Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Blogosfera'

10 Dicembre 2007

Andrew Jefford, grande wine writer, giudica il fenomeno dei wine blog

Sto lavorando ad un’interessantissima inchiesta sul fenomeno dei wine blogger, quello internazionale ovviamente (di quello italiano, essendone parte, non potrei scriverne con il necessario distacco, sine ira ac studiowithout anger or bias), e ho avuto il piacere di raccogliere le riflessioni sull’argomento di alcuni tra i più importanti conduttori di wine blogger del mondo, da Alder Yarrow a Tom Wark a Jamie Goode e Jeff Lefevere, sino agli amici Joan Gomez Pallarès, Victor Franco Hervé Lalau e Jeremy Parzen.
Tra le testimonianze più sorprendenti quella del
l’ottimo Andrew Jefford, uno dei più grandi wine writer inglesi, columnist di Decanter, The Morning Advertiser, contributing editor di The World of Fine Wine (sito Internet), collaboratore del Financial Times nonché autore di programmi radiofonici e televisivi.
Dalla primavera 2007, come “spin off” del suo sito Internet (vedi) lanciato nel 2006 ha creato il suo wine blog (leggi) nato, scrive, “per divertirmi, per essere provocatorio, quando é il caso, per utilizzare materiale che non potrei pubblicare altrove, per esprimere anche le mie idee in materia di politica, etica, filosofia, per creare i presupposti per l’espansione della mia attività anche in altri settori della scrittura, per andare oltre a quei limiti posti da larga parte dell’editoria e del giornalismo sul vino di oggi”.
Andrew deve avere ritenuto interessanti le mie domande, se ha pensato bene di postare sul suo blog (qui) alcune delle sue risposte, quelle ritenute di maggiore significato per i lettori di lingua inglese.
Vi invito, in attesa di poter diffondere, anche dopo la pubblicazione sulla rivista che accoglierà l’inchiesta, la traduzione italiana completa di quanto Andrew, Tom, Alder, Jamie, Jeff, Alice, ecc. mi hanno detto, a leggere ed riflettere attentamente su quanto Jefford, che si é dotato di un sito Internet e di un blog, ma in fondo sembra non credere sino in fondo in loro, sostiene sul fenomeno wine blog, sui suoi pregi e difetti e sui suoi limiti. Fenomeno di cui dice che “i grandi pregi dei wine blog sono l’immediatezza, una certa quale forma di intimismo e l’annullamento delle barriere geografiche e linguistiche (cosa che per me é più facile visto che uso quel Web Esperanto che é l’inglese). La democratizzazione e libertà d’informazione sono altresì degli atout, mentre i limiti sono il non essere economicamente redditizi e di presentare talvolta non sufficienti standard editoriali e di scrittura”. Dite la vostra qui e, se volete, direttamente in forma di commento sul suo blog…

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5 Dicembre 2007

Servizio pubblico: un notebook smarrito e un S.O.S. via Web per ritrovarlo

Al nostro caro amico Filippo Cintolesi, ricercatore e fisico con anni di esperienza nientemeno che ad Oxford e attratto dal richiamo della terra, che nella fattispecie ha le sembianze di un piccolo podere nel Chianti, il Podere Erbolo, in comune di Gaiole in Chianti, fra Gaiole e Radda, o fra Vertine e San Donato in Perano (guarda), volendo essere ancora più precisi, è capitata una brutta disavventura.
Tornato in Italia per occuparsi più da vicino di Erbole, dove produce uno splendido vino, il Salvino (leggi), ed un ottimo olio extravergine d’oliva, il nostro, Sovversivo del Gusto, domenica sera prima di arrivare ad Erbolo (vedi) si è fermato a cenare presso la Locanda di Pietracupa, vicino a San Donato in Poggio, nel comune di Tavarnelle Val di Pesa in provincia di Firenze.
Per una banale e malaugurata dimenticanza gli è successo di lasciare il suo computer laptop, un Dell Inspiron 4500 con tastiera britannica,  contenuto nella sua borsa nera, dove c’erano anche alcuni accessori, fuori dalla macchina, su un muretto dove l’aveva appoggiato, nelle immediate adiacenze della Locanda di Pietracupa, lungo un viottolo parallelo alla strada provinciale 101.
Il tempo di dimenticarlo, accidenti, in un periodo dalle 22.45 alle 0.45 di lunedì mattina, quando accortosi dell’accaduto era accorso sul posto sperando di ritrovarlo, ed il laptop o notebook come volete chiamarlo, era già sparito.
Un bel problema, perché il notebook contiene un importantissimo, fondamentale archivio del lavoro di Filippo, appunti, documentazioni che è impossibile recuperare altrove. Che fare?
Semplice: sperare che qualcuno si accorga del contenuto e che contatti Filippo per aiutarlo a recuperare la sua “memoria storica”, ovvero tutta quella documentazione senza la quale il nostro amico è davvero… in braghe di tela. Filippo si dichiara pronto a ricompensare sostanziosamente chi lo aiutasse a tornare in possesso del suo Dell Inspiron 4500 che serve molto di più a lui più di quanto possa servire ad altri.
Possiamo dunque “sognare” che qualcuno legga questo S.O.S. e come per miracolo, come in un film di Frank Capra con happy end, contatti Filippo al suo numero di cellulare - 339 5455452 - oppure al suo indirizzo di posta elettronica (questo) oppure a quello del suo amico chiantigiano, ottimo blogger (vedi), Andrea Pagliantini a quest’altro indirizzo e-mail (questo)?
Sperare non costa niente, come pure far girare la notizia e questo S.O.S., come chiedo ad ogni amico blogger di buona volontà. Grazie per quanto potrete fare…

