Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Degustazioni'

21 Agosto 2008

Ancora a Magliano in Toscana per Vinellando. E poi ritorno sul…“luogo del delitto”…

Qualcuno forse ricorderà quello che scrissi, a caldo subito dopo la mia partecipazione e a bocce fredde, qualche giorno dopo, in seguito alla mia partecipazione, lo scorso anno, a fine agosto, a Vinellando a Magliano in Toscana (vedi la locandina della scorsa edizione).
Diciamo che le cose, la comunicazione, da parte del
Consorzio e degli organizzatori che nonostante la precisa richiesta mia e dell’amico Stefano Tesi di conoscere, per tenercelo per noi, per farne un uso “interno”, il nome dei vini che avevamo degustato nell’ambito del Concorso, non era stata il massimo ed il dialogo con noi giornalisti invitati un po’ lacunoso. Questo nonostante la buona volontà di funzionari vari del Comune di Magliano, organizzatori dell’evento.
In quest’anno trascorso da Vinellando 2007 sono successe parecchie cose nel mondo del Morellino di Scansano. La travolgente e quasi irresistibile progressione del vino, nel contempo diventato Docg, celebrata lo scorso anno dal Tirreno, ha un po’ rallentato anche se resta innegabile il fatto che “la quantità di uve per la produzione di Morellino di Scansano Doc sia “passata da circa 21 mila quintali del 1996 agli oltre 105 mila quintali del 2004 con un incremento del 500%” e “le iscrizioni all’albo dei vigneti siano “aumentate da 297 a 417 e le superfici iscritte sono arrivate a quota 1.464 ettari, con un aumento superiore al 300% tra il 1996 e il 2005”. Non si poteva, del resto, continuare a crescere in maniera tanto travolgente…
Nel mondo, un po’ agitato, del Morellino, secondo quanto riferisce un produttore che del Consorzio non fa parte più da tre anni, ma che a giudizio generale continua ad essere giudicato uno dei produttori più significativi della denominazione, nonché attivo wine blogger, in luglio “si é tenuto il rinnovo delle cariche del Consorzio del Morellino.
A seguito di quello che e’ successo, il produttore più grosso, ovvero la Cantina Cooperativa del Morellino di Scansano, é uscita dal Consorzio. Notare che il Presidente della Cantina Cooperativa era stato fino ad ora, e da molto tempo, Vicepresidente del Consorzio”. Ed il post continua, con altre interessanti rilievi…
Bene, nonostante il vero e proprio “muro di gomma” contro cui mi sono scontrato lo scorso anno, come racconto in questo articolo pubblicato sul sito dell’A.I.S., con tanto di link al programma ufficiale della manifestazione presente sul sito del Comune, da giovedì pomeriggio, dopo una puntatina in mattinata a Siena per un incontro molto interessante di cui vi dirò a tempo debito, sarò nuovamente nella Maremma del Morellino e soprattutto nella splendida Magliano in Toscana, una delle capitali indiscusse della denominazione.
Obiettivo la partecipazione, insieme ad altri stimati colleghi come Stefano Tesi e Andrea Gabbrielli, all’edizione 2008 della rassegna Vinellando e far parte delle due commissioni di degustazione, formate da giornalisti, sommelier, ristoratori ed enotecari, che nel corso della mattinata di venerdì 22 agosto prenderanno in esame, rigorosamente alla cieca, senza conoscere il nome dei vini e dei produttori, la trentina di campioni partecipanti a questo che è comunque il più importante cimento enologico dell’area del Morellino e una delle più interessanti opportunità di degustare i Morellino di Scansano, Doc e ora Docg dal novembre 2006 e a decorrere dalla vendemmia 2007, nonché altri vini Igt prodotti in questa zona.
La manifestazione, come recita il programma, è interessante anche per i non addetti ai lavori perché nelle tre giornate del 22-23-24 agosto gli appassionati potranno degustare molti vini, sia presso il Centro Enoturistico (dove venerdì 22 alle 21 si conosceranno i nomi delle aziende vincitrici di Vinellando 2008 e dove in collaborazione con i sommeliers dell’A.I.S. si svolgeranno sedute di degustazione di tutti i vini, non solo Morellino di Scansano) sia negli stand dislocati in giro per il centro storico del paese aperti dalle 21 alle 24.
Sul sito Internet del Comune di Magliano in Toscana alla pagina relativa a Vinellando (vedi qui) troverete l’elenco, aggiornato però ad un mese fa, 17 luglio, delle aziende che saranno presenti ai banchi d’assaggio dislocati nel centro storico, nonché l’elenco delle aziende e dei vini che potranno essere più comodamente degustati e comparati presso il Centro Enoturistico.
Se amate il Morellino e quest’angolo di Toscana, Vinellando è comunque un appuntamento da non perdere. E poi Magliano in Toscana è così affascinante e la sua offerta turistica è così ricca, dagli agriturismi (vedere qui per credere) agli alberghi, ai bed and breakfast, alle Locande di gusto, che programmare, se avete ancora tempo e disponibilità di farlo, un paio di giorni qui, per il Morellino, il panorama, il mare poco lontano, la quiete della campagna, non è certo una cattiva idea…
La mia permanenza a Magliano in Toscana terminerà la mattina di domenica 24, ma conto di tornare a casa, a Bergamo, nella serata di lunedì 25.
Dove andrò in queste due giornate, chi incontrerò, permettetemelo, per ora, di tenerlo discretamente top secret.
Andrò sicuramente per vino ed in almeno un paio di zone vinicole. Resterò in Maremma, per fare visita ad un’amica “castellana” e regina di un antico Castello (posto in una località celebratissima per l’olio extravergine nato da una particolare cultivar locale, ma dove si fa anche ottimo vino base Sangiovese…) che pian piano, dopo pazienti restauri, sta tornando all’antico splendore, ma considerando che devo comunque salire a nord per rientrare mi sposterò dalla zona del Morellino e dal grossetano verso il centro della Toscana.
Giusto il tempo di andare a guardare (e fotografare) un po’ di vigneti di cui si parla molto, e che magari sotto ferragosto hanno avuto qualche disavventura, incontrare degli amici, vedere alcune persone, parlare, sentire, discutere, cercare di capire meglio una situazione che m’interessa e di cui qualcuno – e me l’ha fatto capire a chiare lettere - avrebbe preferito non mi occupassi…
Quasi sicuramente un salto, sulla via del ritorno lo farò a Montepulciano, a trovare un’amica carissima, Susanna Crociani, che dopo la scomparsa repentina del fratello Giorgio si occupa, sempre con ottimi risultati, con coraggio e tenacia, dell’azienda di famiglia.
Ma da Montepulciano, guardando la cartina e considerando le brevi distanze, potrei anche spostarmi su un altro Mons…, dove la storia dice ci fossero molti lecci (in latino quercus ilex), che in fitte macchie coprivano un tempo la collina su cui questa celeberrima località sorge… Beh, noi ci risentiamo martedì 26!

