Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

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25 Giugno 2009

Ritorna Italia in rosa a Moniga: ma il menu è ancora quello (un po’ datato) dell’anno scorso…

Il calendario delle manifestazioni legate al vino prevede come “evento” principale per questo fine settimana la rassegna Italia in rosa, ospitata a Moniga del Garda, città del Chiaretto, da venerdì 26 a domenica 28 giugno.
Ho volutamente virgolettato la parola evento, per mettere in dubbio il carattere di vero avvenimento importante e imperdibile di questa manifestazione, che partita lo scorso anno, con una felice intuizione degli ideatori e organizzatori, in primo luogo Il Consorzio del Garda Classico, con una prima edizione d’assaggio che aveva avuto la freschezza e l’ingenuità un po’ frizzante delle cose nuove, ma che doveva giocoforza mettere maggiormente a fuoco e consolidare la propria proposta, con idee e soluzioni nuove, ha sorprendentemente scelto la strada peggiore.
Quella dell’ingessamento, della ripetizione di un format (che è un po’ l’abitudine e lo stile della persona che sinora ha avuto l’incarico di coordinare la rassegna), quando invece sarebbe stato auspicabile sviluppare i temi solo accennati in maniera un po’ disordinata lo scorso anno e manifestare, come in ogni manifestazione che si rispetti, una crescita di idee e di progetti.
Se si guarda difatti, come si può vedere qui, al programma di questa seconda edizione 2009 e lo si confronta – qui - con quello dello scorso anno ci si accorge che di nuovo non c’è proprio nulla e salvo piccolissime variazioni, tipo il dibattito che prevede il coinvolgimento dell’Associazione Donne del Vino, si è scelto, qualcuno ha scelto, di riproporre lo stesso canovaccio dell’edizione 2008.
Qualcuno ricorderà il detto secondo il quale “squadra che vince non si cambia”, ma ammesso e non concesso che “la squadra” lo scorso anno abbia veramente vinto, e soprattutto convinto, aspetto su cui avrei da discutere, credo che fossilizzarsi e non aggiungere sostanzialmente nulla di nuovo ad una rassegna che dovrebbe essere ben più vivace, seguendo proprio lo spirito, che è di allegria, leggerezza, fantasia, di quella particolare tipologia, i rosati, che vengono celebrati nel corso della manifestazione, non possa giovare, a lungo e medio termine, né al successo di Italia in rosa come momento clou dei rosati italiani né ad una seria proposta di una cultura e di un abitudine al consumo dei rosati, non solo nei mesi estivi, che dovrebbe essere, secondo il mio modesto avviso di giornalista appassionato di vini rosati dall’epoca in cui altri li consideravano vinelli di serie B, la mission principale di questa rassegna gardesana.
Rassegna che costituisce, comunque, una valida occasione, come si può vedere dall’elenco dei vini, (dove si registrano anche quest’anno inspiegabili assenze di vini e aziende che avrebbero invece dovuto esserci), per degustare, anche se non certo nelle condizioni ideali, una vasta scelta dei nostri migliori rosati, da nord a sud.
Non sarò presente, come ho già spiegato commentando il post sulla manifestazione pubblicato dall’amico Giovanni Arcari sul suo vivace blog, causa impegni precedentemente da tempo presi, che mi portano altrove, e come ho spiegato al presidente del Consorzio del Garda Classico che scusandosi per l’invito stranamente pervenutomi, solo dopo la pubblicazione del mio commento, in clamoroso fuori tempo massimo, mi aveva invitato a tornare a Moniga.
Anche per parlare di una serie di proposte che avevo già fatto, in un ampio articolo ben noto a tutta l’organizzazione di Italia in rosa (leggete qui), proposte che mi era stato assicurato sarebbero state prese in considerazione. Cosa che, ovviamente e comprensibilmente, non è avvenuta…
Le idee però, quando sono buone, non hanno scadenza e potranno sempre essere esposte, insieme ad altre che nel contempo, non amando fossilizzarmi e avendo l’abitudine di guardarmi intorno e ragionare, ho sviluppato, se a tempo debito e a manifestazione conclusa, e bilanci tirati, qualcuno avrà la compiacenza di ascoltarle.
Da La Spezia e dalle Cinque Terre dove mi troverò in questo settimana, non mancherò comunque di brindare idealmente, con un grande bianco ligure, alla manifestazione, augurandole migliori future fortune e soprattutto più voglia di crescere…

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24 Giugno 2009

Appuntamento da venerdì sera a La Spezia per le degustazioni di Liguria da bere


Siete ancora in tempo non solo per venire anche voi a mare, come farò io in questo fine settimana, tra le Cinque Terre e Lerici (e anche, sconfinando in terra toscana, dalla Versilia), ma per essere puntualmente presenti, a La Spezia, alla nuova edizione della rassegna Liguria da bere, in programma da venerdì 26 a domenica 28 nella cittadina posta all’estremo levante della Liguria.
Il motivo di questa discesa è presto detto, la partecipazione ad un’ iniziativa promossa congiuntamente da
Regione Liguria, UnionCamere Liguria, Camera di Commercio della Spezia, Provincia della Spezia, Comune della Spezia, Agenzia regionale “inLiguria”, Enoteca Pubblica della Liguria e della Lunigiana, la quarta edizione di Liguria da bere che, oltre a proporre e promuovere le DOC e le IGT della Liguria, vuole dare ampio spazio ai suoi prodotti tipici, permettendo di scoprire nuovi abbinamenti e di gustare in pienezza i sapori del seducente territorio ligure. La manifestazione si svolgerà interamente nel cuore della città, in corso Cavour e in parte di Piazza Beverini in una serie di spazi espositivi. Quest’anno tra gli eventi collaterali che caratterizzeranno la manifestazione, si segnalano una serie di serate di degustazione a tema sulla terrazza del CAMEC a cura dell’Associazione Italiana Sommelier, ed esattamente cinque degustazioni di approfondimento, con la presenza dei produttori e moderate da Antonello Maietta, vice Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Sommeliers.
Fate ancora in tempo ad iscrivervi ad un programma dettagliato di degustazioni sfiziose che prevede:

Venerdì 26 Giugno 2009

Ore 20,00

Per i vini liguri il futuro è …rosa !
Quattro giovani vignaiole di Liguria raccontano le loro storie attraverso il vino più significativo realizzato dalla loro azienda.

