Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

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1 giugno 2010

Bindocci for President! Un appello di Intravino e mio

Fabrizio Bindocci foto di Tom Hyland

Per completezza dell’informazione, mi corre obbligo (nonché piacere) segnalare, pubblicato sul blog Intravino, il bel post che il simpatico Alessandro Morichetti, ragazzone marchigiano di Civitanova Marche classe 1979, fisico da pivot di basket, e sicuramente un entusiasta del vino e uno che porta una carica di passione e di freschezza in quel che scrive, ha dedicato, potete leggerlo qui, ad una bellissima degustazione verticale di 6 annate (1973, 1979, 1982, 1999 riserva, 2003 riserva e 2004 riserva) di una delle aziende sicure del panorama del Brunello di Montalcino, Il Poggione.
Degustazione che si è svolta ieri pomeriggio come suggello dell’intensissimo e colorato Wine Day organizzato dalla famiglia Balan in quel di Mogliano Veneto presso Villa Braida.
Una giornata splendidamente riuscita, ricca di incontri, appuntamenti e degustazioni, tra cui quella, spettacolare, di un vinello bordolese appena appena famoso, tale Château Mouton-Rotschild (leggete qui) e una, assolutamente da sballo, tanto per iniziare bene la giornata, alle 11, di Riesling Schloss Johannisberg (con un memorabile e scintillante Grünlack Spätlese classe 1971).
Intitolando il suo post in una maniera che più chiara ed esplicita non si potrebbe – “Vogliamo Fabrizio Bindocci presidente di qualcosa, subito” – dopo aver testimoniato delle mirabilie che, soprattutto il trittico di vecchie annate (e abbiamo dovuto saltarne una quarta, il 1985, perché due fottutissimi tappi di sughero ci hanno fatto tradito) di Brunello del Poggione ci ha regalato – e che io ho cercato di evidenziare nella mia co-conduzione, un po’ “istrionica”, della degustazione, con puntatine nella storia di Montalcino degli ultimi due anni, e accenni a quello che accaduto e forse accadrà, giovedì prossimo, Morichetti conclude: “Indicazioni di voto. Non sono addentro alle questioni montalcinesi ma giovedì 3 giugno verrà eletto il presidente del Consorzio Brunello di Montalcino. Una docg al di sotto di ogni sospetto e nell’occhio del ciclone.

“Sputtanando” il Brunello si discredita il vino italiano e la patria (in)capacità di fare ordine nelle questioni poco chiare, rimanendo Gattopardi sempre e comunque. Il programma di Bindocci è semplice: Brunello di Montalcino = sangiovese. La sua storia e 250.000 bottiglie docg sfornate ogni anno parlano per lui. Una persona onesta, capace e autorevole.
Se giovedì leggerò che è presidente di qualcosa ne sarò ben felice e staremmo tutti più tranquilli”.

Fabrizio Bindocci - foto di Jeremy Parzen

Proprio quello che ho detto, ieri sera, stringendo la mano al direttore della Tenuta Il Poggione, l’amico Fabrizio, davanti ad una platea di appassionati che, come tutti quelli sparsi per il mondo, vogliono dal mondo del Brunello un autentico rinnovamento, scelte chiare e giuste che guardino avanti, e non il ritorno sul proscenio di personaggi da pensionare, non per la loro età anagrafica, ma per le loro idee.
Assolutamente vecchie, altro che moderne. Idee che non fanno il bene e gli interessi di Montalcino, che non daranno smalto e lustro all’immagine, un po’ appannata da due anni di scandali e pasticci vari, del Brunello.
Anch’io, come Morichetti, se giovedì sera apprenderò che il buon Fabrizio Bindocci (nella foto in alto, ritratto da Tom Hyland) ce l’avrà fatta a diventare presidente del Consorzio del Brunello (ce la può ancora fare, perdinci!) “sarò ben felice”.
E brinderò sicuramente, anche se mi troverò a 500 chilometri dai colli ilcinesi, in quel di Orsara di Puglia. Qualche buona bottiglia per festeggiare nella cantina del buon Peppe Zullo non mancherà sicuramente…
Forza Fabrizio, forza Brunello, e soprattutto forza Montalcino!

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26 maggio 2010

E il cavalier Rivella si converte improvvisamente al Sangiovese… Un’incredibile svolta

