
Mi perdonerete se magari non brillerò per eleganza parlando di me, ma non posso non rendervi partecipi, considerandovi una comunità di amici che continuano a seguirmi anche in questo caldo agosto, di una di quelle piccole soddisfazioni che contribuiscono a dare un senso a quello che scrivo.
A qualche giorno di distanza da una breve nota, sull’affaire Montalcino, anzi, su Brunellopoli, che in tandem con Jeremy Parzen, amico e collega wine writer e co-conduttore del blog in inglese VinoWire, ci è stato chiesto di redigere per l’edizione on line di Decanter (leggete qui), su quello che nell’immaginario collettivo viene visto come uno dei più prestigiosi quotidiani del mondo, il New York Times, un oggettivo, piano, informato articolo del critico di vino di quel giornale, Eric Asimov, dedicato agli ultimi sviluppi del caso Brunello, riporta il mio punto di vista.
Come potete leggere qui, Asimov ha raccontato quello che sta succedendo e per farlo nei giorni scorsi mi ha contattato (ci leggiamo reciprocamente e spesso ci si scrive) invitandomi a rispondere ad alcune domande che l’aiutassero a chiarirsi le idee.
Da tutto il mio pensiero, come è normale che accada con tutti i quotidiani, dove lo spazio è quello che è, Eric ha estrapolato alcune mie riflessioni che ha riportato nell’articolo.
Non posso che ringraziare il collega americano, e riportando ugualmente, in fondo a questa nota, il mio pensiero nella sua interezza, in versione italiana ed inglese, nell’eccellente traduzione del comune amico Jeremy, non posso sottrarmi ad alcune riflessioni.
Innanzitutto sulla validità del detto latino nemo propheta in patria, visto che mentre il New York Times mi cita (ed è la terza volta) e valuta come degne di fede e interessanti le mie opinioni sul caso Brunello, in Italia la Grande Stampa d’Informazione e la Stampa Specializzata o m’ignorano bellamente (bella forza vivono anche di pubblicità e guarda caso le Grandi Aziende coinvolte sinora nello scandalo dei vini non conformi al disciplinare sono aziende che fanno pubblicità su varie riviste) oppure s’incaricano, attraverso zelanti “colleghi” di darmi o del “talibano” o di dirmi che mi “prendo troppo sul serio” e che manco di duttilità e che non riesco a capire la situazione o che esagero.
Invece l’ho capita benissimo, la situazione, ho capito quali siano i grandi interessi (economici e non solo) in ballo, quale sia la posta in gioco e quali le pedine di questa partita.
A differenza di quello che può dire solo qualche imbecille – e in questa vicenda non hanno mancato di manifestarsi – non sono un “nemico” del Brunello e di Montalcino, anche se sono dichiaratamente un Barolo fan, ma un amico di quel grande vino e di quella terra bellissima, che come amico disinteressato (non curo le pubbliche relazioni di nessuno a differenza di altri) si indigna per quello che è successo, per l’indifferenza che diventa giustificazione di molti, anche produttori, e per la pretesa, che qualcuno ha, di ridurre il tutto ad un niente.
Ad una bolla di sapone, magari da sanare, visto che le parti in causa sono nobili, ricche, potenti, celebri e con tanti amici in ogni loco, con una sorta di indulto o di invito a non procedere oltre.
Come ho scritto, sono persuaso che questo episodio segni una rottura tra vecchie prassi e nuove da scegliere, non obtorto collo, ma virtuosamente e con convizione, e che occorra, da parte di tutti, di chi ha sbagliato (e nessuno intende fucilarlo in piazza o metterlo alla gogna davanti alla Fortezza, basta che riconosca pubblicamente l’errore e s’impegni a non ripeterlo e paghi secondo le leggi vigenti) e di chi invece ha rispettato le leggi, una decisa assunzione di responsabilità, un radicale cambiamento di rotta.
Ed è per questo, invitando tutti coloro che amano Montalcino e che sono persuasi debba essere ancora il Sangiovese, di Montalcino, ça va sans dire, il centro di tutto, a dimostrare nei fatti e non solo nelle parole di considerare il “Sangiovese per amico” ed un patrimonio prezioso di cui fare tesoro, che al più presto – mentre si annunciano possibili novità, tipo nascite di improbabili blog animati da personaggi che lo strumento ed il linguaggio del blog non sanno nemmeno cosa sia, né tantomeno sono o saranno mai veri wine blogger, tipo richieste esplicite al mondo politico, regionale e romano, di fare qualcosa e di risolvere l’impasse, e soprattutto mentre ci si avvicina alla vendemmia 2009 (mentre le vendite dei 2004 non vanno come dovrebbero andare…) – questo blog, che intende anche essere pars costruens e non solo destruens come spesso viene liquidato, si farà vivo con proposte precise.
