Vino al vino

Archivio della Categoria 'Brunellopoli'

2 novembre 2011

Rosso di Montalcino, cosa fare ora ? Parla Emilia Nardi

Dopo le interviste a Stefano Cinelli Colombini, Francesco Marone Cinzano e Carlo Lisini, tocca ora, potete leggere qui l’intervista che mi ha concesso, al Direttore generale delle Tenute Silvio Nardi di Montalcino (dove è in azienda dal 1985), nonché capitano d’industria alla testa della Nardi Spa macchine agricole, in altre parole quella fascinosa donna d’acciaio che è Emilia Nardi, figlia di Silvio Nardi, rispondere alle mie domande sul tema Rosso di Montalcino, che fare ora?.
Imprenditrice di successo definita la «Mercegaglia dell’Altotevere» (e per me non è veramente un complimento…) per la determinazione, tenacia e professionalità con cui porta avanti le proprie attività, Emilia Nardi esprime con chiarezza e pacatezza le proprie opinioni, facendo capire quanto tenga al Rosso di Montalcino e alla ripresa di un dialogo sereno e operoso tra tutti i protagonisti del mondo produttivo ilcinese. Un augurio che non posso che fare mio.
Cosa dice la Nardi in questa intervista? Ad esempio che “Il voto del 7 settembre ha decretato la volontà della maggioranza di mantenere una identità forte legata ad un vitigno difficile ma intrigante quale il Sangiovese”. E che “la votazione era necessaria anche per sgombrare il campo da annose quanto  lunghe discussioni, che avevano luogo fuori dalle mura della camera del consiglio, creando comunque difficoltà nel prendere decisioni serene ai consiglieri. A questo punto si sa cosa vogliono i soci e si va avanti di conseguenza in tutti gli altri atti tra i quali la promozione di questo vino”. Secondo Emilia Nardi “Ora noi produttori  dobbiamo fare  quanto di meglio possibile per non tradire il mercato, offrendo un prodotto all’altezza della denominazione, quindi di buona qualità; sostanzialmente  con l’espressione di voto, abbiamo detto al mondo, che siamo quindi capaci di farlo  e non ci possiamo ne dobbiamo permettere sbavature. Questo voto rimette sulle nostre spalle la responsabilità di saper fare un buon vino, non eguale o simile al Chianti, ma che porti scritto nel bicchiere Montalcino eguale sempre e comunque (anche se non Brunello) ad una qualità eccellente, che non delude mai!”.
Se non è parlare chiaro questo!

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Grande evento Franciacorta l’8 e 9 novembre a Varsavia:

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17 ottobre 2011

Clamoroso a Montalcino! Ezio Rivella Dr. Jekyll ignora quello che dice Ezio Rivella Mr. Hyde

