Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Degustazioni'

21 giugno 2010

Landò Le Fracce: un grande Riesling Renano in terra di Oltrepò

C’è anche l’Oltrepò Pavese, la terra della Bonarda e del Cruasé, del Pinot nero vinificato in bianco, frizzante e del Buttafuoco, del Classese e di molte altre cose ancora, nella mappa, in verità non molto ampia, delle zone vinicole italiane dove si possono produrre Riesling (ovviamente sto parlando di Riesling renano, non di italico…), di indiscutibile qualità.
Lo dimostra, ad esempio, il lavoro, impeccabile, esemplare, fatto in quel posto splendido che è Mairano di Casteggio, da quella che io considero una delle migliori (mi azzarderei quasi a dire la migliore) aziende oltrepadane, Le Fracce.
Un’azienda che non si accontenta di produrre un ottimo Pinot nero, di cui ho parlato qui recentemente, e due Rossi, il Bohemi ed il Cirgà, che costituiscono due delle più belle dimostrazioni di grandi vini rossi di Lombardia, prodotti con il contributo di Barbera, Croatina e Pinot nero, in terra oltrepadana, ma dimostra anche di poter dire la sua, ai massimi livelli, con un bianco di grande nobiltà ed eleganza.
Un vino speciale, l’Oltrepò Pavese Riesling renano Landò (dizione che appare in etichetta dall’annata 2001, un omaggio al conte Fernando Bussolera (già proprietario dell’azienda, ora proprietà della Fondazione Bussolera Branca) frutto di un lavoro in purezza su questa varietà tedesca che dura da oltre vent’anni, con tre ettari di vigneto, da barbatelle selezionate sulla base di un’attenta ricerca di varietà alsaziane, di natura calcarea e calcareo argillosa esposti a ovest, tra i 250 ed i 350 metri di altezza, situati nei due areali di Mairano di Casteggio, con vigneti piantati nel 1986, e di San Biagio di Casteggio (impianti del 1994).
Due zone con caratteristiche diverse, con epoche di maturazione differenti, che portano al vino quella complessità di espressione che lo caratterizza e un’evoluzione nel tempo davvero sorprendente.

 

Una capacità di evolvere, acquisire preziose sfumature olfattive e gustative, mantenendo una assoluta piacevolezza, che ho avuto modo di verificare, di recente, nel corso di una bellissima degustazione verticale di undici annate, dal 2009 appena imbottigliato e giovanissimo, ad uno splendente 1995, che ho documentato in questo ampio articolo, pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S.
Grandi Riesling renano dal “profumo” di Oltrepò…

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11 giugno 2010

Radici Festival dei vitigni autoctoni 2010: ecco i vincitori

La precedenza, prima che mi faccia prenda dal pathos e prenda a raccontarvi dell’atmosfera bellissima di questa edizione 2010 e dei tre giorni trascorsi tra amici in quel posto meraviglioso che è il Relais Melograno a Monopoli, va ai nomi dei vincitori dell’edizione 2010 di Radici, Festival dei vitigni autoctoni, che si è chiusa martedì sera (qui il regolamento e la composizione delle due giurie) con un indiscutibile, squillante successo.
Reso pubblicamente omaggio allo straordinario lavoro di Nicola Campanile ed Enzo Scivetti e di tutti i loro bravissimi collaboratori, ai quali va il nostro plauso ed i più sinceri ringraziamenti, e alla famiglia Guerra proprietaria del Melograno, che ci ha letteralmente coccolato nel corso del nostro soggiorno facendoci sentire a casa nostra, ecco, suddivisi nelle varie categorie, i vincitori emersi da tre turni di degustazione di qualcosa come circa 180 vini, assaggiati, rigorosamente alla cieca.
Dalla giuria degli “appassionati” (ristoratori, enotecari e sommelier) pugliesi e da quella dei giornalisti e wine blogger italiani e stranieri.

I tre vincitori assoluti di Radici 2010 sono, nell’ordine:

1° classificato: Apollonio – Salento Igt Negroamaro Terrangolo 2004
2° classificato: Grifalco Aglianico del Vulture 2007 Lucania sas
3° classificato: Schola Sarmenti – Nerìo Nardò Doc Negroamaro riserva 2005

Miglior vino biologico

1° classificato Polvanera – Aùva
2° classificato Valle dell’Asso – Negroamaro 2009
3° classificato Pirro Varone – Primitivo di Manduria 2008

