Garantito… da me! Maremma Toscana Ansonica Brissaia 2016 Fattoria di Magliano

Dopo aver azzardato, un paio di giorni fa, la mia personale previsione che il 2018 potrebbe essere l’anno della riscoperta di varietà rosse autoctone toscane come Ciliegiolo, Canaiolo, Colorino (e qualche lettore mi ha invitato a prendere in considerazione anche il Pugnitello…), restando nella terra di Giotto e di Montanelli ma spostandomi alle varietà a bacca bianca, mi sento di aggiungere: ma perché non potrebbe essere, finalmente, l’anno dell’Ansonica?

Ma di che uva stai parlando, potrebbe subito chiedermi qualcuno, trattandosi di un vitigno poco conosciuto e dall’estensione limitata, presente com’è “in Toscana, Lazio, Sardegna e Sicilia, dove è noto col nome di Inzolia. Come Ansonica è presente in Toscana nell’Isola d’Elba, nell’Isola del Giglio e nella Costa dell’Argentario, in Calabria si trova nella zona di Bivongi. Col nome di Inzolia il vitigno Ansonica è diffuso in tutta la Sicilia e le sua principali denominazioni. Sembra avere una lontana origine francese, forse risalente alla dominazione Normanna della Sicilia”.

La voce che ho citato fa riferimento all’Isola d’Elba, ma con mio sommo rincrescimento sino a due anni fa gli unici bianchi base Ansonica di rilievo che si potevano trovare nell’isola un tempo esilio di Napoleone Bonaparte erano, su tutti, il Miniera delle Sughere, e la classica Ansonica della Sapereta di Italo Sapere.

E allora, dirà subito qualcuno, cosa ti consente di puntare sull’Ansonica come possibile “new great thing” in bianco del 2018? Molto semplice, il riassaggio, poco prima di Natale, della prima uscita di un bianco, Ansonica 100%, che già mi aveva colpito quando l’avevo degustato in tarda primavera, e che oggi, mi è parso in splendida forma e meritevole di un articolo.

Già l’azienda produttrice, la Fattoria di Magliano, di Magliano in Toscana, creata giusto 30 anni fa, nel 1997, da Agostino Lenci, un imprenditore lucchese di grande successo nel settore calzaturiero, primi vini commercializzati nel 2013, costituisce una garanzia. Tanto più dato che alla testa dell’azienda nel settore commerciale è un uomo di grande esperienza e intelligenza come il filosofo prestato al vino Lorenzo Scian, che conobbi svariati anni orsono quando collaborava con Avignonesi.

Una garanzia avendo visitato alcuni anni orsono questa splendida azienda di 97 ettari, 52 di vigneti, posta nel cuore della Maremma, con vigneti situati in un paesaggio collinare che da un’altezza di 300 metri circa, digradando dolcemente, si apre sul Mar Tirreno, il Monte Argentario e l’Isola del Giglio”.

Un posto bellissimo, dove nasce non solo un esemplare Morellino di Scansano, l’Heba, Sangiovese con un tocco di Syrah, dove il Sangiovese si coniuga splendidamente in due vini, un rosso solo in acciaio, il Sinarra, o come gustoso rosato, Illario, e dove i rossi di sostanza e struttura prendono la forma del Poggio Bestiale e del Perenzo, ma dove si produce quello che ho più volte definito tra i migliori Vermentino italiani, il migliore della Toscana (area tosco-ligure dei Colli di Luni a parte), il Pagliatura.

Scoprire che su quei terreni di “medio impasto”, con alta percentuale di sabbia, una discreta presenza di argilla, l’assenza di limo e una decisa ricchezza di scheletro, terreni vivi dove le radici scendono in profondità, vigneti in conduzione biologica dal 2011 e certificati come tali dal 2016, nell’area della Vigna Tizzi (le altre tre aree aziendali sono Colle Sterpeti e lo spettacolare Poggio Bestiale), era recentemente stata piantata anche Ansonica e che la produzione aveva potuto avere inizio con la vendemmia 2016 è stata solo la quadratura del cerchio.

Il Brissaia, Ansonica della Maremma Toscana Doc, da vigne esposte a nord-sud, 6400 ceppi per ettaro su cordone speronato con una resa di un chilogrammo per pianta, è un’Ansonica, ottenuta da uve vendemmiate nell’ultima decade di agosto (decisamente prima nel 2017) vinificato con diraspatura, criomacerazione, pressatura e successiva fermentazione a temperatura controllata in serbatoi di acciaio inox termocondizionati per 20-25 giorni, seguita da una maturazione sulle fecce fini per almeno tre mesi, è un bianco di gran carattere e personalità, che mi sento di consigliarvi senza se e senza ma.

Colore giallo paglierino splendente, luminoso, grasso nel bicchiere, naso consistente, caldo, “terroso”, con note di agrumi e fiori bianchi e di erbe aromatiche e macchia mediterranea, si propone con una bocca molto consistente, calda, materica, molto lunga e persistente, pienezza di sapore, quasi masticabile, e una splendida sapidità e quella mineralità che rende unico il Pagliatura, una grande ricchezza e soprattutto una personalità spiccata.

Che lo rende perfetto in abbinamento a preparazioni, anche le più elaborate, a base di pesce (io penso ad un magnifico parago (o pagello fragolino) o ad un’ombrina con patate al forno gustati anni orsono nell’imperdibile Pizzeria Ristorante 2001 a Portoferraio, e sogno…). Come non scommettere sull’Ansonica grazie ad un vino come il Brissaia?

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