A Montalcino qualche “gola profonda” rompe la consegna del silenzio

Nuova strategia per note e meno note, oppure altre ancora che preferiscono stare nell’ombra come questa, aziende di Montalcino in piena temperie da Brunellopoli.
Patteggiare con i magistrati, declassare a Igt Toscana i Brunello diciamo un po’ avventurosi e poi magari – contando sulla collaborazione di una stampa sempre disponibile a compiacere ricchi, potenti, amici degli amici, fornitori di pubblicità per riviste decotte – presentare questi vini come nuovi, fascinosi (?!) Super Tuscan ilcinesi.
E’ questo il caso di un vino “firmato” dal noto winemaker co’ baffi, (che si accinge a fare danni anche nella zona del Barolo…), uno che a Montalcino nell’occhio del ciclone c’è finito eccome, visto che una delle (svariate) aziende con cui collabora figura tra le cinque aziende che, secondo questo articolo, potrebbero essere presto rinviate a giudizio con l’ accusa “di frode in commercio e falso ideologico, in alcuni casi commessi in associazione”.
Già celebrato, con la consueta misura e discrezione, (leggete qui ad esempio e poi ancora qui) e poi finito, non si sa come, anzi, lo si sa benissimo, addirittura sulle tavole del G8 dell’Aquila (dove accanto a grandi vini molti altri tutt’altro che grandi non sono mancati…), un vino incontra il consenso e l’attenzione di politicamente corretti, furbettini e falsi ingenui che giocano a fare i finti tonti mentre sanno benissimo quello che scrivono e perché lo fanno…
Lo chiamano Madonna Nera e sembra fatto apposta per scatenare la proverbiale propensione dei toscani allo smadonnare…
Ma mentre il marketing (anche con doppia t) si riorganizza e si dà da fare, a Montalcino qualcuno, più d’uno, l’abbiamo visto anche su questo blog, comincia a parlare, a raccontare.
Magari trincerandosi prudenzialmente dietro l’anonimato (quello che, fateci caso, dallo scoppio dello scandalo è stato garantito ad un noto produttore, che in passato ha avuto importanti ruoli istituzionali ed il cui vino era tra quelli che maggiormente suscitavano sospetti per colori e aromi spericolati…), ma agendo come una vera e propria ben informata gola profonda.
La stessa deep throat, termine reso noto da un celeberrimo film del 1972 che mise a soqquadro gli States, con la mitica Linda Lovelace come protagonista, che ha accettato di parlare, e di fornire interpretazioni e dettagli molto significativi, su cui riflettere, all’amico Jeremy Parzen, che ne ha fatto oggetto di un hot post pubblicato nei giorni scorsi sul suo wine blog Do Bianchi.
Leggere e rileggere qui, please!





Caro Franco!
Buona estate post Puglie (l’unica regione plurale).
Ho letto sul blog di Parzen la storia di Davide e Golia. Mi sembra assai poco biblica, ma intanto mi chiedo: Davide, Golia; ma il sasso? Sarebbe una lettera?
Urge commento marziano.
Ciao.
Scritto da Silvana Biasutti, il 7 agosto, 2009 at 10:23
@Sig.ra Silvana Biasutti, per essere noioso, “gli Abruzzi” è un termine che non si usa più?! Buon Agosto
Scritto da IlConsumatore, il 7 agosto, 2009 at 11:20
scusate, allora io sfodero il glorioso Lombardo-Veneto e mi aspetto che qualcuno intervenga dalla Terra dei Borboni o dalle Due Sicilie…
Scritto da Franco Ziliani, il 7 agosto, 2009 at 11:24
Le Marche…
Scritto da Mario Crosta, il 7 agosto, 2009 at 12:01
Con la Madonna Nera hanno scoperto l’acqua calda: un taglio (non un blend accidenti a chi ha inventato questo termine d’uso in Italia) fra Sangiovese, merlot e cabernet e poi lignificato, trovato un grafico per l’etichetta, il markettaro per la vendita e la bottiglia fuori dal comune ideata dal solito markettaro.Dentro il solito vino massiccio e color inchiostro sicuramente, quindi altro niente di nuovo.
Fà sorridere il pezzo di Repubblica che Franco ha linkato che difinisce “botti grandi i tonneau da 5 hl”, si capisce che chi ne scrive ha molta competenza e riporta fedelmente il bollettino del comitato centrale.
Pericoloso e parecchio il nome, qui in Toscana accanto ai nomi degli abitanti del Paradiso aggettivi e colori si scatenano in poesie al Signore.
Scritto da Andrea Pagliantini, il 7 agosto, 2009 at 12:06
madonna bonina sarebbe stato meglio come nome del vino. Me ne vengono in mente altri, ma per carità di patria ed eleganza taccio…
comunque Andrea, come vedi, ingenui, prezzemolini, furbetti che accorrono a scrivere di questo “miracolo” enologico – l’apparizione della Madonna Nera, potrebbe essere il titolo di un post… – non mancano… A conferma che di conformisti e opportunisti l’Italia, non solo quella del vino, é stracolma…
Scritto da Franco Ziliani, il 7 agosto, 2009 at 12:12
Né tu letu né iu cunsulatu.
Scritto da Alfonso, il 7 agosto, 2009 at 14:26
Sempre da Repubblica, che ho letto con più calma….. “Una tenuta di due ettari a sud-est di Montalcino”.
Due ettari sono una tenuta? Nel sito della Madonna Nera sono molto più realisti e si danno giustamente del podere!!!!!
Diamo la colpa all’euforia del racconto della giornalista presa dall’apparizione della Madonna Nera (che stava a Cestokova o Yasnagura in Polonia, mica a Montalcino?).
