Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Blogosfera'

29 Dicembre 2007

Che cos’è e dove sta andando il wine blogging: perché non discuterne anche in Italia?

Intelligentissima e quanto mai opportuna iniziativa dell’ottimo wine blogger statunitense Tim Elliott, autore, dal dicembre 2004, di Winecast (vedi) wine podcast and blog come lo definisce e tra i primi e migliori esempi di blog sul vino che si serve anche di  video e di registrazioni audio proposte con il sistema del podcast.
Tim, professore di marketing, studioso del vino dal punto di vista del mercato e della comunicazione, nonché acuto e originale wine blogger, ha pensato di realizzare e proporre, ovviamente in audio, su Winecast, uno state of the art, una fotografia, un bilancio, un’analisi, chiamatelo come volete, dell’attuale situazione del wine blogging, ovvero del parlare di vino via blog, negli Stati Uniti.
Così, coinvolgendo una serie di top wine blogger, da Alder Yarrow di Vinography (vedi) al Dr. Debs di Good wine under $20 (vedi), a Gabriella & Ryan Opaz di Catavino (vedi), ha tirato fuori dal cappello del mago un dibattito a più voci, una bella e lunga trasmissione che si può ascoltare ovviamente in podcast ed in inglese (ascolta qui), che costituisce il tentativo più organico sinora messo a segno per capire cosa sia il fenomeno del wine blog, dove stia andando, quale sia il suo impatto sugli appassionati, sui consumatori, sull’industria del vino, quale modello di comunicazione e d’informazione sul vino proponga. Una cosa fantastica, da standing ovation.
Ho attentamente ascoltato le domande e gli stimoli alla discussione proposti da Tim e le risposte dei wine blogger e gli spunti, tantissimi, emersi dal dialogo (tra cui queste riflessioni - vedi - di Alder Yarrow) e mi sono chiesto: perché non fare qualcosa del genere anche in Italia, realizzando un analogo state of the art sul fenomeno del wine blogging nell’Enotria tellus, nella nostra Italia del vino?
Nei giorni scorsi ho già provveduto a contattare un paio di grandi esperti in materia, le persone che a mio avviso, per capacità tecniche e per fantasia, intraprendenza, un pizzico di follia, potrebbero, lasciandomi il ruolo di “regista” e coordinatore del progetto, un po’ come ha fatto Tim Elliott, darmi il loro supporto e affiancarsi a me. Le discussioni e le valutazioni sono tuttora in corso e spero abbiano esito positivo. Ho ho già in mente le domande e l’elenco dei wine blogger da interpellare.
Mi farò presto vivo, lo prometto, per tenervi informato sugli sviluppi di questo che per ora è solo un pour parler, e che mi auguro possa diventare presto, diciamo entro metà gennaio, cosa fatta.
Io assicuro tutto il mio impegno, adoperandomi anche per innescare e attivare un discorso di sinergie e collaborazione tra soggetti diversi, ma tutti validi, e mandare in porto una bella chiacchierata a più voci, ascoltabile via Internet, tra i diversi wine blogger italiani (intendendo per blog qualcosa che consenta ai lettori di interagire ed intervenire tramite commenti, altrimenti non è un blog, è solo un, seppure ottimo, sito Internet).
Se non ci riuscirò, vi autorizzo sin d’ora a darmi del fafiuché (come definiscono in Langa quelli che parlano tanto e non concludono) oppure dell’utopista. Perché l’idea l’ho avuta, ma per metterla in pratica ho bisogno anche di altri che, come me ci credano. Li saprò contagiare con il mio entusiasmo e coinvolgere in questo progetto?

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Fiancheggiatore? No, gustosamente…sovversivo!