Carlo Lucarelli nuovo direttore del Consorzio Brunello?
Capita a volte di non riuscire a stare dietro a tutto il materiale riguardante il vino che mi arriva a casa e che qualche rivista finisca in un immaginario stand by in attesa di essere sfogliata e se è interessante interamente letta.
Nel mio caso questa cosa è capitata al numero 37, datato giugno 2011, di quella sempre splendida rivista che è Bibenda, edita da quell’attivo gruppo di lavoro che fa capo a Roma a Franco Ricci.
Dopo essermi goduto gli articoli dedicati alle cozze, sì proprio i mitili, di Daniele Maestri, al Pigato, firmato dal presidente A.I.S. Antonello Maietta, a Volnay, eterne architetture, dal fantastico Armando Castagno, per citare solo quelli che ho letto con maggiore interesse, mi sono imbattuto, e parlo ormai di ottobre, dopo tutto quello che era successo nel concitato mese di settembre, nell’ottimo articolo, firmato da Alessandro Brizi, dal titolo Rosso di Montalcino, la sfida del cambiamento.
Non conosco personalmente l’autore, di cui ho trovato su Internet un più che convincente curriculum professionale, ma devo dire che giudico impeccabile e ben fatto il suo servizio, completato da un’ampia, esaustiva e accurata degustazione, con tanto di descrizioni e note organolettiche, di un bel mannello, una settantina, di Rosso 2008.
Brizi ha sottolineato la particolare condizione del Rosso, che vive “all’ombra di un simbolo del made in Italy”, aggiungendo che “portare nel Dna e nel nome la parola Montalcino e non chiamarsi Brunello potrebbe essere una vera iattura”, e che il Rosso ha “più o meno velatamente sofferto l’ingombrante presenza del Brunello”. Di più, “ha spesso e volentieri sofferto di crisi di identità”.
E dopo aver ricordato che “la produzione mostra una poliedrica manifestazione di vini e stili diversi”, dove “in alcuni casi il Rosso viene relegato a terza o quarta etichetta aziendale”, aspetti che contribuiscono a determinare “una personalità ancora titubante della Doc”, ha pensato bene, e l’articolo era stato scritto e licenziato in febbraio, quando era stata annunciata e poi sospesa all’ultimo momento un’assemblea dei soci del Consorzio avente all’ordine del giorno l’ipotesi di cambio di disciplinare proprio del Rosso, di sentire cosa pensasse di questo altro grande vino base Sangiovese prodotto a Montalcino, il presidente del Consorzio, il cavaliere Ezio Rivella.
Proprio lui, la persona alla quale, come ho recentemente ironizzato, piace suonare il trombone, ma con la sordina.. La stessa persona, Rivella, che aveva sempre sostenuto pubblicamente la necessità di cambiare il disciplinare del Rosso, di aprirlo al contributo anche di altri vitigni che non fossero il solo Sangiovese, per adeguarlo alle richieste dei nuovi mercati, ovviamente nel nome della tolleranza, delle esigenze di modernizzazione. Quello che ha dichiarato a Brizi mi ha fatto, pochi giorni fa, letteralmente saltare sulla sedia. Il Presidente del Consorzio (o un suo misterioso sosia?) difatti dichiarava: “Il Rosso di Montalcino sta acquisendo sempre più una sua identità.
Basti pensare che l’Albo dei Vigneti del Rosso di Montalcino dieci anni fa era praticamente inesistente mentre oggi conta 510 ettari (14,5% dell’intero vigneto di del territorio di Montalcino) e le tecniche enologiche poi si stanno differenziando tra Brunello e Rosso”.
A parte questa ultima affermazione, sulla quale, enologo di lungo corso qual’è Rivella potrebbe offrirci qualche utile chiarimento, la domanda è: ma se il Rosso di Montalcino stava, come dichiarava il presidente del Consorzio, non uno stradino o un operatore ecologico ilcinese, “acquisendo sempre più una sua identità”, perché mai Rivella ed un gruppo di esponenti di spicco del panorama produttivo ilcinese volevano violentare questa identità, anche mediante devastanti interventi di chirurgia estetica?
Perché volevano, cabernetizzandolo, merlottizzandolo, farlo diventare più simile ad un Sant’Antimo Doc (una Doc che è fallita nei suoi assunti e che oggi non si fila più nessuno) ad un Igt Toscana? Nell’interesse di chi si voleva stravolgere, e per fortuna non ci sono riusciti, la fisionomia?
Forse ho trovato la risposta. Si tratta proprio di un problema di identità. Vuoi vedere che anche nel cavalier Ezio Rivella si nasconde a sua insaputa, come accade a molti, una doppia personalità, un Dr. Jekyll e un Mr. Hyde, un Ezio Rivella-Henry Jekyll buono, amico del Sangiovese, e un suo “alter ego” una sorta di Ezio Rivella-Edward Hyde, che il Sangiovese disprezza o mal sopporta, e vorrebbe trasformare, se la cosa fosse possibile, in un bel taglio bordolese?
Una cosa è certa: urge un Robert Louis Stevenson dei nostri giorni che indaghi seriamente su questo mistero e ambienti, in quel mondo del tutto speciale che è Montalcino, un romanzo.
Questo per capire se sia vero anche oggi quello che il grande scrittore di Edimburgo annotava nel 1886 nel suo Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde, e cioé che “sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”.
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28 settembre 2011