Primi e secondi classificati, per ciascuna tipologia in concorso e secondo le due giurie, sono:

gruppo Misto Bianchi
2° classificato – giuria appassionati: Azienda Ofanto – Sensazioni 2009
2° classificato – giuria tecnica: Masseria Li Veli – Verdeca 2009
1° classificato – giuria appassionati: Cantine di Venosa – D’Avalos 2009
1° classificato – giuria tecnica: Milleuna – Maviglia 2008

Bianchi da Bombino Bianco, Fiano, Minutolo

2° classificato – giuria appassionati: Polvanera - Aùva 2009
2° classificato – giuria tecnica: Torrevento – Matervitae 2009
1° classificato – giuria appassionati: Tenute Girolamo – Fiano 2009
1° classificato – giuria tecnica: Polvanera - Aùva 2009

Vino Rosato da vitigno autoctono
2° classificato – giuria appassionati: Castel di Salve – Santi Medici 2009
2° classificato – giuria tecnica: Albea – Petrarosa 2009
1° classificato – giuria appassionati: Azienda Monaci – Girofle 2009
1° classificato – giuria tecnica: Libera Terra Puglia – Alberelli de la Santa 2009

Gruppo Misto Rossi
2° classificato – giuria appassionati: Cefalicchio – Vigne Alte 2009
2° classificato – giuria tecnica: Botrugno – Malvasia Nera 2009
1° classificato – giuria appassionati: Botrugno – Malvasia Nera 2009
1° classificato – giuria tecnica: Duca Guarini – Malìa 2007

Nero di Troia
2° classificato – giuria appassionati: Torrevento – Vigna Pedale 2006
2° classificato – giuria tecnica:Villa Schinosa – Nero di Troia 2007
1° classificato – giuria appassionati: Spagnoletti Zeuli – Rinzacco 2007
1° classificato – giuria tecnica: Botromagno – Nero di Troia 2007

Negroamaro
2° classificato – giuria appassionati: Feudi di Guagnano – Nero di Velluto 2006
2° classificato – giuria tecnica: Paolo Leo – Orfeo 2008
1° classificato – giuria appassionati: Palamà – Mavro 2008
1° classificato – giuria tecnica: Calò Michele e Figli – Mjere 2008

Primitivo

2° classificato – giuria appassionati: Cantine Ferri – Memor 2009
2° classificato – giuria tecnica: Paolo Leo – Fior di Vigna 2008
1° classificato – giuria appassionati: Feudi di San Marzano – Sessant’Anni 2007
1° classificato – giuria tecnica: Pirro Varone – Primitivo di Manduria 2008

Aglianico del Vulture
2° classificato – giuria appassionati: Macarico – Macarico 2007
2° classificato – giuria tecnica: Consorzio Viticoltori del Vulture – Vetusto 2005
1° classificato – giuria appassionati: Eleano – Eleano 2005
1° classificato – giuria tecnica: Cantine di Venosa – Carato Venusio 2007.

Nei prossimi giorni commenti ed una ampia riflessione, categoria per categoria, sui vini degustati, sulle tendenze emerse, su pregi e limiti riscontrati, sullo stato generale dei vini di Puglia di cui abbiamo potuto farci un’idea nel corso di questa bellissima manifestazione.

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3 giugno 2010

Ancora a Monopoli per Radici, Festival dei Vitigni autoctoni della Puglia e della Basilicata

Pausa “sabbatica” di una settimana per un’immersione in terra pugliese

Prendo congedo per qualche giorno dagli amici lettori di questo blog. Dopo un mese, quello di maggio, durante il quale ho girato come una trottola (qualcosa come 18 giorni fuori di casa) rischiando di perdere la trebisonda, letteralmente frullato da un eno-impegno ed un altro, ho bisogno di qualche giorno di pausa.
Intendiamoci, non me ne vado assolutamente in ferie, lontano da vini, bottiglie e manifestazioni varie. Semplicemente me ne scendo in una delle terre che più amo, la Puglia, per partecipare ad una manifestazione, Radici, Festival dei vitigni autoctoni, cui voglio un gran bene, come agli amici che la organizzano (Nicola Campanile, Enzo Scivetti e Pasquale Porcelli) e a larghissima parte delle persone con cui condividerò tre intense giornate, e non certo per riposare il palato, visto che assaggeremo qualcosa come 180 vini di Puglia e Basilicata.

Coglierò però l’occasione di questa discesa, per la quinta edizione (è la mia terza presenza) di Radici, per regalarmi, vista anche la cornice meravigliosa, il Relais Il Melograno di Monopoli, ed il grande, elegante sfarzo, anzi luxe, calme et volupté, come direbbe Baudelaire, qualche giorno di relax, in una terra dove sento di avere parte delle mie radici (mia nonna materna era pugliese di Erchie nel tarantino) e dove ogni volta che scendo, e cerco di farlo il più sovente possibile, ritrovo come una parte di me stesso e mi sento come a casa mia. Sereno, felice, (quasi) in pace con me stesso.
Cosa sia Radici, quali le sue caratteristiche, la sua formula vincente, l’ho già raccontato, diffusamente, qui, in questa presentazione che ho scritto per il sito Internet dell’A.I.S.

Un’occasione per fare il punto sul livello qualitativo dei vini pugliesi (con una piccola appendice in terra di Basilicata), una fantastica possibilità di rivedere colleghi italiani ed esteri, di conoscerne di nuovi e di confrontarmi con quella serie di agguerritissimi ristoratori ed enotecari pugliesi che formano l’altra giuria, altrettanto valida, che giudicherà i vini in concorso insieme ed in complemento a quella composta da noi giornalisti (e wine writers).
Ma ho soprattutto grande desiderio di immergermi nuovamente nei colori intensi, negli aromi, nei sapori precisi, delicati, ma anche forti, pieni di gusto, ma equilibrati della Puglia, simboleggiati dalla sua cucina, ma anche dai panorami, dalle sfumature della sua terra, dai tramonti e dalle albe, dai suoni di un mondo che ha su di me un fascino speciale. Quasi stregante, a volte mi viene da pensare persino magico.
Per farlo, oltre a ripromettermi di godermi fino in fondo l’atmosfera di Radici, di ridere e scherzare con gli amici, di degustare vini con l’animus del dilettante, che trae piacere diletto da quanto fa (in verità questo mio strano lavoro non mi stanca mai ed è sempre fonte di gioia e di piacevoli sorprese), ho pensato di anticipare la discesa in Puglia di qualche giorno.
E accogliendo l’invito di alcuni cari amici di salire in una zona, quella settentrionale della provincia di Foggia, dove non mi ero mai fermato e da cui ero sinora transitato in auto per poi puntare verso il Salento.

Il tempo di atterrare il 3 mattina a Bari e poi, grazie all’amico fraterno Nicola Campanile, salirò in quel di Orsara di Puglia, “adagiata sulle pendici di Monte San Marco e nascosta dai dolci declivi di Monte Maggiore alla piatta e assolata piana di Capitanata, sentinella dei monti del pre-Appennino dauno”, per la mia prima esperienza della cucina di uno dei più grandi cuochi e ristoratori pugliesi, Peppe Zullo, con cui ho lungamente conversato al Vinitaly, gustando i magnifici Negroamaro Girofle e Le Braci allo stand della Masseria Monaci della famiglia Garofano.
Poi mi sposterò a Lucera e dintorni, per fare visita ad una piccola azienda che ho scoperto e apprezzato lo scorso anno proprio in occasione di Radici. Parlo, siamo in terra dove l’Uva di Troia è protagonista, dell’azienda La Marchesa dei simpaticissimi Marika Maggi e Sergio Grasso, i cui vini, in particolare il Donna Cecilia ed Il Nerone, ho molto apprezzato nuovamente a fine novembre e ho giustamente celebrato in questo articolo.
Ma non è finita, perché salutata Lucera ed il foggiano ed il tempo di scendere al Melograno a Monopoli, sabato 5 nel tardo pomeriggio dovrò di nuovo ripartire questa volta alla volta di Gravina in Puglia, dove un altro amico carissimo, Beniamino D’Agostino, alias Botromagno, mi ha invitato a partecipare nella sua Osteria Grano e Vino alla “presentazione degustativa” del libro di un altro fratello e sodale in quel di Radici, Luciano Pignataro, 101 vini da bere almeno una volta nella vita spendendo poco (Newton Compton editore).

E poi, dalla mattina del 6 sino alla sera dell’8, con la proclamazione dei vincitori prevista a partire dalle 18.30, nel corso di un convegno conclusivo aperto anche ai produttori partecipanti, e poi alla partenza nel pomeriggio del 9, (ma con quale cuore ripartire e strapparmi dall’amata Puglia?) sarà la grande festa di Radici, il piacere, immenso, di stare insieme in un bel posto, di condividere un’esperienza, di ridere scherzare, mangiare cose buone, prendere un po’ di sole, ironizzare, prima di tutto su noi stessi.
Perché se il vino non è allegria, condivisione, gioia di vivere, anche bevendo un bicchiere di rosato a bordo piscina, di cogliere l’attimo che fugge, legato a situazioni e persone e sensazioni che ci fanno stare bene, che piacere è?
Ci risentiamo tra qualche giorno, statemi tutti bene…

