Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Brunellopoli'

11 febbraio 2010

Benvenuto Brunello 2010: una sommessa richiesta agli organizzatori

La prossima settimana, precisamente venerdì 19 e sabato 20 per noi della stampa, con prosecuzione nei giorni successivi per gli operatori, si celebrerà a Montalcino il rito profano del Benvenuto Brunello, ovvero dell’Anteprima delle nuove annate, rispettivamente il 2005 ed il 2004 riserva, ed il 2008, del Brunello di Montalcino e del Rosso di Montalcino.
Posso sommessamente chiedere agli organizzatori, ovvero il Consorzio del vino Brunello di Montalcino, un piccolo favore, che consentirà loro di fare non solo una cosa fatta bene, ma di fare, cosa che non fa mai male, una bella figura?
Egregi Signori, a differenza di quanto accadde lo scorso anno, quando vi “dimenticaste” di ricordare Gianni Brunelli, che era scomparso pochi mesi prima, il 15 novembre del 2008, questa volta avrete l’intelligenza, la delicatezza, la sensibilità, posso dirlo?, il buon gusto di ricordare un’altra illustre figura del mondo del vino ilcinese, scomparsa, lo scorso agosto, a 92 anni?
Sto parlando dell’indimenticabile Elina Lisini, che non solo è stata per decenni la figura di riferimento dell’azienda che porta il suo nome, ma figura tra i fondatori, e fu addirittura vice-presidente, se ben ricordo, del Consorzio nel lontano 1967.

Spero tanto, non è difficile realizzarlo, basta pensarci, che questo desiderio possa essere esaudito e che tutto il mondo del vino ilcinese si raccolga nel ricordo di una persona straordinaria, una sorta di antesignana delle “donne del vino” e sostenitrice di un’idea alta del Brunello e di Montalcino che dovrebbe, ancora oggi, tanto più oggi, essere un modello di riferimento. Per tutti.

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16 gennaio 2010

Linea Verde parla di Brunello intervistando Gianfranco Soldera (Case Basse)

Domenica scorsa, 10 gennaio, la popolare trasmissione di Rai Uno Linea Verde ha dedicato un’intera puntata – vedere qui il sommario – alla bellissima Val d’Orcia.
Tra i vari argomenti trattati nel corso del programma condotto da Massimiliano Ossini, anche Montalcino ed il suo Brunello e non, come magari ci si sarebbe aspettati, il vino di casa, l’Orcia Doc.
Questo aspetto a parte, due le cose sorprendenti, che si possono apprezzare, visionando, qui, la registrazione del programma, come ho potuto fare anch’io solo oggi: il fatto che l’interlocutore scelto per parlare di Brunello non sia stata nessuna delle grandi aziende che in passate presenze ilcinesi di Linea Verde erano state interpellate, bensì il personaggio più appartato (e non molto amato…) di Montalcino, ovvero Gianfranco Soldera, produttore di nicchia e di qualità eccelsa con la sua azienda agricola Case Basse.
Di scena, come pure sua moglie, curatrice di uno splendido giardino, verso verso il 35esimo minuto di registrazione.
Il secondo fatto sorprendente é che nel testo di presentazione del programma di domenica scorsa, visibile sul sito Internet della trasmissione, stia testualmente scritto: “Il fiore all’occhiello della produzione di questa zona è il Brunello di Montalcino. Visiteremo una delle aziende più famose e soprattutto virtuose, che ha sempre usato esclusivamente il vitigno sangiovese per produrre il suo Brunello”.
Ma come, se questa azienda ha sempre “usato esclusivamente il vitigno Sangiovese”, ci sono forse state altre aziende che non l’hanno fatto?
E non basta, nel corso della puntata il conduttore rivolgendosi a Soldera, come potete ascoltare nel filmato dice: “il Brunello ultimamente è stato sotto la lente d’ingrandimento perché pochi produttori fortunatamente hanno utilizzato altri uvaggi, perché il disciplinare prevede 100% Sangiovese”, affermazione alla quale Soldera ha risposto affermando che “per fortuna la Guardia di Finanza, la Magistratura, la Repressione frodi hanno fatto un grande lavoro d’indagine e hanno trovato questi problemi grossi, perché sono stati milioni i litri di vino declassati, questo a vantaggio dei consumatori e dei produttori che hanno usato sempre solo Sangiovese come prevede la legge perché è questo che deve essere fatto”.
“Talebani”, nel sostenere queste cose e nel dare voce a quel “provocatore” di Soldera, anche quelli di Rai Uno?

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12 gennaio 2010

Il critico del New York Times stronca il Brunello, ma questa volta non sono d’accordo

Potrà apparire sorprendente per qualcuno che, come, come ho scritto qui, in questo articolo pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., io non sia d’accordo, una volta tanto, con un osservatore di cose vinicole, il critico del New York Times Eric Asimov, di cui condivido puntualmente le analisi.
E ancora più che non sia d’accordo, io, sul giudizio, pesantemente critico e quasi stroncatorio dato da Eric su un vino, il Brunello di Montalcino, al quale, notoriamente non ho risparmiato un trattamento, diciamo così, di “barba e capelli”.
Eppure di fronte al doppio articolo di Asimov (leggete qui), pubblicato nella sezione Dining & Wine del New York Times, di cui è il critico enologico  e – leggete qui – sul suo blog The Pour, non posso che “prendere le difese” (io!) di Messer Brunello, accusato di essere:
afflitto da problemi d’identità;
troppo costoso;
“tremendamente inconsistente” in svariati casi;
spesso “troppo semplice e monodimensionale per giustificare il prezzo elevato”.
Ed inoltre, giudizio sempre riferito alla ventina di vini degustati da Asimov, “carente di complessità aromatica, e duramente tannico”.
Una denominazione, quella di Montalcino secondo lo scatenato wine writer Usa, che deve “pensare a ri-calibrare i prezzi dei propri vini”, dove troppi produttori “hanno scelto di rivolgersi agli ostentatori di status symbol più che ai veri appassionati di Sangiovese causando un’inflazione dei prezzi e compiacendo un simbolico glamour che ha ben poco a che fare con il piacere del bere”.
Insomma un vino “un po’ gonfiato dal punto di vista del prezzo e della reputazione”, la cui realtà attuale giustificherebbe il giudizio di alcuni  wine writer che “sono arrivati a trovare una similitudine tra il Brunello e la Napa Valley come regioni che praticano la stessa politica di alti prezzi a causa della notorietà e non per quello che c’è nella bottiglia, e mi pare che si tratti di un’analogia calzante”.
Un vino per il quale Asimov si augura che “i prossimi anni costituiscano un periodo di riflessione e di un nuovo orientamento del vino. La gigantesca espansione che la regione di Montalcino ha conosciuto negli ultimi due decenni dovrebbe portare ad una profonda e ben meditata considerazione della questione dell’identità del vino e ad un fortissimo e sentito impegno di ottenere il meglio da Montalcino. Tuttavia non mi sento di contarci molto e sono pessimista”.

Intendiamoci, le osservazioni di Asimov sono giuste, e sono critiche puntuali e ben circostanziate le sue, eppure…
Eppure non me la sento proprio, pur essendo stato il più puntuale dei cronisti delle vicende di Brunellopoli ed un tenace critico, tanto da meritarmi l’appellativo di “talebano”, di taluni eccessi e “sbandamenti” cui una minoranza di produttori si è abbandonata, di arrivare a definire, con tanti vini di innegabile livello su cui il grande vino base Sangiovese di Montalcino può contare, anche in un’annata non certo indimenticabile come il 2004, il Brunello come un vino sopravvalutato… O che gode di una fama immeritata.
Come ho già più volte detto penso invece sia un vino che deve ritrovare, sino in fondo, con tenacia, la propria identità, anche mediante operazioni impopolari che passino attraverso la definizione delle aree veramente vocate alla produzione di Sangiovese di alta qualità nei 2000 ettari della denominazione, e persino alla riduzione della zona destinata alla produzione di questo grande vino (e con un ruolo ripensato del secondo vino, il Rosso di Montalcino).
Ma, come diceva Eduardo De Filippo, “addà passà a nuttata” ed il Brunello deve uscire dal tunnel, dallo stretto cul de sac dove si é cacciato e deve farlo, come ho già scritto, con il contributo di tutti, nessuno escluso, con la consapevolezza di fare parte di una comunità operosa e concorde e di dovere, tutti insieme, evitare di ripetere gli errori fatti.
E per uscire dal tunnel è indispensabile, da parte di tutti, anche di chi è stato ferocemente critico di una certa stagione, e di una serie di comportamenti ingiustificabili, un po’ di comprensione, una propensione a sottolineare più il buono, che nel Brunello sicuramente c’è e tanto, che gli elementi contraddittori o negativi, come un’identità confusa, una eterogeneità stilistica, un prezzo dei vini che non sempre viene giustificato dalla qualità che si trova in bottiglia.
Asimov ha ragione, ma volendo tracciare un panorama dei vini di sicura eccellenza della Toscana e dell’Italia tutta, come si può prescindere da Messer Brunello e come si può veramente pensare che un Chianti Classico, seppur buono e sincero, possa regalare le stesse sangiovesiane emozioni che può regalare un grande Brunello degno di questo nome?