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26 Novembre 2007

Sovversivi del gusto in festa alla Trattoria Pegaso del Troglo

Grande appuntamento domani sera dal Troglo, alias Adriano Liloni, pirotecnico tenutario della Trattoria Pegaso, in quel di Soprazzocco di Gavardo sopra Salò, nonché blogger (vedi) perseguitato dai gestori telefonici che tengono bloccato da mesi il suo blog, per la presentazione di un libro, manifesto di quella bella associazione di belle teste libere ed indipendenti, artigiani golosi, gourmet, imprenditori delle cose buone fatte con cuore, cervello e attributi, che corrisponde al nome di Sovversivi del Gusto! (sito Internet).
Non so ancora chi, dei vari personaggi della banda, il re del riso Carlo Zaccaria (qui), il produttore di salumi d’anatra e d’oca nonché corsaro del gusto (vedi) Edoardo Bresciano, e poi Francesco Travaglini del Parco dei buoi, grande olivicoltore e orticoltore (qui), Filippo Cintolesi innamorato del Chianti e grande piccolo produttore di vino e di olio, e poi gli altri ancora, come il puntuale cronista e gastrovideoreporter (vedi) Liborio Butera e l’appassionato e orgoglioso coltivatore chiantigiano Andrea Pagliantini (vedi), sarà presente.
So solo e sono felice di poterci essere, che sarà una grande occasione di poter conoscere gente vera e schietta che si può guardare negli occhi stringendone la mano, belle persone, prima che bravi artigiani alimentari e capaci imprenditori. E questo, nel mondaccio zozzo pieno di falsi, cialtroni e opportunisti, in cui ci tocca vivere, è già una grandissima cosa… Sovversivi del gusto, forza e coraggio!

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Commenti e controcommenti sul blog: alcune risposte

