Good news from Neive: 2007 un’annata da ricordare. Lo dice Bruno Giacosa

Good news, anzi, breaking news, da Neive, terra del Barbaresco, sede operativa di uno dei più grandi, ma vogliamo dirlo?, il più grande dei produttori della Langa del Barbaresco e del Barolo, Bruno Giacosa.
Come ho avuto il piacere di verificare nel corso della visita, fatta in compagnia dei freschi sposini americani, Tracie e Jeremy Parzen, proprio in questi giorni, visita che mi ha mostrato un Giacosa in ottima forma, ironico, arguto, sempre preciso nei suoi giudizi e, incredibile dictu, anche sorridente (come dimostrano le foto che corredano questo post) ed il grande feeling esistente con il nuovo enologo Giorgio Lavagna, la leggenda continua.
Ed il consiglio che non posso che darvi, cari consumatori, visto che i vini di Bruno hanno, come unico “difetto” quello di non essere proprio proposti a prezzi popolari, anche se mantengono comunque, visti gli altissimi livelli, un eccellente rapporto prezzo-qualità, è quello di mettere giudiziosamente da parte qualche soldino, magari entrando nell’ottica di bere meno ma bere alla grande, per potervi aggiudicare qualche buta (meglio ancora, qualche magnum) dei vini del Maestro.

La bella notizia è che se pure Bruno, per i suoi motivi, che notoriamente gli altri produttori di Langa non hanno condiviso, ha clamorosamente rinunciato ad imbottigliare i suoi 2006, saltandoli a pié pari, i 2007 li ha messi eccome in bottiglia e sono letteralmente, ve lo dico in anteprima, stre-pi-to-si!Comincio a raccontarvi le mie impressioni d’assaggio partendo dal Barbaresco Asili (che da quest’anno comprende le uve dell’Asili di sempre ma anche quelle di quella porzione di Rabajà di proprietà di Giacosa che alla luce delle novità introdotte dalle Menzioni Geografiche Aggiuntive è finita nell’area dell’Asili) etichetta bianca, già in bottiglia e a breve in commercio, che Tracie, Jeremy ed io, oltre che il padrone di casa e Lavagna, abbiamo trovato splendidamente già espressivo ora, dotata di una splendente, succosa fruttuosità (lampone e ribes), vivo, ben polputo, cremoso nell’evoluzione dei profumi, ma già in grado di sfoderare, ora che ancora giovanissimo, ma già con le caratteristiche del grande vino, dotato di quel tannino “miracoloso” che è il marchio dell’Asili di Giacosa, vellutato, setoso, senza spigoli, di grande stoffa.Insomma, una sintesi perfetta di eleganza, dolcezza, carattere, appealing e diretto, aperto e fragrante senza concedere nulla all’effetto voluto.
Più chiuso, dal colore più intenso e dal naso quasi “baroleggiante”, Giacosa dixit, il Barbaresco Santo Stefano, sempre etichetta bianca, 2007, molto più chiuso, quasi selvatico nel suo proporsi, ma dotato di quella mineralità, quell’essenzialità, quel nerbo preciso che formano il timbro distintivo di questo cru, di un tannino nervoso, che si fa sentire e incide la grande materia ricca che propone al palato.
A salire poi, ma è un vino che occorrerà attendere ancora per almeno un paio d’anni – e magari accendere un semi mutuo, o mettere via i risparmi come le formiche – per aggiudicarselo, il Barbaresco Asili riserva, quindi etichetta rossa, 2007, con il quale, rispetto all’Asili “normale”, se così lo si può definire, si prende idealmente l’ascensore e si sale nel cielo dell’opulenza aromatica, fitta, densa, calda, avvolgente, lampone, ribes, rosa passita, accenni di terra e cioccolato, e poi si sprofonda nell’universo della scioglievolezza setosa e vellutata, del tannino che ti avvolge, ti riscalda e ti accarezza, dell’avvolgenza lunghissima, della perfetta fusione tra tannino, acidità, frutto, elementi terrosi e minerali, un vino che è ampio, largo, suadente sul palato eppure profondo, dotato di un’assoluta nitidezza espressiva, di una classe, pur nella pienezza materica, da altro pianeta.