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29 dicembre 2009

Sulla questione Brunello Zaia costretto ad aggiustare il tiro: prorogati i controlli sulla filiera produttiva

Quando tra qualche mese avrà lasciato il Palazzo dell’Agricoltura in via XX Settembre per andare a reggere le sorti, da governatore-doge, della Regione Veneto, sarà il caso di trarre un bilancio del lavoro fatto dal padanissimo Luca Zaia come ministro delle Politiche Agricole del Governo italiano.
Di una cosa siamo certi, che sulle questioni del vino italiano non ha brillato per lucidità e coerenza. Basta pensare alle sue posizioni sul “caso Brunello” (do you remember?) per accorgersi come il nostro, che vanta a Montalcino estimatori e fan, alcuni insospettabili, che sono state, come dire, mutevoli e l’hanno qualche volta portato a fare non delle figure brillantissime.
Ho già scritto, qui e qui anche in inglese in tandem con Jeremy Parzen, dell’autentica smentita incassata lo scorso ottobre dal ministro, che in seguito ad una visita negli States, al termine dell’incontro a Washington con John Manfreda, Amministratore dell’Agenzia Federale Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau, dichiarava “sono molto soddisfatto dell’esito dell’incontro. Le garanzie che abbiamo fornito per contrastare le contraffazioni sono state ritenute più che sufficienti per un pieno riconoscimento riguardante le importazioni di vino italiano negli Usa”, millantando di aver ottenuto “il via libera definitivo alle importazioni negli Usa del Brunello di Montalcino. Si chiude così definitivamente questa vicenda, assicurando ad uno dei vini ambasciatori del Made in Italy e capisaldi dell’intero settore agroalimentare nazionale una presenza sul mercato americano”.
Peccato che poi, passati solo pochi giorni, il TTB sentisse il bisogno di ristabilire la verità, ovvero ribadendo, come scrivevo qui e come si può leggere qui sul comunicato ufficiale, che “Despite reports to the contrary, TTB’s director of public and media affairs Art Resnick confirmed to WSD that they have not in fact put an end to their current certification process with the Italian government regarding Brunello di Montalcino wines.
“Contrary to the reports that we’re not longer requiring the certification, we are indeed enforcing the certification and awaiting further information from the Italians to determine a future course of action”, ovvero che la certificazione sinora richiesta per esportare Brunello negli States fosse ancora indispensabile.
Intanto sono passati i mesi, ed i problemi, legati alla burocrazia del vino, ai documenti necessari per far partire il vino da Montalcino e farlo arrivare agli importatori e poi sugli scaffali dei consumatori, non potevano di certo essere magicamente risolti.
E allora cosa ti tira fuori dal “cappello del mago” il prode Zaia in data 29 dicembre, a due giorni dalla fine del 2009?
Come si può leggere qui, sul sito Internet ministeriale, la provvidenziale proroga dei controlli, presentata non come una necessità dovuta al diktat del TTB, ma come una lungimirante trovata del ministro, con queste parole: “Abbiamo voluto prorogare i controlli lungo la filiera produttiva del Brunello di Montalcino per altri sei mesi per mantenere inalterato il flusso delle esportazioni verso gli Stati Uniti di questo grande ambasciatore del Made in Italy e rafforzare la fiducia nel sistema di controlli italiano, un sistema che abbiamo esportato insieme alla qualità e alla salubrità dei nostri prodotti agroalimentari”.

Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato la firma del provvedimento che proroga, fino al 30 giugno 2010, il termine di applicazione delle disposizioni contenute nel decreto 3 luglio 2008 con il quale erano stati adottati interventi per rafforzare il sistema dei controlli nella filiera produttiva del Brunello di Montalcino e salvaguardarne le esportazioni negli Usa.
“La proroga, dal 31 dicembre 2009 al 30 giugno 2010, delle specifiche procedure di controllo attuate dall’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari – ha detto ancora il Ministro Zaia – rappresenta un’ulteriore garanzia per la tutela dei nostri prodotti di qualità e per l’immagine di un vino dalla storia e dalla tradizione antiche”.
Ottima, e inevitabile cosa, ma non sarebbe più corretto e veritiero presentarla non come una pensata del brillante Ministro, bensì, a dire il vero, come un qualcosa che è stato imposto a denti stretti dai severi rappresentanti dell’Agenzia Federale Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau che loro sì che non scherzano?

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14 agosto 2009

Brunellopoli come il caso Parmalat? Una riflessione di Vincenzo Pincolini


Lo so che proporre questo argomento alla vigilia di Ferragosto è quasi uno spreco, ma voglio congedarmi da voi, dandovi appuntamento lunedì 17, con un post solo apparentemente scanzonato, perché chi scrive è un autorità non nel mondo del vino, ma nel mondo dello sport e del calcio, ed è quel Vincenzo Pincolini, docente di scienze motorie che fu preparatore atletico con Arrigo Sacchi nel suo Milan stellare e nell’avventura in Nazionale e che oggi, dopo aver lavorato per la Dinamo Kiev, si accinge ad occuparsi con la stessa intensità e professionalità – leggete qui – di una squadra russa dal grande blasone come la Lokomotiv Mosca.
Con Vincenzo non ci conosciamo ancora di persona – ci incontreremo probabilmente a dicembre, quando tornerà in Italia per la sosta del campionato russo, e sarà grande festa… – ma si è creato un grande feeling nel nome del vino, di cui Vincenzo, lettore di questo e altri blog vinosi, è un appassionato attento, curioso ed esigente.
Sul caso Brunello, sugli ultimi sviluppi, sulle prospettive – e su qualche mia amarezza, che sapendo di rivolgermi in larga parte a degli amici, ho confessato anche qui – il Pinco ha voluto inviarmi una sua riflessione molto interessante.
Forse avrei dovuto depurarla dalla prima parte, troppo generosa nei miei confronti e un filo “auto-referenziale”, ma voi, non fate caso alle prime righe e concentratevi su quello che segue, sull’originale, fulminante paragone che potrà sembrare ardito, ma non lo è affatto, tra Brunellopoli e il crac Parmalat che Pincolini, parmigiano di nascita, conosce bene.
In fondo tra i bond come carta straccia ed i “Brunello” taroccati ed una Montalcino gonfiata dal successo (da perseguire non importa come) non c’è tanta differenza, no?
Lo dice benissimo Vincenzo: “A Montalcino il problema é il sogno-prodotto. Questi signori dai nomi altisonanti e blasonati il vero  problema non l’hanno mai  capito”.
Speriamo che lo capiscano presto, tutti, quelli che hanno sbagliato (e che nessuno vuole fucilare in piazza, basta che facciano ammenda e paghino secondo quanto prevede la legge per i loro errori) e quelli che hanno la coscienza a posto, eppure, per vari motivi che ho già spiegato, qui, tendono ad attenuare e giustificare.
Una riflessione di mezza estate quella che questo grande uomo di sport – dove chi sgarra, chi ricorre al doping, prima o poi viene pescato, e paga – ci propone.
Grazie Vincenzo e buon ferragosto a tutti, ci ritroviamo lunedì 17…