 

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28 Luglio 2008

Radici cronaca di una “due giorni” intensa di degustazioni

Ricevo e volentieri pubblico questa simpatica cronaca della due giorni di degustazioni in occasione della rassegna Radici 2008, di cui ho già parlato qui, inviata da uno dei componenti della giuria di appassionati, Paolo Bargelloni, collaboratore del sito Internet Wine Surf.
L’ennesima conferma che le cose erano state organizzate bene e che ci siamo parecchio divertiti, degustando, ma in un clima sereno e divertito. f.z.

“22 giugno 2008, il giorno per me atteso è giunto: per la prima volta faccio parte di una commissione d’assaggio, seppur nella categoria “appassionati”, di una “vera” manifestazione dedicata ai vini di Puglia e Basilicata, Radici 2008 – terza edizione dedicata ai vitigni autoctoni. Categoria di “appassionati” ma intenditori, visto col senno di poi, in quanto l’altra giuria, quella formata da “giornalisti esperti”, con a capo nientemeno che l’esimio Ziliani, il temutissimo critico che scrive di vino da più di 25 anni, si è trovata concorde quasi in tutti i giudizi finali.
Una manifestazione “vera”, in quanto vi erano ben cento produttori che hanno i loro “campioni” in degustazione e questo per la Puglia è già un evento. E’ domenica, l’autostrada sembra un deserto, non solo perché è quasi sgombra, ma perché il caldo torrido ricorda la fascia equatoriale e il condizionatore dell’auto deve girare a mille per darmi sollievo.
Mentre sono alla guida ascolto i “Beach boys”, gli inventori della surf music, e la tentazione di prendere la strada per il mare è tanta. Ma non sogno la California, perché la Puglia non ha nulla da invidiare: non solo mare, sole e spiagge, ma anche donne e… vino (lo Zinfandel è pura imitazione del Primitivo?).
Ma non posso bidonare l’invito del sig. Carlo Macchi, inventore di Wine Surf, e neanche la mia passione per il vino. Da Taranto ci vorrebbero circa 2 ore per arrivare a Montegrosso, piccolo borgo collinare del comune di Andria, ma nonostante il GPS, sul quale ho impostato le coordinate, copiate dal sito Web della biomasseria Lama di Luna, location per la degustazione, mi sono ritrovato in un punto indefinito della Murgia barese, dove forse neanche gli abitanti della vicina Minervino hanno mai messo piede.
Reimpostato il GPS, finalmente arrivo, appena in tempo, alla splendida biomasseria dove ad accogliermi per primo è il famoso Eustachio Cazzorla, con quel nome non lo dimentichi, giornalista della radio e della stampa pugliesi. Sarà questi ad indirizzarmi dall’organizzatore Nicola Campanile, il quale senza troppi convenevoli, mi piomba all’arrembaggio. L’emozione per me è forte, faccio trapelare un certo imbarazzo, “tipico” del principiante, ma l’atmosfera è rilassata e i miei compagni d’avventura, che sono Peppino Colamonaco (Presidente giuria, Guida dell’Espresso, Repubblica), Francesco Zompì (Slow-Food, Espresso), Luciano Lombardi (Ristorante Vigna del Mar - Monopoli), Antonello Magistà (Ristoratore – Il Pashà, Conversano), Franco Ricatti (Ristorante Bacco – Bari), Giuseppe Misuriello (Ristorante Osteria Marconi - Potenza) Paolo Costantini (Relatore ONAV), con la loro umiltà e simpatia mi mettono subito a mio agio.
Tra gli esperti erano presenti Ian D’Agata, Luciano Pignataro (Guida Vini Buoni d’Italia, Il Mattino), Giampaolo Gravina (Guida I Vini dell’Espresso), Carlo Macchi (Assaggiatore Vino, Wine-Surf, Enotime), Vito Intini (Consigliere Nazionale O.N.A.V), Teodosio Buongiorno (Selezionatore vini pugliesi per Gambero Rosso, Ristoratore - Già Sotto l’Arco),  Enzo Scivetti (Relatore, Assaggiatore Vino).
Tipico è la parola d’ordine che mi sono imposto, nella locandina il motto era “festival dei vitigni identitari di Puglia e Basilicata”. E tipico è la sensazione che ho cercato in ogni sorso, in ogni bicchiere, e che sarà la sensazione a cui maggiormente darò peso nelle schede di votazione. Giù subito, i bicchieri sono tanti, un susseguirsi di mescite e assaggi, profumi da esplorare, sensazioni gustative, sputi, schede da compilare,  calcoli, punteggi, discussioni con i colleghi.
Via con i rosati, poi il Negroamaro, il Nero di Troia, per un totale di circa 60 etichette degustate. Il mattino dopo sarà la volta dell’ Aglianico del Vulture, del Primitivo e dulcis in fundo… dei vini dolci nelle versioni chiare e scure. Alla fine si conteranno ben 146 assaggi in meno di 24 ore, mica roba da niente! Per fortuna erano disponibili le sputacchiere, altrimenti il tasso alcolemico nel sangue non avrebbe permesso neanche di arrivare a piedi al parcheggio senza perdere qualche punto sulla patente.