Laura Angelini dell’Azienda Agricola La Pietra del Focolare di Ortonovo
presenta il suo Colli di Luni Vermentino “Solarancio” 2008

Francesca Bruna dell’Azienda Agricola Bruna di Ranzo
presenta il suo Riviera Ligure di Ponente Pigato “U Bacan” 2007

Giovanna Maccario dell’Azienda Agricola Maccario Dringenberg di San Biagio della Cima presenta il suo Rossese di Dolceacqua Superiore “Vigneto Luvaira” 2007

Antonella Pino dell’Azienda Agricola Pino Gino di Castiglione Chiavarese
presenta il suo Golfo del Tigullio Moscato 2008

Sabato 27 Giugno 2009

Ore 18,00

Quei vini di montagna che respirano il mare
La presenza attiva del vignaiolo come elemento di salvaguardia dei territori di montagna. Degustazione di quattro vini liguri provenienti da vigneti collocati in aree a forte pendenza, realizzata in collaborazione con il Centro Ricerche Vini di Montagna di Aosta. In degustazione ci saranno:

Giulio Federici della Cantina La Baia del Sole di Ortonovo
presenta il suo Colli di Luni Vermentino “Vigneto Sarticola” 2008

Alessandro Anfosso della Tenuta Anfosso di Soldano
presenta il suo Rossese di Dolceacqua “Vigneto Poggio Pini” 2007

Marco Temesio della Cascina Nirasca di Pieve di Teco
presenta il suo Ormeasco di Pornassio Superiore 2007

Heydi Bonanini dell’Azienda Agricola Possa di Riomaggiore
presenta il suo Cinque Terre Sciacchetrà 2007

Ore 21,00

Rosso di sera …buon vino si spera !
Ma è proprio così vero che la Liguria è terra da vini bianchi ?
Degustazione di quattro grandi vini rossi del territorio commentati dai loro produttori.

Massimo Alessandri dell’Azienda Agricola Alessandri di Ranzo
presenta il suo Ligustico 2007

Tommaso Lupi dell’Azienda Agricola Lupi di Pieve di Teco
presenta il suo Ormeasco di Pornassio Superiore “Le Braje” 2006

Andrea Kihlgren dell’Azienda Agricola Santa Caterina di Sarzana
presenta il suo Ghiaretolo 2006

Walter De Battè dell’Azienda Agricola Prima Terra di Riomaggiore
presenta il suo Cericò 2005

Ore 24,00

Passiti che passione ! Il sole di mezzanotte !
Degustazione di quattro grandi vini passiti del territorio, caldi, solari e mediterranei, commentati dai loro produttori.

Andrea Marcesini dell’Azienda Agricola La Felce di Ortonovo
presenta il suo Golfo dei Poeti Passito Bianco “139” 2007

Gianni De Franchi della Cooperativa Agricoltori Vallata di Levanto
presenta il suo Golfo dei Poeti Passito Bianco 2005

Giacomo Capellini dell’Azienda Agricola Forlini Cappellini di Manarola
presenta il suo Cinque Terre Sciacchetrà Riserva 2003

Luciano Capellini della Casata dei Beghée di Volastra
presenta il suo “Vin de Gussa”

Domenica 28 Giugno 2009

Ore 18,00

Pigato contro Vermentino, una disfida appassionante

Riviera Ligure di Ponente e Colli di Luni festeggiano assieme il ventennale del riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata in una piacevole ed animata disfida, facendo scendere in campo alcuni tra i loro migliori cavalli di razza.

Ottaviano e Fabio Lambruschi dell’Azienda Agricola Lambruschi di Castelnuovo Magra
con il loro Colli di Luni Vermentino “Vigneto Sarticola” 2008

sfidano

Rossana Zappa e Roberto Tozzi dell’Azienda Agricola VisAmoris di Imperia
con il loro Riviera Ligure di Ponente Pigato “Vigna Domè” 2008

e poi, a seguire:

Roberto Petacchi dell’Azienda Agricola Giacomelli di Castelnuovo Magra
con il suo Colli di Luni Vermentino “Vigneto Boboli” 2007

sfida

Aimone Vio dell’Azienda Agricola Bio Vio di Bastia d’Albenga
con il suo Riviera Ligure di Ponente Pigato “Bon in da Bon” 2007

La partecipazione alle degustazioni è gratuita. Il numero dei posti disponibili è limitato a sole 50 persone, la presenza dovrà pertanto essere prenotata entro le ore 24,00 del giorno precedente, esclusivamente tramite posta elettronica, inviando una mail al seguente indirizzo indicando il proprio nome, il numero di posti richiesti, un indirizzo di posta elettronica ed un recapito telefonico.
Successivamente con lo stesso mezzo verrà data conferma della prenotazione. Le prenotazioni verranno registrate in rigoroso ordine cronologico di ricezione, qualora le richieste fossero superiori ai posti disponibili verrà stilata una lista di attesa.
Durante il giorno dell’evento eventuali posti disponibili, oppure l’inserimento in lista d’attesa, potranno essere richiesti direttamente allo stand dell’organizzazione. Il posto prenotato verrà garantito fino a 10 minuti prima dell’inizio della degustazione, dopo di ché verrà dato accesso alle persone in lista d’attesa.
Arrivederci a La Spezia!

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12 Giugno 2009

Da nord a sud quante soluzioni vinose per impegnare questo week end!

Excellentia a Perugia, Lambrusco a Carpi, Terroir Vino a Genova, Vini di Radici a Monopoli

