunello di Montalcino, rigorosamente annata 2003, di aziende note e meno note, delle più grandi e affermate Col d’Orcia e Lisini, sino ai piccoli, ma qualitativamente impeccabili, Citille di Sopra, Gianni Brunelli, Pecci Celestino, Pinino, Tenuta di Sesta e Uccelliera.
Vini che ho scelto non perché mi siano simpatici i produttori, che in alcuni casi non conosco nemmeno di persona, ma perché nel corso degli assaggi di Benvenuto Brunello edizione 2008 ho ritenuto i loro vini tra i migliori, o più interessanti, rispettosi del Sangiovese e dei terroir di Montalcino in un’annata difficile e quantomai soggetta a “tentazioni” interventiste come il 2003.
Sono persuaso che sarà una bella serata e che chi deciderà di esserci (vedi qui il link al sito della pagina dell’A.I.S. Modena del sito Internet dell’A.I.S. Emilia per informazioni e modalità di iscrizione) non si pentirà di aver scelto di partecipare…

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7 Maggio 2008

Missione compiuta: “ambasciatore” del Barolo in terra toscana

Non posso lasciar correre, senza dedicarle una parola, la “missione compiuta”, lunedì 5, in terra toscana, ovvero la degustazione (leggi) di sei Barolo, cinque di annata 2004 e uno di annata 2003, da me condotta, davanti ad un pubblico attento e competente, nell’ambito del Premio Versilia organizzato dall’A.I.S., delegazione della Versilia, nella bellissima Villa Borbone a Viareggio.
Merito dei sei vini, che erano tutti veramente buoni (posso complimentarmi con me stesso per averli scelti bene?), e di un relatore in discreta forma – dicunt – il “sacro verbo” del Nebbiolo di Langa è potuto arrivare nella… “terra degli infedeli”, ovvero di quei toscani che avendo la fortuna di poter contare su una delle poche grandi uve del mondo, messer Sangiovese, dimostrano invece un insano innamoramento per le uve bordolesi, che vorrebbero, checché ne dica qualche rotondo giustificazionista, ficcare dappertutto, non gli è bastato il Chianti Classico, ora pensano al Brunello di Montalcino…
Vini in ottime condizioni, con una mia personalissima preferenza, in termini di eleganza, per l’unico 2003 selezionato, il fragrante, aereo, inebriante Santo Stefano di Perno del mio carissimo amico Mauro (Giuseppe) Mascarello, ma quale godimento e quale dimostrazione della forza dei veri tannini, quelli che derivano dal Nebbiolo e non dai boschi del Massiccio centrale francese, e della verità della terra, da tutti gli altri vini, dal Ginestra Casa Maté di Elio Grasso al Bricco Sarmassa di Brezza, al Bricco Boschis di Cavallotto, al Barolo Serralunga di Massolino, sino alla soave, fragrante eleganza, al mirabile equilibrio, alla dolcezza naturale dell’Acclivi di Comm. G.B. Burlotto, tutti di annata 2004.
Compiuta la mia missione di “ambasciatore” (autonominatomi) e di portatore sano del “germe” del Nebbiolo, indotto molte persone a pensare di programmare quanto prima una visita in quelle sei cantine e in tante altre che ho nominato, parlando di Barolo ma anche del suo ottimo fratello Barbaresco, ho potuto, ieri mattina presto, partire da Viareggio alla volta di Alba.
Il tempo di arrivare, di sistemarmi nella base che mi ospiterà sino a lunedì mattina, di annusare l’aria di “casa”, che tali per me considero le Langhe, anche se poi vivo, quando non sono in giro, in quel di Bergamo, che alle 13 ero già in zona Barolo, per una visita a La Morra al nuovo locale di quel gran signore della ristorazione e dell’ospitalità che è stato ed è tuttora l’ottimo Gian Bovio (sito).
