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	<title>Commenti a: Brunellopoli parte seconda: la Repubblica, edizione di Firenze, fa i nomi</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Di: adeodato</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/07/brunellopoli-parte-seconda-la-repubblica-edizione-di-firenze-fa-i-nomi.html/comment-page-2#comment-18244</link>
		<dc:creator>adeodato</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 07:34:54 +0000</pubDate>
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		<description>Chi scrive e&#039; un semplice consumatore, uno di quelli che tengono in piedi l&#039;industria del vino, tanto per intenderci. E&#039; penoso vedere come alcuni interlocutori cerchino di costruire cortine fumogene: sara&#039; magari vero che il Brunello taroccato e&#039; anche migliore del Brunello vero (Rivella); sara&#039; anchje vero che anche in altre regioni si tarocca il vino DOC. Ma questi sono argomenti che vanno discussi separatamente e non hanno niente a che vedere con la questione principale: il consumatore vuole sapere chi ha cercato di vendergli un Brunello che non era un vero Brunello (reato!) e vuole vedere i responsabili puniti. E se una ditta accetta per motivi commerciali di &quot;patteggiare&quot; deve anche accettare che il consumatore rimanga con molti dubbi sulla onesta&#039; di detta azienda.
Purtroppo ho l&#039;impressione che la vinicoltura si stia avviando verso l&#039;autodistruzione (non solo in Italia) come sta accadendo allo sport e al turismo. Queste branche di attivita&#039; hanno acquistato fama e rispetto a causa dei valori ideali che esse rappresentano. Quando i valori commerciali prendono il sopravvento la tentazione di fare inghippi (doping, cementificazione del paesaggio) e&#039; troppo forte (e nella vinicoltura ci sono gia&#039; parecchi inghippi &quot;legalizzati&quot;). Dalla discussione tra Rivella e altri emerge chiaramente che i grandi produttori sono interessati solo all&#039;&quot;elasticita&#039;&quot; dei regolamenti. I diritti del consumatore contano ben poco.
Signori produttori: voi potete anche fare il vino industriale, se vi fa comodo, ma non venite a raccontarci di terroir, aderenza alle tradizioni, legame con la natura(piuttosto scomoda, alle volte) e il mondo contadino. Allora e&#039; meglio che si beva birra</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chi scrive e&#8217; un semplice consumatore, uno di quelli che tengono in piedi l&#8217;industria del vino, tanto per intenderci. E&#8217; penoso vedere come alcuni interlocutori cerchino di costruire cortine fumogene: sara&#8217; magari vero che il Brunello taroccato e&#8217; anche migliore del Brunello vero (Rivella); sara&#8217; anchje vero che anche in altre regioni si tarocca il vino DOC. Ma questi sono argomenti che vanno discussi separatamente e non hanno niente a che vedere con la questione principale: il consumatore vuole sapere chi ha cercato di vendergli un Brunello che non era un vero Brunello (reato!) e vuole vedere i responsabili puniti. E se una ditta accetta per motivi commerciali di &#8220;patteggiare&#8221; deve anche accettare che il consumatore rimanga con molti dubbi sulla onesta&#8217; di detta azienda.<br />
Purtroppo ho l&#8217;impressione che la vinicoltura si stia avviando verso l&#8217;autodistruzione (non solo in Italia) come sta accadendo allo sport e al turismo. Queste branche di attivita&#8217; hanno acquistato fama e rispetto a causa dei valori ideali che esse rappresentano. Quando i valori commerciali prendono il sopravvento la tentazione di fare inghippi (doping, cementificazione del paesaggio) e&#8217; troppo forte (e nella vinicoltura ci sono gia&#8217; parecchi inghippi &#8220;legalizzati&#8221;). Dalla discussione tra Rivella e altri emerge chiaramente che i grandi produttori sono interessati solo all&#8217;&#8221;elasticita&#8217;&#8221; dei regolamenti. I diritti del consumatore contano ben poco.<br />
Signori produttori: voi potete anche fare il vino industriale, se vi fa comodo, ma non venite a raccontarci di terroir, aderenza alle tradizioni, legame con la natura(piuttosto scomoda, alle volte) e il mondo contadino. Allora e&#8217; meglio che si beva birra</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 06:45:25 +0000</pubDate>
