Altri Brunello 2005 in degustazione all’Osticcio: Querce Bettina, Fonterenza, Pian dell’Orino, ecc.

Mi spiace molto se, anche in questo caso, qualcuno, come ha già fatto in coda al mio post sull’eccellente Brunello 2005 di Costanti, se la prenderà perché mi attardo a parlare di Brunello di Montalcino che non ho assaggiato nella cornice istituzionale (e un po’ caciarona) del Benvenuto Brunello, bensì nella cornice accogliente, salottiera, intrinsecamente colta, dell’Enoteca l’Osticcio di Francesca e Tullio Scrivani.
Non è però colpa mia, né degli animatori di questa bella enoteca, se proprio nei giorni dell’Anteprima del grande Sangiovese di Montalcino in quel posto si potevano degustare anche altri vini di aziende che, per motivi vari, non erano presenti alla Fortezza.
E non posso di certo far finta che non esistano, visto che in larga parte sono molto buoni, anzi, esemplari, altri Brunello oltre ai molti, alcuni eccellenti, altri decisamente meno, che sono stati messi a nostra disposizione per due giorni per l’assaggio.
Degustazione dove a splendere particolarmente, come il grande vino che ci si aspetta dal Brunello, non sono stati tanto i 2005, oppure le riserve 2004 (tra cui alcune spettacolose) ma una riserva presentata con la calma e la pazienza dei forti da Col d’Orcia, una straordinaria versione di un classico come il riserva Poggio al Vento annata 2001 tale da giustificare, da sola, la discesa a Montalcino.
Tornando a noi all’Osticcio ho potuto degustare diverse cose che mi sono piaciute e che mi hanno mostrato quelle doti di eleganza che negli oltre 130 2005 degustati durante Benvenuto Brunello mi sono spesso sembrate assenti.
Comincio dal Brunello 2005 dell’azienda Campi di Fonterenza delle gemelle Padovani, che conferma le eccellenti impressioni suscitate dalla prova d’esordio del Brunello 2004, vino dalla grande fragranza aromatica, caratterizzato da dolcezza e purezza di frutto, da una polpa succosa, da una bella struttura tannica, da un notevole equilibrio e da una freschezza che innerva il vino e lo rende fragrante, vivo, dalla prima “snasata” all’ultimo sorso.
A seguire il 2005 del Paradiso di Frassina, caratterizzato da una vivacità d’espressione che definirei straordinaria, che comincia dalla brillantezza del colore e prosegue passando al naso ricco, carnoso, profumato di ciliegia e macchia mediterranea, e prosegue nel tannino che nonostante qualche esuberante “rugosità” giovanile e che si fa sentire e ad un alcol leggermente in eccesso, segna il vino e gli conferisce un carattere spiccato, e una grande piacevolezza.

Note altrettanto positive con il 2005 di Pian dell’Orino, anche in questo caso con un alcol un po’ elevato, ma chiaramente improntato ad una grande ricchezza d’espressione e ad una grande materia, come appare già dai profumi, di ciliegia nera, liquirizia, prugna, macchia mediterranea, ancora rinchiusi in un insieme molto compatto che non si concede e rimane molto in sé, e poi si svela maggiormente passando al gusto, di gran “carne” e sostanza, con salda struttura tannica, notevole allungo e dinamismo, bella persistenza lunga.
Non altrettanto convincente, e mi spiace, l’assaggio del Brunello 2005 di un’altra nuova protagonista del panorama ilcinese, Stella di Campalto, di cui continua a piacermi più il Rosso di Montalcino che il Brunello, forse il più chiuso e tetragono dei 2005 degustati all’Osticcio, segnato da un eccesso di legno, nei profumi e al gusto, che ne condiziona l’apprezzamento e che contrae il vino, lo rende fin troppo compatto e materico e gli impedisce di distendersi e acquisire quella piacevolezza, quella capacità di convincere subito che caratterizza gli altri vini sinora citati.
Non ho potuto degustare, perché non più disponibile, il 2005 di Salicutti, ma ho molto apprezzato – ne parlerò in un prossimo post, il riserva 2004.
Infine, citando en passant il 2005 di Valdicava, espressione di uno stile che ad alcuni potrà piacere, ma che a me appare decisamente superato, anche se moderno, ovvero colore fitto, naso cremoso, burroso, tendente alla concentrazione e alla confettura, ricchissimo, pieno, masticabile al gusto, ma senza freschezza, slancio, un monumento alla materia ma un po’ muto e monocorde, non posso che citare con sorpresa la performance offerta dal Brunello di Montalcino 2005 di Querce Bettina.

