Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Degustazioni'

8 aprile 2010

Vino Vino Vino 2010: tre giorni all’insegna dei vini naturali a Cerea

Acciperbacco, anche per quest’anno, impegnato come piacevolmente sarò, oggi e venerdì, al Vinitaly, non ce la farò a fare la totale “scelta di campo” e passare tutti i tre giorni del suo svolgimento, giovedì 8, venerdì 9 e sabato 10, presso l’area Exp di Cerea nella bassa veronese (verso Legnago e Sanguinetto, patria di quel “signore della Terza Pagina” che fu Giulio Nascimbeni) a Vini Veri, rassegna dedicata al “vino secondo natura”,  come lo definì con felice intuizione l’indimenticabile Teobaldo Cappellano.
Io dovrò accontentarmi dell’ultima giornata, sabato, ma se voi potete scegliere, se non siete vincolati, come in fondo lo sono io, a visitare anche il Grand Moloch Enoico, trascorrete più tempo possibile, anche due giorni, tra i 130 produttori naturali, (qui l’elenco dei partecipanti) provenienti da tutta Italia ma anche Francia, Slovenia, Austria, e cercate di trarre profitto, respirando “un’altra idea del vino”, più pura, più vera, più autentica, con più poesia e meno marketing, dal contatto con loro.
Magari i loro vini non sempre vi convinceranno, magari ne troverete qualcuno eccessivo, oppure fortissimamente personale, ma non potrete non rimanere contagiati dal contatto vivo con persone, che Baldo definiva “anarcoidi naturalisti”, per le quali il vino continua ad essere una cosa bella e viva, espressione diretta della terra, delle stagioni, delle annate, della fatica contadina, e non un prodotto industriale ripetibile, una wine commodity su cui fare business.
L‘appuntamento annuale con il Consorzio Viniveri e La Renaissance des Appellations, consente, come scrivono, di “toccare con mano le espressioni di territori diversi tra di loro ed avvicinarsi ad un approccio al vino fatto di persone, di culture, di tradizioni”, gustando il vino come un’espressione culturale.
E partecipando anche ad occasioni di approfondimento come possono essere  venerdì 9 alle 10 la presentazione del libro di Giovanni Bietti, “Vini naturali d’Italia”, oppure alle 18.30 la proiezione del film/documentario di Vinicio Capossela, “La faccia della terra”, o ancora la mostra fotografica di Elettra Mallaby, o quella delle riproduzioni delle formelle che decorano il campanile di Giotto del duomo di Firenze,  a cura di Mariella Carlotti. Insomma, una manifestazione (pur con tutto il rispetto per l’altra manifestazione, Vin Natur, che si svolgerà domenica 11 e lunedì 12 a Villa Favorita, con la partecipazione di produttori altrettanto validi, a partire da Angiolino Maule) che considero fondamentale per cogliere la sensibilità e la particolarità dei produttori che si definiscono “naturali”. Per arrivarci, in auto, ecco qui le indicazioni pratiche.
Chiudo, pregustando già l’atmosfera che troverò sabato, segnalando, i dettagli qui, sul sito Internet dedicato, un’altra manifestazione collaterale, che si svolgerà in una bella casa rustica sul fiume Adige, a Pescantina, a pochi chilometri da Verona. Aperta dalle ore dieci di mattina fino a sera giovedì, venerdì e sabato presenta in degustazione vini e produttori, cito Ronco del Gnemiz, Miani, Sirch, Francesco Rinaldi, Terre del Sillabo, Terenzuola, che meritano sicuramente attenzione.
Buona degustazione e buoni vini a tutti!

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Rosati in terra di rosati 2010: panel di degustazione al lavoro in pieno Vinitaly