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		<description>...nel Brunello&#039;s sangiovese list.....c&#039;e&#039; da aggiungere,,, anche l&#039;azienda Le Ragnaie....!!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;nel Brunello&#8217;s sangiovese list&#8230;..c&#8217;e&#8217; da aggiungere,,, anche l&#8217;azienda Le Ragnaie&#8230;.!!!!</p>
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		<title>Di: Franco Ziliani</title>
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		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 06:13:19 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;appassionato e leale cronista&quot;, grazie Carlo, una definizione che mi piace tantissimo e nella quale mi riconosco in toto. Se poi qualcuno preferisce definirmi &quot;cantore di Brunellopoli&quot;, beh sono affari suoi. E dei suoi amici...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;appassionato e leale cronista&#8221;, grazie Carlo, una definizione che mi piace tantissimo e nella quale mi riconosco in toto. Se poi qualcuno preferisce definirmi &#8220;cantore di Brunellopoli&#8221;, beh sono affari suoi. E dei suoi amici&#8230;</p>
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		<title>Di: corrado dottori</title>
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		<dc:creator>corrado dottori</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 07:48:34 +0000</pubDate>
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		<description>Quello che a me colpisce è il consueto atteggiamento italiano, ipocrita e gattopardesco, di fronte ai problemi. Qualcuno nei post precedenti, forse Tesi, ha ricordato tangentopoli. Non a sproposito. Sta accadendo infatti esattamente la stessa cosa. Ci si divide fra garantisti, innocentisti, giustizialisti e si insiste a guardare il passato, senza capire come uscirne. Che il sistema degli appalti fosse marcio e che tangentopoli lo abbia mostrato al mondo è un fatto. Il problema è che quasi vent&#039;anni dopo ci si continua a dividere fra garantisti e giustizialisti e, nel frattempo, le regole (il sistema) sono sostanzialmente le stesse ed il marcio pure. Imparare dagli errori mai... Brunellopoli sta andando nella stessa direzione. Credo che nessuno che sia in buona fede possa negare che il sistema fosse marcio, bastava mettere il naso in alcuni bicchieri. Lo scandalo è scoppiato ed ora ci si divide sulla verità giudiziaria. A me - come produttore - interessa, però, molto di più, capire come sia stato possibile arrivare a tanto. A me interesserebbe che qualcuno (i produttori stessi? il Ministero? le associazioni dei consumatori?) sfruttasse l&#039;occasione per appurare le responsabilità istituzionali e cambiare il sistema delle certificazioni e dei controlli. O perlomeno mi interesserebbe che si aprisse un dibattito sulla questione. Se devono intervenire la guardia di finanza o una procura per appurare che le certificazioni della più importante DOCG italiana erano farlocche è potenzialmente in ballo il futuro del vino italiano. Eppure qui prevale l&#039;attenzione sui nomi degli indagati o su quanti litri siano stati declassati. E le commissioni di degustazione della Camera di Commercio che hanno garantito quei vini? E il Consorzio che doveva controllare? E i funzionari regionali che autorizzavano i vigneti? E tutti i critici che incensavano quei vini palesemente fuori regola? Un intero sistema non ha funzionato ma il sistema è ancora perfettamente integro. 
Il problema non è solo Montalcino. Il problema è che in tutta Italia le commissioni di assaggio stanno bocciando vini di produttori che seguono la tradizione e promuovendo vini dal gusto internazionale; il problema è che in tutta Italia i produttori pagano i Consorzi per i controlli e i controlli o non vengono fatti o vengono fatti a chi non è allineato; il problema è che ci sono ancora migliaia di ettari piantati illegalmente in Italia e chissà con quali varietà; il problema è che quei giornalisti che incensavano i brunelli al peperone sono tutti ancora al loro posto e spesso vanno in giro per l&#039;Italia a raccontarci come dobbiamo fare i vini.