Ero lì tranquillo che mi gustavo i primi antipasti di un bel menu degustazione all’insegna della classicità di Langa (proposto a 42 euro) con un paio di bicchieri del mio Dolcetto di Dogliani per antonomasia, il Briccolero del caro Quinto Chionetti, quando dalla sua voce, inconfondibile, mi sono accorto che ad un tavolo dietro di me era arrivato, in compagnia di due suoi simpatici amici di Cuneo, che poi sono diventati anche amici miei, nientemeno che uno dei grandi “arneis” di Langa (intendendo per arneis uno spirito bizzarro, originale, singolare), ovvero “Citrico”, al secolo Rinaldi Giuseppe detto Beppe.
Sono così finito per trasferirmi al suo tavolo e a fraternizzare, parlando di Langa e Barolo, di rinoceronti, roi o presunti tali, grandi orsi, “tigri”, abili venditori di fumo e niente arrosto e grandi personaggi, Bartolo, ovviamente, ma anche l’altro Mascarello, Mauro, figlio del mitico Gepin, con il trio di amici.
Questo mi ha consentito di gustare, quasi in anteprima, uno dei Barolo 2004 che vi consiglio di comprare a scatola, pardon, a bottiglia chiusa, il severo, autentico, rigoroso e buonissimo (un po’ ruffiano, anzi, usa un’altra espressione, dice Beppe) suo Brunate Le Coste (che se fosse solo Brunate, come dice un grande sostenitore di questa tesi, Gianfranco Soldera, sarebbe ancora più buono).
E poi, tanto per non farci mancare nulla, richiesto di scegliere dalla bellissima carta dei vini del ristorante un Barolo di Castiglione Falletto di mio pieno gusto, ho puntato su un vino di cui mi sono innamorato, vero coup de foudre, dal primo sorso, la riserva Vignolo 1999 di Cavallotto. Vino rigoroso, elegante, complesso, completo, intensamente minerale (grafite e polvere da sparo), appena selvatico il giusto, ancora giovane e con quale potenziale d’evoluzione nel tempo, ma già in grado di offrire il segno della propria classe.
Sono stato molto contento di constatare che la mia scelta è stata apprezzata – lo diceva la buta vuota rimasta sul tavolo – dai due amici di Beppe, gran barolisti al cospetto di Bacco, e da Citrico, che questo vino diceva di non conoscere e che ha gustato, condendo la degustazione, macché la sana bevuta, con battute in libertà condite con la sua consueta verve, la sua ironia e autoironia, il suo disincantato, artistoide guardare al mondo, che lo rendono, all’alba dei suoi 60 anni, più che mai personaggio di riferimento nel mondo, splendido, della Langa albese.
La prima giornata non è poi finita, perché ieri sera ho gustato una cena esemplare, per vivacità, creatività, ed equilibrio e gusto dei piatti, al Piazza Duomo di Alba (sito), regno di quello chef sensibile e intelligente che é Enrico Crippa e della famiglia Ceretto, con Roberta e Federico, due dei quattro young lions eredi dei Barolo brothers Bruno e Marcello, miei anfitrioni insieme al fraterno amico Giacu, Giacolino Gillardi.
Abbiamo bevuto benissimo, e volevo vedere, ma di questo, di un grande Barbaresco Faset del 1988 (oh yes!) e di un supremo Cornas, annata 2004, di Auguste Clape (chapeau Monsieur! Che grande Syrah, che splendido vin de terroir!), parleremo più oltre, visto che la prima giornata di Alba Wines Exhibition si prospetta nutrita, con 11 Roero 2005 e soprattutto 55 Barbaresco 2005 (di Barbaresco, Neive e Alba, domani i vini di Treiso) che ci attendono…
Dimenticavo: evviva il Nebbiolo, ça va sans dire…