Una piccola azienda (un ettaro a Brunello e 1, 4 ettari a Rosso di Montalcino) sul mercato dal 2006 con il Rosso di Montalcino, proprietà di due brianzoli, Vilma Sandra Barenghi e Roberto Moretti, giunti a Montalcino da una decina d’anni.
Il vigneto è giovane, impiantato nel marzo 1999 e nel 2000 è entrato in produzione nel corso del 2002/2003, posto a circa 440 metri sul livello del mare nel versante sud-ovest della collina di Montalcino e la produzione annua contenuta in circa 6500 bottiglie di Brunello DOCG e di circa 9000 bottiglie di Rosso di Montalcino DOC, ma il vino mostra già ora un peculiare carattere, fedele ad una filosofia che si può sintetizzare nella dichiarazione “costruiamo il nostro vino in vigna e stiamo attenti a non rovinarlo in cantina”.
Il che, come dicono nel loro sito Internet, significa “vendemmiare uve perfettamente sane e cercare di non distruggere il fitocomplesso in fase di vinificazione, a ridurre al minimo i trattamenti antiparassitari (solo rame e zolfo), a rinunciare a processi di filtrazione e di vinificazione forzata e su tutti quello di chiarificazione, sempre alla ricerca e tutela degli effetti benefici dei propri prodotti.
Ma veniamo al Brunello 2005, fermentato in serbatoi di acciaio sino all’esaurimento dell’acido malico, affinato in botti di rovere di slavonia da 22 ettolitri per un periodo superiore ai 30/36 mesi, imbottigliato e affinato in bottiglia per oltre dodici mesi e messo in commercio non prima di cinque anni successivi alla vendemmia.
Un vino che definirei all’insegna della dolcezza (non intesa in senso zuccheroso ma come soavità d’espressione), di un frutto succoso, vivo, di bella polpa e consistenza, eppure sostenuto da un corredo tannico degno di nota, con una struttura che fa pensare che, a differenza di tanti altri Brunello, apparsi già piuttosto evoluti o stanchi, questo vino, già godibile e sostanzioso ora, direi quasi goloso, possa avere un bel potenziale d’evoluzione, assicurato anche da un’acidità ben presente e calibrata. Perché mai, pur non essendo ai nastri di partenza del Benvenuto Brunello, non avrei dovuto parlare e segnalarvi validi vini del genere?

32 pensieri su “Altri Brunello 2005 in degustazione all’Osticcio: Querce Bettina, Fonterenza, Pian dell’Orino, ecc.

  1. E’ un vero piacere leggere giudizi più che positivi su questi Brunello che, in gran parte, sono veramente il frutto della terra, della vite e della passione di chi cerca di rispettare il più possibile la tipicità di un’uva e le diverse caratteristiche delle varie annate. Il tutto senza ricorrere a lieviti selezionati, mosti concentrati o alchimie ancora peggiori, in quanto “sterilizzanti” e “omologatrici”.
    Del resto, basta leggere le schede tecniche dei vini di una qualsiasi di queste aziende, e confrontarle con quelle di aziende ben più grandi e conosciute (non mi riferisco qui solo al Brunello): queste ultime, spesso, riportano le caratteristiche di una loro etichetta e basta. Le prime invece hanno una scheda per ogni differente annata di quella etichetta, ovviamente con parametri sempre diversi di acidità, alcol, solforosa ecc., che rispecchiano maggiormente l’andamento climatico e il grado di maturazione delle uve in quella stagione.
    In conclusione: grazie di esistere…

  2. Non si preoccupi Franco, la polemica l’ho già fatta e non intendo ripetermi,
    e poi stà comunque parlando bene del Brunello.
    una domanda, puramente informativa e senza nessuna malizia, ci sono dei Brunelli che ha assaggiato nel tendone che le sono rimasti impressi? dei quali vuole magari parlare?
    ripeto è solo una mia curiosità
    Luca

    • Luca scriverò presto di una serie di Brunello 2005 assaggiati “sotto il tendone” che mi sono piaciuti. Non sono tantissimi, sui 130 degustati, ma buoni vini, alcuni ottimi, non mancano di certo

  3. Molto interessante, e finalmente qualcuno parla di Brunello senza osannare coloro già famosi alla massa.
    Una sola domanda, sapete indicarci i prezzi di questi prodotti?
    Sarebbe interessante comparare anche il costo con aziende importanti di nome.

