Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Allons enfants de la patrie...'

1 Gennaio 2008

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica: e voi cosa ne pensate?

Per puro spirito di servizio segnalo a tutti coloro che si fossero persi, perché piacevolmente impegnati altrove, il messaggio televisivo pronunciato ieri sera dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la possibilità di leggere (qui) e di ascoltare in video (qui) il testo integrale di quanto l’Inquilino del Quirinale ha detto rivolgendosi agli italiani.
Da parte mia, richiamando chiunque vorrà intervenire al rispetto delle più elementari norme di buona educazione, e perché vorrei pubblicare tutti i vostri interventi senza cassarli o censurarli per evitare che qualche occhiuto e ipercilioso lettore li giudichi passivi del reato di vilipendio al Capo dello Stato, ripromettendomi di dire la mia in seguito, vorrei chiedervi - cosa che mi sarebbe piaciuto avessero fatto, interpellando i cittadini, i vari TG, così ossequiosi nel riportare (ma chi se ne frega!) le reazioni della Casta, pardon della classe politica (leggi) - voi cosa ne pensate?
Cosa vi ha convinto e cosa non vi è piaciuto del messaggio di fine 2007 del Presidente Napolitano?
Quali punti importanti, a vostro avviso, non sono stati toccati, quali parole, pronunciate con quale linguaggio, avreste invece voluto ascoltare dall’uomo che dovrebbe, secondo la Costituzione, rappresentare tutti i cittadini italiani e quali avete accolto “con un sentimento di piena condivisione”?
Forza, fatevi sentire, parlate liberamente (in maniera civile, vi prego), dite la vostra, pane al pane e… vino al vino…

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9 Dicembre 2007

Questo sì che é parlare chiaro… Sperando non siano solo parole parole parole…

Ricordate quello che avevo scritto una decina di giorni fa e l’invito, che più chiaro non si potrebbe (leggi) rivolto a Casini e Fini, a “rottamare” come leader del centro destra, e a mandare a quel paese “mi consenta” cavalier Berlusca?
Bene, dopo una settimana dove il leader di A.N. era sembrato abbastanza propenso ad accogliere il dietro front di mr.Mediaset e a ritornare, con la coda tra le gambe, all’ovile, oggi Fini, parlando all’assemblea di An riunita all’Ergife, ha, come riferisce (qui) il Corriere della Sera on line, parlato chiarissimo, che più chiaro non si può.
Ha annunciato a chiare lettere “l’ostruzionismo del suo partito nei confronti della riforma elettorale Vassallo” definita “un’autentica legge truffa che vedrebbe la dura opposizione di An e di tutti, perchè reagirebbero anche Bossi, Casini, Bertinotti e tutti coloro che nel Pd non digeriscono l’archiviazione del bipolarismo”.
Ma non basta, Fini ricordandosi improvvisamente di parlare con un linguaggio di destra ad un popolo di destra o del centro destra che ne ha piene le scatole del Berlusca e dei suoi deliri di onnipotenza, delle sue svolte populiste, dei partiti che cambiano ragione sociale , si sciolgono o nascono dal nulla secondo il responso dei sondaggi e l’umore e gli interessi del capo, ha detto, fuori dai denti, che “se Berlusconi pensa di fare l’asso pigliatutto degli elettori di centro destra con una legge come la Vassallo è meglio che se lo tolga dalla testa perchè una legge siffatta in Parlamento non passerà mai”.
Il finale del suo intervento è di quelli che tagliano la testa al toro e fanno capire come una ricucitura nel centro destra o un ritorno all’antica formula (della serie comanda il Berlusca e tutti gli altri a contornarlo come altrettanti yes men) sia possibile come una mia direzione di Wine Spectator o della guida Vini d’Italia.
Fini ha detto che “comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali” precisando poi:”da queste mie parole volutamente molto nette voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quello che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi”.
Accidenti Fini, ma perché diavolo non ha parlato prima con questo linguaggio chiaro e dignitoso, ricordando che “Alleanza nazionale non deve sentirsi assediata dagli eventi, deve avere idee, progetti e proposte e andare avanti per la sua strada”, facendo arrivare “il suo contributo con un documento non chiuso e autoreferenziale, pensato da noi non per An ma per il nostro Paese”, lasciando che l’ex governatore del Lazio, Francesco Storace, lasciasse An, con altri amici e annessi mondani vari (vedi Santanché) per fondare La Destra (vedi) perché in Alleanza Nazionale non sentiva più fare discorsi di destra, ma un generico appiattirsi sul Capo Berlusca o un tendere verso un improbabile affollatissimo centro?
Questo detto da un elettore ultradeluso, di destra (o piuttosto della mia personalissima idea di Destra da anarchico conservatore, che probabilmente non esiste o è nei miei sogni), che il suo partito non ha mai votato e chissà se arriverà mai a votare…
A 55 anni, sor Gianfranco, è giunto il momento che provi a vedere se una parte consistente di questo singolare amato-odiato Paese sia pronta a fidarsi di lei e a chiederle, dopo una sua chiara assunzione di responsabilità, che uscite di grande dignità come quella di oggi non siano solo tattica da politique politicienne, oppure belle parole (parole, parole, parole…), ma impegni precisi. Tipo, se l’espressione non fosse già stata usata e suonasse ormai antica, una sua “discesa in campo“… Se il leader annunciato del centro sinistra sarà Walter Veltroni, perché il nuovo leader del centro destra non potrebbe essere Fini?