Amici del vino cosa fare e soprattutto dove andare in questo fine settimana? Direi che c’è solo l’imbarazzo della scelta, con quattro diverse ipotesi spostandosi da occidente, dalla Liguria, sino al centro Italia, Emilia e poi Umbria, per scendere quindi sino al sud, nella splendida Puglia. Cominciamo dal primo appuntamento, che si apre già oggi e proseguirà sino a domenica 14, la settima edizione, che avrà come scenario Perugia, della rassegna Excellentia,  o Excellentia wine festival, evento suggestivo dedicato ai vini da meditazione di tutto il mondo. Insomma un Festival internazionale dei vini passiti organizzato dall’Associazione italiana sommeliers Umbria.
Il titolo della kermesse vuole sottolineare l’importanza che a livello internazionale certi vini hanno acquisito nel corso della storia e che trovano in Umbria importanti riscontri: le Muffe Nobili di Orvieto, i Sagrantino Passiti,  i Vin Santi e le Vendemmie Tardive.
La manifestazione vuole costituire un connubio tra vini e luoghi d’arte e da meditazione. Nato nel 1991, viene organizzato con cadenza biennale e si sposta nelle varie edizioni nei luoghi più suggestivi della regione. Passiti, Vendemmie tardive, Muffati, Sauternes, Porto, Tokaji e Sherry, saranno quindi protagonisti, nei chiostri dello splendido Complesso Monumentale di San Pietro di una tre giorni ricca di degustazioni, tavole rotonde ed approfondimenti.
Il programma completo, scaricabile in file pdf, è qui, mentre navigando sul sito Internet della manifestazione troverete tutti gli altri dettagli su come arrivare, sui vini presenti, su come prenotare la vostra partecipazione ai vari momenti della rassegna.
Il secondo appuntamento, nel segno del vino più tipico ed emblematico della tradizione emiliana, il Lambrusco, si svolgerà invece sabato 13 in quel di Carpi in provincia di Modena (presso il Palazzo del Pio ed il Cortile d’onore di Palazzo) e vedrà come primo momento un convegno sul Lambrusco (dalle ore 16 alle 18 presso l’Auditorium della Biblioteca Multimediale A.Loira, in via R.Pio n°1) intitolato Lambrusco: vitigno antico, passione moderna, nel corso del quale verranno trattati i valori culturali che arricchiscono e gravitano intorno al vino Lambrusco, con un serie di interventi che faranno conoscere il percorso nel tempo di questo vino. Parleranno difatti, dopo il Sindaco di Carpi, il delegato dell’Accademia Italiana della Cucina ed il Direttore dell’Associazione Città del vino, lo storico Giovanni Marzi – Storia del vitigno Lambrusco -  Pierluigi Sciolette, Presidente del Consorzio Marchio Storico Lambruschi Modenesi – Come promuovere il Lambrusco – il Presidente dell’A.I.S. Terenzio Medri – Sommeliers e Vino – Giuseppe Benelli, ordinario di Filosofia del linguaggio all’Università di Genova – Lambrusco: identità frizzante dell’Emilia – l’enologo Sandro Cavicchioli, presidente regionale Assoenologi – Tecniche di produzione del Lambrusco e Giovanna Guidetti, chef dell’Osteria La Fefa – Utilizzo e abbinamento in cucina del Lambrusco.
Sabato 13 e domenica 14, dalle 18 alle 20, presso il Castello dei Pio di Carpi, si apriranno i banchi d’assaggio del Lambrusco Doc, affidati alle cure di una brigata di oltre 40 sommeliers che proporranno diverse tipologie di Lambrusco Doc proposti da cantine associate ai diversi Consorzi del Lambrusco.
Lunedì 15 si svolgerà invece a Genova, presso il Palazzo Ducale, la quinta edizione del Tigulliovino.it Meeting, ovvero Terroir vino, incontro tra vino, persone e Web, organizzato da Filippo Ronco, alias Tigullio vino, Vinix, Vinoclic. La formula è quella dei banchi d’assaggio con ottimi produttori (qui l’elenco) provenienti dalla Liguria e da tutta Italia, con ingresso fissato dalle ore 11.00 per gli operatori, dalle ore 15.00 per il pubblico.
Come arrivare e tutte le altre notizie utili su questa bella manifestazione, cui saranno presenti anche numerosi wine blogger che animeranno sicuramente iniziative di live blogging e dibattiti sulla comunicazione via Web, sul sito Internet dedicato. Segnalo che domenica, come “antipasto” Web di Terroir vino, si terrà una conferenza-dibattito, che potrete seguire in Rete (qui le istruzioni) sui temi della comunicazione su cibo e vino in Rete. Roba da blogger, insomma…
Avrei potuto partecipare, perché invitato, ad ognuna delle tre manifestazioni appena segnalate (magari scegliendo dove andare con l’aiuto di un bussolotto dove pescare e scoprire quale sarebbe stata la mia meta…), ma poiché al cuore e all’amicizia non si comanda, seguendo le ragioni del cuore e le mie radici (sono o non sono un po’ “terrone” visto che mia nonna materna era nata in quel di Erchie nel tarantino?), scenderò nell’adorata terra di Puglia, da sabato 13 sino a martedì 16, letteralmente alla ricerca delle mie radici, partecipando nuovamente, come feci lo scorso anno, questa volta in quel di Monopoli in provincia di Bari, prevedibilmente “coccolati” e non solo ospitati dalla Masseria – Relais Il Melograno, alla nuova edizione de I Vini di Radici, ovvero, per dirla ufficialmente, “
Festival dei vini prodotti dai vitigni autoctoni, promosso da Associazione ProPapilla in collaborazione con Pasquale Porcelli e Enzo Scivetti”.

Come si legge nel programma ospitato sul sito Internet della manifestazione, “una attenta e variegata giuria composta da assaggiatori esperti, amatori, giornalisti, enogastronomi provenienti da tutto il territorio italiano ed estero” sarà impegnata nella valutazione di oltre 150 rinomate etichette locali, con cento aziende e viticoltori qualificati di Puglia e Basilicata “che gareggeranno con i migliori cavalli di battaglia, selezionati tra le seguenti batterie di vini: Primitivo, Negro Amaro, Nero di Troia, Aglianico del Vulture, Vini Bianchi (Bombino, Fiano e Minutolo) e Vini Rosati (gruppo Nord Puglia: Montepulciano, Nero di Troia e Bombino Nero;  gruppo Sud Puglia: Negroamaro, Primitivo e Malvasia Nera).
A seguito del confronto, aperto al pubblico, tra la giuria di appassionati – esperti formata da ristoratori, enotecari, divulgatori e conoscitori del vino e quella tecnica composta da giornalisti e esperti assaggiatori, verrà proclamata l’etichetta dichiarata vincitrice”.
Questo il programma nostro, che coinvolgerà amici come Carlo Macchi (alias Wine Surf), Luciano Pignataro, Giampaolo Gravina (Guida I Vini dell’Espresso), Vito Intini (assaggiatore ufficiale vino, consigliere nazionale ONAV), e colleghi stranieri come Paul Op Ten Berg - Olanda, David Furer - Inghilterra, Lilian Turmes - Lussemburgo, Natasha Hughes - Inghilterra, Tom Cannavan Scozia, ovvero Wine Pages, , Mikko Montonen - Finlandia, Wilfried Moselt Germania, ed una giuria di appassionati-esperti in gran parte ristoratori o sommelier, formata da Teodosio Buongiorno (ristorante Già sotto l’arco – selezionatore vini di Puglia per Gambero Rosso), Peppino Colamonaco, Paolo Costantini (docente ONAV, Francesco Zompì, Beppe Schino (ristorante Perbacco), Luciano Lombardi (ristorante Vigna del Mar), Alessandra De Candia (enoteca De Candia), Betty Mezzina (sommelier A.I.S., giornalista), Giuseppe Fato (enoteca in Fermento), Luigi Iamele, Giuseppe Brancoli, Paolo Bargelloni (sommelier A.I.S).
Lunedì 15 la manifestazione aprirà al pubblico, con la cena e la degustazione libera di tutti i vini in concorso aperta al pubblico. Il Festival dei Vitigni Autoctoni non si limita ad un ritorno “innovativo” alla tradizione – afferma Nicola Campanile, curatore e organizzatore della manifestazione, coadiuvato da Pasquale Porcelli e Enzo Scivettima tenta di non perdere di vista quelli che sono gli strumenti basilari per gustare a pieno il vino di qualità in tutta sicurezza, diffondendo la sete di conoscerlo da vicino, nel suo territorio, per esserne più consapevoli”.
Il racconto dei miei tre giorni pugliesi (a meno che non riesca a relazionarvi sul campo domenica e lunedì) al mio ritorno, martedì.

