Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Allons enfants de la patrie...'

15 Agosto 2008

Cresce il numero dei blogger arrestati, in discussione il diritto di critica


Un post di Downloadblog testimonia (leggi qui) una preoccupante evidenza. Cresce nel mondo il numero dei blogger arrestati, sulla base dei dati raccorti da World Information Access.
Come viene raccontato “il numero è salito da cinque arresti del 2003 a 35 l’anno scorso. Sembra che, agli occhi di qualche governo, bloggare sia diventato un pericolo da arginare”.
La cosa preoccupante è che gli arresti, come documenta “questo documento di Google che mostra i nomi di tutti i 64 blogger arrestati negli ultimi anni, con la data di arresto, il paese d’origine e la ragione dell’arresto”, non hanno luogo solo in Paesi di limitata o scarsa o inesistente democrazia come Iran, Cina, Arabia Saudita, Egitto, Russia o Tailandia, ma anche in Paesi dove si sarebbe portati a credere che la libera manifestazione del pensiero, e l’esercizio del diritto di critica di cui l’atto di bloggare è espressione fosse riconosciuta e non messa in discussione come Francia, Canada, Grecia, Stati Uniti, Regno Unito. Come dimostra il grafico presente qui, la tendenza a bloccare l’attività dei blogger, con motivazioni in larga parte di tipo politico, prende sempre più piede.
Un buon motivo per dedicare oggi, in questa giornata di ferragosto o Feriae Augusti tradizionalmente dedicata agli ozi, al riposo, alle vacanze, un pensiero a questi colleghi blogger (fortunatamente tra loro non figura per ora alcun italiano e nessun wine blogger…) perseguiti per le loro opinioni e per il coraggio dimostrato nel manifestarle.
Buon ferragosto a tutti!

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4 Agosto 2008

Bandiere abbrunate per la morte di Alexander Isaevich Solgenitsin

Bandiere abbrunate oggi per rendere omaggio ad uno dei più grandi protagonisti del nostro tempo e del secolo appena trascorso, lo scrittore russo Alexander Isaevich Solgenitsin, scomparso ieri sera a Mosca all’età di 89 anni.
Premio Nobel per la letteratura nel 1970, grazie a romanzi quali Una giornata di Ivan Denissovic o Divisione cancro, Solgenitsin non è stato solo un grandissimo scrittore, ma uno degli uomini che con la propria coraggiosa e instancabile testimonianza ha smascherato e raccontato gli orrori del sistema concentrazionario dell’Unione sovietica, in capolavori assoluti quali i tre volumi dell’Arcipelago Gulag, e dimostrato la natura diabolica, il costante essere contro l’uomo, la congenita malvagità di quello che giustamente l’ex presidente americano Ronald Reagan ha definito “the evil empire”, l’impero del male, il sistema politico comunista.
E’ anche grazie ai suoi scritti, alla sua instancabile opera di denuncia, alla sua voce di dissidente, se un sistema fondato sulla menzogna, sulla soppressione della libertà e dei diritti umani, sulla miseria, è stato progressivamente sconfitto e consegnato agli archivi della storia.

Il critico letterario Antonio D’Orrico a proposito di Solgenitsin e sul suo ruolo nel Novecento ha scritto: “L’importanza (ma la parola è inadeguata) di Solzenicyn, non per la storia della letteratura ma per quella del mondo, è immensa.
Spesso si dice, e con qualche ragione, che è stato Karol Wojtyla a far cadere il Muro di Berlino. Con molte ragioni in più va detto che è stato lo scrittore russo ad abbattere quasi da solo il socialismo reale e, addirittura, la filosofia da cui traeva ispirazione. Un’impresa titanica.
Vi sarete chiesti in qualche momento della vostra vita a che serve la letteratura. Ecco, la letteratura in alcune occasioni può servire a questo, ad abbattere un regime, piegare un impero. E non è un’esagerazione. Basta pensare alla vita di Solzenicyn, prima ancora che leggere la sua opera, basta guardare i suoi libri, messi su un tavolo come i modelli per una natura morta, per capire quello che semplicemente è successo. Solzenicyn è una forza (come si dice in fisica ma anche nei film di fantascienza di Lucas).
Ricordate il ragazzo di Tienanmen davanti al carro armato? Solzenicyn è un po’ come lui, con l’aggiunta che il carro armato l’ha smontato a mani nude (ci sono mani più nude di quelle di uno scrittore?)
“.
Dedico un pensiero commosso e grato a questo indomabile figlio della Grande Madre Russia per la sua indimenticabile lezione di libertà…

