Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

Archivio della Categoria 'Allons enfants de la patrie...'

15 Aprile 2008

Onore ai vincitori, ma senza salire sul carro

Dopo quello che ho scritto, e confermo, sull’uomo e sulla coalizione che si sono largamente imposti nelle elezioni politiche di ieri, non avrò di certo il cattivo gusto e la solenne faccia di tolla di salire anch’io, come tanti stanno già facendo (anche qualche collega…), sul carro dei vincitori che inneggiano, berlusconiani della prima o dell’ultimissima ora, all’affermazione del Popolo della Libertà.
Prendo atto, come tutti gli italiani, del fatto, tutt’altro che esaltante, che il Cavaliere di Arcore ritornerà per la terza volta a Palazzo Chigi e mi auguro, anche se non l’ho votato, perché questa volta, come avevo detto, ho preferito restare alla finestra e salvare la mia anima non dando il mio voto a nessuna delle forze politiche in lizza, che a differenza del passato il Cavaliere provi seriamente a fare gli interessi degli italiani, tutti, e a non curare solo gli innumerevoli interessi delle sue aziende, degli amici e sodali.
Sono rallegrato e sollevato al pensiero che l’Italia non abbia più lo scalcinatissimo governo di sinistra, o presunta tale, che in due anni di presidenza Prodi (a casa e senza alcun rimpianto!) ha fatto più danni di Attila, e che i vari Mastella non infesteranno più con la loro presenza Camera e Senato, e posso essere soddisfatto per il semplice fatto che chi governerà, se vorrà davvero farlo e mantenere le svariate promesse elettorali, avrà tutta la possibilità di farlo, senza scuse e attenuanti, perché la maggioranza è forte, sembrerebbe anche abbastanza coesa (nonostante la forte e a mio avviso non esaltante ipoteca della Lega che peserà nelle decisioni collegiali) e quindi potrà esercitare, per cinque anni, quel mandato che ha ricevuto dalla maggioranza degli italiani.
Sono sinceramente dispiaciuto, invece, che in virtù di una legge elettorale cialtrona e dilettantesca non potranno essere rappresentate in Parlamento forze, mi riferisco alla Sinistra arcobaleno di Fausto Bertinotti e ai Socialisti di Boselli, dalle quali sono filosoficamente e culturalmente lontano anni luce, ma che sarei stato felice, come italiano, come democratico (seppure a modo mio), avessero voce in capitolo nel dibattito parlamentare e oggi invece, per la legge dei numeri, si trovano ridotte al rango di forze, vitali, rispettabilissime, che potranno esprimersi solo nel dibattito culturale e in una politica fatta al di fuori dal Parlamento.
E che faranno un’opposizione di idee, come mi auguro faccia il Partito Democratico di un Veltroni che merita l’onore delle armi, perché più di quello che ha fatto, pur con tantissimi errori tecnici e tattici (l’impresentabile alleanza con Di Pietro in primis), non poteva davvero fare.
Sono invece molto contento che non abbiano ricevuto voti sufficienti ad essere rappresentate in Parlamento (o quasi) due forze, di destra, che in queste elezioni hanno preso una solenne batosta.
Mi riferisco alla Destra di Storace e di Teodoro Buontempo che pagano il clamoroso autogol, la gigantesca c…..a di aver scelto come capolista la siliconata amica del ras del Billionaire, (casa di lusso con piscina e spa personale - leggi) che non era assolutamente credibile, anche se ha tentato di spacciarsi come “pasionaria di destra”, come aspirante premier di una Destra che volesse intercettare i voti dei molti che si sono allontanati da AN per le scelte di campo di Fini, pronto a tutto per farsi accettare. E diventare domani, come pare, presidente della Camera, terza carica dello Stato.
E mi riferisco, con gioia, alla SVP, alla Suedtiroler Volkspartei, in forte calo (vedi)che voglio vedere come farà ora, con questo governo, a proseguire nella sua politica di aperta, anche se sotterranea e furbesca, discriminazione nei confronti dei cittadini di lingua italiana in provincia di Bolzano.
Con due soli rappresentanti alla Camera la vedo dura continuare a fare i tracotanti ed i padroni su un territorio che è, piaccia o non piaccia, territorio della Repubblica Italiana. Spero tanto che questo governo serva a ristabilire quella giustizia e quel rispetto che negli ultimi anni, anche con quel governo Prodi che la SVP contribuiva con i propri voti a tenere in piedi, ricevendo in cambio la libertà assoluta di fare in terra bolzanina, sono mancati. Per il resto, che dire? La maggioranza degli italiani hanno dato a Berlusconi e ai suoi alleati un chiaro voto per governare. Cerchino di farlo bene, dimenticando la tracotanza e la sbruffonaggine, le cadute di stile, gli sbracamenti, l’arroganza del “faso tuto mi”, del self made man plurimiliardario che hanno contraddistinto il Cavalier Berlusconi.
Che oggi ha davvero l’occasione, e sarà l’ultima, per dimostrare di essere davvero quell’uomo di Stato, attento all’interesse comune e al bene degli italiani, che dice sempre di essere, ma che almeno ai miei occhi non è apparso. Al punto da giocarsi il mio voto e quello di tanti altri italiani, perbene, non di sinistra, ma nemmeno con l’anello al naso ed il paraocchi, che si sono comportati come me.
Buon lavoro a questo governo e che gli dei siano benigni con questa nostra povera adorata Italia…