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8 Giugno 2009

Dopo l’Alta Langa Mercedes Bresso premia anche il Barolo ed i ristoratori benemeriti

Ho già plaudito alla bella decisione dell’Enoteca Regionale del Barolo, tornata a fare le cose serie che ci si attende da un’istituzione come lei e a non indulgere in paillettes, cotillons e costose trovatine ad effetto varie, come ha discutibilmente fatto nel recente passato, di premiare domenica scorsa, per il grande lavoro di una vita e per l’esempio dato, due grandi ristoratori di Langa.
Parlo di Gian Bovio, ex Belvedere e ora conduttore con la figlia Alessandra ed il genero del Bovio ristorante sempre in quel di La Morra, nonché valido produttore di Barolo, e di Giorgio Rocca, figlio del mitico Felice creatore di quel ristorante Felicin che dopo essere stato condotto e sviluppato alla grande da lui e dalla moglie è ora condotto, altrettanto benissimo (consentitemi l’iperbole) dal figlio Nino e dalla moglie Silvia.
Avrei tanto voluto essere, l’ultima domenica di maggio, a Barolo, a battere le mani e urlare bravi, anzi bravissimi, a quei due galantuomini, modello di una ristorazione davvero dalla parte del cliente, trattato e coccolato come ospite e amico.
Non avendo potuto, mi devo accontentare di godermi e di fare godere a voi lettori alcune foto di questo bel momento istituzionale barolesco, che vedono Gian e Giorgio, capelli bianchi, saggezza e tanta esperienza da vendere, affiancati, a sinistra dalla Presidente dell’Enoteca Regionale Renata Salvano, già apprezzato sindaco di Verduno, e a destra (anche se è notoriamente un’esponente del PD) da un’altra Presidente, la Governatrice del Piemonte Mercedes Bresso.
Un’alta carica politica decisamente appassionata di vino, tanto che quando c’è da promuoverlo non esita a metterci la faccia, come ha fatto, sollevando tante polemiche, in gran parte pretestuose, da parte di chi personaggi che farebbero meglio a stare zitti (vero signor Enzo Ghigo?) figurando da testimonial in una campagna promozionale dell’Alta Langa (lo spumante Doc metodo classico made in Piemonte).
Beh, brava Signora Bresso, anche se dovrebbe pur saperlo che oggi fare da testimonial dell’Alta Langa Doc equivale a fare da testimonial ad un’azienda, l’unica della denominazione che sia tangibilmente presente sul mercato, che quanto a trovate di marketing a scopo pubblicitario, vero Oscar?, una ne fa e cento ne pensa…

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29 Maggio 2009

A Col d’Orcia déjeuner sur l’herbe: riuscito “matrimonio” tra Bugatti e Brunello

Montalcino nei giorni scorsi é stata teatro di una simpatica iniziativa alla quale, invitato, non ho potuto essere presente. Presso la tenuta Col d’Orcia proprietà del conte Francesco Marone Cinzano (past presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino) si è svolta la prima tappa del raduno mondiale delle Bugatti d’epoca, in occasione del centenario del prestigioso marchio automobilistico.
Come scrive il comunicato stampa, “
un’occasione veramente unica per poter ammirare oltre 30 modelli di Bugatti d’epoca provenienti da tutto il mondo, eccezionalmente riuniti per festeggiare il centenario dello storico marchio. Per l’occasione i bugattisti hanno assaporato in pieno relax l’atmosfera delle colline senesi e hanno vissuto in prima persona l’esperienza della visita ad una cantina straordinaria”.
La giornata è stata allietata da una colazione all’aperto, allestita nella dolce ombra degli alti cipressi toscani e da una degustazione del Brunello prodotto in azienda, e l’iniziativa, nata dalla volontà di far incontrare due miti dell’eccellenza, la Bugatti, con il suo patrimonio di prestigio e unicità, e il Brunello di Montalcino, indiscussa perla dell’enologia mondiale, ha fatto registrare, cosi dicono i presenti, un grande successo.
Ma che clima si respirato per un giorno, lontano dagli scandali e dalle polemiche che hanno investito
Montalcino nel 2008, nella patria del Brunello e di una delle aziende che ne tengono più alto il blasone?
Ce lo racconta una testimone d’eccezione, l’amica Silvana Biasutti, già assessore alla cultura della Provincia di Siena e organizzatrice della rassegna Terra di Libri, primo Salone Internazionale del Libro dedicato al territorio, ai viaggi, alle terre e agli itinerari del mondo. Il suo è il racconto ironico, divertente e divertito, di una bella giornata, una di quelle di cui Montalcino avrebbe sicuramente bisogno per affermare la capacità del vino di essere espressione della cultura e di un turismo di gusto e qualità… f.z.