Che paese l&#039;Italia...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che a me colpisce è il consueto atteggiamento italiano, ipocrita e gattopardesco, di fronte ai problemi. Qualcuno nei post precedenti, forse Tesi, ha ricordato tangentopoli. Non a sproposito. Sta accadendo infatti esattamente la stessa cosa. Ci si divide fra garantisti, innocentisti, giustizialisti e si insiste a guardare il passato, senza capire come uscirne. Che il sistema degli appalti fosse marcio e che tangentopoli lo abbia mostrato al mondo è un fatto. Il problema è che quasi vent&#8217;anni dopo ci si continua a dividere fra garantisti e giustizialisti e, nel frattempo, le regole (il sistema) sono sostanzialmente le stesse ed il marcio pure. Imparare dagli errori mai&#8230; Brunellopoli sta andando nella stessa direzione. Credo che nessuno che sia in buona fede possa negare che il sistema fosse marcio, bastava mettere il naso in alcuni bicchieri. Lo scandalo è scoppiato ed ora ci si divide sulla verità giudiziaria. A me &#8211; come produttore &#8211; interessa, però, molto di più, capire come sia stato possibile arrivare a tanto. A me interesserebbe che qualcuno (i produttori stessi? il Ministero? le associazioni dei consumatori?) sfruttasse l&#8217;occasione per appurare le responsabilità istituzionali e cambiare il sistema delle certificazioni e dei controlli. O perlomeno mi interesserebbe che si aprisse un dibattito sulla questione. Se devono intervenire la guardia di finanza o una procura per appurare che le certificazioni della più importante DOCG italiana erano farlocche è potenzialmente in ballo il futuro del vino italiano. Eppure qui prevale l&#8217;attenzione sui nomi degli indagati o su quanti litri siano stati declassati. E le commissioni di degustazione della Camera di Commercio che hanno garantito quei vini? E il Consorzio che doveva controllare? E i funzionari regionali che autorizzavano i vigneti? E tutti i critici che incensavano quei vini palesemente fuori regola? Un intero sistema non ha funzionato ma il sistema è ancora perfettamente integro.<br />
Il problema non è solo Montalcino. Il problema è che in tutta Italia le commissioni di assaggio stanno bocciando vini di produttori che seguono la tradizione e promuovendo vini dal gusto internazionale; il problema è che in tutta Italia i produttori pagano i Consorzi per i controlli e i controlli o non vengono fatti o vengono fatti a chi non è allineato; il problema è che ci sono ancora migliaia di ettari piantati illegalmente in Italia e chissà con quali varietà; il problema è che quei giornalisti che incensavano i brunelli al peperone sono tutti ancora al loro posto e spesso vanno in giro per l&#8217;Italia a raccontarci come dobbiamo fare i vini.<br />
Che paese l&#8217;Italia&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: Silvana Biasutti</title>
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		<dc:creator>Silvana Biasutti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 06:10:37 +0000</pubDate>
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		<description>Come non associarsi in toto al racconto - catarsi di @Carlo Merolli e passare finalmente da Brunellopoli(ma chi ha inventato questo brutta parola!)alla Brunelliade?!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come non associarsi in toto al racconto &#8211; catarsi di @Carlo Merolli e passare finalmente da Brunellopoli(ma chi ha inventato questo brutta parola!)alla Brunelliade?!</p>
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		<title>Di: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/07/brunellopoli-parte-seconda-la-repubblica-edizione-di-firenze-fa-i-nomi.html/comment-page-2#comment-18015</link>
		<dc:creator>Filippo Cintolesi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 22:35:14 +0000</pubDate>
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		<description>Merita ricordare, a margine di tutta questa faccenda, un dettaglio che non moltissimi conoscono: gli albi, dico gli albi delle DOCG, voglio dire delle DOCG boccon da ghiotti, sono chiusi. Chiusi, capito? Chi e&#039; dentro e&#039; dentro, chi e&#039; fuori e&#039; fuori. E questo, ormai, da ANNI. Non basta avere le viti nel posto giusto, anzi giustissimo, non basta che siano le viti giuste, anzi giustissime, non basta essere pronti anzi prontissimi a fare il vino secondo dettato. Non basta (e manco serve, a volte). 
Non e&#039; che l&#039;iggitti&#039; e&#039; quel vino risultato di declassificazione di denominazioni superiori, vuoi perche&#039; dai comprensori di tali denominazioni sei fuori, vuoi perche&#039; sei nel comprensorio ma con le viti non conformi.. L&#039;iggitti&#039; a volte e&#039; l&#039;unica cosa che ti rimane possibile fare. A meno di non volerlo comprare moneta sonante. Il diritto. Non il vigneto. Il diritto. QUESTO e&#039; il medioevo. Questo. Non e&#039; pretendere di sapere di piu&#039; di questa storia del Brunello che va avanti da quasi un anno e mezzo. Il medioevo e&#039; dover comprare 40 mila euroni sonanti il diritto di poter chiamare col suo nome un ettaro di vigna che altrimenti e&#039; soltanto in toscana (per esempio).