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6 Maggio 2008

Alba Wines Exhibition 2008: nuove annate di Barbaresco e Barolo in degustazione

E’ finalmente in dirittura d’arrivo l’evento che nel calendario dei miei appuntamenti di degustazione di wine trotter che gira con bicchiere e notebook su e giù per l’Italia è segnato idealmente in rosso e che attendo con maggiore gioia.
Mi riferisco ad Alba Wines Exhibition, la grande occasione d’assaggio (organizzata dall’Unione Vini Albesi con il braccio operativo della Wellcom), riservata ad una cinquantina di (fortunati) giornalisti italiani ed esteri, che ci consentirà anche quest’anno, da mercoledì 7 a domenica 11 maggio, di degustare, con calma, nelle migliori condizioni possibili (tutt’altra musica rispetto al baillamme di Benvenuto Brunello o all’Anteprima dell’Amarone della Valpolicella oppure a quella del Vino Nobile di Montepulciano, per citare le prime che mi vengono in mente), seduti, serviti dai sommeliers dell’A.I.S., in un lasso di tempo di 6 ore circa disponibili per ogni giornata, le nuove annate dei grandi rossi base Nebbiolo di Langa.
Che nella fattispecie saranno il 2005 per Roero e Barbaresco e 2004 – grande attesa! – per Monsù Barolo.
Io arriverò in Langa, dopo una parentesi barolesca in terra toscana, parlo della degustazione che a questo punto, quando leggerete, avrò condotto in Versilia (leggi), nella tarda mattinata di martedì 6, giusto in tempo per andare a provare il nuovo Ristorante Bovio di Gian Bovio (per anni re del mitico Belvedere) e della sua famiglia, su al Bel Sit di La Morra (sito) e poi dal pomeriggio, prima di recarmi la sera a cena ad Alba al Piazza Duomo (sito), regno dello chef Enrico Crippa e della famiglia Ceretto che ha fortemente voluto questo locale, comincerà la piacevolissima “danza” di degustazioni mattutine e primo pomeridiane e poi visite a produttori, e poi di nuovo assaggi, degustazioni, verticali, incontri amicali, tutti nel sacro nome del Re Nebbiolo.
Il programma ufficiale comincerà la mattina di mercoledì 7, con la degustazione dei Roero 2005 e dei Barbaresco 2005, a seguire il giorno dopo con altri Barbaresco 2005 e con l’avvio della lunga serie dei Barolo 2004, che saranno il main theme delle nostre sedute d’assaggio di venerdì 9, sabato 10.
La mattina di domenica 11, per la serie “retrospettive”, un’interessantissima possibilità d’assaggio, dieci anni dopo, dei Barolo 1998, che mi aspetto molto piacevoli da bere ora, equilibrati, assolutamente appealing.
Il programma ufficiale prevede per i pomeriggi di mercoledì, giovedì, venerdì, una ricca scelta di visite ad aziende, degustazioni, mentre per il sabato ovviamente ognuno di noi si sarà organizzato per andare a trovare qualche produttore (io condurrò un gruppo di amici in visita ad uno dei migliori produttori di Barbaresco, in quel di Treiso…).
Stesso discorso, per chi non sarà partito subito dopo la degustazione dei Barolo 1998, per domenica pomeriggio.
Insomma, come si può vedere, una fantastica full immersion di cinque giorni circa nel mondo del Nebbiolo, in quell’atmosfera magica che è la Langa del Barbaresco e del Barolo. E del Roero, terra bellissima, i cui vini, soprattutto il Roero Docg, meglio l’Arneis, sono però, a mio avviso, ancora alla ricerca di una compiuta e personale identità.
A risentirci, dunque, next week, per impressioni, anticipazioni, cronache, racconti ed un primo bilancio sulla qualità delle nuove annate.
Dopo tante parole - e delusioni e incazzature - sul Brunello di Montalcino (di cui tornerò ad occuparmi, leggerete l’annuncio nei prossimi giorni, a partire da martedì 13, in occasione di una degustazione di otto vini dell’annata 2003 che condurrò per la locale delegazione A.I.S. a Modenavedi sito), lasciate che vada a riscaldare il mio cuore e a risentire aria di “casa” su per i bricchi ed i sorì di questa terra unica a me carissima…

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2 Maggio 2008

Critical wine a Brescia (9-12 maggio)