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6 Luglio 2008

Spagna un grande esempio di Stato laico

Che grandi esempi di senso dello Stato e di una giusta concezione dello Stato laico, a-confessionale (che non vuol dire ateo, ma rispettoso di tutti i credo religiosi, senza alcuna “religione di Stato” più o meno ufficiale) stanno offrendo la Spagna (che è cosa buona e giusta abbia trionfato negli ultimi Campionati europei di calcio) ed il suo governo!
L’ultima dimostrazione – e mi costa riconoscerlo da uomo che continua a considerarsi di “destra”, anche se di un’idea della Destra tutta mia che non ha nulla a che fare con le cosiddette “destre” al potere oggi in Italia – viene dalla decisione del Psoe e di conseguenza del governo di José Luis Zapatero, come leggevo ieri in questo articolo su Il Giornale, di modificare in questa legislatura la “legge organica sulla libertà religiosa” portando alla ” progressiva sparizione dei simboli e delle liturgie religiose negli atti pubblici e spazi ufficiali”.
Uno degli emendamenti del documento che il 37/o congresso dei socialisti spagnoli dovrebbe approvare oggi, precisa il quotidiano El Pais, si riferisce alla ” presenza dei crocefissi nei ministeri, nel palazzo della Zarzuela o ai funerali di Stato”.
La logica che muove gli autori dell’emendamento è che la Costituzione non deve in alcun modo fornire privilegi o “prevalenza di diritto”, alla Chiesa cattolica né può limitare in alcun modo la aconfessionalità dello stato.
Proprio quello che non succede da noi, dove pur con tutto il rispetto e la considerazione possibile per il magistero e per la persona di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, l’ombra lunga del Vaticano continua ad allungarsi e condizionare l’autonomia di scelta e decisionale dei governanti di casa nostra, e dove praticamente tutta la classe politica, dal Berlusca a Veltroni a Rutelli a Fini, sono andati in campagna elettorale a cercare approvazione oltre Tevere, perché la “benedizione” vaticana porta voti.
Nulla contro la religione cattolica, contro i suoi credenti e praticanti, contro il crocefisso, la sua simbologia ed i suoi significati, che ognuno può interpretare in forma più o meno estensiva, ma è chiedere troppo che lo Stato italiano sia laico e aconfessionale?

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14 Giugno 2008

Messaggio accorato (e politico) al Ministro Zaia

Con assoluto spirito di servizio, a favore di quella causa del Brunello e di Montalcino che è, o dovrebbe essere, nel cuore di tutti, e che è nelle intenzioni e nello spirito di questo blog, pubblico questo breve ma accorato appello al Ministro delle Politiche Agricole Zaia.
Era stato originariamente inviato come commento da un’assidua frequentatrice di questo blog, e acuta commentatrice, Giorgia, ma ho pensato che fosse più giusto pubblicarlo come un vero e proprio post, condividendone in toto il dettato, le intenzioni, l’animus. E le speranze…
f.z.

