Sono pienamente consapevole del poco senso che abbia il cercare di replicare, a giorni di distanza, a commenti a miei post che sono apparsi su Vino al Vino la scorsa settimana, quando trovandomi in viaggio di lavoro in Slovenia ero, di fatto, impossibilitato a seguire il flusso della discussione e ad intervenire direttamente e avevo pregato l’amico Roberto Giuliani di moderare i commenti (ovvero pubblicarli salvo contenessero insulti) in mia assenza.
Lo spirito del blog prevede l’immediatezza e la freschezza del gioco di interventi e risposte, un ritmo preciso di entrate e rimbalzi che regola il dipanarsi del discorso e quindi queste mie precisazioni, fatte ora a giorni di distanza, con ogni probabilità risulteranno, lo dico io per primo, decisamente fuori sincrono. Ma tant’è, alcune vostre entrate, leggermente a gamba tesa, o quantomeno à la Gattuso, calcisticamente parlando, meritano una risposta, che cercherà di essere la più breve e spero la più incisiva possibile.
Prima risposta, doverosa, a Giovanni (commento del 18 novembre) che definisce “enoputtanate o meglio puttanate” quanto ho scritto, indice di un “toccare il fondo”.
Lo ringrazio per questi suoi legittimi rilievi, come ringrazio altresì Enyo (commento del 20 novembre) il quale sostiene che “il nostro buon Ziliani non perde l’occasione per dimostrare il suo provincialismo. La malcelata esultanza per il mancato riconoscimento a Gaja - con il solito, noioso, trito condimento di uno stantio sarcasmo nei confronti di guide, guidaioli, giudicanti di vino che non siano lui e qualche suo compagnuccio di merende - ricorda probabilmente quella stessa provinciale esultanza che lo avrà sen’altro fatto godere, da buon interista frustrato, quando il Milan si fece rimontare tre gol dal Liverpool”.
In effetti, come ogni interista degno di questo nome, ho riso non poco la famosa notte in cui il Milan, proprio come il proverbiale Martin, “per un pelo perse la cappa”, e sorrido per le disavventure, sempre più frequenti, dei “cugini” rossoneri. Venendo però a cose più serie, e rispondo anche a Vignadelmar (intervento del 19 novembre), credo che Enyo abbia preso fischi per fiaschi non avendo capito (Darmagi!) che non mi compiacevo affatto per “il mancato riconoscimento a Gaja” (che secondo me merita sempre e comunque 100 volte di più di un Brunello di Montalcino ferriniano qualsiasi il primo premio in una graduatoria che ho più volte definitivo puramente mediatica e non autorevole).
Piuttosto ironizzavo (senza aver chiesto preventivamente il permesso ad Enyo, sorry) sul fatto che nonostante l’amoroso sostegno offerto, tramite le varie guide, dal mondo dell’informazione del vino italiano, attraverso premi a gogò, Wine Speculator, pardon, Wine Spectator non abbia tenuto in alcuna considerazione l’aperto tifo “pro Gaja” e nonostante la disponibilità di una serie di Langhe Nebbiolo che secondo gli amatori del genere sono di assoluto livello qualitativo abbia preferito non portare Gaja sul gradino più alto del podio. Quello dove l’Angelo di Barbaresco non è – trattasi di rilievo oggettivo - mai salito.
Con questo, e passo al buon Vignadelmar, non voglio assolutamente dire, non l’ho mai scritto e non lo penso, che “tutte le eno guide italiane si sono messe preventivamente d’accordo nel tirare la volata al “Giove Tonante dell’Enologia Italiana” e che resti solo da appurare se si siano “messe d’accordo spontaneamente o se sono state adeguatamente foraggiate”.
Gaja farà anche vini che non mi piacciono, organoletticamente e “filosoficamente”, ma è e resta un signore, che a questi mezzucci da magliari, che ad altri potranno tranquillamente garbare o sembrare normali ammesso e non concesso che esistano, non si sognerà mai di ricorrere, perché lui è Gaja, le roi, un produttore serio (lo dico senza ironia, prima che qualche imbecille pensi il contrario), e non un cialtroncello qualsiasi.
In secondo luogo é ancora tutto da dimostrare, carte e documenti alla mano ad uso del Guariniello di turno, che esistano ed operino guide del vino in Italia dedite alla contrattazione preventiva, in altre parole che si facciano pagare o chiedano emolumenti di natura varia per elargire allori e standing ovation.
Il sottoscritto non dispone di alcun documento o pistola fumante che attesti e dimostri con ogni certezza che queste cose, di cui talvolta si sussurra, avvengano. Certezza incontrovertibile dell’esistenza di guide e baedeker del genere assolutamente dunque non v’è (ed io non ne ho prove), mentre invece mi dichiaro convinto che produttori disponibili, anzi pronti a pagare, o quantomeno ad entrare in discorsi di ipotetiche sinergie, collaborazioni e cose varie, pur di ottenere le guidaiole luci della ribalta, ci siano, eccome.
Interessante, invece, quanto ancora Vignadelmar osserva, ovvero che è più “credibile il fatto che il Barbaresco in questione sia veramente molto buono ma che per il complicato meccanismo di punteggio della guida americana abbia lecitamente fatto scivolare il vino in questione più giù in classifica”.