Mi spiace molto (anche se sono contento di trovarmi dove mi troverò in quei giorni, ad Alba per gli assaggi delle nuove annate di Barbaresco e Barolo di Alba Wines Exhibition) di non poter fare un salto, dal 9 al 12 maggio in quel di Brescia, presso il Centro Sociale Autogestito (oh yes, Centro Sociale) denominato Magazzino 47, (via Industriale), per l’edizione 2008 di Brescia/Critical Wine, organizzata in collaborazione con Radio Onda d’Urto.
Anche se ideologicamente e culturalmente lontano, sarei stato estremamente curioso di andare a curiosare, cercare di capire, cogliere cosa porti un certo mondo, posso definirlo della sinistra antagonista, del ribellismo, del pensiero no global, ad interessarsi al mondo del vino sino ad organizzare – e questa non è la prima esperienza – una tre giorni vinosa dal programma (vedi qui
Critical wine - programma) ricchissimo di appuntamenti.
Certo, c’è stato un fil rouge tra l’universo dei centri sociali e quello del vino, e che fil rouge!, visto che corrisponde al nome di Gino Veronelli, che come scrivono gli organizzatori, dedicandogli questa iniziativa, “
coniugò in quell’esperienza il proprio sapere nel campo enogastronomico al suo anarchismo- magari sui generis- ma di limpidezza intellettuale ineccepibile”, in una singolare “commistione tra il “ribellismo” di quelli che Gino amava chiamare i “giovani dei centri sociali” e la caparbietà e la sapienza “dell’enogastroamante” milanese” che di tutti noi che scriviamo di vino è stato, lo si voglia o meno, il “maestro”. Anche se poi contestato, ma sempre considerato come un fondamentale punto di riferimento.
Non sarò a Critical wine a Brescia (vedi qui il
Manifesto ), ma mi sarebbe piaciuto, magari con l’intercessione di qualche amico produttore, come Filippo Cintolesi del Podere Erbolo, che sarà presente, insieme ai franciacortini Enrico Gatti, San Cristoforo e Colline della Stella, ai gardesani della Basia, ai piemontesi Cascina degli Ulivi, Belcolle, I Paglieri (Roagna) ai Coffele di Soave, a Terra d’Arcoiris di Chianciano Terme (e tanti altri, vedi qui l’elenco allegato) capirne di più di temi come quelli che vengono posti nella presentazione dell’iniziativa.
Temi che accennano alla possibilità di realizzare “un circuito virtuoso tra la qualità della produzione e la qualità delle relazioni sociali”, di operare “per la tracciabilità dell’origine e della trasformazione dei prodotti. Per l’accorciamento della filiera produttiva. Per il “prezzo sorgente“. Questo in nome di una “difesa “pratica” della vita materiale che ci porta contro le logiche capitalistiche di un consumo irresponsabile e nocivo, indissolubilmente ancorato al profitto di pochi a scapito della salute di molti. Consumare meno, più intelligentemente, privilegiando la qualità della produzione e non consegnandola forzatamente a sfere costose e di nicchia. Per un’acquisizione dei saperi alla conquista dei sapori, in un circolo virtuoso produttore-consumatore”.
Non potendo esserci, chiederò a Filippo o a qualche lettore che parteciperà a questa tre giorni cui “
oltre ai vignaioli saranno presenti i produttori di Mercato 47, quinquennale esperienza bresciana di consumo critico”, di raccontare quello che è successo, i discorsi fatti, le ipotesi di lavoro, i percorsi possibili a tutela di chi produce e di chi consuma.
Perché anch’io, com’era Veronelli, e come sembrano essere questi ragazzi di Critical wine, sono “amante di vini, terra, contadini/e ma, soprattutto…. di libertà”.
Buona fortuna a questa rassegna e che la voce della terra trionfi!
Per informazioni:
sito Internet

e-mail 12
come arrivare
orari d’ingresso e costi
programma
elenco dei vignaioli presenti

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29 Aprile 2008

Sei grandi Barolo in degustazione al Premio Versilia

Ci sarà anche una degustazione di Barolo, lunedì 5 maggio alle 15, nell’ambito del Premio A.I.S. Versilia. Giornate versiliesi dei vini, il grande evento (vedi la presentazione ed il programma dettagliato pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S. oppure qui in allegato programma ) organizzato congiuntamente dalla delegazione versiliese e dall’A.I.S. della Toscana presso Villa Borbone a Viareggio. Ho accolto con grande piacere l’invito degli amici Osvaldo Baroncelli e Andrea Balzani, rispettivamente presidente regionale e delegato della Versilia dell’Associazione Italiana Sommelier, di essere io, che del Barolo mi considero un umile servitore ed entusiasta ambasciatore, a scegliere e presentare i magnifici sei, i sei Barolo, cinque di annata 2004 e uno di annata 2003, che verranno proposti e raccontati, insieme alla zona di produzione del magnifico vino albese, al Nebbiolo, ai differenti terroir, a tutto quanto rende insomma unico ed inimitabile il Barolo, al pubblico di appassionati toscani.
Ritorno con enorme entusiasmo e piacere, alla vigilia di una cinque giorni in Langa che mi vedrà impegnato ad Alba, dal 6 all’11 maggio, a degustare le nuove annate di Barbaresco (2005) e Barolo (2004) nell’ambito di Alba Wines Exhibition, in terra toscana a celebrare la magia del Nebbiolo.
Sarà un impegno ancora più sentito, in una terra che dovrebbe esaltare la grandezza e l’unicità del suo vitigno simbolo, il Sangiovese e che invece lo vede purtroppo coesistere con altre uve foreste in Chianti Classico e sottoposto a Montalcino all’offensiva (sotterranea) di chi vorrebbe imbastardire il Brunello a colpi di Merlot, Cabernet e Syrah, spiegare perché il Barolo sia quella cosa unica e speciale che é.
Proprio come unico e speciale, e testardamente monovarietale come lui, è il Brunello di Montalcino, l’unico vino rosso italiano in grado di misurarsi, alla pari, con il fantastico duo albese rappresentato dal Barbaresco e dal Barolo.
I vini che ho scelto sono alcuni dei vini simbolo di alcune delle aziende che reputo più rappresentative ed emblematiche dell’universo del Barolo, aziende tutte tradizionali, una di Barolo, una di Serralunga d’Alba, una di Verduno, una di Monforte d’Alba, due con vigneti o cantina nell’amatissima Castiglione Falletto, che celebrano al meglio, tanto più in un’annata classica come il 2004, l’eleganza, la classe, la finezza, la varietà aromatica, il saldo contenuto tannico, la ricchezza di sapore, del Barolo.
I vini sono:
Giuseppe Mascarello Barolo Santo Stefano di Perno 2003
Brezza Barolo Bricco Sarmassa 2004
Cavallotto Barolo Bricco Boschis 2004
Comm. G.B. Burlotto Barolo Acclivi 2004
Elio Grasso Barolo Ginestra Vigna Casa Maté 2004
Massolino Vigna Rionda Barolo Serralunga 2004