  4. Ma la domanda nasce spontanea:
    questi all’enoteca perchè non erano sotto il tedone? Non capisco..
    Se non mi va di presentare i vini in quel modo oppure se non posso spendere 1200 euri perchè la mia produzione è troppo piccola (su 2-3 mila bottiglie il BB costa quasi 0.5€bott) allora perchè presentarli altrove sfruttando il giro di giornalisticlienti del BB?? Poi Franco sono in sintonia con lei quando dice: “Perché mai, pur non essendo ai nastri di partenza del Benvenuto Brunello, non avrei dovuto parlare e segnalarvi validi vini del genere?” Su questo non ci piove! Menomale che da qualche parte si potevano trovare anche quelli (aggiungo io da semplice cliente privato).
    Bisogna però ammettere che chi ha pagato, chi ha speso tempo, chi si è buttato nella “caciarona” chi si è messo a nudo (in mezzo a tanti compariconcorrenti)davanti a codesto pubblico possa avere qualcosa, tipo gli “zebedei”, che gli roteano vorticosamente??
    Non mi sembra così assurdo…
    P.S:a scanso di equivoci sono Luca pure io ma un’altro.
    Saluti

  5. Ciao Luca, forse il problema del perché non erano nel famoso tendone è un altro, e non centra niente con gli “zebedei”, forse perché per le autorità possono parlare di brunello e possono esporre brunello soltanto chi fa girare la moneta pesante.
    Secondo me è molto bello invece non racchiudere la degustazione soltanto in un punto di Montalcino, dato che è un bel paese è molto meglio, a mio avviso, e molto più interessante girare per le mura medievali…

  6. Molto bello quello che dici Juri. Quello che chiedo, da perfetto estaneo e non conoscitore dei colori e delle rivalità di montalcino, e proprio il perchè qualcuno paga e altri come da parassiti (non come insulto, per diamine) cioè organismi che vivono grazie ad altri (e in questo caso cantine che approfittano della numerorissima affluenza di quei giorni) non paga e partecipa ad eventi “collaterali non ufficiali non previsti dalla manifestazione stessa”
    Se fossi un organizzatore avrei piacere immenso veder camminare tutti verso la stessa destinazione. Quindi, qualcuno mi sa dire perchè???

  7. Luca Cravanzola, credo che qualcosa delle sue considerazioni mi sfugga: da un lato sembra lamentare: “Se non mi va di presentare i vini in quel modo [ossia presentandoli alla manifestazione ufficiale]… allora perchè presentarli altrove sfruttando il giro di giornalisticlienti del BB??”, mentre dall’altro, subito dopo, quasi esulta: “Su questo non ci piove! Menomale che da qualche parte si potevano trovare anche quelli” [ossia i vini presentati non alla manifestazione ufficiale ma “sfruttando il giro di giornalisticlienti del BB”].
    Come stanno le cose del suo pensiero? Solleva il ciglio su chi non osserva il coprifuogo durante le giornate della manifestazione ufficiale cui non partecipa, oppure meno male che da qualche parte e’ possibile incontrare anche loro?

    In generale, mi scusi, e mi scusino il suo omonimo e l’altra persona che a commento di altro post, pur senza voler essere offensivo (e ci mancherebbe altro!) ha detto che chi si fa vedere in giro quando i colleghi frequentano il meeting ufficiale e’ “meschino” e “dovrebbe vergognarsi” (tipici apprezzamenti che nessuno dovrebbe mai trovare offensivi, quale stravagante reazione ad essi anzi sarebbe..), insomma scusatemi tutti, ma fatemi capire: se per caso durante una certa settimana ci fosse nella mia citta’, che so?, un congresso scientifico internazionale cui io non prendo parte ma cui partecipa, magari come invited speaker, un(a) qualche collega che viene di lontano… se ho capito bene io dovrei assolutamente astenermi dal contattare il/la collega, dall’invitarlo/a a casa mia nei giorni del congresso, e se lo incontrassi per strada e volessi salutarlo dovrei assolutamente evitare di affrontare con lui/lei contenuti scientifici, e’ cosi’?
    Analogamente, se io fossi un businessman che avesse la possibilita’ di incontrare per motivi di affari un qualche partner che venisse nella mia citta’ per un qualunque altro evento cui io non partecipo…. dovrei evitare di “sfruttare” l’occasione? O alternativamente, se invece decidessi di approfittare della sua presenza per fare i nostri affari, per rimanere “etico”, anzi direi per non “vergognarmi di me stesso” dovrei mandare una quota di rimborso spese agli organizzatori dell’evento che lo hanno richiamato li’ presso a me? Just asking..