Merita di essere attentamente letta e soppesata in tutte le sue parti l’interessante intervista che ieri – potete vederla qui – il Corriere di Siena ha dedicato ad uno dei più importanti e probabili papabili nuovi presidenti del “rinnovato” (?) Consorzio del Brunello di Montalcino il cavaliere del lavoro Ezio Rivella.
Uno dei 15 componenti – ecco qui tutti i nomi – del Consiglio di amministrazione eletto lo scorso 18 maggio, ma uno dei nomi in pole position per la presidenza.
Un’intervista rivelatoria e per certi versi sorprendente, presentata con il titolo di “Se sarò presidente del Consorzio”. Intervista all’importante imprenditore da una vita nel mondo del vino.
Prima di commentarne alcuni passi vi invito a leggere con estrema attenzione il testo:
“Solo a fine maggio (esattamente il 3 giugno ndr) sapremo il nome del nuovo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, ma da più parti si scommette sul nome di Ezio Rivella, una vita nel mondo del vino italiano con incarichi importanti e uno di quelli che questo territorio ha lanciato nel gotha dell’enologia mondiale.
Il Corriere di Siena ha chiesto al “diretto interessato” cosa farebbe qualora diventasse il nuovo presidente. “Evidentemente stiamo facendo soltanto un’ipotesi – spiega il cavalier Ezio Rivella, oggi produttore a Montalcino, con l’azienda Pian di Rota – dato che io sono soltanto uno dei 15 componenti del nuovo consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello, tutti parimenti in lizza per la presidenza.
Con spirito di servizio mi sono messo semplicemente a disposizione e non sono certamente a caccia di una nuova carica da aggiungere a quelle che ho ricoperto fin qui”.
“Se c’è qualcuno, con idee innovative, e che meglio sa interpretare le dinamiche attuali dei mercati e le tendenze enologiche più moderne, sarò ben lieto di farmi da parte.
Comunque – continua Rivella – qualora diventassi presidente del Consorzio, la mia piattaforma operativa partirà senz’altro dal ventaglio di proposte che Coldiretti, Confagricoltura e Cia – Confederazione italiana agricoltori, ha recentemente sottoposto all’attenzione del nuovo consiglio di amministrazione”.
“Da parte mia, non posso che riproporre impegno, e ancora impegno, per un programma – spiega Rivella – di “lacrime e sangue” al fine di rilanciare tutto un territorio di Montalcino, luogo unico e irripetibile, dove una produzione agricola di altissima qualità permette di ottenere vini non riproducibili né omologabili.
E dove il migliore interprete è e sarà il Sangiovese”. “Ci attende un duro lavoro per riconquistare il prestigio del recente passato, per aumentare il nostro impegno sulla qualità, che non è soltanto rappresentato dal rispetto di un disciplinare (che, comunque, diciamolo chiaramente, deve rimanere prodotto dalle sole uve di Sangiovese di Montalcino affinate 4 anni), ma da un lavoro quotidiano e costante in vigna e in cantina, per rifondare la nostra comunicazione e per riposizionare la domanda sull’offerta, in nome dell’unità degli intenti e cercando di eliminare tensioni e scontri intestini che hanno animato il recente passato di Montalcino”.

Cosa apprendiamo da questa intervista?
Che Rivella si candida a fare il presidente, che rivendica di avere “idee innovative”, di sapere “interpretare le dinamiche attuali dei mercati e le tendenze enologiche più moderne”, che promette “un programmadi “lacrime e sangue”, (beh, con lui presidente le lacrime saranno assicurate…) che assicura il “rispetto di un disciplinare (che, comunque, diciamolo chiaramente, deve rimanere prodotto dalle sole uve di Sangiovese di Montalcino affinate 4 anni)”.
E poi definisce Montalcino “luogo unico e irripetibile, dove una produzione agricola di altissima qualità permette di ottenere vini non riproducibili né omologabili”.
C’è da rimanere basiti, perché o Rivella è stato improvvisamente folgorato sulla via del Sangiovese (cosa non si fa, cosa non si promette per ottenere una carica…) oppure sta bluffando, perché oggi afferma cose che sono in netta, totale contraddizione con quanto ha detto, fatto, sostenuto per una vita.
Ricordate il dibattito sul Brunello che mi vide contrappormi a lui il 3 ottobre 2008 nell’Aula Magna dell’Università di Siena e la cui registrazione può essere vista e ascoltata sul sito Internet di Vinarius?
In quell’occasione Rivella disse che non si possono produrre grandi vini a Montalcino utilizzando solo il Sangiovese, e quell’affermazione fu l’ultima di una serie che lo videro, gli va riconosciuta la coerenza, in prima fila, nel chiedere (insieme ad altri personaggi, da Viglierchio della Banfi a Monsù Angelo Gaja) la modifica del disciplinare di produzione del Brunello e l’introduzione – facoltativa, naturalmente, di altre uve (immaginate quali, proprio le stesse presenti nei vini non conformi al disciplinare colpiti dall’inchiesta di Brunellopoli).
Sono molteplici le dichiarazioni che mostrano l’insofferenza del cavalier Rivella nei confronti del Sangiovese e di un disciplinare del Brunello che contempli l’utilizzo al 100 per cento di questa grande difficile uva. Improvvisamente ora, sostenendo che la sua “piattaforma operativa partirà senz’altro dal ventaglio di proposte che Coldiretti, Confagricoltura e Cia – Confederazione italiana agricoltori, ha recentemente sottoposto all’attenzione del nuovo consiglio di amministrazione” – leggete qui – il Cavaliere, smentendo il proprio percorso, svoltando a 180 gradi, sostiene, forse per rassicurare chi è giustamente scettico o addirittura spaventato dal suo probabile arrivo al timone del comando del Consorzio e magari medita da questo Consorzio di uscire, si erge (ma con quale credibilità?) a paladino del Sangiovese.
A difensore di quell’equazione Brunello=Sangiovese che ha sempre contestato e quasi irriso e per “rifondare la nostra comunicazione e per riposizionare la domanda sull’offerta”, gioca la carta dell’appello “all’unità degli intenti” ed invita ad “eliminare tensioni e scontri intestini che hanno animato il recente passato di Montalcino”.
Belle parole, ma come gli si può crederle, come si può prenderle sul serio, come si può pensare che una presidenza Rivella non punti, invece, a cambiare le carte in tavola.
Non per fare “ribaltoni”, s’intende, ma come chiedono le “tendenze enologiche più moderne” di cui è da sempre araldo…

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14 maggio 2010

Quale presidente per il nuovo Consorzio del Brunello?Ultime riflessioni prima del voto