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2 Dicembre 2007

Ma perché non lo mandate a quel Paese? Modesto consiglio a Fini e Casini

Ora il Berlusca, dopo aver sfasciato (quel poco che ne restava) il cosiddetto Polo o Casa delle Libertà e aver deciso, senza consultare, anzi, a dispetto degli alleati, di creare il “Partito del popolo della libertà o Partito della libertà”, con una deriva chiaramente populista e con un palese disprezzo delle alleanze e degli antichi sodali di governo, con la consueta “coerenza” che lo contraddistingue cosa fa? Lancia un appello agli alleati e dice “stiamo tutti insieme”, non si sa bene se appassionatamente come una volta oppure no.
Ieri mister “mi consenta” é andato a Bari e poi a Palermo (leggi) e passeggiando tra la gente se ne é uscito dicendo che “con gli alleati vogliamo fare un percorso condiviso” e che il nuovo partito (quella cosa che pensa di creare cambiando ragione sociale alla bottega, con una furbesca trovata di marketing politico) “è pensato per questo obiettivo di unità. Bisogna eliminare ogni divisione tra alleati”.
Domanda: ma non sarà che questa ennesima giravolta nasce dal fatto che, come scrive oggi sul Corriere della Sera Renato Mannheimer (leggi), i sondaggi, quel termometro del sentire della gente che Berlusconi tiene così tanto in considerazione, non gli sorridono tanto e dimostrano che “la contraddittorietà dei messaggi provenienti dal Cavaliere e la contemporanea esplosione della conflittualità tra le forze del centrodestra hanno rimesso in trambusto gli elettori della coalizione” e non sembrerebbero premiare, virtualmente s’intende, la scelta di sbarazzarsi degli alleati e di dire “faso tuto mi”?
A Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini, che non mi piacciono, così come non mi piace (l’ho votato in passato, per puro anticomunismo, come unica soluzione contro l’ipotesi, a me non graditissima, di un governo Prodi ostaggio della sinistra massimalista) mister Bandana, vorrei dire, da quasi ex elettore (nauseato) del centro destra, solo una cosa: ma perché non lo mandate, una volta per tutte, con la sua politica di plastica, il suo potere, le sue televisioni, le sue uscite indifendibili, le sue imbarazzanti trovate, a quel Paese?
Perché non trovate il modo, visto che ha ampiamente dimostrato di considerarvi solo come ingombranti accessori, di fare a meno di lui, rivolgendovi, da destra, ai suoi elettori (che non sono mica stupidi e non sono tutti tarantolati dal suo carisma di tycoon e self made man) proponendo, a chi non vota e non voterà, con tutto il rispetto per chi lo fa, a sinistra, una seria alternativa, politica, ad un modo di fare “politica” che è puro marketing, trovate pubblicitarie, consigli per gli acquisti?
Persa per persa la partita, perché lui hai i soldi, é potente, spregiudicato, furbo e ora flirta pure con Veltroni e dice che di lui si fida, avrete almeno salvato la faccia, no?