I miei giudizi sono stati quasi sempre in linea con i compagni d’avventura, tranne quando qualcuno ricercava maggiore eleganza, a torto o a ragione, in quei vini che io ritenevo, a torto o a ragione, che erano giusti rimanessero rustici, autentici, in una parola “tipici”.
Forse avrò preso la sindrome di Ziliani, il quale odia l’omologazione dettata dal mercato. Alla fine i vini che ho ritenuto migliori sono quelli che sono stati premiati, e questo per un principiante è davvero una bella soddisfazione. Il corso A.I.S. mi è davvero servito, ma anche la grande passione che ho coltivato negli anni. Tutto si è proceduto alla cieca, le bottiglie erano rigorosamente coperte, per cui si dava voti a dei numeri, rimasti tali fino al momento della premiazione.
Quindi nessun pregiudizio, nessun taroccamento. Di taroccamento del Brunello di Montalcino non si poteva fare a meno di parlarne, visto la presenza di Ziliani, definito da qualcuno il “talebano” del disciplinare. Basta cliccare sul suo blog per rendersene conto.
Ma Ziliani qui ha ragione: il disciplinare esiste e va rispettato. Se la Montalcini, Rita Levi Montalcini, mandasse la sorella gemella in parlamento a votare un emandamento, per poi farsi scoprire, il voto varrebbe ugualmente? Tra una batteria di bicchieri e l’altra, ci si è ritagliato dei momenti di gogliardia, tra la “due giorni” c’è stata la delusione della sconfitta ai rigori degli Azzurri contro le furie rosse.
Ma “rosso” è stato anche il colore delle vittorie di questa domenica: Ferrari e Ducati. A deludere un po’ le aspettative sono stati i rosati, fiore all’occhiello della enologia pugliese, tranne in alcuni lodevoli eccezioni, causa il clima arido della primavera-estate 2007; i primitivi hanno avuto un consenso maggiore, bene anche i negroamaro, meno bene i nero di Troia e gli aglianico, anche questi ultimi penalizzati dalle ultime annate, spesso troppo calde.
Nel complesso una più che soddisfacente sequenza di vini, con poche eccellenze ma con nessuna bocciatura. Una sequenza infinita, ma piacevole, godibile. A detta degli esperti, l’enologia pugliese sta facendo progressi e le “puzzette” degli anni passati sono pressoché scomparse. Lo ha ammesso in pubblica conferenza persino il “perfido” Ziliani. Che dice di non amare il Primitivo, scommette sul Negroamaro e difende la categoria dei rosati. Io amo il primitivo, lo consco da troppo tempo, lo bevo da sempre, da tempi non sospetti, quando ancora non si parlava neanche di riconoscimenti DOC, IGT o quant’altro. Mio padre se lo faceva portare da un vecchio cantiniere di Carosino.
Questi veniva a Taranto con l’ape car, trasportando una grossa e pesantissima  damigiana di vetro, da cui si riempivano le nostre bottiglie. In quei giorni la casa si inebriava di quel profumo vinoso, intenso, sincero. A gran sorpresa, sarà un rosato il vincitore assoluto della manifestazione, grazie al criterio, per me discutibile, di premiare l’unico vino che è stato ritenuto da entrambe le giurie, il primo nella propria categoria anziché il vino che in assoluto ha preso il voto più alto. Comunque, lode al Metiusco 2007 di Palamà, rosato dai profumi intigranti che ha saputo emergere contro etichette più blasonate.
Per il Primitivo ex-equo tra Masseria Ludovico Primitivo 2006 e Masseria Pepe Dunico 2005, due bei stili di fare Primitivo. Non erano previsti assaggi supplementari per lo spareggio. Nella versione dolce dello stesso vino, grandi consensi, anche dal pubblico, per Attanasio Primitivo di Manduria Dolce Naturale. Un grande plauso anche ai due Negro Amaro che hanno convinto le due giurie: il Duca d’Aragona 2001 della Vitivinicola Candido e l’Orfeo 2005 di Paolo Leo.
Sul sito dell’Eustachio di Puglia, l’elenco completo dei vincitori e dei partecipanti. La conferenza e la premiazione dei prodotti si sono tenuti presso una splendida struttura a pochi chilometri dal centro di Minervino Murge, la masseria Barbera, con l’accento sulla prima A, guai a sbagliare.
Qui, sotto l’ombra del giardino, il pubblico giunto numeroso ha potuto apprezzare i vini in concorso tra una portata di antipasti e di piatti sfiziosi. Qualcuno si è lasciato scappare dei commenti sull’esito delle giurie, sui vini in degustazione e suggerimenti sugli abbinamenti più appropriati con gli stessi vini. Neanche una parola, un commento di delusione per la nazionale.
Non è che da un popolo formato da cinquanta milioni di Commissari Tecnici stiamo per diventare  un popolo formato da cinquanta milioni di Commissari d’assaggio? Minervino, che fa rima con Montalcino, per una sera capitale del vino. Paolo Bargelloni”.