  8. Di questo passo, allora, che schifo le manifestazioni collaterali a Vinitaly che meschinamente sfruttano il grande evento per succhiare attenzione mediatica e commerciale… Suvvia, siamo seri! Con tutti i soldi pubblici che intascano i consorzi per fare la promozione…

  9. Cortese sig. Filippo Cintolesi.
    Capisco di non essere stato molto chiaro.Di questo devo anche scusarmi per aver creato un’eventuale confusione. La prima affermazione è da ipotetico organizzatore o cantina partecipante “Se non mi va di presentare i vini in quel modo [ossia presentandoli alla manifestazione ufficiale]… allora perchè presentarli altrove sfruttando il giro di giornalisticlienti del BB??”, la seconda era ed è quello che sono realmente riguardo il mondo brunello: un semplice cliente privato come una marea di altri..e a tal proposito dicevo “Su questo non ci piove! Menomale che da qualche parte si potevano trovare anche quelli (aggiungo io da semplice cliente privato)”.
    Quindi da cliente più assaggio più posso farmi un’idea (che sia sotto il tendone, nell’enoteca o direttamente in cantina)
    Da organizzatore o da “cantina partecipante alla manifestazione principale” le cose sarebbero diametralmente opposte.
    Alla fine chiedevo e chiedo il motivo per la quale si partecipa o no. Ribadisco che non conosco le sfumature di montalcino. Solo dopo decenni di attività in campo o solo essendone parte posso sapere alcune cose. Semplicemente da cliente curioso, quale sono, faccio da parassita e sfrutto questo blog e tutti i suoi “commentatori” per capire qualcosetta in più. Penso di essere nel posto giusto (soprattutto per il brunello dove spesso le campane suonano forte tutte).

    Sulla seconda parte del suo commento lei fa esempi abbastanza plausibili. Però penso che per quanto riguarda la manifestazione in oggetto (BB) le cose siano chiaramente specificate e reali. Non si tratta di ipotesi o di incontri per strada o manifestazioni di livello mediatico minore.Quello che accadrà è preciso per tutti. Non vedo molte “combinazioni ipotetiche”.

  10. Caro Filippo@, che piacere leggere il tuo bell’italiano – bellezza dell’idioma (e della lingua scritta!) che va di pari passo con la bontà degli italici prodotti!

    Mi azzardo a ricommentare quello che – in positivo, in negativo, ma sempre con occhi attenti – si sta commentando qui sopra.

    Non ho dimestichezza con BB: trovo solo che in Toscana (luogo per me tutt’ora mitico), a Montalcino (luogo particolarissimo, culla di delizie, anche se ci si ricorda solo del vino), un vino come il Brunello (destinato si spera non tanto a ricchi buzzurri, ma a gente che ne sappia apprezzare storia e appartenenza), BB, dunque, potrebbe essere un appuntamento più ‘affascinante’, più seducente, più ‘all’altezza’ del prestigio e della reputazione che si vorrebbero mantenere / riaffermare / consolidare /rilanciare.

    Di chi la colpa? O meglio di chi è la responsabilità dei giudizi controversi – tendenti al negativo e, dietro le spalle degli organizzatori, pessimi -?

    Dei produttori: che non si esprimono, là e quando dovrebbero, o che non sono in grado di esprimersi per ragioni varie, che non vogliono capire NEMMENO LONTANAMENTE che devono TUTTI trovare un denominatore comune, dei denominatori comuni…eccetera (potrei continuare, e sono disponibile a farlo, con parole chiare,…).
    E che un giorno piangeranno sul latte (pardon: sul vino)versato.

    Ciò detto, ho invece familiarità con il salone del Mobile di Milano con il Salone del Libro di Torino, con quello di Parigi, con quello di Londra, con BooksAmerica, con BuchMesse di Francoforte e altre realtà del genere.
    Ebbene: in tutti questi luoghi, nei giorni dell’evento, ci sono ‘attori’ del settore che non partecipano, ma che approfittano (senza sentirsi né parassiti, né saprofiti, né persone che si devono vergognare) dell’evento organizzando piccole o grandi manifestazioni collaterali che sempre ARRICCHISCONO e consentono variazioni, talvolta davvero molto piacevoli e fantasiose, all’evento principale.

    Lo fanno, senza sensi di colpa e senza che altri indossanti il paraocchi di comodo (firmo: perciò esprimo con franchezza un po’ rude il mio pensiero)si permettano di definirli “senza etica”, “approfittatori”, eccetera.
    Un ciao speciale a te e al tuo italiano!

