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	<title>Commenti a: Produttori di vini naturali, attenzione al trappolone!&#8230;</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Di: Emiliano Mei</title>
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		<dc:creator>Emiliano Mei</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 14:39:50 +0000</pubDate>
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		<description>Condivido ogni singola parola del suo pezzo. Complimenti e speriamo stiano davvero attenti al trappolone..
In fondo come si dice..se non puoi battere i tuoi nemici..fatteli amici!
Un saluto!
Emiliano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido ogni singola parola del suo pezzo. Complimenti e speriamo stiano davvero attenti al trappolone..<br />
In fondo come si dice..se non puoi battere i tuoi nemici..fatteli amici!<br />
Un saluto!<br />
Emiliano</p>
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		<title>Di: Angelo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/04/produttori-di-vini-naturali-attenzione-al-trappolone.html/comment-page-1#comment-18594</link>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 11:14:19 +0000</pubDate>
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		<description>Egr. Sig. Ziliani,
seguo da molto tempo i cosiddetti vini naturali, vini veri, vini veri + veri dei veri e vorrei dire che in questi anni ho assaggiato dei veri e propri capolavori (pochi) e tanti vini al limite dell&#039;imbevibile; quando poi si chiedeva conto al produttore delle spiegazioni in merito a quelli che a mio modesto parere erano dei difetti, la risposta più gettonata era &quot; sono vini particolari &quot; o &quot; io il vino lo faccio così, prendere o lasciare &quot; (magari pronunciate da qualche sbarbato che ha iniziato a fare vino da domani). 
Le volevo poi chiedere due cose:
- Perchè pur non adoperando grandi tecnologie in cantina, non usando barriques nuove ogni anno, non facendo dei grossi interventi in vigna con diavolerie chimiche, etc.(quindi pochi investimenti) i vini veri costano delle cifre così &quot; importanti &quot; ? (che negli ultimi anni hanno avuto un incremento vertiginoso)
- Perchè ultimamente quando telefono nelle cantine per chiedere informazioni, per preventivi e per ordini, ho sempre più la sensazione di parlare con delle rockstars e non più con dei vignaioli? 
Alcuni non ti ricevono nelle cantine, non rispondono alle email e la giustificazione &quot; é un personaggio &quot; francamente mi ha stancato(non tutti ovviamente).
Un cordiale saluto
Angelo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Egr. Sig. Ziliani,<br />
seguo da molto tempo i cosiddetti vini naturali, vini veri, vini veri + veri dei veri e vorrei dire che in questi anni ho assaggiato dei veri e propri capolavori (pochi) e tanti vini al limite dell&#8217;imbevibile; quando poi si chiedeva conto al produttore delle spiegazioni in merito a quelli che a mio modesto parere erano dei difetti, la risposta più gettonata era &#8221; sono vini particolari &#8221; o &#8221; io il vino lo faccio così, prendere o lasciare &#8221; (magari pronunciate da qualche sbarbato che ha iniziato a fare vino da domani).<br />
Le volevo poi chiedere due cose:<br />
- Perchè pur non adoperando grandi tecnologie in cantina, non usando barriques nuove ogni anno, non facendo dei grossi interventi in vigna con diavolerie chimiche, etc.(quindi pochi investimenti) i vini veri costano delle cifre così &#8221; importanti &#8221; ? (che negli ultimi anni hanno avuto un incremento vertiginoso)<br />
- Perchè ultimamente quando telefono nelle cantine per chiedere informazioni, per preventivi e per ordini, ho sempre più la sensazione di parlare con delle rockstars e non più con dei vignaioli?<br />
Alcuni non ti ricevono nelle cantine, non rispondono alle email e la giustificazione &#8221; é un personaggio &#8221; francamente mi ha stancato(non tutti ovviamente).<br />
Un cordiale saluto<br />
Angelo</p>