“Egregio Ministro, faccia capire a tutti che il Suo Partito è davvero diverso da quelli dei ‘ladroni’ di bossiana citazione. Che gli operai, la gente che ha votato per quel partito (non sono tra questi: non ho votato) possa dire agli altri: ‘avete visto che diversità di comportamento, questa è gente seria!’.
Faccia capire, Lei che è responsabile di un comparto importantissimo per il nostro paese, che non siamo giunti al capolinea dell’etica e dell’onestà. Dica a chiunque sia - anche lontanamente - in ombra di sospetto di conflitto d’interessi, per ciò che riguarda l’emblematico caso del Brunello di Montalcino, di dimettersi dall’incarico.
Montalcino è l’Italia, in questo momento; e il Brunello è il made in Italy: ne abbia cura, come se fosse cosa di tutti noi e non permetta che diventi cosa nostra. Grazie! Giorgia”

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11 Giugno 2008

La penserete mica come Rivella? Ottimi argomenti per firmare questo appello

Se non vi siete ancora decisi a firmare questo sacrosanto appelloIn difesa dell’identità del vino italiano”, bene, leggetevi questa lunga intervista rilasciata a Winenews.it da uno massimi esponenti “del liberismo selvaggio applicato al settore vitivinicolo, di quella malintesa modernità che vorrebbe qualsiasi prodotto enologico conforme ai canoni della richiesta di mercato”, il cavalier del lavoro Ezio Rivella.
Se di fronte alle reiterate uscite contro “i famigerati disciplinari rigidissimi”, contro il baluardo del Sangiovese 100% per il Brunello di Montalcino, a suo dire “sostenuta e rafforzata da una mistica letteraria e da contributi filosofici, tanto da attribuire tutto il merito del successo del vino al Sangiovese”, fatte agitando lo spauracchio dell’estensione delle indagini anche ad altre denominazioni “se la legge è sbagliata, bisogna cambiarla, perché applicando lo stesso metodo di indagine in altre aree di produzione, buona parte delle Doc finirebbero negli stessi guai”, e proponendo, ma guarda te!, come soluzione per il futuro un “disciplinare con percentuali indicative. Se il Sangiovese, a Montalcino conferisce al vino particolare struttura e longevità, una percentuale dell’85-90% è più che sufficiente a fornire questo carattere. Se uno poi vuole distinguere il proprio prodotto usando il 100% Sangiovese, deve poterlo fare”, non correte a firmare l’appello vuol dire che, sotto sotto, siete più rivelliani di Rivella!
Suvvia, lettori di Vino al Vino, cari amici produttori di Montalcino, cosa aspettate a firmare?