Iggitti&#039;. E gli spudorati si sarebbero vergognati di dover chiamare cosi&#039; cio&#039; che tale era.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Merita ricordare, a margine di tutta questa faccenda, un dettaglio che non moltissimi conoscono: gli albi, dico gli albi delle DOCG, voglio dire delle DOCG boccon da ghiotti, sono chiusi. Chiusi, capito? Chi e&#8217; dentro e&#8217; dentro, chi e&#8217; fuori e&#8217; fuori. E questo, ormai, da ANNI. Non basta avere le viti nel posto giusto, anzi giustissimo, non basta che siano le viti giuste, anzi giustissime, non basta essere pronti anzi prontissimi a fare il vino secondo dettato. Non basta (e manco serve, a volte).<br />
Non e&#8217; che l&#8217;iggitti&#8217; e&#8217; quel vino risultato di declassificazione di denominazioni superiori, vuoi perche&#8217; dai comprensori di tali denominazioni sei fuori, vuoi perche&#8217; sei nel comprensorio ma con le viti non conformi.. L&#8217;iggitti&#8217; a volte e&#8217; l&#8217;unica cosa che ti rimane possibile fare. A meno di non volerlo comprare moneta sonante. Il diritto. Non il vigneto. Il diritto. QUESTO e&#8217; il medioevo. Questo. Non e&#8217; pretendere di sapere di piu&#8217; di questa storia del Brunello che va avanti da quasi un anno e mezzo. Il medioevo e&#8217; dover comprare 40 mila euroni sonanti il diritto di poter chiamare col suo nome un ettaro di vigna che altrimenti e&#8217; soltanto in toscana (per esempio).<br />
Iggitti&#8217;. E gli spudorati si sarebbero vergognati di dover chiamare cosi&#8217; cio&#8217; che tale era.</p>
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	<item>
		<title>Di: Carlo Merolli</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/07/brunellopoli-parte-seconda-la-repubblica-edizione-di-firenze-fa-i-nomi.html/comment-page-2#comment-18014</link>
		<dc:creator>Carlo Merolli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 20:56:32 +0000</pubDate>
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		<description>A parte che Mario Crosta ha ragione da vendere sul nebbiolo rosé ( uno dei piu´grandi Barbaresco mai esistiti - a perer mio - é stato il 1979 Pajoré del fu Giovannini Moresco) e se traverso Franco mi contatta gli dó una dritta su un 2005 Barbaresco 100% nebbiolo rosé prodotto con uva di questo tipo proveniente dalle regione Casasse. A parte questo, dicevo, leggendo tutti questi contributi, mi e´venuto in testa di fare due passi indietro e immaginarmi come le cose sarebbero potuto andare con risparmio di tempo, denaro e brutte figure. 

Prologo

Qualcuno ( c&#039; é chi dice Soldera, altri dicono Soldera, ma saranno solo voci) si ripicca del fatto che i suoi vini a base 100% brunello se li filano in pochi (il che poi non é vero, specie in rapporto ai volumi prodotti)
mentre altri vini di Case che non usano solo il brunello, vanno a gonfie vele ed anzi vendono a containers
specie negli Stati Uniti ( ad un certo punto il  25% del mercato totale della denominazione) e si beccano punteggi lusinganti fino agli, oh!, agognati centocentesimi del Wine Spectator. 

Arrivano le denunce alla Guardia di Finanza e si comincia a muovere la valanga. O forse la Guardia di Finanza o altra istituzione preposta aveva giá cominciato da sola, come atto dovuto o su altri suggerimenti. Non cambia molto: inizia Brunellopoli.

Atto Primo ed Ultimo

Il direttore del consorzio - che toh´é anche produttore di una delle case trovate con le mani nel famigerato
barattolo della marnellata - fa la politica dello struzzo. Politica che con molti bassi e pochi alti continua tutt&#039;oggi. Anzi ad un certo punto in un rigurgito di indecenza si passa la palla calda delle comunicazioni ad un ufficio PR che di terra vigne  e vino ne capisce quanto io di fisica atomica. Mutatis mutandis, nuovo presidente del Consorzio e stessa testa nella sabbia. E tra rinvii giudizio, cavilli legali, patteggiamenti, io si, tu no, noi forse, ma era solo un grappolo, il mercato lo voleva, é piu´buono cosí e acrobazie intellettuali di ogni genere si arriva a questi ultimi giorni. Chi vivrá vedrá. I bookmakers londinesi hanno sicuramente
giá aperto le scommesse: riusciranno i rinviati a giudizio a cavarsela ? 

