Vino al vino

Archivio della Categoria 'Allons enfants de la patrie…'

9 marzo 2008

Berlusconi straccia il programma del PD: becera demagogia a un tanto al chilo

Anche se non ho la benché minima intenzione di fare il “salto della quaglia” e dare, io uomo di “destra”, seppure della mia destra sognata e immaginaria, non quella reale, il mio voto a sinistra, sono persuaso dell’assoluta opportunità della mia scelta di dire pubblicamente che questa volta il mio voto il “Cavalier ganassa” se lo può sognare (e credo anche quello di tanti altri italiani come me).
La progressione di questa campagna elettorale, il costante innalzamento dei toni, le uscite a piedi uniti o senza gusto, le costanti sbracature, le promesse fatte tanto per épater il suo elettorato, mi hanno convinto senza esitazioni della mia siderale lontananza, culturale, mentale, e umana, dalla formazione che oggi si fa chiamare “Popolo delle libertà”.
L’ultimo gesto, di ieri, quello di definire il programma del PD – leggi – (che, inutile dirlo, mi lascia totalmente indifferente) “solo carta straccia” e di farlo idealmente a pezzettini (vedi foto), per il l’entusiasmo sgangherato della sua claque e dei suoi reggicoda, è di una tale beceraggine, di una tale volgarità, di un simile qualunquismo da far inorridire non solo i suoi avversari, che dati gli autogol continui del cavaliere possono pensare ragionevolmente di recuperare e di rovesciare i pronostici, ma anche coloro che, pur non militando a sinistra, non possono tollerare simili metodi.
Fare a pezzi il programma della coalizione avversaria, alla totale faccia di quel gentleman’s agreement più volte sbandierato, dimostra un disprezzo del contendente politico, un disdegno delle regole più elementari del civile confronto democratico da far capire che razza di strano, anomalo e pericoloso uomo “politico” sia ormai Berlusconi. Come ha osservato bene Bertinotti animato da “un’idea violenta della politica di sopraffazione dell’altro». Badate bene e soppesate attentamente le mie parole, non perché sia un “fascista”, perché il fascismo è stata una pagina seria, complessa e controversa della storia d’Italia e degli italiani del Novecento (cosa che Fini, così impegnato a farsi accettare e omologare, non avrà più nemmeno il coraggio di riconoscere), ma perché é un tragicomico caudillo di stampo sudamericano, un demagogo da barzelletta, che usa tutte le tecniche pubblicitarie e del marketing (nelle quali è un maestro, come dimostra il successo delle sue televisioni commerciali) per imporsi e per compiacere i più bassi istinti del suo popolo.
Che è più qualunquista e becero di lui, più incattivito e felice di vedere innalzarsi i toni, e gode letteralmente per queste entrate in tackle scivolato, ma a piedi uniti, del suo campione e beniamino.
Della democrazia quest’uomo, sempre attentissimo, lo dimostrano i ben poco brillanti cinque anni del suo governo, a curare innanzitutto i propri interessi e quelli dei suoi famigli, ha un’idea del tutto speciale e la sua presenza alla testa di una coalizione che non potrà mai presentarsi come forza di destra moderna, rispettabile anche da parte degli avversari, rappresenta la grande, enorme, anomalia italiana (ce ne sono peraltro tantissime altre, che riguardano anche la sinistra), un elemento che azzera di fatto ogni serio progetto di dare all’Italia quella forza veramente conservatrice ma riformatrice, di destra, ma aperta al cambiamento e quando serve anche alla “rivoluzione”, di cui tanti cittadini come me anelano il manifestarsi.
E’ per questo dunque, e per tanti altri motivi, che l’uomo di Arcore, ne sono certo, fornirà a me e a tanti elettori potenziali (ma ormai in fuga o già persi) nel corso del mese che ci separa dal voto del 13 aprile, che confermo pubblicamente la mia decisione, che mi addolora, di non andare a votare e soprattutto di non dare il mio consenso al Popolo delle libertà (anche di insultare scioccamente gli avversari).
E’ una forma di impegno civile, un coming out che avverto come un impegno morale, e che rendo noto, da questo blog, esprimendo a cuore aperto quello che penso. Dicendo, come sempre, pane al pane e… vino al vino.