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21 maggio 2010

Prime impressioni di degustazione su Barbaresco 2007 e Barolo 2006 da Alba

Anche se i tempi sono molto ristretti penso sia doveroso provare a tracciare un primo super sommario bilancio della settimana trascorsa nella magnifica, inimitabile terra di Langa e soprattutto dei quattro giorni di assaggi della prima edizione di Nebbiolo Prima, la manifestazione che con un semplice cambio di nome (e di gestione organizzativa) ha proseguito la lunga tradizione di Alba Wines Exhibition, la vetrina delle nuove annate dei più importanti vini base Nebbiolo prodotti in terra albese: Roero, Barbaresco e Barolo.
Qualcosa come 324 vini, una vera e propria full immersion nella nebbiolosa consistenza fatta di tannini, acidità, terrosità e tante tantissime sfumature aromatiche.
Di annata 2007 i Roero ed i Barbaresco degustati, di annata 2006 i Barolo.
La prima impressione è che si tratti di annate profondamente diverse (con più tempo a disposizione spiegherò anche perché) con una decisa preferenza, da parte mia, per il tanto discusso, ma alla fine grande (non grandissimo, grande) millesimo 2006.
Mi riservo di tornare con più calma sui Roero, che danno un segno sempre più chiaro di voler trovare una loro precisa dimensione ed identità.
Devo dire che i Barbaresco 2007 salvo eccezioni, nella loro maggioranza non mi hanno proprio entusiasmato. L’impressione è quella di un’annata con tanta materia, tanta frutta, grande opulenza, molto aperta, ricca, succosa, piena di materia, cui manchi qualcosa per essere completa e grande.
Parlo in termini di profondità, di complessità, di dinamismo e “vibrazione”, di tutti quegli elementi, insomma, che concorrono a dare pluridimensionalità, varietà di sfumature, tensione, ricchezza e fascino ad un vino.
Molti Barbaresco 2007 mi sono parsi molto avanti nella maturazione e nella loro evoluzione, con “nasi” molto diretti, immediati, pronti, con una componente fruttata protagonista,e altrettanti, paradossalmente, mi sono apparsi crudi, verdi, oppressi da tannini duri (e non si tratta di un problema dovuto alla gioventù dei vini), con profili affilati, eccessi verdi e vegetali, come se la maturazione non fosse armonica e compiuta.
Intendiamoci, buone cose per fortuna non sono mancate, ma se penso all’entusiasmo, allo “innamoramento”, intendiamoci, enoico, scatenato in me dai Barbaresco 2006 lo scorso anno, innamoramento che continua tuttora e si rafforza, allora devo dire che siamo decisamente lontani da quel magico feeling. Datemi comunque il tempo di riordinare gli appunti e di spiegarmi meglio che potrò essere più chiaro.
Musica totalmente diversa, invece, con i Barolo 2006, con disparità di prestazioni da comune a comune, ma con una quantità di vini davvero di alto livello, gratificanti per ricchezza, complessità, qualità dei tannini, bilanciamento tra tutte le parti, capacità di essere già godibili ora o di mostrare la loro grandezza futura in prospettiva, da lasciare assolutamente stupefatti.
Tra i villaggi del Barolo continua il netto predominio di Serralunga d’Alba con davvero tanti grandi vini, di aziende note e meno note, seguita a ruota di un’incollatura da un Monforte d’Alba che questa volta ha offerto una prestazione pienamente soddisfacente.
Molto bene, con la consueta eleganza, un’armonia che affascina, la vellutata carezza dei tannini, la finezza aromatica ben nota, Castiglione Falletto e bene Verduno.
Altalenante, ma con alcuni acuti assoluti, ad esempio i vini di Bartolo (Maria Teresa) Mascarello e Beppe Rinaldi, Barolo, buono ma non eccezionale il livello di Novello.
La grande delusione, assolutamente sconcertante, viene dai vini di La Morra, che salvo poche eccezioni (ad esempio il Rocche dell’Annunziata ed il Torriglione di Mario Gagliasso) ha dato l’idea di un rapporto molto difficile con l’annata, quasi l’impossibilità di inquadrarne le caratteristiche.
Sembra la storia di un grande equivoco quello tra La Morra e questo millesimo molto particolare e difficile, quasi un’incompatibilità per molti. Tannini verdi e secchi, vini privi di finezza, estrazioni esagerate, eccessi di legno, sbilanciamenti, carenza di polpa, piacevolezza in alcuni casi zero o sotto zero, nasi aggressivi con note geraniose e pungenti solo alcune delle caratteristiche riscontrate e non solo da me (sul tema mi sono confrontato con parecchi colleghi) su troppi vini.
Questi, perdonatemi l’estrema sintesi, solo alcuni flash, su una settimana di quelle da incorniciare, da ricordare, da portare dentro, ricolma com’è stata di emozioni.
Se sono arrivato in Langa già innamorato perso del Barbaresco e del Barolo, come potrei definirmi ora se non follemente, perdutamente fallen in love?