“E’ stata una Type 13 Brescia  – seguita dagli altri centodiciotto spettacolari esemplari di Bugatti che si sono radunati in Toscana per celebrare i cent’anni del prestigioso marchio – a prendere il via per prima, lungo le colline di Maremma, per arrivare a Montalcino nella tenuta Col d’Orcia, accolta da un team di musicisti jazz all’ombra di piante secolari. Immaginate una lunghissima tavolata di oltre trecento persone, allestita tra due filari di cipressi svettanti, imbandita con erbe aromatiche e deliziose specialità toscane, al centro di uno di quei paesaggi per cui Montalcino è famosa in tutto il mondo esattamente quanto il suo Brunello. Immaginate trecento persone abituate al bello, appassionate di arte, cultura e design (e di Toscana!), che hanno attraversato la splendida campagna maremmana in una calda mattinata di sole estivo per giungere in un’oasi di gusto e bellezza, all’ora di pranzo. Avrete negli occhi una scena da film, uno di quei set concepiti per storie d’amore ‘sotto il sole della Toscana’.
Amore per la terra e per il buon gusto; per quella semplicità che lascia spazio al bello e allo stile; per la cucina semplice fatta di ingredienti conosciuti cucinati con le ricette della tradizione; amore per la buona educazione, la cultura e il cosmopolitismo. Insomma un set perfetto per il Brunello di Montalcino, riconosciuto dagli ospiti appagati e dai numerosi giornalisti quale protagonista in binomio elegante con il marchio Bugatti e la sua storia. Numerosi gli idiomi parlati lungo la bianca chilometrica tavolata (il Brunello promuove la buona conversazione) con prevalenza però dell’inglese; grandissima curiosità per le intrepide Bugatti e gli sportivissimi equipaggi: auto e loro proprietari provengono da tredici paesi diversi – inclusi Nuova Zelanda, California e Giappone – ma persino chi è giunto in Toscana dalla vicina Olanda ha preferito spedire la propria auto con un air cargo.
Verso la fine del pranzo – in procinto di visitare le cantine di Col d’Orcia e poi riprendere la via della Maremma – qualcuno, ancora munito di bicchiere (solo i navigatori, ovviamente!) smanettava con perizia accanto alla propria auto e uno stuolo di fotografi si dava da fare con l’imbarazzo della scelta tra colori e modelli, uno più strepitoso dell’altro. Le 118 Bugatti stavano disseminate nel vasto prato della tenuta – a suo tempo sapientemente piantato da una designer di giardini – accostate in modo sparso nell’ombra di alberi e grandi arbusti, spesso con il vano motore aperto a respirare l’aria di Montalcino (non così fresca, quel giorno, quanto avrebbe voluto il padrone di casa, il conte Francesco Marone Cinzano, ma gradevolissima e profumata dalle intense fioriture di maggio).
Sono state le ginestre, infatti, la cornice olfattiva predominante in cui i trecento commensali hanno degustato i piatti tipici e lo splendente Brunello, mentre lesti scoiattoli si arrampicavano su per gli antichi tronchi sbirciando i commensali. Intanto il quintetto jazz suonava musiche perfettamente intonate alle auto, e gli ospiti si godevano l’ultimo spicchio dell’ospitalità elegante e affabile, con visite alla cantina, gelati e caffè sotto l’ampio portico, chiacchiere e galanterie attorno ai tavoli del dessert, ultime richieste di blues. Ed è a ritmo di blues che i primi equipaggi si sono congedati da quel paradiso, avviandosi per  tornare verso la Maremma, ma lentamente – come ammonisce un segnale sulla strada che costeggia la tenuta Col d’Orcia – messo a proteggere l’incolumità degli intraprendenti scoiattoli che a pomeriggio inoltrato hanno ritrovato la piena disponibilità del doppio filare di cipressi. Silvana Biasutti”

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27 Maggio 2009

L’Enoteca Regionale del Barolo premia Gian Bovio e Giorgio Rocca, storici ristoratori di Langa

Sono finiti, deo gratias!, gli anni in cui quell’Istituzione del Barolo per antonomasia che è l’Enoteca Regionale del Barolo ospitata nel Castello comunale di Barolo si era ridotta a palcoscenico per nani e ballerine a causa di una gestione allegra e spettacolare affidata a personaggi dalla dubbia serietà e autorevolezza!
Finita l’epoca (da me puntualmente stigmatizzata – leggete qui) della spettacolarizzazione becera del re dei vini, della chiambrettizzazione, del passaggio a Sanremo, dei premi, conferiti ogni anno in occasione della presentazione ufficiale della nuova annata, destinati a personaggi che con il Barolo e la Langa avevano ben poco a che fare, che la Langa del Barolo non avevano certo assiduamente frequentato e che non avevano certo contribuito a farla conoscere.
Oggi, posta fine ad una stagione su cui, magari, chissà?, potrebbe esserci materia d’indagine anche per chi si occupa della triste vicenda del Premio Grinzane Cavour, lo storico Castello dei Falletti torna, con antica misura e gusto, senza cadute di tono e volgarità da avanspettacolo, ad ospitare eventi in stile classico, con la sobrietà ed il senso della storia e delle tradizioni che si confanno ad un vino di così nobile lignaggio.
Accade così che per “
celebrare l’entrata in società del Barolo 2005”, di scena tra qualche giorno, sabato 31 maggio, alle 10.30 l’Enoteca Regionale del Barolo ed il Castello Comunale di Piazza Falletti abbiano deciso di allestire un programma ben calibrato, anzi impeccabile, che vedrà un uomo che il Barolo sicuramente conosce e ha onorato nella sua lunga carriera, l’enologo Armando Cordero, descrivere con competenza e passione i caratteri dell’annata 2005, mentre a fare gli onori di casa sarà Sergio Miravalle, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, nonché giornalista esperto del settore vitivinicolo. Ci saranno poi la firma delle etichette d’autore quest’anno opera di Beverly Pepper, la visita alle storiche cantine marchionali, in cui sono esposti i vini di oltre 180 produttori aderenti all’Enoteca Regionale del Barolo, il pranzo al Barolo, ospitato, a causa dei lavori di ristrutturazione che interessano il Castello, nella foresteria di un’azienda poco distante, la Marchesi di Barolo, ma il vero clou, ed il segno che l’Enoteca Regionale del Barolo è tornata felicemente all’antico, lo si avrà a mezzogiorno, con la consegna delle onorificenze “Amici della Langa del Barolo” a due personaggi di grande rilievo che hanno dato un fondamentale contributo a diffondere la conoscenza del Barolo tra il pubblico.
Ad essere premiati e a ricevere il plauso, convinto e unanime, di tutti gli amici della Langa e del Barolo, saranno due “grandi vecchi”, due splendide figure di ristoratori, patron, “manager” ante litteram e campioni nella gestione di due locali che sono diventati simbolo della cucina di Langa, Giorgio Rocca, titolare del Felicin di Monforte d’Alba (oggi condotto dal figlio Nino), e Gian Bovio, gestore dell’omonimo locale di La Morra dopo aver condotto per 45 anni il celebre Belvedere.
Chi siano Giorgio Rocca e Gian Bovio è inutile dirlo, due persone di grande capacità e intraprendenza e dall’innegabile “bernoccolo” imprenditoriale, che non solo hanno reso i loro locali (per Bovio questo fu valido sino a 2007, quando un po’ a sorpresa decide di cedere il Belvedere – sulla gestione attuale, stando a quello che mi dicono amici e produttori di vino, preferisco tacere…) due santuari della ristorazione di Langa, due must per chiunque, in qualsiasi stagione, venisse nella zona del Barolo, ma due autentici uomini di cultura, promotori di un’idea della Langa come capitale di una cultura materiale che nel cibo e nel vino esprimeva (e questo anni e anni prima che nascessero golose associazioni e università del gusto) la propria sapienza.
Premiare Bovio, che fu al Belvedere
dal 1962, quando cresciuto alla scuola di Giacomo Morra dell’Hotel Savona di Alba fece il suo ingresso in quella allora trattoria gestita da Settimio e Giuseppina Roggero per uscirne solo nel 2007, e Rocca, figlio del mitico Felicin e pioniere nella sua idea di ristorazione maturata “facendo stage all’estero per venire a contatto della cucina internazionale, unendo alle capacità culinarie lo studio delle lingue straniere e la conoscenza delle relative culture per interpretare e capire i gusti, nel senso più lato della parola di una clientela che, man mano è diventata sempre più vasta”, è una scelta che onora l’intelligenza dell’attuale conduzione dell’Enoteca Regionale e che fa capire come anche nel modo di presentare e rendere onore a questo vino che ci riempie il cuore d’emozioni si sta riscoprendo l’antica misura e la strada del buon senso.
Un ultimo auspicio, prima di rinviarvi al
programma completo della giornata, disponibile sul sito Internet dell’Enoteca Regionale del Barolo ed in dettaglio in questa pagina Leggete qui. Spero, anzi, ne sono certo, che in una giornata così piena di significati e quasi “perfetta”, ci si ricordi di ricordare una persona speciale che ha onorato il Barolo e la Langa e che da qualche mese non è più tra noi, l’indimenticabile amico Baldo Cappellano, che dal cielo dei giusti plaude, sfoderando uno di quei sorrisi buoni che ti conquistavano e facevano capire quanto fosse puro, alla scelta di premiare Gian Bovio e Giorgio Rocca, ristoratori storici del territorio e langhetti schietti.
Sono convinto che anche lui, da qualche parte, sabato “alzerà il calice” per brindare alla loro salute…