So bene che l’atmosfera non sarà quella perfetta, da piacevolissimo oziare, di un bordo piscina estivo immortalata in questa foto scattata l’estate scorsa in quel di Monopoli.
Lo so che un salone all’interno dell’Ente Fiere durante il Vinitaly non è la stessa cosa di una bellissima masseria in quella località o di un raffinato wine hotel nella quiete della campagna tra Ceglie Messapica e Ostuni. Ciononostante, cercheremo di fare del nostro meglio, il sottoscritto, che del panel tasting è il coordinatore, e la ventina di eccellenti degustatori, esperti di incontestabile competenza, di diversa provenienza e formazione e storia, che giovedì mattina dalle 10.30 si metteranno d’impegno per esaminare, con passione e curiosità, ovviamente alla cieca (é bene precisarlo per qualche “incredulo” che malignamente pensa a chissà quali “retroscena”), assicurando un giudizio meditato e totalmente oggettivo, gli oltre 30 rosati di Puglia proposti dalle aziende che prenderanno parte all’edizione 2010 della rassegna Rosati in terra di rosati.
Rassegna organizzata anche quest’anno da Francesco Nacci, albergatore pugliese impegnato nell’azienda di promozione turistica della Provincia di Brindisi e animatore dell’associazione Buona Puglia.
Stiamo parlando di un qualcosa che effettua una selezione dei migliori rosati pugliesi, dove non esiste un vincitore unico, bensì è il prodotto rosato di Puglia il vincitore, rappresentato dai 15/18 rosati selezionati che saranno presenti per una intera settimana nella kermesse “Rosati in terra di Rosati” sulle migliori tavole di Puglia con appositi menù, nelle migliori enoteche della regione in degustazioni e laboratori di degustazione, in una grande festa d’estate finale con tutti i produttori, giornalisti e appassionati, oltre che per tutta l’estate nel “Rosato in Tour” con degustazioni in tutte le piazze turistiche di Puglia (da Otranto a Trani, da Ostuni a Taranto, da Ceglie Messappica a Margherita di Savoia).
Dalla nostra degustazione fatta al Vinitaly, un assaggio nel corso del quale ci concentreremo sull’aspetto visivo (sulla bellezza e naturalezza del colore) dei vini, sull’intensità e fragranza aromatica, sul loro gusto e sulla loro piacevolezza, dovrebbe emergere, questo il nostro auspicio, una fotografia fedele, uno spaccato abbastanza rappresentativo (anche se si devono registrare, purtroppo, alcune assenze significative: l’adesione o meno alla degustazione è ovviamente demandata alla decisione dei singoli produttori), della produzione in rosa di Puglia.
Come coordinatore e punto di riferimento del panel, di cui anch’io farò parte, ho ottenuto la preziosa collaborazione dei seguenti amici ed esperti di vino, italiani ed esteri:
Carla Capalbo Usa, collaboratrice di Decanter e di altre riviste, autrice di libri
Juancho Asenjo Spagna, collaboratore del principale sito Internet spagnolo Elmundovino.com
Kyle Phillips Stati Uniti residente in Toscana responsabile del sito Internet Italian wine review
Alfonso Cevola Usa, importatore di vino in Texas e wine blogger On the wine trail in Italy
Carlo Macchi giornalista toscano, responsabile del sito Wine Surf
Luciano Pignataro giornalista napoletano, redattore del Mattino di Napoli curatore del blog Luciano Pignataro collaboratore della nuova guida dei vini di Slow Food
Elia Bolandrini valtellinese, sommeliers professionista degustatore ufficiale A.I.S.
Antonello Maietta vice presidente dell’A.I.S. sommelier professionista e degustatore ufficiale A.I.S.
Giancarlo Gariglio, co-curatore della nuova guida dei vini di Slow Food, curatore del sito Internet Slowine e della Guida al vino quotidiano
Angelo Peretti, gardesano, collaboratore di diverse testate, curatore del sito Internet gourmet
Massimo Di Cintio, abruzzese, collaboratore di diverse testate, autore di guide dei vini rosati italiani
Alessandro Franceschini giornalista e sommelier, collaboratore di LaVINIum e Porthos, della rivista dell’A.I.S. De Vinis
Roberto Giuliani curatore del sito Internet LaVINIum
Francesco Muci pugliese, tra i responsabili in Puglia di Slow Food e della guida dei vini di Slow Food
Pasquale Porcelli pugliese, giornalista collaboratore di diverse testate tra cui WineSurf
Enzo Scivetti pugliese, sommelier, degustatore, tra i massimi responsabili nazionali dell’Onav
Andrea Terraneo responsabile Enoteca La Barrique (Associata Vinarius) Cantù.

Sono sicuro che insieme, appassionati di rosati come siamo (e non dell’ultima ora, vero Massimo?) faremo un eccellente lavoro….

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2 aprile 2010

Vini rossi del Sud da vitigni autoctoni in degustazione a Milano

Vi piacciono i grandi, corposi, ben strutturati, profumati di sole e di terra, vini rossi del Sud ed in particolare quelli espressione di quei tanti vitigni autoctoni che sono il tesoro enoico su cui le regioni meridionali possono contare?
Bene, allora segnatevi la data di martedì 13 aprile, l’orario, le 21, ed il luogo, la Sede Onav (Sala E. Cernuschi) di via Termopili 12 a Milano, perché quella sera di rossi del genere non ne avrete a disposizione uno solo, ma ben nove.
L’associazione ONAV (Ordine nazionale assaggiatori di vino) sezione di Milano vuole proporre un’occasione d’assaggio di quelle importanti, dove mettere a confronto, per coglierne le differenze, le peculiari modalità di espressione, il legame con i terroir d’origine, il carattere varietale, l’assoluta modernità e capacità di “parlare” all’appassionato, vini base Aglianico provenienti dalla Campania (Taurasi) e dalla Basilicata (Aglianico del Vulture), oppure base Negroamaro e Uva di Troia, per restare in Puglia, oppure spostandoci in Calabria, figli di quella grande varietà riscoperta da pochi anni che è il Magliocco, o ancora, e siamo scesi ormai in Sicilia, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, che danno straordinarie prove di sé non solo sull’Etna, ma anche in quella piccola Doc, in provincia di Messina, che è Faro.