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15 febbraio 2008

Sparala ancora più grossa Silvio!

Siamo già in piena campagna elettorale ed il Cavalier ganassa, alias Berlusca, ha già cominciato a promettere mari e monti.
Ieri ha assicurato di avere già diverse cose in cantiere:”Se tornerò a Palazzo Chigi, abolirò l’Ici sulla prima casa e avvierò un progetto di detassazione a cominciare dalle ore di straordinario pagate dalle aziende ai lavoratori”.
E vai, il promettitore impenitente di milioni di posti di lavoro è tornato! Sparala ancora più grossa Silvio, forza che qualche gonzo (me non più) lo trovi ancora che abbocchi alle tue promesse da marinaio!
Quando prometterai – e allora forse un pensierino di votarti ancora lo farò – che se vincerai le elezioni ci sarà, come dice il mitico Cetto la qualunque (vedi e vedi ancora),
Cchiù pilu petutti”?
Altro che partito della libertà o come diavolo si chiama, dovevi ribattezzare il tuo “nuovo”, si fa per dire, partito: con “Cchiù pilu petutti” avresti fatto il pieno, avresti…alzato lo share!

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5 febbraio 2008

E adesso, pover’uomo? I comprensibili travagli del Presidente Napolitano

Per nessun oro del mondo vorrei trovarmi nei panni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale dopo il fallimento del mandato esplorativo conferito al Presidente del Senato Franco Marini, teso non si sa bene se solo a modificare la (pessima) legge elettorale vigente o anche ad allontanare lo “spettro” delle elezioni, si troverà ora praticamente “costretto” a sciogliere le camere e ad indire, con data da precisarsi, elezioni anticipate.
Pensando al suo prevedibile e comprensibile travaglio, non deve essere piacevole ad 82 anni trovarsi a prendere una decisione tanto difficile sulle sorti di questa legislatura e su un futuro politico dell’Italia che appare, come osservano i commentatori, assolutamente incerto, mi é venuto in mente il titolo di un libro di un autore tedesco oggi piuttosto dimenticato, Hans Fallada, che ebbi modo tanti anni fa di trovare, in edizione italiana, tra i libri (preziosi per intelligenza di selezione e perché in grado di guidare la mia formazione culturale) di mio padre.
Un titolo che nell’edizione originale, del 1932, recita
Kleiner Mann, was nun? e che nella nostra lingua diventa E adesso, poveruomo?
Non posso certo dire di condividere il percorso e la storia politica di quest’uomo che oggi ha il difficilissimo compito di rappresentare tutti gli italiani (cosa che mi pare stia facendo bene, sicuramente meglio di qualche suo predecessore celebre per roboanti dichiarazioni televisive trasudanti retorica ad un tanto al chilo), ma umanamente non posso che sentirmi vicino e condividere la fatica e l’amarezza ed i mille dubbi di un Presidente che tanto avrebbe voluto un accordo tra le parti politiche, per modificare una legge elettorale vergognosa e pasticciona che puntualmente consegnerà nuovamente l’Italia all’arbitrio dei Mastella o dei partitini insignificanti di turno.
E che invece, ben sapendo a quale salto nel vuoto questa Italia senza pacificazione e degli interessi particulari vada incontro (voglio vederlo proprio il signor “mi consenta” replicare, non con il mio voto stavolta, i suoi fallimentari cinque anni di governo tesi a curare più le personali faccende che a fare quel bene dell’Italia che dice di voler perseguire…) si troverà costretto ad inviare gli italiani – ma sempre meglio andarci spesso, che non andarci mai… – al voto.
E adesso
povero Presidente Napoletano, che fare se non confidare, ancora una volta, nell’italico “stellone”?