“Caro Franco, ma davvero ti pesa non essere  profeta  in patria ? Quasi quasi mi viene da dire…meno male in questo paese così provinciale dove tu mantenendo il tuo stile, le tue idee ( anche nel calcio…) e soprattutto pretendendo da tutti serietà per quel mondo che ami così tanto sei….diverso. Tu te la cavi bene con l’inglese fluente (come tutti i nostri politici..ah ah ), tu non sei auto referenziato (tanto ci pensa il NY Times), tu non sei a libro paga di importanti “company” del vino  e soprattutto tu non sei politicamente corretto perché pensi con la tua testa ….e speri di essere profeta in questa patria?
Quanti stereotipi negli ultimi anni: bastava (e forse ancora basta ) una bella cravatta , un abito naturalmente firmato e..un bel master strapagato in qualche istituto privato ed eccoti yuppy in carriera con la stampa, sia quella patinata che quella importante, a darti spazio.
Non é tutta colpa della stampa, attenzione, però il fatto di non averne una pulita, intelligente ed incalzante ci sta creando parecchi problemi. O forse i problemi in questo mondo “globalizzato” sono figli di altrettanti problemi. Ma andiamo per gradi .
Io parlo da….consumatore penso informato e soprattutto appassionato. Brunellopoli per tanti versi mi fa venire in mente la Parmalat.
Pubblicità patinata, il patron cav.Tanzi sempre in chiesa , le più importanti banche a  dare credito , le più importanti società di certificazione a …farsi pagare ….e  poi  c’era un solerte funzionario con una fotocopiatrice a colori, nemmeno super tecnologica, che con il copia e incolla  forniva documenti da migliaia di miliardi di euro falsi con timbri delle più importanti banche americane.
E gli yuppies con il master pagato e le cravatte di Marinella dov’erano? E le messe del Cavaliere che pagava parte delle liquidazioni in bond vuoti a persone che avevano dato il sangue per l’azienda ? Ed i giornalisti (anche della stampa super specializzata) che parlavano del miracolo holding di famiglia a Collecchio ?
Tutto dimenticato…ma il problema Parmalat era finanziario non….sul prodotto.
A Montalcino il problema é il sogno-prodotto. Questi signori dai nomi altisonanti e blasonati il vero  problema (che verrà altro che se verrà…) non l’hanno mai  capito. Ma  il Consorzio e io credo anche tanti altri produttori e gente di quel mondo piccolo ma importante che …vedevano i camion di uve o di vino (questo non l’ho capito ma si trattava di cisterne) transitare per cantine super prestigiose mai hanno avuto dubbi?
Anche a Montalcino c’era una fotocopiatrice a colori o forse avevano occhiali scuri….molto scuri ? A Montalcino questi furboni dicono che il Brunello deve essere ……più moderno e facile.
Nel doping del ciclismo dicono…che non si può andare così forte senza aiutarsi. Ma chi lo dice che il ciclismo per essere bello deve viaggiare a 60 all’ora?
Perché parlo del doping nel ciclismo ? Perché é come il Brunello taroccato! Chi dice che il Brunello deve essere ..più moderno? Il mercato …che continuava a sognare nel bicchiere i cipressi della Toscana ?
Caro Franco mi sembrano tutti matti! Il  ciclismo perché…non si accorge che  le grandi imprese commerciali serie (pensa solo a gruppi alimentari come Barilla, Nestlè ecc) stanno alla larga da questo mondo avvelenato  dove quasi ogni giorno ci sono vittime dirette o indirette, i grandi produttori del Brunello che non capiscono che il loro prodotto é qualche cosa di speciale ecc. Arriverà il momento del..re nudo e guai se allora si verseranno lacrime. E se non ci avessero pensato persone come te a dare le notizie cosa ne sarebbe stato?
Io, tra l’altro, inizia a leggerti spinto dalle prime notizie che quasi in stile carbonaro uscivano sulla grande stampa. Che è quella che leggo lavorando all’estero. Poche righe, sembrava un errore dovuto a qualche tralcio di uva per errore finito nel mazzo. Come nel doping quando si parlava di…..carne di cinghiale che poteva ecc.
Ma sai di quanta gente appassionata e sognatrice é fatto il mercato del vino! Voi probabilmente pensate sempre..al vostro interno ma la molla che porta a bere una grande bottiglia nelle occasioni importanti , con gli amici veri  e’..un sentimento. E si specula su un sentimento?
Caro Franco ,io penso che questi signori (le grandi aziende coinvolte nello scandalo del Brunello ecc) abbiano pensato all’italiana. Per due mesi abbiamo pensato a Napoli ed ai suoi rifiuti, poi é tragicamente arrivato il terremoto, poi meno tragicamente é stata la volta delle feste a Villa Certosa, ma tanto tutto passa nel dimenticatoio.
Io penso invece che il Brunello pagherà grande dazio e soprattutto pagheranno dazio anche i produttori più seri. Come già ti dissi da Kiev, ora ti scrivo da Mosca, all’estero non ci sono cru e vitigni autoctoni ma…grandi firme (come si dice in Russia) e Brunello di Montalcino é uno di questi come Ferrari, Armani, Dolce e Gabbana per i giovani di tutto il mondo ecc. Sputtanato il brand il re…é nudo! E poi a recuperare sarà ben dura! E  ne sono convinto.
Caro Franco, sei ancora preoccupato perche’ questo mondo non riconosce il tuo lavoro e cerca di farti passare per un “talibano”? Io sono un po’ come te. Io dato per vecchio 7/8 anni fa perché parlavo di fatica, sudore e lacrime come fondamenti dello sport ad alto livello quando altri volevano computer e strizzacervelli.
Ed ora i giornali sportivi parlano più di infortuni che di partite  e con gli strizzacervelli quando arrivano le partite vere , quelle di Coppa, noi siamo già a casa! Ma all’estero ci chiamano ancora per le nostre competenze  e ce le riconoscono. E non siamo di “moda” all’estero perché amici di qualcuno ! Mamma mia quanto ho scritto, ma guai a te se pretendi ancora di essere ..profeta in patria.
Ricorda invece tutte quelle cattiverie che ti hanno gettato addosso ai tempi del dibattito di Siena.  Io é da lì che ho iniziato a capire come eri fatto. Pensa a quando tutti questi insieme dicevano: attenzione qua non si parla di sofisticazioni ! Poi si passò al …deve essere più internazionale . Ed  infine a quantità incredibili di vino declassato.
Mamma mia che mondo Franco ..e tu vuoi ancora  che questo mondo ti dia spazio!
Continua così con la penna (pardon il p.c.) sempre calda sia per parlarci dell’ultimo Rossese, naturalmente non politicamente corretto, sia per segnalarci la bontà di vini definiti dagli altri troppo facili e senza blasone, sia per combattere contro le grandi compagnie che ……vogliono rovinarci i sogni.
Hasta la victoria siempre! La vida cada dia como una lucha! La vida es una lucha constante
P.S. Noi siamo per  il profitto ed  anche per il grandissimo profitto per i veri numeri uno. Senza doping e..senza truffe. Partite e confronti puliti !
E non ti riconoscerà il tuo mondo ma…… per tanti come me sei e sarai sempre di più il nostro Don Chisciotte. Poco profitto ma…tanto onore! Non si vive di solo pane!
E’ con vero affetto che ti mando le mie riflessioni, credimi… Vincenzo Pincolini”

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12 agosto 2009

Caso Brunello: articolo del New York Times (con citazione del sottoscritto)