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13 Aprile 2008

Elezioni politiche: io speriamo che me la cavo…

L’ora della verità è dunque arrivata e gli italiani sono chiamati (e chissà come e se accoglieranno questo invito…) ad esprimere un governo che li rappresenti degnamente e cerchi di tirarli fuori da questa situazione complicatissima in cui, per l’opera, l’inedia e l’incapacità (eufemismo) di tantissimi governi che hanno preceduto quello che verrà, ci siamo cacciati. Anzi, ci hanno cacciato.
Come ho già detto non so proprio a che “santo votarmi” e faccio le proverbiali dodici fatiche di Ercole nel trovare qualcuno che rappresenti effettivamente il mio pensiero (debole finché si vuole, ma sempre mio) e al quale mi senta di concedere la mia fiducia con il mio voto.
Sono confuso, perplesso, poco entusiasta di uscire di casa e andare alle urne e consapevole che non votando, come sono tentato di fare, non solo rinuncio ad esercitare un mio sacrosanto diritto, ma in qualche modo finisco con il favorire chi il vero cambiamento non lo vuole e preferisce perpetuare questo stato, molto “stile Alitalia”, di pre – commissariamento e di anticamera di un fallimento fortemente annunciato.
Votare, ma chi, come e perché? Perché sottopormi, dando l’avallo di un voto, quale che sia (beh, quello che non potrebbe mai essere è chiaro, perché nonostante certi cambi del nome della bottega la merce resta sempre la stessa, avariata e del tutto indigeribile al mio gusto) all’ennesima cocente delusione?
Perché accettare una logica, che mi manda letteralmente in bestia, che vuole che io voti non chi veramente rispecchia le mie idee e le intercetta, ma il “meno peggio”, ovvero la formazione che, tutto sommato, mi fa meno “ribrezzo” (di tipo estetico, culturale, comportamentale, etico, più che politico) rispetto alle tante altre che sono in lizza ? Ossignur, che pena e che fatica per un cittadino italiano, che sia di destra, di sinistra oppure del fantomatico, eterno, inestinguibile centro, andare a votare!
Posso solo esprimere un forte, affettuoso, caldo augurio alla nostra povera Italia e sperare, come direbbero a Napoli, “io speriamo che me la cavo”? Auguri Italia e che gli dei ce la mandino buona…