Cedendo alle amichevoli sollecitazioni del caro amico Vito Intini (nella foto qui sopra), esperto di formazione A.I.S. e fresco pro-presidente di una rinnovata, ambiziosa Onav, e mio compagno di degustazione in quella bella esperienza che è sempre Radici, festival dei vitigni autoctoni, che si svolgerà anche quest’anno nell’incanto del Relais Il Melograno a Monopoli, ho accettato con grande piacere di iniziare dalla mia amatissima Milano la mia collaborazione con Onav, da giornalista free lance che collabora attivamente con A.I.S.  e che all’A.I.S. é profondamente legato, testimoniando la mia grande passione per i vini del Sud e proponendo in degustazione i seguenti vini che ho selezionato:
Campania
Taurasi 2005 Mastroberardino
Puglia
Carminio Igt Salento 2007 Carrozzo
Igt Daunia Nero di Troia 2007 Nerone La Marchesa
Igt Salento Malvasia Nera Malia 2006 Duca Carlo Guarini
Salento Rosso 2004 Graticciaia Agricole Vallone
Salento rosso 2004 Duca D’Argagona Candido
Basilicata
Aglianico del Vulture Vigna Caselle 2005 D’Angelo
Calabria
Igt Val di Neto Magno Megonio 2005 Librandi
Sicilia
Faro Doc 2007 Bonavita.

Aglianico in Vulture

Per informazioni e iscrizioni alla serata visitare qui il sito Internet Onav, o contattare i vice delegati di Milano  Cinzia Trulli 3346782041, Luca Minicucci 3346782043 e Renzo Riccò 3346782042.
Sono persuaso che, prevedibile emozione a parte per il mio esordio, milanese, in casa Onav, sarà una bella serata, un’occasione di degustazione di quelle importanti.

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31 marzo 2010

Solaia in verticale al Vinitaly: per una nobile causa semel in anno licet insanire…

Non temete cari lettori di Vino al Vino, non mi sono tramutato improvvisamente in un cantore di quella categoria, i premium wines, i vini di alto prezzo, al cui interno autentici grandi vini di territorio, che giustificano, data la loro trionfante qualità, il loro prezzo elevato, coesistono con presunti grandi vini che di elevato presentano solo il costo sullo scaffale o nel conto al ristorante, ma il cui valore organolettico è tutto da dimostrare. O è un invenzione, un abile lavoro di pubbliche relazioni, di una stampa specializzata troppo spesso disponibile ad elogiare vini e aziende che invece non lo meriterebbero affatto.
Ancora più in questo difficile 2010 considero il rapporto qualità prezzo l’elemento centrale di ogni seria riflessione, da consumatore comunicatore quale mi considero, a consumatore, sul vino e avverto una certa forma di imbarazzo, in questa particolare congiuntura economica ed in un momento di crisi come questo, a scrivere e segnalare vini di alto prezzo. Questo non per una forma di “populismo”, o pauperismo, o perché mi sia convertito, cosa che non sono affatto, alla “filosofia”, molto spicciola, secondo la quale si deve a priori puntare su vini di basso prezzo.
Ci sono però situazioni e casi, molto particolari, in cui a questo obbligo di rigore, a questa dichiarata intenzione di puntare l’accento su vini buoni ma “risparmiosi” vengo tranquillamente, senza problemi di coscienza, meno. Ad esempio quando parlo di vini strepitosi, a prescindere dal prezzo, come i vini di produttori come Bruno Giacosa, Giuseppe Mascarello, Case Basse, Biondi Santi Il Greppo, vini talmente grandi che fanno passare nel dimenticatoio il fatto che siano naturalmente riservati non a tutti, ma a gruppi di privilegiati happy few…
Inutile dire, chi legge questo blog lo sa già, che nel novero dei vini per i quali penso che valga la pena, semel in anno, fare uno strappo e mettere mano al portafoglio, non tendo normalmente ad inserire, pur avendo la massima considerazione ed il doveroso rispetto per le aziende che li producono, e valutandoli come l’espressione di una tendenza che non mi ha mai convinto fino in fondo, quelli che in tutto il mondo siamo abituati a definire quali Super Tuscan.
Parlo di vini toscani di nuova generazione, prodotti a Bolgheri piuttosto che in Chianti Classico, dove a dominare, più che l’uva toscana per antonomasia, il Sangiovese, sono le varietà bordolesi, oppure il Syrah, in mix e combinazioni varie legate alla fantasia delle aziende e dei loro wine maker. Eppure, pur non potendo assolutamente essere iscritto al partito dei Super Tuscan fan, come ho già scritto in questo articolo pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., non posso non segnalare, a chi invece per Cabernet e Merlot toscani stravede, da soli o in combinazione con il Sangiovese, a chi li beve con gioia e li colleziona, un grande appuntamento che riguarda uno dei Super Tuscan più blasonati, il Toscana Igt Solaia prodotto dai Marchesi Antinori.
Vino dal prezzo elevato (su Internet a seconda delle annate lo si può trovare in vendita da 90 a 150 euro e più), il Solaia sarà lo scintillante protagonista di una speciale degustazione che si terrà nell’ambito del prossimo Vinitaly, venerdì 9 aprile alle 15.30, presso la Sala Argento / ingresso A2 Palaexpo / piano -1. Una degustazione, a proposito della quale potete leggere qui tutti i dettagli, mentre invece qui potrete eventualmente iscrivervi direttamente, per partecipare alla quale si deve entrare nell’ordine di idee di sborsare la bella sommetta di 150 euro, circa 300 mila delle vecchie care lire d’antan…
Un wine tasting, con ben sei annate di altissimo livello – 1978, 1988, 1994, 1997, 2004 e 2007 – che riguarda uno dei vini definiti simbolo di quello che con termini fiammeggianti viene definito spesso “il Rinascimento del vino toscano”.
Un vino nato quasi per caso, con la prima storica annata, il 1978, che sarà presente in degustazione a Verona, dove, il Cabernet destinato al Tignanello (il primo Supertuscan di casa Antinori, creato alcuni anni prima, a base Sangiovese con il 20% di Cabernet) venne giudicato di qualità tanto eccellente e leggermente superiore in quantità da indurre il marchese Piero Antinori a decidere di imbottigliare la produzione in eccesso di questo vitigno in purezza (con il rapporto iniziale che prevedeva 80% Cabernet Sauvignon e 20% Cabernet Franc, ripetuto anche nel 1979), circa 3000-4000 bottiglie”, dando vita al vino che conosciamo.
Perché partecipare dunque, in una logica da “semel in anno licet insanire”, alla degustazione del 9 aprile al Vinitaly? Soprattutto, oltre che per i motivi descritti nell’articolo sopra citato, perché i proventi della partecipazione a questa degustazione, a pagamento e riservata ad un numero limitato di persone, “saranno interamente devoluti in beneficenza alla File, Fondazione Italiana Leniterapia (www.leniterapia.it), un ente no profit che opera nell’ambito delle cure palliativa, offrendo assistenza gratuita medico-infermieristica e psicologia, sia a domicilio che in Hospice, ai malati alla fine della vita, in prevalenza oncologici, e alle loro famiglie, in collaborazione con l’Azienda Sanitaria di Firenze.
La File ogni anno assiste professionalmente e con grande umanità centinaia di persone, con la precisa volontà di “essere vicini a quanti hanno bisogno di attenzione ed aiuto grazie alla nostra assistenza qualificata e gratuita e ad una presenza attenta e amorevole”.
Basterebbe dunque la possibilità di contribuire in qualche modo all’attività di questa benemerita Fondazione, con un’interazione tra il mondo del vino, dei vini riservati a pochi, e la realtà di tutti i giorni, che è fatta ahimé anche di dolore, sofferenza e morte, per rendere questa degustazione uno dei momenti più alti e di maggiore umanità di questo Vinitaly.
Un’idea raffinata, sensibile e intelligente, della famiglia Antinori tutta: bravi!