Mi perdonerete se magari non brillerò per eleganza parlando di me, ma non posso non rendervi partecipi, considerandovi una comunità di amici che continuano a seguirmi anche in questo caldo agosto, di una di quelle piccole soddisfazioni che contribuiscono a dare un senso a quello che scrivo.
A qualche giorno di distanza da una breve nota, sull’affaire Montalcino, anzi, su Brunellopoli, che in tandem con Jeremy Parzen, amico e collega wine writer e co-conduttore del blog in inglese VinoWire, ci è stato chiesto di redigere per l’edizione on line di Decanter (leggete qui), su quello che nell’immaginario collettivo viene visto come uno dei più prestigiosi quotidiani del mondo, il New York Times, un oggettivo, piano, informato articolo del critico di vino di quel giornale, Eric Asimov, dedicato agli ultimi sviluppi del caso Brunello, riporta il mio punto di vista.
Come potete leggere qui
, Asimov ha raccontato quello che sta succedendo e per farlo nei giorni scorsi mi ha contattato (ci leggiamo reciprocamente e spesso ci si scrive) invitandomi a rispondere ad alcune domande che l’aiutassero a chiarirsi le idee.
Da tutto il mio pensiero, come è normale che accada con tutti i quotidiani, dove lo spazio è quello che è, Eric ha estrapolato alcune mie riflessioni che ha riportato nell’articolo.
Non posso che ringraziare il collega americano, e riportando ugualmente, in fondo a questa nota, il mio pensiero nella sua interezza, in versione italiana ed inglese, nell’eccellente traduzione del comune amico Jeremy, non posso sottrarmi ad alcune riflessioni.
Innanzitutto sulla validità del detto latino nemo propheta in patria, visto che mentre il New York Times mi cita (ed è la terza volta) e valuta come degne di fede e interessanti le mie opinioni sul caso Brunello, in Italia la Grande Stampa d’Informazione e la Stampa Specializzata o m’ignorano bellamente (bella forza vivono anche di pubblicità e guarda caso le Grandi Aziende coinvolte sinora nello scandalo dei vini non conformi al disciplinare sono aziende che fanno pubblicità su varie riviste) oppure s’incaricano, attraverso zelanti “colleghi” di darmi o del “talibano” o di dirmi che mi “prendo troppo sul serio” e che manco di duttilità e che non riesco a capire la situazione o che esagero.
Invece l’ho capita benissimo, la situazione, ho capito quali siano i grandi interessi (economici e non solo) in ballo, quale sia la posta in gioco e quali le pedine di questa partita.
A differenza di quello che può dire solo qualche imbecille – e in questa vicenda non hanno mancato di manifestarsi – non sono un “nemico” del Brunello e di Montalcino, anche se sono dichiaratamente un Barolo fan, ma un amico di quel grande vino e di quella terra bellissima, che come amico disinteressato (non curo le pubbliche relazioni di nessuno a differenza di altri) si indigna per quello che è successo, per l’indifferenza che diventa giustificazione di molti, anche produttori, e per la pretesa, che qualcuno ha, di ridurre il tutto ad un niente.
Ad una bolla di sapone, magari da sanare, visto che le parti in causa sono nobili, ricche, potenti, celebri e con tanti amici in ogni loco, con una sorta di indulto o di invito a non procedere oltre.
Come ho scritto, sono persuaso che questo episodio segni una rottura tra vecchie prassi e nuove da scegliere, non obtorto collo, ma virtuosamente e con convizione, e che occorra, da parte di tutti, di chi ha sbagliato (e nessuno intende fucilarlo in piazza o metterlo alla gogna davanti alla Fortezza, basta che riconosca pubblicamente l’errore e s’impegni a non ripeterlo e paghi secondo le leggi vigenti) e di chi invece ha rispettato le leggi, una decisa assunzione di responsabilità, un radicale cambiamento di rotta.
Ed è per questo, invitando tutti coloro che amano Montalcino e che sono persuasi debba essere ancora il Sangiovese, di Montalcino, ça va sans dire, il centro di tutto, a dimostrare nei fatti e non solo nelle parole di considerare il “Sangiovese per amico” ed un patrimonio prezioso di cui fare tesoro, che al più presto – mentre si annunciano possibili novità, tipo nascite di improbabili blog animati da personaggi che lo strumento ed il linguaggio del blog non sanno nemmeno cosa sia, né tantomeno sono o saranno mai veri wine blogger, tipo richieste esplicite al mondo politico, regionale e romano, di fare qualcosa e di risolvere l’impasse, e soprattutto mentre ci si avvicina alla vendemmia 2009 (mentre le vendite dei 2004 non vanno come dovrebbero andare…) – questo blog, che intende anche essere pars costruens e non solo destruens come spesso viene liquidato, si farà vivo con proposte precise.
Una serie di spunti di riflessione, di ipotesi, per ripartire, ma senza colpi di spugna, per ridare al Brunello e a Montalcino la piena dignità ed il suo prestigio, per ricollocarlo, come merita, non solo al centro del dibattito sul vino italiano, ma tra i vini che costituiscono, senza possibili contestazioni, la pietra angolare su cui costruire il futuro del vino italiano di qualità. I promise you, see you soon.

Appendice
Riflessioni in italiano ed in inglese sul caso Brunello. Ad uso e consumo di chi vuole capire

Is the investigation now complete? Or may we expect more findings or penalties to be announced, specifically about the people and wineries that were found to have broken the rules?
The inquiry is not over. The Magistrate’s office has now received the judge’s report on the preliminary investigation and a request to determine whether or not to indict or acquit the 5 wineries — Antinori, Argiano, Banfi, Casanova di Neri, and Marchesi de’ Frescobaldi.
The investigators’s findings revealed elements that made it impossible for them to arrive at an acquittal. They have determined that the practice of “adjusting wines” has been widespread in Montalcino for years.
In the words of the investigators, the Guardia di Finanza [Italian Treasury Department] “large quantities of wine from the 2003 through 2007 vintages were ‘cut or softened’ with grapes other than Sangiovese, the only variety allowed by Brunello di Montalcino appellation regulations.”  Beyond the five names made public (and the two wineries, Biondi Santi and Col d’Orcia, that were full acquitted), they also said that “in the course of the inquiry, 17 persons were reported to Siena Attorney-General’s office for the offense of having cheated in commercial translations and falsifying public documents, and, in some cases, for conspiracy, not to mention the offense of falsifying information provided to the public prosecutor’s office. Of these, 8 entered into plea bargaining while 9 receive notice that the investigation found them to have committed these offenses.
” They added — and this where it becomes really serious — that grave accusations were leveled at no ordinary functionary. The powerful director of the Consortium has been investigated for “conspiracy to cheat in commercial transactions and false certification of public documents.”
Because he had worked at the Consortium for many years, he knew everyone and he was aware of many things that allowed him — let’s say — to be “biased” toward the producer members of the Montalcino Consortium.
For the most part, the inquiry is over. I do not think any new information will come to light, unless new facts emerge from the proceedings that the subjects of the investigation face. The big question mark is whether or not it all can be hushed up and whitewashed by a provision inspired by political gain. Local and national politicians are pressing strongly for a pardon. It would be a mockery and an insult for honest winemakers who have followed the rules.

L’inchiesta non é finita, innanzitutto perché ora tocca alla Magistratura, che ha ricevuto la richiesta e la documentazione dal Giudice per le indagini preliminari, decidere se rinviare a giudizio o prosciogliere le 5 aziende, Antinori, Argiano, Banfi, Casanova di Neri e Marchesi Frescobaldi, a carico delle quali sono stati raccolti elementi tali da non poter arrivare ad un proscioglimento.
Le indagini hanno stabilito che quello di “aggiustare i vini” era una prassi diffusa a Montalcino da anni, visto che la Guardia di Finanza afferma testualmente che “ingenti quantitativi di vino relativo alle annate dal 2003 al 2006 sono state “tagliate o ammorbidite” con uve e vini differenti dal sangiovese, unico vitigno ammesso dal disciplinare del Brunello e Rosso di Montalcino”. E inoltre viene affermato, al di là dei cinque nomi resi noti (e da due aziende, Biondi Santi e Col d’Orcia, che sono state totalmente prosciolte) che “Nell’ambito dell’inchiesta sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Siena 17 responsabili di cui 8 hanno richiesto il patteggiamento e 9 hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, in alcuni casi commessi in associazione, nonché per il reato di false informazioni al Pubblico Ministero”.
Si aggiunga poi, cosa gravissima, che è finito sotto indagine, con accuse gravissime, “associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici” non un funzionario qualsiasi, ma il potente direttore del Consorzio. Che essendo al Consorzio da molti anni conosce tutti ed è al corrente di tantissime cose e ha dunque un oggettivo potere diciamo di “condizionamento” nei confronti di tutti i produttori di Montalcino. L’inchiesta è – grosso modo – finita.

Non penso che ci possano essere altre novità, a meno che non emergano dai procedimenti a cui dovrebbero essere sottoposti coloro che sono indiziati. Il grosso punto interrogativo è che tutto possa essere messo a tacere e coperto da un provvedimento di ispirazione politica e la politica, locale e nazionale, spinge molto in tal senso di indulto. Che sarebbe una vera e propria beffa e un insulto per gli onesti che hanno rispettato le regole e le leggi.