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		<title>Di: Silvana Biasutti</title>
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		<dc:creator>Silvana Biasutti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 17:42:22 +0000</pubDate>
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		<description>@Alessandro Fenino, come non essere d&#039;accordo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Alessandro Fenino, come non essere d&#8217;accordo!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: alessandro fenino</title>
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		<dc:creator>alessandro fenino</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 11:59:29 +0000</pubDate>
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		<description>Non so se è vero che le due manifestazioni vogliano davvero riunirsi a Vinitaly l&#039;anno prossimo, ma se anche fosse non ci vedrei nulla di male. Mi dispiacerebbe perchè la qualità della manifestazione (con la mia azienda partecipo ogni anno a Vinnatur) sicuramente diminuirebbe a causa del sovraffollamento e della mancanza di momenti di aggregazione e confronto tra i produttori , che una location come il Vinitaly sicuramente toglierebbe. E a tutti noi mancherebbe la bellezza di un posto come Villa Favorita. Non credo però che le due associazioni rischierebbero di perdere la loro anima e penso che abbiano le radici ben piantate per resistere all&#039;assalto di quanti per moda vogliono salire sul carro dei &quot;vini naturali&quot;. Queste radici sono rappresentate dal lavoro necessario a produrre vini da agricoltura bio e biodinamica, che è un lavoro che non si inventa in un anno e dove il cialtrone è facilmente smascherabile. A garanzia di questo lavoro ci sono le certificazioni (biologica e Demeter o AgriBio se biodinamici)e soprattutto ci sono i vigneti, che (specialmente in questa stagione) non mostrano il passaggio del diserbante sulla fila e hanno terreni ricchi di vita. I cialtroni si smascherano facilmente, basta sapere guardare le vigne o assaggiare i vini o anche solo ascoltarne bene le parole: c&#039;è chi passa direttamente dal convenzionale a biodinamico, oppure c&#039;è quello che è &quot;praticamente&quot; biologico ecc. ecc.. Invece quelli veri hanno vigneti vivi e hanno una storia da raccontare su come è avvenuto il loro passaggio al bio, che non è fatto solo di belle parole ma soprattutto di lavoro, di rischi, di perdite, di errori e di costanza. Quindi, secondo me, il problema non è se Vinnatur o Viniveri espongano al Vinitaly, ma se chi ha il compito di divulgare il vino sappia riconoscere chi cavalca la moda e chi invece lavora con onestà (cercando pure di fare reddito, in quanto non si capisce perchè i produttori bio debbano disinteressarsi all&#039;aspetto commerciale...). Gli strumenti per non ridurre il bio ad una moda ci sono.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se è vero che le due manifestazioni vogliano davvero riunirsi a Vinitaly l&#8217;anno prossimo, ma se anche fosse non ci vedrei nulla di male. Mi dispiacerebbe perchè la qualità della manifestazione (con la mia azienda partecipo ogni anno a Vinnatur) sicuramente diminuirebbe a causa del sovraffollamento e della mancanza di momenti di aggregazione e confronto tra i produttori , che una location come il Vinitaly sicuramente toglierebbe. E a tutti noi mancherebbe la bellezza di un posto come Villa Favorita. Non credo però che le due associazioni rischierebbero di perdere la loro anima e penso che abbiano le radici ben piantate per resistere all&#8217;assalto di quanti per moda vogliono salire sul carro dei &#8220;vini naturali&#8221;. Queste radici sono rappresentate dal lavoro necessario a produrre vini da agricoltura bio e biodinamica, che è un lavoro che non si inventa in un anno e dove il cialtrone è facilmente smascherabile. A garanzia di questo lavoro ci sono le certificazioni (biologica e Demeter o AgriBio se biodinamici)e soprattutto ci sono i vigneti, che (specialmente in questa stagione) non mostrano il passaggio del diserbante sulla fila e hanno terreni ricchi di vita. I cialtroni si smascherano facilmente, basta sapere guardare le vigne o assaggiare i vini o anche solo ascoltarne bene le parole: c&#8217;è chi passa direttamente dal convenzionale a biodinamico, oppure c&#8217;è quello che è &#8220;praticamente&#8221; biologico ecc. ecc.. Invece quelli veri hanno vigneti vivi e hanno una storia da raccontare su come è avvenuto il loro passaggio al bio, che non è fatto solo di belle parole ma soprattutto di lavoro, di rischi, di perdite, di errori e di costanza. Quindi, secondo me, il problema non è se Vinnatur o Viniveri espongano al Vinitaly, ma se chi ha il compito di divulgare il vino sappia riconoscere chi cavalca la moda e chi invece lavora con onestà (cercando pure di fare reddito, in quanto non si capisce perchè i produttori bio debbano disinteressarsi all&#8217;aspetto commerciale&#8230;). Gli strumenti per non ridurre il bio ad una moda ci sono.</p>
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		<title>Di: Silvana Biasutti</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/04/produttori-di-vini-naturali-attenzione-al-trappolone.html/comment-page-1#comment-16398</link>
		<dc:creator>Silvana Biasutti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 09:30:16 +0000</pubDate>
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		<description>Leggo con molto interesse l&#039;intervento del signor @Cristiano Castagno e le osservazioni del signor @Antonio Tombolini  - qui sopra -  e mi viene in mente, ancora una volta, l&#039;affaire olio extra vergine. 

E&#039; qualcosa che ha molte più affinità con il filone dei &#039;vini naturali&#039;, di quanto non appaia a prima vista.
Per non fare un intervento fiume (come mi verrebbe, dato il tema), mi limiterò a portare un esempio.

Vent&#039;anni fa, chi viveva e consumava in città non aveva un interesse spiccato per l&#039;olio (i media cominciavano allora a parlare di dieta mediterranea e si dava per scontato che l&#039;olio d&#039;oliva fosse quello che trovavi sugli scaffali del super).

Chi però aveva l&#039;occasione di visitare la Toscana (o l&#039;Umbria, o il Garda, ma soprattutto la Toscana)aveva anche l&#039;opportunità di assaggiare un olio che era galatticamente diverso da quello a cui si era abituati in città.

Cerco di farla breve: all&#039;inizio l&#039;olio &#039;di frantoio&#039;, non piaceva più di tanto (un sapore così forte!), poi, complici la riscoperta della campagna, le vacanze in agriturismo, la dieta, le proprietà dei polifenoli propagandate da medici e dietologi 
(e a seguito anche di altri fenomeni importanti), l&#039;olio d&#039;oliva divenne oggetto di ricerca e discussione...con un problema: costava infinitamente di più dell&#039;olio cosiddetto extra-vergine dello scaffale del super, e non tutti potevano permetterselo tutti i giorni.
(Perché un prodotto se è fatto artigianalmente ha un costo unitario diverso da quello di un prodotto industriale.)

Tralascio tutto ciò che appartiene al rapporto tra frantoi, piccoli produttori, nascita e gestione delle dop, industria del condimento, lobbies delle grandi marche, assenza della nostra agricoltura, Bruxelles, eccetera, per soffermarmi solo su un fenomeno, ancora in corso.

Quando le marche dell&#039;olio si sono accorte del nuovo interesse dei consumatori per l&#039;extra-vergine, hanno cambiato confezioni e diciture ai loro prodotti (complici le leggi e i regolamenti europei dull&#039;olio d&#039;oliva), e hanno soprattutto cominciato a COMUNICARE l&#039;olio in modo diverso, RAPINANDO i gesti (e il nome dei gesti) dei piccoli agricoltori che coltivavano poche centinaia di olivi.
E in tivvù, improvvisamente, l&#039;olio &quot;di frantorio&quot;, fatto con olive &quot;raccolte a mano&quot; sulle &quot;nostre colline&quot; e &quot;frante in giornata&quot;, acquisiva il fascino di un prodotto GENUINO, che giungeva al super direttamente dalla fattoria.