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20 Maggio 2009

Vininfesta alla Costiera dei Cech: sabato 23 maggio a Mello


C’è un’altra Valtellina, vitale dal punto di vista vitivinicolo, molto meno nota rispetto a quella di microaree universalmente celebrate come Sassella, Grumello, Inferno, o di altre che progressivamente si stanno facendo apprezzare come la Maroggia e la Sassella.
Sto parlando dell’area nota come la Costiera dei Cech, nome che designa il versante orografico destro della Bassa Valtellina, dal Culmine di Dazio a Monastero, o meglio il tratto della catena Retica che va da Dubino a Postalesio, che ha come centro ideale e località più conosciuta Morbegno, ma comprende paesi come Ardenno, Buglio il Monte, Cercino, Cino, Civo, Dazio, Dubino, Mantello, Mello e Traona, che vantano antiche tradizioni viticole.
Cosa significhi Cech, è poco noto, ma come si può leggere su questo sito Internet che propone un itinerario turistico di ben sette giorni in questa zona, “la parola deriva forse da Franchi, perchè da questa stirpe germanica, calata dallo Spluga in età alto-medievale, derivarono molti dei colonizzatori della Costiera che da loro prende il nome.
O forse da Ciechi, perchè il paganesimo resistette maggiormente fra queste popolazioni. In ogni caso c’è qualcosa di questa gente e di questi luoghi che ne fa una realtà unica in Valtellina”.
In quest’area, dove si pratica una viticoltura di testimonianza e di passione, non ancora a scopo commerciale, ma legata all’antico piacere dei viticoltori di prodursi il proprio vino, si svolge da un lustro la manifestazione, giunta quest’anno alla sua sesta edizione, intitolata Vininfesta alla Costiera dei Cech, sottotitolo “
Vini d’autore e tradizioni di paese”, che nata inizialmente a Traona si sposterà quest’anno, con svolgimento nella giornata di sabato 23 maggio, nell’abitato di Mello, come chiaro segnale di riconoscimento per la recente fondazione della Cooperativa che associa buona parte dei viticoltori di Mello, Civo e Traona.
Con questa iniziativa, come spiega il Presidente della Comunità Montana, nonché Assessore all’agricoltura, Silvano Passamonti, si intende “proseguire nella valorizzazione e riqualificazione del nostro territorio montano nel quale la viticoltura possa ritrovare il giusto valore sotto il profilo economico, storico, sociale e culturale”.
Un’iniziativa, Vininfesta, alla quale collaborano la Fondazione Fojanini di Studi Superiori di Sondrio con il patrocinio della Regione Lombardia, del Cervim, della Provincia di Sondrio, nonché della Camera di Commercio di Sondrio, del Bacino Imbrifero Montano dell’Adda, della Fondazione Provinea e del Consorzio di Tutela Vini di Valtellina.
Cosa troverà chi salirà sabato a Mello? Innanzitutto la rara possibilità di saperne di più sulle produzioni vinicole locali, con la premiazione alle ore 12 dei 10 vini non etichettati, opera di piccoli viticoltori locali, su 24 consegnati e selezionati in forma anonima dagli enologi della Fondazione Fojanini, seguita alle 15 dalla presentazione dei vini premiati e dall’apertura del banco assaggi guidata da Adriano Cappelletti con la collaborazione della cooperativa vitivinicola di Mello.
Ma anche la possibilità di approfondire il discorso sulle viticolture difficili ed eroiche di montagna, quella della Valtellina e quella di un angolo di Piemonte ai confini con la Valle d’Aosta, mediante un convegno che si svolgerà a partire dalle 10 nella sala teatro presso l’asilo di Mello.
Il convegno, dal titolo “Strategie e profili economici e sociali del settore vitivinicolo”, moderato da Giulia Rapella, avrà inizio con il saluto delle istituzioni locali, provinciali, e regionali, il direttore Gianluca Macchi che sarà il portavoce del Centro di ricerca e studi per la valorizzazione della viticoltura di montagna, l’organismo internazionale la cui sede è in Valle d’Aosta.
Si entrerà poi nel vivo del convegno mettendo a confronto, come spiega il direttore della Fondazione Fojanini di Sondrio Graziano Murada, realtà simili alle nostre.
Interverranno infatti ai lavori, il Sindaco di Carema Giovanni Aldighieri e il Presidente della Cantina Produttori di Nebbiolo di Carema, paese di 760 abitanti in provincia di Torino.
La Cantina di Carema nata nel 1960, raccoglie 67 soci e dal 1984 vinifica le proprie uve nella propria cantina,  fungendo da ente vinificatore.
I lavori proseguiranno poi con l’intervento dell’enologo Guido Bulgarelli che tratterà dell’approvazione del disciplinare IGT Terrazze Retiche, nonché di Vincent Grosjean presidente dell’Associazione Viticoltori della Valle D’Aosta (Viticulteurs Encaveurs Vallée d’Aoste) con sede ad Aymavilles, l’associazione che raggruppa produttori di ogni parte della regione valdostana.
A seguire l’intervento del Presidente del Cai Nazionale  Prof. Annibale Salsa, autore del libro “Il tramonto delle identità tradizionali” che illustrerà le trasformazioni socio-economiche nell’età moderna, quali elementi che hanno determinato la crisi dell’identità alpina, con il conseguente spaesamento e disagio esistenziale nelle alpi.
Chiusura, prima del dibattito, affidata al professor Guido Scaramellini con spunti storici sul territorio terrazzato di Mello e Traona. Il programma proseguirà nel pomeriggio con una parte turistica, riservata a coloro che vorranno ammirare il Castello di Domofole  e potranno approfittare di una visita guidata che racconterà le vicende storiche del bene culturale risalente al XI-XII secolo, e con lo spettacolo CantodiVino “Rosso non è l’amore” in cui si fondono racconti, poesie, canti popolari e memorie legate al vino rosso.
Qui in allegato (vedi programma
Vininfesta 2009 ) il programma dettagliato della manifestazione.