Sono pienamente consapevole del poco senso che abbia il cercare di replicare, a giorni di distanza, a commenti a miei post che sono apparsi su Vino al Vino la scorsa settimana, quando trovandomi in viaggio di lavoro in Slovenia ero, di fatto, impossibilitato a seguire il flusso della discussione e ad intervenire direttamente e avevo pregato l’amico Roberto Giuliani di moderare i commenti (ovvero pubblicarli salvo contenessero insulti) in mia assenza.
Lo spirito del blog prevede l’immediatezza e la freschezza del gioco di interventi e risposte, un ritmo preciso di entrate e rimbalzi che regola il dipanarsi del discorso e quindi queste mie precisazioni, fatte ora a giorni di distanza, con ogni probabilità risulteranno, lo dico io per primo, decisamente fuori sincrono. Ma tant’è, alcune vostre entrate, leggermente a gamba tesa, o quantomeno à la Gattuso, calcisticamente parlando, meritano una risposta, che cercherà di essere la più breve e spero la più incisiva possibile.
Prima risposta, doverosa, a Giovanni (commento del 18 novembre) che definisce “enoputtanate o meglio puttanate” quanto ho scritto, indice di un “toccare il fondo”.
Lo ringrazio per questi suoi legittimi rilievi, come ringrazio altresì Enyo (commento del 20 novembre) il quale sostiene che “il nostro buon Ziliani non perde l’occasione per dimostrare il suo provincialismo. La malcelata esultanza per il mancato riconoscimento a Gaja - con il solito, noioso, trito condimento di uno stantio sarcasmo nei confronti di guide, guidaioli, giudicanti di vino che non siano lui e qualche suo compagnuccio di merende - ricorda probabilmente quella stessa provinciale esultanza che lo avrà sen’altro fatto godere, da buon interista frustrato, quando il Milan si fece rimontare tre gol dal Liverpool”.
In effetti, come ogni interista degno di questo nome, ho riso non poco la famosa notte in cui il Milan, proprio come il proverbiale Martin, “per un pelo perse la cappa”, e sorrido per le disavventure, sempre più frequenti, dei “cugini” rossoneri. Venendo però a cose più serie, e rispondo anche a Vignadelmar (intervento del 19 novembre), credo che Enyo abbia preso fischi per fiaschi non avendo capito (Darmagi!) che non mi compiacevo affatto per “il mancato riconoscimento a Gaja” (che secondo me merita sempre e comunque 100 volte di più di un Brunello di Montalcino ferriniano qualsiasi il primo premio in una graduatoria che ho più volte definitivo puramente mediatica e non autorevole).
Piuttosto ironizzavo (senza aver chiesto preventivamente il permesso ad Enyo, sorry) sul fatto che nonostante l’amoroso sostegno offerto, tramite le varie guide, dal mondo dell’informazione del vino italiano, attraverso premi a gogò, Wine Speculator, pardon, Wine Spectator non abbia tenuto in alcuna considerazione l’aperto tifo “pro Gaja” e nonostante la disponibilità di una serie di Langhe Nebbiolo che secondo gli amatori del genere sono di assoluto livello qualitativo abbia preferito non portare Gaja sul gradino più alto del podio. Quello dove l’Angelo di Barbaresco non è – trattasi di rilievo oggettivo - mai salito.
Con questo, e passo al buon Vignadelmar, non voglio assolutamente dire, non l’ho mai scritto e non lo penso, che “tutte le eno guide italiane si sono messe preventivamente d’accordo nel tirare la volata al “Giove Tonante dell’Enologia Italiana” e che resti solo da appurare se si siano “messe d’accordo spontaneamente o se sono state adeguatamente foraggiate”.
Gaja farà anche vini che non mi piacciono, organoletticamente e “filosoficamente”, ma è e resta un signore, che a questi mezzucci da magliari, che ad altri potranno tranquillamente garbare o sembrare normali ammesso e non concesso che esistano, non si sognerà mai di ricorrere, perché lui è Gaja, le roi, un produttore serio (lo dico senza ironia, prima che qualche imbecille pensi il contrario), e non un cialtroncello qualsiasi.
In secondo luogo é ancora tutto da dimostrare, carte e documenti alla mano ad uso del Guariniello di turno, che esistano ed operino guide del vino in Italia dedite alla contrattazione preventiva, in altre parole che si facciano pagare o chiedano emolumenti di natura varia per elargire allori e standing ovation.
Il sottoscritto non dispone di alcun documento o pistola fumante che attesti e dimostri con ogni certezza che queste cose, di cui talvolta si sussurra, avvengano. Certezza incontrovertibile dell’esistenza di guide e baedeker del genere assolutamente dunque non v’è (ed io non ne ho prove), mentre invece mi dichiaro convinto che produttori disponibili, anzi pronti a pagare, o quantomeno ad entrare in discorsi di ipotetiche sinergie, collaborazioni e cose varie, pur di ottenere le guidaiole luci della ribalta, ci siano, eccome.
Interessante, invece, quanto ancora Vignadelmar osserva, ovvero che è più “credibile il fatto che il Barbaresco in questione sia veramente molto buono ma che per il complicato meccanismo di punteggio della guida americana abbia lecitamente fatto scivolare il vino in questione più giù in classifica”.
Alcuni casi emblematici, ovverosia quello del Brunello di Montalcino Madonna del Piano riserva 2001 di Valdicava, dimostrano che non basta ricevere punteggi super stellari, nella fattispecie 100 centesimi, il punteggio più elevato in assoluto tra i vini compresi nella Top 100, per potersi affermare in questa stravagante classifica, dove il vino toscano si ferma alla posizione numero tredici. Una classifica, quella dei Top 100, i cui criteri, diciamolo chiaramente!, costituiscono un assoluto mistero, un possibile argomento d’indagine da C.S.I , un “quarto” mistero di Fatima…