Nel frattempo al super, il prezzo di quell&#039;olio aumentava un po&#039;, il sapore era un po&#039; più &#039;forte&#039;, e questo nuovo prodotto occupava lo spazio, il gusto, e l&#039;immaginario dei  consumatori e diventava un MERCATO NUOVO.

Con beneficio per i bilanci delle multinazionali del condimento (uno dei mercati più potenti del mondo!); con frustrazione degli olivicoltori (che hanno tagliato oliveti per piantare vigne), con vantaggi per l&#039;import di olive dalla Turchia e dalla Tunisia, che sono state frante in Italia per lungo tempo (made in Italy).
E nell&#039;incapacità degli amministratori che si sono dedicati a creare denominazioni collettive che non vengono comunicate (valorizzate) ai consumatori costituendo così una  tassa per i produttori, senza però il corrispettivo vantaggio!

Che c&#039;entra questa storia con i piccoli produttori dei &#039;vini naturali&#039;?
C&#039;entra: non passa giorno che sui quotidiani, in tivvù, al cinema, non si canti la poesia della campagna, della naturalità, della tracciabilità, del biologico e persino del biodinamico.
La politica già cavalca questi claim, quanto aspetterà il mercato? 
Perchè questo è, di certo, UN MERCATO MOLTO INTERESSANTE (altrimenti i media non ne parlerebbero), e il vino è al suo centro.

Spero che i numerosi amici di Vin Natur o di Vino Vino Vino, così diversi tra di loro, così bravi ma così &#039;dialettici&#039;, siano capaci di trovare almeno un comune denominatore, che gli faccia ben distinguere le lanterne dalle lucciole. 
E facciano soprattutto in modo che nessuno usi il loro lavoro quotidiano per farlo diventare comunicazione pubblicitaria.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo con molto interesse l&#8217;intervento del signor @Cristiano Castagno e le osservazioni del signor @Antonio Tombolini  &#8211; qui sopra &#8211;  e mi viene in mente, ancora una volta, l&#8217;affaire olio extra vergine. </p>
<p>E&#8217; qualcosa che ha molte più affinità con il filone dei &#8216;vini naturali&#8217;, di quanto non appaia a prima vista.<br />
Per non fare un intervento fiume (come mi verrebbe, dato il tema), mi limiterò a portare un esempio.</p>
<p>Vent&#8217;anni fa, chi viveva e consumava in città non aveva un interesse spiccato per l&#8217;olio (i media cominciavano allora a parlare di dieta mediterranea e si dava per scontato che l&#8217;olio d&#8217;oliva fosse quello che trovavi sugli scaffali del super).</p>
<p>Chi però aveva l&#8217;occasione di visitare la Toscana (o l&#8217;Umbria, o il Garda, ma soprattutto la Toscana)aveva anche l&#8217;opportunità di assaggiare un olio che era galatticamente diverso da quello a cui si era abituati in città.</p>
<p>Cerco di farla breve: all&#8217;inizio l&#8217;olio &#8216;di frantoio&#8217;, non piaceva più di tanto (un sapore così forte!), poi, complici la riscoperta della campagna, le vacanze in agriturismo, la dieta, le proprietà dei polifenoli propagandate da medici e dietologi<br />
(e a seguito anche di altri fenomeni importanti), l&#8217;olio d&#8217;oliva divenne oggetto di ricerca e discussione&#8230;con un problema: costava infinitamente di più dell&#8217;olio cosiddetto extra-vergine dello scaffale del super, e non tutti potevano permetterselo tutti i giorni.<br />
(Perché un prodotto se è fatto artigianalmente ha un costo unitario diverso da quello di un prodotto industriale.)</p>
<p>Tralascio tutto ciò che appartiene al rapporto tra frantoi, piccoli produttori, nascita e gestione delle dop, industria del condimento, lobbies delle grandi marche, assenza della nostra agricoltura, Bruxelles, eccetera, per soffermarmi solo su un fenomeno, ancora in corso.</p>
<p>Quando le marche dell&#8217;olio si sono accorte del nuovo interesse dei consumatori per l&#8217;extra-vergine, hanno cambiato confezioni e diciture ai loro prodotti (complici le leggi e i regolamenti europei dull&#8217;olio d&#8217;oliva), e hanno soprattutto cominciato a COMUNICARE l&#8217;olio in modo diverso, RAPINANDO i gesti (e il nome dei gesti) dei piccoli agricoltori che coltivavano poche centinaia di olivi.<br />