Rosso di Montalcino: che fare? La parola al conte Francesco Marone Cinzano

Sul tema Rosso di Montalcino Doc, cosa fare dopo la votazione del 7 settembre dell’Assemblea dei soci del Consorzio del Brunello, che ha visto imporsi con il 69% contro il 31% una netta maggioranza di produttori che vogliono che l’altro grande vino di Montalcino continui ad essere prodotto esclusivamente con uve Sangiovese, dopo aver registrato – leggete qui – il punto di vista di uno dei più tenaci avversari del cambio di disciplinare,  Stefano Cinelli Colombini, ho pensato che fosse importante ascoltare anche il conte Francesco Marone Cinzano, figlio del conte Alberto Marone Cinzano che nel 1973 acquistò la storica Tenuta Col d’Orcia a Montalcino, di cui Francesco è oggi Presidente.
Nel 2007 Francesco Marone Cinzano è stato eletto Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, carica da cui si dimise nel maggio 2008.
Le sue interessanti e meditate argomentazioni, svolte con la consueta pacatezza ed il buon senso ed equilibrio che lo contraddistinguono, le potete leggere in un’ampia intervista, pubblicata sul rinnovato sito Internet dell’A.I.S.
Voglio solo anticipare la risposta di Marone Cinzano alla mia prima domanda, quando gli ho chiesto: posso avere un suo commento sul voto del 7 settembre che ha decretato a larga maggioranza il no dei produttori ad un cambio di identità o quanto meno ad una doppia identità del Rosso di Montalcino?
La risposta è stata chiarissima: “L’esito del voto ha decretato il mantenimento dell’identità unica, irripetibile, strettamente legata al territorio che il Rosso di Montalcino rappresenta. Un voto diverso avrebbe portato una perdita d’identità e non a un cambio.
Ho sempre definito il Sangiovese come una varietà “timida” nel senso che si lascia sopraffare aromaticamente e analiticamente anche solo da piccole percentuali di altri vitigni. Basta meno del 15% di correttivi estranei per renderlo irriconoscibile”.
Difficile, dal mio personale punto di vista, non essere totalmente d’accordo.

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21 settembre 2011

Rosso di Montalcino, cosa fare ora ? Intervista a Stefano Cinelli Colombini

Ancora un Cinelli Colombini, protagonista di Vino al vino.
Dopo il post di lunedì riservato a Donatella Cinelli Colombini, vice presidente del Consorzio del Brunello, e alle singolare scelta di premiare un giornalista belga le cui conoscenze in materia di Brunello sono tutte da dimostrare, tocca oggi al fratello, proprietario della storica azienda ilcinese Fattoria dei Barbi.
Come ho scritto, piaccia o non piaccia a qualche commentatore cui piace molto gettare schizzi di fango, nella recente “battaglia”, che ha visto ampiamente schierata per il no un vastissimo schieramento di influenti giornalisti, wine writer, opinion leader internazionali, a difesa del Rosso di Montalcino, perché restasse a base Sangiovese 100% senza il ricorso ad altri vitigni internazionali, battaglia che si è conclusa con la votazione del 7 settembre che ha visto imporsi con il 69% contro il 31% chi sosteneva che il Rosso di Montalcino dovesse rimanere com’è, Stefano Cinelli Colombini ha fatto ampiamente e brillantemente la sua parte.
E per capire, ora che il rischio di trovarsi di fronte ad un Rosso di Montalcino super tuscanizzato, santantimizzato, cabernetmerlotizzato, è stato sventato grazie alla decisione della stragrande maggioranza dei produttori, quali siano gli scenari, cosa si debba fare per ricucire la frattura che la votazione e le discussioni nelle settimane che l’hanno preceduta hanno prodotto, per ritrovare unità d’intenti e comunicare meglio la particolarità del Rosso, la sua personalità che lo distingue dal Brunello, ho pensato di dare la parola proprio a Cinelli.
Che ha parlato e detto la sua in una lunga e credo interessante intervista, pubblicata sul rinnovato sito Internet dell’A.I.S.
Buona lettura!

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6 settembre 2011

Per modificare il disciplinare del Rosso di Montalcino è indispensabile un’assemblea straordinaria! Il punto di vista dell’avvocato Carlo Cignozzi

Ancora clamorose novità da Montalcino in vista dell’Assemblea di domani per esaminare la proposta di cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino Doc.
Da Carlo Cignozzi, socio del Consorzio del Brunello di Montalcino in quanto proprietario dell’azienda Il Paradiso di Frassina, ricevo la seguente comunicazione:
“Ritengo che a norma del seguente articolo dello Statuto l’assemblea ordinaria del 7/9/2011 non abbia competenza ad occuparsi di Disciplinari, perché questi sono recepiti nello Statuto per cui per la loro modifica è richiesta l’assemblea straordinaria.
Inoltre questi Disciplinari hanno grande influenza sull’economia del territorio e toccano i legittimi interessi di tutti i produttori, per cui è corretto e necessario ricorrere alle maggioranze qualificate garantite dall’assemblea straordinaria; non è accettabile che una materia simile sia decisa senza il consenso della maggioranza assoluta dei produttori, quando invece in una assemblea ordinaria in seconda convocazione (soprattutto in periodo di vendemmia) può darsi che sia presente e voti solo una esigua minoranza dei soci.
Per tutti questi motivi ritengo che l’assemblea ordinaria del 7/9/2011 non sia atta a decidere in materia di Disciplinari e, in quanto socio, mi riservo tutte le azioni previste dallo Statuto. Porterò questa mozione in assemblea. Avvocato. Carlo Cignozzi, socio del Consorzio del Brunello”.