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12 maggio 2010

Ritorna Vinissage sabato 15 e domenica 16 ad Asti

Ritorna, sabato 15 e domenica 16 ad Asti, ospitata presso il Palazzo del Michelerio di corso Alfieri 381 (sabato aperta dalle 15.30 alle 21, domenica dalle 10.30 alle 20) il Salone bioeccellente e solidale Vinissage, che vedrà per due giorni la città di Vittorio Alfieri e di Paolo Conte capitale del vino naturale.
Organizzata dal Comune di Asti (vedere qui sul sito Internet comunale il programma) con la collaborazione di Officina Enoica, Vinissage si presenta anche quest’anno come una due giorni di degustazioni, dibattiti, incontri, arte dedicati a chi vede nel vino qualcosa di più che una bevanda: un aggregatore sociale, una testimonianza di storie e territori, un bene culturale a tutti gli effetti.
Protagonisti di Vinissage saranno i vini naturali – biologici e biodinamici – di oltre 60 vignaioli italiani e francesi – leggere qui l’elenco completo - accomunati dal rispetto per la terra e per il consumatore e dalla sostenibilità delle pratiche adottate in vigna come in cantina.
Ma a Vinissage ci sarà anche spazio per l’approfondimento, per convegni, dibattiti, un concerto jazz, una visita guidata all’interno del futuro Museo diocesano della Cattedrale).
Su temi più specificatamente enogastronomici si segnalano, domenica alle 17, una degustazione guidata alla Barbera d’Asti, la vetrina dedicata ai formaggi piemontesi, lezioni di cucina della Scuola Gourmet e vendita di alimenti provenienti dalla filiera dell’economia carceraria.
Obiettivo di Officina Enoica, associazione che promuove la vitivinicoltura eco-compatibile a garanzia delle bioeccellenze  “ é sostenere i vignaioli i cui prodotti siano frutto di una viticoltura e di uno stile di vita improntati al rispetto della natura, alla preservazione dell’ambiente e della biodiversità, anche attraverso il metodo biologico e biodinamico, attenti alla salute dell’uomo e che siano espressione vera della terra e del lavoro che li genera».
Il risultato che si vuole perseguire è lo «sviluppo e rafforzamento delle piccole economie locali con un attivo coinvolgimento del consumatore”. Per maggiori informazioni sulla manifestazione contattare gli organizzatori a questo indirizzo e-mail e a quest’altro.
Recapiti telefonici: 0141/399526 e 338/10.52.937.
Un itinerario per raggiungere la manifestazione, qui.

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10 maggio 2010

A Rovereto per il Trentino dei Vignaioli

Continua, per la serie wine trotter on the road, la serie delle mie trasferte vinose. Questa volta, lunedì e martedì, “volo” in Trentino, a Isera in Vallagarina dove presso l’attiva Casa del Vino farò una full immersion, questa volta riservata ai vini bianchi e ai TrentoDoc di una ampia serie di aziende aderenti all’Associazione Vignaioli del Trentino, nata nel 1988 e cresciuta sino a comprendere un numero importante di piccoli produttori che rappresentano la crema della produzione vitivinicola trentina.
Loro si definiscono, sul sito Internet dell’associazione, “dinamici imprenditori del nuovo modo di fare agricoltura montana. Produttori responsabili e rispettosi dell’ambiente, ecologi non per moda o tendenza del mercato, ma per consuetudine.
Operano per la qualità, difendendola in tutte le sue sfumature, le sue diversità. Per vini di e con personalità. Vini anti-omologazione. Che rispettano (e rispecchiano) differenze dettate dall’andamento vendemmiale, dallo specifico microclima, composizione del terreno, indole stessa del singolo coltivatore. Produzioni mirate. Solo alla qualità”. E’ per saggiare questa qualità che ho chiesto al neo presidente Nicola Balter di organizzarmi questa interessantissima degustazione, che sono sicuro mi offrirà indicazioni molto confortanti non solo circa la vitalità dell’Associazione ma circa una filosofia del fare vino che in questa regione dove continuano a spadroneggiare e a fare il bello e soprattutto il cattivo tempo le Cantine cooperative non può che piacermi e soprattutto piacere ai consumatori più esigenti.
Prossimamente un primo report sulla mia due giorni di assaggi.