  11. Secondo me, e scusate se mi intrometto nuovamente, credo che per Montalcino, ma questo vale per tutte le manifestazioni, la presenza di aziende che non rientrano dentro il cosidetto tendone dovrebbe far aprire gli occhi agli organizzatori. Forse c’è più richiesta da parte dei produttori? forse c’è il bisogno che anche loro si smuovino per evolvere rappresentazioni di questo tipo senza limitarsi a fare un tendone e metterci i produttori più importanti e intascarsi i soldi? Secondo me non è giusto giudicare a priori le aziende che si adoperano in altro modo, forse non è solo per fare i taccagni, forse vogliono che la rappresentazione si evolva in qualche modo.
    Mentre per quelli che sono sotto al tendone, sono d’accordo, si devono incazzare con gli organizzatori ma sopratutto fargli aprire gli occhi davanti ad una problematica, perché io pago e loro no?

    Insomma potrebbe essere tutta una grande catena che passa dagli organizzatori, produttori “da tendone”, produttori in giro per il paese.

    Forse se riescono a smuovere qualcosa queste tre entità renderanno molto più interessante l’evento, ma questo vale per tutti gli eventi.

  12. Leggo con interesse gli argomenti qui trattati. Data la poco approfondita conoscenza del mondo dei Consorzi e dei rapporti tra produttori, mi limito solo ad una riflessione. La Sig Biasutti dice che i produttori “non vogliono trovare un comune denominatore”. Quando esiste invece il comune denominatore, da dove scaturisce la non-volontà di provare a trarre comune profitto o azione? Per spiegarmi meglio, provo con un esempio: non hanno un comune denominatore i vignaioli che si raggruppano tra un mese in due eventi in separata sede con i nomi “Vin Natur” E “VINOVINOVINO”?

  13. Caro Consumatore@, non mi addentro in altri territori, perché le considerazioni sarebbero diverse, almeno parzialmente, e soprattutto perché – in questo post e in un altro (Brunello Costanti) precedente – è stato toccato, con considerazioni secondo me improprie e inadeguate e parzialissime – il tema Benvenuto Brunello.

    Qualcuno ha addirittura bollato come “non etico” l’atteggiamento delle aziende che hanno (subdolamente, secondo il tale) dato alcune bottiglie a un’enoteca ‘fuori’ da BB.

    A questo tema mi limito, ma non arretrerei neanche davanti a quello citato da lei: discutiamone però altrove.

    Mentre per ciò che riguarda la manifestazione sunnominata, la mia riflessione è relativa al fatto che TUTTI i produttori hanno interesse a migliorarla (termine generico con molte accezioni), TUTTI dovrebbero correre per farlo; invece, quando dovrebbero parlare, esprimere il proprio pensiero, stanno zitti.
    Stanno zitti e mugugnano se qualcuno si alza e parla (l’ho visto fare con Leanza, il cui Brunello Salicutti è l’ottimo testimone della sua onestà e trasparenza!); poi ri-mugugnano – magari infrattandosi nell’anonimato – se qualcuno non partecipa alla manifestazione principale…

    Quest’anno, mi dicono che altri dieci produttori (oltre ai numerosi dell’anno precedente) hanno rinunciato a Benvenuto Brunello: perché non cogliere l’occasione di fare un bilancio dei risultati – un vero bilancio a porte chiuse, con riflessioni oneste e franche – e valutare, sentendo magari quelli che NON c’erano e ascoltando le loro ragioni?

    Chi NON c’era NON è un nemico: è qualcuno che non ha ritenuto opportuno andare a BB. Per la spesa? Forse, ma se BB obbedisse alla regola universale del value for money, chedo che tutti vorrebbero esserci.

    Il metodo del dubbio mi parrebbe il più saggio e produttivo, molto meglio di quello della maldicenza e del sospetto.

    • mi piace molto e soprattutto mi sembra molto utile, questa discussione che si sta sviluppando. Invito il maggior numero possibile di produttori, presenti a Benvenuto Brunello, oppure no, a parteciparvi. E ad animare analoga discussione nelle sedi istituzionali, ovvero le riunioni del Consorzio. Mi sembra sia decisamente il caso di farlo

  14. Si confermo e approvo quello che il sig. Ziliani ha scritto qua sopra, questa discussione fa capire che comunque il pubblico è pronto e ha voglia di un cambiamento o quanto meno propenso ad essere partecipe alla crescita di un evento che deve diventare sempre più per tutti e un pò meno per addetti ai lavori, questo sicuramente non dovrà essere sviluppato soltanto dai consorzi ma anche da istituzioni comunali che racchiudono nel loro territorio tali eventi.
    Spesso il confronto non è facile, ma per la crescita è necessario.