L’articolo dello Statuto in oggetto recita:
“Il Titolo I° dello Statuto vi è l’art. 4 denominato “ Costituzione e scopi del Consorzio”  che al primo punto testualmente recita: “Tutelare, valorizzare e curare gli interessi relativi ai vini “BRUNELLO DI MONTALCINO” riconosciuto a Denominazione di Origine Controllata con D.P.R. 28/3/1966 e a Denominazione di Origine Controllata e Garantita con D.P.R. 1/7/1980 e successive modificazioni,
ROSSO DI MONTALCINO” riconosciuto a Denominazione di Origine Controllata con D.P.R. 25/11/1983 e successive modificazioni, “MOSCADELLO DI MONTALCINO” riconosciuto a Denominazione di Origine Controllata con D.P.R. 13/11/1984 e successive modificazioni, “SANT’ANTIMO” riconosciuto a Denominazione di Origine Controllata con D.M. 18/1/1996 e successive modificazioni.

Tutte le disposizioni previste dai Disciplinari di Produzione dei vini oggetto dell’attività del Consorzio, approvati dalle competenti autorità, si intendono recepiti dal presente statuto.
Pertanto ogni eventuale infrazione alle prescrizioni dei Disciplinari costituisce anche infrazione del presente Statuto.“.

Siamo ormai arrivati alle battaglie legali e vedremo finalmente domani chi avrà ragione. Se prevarranno il buonsenso o la volontà di procedere anche a costo di arrivare ad una pericolosa rottura tra i produttori del Consorzio del Brunello…
Che Bacco getti uno sguardo benevolo sul Brunello e su Montalcino!

p.s. dagli Stati Uniti l’amico wine blogger e grande conoscitore di vini italiani, Alfonso Acevola, alias On the wine trail in Italy, mi ha inviato questa immagine molto eloquente:

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Montalcino – the path to plonk? Un intervento di Francesco Marone Cinzano

Per completezza dell’informazione pubblico un intervento del conte Francesco Marone Cinzano, proprietario della Tenuta Col d’Orcia e past president del Consorzio del Brunello di Montalcino sull’annosa vicenda del cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino.
L’intervento, scritto in un impeccabile inglese, è stato pubblicato sul sito Internet della celebre wine writer Jancis Robinson. Buona lettura!

“Francesco Marone Cinzano, highly respected head of Col d’Orcia, Montalcino, and ex-president of the Consorzio there, writes, in the wake of the issue highlighted last week in Keep Montalcino pure!:
“What surprised me the most when I received the request to attend and vote at the General Assembly on 7 September (tomorrow), the vote being to decide whether Rosso di Montalcino remains a 100% Sangiovese wine or can be made from a blend of other grapes (such as Merlot, Syrah, etc), is that the proposals for changes to the Rosso di Montalcino are in no way explained.
No accompanying letter, no explanatory note, nothing.
In fact the proposals put forward now are essentially the same as those of the General Assembly held in February 2011, when the vast majority of producers decided that we should not put any potential changes to the vote.
At the time, some producers asked that a master plan be put together, one that would take into account the numerous denominations that already cover the Montalcino wine-producing zone, and not just focus on Rosso di Montalcino as if changing the rules for Rosso was the solution to everything. There are no fewer than six different red-wine denominations that a producer in Montalcino can choose from:
Brunello di Montalcino DOCG (100% Sangiovese or ‘Brunello’)
Chianti DOCG (yes, in Montalcino we are already allowed to use other grapes and call it Chianti)
Rosso di Montalcino DOC (100% Sangiovese, shorter ageing requirements than Brunello)
Sant’Antimo DOC (all grapes allowed ie Sangiovese, Cabernet, Merlot, Pinot Noir and any other grapes allowed in Tuscany)
Moscadello di Montalcino DOC (white wine from Muscat of Alexandria or Moscato Bianco)
Toscana IGT (all grapes allowed)

While the urgency of the proposed vote on 7 September makes it appear that nothing has happened in Montalcino since February 2011, in fact during this time wine producers have been called to strategy meetings by the Consorzio on at least two occasions. In one series of meetings, we had the contribution of a university professor brought in as a consultant.
Calls for an all-encompassing strategy were renewed. Proposals of alternatives were voiced. It seemed that a very positive debate was started about the future of the Montalcino region.
To my great surprise and dismay nothing seems to have come out of all this. Is it possible that no strategy has been put together? No marketing plan, no road map, no set of objectives, no pros and cons chart, no positioning statement? Nothing, not even a slogan.
Well, having read the proposals in detail and debated them with some fellow producers, I have come up with a slogan we can use if one of the two proposed changes is approved. Here it goes:

