Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

3 febbraio 2010

Eloro Nero d’Avola Don Pasquale 2007 Marabino

Non sono proprio un grandissimo fan del Nero d’Avola e sono persuaso che rispetto ai più grandi vitigni autoctoni a bacca rossa del Sud, parlo di Aglianico, Nerello Mascalese, Negroamaro, in seconda battuta del Magliocco e del Gaglioppo, del Primitivo, al Nero d’Avola, vitigno simbolo di un “rinascimento” del vino siciliano più annunciato che effettivo, e finito tristemente con bottiglie in vendita ad un euro al supermercato e quotazioni delle uve ogni anno più basse, manchi qualcosa, e non è un quid, per essere considerato un vitigno top. Di quelli che fanno la differenza.
Non ho mai avuto, da un vino base Nero d’Avola, la “rivelazione”, quell’emozione che si prova davanti a qualcosa di veramente importante, di significativo, che ho avuto davanti a svariati vini prodotti dai vitigni siciliani, calabresi, campani, pugliesi, lucani, sopra citati.
Ho anzi il convincimento che più ci si sforza di tirare fuori dal Nero d’Avola quella grandezza e quella complessità che non fanno parte del suo Dna, e più ci si ostina a costruire vini che dovrebbero il mondo stupire, più il risultato è, per forza di cose, perché non potrebbe essere altrimenti, deludente.
Le prove migliori, credo, si hanno quando si cerchi di lavorare sul Nero d’Avola con pulizia e semplicità, sfruttando quella “fruttuosità”, succosa, rotonda, che costituisce l’arma migliore di quest’uva.
L’ennesima conferma di questa convinzione l’ho avuta, recentemente, degustando due diversi Nero d’Avola, non Igt, ma espressione della Doc Eloro, che prende il nome dall’omonima località, nel siracusano, posto lunga la Strada del vino della Val di Noto, proposti da un produttore di cui ho già scritto, giusto un anno fa, parlando del suo ottimo Moscato di Noto, ovvero Marabino. Due Eloro Nero d’Avola diversi, uno, di annata 2007, “annata molto difficile per la viticoltura siciliana. Clima avverso che ha favorito attacchi massicci di peronospora che ha portato a cali di produzione”, affinato esclusivamente in acciaio, il secondo, annata 2006, più ambizioso, affinato in barrique.
Inutile dire quale dei due vini, il Don Pasquale 2007 e l’Archimede 2006, fiore all’occhiello di un’azienda che conta su 30 ettari vitati, di cui larga parte ripiantati dal 2001 in poi, mi sia piaciuto e mi abbia convinto al punto da essere ora qui a scriverne.
Espressione di un vigneto che non ha ancora dieci anni d’età, piantato a spalliera bassa su terreno leggero, molto calcareo, con scheletro abbondante e tessitura fine, situato, vedi caso, in contrada Buonivini in quel di Noto, e prodotto in qualcosa come 13 mila esemplari, il Don Pasquale, ottenuto da una vinificazione che prevede una macerazione del mosto sulle bucce per una decina di giorni e affinamento in acciaio e malolattica completata, mi è piaciuto, con il suo colore rubino violaceo di media intensità, molto vivo e brillante, per il suo carattere schietto, per l’essere totalmente alieno da quelle forzature (superestrazioni, concentrazioni, maturazioni spinte e botte di legno francese) che mi rendono diciamo così, “indigesti” molti Nero d’Avola di oggi.
Naso caldo, selvatico, con frutta rossa ed erbe aromatiche in evidenza, ma anche accenni di cuoio e liquirizia, una leggera speziatura, sfumature floreali e minerali, a costituire un insieme di bella intensità ed espressività, molto fresco e presente, mi ha gratificato, al gusto, per l’equilibrio che ho colto sin dal primo impatto, per una componente fruttata ben succosa, ma tutt’altro che tendente alla marmellata, ma dinamica, di buon nerbo e lunghezza, resa ancora più piacevole da un finale, vibrante, dove emergeva una sorprendente nota di liquirizia.
Un vino fatto per essere bevuto, senza troppe storie, per accompagnarsi piacevolmente e senza lambiccarsi troppo il cervello, su molti piatti, anche della semplicità quotidiana, e corretto nel prezzo. Cosa volere di più?

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4 Commenti a “Eloro Nero d’Avola Don Pasquale 2007 Marabino”

  1. Prendo nota per i prossimi assaggi e ne approfitto per segnalare un nero d’avola che mi è piaciuto di recente : si chiama “Ishac” ed è prodotto dall’azienda Porta del Vento. Nutro gli stessi dubbi sul vitigno eppure questa versione nella mi ha davvero appagato.

  2. Salve signor Ziliani, a distanza di pochi giorni mi sorprende nuovamente e piacevolmente, scrivendo bene di due vini che mi piacciano per la loro tipicita’. Da siciliano la ringrazio!

    Saluti, Fabio Italiano.

  3. sono proprio contento di sorprenderla Fabio! E’ il mio obiettivo principale sorprendere un lettore esigente come lei…. :)

  4. Conosco molto bene l’azienda Marabino e ho la fortuna di conoscere la famiglia Messina, proprietaria dell’azienda per la quale ho una grande stima.
    Riconosco all’azienda Marabino la produzione di uve di qualità del territorio di Noto (SR) che è attualmente riconosciuto come il territorio migliore in Sicilia per la produzione di grandi vini.
    Complimenti.
    Verissima
    Santi Buzzotta

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