  15. Cara Silvana, coi tuoi complimenti mi stai facendo arrossire.
    Meno male che l’hai gia’ detto te, altrimenti lo avrei aggiunto io: e’ certo che il fiorire di iniziative non allineate all’evento principale, ben lungi dall’essere eticamente riprovevole, e’ anzi un arricchimento! Il non capirlo e’ il segno infallibile di un provincialismo culturale avvilente. Il non limitarsi a non capirlo, scagliando addirittura anatemi contro il sottobosco spontaneo, e’ invece -a mio personale e modesto avviso- frutto di quel vizio purtroppo riscontrabile in tante altre realta’ associative del nostro paese, e dicendo nostro paese parlo soprattutto con riferimento alla Toscana: una forma di codardia dialettica e intellettuale (questa si’, veramente antietica!) che mi pare tu spieghi benissimo con quel rapido cenno ai mugugni nei confronti di chi nelle assemblee (o agli incontri-dibattito, alle tavole rotonde, eccetera) osa prendere parola per non esprimere la solita poltiglia apologetica e celebrativa; e’ l’allergia alla critica espressa, riscontrabile in tanti tic linguistici, forse meglio: riflessi condizionati, come quando ci si sente in dovere di aggiungere che i propri rilievi “non sono una critica, mi raccomando”; un’allergia al sano esercizio della critica cui fa da ovvio contraltare nei destinatari l’intolleranza a riceverne. Tutti segni di una fondamentale debolezza, di una consapevolezza della propria marginalita’ culturale. E, quel che e’ piu’ triste, la riprova che ormai ere geologiche ci separano da quell’Italia di uomini battaglieri che avevano l’invettiva e la polemica fra gli strumenti quotidiani della propria retorica, loro postura quasi naturale; quell’Italia che la storia (e che storia!) la fece, non la subi’.

  16. mi dispiace sig. Filippo, non sono un arricchimento, altre manifestazioni, è vero si possono trovare in giro altri vini, calzante anche l’esempio del congresso, ma qui il problema è diverso, nessuno vieta a nessuno di salutare o meno altre persone, nessuno vieta ad alcuni a presentarsi in casa di altri, qui si sta parlando di produttori che si sono riuniti in un luogo durante la manifestazione principale, permettendo a chi voleva di trovarli tutti insieme, così l’incontro non è casuale.
    si rendono fessi i produttori che pagano. semplicemente questo.
    chi non partecipa si è preoccupato di organizzare situazioni parallele anzichè fare proposte, ma forse è quello che volevano.
    non ho mai visto nessuno degli “incriminati” sbattere i pugni per far cambiare qualcosa nel benvenuto brunello, alle brutte qualche lettera in italiano discutibile, dai bei principi ma con realizzazioni pratiche pressochè impossibili.
    poi c’è anche chi non viene e non organizza niente e forse sono i più corretti, forse anche più di me che pago e cerco di dare il concime alle colonne sperando che serva, con queste lotte al pc.
    bella la proposta di Franco di far salotti a giro per Montalcino, fosse possibile la voterei, poco praticabile però:
    1) dispersione
    2) pochi locali hanno le notevoli ed indiscusse qualità dell’osteria Osticcio
    3) e poi parliamoci chiaro Montalcino non è una metropoli, e i due passi dentro le mura si possono fare a prescinedere dal benvenuto in fortezza.
    se queste persone non sono d’accordo con il Benvenuto si facciano avanti al Cda, con proposte serie e progetti concreti.
    scusate il tono spero non offensivo

  17. …ma perchè le decisioni dei consorzi non nascono mai in assemblea? come mai nelle assemblee gli argomenti sono sempre ,di fatto, ”imposti”…come mai i Consigli di amministrazione sono a..”cancelli chiusi”?…chissà mai!

  18. Luca, dimmi una cosa, mai nessuno si è mosso per andare a sentire le ragioni di questa aziende che non partecipano?
    O a prescindere si è ritenuto di essere nel giusto?

    Altra cosa, anche un’azienda il cui rappresentante è nel cda, senza problemi ha disertato il Benvenuto Brunello e ha invitato, con lettera scritta, ristoranti ed enoteche a fermarsi presso la sua cantina per la degustazione,….e a questo che gli avete detto???