Alcuni casi emblematici, ovverosia quello del Brunello di Montalcino Madonna del Piano riserva 2001 di Valdicava, dimostrano che non basta ricevere punteggi super stellari, nella fattispecie 100 centesimi, il punteggio più elevato in assoluto tra i vini compresi nella Top 100, per potersi affermare in questa stravagante classifica, dove il vino toscano si ferma alla posizione numero tredici. Una classifica, quella dei Top 100, i cui criteri, diciamolo chiaramente!, costituiscono un assoluto mistero, un possibile argomento d’indagine da C.S.I , un “quarto” mistero di Fatima…
Avevo poi detto, e devo purtroppo rimangiarmi la parola, che non avrei risposto a quanto provocatoriamente affermato, nei suoi vari interventi monotematici e a tema fisso, da tale C.M., romano di Danimarca. Non me ne può fregare di meno, visto il pulpito, che il tipo sostenga che “la porzione di “rosico”, di leggera bile fa parte del suo spirto ruggente, il rovescio della medaglia del Ziliani”.
Non mi fa né caldo né freddo, sempre per lo stesso motivo di partenza, che Isso annoti che “Stracciato” é un termine da barsport, che andrebbe quasi bene per la definizione di una stracittadina o di un derby rionale. Non un termine che Gaja ed i suoi vini meritano”. Trovo ridicolo che interpreti il mio “Ce l’ hanno messa tutta le varie guide italiane..” come “una baggianata grossa che si commenterebbe da sola. Pensi davvero che WS si fili le guide italiane ? o che queste si siano coordinate tra loro per “portare avanti” I vini di Angelo Gaja ?”.
Come ho già risposto al cortese Vignadelmar non esiste, se non nella fantasia di qualche fenomeno, alcun effettivo “cartello” o accordo sottobanco tra le varie guide per promuovere insieme e celebrare la primazia di Gaja. Per celebrare, all’unisono, Gaja come il numero uno del vino italico (è Gaja, mica un rinoceronte qualsiasi!) non c’è bisogno di mettersi d’accordo, perché larghissima parte del mondo dell’informazione del vino italiano, guide comprese, celebra già le roi per una sorta di spontaneo riflesso pavloviano, per una intima convinzione estetica che meglio dei vini di Gaja ci sia ben poco in circolazione o nulla, e per taluni per una sorta di sudditanza psicologica (un po’ quello che accade a molti arbitri di calcio davanti alle grandi squadre) nei confronti del Giove Tonante dell’Enologia italiana, come lo definisce, con spiritosissima definizione, Vignadelmar.
Non posso tollerare, invece, e trovo profondamente scorretto e squallido, da cartellino rosso diretto, che il sor C.M. targato DK si permetta, senza vergognarsi, di scrivere che “se ti prendi la briga di andare un po’ indietro nei posts mi sembra che spesso e volentieri Franco scriva criticamente di persone che hanno - bene o male – assaggiato i vini di cui scrivono, mentre Franco spesso quei vini non li ha assaggiati. Epperó ne scrive”.
Come direbbe il non rimpianto ex presidente Scalfaro “io non ci sto” e non permetto che un Merolli qualsiasi si permetta di mettere in dubbio la mia professionalità, sostenendo, come ha fatto, che scrivo di cose che non conosco, che parli male di vini che non bevo, stroncandoli per…sentito dire.
Queste non sono più critiche, legittime, sono cialtronesche insinuazioni e diffamazioni gratuite che rimando al mittente - un tipo che, tra l’altro, sostiene che faccio “disinformazione” - e che approfittando della libertà di commento sproloqui “benvengano critiche oggettive ai vini - che peró bisogna assaggiarli, prima”.
Io i vini, tanti vini, vini di ogni tipo, li assaggio, partecipo, come possono testimoniare un sacco di colleghi, anche quelli a cui sto sulle scatole, ad un sacco di degustazioni. Ad esempio a Piacere, Barbaresco, lo scorso settembre a Neive, (leggi) dove il Barbaresco 2004 annata di Angelo Gaja, seppure inserito in catalogo, i giornalisti invitati e presenti non hanno potuto, a differenza di tantissimi altri disponibili, assaggiarlo. E non perché le bottiglie si fossero perse per strada nel lungo percorso da Barbaresco a Neive, ma perché “le roi”, con un atteggiamento davvero da primadonna, aveva ritenuto di non presentarlo, snobbando di fatto la manifestazione e noi poveri wine writer lì convenuti anche per degustare il suo nettare.
Su una cosa, concludendo, mi sento in pieno di concordare con il Merolli, ovvero quando osserva “E conta quante volte gli interessati si danno la pena di rispondere a Franco Ziliani: non Luca Maroni, non James Suckling, scarsissimamente il Parker del Tufello e tanto meno Angelo Gaja. Perché ? perché hanno torto ? perché hanno qualcosa da nascondere ? o perché preferiscono la strategia del silenzio ? O forse la risposta é che non vale la pena entrare in discussione, argomentare le proprie ragioni contro “paradigmi” la cui partenza, le cui origine si sono perdute nella notte della bloggologia e sono note solo a Franco Ziliani”.
Ha doppiamente ragione il “signore”: perché usa una parola, “strategia del silenzio”, quanto mai eloquente e che spiega bene come vadano le cose (le critiche scomode meglio ignorarle come se non esistessero) e perché di fronte a certi “paradigmi”, ad atteggiamenti prevenuti, a fumosi teoremi, a chiarissime arrière pensées, insuperabili specialità di tale C.M. rispondere non vale la pena. Ed è da autentici stupidi (eufemismo) perdere tempo, come sto facendo ora io, anche se con l’intento di illustrare la tecnica provocatoria del personaggino, rispondergli. Le questioni con personaggi del genere una volta si risolvevano, da gentiluomini, con stile, in maniera diversa. Oggi nei mala tempora in cui ci tocca vivere, non si può più e mi dispiace davvero tanto…
Scritto da Franco Ziliani alle 0:12, in Blogosfera
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