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5 marzo 2010

Sorgente del vino: vini naturali in degustazione ad Agazzano (Piacenza)

Nuovo appuntamento per gli appassionati dei vini naturali, di tradizione e di territorio in programma sabato 6, domenica 7 e lunedì 8 marzo, nel piacentino, presso la Rocca medievale del Castello di Agazzano , in Val Luretta, una valle laterale della Val Tidone, nella parte più occidentale dei Colli piacentini.
Per l’organizzazione del sito Internet Sorgente del Vino, si svolgerà la seconda edizione della rassegna Sorgente del Vinovisitare qui il sito dedicato, tre giorni in cui il protagonista indiscusso è il vino, la sua storia, la sua tradizione, il suo territorio e soprattutto il suo essere “naturalmente originale”.
Oltre a degustare – ed incontrare e dialogare con i produttori – sarà possibile acquistare direttamente i vini di qualcosa come 100 produttori – qui l’elenco – provenienti dalle regioni vitivinicole più importanti d’Italia così come da microzone capaci di esprimere vini unici e irripetibili ancora tutte da scoprire…

La rassegna nell’intenzione degli organizzatori “vuole infatti promuovere e portare alla luce l’unicità di quei vini nati dalla consapevolezza di un territorio e dalla disciplina che questo richiede: attenzione all’ambiente e coltivazione naturale dei vigneti, rispetto dei tempi necessari perché un vino sia davvero punta di diamante di una determinata area geografica. Sabato 6, alle 9, 30, presso il salone parrocchiale di Agazzano, si svolgerà la tavola rotonda sul tema “Viticoltura sostenibile e salvaguardia del territorio” e dalle 14 si apriranno gli stand che resteranno aperti sino alle 19. Domenica l’apertura è prevista, come pure lunedì 8, dalle 10 alle 18.