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24 gennaio 2008

Finalmente a casa!

La legge dei numeri ha parlato chiaro: questo governo non ha più i numeri (in verità non li aveva più da un sacco di tempo e restava a galla solo grazie al sostegno, chiaramente schierato, dei senatori a vita) per continuare a (s)governare e si deve dimettere chiudendo una delle pagine più buie e vergognose della storia di questa Repubblica.
Romano Prodi se ne vada a casa per sempre e la parola passi ai cittadini, al popolo sovrano. E che gli dei siano benigni e ce la mandino buona…

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23 gennaio 2008

La sai l’ultima? L’ha raccontata ieri Prodi in Parlamento

Ma l’avete sentito ieri Romano Prodi a Montecitorio, intervenire rivendicando i tanti «successi» del suo governo, capace di “rimettere in piedi il Paese”?
L’avete ascoltato, in un monologo (leggi qui un bel commento) che fa diventare seri gli apologhi patafisici dell’Ubu roi di Jarry o i testi surreali delle commedie di Ionesco, proclamare, senza arrossire, che “il nostro è un lavoro che ha dato grandi frutti e ne darà ancora!” e che “questa è la sintesi dell’attività di governo che presento con orgoglio!” ?
Mette davvero tristezza vedere un uomo della sua età e della sua lunga esperienza ridursi a mentire così spudoratamente a se stesso prima che agli altri, confidando di restare a galla a dispetto del buon senso e del pudore mentre tutto crolla, contando sulla riserva indiana dei senatori a vita, altre persone che preferiremmo vedere non fare così magre figure, i quali rinnovano
la “fiducia nel Presidente”, convinti che “i valori prevarranno”, oppure che “Una vecchia regola dice che ogni governo è peggiore di quello precedente. Quindi, meglio tenersi quello che c’è”, oppure avverte: “Votare “no” porterebbe ad un quadro politico di imprevedibilità assoluta. Il governissimo non lo vedo e le elezioni sarebbero un disastro…”.
Hanno ragione, l’orizzonte è oscuro e preoccupante, mesi di campagna elettorale non faranno che incancrenire la situazione, ed il governo che potrebbe succedere a quello Prodi farà sicuramente (l’abbiamo già visto all’opera) altrettanta pena.
Non ci resta pertanto, disperando di fronte allo spettacolo indegno di un Paese che elegge ad eroe un Mastella mentre la Campania affonda nella munnezza e Bassolino e Pecoraro Scanio restano al loro posto, che intonare e cantare a squarciagola la splendida canzone di Franco Battiato, leggendone (qui) il testo, guardando questo – vedi – o quest’altro video – vedi, e ripetendo, con rabbia, con paura, con orrore e con timore per il futuro “Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni”…

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13 gennaio 2008

Ma il lavoro rende davvero liberi ? Ripensando agli operai morti della Thyssen-Krupp

Siamo qui a discutere e accapigliarci, anche di domenica, di Slow Food, di Carlin Petrini aspirante Santo, delle divisioni tra destra e sinistra, di Ocm vino, di Barolo taroccati e di controllori ed esperti che hanno fatto il gioco delle tre scimmiette, di munnezza che copre la Campania, degli amici degli Schuetzen che non emettono scontrini fiscali e vorrebbero andarsene da Roma, poi uno, che se l’era perso, legge, su segnalazione di un lettore che ringrazio, questo articolo (leggi), perfetto, agghiacciante nella sua eloquenza, tragico per lo scenario, umano soprattutto, che descrive, e le parole, tutte le parole, sembrano tutte inutili, sprecate, banali…
Si parla della strage continua, silenziosa, implacabile, dei morti sul lavoro in Italia, degli operai morti, dopo immani sofferenze, nel rogo della Thyssen-Krupp di Torino, di quelli che sono restati e hanno visto i loro compagni di lavoro morire e non hanno potuto far niente se non piangerli.
Si parla della rabbia di una categoria, gli operai, usata, strumentalizzata, tradita, non tutelata, da politici di ogni colore,  se viene ancora, nel 2008, non nell’Inghilterra della Rivoluzione Industriale mandata al massacro, e si finisce con il pensare, senza voler essere irriverenti, senza alcuna volontà di scandalo, a quella terribile frase scritta sul cancello d’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz, Arbeit mach frei.
Ma questo lavoro, questa idea del lavoro che prevede e non demonizza, come dovrebbe, il sacrificio continuo di tante vite umane, questo lavoro che all’alienazione, alla rabbia, all’insicurezza, aggiunge anche la paura (quella di non riuscire a salvare la pelle ogni volta che si entra in fabbrica o in un cantiere) che senso ha accidenti, e rende davvero liberi?