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5 maggio 2010

Grandi cru di Soave in degustazione (Onav) a Bergamo

Incredibile ma vero! Il vostro wine trotter, dopo tanti impegni in giro per l’Italia riesce ad essere finalmente “profeta in patria” conducendo una serata di degustazione nella sua Bergamo.
Merito di questa opportunità e della rinnovata Onav, che grazie all’amicizia del pro-presidente Vito Intini, mi sta offrendo la possibilità di parlare di vino anche in due città a me care, la natia Milano e Bergamo dove risiedo da oltre quarant’anni, dove non ho sinora avuto la possibilità di “esibirmi”. Giovedì 13 maggio alle 21, nella splendida cornice del Caffè Bergamo di via Borfuro 6, sarà quindi un grandissimo piacere condurre una degustazione che si annuncia molto interessante, dedicata com’è ad uno dei vini bianchi (e dei territori di produzione) più emblematici d’Italia, il Soave.
La serata sarà un vero e proprio viaggio nei terroir, diversi per formazioni geologiche e giaciture, e nei cru di questo grande bianco veneto e italiano. In degustazione proporremo vini provenienti da zone geologiche dove prevale il calcare misto basalto, ovvero
Soave Classico Cà Visco 2009 di Coffele
Soave Classico Vigneto Sengialta 2009 di Balestri Valda
e da zone dove prevale il basalto-tufo, con i seguenti vini:
Soave Classico Le Bancole 2009 di Tenuta Solar
Soave Classico Monte de Toni 2008 de I Stefanini
Soave classico superiore Foscarin Slavinus 2007 di Monte Tondo
Soave Classico Le Bine Longhe di Costalta 2007 di T.e.s.s.a.r.i.
Ma non mancheranno nemmeno i Soave della Val d’Alpone
Soave I Tarai 2008 di Corte Moschina
e quello della zona di Illasi
Soave Superiore Il Casale 2008 di Vicentini.
Per informazioni e iscrizioni contattare l’Onav di Bergamo a questi numeri di telefono: 334 6782033 e 3206331454 e-mail.
Parenti e amici a parte, vi aspetto numerosi!

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27 aprile 2010

Serate Barbaresco e Barolo a La Spezia, Ferrara e Arezzo

Permettetemi un filo di humour e di autoironia nell’avvisarvi subito che non concederò autografi, anche se le groupies, purché ampiamente maggiorenni, sarebbero gradite…
Niente paura, non penso di certo di essere diventata una (wine) rock star nel presentarvi le date della tournée, pardon, del wine tour de force nebbioloso che mi attende a inizio maggio.
Chiamato dagli amici dell’A.I.S. di tre diverse delegazioni, in tre regioni differenti, parlerò, anche se saranno soprattutto i vini a “parlare”, di Barbaresco e di Barolo e della “mia” amatissima terra di Langa.
Comincerò martedì 4 maggio in quel di La Spezia alle 21, presso il circolo Endas di via Galilei, presentando 4 Barolo e 4 Barbaresco, puntando a dimostrare le diversità dei due vini e dei loro terroir, il loro splendido, ma distinto, modo di esaltare la grandezza del Nebbiolo nell’albese, con l’aiuto di 8 grandi vini e precisamente:
Cascina delle Rose Barbaresco Rio Sordo 2006
Rizzi Barbaresco Pajoré Suran 2006
Cortese Barbaresco Rabajà 2006
Bruno Giacosa Barbaresco Asili 2007
e poi
Giuseppe Mascarello Barolo Monprivato 2004
Castello di Verduno Barolo Massara 2004
Giacomo Fenocchio Barolo Bussia 2005
Brovia Barolo Rocche 2005.

Per prendere parte alla serata chiamate Sergio a questo numero 3342527241 oppure inviategli una mail. Per ulteriori informazioni contattate l’amico delegato Marco Rezzano, tel. 346 5083754 e-mail.

Il tempo di “smontare il palcoscenico” e si torna on the road per arrivare in quel di Ferrara, dove mercoledì 5 alle 20.45, presso l’Hotel Lucrezia Borgia (un nome che mi preoccupa un po’: non mi metteranno del veleno nel vino?) sarà il solo Barbaresco protagonista, rappresentato dalla seguente super squadra:
Barale Barbaresco Serraboella 2007
Rizzi Barbaresco Pajoré Suran 2006
Rocca Albino Barbaresco Bric Ronchi 2006
Massimo Rivetti Barbaresco Froi 2005
Pio Cesare Barbaresco Bricco 2005
Castello di Verduno Barbaresco Rabajà 2005
Cascina Luisin Barbaresco Rabajà 2005
La Contea Barbaresco riserva Starderi 2004.