Una serie di spunti di riflessione, di ipotesi, per ripartire, ma senza colpi di spugna, per ridare al Brunello e a Montalcino la piena dignità ed il suo prestigio, per ricollocarlo, come merita, non solo al centro del dibattito sul vino italiano, ma tra i vini che costituiscono, senza possibili contestazioni, la pietra angolare su cui costruire il futuro del vino italiano di qualità. I promise you, see you soon.

Appendice
Riflessioni in italiano ed in inglese sul caso Brunello. Ad uso e consumo di chi vuole capire
Is the investigation now complete? Or may we expect more findings or penalties to be announced, specifically about the people and wineries that were found to have broken the rules?
The inquiry is not over. The Magistrate’s office has now received the judge’s report on the preliminary investigation and a request to determine whether or not to indict or acquit the 5 wineries — Antinori, Argiano, Banfi, Casanova di Neri, and Marchesi de’ Frescobaldi.
The investigators’s findings revealed elements that made it impossible for them to arrive at an acquittal. They have determined that the practice of “adjusting wines” has been widespread in Montalcino for years.
In the words of the investigators, the Guardia di Finanza [Italian Treasury Department] “large quantities of wine from the 2003 through 2007 vintages were ‘cut or softened’ with grapes other than Sangiovese, the only variety allowed by Brunello di Montalcino appellation regulations.” Beyond the five names made public (and the two wineries, Biondi Santi and Col d’Orcia, that were full acquitted), they also said that “in the course of the inquiry, 17 persons were reported to Siena Attorney-General’s office for the offense of having cheated in commercial translations and falsifying public documents, and, in some cases, for conspiracy, not to mention the offense of falsifying information provided to the public prosecutor’s office. Of these, 8 entered into plea bargaining while 9 receive notice that the investigation found them to have committed these offenses.
” They added — and this where it becomes really serious — that grave accusations were leveled at no ordinary functionary. The powerful director of the Consortium has been investigated for “conspiracy to cheat in commercial transactions and false certification of public documents.”
Because he had worked at the Consortium for many years, he knew everyone and he was aware of many things that allowed him — let’s say — to be “biased” toward the producer members of the Montalcino Consortium.
For the most part, the inquiry is over. I do not think any new information will come to light, unless new facts emerge from the proceedings that the subjects of the investigation face. The big question mark is whether or not it all can be hushed up and whitewashed by a provision inspired by political gain. Local and national politicians are pressing strongly for a pardon. It would be a mockery and an insult for honest winemakers who have followed the rules.
L’inchiesta non é finita, innanzitutto perché ora tocca alla Magistratura, che ha ricevuto la richiesta e la documentazione dal Giudice per le indagini preliminari, decidere se rinviare a giudizio o prosciogliere le 5 aziende, Antinori, Argiano, Banfi, Casanova di Neri e Marchesi Frescobaldi, a carico delle quali sono stati raccolti elementi tali da non poter arrivare ad un proscioglimento.
Le indagini hanno stabilito che quello di “aggiustare i vini” era una prassi diffusa a Montalcino da anni, visto che la Guardia di Finanza afferma testualmente che “ingenti quantitativi di vino relativo alle annate dal 2003 al 2006 sono state “tagliate o ammorbidite” con uve e vini differenti dal sangiovese, unico vitigno ammesso dal disciplinare del Brunello e Rosso di Montalcino”. E inoltre viene affermato, al di là dei cinque nomi resi noti (e da due aziende, Biondi Santi e Col d’Orcia, che sono state totalmente prosciolte) che “Nell’ambito dell’inchiesta sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Siena 17 responsabili di cui 8 hanno richiesto il patteggiamento e 9 hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, in alcuni casi commessi in associazione, nonché per il reato di false informazioni al Pubblico Ministero”.