E in tivvù, improvvisamente, l&#8217;olio &#8220;di frantorio&#8221;, fatto con olive &#8220;raccolte a mano&#8221; sulle &#8220;nostre colline&#8221; e &#8220;frante in giornata&#8221;, acquisiva il fascino di un prodotto GENUINO, che giungeva al super direttamente dalla fattoria.<br />
Nel frattempo al super, il prezzo di quell&#8217;olio aumentava un po&#8217;, il sapore era un po&#8217; più &#8216;forte&#8217;, e questo nuovo prodotto occupava lo spazio, il gusto, e l&#8217;immaginario dei  consumatori e diventava un MERCATO NUOVO.</p>
<p>Con beneficio per i bilanci delle multinazionali del condimento (uno dei mercati più potenti del mondo!); con frustrazione degli olivicoltori (che hanno tagliato oliveti per piantare vigne), con vantaggi per l&#8217;import di olive dalla Turchia e dalla Tunisia, che sono state frante in Italia per lungo tempo (made in Italy).<br />
E nell&#8217;incapacità degli amministratori che si sono dedicati a creare denominazioni collettive che non vengono comunicate (valorizzate) ai consumatori costituendo così una  tassa per i produttori, senza però il corrispettivo vantaggio!</p>
<p>Che c&#8217;entra questa storia con i piccoli produttori dei &#8216;vini naturali&#8217;?<br />
C&#8217;entra: non passa giorno che sui quotidiani, in tivvù, al cinema, non si canti la poesia della campagna, della naturalità, della tracciabilità, del biologico e persino del biodinamico.<br />
La politica già cavalca questi claim, quanto aspetterà il mercato?<br />
Perchè questo è, di certo, UN MERCATO MOLTO INTERESSANTE (altrimenti i media non ne parlerebbero), e il vino è al suo centro.</p>
<p>Spero che i numerosi amici di Vin Natur o di Vino Vino Vino, così diversi tra di loro, così bravi ma così &#8216;dialettici&#8217;, siano capaci di trovare almeno un comune denominatore, che gli faccia ben distinguere le lanterne dalle lucciole.<br />
E facciano soprattutto in modo che nessuno usi il loro lavoro quotidiano per farlo diventare comunicazione pubblicitaria.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giovanni Arcari</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/04/produttori-di-vini-naturali-attenzione-al-trappolone.html/comment-page-1#comment-16394</link>
		<dc:creator>Giovanni Arcari</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 22:43:20 +0000</pubDate>
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		<description>Assolutamente concorde con il sig.Carlassare.L&#039;Italia è piena di &quot;campioni del mondo&quot; che non sanno radicare la propria identità se non cambiando maglia a seconda degli umori di mercato.Oggi vini veri,domani vini sulla luna,dopo domani vini con le tette ecc...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Assolutamente concorde con il sig.Carlassare.L&#8217;Italia è piena di &#8220;campioni del mondo&#8221; che non sanno radicare la propria identità se non cambiando maglia a seconda degli umori di mercato.Oggi vini veri,domani vini sulla luna,dopo domani vini con le tette ecc&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristiano Castagno</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/04/produttori-di-vini-naturali-attenzione-al-trappolone.html/comment-page-1#comment-16392</link>
		<dc:creator>Cristiano Castagno</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 18:29:44 +0000</pubDate>