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17 Luglio 2008

Bardolino: cento vini degustati, conferme, sorprese, perplessità

Volete ridere? Questi, i 31 Bardolino Chiaretto ritratti in questa foto un po’ così così (non sono mica quel fuoriclasse di Marco Salzotto, vedere per credere e dire bravo bene bis!), sono solo una piccola parte dei 103 (diconsi centotre) Bardolino di varie tipologie, 6 spumanti, 31 Chiaretto, 50 Bardolino e Bardolino classico, 16 Bardolino Superiore, che mi sono capitati, un po’ tra il lusco e il brusco, martedì, in quel bellissimo e accogliente posto che è l’azienda agricola Monte del Frà, posta tra Sommacampagna e Custoza,  fondata da Eligio e Claudio Bonomo, è oggi co-condotta, al femminile (dolcezza, fascino, ma anche tempra) da Marica, anche vice-presidente del Consorzio del Custoza. E c’é anche la cugina Silvia, figlia di Claudio, a fare la sua parte in azienda.
Quei “fenomeni” (e lo dico simpaticamente) del Consorzio del Bardolino, il cui dominio Internet porta, chissà perché un nome inglese (acciperbacco è Bardolino, vino veneto e veronese, prima che un Bardolino wine…), guidati da un neo-presidente determinato e con le idee chiare, Giorgio Tommasi, (presidente anche della Cantina di Castelnuovo del Garda) hanno pensato bene che invece dei 60-70 vini concordati me ne dovessi “sciroppare” oltre 100…
Però, nonostante il tour de force non indifferente (meno male che la sera mi aspettava un meritato riposo presso il confortevolissimo agriturismo,-bed and breakfast Nico Bresaola: ve lo consiglio) l’esperienza è stata non solo professionalmente interessante e ricca di insegnamenti (ora sul Bardolino, vino dalla molteplice personalità, ho le idee molto più chiare…) e persino enoicamente piacevole (con la sola eccezione dei Bardolino Superiore – in cosa non si sa bene – che avrei evitato volentieri) per i tanti vini buoni o con possibilità di evoluzione e crescita che ho trovato.
E’ stata gradevolissima, umanamente e bella, per la simpatia ed il calore umano delle persone che ho incontrato, durante la degustazione, durante la visita ed il pranzo (un plauso alla Signora Bonomo cuoca e padrona di casa squisita) a Monte del Frà (nella seconda foto alcuni vigneti intorno all’azienda) e nell’incontro-conversazione che ho avuto con una ventina di produttori, ai quali ho riferito, a caldo, le impressioni nate dalla mia degustazione, quello che mi ha convinto (parecchie cose) e quello che invece mi lascia perplesso.
Non farò i nomi, perché mi dimenticherei qualcuno e non vorrei accadesse, ma tutti mi sono sembrati simpatici, schietti, curiosi (anche di sentir dire cosa avrebbe detto quel “provocatore” del sottoscritto), desiderosi di darsi da fare per le sorti, non proprio sfolgoranti oggi, del Bardolino, seriamente interessati, come ho suggerito loro e ad Angelo Peretti, “consigliere” e promoter del Consorzio e della denominazione, oltre che scrittore di cose vinicole, guidaiolo e Bardolino-blogger, a confrontarsi, dialogare, parlare, assaggiare insieme e trovare, insieme, la strada giusta per risollevare questa denominazione e questo storico vino e portarlo all’attenzione degli appassionati italiani ed esteri.
Vini buoni, quando il Bardolino sceglie di essere Bardolino (Chiaretto oppure in rosso) e non si dedica ad improbabili, inutili arrampicate sui vetri, ci sono, eccome, e sono vini che si fanno bere, che funzionano benissimo a tavola abbinati ai cibi anche i più semplici e quotidiani e non a vissanate o a trovate da grande cuisine, che hanno prezzi umani. Il che, con l’aria che tira, non è assolutamente male.
Occorre che i “bardolinisti” stessi ne siano consapevoli ed orgogliosi, che scelgano, come mi sembrano vogliono fare e come mi pare voglia fare questo presidente del Consorzio, la strada del buon senso, del realismo, della ragionevolezza.
A breve pubblicherò, qui e altrove, un racconto della degustazione, delle mie convinzioni che ho espresso ai produttori nel corso dell’incontro, e una segnalazione delle aziende produttrici dei vini più interessanti che ho trovato. Ci sono delle conferme, ma anche svariati nomi nuovi, piccoli, meno noti. Tutti da conoscere, tutti in grado di proporre Bardolino, perbacco!, degni di questo nome, buoni, puliti e giusti, come direbbe qualcuno…   

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16 Luglio 2008

Ottant’anni e non dimostrarli: grandi Château bordolesi in degustazione

Acciperbacco che straordinaria emozione degustare grandi Château bordolesi anni Venti, vini di annate memorabili come 1923, 1924, 1926 e 1928, che ho avuto modo di “intercettare” in occasione del WineDay che i fratelli Balan hanno ideato e organizzato magistralmente il 9 giugno a Mogliano Veneto vicino Treviso nell’accogliente cornice di Villa Braida! Sto parlando di roba fine come il Saint-Emilion Château Cap de Mourlin 1928, il Margaux 1928 Château Siran, quindi due 1926, il Pauillac Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande ed il Saint-Julien Château Lagrange, e poi il Saint-Julien Château Gruaud Larose 1923 ed infine il Sauternes Château Doisy Daëne annata 1924.
Bene, il fascino speciale di questi vini che hanno il magico potere di bloccare il tempo, di essere quasi “eterni” e di durare, se ben conservati in condizioni ottimali in cantina per decenni per poi presentarsi alla prova assaggio in condizioni smaglianti, lo racconto in questo ampio articolo, dove spero di aver reso l’emozione di un’esperienza indimenticabile, pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S. Buona lettura!

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15 Luglio 2008

La grande notte del rosato: il meglio del Regno delle Due Sicilie

Io non avrò la possibilità di esserci, mannaggia a me!, impegnato come sarò, sempre in terra di rosati, anzi di Chiaretto, in un confronto tavola rotonda con i produttori di Bardolino. Invito però chiunque si trovi nella Campania felix e abbia la possibilità di raggiungere Battipaglia nel Salernitano, a non mancare oggi, dalle 21 all’alba, allo stuzzicante appuntamento denominato “La grande notte del rosato: il meglio delle Due Sicilie”, ospitato martedì 15 luglio 2008 presso “La Fabbrica dei Sapori…” antica fabbrica conserviera restaurata e trasformata in centro polifunzionale, con spazi dedicati alla valorizzazione e all’utilizzo dei prodotti tipici.
L’evento, In diretta tv su Telecolore e sul canale satellitare 849 di SKY, coordinato dal giornalista del Mattino di Napoli  Luciano Pignataro, recente Premio Veronelli, vedrà la partecipazione di un sacco di personaggi che sui rosati del Sud, nelle loro diverse espressioni, hanno parecchie cose interessanti da dire, ovvero

Silvia Imparato: il vino è donna

Antonello Del Vecchio, segreteria nazionale Slow Food

Rita Abbagnale, Slow Food Campania

gli enologi Severino Garofano, Sebastiano Fortunato, Vincenzo Mercurio, Angelo Pizzi, Nicola Venditti: lezioni di rosato

Piernicola De Castris: il Five Roses e la leggenda del rosato

Marco Gallone, amministratore della Feudi di San Gregorio: le bollicine del rosato

Gerardo Giuratrabocchetti, Cantine del Notaio e Roberto Ceraudo, Dattilo: il legno del rosato

Andrea De Palma, Slow Food Castel Del Monte: l’Adriatico in rosa

Francesco Muci, Slow Food Neretum: Rosalento rosato show

e giornalisti, sommelier, operatori, i produttori presenti

Ci sarà anche, verso le 22, un collegamento audio dalla zona del Bardolino, con l’autore di questo blog

Nel corso della serata é poi prevista la presentazione della favola “Sorrisi di Latte” con Rosanna Marziale, chef Giovanni  Lamanna, direttore editoriale Edizioni Spartaco.