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24 febbraio 2010

G&G: Gattinara e Ghemme, grande degustazione a Stresa

Accidenti quanto m’impegna e quante soddisfazioni mi regala il “mio” amatissimo, inimitabile Nebbiolo!
Sabato mattina mi sarò presumibilmente appena ripreso dalle emozioni che mi avrà regalato la conduzione della Serata Barolo di venerdì’ 26 in quel di Castel d’Ario nel mantovano, che dovrò già volgere la barra per prepararmi ad un’altra avventura nebbiolesca.
Questa volta non saranno di scena i due grandi fratelli del Nebbiolo langhetto, Barbaresco e Barolo, né l’aspirante grande Roero, né tantomeno le piccole enclave nebbiolesche della Valtellina, di Carema o di Donnas, ma i protagonisti saranno i Nebbiolo dell’Alto Piemonte, le due Docg che danno storico lustro ad un’area che solo ultimamente sta ritrovando l’antico blasone, parlo del Gattinara e del Ghemme.
La mia meta sarà difatti una località di grande fascino come Stresa (cui mi legano ricordi legati ad un’altra vita, quando scrivevo non di vino ma di musica classica e a Stresa venivo per seguire i concerti delle Settimane Musicali creatura di quel gentiluomo indimenticabile che è stato l’avvocato Italo Trentinaglia de Daverio), dove la delegazione provinciale dell’Associazione Italiana Sommeliers del VerbanoCusioOssola organizza, in collaborazione con il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte,  per la giornata del 28 febbraio 2010, G & G, la prima manifestazione a carattere nazionale dedicata alla presentazione e degustazione dei vini delle due DOCG Gattinara e Ghemme, due perle della produzione agricola dell’Alto Piemonte che si affacciano all’area dei laghi Maggiore e Orta sinonimo di un turismo di alta qualità.
Domenica 28 (ma io mi porto avanti arrivando già il 27 per un lavoro di preselezione e scelta dei vini da presentare domenica) dalle 15.00 alle 20.30, presso le sale di quel posto magico che é il Grand Hotel Des Iles Borromeès, un folto gruppo di produttori avrà il piacere di offrire in degustazione ai visitatori una selezione delle due DOCG dell’Alto Piemonte. Come si può leggere sul sito Internet creato per l’occasione, il programma sarà veramente stimolante speciale e prevede l’apertura, dalle 14 alle 15 esclusivamente per la stampa, e poi dalle 15 alle 20.30 per il pubblico, presso l’area espositiva, della degustazione dei vini, con la partecipazione diretta dei produttori, accompagnata a momenti di approfondimento.
Alle 15, con presumibile durata sino alle 16, presso l’area incontri e dibattiti, sala Banchetti, un dibattito sui Nebbioli dell’Alto Piemonte dal titolo “l’Unicità del territorio, l’integrità dei suoi vini, lontani da mode e tendenze: un’occasione persa o un’opportunità? G&G antidoto all’omologazione?”
A confrontare le loro idee Emilio Bellossi, Delegato AIS del VCO, Otello Facchini, Vice Presidente AIS Piemonte, Rossano FerrazzanoFilippo Parmigiani, enologo e produttore, oltre che il sottoscritto. 
Seguirà, dalle 16.30 alle 17,30 una degustazione guidata di Gattinara e Ghemme dell’annata 1999 che chi scrive e altri selezioneranno nella degustazione preliminare di sabato.
Aggiungeteci poi che in uno spazio apposito una delegazione di produttori del VerbanoCusioOssola permetterà ai visitatori di assaggiare una selezione di salumi, formaggi e prodotti tipici di alta qualità, che il costo d’ingresso alla sala assaggi è contenuto in 10 euro per i soci A.I.S. e 12 euro per i non soci, mentre quello per aggiudicarsi uno dei 40 posti disponibili per la degustazione guidata sarà di 35 euro (30 per i soci A.I.S.), che ad ogni parte verrà consegnata all’ingresso la Guida della manifestazione con l’elenco delle aziende e dei vini presenti in esposizione oltre ad una scheda di registrazione che permetterà di eleggere  il vino G&G 2010 (nei giorni successivi alla manifestazione, verrà proclamato il vino G&G 2010 e verrà estratta tra tutti i votanti una scheda di registrazione che si aggiudicherà un doppio magnum del vino vincitore che verrà proclamato lunedì 29 marzo), per capire che, vostri impegni permettendo, si tratta proprio di un appuntamento da non perdere.
Per ogni informazione su G&G contattare:
Emilio 340.7191650,
Paolo 348.3135827, indirizzo e-mail.
Arrivederci dunque nell’incanto di Stresa!

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20 febbraio 2010

Benvenuto Brunello: ritorna a splendere il Sangiovese, ma che fatica con i 2005!