Si aggiunga poi, cosa gravissima, che è finito sotto indagine, con accuse gravissime, “associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici” non un funzionario qualsiasi, ma il potente direttore del Consorzio. Che essendo al Consorzio da molti anni conosce tutti ed è al corrente di tantissime cose e ha dunque un oggettivo potere diciamo di “condizionamento” nei confronti di tutti i produttori di Montalcino. L’inchiesta è – grosso modo – finita.

Non penso che ci possano essere altre novità, a meno che non emergano dai procedimenti a cui dovrebbero essere sottoposti coloro che sono indiziati. Il grosso punto interrogativo è che tutto possa essere messo a tacere e coperto da un provvedimento di ispirazione politica e la politica, locale e nazionale, spinge molto in tal senso di indulto. Che sarebbe una vera e propria beffa e un insulto per gli onesti che hanno rispettato le regole e le leggi.
What will be the lasting effect of the investigation, if any?
The situation that followed the Brunello scandal, coupled with the grave difficulties owed to the Italian and international economic crisi and the drop in demand for premium wines like Brunello di Montalcino, could lead to the sale of some wineries.
But the international situation is perhaps not so favorable at present (even though Montalcino is an extremely beautiful and fascinating place, in terms of the landscape) for the sale of wineries or investiments from other Italian regions or elsewhere in the world, as has occurred in the last 20 years. Montalcino has been transformed into a land of conquest and gratification for people from all over the world.
There was a time when all you had to do was write Brunello di Montalcino on the label and the wines — good and or not so good — would sell. Everything was considered justifiable in the name of business and the market.
Now, following the Brunello scandal and the effective end of an era, we could see the emergence of a “new” strategy to salvage the “pathological” relationships that led to the anomalies that became the rule and to make a radical change.
La situazione venutasi a creare dopo lo scandalo del Brunello, abbinata alle gravi difficoltà dovute alla crisi economica italiana e internazionale e al calo della domanda di premium wines come il Brunello di Montalcino, potrebbe dare l’avvio a qualche vendita di azienda, ma la situazione internazionale non è forse così favorevole, in questo periodo (anche se Montalcino è un sito estremamente bello e affascinante, paesaggisticamente parlando) all’acquisto di aziende o a nuovi investimenti in arrivo da altre zone italiane o da tutto il mondo come sono avvenuti negli ultimi vent’anni.
Che hanno trasformato Montalcino in una terra di conquista e di gratificazione per persone provenienti da tutto il mondo. Diversamente, dallo scandalo del Brunello, dalla oggettiva fine di un’epoca, dove bastava scrivere Brunello di Montalcino in etichetta ed i vini, buoni o meno, si vendevano, e dove tutto era considerato lecito, nel nome del business e del mercato, potrebbe partire una ‘nuova’ strategia, sia per cercare di salvare i legami ‘patologici’ che hanno dato l’avvio proprio alle irregolarità fatte regola, sia per fare un forte cambiamento. Culturale e di mentalità, soprattutto. Forse per questo in questo momento, dall’esterno, sembra che ci sia una specie di ’surplace’, una falsa immobilità, che nasconde pressioni molto forti…
Is it ever possible for Americans or outsiders in general to understand the complexities of the local politics and history that often govern scandals like the Brunello investigation?
Specifically, you have to take into account the fact that Siena and its farmland are governed by an untouchable political party (yesterday it was the PCI [Communist Party], then the PDS [Democratic Party of the Left], today the PD [Democratic Party], even though it shares its financial spoils with the opposition.
Everyone operating in the province is “monitored” by the above-mentioned party and everyone “owes” it something: information, money, jobs, etc. One unique aspect of all of this is that many jobs are filled by persons largely lack the minimal competence to fulfill their duties. The intersecting ties and relationships:
1) companies (that need to invest, plant, and operate);
2) townships (that grant licenses for construction and permission to build wineries);
3) the Province of Siena (which grants business licenses and funnels monies from the European Community;
4) the Big Bank, Monte dei Paschi di Siena (that gives loans);
5) trade unions (governed by political dropouts who have close ties to the townships, province, and region, and who redirect EU financing;
and 6) the Consortium (that oversees the individual wineries).
And you mustn’t forget the presence of Roman politicians within the party, nor the Regione Toscana (Tuscan Region), nor the Fondazione Bancaria (Banking Foundation [which oversees the Italian government's private investments and its shares in the stock market]).