Dicono (qui) che dei Sovversivi del Gusto io non vada considerato solo, come amo definirmi, un “fiancheggiatore”, uno che simpatizza e molto per questo strano e variopinto gruppo di artigiani alimentari con l’abitudine di comunicare direttamente con il consumatore, ma che Sovversivo autentico (a modo mio s’intende) io vada considerato, senza se ne ma…
Di entrambe le soluzioni sono sicuramente orgoglioso, perché essere vicino a questi amici, a questa gente che si dà tanto da fare per proporre un’altra idea di onorare la terra e la campagna e che riesce a comunicarlo con efficacia anche via Web con un consumato spirito da blogger, e dare una mano, per quanto posso, a farli conoscere, la considero una delle mie priorità, per questo 2008, speriamo sereno, operoso e ricco di soddisfazioni, che s’annuncia…
Evviva i Sovversivi del Gusto e un forte abbraccio a chi vuol loro bene!

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23 Dicembre 2007

Auguri da Elfo

Devo ringraziare Filippo Ronco, con il quale notoriamente non c’è mai stato un grandissimo feeling, ma il cui lavoro assiduo e la cui passione meritano rispetto, per questa simpatica sorpresa, questo messaggio augurale che mi ha visto in qualche modo coinvolto.
La potete vedere qui, in questo post sul suo blog e tramite questo link diretto.
Elfi e folletti davvero particolari, non trovate? Beh, provate ad indovinare chi sono…

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12 Dicembre 2007

Michael Edwards on the Web: un altro wine writer approda al blog

Un altro signor wine writer, autore di libri sullo Champagne (tra cui questo, nella foto, pubblicato anche in italiano alcuni anni fa da Rosenberg & Sellier, la casa che ha editato per anni il pocket book di Hugh Johnson), grande conoscitore della Borgogna, ma anche appassionato dell’Italia e dei suoi vini (segnatamente il Barolo), approda al blog.
Si tratta dell’inglese Michael F. Edwards, che con l’aiuto di un altro collega, il franco-belga Hervé Lalau, già da mesi on line con il suo blog (vedi) Chroniques Vineuses, arriva, anche lui, nella wine blogosfera con  Michael’s wine pages The life and works of a wine lover (le pagine del vino di Michael: la vita e il lavoro di un amante del vino) - vedi.
Esordio da pochi giorni, ma Michael, che è persona di grande esperienza, intelligenza e cultura (ho avuto modo di scoprirlo nel corso del recente viaggio che abbiamo fatto, insieme ad Hervé, segretario della Fijev, e ad una serie di ottimi wine writers, alcuni MW, master of wine, in Slovenia – vedi foto collettiva qui sotto – Michael è il terzo da sinistra, Hervé il sesto da destra) già coglie il segno con questo bel post (leggi) su tartufi e Barolo, raccontandoci di una degustazione, a Londra, di alcune annate di uno dei miei Barolo preferiti, il Villero riserva di Vietti.
Uno dei gioielli dei terroir di Castiglione Falletto, da me raccontati in un articolo, pubblicato su The World of Fine Wine (di cui anche Michael é collaboratore), che potete scaricare liberamente in formato pdf da qui.
Benvenuto nella wine blogosfera Michael, wellcome!