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11 Aprile 2008

Piove governo ladro! Modeste riflessioni sul voto di domenica

Domanda: é propaganda elettorale oppure no a due giorni dal voto pensare e soprattutto scrivere, guardando fuori dalla finestra la pioggia che infuria da due giorni qui in Lombardia, “piove governo ladro”?
E propaganda diretta o indiretta dirlo pensando non solo a questo governo, che quanto a tasse di ogni tipo ci ha alleggerito niente male, ma a quelli che verranno, quale che sia il “vincitore” di questa contesa alla quale tanti italiani si sono ben poco appassionati, preoccupati di ben altre e concrete cose che non siano se il nuovo presidente del Consiglio sarà il Berlusca oppure Uolter (essendo gli altri aspiranti premier dichiaratamente fuori dal gioco)?
E’ qualunquismo, deriva grillesca, populismo dire questo o semplicemente testimoniare, anche da un piccolo spazio come questo blog, la nausea che ti prende quando pensi alle politiche italiane vicende, quando ti chiamano a dare la fiducia (parola impegnativa) a qualcuno, a dargli il tuo voto e tu non sai nemmeno a che “santo” votarti? Datemi pure del qualunquista, ma a quasi 86 anni di distanza, come non sentire attualissimo il pensiero di Giuseppe Prezzolini che lanciando una Società degli Apoti, ovvero coloro che non la bevono, si rivolgeva idealmente ad una comunità di “individui liberi, raggruppati tra loro, che non parteggiano, che vogliono differenziarsi dalla vita e dalla malavita pubblica contemporanea per poter valutare l’attualità politica e la cronaca contingente con chiarezza e imparzialità”?
Piove governi ladri (e inadeguati, e deludenti e lontani dai cittadini e dal sentire comune), e mi sa tanto che domenica, dopo aver stappato una bottiglia di Barolo o di Brunello di Montalcino (vini liberi, vini veri che non fanno gregge, che sono sinceri e inimitabili, quantomeno nelle loro migliori espressioni), me ne starò alla finestra intrecciando le dita, sperando solo che il risultato del voto non ci regali il miglior governo, cosa impossibile, ma quello che farà meno danno a questa nostra povera Italia (senti)…