Avevo poi detto, e devo purtroppo rimangiarmi la parola, che non avrei risposto a quanto provocatoriamente affermato, nei suoi vari interventi monotematici e a tema fisso, da tale C.M., romano di Danimarca. Non me ne può fregare di meno, visto il pulpito, che il tipo sostenga che “la porzione di “rosico”, di leggera bile fa parte del suo spirto ruggente, il rovescio della medaglia del Ziliani”.
Non mi fa né caldo né freddo, sempre per lo stesso motivo di partenza, che Isso annoti che “Stracciato” é un termine da barsport, che andrebbe quasi bene per la definizione di una stracittadina o di un derby rionale. Non un termine che Gaja ed i suoi vini meritano”. Trovo ridicolo che interpreti il mio “Ce l’ hanno messa tutta le varie guide italiane..” come “una baggianata grossa che si commenterebbe da sola. Pensi davvero che WS si fili le guide italiane ? o che queste si siano coordinate tra loro per “portare avanti” I vini di Angelo Gaja ?”.
Come ho già risposto al cortese Vignadelmar non esiste, se non nella fantasia di qualche fenomeno, alcun effettivo “cartello” o accordo sottobanco tra le varie guide per promuovere insieme e celebrare la primazia di Gaja. Per celebrare, all’unisono, Gaja come il numero uno del vino italico (è Gaja, mica un rinoceronte qualsiasi!) non c’è bisogno di mettersi d’accordo, perché larghissima parte del mondo dell’informazione del vino italiano, guide comprese, celebra già le roi per una sorta di spontaneo riflesso pavloviano, per una intima convinzione estetica che meglio dei vini di Gaja ci sia ben poco in circolazione o nulla, e per taluni per una sorta di sudditanza psicologica (un po’ quello che accade a molti arbitri di calcio davanti alle grandi squadre) nei confronti del Giove Tonante dell’Enologia italiana, come lo definisce, con spiritosissima definizione, Vignadelmar.
Non posso tollerare, invece, e trovo profondamente scorretto e squallido, da cartellino rosso diretto, che il sor C.M. targato DK si permetta, senza vergognarsi, di scrivere che “se ti prendi la briga di andare un po’ indietro nei posts mi sembra che spesso e volentieri Franco scriva criticamente di persone che hanno - bene o male – assaggiato i vini di cui scrivono, mentre Franco spesso quei vini non li ha assaggiati. Epperó ne scrive”.
Come direbbe il non rimpianto ex presidente Scalfaro “io non ci sto” e non permetto che un Merolli qualsiasi si permetta di mettere in dubbio la mia professionalità, sostenendo, come ha fatto, che scrivo di cose che non conosco, che parli male di vini che non bevo, stroncandoli per…sentito dire.
Queste non sono più critiche, legittime, sono cialtronesche insinuazioni e diffamazioni gratuite che rimando al mittente - un tipo che, tra l’altro, sostiene che faccio “disinformazione” - e che approfittando della libertà di commento sproloqui “benvengano critiche oggettive ai vini - che peró bisogna assaggiarli, prima”.
Io i vini, tanti vini, vini di ogni tipo, li assaggio, partecipo, come possono testimoniare un sacco di colleghi, anche quelli a cui sto sulle scatole, ad un sacco di degustazioni. Ad esempio a Piacere, Barbaresco, lo scorso settembre a Neive, (leggi) dove il Barbaresco 2004 annata di Angelo Gaja, seppure inserito in catalogo, i giornalisti invitati e presenti non hanno potuto, a differenza di tantissimi altri disponibili, assaggiarlo. E non perché le bottiglie si fossero perse per strada nel lungo percorso da Barbaresco a Neive, ma perché “le roi”, con un atteggiamento davvero da primadonna, aveva ritenuto di non presentarlo, snobbando di fatto la manifestazione e noi poveri wine writer lì convenuti anche per degustare il suo nettare.
Su una cosa, concludendo, mi sento in pieno di concordare con il Merolli, ovvero quando osserva “E conta quante volte gli interessati si danno la pena di rispondere a Franco Ziliani: non Luca Maroni, non James Suckling, scarsissimamente il Parker del Tufello e tanto meno Angelo Gaja. Perché ? perché hanno torto ? perché hanno qualcosa da nascondere ? o perché preferiscono la strategia del silenzio ? O forse la risposta é che non vale la pena entrare in discussione, argomentare le proprie ragioni contro “paradigmi” la cui partenza, le cui origine si sono perdute nella notte della bloggologia e sono note solo a Franco Ziliani”.
Ha doppiamente ragione il “signore”: perché usa una parola, “strategia del silenzio”, quanto mai eloquente e che spiega bene come vadano le cose (le critiche scomode meglio ignorarle come se non esistessero) e perché di fronte a certi “paradigmi”, ad atteggiamenti prevenuti, a fumosi teoremi, a chiarissime arrière pensées, insuperabili specialità di tale C.M. rispondere non vale la pena. Ed è da autentici stupidi (eufemismo) perdere tempo, come sto facendo ora io, anche se con l’intento di illustrare la tecnica provocatoria del personaggino, rispondergli. Le questioni con personaggi del genere una volta si risolvevano, da gentiluomini, con stile, in maniera diversa. Oggi nei mala tempora in cui ci tocca vivere, non si può più e mi dispiace davvero tanto…