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3 Giugno 2008

Appello in difesa dell’identità del vino italiano

C’è poco da aggiungere, se non invitare a leggere, condividere, sottoscrivere e aiutare a diffondere questo sacrosanto Appello “in difesa dell’identità del vino italiano” che alcuni amici, voglio citare solo i primi, Marco Arturi e Sandro Sangiorgi, e poi Teobaldo Cappellano e Angiolino Maule, hanno ideato e pensato di proporre, anche tramite questo sito Internet (vedi qui) dove è possibile fornire, on line, la propria adesione, all’attenzione di tutti gli appassionati del vino.
E di tutti quei produttori di buona volontà, onesti, che non si sono arresi alle “logiche” del business e dell’omologazione (quelle condannate dallo splendido libro di Alice Feiring The Battle for Wine and Love or How I saved the world from Parkerization - link), che non si sono conformati ai diktat del cosiddetto “mercato” (come se proprio loro non contribuissero a determinarlo, con i loro comportamenti, con le loro scelte) e non si sono piegati all’idea di fare vini che non piacciono loro, che non li rappresentano, ma che compiacciono, invece, quelli che contano, stampa specializzata italiana e internazionale e guide, e che determinerebbero (ma lo fanno ancora?) gli orientamenti all’acquisto del consumatore.
La vicenda di Montalcino, dei Brunello non conformi, da cui questo appello ha preso lo spunto, ha parlato chiaro e ha indicato come sia veramente in atto un’offensiva spregiudicata, volgare, becera, mercantilista (che in filigrana porta idealmente il volto di un personaggio che non nomino, ma che potrete facilmente individuare e la cui opera ho più volte definito nefasta per le sorti e gli interessi del vino italiano), contro l’identità, la storia, la tradizione, la tipicità dei vini italiani.
Come siamo abituati a conoscerli, come hanno imparato ad apprezzarli tanti appassionati, meno sprovveduti e dai gusti meno elementari di quel che si pensi o faccia comodo descriverli, sparsi in giro per il mondo. Firmare questo
Appello in difesa dell’identità del vino italiano, (vedere istruzioni sulla home page del sito dedicato, oppure aderire direttamente qui, da quest’altra pagina Web) diffonderlo, aiutare a prendere consapevolezza che questa, in difesa dell’identità del vino italiano, è una battaglia di civiltà, di cultura, di storia, di difesa delle radici, delle nostre tradizioni, della nostra storia, chi siamo, dove veniamo, cosa hanno e per cosa hanno lottato quelli che sono venuti prima di noi, di fondamentale importanza, è doveroso per tutti quelli che hanno a cuore le sorti, la vitalità, la possibilità di avere un futuro dei nostri vini, grandi, piccoli, ma soprattutto diversi, diversi tra loro, diversi dai soliti vini che affollano il panorama grigio, prevedibile, piatto, della produzione vinicola internazionale.
Firmate questo appello, per fermare i barbari ed i “
i teorici dell’omologazione, del liberismo selvaggio applicato al settore vitivinicolo” e dire, con orgoglio, a voce alta, con determinazione e forza, che No pasaran!
f.z.

Appello in difesa dell’identità del vino italiano

“Le vicende riguardanti i casi di presunta violazione del disciplinare del Brunello di Montalcino hanno fornito lo spunto per l’ennesimo attacco nei confronti della tipicità e della storia dei vini italiani. A sferrare l’offensiva sono stati i teorici dell’omologazione, del liberismo selvaggio applicato al settore vitivinicolo, di quella malintesa modernità che vorrebbe qualsiasi prodotto enologico conforme ai canoni della richiesta di mercato. Ma chi sono queste persone?
Su Porthos 28, nel pezzo “Il mostruoso equivoco”, si parla di un vero e proprio establishment, formato da consulenti, cantine industriali ma anche produttori medi e piccoli, critici e opinion leader.
A unirli è la convinzione che il vino sia frutto di un protocollo applicabile ovunque, non a caso molti di loro sono i migliori clienti delle industrie chimiche e biotecnologiche.
Approfittando di un momento di enorme confusione mediatica, questi signori ci spiegano che il problema non è chi froda – agendo al di fuori delle leggi e ingannando il consumatore – bensì l’intero sistema di regole condivise.
Parlano di obsolescenza dei disciplinari di produzione, sostengono l’inevitabilità del ricorso ai vitigni “migliorativi” al fine di rendere i vini italiani più competitivi, pretendono di utilizzare le denominazioni più prestigiose senza dover rispettare la storia, le tradizioni e il lavoro che hanno contribuito a generarne il mito.
Si esprimono quasi sempre senza contraddittorio e trovano ampia cassa di risonanza in diversi organi di stampa a diffusione nazionale; le loro dichiarazioni assumono così la valenza di prescrizioni inderogabili per la salute dell’intero comparto enologico.
Per chi, come noi, considera il vino un bene culturale e un nutrimento dello spirito, tutto questo è inaccettabile. I disciplinari di produzione sono stati creati allo scopo di salvaguardare e garantire l’identità e l’integrità dei vini italiani.
Negli ultimi quarant’anni, con la complicità e la disattenzione delle autorità di controllo, alcuni dei territori più significativi sono stati trattati come dei contenitori da riempire, occupare o allargare a dismisura. In numerosi luoghi la vite si è trasformata da coltura specializzata a coltivazione dominante, togliendo varietà e respiro al paesaggio.
Sì è assistito a un’invasione di vitigni alloctoni con l’obiettivo di “migliorare” le specialità italiane e realizzare prodotti più facili da consumare, senza badare allo svuotamento di contenuti a cui molti vini sarebbero andati incontro.
L’establishment continua a modificare i disciplinari senza alcuna progettualità, ma fotografando di volta in volta il cambiamento proposto dal marketing. Tutto ciò in nome di un riscontro economico immediato e seguendo i capricci del mercato. Un grave errore dal punto di vista etico ma anche sotto il profilo economico: la standardizzazione dei nostri vini ha come diretta conseguenza, nel medio-lungo periodo, un calo delle vendite e dell’attrattiva turistica esercitata dalle zone di produzione.
Per restituire credibilità ai disciplinari e recuperare lo spirito che li ha generati, si dovrebbe condurre una campagna restrittiva, aggiornando e migliorando le regole e i controlli per adeguarli ai nuovi sistemi che l’establishment usa per aggirarli.
In questo momento le aziende vinicole possono utilizzare prodotti sistemici che, progressivamente, tolgono vita alla terra e ai vigneti; nella realizzazione del vino non lesinano lieviti, batteri ed enzimi selezionati dalla biotecnologia; inoltre, sono autorizzate sostanze, giustificate da una supposta origine enologica, che dovrebbero aggiustare il liquido. Tutte queste azioni rendono vano il concetto di territorialità.
Le ultime leggi hanno autorizzato i consorzi di tutela, formati dalle stesse aziende, delle verifiche sulla corrispondenza tra i vini e i rispettivi disciplinari ma la situazione non è migliorata, visto che in Italia la produzione non ha ancora assunto la maturità per procedere a un serio autocontrollo. Il vino è lavoro, socialità, commercio.
La globalizzazione rappresenta un’opportunità quando permette di conoscere e confrontare prodotti che sono espressioni di territori e culture differenti; è invece un pericolo quando impone l’appiattimento della varietà, lo svilimento della territorialità, la sostituzione del lavoro e della capacità contadina con la manipolazione industriale e con l’alchimismo. Per questo noi, che produciamo, raccontiamo, commerciamo, studiamo, amiamo il vino italiano, ribadiamo la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di snaturamento delle denominazioni, sia attraverso l’impiego di vitigni alloctoni sia attraverso pratiche che abbiano la finalità di fare del nostro vino qualcosa di differente da sé.
La forza del vino italiano risiede nella complessità e nella varietà che rappresentano risorse da valorizzare, anziché sacrificarle in nome delle presunte esigenze del gusto globalizzato.
Ci proponiamo dunque di dedicare d’ora innanzi un impegno ancora maggiore – che già si sta concretizzando grazie all’amore con cui molti dei firmatari di questo appello organizzano manifestazioni, convegni, stage, corsi e degustazioni – nel preparare campagne di sensibilizzazione e di informazione in difesa dell’identità del nostro vino, certi che sia l’unica strada percorribile per tutelarlo e continuare a farlo amare nel mondo.

Testo a cura di Marco Arturi e Sandro Sangiorgi

Primi firmatari:
Sandro Sangiorgi e Porthos
Teobaldo Cappellano e Vini Veri
Angiolino Maule e Vin Natur
Luca Gargano Velier Triple A
Stefano Bellotti Renaissance Italia
Francesco Paolo Valentini produttore
Maria Teresa Mascarello produttore
Corrado Dottori produttore
Luigi Anania produttore
Carlo Noro agricolture biodinamico
Franco Ziliani giornalista Vino al Vino
Roberto Giuliani LaViNIum
Marco Arturi giornalista
Andrea Scanzi giornalista e scrittore
Paolo Massobrio e Club di Papillon
Sergio Rossi enotecaro
Remigio Bordini agronomo
Michele Lorenzetti enologo
Maurizio Castelli enologo