MONTALCINO, THE PATH TO PLONK.
If one of the two proposals put forward by the board is approved, I foresee that within a couple of years consumers will be able to find on the shelves of supermarkets screwcap bottles of unidentifiable plonk, just like the cheapest Chianti or Toscana IGT red wines but this time with ‘Montalcino’ written on the label.
Is it possible that the capable and experienced members of the board of the Consorzio do not see this?
Suddenly I realise that maybe they do. Maybe this is what they are aiming for. Maybe this is the reason they do not reveal their strategy. Maybe they know it would not be accepted if they went public with it. Maybe this is the reason they broke the unwritten rule that an assembly is not called during harvest when everybody is busy picking grapes.
Either Rosso di Montalcino becomes just another anonymous Tuscan red blended from a wide range of grapes, or it remains as a pure Sangiovese wine expressing the uniqueness of the Montalcino terroir. On Wednesday we will know what path Montalcino is going to take”.
Francesco Marone Cinzano

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Franco Biondi Santi chiarisce: sono risolutamente contrario al cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino

Ero rimasto di sasso leggendo, su Decanter on line, qui che il simbolo del Brunello di Montalcino, Franco Biondi Santi, si era espresso a favore del cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino, autentico cavallo di Troia per poi arrivare in seguito a prendere d’assalto il Brunello. Decanter aveva scritto: “Senior figures in Tuscany have indicated they may vote in favour of a motion to change the rules on blending in Rosso di Montalcino. Franco Biondi Santi, one of Montalcino’s eminences grises, has not changed his position since he said nearly three years ago that blended Rosso di Montalcino could work. ‘Since I know the land of Montalcino very well,’ he emailed Decanter.com yesterday, ‘I can confirm that small additions of other vines (Merlot, etc…) could balance the wine in small percentages.”.
E poi, ieri pomeriggio, ero rimasto ancora più basito nel leggere sulla news letter “Tre bicchieri del Gambero rosso”, leggete qui, come il nome di Franco Biondi Santi venisse utilizzato come rappresentante del fronte favorevole al cambio di disciplinare del Rosso, accanto ad Emilia Nardi e ai Frescobaldi (sic!).
Il testo diceva: “Conto alla rovescia per l’assemblea del Consorzio del Brunello di Montalcino che mercoledì alle 15.30 si riunirà per decidere la modifica del Rosso. Oggetto del contendere la possibilità di inserire un limite massimo del 15% di altri vitigni nel disciplinare che ora prevede soltanto il sangiovese al 100%.
Due gli schieramenti: il fronte del no che ha in Francesco Marone Cinzano e Francesco Illy (Mastrojanni) alcuni dei più importanti esponenti, e il fronte del sì con Franco Biondi Santi, Lamberto Frescobaldi ed Emilia Nardi. La vicenda ha già varcato i confini nazionali: c’è chi parla addirittura di oltraggio e contaminazione di una lunga tradizione viticola. Vedremo come andrà a finire”. Cosa ho fatto allora? La cosa più semplice. Ho chiamato al telefono Franco Biondi Santi, che da anni mi onora della propria amicizia e considerazione e gli ho chiesto come stessero effettivamente le cose.