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9 Marzo 2008

Berlusconi straccia il programma del PD: becera demagogia a un tanto al chilo

Anche se non ho la benché minima intenzione di fare il “salto della quaglia” e dare, io uomo di “destra”, seppure della mia destra sognata e immaginaria, non quella reale, il mio voto a sinistra, sono persuaso dell’assoluta opportunità della mia scelta di dire pubblicamente che questa volta il mio voto il “Cavalier ganassa” se lo può sognare (e credo anche quello di tanti altri italiani come me).
La progressione di questa campagna elettorale, il costante innalzamento dei toni, le uscite a piedi uniti o senza gusto, le costanti sbracature, le promesse fatte tanto per épater il suo elettorato, mi hanno convinto senza esitazioni della mia siderale lontananza, culturale, mentale, e umana, dalla formazione che oggi si fa chiamare “Popolo delle libertà”.
L’ultimo gesto, di ieri, quello di definire il programma del PD - leggi - (che, inutile dirlo, mi lascia totalmente indifferente) “solo carta straccia” e di farlo idealmente a pezzettini (vedi foto), per il l’entusiasmo sgangherato della sua claque e dei suoi reggicoda, è di una tale beceraggine, di una tale volgarità, di un simile qualunquismo da far inorridire non solo i suoi avversari, che dati gli autogol continui del cavaliere possono pensare ragionevolmente di recuperare e di rovesciare i pronostici, ma anche coloro che, pur non militando a sinistra, non possono tollerare simili metodi.
Fare a pezzi il programma della coalizione avversaria, alla totale faccia di quel gentleman’s agreement più volte sbandierato, dimostra un disprezzo del contendente politico, un disdegno delle regole più elementari del civile confronto democratico da far capire che razza di strano, anomalo e pericoloso uomo “politico” sia ormai Berlusconi. Come ha osservato bene Bertinotti animato da “un’idea violenta della politica di sopraffazione dell’altro». Badate bene e soppesate attentamente le mie parole, non perché sia un “fascista”, perché il fascismo è stata una pagina seria, complessa e controversa della storia d’Italia e degli italiani del Novecento (cosa che Fini, così impegnato a farsi accettare e omologare, non avrà più nemmeno il coraggio di riconoscere), ma perché é un tragicomico caudillo di stampo sudamericano, un demagogo da barzelletta, che usa tutte le tecniche pubblicitarie e del marketing (nelle quali è un maestro, come dimostra il successo delle sue televisioni commerciali) per imporsi e per compiacere i più bassi istinti del suo popolo.
Che è più qualunquista e becero di lui, più incattivito e felice di vedere innalzarsi i toni, e gode letteralmente per queste entrate in tackle scivolato, ma a piedi uniti, del suo campione e beniamino.
Della democrazia quest’uomo, sempre attentissimo, lo dimostrano i ben poco brillanti cinque anni del suo governo, a curare innanzitutto i propri interessi e quelli dei suoi famigli, ha un’idea del tutto speciale e la sua presenza alla testa di una coalizione che non potrà mai presentarsi come forza di destra moderna, rispettabile anche da parte degli avversari, rappresenta la grande, enorme, anomalia italiana (ce ne sono peraltro tantissime altre, che riguardano anche la sinistra), un elemento che azzera di fatto ogni serio progetto di dare all’Italia quella forza veramente conservatrice ma riformatrice, di destra, ma aperta al cambiamento e quando serve anche alla “rivoluzione”, di cui tanti cittadini come me anelano il manifestarsi.
E’ per questo dunque, e per tanti altri motivi, che l’uomo di Arcore, ne sono certo, fornirà a me e a tanti elettori potenziali (ma ormai in fuga o già persi) nel corso del mese che ci separa dal voto del 13 aprile, che confermo pubblicamente la mia decisione, che mi addolora, di non andare a votare e soprattutto di non dare il mio consenso al Popolo delle libertà (anche di insultare scioccamente gli avversari).
E’ una forma di impegno civile, un coming out che avverto come un impegno morale, e che rendo noto, da questo blog, esprimendo a cuore aperto quello che penso. Dicendo, come sempre, pane al pane e… vino al vino.

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15 Febbraio 2008

Sparala ancora più grossa Silvio!

Siamo già in piena campagna elettorale ed il Cavalier ganassa, alias Berlusca, ha già cominciato a promettere mari e monti.
Ieri ha assicurato di avere già diverse cose in cantiere:”Se tornerò a Palazzo Chigi, abolirò l’Ici sulla prima casa e avvierò un progetto di detassazione a cominciare dalle ore di straordinario pagate dalle aziende ai lavoratori”.
E vai, il promettitore impenitente di milioni di posti di lavoro è tornato! Sparala ancora più grossa Silvio, forza che qualche gonzo (me non più) lo trovi ancora che abbocchi alle tue promesse da marinaio!
Quando prometterai – e allora forse un pensierino di votarti ancora lo farò – che se vincerai le elezioni ci sarà, come dice il mitico Cetto la qualunque (vedi e vedi ancora),
Cchiù pilu petutti”?
Altro che partito della libertà o come diavolo si chiama, dovevi ribattezzare il tuo “nuovo”, si fa per dire, partito: con “Cchiù pilu petutti” avresti fatto il pieno, avresti…alzato lo share!