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16 Maggio 2008

Petizione per un Brunello di Montalcino autentico e tradizionale

Segnalo alla vostra attenzione la sacrosanta “Petizione per un Brunello autentico e tradizionale” lanciata da un gruppo di appassionati dell’Enoclub di Siena, che si può sottoscrivere on line a questo indirizzo Web.
Il testo della petizione dice: “Come gruppo di appassionati di vino chiediamo il rispetto per la tradizione del sangiovese grosso coltivato a Montalcino.
La moderna agricoltura, con massiccio uso ed abuso di chimica, rischia di impoverire il terreno al punto da privarlo dei suoi componenti naturali, incapace di sopravvivere senza importanti e frequenti “flebo” di chimica.
E’ il momento di incentivare con più forza una maggior tutela del valore biologico del terreno coltivato secondo criteri di naturalità.
Chiediamo il rispetto del ciclo di lavorazione tradizionale in cantina. Stop all’uso di mosti da uve non autoctone, stop ai lieviti selezionati, stop all’uso eccessivo di legni piccoli per la maturazione e in generale a tutte quelle pratiche che possono minare la naturalità e la tipicità del Brunello di Montalcino.
Sollecitiamo severità nei controlli da parte delle autorità preposte e confidiamo nel controllo interno da parte del Consorzio per il rispetto di questi imprescindibili elementi della tradizione.
Un vino snaturato è un vino che imbarbarisce i gusti del consumatore meno evoluto e altera la fiducia tra consumatore attento e produttore, la base per un duraturo rapporto commerciale, umano e di amicizia con la realtà produttiva di uno dei più grandi vini toscani, italiani e del Mondo: il nostro amato Brunello. Enoclub Siena e-mail”.
Ovviamente io ho firmato e sottoscritto e vi invito a fare altrettanto