La risposta è che ci troviamo di fronte ad un clamoroso caso di misunderstanding (nella più innocente delle ipotesi, perché magari potrebbero essercene altre meno simpatiche…) perché Franco Biondi Santi, che giusto nel settembre del 2008 – leggete qui – aveva detto “Il Rosso di Montalcino deve cambiare identità, con una modifica del disciplinare che consenta di mescolare al Sangiovese altri, pochi vitigni ormai radicati nel territorio. Il Brunello, invece, deve rimanere Sangiovese al 100%”, oggi, in occasione dell’assemblea del Consorzio convocata per domani, ha radicalmente cambiato idea ed è tornato a difendere, anche per il Rosso di Montalcino, la necessità di lavorare esclusivamente con uve Sangiovese.
Nel 2008 aveva suggerito “non di modificare il disciplinare del Brunello o addirittura di fare due Brunelli, uno tradizionale con il solo Sangiovese, e uno più moderno anche con altri vitigni, perché così se ne perderebbe l’identità, che nasce dall’incontro tra un particolare clone di Sangiovese, il Brunello appunto, e il territorio di Montalcino.
Bisogna invece trovare un nuovo ruolo al Rosso di Montalcino, aprendone il disciplinare, valorizzando così sia il Brunello con la sua origine storica, sia il Rosso, che potrebbe esprimere altre tipicità e altre potenzialità di Montalcino, che comunque rimane un nome importante anche non legato al solo Sangiovese”, ma oggi, settembre 2011, il simbolo e la bandiera del Brunello invita tutti i produttori e le persone di buona volontà a non stemperare l’identità del Rosso aprendola ad altri vitigni.
Questo perché, mi ha detto “ci sono a Montalcino 500 ettari a Sant’Antimo e Igt Toscana che non hanno mercato” e qualcuno vorrebbe trasformarli in Rosso di Montalcino.
Ecco testualmente quello che il Signore del Brunello mi ha dichiarato:” Caro Franco, in effetti 3 anni fa fui favorevole all’aggiunta di vini o uve ammorbidenti al Sangiovese per il Rosso di Montalcino. Oggi le cose sono cambiate e il mio parere è NO per ogni modifica del Disciplinare. Si entrerebbe nel ginepraio fatto nel 1966 quando fu creato il “Vino Rosso dai Vigneti di Brunello” (quindici anni dopo trasformato in Rosso di Montalcino). Nell’autunno del 1966 Montalcino dovette fondare il Consorzio del Brunello, che divenne operativo dal 01/01/67, con mio padre, dopo 3 mesi di discussioni con gli altri produttori, decidemmo di non entrare nel Consorzio, perché disapprovavamo duramente questo approfitto dell’omonimia che allora c’era: il vitigno veniva anche chiamato Brunello, ed era considerato una sottovarietà del Sangiovese! Quindi un NO è indispensabile per fare chiarezza”.

Facciano dunque bene attenzione tutti coloro che intendono strumentalmente utilizzare Franco Biondi Santi facendolo passare per un sostenitore della necessità di un cambiamento del disciplinare cui è invece risolutamente contrario! Per il Signore del Brunello, i grandi vini di Montalcino (parlo ovviamente del Brunello e del Rosso di Montalcino, non degli altri…) devono continuare ad essere rigorosamente sinonimo di Sangiovese. In purezza. Senza imbastardimenti di alcun tipo…

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1 settembre 2011

Francesco Illy invita i produttori di Montalcino a fare attenzione alla “trappola”

Francesco Illy, presidente della Mastrojanni, vicepresidente della holding Illy e proprietario dell’azienda agricola Podere Le Ripi, acquisita nel 1998, ha inviato ai soci e ai membri del Consiglio di amministrazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino una nuova lettera, che dà seguito a quella già inviata e  qui pubblicata il 30 agosto.
Tutti i produttori di Montalcino soci del Consorzio devono leggerla e valutarla con grande attenzione.

“Egregio Ziliani, cari colleghi Produttori, che fosse una trappola lo avevamo capito, purtroppo. Per questo motivo dovremo andarci tutti.
Quindi, ATTENZIONE: dovremo essere tutti presenti alla PRIMA CONVOCAZIONE delle 14:30 perché in seconda convocazione (alle ore 15:30) valgono altre regole, vedi art.13) Assemblea, dello Statuto Sociale del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.
OVVERO, dobbiamo essere presenti con la “metà più uno dei voti dei consorziati”.
Quindi per riuscire a farci registrare tutti per la prima convocazione dobbiamo essere tutti presenti alle 13.
CHIUNQUE, ESSENDO CONTRARIO A QUESTO CAMBIAMENTO, NON SI PRESENTASSE, RISCHIEREBBE DI PERMETTERE QUESTO CAMBIAMENTO.
Considerando che la scelta di questa data in piena vendemmia era quella che dava la certezza di avere presenti il minor numero di aventi diritto al voto, la nostra presenza in massa è indispensabile.
Infatti, alla mia (ormai nostra, viste le vostre risposte) esortazione a spostare l’Assemblea, dal Consiglio non ho ricevuto risposta! Grazie per l’attenzione. Francesco Illy. Podere Le Ripi srl.”

Ed ecco ora la lettera di Francesco Illy ai produttori di Montalcino anche in inglese, nella traduzione di Giuseppina Andreacchio, rivista da Jane Hunt (che ringrazio entrambe).