Ho preso ovviamente atto, come credo abbiano fatto tutti nella terra del Brunello, pur senza darle troppa importanza, all’uscita dove un produttore piemontese proprietario anche di un’azienda a Montalcino ha pubblicamente espresso l’auspicio “che dal futuro Consiglio di Amministrazione del Consorzio non venga esclusa Donatella Cinelli Colombini”.
Una volta tanto sono d’accordo con lui, visto che il 24 febbraio avevo inserito in questo post il nome dell’attuale assessore al turismo del Comune di Siena tra quelli delle persone, cinque donne e undici uomini, che personalmente avrei visto bene far parte del nuovo Consiglio. Concordo, una volta tanto, con Gaja sul fatto che occorre “fare sì che nel nuovo Consiglio di Amministrazione entrino i soggetti più preparati, più capaci, qualificati, dotati di personalità e di schiena diretta che sono tra i candidati”, ma non penso affatto che il “toto-Presidente scatenato nell’ultimo mese” sia “un falso obiettivo”.
Un Consiglio forte, coeso, ricco di personalità rappresentative, stimate, influenti, al di sopra di ogni sospetto, che sappiano delineare idee forza, progetti vincenti, strategie a lungo termine e capire che il Brunello è una cosa importante, un simbolo dell’Italia del vino, è l’elemento basilare, perché nei Consorzi validi si procede e si ottengono risultati solo se c’é una squadra forte.
Resta però il fatto che, quantomeno a livello simbolico, e non solo, la scelta di un Presidente che sia il “portavoce”, il terminale, il “volto” pubblico di quella squadra, continua ad essere ancora più importante, sebbene sia chiaro a tutti che il presidente sarà solo un primus inter pares e non un demiurgo o un dittatore, ma semplicemente il regista di un’azione decisa di comune accordo dal Consiglio che sarà espressione della volontà degli associati.
Ragion per cui, piaccia o meno a Monsù Gaja, resto dell’idea che sia legittimo che il sottoscritto, come qualsiasi altro giornalista che abbia seguito e commentato passo passo gli ultimi due anni della Brunello’s story, abbia il diritto di esprimere preferenze che sono solo auspici e non hanno assolutamente la pretesa, come forse ha fatto Gaja con il suo pronunciamento, di indicare ai produttori ilcinesi per chi votare.
Ho già tracciato, qui, un identikit
del candidato ideale, e ora riferendomi al presidente voglio solo aggiungere che spero possa essere una persona, mai sfiorata, né personalmente, né con la sua azienda, nemmeno lontanamente dallo scandalo di Brunellopoli, che abbia dimostrato con la propria storia di aver posto il Brunello di Montalcino ed il Sangiovese al centro del proprio operare.

Una persona nativa di Montalcino, cresciuta a Montalcino, che a Montalcino ha compiuto tutte le tappe del proprio percorso umano e professionale, ma che conosca il mondo, abbia occhi ed orecchie aperte e sia consapevole di quanto il Brunello sia un patrimonio mondiale, e che non ragioni con logiche municipali o, peggio ancora, da strapaese.
Una persona riconosciuta da tutti come un protagonista, in positivo, della vicenda del Brunello, che abbia esperienza e professionalità, che sia umanamente stimato e considerato da tutti come una persona degna di rappresentare il Brunello e Montalcino nel mondo.
A questo proposito penso non possa assolutamente valere alcuna conventio ad excludendum nei confronti di persone che non siano direttamente proprietari di aziende, ma che da una vita, con ruoli diversi, di coordinatori o direttori di un’azienda, di una determinata azienda si occupano e con risultati ottimi.
Il nuovo presidente che ho in mente – sono due le persone cui particolarmente penso, scelte in quella lista di quindici persone espressa oltre due mesi fa – dovrà essere un ilcinese di mezza età, coadiuvato da giovani e da persone con qualche capello bianco in più, dal volto pulito, dalle idee chiare, capace di parlare anche a muso duro e se necessario rendersi antipatico per la dichiarata volontà di non farsi condizionare da vecchi e nuovi potentati, da logiche di potere, e di operare nell’interesse esclusivo di tutto il mondo del vino ilcinese. E non dell’azienda X o Y.
Una persona di forte volontà, coraggiosa, determinata, che capisca la necessità di comunicare, di farlo in maniera chiara e trasparente, tracciando insieme al Consiglio e interpretando il sentire degli associati una strada nuova per il Consorzio ed il Brunello.
Sono persuaso che i produttori di Montalcino capiranno che, questa volta, non si può più fare come in passato, accettare supinamente candidature e nomi scelti altrove, da cordate ed interessi che non sono esattamente quelli del Brunello e che, con la forza e la volontà che sono loro propri capiranno l’importanza della posta in gioco e la necessità di guardarsi dentro prima di votare.
Sono sicuro che sapranno scegliere bene, con coscienza, la strada migliore per i loro vini e per quel borgo collinare che martedì 18 sarà al centro del mondo e al quale tutti guarderanno con trepidazione e fiducia. L’augurio è che vinca veramente il migliore…

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11 maggio 2010

Montalcino: tutto tace ancora ad una settimana dall’elezione del nuovo Cda del Consorzio