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5 Febbraio 2008

E adesso, pover’uomo? I comprensibili travagli del Presidente Napolitano

Per nessun oro del mondo vorrei trovarmi nei panni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale dopo il fallimento del mandato esplorativo conferito al Presidente del Senato Franco Marini, teso non si sa bene se solo a modificare la (pessima) legge elettorale vigente o anche ad allontanare lo “spettro” delle elezioni, si troverà ora praticamente “costretto” a sciogliere le camere e ad indire, con data da precisarsi, elezioni anticipate.
Pensando al suo prevedibile e comprensibile travaglio, non deve essere piacevole ad 82 anni trovarsi a prendere una decisione tanto difficile sulle sorti di questa legislatura e su un futuro politico dell’Italia che appare, come osservano i commentatori, assolutamente incerto, mi é venuto in mente il titolo di un libro di un autore tedesco oggi piuttosto dimenticato, Hans Fallada, che ebbi modo tanti anni fa di trovare, in edizione italiana, tra i libri (preziosi per intelligenza di selezione e perché in grado di guidare la mia formazione culturale) di mio padre.
Un titolo che nell’edizione originale, del 1932, recita
Kleiner Mann, was nun? e che nella nostra lingua diventa E adesso, poveruomo?
Non posso certo dire di condividere il percorso e la storia politica di quest’uomo che oggi ha il difficilissimo compito di rappresentare tutti gli italiani (cosa che mi pare stia facendo bene, sicuramente meglio di qualche suo predecessore celebre per roboanti dichiarazioni televisive trasudanti retorica ad un tanto al chilo), ma umanamente non posso che sentirmi vicino e condividere la fatica e l’amarezza ed i mille dubbi di un Presidente che tanto avrebbe voluto un accordo tra le parti politiche, per modificare una legge elettorale vergognosa e pasticciona che puntualmente consegnerà nuovamente l’Italia all’arbitrio dei Mastella o dei partitini insignificanti di turno.
E che invece, ben sapendo a quale salto nel vuoto questa Italia senza pacificazione e degli interessi particulari vada incontro (voglio vederlo proprio il signor “mi consenta” replicare, non con il mio voto stavolta, i suoi fallimentari cinque anni di governo tesi a curare più le personali faccende che a fare quel bene dell’Italia che dice di voler perseguire…) si troverà costretto ad inviare gli italiani – ma sempre meglio andarci spesso, che non andarci mai… - al voto.
E adesso
povero Presidente Napoletano, che fare se non confidare, ancora una volta, nell’italico “stellone”?

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24 Gennaio 2008

Finalmente a casa!

La legge dei numeri ha parlato chiaro: questo governo non ha più i numeri (in verità non li aveva più da un sacco di tempo e restava a galla solo grazie al sostegno, chiaramente schierato, dei senatori a vita) per continuare a (s)governare e si deve dimettere chiudendo una delle pagine più buie e vergognose della storia di questa Repubblica.
Romano Prodi se ne vada a casa per sempre e la parola passi ai cittadini, al popolo sovrano. E che gli dei siano benigni e ce la mandino buona…

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23 Gennaio 2008

La sai l’ultima? L’ha raccontata ieri Prodi in Parlamento

Ma l’avete sentito ieri Romano Prodi a Montecitorio, intervenire rivendicando i tanti «successi» del suo governo, capace di “rimettere in piedi il Paese”?
L’avete ascoltato, in un monologo (leggi qui un bel commento) che fa diventare seri gli apologhi patafisici dell’Ubu roi di Jarry o i testi surreali delle commedie di Ionesco, proclamare, senza arrossire, che “il nostro è un lavoro che ha dato grandi frutti e ne darà ancora!” e che “questa è la sintesi dell’attività di governo che presento con orgoglio!” ?
Mette davvero tristezza vedere un uomo della sua età e della sua lunga esperienza ridursi a mentire così spudoratamente a se stesso prima che agli altri, confidando di restare a galla a dispetto del buon senso e del pudore mentre tutto crolla, contando sulla riserva indiana dei senatori a vita, altre persone che preferiremmo vedere non fare così magre figure, i quali rinnovano
la “fiducia nel Presidente”, convinti che “i valori prevarranno”, oppure che “Una vecchia regola dice che ogni governo è peggiore di quello precedente. Quindi, meglio tenersi quello che c’è”, oppure avverte: “Votare “no” porterebbe ad un quadro politico di imprevedibilità assoluta. Il governissimo non lo vedo e le elezioni sarebbero un disastro…”.
Hanno ragione, l’orizzonte è oscuro e preoccupante, mesi di campagna elettorale non faranno che incancrenire la situazione, ed il governo che potrebbe succedere a quello Prodi farà sicuramente (l’abbiamo già visto all’opera) altrettanta pena.
Non ci resta pertanto, disperando di fronte allo spettacolo indegno di un Paese che elegge ad eroe un Mastella mentre la Campania affonda nella munnezza e Bassolino e Pecoraro Scanio restano al loro posto, che intonare e cantare a squarciagola la splendida canzone di Franco Battiato, leggendone (qui) il testo, guardando questo - vedi - o quest’altro video - vedi, e ripetendo, con rabbia, con paura, con orrore e con timore per il futuro “Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni”…