There is a lot of disagreement between the wineries, as much so between small and mid-sized wineries as between the big ones, and so much so that they can never take a stand together.
This is the inextricable network of relationships that “explains” the absurd silence of so many producers, small and mid-sized, that form the connective tissue of the world of Brunello production.
By remaining silent, the seem in some ways to “whitewash” and to justify the actions of the big wineries with Sicilian-styled omertà — whether or not those implicated in the investigation are acquitted or indicted. It’s hard to think that anything can be as it was before since the most famous and powerful brands of Brunello have been implicated in the investigation, from the American company Banfi to the renowned wineries Antinori, Argiano, and Marchesi de’ Frescobaldi and Casanova di Neri, which was the winner of the Wine Spectator’s Top 100 some years ago.
At the least, they have all brushed by suspicion and questioned for their way of “interpreting” Brunello.

Nello specifico bisogna mettere in conto che Siena (e le sue terre) è governata da un partito blindato (ieri PCI, poi PDS, quindi DS, oggi PD, compromesso “storico” tra quello che resta dell’ex PCI e dell’ex D.C.), che però spartisce con l’opposizione il tornaconto economico.
Tutti i soggetti che operano nella provincia sono ‘controllati’ dal suddetto partito e gli ‘devono’ qualcosa: informazioni, soldi, posti di lavoro.
Un dato singolare è che quasi tutte le posizioni sono coperte da persone largamente al di sotto delle competenze minime necessarie a riempire il ruolo.
Legami e relazioni intercorrono tra:
1 Imprese (che hanno bisogno di investire, piantare, operare)
2 Comune (che concede licenze edilizie e permessi di costruire cantine)
3 la Provincia di Siena (che concede di reimpiantare e che convoglia e decide i finanziamenti in arrivo dalla Comunità Europea)
4 la Grande Banca – MPS Monte dei Paschi di Siena – (che concede mutui)
5 le Associazioni sindacali di categoria (che sono governate da dropout della politica, strettamente legati a Comuni, Provincia, Regione) e che orientano i conferimenti dei finanziamenti EU
6 il Consorzio (che ha la visione panoramica dei movimenti delle singole aziende). E non bisogna dimenticare i referenti romani del partito, né la Regione Toscana, né la potente Fondazione bancaria…
Per quanto riguarda i rapporti tra aziende agricole, vi è una disomogeneità totale tra di esse, tale da impedire qualsiasi presa di posizione, sia tra le piccole/medie, che tra le grandi..
E’ questa rete, quasi inestricabile, di legami, che “spiega” l’assurdo silenzio di tanti produttori, piccoli e medi, che formano il tessuto connettivo del mondo produttivo del Brunello, e che tacendo sembrano in qualche modo “coprire” e giustificare, con un atteggiamento “omertoso” stile siciliano, l’operato delle grandi aziende, che vengano prosciolte o rinviate in giudizio, sono state coinvolte nelle indagini.
Difficile credere che tutto possa essere uguale a prima in un panorama dove i marchi più famosi e potenti del Brunello, dall’americana Banfi, alle notissime Antinori, Argiano, Marchesi Frescobaldi, a quel Casanova di Neri, anni fa premiato da Wine Spectator come miglior vino del mondo, come vincitore della Top 100, sono stati, nel migliore dei casi, coinvolti nelle indagini, sfiorati dal sospetto, messi sotto discussione per il loro modo di “interpretare” il Brunello…
Your very brief thoughts on the 2004 brunello wines, and the next vintage to come?
Aside from a few rare examples (like the classic wines of Case Basse and Franco Biondi Santi’s Il Greppo, or a few small producers like Il Colle, Fonterenza, Poggio di Sotto, Gianni Brunelli, Giulio Salvioni, Gorelli Le Potazzine, and if you want also Uccelliera, Pian dell’Orino, Salicutti, Stella di Campalto, Le Macioche), I do not believe that the 2004 vintage is a great one. It doesn’t reach the level of classic vintages like 1999 and 2001.
It might have been overestimated and presented as being great than it really is for the sole reason that it “had to be” the upswing vintage following the big “mess” of the Brunello scandal and the mediocre and anomalous 2003 vintage. Many of the wines are thin, lacking precision, and with little personality.
Many wines are clearly the children of higher yields (the 2004 vintage was abundant throughout Italy) and they lack concentration and meatiness. Many wines show green tannin.