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10 Dicembre 2007

Andrew Jefford, grande wine writer, giudica il fenomeno dei wine blog

Sto lavorando ad un’interessantissima inchiesta sul fenomeno dei wine blogger, quello internazionale ovviamente (di quello italiano, essendone parte, non potrei scriverne con il necessario distacco, sine ira ac studiowithout anger or bias), e ho avuto il piacere di raccogliere le riflessioni sull’argomento di alcuni tra i più importanti conduttori di wine blogger del mondo, da Alder Yarrow a Tom Wark a Jamie Goode e Jeff Lefevere, sino agli amici Joan Gomez Pallarès, Victor Franco Hervé Lalau e Jeremy Parzen.
Tra le testimonianze più sorprendenti quella del
l’ottimo Andrew Jefford, uno dei più grandi wine writer inglesi, columnist di Decanter, The Morning Advertiser, contributing editor di The World of Fine Wine (sito Internet), collaboratore del Financial Times nonché autore di programmi radiofonici e televisivi.
Dalla primavera 2007, come “spin off” del suo sito Internet (vedi) lanciato nel 2006 ha creato il suo wine blog (leggi) nato, scrive, “per divertirmi, per essere provocatorio, quando é il caso, per utilizzare materiale che non potrei pubblicare altrove, per esprimere anche le mie idee in materia di politica, etica, filosofia, per creare i presupposti per l’espansione della mia attività anche in altri settori della scrittura, per andare oltre a quei limiti posti da larga parte dell’editoria e del giornalismo sul vino di oggi”.
Andrew deve avere ritenuto interessanti le mie domande, se ha pensato bene di postare sul suo blog (qui) alcune delle sue risposte, quelle ritenute di maggiore significato per i lettori di lingua inglese.
Vi invito, in attesa di poter diffondere, anche dopo la pubblicazione sulla rivista che accoglierà l’inchiesta, la traduzione italiana completa di quanto Andrew, Tom, Alder, Jamie, Jeff, Alice, ecc. mi hanno detto, a leggere ed riflettere attentamente su quanto Jefford, che si é dotato di un sito Internet e di un blog, ma in fondo sembra non credere sino in fondo in loro, sostiene sul fenomeno wine blog, sui suoi pregi e difetti e sui suoi limiti. Fenomeno di cui dice che “i grandi pregi dei wine blog sono l’immediatezza, una certa quale forma di intimismo e l’annullamento delle barriere geografiche e linguistiche (cosa che per me é più facile visto che uso quel Web Esperanto che é l’inglese). La democratizzazione e libertà d’informazione sono altresì degli atout, mentre i limiti sono il non essere economicamente redditizi e di presentare talvolta non sufficienti standard editoriali e di scrittura”. Dite la vostra qui e, se volete, direttamente in forma di commento sul suo blog…

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5 Dicembre 2007

Servizio pubblico: un notebook smarrito e un S.O.S. via Web per ritrovarlo

Al nostro caro amico Filippo Cintolesi, ricercatore e fisico con anni di esperienza nientemeno che ad Oxford e attratto dal richiamo della terra, che nella fattispecie ha le sembianze di un piccolo podere nel Chianti, il Podere Erbolo, in comune di Gaiole in Chianti, fra Gaiole e Radda, o fra Vertine e San Donato in Perano (guarda), volendo essere ancora più precisi, è capitata una brutta disavventura.
Tornato in Italia per occuparsi più da vicino di Erbole, dove produce uno splendido vino, il Salvino (leggi), ed un ottimo olio extravergine d’oliva, il nostro, Sovversivo del Gusto, domenica sera prima di arrivare ad Erbolo (vedi) si è fermato a cenare presso la Locanda di Pietracupa, vicino a San Donato in Poggio, nel comune di Tavarnelle Val di Pesa in provincia di Firenze.
Per una banale e malaugurata dimenticanza gli è successo di lasciare il suo computer laptop, un Dell Inspiron 4500 con tastiera britannica,  contenuto nella sua borsa nera, dove c’erano anche alcuni accessori, fuori dalla macchina, su un muretto dove l’aveva appoggiato, nelle immediate adiacenze della Locanda di Pietracupa, lungo un viottolo parallelo alla strada provinciale 101.
Il tempo di dimenticarlo, accidenti, in un periodo dalle 22.45 alle 0.45 di lunedì mattina, quando accortosi dell’accaduto era accorso sul posto sperando di ritrovarlo, ed il laptop o notebook come volete chiamarlo, era già sparito.
Un bel problema, perché il notebook contiene un importantissimo, fondamentale archivio del lavoro di Filippo, appunti, documentazioni che è impossibile recuperare altrove. Che fare?
Semplice: sperare che qualcuno si accorga del contenuto e che contatti Filippo per aiutarlo a recuperare la sua “memoria storica”, ovvero tutta quella documentazione senza la quale il nostro amico è davvero… in braghe di tela. Filippo si dichiara pronto a ricompensare sostanziosamente chi lo aiutasse a tornare in possesso del suo Dell Inspiron 4500 che serve molto di più a lui più di quanto possa servire ad altri.
Possiamo dunque “sognare” che qualcuno legga questo S.O.S. e come per miracolo, come in un film di Frank Capra con happy end, contatti Filippo al suo numero di cellulare - 339 5455452 - oppure al suo indirizzo di posta elettronica (questo) oppure a quello del suo amico chiantigiano, ottimo blogger (vedi), Andrea Pagliantini a quest’altro indirizzo e-mail (questo)?
Sperare non costa niente, come pure far girare la notizia e questo S.O.S., come chiedo ad ogni amico blogger di buona volontà. Grazie per quanto potrete fare…