Poi dal sito aziendale di una srl chiamata come un re etrusco:”Interrato sotto questa costruzione c’è il cuore dell’azienda, cioè la cantina: un piccolo gioiello che coniuga (appunto!) tradizione e innovazione.”
Tutto nella tradizione quindi, il cuore dell’azienda non sta nella vigna, ma nela cantina.
Orapronobis..
Scritto da Andrea Pagliantini, il 7 agosto, 2009 at 15:41
Penso che, tra quelle attestate da tempo immemorabile, “Maremma impelagata” sia imbattibile come imprecazione “al passo coi tempi”.
Scritto da Armando Castagno, il 7 agosto, 2009 at 16:04
Ma il vino e’ buono? Perche’ dal punto di vista pubblicitario, nel bene o nel male, stiamo contribuendo anche noi parlandone qui a fargli pubblicita’, ed anche gratuitamente.
Scritto da Fabio Italiano, il 7 agosto, 2009 at 16:29
Gentile sig. Ziliani,
sinceramente credo che ognuno sia libero di fare i vini che vuole nel rispetto delle regole, che in questo caso avviene.
Magari non sta simpatico l’enologo, però non credo sia un motivo sufficiente per distruggere un prodotto, che comunque è pur sempre frutto di un lavoro pieno di fatica.
Oppure da fastidio l’eccessiva campagna pubblicitaria legata a questo vino: sinceramente vorrei stringere la mano al responsabile comunicazione che è riuscito a far conoscere in poco tempo questo vino diciamo “sconosciuto”, questo è marketing, uno strumento che se usato bene garantisce ottimi guadagni sia in termini d’immagine e di soldi.
Concludendo io il “Madonnanera”ho avuto la possibilità di degustarlo, è un buon vino, ben fatto, tecnicamente perfetto, magari non emoziona ma qui si entra nelle considerazioni personali.
Diciamo che è il classico vino prodotto per soddisfare un certa fetta di mercato che richiede questa tipologia(semplice marketing), e mi creda c’è ancora molta gente che desidera bere vini così
Cordiali saluti
Vittorio
Scritto da Vittorio, il 7 agosto, 2009 at 19:43
Vittorio, rispetto la vostra libertà di godervi, se vi piace, un vino del genere, ma non sono persuaso, quantomeno me lo auguro, che siano pochi e non molti, come dice, a desiderare un vino di Montalcino del genere.. Comunque, de gustibus, se le piace l’ennesimo Super Tuscan, magari diventato tale dopo il declassamento di un Brunello, chissà?, si accomodi, é tutto suo, dalla prima all’ultima bottiglia…
Scritto da Franco Ziliani, il 7 agosto, 2009 at 19:55
L’opinione di Vittorio non fa una piega ed è apprezzabile e sincera.
Però da un posto come Montalcino, montare un altro supertuscan perfettino, fatto bene ma già risentito, che senso ha?
E poi parlare schiettamente di quel vino che male è?
Nessuno dei commentatori qua sopra credo lo faccia per pomparlo o per deprimerlo, ma solo per passione.
Dopo questo post che riescano a venderlo di più, mi è indifferente, ma se piacciono quei vini, c’è posto per tutti.
Scritto da Andrea Pagliantini, il 8 agosto, 2009 at 00:50
@il Consumatore! Ha ragione, ma il plurale ‘esclusivo’ che attribuisco alle Puglie è un giochino riservato al nostro ospite. Non se ne risentano “gli” Abruzzi (che preferisco chiamare Abruzzo), né le Marche (pluralissime, come mi fa ben notare Crosta@).
Scritto da Silvana Biasutti, il 8 agosto, 2009 at 11:51
Parlare di marketing per il Madonna Nera non è corretto, ma al contrario si dovrebbe parlare di conoscenze, amicizie, raccomandazioni, altrimenti non sarebbe arrivato sulle tavole del G8. Il Marketing è tutta un’altra cosa.
Scritto da Fabio Italiano, il 8 agosto, 2009 at 23:02
Buongiorno.
Gentile Fabio Italiano, una rassegna stampa alta così non è marketing? o avrei dovuto scrivere marcheting (non marketting, che è un’altra cosa)?
Buona domenica.
Scritto da ag, il 9 agosto, 2009 at 08:48
io lo definirei invece il marketing del marchetting e spero che questa sorta di sintesi ironica vi piaccia…
Scritto da Franco Ziliani, il 9 agosto, 2009 at 08:53
Caro Andrea…ma cos’è ?… sicuramente non è un vino di un ”camporaiolo di Montenero” (LI)
Scritto da un chiantigiano qualunque, il 9 agosto, 2009 at 09:26
Caro Franco, buongiorno.
Ma lo hai assaggiato? io non ancora
La Gola Profonda però ha detto cose interessanti ma latita comunque la volontà di risoluzione del problema……..
Scritto da ag, il 9 agosto, 2009 at 09:41
no, non l’ho assaggiato e non m’interessa farlo. La vita é troppo breve per sprecare tempo a bere vini del genere…
Una cosa é certo: il nome l’hanno pensato bene e hanno trovato l’unico modo possibile per fare dire alla gente – e non solo ai cortigiani – che si tratta di un vino… della Madonna…
Scritto da Franco Ziliani, il 9 agosto, 2009 at 09:48
mi merviglio leggendo sparate a zero e apprezzamenti lusinghieri solo per quello che si vede sul sito o si legge sui giornali.
Vi ricordo che il vino è gusto e come tale và preso, come si fà a criticare un vino se non lo si è nemmeno assaggiato?
C’è qualcuno che mi dice se vale la pena di spendere i soldi che costa o devo acquistarlo al buio?
Scritto da lido, il 16 settembre, 2009 at 15:46