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16 Maggio 2009

Vinodamare: vini liguri in rassegna a Camogli

Giusto il tempo di tornare da Alba e di riprendermi dopo cinque giorni abbondanti di full immersion nell’universo stregante del Barbaresco e del Barolo, che eccomi nuovamente in partenza, questa volta alla volta della Liguria.
Barra puntata su Camogli (la località, non il panino autostradale…) dove nella cornice del Golfo paradiso lunedì 18 dalle 14.30 alle 19 sulla Calata del Porto area ex Mercato Coperto si svolgerà la sesta edizione di Vinidamare, appuntamento con i produttori dei vini liguri, per la presentazione e la diffusione dei loro prodotti, organizzato dall’Associazione Italiana Sommeliers della Liguria e dal Comune di Camogli, con la partecipazione del Servizio Turistico Ligure Terre di Portofino, della locale Pro Loco e dell’Ascot.
In tale circostanza i visitatori, assistiti dai sommeliers della sezione Liguria, avranno la possibilità di degustare i vini dell’anno alla presenza dei produttori – che ne illustreranno i pregi e le caratteristiche – della stampa specializzata e dei redattori delle guide turistiche ed enologiche. Nel corso della manifestazione verrà assegnato il Premio Vinidamare” – A.I.S. Tigullio e Comune di Camogliconferito a chi abbia contribuito in modo significativo alla diffusione della cultura dell’Enogastronomia.
Come recita il comunicato ufficiale della manifestazione, “tale onorificenza, già assegnata negli anni passati ad eminenti esperti quali Paola Ricas Direttrice della rivista “La Cucina Italiana”, al noto giornalista e pubblicista Paolo Lingua ed a Bruno Gambacorta anch’esso autore di numerose pubblicazioni in tema enogastronomico, sarà quest’anno conferita a Franco Ziliani giornalista esperto nel settore dell’enogastronomia”.
Ritiro del Premio a parte, per il quale ringrazio già anticipatamente gli amici dell’A.I.S. Liguria che mi hanno giudicato degno di riceverlo, sarà una splendida occasione, sulla passeggiata a mare di Camogli, di incontrare molti dei più significativi rappresentanti di una viticoltura, quella ligure, poco conosciuta (anche per i numeri ristretti e per la ridotta circolazione, se non in loco, di molti vini) e di degustare i loro gioielli.

Qui il programma completo.

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13 Maggio 2009

Grande banco d’assaggio di vini di Castiglione Falletto a Brescia

Grande appuntamento, il prossimo 21 maggio, giovedì, a Brescia, presso la suggestiva sede del Museo Mille Miglia, presso lo storico monastero di Sant’Eufemia della Fonte, per gli appassionati del Barolo e dei grandi vini di Langa.
Per l’organizzazione della delegazione bresciana dell’Associazione Italiana Sommeliers e con la fattiva collaborazione della Cantina Comunale di Castiglione Falletto, si svolgerà, dalle 16 sino alle 22, un grande banco d’assaggio di oltre 50 vini proposti da 15 aziende associate alla Cantina, con vigneti nel villaggio posto esattamente al centro della zona di produzione del Barolo.
Una grande occasione non solo di degustazione (53 i vini presenti, 25 i Barolo di annate dal 2001 al 2005, 10 Barbera d’Alba, 7 Dolcetto d’Alba e Diano d’Alba, quindi Nebbiolo d’Alba, Langhe Nebbiolo, Langhe rosso, Langhe Arneis, Langhe Freisa) ma di incontro con i produttori stessi che saranno quasi tutti direttamente presenti nelle postazioni d’assaggio e potranno quindi raccontare meglio la specificità dei terroir dei Castiglione Falletto, il carattere peculiare, all’insegna dell’eleganza, dell’equilibrio, della fragranza aromatica, della soffice, terrosa morbidezza dei tannini, dei vini, Barolo in primis, che a Castiglione Falletto vedono la luce.
Particolarità, di terreni, composizioni geologiche, microclimi, che saranno anche oggetto di un piccolo seminario, insomma, una chiacchierata tra amici, affidata all’autore di queste righe, che di Castiglione Falletto e dei suoi vini è un convinto sostenitore.
Per raggiungere la sede del Banco d’assaggio,ecco tutte le indicazioni utili.
Qui di seguito l’elenco delle aziende partecipanti alla manifestazione e dei vini proposti in degustazione da ognuna di loro. 

 

 