  19. Egregio Luca@,
    1)quando si parla di “arricchire” una manifestazione, non si intende (mi arrogo l’interpretazione anche per conto di Filippo Cintolesi)che ciò avvenga tramite l’offerta d’assaggio di altri vini ‘che non sono a BB’, ma (si spera) che accada con l’offerta di uno ‘sguardo’ diverso, magari alternativo – ma non necessariamente polemico – a BB.
    Eppoi, vuol mettere, egregio Luca, l’abisso tra una ‘macchina di presentazione’ i cui costi si aggirano sui 450.000 euro, e qualche bottiglia (quest’anno i produttori nell’enoteca Osticcio non c’erano, comunque non c’erano tutti, e quand’anche ci fossero stati…) offerta a un’enoteca?!
    Ciò detto, io sono una sostenitrice di BB, ma dato il considerevole budget messo a disposizione, penserei a un format che premiasse di più Montalcino.
    2)”Qualche lettera in italiano discutibile”, un paio di produttori si sono scomodati a mandarla, e mi sembra che l’italiano fosse eccellente. Contrariamente a tanti scritti che ci si trova a leggere, qua e là!
    3) Stiamo tutti intervenendo con una certa – come dire – durezza controllata, tutti riconoscibili dalla firma (e credo che molti che leggono ciò che sto scrivendo mi conoscano)o dall’accesso a un sito, salvo lei – egregio Luca – che mi ha ‘promesso’, in un intervento recente, di manifestare la sua identità.
    Non mi fraintenda, non sono curiosa per l’identità sua, in sé, è che la sento appassionato dell’argomento, e se i suoi obiettivi sono (fossero)quelli – condivisibilissimi – di migliorare le cose, dare a Montalcino il futuro che si meriterebbe (a cui potrebbe aspirare), sarebbe interessante dare a questo confronto una dimensione fattiva, uscendo dalla polemica per affrontare la realtà.
    Che ne dice?

  20. Interpretazione del mio pensiero assolutamente corretta, cara Silvana Biasutti. Evidentemente intendevo un arricchimento culturale, per il solo fatto di offrire una presenza in piu’. Voglio essere anche piu’ chiaro: una presenza in piu’ altrove. Offrire cioe’ proprio un altrove, un altro luogo, un “anche qua”. Non puo’ che rimarcare l’importanza del luogo principale, a me sembra ovvio. E se io fossi fra i partecipanti, o comunque fra i cofinanziatori dell’evento maggiore, personalmente non potrei fare altro che rallegrarmi se altri “approfittassero” per creare presenze “altrove”. Aumenterebbe la complessita’ dell’evento, il suo…bouquet se mi si passa il volo pindarico non del tutto fuori tema.

    Pregiatissimo signor Luca, le confesso che qualche problema con la sua espressione io lo incontro: se i miei esempi sono “calzanti” (quelli che il signor Luca Crevanzola by the way trova “plausibili”), come puo’ lei, nella proposizione immediatamente successiva, sostenere che “qui il problema e’ diverso”? Se veramente il problema che lei solleva e’ diverso dal caso dei miei esempi (e non lo credo affatto), direi che inevitabilmente lei trova il mio esempio assolutamente non calzante, non pertinente.
    Mi permetta poi di precisare che so benissimo che “nessuno vieta a nessuno di salutare o meno altre persone”, ci mancherebbe anche che lo si facesse! Lo so bene che “nessuno vieta ad alcuni a presentarsi in casa di altri”, vorrei anche vedere che lo si “vietasse”! Le assicuro che avevo capito perfettamente che “qui si sta parlando di produttori che si sono riuniti in un luogo durante la manifestazione principale”, il punto e’ appunto che secondo alcuni, fra i quali il sottoscritto, questo, proprio questo, rappresenta un arricchimento, non certo l’indecenza che lei sembra invece voler suggerire. Spiace molto se lei non percepisce tale arricchimento, se addirittura si sente fatto fesso. Non ci trovo niente di disdicevole nel fatto che la presenza di questi produttori “riuniti durante la manifestazione principale” esplichi il suo effetto “permettendo a chi voleva di trovarli tutti insieme”, e va da se che “così l’incontro non è casuale”, cosa che sembra invece a lei assolutamente riprovevole. Tuttavia le segnalo che lei questa scarsa decenza continua ad affermarla e a riaffermarla ma senza argomentare granche’ la sua opinione.
    A parte il fatto che credo che tutti i produttori paghino una parte della manifestazione tramite il bilancio consortile, anche quelli che decidono di non parteciparvi, quindi di non accollarsi l’ulteriore onere finanziario, a parte questo dicevo, secondo me le considerazioni finali su questa faccenda sono riassumibili in una banale constatazione su cui ambo le parti non possono non convenire: ed e’ che per chi la pensa come me sarebbe desiderabile che tutti quanti percepissero con gioia e letizia il carattere di arricchimento del fiorire di altre occasioni estemporanee; dico appunto “desiderabile”, ossia auspicabile, perche’ non lo si puo’ certo imporre, cosi’ che se la sensibilita’ di altri, fra i quali sembra anche lei, non lascia percepire altro che una sensazione di fregatura, tanto peggio, a chi la pensa come me non resta altro che farsene una ragione. Esattamente come a chi la pensa come lei, per cui e’ al contrario desiderabile che tale sottobosco di eventi paralleli non vi sia, non resta che farsi una ragione del fatto che tali eventi e’ invece naturale e inevitabile che vi siano, a BB come cosi’ in tutte le altre piu’ disparate occasioni analoghe, ora e in qualsiasi immaginabile futuro. Perche’ la realta’ e’ sempre piu’ articolata e complessa di qualsiasi dimensione organizzativa e associativa. E io aggiungo: seddiovole.