In diretta dentro la Fabbrica, a partire dalle ore 20, ci saranno seminari, degustazioni guidate, banchi d’assaggio.
Si parte alle
20, con La filosofia francese, conversazione tenuta dal bravissimo Giovanni Ascione, relatore Ais sulla Francia, che presenterà un seminario sui vini rosati francesi:
Côtes de Provence Réserve 2006 Domaine Saint Jean de Villecroze (cuvée di Cinsault e Grenache)
Touraine Pineau d’Aunis La Rosé 2007 Jean François Mérieau (il Pineau d’Aunis è un vecchio autoctono della Loira molto adatto a rosé speziati)
Vin de Pays des Côtes de Thonghue Les Oliviers 2007 Domaine de MontMarin (cuvée di Syrah e Cinsault)
Champagne Brut Rose Premier Cru Aubry.
E’ necessaria la prenotazione telefonando allo 0828/630021.
A seguire, dalle 21, “Aspettando l’alba”, banco di assaggio  dei rosati delle seguenti aziende campane, pugliesi, calabresi, abruzzesi e lucane:

Antica Masseria Venditti

Armando Martino

Azienda Monaci

Azienda Vitivinicola Francesco Candido

Cantina del Taburno

Cantina di Venosa

Cantina Tollo

Cantine Barone

Cantine del Notaio

Colli di Castelfranci

Conti Zecca

Dattilo

Feudi di San Gregorio

Fontanavecchia

Il Poggio

Ippolito

I Vini del Cavaliere – Casa Vinicola Cuomo

Leone De Castris Vini

Librandi

Masseria Frattasi

Mille Una

Mustilli

Polito 

Reale

Santi Dimitri

Terra di Vento          

Terredora

Terre Longobarde

Terre Nobili di Calabria

Torre a Oriente

Torre dei Beati

Torre Gaia

Valle dell’Asso 

Vestini Campagnano

Villa Matilde

Viticoltori del Casavecchia

C’è anche una parte gastronomica in programma, ovvero Fornelli solo Rosa per gli abbinamenti con i piatti di:

Rosanna Marziale delle Colonne di Caserta

Maria Mone dell’Ex Libris di Capua

Maria Rina del Ghiottone di Policastro, Cilento

Irene Muccilli de La Pignata di Pontelandolfo, Sannio

Franca de Filippis de La Pergola di Gesualdo, Irpinia 

Carmela Bruno dell’Osteria La Piazzetta di Valle dell’Angelo, Cilento

Valentina Martone del Megaron di Paternopoli, Irpinia

Antonella Iandolo della Maschera di Avellino

Antonella Principe di Luna Galante di Nocera Superiore

Giovanna Voria dell’Agriturismo Corbella di Cicerale

Donatella Lanza dell’Agriturismo Chiusulelle di Ogliastro Cilento

Rosa Rocco della Tavernola di Battipaglia, Piana del Sele


L’ingresso ai banchi di assaggio è libero.

L’accesso alle degustazioni guidate degli chef per gli abbinamenti piatti-vini è su prenotazione (40 persone/ora).
Prenotazioni allo 0828/630021

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Full immersion nel Bardolino: degustazione ed incontro con i produttori

E’ davvero con grande curiosità che ho deciso di dedicare tutta la giornata di oggi ad una full immersion (grande degustazione ed incontro-tavola rotonda con i produttori) nel mondo, che voglio decisamente conoscere meglio, di uno dei vini italiani più noti in casa nostra e nel mondo, il veronesissimo-gardesan-lacustre Bardolino, Doc dal lontano 1968.
Sarò difatti, come pubblicamente annunciato qui da qualcuno che di Bardolino si occupa da anni, parlo di Angelo Peretti, curatore del blog BarDoc, non nella celebre località gardesana che dà il nome alla denominazione, bensì nella pianura di Sommacampagna, che insieme ad altri comuni (Torri del Benaco, Caprino, Rivoli, Pastrengo, Bussolengo, Castelnuovo del Garda, Sona, Peschiera del Garda, Valeggio sul Mincio) che diventano sedici, ovvero Affi, Bardolino, Bussolengo, Caprino veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion, veronese, Costermano, Garda, Lazise, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli veronese, Sona, Valeggio sul Mincio e Torri del Benaco, nel caso del Bardolino Docg, forma l’area di produzione del vino, per degustare nel corso della giornata non meno di una sessantina di Bardolino nelle diverse tipologie (Bardolino e Bardolino Classico, Bardolino Chiaretto e Bardolino Chiaretto Classico, Bardolino Superiore Doc -  mi sono risparmiato il Bardolino Chiaretto spumante e
Bardolino Novello e Bardolino Novello Classico…).
E quindi, al termine di una prova assaggio che mi auguro stimolante, ampelograficamente e dal punto di vista dei riscontri qualitativi varia (le uve utilizzate sono diverse, Corvina, Rondinella, Molinara e Negrara soprattutto, che poi nel caso della discussa tipologia Superiore Docg diventano
Corvina veronese (35-65%) più Rondinella (10-40%), oltre a Barbera, Cabernet Sauvignon, Corvinone, Marzemino, Merlot, Molinara Rossignola e Sangiovese che possono concorrere congiuntamente per un massimo del 10% oer ogni singolo vitigno) avrò il piacere di incontrare i produttori, per una discussione non solo sui vini che avrò provato e sulle mie impressioni, ma sulla realtà odierna, i problemi, le prospettive future di questo classico vino veronese e veneto.
Tante le mie curiosità: capire se la varietà di tipologie del Bardolino (da Novello a Chiaretto, da vino fresco e beverino a più impegnativa varietà Superiore quasi da “invecchiamento”) siano un pregio o un limite della denominazione, comprendere se davvero il Bardolino Chiaretto costituisca la quintessenza dell’anima “lacustre” del vino, e poi verificare quale armonia e collaborazione ci sia, nel Superiore Docg, tra le uve autoctone e quelle internazionali, e se l’area più antica, che produce il Bardolino D.O.C. classico e comprende tutto il territorio dei comuni di Bardolino e Garda ed in parte quello di Lazise, Cavaion, Costermano e Affi abbia davvero una “marcia in più” rispetto al resto della denominazione.
E ancora, visto che tra i produttori aderenti al Consorzio ci sono piccole aziende agricole, imbottigliatori, grandi case, cantine sociali, capire come si armonizzino filosofie e realtà produttive ben diverse tra loro.
Sono persuaso che l’area di produzione del Bardolino, che si può visitare tramite una bella Strada del vino, sia un’area molto interessante e bella da visitare, soprattutto nella bella stagione, e che il vino, con la sua popolarità universale (popolarità che non è sempre sinonimo di grande immagine: nel Regno Unito, ad esempio, non hanno un’immagine sconvolgente del Bardolino…), e la sua storia meriti di essere conosciuto, indagato, “auscultato” con attenzione.
Sono ben felice che il Consorzio tutela vino Bardolino, con grande disponibilità, abbia accettato la mia proposta di organizzarmi questa degustazione, che vado a fare con assoluta apertura mentale e senza arrières pensées, con quella curiosità intellettuale e volontà di capire che dovrebbe essere sempre, credo, il giusto atteggiamento di un cronista del vino. Che si accinga a degustare Barolo o Brunello di Montalcino, oppure, più semplicemente Bardolino, Soave oppure (altra verifica che prima o poi dovrò decidermi a fare) Gavi.