Manca giusto una settimana all’appuntamento “epocale” con la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione e del nuovo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, e alla faccia dei proclami secondo i quali il Consorzio ilcinese punterebbe sul Web, con totale noncuranza delle più elementari norme di trasparenza e di comunicazione con l’esterno, quelle che dato l’accaduto anche un bambino capirebbe siano ineludibili, sul sito Internet di quel Consorzio che andrà totalmente rifatto, anzi ripensato e rifondato, non v’è alcuna traccia dei nomi delle persone che hanno ormai presentato la loro candidatura.
Silenzio assoluto, assordante, che arriva quasi al limite dell“omertoso”.
Si tacciono i nomi dei sei rinviati a giudizio per Brunellopoli, direttore del Consorzio compreso,che, mi spiace tanto per lui, nulla di personale, qualsiasi cosa accada non potrà restare al proprio posto come se nulla fosse, e che non può essere un uomo per tutte le stagioni. Sicuramente non per la prossima stagione.
Non si fanno i nomi delle persone che hanno già dichiarato pubblicamente la loro candidatura (leggete qui e qui) e di quelli che l’hanno comunque presentata inviando una raccomandata al Consorzio, ma soprattutto non si offre un quadro completo, utile, chiaro, di quali saranno le forze in campo, quali i loro programmi, quali le idee forza, le proposte, sulle quali dovrà democraticamente pronunciarsi, il 18 maggio, il corpus degli associati del Consorzio.
Io ho già offerto un mio contributo offrendo – leggetelo qui – un identikit sintetico di quelle che a mio avviso, da osservatore attento delle vicende ilcinesi, e alle critiche da alcune parti mi sono arrivate, secondo le quali io avrei fatto il mio percorso a metà, affondando, con le piccole forze consentite da questo agguerrito wine blog, alcune candidature, ma non esprimendo in maniera chiara ed univoca i nomi dei “miei candidati”, rispondo che non mancherò, ma in zona Cesarini, di dire apertis verbis per chi voterei se mi trovassi al posto di chi, effettivamente, andrà a votare.
Ho in mente due candidati in particolare, che a mio avviso hanno tutte le caratteristiche per fare bene, insieme ad una squadra composta da persone di buona volontà e con una bella dose di cervello, attributi e coraggio, in questo particolare momento.
E se magari anch’io, cosa che vale cento volte di più per i soci del Consorzio, fossi messo nelle condizioni di trovarmi di fronte ad un elenco completo di tutte le persone – si vocifera di una trentina – che hanno presentato la loro candidatura, che saranno in lizza per far parte del nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio, potrei fare considerazioni più complete e meditate e magari suggerire, oltre a mister X e a mister Y, i nomi di altre persone che si candideranno.
Ma se per il momento tutto tace – si accettano scommesse sul fatto che il sito del Consorzio decida finalmente di cambiare registro, battere un colpo e varare un’inedita operazione trasparenza – riesce davvero difficile aggiungere molto a quanto già scritto.
Sulle nuove elezioni da registrare anche il molto significativo silenzio di un sito Internet solitamente molto ben informato, con redazione a Montalcino, che sinora si è fatto notare soprattutto per aver fatto riferimento alla tappa del Giro d’Italia che il 15 maggio arriverà a Montalcino, proponendo un generico “spunto per una riflessione per questo territorio” auspicando che lo stesso possa capire “l’importanza dello stare insieme, tra i produttori, per la rinascita di un modo di fare impresa sul loro territorio, e che vuol dire anche promozione nel segno della condivisione di obiettivi per nuovi importanti traguardi nel mondo”.

Tutto bello, tutto giusto, farraginosità dell’esposizione a parte, speriamo solo che nella redazione del noto sito non pensino al consueto “embrassons nous” o ad un pateracchio stile “volemmose bbene“, ad un grande “compromesso storico”.
Non si possono di certo condividere “obiettivi” e fare promozione e comunicazione congiunta se sul futuro di Messer Brunello si continuano ad avere idee diverse.
E soprattutto se non si saprà scegliere risolutamente, ad esempio il 18 maggio, quale strade imboccare e quali saranno le donne e gli uomini che dovranno indicare il percorso da compiere…

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8 maggio 2010

A Montalcino lettere anonime e fango provano ad intorbidare il dibattito sulle elezioni del nuovo Consiglio del Consorzio del Brunello

Che il dibattito continui ad essere acceso, ma a viso aperto!

Che brutta piega che ha preso il dibattito, animato, aspro, “cattivo” il giusto come dev’essere, sulle prossime elezioni, in programma il 18 maggio, del nuovo Consiglio e del nuovo Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino!
In un panorama, tutto sommato corretto, democraticamente articolato, sanguigno e vivo, caratterizzato dal confronto tra i candidati (e un po’ meno, purtroppo, tra le idee ed i programmi, che in molti casi continuano a rimanere misteriosi), vivacizzato da candidature a sorpresa, “rieccoli” in stile fanfaniano e non più giovani rampolli di storiche dinastie che improvvisamente “scoprono” il loro legame con Montalcino, irriducibili cultori del Brunello superconcentrato e stile “marmellata”, avvocati-viticultori, direttori di importanti aziende, piccoli produttori animati dal fuoco sacro dell’impegno, e varia umanità, ha fatto purtroppo irruzione, da qualche giorno, un qualcosa di cui assolutamente nessuno sentiva il bisogno.
Un’indesiderata comparsa che fa scendere il dibattito, ma dibattito non è più, ad infimi livelli, con un mix tra il pettegolezzo casereccio e pecoreccio, la calunnia, la farneticazione e la cattiveria pura. E l’imbecillità.
Non posso e non voglio fornire ulteriori dettagli, che verranno chiariti nelle sedi opportune, ma il fatto stesso che da qualche giorno giri a Montalcino e che sia stata indirizzata a varie autorità locali, una squallidissima lettera anonima che oggettivamente introduce nella discussione sulla prossima scadenza elettorale elementi che a questa scadenza sono totalmente estranei, che getta fango e diffama in maniera intollerabile diversi personaggi del mondo ilcinese, alcuni anche del mondo del Brunello, penso costituisca un segnale non solo dello miseria mentale ed intellettuale che attanaglia taluni e ne costituisce lo “stile” ed il modus operandi, ma faccia capire come si voglia mestare nel torbido.