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26 Novembre 2007

Sovversivi del gusto in festa alla Trattoria Pegaso del Troglo

Grande appuntamento domani sera dal Troglo, alias Adriano Liloni, pirotecnico tenutario della Trattoria Pegaso, in quel di Soprazzocco di Gavardo sopra Salò, nonché blogger (vedi) perseguitato dai gestori telefonici che tengono bloccato da mesi il suo blog, per la presentazione di un libro, manifesto di quella bella associazione di belle teste libere ed indipendenti, artigiani golosi, gourmet, imprenditori delle cose buone fatte con cuore, cervello e attributi, che corrisponde al nome di Sovversivi del Gusto! (sito Internet).
Non so ancora chi, dei vari personaggi della banda, il re del riso Carlo Zaccaria (qui), il produttore di salumi d’anatra e d’oca nonché corsaro del gusto (vedi) Edoardo Bresciano, e poi Francesco Travaglini del Parco dei buoi, grande olivicoltore e orticoltore (qui), Filippo Cintolesi innamorato del Chianti e grande piccolo produttore di vino e di olio, e poi gli altri ancora, come il puntuale cronista e gastrovideoreporter (vedi) Liborio Butera e l’appassionato e orgoglioso coltivatore chiantigiano Andrea Pagliantini (vedi), sarà presente.
So solo e sono felice di poterci essere, che sarà una grande occasione di poter conoscere gente vera e schietta che si può guardare negli occhi stringendone la mano, belle persone, prima che bravi artigiani alimentari e capaci imprenditori. E questo, nel mondaccio zozzo pieno di falsi, cialtroni e opportunisti, in cui ci tocca vivere, è già una grandissima cosa… Sovversivi del gusto, forza e coraggio!

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Commenti e controcommenti sul blog: alcune risposte