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		<description>La manifestazione Vino,vino,vino racchiudeva un insieme di produttori (e di vini) molto eterogeneo, al limite della decifrabilità.Il target della manifestazione era il pubblico generale ed i giornalisti, che avevano una posizione privilegiata potendo usufruire di accrediti per l&#039;ingresso, a differenza degli addetti vari al commercio che invece dovevano necessariamente acquistare invece il biglietto d&#039;ingresso e che erano guardati quasi con un certo disprezzo, quasi non fossero stati graditi.Effettivamente era possibile degustare con facilità, cosa che invece al Vinitaly non sempre è agevole o perlomeno non sempre per il semplice gusto di poterlo fare.Pensare che il Vinitaly possa tentare di fagocitare una manifestazione del genere pone degli interogativi innanzitutto a monte della questione: i vini naturali sono commercialmente un filone da sfruttare e/o da industrializzare ? E&#039; possibile industrializzare i vini naturali applicando &quot;in grande&quot;i metodi produttivi bio o biodinamici oppure c&#039;è da attendersi che gli industriali tentino di simulare il filone naturale tentando sostanzialmente solo di carpirne le apparenze:Il dibattito è aperto. Quello che davvero chiederei a voi critici è di affinare le vostre capacità di degustazione cercando di capire (e fare capire) quando i vini sono davvero naturali oppure sono solo il frutto di qualche &quot;mago&quot;winemaker, perchè se il filone &quot;vini Naturali&quot; diventa commercialmente interessante, il consumatore ed il giornalista enogastronomico sprovveduti potrebbero essere in procinto di un&#039;altre fregature (e figure di m....) dopo il Brunello taroccato.Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La manifestazione Vino,vino,vino racchiudeva un insieme di produttori (e di vini) molto eterogeneo, al limite della decifrabilità.Il target della manifestazione era il pubblico generale ed i giornalisti, che avevano una posizione privilegiata potendo usufruire di accrediti per l&#8217;ingresso, a differenza degli addetti vari al commercio che invece dovevano necessariamente acquistare invece il biglietto d&#8217;ingresso e che erano guardati quasi con un certo disprezzo, quasi non fossero stati graditi.Effettivamente era possibile degustare con facilità, cosa che invece al Vinitaly non sempre è agevole o perlomeno non sempre per il semplice gusto di poterlo fare.Pensare che il Vinitaly possa tentare di fagocitare una manifestazione del genere pone degli interogativi innanzitutto a monte della questione: i vini naturali sono commercialmente un filone da sfruttare e/o da industrializzare ? E&#8217; possibile industrializzare i vini naturali applicando &#8220;in grande&#8221;i metodi produttivi bio o biodinamici oppure c&#8217;è da attendersi che gli industriali tentino di simulare il filone naturale tentando sostanzialmente solo di carpirne le apparenze:Il dibattito è aperto. Quello che davvero chiederei a voi critici è di affinare le vostre capacità di degustazione cercando di capire (e fare capire) quando i vini sono davvero naturali oppure sono solo il frutto di qualche &#8220;mago&#8221;winemaker, perchè se il filone &#8220;vini Naturali&#8221; diventa commercialmente interessante, il consumatore ed il giornalista enogastronomico sprovveduti potrebbero essere in procinto di un&#8217;altre fregature (e figure di m&#8230;.) dopo il Brunello taroccato.Saluti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alessandro Carlassare</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/04/produttori-di-vini-naturali-attenzione-al-trappolone.html/comment-page-1#comment-16391</link>
		<dc:creator>Alessandro Carlassare</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 16:38:52 +0000</pubDate>
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		<description>Egregio Ziliani, a me ancor più del trappolone preoccupano i così detti trappolai: quelli che appena fiutano come gira il vento sono pronti ad indossare una maglia diversa da quella indossata sino ad allora.
Preciso che per formazione ricevuta è mia abitudine soffermarmi su quanto ritrovo nel bicchiere piuttosto che sulla filosofia che anima un produttore, ma trovo quanto meno offensivo assistere all&#039;improvvisa nascita di aziende che seguono filosofie biodinamiche per poi scoprire che vigneti e cantine appartengono al noto produttore assurto alla fama per essere stato il primo del circondario ad acquistare un concentratore per osmosi... (che nell&#039;azienda &quot;ufficiale&quot; continua a funzionare a pieno regime).