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21 Settembre 2007

E se un “V-day” lo dedicassimo a Grillo ?

So bene che questo blog si chiama Vino al Vino e che secondo alcuni dovrei limitarmi a parlare di Barolo, barrique e dei “tre bicchieri”, ma come cittadino italiano, prima che cronista del vino e wine blogger, di fronte alla marea montante dell’indignazione giustizialista, al cosiddetto “grillismo” rampante e vociante, non posso fare finta di niente e non dire la mia.
Ieri sera, per documentarmi ulteriormente sul “fenomeno Grillo”, su quello che significa, mi sono sciroppato, con qualche fatica, perché ogni volta che vedo il “simpatico” Michele (Michele chi, ma Santoro, ovviamente!) e le sue trasmissioni, abilissimamente concepite e condotte, da grande professionista, devo riconoscerlo, qual’è, la televisione di casa corre il rischio di essere scaraventata dal balcone, la puntata della nuova stagione di Anno Zero (Rai Due) dedicata al comico (?) genovese.
Come scrive oggi il Corriere della Sera “nello studio di Rai2, dove Santoro si fa paladino del tritura—politici genovese, si salda l’asse tra il leader dei vaffa—boys e due girotondini della primissima ora, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio”, con contorno di vignettisti pseudo corrosivi e di grandi studiosi della politica, e chi non ha avuto la “fortuna” di essere in piazza a Bologna, lo scorso settembre, per il “V Day”, ha potuto capire a chi ci si trovi di fronte.
Ovvero ad un pericoloso demagogo, populista, ad un abile arringatore ed esaltatore di folle (proprio la stessa ggente cui Santoro si rivolge da sempre e di cui interpreta sapientemente le emozioni), non molto diverso, lo stile è lo stesso, dai leghisti più esaltati e irresponsabili che invitavano a mettere il tricolore “in quel posto” e farneticano di padani pronti a “tirare fuori il fucile” perché stufi di pagare le tasse.
Un tipo da maneggiare con cura, quel Grillo, è difatti, pavida, larga parte della classe politica lo sta blandendo, cercando di lisciare, compiacendo, con qualche felice eccezione, ad esempio Walter Veltroni, che ha ricordato che l’Italia ”ha bisogno di soluzioni razionali, non di uno che urli nel tunnel”, oppure il sindaco di Venezia, il filosofo Massimo Cacciari, secondo il quale”il rischio qualunquismo esiste. Laddove fai politica con la raccolta di firme, con i comici in piazza,con gli schiamazzi e le battute è inevitabile. Fare da cassa di risonanza a certe derive populiste non è certo fare buona politica”. Reazioni più meditate di quella di Pierferdinando Casini che ha definito il V-day “la più grande delle mistificazioni”.
Qualcuno, nei giorni scorsi, ha colto bene la potenziale pericolosità non di Grillo, che si sta prendendo un po’ troppo sul serio, ma resta un comico, seppure riconvertito alla causa della democrazia populista, ma di quello che rappresenta e del suo schiumante seguito di ultras della “politica” e della democrazia partecipativa, ad esempio il direttore del TG 2 Mauro Mazza, che in un editoriale di qualche giorno fa, molto intelligentemente osservava: “Cosa accadrebbe se un giorno all’improvviso un pazzo, uno squilibrato sentendo quelle accuse premesse il grilletto? Un tempo c’erano i cattivi maestri, che additavano come nemico un commissario, un giornalista, un magistrato e accadeva che qualcuno, pazzo o meno, andasse e premesse il grilletto e qualche volta uccidesse. Oggi non abbiamo più i cattivi maestri né i buoni, abbiamo solo gli apprendisti stregoni. La storia, si dice, si ripete due volte, una volta in tragedia una volta in farsa.
Ma cosa succederebbe se invece facesse il percorso inverso e da farsa si trasformasse in tragedia? Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno ascoltati quegli insulti contro tizio e contro caio premesse il grilletto?”.
Ragionamento impeccabile, che non fa una grinza, da sottoscrivere al 100%, come quelli contenuti in un lucidissimo articolo del senatore dell’Ulivo e giornalista Antonio Polito, pubblicato l’11 settembre su Il Foglio, dove si invitano a reagire “i media, succubi oggi dei guitti come lo furono ieri dei piemme. Dovrebbero dire che da questa storia il paese uscirà solo un po’ più debosciato di come ci è entrato”.
Bene, come ha reagito oggi, l’arguto arruffapopoli, il Masaniello ai pansoti e al pesto ? Nel corso di uno spettacolo – happening tenuto ieri sera in Friuli, parodiando Mazza quando si chiedeva “Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati quegli insulti, premesse all’improvviso il grilletto?” l’arguto arringatore di folle, di certo consapevole del botto” ha aggiunto “e ti sparasse nel culo?”.
Come non sottoscrivere dunque quello che ha scritto Antonio Polito -articolo Polito Il Foglio - ricordando che “ci vorrebbe qualcuno che pronunciasse un sonoro vaffa per Grillo e per tutti i grillini. Qualcuno che osasse dire che la democrazia senza partiti non esiste, che oltre i partiti ci sono solo l’oligarchia della nomenklatura e l’autocrazia del dispotismo, la Cina e la Russia. Dovrebbero parlare quei pochi, nella Casta e fuori, che ancora godono di una qualche autorità morale. Napolitano in persona dovrebbe ergersi contro questa Vandea auspicata e istigata, contro il rischio di delegittimazione morale delle istituzioni. Ricordando che la democrazia è il consenso nelle urne, non l’ammuina nelle piazze; che la sovranità risiede in Parlamento, non nei comizi e nei girotondi; che uno spettacolo comico non è un movimento politico; che Sabina Guzzanti non è Giovanna d’Arco e Beppe Grillo non è Lenin” ?
E se affa… gli italiani che ancora conservano il dono della ragione e non sono né dalla parte della “casta” politica corrotta e indifendibile, che non può essere ne é l’intera classe politica, né dalla parte dell’antipolitica potenzialmente violenta, intollerante, aggressiva e vociante impersonata dal “V-day”, ci mandassero, prima che sia troppo tardi, il signor Beppe Grillo e la sua corte di tricoteuses esagitate sferruzzanti sotto al patibolo?