E che dire, avrei quasi esaurito le iperboli, e dato fondo a tutta la mia meraviglia, del Barolo Rocche del Falletto 2007, ancora etichetta rossa, che andrà in bottiglia il prossimo giugno, un vino che avrà un futuro luminoso, splendente, davanti a sé, e chissà quale durata nel tempo, dal naso inconfondibilmente “serralunghiano”, tutto liquirizia, prugna, goudron, note selvatiche terrose minerali a costituire un insieme aromatico fitto, compatto di stupefacente densità e dal palato dominato da una tessitura compatta, da una struttura quasi stratiforme, estremamente terrosa, minerale, di grandissimo nerbo, ma dal tannino miracolosamente finissimo, docile nel suo porsi, vero pugno di ferro in un guanto di velluto, anzi di seta?
Riuscirà Bruno Giacosa, come ha già fatto con i suoi 2004 e con quel 2000 che nella sua mano è addirittura superiore al 2001, (due millesimi che Bruno avvicina a questa annata) a far diventare il 2007 una di quelle annate, leggendarie, da ricordare?
Ci sta provando e basta assaggiare oggi il Rocche del Falletto 2004 etichetta rossa, che è… beh ne parleremo prossimamente, per essere sicuri che, ancora un’altra volta, il Grande Maestro ha avrà avuto ragione…

0 pensieri su “Good news from Neive: 2007 un’annata da ricordare. Lo dice Bruno Giacosa

  1. Sempre il solito lavoraccio, eh? Devo dire che (da altri assaggi che ho avuto modo di fare qui dalle mie parti) forse la vera grande annata è proprio il 2007.
    Buona giornata

  2. Tralasciamo per un attimo la scelta di non uscire con il 2006 (gettando nella confusione una marea di giornalisti-importatori-clienti).
    Io alcuni 07 di Giacosa ho avuto l’onore di assaggiarli nelle fiere qua e là (vedi Merano o Monaco) e bisogna dire che sono davvero unici. La particolarità che più mi ha impressionato è la strepitosa mineralità di questo millesimo (il 2007) e la sua forza tannica esuberante ma matura, nulla di verde, elegante e tipica allo stesso tempo. Secondo il mio (misero) parere il 2007 sarà l’annata top dei primi 10 anni del 2000 (con riserva per il 2010 che ancora sta dormendo). Tutti i Barbaresco e i Barolo che ho assaggiato avvalorano e confermano la mia tesi: millesimo 2007 top vintage delle ultime 10 (anzi 9) vendemmie… Penso che il paragone con l’inarrivabile 2005 made in burgundy sia più che lecito….

  3. La vendemmia 2007 è stata perfetta: un’annata “dipinta col pennello”, la migliore che io ricordi dal 1992 ad oggi. Impossibile trovare un acino da scartare, davvero da manuale. Nulla è matematico in natura… quindi rimane sempre il dubbio del risultato finale, ma non per il 2007. Concordo, una grande annata!

  4. Signor Ziliani, leggo solo oggi il suo consiglio ai noi consumatori di mettere da parte qualche soldo per poterci comprare, ché costano parecchio, i 2007, che lei definisce straordinari, di Bruno Giacosa. Nulla da dire, i vini di quel produttore sono solitamente grandi, ma il prezzo? Non le sembra un po’ assurdo segnalarci vini da happy few, che possiamo permetterci in pochi (non siamo tutti fortunati come voi giornalisti che li potete degustare gratis e poi magari ve ne regalano qualche bottiglia…) con l’attuale crisi economica? E non crede che sia un po’ contraddittorio, da parte sua, invitarci ad acquistare comunque i vini, carissimi, di alcuni produttori di cui le si professa apertamente amico, e poi sparare a zero sui “premium wines” tipo quelli di Gaja? Se dobbiamo rinunciare ai vini costosi e orientarci su vini dal migliore rapporto prezzo-qualità, allora perché bocciare alcuni e salvarne altri? Cordialità Antonio

    • gentile Antonio, il suo ragionamento non fa una grinza (anche per quanto riguarda il trattamento privilegiato riservato a noi giornalisti, che possiamo bere vini che i comuni mortali, per provarli, devono sborsare molti soldi) però, nella mia presa di distanza dai premium wines ci sono delle eccezioni. Ci sono vini che, comunque, anche se sono molto costosi rappresentano una qualità tale che non può essere ignorata, e che sono degli autentici punti di riferimento nelle loro denominazioni. E’ questo il caso, ad esempio, dei Barbaresco e Barolo di Bruno Giacosa.
      E poi, mi consenta, per me i 100 e più euro spesi per una bottiglia del grande uomo di Neive, per il Brunello di Case Basse, per il Barolo Ca’ d’Morissio di Giuseppe Mascarello, sono soldi, anche se tanti soldi, spesi bene. Non credo sia altrettanto, ma questo é un mio personale punto di vista, per i Langhe Nebbiolo di Monsù Gaja…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *