Berlusconi straccia il programma del PD: becera demagogia a un tanto al chilo
Anche se non ho la benché minima intenzione di fare il “salto della quaglia” e dare, io uomo di “destra”, seppure della mia destra sognata e immaginaria, non quella reale, il mio voto a sinistra, sono persuaso dell’assoluta opportunità della mia scelta di dire pubblicamente che questa volta il mio voto il “Cavalier ganassa” se lo può sognare (e credo anche quello di tanti altri italiani come me).
La progressione di questa campagna elettorale, il costante innalzamento dei toni, le uscite a piedi uniti o senza gusto, le costanti sbracature, le promesse fatte tanto per épater il suo elettorato, mi hanno convinto senza esitazioni della mia siderale lontananza, culturale, mentale, e umana, dalla formazione che oggi si fa chiamare “Popolo delle libertà”.
L’ultimo gesto, di ieri, quello di definire il programma del PD – leggi – (che, inutile dirlo, mi lascia totalmente indifferente) “solo carta straccia” e di farlo idealmente a pezzettini (vedi foto), per il l’entusiasmo sgangherato della sua claque e dei suoi reggicoda, è di una tale beceraggine, di una tale volgarità, di un simile qualunquismo da far inorridire non solo i suoi avversari, che dati gli autogol continui del cavaliere possono pensare ragionevolmente di recuperare e di rovesciare i pronostici, ma anche coloro che, pur non militando a sinistra, non possono tollerare simili metodi.
Fare a pezzi il programma della coalizione avversaria, alla totale faccia di quel gentleman’s agreement più volte sbandierato, dimostra un disprezzo del contendente politico, un disdegno delle regole più elementari del civile confronto democratico da far capire che razza di strano, anomalo e pericoloso uomo “politico” sia ormai Berlusconi. Come ha osservato bene Bertinotti animato da “un’idea violenta della politica di sopraffazione dell’altro». Badate bene e soppesate attentamente le mie parole, non perché sia un “fascista”, perché il fascismo è stata una pagina seria, complessa e controversa della storia d’Italia e degli italiani del Novecento (cosa che Fini, così impegnato a farsi accettare e omologare, non avrà più nemmeno il coraggio di riconoscere), ma perché é un tragicomico caudillo di stampo sudamericano, un demagogo da barzelletta, che usa tutte le tecniche pubblicitarie e del marketing (nelle quali è un maestro, come dimostra il successo delle sue televisioni commerciali) per imporsi e per compiacere i più bassi istinti del suo popolo.
Che è più qualunquista e becero di lui, più incattivito e felice di vedere innalzarsi i toni, e gode letteralmente per queste entrate in tackle scivolato, ma a piedi uniti, del suo campione e beniamino.
Della democrazia quest’uomo, sempre attentissimo, lo dimostrano i ben poco brillanti cinque anni del suo governo, a curare innanzitutto i propri interessi e quelli dei suoi famigli, ha un’idea del tutto speciale e la sua presenza alla testa di una coalizione che non potrà mai presentarsi come forza di destra moderna, rispettabile anche da parte degli avversari, rappresenta la grande, enorme, anomalia italiana (ce ne sono peraltro tantissime altre, che riguardano anche la sinistra), un elemento che azzera di fatto ogni serio progetto di dare all’Italia quella forza veramente conservatrice ma riformatrice, di destra, ma aperta al cambiamento e quando serve anche alla “rivoluzione”, di cui tanti cittadini come me anelano il manifestarsi.
E’ per questo dunque, e per tanti altri motivi, che l’uomo di Arcore, ne sono certo, fornirà a me e a tanti elettori potenziali (ma ormai in fuga o già persi) nel corso del mese che ci separa dal voto del 13 aprile, che confermo pubblicamente la mia decisione, che mi addolora, di non andare a votare e soprattutto di non dare il mio consenso al Popolo delle libertà (anche di insultare scioccamente gli avversari).
E’ una forma di impegno civile, un coming out che avverto come un impegno morale, e che rendo noto, da questo blog, esprimendo a cuore aperto quello che penso. Dicendo, come sempre, pane al pane e… vino al vino.

Sparala ancora più grossa Silvio, forza che qualche gonzo (me non più) lo trovi ancora che abbocchi alle tue promesse da marinaio!
Per nessun oro del mondo vorrei trovarmi nei panni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale dopo il fallimento del mandato esplorativo conferito al Presidente del Senato Franco Marini, teso non si sa bene se solo a modificare la (pessima) legge elettorale vigente o anche ad allontanare lo “spettro” delle elezioni, si troverà ora praticamente “costretto” a sciogliere le camere e ad indire, con data da precisarsi, elezioni anticipate.
La legge dei numeri ha parlato chiaro: questo governo non ha più i numeri (in verità non li aveva più da un sacco di tempo e restava a galla solo grazie al sostegno, chiaramente schierato, dei senatori a vita) per continuare a (s)governare e si deve dimettere chiudendo una delle pagine più buie e vergognose della storia di questa Repubblica.
Ma l’avete sentito ieri Romano Prodi a Montecitorio, intervenire rivendicando i tanti «successi» del suo governo, capace di “rimettere in piedi il Paese”?
Mette davvero tristezza vedere un uomo della sua età e della sua lunga esperienza ridursi a mentire così spudoratamente a se stesso prima che agli altri, confidando di restare a galla a dispetto del buon senso e del pudore mentre tutto crolla, contando sulla riserva indiana dei senatori a vita, altre persone che preferiremmo vedere non fare così magre figure, i quali rinnovano
Siamo qui a discutere e accapigliarci, anche di domenica, di Slow Food, di Carlin Petrini aspirante Santo, delle divisioni tra destra e sinistra, di Ocm vino, di Barolo taroccati e di controllori ed esperti che hanno fatto il gioco delle tre scimmiette, di munnezza che copre la Campania, degli amici degli Schuetzen che non emettono scontrini fiscali e vorrebbero andarsene da Roma, poi uno, che se l’era perso, legge, su segnalazione di un lettore che ringrazio, questo articolo (
Per puro spirito di servizio segnalo a tutti coloro che si fossero persi, perché piacevolmente impegnati altrove, il messaggio televisivo pronunciato ieri sera dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la possibilità di leggere (
Ricordate quello che avevo scritto una decina di giorni fa e l’invito, che più chiaro non si potrebbe (
Perché non trovate il modo, visto che ha ampiamente dimostrato di considerarvi solo come ingombranti accessori, di fare a meno di lui, rivolgendovi, da destra, ai suoi elettori (che non sono mica stupidi e non sono tutti tarantolati dal suo carisma di tycoon e self made man) proponendo, a chi non vota e non voterà, con tutto il rispetto per chi lo fa, a sinistra, una seria alternativa, politica, ad un modo di fare “politica” che è puro marketing, trovate pubblicitarie, consigli per gli acquisti?
So bene che questo blog si chiama Vino al Vino e che secondo alcuni dovrei limitarmi a parlare di Barolo, barrique e dei “tre bicchieri”, ma come cittadino italiano, prima che cronista del vino e wine blogger, di fronte alla marea montante dell’indignazione giustizialista, al cosiddetto “grillismo” rampante e vociante, non posso fare finta di niente e non dire la mia.