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14 Luglio 2007

Südtirol ist nicht Italien: ma allora l’Alto Adige è non è “Italia” ?

Uno ci mette tutta la buona volontà possibile per dimenticare la vecchia, antipatica, vicenda dei “Sindaci e vicesindaci di 113 dei 116 comuni della provincia di Bolzano che nel 2006 hanno sottoscritto, sull’onda di un’analoga iniziativa degli Schützen, una petizione per chiedere a Vienna l’inserimento nella sua nuova Costituzione di”un riferimento alla funzione dell’Austria, quale potenza tutrice dell’autonomia dell’Alto Adige”.
Uno torna, con la migliore disposizione d’animo e la volontà di dimenticare anche l’altrettanto spiacevole episodio, da me segnalato in maggio, di discriminazione ai danni di un ferroviere di origine italiana di Laces, e un altro ai danni di una ragazzina di Villandro, parla, scherza come se nulla fosse con il simpatico Sindaco “teologo e vigneron” di Termeno, si sente dire – e si sforza di crederci – che è acqua passata, che non vale la pena di tornarci sopra, che la cosa non era poi così grave, che, come mi ha detto un collega di Werner Dissertori, il Bürgermeister di Cortaccia Oswald Schiefer, avevano firmato per un atto di simpatia nei confronti dei Sindaci che avevano promosso l’iniziativa della petizione all’Austria, ma poi una mattina visita il sito Internet di un quotidiano nazionale in lingua italiana e cosa ci trova mai ?