Sono pienamente consapevole del poco senso che abbia il cercare di replicare, a giorni di distanza, a commenti a miei post che sono apparsi su Vino al Vino la scorsa settimana, quando trovandomi in viaggio di lavoro in Slovenia ero, di fatto, impossibilitato a seguire il flusso della discussione e ad intervenire direttamente e avevo pregato l’amico Roberto Giuliani di moderare i commenti (ovvero pubblicarli salvo contenessero insulti) in mia assenza.
Lo spirito del blog prevede l’immediatezza e la freschezza del gioco di interventi e risposte, un ritmo preciso di entrate e rimbalzi che regola il dipanarsi del discorso e quindi queste mie precisazioni, fatte ora a giorni di distanza, con ogni probabilità risulteranno, lo dico io per primo, decisamente fuori sincrono. Ma tant’è, alcune vostre entrate, leggermente a gamba tesa, o quantomeno à la Gattuso, calcisticamente parlando, meritano una risposta, che cercherà di essere la più breve e spero la più incisiva possibile.
Prima risposta, doverosa, a Giovanni (commento del 18 novembre) che definisce “enoputtanate o meglio puttanate” quanto ho scritto, indice di un “toccare il fondo”.
Lo ringrazio per questi suoi legittimi rilievi, come ringrazio altresì Enyo (commento del 20 novembre) il quale sostiene che “il nostro buon Ziliani non perde l’occasione per dimostrare il suo provincialismo. La malcelata esultanza per il mancato riconoscimento a Gaja - con il solito, noioso, trito condimento di uno stantio sarcasmo nei confronti di guide, guidaioli, giudicanti di vino che non siano lui e qualche suo compagnuccio di merende - ricorda probabilmente quella stessa provinciale esultanza che lo avrà sen’altro fatto godere, da buon interista frustrato, quando il Milan si fece rimontare tre gol dal Liverpool”.
In effetti, come ogni interista degno di questo nome, ho riso non poco la famosa notte in cui il Milan, proprio come il proverbiale Martin, “per un pelo perse la cappa”, e sorrido per le disavventure, sempre più frequenti, dei “cugini” rossoneri. Venendo però a cose più serie, e rispondo anche a Vignadelmar (intervento del 19 novembre), credo che Enyo abbia preso fischi per fiaschi non avendo capito (Darmagi!) che non mi compiacevo affatto per “il mancato riconoscimento a Gaja” (che secondo me merita sempre e comunque 100 volte di più di un Brunello di Montalcino ferriniano qualsiasi il primo premio in una graduatoria che ho più volte definitivo puramente mediatica e non autorevole).
Piuttosto ironizzavo (senza aver chiesto preventivamente il permesso ad Enyo, sorry) sul fatto che nonostante l’amoroso sostegno offerto, tramite le varie guide, dal mondo dell’informazione del vino italiano, attraverso premi a gogò, Wine Speculator, pardon, Wine Spectator non abbia tenuto in alcuna considerazione l’aperto tifo “pro Gaja” e nonostante la disponibilità di una serie di Langhe Nebbiolo che secondo gli amatori del genere sono di assoluto livello qualitativo abbia preferito non portare Gaja sul gradino più alto del podio. Quello dove l’Angelo di Barbaresco non è – trattasi di rilievo oggettivo - mai salito.
Con questo, e passo al buon Vignadelmar, non voglio assolutamente dire, non l’ho mai scritto e non lo penso, che “tutte le eno guide italiane si sono messe preventivamente d’accordo nel tirare la volata al “Giove Tonante dell’Enologia Italiana” e che resti solo da appurare se si siano “messe d’accordo spontaneamente o se sono state adeguatamente foraggiate”.
Gaja farà anche vini che non mi piacciono, organoletticamente e “filosoficamente”, ma è e resta un signore, che a questi mezzucci da magliari, che ad altri potranno tranquillamente garbare o sembrare normali ammesso e non concesso che esistano, non si sognerà mai di ricorrere, perché lui è Gaja, le roi, un produttore serio (lo dico senza ironia, prima che qualche imbecille pensi il contrario), e non un cialtroncello qualsiasi.
In secondo luogo é ancora tutto da dimostrare, carte e documenti alla mano ad uso del Guariniello di turno, che esistano ed operino guide del vino in Italia dedite alla contrattazione preventiva, in altre parole che si facciano pagare o chiedano emolumenti di natura varia per elargire allori e standing ovation.
Il sottoscritto non dispone di alcun documento o pistola fumante che attesti e dimostri con ogni certezza che queste cose, di cui talvolta si sussurra, avvengano. Certezza incontrovertibile dell’esistenza di guide e baedeker del genere assolutamente dunque non v’è (ed io non ne ho prove), mentre invece mi dichiaro convinto che produttori disponibili, anzi pronti a pagare, o quantomeno ad entrare in discorsi di ipotetiche sinergie, collaborazioni e cose varie, pur di ottenere le guidaiole luci della ribalta, ci siano, eccome.
Interessante, invece, quanto ancora Vignadelmar osserva, ovvero che è più “credibile il fatto che il Barbaresco in questione sia veramente molto buono ma che per il complicato meccanismo di punteggio della guida americana abbia lecitamente fatto scivolare il vino in questione più giù in classifica”.
Alcuni casi emblematici, ovverosia quello del Brunello di Montalcino Madonna del Piano riserva 2001 di Valdicava, dimostrano che non basta ricevere punteggi super stellari, nella fattispecie 100 centesimi, il punteggio più elevato in assoluto tra i vini compresi nella Top 100, per potersi affermare in questa stravagante classifica, dove il vino toscano si ferma alla posizione numero tredici. Una classifica, quella dei Top 100, i cui criteri, diciamolo chiaramente!, costituiscono un assoluto mistero, un possibile argomento d’indagine da C.S.I , un “quarto” mistero di Fatima…