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1 gennaio 2008

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica: e voi cosa ne pensate?

Per puro spirito di servizio segnalo a tutti coloro che si fossero persi, perché piacevolmente impegnati altrove, il messaggio televisivo pronunciato ieri sera dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la possibilità di leggere (qui) e di ascoltare in video (qui) il testo integrale di quanto l’Inquilino del Quirinale ha detto rivolgendosi agli italiani.
Da parte mia, richiamando chiunque vorrà intervenire al rispetto delle più elementari norme di buona educazione, e perché vorrei pubblicare tutti i vostri interventi senza cassarli o censurarli per evitare che qualche occhiuto e ipercilioso lettore li giudichi passivi del reato di vilipendio al Capo dello Stato, ripromettendomi di dire la mia in seguito, vorrei chiedervi – cosa che mi sarebbe piaciuto avessero fatto, interpellando i cittadini, i vari TG, così ossequiosi nel riportare (ma chi se ne frega!) le reazioni della Casta, pardon della classe politica (leggi) – voi cosa ne pensate?
Cosa vi ha convinto e cosa non vi è piaciuto del messaggio di fine 2007 del Presidente Napolitano?
Quali punti importanti, a vostro avviso, non sono stati toccati, quali parole, pronunciate con quale linguaggio, avreste invece voluto ascoltare dall’uomo che dovrebbe, secondo la Costituzione, rappresentare tutti i cittadini italiani e quali avete accolto “con un sentimento di piena condivisione”?
Forza, fatevi sentire, parlate liberamente (in maniera civile, vi prego), dite la vostra, pane al pane e… vino al vino…

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9 dicembre 2007

Questo sì che é parlare chiaro… Sperando non siano solo parole parole parole…

Ricordate quello che avevo scritto una decina di giorni fa e l’invito, che più chiaro non si potrebbe (leggi) rivolto a Casini e Fini, a “rottamare” come leader del centro destra, e a mandare a quel paese “mi consenta” cavalier Berlusca?
Bene, dopo una settimana dove il leader di A.N. era sembrato abbastanza propenso ad accogliere il dietro front di mr.Mediaset e a ritornare, con la coda tra le gambe, all’ovile, oggi Fini, parlando all’assemblea di An riunita all’Ergife, ha, come riferisce (qui) il Corriere della Sera on line, parlato chiarissimo, che più chiaro non si può.
Ha annunciato a chiare lettere “l’ostruzionismo del suo partito nei confronti della riforma elettorale Vassallo” definita “un’autentica legge truffa che vedrebbe la dura opposizione di An e di tutti, perchè reagirebbero anche Bossi, Casini, Bertinotti e tutti coloro che nel Pd non digeriscono l’archiviazione del bipolarismo”.
Ma non basta, Fini ricordandosi improvvisamente di parlare con un linguaggio di destra ad un popolo di destra o del centro destra che ne ha piene le scatole del Berlusca e dei suoi deliri di onnipotenza, delle sue svolte populiste, dei partiti che cambiano ragione sociale , si sciolgono o nascono dal nulla secondo il responso dei sondaggi e l’umore e gli interessi del capo, ha detto, fuori dai denti, che “se Berlusconi pensa di fare l’asso pigliatutto degli elettori di centro destra con una legge come la Vassallo è meglio che se lo tolga dalla testa perchè una legge siffatta in Parlamento non passerà mai”.
Il finale del suo intervento è di quelli che tagliano la testa al toro e fanno capire come una ricucitura nel centro destra o un ritorno all’antica formula (della serie comanda il Berlusca e tutti gli altri a contornarlo come altrettanti yes men) sia possibile come una mia direzione di Wine Spectator o della guida Vini d’Italia.
Fini ha detto che “comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali” precisando poi:”da queste mie parole volutamente molto nette voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quello che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi”.
Accidenti Fini, ma perché diavolo non ha parlato prima con questo linguaggio chiaro e dignitoso, ricordando che “Alleanza nazionale non deve sentirsi assediata dagli eventi, deve avere idee, progetti e proposte e andare avanti per la sua strada”, facendo arrivare “il suo contributo con un documento non chiuso e autoreferenziale, pensato da noi non per An ma per il nostro Paese”, lasciando che l’ex governatore del Lazio, Francesco Storace, lasciasse An, con altri amici e annessi mondani vari (vedi Santanché) per fondare La Destra (vedi) perché in Alleanza Nazionale non sentiva più fare discorsi di destra, ma un generico appiattirsi sul Capo Berlusca o un tendere verso un improbabile affollatissimo centro?
Questo detto da un elettore ultradeluso, di destra (o piuttosto della mia personalissima idea di Destra da anarchico conservatore, che probabilmente non esiste o è nei miei sogni), che il suo partito non ha mai votato e chissà se arriverà mai a votare…
A 55 anni, sor Gianfranco, è giunto il momento che provi a vedere se una parte consistente di questo singolare amato-odiato Paese sia pronta a fidarsi di lei e a chiederle, dopo una sua chiara assunzione di responsabilità, che uscite di grande dignità come quella di oggi non siano solo tattica da politique politicienne, oppure belle parole (parole, parole, parole…), ma impegni precisi. Tipo, se l’espressione non fosse già stata usata e suonasse ormai antica, una sua “discesa in campo“… Se il leader annunciato del centro sinistra sarà Walter Veltroni, perché il nuovo leader del centro destra non potrebbe essere Fini?

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2 dicembre 2007

Ma perché non lo mandate a quel Paese? Modesto consiglio a Fini e Casini

Ora il Berlusca, dopo aver sfasciato (quel poco che ne restava) il cosiddetto Polo o Casa delle Libertà e aver deciso, senza consultare, anzi, a dispetto degli alleati, di creare il “Partito del popolo della libertà o Partito della libertà”, con una deriva chiaramente populista e con un palese disprezzo delle alleanze e degli antichi sodali di governo, con la consueta “coerenza” che lo contraddistingue cosa fa? Lancia un appello agli alleati e dice “stiamo tutti insieme”, non si sa bene se appassionatamente come una volta oppure no.
Ieri mister “mi consenta” é andato a Bari e poi a Palermo (leggi) e passeggiando tra la gente se ne é uscito dicendo che “con gli alleati vogliamo fare un percorso condiviso” e che il nuovo partito (quella cosa che pensa di creare cambiando ragione sociale alla bottega, con una furbesca trovata di marketing politico) “è pensato per questo obiettivo di unità. Bisogna eliminare ogni divisione tra alleati”.
Domanda: ma non sarà che questa ennesima giravolta nasce dal fatto che, come scrive oggi sul Corriere della Sera Renato Mannheimer (leggi), i sondaggi, quel termometro del sentire della gente che Berlusconi tiene così tanto in considerazione, non gli sorridono tanto e dimostrano che “la contraddittorietà dei messaggi provenienti dal Cavaliere e la contemporanea esplosione della conflittualità tra le forze del centrodestra hanno rimesso in trambusto gli elettori della coalizione” e non sembrerebbero premiare, virtualmente s’intende, la scelta di sbarazzarsi degli alleati e di dire “faso tuto mi”?
A Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini, che non mi piacciono, così come non mi piace (l’ho votato in passato, per puro anticomunismo, come unica soluzione contro l’ipotesi, a me non graditissima, di un governo Prodi ostaggio della sinistra massimalista) mister Bandana, vorrei dire, da quasi ex elettore (nauseato) del centro destra, solo una cosa: ma perché non lo mandate, una volta per tutte, con la sua politica di plastica, il suo potere, le sue televisioni, le sue uscite indifendibili, le sue imbarazzanti trovate, a quel Paese?
Perché non trovate il modo, visto che ha ampiamente dimostrato di considerarvi solo come ingombranti accessori, di fare a meno di lui, rivolgendovi, da destra, ai suoi elettori (che non sono mica stupidi e non sono tutti tarantolati dal suo carisma di tycoon e self made man) proponendo, a chi non vota e non voterà, con tutto il rispetto per chi lo fa, a sinistra, una seria alternativa, politica, ad un modo di fare “politica” che è puro marketing, trovate pubblicitarie, consigli per gli acquisti?
Persa per persa la partita, perché lui hai i soldi, é potente, spregiudicato, furbo e ora flirta pure con Veltroni e dice che di lui si fida, avrete almeno salvato la faccia, no?

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21 settembre 2007

E se un “V-day” lo dedicassimo a Grillo ?