“Dear Mr Ziliani, Dear fellow Producers That it was a trap is clearly understood, unfortunately! And for this reason we must ALL attend this meeting… Therefore, ATTENTION please:   we all should be present at the first meeting to be held at 2.30pm: since at the second meeting (set up for 3.30pm!) other rules might be applied such as  Article 13 of the ‘Consorzio del Vino del Brunello’ Social Constitution. It states that we should be present with:  ‘half of the total consorzi voting members PLUS ONE’.  In order to ALL be officially registered for the first meeting we must all be present at 1pm. ANY PRODUCER OPPOSED TO THE PROPOSED CHANGE WHO DOES NOT SHOW UP FOR THE MEETING RISKS OFFERING SUPPORT FOR THE PROPOSED CHANGE Considering the fact that the choice of date (7th September), falling right in the middle of the harvest,  would normally offer the certainty of a low attendance of the people entitled to vote, our mass attendance on this occasion is essential. In fact I have not received any reply at all from our Board to my letter (which could actually now read ‘our letter’ given the support for it!) in which I urged a postponement of the Assemlea (meeting). I thank you ALL for your kind attention”.

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31 agosto 2011

Aggiornamenti da Montalcino. Ancora sul cambio di disciplinare del Rosso


Diavolo quante cose sono successe nel giro di una giornata sul fronte Montalcino e battaglia contro l’ipotesi di cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino Doc!
Mi assento una giornata, non controllo le e-mail e non modero se non alle 19, i commenti sul blog e cosa scopro?
Scopro che sono continuati ad arrivare, soprattutto dal Regno Unito, da parte di importatori, wine writer, master of wine, commenti (alcuni pubblicati come commenti sul blog) e altri inviati a Jane Hunt MW, a Nick, e a me, messaggi di sostegno alla lettera ai produttori di Montalcino perché votino NO all’assemblea del 7 settembre convocata indirizzata scritta da Nicolas Belfrage che ha visto Vino al vino come prima sede che l’ha ospitata, lunedì 29.
Cosa che ha scritto anche il sito Internet francese Vitisphère in questo articolo che potete leggere qui. Ho scoperto che finalmente l’edizione on line di Decanter, due giorni dopo, si è accorta della lettera aperta di Belfrage, dedicandole una news, e che la stessa cosa aveva fatto ieri The drink business.
E ho scoperto che un noto e seguito blog del vino italiano non si era accorto (ma è legittimo, non siamo mica il New York Times) della mia pubblicazione della lettera di Belfrage lunedì e abbia pensato che l’eco che ha ricevuto fosse appannaggio esclusivo di Decanter. E non di questo italianissimo blog del vino, che ha ospitato a sostegno della lettera di Belfrage messaggi dei più celebri wine writer di lingua inglese.
Ho scoperto poi che a sostenere Belfrage sono scesi in campo, per fare qualche nome, Anthony Hanson MW, Senior Consultant Christie’s International Wine Department – “Dear Nick, Please add my signature to your petition, that this should remain 100% Sangiovese which has my full support best regards Anthony” – la wine writer e MW Angela Muir – “Hello Jane and Nick, I have every sympathy with what you say, Nick.  AOC, DOC etc don’t have anything to do with Quality (other than by defining and limiting the bits of land that have a certain style of quality potential)…they have everything to do with Tradition and Protectionism. A really good viticulturist/winemaker can grow whatever premium grape types are permitted at all in a region and make and market a premium wine; a poor one will struggle to get to market.
Too many poor ones have hidden behind the total production limitations that a DOC could give a region in the past. Diluting the traditional rules won’t help them in the long run. It’ll simply degrade and devalue whatever patrimony was enshrined in the original DOC rules.
Ultimately, the vast majority of consumers don’t care so much where a wine comes from; they care whether it’s enjoyable to drink. A legal structure already exists to allow the use of “international” grapes without having to interfere with the DOC system at all. A good winemaker who builds their own reputation can sell modern wines under modern labelling rules excluding the DOC system and make more money than a bad one.
They don’t need this “help”. If the DOC members truly want to protect their heritage, they would do better to get a bit tougher with those growers who aren’t producing attractive ambassadors for their DOC rather than devalue it. I seem to remember saying things like this many times in many places. I also tend to suggest to my clients that they stick with the local equivalent these days of IGT anyway…simpler, clearer rules and just as easy if not more so for a consumer to work out where the wine comes from if they are at all interested. Good luck…”.