Avevo poi detto, e devo purtroppo rimangiarmi la parola, che non avrei risposto a quanto provocatoriamente affermato, nei suoi vari interventi monotematici e a tema fisso, da tale C.M., romano di Danimarca. Non me ne può fregare di meno, visto il pulpito, che il tipo sostenga che “la porzione di “rosico”, di leggera bile fa parte del suo spirto ruggente, il rovescio della medaglia del Ziliani”.
Non mi fa né caldo né freddo, sempre per lo stesso motivo di partenza, che Isso annoti che “Stracciato” é un termine da barsport, che andrebbe quasi bene per la definizione di una stracittadina o di un derby rionale. Non un termine che Gaja ed i suoi vini meritano”. Trovo ridicolo che interpreti il mio “Ce l’ hanno messa tutta le varie guide italiane..” come “una baggianata grossa che si commenterebbe da sola. Pensi davvero che WS si fili le guide italiane ? o che queste si siano coordinate tra loro per “portare avanti” I vini di Angelo Gaja ?”.
Come ho già risposto al cortese Vignadelmar non esiste, se non nella fantasia di qualche fenomeno, alcun effettivo “cartello” o accordo sottobanco tra le varie guide per promuovere insieme e celebrare la primazia di Gaja. Per celebrare, all’unisono, Gaja come il numero uno del vino italico (è Gaja, mica un rinoceronte qualsiasi!) non c’è bisogno di mettersi d’accordo, perché larghissima parte del mondo dell’informazione del vino italiano, guide comprese, celebra già le roi per una sorta di spontaneo riflesso pavloviano, per una intima convinzione estetica che meglio dei vini di Gaja ci sia ben poco in circolazione o nulla, e per taluni per una sorta di sudditanza psicologica (un po’ quello che accade a molti arbitri di calcio davanti alle grandi squadre) nei confronti del Giove Tonante dell’Enologia italiana, come lo definisce, con spiritosissima definizione, Vignadelmar.
Non posso tollerare, invece, e trovo profondamente scorretto e squallido, da cartellino rosso diretto, che il sor C.M. targato DK si permetta, senza vergognarsi, di scrivere che “se ti prendi la briga di andare un po’ indietro nei posts mi sembra che spesso e volentieri Franco scriva criticamente di persone che hanno - bene o male – assaggiato i vini di cui scrivono, mentre Franco spesso quei vini non li ha assaggiati. Epperó ne scrive”.
Come direbbe il non rimpianto ex presidente Scalfaro “io non ci sto” e non permetto che un Merolli qualsiasi si permetta di mettere in dubbio la mia professionalità, sostenendo, come ha fatto, che scrivo di cose che non conosco, che parli male di vini che non bevo, stroncandoli per…sentito dire.
Queste non sono più critiche, legittime, sono cialtronesche insinuazioni e diffamazioni gratuite che rimando al mittente - un tipo che, tra l’altro, sostiene che faccio “disinformazione” - e che approfittando della libertà di commento sproloqui “benvengano critiche oggettive ai vini - che peró bisogna assaggiarli, prima”.
Io i vini, tanti vini, vini di ogni tipo, li assaggio, partecipo, come possono testimoniare un sacco di colleghi, anche quelli a cui sto sulle scatole, ad un sacco di degustazioni. Ad esempio a Piacere, Barbaresco, lo scorso settembre a Neive, (leggi) dove il Barbaresco 2004 annata di Angelo Gaja, seppure inserito in catalogo, i giornalisti invitati e presenti non hanno potuto, a differenza di tantissimi altri disponibili, assaggiarlo. E non perché le bottiglie si fossero perse per strada nel lungo percorso da Barbaresco a Neive, ma perché “le roi”, con un atteggiamento davvero da primadonna, aveva ritenuto di non presentarlo, snobbando di fatto la manifestazione e noi poveri wine writer lì convenuti anche per degustare il suo nettare.
Su una cosa, concludendo, mi sento in pieno di concordare con il Merolli, ovvero quando osserva “E conta quante volte gli interessati si danno la pena di rispondere a Franco Ziliani: non Luca Maroni, non James Suckling, scarsissimamente il Parker del Tufello e tanto meno Angelo Gaja. Perché ? perché hanno torto ? perché hanno qualcosa da nascondere ? o perché preferiscono la strategia del silenzio ? O forse la risposta é che non vale la pena entrare in discussione, argomentare le proprie ragioni contro “paradigmi” la cui partenza, le cui origine si sono perdute nella notte della bloggologia e sono note solo a Franco Ziliani”.
Ha doppiamente ragione il “signore”: perché usa una parola, “strategia del silenzio”, quanto mai eloquente e che spiega bene come vadano le cose (le critiche scomode meglio ignorarle come se non esistessero) e perché di fronte a certi “paradigmi”, ad atteggiamenti prevenuti, a fumosi teoremi, a chiarissime arrière pensées, insuperabili specialità di tale C.M. rispondere non vale la pena. Ed è da autentici stupidi (eufemismo) perdere tempo, come sto facendo ora io, anche se con l’intento di illustrare la tecnica provocatoria del personaggino, rispondergli. Le questioni con personaggi del genere una volta si risolvevano, da gentiluomini, con stile, in maniera diversa. Oggi nei mala tempora in cui ci tocca vivere, non si può più e mi dispiace davvero tanto…

