Vino al vino

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29 agosto 2011

Cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino: lo chiedono i mercati o la tutela di qualche interesse “particulare”?

Ora che la grande bolla africana sembra finalmente essere consegnata agli archivi di questa lunga estate 2011, possiamo provare a ragionare a freddo, più di quanto non sia stato possibile, veramente a caldo, venerdì in questo post, sulla decisione del Consorzio del Brunello di Montalcino, che in piena vendemmia ha deciso di convocare per il prossimo 7 settembre i soci del Consorzio, con un ordine del giorno che recita “Discussione e votazione in merito alla proposta di modifica del disciplinare di produzione del vino Rosso di Montalcino”.
Questa convocazione nonostante lo scorso febbraio un analogo tentativo fosse abortito in zona Cesarini, a pochissimi giorni dallo svolgimento del Benvenuto Brunello, e quando sembrava davvero scampato il pericolo di tornare a parlare di cambiare il disciplinare di produzione dell’altro grande vino base Sangiovese del celebre borgo toscano, il Rosso di Montalcino Doc. Cento percento Sangiovese, proprio come il fratello maggiore,  il Brunello.
Occorre mantenere il sangue freddo e non inca…volarsi più di tanto dinnanzi a questo diabolico perseverare nell’errore, a questa testardaggine asinina che sembra non tenere conto e quasi sfidare il pensiero della larghissima maggioranza dei produttori, di chi lo scorso febbraio aveva preso apertamente posizione importanti produttori (leggete qui, qui e poi ancora qui) contro ogni ipotesi di cambiamento nel senso voluto dal Consorzio e dal suo Consiglio di amministrazione.
Eppure, nonostante apparisse chiaro anche ai sassi che tantissime aziende di Montalcino, che si può tranquillamente affermare rappresentino una nettissima maggioranza, non sentissero alcuna esigenza di andare ad una modifica del disciplinare del Rosso Doc, modifica che prevedeva (e prevede tuttora) l’apertura ad altri vitigni (internazionali ovviamente) che non fossero il semplice Sangiovese, la commissione tecnica ed il Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello sono andati avanti.
L’hanno fatto assumendo e pagando, con i soldi dei soci, consulenti ed “esperti” che hanno invocato la chirurgia estetica per giustificare il cambio dei disciplinari, invitando alla tolleranza (intesa come possibilità di ammettere una del 5-6-7% di altre uve), provando a convincere i produttori convocandoli a piccoli gruppi, esercitando pressioni varie e facendo apparire come ineluttabile, perché richiesto dal mercato (quale?), il cambiamento del disciplinare.
E ora si è arrivati alla convocazione dell’Assemblea dei soci per il 7 settembre, in piena vendemmia, contravvenendo ad una regola non scritta secondo la quale “non si convoca un’Assemblea su argomento importante durante la vendemmia, anche se a Febbraio si è preso l’impegno di ritornare sull’argomento”.
Ho già esaminato, in un articolo pubblicato sul sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers, la vicenda, persuaso, che in questa testardaggine nel perseguire questa ipotesi di cambiamento di disciplinare del Rosso di Montalcino, vero e proprio cavallo di Troia per poi arrivare a cambiare anche il disciplinare del Brunello, “in realtà non c’è una strategia, non c’è una visione di lungo respiro, non c’è un piano che prenda in considerazione Montalcino nel suo insieme e indichi una strada per il futuro”.

Ha detto bene un commentatore intervenuto a dire la sua su questa assurda assemblea del 7 settembre, “quante volte bisogna dire NO perché questo venga recepito come un NO definitivo e assoluto? Se la maggioranza dei Soci del Consorzio ha già votato a favore del mantenimento del disciplinare sia per il Brunello che per il Rosso di Montalcino, che senso ha di convocare un’Assemblea a ridosso della vendemmia quando tutti sono tesi, nervosi e occupati nei preparativi?”.
Ma perché mai si vuole andare ad una spaccatura del fronte dei produttori, ad un muro contro muro, al rischio che una parte significativa del panorama produttivo del Brunello (e del Rosso) di fronte alla testarda ostinazione del Consorzio decida che in un simile Consorzio non ci si possa riconoscere e che non valga più la pena fare parte?
Ma cosa propongono, nel nome dell’adeguamento alle richieste dei nuovi mercati (Asia e dintorni) i testardissimi capataz del Consorzio del Brunello?
Da quello che si può capire dalla messe di proposte recapitate (si ha un’idea di quanti soldi siano stati sprecati per convocazioni di assemblee, assemblee, verbali, consulenze di esperti di marketing e professoroni vari?) ai soci del Consorzio convocati il 7 settembre, si tratterà di votare scegliendo tra due ipotesi abbastanza confuse.
Il primo è uno schema n°1 che prevede un Rosso di Montalcino con base ampelografica Sangiovese minimo all’85% (quindi con la possibilità di un 15% di Cabernet, Merlot, Syrah) e un Rosso di Montalcino Sangiovese con base ampelografica Sangiovese 100%.
Il secondo è uno schema n°2 che prevede un Rosso di Montalcino con base ampelografica Sangiovese minimo all’85%, quindi un Rosso di Montalcino Sangiovese con base ampelografica Sangiovese 100% e poi ancora una terza modalità, un Rosso di Montalcino Sangiovese Superiore con base ampelografica con Sangiovese 100%.
Nel caso delle due ipotesi dello schema n°1 viene autorizzato qualsiasi tappo, quindi anche tappi sintetici e tappo a vite, nel caso delle tre ipotesi dello schema n°2 il tappo di sughero è contemplato solo per il Rosso di Montalcino Sangiovese Superiore, mentre per gli altri due vini semaforo verde anche per i tappi alternativi.
Inoltre per tutte e cinque le ipotesi di vino è prevista la tolleranza dell’1%. E a questo punto ci si chiede con quale meraviglioso “bilancino di precisione” si possa valutare se in quel Rosso di Montalcino semplice o Rosso di Montalcino Sangiovese o Sangiovese Superiore sia finito, ovviamente per sbaglio, per colpa del vivaista che ti fornisce per errore una barbatella di altre uve (ovviamente quelle bordolesi) invece di una piantina di Sangiovese, o per un improvvido travaso in cantina, un mero uno per cento e non invece un 2-3-5% di altre uve e altri vini….