Ho già espresso privatamente la mia umana solidarietà alle persone fatte oggetto di questa letteraccia anonima, opera di codardi e cialtroni, ma ci tengo ad esprimerla anche qui, pubblicamente, perché sia chiaro che questo blog, che ha ospitato e ospiterà libere e attentamente moderate opinioni sulle elezioni del 18 maggio, ed il sottoscritto non si presteranno assolutamente a giochi sporchi, tiri al bersaglio, operazioni sottobanco. Perché un conto è opporsi, a viso aperto, mettendoci la faccia e la firma, senza nascondersi, ad un candidato, dire che, secondo me, è inadatto, che le sue proposte a mio avviso sono sbagliate, e tutt’altro conto, ma siamo lontani anni luce da ogni idea di civile confronto di idee, è infangare il prossimo, in maniera conigliesca, con lettere anonime che sporcano soprattutto chi ne è autore.
Continueremo a discutere di Brunello, di Sangiovese, dell’ipotesi di una nuova Doc Montalcino, di territorio, di donne e uomini del vino, di programmi, di idee, di utopie se necessario, ma su questo blog – che voglio dirlo altrettanto chiaramente e con pari onestà, qualche mese fa ha compiuto l’errore e l’ingenuità di pubblicare alcuni commenti che con più attenzione da parte mia non sarebbero mai stati pubblicati e per i quali ho porto doverose scuse agli interessati, scuse peraltro pienamente accettate – il dibattito si svolgerà alla luce del sole, con confronto aperto e franco e senza imboscate e colpi bassi.
Questi mezzucci, questo modo di agire vigliacco mi fanno assolutamente orrore e portano solo confusione, opacità e torbidità, in uno scenario che dovrebbe, invece, essere il più limpido e specchiato possibile, il più trasparente.
Perché prevalgano le ragioni della civiltà e del buon senso, un ragionare onesto e schietto, una lucidità di analisi e non la “logica”, squallida, dei veleni…

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4 maggio 2010

Produttori di Montalcino, fate sentire alta e chiara la vostra voce!


Appello ai candidati al nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Brunello

Una dozzina di giorni all’appuntamento, che ho già definito epocale, che attende i produttori della celeberrima denominazione Brunello di Montalcino, che saranno chiamati, martedì 18 maggio, ad eleggere il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio e di conseguenza anche il nuovo Presidente.
Ieri, come ho scritto qui, andavano inviate via raccomandata al Consorzio le candidature, che mi auguro siano state numerose, meditate, impegnative e autorevoli.
Poiché dato il concetto di trasparenza e di comunicazione che continua a dominare in questa gestione del Consorzio fortunatamente a scadenza sarà improbabile che vengano rese pubblicamente note, come glasnost suggerirebbe, da questo blog dove il sottoscritto già due mesi fa aveva liberamente pubblicato una lista di auspicabili candidati, parte un semplice appello a tutti coloro che effettivamente hanno deciso di candidarsi, perché rendano note le ragioni del loro impegno.
E quel che più conta espongano il loro programma, quello che intendono fare a favore del Brunello e di tutta la comunità ilcinese che il Brunello considera come un simbolo.

Cari candidati, non abbiate alcun timore a rivelare, qui, o dove riterrete opportuno, la vostra decisione di scendere in campo, la vostra disponibilità a lavorare per tutti, i vostri intendimenti, i vostri progetti.
E’ soprattutto di trasparenza, di comunicazione, di apertura al dialogo, con i consumatori, con la stampa, con tutto il mondo che guarda con fiducia a Montalcino e si aspetta un segno di cambiamento importante e chiaro, che il mondo del Brunello, ha assolutamente bisogno.

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3 maggio 2010

Consorzio Brunello: Jacopo Biondi Santi si candida, ma non è il Biondi Santi giusto

Cominciano a trapelare, questa sarà la settimana decisiva per cominciare a rivelare progetti e strategie, e giocare finalmente a carte scoperte, i primi nomi dei produttori di Montalcino che entro oggi presenteranno la propria candidatura per fare parte del nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello che nominerà il nuovo Presidente.
Non si tratta di una proposta di candidatura qualunque, perché come ho più volte scritto, qui e poi ancora qui ieri, l’appuntamento delle prossime elezioni (votazioni il prossimo 18 maggio) sarà, e non esagero, epocale, perché dopo quanto è accaduto (e al Consorzio con l’attuale assurda gestione sembrano far finta non sia accaduto) nulla potrà più essere come prima e ci vorrà una gestione consortile totalmente diversa. Con uomini (e donne) nuovi, nuove idee, inedito impegno, volontà di fare e restituire al Brunello, non ad un vinello qualsiasi, il blasone, la credibilità, l’autorevolezza, l’essere al di sopra di ogni sospetto che merita.
Ovvio quindi che a candidarsi dovranno essere persone fortemente legate a Montalcino e al suo vino simbolo, persone il cui operare in questi anni sia stato sempre a favore del Brunello, persone che siano pubblicamente stimate e considerate alla stregua di un patrimonio, di una riserva cui Montalcino può tranquillamente attingere nei momenti di difficoltà.
Non importa che siano nativi di Montalcino, anche se sarebbe meglio lo fossero, ma che vengano avvertiti come “figli” di questo villaggio, come persone disposte a mettersi in gioco, tirate su le maniche e gettato il cuore oltre l’ostacolo, per far sì che quanto è successo dal 2008 in poi non abbia mai più a ripetersi.
Per questo motivo, pur premettendo di non aver nulla di personale contro di lui, soprattutto considerando di chi è figlio, non credo che la candidatura di Jacopo Biondi Santi, di cui si vocifera e che pare certa, vada nel segno di quel tipo di impegno di servizio di cui ho parlato.
Pur avendo un padre grandissimo, che è davvero il simbolo di Montalcino e del suo Brunello, che proprio la sua famiglia ha letteralmente inventato e consegnato al destino di grande vino mondiale, Jacopo non ha sinora lasciato alcun segno importante e decisivo nella storia di Montalcino, nelle vicende che hanno riguardato il paese ed il suo Sangiovese in purezza ed è spesso apparso come una figura laterale, appartata, distante rispetto alla comunità dei produttori ilcinesi. Quelli autoctoni e quelli giunti nello splendido borgo dalle più disparate località del mondo.
A parte il fatto di essere il figlio del grandissimo Franco, che se non fosse il “grandissimo vecchio”, patriarca e coscienza del Brunello, sarebbe davvero il candidato ideale a guidare il Consorzio in questa fase, di Jacopo Biondi Santi non si ricorda alcuna presa di posizione, alcuna iniziativa, alcun gesto che possa essere interpretato come uno spendersi a favore del Brunello. Personalmente ricordo due soli contatti personali avuti con lui, un invito a fargli visita a Montepò ed il suo comunicarmi (l’aveva già fatto anche via mail) di aver vinto in tribunale la causa sulla registrazione del marchio Biondi Santi Spa, e non ho mai sentito una sua sola parola spesa nel momento terribile del Brunellogate…
Lo stesso fatto che Jacopo Biondi Santi abbia ritenuto di crearsi, fuori di Montalcino, nella Maremma del Morellino, una propria attività di produttore, con il suo Castello di Montepò a Scansano, producendo vini più simili ad un qualsiasi Super Tuscan che ad un vino di Montalcino, (lo Schidione il solito Sangiovese più quote di uve bordolesi, il Cabernet che “aggiunge complessità e ampiezza”, il Merlot che “ingentilisce armonizza e definisce l’insieme del patrimonio olfattivo”), varando operazioni discutibili come lo Schidione Terzo Millennio dall’etichetta in oro, non credo proprio abbia contribuito a farlo sentire, dalla comunità ilcinese, dai produttori locali, come un vero “figlio di Montalcino”.
Come una di quelle persone su cui si possa fare affidamento e puntare, con fiducia, per la ricostruzione del Brunello e del suo Consorzio.
Nulla di personale, ripeto, ma non sarà di certo da persone come Jacopo B.S. che potrà partire il lungo e difficile percorso che porterà il Brunello, con un Consorzio degno di questo nome, a riappropriarsi del proprio destino di grandezza…