Finale alternativo per l&#039; Ultimo atto.

Il presidente del consorzio - il consiglio o chi per loro - si fa un bell&#039;esame di coscienza. E tardi, ma non troppo tardi. Spiega al colto ed all&#039;inclita - ed in specie massima ai consumatori che rimangono i veri perdenti e turlupinati - che sí,é vero perbacco: ad un certo punto il mercato voleva i vini come li voleva
e noi glieli abbiamo dati. A malavolglia (ma quando ?), con qualche esitazione (mai piú !) ma i soldi sono soldi e se non vendevamo noi vendevano gli australiani (che comunque stanno vendendo lo stesso oggi piu´di noi). Quindi é vero abbiamo aggirato la legge, non abbiamo rispettato i disciplinari ed invece di
abbassarci a Sant&#039;Antimo ( che avrá fatto di male quel santo ?) o - peggio a IgT Toscana, abbiamo prodotto vini, sempre da questo territorio DOCG che hanno vinto e stravinto sul mercato cogliendo consensi non solo dai critici USA ma anche da una caterva di guide e recensori nostrani piú quotati o comunque piu´pagati (piccola chamata di correo che non guasta). 

Ecco - dovrebbe continuare un Consorzio che avesse rispetto dei soldi di tutti - questo sono i nomi dei produttori che hanno piegato i disciplinari alla propria visione del mercato e tornaconto. Queste altre sono invece le aziende che hanno continuato ad usare cento per cento brunello. 

Dopo di ché grande festa a Montalcino, pentimento e solenne promessa di rientrare nei ranghi o perlomeno di dichiarare con che uve si fanno i vini ( mi sembra il minimo), assaggio gratuito dei vini dell&#039; una dell&#039;altra parte, grande scusa ai consumatori ( che,  stanca ripeterlo, ma non mi sembra che il Consorzio vi dedichi molti pensieri - sono quelli che fanno girare le ruote e tengono in piedi le aziende), annunci a tutta pagina in italiano comprensibile ( e non publicrelationese) e nelle maggiori lingue dei mercati del Brunello. Scusa speciale a quel patriota di Ziliani che qualche anima mal consigliata ha avuto la fantasia di definire untore, mentre invece é sempre stato un appassionato e leale cronista.
 
Cosí la Brunellopoli neanche iniziava e tutto si svolgeva secondo i canoni piú elementari del Customer Relation Management che non é una cosa figandra che suona bene in inglese ma un modo - il solo - di trattare, quasi cristianamente, il prossimo tuo come tratteresti te stesso. E costa anche meno.

(Qualcuno obietterá che peró i rei-non rei confessi si esponevano a multe, sanzioni etc: ma perché c&#039;é qualcuno che ancora pensa che multe sanzioni etc non fossero giá state preventivate dai taroccantes o freedom fighters del Brunello-fai-da-te  ? o che qualche decina di migliaia di euri faccia differenza in casa
banfi, antinori, frescobaldi e casanova di neri, a petto di quanto l&#039; operazione giá gli ha fruttato ?)