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14 Luglio 2008

Sovversivi del gusto: tutto perfetto, mancavano solo bagoss e risotto

Che dire, mancavano solo il mitico bagoss e magari un bel risotto, fatto ovviamente con un riso “corsaro”, un supremo Carnaroli che resta eccellente e straordinario anche se il suo produttore è umanamente un po’ complicato, per rendere perfetto al 100% anche se lo è stato al 99, il terzo raduno dei Sovversivi del gusto, che si è svolto ieri, con grande successo, presso quel bellissimo posto che è l’agriturismo Trevisani in quel di Soprazocco di Gavardo, un balcone naturale (vedi foto di apertura: accontentatevi, non sono mica quelli di quel fenomeno di Marco Salzotto,  supremo fotografo ufficiale dei Sdg) dove si gode una vista sul lago mozzafiato.
Giornata bellissima, con un caldo giusto, ma non soffocante (e una simpatica pioggerellina rinfrescante di breve durata) sotto il tendone vagamente circense che accoglieva le postazioni dei gustosi sovversivi accorsi all’appello: artigiani alimentari (virtuosi del formaggio, delle norcinerie, delle confetture, dei mieli), sopraffini oliandoli, cultori dell’aceto balsamico, ma anche fior di piccoli produttori, di quelli talmente piccoli che a cercarli sulle varie guide (che questi piccoli solitamente ignorano, troppo impegnate a blandire i soliti potenti) non ne trovereste traccia, ma che invece costituiscano un’altra bella idea del vino. Una ricchezza d’espressione, una purezza, una genuinità e un entusiasmo che in tante aziende collaudate non esiste più.
Cosa ha abbondantemente giustificato il fatto che ieri sia stato, come tanti altri, al raduno? Una qualità umana, innanzitutto, dell’evento, una dimensione, colloquiale, simpatica, autoironica, divertente e divertita, dove si degustava, si assaggiava, si mangiava, si provavano cose ma sempre non dimenticandosi mai che si trattava di vino, di oli, di salumi e formaggi, non della formula magica che salverà l’umanità, e che eravamo lì per il piacere, di pancia e non solo di testa, di mangiare, bere e poi parlarne in allegria.
Detto questo, valeva già la pena arrivare in quel di Gavardo e ritrovare vecchi amici che non vedevo da tempo come il giornalista, scrittore e blogger Michele Marziani, alias Appunti di viaggio, Lino Cantaluppi da Como, grand gourmet e un cuore grande così, Emilia e Giorgio del Segreto di Milia a Savigliano, Giovanni Arcari, intelligente promoter di piccole cantine brescian-franciacortine come Colline della Stella e Cantrina e appassionato di vini gardesani. Poi ho potuto conoscere di persona (sinora ci eravamo parlati solo al telefono) Tommaso Farina, che non chiamerò più, è impossibile, Farina jr, al quale ho simpaticamente intimato di levarsi la cravatta quand’è arrivato azzimato e elegante come se fossimo ad un matrimonio, e sigillata pubblicamente la pax, dopo le nostre beghe di qualche mese fa, con Adriano Liloni, tornato saldamente, se mai qualche minus habens avesse mai pensato di scalzarlo da questo ruolo che tutti quelli che hanno buon senso e buon gusto gli riconoscono, ho potuto dedicarmi all’incontro, spontaneo, festoso, con Sovversivi del gusto di cui conoscevo già la bravura e altri scoperti nell’occasione.
Come sempre all’altezza, chiantigiano e schietto quanto basta, il Salvino 2005 di un Filippo Cintolesi trovato in gran forma e sereno, e assolutamente rivelatorio il suo olio extravergine, con un 2004 (oh yes, un olio di quattro anni) incredibile per freschezza, rotondità e dolcezza, avvicinato da un altro olio, stupendo per solarità ed equilibrio, come quello proposto da un vecchio amico, Giulio Cantatore dell’Enoteca L’Angolo di Vino di Ruvo di Puglia. Buono come sempre e senza nulla da invidiare ad un Soave togato la Garganega Camporengo proposta da quella bravissima produttrice e donna di classe che è Matilde Poggi delle Fraghe, con tanto di moderno e ragionato tappo a vite, intrigante, beverino, sapido, nervoso, molto articolato al gusto il Franciacorta Brut, secco e deciso, delle Cantine Donna Lucia di Clusane, sorprendente per essenzialità, sapido, elegante, con un bel tannino ben rilevato il Nero d’Avola della Masseria del Feudo, più che piacevoli, direi molto ben fatti e intriganti, schietti, assolutamente beverini l’Altea bianco della cantina sarda Altea Illotto ed il Morellino di Scansano (Cabernet free!) dei Botri di Ghiaccioforte, entrambi proposti da quella particolare selezione di piccole aziende di qualità che è la Sorgente del Vino.
Una sorpresa assoluta, beccato ad un banco d’assaggio, dove era presente Filippo Filippi con la complicità di un’amica, Paola Giagulli, addetta comunicazione del Monte Veronese, ma grande appassionata di vini veronesi e non, il Colli Scaligeri Vigna della Brà 2006 della Cantina Filippi di Castelcerino (uno dei grandi cru del Soave), di cui credo che parlerò presto, dopo aver regolarmente visitato – nonché assaggiato gli altri vini – l’azienda. Un vino di grande personalità, mineralità, nerbo, uve provenienti da vigneti posti su terreni calcarei e vulcanici, pieno, compatto, pieno di sapore, eppure di grande equilibrio e piacevolezza. Il tempo non mi ha consentito di assaggiare i vini di Elena Parona, alias La Basia, di Puegnago sul Garda, ma parlare con lei e con i suoi figli dà sempre l’idea di trovarsi di fronte a persone perbene e solo en passant ho ritrovato buono, come l’avevo già giudicato, e quanto mai adatto alla cucina bresciana (spiedo e grigliate), il Marzemino gardesano di Emilio Di Martino.
Altri incontri mi hanno poi entusiasmato sotto il tendone, quello con Daniele Segala, animatore della Fucina dei Sapori, enoteca, formaggeria, salumeria di Prevalle nell’entroterra di Salò, barbetta bionda occhi chiari come il mare, e una filosofia, quello dello scopritore, dell’affinatore di formaggi (da urlo una sua cremosissima gorgonzola novarese che ha stupito anche Marziani, che del novarese e dintorni sa tutto) dell’ambasciatore di cose buone, del divulgatore, non pedante, ma appassionato, attento, dalla parte del cliente, considerato come un amico da non tradire, che mi ha colpito. E mi indurrà ad andarlo presto a trovare, per una lunga chiacchierata e tanti assaggi. Infine, anche se di tanti altri personaggi incontrati o solo sfiorati, Francesco Travaglini, ovvero supremo olio e pecorino molisano raccontati, insieme a tante altre cose, sul blog Parco dei buoi, Flavio Calabria, grande norcino della Valtenesi in quel di Muscoline, con salumi come sempre all’altezza, saporiti ma non salati, Lionello Esti dell’Acetaia Terre del Tuono vicino a Reggio Emilia, i padroni di casa, i fratelli Trevisani, posso solo accennare per sommi capi, non posso che concludere con l’incontro che più mi ha emozionato.
Emozionato per i vini, che hanno una purezza, una verità, una forza che mi hanno lasciato senza parole, soprattutto lo splendente, gioioso, succoso Montepulciano Cerasuolo 2007, corallo cerasuolo salmone splendido, naso compatto e fragrante profumato di piccoli frutti rossi, polputo, vivo, rotondo, croccante, goloso, e poi il Montepulciano d’Abruzzo 2005, ovvero tutto quello che vorreste chiedere – e vi verrà dato – ad un Montepulciano, ed il Lama bianca 2007, e ancora quel Trebbiano 2005 cui ho già accennato qui.