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23 Novembre 2007

Back from Slovenia

Un solo messaggio veloce al volo, appena tornato dalla splendida esperienza, professionale ma soprattutto umana, in Slovenia. Un rapido sguardo al blog mi ha mostrato che anche in mia assenza avete reagito ai post che avevo programmato, con una ricca serie di commenti moderati (e colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente) dal caro amico e collega Roberto Giuliani di LaVINIum.
Datemi il tempo, per favore, di leggerli tutti e di dire la mia, perché vedo che sono stato più volte chiamato in causa. Anche dal solito “bastian contrario” che ha rotto un lungo silenzio per dire le consuete prevedibili cose…
Una sola riflessione, back from Slovenia e dopo giorni trascorsi con ottimi e simpatici colleghi wine writer esteri: che terribile provincialismo qui in Italia! Come direbbe il duo Mondaini-Vianello: che noia, che barba, che barba, che noia!…

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18 Novembre 2007

Errata corrige: moglie numero tre, non consorte bis

Devo fare doverosamente ammenda di una clamorosa e imperdonabile imprecisione in cui sono incorso recentemente.
Segnalando (vedi) che ora è un vero esperto ad occuparsi di vino sul Magazine del Corriere della Sera, scrivevo che il buon Gian Luca Moncalvi prendeva il posto di “una “firma” nota soprattutto per essere la seconda moglie di un tale che, dicono, sia un “esperto” di cucina e di ristorazione”.
Errore da cartellino rosso, perché la rubrichista giubilata non è la seconda moglie del goloso identitario (leggi) incline alla coprolalia - che (qui, uscita del 17 novembre) si sdilinquisce per l’affermazione di un intoccabile Chef secondo il quale “I blog stanno al giornalismo come la pedofilia all’amore” oppure che “una volta, prima dell’invenzione di Internet, i disperati che vivevano in solitudine venivano definiti sfigati, ora blogger”, facendo finta di non essere a suo volta blogger, oltre che Giornalista Professionista – bensì, la moglie numero tre.
Correzione che una volta appresa la “notizia” della mia topica, da reo confesso “criminale del pensiero” faccio rapidamente, ovviamente per completezza dell’informazione…

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14 Novembre 2007

Vino al Vino su Versione Beta (Radio Due)

Non chiedetemi troppi dettagli e portate pazienza se non riuscirò bene a spiegarvi di cosa si tratti esattamente quel che sto per spiegarvi. L’unica cosa certa che posso dirvi è che Vino al Vino ed il sottoscritto saranno ospiti giovedì 15 (non il 16 come avevo erroneamente scritto: grazie Filippo!) della trasmissione radiofonica di Radio2 Rai (che trasmette trasmissioni cult come Fabio e Fiamma, il Ruggito del Coniglio, Caterpillar, ma anche i 28 minuti di Barbara Palombelli, nonché un programma dove si parla anche di vino e che si chiama Decanter) che corrisponde al nome di Versione Beta, ovvero la Radio 2.0.
Come ho detto del programma, non avendolo mai sentito, non so nulla, se non quello che ho trovato nel sito Internet di Radio2 (leggi) ovvero che si tratta di un “magazine di approfondimento sulle nuove idee e i personaggi emergenti nei sub-universi della tecnologia, del web, della musica indipendente, dei manga e del gaming, dei nuovi media. Tutto quello che ancora non e’ mainstream, ma potrebbe diventarlo presto. Se non domani, forse dopodomani…”.
In altre parole, avete capito vero? (beati voi…) “un progetto online di social networking, con una sua interfaccia Web 2.0 in cui la community degli ascoltatori suggerisce i temi da affrontare, integrando così il principio del contenuto user-generated nelle tradizionali dinamiche radiofoniche”.
Contattato da Mario Bellina, che è uno dei due conduttori e animatori del programma, insieme ad Andrea Materia, sono stato invitato a raccontare, in un breve intervento registrato lunedì, che sarà mandato in onda giovedì 15 (in registrata, perché non potevano rischiare di farmi dire in diretta, senza rete, quello che ho detto, pardon, che avrei pensato di poter dire, che avrei voluto dire…) che cosa sia Vino al Vino, la mia personale idea del wine blog, della comunicazione (alternativa) sul vino fatta via Internet.
Vi ho comunicato quasi tutto, ma non la cosa più importante, ovvero l’orario in cui la puntata con la mia intervista (un’intervistina lampo, niente di più) verrà trasmessa, un orario da autentici nottambuli come le 2.30... nella notte tra giovedì e venerdì (sic!)
Ma poiché non pretendo mica (non sono mica il teorico del vino frutto che inchioda letteralmente gli ascoltatori davanti alla radio con la sua voce suadente da pifferaio di Hamelin…) che siate lì ad ascoltarmi a quell’ora, vi ricordo che a partire da venerdì i curiosi potranno scaricare il podcast, ovvero il file audio con la registrazione della trasmissione, dal sito Internet di Versione Beta (qui) o dal sito di Radio2 Rai (qui).
Io, che sarò in giro tra Toscana (venerdì e sabato in Chianti Rufina) e Slovenia (un wine tour dal 18 al 23), mi ascolterò solo al ritorno at home. Ma voi, se avrete la curiosità e la pazienza di scaricare il podcast, fatemi sapere cosa pensate di questa mia testimonianza di fede nel fenomeno wine blog resa dalle onde della mitica Radio2 Rai!