Mah, torniamo al Barbaresco che é una cosa seria (o comunque non ancora indgata...)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A parte che Mario Crosta ha ragione da vendere sul nebbiolo rosé ( uno dei piu´grandi Barbaresco mai esistiti &#8211; a perer mio &#8211; é stato il 1979 Pajoré del fu Giovannini Moresco) e se traverso Franco mi contatta gli dó una dritta su un 2005 Barbaresco 100% nebbiolo rosé prodotto con uva di questo tipo proveniente dalle regione Casasse. A parte questo, dicevo, leggendo tutti questi contributi, mi e´venuto in testa di fare due passi indietro e immaginarmi come le cose sarebbero potuto andare con risparmio di tempo, denaro e brutte figure. </p>
<p>Prologo</p>
<p>Qualcuno ( c&#8217; é chi dice Soldera, altri dicono Soldera, ma saranno solo voci) si ripicca del fatto che i suoi vini a base 100% brunello se li filano in pochi (il che poi non é vero, specie in rapporto ai volumi prodotti)<br />
mentre altri vini di Case che non usano solo il brunello, vanno a gonfie vele ed anzi vendono a containers<br />
specie negli Stati Uniti ( ad un certo punto il  25% del mercato totale della denominazione) e si beccano punteggi lusinganti fino agli, oh!, agognati centocentesimi del Wine Spectator. </p>
<p>Arrivano le denunce alla Guardia di Finanza e si comincia a muovere la valanga. O forse la Guardia di Finanza o altra istituzione preposta aveva giá cominciato da sola, come atto dovuto o su altri suggerimenti. Non cambia molto: inizia Brunellopoli.</p>
<p>Atto Primo ed Ultimo</p>
<p>Il direttore del consorzio &#8211; che toh´é anche produttore di una delle case trovate con le mani nel famigerato<br />
barattolo della marnellata &#8211; fa la politica dello struzzo. Politica che con molti bassi e pochi alti continua tutt&#8217;oggi. Anzi ad un certo punto in un rigurgito di indecenza si passa la palla calda delle comunicazioni ad un ufficio PR che di terra vigne  e vino ne capisce quanto io di fisica atomica. Mutatis mutandis, nuovo presidente del Consorzio e stessa testa nella sabbia. E tra rinvii giudizio, cavilli legali, patteggiamenti, io si, tu no, noi forse, ma era solo un grappolo, il mercato lo voleva, é piu´buono cosí e acrobazie intellettuali di ogni genere si arriva a questi ultimi giorni. Chi vivrá vedrá. I bookmakers londinesi hanno sicuramente<br />
giá aperto le scommesse: riusciranno i rinviati a giudizio a cavarsela ? </p>
<p>Finale alternativo per l&#8217; Ultimo atto.</p>
<p>Il presidente del consorzio &#8211; il consiglio o chi per loro &#8211; si fa un bell&#8217;esame di coscienza. E tardi, ma non troppo tardi. Spiega al colto ed all&#8217;inclita &#8211; ed in specie massima ai consumatori che rimangono i veri perdenti e turlupinati &#8211; che sí,é vero perbacco: ad un certo punto il mercato voleva i vini come li voleva<br />
e noi glieli abbiamo dati. A malavolglia (ma quando ?), con qualche esitazione (mai piú !) ma i soldi sono soldi e se non vendevamo noi vendevano gli australiani (che comunque stanno vendendo lo stesso oggi piu´di noi). Quindi é vero abbiamo aggirato la legge, non abbiamo rispettato i disciplinari ed invece di<br />
abbassarci a Sant&#8217;Antimo ( che avrá fatto di male quel santo ?) o &#8211; peggio a IgT Toscana, abbiamo prodotto vini, sempre da questo territorio DOCG che hanno vinto e stravinto sul mercato cogliendo consensi non solo dai critici USA ma anche da una caterva di guide e recensori nostrani piú quotati o comunque piu´pagati (piccola chamata di correo che non guasta). </p>
<p>Ecco &#8211; dovrebbe continuare un Consorzio che avesse rispetto dei soldi di tutti &#8211; questo sono i nomi dei produttori che hanno piegato i disciplinari alla propria visione del mercato e tornaconto. Queste altre sono invece le aziende che hanno continuato ad usare cento per cento brunello. </p>
<p>Dopo di ché grande festa a Montalcino, pentimento e solenne promessa di rientrare nei ranghi o perlomeno di dichiarare con che uve si fanno i vini ( mi sembra il minimo), assaggio gratuito dei vini dell&#8217; una dell&#8217;altra parte, grande scusa ai consumatori ( che,  stanca ripeterlo, ma non mi sembra che il Consorzio vi dedichi molti pensieri &#8211; sono quelli che fanno girare le ruote e tengono in piedi le aziende), annunci a tutta pagina in italiano comprensibile ( e non publicrelationese) e nelle maggiori lingue dei mercati del Brunello. Scusa speciale a quel patriota di Ziliani che qualche anima mal consigliata ha avuto la fantasia di definire untore, mentre invece é sempre stato un appassionato e leale cronista.</p>