What will be the lasting effect of the investigation, if any?
The situation that followed the Brunello scandal, coupled with the grave difficulties owed to the Italian and international economic crisi and the drop in demand for premium wines like Brunello di Montalcino, could lead to the sale of some wineries.
But the international situation is perhaps not so favorable at present (even though Montalcino is an extremely beautiful and fascinating place, in terms of the landscape)  for the sale of wineries or investiments from other Italian regions or elsewhere in the world, as has occurred in the last 20 years. Montalcino has been transformed into a land of conquest and gratification for people from all over the world.
There was a time when all you had to do was write Brunello di Montalcino on the label and the wines — good and or not so good — would sell. Everything was considered justifiable in the name of business and the market.
Now, following the Brunello scandal and the effective end of an era, we could see the emergence of a “new” strategy to salvage the “pathological” relationships that led to the anomalies that became the rule and to make a radical change.

La situazione venutasi a creare dopo lo scandalo del Brunello, abbinata alle gravi difficoltà dovute alla crisi economica italiana e internazionale e al calo della domanda di premium wines come il Brunello di Montalcino, potrebbe dare l’avvio a qualche vendita di azienda, ma la situazione internazionale non è forse così favorevole, in questo periodo (anche se Montalcino è un sito estremamente bello e affascinante, paesaggisticamente parlando) all’acquisto di aziende o a nuovi investimenti in arrivo da altre zone italiane o da tutto il mondo come sono avvenuti negli ultimi vent’anni.
Che hanno trasformato Montalcino in una terra di conquista e di gratificazione per persone provenienti da tutto il mondo. Diversamente, dallo scandalo del Brunello, dalla oggettiva fine di un’epoca, dove bastava scrivere Brunello di Montalcino in etichetta ed i vini, buoni o meno, si vendevano, e dove tutto era considerato lecito, nel nome del business e del mercato, potrebbe partire una ‘nuova’ strategia, sia per cercare di salvare i legami ‘patologici’ che hanno dato l’avvio proprio alle irregolarità fatte regola, sia per fare un forte cambiamento. Culturale e di mentalità, soprattutto. Forse per questo in questo momento, dall’esterno, sembra che ci sia una specie di ’surplace’, una falsa immobilità, che nasconde pressioni molto forti…

Is it ever possible for Americans or outsiders in general to understand the complexities of the local politics and history that often govern scandals like the Brunello investigation?
Specifically, you have to take into account the fact that Siena and its farmland are governed by an untouchable political party (yesterday it was the PCI [Communist Party], then the PDS [Democratic Party of the Left], today the PD [Democratic Party], even though it shares its financial spoils with the opposition.
Everyone operating in the province is “monitored” by the above-mentioned party and everyone “owes” it something: information, money, jobs, etc. One unique aspect of all of this is that many jobs are filled by persons largely lack the minimal competence to fulfill their duties. The intersecting ties and relationships:
1) companies (that need to invest, plant, and operate);
2) townships (that grant licenses for construction and permission to build wineries);
3) the Province of Siena (which grants business licenses and funnels monies from the European Community;
4) the Big Bank, Monte dei Paschi di Siena (that gives loans);
5) trade unions (governed by political dropouts who have close ties to the townships, province, and region, and who redirect EU financing;
and 6) the Consortium (that oversees the individual wineries).
And you mustn’t forget the presence of Roman politicians within the party, nor the Regione Toscana (Tuscan Region), nor the Fondazione Bancaria (Banking Foundation [which oversees the Italian government's private investments and its shares in the stock market]).
There is a lot of disagreement between the wineries, as much so between small and mid-sized wineries as between the big ones, and so much so that they can never take a stand together.
This is the inextricable network of relationships that “explains” the absurd silence of so many producers, small and mid-sized, that form the connective tissue of the world of Brunello production.
By remaining silent, the seem in some ways to “whitewash” and to justify the actions of the big wineries with Sicilian-styled omertà — whether or not those implicated in the investigation are acquitted or indicted. It’s hard to think that anything can be as it was before since the most famous and powerful brands of Brunello have been implicated in the investigation, from the American company Banfi to the renowned wineries Antinori, Argiano, and Marchesi de’ Frescobaldi and Casanova di Neri, which was the winner of the Wine Spectator’s Top 100 some years ago.
At the least, they have all brushed by suspicion and questioned for their way of “interpreting” Brunello.

Nello specifico bisogna mettere in conto che Siena (e le sue terre) è governata da un partito blindato (ieri PCI, poi PDS, quindi DS, oggi PD, compromesso “storico” tra quello che resta dell’ex PCI e dell’ex D.C.), che però spartisce con l’opposizione il tornaconto economico.
Tutti i soggetti che operano nella provincia sono ‘controllati’ dal suddetto partito e gli ‘devono’ qualcosa: informazioni, soldi, posti di lavoro.
Un dato singolare è che quasi tutte le posizioni sono coperte da persone largamente al di sotto delle competenze minime necessarie a riempire il ruolo.
Legami e relazioni intercorrono tra:
1 Imprese (che hanno bisogno di investire, piantare, operare)
2 Comune (che concede licenze edilizie e permessi di costruire cantine)
3 la Provincia di Siena (che concede di reimpiantare e che convoglia e decide i finanziamenti in arrivo dalla Comunità Europea)
4 la Grande Banca – MPS Monte dei Paschi di Siena – (che concede mutui)
5 le Associazioni sindacali di categoria (che sono governate da dropout della politica, strettamente legati a Comuni, Provincia, Regione) e che orientano i conferimenti dei finanziamenti EU
6 il Consorzio (che ha la visione panoramica dei movimenti delle singole aziende). E non bisogna dimenticare i referenti romani del partito, né la Regione Toscana, né la potente Fondazione bancaria…
Per quanto riguarda i rapporti tra aziende agricole, vi è una disomogeneità totale tra di esse, tale da impedire qualsiasi presa di posizione, sia tra le piccole/medie, che tra le grandi..
E’ questa rete, quasi inestricabile, di legami, che “spiega” l’assurdo silenzio di tanti produttori, piccoli e medi, che formano il tessuto connettivo del mondo produttivo del Brunello, e che tacendo sembrano in qualche modo “coprire” e giustificare, con un atteggiamento “omertoso” stile siciliano, l’operato delle grandi aziende, che vengano prosciolte o rinviate in giudizio, sono state coinvolte nelle indagini.
Difficile credere che tutto possa essere uguale a prima in un panorama dove i marchi più famosi e potenti del Brunello, dall’americana Banfi, alle notissime Antinori, Argiano, Marchesi Frescobaldi, a quel Casanova di Neri, anni fa premiato da Wine Spectator come miglior vino del mondo, come vincitore della Top 100, sono stati, nel migliore dei casi, coinvolti nelle indagini, sfiorati dal sospetto, messi sotto discussione per il loro modo di “interpretare” il Brunello…

Your very brief thoughts on the 2004 brunello wines, and the next vintage to come?
Aside from a few rare examples (like the classic wines of Case Basse and Franco Biondi Santi’s Il Greppo, or a few small producers like Il Colle, Fonterenza, Poggio di Sotto, Gianni Brunelli, Giulio Salvioni, Gorelli Le Potazzine, and if you want also Uccelliera, Pian dell’Orino, Salicutti, Stella di Campalto, Le Macioche), I do not believe that the 2004 vintage is a great one. It doesn’t reach the level of classic vintages like 1999 and 2001.
It might have been overestimated and presented as being great than it really is for the sole reason that it “had to be” the upswing vintage following the big “mess” of the Brunello scandal and the mediocre and anomalous 2003 vintage. Many of the wines are thin, lacking precision, and with little personality.
Many wines are clearly the children of higher yields (the 2004 vintage was abundant throughout Italy) and they lack concentration and meatiness. Many wines show green tannin.
Many wines are strange and seem to have been corrected, swiftly, spurred by desperation, in the cellar. The wines are now longer “cut” with “prohibited” grapes but rather made more youthful with other vintages or with wines purchased who knows where, because the original wines or those produced up until the 2003 vintage had become “unpresentable.”
And then there was also a lot of work performed by technicians, who used mannoproteins to adjust the color of the wines and concentrators and reverse osmosis, which is an prohibited practice, but many resort to its use. So far, the 2005 vintage does not seem to be an easy one.
It has more character than the 2004, but as the Wine Spectator enologists observed at the end of the harvest, “it was not a great year for Tuscany’s dominant grape variety, Sangiovese, which struggled to ripen fully in many areas and, because of the damp conditions, had to deal with the threat of botrytis… It’s a bit of a leopard-skin vintage for Sangiovese. Some of the grapes just didn’t ripen, and there was botrytis in the vineyard.”
The outlook isn’t exactly cheery and if the market for 2004 Brunello doesn’t pick up, I doubt the 2005 will do any better.
One thing is for certain. There is no need to single anyone out for pillory in the public square, but the residents of Montalcino need to take stock of the fact the season of unchecked growth has ended and that it transformed Brunello into a wine commodity, an easy business governed by only one rule: the eradication and the loss of identity of an iconic wine and its transformation into an average wine that merely costs more.
It will take courage, strength, and responsibility to turn the page and the residents of Montalcino need to openly show the world — with transparency and sincerity — that they have the will to take this step.