Cinque 2004 ed un 2003 (per i 2004, Villero, Santo Stefano e Monprivato di Mauro (Giuseppe) Mascarello se ne riparla il prossimo anno come minimo…) per testimoniare la grandezza della Langa ed il piacere di un gusto diverso ed inimitabile.
Per partecipare alle degustazioni tel. 055 8826803 393 9117432 e-mail sito Internet

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22 Aprile 2008

Bordeaux 1970: 40 anni ma non li dimostrano…

Che i vini di Bordeaux (e le uve con cui si producono) godano di universale popolarità - magari anche in zone vinicole che hanno la fortuna di disporre di varietà autoctone che basterebbero abbondantemente a fare la loro nobilitate, senza ricorrere ad aiutini e stampelle esterne e senza che qualcuno abbia la geniale pensata di proporre di rendere i disciplinari di produzione ancora più internazionali di quanto non siano già…- è osservazione di una banalità sconcertante.
Ma che i vini di Bordeaux, i grandi vini di questa grandissima, storica, classica zona vinicola francese, siano tutt’altro che monolitici e mono-stilistici visto che sono frutto di un’area vasta che possiede al proprio interno aree più ristrette e AOC ben distinte, con zone di produzione con caratteristiche geologiche, ovvero composizione dei terreni, microclimi, epoche di maturazione, e dosaggi delle diverse uve che compongono la piattaforma ampelografica bordolese, molto diversi, è un’evidenza che vale sempre la pena di ricordare, anche a coloro che pensano che basterebbe utilizzare un po’ di Merlot o di Cabernet o di Petit Verdot per rendere i vini conformi ad un gusto che pretenderebbero essere standard, mentre standard é solo l’intelligenza di chi fa un ragionamento del genere.
Quando sono grandi davvero, quando sono espressioni di una cultura, di un savoir faire, di una tradizione consolidata, di un rapporto franco e diretto e soprattutto maturo e collaudato con il mercato, pardon, con i mercati mondiali, i vini bordolesi offrono ad ogni degustatore dabbene fior di sorprese.
La conferma di questa loro innata personalità e di una fantastica capacità di sfidare il tempo, ovvero di avere quasi quarant’anni d’età e non dimostrarli, è venuta, e sono lieto di poterlo testimoniare e raccontare, da una fantastica degustazione di sei vini figli della grandissima annata 1970, ideale collegamento tra i 1961 ed i 1982, cui ho avuto la fortuna ed il privilegio di partecipare a Verona la sera della prima giornata del Vinitaly, per l’organizzazione di una società specializzata nel campo della distribuzione di grandi vini italiani ed esteri di qualità come il gruppo Balan di Padova.
Sei stelle del firmamento bordolese, il Pomerol Château L’Evangile, il Saint-Emilion Château Troplong Mondot, il Pauillac Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande, il Margaux Château Brane-Cantenac, il Saint Julien Château Ducru Beaucaillou ed il Saint Estèphe Château Cos d’Estournel, tutti Châteaux ben raccontati in quel bellissimo libro che è Bordeaux. La storia dei Grands Crus Classés 1855-2005, opera di Dewey Markam, Cornelis Van Leeuwen, Franck Ferrand (con contributi di Hugh Johnson, Jean-Paul Kauffmann e splendide foto di Christian Sarramon) intelligentemente tradotto e pubblicato in lingua italiana da Guido Tommasi Editore in Milano, che non hanno mancato di suggestionare ed in alcuni casi emozionare gli happy few invitati al fantastico enoico incontro.
Com’erano i vini, alcuni davvero strepitosi, lo racconto in questo articolo (leggi qui) pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
Grandi espressioni di uve legate al territorio come i Cabernet (Sauvignon e Franc), il Merlot, in alcuni casi il Petit Verdot o il Carmenère, uve che bastano e avanzano a designare la grandezza, la particolarità, l’unicità dei loro terroir, uve che bastano da sole (senza che nessuno si sogni di proporre di modernizzare e ravvivare il panorama produttivo delle loro zone, di “migliorare la qualità” dei vini, magari introducendo un pizzico di Syrah, o che ne so, di Grenache, o di chissà che) a fare la nobilitate di quella zona universalmente nota e apprezzata nel mondo che si chiama Bordeaux.
Accidenti, perché non prendere esempio dai cugini d’Oltralpe, senza limitarci ad introdurre le loro uve nelle nostre zone di produzione, espediente troppo banale, capaci tutti a farlo, in questa loro orgogliosa, caparbia, consapevole, dignitosa difesa e valorizzazione delle loro più prestigiose AOC, di quello speciale inscindibile legame varietà- terroir che rende grandi, nei secoli, i vini di Francia?

