So bene che questo blog si chiama Vino al Vino e che secondo alcuni dovrei limitarmi a parlare di Barolo, barrique e dei “tre bicchieri”, ma come cittadino italiano, prima che cronista del vino e wine blogger, di fronte alla marea montante dell’indignazione giustizialista, al cosiddetto “grillismo” rampante e vociante, non posso fare finta di niente e non dire la mia.
Ieri sera, per documentarmi ulteriormente sul “fenomeno Grillo”, su quello che significa, mi sono sciroppato, con qualche fatica, perché ogni volta che vedo il “simpatico” Michele (Michele chi, ma Santoro, ovviamente!) e le sue trasmissioni, abilissimamente concepite e condotte, da grande professionista, devo riconoscerlo, qual’è, la televisione di casa corre il rischio di essere scaraventata dal balcone, la puntata della nuova stagione di Anno Zero (Rai Due) dedicata al comico (?) genovese.
Come scrive oggi il Corriere della Sera “nello studio di Rai2, dove Santoro si fa paladino del tritura—politici genovese, si salda l’asse tra il leader dei vaffa—boys e due girotondini della primissima ora, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio”, con contorno di vignettisti pseudo corrosivi e di grandi studiosi della politica, e chi non ha avuto la “fortuna” di essere in piazza a Bologna, lo scorso settembre, per il “V Day”, ha potuto capire a chi ci si trovi di fronte.
Ovvero ad un pericoloso demagogo, populista, ad un abile arringatore ed esaltatore di folle (proprio la stessa ggente cui Santoro si rivolge da sempre e di cui interpreta sapientemente le emozioni), non molto diverso, lo stile è lo stesso, dai leghisti più esaltati e irresponsabili che invitavano a mettere il tricolore “in quel posto” e farneticano di padani pronti a “tirare fuori il fucile” perché stufi di pagare le tasse.
Un tipo da maneggiare con cura, quel Grillo, è difatti, pavida, larga parte della classe politica lo sta blandendo, cercando di lisciare, compiacendo, con qualche felice eccezione, ad esempio Walter Veltroni, che ha ricordato che l’Italia ”ha bisogno di soluzioni razionali, non di uno che urli nel tunnel”, oppure il sindaco di Venezia, il filosofo Massimo Cacciari, secondo il quale”il rischio qualunquismo esiste. Laddove fai politica con la raccolta di firme, con i comici in piazza,con gli schiamazzi e le battute è inevitabile. Fare da cassa di risonanza a certe derive populiste non è certo fare buona politica”. Reazioni più meditate di quella di Pierferdinando Casini che ha definito il V-day “la più grande delle mistificazioni”.
Qualcuno, nei giorni scorsi, ha colto bene la potenziale pericolosità non di Grillo, che si sta prendendo un po’ troppo sul serio, ma resta un comico, seppure riconvertito alla causa della democrazia populista, ma di quello che rappresenta e del suo schiumante seguito di ultras della “politica” e della democrazia partecipativa, ad esempio il direttore del TG 2 Mauro Mazza, che in un editoriale di qualche giorno fa, molto intelligentemente osservava: “Cosa accadrebbe se un giorno all’improvviso un pazzo, uno squilibrato sentendo quelle accuse premesse il grilletto? Un tempo c’erano i cattivi maestri, che additavano come nemico un commissario, un giornalista, un magistrato e accadeva che qualcuno, pazzo o meno, andasse e premesse il grilletto e qualche volta uccidesse. Oggi non abbiamo più i cattivi maestri né i buoni, abbiamo solo gli apprendisti stregoni. La storia, si dice, si ripete due volte, una volta in tragedia una volta in farsa.
Ma cosa succederebbe se invece facesse il percorso inverso e da farsa si trasformasse in tragedia? Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno ascoltati quegli insulti contro tizio e contro caio premesse il grilletto?”.
Ragionamento impeccabile, che non fa una grinza, da sottoscrivere al 100%, come quelli contenuti in un lucidissimo articolo del senatore dell’Ulivo e giornalista Antonio Polito, pubblicato l’11 settembre su Il Foglio, dove si invitano a reagire “i media, succubi oggi dei guitti come lo furono ieri dei piemme. Dovrebbero dire che da questa storia il paese uscirà solo un po’ più debosciato di come ci è entrato”.
Bene, come ha reagito oggi, l’arguto arruffapopoli, il Masaniello ai pansoti e al pesto ? Nel corso di uno spettacolo – happening tenuto ieri sera in Friuli, parodiando Mazza quando si chiedeva “Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati quegli insulti, premesse all’improvviso il grilletto?” l’arguto “arringatore di folle, di certo consapevole del botto” ha aggiunto “e ti sparasse nel culo?”.
Come non sottoscrivere dunque quello che ha scritto Antonio Polito -articolo Polito Il Foglio - ricordando che “ci vorrebbe qualcuno che pronunciasse un sonoro vaffa per Grillo e per tutti i grillini. Qualcuno che osasse dire che la democrazia senza partiti non esiste, che oltre i partiti ci sono solo l’oligarchia della nomenklatura e l’autocrazia del dispotismo, la Cina e la Russia. Dovrebbero parlare quei pochi, nella Casta e fuori, che ancora godono di una qualche autorità morale. Napolitano in persona dovrebbe ergersi contro questa Vandea auspicata e istigata, contro il rischio di delegittimazione morale delle istituzioni. Ricordando che la democrazia è il consenso nelle urne, non l’ammuina nelle piazze; che la sovranità risiede in Parlamento, non nei comizi e nei girotondi; che uno spettacolo comico non è un movimento politico; che Sabina Guzzanti non è Giovanna d’Arco e Beppe Grillo non è Lenin” ?
E se affa… gli italiani che ancora conservano il dono della ragione e non sono né dalla parte della “casta” politica corrotta e indifendibile, che non può essere ne é l’intera classe politica, né dalla parte dell’antipolitica potenzialmente violenta, intollerante, aggressiva e vociante impersonata dal “V-day”, ci mandassero, prima che sia troppo tardi, il signor Beppe Grillo e la sua corte di tricoteuses esagitate sferruzzanti sotto al patibolo?
Scritto da Franco Ziliani alle 9:42, in Allons enfants de la patrie...
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