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23 Novembre 2007

Back from Slovenia

Un solo messaggio veloce al volo, appena tornato dalla splendida esperienza, professionale ma soprattutto umana, in Slovenia. Un rapido sguardo al blog mi ha mostrato che anche in mia assenza avete reagito ai post che avevo programmato, con una ricca serie di commenti moderati (e colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente) dal caro amico e collega Roberto Giuliani di LaVINIum.
Datemi il tempo, per favore, di leggerli tutti e di dire la mia, perché vedo che sono stato più volte chiamato in causa. Anche dal solito “bastian contrario” che ha rotto un lungo silenzio per dire le consuete prevedibili cose…
Una sola riflessione, back from Slovenia e dopo giorni trascorsi con ottimi e simpatici colleghi wine writer esteri: che terribile provincialismo qui in Italia! Come direbbe il duo Mondaini-Vianello: che noia, che barba, che barba, che noia!…

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18 Novembre 2007

Errata corrige: moglie numero tre, non consorte bis

Devo fare doverosamente ammenda di una clamorosa e imperdonabile imprecisione in cui sono incorso recentemente.
Segnalando (vedi) che ora è un vero esperto ad occuparsi di vino sul Magazine del Corriere della Sera, scrivevo che il buon Gian Luca Moncalvi prendeva il posto di “una “firma” nota soprattutto per essere la seconda moglie di un tale che, dicono, sia un “esperto” di cucina e di ristorazione”.
Errore da cartellino rosso, perché la rubrichista giubilata non è la seconda moglie del goloso identitario (leggi) incline alla coprolalia - che (qui, uscita del 17 novembre) si sdilinquisce per l’affermazione di un intoccabile Chef secondo il quale “I blog stanno al giornalismo come la pedofilia all’amore” oppure che “una volta, prima dell’invenzione di Internet, i disperati che vivevano in solitudine venivano definiti sfigati, ora blogger”, facendo finta di non essere a suo volta blogger, oltre che Giornalista Professionista – bensì, la moglie numero tre.
Correzione che una volta appresa la “notizia” della mia topica, da reo confesso “criminale del pensiero” faccio rapidamente, ovviamente per completezza dell’informazione…

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