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15 Aprile 2008

Onore ai vincitori, ma senza salire sul carro

Dopo quello che ho scritto, e confermo, sull’uomo e sulla coalizione che si sono largamente imposti nelle elezioni politiche di ieri, non avrò di certo il cattivo gusto e la solenne faccia di tolla di salire anch’io, come tanti stanno già facendo (anche qualche collega…), sul carro dei vincitori che inneggiano, berlusconiani della prima o dell’ultimissima ora, all’affermazione del Popolo della Libertà.
Prendo atto, come tutti gli italiani, del fatto, tutt’altro che esaltante, che il Cavaliere di Arcore ritornerà per la terza volta a Palazzo Chigi e mi auguro, anche se non l’ho votato, perché questa volta, come avevo detto, ho preferito restare alla finestra e salvare la mia anima non dando il mio voto a nessuna delle forze politiche in lizza, che a differenza del passato il Cavaliere provi seriamente a fare gli interessi degli italiani, tutti, e a non curare solo gli innumerevoli interessi delle sue aziende, degli amici e sodali.
Sono rallegrato e sollevato al pensiero che l’Italia non abbia più lo scalcinatissimo governo di sinistra, o presunta tale, che in due anni di presidenza Prodi (a casa e senza alcun rimpianto!) ha fatto più danni di Attila, e che i vari Mastella non infesteranno più con la loro presenza Camera e Senato, e posso essere soddisfatto per il semplice fatto che chi governerà, se vorrà davvero farlo e mantenere le svariate promesse elettorali, avrà tutta la possibilità di farlo, senza scuse e attenuanti, perché la maggioranza è forte, sembrerebbe anche abbastanza coesa (nonostante la forte e a mio avviso non esaltante ipoteca della Lega che peserà nelle decisioni collegiali) e quindi potrà esercitare, per cinque anni, quel mandato che ha ricevuto dalla maggioranza degli italiani.
Sono sinceramente dispiaciuto, invece, che in virtù di una legge elettorale cialtrona e dilettantesca non potranno essere rappresentate in Parlamento forze, mi riferisco alla Sinistra arcobaleno di Fausto Bertinotti e ai Socialisti di Boselli, dalle quali sono filosoficamente e culturalmente lontano anni luce, ma che sarei stato felice, come italiano, come democratico (seppure a modo mio), avessero voce in capitolo nel dibattito parlamentare e oggi invece, per la legge dei numeri, si trovano ridotte al rango di forze, vitali, rispettabilissime, che potranno esprimersi solo nel dibattito culturale e in una politica fatta al di fuori dal Parlamento.
E che faranno un’opposizione di idee, come mi auguro faccia il Partito Democratico di un Veltroni che merita l’onore delle armi, perché più di quello che ha fatto, pur con tantissimi errori tecnici e tattici (l’impresentabile alleanza con Di Pietro in primis), non poteva davvero fare.
Sono invece molto contento che non abbiano ricevuto voti sufficienti ad essere rappresentate in Parlamento (o quasi) due forze, di destra, che in queste elezioni hanno preso una solenne batosta.
Mi riferisco alla Destra di Storace e di Teodoro Buontempo che pagano il clamoroso autogol, la gigantesca c…..a di aver scelto come capolista la siliconata amica del ras del Billionaire, (casa di lusso con piscina e spa personale - leggi) che non era assolutamente credibile, anche se ha tentato di spacciarsi come “pasionaria di destra”, come aspirante premier di una Destra che volesse intercettare i voti dei molti che si sono allontanati da AN per le scelte di campo di Fini, pronto a tutto per farsi accettare. E diventare domani, come pare, presidente della Camera, terza carica dello Stato.
E mi riferisco, con gioia, alla SVP, alla Suedtiroler Volkspartei, in forte calo (vedi)che voglio vedere come farà ora, con questo governo, a proseguire nella sua politica di aperta, anche se sotterranea e furbesca, discriminazione nei confronti dei cittadini di lingua italiana in provincia di Bolzano.
Con due soli rappresentanti alla Camera la vedo dura continuare a fare i tracotanti ed i padroni su un territorio che è, piaccia o non piaccia, territorio della Repubblica Italiana. Spero tanto che questo governo serva a ristabilire quella giustizia e quel rispetto che negli ultimi anni, anche con quel governo Prodi che la SVP contribuiva con i propri voti a tenere in piedi, ricevendo in cambio la libertà assoluta di fare in terra bolzanina, sono mancati. Per il resto, che dire? La maggioranza degli italiani hanno dato a Berlusconi e ai suoi alleati un chiaro voto per governare. Cerchino di farlo bene, dimenticando la tracotanza e la sbruffonaggine, le cadute di stile, gli sbracamenti, l’arroganza del “faso tuto mi”, del self made man plurimiliardario che hanno contraddistinto il Cavalier Berlusconi.
Che oggi ha davvero l’occasione, e sarà l’ultima, per dimostrare di essere davvero quell’uomo di Stato, attento all’interesse comune e al bene degli italiani, che dice sempre di essere, ma che almeno ai miei occhi non è apparso. Al punto da giocarsi il mio voto e quello di tanti altri italiani, perbene, non di sinistra, ma nemmeno con l’anello al naso ed il paraocchi, che si sono comportati come me.
Buon lavoro a questo governo e che gli dei siano benigni con questa nostra povera adorata Italia…