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13 Gennaio 2008

Ma il lavoro rende davvero liberi ? Ripensando agli operai morti della Thyssen-Krupp

Siamo qui a discutere e accapigliarci, anche di domenica, di Slow Food, di Carlin Petrini aspirante Santo, delle divisioni tra destra e sinistra, di Ocm vino, di Barolo taroccati e di controllori ed esperti che hanno fatto il gioco delle tre scimmiette, di munnezza che copre la Campania, degli amici degli Schuetzen che non emettono scontrini fiscali e vorrebbero andarsene da Roma, poi uno, che se l’era perso, legge, su segnalazione di un lettore che ringrazio, questo articolo (leggi), perfetto, agghiacciante nella sua eloquenza, tragico per lo scenario, umano soprattutto, che descrive, e le parole, tutte le parole, sembrano tutte inutili, sprecate, banali…
Si parla della strage continua, silenziosa, implacabile, dei morti sul lavoro in Italia, degli operai morti, dopo immani sofferenze, nel rogo della Thyssen-Krupp di Torino, di quelli che sono restati e hanno visto i loro compagni di lavoro morire e non hanno potuto far niente se non piangerli.
Si parla della rabbia di una categoria, gli operai, usata, strumentalizzata, tradita, non tutelata, da politici di ogni colore,  se viene ancora, nel 2008, non nell’Inghilterra della Rivoluzione Industriale mandata al massacro, e si finisce con il pensare, senza voler essere irriverenti, senza alcuna volontà di scandalo, a quella terribile frase scritta sul cancello d’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz, Arbeit mach frei.
Ma questo lavoro, questa idea del lavoro che prevede e non demonizza, come dovrebbe, il sacrificio continuo di tante vite umane, questo lavoro che all’alienazione, alla rabbia, all’insicurezza, aggiunge anche la paura (quella di non riuscire a salvare la pelle ogni volta che si entra in fabbrica o in un cantiere) che senso ha accidenti, e rende davvero liberi?

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1 Gennaio 2008

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica: e voi cosa ne pensate?

Per puro spirito di servizio segnalo a tutti coloro che si fossero persi, perché piacevolmente impegnati altrove, il messaggio televisivo pronunciato ieri sera dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la possibilità di leggere (qui) e di ascoltare in video (qui) il testo integrale di quanto l’Inquilino del Quirinale ha detto rivolgendosi agli italiani.
Da parte mia, richiamando chiunque vorrà intervenire al rispetto delle più elementari norme di buona educazione, e perché vorrei pubblicare tutti i vostri interventi senza cassarli o censurarli per evitare che qualche occhiuto e ipercilioso lettore li giudichi passivi del reato di vilipendio al Capo dello Stato, ripromettendomi di dire la mia in seguito, vorrei chiedervi - cosa che mi sarebbe piaciuto avessero fatto, interpellando i cittadini, i vari TG, così ossequiosi nel riportare (ma chi se ne frega!) le reazioni della Casta, pardon della classe politica (leggi) - voi cosa ne pensate?
Cosa vi ha convinto e cosa non vi è piaciuto del messaggio di fine 2007 del Presidente Napolitano?
Quali punti importanti, a vostro avviso, non sono stati toccati, quali parole, pronunciate con quale linguaggio, avreste invece voluto ascoltare dall’uomo che dovrebbe, secondo la Costituzione, rappresentare tutti i cittadini italiani e quali avete accolto “con un sentimento di piena condivisione”?
Forza, fatevi sentire, parlate liberamente (in maniera civile, vi prego), dite la vostra, pane al pane e… vino al vino…

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