E poi, visto che il Consorzio giustifica il dover cambiare il disciplinare del Rosso con esigenze di marketing e di una comunicazione più chiara sui nuovi mercati, soprattutto quelli asiatici, a quale regola di marketing corrisponde mai il presentarsi ai consumatori e ai nuovi consumatori con un Rosso di Montalcino dalla doppia o addirittura triplice identità, un Rosso che continui ad essere com’è ora espressione unica del Sangiovese (di Montalcino ovviamente) ed un Rosso in versione Sant’Antimo o Super Tuscan?
Forse che il presentarsi in questo modo, con identità diverse, ha giovato alla causa del Chianti Classico? Anche i più ottimisti non possono di certo affermarlo.
Non c’è alcun bisogno di avere un Rosso di Montalcino tradizionale e uno moderno e internazionalizzato: ai consumatori interessa un Rosso di Montalcino ben fatto, riconoscibile, piacevole, dall’identità ben precisa, senza confusioni, lessicali, consentite dal disciplinare, di nessun tipo.
Ecco perché nella decina di giorni che mancano da qui alla data fatidica del 7 settembre è fondamentale che le persone di buon senso che esistono all’interno del vasto ed eterogeneo mondo produttivo ilcinese si adoperino perché non si arrivi, in sede di Assemblea, ad un scontro, e che si eviti, mediante il ritiro di queste proposte di modifica, oppure tramite il rinvio dell’Assemblea ad altra imprecisata data, di votare, ovvero di spaccare il fronte produttivo.
Non c’è altra soluzione, altrimenti non sarà difficile prevedere per il Consorzio, di fronte a questo inutile braccio di ferro, dinnanzi a questa oggettiva forzatura, voluta dalla Presidenza e dal Consiglio di amministrazione, tempi difficili, l’entrata in uno stato di crisi che nessuna persona seria e ragionevole può veramente desiderare.
Uno stato di crisi, una agonia e una possibile morte del Consorzio, di cui sarà facilissimo individuare i colpevoli chiamandoli per nome e cognome e inchiodandoli alle loro responsabilità.

Cosa che Vino al vino, come ha sempre fatto dallo scoppio di Brunellopoli a fine marzo 2008, non mancherà di fare, coinvolgendo una rete di influenti wine blogger e wine writer interanzionali e opinion leader che con ogni probabilità vogliono molto più bene a Montalcino e ai suoi vini sinonimo di Sangiovese di quanto dimostrino di farlo in quell’ente che dovrebbe avere a cuore la salvaguardia e la tutela del prestigio e dell’identità degli inimitabili vini di questo splendido borgo toscano.

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26 agosto 2011

Pericolosi effetti del caldo africano a Montalcino: ci provano ancora a cabernetizzare e merlotizzare il Rosso Doc

Sorprende che nelle notizie sugli effetti del caldo torrido, de “l’africano” come l’hanno chiamato sui siti Web dedicati al meteo, non abbiano parlato di quello che il caldo sta provocando in quel di Montalcino.
Appassimento delle uve direttamente in vigna come nel 2003? Niente affatto? Vendemmia fortemente anticipata? Moderatamente. Il caldo africano ha invece fatto effetto, come mi fa notare un produttore, “su un povero vecchio pensionato e quattro gatti suoi sodali”.
E così, come si può leggere in questo avviso di convocazione, il prossimo 7 settembre i soliti noti ed i loro amici proveranno ancora a cabenettizzare/merlotizzare, loro dicono modernizzare, ma si traduce in imbastardire e tradire o santantimizzare, l’altra grande espressione del Sangiovese a Montalcino, il Rosso di Montalcino.
I produttori più ottimisti che mi hanno avvisato di questa convocazione dicono che “se mai questa cosa arrivasse al voto, e non accadrà, beccherebbero il solito 90% a 10% che rimediano da anni. Il guaio è che per entrare in consiglio il 10% gli è bastato……”.
Altri mi fanno notare – e ne parleremo con più calma nei prossimi giorni, che il Consorzio ha “fatto due ipotesi una che prevede due tipologie di Rosso e un’altra che ne prevede tre, strano non abbiano anche avuto come ipotesi anche quella di lasciare tutto come è!”.
Altri invece ci tengono a fare “rimarcare due aspetti della proposta che rischiano di passare inosservati, il primo riguarda la tappatura che potrà essere anche di silicone o a capsula stile birra Peroni, il secondo riguarda i suoli che potranno essere anche “alluvionali recenti”, un grandissimo favore immobiliare” indovinate a chi…
Sperando che il caldo torrido passi presto e finisca di cuocere i cervelli e impedire ogni ragionamento razionale sul presente e sul futuro dei vini di Montalcino, sulla loro identità, sul loro legame a doppio filo e identitario con il Sangiovese (dimenticavo che ci sarebbero anche lo storico Moscadello ed il Sant’Antimo, ma chi se li fila più di tanto?) rimando ai prossimi giorni per un esame più dettagliato delle varie proposte. Vogliamo scommettere che anche questa volta il Cavaliere presidente del Consorzio ed i suoi amici e sodali si presenteranno in assemblea per suonare e ne usciranno invece suonati e se avessero un po’ di dignità, di fronte ad una sonante sconfitta, costretti a dare le dimissioni?