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1 maggio 2010

Al Consorzio del Brunello giocano sino all’ultimo al gioco delle tre scimmiette: vergogna!

Mi scuso per arrivare in ritardo di qualche giorno a parlare delle diverse notizie in arrivo dalla terra del Brunello, da Montalcino, ma credo che anche se le news non saranno freschissime o inedite, un commento sia comunque utile. Anzi, doveroso.
Cominciamo dalla notizia positiva, che si può leggere, qui, sul sito Internet del Ministero delle Politiche Agricole, dove al posto del “pomata” Zaia è approdato l’ex Governatore del Veneto Galan.
Con un tono un po’ trionfalistico il Ministro annuncia che “Il Brunello di Montalcino ha riconquistato l’America. Con la firma di oggi abbiamo ristabilito condizioni di normalità commerciale per gli esportatori di vino a DOCG – Denominazione di origine controllata e garantita – Brunello di Montalcino verso gli Stati Uniti e restituito a questa eccellenza enologica il rango che le apparteneva tra i prodotti del nostro patrimonio agro-alimentare.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha espresso soddisfazione per la firma di oggi del Decreto con il quale si stabilisce che, a decorrere dal 1° maggio 2010, non è più necessario disporre di una apposita dichiarazione di conformità del Governo italiano per commerciare oltre oceano il vino Brunello di Montalcino.
A partire dal 23 giugno 2008, infatti, si era reso necessario, per specifica richiesta delle autorità statunitensi, rilasciare da parte dell’Ispettorato Centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari e repressione frodi – ICQRF – Ufficio di Firenze attestazioni di conformità dell’annata e del marchio ai requisiti del disciplinare  di produzione per tutte le partite di vino DOCG Brunello di Montalcino dirette negli Stati Uniti.
Con successiva determinazione del 29 marzo 2010 (che potete leggere integralmente qui sul sito del TTB con i nomi delle aziende che hanno patteggiato e declassato parte dei loro vini: “Five wineries — Banfi srl; Antinori Società Agricola; Pian delle Vigne di Montalcino srl; Agricola Centolani srl di Montalcino; and Azienda Agricola Casanova di Neri Giacomo di Montalcino — have resolved their cases with the judicial authorities” e quelli delle due aziende che sono ancora in causa “Two additional wineries — Argiano srl di Montalcino and Tenuta Castelgiocondo and Luce della Vite srl di Montalcino — are still in the process of resolving their judicial cases”) le autorità statunitensi hanno ritenuto non più necessaria la certificazione di accompagnamento per l’importazione del vino DOCG”.
Il ministro Galan sottolinea che “Le misure adottate, necessarie per assicurare che il flusso di prodotto verso gli Stati Uniti non fosse interrotto e che hanno contribuito efficacemente a consolidare il rapporto di fiducia sul sistema di controllo posto a garanzia del vino di qualità, hanno, tuttavia, comportato consistenti dispendi di risorse e complicazioni burocratiche per le imprese, per questo è con grande soddisfazione che oggi abbiamo posto brillantemente fine a questa complessa vicenda”.
Fin qui tutto bene, e non possiamo che rallegrarci che il comparto vitivinicolo ilcinese possa tornare a commerciare il proprio Brunello negli States, senza particolari impedimenti burocratici.
Se gli americani non vogliono più speciali certificazione vuol dire che il flagello e l’erba infestante dei Brunello taroccati è stata sradicata.
Accade però che nello stesso giorno in cui da Montalcino trapela una buona notizia, un’altra news, meno buona per certi versi, eccellente per altri, sia stata resa nota – potete leggerla qui – dal quotidiano La Nazione di Firenze, che ha scritto testualmente:
“Il caso Brunello è ormai giunto alle battute finali con la richiesta di sei rinvii a giudizio per altrettanti imputanti che hanno deciso di non optare per i riti alternativi quali patteggiamenti e abbreviati”. La maggior parte di quelli finiti nell’inchiesta che aveva scosso Montalcino (Siena) fin nelle fondamenta, da mesi hanno chiuso il loro conto con la giustizia e hanno declassato i vini che rischiavano di rimanere per anni in cantina”.