Per me è un pò come comperare una bottiglia di Brunello per poi sapere che dentro c&#039;è una bella percentuale di merlot!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio Ziliani, a me ancor più del trappolone preoccupano i così detti trappolai: quelli che appena fiutano come gira il vento sono pronti ad indossare una maglia diversa da quella indossata sino ad allora.<br />
Preciso che per formazione ricevuta è mia abitudine soffermarmi su quanto ritrovo nel bicchiere piuttosto che sulla filosofia che anima un produttore, ma trovo quanto meno offensivo assistere all&#8217;improvvisa nascita di aziende che seguono filosofie biodinamiche per poi scoprire che vigneti e cantine appartengono al noto produttore assurto alla fama per essere stato il primo del circondario ad acquistare un concentratore per osmosi&#8230; (che nell&#8217;azienda &#8220;ufficiale&#8221; continua a funzionare a pieno regime).<br />
Per me è un pò come comperare una bottiglia di Brunello per poi sapere che dentro c&#8217;è una bella percentuale di merlot!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/04/produttori-di-vini-naturali-attenzione-al-trappolone.html/comment-page-1#comment-16390</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 15:16:12 +0000</pubDate>
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		<description>Io non credo che manifestazioni come Vini veri, Vin Natur o Triple A potranno mai confluire nel Vinitaly, per un semplice motivo: stare 3 giorni a Villa Boschi con un tavolino, od in un luogo simile, costa quanto stare 1 giorno al Vinitaly con lo stand. E quindi chi fa 5/10/40 mila bottiglie e le vende tutte, perchè dovrebbe andare a proporsi in uno spazio enorme se non ha materia prima da vendere e soprattutto da vendere ad un prezzo stabilito dalla GDO o da un importatore?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non credo che manifestazioni come Vini veri, Vin Natur o Triple A potranno mai confluire nel Vinitaly, per un semplice motivo: stare 3 giorni a Villa Boschi con un tavolino, od in un luogo simile, costa quanto stare 1 giorno al Vinitaly con lo stand. E quindi chi fa 5/10/40 mila bottiglie e le vende tutte, perchè dovrebbe andare a proporsi in uno spazio enorme se non ha materia prima da vendere e soprattutto da vendere ad un prezzo stabilito dalla GDO o da un importatore?</p>
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		<title>Di: Antonio Tombolini</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/04/produttori-di-vini-naturali-attenzione-al-trappolone.html/comment-page-1#comment-16388</link>
		<dc:creator>Antonio Tombolini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 14:07:53 +0000</pubDate>
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		<description>Io sono un ragazzo semplice, e mi sfugge un punto. Dice Franco:
&gt; se tanta gente mostra sincero, anzi, genuino interesse per i vini naturali, perché mai quel Grande Barnum, quella perfetta vetrina del Vino Italiano che è il Vinitaly dovrebbe continuare ad ignorarli?
Perché non includerli dunque e cercare di dimostrare che grandi differenze in fondo non ci sono e che si tratta solo di un diverso modo di affrontare il mercato, e alla fine di presentarsi e di vendere?

Già, perché no? Questo, davvero, mi sfugge.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono un ragazzo semplice, e mi sfugge un punto. Dice Franco:<br />
&gt; se tanta gente mostra sincero, anzi, genuino interesse per i vini naturali, perché mai quel Grande Barnum, quella perfetta vetrina del Vino Italiano che è il Vinitaly dovrebbe continuare ad ignorarli?<br />
Perché non includerli dunque e cercare di dimostrare che grandi differenze in fondo non ci sono e che si tratta solo di un diverso modo di affrontare il mercato, e alla fine di presentarsi e di vendere?</p>
<p>Già, perché no? Questo, davvero, mi sfugge.</p>
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