    • “gioia e letizia” a Montalcino e a Benvenuto Brunello, Filippo? Sarebbe bello, ma non mi sembra proprio che sia così. Come si fa ad essere gioiosi e lieti in quella confusione da bolgia infernale che é la costosissima tensostruttura?

  21. Luciano perchè dici “gli avete detto”?
    sarà il cda a dover dire, comunque non ero a conoscenza di questo fatto, altrimenti lo avrei condannato come l’altro durante i miei precedenti interventi.
    a prescindere qualunque altra attività durante e fuori dal BB è ingiusta ed irrispettosa, punto e basta.

  22. tornando ai vini, ho avuto occasione di assaggiare ieri conti costanti 2005, stella e pian dell’orino. premesso che a mio gusto l’unico davvero convincente è stato conti costanti, un 2005 con una grande freschezza e beva di primordine (la riserva 2004 era invece ancora un po’ blocata, ma è normale)penso che la nota dolente sia sui prezzi in cantina di questi vini. Non so, e Franco mi perdoni se la metto giù un po’ brutale, se in fondo ci sia per questi vini e mi riferisco ad uno in particolare, tutto il value for money quando nella denominazione trovo vini altrettanto (se non più buoni) e decisamente con una storia ed una tradizione dietro. intendiamoci, non ho pregiudizio per le nuove esperienze, ci mancherebbe, ma penso che il prezzo si formi anche con la storia e l’esperienza e che si debba stare molto attenti a usare questa leva perchè, a mio parere, si corre il rischio di bruciarsi. Sbaglio?
    saluti

  23. Salve Franco,
    mi riferivo a quello, e per il prezzo, a mio parere eccessivo, anche a Pian dell’orino, che è buono, ma mi costa in cantina 10-12 euro in più di brunelli di ben altra levatura. E’ questo essere….fuori misura che a me spaventa un poco, poichè in questo modo le aziende rischiano di farsi molto male. Non è detto che poichè in etichetta c’è scritto brunello il vino non possa costare meno di 35-40 euro…ce ne sono di ottimi che in cantina vanno dai 23 ai 28 e sono decisamente, ma decisamente superiori. a 35 euro trovo riserve di bel altro spessore, diciamo, tanto per dirne una il poggione?
    capisco le ragioni azindali, il bio, le econimie di scala ma certi prezzi, a me semplice consumatore, paiono fuori misura.
    ribadisco invece la grande bontà del conti costanti,come pure le potazzine di gorelli assaggiato sempre ieri a terre di toscana.

  24. Ieri, pian dell’orino mi ha detto intorno ai 35€, campalto non lo ricordo.
    che ne pensa? come saprà gorelli, tanto per fare un’altro esempio, lo trovavo a molto meno…se non ha alzato ora, ma non credo, non l’ho chiesto perchè ne ho ancora una buona scorta

  25. Provato in questi giorni il Brunello Querce Bettina 2005. Veramente una piacevole sorpresa. Oltre a profumi netti e coinvolgenti, una bocca ben risoluta ed un finale lungo e definito, insomma oltre a essere un bel vino, questo Brunello ti comunica qualcosa in più. Finalmente un Brunello che ‘sa di Toscana’, vino elegante ma non snob, un vero prodotto dell’agricoltura il cinese. Chapeau!

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