Many wines are strange and seem to have been corrected, swiftly, spurred by desperation, in the cellar. The wines are now longer “cut” with “prohibited” grapes but rather made more youthful with other vintages or with wines purchased who knows where, because the original wines or those produced up until the 2003 vintage had become “unpresentable.”
And then there was also a lot of work performed by technicians, who used mannoproteins to adjust the color of the wines and concentrators and reverse osmosis, which is an prohibited practice, but many resort to its use. So far, the 2005 vintage does not seem to be an easy one.
It has more character than the 2004, but as the Wine Spectator enologists observed at the end of the harvest, “it was not a great year for Tuscany’s dominant grape variety, Sangiovese, which struggled to ripen fully in many areas and, because of the damp conditions, had to deal with the threat of botrytis… It’s a bit of a leopard-skin vintage for Sangiovese. Some of the grapes just didn’t ripen, and there was botrytis in the vineyard.”
The outlook isn’t exactly cheery and if the market for 2004 Brunello doesn’t pick up, I doubt the 2005 will do any better.
One thing is for certain. There is no need to single anyone out for pillory in the public square, but the residents of Montalcino need to take stock of the fact the season of unchecked growth has ended and that it transformed Brunello into a wine commodity, an easy business governed by only one rule: the eradication and the loss of identity of an iconic wine and its transformation into an average wine that merely costs more.
It will take courage, strength, and responsibility to turn the page and the residents of Montalcino need to openly show the world — with transparency and sincerity — that they have the will to take this step.
Credo che l’annata 2004 non sia, salvo rare eccezioni (ad esempio i vini classici di Case Basse e Franco Biondi Santi – Il Greppo, oppure qualche piccolo produttore come Il Colle, Fonterenza, Poggio di Sotto, Gianni Brunelli, Giulio Salvioni, Gorelli Le Potazzine, e se volete anche Uccelliera, Pian dell’Orino, Salicutti, Stella di Campalto, Le Macioche) una grandissima annata. Che non sia al livello di annate classiche come 1999 e 2001.
Che sia stata sopravvalutata e presentata come più grande di quello che è realmente. Solo perché “doveva” essere l’annata della svolta, dopo il grande “casino” dello scandalo del Brunello e dopo una vendemmia mediocre e anomala come il 2003.
Molti vini sono diluiti, senza precisione, con poca personalità. Molti vini denunciano di essere figli di rese elevate (l’annata 2004 è stata molto abbondante ovunque in Italia) e mancano di concentrazione, di polpa.
Molti vini presentano tannini verdi. Moltissimi vini sono strani e fanno capire di essere stati sistemati, di corsa, con la forza della disperazione, in cantina. Non più tagli con altre uve “proibite”, ma ringiovanimenti con altre annate, con vini acquistati qua e là, perché i vini originali o quelli prodotti sino all’annata 2003 erano diventati “impresentatibili”.
E poi ancora tantissimo lavoro per i tecnici, con uso di mannoproteine per fissare il colore, e poi concentratore e osmosi inversa. Che sarebbe una pratica proibita, ma alla quale molti fanno ricorso.
Quanto alla 2005 si annuncia come un’annata non facile, più di carattere del 2004, ma come dichiararono alcuni enologi a Wine Spectator a fine vendemmia, “it was not a great year for Tuscany’s dominant grape variety, Sangiovese, which struggled to ripen fully in many areas and, because of the damp conditions, had to deal with the threat of botrytis. “It’s a bit of a leopard-skin vintage for Sangiovese. Some of the grapes just didn’t ripen, and there was botrytis in the vineyard.”.

Prospettive non entusiasmanti dunque, e se il mercato del Brunello 2004 non tira, dubito possa andare meglio quello dei 2005. Ma una cosa è fondamentale: che a Montalcino, senza mettere nessuno alla gogna in piazza, prendano coscienza che una stagione, quella della crescita senza controllo, del Brunello trasformato in wine commodity, del facile business come unica regola, dello sradicamento e della perdita di identità di un vino simbolo e della sua trasformazione in un vino qualsiasi, solamente più costoso, è finita. E che occorre, con coraggio, con forza, con responsabilità, voltare pagina. Dichiarando apertamente al mondo, con trasparenza e sincerità, questa volontà e questa decisione.
Scritto da Franco Ziliani alle 10:46, in Brunellopoli
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