Primo commento proprio alla volée dopo due giorni di assaggi, fatti rigorosamente alla cieca, senza conoscere il nome dei produttori dei vini che mi finivano nel bicchiere (a proposito: un elogio incondizionato alla brigata dei sommelier A.I.S. delle diverse delegazioni toscane che hanno assicurato un puntuale servizio a noi giornalisti) qui a Montalcino, per il Benvenuto Brunello 2010.
Degustati circa 130 Brunello di Montalcino dell’annata 2005 e la prima osservazione è che aver dato una valutazione di quattro stelle è stato un errore, perché tre stelle erano più che sufficienti per qualificare un millesimo che non si può certo definire irresistibile e che dato l’andamento stagionale non poteva che esprimere vini dal valore medio nella migliore delle ipotesi. Tanti vini, purtroppo, hanno mostrato una carenza di bilanciamento, di piacevolezza, un’assoluta non coerenza tra quanto promettono a naso e quanto si ritrova in bocca, dove dominano spesso tannini duri, acerbi, astringenti e dove c’è una carenza di polpa, di materia, di frutto che pregiudica l’apprezzamento dei vini.
Buone cose non sono mancate, alcune, soprattutto per me, assolutamente sorprendenti, trattandosi di vini che in passato, quando erano completamente diversi da oggi, non mi erano piaciuti affatto, anzi, mi erano parsi vini decisamente molto lontani dall’idea, dalla mia idea, di cosa doveva essere un Brunello.
Quello che è apparso chiaro, cosa che ho fatto notare scherzando ad alcuni enologi che ho incontrato qui nella rumorosissima, caotica tensostruttura, chiedendo loro se per caso non fossero stati tutti folgorati sulla via del Sangiovese,visto che dei coloroni potentissimi, concentrati, scuri di un tempo, diciamo due tre anni fa, non c’è oggi più traccia e che pressoché tutti i vini tornano a mostrare l’aspetto cromatico che ci si aspetta da un vino base Sangiovese prodotto in quel di Montalcino.
Suvvia, dove sono finiti i Brunelloni d’antan, quelli che apparivano impenetrabili, melanzanosi, nel bicchiere?
Cosa dire ancora, proprio al volo, di questi 2005? Che nelle migliori interpretazioni hanno giocato sull’eleganza, su una certa fragranza aromatica, sulla freschezza, più che sulla potenza, con il risultato di esprimere vini che non avranno certo una gittata lunga o saranno da mettere in cantina per anni e anni, ma che si possono già piacevolmente bere oggi.
Diversa completamente la musica per le riserve 2004, dove non mancano fior di vini, portafoglio permettendo, da acquistare mettere in cantina e lasciare affinare con pazienza.
Tra le riserve 2004 vi consiglio spassionatamente Gianni Brunelli, Gorelli Le Potazzine, Ciacci Piccolomini, Vasco Sassetti, Uccelliera, Brunelli, Capanna, Caparzo, Pacenti Franco Canalicchio, Solaria, Talenti, il Vigna Spuntali di Tenimenti Angelini.
Tra i 2005 direi senza alcuna esitazione ancora Gianni Brunelli, Il Colle, Canalicchio di Sopra, Col d’Orcia, Ferro, Il Poggione, Le Macioche, Lisini, Molino di Sant’Antimo, San Lorenzo, Poggio dell’Aquila, Scopone, Sesta di Sopra, Tassi, Vasco Sassetti, Abbadia Ardenga, Gorelli Le Potazzine e, udite udite, la selezione Poggio alle Mura di Banfi. Avete capito bene, proprio un vino della più grande e potente azienda produttrice di Montalcino…
Tra i migliori assaggi in assoluto la splendida elegantissima riserva 2001 Poggio al Vento di Col d’Orcia ed il Brunello 2005 di Fonterenza degustato presso l’Enoteca l’Osticcio, davvero un 2005 di superiore caratura e livello.  Come prime impressioni penso di avervi detto tutto, ci si risente al mio ritorno – domani, domenica, sarà una giornata molto impegnativa per me, dove non degusterò, ma soprattutto parlerò molto e avrò diversi contatti sempre a Montalcino – lunedì sera o martedì.

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12 febbraio 2010

Lessini Durello: bollicine da tenere d’occhio!

Non è stato affatto… “durello”, anzi piacevolissimo e addirittura divertente, il compito, che spero di aver svolto bene, di condurre la degustazione di una decina di Monti Lessini Durello, che con la modifica del disciplinare in atto dovremo abituarci a chiamare Lessini Durello (o Durello Lessini) tout court, mentre la dizione Monti Lessini sarà riservata alle altre tipologie ferme, vivaci e passite, e a vini rossi a larga base Pinot nero (che qui in alta collina dà ottimi risultati) che il Consorzio del Soave e del Monti Lessini Durello, hanno organizzato per la sera di martedì 9 in quel di Trissino presso la simpatica Officina di gusto locale ideata da Roberto Gasparin giornalista enogastronomo nonché ideatore della rivista gustolocale e “patron” dell’officina. Dove, tra l’altro, abbiamo gustato un baccalà con polenta, varietà Marano, da leccarsi i baffi. E da fare il bis, o il tris, come molti degli intervenuti hanno prontamente fatto. Alla presenza di molti dei protagonisti di questa autentica rinascita durelliana, dall’ottimo Renato Cecchin, al giovane Marcato, a Sandro Tasoniero, alias Sandro de Bruno, ai coniugi di Corte Moschina, a vari rappresentanti delle cantine più grandi (Soave, Colli Vicentini, Gambellara, Monteforte d’Alpone), nonché Fongaro, che fanno parte di questa piccola, ma agguerrita denominazione, nonché di svariati giornalisti e degustatori (mi piace citare Mauro Pasquali nonché l’amica Maria Grazia Melegari di Soavemente blog, autrice della foto che mi ritrae accanto a due brave sommelierès e ai due registi della serata, il vulcanico direttore del Consorzio del Soave Aldo Lorenzoni ed il presidente del Consorzio Lessini Durello Andrea Bottaro) abbiamo avuto modo di toccare con mano, anzi, con naso e palato, la considerevole, posso dirlo? sorprendente qualità raggiunta da diversi Durello…  con le bollicine.