Per informazioni e iscrizioni contattate l’amico Andrea Toselli a questo indirizzo e-mail.

Infine la tappa più attesa e “sfiziosa” del tour, perché parlare di Nebbiolo e di Barolo in Toscana è sempre una gran libidine, ovvero Arezzo, per la Serata Barolo che condurrò mercoledì 6 maggio per A.I.S. Arezzo presso l’AC Hotel di via Einstein.
Qui si spazierà da La Morra a Castiglione Falletto a Serralunga d’Alba (questa volta niente Barolo, Monforte d’Alba, Novello o Verduno), con questi magnifici 8:
Rocche Costamagna La Morra Barolo Rocche dell’Annunziata 2006
Aurelio Settimo La Morra Barolo Rocche dell’Annunziata 2005
Cavallotto Castiglione Falletto Barolo Bricco Boschis 2005
Ettore Germano Serralunga d’Alba Barolo Prapò 2005
Giovanni Rosso Serralunga d’Alba Barolo Serralunga 2005
Massolino Serralunga d’Alba Barolo Parafada 2005
Principiano Serralunga d’Alba Barolo Boscareto 2005
Sordo Castiglione Falletto Barolo Rocche di Castiglione.

Il programma e tutte le informazioni, anche il fatto che siamo già al sold out (ma il Barolo ed il Barbaresco sono o non sono delle “rock star”?), lo potete leggere qui, ma se volete provare a trovare, in zona Cesarini, caso mai ci fosse qualche rinuncia, un posto, scrivete al delegato di Arezzo, qui.

Questo il repertorio, le “song” che proporrò nelle tre serate A.I.S. Per gli eventuali “bis”, fatemici pensare…

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23 aprile 2010

Gusto Nudo: vini dei vignaioli “eretici” in degustazione il 24 e 25 a Bologna

Non c’è fine settimana, ormai, che non registri almeno una manifestazione dedicata al vino.
Questa volta, nel “week end” del 25 aprile, con apertura sabato 24, barra dritta per gli appassionati, in particolare per quelli che prediligono i “produttori che hanno scelto un’agricoltura biologica o comunque naturale, che lavorano in armonia con i cicli naturali, senza interventi artificiali né invasivi, nel rispetto dei tempi di raccolta dell’uva e di lavorazione del vino”, (vignaioli che si riconoscono nell’esperienza di Viniveri, oppure in quella di Vin Natur oppure in nessuna delle due) su Bologna.
Qui, presso il vicolo Bolognetti 2 si terrà la nuova edizione, la quarta, di Gusto Nudo.

Con apertura al pubblico, in entrambe le giornate, dalle 15 alle 21, ad ingresso rigorosamente libero. Nella cornice dell’ex convento secentesco di San Leonardo, nel cuore di Bologna, le aziende vitivinicole, vignaioli indipendenti dell’intera Penisola che si riallacciano alla storica esperienza del Critical wine tenuto a battesimo da Luigi Veronelli, daranno vita ad una fiera-mercato (dove sarà possibile acquistare i prodotti degli espositori) in cui, come scrivono gli organizzatori, “i numeri della grande produzione lasciano il campo all’amore e all’attenzione per le specificità del territorio e per la naturalità dei comportamenti produttivi, vini rispettosi della natura in tutti i suoi aspetti: paesaggio, biodiversità, cicli stagionali, nutrimento dei terreni, rifiuto di chimica di sintesi e di manipolazioni genetiche.
In altre parole, vignaioli eretici, che hanno la capacità e il coraggio di sostenere e difendere le proprie convinzioni.
Tra le iniziative che completano la consueta formula del banco d’assaggio, e che fanno parte di un preciso progetto presentato qui, si segnalano, sabato 25 alle 17 una Gara di passiti, degustazione competitiva tra i vini passiti dei vignaioli presenti, con il pubblico presente a rappresentare la giuria, seguita da una introduzione “didattica” ai vini passiti a cura dell’Accademmia della muffa nobile e di Andrea Rubbi.
Domenica 25 alle 17 degustazioni guidate di vino, di sapori, di racconti di vita e di libertà… tre vignaioli si raccontano.
Tutte le informazioni utili per raggiungere la manifestazione, sul sito Internet dedicato.
Qui, invece, l’elenco di tutti i vignaioli presenti alla rassegna.
Per informazioni: 051.84.71.01 335.61.11.599 e-mail e e-mail.