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4 ottobre 2010

Montalcino: ma è giusto che il direttore del Consorzio rimanga ancora al suo posto?

Riflessioni su patteggiamenti, rinvii a giudizio e proscioglimenti

Sono perfettamente consapevole di toccare un nervo scoperto ponendo questo tema. E magari di rischiare di vedermi arrivare l’ennesima diffida, una nuova lettera di un avvocato, l’annuncio che ne riceverò altre, con l’invito a scendere a più miti consigli, per il semplice fatto di porre questa elementare domanda.
Ma in quanto giornalista indipendente, come diavolo posso tacere e far finta di niente una volta letto, ad esempio qui, sull’edizione fiorentina di Repubblica, che “l’esito dell’udienza preliminare su uno spezzone dell’inchiesta su alcune aziende del Brunello di Montalcino, accusate di non aver rispettato il disciplinare di produzione che impone 100 per cento di vitigno sangiovese” si è tradotto in “quattro patteggiamenti, un rinvio a giudizio e un proscioglimento”?

Come posso non chiedermi, dopo aver preso atto che “il direttore del Consorzio del Brunello e responsabile dei controlli Stefano Campatelli (al centro nella foto che lo ritrae con il Presidente del Consorzio Rivella ed il sottoscritto – ndr.) ha patteggiato una pena di 16 mesi e l’ex presidente del Consorzio Baldassarre Filippo Fanti ha patteggiato una pena di un anno: erano accusati di concorso in falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici. I due erano anche accusati di frode in commercio continuata e vendita di prodotti con segni mendaci in concorso con Lamberto Frescobaldi e Niccolò D’Afflitto, legale rappresentante ed enologo dell’azienda Castelgiocondo, che hanno patteggiato una pena rispettivamente di tre mesi e un mese, convertiti in pena pecuniaria”, che a Montalcino, nel rinnovato Consorzio del Brunello, che ha scelto come presidente il Cavalier Ezio Rivella, e che punta a cambiare molte cose, non si decida di dare un chiaro segnale, un segno di forte discontinuità con il passato?
Senza volere in alcun modo infierire, nulla di personale, sulla singola persona e criminalizzarla, mi chiedo: ma è giusto, opportuno, ragionevole che al timore del Consorzio, come direttore, rimanga una persona che di sua spontanea volontà, non certo costretto da nessuno, si é trovato nella condizione di dover patteggiare “una pena di 16 mesi”?

La credibilità, il prestigio di un vino, prestigioso e importante come il Brunello di Montalcino, sono date anche dall’immagine che quel vino e il mondo produttivo che ne è espressione, i suoi rappresentanti, i dirigenti del Consorzio che lo rappresenta e lo tutela diffondono nel mondo.
Non è quantomeno inopportuno, e non proprio appealing, come direbbero negli States, che a rappresentare come massimo funzionario del Consorzio il Brunello sia un direttore che nell’udienza preliminare dell’inchiesta sullo scandalo di Brunellopoli non è stato prosciolto, come altri personaggi coinvolti in questa inchiesta, ma ha scelto di patteggiare?
Ora che a tutti viene chiesto un salto di qualità, ora che bisogna fare appello al meglio per presentarsi capaci di recuperare la fiducia nel made in Italy, sono sicuri (a Montalcino) che un direttore che ha dovuto patteggiare sia il meglio che i produttori del Brunello riuniti in Consorzio riescono a esprimere, per chiedere la fiducia del mercato e degli appassionati e rilanciare il Brunello?”
Sono molti a chiedersi perché a Montalcino persistano in questa attitudine che, soprattutto all’estero, può lasciare aperti molti dubbi…
Voglio sperare di non essere il solo, io “talebano” dell’informazione su Montalcino come amabilmente mi hanno definito, a pormi questo interrogativo, ma che siano in molti, soprattutto tra i produttori associati al Consorzio a porselo e a chiedersi se non sia necessario, indispensabile anzi, per tanti motivi, un chiaro segno di discontinuità con il passato…

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1 giugno 2010

Bindocci for President! Un appello di Intravino e mio

Fabrizio Bindocci foto di Tom Hyland

Per completezza dell’informazione, mi corre obbligo (nonché piacere) segnalare, pubblicato sul blog Intravino, il bel post che il simpatico Alessandro Morichetti, ragazzone marchigiano di Civitanova Marche classe 1979, fisico da pivot di basket, e sicuramente un entusiasta del vino e uno che porta una carica di passione e di freschezza in quel che scrive, ha dedicato, potete leggerlo qui, ad una bellissima degustazione verticale di 6 annate (1973, 1979, 1982, 1999 riserva, 2003 riserva e 2004 riserva) di una delle aziende sicure del panorama del Brunello di Montalcino, Il Poggione.
Degustazione che si è svolta ieri pomeriggio come suggello dell’intensissimo e colorato Wine Day organizzato dalla famiglia Balan in quel di Mogliano Veneto presso Villa Braida.
Una giornata splendidamente riuscita, ricca di incontri, appuntamenti e degustazioni, tra cui quella, spettacolare, di un vinello bordolese appena appena famoso, tale Château Mouton-Rotschild (leggete qui) e una, assolutamente da sballo, tanto per iniziare bene la giornata, alle 11, di Riesling Schloss Johannisberg (con un memorabile e scintillante Grünlack Spätlese classe 1971).
Intitolando il suo post in una maniera che più chiara ed esplicita non si potrebbe – “Vogliamo Fabrizio Bindocci presidente di qualcosa, subito” – dopo aver testimoniato delle mirabilie che, soprattutto il trittico di vecchie annate (e abbiamo dovuto saltarne una quarta, il 1985, perché due fottutissimi tappi di sughero ci hanno fatto tradito) di Brunello del Poggione ci ha regalato – e che io ho cercato di evidenziare nella mia co-conduzione, un po’ “istrionica”, della degustazione, con puntatine nella storia di Montalcino degli ultimi due anni, e accenni a quello che accaduto e forse accadrà, giovedì prossimo, Morichetti conclude: “Indicazioni di voto. Non sono addentro alle questioni montalcinesi ma giovedì 3 giugno verrà eletto il presidente del Consorzio Brunello di Montalcino. Una docg al di sotto di ogni sospetto e nell’occhio del ciclone.

“Sputtanando” il Brunello si discredita il vino italiano e la patria (in)capacità di fare ordine nelle questioni poco chiare, rimanendo Gattopardi sempre e comunque. Il programma di Bindocci è semplice: Brunello di Montalcino = sangiovese. La sua storia e 250.000 bottiglie docg sfornate ogni anno parlano per lui. Una persona onesta, capace e autorevole.
Se giovedì leggerò che è presidente di qualcosa ne sarò ben felice e staremmo tutti più tranquilli”.

Fabrizio Bindocci - foto di Jeremy Parzen

Proprio quello che ho detto, ieri sera, stringendo la mano al direttore della Tenuta Il Poggione, l’amico Fabrizio, davanti ad una platea di appassionati che, come tutti quelli sparsi per il mondo, vogliono dal mondo del Brunello un autentico rinnovamento, scelte chiare e giuste che guardino avanti, e non il ritorno sul proscenio di personaggi da pensionare, non per la loro età anagrafica, ma per le loro idee.
Assolutamente vecchie, altro che moderne. Idee che non fanno il bene e gli interessi di Montalcino, che non daranno smalto e lustro all’immagine, un po’ appannata da due anni di scandali e pasticci vari, del Brunello.
Anch’io, come Morichetti, se giovedì sera apprenderò che il buon Fabrizio Bindocci (nella foto in alto, ritratto da Tom Hyland) ce l’avrà fatta a diventare presidente del Consorzio del Brunello (ce la può ancora fare, perdinci!) “sarò ben felice”.
E brinderò sicuramente, anche se mi troverò a 500 chilometri dai colli ilcinesi, in quel di Orsara di Puglia. Qualche buona bottiglia per festeggiare nella cantina del buon Peppe Zullo non mancherà sicuramente…
Forza Fabrizio, forza Brunello, e soprattutto forza Montalcino!

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26 maggio 2010

E il cavalier Rivella si converte improvvisamente al Sangiovese… Un’incredibile svolta

Merita di essere attentamente letta e soppesata in tutte le sue parti l’interessante intervista che ieri – potete vederla qui – il Corriere di Siena ha dedicato ad uno dei più importanti e probabili papabili nuovi presidenti del “rinnovato” (?) Consorzio del Brunello di Montalcino il cavaliere del lavoro Ezio Rivella.
Uno dei 15 componenti – ecco qui tutti i nomi – del Consiglio di amministrazione eletto lo scorso 18 maggio, ma uno dei nomi in pole position per la presidenza.
Un’intervista rivelatoria e per certi versi sorprendente, presentata con il titolo di “Se sarò presidente del Consorzio”. Intervista all’importante imprenditore da una vita nel mondo del vino.
Prima di commentarne alcuni passi vi invito a leggere con estrema attenzione il testo:
“Solo a fine maggio (esattamente il 3 giugno ndr) sapremo il nome del nuovo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, ma da più parti si scommette sul nome di Ezio Rivella, una vita nel mondo del vino italiano con incarichi importanti e uno di quelli che questo territorio ha lanciato nel gotha dell’enologia mondiale.
Il Corriere di Siena ha chiesto al “diretto interessato” cosa farebbe qualora diventasse il nuovo presidente. “Evidentemente stiamo facendo soltanto un’ipotesi – spiega il cavalier Ezio Rivella, oggi produttore a Montalcino, con l’azienda Pian di Rota – dato che io sono soltanto uno dei 15 componenti del nuovo consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello, tutti parimenti in lizza per la presidenza.
Con spirito di servizio mi sono messo semplicemente a disposizione e non sono certamente a caccia di una nuova carica da aggiungere a quelle che ho ricoperto fin qui”.
“Se c’è qualcuno, con idee innovative, e che meglio sa interpretare le dinamiche attuali dei mercati e le tendenze enologiche più moderne, sarò ben lieto di farmi da parte.
Comunque – continua Rivella – qualora diventassi presidente del Consorzio, la mia piattaforma operativa partirà senz’altro dal ventaglio di proposte che Coldiretti, Confagricoltura e Cia – Confederazione italiana agricoltori, ha recentemente sottoposto all’attenzione del nuovo consiglio di amministrazione”.
“Da parte mia, non posso che riproporre impegno, e ancora impegno, per un programma – spiega Rivella – di “lacrime e sangue” al fine di rilanciare tutto un territorio di Montalcino, luogo unico e irripetibile, dove una produzione agricola di altissima qualità permette di ottenere vini non riproducibili né omologabili.
E dove il migliore interprete è e sarà il Sangiovese”. “Ci attende un duro lavoro per riconquistare il prestigio del recente passato, per aumentare il nostro impegno sulla qualità, che non è soltanto rappresentato dal rispetto di un disciplinare (che, comunque, diciamolo chiaramente, deve rimanere prodotto dalle sole uve di Sangiovese di Montalcino affinate 4 anni), ma da un lavoro quotidiano e costante in vigna e in cantina, per rifondare la nostra comunicazione e per riposizionare la domanda sull’offerta, in nome dell’unità degli intenti e cercando di eliminare tensioni e scontri intestini che hanno animato il recente passato di Montalcino”.

Cosa apprendiamo da questa intervista?
Che Rivella si candida a fare il presidente, che rivendica di avere “idee innovative”, di sapere “interpretare le dinamiche attuali dei mercati e le tendenze enologiche più moderne”, che promette “un programmadi “lacrime e sangue”, (beh, con lui presidente le lacrime saranno assicurate…) che assicura il “rispetto di un disciplinare (che, comunque, diciamolo chiaramente, deve rimanere prodotto dalle sole uve di Sangiovese di Montalcino affinate 4 anni)”.
E poi definisce Montalcino “luogo unico e irripetibile, dove una produzione agricola di altissima qualità permette di ottenere vini non riproducibili né omologabili”.
C’è da rimanere basiti, perché o Rivella è stato improvvisamente folgorato sulla via del Sangiovese (cosa non si fa, cosa non si promette per ottenere una carica…) oppure sta bluffando, perché oggi afferma cose che sono in netta, totale contraddizione con quanto ha detto, fatto, sostenuto per una vita.
Ricordate il dibattito sul Brunello che mi vide contrappormi a lui il 3 ottobre 2008 nell’Aula Magna dell’Università di Siena e la cui registrazione può essere vista e ascoltata sul sito Internet di Vinarius?
In quell’occasione Rivella disse che non si possono produrre grandi vini a Montalcino utilizzando solo il Sangiovese, e quell’affermazione fu l’ultima di una serie che lo videro, gli va riconosciuta la coerenza, in prima fila, nel chiedere (insieme ad altri personaggi, da Viglierchio della Banfi a Monsù Angelo Gaja) la modifica del disciplinare di produzione del Brunello e l’introduzione – facoltativa, naturalmente, di altre uve (immaginate quali, proprio le stesse presenti nei vini non conformi al disciplinare colpiti dall’inchiesta di Brunellopoli).
Sono molteplici le dichiarazioni che mostrano l’insofferenza del cavalier Rivella nei confronti del Sangiovese e di un disciplinare del Brunello che contempli l’utilizzo al 100 per cento di questa grande difficile uva. Improvvisamente ora, sostenendo che la sua “piattaforma operativa partirà senz’altro dal ventaglio di proposte che Coldiretti, Confagricoltura e Cia – Confederazione italiana agricoltori, ha recentemente sottoposto all’attenzione del nuovo consiglio di amministrazione” – leggete qui – il Cavaliere, smentendo il proprio percorso, svoltando a 180 gradi, sostiene, forse per rassicurare chi è giustamente scettico o addirittura spaventato dal suo probabile arrivo al timone del comando del Consorzio e magari medita da questo Consorzio di uscire, si erge (ma con quale credibilità?) a paladino del Sangiovese.
A difensore di quell’equazione Brunello=Sangiovese che ha sempre contestato e quasi irriso e per “rifondare la nostra comunicazione e per riposizionare la domanda sull’offerta”, gioca la carta dell’appello “all’unità degli intenti” ed invita ad “eliminare tensioni e scontri intestini che hanno animato il recente passato di Montalcino”.
Belle parole, ma come gli si può crederle, come si può prenderle sul serio, come si può pensare che una presidenza Rivella non punti, invece, a cambiare le carte in tavola.
Non per fare “ribaltoni”, s’intende, ma come chiedono le “tendenze enologiche più moderne” di cui è da sempre araldo…

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14 maggio 2010

Quale presidente per il nuovo Consorzio del Brunello?Ultime riflessioni prima del voto

Ho preso ovviamente atto, come credo abbiano fatto tutti nella terra del Brunello, pur senza darle troppa importanza, all’uscita dove un produttore piemontese proprietario anche di un’azienda a Montalcino ha pubblicamente espresso l’auspicio “che dal futuro Consiglio di Amministrazione del Consorzio non venga esclusa Donatella Cinelli Colombini”.
Una volta tanto sono d’accordo con lui, visto che il 24 febbraio avevo inserito in questo post il nome dell’attuale assessore al turismo del Comune di Siena tra quelli delle persone, cinque donne e undici uomini, che personalmente avrei visto bene far parte del nuovo Consiglio. Concordo, una volta tanto, con Gaja sul fatto che occorre “fare sì che nel nuovo Consiglio di Amministrazione entrino i soggetti più preparati, più capaci, qualificati, dotati di personalità e di schiena diretta che sono tra i candidati”, ma non penso affatto che il “toto-Presidente scatenato nell’ultimo mese” sia “un falso obiettivo”.
Un Consiglio forte, coeso, ricco di personalità rappresentative, stimate, influenti, al di sopra di ogni sospetto, che sappiano delineare idee forza, progetti vincenti, strategie a lungo termine e capire che il Brunello è una cosa importante, un simbolo dell’Italia del vino, è l’elemento basilare, perché nei Consorzi validi si procede e si ottengono risultati solo se c’é una squadra forte.
Resta però il fatto che, quantomeno a livello simbolico, e non solo, la scelta di un Presidente che sia il “portavoce”, il terminale, il “volto” pubblico di quella squadra, continua ad essere ancora più importante, sebbene sia chiaro a tutti che il presidente sarà solo un primus inter pares e non un demiurgo o un dittatore, ma semplicemente il regista di un’azione decisa di comune accordo dal Consiglio che sarà espressione della volontà degli associati.
Ragion per cui, piaccia o meno a Monsù Gaja, resto dell’idea che sia legittimo che il sottoscritto, come qualsiasi altro giornalista che abbia seguito e commentato passo passo gli ultimi due anni della Brunello’s story, abbia il diritto di esprimere preferenze che sono solo auspici e non hanno assolutamente la pretesa, come forse ha fatto Gaja con il suo pronunciamento, di indicare ai produttori ilcinesi per chi votare.
Ho già tracciato, qui, un identikit
del candidato ideale, e ora riferendomi al presidente voglio solo aggiungere che spero possa essere una persona, mai sfiorata, né personalmente, né con la sua azienda, nemmeno lontanamente dallo scandalo di Brunellopoli, che abbia dimostrato con la propria storia di aver posto il Brunello di Montalcino ed il Sangiovese al centro del proprio operare.

Una persona nativa di Montalcino, cresciuta a Montalcino, che a Montalcino ha compiuto tutte le tappe del proprio percorso umano e professionale, ma che conosca il mondo, abbia occhi ed orecchie aperte e sia consapevole di quanto il Brunello sia un patrimonio mondiale, e che non ragioni con logiche municipali o, peggio ancora, da strapaese.
Una persona riconosciuta da tutti come un protagonista, in positivo, della vicenda del Brunello, che abbia esperienza e professionalità, che sia umanamente stimato e considerato da tutti come una persona degna di rappresentare il Brunello e Montalcino nel mondo.
A questo proposito penso non possa assolutamente valere alcuna conventio ad excludendum nei confronti di persone che non siano direttamente proprietari di aziende, ma che da una vita, con ruoli diversi, di coordinatori o direttori di un’azienda, di una determinata azienda si occupano e con risultati ottimi.
Il nuovo presidente che ho in mente – sono due le persone cui particolarmente penso, scelte in quella lista di quindici persone espressa oltre due mesi fa – dovrà essere un ilcinese di mezza età, coadiuvato da giovani e da persone con qualche capello bianco in più, dal volto pulito, dalle idee chiare, capace di parlare anche a muso duro e se necessario rendersi antipatico per la dichiarata volontà di non farsi condizionare da vecchi e nuovi potentati, da logiche di potere, e di operare nell’interesse esclusivo di tutto il mondo del vino ilcinese. E non dell’azienda X o Y.
Una persona di forte volontà, coraggiosa, determinata, che capisca la necessità di comunicare, di farlo in maniera chiara e trasparente, tracciando insieme al Consiglio e interpretando il sentire degli associati una strada nuova per il Consorzio ed il Brunello.
Sono persuaso che i produttori di Montalcino capiranno che, questa volta, non si può più fare come in passato, accettare supinamente candidature e nomi scelti altrove, da cordate ed interessi che non sono esattamente quelli del Brunello e che, con la forza e la volontà che sono loro propri capiranno l’importanza della posta in gioco e la necessità di guardarsi dentro prima di votare.
Sono sicuro che sapranno scegliere bene, con coscienza, la strada migliore per i loro vini e per quel borgo collinare che martedì 18 sarà al centro del mondo e al quale tutti guarderanno con trepidazione e fiducia. L’augurio è che vinca veramente il migliore…

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11 maggio 2010

Montalcino: tutto tace ancora ad una settimana dall’elezione del nuovo Cda del Consorzio

Manca giusto una settimana all’appuntamento “epocale” con la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione e del nuovo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, e alla faccia dei proclami secondo i quali il Consorzio ilcinese punterebbe sul Web, con totale noncuranza delle più elementari norme di trasparenza e di comunicazione con l’esterno, quelle che dato l’accaduto anche un bambino capirebbe siano ineludibili, sul sito Internet di quel Consorzio che andrà totalmente rifatto, anzi ripensato e rifondato, non v’è alcuna traccia dei nomi delle persone che hanno ormai presentato la loro candidatura.
Silenzio assoluto, assordante, che arriva quasi al limite dell“omertoso”.
Si tacciono i nomi dei sei rinviati a giudizio per Brunellopoli, direttore del Consorzio compreso,che, mi spiace tanto per lui, nulla di personale, qualsiasi cosa accada non potrà restare al proprio posto come se nulla fosse, e che non può essere un uomo per tutte le stagioni. Sicuramente non per la prossima stagione.
Non si fanno i nomi delle persone che hanno già dichiarato pubblicamente la loro candidatura (leggete qui e qui) e di quelli che l’hanno comunque presentata inviando una raccomandata al Consorzio, ma soprattutto non si offre un quadro completo, utile, chiaro, di quali saranno le forze in campo, quali i loro programmi, quali le idee forza, le proposte, sulle quali dovrà democraticamente pronunciarsi, il 18 maggio, il corpus degli associati del Consorzio.
Io ho già offerto un mio contributo offrendo – leggetelo qui – un identikit sintetico di quelle che a mio avviso, da osservatore attento delle vicende ilcinesi, e alle critiche da alcune parti mi sono arrivate, secondo le quali io avrei fatto il mio percorso a metà, affondando, con le piccole forze consentite da questo agguerrito wine blog, alcune candidature, ma non esprimendo in maniera chiara ed univoca i nomi dei “miei candidati”, rispondo che non mancherò, ma in zona Cesarini, di dire apertis verbis per chi voterei se mi trovassi al posto di chi, effettivamente, andrà a votare.
Ho in mente due candidati in particolare, che a mio avviso hanno tutte le caratteristiche per fare bene, insieme ad una squadra composta da persone di buona volontà e con una bella dose di cervello, attributi e coraggio, in questo particolare momento.
E se magari anch’io, cosa che vale cento volte di più per i soci del Consorzio, fossi messo nelle condizioni di trovarmi di fronte ad un elenco completo di tutte le persone – si vocifera di una trentina – che hanno presentato la loro candidatura, che saranno in lizza per far parte del nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio, potrei fare considerazioni più complete e meditate e magari suggerire, oltre a mister X e a mister Y, i nomi di altre persone che si candideranno.
Ma se per il momento tutto tace – si accettano scommesse sul fatto che il sito del Consorzio decida finalmente di cambiare registro, battere un colpo e varare un’inedita operazione trasparenza – riesce davvero difficile aggiungere molto a quanto già scritto.
Sulle nuove elezioni da registrare anche il molto significativo silenzio di un sito Internet solitamente molto ben informato, con redazione a Montalcino, che sinora si è fatto notare soprattutto per aver fatto riferimento alla tappa del Giro d’Italia che il 15 maggio arriverà a Montalcino, proponendo un generico “spunto per una riflessione per questo territorio” auspicando che lo stesso possa capire “l’importanza dello stare insieme, tra i produttori, per la rinascita di un modo di fare impresa sul loro territorio, e che vuol dire anche promozione nel segno della condivisione di obiettivi per nuovi importanti traguardi nel mondo”.

Tutto bello, tutto giusto, farraginosità dell’esposizione a parte, speriamo solo che nella redazione del noto sito non pensino al consueto “embrassons nous” o ad un pateracchio stile “volemmose bbene“, ad un grande “compromesso storico”.
Non si possono di certo condividere “obiettivi” e fare promozione e comunicazione congiunta se sul futuro di Messer Brunello si continuano ad avere idee diverse.
E soprattutto se non si saprà scegliere risolutamente, ad esempio il 18 maggio, quale strade imboccare e quali saranno le donne e gli uomini che dovranno indicare il percorso da compiere…

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8 maggio 2010

A Montalcino lettere anonime e fango provano ad intorbidare il dibattito sulle elezioni del nuovo Consiglio del Consorzio del Brunello

Che il dibattito continui ad essere acceso, ma a viso aperto!

Che brutta piega che ha preso il dibattito, animato, aspro, “cattivo” il giusto come dev’essere, sulle prossime elezioni, in programma il 18 maggio, del nuovo Consiglio e del nuovo Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino!
In un panorama, tutto sommato corretto, democraticamente articolato, sanguigno e vivo, caratterizzato dal confronto tra i candidati (e un po’ meno, purtroppo, tra le idee ed i programmi, che in molti casi continuano a rimanere misteriosi), vivacizzato da candidature a sorpresa, “rieccoli” in stile fanfaniano e non più giovani rampolli di storiche dinastie che improvvisamente “scoprono” il loro legame con Montalcino, irriducibili cultori del Brunello superconcentrato e stile “marmellata”, avvocati-viticultori, direttori di importanti aziende, piccoli produttori animati dal fuoco sacro dell’impegno, e varia umanità, ha fatto purtroppo irruzione, da qualche giorno, un qualcosa di cui assolutamente nessuno sentiva il bisogno.
Un’indesiderata comparsa che fa scendere il dibattito, ma dibattito non è più, ad infimi livelli, con un mix tra il pettegolezzo casereccio e pecoreccio, la calunnia, la farneticazione e la cattiveria pura. E l’imbecillità.
Non posso e non voglio fornire ulteriori dettagli, che verranno chiariti nelle sedi opportune, ma il fatto stesso che da qualche giorno giri a Montalcino e che sia stata indirizzata a varie autorità locali, una squallidissima lettera anonima che oggettivamente introduce nella discussione sulla prossima scadenza elettorale elementi che a questa scadenza sono totalmente estranei, che getta fango e diffama in maniera intollerabile diversi personaggi del mondo ilcinese, alcuni anche del mondo del Brunello, penso costituisca un segnale non solo dello miseria mentale ed intellettuale che attanaglia taluni e ne costituisce lo “stile” ed il modus operandi, ma faccia capire come si voglia mestare nel torbido.

Ho già espresso privatamente la mia umana solidarietà alle persone fatte oggetto di questa letteraccia anonima, opera di codardi e cialtroni, ma ci tengo ad esprimerla anche qui, pubblicamente, perché sia chiaro che questo blog, che ha ospitato e ospiterà libere e attentamente moderate opinioni sulle elezioni del 18 maggio, ed il sottoscritto non si presteranno assolutamente a giochi sporchi, tiri al bersaglio, operazioni sottobanco. Perché un conto è opporsi, a viso aperto, mettendoci la faccia e la firma, senza nascondersi, ad un candidato, dire che, secondo me, è inadatto, che le sue proposte a mio avviso sono sbagliate, e tutt’altro conto, ma siamo lontani anni luce da ogni idea di civile confronto di idee, è infangare il prossimo, in maniera conigliesca, con lettere anonime che sporcano soprattutto chi ne è autore.
Continueremo a discutere di Brunello, di Sangiovese, dell’ipotesi di una nuova Doc Montalcino, di territorio, di donne e uomini del vino, di programmi, di idee, di utopie se necessario, ma su questo blog – che voglio dirlo altrettanto chiaramente e con pari onestà, qualche mese fa ha compiuto l’errore e l’ingenuità di pubblicare alcuni commenti che con più attenzione da parte mia non sarebbero mai stati pubblicati e per i quali ho porto doverose scuse agli interessati, scuse peraltro pienamente accettate – il dibattito si svolgerà alla luce del sole, con confronto aperto e franco e senza imboscate e colpi bassi.
Questi mezzucci, questo modo di agire vigliacco mi fanno assolutamente orrore e portano solo confusione, opacità e torbidità, in uno scenario che dovrebbe, invece, essere il più limpido e specchiato possibile, il più trasparente.
Perché prevalgano le ragioni della civiltà e del buon senso, un ragionare onesto e schietto, una lucidità di analisi e non la “logica”, squallida, dei veleni…

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4 maggio 2010

Produttori di Montalcino, fate sentire alta e chiara la vostra voce!