Tutti vini che chiunque abbia assaggiato e confesso di essermi adoperato perché fossero in molti ad assaggiarli, ha trovato di un nitore, di una piacevolezza, di una personalità rara. Ma emozionato, soprattutto, per l’incontro con quella vignaiola autentica e ragazza dolcissima, timida e schiva che è Cristiana Galasso, alias Feudo d’Ugni, una di quelle persone che con le sue poche parole, i suoi silenzi, la sua tenerezza (e sono complimenti di cui sono stato felice di rendere partecipe la mamma di Cristiana ed un amico abruzzese che l’accompagnava, aiutante in vigna e cantina), il suo testardo rigore e la voglia di fare bene, anche se i numeri sono piccolissimi e l’avventura nel mondo del vino è solo all’inizio, riconciliano con il vivere e non solo con questo strano mestiere di cronista. Guardare questa giovane ragazza, quasi confusa dalle attenzioni e dai complimenti dei tanti che le dicevano brava e manifestavano pieno consenso e sorpresa per il suo operare enoico, e poi assaggiarne contestualmente i vini, è stata la riprova che c’è ancora salvezza in questo mondo del vino furbetto, taroccatore, opportunista, se le idee cardine sono ancora il lavoro, il rispetto della terra e della vigna, l’umanità ed un pizzico di poesia e di sogno in chi vi opera. Meravigliosa esperienza, di quelle che ti fanno bene dentro, al cuore e ti fanno tornare a casa, a sera, felice e più leggero, persuaso, una volta di più, che gli assenti, chi non ha voluto, per motivi vari, più o meno reali o capziosi, partecipare a questa festa, che festa vera è stata, abbia sbagliato, perché non è assolutamente vero che “ gli assenti hann sempre ragione”. Hanno torto e non sanno cosa si sono persi…

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2 Luglio 2008

Italia in rosa a Moniga: bene, ma si può fare meglio

Ci sono state cose decisamente riuscite, innanzitutto un’eccellente selezione dei vini in degustazione, con larga parte dei migliori rosati italiani, e altre invece meno, soprattutto il talk show intitolato “Il Terzo Polo: le scuole italiane del rosato”, pensato non come un momento di approfondimento dedicato al multiforme universo dei rosati, ma come una semplice, non impegnativa, anche simpatica per certi versi, carrellata di 19 personaggi, ognuno dei quali ha avuto cinque minuti a disposizione per… recitare a soggetto e semplicemente raccontare, a dispetto dei titoli, spesso intriganti, degli interventi, la propria esperienza con i rosati, nel corso della rassegna Italia in rosa, che si è svolta sabato e domenica a Moniga del Garda.
Ne parlo diffusamente, in un ampio e circostanziato resoconto che potete leggere qui, pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S., che con una quarantina di sommelier della delegazione di Brescia ha curato in maniera impeccabile il (non facile, visto il caldo torrido) servizio dei 250 rosati provenienti da 20 regioni a disposizione degli appassionati. Bella manifestazione, sostanzialmente riuscita, ma si può fare di più e meglio per fare di Italia in rosa la grande vetrina dei rosé italiani che questa speciale tipologia di vini oggi in corso di definitiva riscoperta merita.
In questa foto due bei personaggi, ottimi produttori e grandi rosatisti, ritratti ad Italia in rosa: Mario “baffo” Pojer e Damiano Calò, figlio dell’indimenticabile Mino, re di Rosa del Golfo