<p>Cosí la Brunellopoli neanche iniziava e tutto si svolgeva secondo i canoni piú elementari del Customer Relation Management che non é una cosa figandra che suona bene in inglese ma un modo &#8211; il solo &#8211; di trattare, quasi cristianamente, il prossimo tuo come tratteresti te stesso. E costa anche meno.</p>
<p>(Qualcuno obietterá che peró i rei-non rei confessi si esponevano a multe, sanzioni etc: ma perché c&#8217;é qualcuno che ancora pensa che multe sanzioni etc non fossero giá state preventivate dai taroccantes o freedom fighters del Brunello-fai-da-te  ? o che qualche decina di migliaia di euri faccia differenza in casa<br />
banfi, antinori, frescobaldi e casanova di neri, a petto di quanto l&#8217; operazione giá gli ha fruttato ?)</p>
<p>Mah, torniamo al Barbaresco che é una cosa seria (o comunque non ancora indgata&#8230;)</p>
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		<title>Di: Giovanni Solaroli</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/07/brunellopoli-parte-seconda-la-repubblica-edizione-di-firenze-fa-i-nomi.html/comment-page-2#comment-18013</link>
		<dc:creator>Giovanni Solaroli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 20:55:46 +0000</pubDate>
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		<description>Preciso. Quando dico NON COMPRARE, intendo dalle aziende che hanno ingannato, non certo dalle altre. Non voglio certo privarmi di ottimi ed onesti Brunelli. Grazie a Franco per aver redatto una lista.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Preciso. Quando dico NON COMPRARE, intendo dalle aziende che hanno ingannato, non certo dalle altre. Non voglio certo privarmi di ottimi ed onesti Brunelli. Grazie a Franco per aver redatto una lista.</p>
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		<title>Di: Armando Castagno</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/07/brunellopoli-parte-seconda-la-repubblica-edizione-di-firenze-fa-i-nomi.html/comment-page-2#comment-18012</link>
		<dc:creator>Armando Castagno</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 20:46:37 +0000</pubDate>
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		<description>La cosa che mi piacerebbe emergesse con tutta la sua evidenza solare, clamorosa, persino naif, agli occhi di un osservatore ignaro, è la lunghezza della lista di produttori completamente esenti da sospetti compilata - immagino di getto - da Franco. Sono tantissimi, i produttori di un Brunello palesemente da solo Sangiovese; aggiungendo nomi come la Cerbaiona del comandante Molinari (at-tenti!) oppure quelli di Nello Baricci, Canalicchio/Franco Pacenti, Andrea Costanti, e via andare, si arriva in un attimo ad almeno quaranta produttori. Più o meno tanti quanti quelli sui quali, in Langa, metteremmo tutti la mano sul fuoco. 
La difesa &quot;di Montalcino&quot; e &quot;di coloro che hanno fatto solo del bene e creato posti di lavoro&quot; operata allora dai minimizzatori interessati assume, alla luce di questa lista, caratteri di assoluta, grottesca convenienza personale. E forse è per questo che restano e resteranno anonimi. Pensino piuttosto a quel che il poter scrivere &quot;Brunello di MOntalcino&quot; sulle loro bottiglie ha significato per loro. Agli imprenditori benefattori io non ci ho mai creduto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa che mi piacerebbe emergesse con tutta la sua evidenza solare, clamorosa, persino naif, agli occhi di un osservatore ignaro, è la lunghezza della lista di produttori completamente esenti da sospetti compilata &#8211; immagino di getto &#8211; da Franco. Sono tantissimi, i produttori di un Brunello palesemente da solo Sangiovese; aggiungendo nomi come la Cerbaiona del comandante Molinari (at-tenti!) oppure quelli di Nello Baricci, Canalicchio/Franco Pacenti, Andrea Costanti, e via andare, si arriva in un attimo ad almeno quaranta produttori. Più o meno tanti quanti quelli sui quali, in Langa, metteremmo tutti la mano sul fuoco.<br />
La difesa &#8220;di Montalcino&#8221; e &#8220;di coloro che hanno fatto solo del bene e creato posti di lavoro&#8221; operata allora dai minimizzatori interessati assume, alla luce di questa lista, caratteri di assoluta, grottesca convenienza personale. E forse è per questo che restano e resteranno anonimi. Pensino piuttosto a quel che il poter scrivere &#8220;Brunello di MOntalcino&#8221; sulle loro bottiglie ha significato per loro. Agli imprenditori benefattori io non ci ho mai creduto.</p>