Credo che l’annata 2004 non sia, salvo rare eccezioni (ad esempio i vini classici di Case Basse e Franco Biondi Santi – Il Greppo, oppure qualche piccolo produttore come Il Colle, Fonterenza, Poggio di Sotto, Gianni Brunelli, Giulio Salvioni, Gorelli Le Potazzine, e se volete anche Uccelliera, Pian dell’Orino, Salicutti, Stella di Campalto, Le Macioche) una grandissima annata. Che non sia al livello di annate classiche come 1999 e 2001.
Che sia stata sopravvalutata e presentata come più grande di quello che è realmente. Solo perché “doveva” essere l’annata della svolta, dopo il grande “casino” dello scandalo del Brunello e dopo una vendemmia mediocre e anomala come il 2003.
Molti vini sono diluiti, senza precisione, con poca personalità. Molti vini denunciano di essere figli di rese elevate (l’annata 2004 è stata molto abbondante ovunque in Italia) e mancano di concentrazione, di polpa.
Molti vini presentano tannini verdi. Moltissimi vini sono strani e fanno capire di essere stati sistemati, di corsa, con la forza della disperazione, in cantina. Non più tagli con altre uve “proibite”, ma ringiovanimenti con altre annate, con vini acquistati qua e là, perché i vini originali o quelli prodotti sino all’annata 2003 erano diventati “impresentatibili”.
E poi ancora tantissimo lavoro per i tecnici, con uso di mannoproteine per fissare il colore, e poi concentratore e osmosi inversa. Che sarebbe una pratica proibita, ma alla quale molti fanno ricorso.
Quanto alla 2005 si annuncia come un’annata non facile, più di carattere del 2004,  ma come dichiararono alcuni enologi a Wine Spectator a fine vendemmia, “it was not a great year for Tuscany’s dominant grape variety, Sangiovese, which struggled to ripen fully in many areas and, because of the damp conditions, had to deal with the threat of botrytis. “It’s a bit of a leopard-skin vintage for Sangiovese. Some of the grapes just didn’t ripen, and there was botrytis in the vineyard.”.

Prospettive non entusiasmanti dunque, e se il mercato del Brunello 2004 non tira, dubito possa andare meglio quello dei 2005.  Ma una cosa è fondamentale: che a Montalcino, senza mettere nessuno alla gogna in piazza, prendano coscienza che una stagione, quella della crescita senza controllo, del Brunello trasformato in wine commodity, del facile business come unica regola, dello sradicamento e della perdita di identità di un vino simbolo e della sua trasformazione in un vino qualsiasi, solamente più costoso, è finita. E che occorre, con coraggio, con forza, con responsabilità, voltare pagina. Dichiarando apertamente al mondo, con trasparenza e sincerità, questa volontà e questa decisione.

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7 agosto 2009

A Montalcino qualche “gola profonda” rompe la consegna del silenzio


Nuova strategia per note e meno note, oppure altre ancora che preferiscono stare nell’ombra come questa, aziende di Montalcino in piena temperie da Brunellopoli.
Patteggiare con i magistrati, declassare a Igt Toscana i Brunello diciamo un po’ avventurosi e poi magari – contando sulla collaborazione di una stampa sempre disponibile a compiacere ricchi, potenti, amici degli amici, fornitori di pubblicità per riviste decotte – presentare questi vini come nuovi, fascinosi (?!) Super Tuscan ilcinesi.
E’ questo il caso di un vino “firmato” dal noto winemaker co’ baffi, (che si accinge a fare danni anche nella zona del Barolo…), uno che a Montalcino nell’occhio del ciclone c’è finito eccome, visto che una delle (svariate) aziende con cui collabora figura tra le cinque aziende che, secondo questo articolo, potrebbero essere presto rinviate a giudizio con l’ accusa “di frode in commercio e falso ideologico, in alcuni casi commessi in associazione”.
Già celebrato, con la consueta misura e discrezione, (leggete qui ad esempio e poi ancora qui) e poi finito, non si sa come, anzi, lo si sa benissimo, addirittura sulle tavole del G8 dell’Aquila (dove accanto a grandi vini molti altri tutt’altro che grandi non sono mancati…), un vino incontra il consenso e l’attenzione di politicamente corretti, furbettini e falsi ingenui che giocano a fare i finti tonti mentre sanno benissimo quello che scrivono e perché lo fanno…
Lo chiamano Madonna Nera e sembra fatto apposta per scatenare la proverbiale propensione dei toscani allo smadonnare…
Ma mentre il marketing (anche con doppia t) si riorganizza e si dà da fare, a Montalcino qualcuno, più d’uno, l’abbiamo visto anche su questo blog, comincia a parlare, a raccontare.
Magari trincerandosi prudenzialmente dietro l’anonimato (quello che, fateci caso, dallo scoppio dello scandalo è stato garantito ad un noto produttore, che in passato ha avuto importanti ruoli istituzionali ed il cui vino era tra quelli che maggiormente suscitavano sospetti per colori e aromi spericolati…), ma agendo come una vera e propria ben informata gola profonda.
La stessa deep throat, termine reso noto da un celeberrimo film del 1972 che mise a soqquadro gli States, con la mitica Linda Lovelace come protagonista, che ha accettato di parlare, e di fornire interpretazioni e dettagli molto significativi, su cui riflettere, all’amico Jeremy Parzen, che ne ha fatto oggetto di un hot post pubblicato nei giorni scorsi sul suo wine blog Do Bianchi.
Leggere e rileggere qui
, please!

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1 agosto 2009

Monty Waldin sugli ultimi sviluppi di Brunellopoli. A proposito di una strana news di Decanter


Espressamente destinato a tutti coloro che hanno letto, non senza sorpresa, questa news sull’edizione on line di Decanter, e soprattutto il suo titolo, ma anche a tutte le persone che seguono, senza fette di salame sugli occhi, gli ultimi sviluppi di Brunellopoli, segnalo questo splendido intervento del wine writer britannico – e amico – Monty Waldin, (di cui anche lo scorso anno pubblicai un “vivace” articolo, in inglese e anche in traduzione italiana) apparso nel forum del sito Internet di Jancis Robinson. Da leggere e meditare…

“For those of you have read this news item in Decanter on the Brunello “scandal” my response to Decanter is: Yes, the investigation is closed in the sense that no new names are going to be added to those investigated or charged for “Brunellopoli”, which essentially covered possible rule-breaking in the Brunello zone during the 2003 and 2004 vintages. In that sense the detective work has finished (by the way in the first instance the wines were subjected to laboratory tests conducted by an independent laboratory in the north of Italy, not Florence).
However, the investigators are still investigating the evidence they amassed during “the investigation” (bear in mind we are in Italy here, so it all makes perfect sense) so in that sense the investigation is, erm, not closed. Decanter seems to have picked up a non-story about Brunello being “case closed” published recently in an Italian news periodical.
Decanter also swallowed a press release last year in which Brunello’s biggest winery Banfi declared itself as innocent – when this was absolutely not the case as the Siena prosecutor subsequently made perfectly clear. Although some (most in fact) of the wineries who were investigated have not been charged others – perhaps with something to hide, perhaps not – have taken the option of plea bargaining pre-trial (a perfectly legitimate option in Italy if you, ahem, feel you may have broken the ‘Brunello must be 100% Sangiovese’ rule).
Wineries can voluntarily declassify Brunello which may, ahem, have broken the rules. If they are allowed to trade in bulk wine they can then buy legitimate Brunello and bottle it under their label. This allows the winery to avoid the pain/shame of “missing” a vintage.