Data la presenza di vignaioli d’indubbio valore quali le Cantine del Castello di Boca, la valtellinese Arpepe, le venete La Biancara, Villa Bellini e Monte Dall’Ora, di Santa Caterina a Sarzana, La Distesa nelle Marche, A’ Vita a Cirò Marina, Pino Ratto e Fattoria Cerreto Libri, per citare solo alcuni dei tanti nomi che saranno a Bologna sabato e domenica, una degustazione sicuramente di grande valore.

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21 aprile 2010

Pazo de Señorans o della quintessenza dell’Albariño. Una verticale en bodega


Mai fare i conti senza i vulcani islandesi… Quel che racconto in questo post é quello che avevo previsto di fare oggi e domani, se non si fossero messi di mezzo l’eruzione dell’Eyjafjallajkull in una terra lontana, il blocco aereo in tutta Europa e la particolare tenacia della Ryanair nel protrarre sino a giovedì l’interruzione dei voli…
Che dire se non che sono decisamente in…..to per questo mancato incontro con my querido
Albariño y la Galicia ?

Non ringrazierò mai abbastanza il mio amico Juancho Asenjo, entusiasta ambasciatore del vino italiano in terra di Spagna, colonna del sito Elmundovino.com, grandissimo conoscitore di nostri gioielli enoici come il Barolo o il Brunello di Montalcino.
A Juancho devo la conoscenza, grazie ad una serie di bottiglie come mi ha portato dalla sua Madrid ad Alba (dove viene ogni anno, in auto, per degustare le nuove annate dei grandi Nebbiolo di Langa) e che mi hanno letteralmente aperto un nuovo universo, quello dei bianchi spagnoli, del vitigno Albariño e di una denominazione, Rias Baixas, che è forse il gioiello tra le D.O. in bianco galleghe (pur con tutto il doveroso rispetto per le altre D.O. Monterrei, Ribeira Sacra, Ribeiro e Valdeorras, che esprimono altri vini per cui vado matto, dal Viña Mein al Guitian) e per della quale sono un entusiasta fan.
Tanto entusiasta che mi sono già fatto una piccola cultura sull’Albariño e le sue diverse espressioni, dedicando al vino diversi articoli di cui uno pubblicato su una rivista spagnola, Spaingourmetour, edita dall’ICEX.
Non ero però ancora stato in terra galiziana, cosa che mi ripromettevo di fare già entro quest’anno.
Ma volete mettere gli amici? Non avevo messo in conto quello che possono fare, quando ci si mettono. E così, grazie alle buone parole spese da Juancho con Soledad (Marisol) Bueno, mentre leggerete questo post sarò in viaggio alla volta di Madrid e poi di Santiago de Compostela per un grandissimo regalo che Juancho mi ha fatto.
Farmi invitare ad una degustazione verticale, una di quelle vertiginose, dal 1997 al 2009, del mio Rias Baixas preferito, e preferito anche dalla critica spagnola, da José Penin ad Andres Proensa, dall’Union Española de Catadores, a Juancho, che lo pongono al vertice dei bianchi di Spagna, quella della Bodega Pazo de Señorans.
E così mentre giovedì in compagnia di Juancho e di altri invitati farò una prima visita all’azienda, situata “en Vilanoviña, en la localidad pontevedresa de Meis, en el Salnés”, vent’anni e poco più di vita ma già diventata un simbolo dell’eccellenza vinicola gallega, venerdì sarà il giorno della grande cata, del Pazo de Señorans classico, nonché della Seleccion de Añada, pioniere degli Albariño e dei Rias Baixas affinati esclusivamente in acciaio, ma con una “larga crianza sobre lias”, sur lie, la riprova di quale cosa straordinaria possa diventare un bianco del Nord della Spagna, in questo nord ovest ai bordi dell’Oceano Atlantico, prodotto da mani sapienti e con la precisa intenzione di fare emergere veri e propri “vin de terroir”.
Sarà una splendida opportunità, questa mia prima visita in Galizia, per conoscere la patria dell’Albariño, la dinamica Marisol Bueno, che per oltre vent’anni è stata Presidenta del Consejo Regulador Ría Baixas, una denominazione in forte crescita, passata dai 237 ettari e dai 14 produttori del 1987 ai 3646 e alle oltre duecento bodegas del 2008.
Resoconto di questa visita, emozioni, riscontri organolettici, il fantastico piacere del Pazo de Señorans abbinato ai mariscos e al pulpo a la gallega gustati mercoledì sera qui, fotografie, al mio ritorno.
Per il momento muchas gracias amigo Juancho!

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