Pertanto “il prossimo 17 settembre compariranno davanti al Gup del Tribunale di Siena esponenti del Consorzio Brunello, due legali rappresentanti di altrettante aziende vitivinicole e due enologi.
Il capo di imputazione nei loro confronti è lungo e articolato. La parte più estesa riguarda un funzionario del Consorzio, a lui il pubblico ministero imputa una “falsità ideologica”.
In parole povere nel corso di controlli ispettivi ai vigneti avrebbe riscontrato irregolarità gravi, ma le avrebbe “catalogate” nei verbali come “non conformità lieve”. Una cosa che si era ripetuta nel tempo dal 2004 al 2007. In pratica in quei vigneti aziendali non c’era solo Sangiovese (unica uva secondo il disciplinare da usare per produrre Brunello), ma anche altre uve.
In alcuni casi queste ultime rappresentavano la quantità maggiore rispetto alle altre.
La procura è convinta che uno dei due enologi non abbia rispettato i disciplinari di produzione e in concorso con il legale rappresentante di una nota azienda vitivinicola e del funzionario del Consorzio abbia “presentato denunce di produzione in cui si rivendicava la denominazione Brunello di Montalcino, benché tutti fossero assolutamente consapevoli del mancato rispetto del disciplinare di produzione”.
Per il codice penale si tratta di “vendita di sostanze non genuine” e di “vendita di prodotti industriali con segni mendaci”. La Nazione chiude ricordando che le stesse accuse vengono “anche per il secondo legale rappresentante di un’altra azienda. Infine l’altro enologo deve rispondere di false informazioni al pubblico ministero. Subito dopo essere stato sentito in Procura aveva inviato un messaggio telefonico: “Ho detto che il Brunello è stato sempre prodotto rispettando il disciplinare”. Tra qualche mese la parola passa al giudice dell’udienza preliminare”.
Finalmente, come da tempo auspicavo, i nodi vengono al pettine e con i rinvii a giudizio il prossimo 17 settembre compariranno davanti al Gup del tribunale di Siena due esponenti del Consorzio del Brunello, due legali rappresentanti di altrettante aziende vitivinicole e due enologi, potranno chiarire davanti ai giudici le loro eventuali responsabilità per quello che tutto il mondo ha conosciuto come lo scandalo del Brunello, ovvero Brunellopoli.
Tutto, paradossalmente, potrebbe concludersi con un nulla di fatto, con piene assoluzione e nessuna eventuale condanna é ancora stata pronunciata.
Ma cosa ha fatto l’ente rappresentativo dei produttori di Montalcino, ovvero il Consorzio del Brunello, di fronte a queste due notizie di segno opposto?
Come ha spesso vergognosamente fatto in questi anni, con un atteggiamento inqualificabile, ha nascosto la testa sotto la sabbia come gli struzzi, ha fatto finta di non vedere o meglio ha visto solo quello che gli faceva comodo, scegliendo di dare solo una delle due notizie e ignorando l’altra.
Come si può leggere sul sito consortile, qui, da parte del Consorzio e dei suoi responsabili alla cosiddetta “comunicazione”, si plaude alla firma del decreto “che chiude definitivamente la questione Usa”, esprimendo, con le parole dell’attuale presidente, il cui mandato fortunatamente é in scadenza, compiacimento, perché “il mercato degli Usa é di vitale importanza per il Brunello di Montalcino. Non possiamo che esprimere la nostra piena soddisfazione per la firma di oggi del Decreto che chiude definitivamente la “questione Usa”. E poi si ringraziano “il Ministro ed il Ministero delle politiche agricole e forestali per l’interesse vivo che continuano a dimostrare per la nostra terra ed il nostro vino. Si tratta di un ulteriore passo avanti che ci auguriamo contribuisca a far sì che stampa, operatori del settore e cittadini si lascino alle spalle vecchie questioni per ricominciare a parlare finalmente di vino”.
Si tace invece, indecorosamente, mostrando quale assurdo concetto dell’informazione abbiano al Consorzio di Montalcino, sul rinvio a giudizio di due legali rappresentanti di altrettante aziende vitivinicole di Montalcino e due enologi e, cosa ancora più grave, di due esponenti del Consorzio.
Un comportamento tartufesco che sigilla nel mondo più emblematico una gestione discutibilissima, incerta, pasticciata, del Consorzio, avviata nel marzo 2008 e poi proseguita, con due diverse presidenze, sino ad oggi.
Di fronte a questo comportamento c’é da rallegrarsi davvero che in maggio a questo Presidente e a questo Consiglio di amministrazione che avallano simili atteggiamenti scada il mandato. E che si proceda alla nomina di un nuovo Consiglio e di un nuovo Presidente che si spera finalmente all’altezza del compito.
Se questo Presidente, Patrizio Cencioni, che resta un eccellente produttore ma come presidente si é rivelato totalmente inadeguato, ha la solenne “faccia di tolla” di invitare a “lasciare alle spalle vecchie questioni per ricominciare a parlare finalmente di vino”, senza minimamente fare accenno, come correttezza e trasparenza vorrebbero, che due funzionari del Consorzio vengono rinviati a giudizio, come pure altri quattro personaggi del mondo del vino ilcinese, c’é da augurarsi che una volta datogli il benservito, e senza nemmeno ringraziarlo del suo operato, a Montalcino i produttori abbiano il coraggio civico, gli attributi, l’intelligenza ed il buon senso di voltare completamente pagina.
E di inaugurare, con una vera e propria rifondazione del Consorzio, una nuova stagione.
Perché davvero si possa finalmente parlare di vino e del suo territorio di origine, farlo conoscere, promuoverlo in tutte le sue innumerevoli positività, é indispensabile che la si finisca, una volta per tutte, con indulgenze, mezze verità, silenzi, opportunismi. E che si apra una stagione di chiarezza, trasparenza, coerenza e dignità.
Tornerò presto a parlare, come ho già fatto qui, della prossima, decisiva scadenza delle elezioni del nuovo Consiglio del Consorzio del Brunello, su cui ancora tutto sembra tacere, e delle caratteristiche che, secondo me, devono avere le persone che ne dovranno fare parte.
Spero che proprio da questi sgoccioli di comportamenti censurabili di una gestione che come uno yogurt arriva fatalmente a scadenza (per me era abbondantemente già scaduta da tempo…) i produttori di Montalcino prendano lo slancio e la determinazione per voltare pagina. Per dare al grandissimo Sangiovese di Montalcino un  futuro luminoso, tramite un Consorzio serio, degno del suo blasone.