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		<title>Di: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/07/brunellopoli-parte-seconda-la-repubblica-edizione-di-firenze-fa-i-nomi.html/comment-page-1#comment-18011</link>
		<dc:creator>Filippo Cintolesi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 19:17:52 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Controbattere analiticamente alle mie argomentazioni&quot;... Il Sor Dera (che mi scusera&#039; se non aderisco al suo &quot;er&quot;, visto che &quot;qui&quot;, come lui scrive riferendosi a quel di Montalcino, ogni sor e&#039; &quot;il sor&quot;) non monda le nespole! Io di argomentazioni degne di questo nome devo ancora leggerne a firma sua. Per il momento ho assistito alla consueta retorica pseudo garantista oltre che a un tentativo di minimizzare l&#039;accaduto (se accaduto), unito ad altri tentativi di screditare altre persone intervenute. Pseudo garantista perche&#039; il garantismo e&#039; ben altra cosa dal richiedere il silenzio e l&#039;azzeramento dell&#039;opinione pubblica. Visto che ogni fascicolo &quot;si compone di verita&#039; diverse e soprattutto di verita&#039; mai conosciute e mai emerse&quot; (un poeta..), perche&#039; non ci illumina lui che ha conoscenza diretta dei fascicoli? Perche&#039; non ci fa conoscere, non fa emergere queste diverse verita&#039;, se l&#039;ignoranza da parte del pubblico e&#039; un tale problema? O perche&#039; non si fanno avanti gli stessi interessati, i patteggiati, i dissequestrati, i declassificati per libera scelta imprenditoriale, eccetera, a dichiararsi semplicemente ma apertamente innocenti?
Tutti questi mal di pancia, lo ricordo, soltanto perche&#039; da parte di molti si e&#039; cominciato a chiedersi e a chiedere, senza nessun tintinnio, ne&#039; gogne ne&#039; altro, semplicemente: chi sono costoro? Quali i vini declassificati? 
Vorrei che la stessa cautela, la stessa speciosa richiesta di attendere, si esprimessero anche in occasione delle ormai quasi annuali vendemmie &quot;del secolo&quot;, dichiarate tali spesso all&#039;inizio dell&#039;estate. Quando si tratta di alzare le quotazioni, quando ci si infoia di autocelebrazione, spesso ci si scordano tutte le cautele.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Controbattere analiticamente alle mie argomentazioni&#8221;&#8230; Il Sor Dera (che mi scusera&#8217; se non aderisco al suo &#8220;er&#8221;, visto che &#8220;qui&#8221;, come lui scrive riferendosi a quel di Montalcino, ogni sor e&#8217; &#8220;il sor&#8221;) non monda le nespole! Io di argomentazioni degne di questo nome devo ancora leggerne a firma sua. Per il momento ho assistito alla consueta retorica pseudo garantista oltre che a un tentativo di minimizzare l&#8217;accaduto (se accaduto), unito ad altri tentativi di screditare altre persone intervenute. Pseudo garantista perche&#8217; il garantismo e&#8217; ben altra cosa dal richiedere il silenzio e l&#8217;azzeramento dell&#8217;opinione pubblica. Visto che ogni fascicolo &#8220;si compone di verita&#8217; diverse e soprattutto di verita&#8217; mai conosciute e mai emerse&#8221; (un poeta..), perche&#8217; non ci illumina lui che ha conoscenza diretta dei fascicoli? Perche&#8217; non ci fa conoscere, non fa emergere queste diverse verita&#8217;, se l&#8217;ignoranza da parte del pubblico e&#8217; un tale problema? O perche&#8217; non si fanno avanti gli stessi interessati, i patteggiati, i dissequestrati, i declassificati per libera scelta imprenditoriale, eccetera, a dichiararsi semplicemente ma apertamente innocenti?<br />
Tutti questi mal di pancia, lo ricordo, soltanto perche&#8217; da parte di molti si e&#8217; cominciato a chiedersi e a chiedere, senza nessun tintinnio, ne&#8217; gogne ne&#8217; altro, semplicemente: chi sono costoro? Quali i vini declassificati?<br />
Vorrei che la stessa cautela, la stessa speciosa richiesta di attendere, si esprimessero anche in occasione delle ormai quasi annuali vendemmie &#8220;del secolo&#8221;, dichiarate tali spesso all&#8217;inizio dell&#8217;estate. Quando si tratta di alzare le quotazioni, quando ci si infoia di autocelebrazione, spesso ci si scordano tutte le cautele.</p>
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