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12 Novembre 2007

Il “sommelier informatico” vola da Firenze a Londra

Un wine blogger, Andrea Gori, rappresentante italiano al primo Campionato Europeo Sommelier WSA
Ma guarda un po’ te cosa ti combina quel ganzo di un Andrea Gori! Non contento di aver creato, da sommelier informatico quale si definisce, un bel wine blog, Vino da Burde (vedi) condotto in una vivace ottica di comunicatore sul vino, di aver documentato, come ho raccontato in questo articolo (leggi) in maniera eccellente e moderna lo svolgimento del Trofeo per il miglior sommelier d’Italia, con una serie di video e di cronache, chiamato a mostrare il suo spessore di sommelier, la sua cultura vinosa a 360 gradi, il suo sapere enciclopedico anche su questioni (un po’ nozionistiche) come il nome di un vino bulgaro e quello di quattro zone produttrici sudafricane o la data della Doc del Moscato di Scanzo, il nostro ha fatto un’eccellente figura (leggi).
Non si è accontentato difatti di figurare tra i tre (vedi), la fresca campionessa italiana Nicoletta Gargiulo e Marco Grassi, che hanno avuto accesso, dopo la “eliminazione” dei pur bravissimi Michele Garbujo e Rudy Rinaldi, alla fase finale della severa selezione che si è svolta venerdì a Milano (leggi) che doveva selezionare il partecipante unico alla prima edizione del Campionato Europeo Sommelier W.S.A. che si terrà a Londra (leggi) il prossimo 31 gennaio 2008.
Con un ultimo colpo di reni degno di un Cipollini o di un Petacchi, Andrea ha battuto la qualificata concorrenza e ha idealmente staccato (leggi) il biglietto che lo porterà in London a battersi con altri bravi sommelier europei per la conquista del titolo di miglior sommelier europeo W.S.A.
E bravo Andrea, ottimo esempio di moderno wine blogger, di sommelier informatico con il pallino di raccontare il vino anche via Web, con parole, immagini (quando anche con Wine-Web aromi?), che riesce a farsi onore mostrando una strada nuova, ricca di idee e di sviluppi alla sommellierie italiana (ovviamente targata A.I.S., ça va sans dire…) del Nuovo Millennio!
P.S. C’é un’errata corrige da fare, ovvero che prima di volare a Londra, Andrea Gori dovrà tornare a Milano, il prossimo 9 gennaio, per partecipare ad un’ulteriore selezione preliminare (leggi), che dovrebbe vederlo scontrarsi con 12 campioni nazionali europei. Sono però certo che uno dei tre super sommelier che usciranno dalla selezione e andranno a Londra sarà sicuramente il nostro wine blogger, il sommelier informatico fiorentino. Come dubitarne?