Sia nella versione ottenuta con il metodo italiano (o Charmat) sia, soprattutto, con il metodo classico, ottenuto da una vinificazione spesso in purezza di uva Durella (il disciplinare ne contempla come minimo la presenza dell’85%).
Abbiamo degustato, tutti in formato magnum, tanto per ragionare  in grande, nella prima serie (con l’intrusione, degustavamo rigorosamente alla cieca, di un Prosecco Colli Berici) i vini della Cantina dei Colli Vicentini, della Cantina di Gambellara, della Cantina di Soave (ma i vini provenivano dall’ex Cantina di Montecchia oggi assorbita dalla grande cantina) e della Cantina di Monteforte, nella seconda  serie (con l’intrusione di uno Champagne), il Corte Moschina Brut, il 2005 di Casa Cecchin, il 2004 di Fongaro e l’eccellente 2003 di Marcato.
Risultato, tutt’altro che scontato, che testimonia il dinamismo di questa piccola denominazione che conta su 500 ettari vitati e dieci cantine produttrici e di una crescente identità dei vini e di una capacità di ritagliarsi uno spazio nel panorama della “spumantistica” veneta e italiana, una serie di vini che non solo è piacevolissimo bere e abbinare ad una vasta gamma di piatti della cucina locale (dal baccalà all’anguilla, ai pesci d’acqua dolce, al pesce azzurro, continua continua…), ma che al momento della degustazione tirano fuori sorprendenti complessità, una capacità di reggere bene, anche grazie all’indomita acidità dell’uva Durella, e alla mineralità e sapidità dei vini conferita dai terroir di alta collina, il lungo affinamento sui lieviti.
Vini che, al mio personalissimo palato, suonano decisamente più interessanti, stimolanti, ricchi di appeal, della stragrande maggioranza dei vini appartenenti alla composita famiglia del Prosecco, sia Docg, che Doc o Igt.
Vini da tenere d’occhio e da non relegare più a semplici espressioni di una dignitosissima tradizione locale, ma bollicine, tecnicamente ineccepibili, ottenute con una tecnica collaudata, dotate di una loro autenticità, di un carattere spiccato, che non possono che colpire. E non solo il pubblico, affezionato, dei consumatori veneti, che il loro Durello hanno adottato e di cui sono, giustamente, orgogliosi.

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9 febbraio 2010

Good news from Neive: 2007 un’annata da ricordare. Lo dice Bruno Giacosa

Good news, anzi, breaking news, da Neive, terra del Barbaresco, sede operativa di uno dei più grandi, ma vogliamo dirlo?, il più grande dei produttori della Langa del Barbaresco e del Barolo, Bruno Giacosa.
Come ho avuto il piacere di verificare nel corso della visita, fatta in compagnia dei freschi sposini americani, Tracie e Jeremy Parzen, proprio in questi giorni, visita che mi ha mostrato un Giacosa in ottima forma, ironico, arguto, sempre preciso nei suoi giudizi e, incredibile dictu, anche sorridente (come dimostrano le foto che corredano questo post) ed il grande feeling esistente con il nuovo enologo Giorgio Lavagna, la leggenda continua.
Ed il consiglio che non posso che darvi, cari consumatori, visto che i vini di Bruno hanno, come unico “difetto” quello di non essere proprio proposti a prezzi popolari, anche se mantengono comunque, visti gli altissimi livelli, un eccellente rapporto prezzo-qualità, è quello di mettere giudiziosamente da parte qualche soldino, magari entrando nell’ottica di bere meno ma bere alla grande, per potervi aggiudicare qualche buta (meglio ancora, qualche magnum) dei vini del Maestro.

La bella notizia è che se pure Bruno, per i suoi motivi, che notoriamente gli altri produttori di Langa non hanno condiviso, ha clamorosamente rinunciato ad imbottigliare i suoi 2006, saltandoli a pié pari, i 2007 li ha messi eccome in bottiglia e sono letteralmente, ve lo dico in anteprima, stre-pi-to-si!Comincio a raccontarvi le mie impressioni d’assaggio partendo dal Barbaresco Asili (che da quest’anno comprende le uve dell’Asili di sempre ma anche quelle di quella porzione di Rabajà di proprietà di Giacosa che alla luce delle novità introdotte dalle Menzioni Geografiche Aggiuntive è finita nell’area dell’Asili) etichetta bianca, già in bottiglia e a breve in commercio, che Tracie, Jeremy ed io, oltre che il padrone di casa e Lavagna, abbiamo trovato splendidamente già espressivo ora, dotata di una splendente, succosa fruttuosità (lampone e ribes), vivo, ben polputo, cremoso nell’evoluzione dei profumi, ma già in grado di sfoderare, ora che ancora giovanissimo, ma già con le caratteristiche del grande vino, dotato di quel tannino “miracoloso” che è il marchio dell’Asili di Giacosa, vellutato, setoso, senza spigoli, di grande stoffa.Insomma, una sintesi perfetta di eleganza, dolcezza, carattere, appealing e diretto, aperto e fragrante senza concedere nulla all’effetto voluto.
Più chiuso, dal colore più intenso e dal naso quasi “baroleggiante”, Giacosa dixit, il Barbaresco Santo Stefano, sempre etichetta bianca, 2007, molto più chiuso, quasi selvatico nel suo proporsi, ma dotato di quella mineralità, quell’essenzialità, quel nerbo preciso che formano il timbro distintivo di questo cru, di un tannino nervoso, che si fa sentire e incide la grande materia ricca che propone al palato.
A salire poi, ma è un vino che occorrerà attendere ancora per almeno un paio d’anni – e magari accendere un semi mutuo, o mettere via i risparmi come le formiche – per aggiudicarselo, il Barbaresco Asili riserva, quindi etichetta rossa, 2007, con il quale, rispetto all’Asili “normale”, se così lo si può definire, si prende idealmente l’ascensore e si sale nel cielo dell’opulenza aromatica, fitta, densa, calda, avvolgente, lampone, ribes, rosa passita, accenni di terra e cioccolato, e poi si sprofonda nell’universo della scioglievolezza setosa e vellutata, del tannino che ti avvolge, ti riscalda e ti accarezza, dell’avvolgenza lunghissima, della perfetta fusione tra tannino, acidità, frutto, elementi terrosi e minerali, un vino che è ampio, largo, suadente sul palato eppure profondo, dotato di un’assoluta nitidezza espressiva, di una classe, pur nella pienezza materica, da altro pianeta.