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10 Aprile 2008

Vini abruzzesi a Lonigo e Barbaresco a Como: degustazioni A.I.S.

Sono stato così impegnato, in questa settimana che ha fatto seguito al Vinitaly, in aggiornamenti, commenti, postille e indignazioni varie su quanto sta succedendo non solo a Montalcino e dintorni, ma nel modo in cui questa triste vicenda viene trattata da larga parte della stampa italiana (cui andrà inviata la tessera d’onore di vigile del fuoco), che ho praticamente tralasciato di trattare di qualsiasi altro tema vinicolo.
Sono ancora in tempo però, per annunciare a chi è interessato e a chi si troverà in zona, che sabato 12 e lunedì 14, rispettivamente in Veneto ed in Lombardia, condurrò due degustazioni organizzate dall’A.I.S.
Sabato a Lonigo, presso l’Hotel Quadri nell’ambito della manifestazione Festival dell’Ospite - Abruzzo e i suoi vini organizzata dalla delegazione A.I.S. di Vicenza, che prevede due giornate intense di assaggi di vini abruzzesi (sabato dalle 14 alle 19, domenica dalle 10 alle 17), alle 15.30 sarò il commentato di una degustazione che vedrà 12 vini abruzzesi di scena (tre Trebbiano d’Abruzzo, tre Montepulciano d’Abruzzo, tre Montepulciano Cerasuolo e tre Pecorino, l’altro bianco tipico che si sta sempre più diffondendo con risultati interessanti in terra d’Abruzzo – le aziende ed i vini sono ancora in corso), seguita, alle 20.30, da una cena di gala che vedrà l’abbinamento tra cucina veneta e vini d’Abruzzo. Per informazioni e prenotazioni tel. 348 1031720.
Lunedì 14 aprile, invece, presso il Grand Hotel di Como a Como (via per Cernobbio), condurrò, in collaborazione con l’A.I.S. di Como, una seconda
Degustazione di Barbaresco 2004 (dopo quella già condotta lo scorso 23 gennaio), che vedrà di scena i seguenti vini :
Barbaresco Borgese Azienda agricola Piero Busso
Barbaresco Serraboella Azienda agricola Cigliuti
Barbaresco Bricco Azienda agricola Dante Rivetti
Barbaresco Froi Azienda Agricola Massimo Rivetti
Barbaresco Rabajà Azienda agricola Cascina Luisin
Barbaresco Sorì Loreto Azienda Agricola Varaldo
Barbaresco annata Produttori del Barbaresco.
Per informazioni e iscrizioni tel. 347 2548396 sito Internet

Saranno un’ottima occasione, queste due degustazioni, per tornare a parlare di vino e non di scandali che lo infangano e per testare la qualità di due regioni, Abruzzo e Piemonte, che hanno rispettivamente nel Montepulciano e Trebbiano e nel Nebbiolo il loro simbolo.

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