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13 Aprile 2008

Elezioni politiche: io speriamo che me la cavo…

L’ora della verità è dunque arrivata e gli italiani sono chiamati (e chissà come e se accoglieranno questo invito…) ad esprimere un governo che li rappresenti degnamente e cerchi di tirarli fuori da questa situazione complicatissima in cui, per l’opera, l’inedia e l’incapacità (eufemismo) di tantissimi governi che hanno preceduto quello che verrà, ci siamo cacciati. Anzi, ci hanno cacciato.
Come ho già detto non so proprio a che “santo votarmi” e faccio le proverbiali dodici fatiche di Ercole nel trovare qualcuno che rappresenti effettivamente il mio pensiero (debole finché si vuole, ma sempre mio) e al quale mi senta di concedere la mia fiducia con il mio voto.
Sono confuso, perplesso, poco entusiasta di uscire di casa e andare alle urne e consapevole che non votando, come sono tentato di fare, non solo rinuncio ad esercitare un mio sacrosanto diritto, ma in qualche modo finisco con il favorire chi il vero cambiamento non lo vuole e preferisce perpetuare questo stato, molto “stile Alitalia”, di pre – commissariamento e di anticamera di un fallimento fortemente annunciato.
Votare, ma chi, come e perché? Perché sottopormi, dando l’avallo di un voto, quale che sia (beh, quello che non potrebbe mai essere è chiaro, perché nonostante certi cambi del nome della bottega la merce resta sempre la stessa, avariata e del tutto indigeribile al mio gusto) all’ennesima cocente delusione?
Perché accettare una logica, che mi manda letteralmente in bestia, che vuole che io voti non chi veramente rispecchia le mie idee e le intercetta, ma il “meno peggio”, ovvero la formazione che, tutto sommato, mi fa meno “ribrezzo” (di tipo estetico, culturale, comportamentale, etico, più che politico) rispetto alle tante altre che sono in lizza ? Ossignur, che pena e che fatica per un cittadino italiano, che sia di destra, di sinistra oppure del fantomatico, eterno, inestinguibile centro, andare a votare!
Posso solo esprimere un forte, affettuoso, caldo augurio alla nostra povera Italia e sperare, come direbbero a Napoli, “io speriamo che me la cavo”? Auguri Italia e che gli dei ce la mandino buona…

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11 Aprile 2008

Piove governo ladro! Modeste riflessioni sul voto di domenica

Domanda: é propaganda elettorale oppure no a due giorni dal voto pensare e soprattutto scrivere, guardando fuori dalla finestra la pioggia che infuria da due giorni qui in Lombardia, “piove governo ladro”?
E propaganda diretta o indiretta dirlo pensando non solo a questo governo, che quanto a tasse di ogni tipo ci ha alleggerito niente male, ma a quelli che verranno, quale che sia il “vincitore” di questa contesa alla quale tanti italiani si sono ben poco appassionati, preoccupati di ben altre e concrete cose che non siano se il nuovo presidente del Consiglio sarà il Berlusca oppure Uolter (essendo gli altri aspiranti premier dichiaratamente fuori dal gioco)?
E’ qualunquismo, deriva grillesca, populismo dire questo o semplicemente testimoniare, anche da un piccolo spazio come questo blog, la nausea che ti prende quando pensi alle politiche italiane vicende, quando ti chiamano a dare la fiducia (parola impegnativa) a qualcuno, a dargli il tuo voto e tu non sai nemmeno a che “santo” votarti? Datemi pure del qualunquista, ma a quasi 86 anni di distanza, come non sentire attualissimo il pensiero di Giuseppe Prezzolini che lanciando una Società degli Apoti, ovvero coloro che non la bevono, si rivolgeva idealmente ad una comunità di “individui liberi, raggruppati tra loro, che non parteggiano, che vogliono differenziarsi dalla vita e dalla malavita pubblica contemporanea per poter valutare l’attualità politica e la cronaca contingente con chiarezza e imparzialità”?
Piove governi ladri (e inadeguati, e deludenti e lontani dai cittadini e dal sentire comune), e mi sa tanto che domenica, dopo aver stappato una bottiglia di Barolo o di Brunello di Montalcino (vini liberi, vini veri che non fanno gregge, che sono sinceri e inimitabili, quantomeno nelle loro migliori espressioni), me ne starò alla finestra intrecciando le dita, sperando solo che il risultato del voto non ci regali il miglior governo, cosa impossibile, ma quello che farà meno danno a questa nostra povera Italia (senti)…

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