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7 Novembre 2007

Carneade, ma chi è costui? Balle e sproloqui sul Web

Sono ben consapevole che prestare attenzione ad un Carneade, uno di quei tanti personaggi senza identità, senza particolare arte né parte, che pascolano nelle praterie Web vinose lasciando pallide tracce, e inoffensive, su siti Internet, blog, forum, che animano o semplicemente frequentano alla disperata ricerca di una qualsiasi forma di riconoscimento (“ci sono, esisto, accorgiti di me!” – sembrano pateticamente dire…) è assolutamente tempo perso.
E so bene che, in tal modo, si fa il gioco di chi attende solo di essere in qualche modo legittimato, mentre invece andrebbe, vista la palese inconsistenza, ignorato o tenuto lontano come una mosca fastidiosa. Eppure, anche per spirito di carità cristiana, che voglio praticare pur essendo profondamente laico e agnostico, penso sia utile replicare a costoro, per ricordare loro quanto parlino a vanvera, come privo di senso, autorevolezza, fondatezza sia il loro blaterare.
Un tale, che non nominerò nemmeno perché essendo privo d’identità è come non avesse nome, in un testo (leggi qui) che mi è stato segnalato da alcuni amici (ovviamente non sono solito visitare il sito dove il tizio esercita), intitolato “I disonesti escono allo scoperto, anche se in forma anonima!!”, riferendosi ad un commento pubblicato a corollario di un mio post riguardante recenti dichiarazioni sulle guide fatte da Carlin Petrini (dichiarazioni che oltre Oceano vengono testualmente definite “bombshell”
(leggi qui) ovvero una bomba, mentre in Italia, su forum vinosi e altrove tendono ad essere silenziate…), si è lasciato andare ad un confuso sproloquio.
Ha scritto testualmente: “
E’ ovvio che chi si cela dietro un nick name è parzialmente attendibile, ma volendo sarebbe molto facile risalire all’autore della dichiarazione sconcertante, che è pubblicata su un blog di settore, che sotto vi trascrivo integralmente. Praticamente un giornalista, che c’è l’ha a morte con tutte le guide, in modo particolare con la più famosa, forse perché non lo hanno mai chiamato a collaborare, ed il vecchio proverbio della volpe e dell’uva ci fa ancora sorridere, partendo da un discorso pronunciato del fondatore di Slowfood, Carlin Petrini, dove avrebbe dichiarato che le guide dei vini sono obsolete ed in qualche modo superate da internet, aggiungo io, dove si trova di tutto e di più, si è lasciato ( libero ) sfogo ai lettori del blog di scrivere, dopo una censura ai contenuti come ai tempi della guerra fredda, quello che più o meno ha fatto comodo vedere scritto e pubblicato.
Che senso ha di esistere un blog, dove viene applicata una censura preventiva alle opinioni espresse dai lettori, meglio sono a questo punti i siti internet, dove ognuno è libero di accedervi o meno, senza condizionamenti o censure preventive, lasciando solo ai redattori dei siti la possibilità di stabilire e scriverne i contenuti
”.
Due motivi mi hanno indotto a prendere in considerazione e a sottoporre alla vostra benevola attenzione queste sesquipedali sciocchezze. Il primo è la disinformazione e la malafede del tale, che pensando di mettermi in difficoltà citando “la volpe e l’uva”, che non è un “proverbio” come dice, bensì la più nota favola attribuita ad Esopo, afferma stoltamente il falso, ovvero che ce l’avrei “a morte con tutte le guide, in modo particolare con la più famosa, forse perché non lo hanno mai chiamato a collaborare”.
Il tizio, disinformato e inconsapevole, ignora che quando lui ancora si dilettava di chissà che, il sottoscritto nel 1987 e l’anno successivo, come ho più volte scritto (ma lui è distratto e non se n’è accorto), ha partecipato, come autore, alle prime due edizioni della guida Vini d’Italia edita da Gambero rosso e Slow Food occupandosi della Lombardia. Dopo di che, dopo due anni, e dopo questa istruttiva e utile esperienza, la guida ed io abbiamo ritenuto che non ci fossero elementi validi per continuare la nostra collaborazione e ognuno è andato, con reciproca soddisfazione, per la propria strada. La guida diventando LA GUIDA di riferimento (e quella che manifesta molto spesso i difetti ed i problemi che sono stati oggetto di molti miei articoli), io compiendo il mio percorso professionale, per non sconosciute riviste italiane ed estere dove il tizio non ha mai scritto e non scriverà mai, che mi ha portato ad essere quello che, nel bene o nel male, piaccia o non piaccia, sono oggi.
Il secondo motivo che credo richieda una puntualizzazione è l’accusa, che ogni tanto mi arriva da qualche altro “fenomeno” che frequenta forum vinosi o che ha postato commenti sul mio blog, di esercitare su Vino al Vino “una censura ai contenuti come ai tempi della guerra fredda, quello che più o meno ha fatto comodo vedere scritto e pubblicato” e di applicare “una censura preventiva alle opinioni espresse dai lettori”. Questa emerita stupidata è largamente smentita da molti commenti critici ai miei post che il blog pubblica normalmente e continuerà a pubblicare. Come il tizio sa, ma essendo in malafede preferisce vendere fumo, io non esercito alcuna censura, ma da qualche mese (per un anno non c’è stato alcun tipo di filtro e tutto veniva automaticamente pubblicato) mi limito a moderare i commenti, per evitare che vengano incautamente pubblicate affermazioni offensive o diffamatorie. Verso le quali dovrei rispondere io, nei confronti di eventuali soggetti danneggiati, perché “editore” e responsabile dei contenuti di Vino al Vino.
Darmi dell’occhiuto censore, che pubblica solo i commenti che mi lodano e m’imbrodano (ma non è colpa mia se sul blog appaiono anche commenti di persone che si dichiarano d’accordo con quanto scrivo) e cassa quello che mi darebbe fastidio o che confuta (com’è del resto nello spirito e nel novero delle possibilità di un blog) quanto sostengo, è non solo non corrispondente alla realtà, ma assolutamente ridicolo.
Il blog è, internettianamente parlando, un esercizio di equilibrismo al trapezio senza rete protettiva sottostante, dove puoi essere lodato, ma anche criticato, oppure semplicemente ignorato. Ecco spiegato perché il Carneade (che ha tentato inutilmente di intervistare Gaja, venendo praticamente snobbato. Dopo il “quasi gol” di Carosio abbiamo ora “l’intervista quasi fatta”…) per la sua presenza in Rete ha preferito un sito Internet, senza possibilità di commenti, più o meno moderati, piuttosto che un blog. Quanto al tale, con il suo modo di fare che definire tartufesco è poco, mi sembra pronto per fare professionalmente, dopo essere stato ammesso, come ci racconta e vanta, a far parte di commissioni di degustazione di “importanti” (lo dice lui) concorsi enologici italici e internazionali (se volessi essere cattivo, ma ho pietà di lui, ricorderei in quali termini anni fa cercò di partecipare al Concorso di Bordeaux e come impetrò una qualsiasi forma di attenzione), un salto di “qualità”.
Lo vedo pronto, caldo, consapevole il giusto, con il suo italiano un po’ zoppicante “Orbene personalmente non vi ho ancora preso parte alle commissioni di degustazione”, maturo per entrare a far parte del “magic team di qualche guida (sicuramente non quella del Gambero e della Chiocciola), visto che, come scrive, “il nuovo anno mi dovrebbe vedere operativo in questa veste”.
E’ già entrato nei panni del semplice collaboratore, del “galoppino” che degusta e si dà da fare, poi tanto sono altri ed in altre sedi a decidere quali vini premiare, al servizio di qualche guida (potrei anche scommettere quale). Lo dimostra quando scrive “ho alcuni amici che hanno collaborato alla stesura per Guide 2007/2008 e mi hanno messo al corrente di come le degustazioni vengano condotte con la massima serietà : vini degustati “alla cieca “, superata la prima fase sono stati ammessi alla seconda fase, fino ad arrivare al massimo dei riconoscimenti”.
Con il suo buonismo giustificazionista, con il suo affannato ricordarci che, “attenzione, le guide sono una cosa seria, lo dimostra il fatto che guidaiolo sto diventando anch’io e contribuirò a renderle ancora migliori, sorbole!”, dimostra che la guida, anche solo una di quelle guide minori, dove bazzicano personaggi di secondo piano o di basso profilo e magari anche qualche “furbetto”, è proprio la sua naturale dimensione, l’approdo ovvio e scontato da Carneade della scrittura sul vino qual é.