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27 Giugno 2008

Un rosato vincitore assoluto di Radici 2008

Giubilate ed esultate amanti dei vini rosati che magari, come me, state per dirigervi ovviamente di rosa vestiti, verso Moniga del Garda per la rassegna Italia in rosa, ospitata sabato 28 e domenica 29 presso Villa Bertanzi !
Il vino che ha messo d’accordo le due giurie, quella dei tecnici e quella degli appassionati (ma formate entrambe da persone competenti e capaci), il vincitore assoluto, su ben 146 vini in concorso, dell’edizione 2008 di Radici non è stato un potente rosso base Negroamaro, Primitivo, Nero di Troia o Aglianico, né tantomeno un solare, avvolgente vino dolce passito, un Aleatico, un Primitivo dolce naturale o un Moscato di Trani. Chi ha sbaragliato i concorrenti, risultando non il vino che ha ottenuto i punteggi più elevati in assoluto, ma un consenso generale, è stato nientemeno che un rosato salentino prodotto da una cantina di Cutrofiano nel leccese, la Vinicola Palamà, il Metiusco 2007, già premiato con la Gran medaglia d’oro al Concorso del Vinitaly 2008.
Questo bel vino, base Negroamaro, è emerso in un lotto di 25 rosati (24 annata 2007 e uno annata 2006) che schierava all’interno nomi di assoluto valore, come il Vigna Flaminio di Agricole Vallone, primo classificato nella categoria dei rosati, Le Pozzelle di Candido, Il Five Roses Anniversario di Leone De Castris, il Pungirosa di Rivera, il Mjiere di Michele Calò, ed altri meno noti o emergenti quali il Rrubbacore di Segmento Salento, i vini di Santi Dimitri, Polvanera, Conti Zecca, Cantele, e molti altri.
Un bel segnale, anche a fronte di un’annata non eccezionale per i rosati, dove il calore estivo ha un po’ tarpato le ali al corredo e alla fragranza aromatica e li ha resi meno esplosivi e leggiadri nei profumi, che suona come un’ideale riscossa, lanciata da una delle capitali del rosato italiano, la Puglia, di una tipologia che i consumatori, italiani ed esteri, dimostrano di apprezzare sempre di più e che a tavola, soprattutto in abbinamento ai piatti sfiziosi e gustosi della cucina estiva, fa miracoli e soprattutto, come è capitato a me e ai miei compagni di degustazioni in questa bella avventura di Radici, si fa bere, copiosamente e con gioia…

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26 Giugno 2008

Italia in Rosa: rosati di tutta Italia a Moniga sul Garda


Dati interessantissimi quelli offerti dagli organizzatori di Italia in Rosa, lo Studio Skriba creato da quel giornalista di lungo corso che è Bruno Donati.
Nelle due giornate, sabato 28 e domenica 29 giugno, nelle quali si articolerà la manifestazione, il primo rosato festival mai tentato in Italia, ambientato in una delle capitali del rosato italiano, il Lago di Garda, nella fattispecie la storica Villa Bertanzi di Moniga sul Garda in provincia di Brescia, saranno presenti in degustazione qualcosa come 250 etichette di 200 aziende (qui l’elenco dettagliato) produttrici di vini rosati (intorno ai 6 milioni e mezzo di pezzi) in 20 regioni d’Italia, gli appassionati potranno degustare rosati prodotti con qualcosa come ben 66 vitigni.
Quali le uve maggiormente utilizzate? Non è una sorpresa essere il Sangiovese, con 52 vini, seguito a 43 (elemento sorprendente invece) dal Pinot Nero, quindi Montepulciano (42 vini), Barbera (38), Groppello (35), Corvina e Rondinella 33, Marzemino 31, Molinara 25 e Merlot con 20.
A seguire, con un quantitativo minore, Negroamaro, Aglianico, Cabernet Sauvignon, Malvasia Nera, Lagrein, Nebbiolo (con 7 vini, alcuni dei quali a mio avviso eccellenti), Canaiolo, Bombino nero, Gaglioppo, e a seguire, anche con un unico vino, rarità come Freisa, Pelaverga, Rossese, Ormeasco, Gamay, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Vernaccia nera, ecc. ecc.
Oltre alle degustazioni di rosati d’Italia d’ogni tipo – i banchi sono aperti sabato 28 dalle 14 alle 21 e domenica 29 dalle 11 alle 20, Italia in rosa ha previsto per la mattina di sabato 28 alle 10.30 un talk show intitolato “Il Terzo Polo – le scuole italiane del rosato”, che vedrà la partecipazione di produttori, tecnici, enologi, autori di rosati in ogni zona d’Italia, dal Garda del Chiaretto rappresentato da Mattia Vezzola e Gianfranco Comincioli, al Bardolino Chiaretto testimoniato da Giuseppe Rizzardi e Matilde Poggi all’Abruzzo del Montepulciano Cerasuolo di Riccardo Brighigna al Salento di Piernicola Leone De Castris, dal Trentino di Mario Pojer alla Calabria di Roberto Ceraudo alla Sicilia di Carlo Casavecchia, Santi Planeta, alle Marche di Carlo Garofoli.
Senza dimenticare la via al rosé dei Franciacorta raccontata da Pia Berlucchi e Paolo Pizziol.
Insomma, un menu ricco e variegato ed una manifestazione che se siete come me degli amanti del “vin en rosé” non potete perdervi.
Tutte le notizie su Italia in Rosa sul sito Internet degli organizzatori.

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