E poi Andrew Caillard, MW Fine Wine Principal Langton’s & Woolworths Liquor Group Sydney, Australia “Hi Jane. A very impassioned appeal! He’s right because it goes to the very nub of identity. He should have argued also that it will push down prices and make them poorer. Did you know that Chianti cannot be sealed under screw cap? Andrew”, e ancora David Roberts MW Buying Director Goedhuis & Co Ltd Fine Wine Merchants – “Dear Nick Further to your letter, I am writing to offer my complete support in your campaign. As a specialist private client wine merchant it is imperative that DOC’s such as Rosso di Montalcino retain their integrity and do not follow the fashion of diluting their name by allowing a range of fashionable varieties into the blend which have no historical association with their wines”.
E ancora Barbara Philip MW “I believe the unique characteristics and point of difference that 100% Sangiovese gives to Rosso di Montalcino are necessary to give the wine a qualitative edge in the market. From a purchasing standpoint, I would be less interested in a Rosso containing a percentage of other grape varieties”, Amanda Mencacci Hallgarten Druitt “Dear Montalcino Producers “I disagree to the addition of any oter grape varieties into the blend of Roso di Montalcino DOC. This great Tuscan red, I believe owes part of its success to the purity of its makeup – 100% Sangiovese – a true Italian grape variety and a true Italian wine in every sense.
To change its makeup would dilute its personality and its heritage. Leave one of Tuscany’s grat wines alone and instead take steps to promote this great wine and not change its character. I urge you to vote NO to any changes”.
E poi sono intervenuti altri MW come Frank Smulders, Elizabeth Gabay, Robin Don, Rod Smith, Jo Ahearne.
E va ricordato l’articolo del wine writer polacco Wojciech Bońkowski sulla Polish wine guide – leggete qui – e la lettera di sostegno inviata dal giornalista italiano Aldo Fiordelli a Belfrage: “Dear Sir Belfrage, I’m an italian journalist and I’m against too with Merlot and/or Cabernet and/or Syrah, into the blend of Rosso di Montalcino. Well, I think those grapes will not change the idea of terroir tasting of Rosso di Montalcino, like Supertuscans or other wines. But you have written something who go at the heart of the problem: “You will be aware that many of us fear that a compromise in regard to Rosso di Montalcino would constitute an opening of the door to a compromise, farther down the line, of the purity of the great Brunello”.
I find this is the real intention of wine producers who want to change the rules”.
Ho poi scoperto, cosa di fondamentale importanza, che parecchi produttori stanno sostenendo la richiesta espressa qui (non su Decanter) da Francesco Illy di rinviare a data da destinarsi dopo la vendemmia l’assemblea dei soci del Consorzio indetta per il 7 settembre.
Alcuni, molto autorevoli, sono intervenuti su questo blog, altri mi hanno scritto o fatto pervenire elenchi di produttori che stanno sottoscrivendo questa proposta di rinvio.
Provate a dire che le discussioni su Montalcino ed i suoi vini non coinvolgono i lettori e gli appassionati di tutto il mondo!

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30 agosto 2011

Montalcino: ora Illy e un gruppo di produttori chiedono il rinvio dell’Assemblea del 7 settembre

Altre novità da Montalcino, un produttore, Francesco Illy, ed un gruppo di aziende chiedono il rinvio dell’Assemblea fissata per il 7 settembre. Ecco il testo della lettera inviata oggi al Consorzio. Vedremo quale sarà la risposta.

Montalcino, 30. Agosto 2011
Al Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino
Ai Membri del Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Brunello di Montalcino
Ai Soci del Consorzio del Brunello di Montalcino
Egregio Presidente, Egregi Consiglieri, il 21. Agosto 2011 una tempesta di caldo con venti forti a 41°C ha colpito Montalcino.
Le uve in maturazione si sono appassite in quantità che variano tra il 5% ed il 50% a seconda delle zone e dell’età delle vigne.
Questo fatto aggiungerà duro e lungo lavoro per  produttori e consorziati: siamo in vendemmia e molti di noi stanno imbottigliando. Ovvero, se già di per se questo è il periodo più duro dell’anno, con i danni del caldo che lo rendono ancor più difficile, nessuno di noi ha tempo, energia e voglia di venire alla riunione da voi indetta per il 7. Settembre 2011.
Non volendo nemmeno lontanamente immaginare i motivi che vi portano a volere un Assemblea con la maggior parte degli aventi diritto al voto assenti, denuncio la vostra insistenza nel voler mantenere questa data, nonostante gli evidenti fatti appena elencati, quale grave prova della vostra totale assenza di sensibilità per gli interessi dei vostri produttori e consorziati.
Pertanto, a nome della mia azienda ed a nome di tutti quelli che confermeranno questa mia lettera chiedo che l’Assemblea del Consorzio del Brunello di Montalcino prevista il 7. Settembre 2011 venga spostata a data da definirsi a causa delle difficili condizioni della vendemmia.
Nella speranza di aver risvegliato in voi la sopita, ma nonostante tutto dovuta, sensibilità, ringrazio per l’attenzione e saluto cordialmente. Francesco Illy”

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