Semplicemente questa “simpatica” fotografia – che temo non sia solo una goliardata come certe smargiassate della Lega Nord - che ritrae un gruppo di membri della
Südtiroler Freiheit (per chi non comprendesse il tedesco Libertà per il Sud Tirolo), già membri della Union fur Südtirol, davanti ad un cartello che secondo i promotori di questa iniziativa (qui presentata, ovviamente solo in lingua tedesca) dovrebbe essere collocato in migliaia di esemplari all’ingresso delle località altoatesine che in questo periodo e durante tutto l’anno accolgono un sacco di turisti di lingua italiana.
Il cartello, realizzato nei colori bianchi e rossi simbolo dell’Austria e del Tirolo, riporta – a titolo di ammonimento più che di benvenuto – questa eloquente scritta: “Südtirol ist nicht Italien”, che tradotto nella lingua di Dante significa “l’Alto Adige non è Italia”.
A volere la collocazione di questi cartelli è la “pasionaria” separatista Eva Klotz, che si batte per l’autodeterminazione dei sudtirolesi e contro la “snazionalizzazione degli altoatesini di lingua tedesca”.
Bene, siamo curiosi di vedere se davvero questi cartelli verranno realizzati e posti, tanto per indicare chiaramente che aria tira a chi si fosse distratto, all’ingresso dei 116 comuni della Provincia di Bolzano e cosa dirà, di fronte a questa presa di posizione tanto chiara, il potente
Landeshauptmann, ovvero presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Luis Durnwalder (a sua volta vice presidente della Regione Trentino – Alto Adige/Süd Tirol), nato (proprio come me) il 23 settembre, ma del 1941, a Falzes.
Nell’attesa che si pronunci, che dica, apertis verbis, come la pensa sulla brillante idea del cartello
Südtirol ist nicht Italien”, che interpreta, basta girare per siti Internet e blog riconducibili all’area dei “patrioti” e filo-secessionisti sud tirolesi (vedi: 123) un sentire diffuso, perché non fargli sapere, inviandogli una cortese e mi raccomando ben educata e-mail ai suoi indirizzi (1 - 2) di posta elettronica, oppure agli uffici stampa della Provincia di Bolzano (1 - 2), o all’Ufficio affari di Gabinetto, come vediamo, noi italiani amici e frequentatori assidui dell’Alto Adige – Süd Tirol questa allegra pensata e quali reazioni ci provoca?
p.s. segnalo che sul sito Internet di una delle persone che sono sinora intervenute con loro commenti, che si presenta con il nome di pérvasion, si segnala una posizione che cerca di andare oltre la contrapposizione tra italiani e süd tirolesi e che viene esemplificata graficamente da questa immagine


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13 Dicembre 2006

Ma Internet, i blog, la libera espressione sul Web hanno davvero bisogno di un codice ?

Vi segnalo questa bella intervista di Vittorio Zambardino giornalista e validissimo blogger con Scene digitali, a Francesco Pizzetti, costituzionalista e docente all’Università di Torino e soprattutto presidente del Garante per la protezione dei dati personali, in altre parole “il garante della privacy”.

Tra i temi dibattuti “come portare l’esercizio di questo immenso grado di libertà dentro un quadro che sia compatibile con regole, che per altri mezzi abbiamo”, ovvero discutere “sui mezzi e le misure con i quali rendiamo possibile la punizione di comportamenti illeciti che ledono la riservatezza o addirittura diffamino le persone quando vengano commessi attraverso Internet”.

La domanda è: ma Internet, in un Paese libero a democrazia compiuta (ma lo è davvero ?) come l’Italia, ha davvero bisogno di regole, codici, limitazioni ? E questa legittima tutela delle persone e della correttezza dell’espressione non può portare, alla lunga, a forme di controllo che pregiudichino quella libertà di espressione, quel libero e democratico accesso all’espressione che Internet garantisce ?

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21 Novembre 2006

Give Peace (and love) a Chance: un’iniziativa che mi piace davvero molto…

Volete dare anche voi un personale, caldo, appassionato, intenso, partecipato contributo alla pace ? Bene, partecipate (meglio se in coppia, ci si diverte di più…) all’iniziativa promossa per il prossimo 22 dicembre, a San Francisco, da due pacifisti, che vogliono offrire alla causa della pace una speciale possibilità.

Ricordando John Lennon e la sua Give Peace a chance e considerato l’alto valore morale di questa idea e il particolare piacere (che fa bene) che dà il contribuire a realizzarla, perché non partecipare in massa (ovviamente non tutti insieme…) ? Così sì che mi garba, e di molto, fare il pacifista ! Insomma: give peace (and love) a chance

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20 Ottobre 2006

Appello contro la standardizzazione del vino della Confédération paysanne

Lodevole iniziativa in Francia della Confédération paysanne, il secondo più importante sindacato agricolo francese, che contesta in modello agricolo produttivo degli ultimi 40 anni, e propone una solidarietà stretta tra agricoltori, e mediante il lancio di un sito Internet dal titolo emblematico, Contre les naufrageurs du vin, contro gli affogatori del vino, intende denunciare la deriva industriale e produttivista della viticoltura in Francia ed in Europa e lancia una petizione per sensibilizzare i responsabili ad ogni livello, denunciare la politica comunitaria e proporre un’altra “visione della viticoltura”.