So bene che questo blog si chiama Vino al Vino e che secondo alcuni dovrei limitarmi a parlare di Barolo, barrique e dei “tre bicchieri”, ma come cittadino italiano, prima che cronista del vino e wine blogger, di fronte alla marea montante dell’indignazione giustizialista, al cosiddetto “grillismo” rampante e vociante, non posso fare finta di niente e non dire la mia.
Ieri sera, per documentarmi ulteriormente sul “fenomeno Grillo”, su quello che significa, mi sono sciroppato, con qualche fatica, perché ogni volta che vedo il “simpatico” Michele (Michele chi, ma Santoro, ovviamente!) e le sue trasmissioni, abilissimamente concepite e condotte, da grande professionista, devo riconoscerlo, qual’è, la televisione di casa corre il rischio di essere scaraventata dal balcone, la puntata della nuova stagione di Anno Zero (Rai Due) dedicata al comico (?) genovese.
Come scrive oggi il Corriere della Sera “nello studio di Rai2, dove Santoro si fa paladino del tritura—politici genovese, si salda l’asse tra il leader dei vaffa—boys e due girotondini della primissima ora, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio”, con contorno di vignettisti pseudo corrosivi e di grandi studiosi della politica, e chi non ha avuto la “fortuna” di essere in piazza a Bologna, lo scorso settembre, per il “V Day”, ha potuto capire a chi ci si trovi di fronte.
Ovvero ad un pericoloso demagogo, populista, ad un abile arringatore ed esaltatore di folle (proprio la stessa ggente cui Santoro si rivolge da sempre e di cui interpreta sapientemente le emozioni), non molto diverso, lo stile è lo stesso, dai leghisti più esaltati e irresponsabili che invitavano a mettere il tricolore “in quel posto” e farneticano di padani pronti a “tirare fuori il fucile” perché stufi di pagare le tasse.
Un tipo da maneggiare con cura, quel Grillo, è difatti, pavida, larga parte della classe politica lo sta blandendo, cercando di lisciare, compiacendo, con qualche felice eccezione, ad esempio Walter Veltroni, che ha ricordato che l’Italia ”ha bisogno di soluzioni razionali, non di uno che urli nel tunnel”, oppure il sindaco di Venezia, il filosofo Massimo Cacciari, secondo il quale”il rischio qualunquismo esiste. Laddove fai politica con la raccolta di firme, con i comici in piazza,con gli schiamazzi e le battute è inevitabile. Fare da cassa di risonanza a certe derive populiste non è certo fare buona politica”. Reazioni più meditate di quella di Pierferdinando Casini che ha definito il V-day “la più grande delle mistificazioni”.
Qualcuno, nei giorni scorsi, ha colto bene la potenziale pericolosità non di Grillo, che si sta prendendo un po’ troppo sul serio, ma resta un comico, seppure riconvertito alla causa della democrazia populista, ma di quello che rappresenta e del suo schiumante seguito di ultras della “politica” e della democrazia partecipativa, ad esempio il direttore del TG 2 Mauro Mazza, che in un editoriale di qualche giorno fa, molto intelligentemente osservava: “Cosa accadrebbe se un giorno all’improvviso un pazzo, uno squilibrato sentendo quelle accuse premesse il grilletto? Un tempo c’erano i cattivi maestri, che additavano come nemico un commissario, un giornalista, un magistrato e accadeva che qualcuno, pazzo o meno, andasse e premesse il grilletto e qualche volta uccidesse. Oggi non abbiamo più i cattivi maestri né i buoni, abbiamo solo gli apprendisti stregoni. La storia, si dice, si ripete due volte, una volta in tragedia una volta in farsa.
Ma cosa succederebbe se invece facesse il percorso inverso e da farsa si trasformasse in tragedia? Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno ascoltati quegli insulti contro tizio e contro caio premesse il grilletto?”.
Ragionamento impeccabile, che non fa una grinza, da sottoscrivere al 100%, come quelli contenuti in un lucidissimo articolo del senatore dell’Ulivo e giornalista Antonio Polito, pubblicato l’11 settembre su Il Foglio, dove si invitano a reagire “i media, succubi oggi dei guitti come lo furono ieri dei piemme. Dovrebbero dire che da questa storia il paese uscirà solo un po’ più debosciato di come ci è entrato”.
Bene, come ha reagito oggi, l’arguto arruffapopoli, il Masaniello ai pansoti e al pesto ? Nel corso di uno spettacolo – happening tenuto ieri sera in Friuli, parodiando Mazza quando si chiedeva “Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati quegli insulti, premesse all’improvviso il grilletto?” l’arguto arringatore di folle, di certo consapevole del botto” ha aggiunto “e ti sparasse nel culo?”.
Come non sottoscrivere dunque quello che ha scritto Antonio Polito -articolo Polito Il Foglio – ricordando che “ci vorrebbe qualcuno che pronunciasse un sonoro vaffa per Grillo e per tutti i grillini. Qualcuno che osasse dire che la democrazia senza partiti non esiste, che oltre i partiti ci sono solo l’oligarchia della nomenklatura e l’autocrazia del dispotismo, la Cina e la Russia. Dovrebbero parlare quei pochi, nella Casta e fuori, che ancora godono di una qualche autorità morale. Napolitano in persona dovrebbe ergersi contro questa Vandea auspicata e istigata, contro il rischio di delegittimazione morale delle istituzioni. Ricordando che la democrazia è il consenso nelle urne, non l’ammuina nelle piazze; che la sovranità risiede in Parlamento, non nei comizi e nei girotondi; che uno spettacolo comico non è un movimento politico; che Sabina Guzzanti non è Giovanna d’Arco e Beppe Grillo non è Lenin” ?
E se affa… gli italiani che ancora conservano il dono della ragione e non sono né dalla parte della “casta” politica corrotta e indifendibile, che non può essere ne é l’intera classe politica, né dalla parte dell’antipolitica potenzialmente violenta, intollerante, aggressiva e vociante impersonata dal “V-day”, ci mandassero, prima che sia troppo tardi, il signor Beppe Grillo e la sua corte di tricoteuses esagitate sferruzzanti sotto al patibolo?

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