Vini del “re” Gaja al pranzo d’onore per il Papa a Torino

Aria di regime, meglio ancora di “ancien régime”, per la parentesi enogastronomica, presso la Sala del Camino in Arcivescovado, ovvero il “Pranzo offerto dal Cardinale Severino Poletto a Sua Santità Benedetto XVI in occasione della visita per l’Ostensione della Sindone” a Torino.
Come riferisce questo articolo pubblicato sull’edizione on line della Stampa, ai quaranta ospiti sceltissimi, “parte delle alte sfere vaticane, dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone, al decano del Sacro Collegio, il cardinal Angelo Sodano, al Nunzio Apostolico Giuseppe Bertello al segretario particolare del Papa, padre Georg, al direttore dell’«Osservatore Romano» Gian Maria Vian. Otto cardinali, 34 vescovi”, é stato proposto un menù che comprendeva la sottilissima di polipo con erbetta cappuccina e pomodori pachino e i classicissimi agnolotti del plin al sugo d’arrosto, oltre che il bue al Barolo, nonché le ganache di cioccolato su cialda croccante di mandorle, la meringa con fragoline fresche e lo zabajone tiepido al moscato.

Ad accompagnarlo un’unica griffe vinosa: tutto “Angelo Gaja, il preferito del cardinale Sodano: Rossi Bass del 2007 e Barbaresco del 2005, in edizione limitata a 130 bottiglie con retro-etichetta ricordo e autografo del grande produttore langarolo”.
Sorvolando sul fatto che pare abbiano bevuto parecchio in questa augusta occasione, visto che per 40 persone hanno appositamente selezionato ben 130 bottiglie, é che la Stampa non si sia premurata di dirci di quale produttore fosse il Moscato d’Asti servito, c’è davvero da complimentarsi per la scelta molto originale, curata da Carlo Nebiolo, (astigiano e torinese d’adozione, vicepresidente di Ascom-Confcommercio Torino e Presidente dell’ Epat subalpina, nonché fresco Vicepresidente nazionale di Fipe-Confcommercio (la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) e patron del ristorante Marco Polo) che per il Papa ha voluto servire i vini del “re”.
Quanto ad abilità nelle pubbliche relazioni, che si traduce anche nell’essere percepito come il produttore di vini “must” per un pranzo così speciale ed esclusivo, il re del Langhe Nebbiolo (presente al pranzo con la moglie) non è davvero secondo a nessuno…





sdoganato definitivamente l’Angelone nazionale.
Scritto da Stefano, il 11 maggio, 2010 at 11:00
Sant’Angelo da Barbaresco…
Scritto da Franco Ziliani, il 11 maggio, 2010 at 11:03
A parte la sottilissima di polipo che, secondo me, non c’entra nulla nel menù, mi auguro che al neo-vivandiere “qualcuno” gli abbia almeno pagato la fattura.
Scritto da paolo, il 11 maggio, 2010 at 11:10
Dubito. Comunque stasera mi faccio una bevuta da Papa.
Scritto da Luca, il 11 maggio, 2010 at 13:04
A quando un nebbiolo rosso in calice di cristallo durante la Santa Messa?
Scritto da Mario Crosta, il 11 maggio, 2010 at 13:53
speriamo che sia almeno un Barbaresco,non un Langhe Nebbiolo…
Scritto da Franco Ziliani, il 11 maggio, 2010 at 13:59
Purtroppo mai Mario, il diritto canonico e i vari principi e norme di celebrazione impongono che il calice della Messa sia di materiale infrangibile, e possibilmente placcato in metallo prezioso almeno all’interno.
Scritto da Tommaso Farina, il 11 maggio, 2010 at 14:22
Quello sul calice della santa messa potrebbe essere uno spunto di riflessione…stando alle parole di Gesù e al suo modo di vivere nell’estrema povertà aiutando i bisognosi,il calice dovrebbe essere di legno e il vino servito in occasione del pranzo sarebbe dovuto essere un dolcetto…altro che barbaresco da 100 e più euro a bottiglia. . . Ma questa è l ‘ attuale Chiesa…
Scritto da Fabio, il 11 maggio, 2010 at 14:59
Se a quel celestiale convito di 42 illustri prelati piu’ la coppia “reale” fosse stato servito dell’ottimo Dolcetto non sarebbero bastate certo 130 bottiglie (3 a testa…), ma ce ne sarebbero volute almeno 260, caro Fabio. Sta ancora girando per tutta la Polonia il servizio che abbiamo fatto per la trasmissione “Druga twarz” (seconda faccia) dove l’arzillo ultrasettantenne vignaiolo che curava a colpi di zappa la vigna del castello di Grinzane Cavour si beveva un bottiglione di buon Dolcetto al giorno. Quando lo vedono rimangono tutti estasiati. Chissa’ se il Papa…
Scritto da Mario Crosta, il 11 maggio, 2010 at 15:45
Mario…. il Papa non ha bevuto, dicono le cronache…
Forse perché invece dei vini di Gaja avrebbe preferito un grande Barolo Monfortino o un Monprivato di Giuseppe (Mauro) Mascarello o un Rocche dei Falletto di Bruno Giacosa? Ipotesi da valutare attentamente…
Scritto da Franco Ziliani, il 11 maggio, 2010 at 15:48
Ecco…stavo giusto per chiedermi a chi dare l’otto per mille…
Scritto da Roberto Vigna, il 11 maggio, 2010 at 16:14
ma la “colpa” della scelta del vino – che é particolarmente gradito ad un alto dignitario della Chiesa, il cardinale Sodano – non é della Chiesa, ma del Signor Nebiolo, che ha scelto non proprio il migliore NEBBIOLO possibile…
Scritto da Franco Ziliani, il 11 maggio, 2010 at 16:22
Ero sicuro, caro Franco, che andavi a tirar fuori i tuoi Barolo…. ma come tu sai io sostengo da sempre, dall’annata 1952, che anche l’ultimo dei Barbaresco e’ senz’altro meglio del primo dei Barolo. Fucilatemi pure, ma non cedo.
Scritto da Mario Crosta, il 11 maggio, 2010 at 17:22
Beati, l’oro.
Scritto da Paolo Bargelloni, il 11 maggio, 2010 at 18:24
ho visto che anche da Harrods a Londra Gaja troneggia con un suo spazio proprio..chapeau!
Scritto da Simone F., il 12 maggio, 2010 at 17:49
Sarebbero stati beati se avessero potuto godersi dei tomini freschi con lo chardonnay, magari in salsa verde…
Scritto da Mario Crosta, il 12 maggio, 2010 at 18:42