Other wineries are still under investigation and may still be subject to potential judicial sanction if they chose not to take a pre-trial plea bargain, end up in court, and are found guilty of wrong-doing. Wineries in this situation can’t trade in wine from the vintage under investigation, either their own wine or wine they buy in.
To its credit Brunello’s wine producers’ council or consorzio has improved its act as far as making meaningful rather than telegraphed checks on vineyards which were designated for use as Brunello and therefore should have contained 100% Sangiovese (Brunello) grapes but which in fact may have contained Sangiovese grapes on the outside rows only with Merlot, Cabernet, Syrah and the surprisingly popular Petit Verdot hidden in between. Heads have rolled – and not before time.
However, the consorzio must go further. What also needs to happen – sooner rather than later – is that vines on poor terroir incapable of producing the kind of first growth wine Brunello purports to be are declassified. This is under serious discussion – we will have to wait and see if self-interest wins over common sense here.
Spot checks on wineries (and some of the less scrupulous consulting oenologists) need to be ramped up as well – especially on those reliant on bulk wines from outside the Brunello zone which in theory can only be sold as either table wine (vino da tavola) or the French equivalent of vin de pays.
The best Brunellos really can be be good wines (I drank a 1977 Brunello the other day which was clearly 100% Brunello ie Sangiovese in purezza: pale but limpid and by now tawny colour, crisp but very digestible fruit and tannins which were politely forceful on what was a very hot day) – but they are few and far between, and in the modern era have become fewer even as the vineyard zone expanded because foreign ie French grapes were allowed in, ostensibly for vin de pays.
For some, apparently, the temptation to blend may have proved too great in a bull market. The region does have a future, whatever may or may not happen in court, but only if those who govern Brunello face reality: the good times are over for many, but they need not be over for all”.
Monty Waldin

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30 luglio 2009

Produttori di Montalcino: ma cosa diavolo aspettate a decidere il vostro destino?


A volte mi chiedo se davvero sono io troppo severo, moralista, anzi “talebano” come qualche buontempone mi ha definito, o se invece nel mondo la tacita regola del laissez faire, laissez passer (lasciate fare, lasciate passare) sia invece quella che, unita ad una buona dose d’indifferenza che governa il tutto.
Prendete il caso Montalcino, anzi per dire le cose come stanno, di Brunellopoli. Dopo quasi due anni d’indagini, che come ci hanno detto – leggete per l’ennesima volta qui – erano iniziate nel settembre 2007, si è chiusa la seconda fase della Operazione Mixed wine”, che ha portato a risultati clamorosi, ovvero a:
“6,7 milioni di litri di Brunello di Montalcino sequestrati, di cui il 20% declassati a I.G.T. Toscana Rosso;
1,7 milioni di litri di altri vini a denominazione sequestrati (quali il Rosso di Montalcino D.O.C. ed il Chianti Classico D.O.C.G. e I.G.T. Toscana Rosso), di cui oltre il 40 % declassati a denominazioni di minor pregio e 100.000 litri inviati direttamente a distillazione;
sequestro di 400 ettari di vigneti sui quali erano coltivati vitigni non riconosciuti disciplinare di produzione”.
E ancora:
“il direttore del Consorzio del Brunello e due ispettori del Comitato di Certificazione hanno ricevuto l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici;
sette imprese coinvolte, i cui responsabili (13 soggetti) hanno già patteggiato la pena oppure hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, talora commessi in associazione; denunciata anche una persona per false informazioni al Pubblico Ministero”. Di fronte a questa specie di terremoto, che ha portato la Repubblica edizione di Firenze a fare i nomi – rileggeteli qui – delle cinque aziende che potrebbero essere rinviate a giudizio, cosa succede?
Accade che dal Consorzio, come se nulla fosse accaduto, come se fosse la consueta “congiura mediatica” di cui parlarono – a sproposito – in troppi già nel marzo 2008 e non un vero e proprio scandalo di grosse dimensioni che ha sporcato il buon nome e la credibilità del più famoso e celebrato dei vini italiani, Messer Brunello, si sono affrettati, come ho puntualmente documentato qui, ad inviare, un per niente imbarazzato direttore sotto inchiesta ed un presidente che ogni giorno che passa mi sembra sempre più inadeguato ma pronto a difendere carica e poltrona con ogni mezzo, due lettere.
Lettere che a definirle minimizzanti e campioni nella tecnica della negazione dell’evidenza mi sembra di ricorrere solo ad un eufemismo.

Beh, li “capisco”, al Consorzio, viste le difficoltà ed i problemi, che solo loro riescono a non vedere, fanno il loro mestiere, cercano di negare, dissimulare, far finta di niente, ribadendo “la necessità che tutti i produttori si impegnino a dare messaggi positivi in questo momento, dato che la conclusione delle indagini porterà ad un chiarimento delle varie posizioni e al superamento dell’attuale fase di difficoltà”.
Perché incavolarsi, più di tanto, con loro?
Ma i produttori di Montalcino, l’insieme di piccole e medie aziende che formano il tessuto connettivo della denominazione, e poi l’argenteria nobile, le aziende storiche di medio – grandi dimensioni che non sono state sfiorate dallo scandalo, che dovrebbero fungere da punto di riferimento, che dovrebbero lanciare chiari segnali di riscossa, le wineries simbolo, il fiore all’occhiello di Montalcino, accidenti, perché continuano a tacere, perché ci inducono a pensare che, anche loro, si dedichino al ben poco nobile sport della dissimulazione, del negare l’evidenza, del far finta di niente?
In un mondo normale, ovviamente retto da regole morali “talebane” come dirà qualche bischero, queste aziende, che sono state danneggiate da Brunellopoli, che hanno visto anche la credibilità dei loro vini, della loro denominazione (patrimonio comune non proprietà di qualche boss), dovrebbero come minimo essere incazzate e tutt’altro che indifferenti a quello che accade loro intorno.
E di fronte allo scandalo, sì signori, allo scandalo, di un direttore del Consorzio tutela del loro vino, il Brunello di Montalcino, che ha ricevuto “l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici”, troverebbero finalmente il modo di fare fronte comune, di firmare un documento di poche ma precise parole, chiedendo, pur con tutti i garantismi possibili, due semplici cose:
che il direttore faccia un passo indietro, che si metta in aspettativa, si dimetta, perché possa difendersi nel migliore dei modi;
che il presidente ed il Consiglio del Consorzio, nominato nell’era ante Brunellopoli (parlo del Consiglio, non del presidente, che é stato nominato dopo, dopo le dimissioni di Francesco Marone Cinzano), facciano quello che avrebbero dovuto fare da tanto tempo e non si sognano di fare, ovvero dimettersi e togliere il disturbo.
Una richiesta semplicissima corredata da un aut aut che nessuno potrebbe tacciare di ricatto: o i produttori firmatari otterranno le dimissioni di presidente, direttore e consiglio oppure usciranno in massa, anche se poi toccherà loro pagare ugualmente le quote per tre anni, dal Consorzio.
Per fare cosa, una semplice associazione di “amici del Sangiovese di Montalcino”, un club di amici del vero Brunello, o chissà che altro non si sa, quel che conta è prendere le distanze, spezzare il velo polveroso del silenzio, tirare un sasso nello stagno del conformismo, della giustificazione, della convenienza, e per dirla con Thomas Hardy fuggire via dalla pazza folla.
La scorsa settimana, in occasione del mio ahimé troppo veloce blitz a Montalcino ho fatto presente ad alcuni produttori con i quali avevo appuntamento e ad altri che ho casualmente incontrato questa evidenza. Alcuni di loro mi hanno dato ragione, hanno assicurato che faranno, si adopereranno, che presto ci saranno grandi cambiamenti, svolte. Tutte balle. Intanto luglio se ne va, arrivano agosto, il mare, le vacanze, per quelli che non resteranno a presidiare Montalcino sperando che i turisti, seppure consapevoli di Brunellopoli, tornino nel borgo collinare come ai tempi belli (quelli quando giornalisti e Magistrati e Guardia di finanza non rompevano i corbelli e si facevano gli affari loro, come i produttori si facevano ampiamente i propri…) e poi sarà il turno dell’attesa della vendemmia, della vendemmia, del post vendemmia, l’arrivo del Natale, ecc.
Troppe cose da fare, troppi impegni per occuparsi seriamente di Montalcino, del suo destino, del suo futuro.
Allora, da “talebano” quale sono, da provocatore che continua a credere nel Brunello forse più di tanti dei suoi teorici protagonisti, mi chiedo: ma si meritano davvero gli ilcinesi, così poco inclini a prendere in mano le redini della denominazione da sfiorare l’accusa di apatia, indifferenza o peggio ancora di “omertà”, un posto splendido (guardate le foto -opera mia – che illustrano questo post) come Montalcino?
Io comincio a dubitarne, a pensare che troppi non siano all’altezza della situazione, sufficientemente lucidi, coraggiosi e presenti a se stessi, che abbiano avuto un successo superiore ai loro effettivi meriti, che un po’ di crisi possa fare loro solo del bene e ricondurli con i piedi per terra.
E possa far capire loro che il gioco delle tre scimmiette, che praticano con tanta perizia, è solo l’anticamera verso un declino che è nella legge delle cose, che stanno determinando, con la loro clamorosa indifferenza…