E che dire, avrei quasi esaurito le iperboli, e dato fondo a tutta la mia meraviglia, del Barolo Rocche del Falletto 2007, ancora etichetta rossa, che andrà in bottiglia il prossimo giugno, un vino che avrà un futuro luminoso, splendente, davanti a sé, e chissà quale durata nel tempo, dal naso inconfondibilmente “serralunghiano”, tutto liquirizia, prugna, goudron, note selvatiche terrose minerali a costituire un insieme aromatico fitto, compatto di stupefacente densità e dal palato dominato da una tessitura compatta, da una struttura quasi stratiforme, estremamente terrosa, minerale, di grandissimo nerbo, ma dal tannino miracolosamente finissimo, docile nel suo porsi, vero pugno di ferro in un guanto di velluto, anzi di seta?
Riuscirà Bruno Giacosa, come ha già fatto con i suoi 2004 e con quel 2000 che nella sua mano è addirittura superiore al 2001, (due millesimi che Bruno avvicina a questa annata) a far diventare il 2007 una di quelle annate, leggendarie, da ricordare?
Ci sta provando e basta assaggiare oggi il Rocche del Falletto 2004 etichetta rossa, che è… beh ne parleremo prossimamente, per essere sicuri che, ancora un’altra volta, il Grande Maestro ha avrà avuto ragione…

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8 febbraio 2010

Martedì sera compito impegnativo, anzi… Durello. Dibattito e degustazione a Trissino

Sarà un compito piuttosto impegnativo, anzi… Durello, quello che mi attenderà martedì sera presso l’Officina del gusto, locale di Trissino nel vicentino.
Cercando di non intercettare i pasdaran del Prosecco inviati in loco per castigarmi dal propagandista ministeriale sostenitore del discusso Mc Italy, mi toccherà, molto piacevolmente, animare, accendere e moderare una tavola rotonda sul tema Dove era il Durello, dov’è ora, dove sta andando: un vino che grazie alla sua forte originalità cerca sfide pensando in grande.
A dieci anni esatti da un primo incontro di riflessione sul futuro della denominazione che guidai presso il Castello di Montecchio, il vulcanico Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave, ha voluto nuovamente convocarmi per fare il punto sullo stato delle cose di una denominazione, Lessini Durello, passata da una produzione vicina allo zero a circa 500mila bottiglie.
Che non sono tantissime, se comparate al Prosecco, ma cercano di ritagliarsi un loro spazio, con diversi agguerriti protagonisti, nel mondo della spumantistica veneta. Sono solo 600 gli ettari di Durello, distribuiti tra Verona e Vicenza, ma dalle prime 7 aziende che si sono riunite in un consorzio nel 1998 si è arrivati alle dieci attuali, con segnali di risveglio e di interesse da parte di tante altre aziende veronesi e vicentine.
Martedì sera ci troveremo dunque ad analizzare l’evoluzione di un vino che oggi vede ampliate le interpretazioni, gli stili e, conseguentemente, non solo i punti di vista di operatori e giornalisti, ma anche di consumatori e produttori.
Come dice il Consorzio,”da vino della tradizione, il Durello si afferma sempre di più oggi come vino scelto dai giovani consumatori, attratti dalle sue note fresche e fruttate che con un moderato contenuto alcolico assicurano comunque il gusto della convivialità senza gli eccessi che tolgono il piacere dello stare assieme.
Il Lessini Durello sembra rispondere alle richieste di un consumatore esigente e consapevole, che oltre al piacere del gusto, sceglie questo vino per la sua originalità e per la sua storia, fatta di passione, di dedizione e di amore per la propria terra d’origine”.
I nostri lavori inizieranno alle 19, con un po’ di chiacchiere in libertà, seguiti da una degustazione guidata di Lessini Durello metodo charmat e metodo classico in formato magnum, seguiti da considerazioni finali e visto che tutti i salmi finiscono in gloria, da una cena, con l’abbinamento di due piatti a questi tipico, simpaticissimo “spumante” della Lessinia….
Credo sarà un’esperienza interessante, di cui vi racconterò qui nei prossimi giorni.

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