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2 aprile 2010

Good news from Montalcino: niente più obbligo di certificazione per il Brunello negli States


Avete pensato di stappare una bottiglia di Brunello di Montalcino a Pasqua magari da abbinare a capretto, agnello e abbacchio, oppure alle cose buone che porterete in tavola a casa o che gusterete al ristorante?
Ottima scelta per cui avete la mia “benedizione”, e quella del Governo americano, visto che, come si può leggere, qui, sul sito Internet del TTB, e come informa oggi il Consorzio del Brunello di Montalcino (sul cui sito Internet, mentre scrivo, non é ancora stata data la notizia…) con la Circ. 16/10 Montalcino 2/4/2010 inviata “a tutti i soci imbottigliatori”, non è più richiesta la speciale certificazione per l’importazione del Brunello negli States.
E quindi le cose saranno più agevoli per spedire il vino in quello che rimane il principale mercato estero del Sangiovese 100% ilcinese.
Proprio una good news, che fa sperare che arrivino tempi più favorevoli per il grande vino dopo gli anni scuri dello scandalo di Brunellopoli.
Ecco il testo della circolare del presidente del Consorzio (ultimi mesi di presidenza i suoi) Patrizio Cencioni, agli associati.
“Gentilissimi soci, è con vero piacere comunicare che il TTB americano ha deciso di eliminare la norma che prevede una certificazione per l’importazione del Brunello di Montalcino negli Stati Uniti.
Tale decisione è stata sancita dall’emanazione di una circolare, pubblicata in data di ieri sul sito internet del TTB (circolare leggibile qui) con la quale viene annunciato che non sarà più richiesta la certificazione.
Come è a tutti voi noto la certificazione era stata introdotta a seguito dell’emanazione delle circolare TTB 2008-2 del 20 giugno 2008, cui era seguito l’accordo tra il nostro Ministro per le Politiche Agricole e l’Ambasciatore USA in Italia, sancito dal DM 3 luglio 2008.
In questo periodo le spedizioni negli USA sono state fatte con tale documento, prodotto dall’ICQ di Firenze ed inviato agli importatori americani.
Quanto comunicato dal TTB non ha effetto immediato, dato che al momento rimane in vigore il DM 3 luglio 2008, attualmente prorogato al 30 giugno 2010.
Al momento siamo in contatto con il Ministero per definire le modalità operative. Appena disponibili – riteniamo possa essere questione di giorni – invieremo le informazioni necessarie.
Ritengo che l’eliminazione della certificazione sia un passo di grande rilevanza, che mi auguro potrà dare fiducia a tutti noi, non tanto per l’eliminazione del carico burocratico, quanto per la possibilità di facilitare le attività di esportazione verso l’importante mercato degli Stati Uniti. L’occasione è gradita per inviare cordiali saluti ed i migliori auguri per la Pasqua a voi ed ai vostri familiari. Il Presidente Patrizio Cencioni”.

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11 febbraio 2010

Benvenuto Brunello 2010: una sommessa richiesta agli organizzatori

La prossima settimana, precisamente venerdì 19 e sabato 20 per noi della stampa, con prosecuzione nei giorni successivi per gli operatori, si celebrerà a Montalcino il rito profano del Benvenuto Brunello, ovvero dell’Anteprima delle nuove annate, rispettivamente il 2005 ed il 2004 riserva, ed il 2008, del Brunello di Montalcino e del Rosso di Montalcino.
Posso sommessamente chiedere agli organizzatori, ovvero il Consorzio del vino Brunello di Montalcino, un piccolo favore, che consentirà loro di fare non solo una cosa fatta bene, ma di fare, cosa che non fa mai male, una bella figura?
Egregi Signori, a differenza di quanto accadde lo scorso anno, quando vi “dimenticaste” di ricordare Gianni Brunelli, che era scomparso pochi mesi prima, il 15 novembre del 2008, questa volta avrete l’intelligenza, la delicatezza, la sensibilità, posso dirlo?, il buon gusto di ricordare un’altra illustre figura del mondo del vino ilcinese, scomparsa, lo scorso agosto, a 92 anni?
Sto parlando dell’indimenticabile Elina Lisini, che non solo è stata per decenni la figura di riferimento dell’azienda che porta il suo nome, ma figura tra i fondatori, e fu addirittura vice-presidente, se ben ricordo, del Consorzio nel lontano 1967.

Spero tanto, non è difficile realizzarlo, basta pensarci, che questo desiderio possa essere esaudito e che tutto il mondo del vino ilcinese si raccolga nel ricordo di una persona straordinaria, una sorta di antesignana delle “donne del vino” e sostenitrice di un’idea alta del Brunello e di Montalcino che dovrebbe, ancora oggi, tanto più oggi, essere un modello di riferimento. Per tutti.

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