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23 luglio 2009

Il Consorzio del Brunello comunica ai soci. Ogni commento è superfluo…


Giornata bellissima, intensa e ricca di insegnamenti, quella da me trascorsa, tra martedì 21 e la mattina di mercoledì 22 a Montalcino, prima di spostarmi a Sarteano e rimanere folgorato sulla via di Trinoro
Una luce stupenda, di quelle che ti lasciano con la bocca aperta e fanno sì che tu, “barolo-dipendente” e innamorato della Langa albese come di nessun altro posto del vino al mondo possa per qualche momento esitare, tentato quasi di giurare eterno amore anche a queste terre, incontri con vecchi e nuovi amici, visite a vigneti non più presi d’assalto dai cinghiali, ma ormai dai teneri caprioli (dico teneri pensandoli anche sotto forma di bocconcini cucinati a dovere…), ottimi vini degustati, ma che dico, bevuti e la felicità di trovarsi qui, proprio in questo particolare momento.
Passeggiare ieri mattina per il borgo, ufficialmente per approvvigionarmi di pane e altre squisitezze all’ottimo forno dei Lambardi, ma anche per il gusto di guardarmi intorno, fiutare l’aria e scattare qualche foto (anche quelle che corredano questo post), è stato delizioso, quasi una flânerie romantique, senza regole, ma non s-regolata, interrotta solo dal fatto che mi attendevano tre quarti d’ora di strada e un appuntamento che poi si rivelerà folgorante. Di quelli che non si dimenticano.
Inutile fare i nomi di chi ho incontrato in questa giornata fitta di impegni, di sensazioni, di parole, ma anche di silenzi, di sguardi estasiati, di profumi. Voglio citare solo un nome e un posto splendido, cui sono tornato non senza molta emozione, quello della cara Laura Brunelli, moglie di quel Gianni che se n’è volato via troppo presto, lasciando un vuoto incolmabile, ma il cui ricordo è così fortemente e nettamente vivo in tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo che è come se fosse ancora presente, se fosse lì per ritornare per dirci “oh bischeri v’ho fatto proprio un bello scherzo…”. Martedì sera e poi ancora ieri mattina a casa di Laura, in quella splendida casa – cantina con finestra sull’Amiata, è stato un momento magico, di quelli che ti ritemprano e ti danno forza per proseguire.
Per far sentire a Laura che le vogliamo bene e le siamo vicini e che vogliamo che prosegua quello che Gianni ha solo, diciamo per cause di forza maggiore, interrotto, e perché Montalcino sia finalmente degna di uomini che come Gianni ne hanno determinato la leggenda, costituito il tessuto connettivo, che è fatto di vini, ma soprattutto, di donne, uomini, sogni, ambizioni, speranze, e della traccia del loro agire che hanno lasciato sulla loro terra…
Tornando a noi, a quella Brunellopoli, di cui a qualcuno e ai suoi amici fa comodo dire che sono un “cantore”, come se a determinare quella vicenda fossimo stati noi giornalisti e non un insieme di spudorati, voglio mettere a disposizione della riflessione degli amici (e anche di quelli che amici non sono) che seguono questo blog, due documenti, due comunicazioni inviate in data 20 luglio, lunedì, dal Consorzio del Vino Brunello di Montalcino (le cui news più aggiornate del sito Internet risalgono a fine aprile 2009: per la serie completezza e tempestività dell’informazione…) “a tutti i soci”. Comunicazioni su carta intestata con tanto di logo consortile. Una del direttore Stefano Campatelli, quello che ha ricevutol’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici”;
una del Presidente Patrizio Cencioni.
Inutile, da parte mia, commentare, sono documenti che parlano da soli e fanno pensare e capire tante cose. Ad esempio che ora la palla, in un momento quanto mai decisivo, passa ai soci del Consorzio, ai produttori, perché siano davvero artefici della propria sorte, memori del detto latino faber est suae quisque fortunae e perché determinino il destino e della loro storica denominazione.
Come in fondo vuole esprimere la foto che apre questo post (la seconda è un’immagine eloquente degli effetti della crisi, con derive potenzialmente dannosissime) Montalcino più che di polizia avrebbe bisogno di pulizia, di moralità, di dignità (oltre che di cultura), di quell’assunzione di responsabilità, da parte dei produttori più seri e coscienziosi e veramente legati alla propria terra, di cui, ancora, non vedo purtroppo traccia. E che temo farò fatica a vedere.
Ma spero tanto, per loro, più che per me che sono solo un cronista del vino, di essere smentito. Dai fatti.

Lettera del direttore del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ai soci “Cari soci, a seguito della comunicazione della Guardia di Finanza e delle notizie apparse sui media in questi giorni, ritengo opportuno intervenire in relazione alla mia posizione e a quella di due funzionari del Consorzio.
Il sottoscritto è indagato in merito all’applicazione del Piano dei Controlli. L’accusa che viene mossa è di aver permesso la commercializzazione di vini provenienti dai vigneti per i quali erano state emesse delle “non conformità lievi”, in relazione alla presenza di viti non rispondenti a quanto previsto dal Disciplinare di Produzione.
Secondo la Guardia di Finanza avrebbe dovuto essere emessa in via immediata una “non conformità grave”, da comunicare anche alle competenti autorità (Amministrazione Provinciale di Siena, Camera di Commercio di Siena, ICQ). L’interpretazione data alla norma, è stata quella di trattare tali situazioni come “lievi”, dato che con un sovrainnesto o con l’estirpazione è possibile ripristinare la situazione conforme: cosa peraltro avvenuta nella quasi totalità dei casi.
Il coinvolgimento dei due funzionari del Consorzio è avvenuto in quanto gli stessi si sono attenuti a tale interpretazione e alle disposizioni impartite. Tanto dovevo, rimango ovviamente a disposizione di tutti i soci per qualsiasi approfondimento o chiarimento.
Un cordiale saluto a tutti.
Il direttore Stefano Campatelli”.
Lettera del Presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ai soci “Cari soci, come molti di voi avranno avuto modo di apprendere dai media, nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha comunicato di aver concluso le indagini sul Brunello di Montalcino e sulla produzione vitivinicola del territorio.
Le informazioni sono state fornite alla stampa e pertanto non possiamo che rimandare a quanto riportato dai media, non avendo il Consorzio ricevuto alcuna comunicazione ufficiale.
Come Presidente del Consorzio ho ritenuto di inviare alla stampa – nel pomeriggio di sabato scorso 18 luglio – un comunicato che troverete in allegato.
Voglio ribadire la necessità che tutti i produttori si impegnino a dare messaggi positivi in questo momento, dato che la conclusione delle indagini porterà ad un chiarimento delle varie posizioni e al superamento dell’attuale fase di difficoltà.
In merito al direttore e ai due funzionari del Consorzio, intendo rinnovare loro la fiducia, in attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda giudiziaria nella quale sono coinvolti.
Ricordo che gli stessi non hanno più la responsabilità dei controlli già dal maggio 2008; tale responsabilità è stata infatti delegata al dr. Paolo Capretti. Per quanto attiene i controlli ricordo quanto già comunicato all’ultima assemblea, che secondo il nuovo OCM vino i Consorzi italiani non potranno più operare.
A breve l’ente Valoritalia (che in verità si chiama Valore Italia – nota di Ziliani) si occuperà della certificazione dei prodotti. Appena disponibili invieremo le informazioni operative.
L’occasione è gradita per inviare cordiali saluti.
Il Presidente Patrizio Cencioni”.

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