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1 Novembre 2007

Le guide dei vini: un sondaggio de I numeri del vino

L’ottimo Marco Baccaglio, creatore di quell’indispensabile blog dedicato all’analisi della produzione vinicola dal punto di vista economico che è I numeri del vino, nella sezione intitolata “le opinioni del vino” ha lanciato da qualche giorno un sondaggio particolarmente stimolante intitolato, molto sinteticamente,”le guide“.
Invito i lettori di questo blog, che hanno più volte dimostrato di avere il “polso caldo” e le idee ben chiare (e voglia di esprimerle) in materia di baedeker enologici, a partecipare, iscrivendosi al panel, rispondendo alle cinque domande 5, semplici, dirette, che consentiranno poi, con l’elaborazione delle risposte pervenute, di delineare quale sia il “sentimento” del pubblico nei confronti di questi strumenti informativi e di conoscenza del panorama vinicolo italiano.
Strumenti nei confronti dei quali anche un personaggio che ha contribuito a crearli e ne è tuttora ispiratore, nientemeno che Carlin Petrini, (mica il Gigi Piumatti della situazione) comincia a testimoniare qualche significativa perplessità, tanto da aver indotto il profeta di Slow Food a dichiarare in pubblico che “questa nostra guida, (la Guida al Vino quotidiano) ma anche quella realizzata con il Gambero Rosso, hanno un’impostazione obsoleta nella loro profonda essenza”. Questo perché “i tempi sono maturi per ragionare in un altro modo, che non veda graduatorie di merito ma che sia basato sulla qualità di quanti hanno un corretto approccio con il vino”.
Bene, dedicate cinque minuti scarsi del vostro tempo a rispondere al sondaggio (entro il 30 novembre), date la testimonianza del vostro sentire, fatevi “auscultare” per capire come reagite di fronte alla parola guida.
“Rischiate”, tra l’altro, di vincere qualche bottiglia di vino, messa in palio da Baccaglio, grazie alla buona volontà di un produttore blogger, tra tutti coloro che partecipano al sondaggio…

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