La presa di posizione denuncia a chiare lettere la “libertà enologica rivendicata dagli imprenditori del vino, in nome del gusto del consumatore e della concorrenza internazionale”, le diffuse pratiche interventiste in cantina che costituiscono “un arsenale tecnico illimitato per produrre bevande che verranno comunque commercializzate come “vino”. Così, come logica conseguenza, “il processo qualitativo legato alle normali pratiche vitivinicole viene abbandonato e sostituito da un insieme di tecniche enologiche correttive e ricostruttive”.

Ecco, da me tradotto in italiano, il testo del loro appello, pubblicato sul sito Internet
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27 Agosto 2006

Geniali atti amministrativi: affidare le sorti della Sicilia alla Madonna…

Domanda: in quale altro Paese civile diverso da questa nostra cara e disastrata Italia un politico che riveste una carica importante come quella di governatore o presidente di una Regione avrebbe avuto la faccia di bronzo di dichiarare apertamente, in un’intervista, di aver raccomandato “la Sicilia alla Madonna: ho qui l’atto di affidamento ufficiale, ho stampato tre milioni di copie e l’ho distribuito a tutti i siciliani” ?

In quale altro Paese serio e normale, questo suo “atto pubblico”, realizzato a spese di tutti i cittadini, credenti o non credenti, e la sua comica rivendicazione, “la Madonna ha fatto crescere la Sicilia: siamo l’unica regione in crescita del 2,8 per cento”, non avrebbe suscitato legittime proteste ed un doveroso richiamo, al di là della sensibilità e del credo religioso di ognuno, a non mischiare disinvoltamente il sacro con il profano e a tenere rigidamente separati Stato e Chiesa, visto che, fortunatamente, viviamo o dovremmo vivere in uno Stato laico e non in uno confessionale ?

In qualsiasi altro Paese civile, ma non in Italia, purtroppo, dove accade che sfidando il comune senso del ridicolo, il governatore della Sicilia Totò Cuffaro abbia tranquillamente rilasciato queste dichiarazioni a Claudio Sabelli Fioretti, in un Terzogrado pubblicato sul supplemento del Corriere della Sera Magazine di giovedì 24 agosto.

Morale ? Che questa è la classe politica che ci tocca, gli amministratori della cosa pubblica ai quali decine di migliaia di cittadini, dando con un consenso plebiscitario il loro voto, pensano di affidare il destino delle loro città, delle loro regioni, del loro Paese.
Povera Italia !   

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23 Agosto 2006

Libero mercato e concorrenza anche in autostrada ! Questa volta Di Pietro ha ragione

Non nutro alcuna simpatia, anzi, visto che l’ho sempre giudicato come un furbo demagogo e niente più, per Antonio di Pietro, che solo per le bizzarre, astruse leggi che governano la politica in Italia è potuto (povera Italia !) diventare ministro, responsabile del dicastero, importantissimo, delle Infrastrutture.

Ma una volta tanto non posso che battere le mani ed essere pienamente d’accordo con il pittoresco Tonino di Montenero di Bisaccia, che in una recente intervista radiofonica ha osservato una cosa che tantissimi italiani che viaggiano in autostrada si chiedono da anni, ovvero per quale motivo “Ovunque andate trovate sempre lo stesso tipo di panino e lo stesso tipo di Autogrill ?”

Di Pietro è dell’idea di “realizzare delle gare anche per le concessioni di ristorazione” lungo le autostrade d’Italia e dire no all’assurdo “monopolio del panino”, dei generi di conforto e di necessità quando si viaggia (un caffè, una bottiglia di acqua minerale, una bibita) che sfruttando un regime di monopolio vengono proposti a prezzi altissimi.

Ha ragione di Pietro, accidenti, “perché non possono andare in gara i vari tipi di autogrill?”, e perché mai di questa assoluta evidenza non si è accorto Lunardi, che ha preceduto Di Pietro al ministero delle Infrastrutture ?

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