Appello ai candidati al nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Brunello

Una dozzina di giorni all’appuntamento, che ho già definito epocale, che attende i produttori della celeberrima denominazione Brunello di Montalcino, che saranno chiamati, martedì 18 maggio, ad eleggere il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio e di conseguenza anche il nuovo Presidente.
Ieri, come ho scritto qui, andavano inviate via raccomandata al Consorzio le candidature, che mi auguro siano state numerose, meditate, impegnative e autorevoli.
Poiché dato il concetto di trasparenza e di comunicazione che continua a dominare in questa gestione del Consorzio fortunatamente a scadenza sarà improbabile che vengano rese pubblicamente note, come glasnost suggerirebbe, da questo blog dove il sottoscritto già due mesi fa aveva liberamente pubblicato una lista di auspicabili candidati, parte un semplice appello a tutti coloro che effettivamente hanno deciso di candidarsi, perché rendano note le ragioni del loro impegno.
E quel che più conta espongano il loro programma, quello che intendono fare a favore del Brunello e di tutta la comunità ilcinese che il Brunello considera come un simbolo.

Cari candidati, non abbiate alcun timore a rivelare, qui, o dove riterrete opportuno, la vostra decisione di scendere in campo, la vostra disponibilità a lavorare per tutti, i vostri intendimenti, i vostri progetti.
E’ soprattutto di trasparenza, di comunicazione, di apertura al dialogo, con i consumatori, con la stampa, con tutto il mondo che guarda con fiducia a Montalcino e si aspetta un segno di cambiamento importante e chiaro, che il mondo del Brunello, ha assolutamente bisogno.

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3 maggio 2010

Consorzio Brunello: Jacopo Biondi Santi si candida, ma non è il Biondi Santi giusto

Cominciano a trapelare, questa sarà la settimana decisiva per cominciare a rivelare progetti e strategie, e giocare finalmente a carte scoperte, i primi nomi dei produttori di Montalcino che entro oggi presenteranno la propria candidatura per fare parte del nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello che nominerà il nuovo Presidente.
Non si tratta di una proposta di candidatura qualunque, perché come ho più volte scritto, qui e poi ancora qui ieri, l’appuntamento delle prossime elezioni (votazioni il prossimo 18 maggio) sarà, e non esagero, epocale, perché dopo quanto è accaduto (e al Consorzio con l’attuale assurda gestione sembrano far finta non sia accaduto) nulla potrà più essere come prima e ci vorrà una gestione consortile totalmente diversa. Con uomini (e donne) nuovi, nuove idee, inedito impegno, volontà di fare e restituire al Brunello, non ad un vinello qualsiasi, il blasone, la credibilità, l’autorevolezza, l’essere al di sopra di ogni sospetto che merita.
Ovvio quindi che a candidarsi dovranno essere persone fortemente legate a Montalcino e al suo vino simbolo, persone il cui operare in questi anni sia stato sempre a favore del Brunello, persone che siano pubblicamente stimate e considerate alla stregua di un patrimonio, di una riserva cui Montalcino può tranquillamente attingere nei momenti di difficoltà.
Non importa che siano nativi di Montalcino, anche se sarebbe meglio lo fossero, ma che vengano avvertiti come “figli” di questo villaggio, come persone disposte a mettersi in gioco, tirate su le maniche e gettato il cuore oltre l’ostacolo, per far sì che quanto è successo dal 2008 in poi non abbia mai più a ripetersi.
Per questo motivo, pur premettendo di non aver nulla di personale contro di lui, soprattutto considerando di chi è figlio, non credo che la candidatura di Jacopo Biondi Santi, di cui si vocifera e che pare certa, vada nel segno di quel tipo di impegno di servizio di cui ho parlato.
Pur avendo un padre grandissimo, che è davvero il simbolo di Montalcino e del suo Brunello, che proprio la sua famiglia ha letteralmente inventato e consegnato al destino di grande vino mondiale, Jacopo non ha sinora lasciato alcun segno importante e decisivo nella storia di Montalcino, nelle vicende che hanno riguardato il paese ed il suo Sangiovese in purezza ed è spesso apparso come una figura laterale, appartata, distante rispetto alla comunità dei produttori ilcinesi. Quelli autoctoni e quelli giunti nello splendido borgo dalle più disparate località del mondo.
A parte il fatto di essere il figlio del grandissimo Franco, che se non fosse il “grandissimo vecchio”, patriarca e coscienza del Brunello, sarebbe davvero il candidato ideale a guidare il Consorzio in questa fase, di Jacopo Biondi Santi non si ricorda alcuna presa di posizione, alcuna iniziativa, alcun gesto che possa essere interpretato come uno spendersi a favore del Brunello. Personalmente ricordo due soli contatti personali avuti con lui, un invito a fargli visita a Montepò ed il suo comunicarmi (l’aveva già fatto anche via mail) di aver vinto in tribunale la causa sulla registrazione del marchio Biondi Santi Spa, e non ho mai sentito una sua sola parola spesa nel momento terribile del Brunellogate…
Lo stesso fatto che Jacopo Biondi Santi abbia ritenuto di crearsi, fuori di Montalcino, nella Maremma del Morellino, una propria attività di produttore, con il suo Castello di Montepò a Scansano, producendo vini più simili ad un qualsiasi Super Tuscan che ad un vino di Montalcino, (lo Schidione il solito Sangiovese più quote di uve bordolesi, il Cabernet che “aggiunge complessità e ampiezza”, il Merlot che “ingentilisce armonizza e definisce l’insieme del patrimonio olfattivo”), varando operazioni discutibili come lo Schidione Terzo Millennio dall’etichetta in oro, non credo proprio abbia contribuito a farlo sentire, dalla comunità ilcinese, dai produttori locali, come un vero “figlio di Montalcino”.
Come una di quelle persone su cui si possa fare affidamento e puntare, con fiducia, per la ricostruzione del Brunello e del suo Consorzio.
Nulla di personale, ripeto, ma non sarà di certo da persone come Jacopo B.S. che potrà partire il lungo e difficile percorso che porterà il Brunello, con un Consorzio degno di questo nome, a riappropriarsi del proprio destino di grandezza…

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