Boroli

Barolo DOCG 2001

Barolo “Villero” 2004

Barolo  DOCG 2003

Barolo “Cerequio” 2005

Cascina Bongiovanni

Barolo DOCG 2005

Barbera d’Alba DOC 2006

Langhe Arneis 2008

Brovia

Barolo DOCG 2004

Dolcetto d’Alba “Vigna Vellej” 2006

Cav. Bartolomeo

Barolo DOCG 2005

Langhe Rosso “Enfant” 2006

Dolcetto d’Alba 2007

Cavallotto Tenuta Bricco Boschis

Barolo DOCG “Bricco Boschis” 2005

Barolo DOCG “Vignolo” 2005

Barbera d’Alba “Vigna Cuculo” 2005

Langhe Nebbiolo DOC 2007

Ceretto

Barolo “Bricco Rocche” 2004

Barolo “Bricco Rocche” 2005

Barbera d’Alba “Piana” 2008

Dolcetto d’Alba “Rossana” 2007

Livia Fontana

Barolo “Villero” 2004

Barolo DOCG 2005

Langhe Rosso “Insieme” DOC 2004

Langhe Arneis DOC 2008

Gigi Rosso

Barolo DOCG “Arione” 2005

Barbera d’Alba “Vigna del Buon Ricordo” ‘06

Langhe Freisa “Vigna del Sole” 2007

Dolcetto di Diano d’Alba “Moncolombetto” ‘08

Giuseppe Mascarello

Barolo DOCG “Monprivato” 2003

Barbera d’Alba DOC “Scudetto” 2004

Langhe Freisa “Toetto” DOC 2004

Dolcetto d’Alba “Bricco” DOC 2006

Az. Agr. Monchiero

Barolo DOCG “Rocche” 2004

Barolo DOCG 2005

Langhe Nebbiolo DOC 2005

Barbera d’Alba DOC 2006 Superiore

Tenuta Montanello

Barolo 2004

Barbera d’Alba DOC “Crocetta” 2006

Az. Agr. Pugnane

Barolo DOC “Villero” 2004

Langhe Nebbiolo 2005

Barbera d’Alba 2006

Dolcetto d’Alba 2007

Sobrero

Barolo Riserva “Pernanno” 2003

Barolo “Ciabot Tanasio” 2005

Langhe Nebbiolo 2006

Dolcetto d’Alba “Villero” 2007

Az. Agr. Sordo Giovanni

Barolo DOCG “Sori Gabuti” 1999

Barolo DOCG 2001

Barolo DOCG 2004

Nebbiolo d’Alba DOC 2007

Vietti

Barolo DOCG “Castiglione” 2004

Barbera d’Alba “Scarrone” 2006

Barbera d’Alba “Tre Vigne” 2007

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9 Maggio 2009

Alba Wines Exhibition: cinque giorni a tutta Langa!

… e naufragar m’è dolce in questo Nebbiolo…

Dimenticare le polemiche, quelle relative alla mancata partecipazione alla rassegna di produttori “aventiniani”, più o meno in buona fede, e andare oltre, come se nulla fosse, la parola d’ordine, la personale mission, della mia presenza, anche quest’anno, all’eccellente Alba Wines Exhibition, la bella manifestazione, organizzata dall’Unione Produttori Vini Albesi, con il braccio operativo della Wellcom.
Quattro giorni (che per me saranno quasi sei, perché sarò già in Langa domenica mattina, per una giornata all’insegna di visite ad amici, prima che produttori e ristoratori, tra Monchiero, Monforte d’Alba e dintorni, e rientrerò solo venerdì pomeriggio, dopo un salto in mattinata in quel di Vergne di Barolo), interamente dedicati all’uva che nel cor mi sta, Monsù Nebbiolo, e ai vini che più amo e conosco, Barolo e Barbaresco (sperando che questa volta anche il Roero mi dia qualche emozione di più).
Obiettivo l’incontro con le nuove annate, 2006 nel caso del Barbaresco e del Roero, di cui degusteremo anche la riserva, rispettivamente 2004 e 2005, e 2005 nel caso del Barolo, con uno spazio anche alle riserve 2003.
Quasi una settimana di puro godimento nebbiolesco, di turni d’assaggio tra il massacrante e l’insensato (perché degustare in una giornata 70 vini base Nebbiolo è consapevole pura follia, anche per quelli come me, o come il mio amico Juancho Asenjo, che il Nebbiolo l’ha nel sangue), ma questi, ci piacciano o meno, sono i ritmi e le scadenze di quel grande Barnum che è diventato il vino oggi e di cui noi cronisti-degustatori siamo in qualche modo “vittime” e “complici”.Perché se da un lato non ci costringe nessuno ad accettare queste mega-degustazioni ed il piacevolissimo e ambito invito che ci arriva dagli organizzatori, dall’altro, se vogliamo tenerci aggiornati e al corrente sulle nuove “uscite” dei vini che più c’interessano e scriverne per le testate cui collaboriamo, a meno di non trattenersi giorni e giorni girando per cantine oppure di chiedere, come io stesso a volte faccio, ai Consorzi di dare una mano ad organizzarmi un assaggio comparativo dei vini della loro denominazione, non v’è altro modo, per avere un’idea del livello complessivo di una nuova annata, per capire cosa capiti in una determinata zona vinicola, che partecipare a questi wine summit.
Sono sempre tantissimi, troppi, i vini che degusteremo, tra i 60 ai 70 o più in ogni turno, che si apre al mattino alle 9 e prosegue sino alle 13.30 (prima di un meritato spuntino, anche per controbattere la quantità di tannini che si è accumulata sui nostri palati), seguiti da un tot indefinito di altri vini che potremo degustare/bere o semplicemente “snasare” nel corso delle visite e degli incontri con produttori e nelle cene che la solerte organizzazione, prendendoci quasi piacevolmente “in ostaggio” ci ha organizzato per il pomeriggio e la sera.
Ma al momento attuale non esiste un’alternativa praticabile e reale a queste full immersion, un qualcosa che, nel caso di Alba Wines  (che resta la degustazione professionale meglio organizzata oggi in Italia) mi fa leopardianamente confessare che “il naufragar m’è dolce in questo Nebbiolo…”.
L’importante è farsi soprattutto un’idea dell’annata e non pretendere di poter aver capito tutto, di poter stilare un elenco attendibilissimo di “promossi e bocciati”, di vini da raccomandare e vini… da evitare, considerando che degusteremo dei vini, magari imbottigliati da poco tempo, solo all’inizio del loro percorso, con una personalità ancora da definire, spigoli da smussare, tannini la cui irruenza dev’essere addomesticata, e complessità – quell’aspetto che rende un grande Barolo e un grande Barbaresco magici, unici, inimitabili – ancora tutta da formarsi.
Pertanto, confidando nelle reciproche doti di resistenza ai wine tasting, in rimedi personalizzati tipo il training autogeno, la ripetizione del mantra preferito (a patto che non sia la parola Nebbiolo…), un po’ di footing su e giù per sorì, oppure in un più semplice augurio tipo “io speriamo che me la cavo”, puntualmente domenica mattina partirò, computer e bagagli, alla volta di Alba.
Corroborato come sarò da tajarin, agnolotti del plin, carne cruda all’albese, capretto all’Arneis, brasato al Barolo, bunet, oltre che da tutto quel Barbaresco e Barolo, mi sa che una volta rientrato a casa la bilancia scapperà a gambe levate dopo avermi visto…

p.s.  data la scaletta fitta di incontri e impegni la prossima settimana credo mi sarà davvero difficile postare sul blog nuovi articoli relativi alle degustazioni fatte. Mi limiterò a moderare i vostri commenti, e magari a fornire rapidissimi flash e impressioni sulle degustazioni, ma non lascerò Vino al Vino sguarnito, avendo programmato una serie di post che verranno pubblicati da lunedì a giovedì.        

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